Anno: 2017

  • Artisti di Strada, in arrivo il nuovo regolamento: Genova riconosce il valore dei “buskers”. Dubbi su sistema prenotazioni per luoghi di interesse

    Artisti di Strada, in arrivo il nuovo regolamento: Genova riconosce il valore dei “buskers”. Dubbi su sistema prenotazioni per luoghi di interesse

    lucilla-meola
    Lucilla Meola

    L’arte di strada è un valore aggiunto per una città che vuole dirsi turistica e, soprattutto, che, come Genova, ambisce a diventare, a livello europeo, un attrattivo polo culturale; ma non solo: quanto “benessere” regala “inciampare” nell’esibizione di un talento artistico durante l’ora d’aria tra il caffè e il ritorno in ufficio? Comune di Genova sembra essersene accorto, ed ha redatto la bozza di un nuovo “Regolamento dell’Arte di Strada”, oggi in discussione in commissione riunita Affari Istituzionali e Generali e Promozione della Città.

    «Dovevamo aggiornare il precedente regolamento – spiega l’assessore alla Legalità e Diritti Elena Fioriniper valorizzare questo fenomeno, cercando di venire incontro ai cittadini e ai commercianti, ma anche aiutare la polizia municipale a svolgere la propria attività di controllo in maniera più chiara».

    La bozza del regolamento, consultabile on-line sul sito del Comune di Genova, presenta diverse novità, e nei fatti inquadra meglio il fenomeno dei cosiddetti “Buskers”, la parola inglese che indica chi in strada esibisce, e condivide, la propria arte.

    Le novità

    Il precedente regolamento, datato 2004, non è mai stato completato in tutte le sue parti, lasciando ampi spazi di discrezionalità, e quindi di potenziale “scontro” tra la ruvida mentalità tipicamente genovese e l’estro artistico, soprattutto dei “foresti”.

    Diverse sono le novità introdotte dal nuovo testo. In primis lo spazio pubblico occupato temporaneamente senza oneri di sorta passa da 2 metri quadrati a 10. Le possibilità di esibirsi spazieranno su tutto il territorio comunale, ampliando quindi la potenziale offerta a tutti quei luoghi non prettamente “turistici”, limite che in precedenza comprendeva “solamente” Porto Antico, Centro Storico, Corso Italia e Boccadasse, Passeggiata Anita Garibaldi, Lungo Mare di Pegli, isole pedonali e parchi pubblici. Introdotto però il limite di 30 metri di distanza da rispettare per le strutture sanitarie, e le scuole e biblioteca durante gli orario di apertura. Limite di trenta metri che deve essere rispettato anche come distanza tra un artista e l’altro durante le loro esibizioni.

    Orari: lo svolgimento dell’attività degli artisti di strada sarà consentita entro due diverse fasce orarie; le performance che non producono emissioni sonore potranno avere luogo in qualsiasi giorno dell’anno dalle ore 09.00 alle ore 23.00, mentre le performance che producono emissioni sonore potranno avere luogo dalle ore 10.00 alle ore 22.00 in qualsiasi giorno dell’anno. L’esibizione non potrà superare i 60 minuti, allestimento escluso, e non potrà essere superiore a 60 minuti intercorrenti fra lo scoccare esatto di un’ora e quella successiva.

    Ovviamente le performance artistiche sono intese senza fini di lucro, e quindi è consentito solamente il passaggio “a cappello” tra il pubblico, senza alcun tipo di richiesta di pagamento. Per gli spettacoli che prevedono l’utilizzo del fuoco, dovranno essere presenti almeno un estintore, teli ignifughi e dovrà essere garantita la distanza di almeno 5 metri dal pubblico. Per i “madonnari” invece è fatto obbligo l’utilizzo di colorazioni lavabili dall’acqua piovana e l’utilizzo di prodotti non inquinanti. Rimane il divieto di utilizzare animali di qualsiasi specie, nemmeno per la mera esibizione.

    Possibili criticità

    Il nuovo regolamento introduce il concetto di aree di particolare interesse: la Giunta potrà individuare, con atto motivato, spazi considerati di particolare interesse; per queste aree, stando al testo, sarà predisposto un sistema di prenotazione on-line dedicato agli artisti, gestito dal Comune stesso. Proprio si questo punto si sono sviluppate le uniche critiche a quanto “pensato” dall’amministrazione: non è ancora chiaro come sarà gestita la prenotazione, le modalità e le “quantità”. Per gli artisti non genovesi, inoltre, questo sistema potrebbe essere penalizzante. «Su questo punto occorre fare chiarezza – afferma Tatyana Zakharova, volto noto dell’arte di strada genovese, presente in aula come rappresentante di Uga, Unione Giovani Artisti, associazione che ha seguito la stesura del testo – perché potrebbe non funzionare o essere motivo di “monopolio” da parte di alcuni».

    Un passo avanti

    Questo testo, comunque, segna senza dubbio un passo avanti: nero su bianco Comune di Genova sancisce l’importanza degli artisti di strada, riconoscendone il valore aggiunto in termini culturali e di attrattiva turistica; «Siamo contenti di questo passaggio – commenta il giovane chitarrista Rodolfo Bignardi, a margine dei lavori in Sala Rossa – un passaggio comunque non scontato»; «Bisogna ancora capire come sarà organizzato il discorso delle prenotazioni – chiarisce Lucilla Meola, cantante e chitarrista – perché è un meccanismo che potrebbe essere poco funzionale, gli artisti di strada ne hanno sempre fatto a meno, in qualche modo». Comunque, le norme previste, in qualche modo allargano le potenzialità di questa modalità espressiva sempre più “esplorata” anche da artisti “di fama” e di talento già riconosciuto. Passato in commissione, il nuovo regolamento dovrà essere approvato dal Consiglio comunale. La primavera è alle porte, e la città si prepara ad accogliere i tutti i germogli che il vento dell’arte generosamente porterà nelle nostre strade.

    Nicola Giordanella

  • Piani di Emergenza Esterna, Comune in pressing per comprendere oleodotti. Piano per predisporre allarmi esterni

    Piani di Emergenza Esterna, Comune in pressing per comprendere oleodotti. Piano per predisporre allarmi esterni

    fegino.iplom2Un Piano di Emergenza per gli oleodotti che attraversano il territorio comunale, e predisporre un sistema di allarme per avvertire la popolazione in caso di incidenti industriali con possibili ricadute sull’esterno. Questo è l’impegno che Comune di Genova ha preso, votando la mozione presentata da Antonio Bruno e Gian Piero Pastorino, di Federazione della Sinistra.

    Inchiesta: i Piani di Emergenza Esterna scaduti

    Il documento, votato all’unanimità dal Consiglio comunale, risponde a quelle che sono le principali esigenze di sicurezza emerse dopo l’incidente di Fegino dell’aprile scorso, quando la rottura di una tubazione dell’oleodotto Iplom riverso migliaia di litri di greggio nel Polcevera. Stando al testo, il Comune di Genova dovrà attivarsi affinchè sia emesso un Piano di Emergenza per gli oleodotti, soprattutto nelle zone vicine agli abitati. Ma non solo: il testo prevede che venga predisposto un piano per “far conoscere alla popolazione gli allarmi esterni”.

    L’impianto di Fegino, come evidenziato dai documenti resi pubblici dalla Prefettura, è circondato da case, pre-esistenti all’impianto stesso: molte case sono all’interno della cosiddetta “zona rossa”, cioè quella area potenzialmente ad alto rischio in caso di incidente. La mozione approvata oggi vincola l’amministrazione comunale ad effettuare controlli per verificare le condizioni di sicurezza all’interno di queste abitazioni.

    Il documento arriva mentre Prefettura, enti locali e organi di sicurezza sono al lavoro per predisporre i Piani di Emergenza Esterna aggiornati, colmando quindi una grossa lacuna della sicurezza cittadina.

    Nicola Giordanella

  • Migranti a Villa Ines, Comune e Municipio incontrano la popolazione. Lega: «Basta favola accoglienza, ci vuole un Cie»

    Migranti a Villa Ines, Comune e Municipio incontrano la popolazione. Lega: «Basta favola accoglienza, ci vuole un Cie»

    palazzo-tursi-D9Il problema della accoglienza torna ad infuocare il dibattito in Sala Rossa. La scelta delle strutture che dovranno ospitare i migranti che entro maggio lasceranno i locali della Fiera di Genova è ancora motivo di scontro tra le varie parti politiche. Da qualche giorno sono incominciati i lavori di adeguamento di Villa Ines, a Struppa, struttura che ospiterà 50 migranti, “gestiti” dalla associazione Migrantes, già attiva a Coronata e San Martino. In serata l’amministrazione incontrerà i cittadini per spiegare i meccanismi e le attività che saranno predisposti per l’accoglienza.

    Ancora una volta l’amministrazione comunale finisce sotto attacco per la gestione dell’accoglienza. Il Consiglio comunale torna a dividersi sulla questione aperta dalla notizia dell’allestimento della struttura, di proprietà della Curia, di Villa Ines, a Struppa, destinata ad accogliere almeno una cinquantina di migranti in “uscita” dai locali di Fiera di Genova, locali che dovranno essere liberati entri maggio.

    La scelta, però, non dipende da Comune di Genova: il sistema dei Cas, infatti, è gestito in maniera autonoma dalla Prefettura, che “sceglie” quali strutture utilizzare in base alle offerte che riceve da enti privati. «L’amministrazione civica – ha spiegato ancora una volta l’assessore alle Politiche Socio-Sanitarie Emanuela Fracassiviene solamente informata a decisione presa». Quello che il Comune può fare è informare e predisporre il “territorio”, cercando di mediare tra esigenze diverse, di cittadini e gli enti preposti. «Possiamo però dire che su questo la giunta è sempre in ritardo – ha attaccato Andrea Boccaccio, M5se che dovrebbe attivarsi con maggior efficacia e tempismo». Proprio per questo, quindi, Comune e Municipio in serata incontreranno la popolazione per spiegare come sarà gestita la struttura. L’incontro, che vedrà al presenza anche dei responsabili della struttura, si terrà presso la Società Democratica 7 novembre, alle ore 18.

    «Ci siamo stufati di sentire parlare di Cas e Sprar, vorremmo sentire parlare anche di Cie, per fermare questa invasione». Così ha risposto ai chiarimenti della giunta Alessio Piana, Lega Nord, dopo aver provato a ricostruire le percentuali di rifugiati effettivi sul numero dei migranti che sono ospitati in città. «Finalmente gettata la maschera di certe formazioni politiche» ha indirettamente risposto Gianpaolo Malatesta, di Possibile. Dai banchi della giunta arrivano però i numeri aggiornati: secondo i dati ministeriali circa il 43% dei richiedenti riceve l’asilo immediatamente, e aggiungendo chi poi l’ottiene dopo il ricorso, si arriva ad un totale di circa due terzi del totale degli arrivi, che viene quindi riconosciuto “rifugiato”. Oggi a Genova sono presenti 2309 migranti, cioè uno ogni 253 genovesi.

  • Slot, Regione diserta commissione comunale. Da Sala Rossa secco no alla proroga ma avanzata ipotesi di una transizione

    Slot, Regione diserta commissione comunale. Da Sala Rossa secco no alla proroga ma avanzata ipotesi di una transizione

    slotmachineDopo la conferma di ieri di voler predisporre una moratoria di un anno all’entrata in vigore della legge regionale del maggio 2012 contro il gioco d’azzardo per giungere rapidamente a una riforma della stessa, Regione Liguria diserta la commissione comunale dedicata al regolamento genovese sulle sale da gioco e i giochi leciti. Durante la discussione in aula coro di no alla proroga, ma avanzata l’ipotesi di un periodo transitorio per permettere agli esercenti di “gestire” l’adeguamento alla normativa.

    La vicepresidente della giunta Sonia Viale e l’assessore allo Sviluppo economico, Edoardo Rixi non hanno risposto alla convocazione della Commissione consigliare convocata oggi per discutere dell’entrata in vigore del regolamento comunale (che si rifà alla norma regionale del 2012) che impone forti limiti territoriali per le slot sul territorio del Comune di Genova. Forti le critiche dei consiglieri: «La Regione non rispetta i rapporti istituzionali» ha tuonato la consigliera del Partito democratico, Cristina Lodi, ricordando come nei due anni di insediamento della attuale amministrazione regionale, nulla sia stato fatto per prevenire questa “crisi”.

    Presenti in commissione, come auditi, diversi rappresentanti degli esercenti, che hanno ribadito come un provvedimento del genere metterebbe a rischio la sopravvivenza di oltre mille esercizi pubblici, con relativi costi in termini di posti di lavoro. Reffaele Curcio, rappresentante Sapar, ha ricordato come «spesso la categoria è sul banco degli imputati, ma dobbiamo tenere conto che operiamo a norma di legge, una legge che ha permesso di far emergere il gioco illegale. La ludopatia è un termine trasversale – ha sottolineato – sarebbe stato più corretto se nel regolamento ci si fosse rivolti a tutti i giochi d’azzardo. Vanno trovate soluzioni equilibrate, che garantiscano i lavoratori e gli esercenti».

    «Non accetto il ricatto del lavoro – ha risposto Paolo Putti, di Effetto Genovariflettiamo sui come dare alternativa a quei posti di lavoro, ma se il gioco è dannoso va combattuto. I dati visti in questi giorni sulle pagine dei giornali e nelle dichiarazioni delle associazioni sono discordanti. Le statistiche ci dicono che però sarebbero 32 mila le persone a rischio patologia in Liguria». Gli fa eco Boccaccio, Movimento 5 Stelle: «Il problema è più grande delle competenze del Comune, però si può dare un segno politico: da qualche cosa si può incominciare e il comune può farlo dal luogo fisico. Bisogna trovare una soluzione che mantenga la frontiera la lotta al gioco d’azzardo, e accompagnare gli esercenti a dismettere, se si può. Ma se non si può preferiamo salvaguardiamo i cittadini dal gioco d’azzardo».

    Mirella Stefanini, responsabile Sert per Asl3 ha riportato la propria esperienza ricordando come sia «Vero che il gioco patologico dipenda dalle persone, ma il fatto di sviluppare una dipendenza davanti al portone di casa, ha aumentato i casi. Bisogna incominciare a pensare il gioco come tutte le altre dipendenze e questa patologia va trattata come tale». Inoltre, i danni che questa porta non sono quantificabili: «La dipendenza arriva anche in famiglia con depressione, violenze domestiche, depauperazione del patrimonio famigliare, assenza della educazione dei figli, disperazione».

    Lo spiraglio

    Un possibile spiraglio per questa crisi, che arriva in piena campagna elettorale per le “comunali” di maggio, arriva dai banchi di Lista Doria: «Dobbiamo dare un contenimento ad un fenomeno che ha un costo sociale, non quantificabile – sottolinea Clizia Nicolellama si può convocare un tavolo per ragionare sul come applicare questo regolamento, che deve essere attivato nei tempi previsti» Per superare le contrapposizioni propone «Un periodo di transizione, con agevolazioni e sanzioni ridotte, per permettere agli esercenti di adeguarsi alla normativa, tamponando il rischio di un dissesto economico».

    Da qua ripartiranno i lavori della Commissione, che è stata aggiornata a giovedì prossimo. Continua, quindi, la contrapposizione tra Comune e Regione, ribadita dallo stesso sindaco Marco Doria che in mattinata aveva dichiarato che “Non si devono fare passi indietro rispetto a un approccio che punta a contrastare quella che giudico una piaga sociale»

     

  • Lanterna, la luce del faro cambia colore. Pronto il nuovo sistema d’illuminazione che colorerà il cielo di Genova

    Lanterna, la luce del faro cambia colore. Pronto il nuovo sistema d’illuminazione che colorerà il cielo di Genova

    lanterna2-DINel 2018 si celebrerà l’890° anniversario della costruzione della torre della Lanterna di Genova, e per l’occasione ci si prepara predisponendo un nuovo sistema di illuminazione che permetterà di utilizzare varie sfumature di colore. Un “rinnovamento” che permetterà al faro di celebrare con la sua luce le diverse giornate di Unesco e Nazioni Unite, come oggi già viene fatto con la fontana di piazza De Ferrari. Un progetto che aggiungerà un elemento coreografico e pittoresco al monumento simbolo della genovesità.

    Approfondimento: La Lanterna passa al Comune di Genova

    Stando alle indiscrezioni trapelate in queste ore, il nuovo sistema di illuminazione è frutto di un progetto di light design, patrocinato da Unesco Italia, che introdurrà la più avanzata tecnologia led per permettere ai raggi del faro di cambiare colore. Capofila del progetto Slam, il marchio dedicato alla nautica nato proprio “sotto la Lanterna”; tra i partner tecnici anche Philips, che ha dedicato al simbolo cittadino un progetto specifico. L’inaugurazione delle nuove luci è prevista per martedì 14, dalle ore 21. Nella giornata di lunedì, saranno presentati i dettagli di tutti gli appuntamenti dedicati a questa iniziativa.

    Lanterna, storia della città

    La Lanterna di Genova, il cui aspetto attuale risale al 1543, quando fu ricostruita in seguito ai danni subiti dal “fuoco amico” durante l’assedio francese del 1513, da sempre veglia sulla città e sul suo porto. La sua luce, che copre il settore marittimo compreso tra il faro di Capo Mele (Savona) e quello di San Venerio (collocato sull’isola del Tino, di fronte a Porto Venere), è servita per segnalare l’arrivo di navi e guidare i naviganti. Fu prigione, fortezza e porta della città: come consuetudine dell’epoca, era affiancata da una “gemella” (che spunta in qualche raffigurazione storica), chiamata Torre dei Greci, e collocata sotto la Collina di Castello (che fu appunto abitata dai greci, durante i primi insediamenti urbani dell’area), poi demolita per fare spazio alle strutture portuali. Con i suoi settantasei metri è il faro più alto del Mediterraneo ed il secondo in Europa dopo il Faro di Île Vierge, che nel 1902 tolse alla Lanterna il primato mondiale superandola in altezza di circa cinque metri. Risulta attualmente essere il quinto faro più alto del mondo ed il secondo, fra quelli tradizionali, ossia costruiti dalle rispettive autorità portuali con lo scopo primario di supporto alla navigazione. Considerata nella sua monumentalità, che comprende anche lo storico scoglio sul quale si poggia, raggiunge i 117 metri d’altezza.

    Presente e futuro (incerto) della Lanterna

    Dagli anni venti del xx secolo, quando si allargò il porto verso Ponente, la Lanterna è stata lentamente inglobata nelle strutture portuali, che gli levarono il mare da sotto i piedi. Oggi guarda dall’alto la centrale a carbone Enel, oramai in dismissione, ma che potrebbe essere sostituita da altri impianti industriali come i petrol-chimici Carmagnani e Superba, da anni in lista d’attesa per spostarsi da Multedo. La gestione stessa del monumento, nonostante la sua indiscutibile importanza, simbolica e non, è spesso in balia degli eventi, lasciata incredibilmente ai margini dell’offerta culturale-turistica della città. Il cambio di illuminazione potrà dare un nuovo spolvero al simbolo più famoso di Genova, rendendola un apparato scenografico unico al mondo. Ma la Lanterna non può essere solo questo: sono secoli che veglia su noi genovesi, e sarebbe ora di ricambiargli il favore.

    Nicola Giordanella

  • Amburgo, la città risorta dalle ceneri della guerra, il suo porto e la sua identità

    Amburgo, la città risorta dalle ceneri della guerra, il suo porto e la sua identità

    CLOCKIl tassista, un uomo polacco di mezza età visibilmente alticcio, guidava distrattamente lungo la strada che collega l’aeroporto al centro di Amburgo, voltandosi di tanto in tanto per raccontare la storia dei suoi cani da caccia e di come aveva perso il pollice della mano sinistra durante una battuta di cinghiali. Il volto sorridente di Papa Wojytila ciondolava incastonato dentro una sorta di amuleto appeso allo specchietto retrovisore, la radio, interrotta dal gracchiare del centralino, passava una canzone pop tedesca, i sedili di pelle color cammello impregnati di quel fastidioso odore di nicotina e polvere erano macchiati di caffè e rammendati come consuetudine con le maglie sgualcite.

    Il termometro segnava sei gradi sotto lo zero ma il sole incendiava il cielo tramontando dietro agli alberi spogli sui cui rami si distinguevano le sagome nere dei corvi appollaiati per la notte. Il viale che conduceva al mio appartamento era illuminato soltanto dalla luce delle grandi finestre dei salotti che si mostravano in tutta la loro eleganza, quasi a voler gareggiare su quale fosse il più bello. Un bambino, dopo aver appeso gli ultimi addobbi sull’albero di natale davanti a un caminetto scoppiettante e sotto l’occhio vigile del padre, si avvicina al vetro appannato della finestra e con la manina forma un cerchio per guardare fuori. Il buio calava il suo nero mantello sulla città e il freddo coglieva l’occasione per pungere ancora più forte, il bimbo appoggiando il naso sul vetro come la punta di un compasso, ruotava gli occhi alla ricerca di qualcosa fino a quando comincia a saltare e dimenarsi lasciando il segno della bocca sulla finestra. Una bicicletta con una giovane donna bionda in sella con un elegante cappotto marrone si ferma davanti all’uscio posteggiando il mezzo, era arrivata la mamma. L’appartamento si trovava nel mio stesso palazzo, secondo le indicazioni di Jones avrei dovuto trovare le chiavi sotto lo zerbino, proprio come nei fumetti.

    Sono entrato seguendo la donna e sono salito all’ultimo piano, la chiave era nascosta come da accordi, la porta vecchia e screpolata stonava con quelle blindate del condominio e la serratura girava a fatica, accolto da un gelido vento, mi sono accomodato accendendo la luce a tentativi. Jones, un amico fotografo, mi aveva lasciato gentilmente il suo appartamento per qualche giorno, era negli Stati Uniti per lavoro, ma non avendo preso accordi prima della sua partenza aveva spento il riscaldamento e dimenticato una finestra aperta. Ho seguito le istruzioni per accendere il termostato in un brogliaccio lasciato sul tavolo e sono uscito in attesa che si riscaldasse l’ambiente. La temperatura esterna invece era scesa ancora e segnava otto gradi sotto lo zero, le strade deserte e ghiacciate parevano di plastica, i canali riflettevano la luce delle finestre come tante piccole stelle mentre sui tetti il fumo dei camini saliva in alto per poi dissolversi nel vento.

    La luce di un pub brillava attraverso una leggera foschia, avevo fame e quella era la soluzione più comoda e veloce per evitare l’ipotermia. Sulle pareti del locale, sopra una vecchia e ammuffita tappezzeria, erano appese le fotografie dei gruppi rock più famosi, mentre in un angolo tra due poltrone, c’era un vero e proprio santuario sui Beatles, è stato facile scegliere dove sedermi. Le persone si contavano sulle dita di una mano, oltre al barista e qualche faccia poco interessante, due anziani signori battevano il piede sulle note di “Lokomotive Breathe” dei Jethro Tull, avevano tutta l’aria di chi la sapeva lunga in fatto di musica.

    Finito gli ultimi bocconi di salmone gratinato, buttato giù con un ultimo sorso di birra, ho cominciato a curiosare tra le foto e i gadget sulle pareti. Con il permesso del barman, ho preso la chitarra, cominciando a strimpellare tanto per passare il tempo nel locale semideserto, in quell’angolo non avrei dato fastidio a nessuno. Senza accorgermi ero riuscito a risvegliare i due signori anziani che sedevano al banco tanto da farli avvicinare e accomodare al tavolo con tre birre, cantavamo “Hey Jude” dei Beatles e altri pezzi tra i più famosi. Toni, uno dei due signori, dopo essersi alzato per chiedere l’ennesima pinta, era tornato con un’altra chitarra in mano presa chissà dove, abbiamo cominciato a cantare e suonare, coinvolgendo anche le poche persone presenti nel locale.

    Dopo aver salutato i miei nuovi amici, con la promessa di ritrovarci per la mia ultima sera, mi sono avviato verso casa lasciando Toni e gli altri a cantare sotto gli effluvi dell’alcol. La temperatura era scesa ancora di un grado, l’aria ghiacciava nei polmoni e camminare anche per un isolato diventava estenuante e faticoso. La notte, passata senza che me ne accorgessi, sembrava non voler lasciare il posto alle prime luci del mattino, dicembre è un mese buio e freddo al nord, non adatto ai meteoropatici.

     

    Il porto di Amburgo è una dei luoghi più visitati della città, si estende sul fiume Elba, subito dopo il controverso quartiere di St.Pauli dove tutto o quasi è concesso. Intorno agli alberi delle navi mercantili, stormi di gabbiani volano in cerchio in attesa di una preda per colazione, il rumore dei container come spari di fucile li fa volare per poi tornare al loro posto svanita la paura. Un manto di nuvole bianche e geometriche come una trapunta invernale copriva il cielo e bloccava la neve che sembrava non voler scendere mai.

    Il centro era reso ancora più elegante dagli addobbi e mercatini natalizi, nascosti dietro ogni angolo, i canali ricordano lo stile olandese mentre i palazzi costruiti con i classici mattoni rossi inglesi traspirano il carattere british dei suoi abitanti. Amburgo è una città risorta dalle ceneri dell’operazione Gomorrah, il grande bombardamento avvenuto durante la seconda guerra mondiale che rase al suolo uno dei centri più industrializzati della Germania nel ‘900. Dal dopoguerra in avanti la popolazione si è saputa reinventare ricostruendo, non solo la parte architettonica della città, ma soprattutto la cultura e la mentalità di un popolo che si ritiene diverso e indipendente dal resto della nazione.

    treeL’ultima sera, dopo aver fatto i bagagli per il mattino seguente, tornato al pub, vuoto come tutte le sere ma ricco di umanità e musica, ho chiesto di Toni al barman che, sconsolato mi dice che era ricoverato in ospedale per alcuni problemi sopraggiunti la sera prima. Con grande dispiacere nel cuore ho salutato tutti, ero già sulla porta quando il barman mi chiede di tornare indietro afferrandomi il braccio indica una cornice sulla mensola dietro al bancone, con un sorriso mi chiede se riconoscevo i due personaggi raffigurati nella fotografia.

    Era un bianco e nero dei primi anni 60, su un palco di un pub stracolmo di gente riconoscevo un giovanissimo Paul McCartney imbracciare un basso con la mitica impugnatura mancina, al suo fianco un ragazzo con i capelli biondi impugnava un chitarra acustica con un inconfondibile stile rimasto intatto cinquant’anni dopo, era Toni, che accompagnava uno dei mostri sacri della musica mondiale.

    Diego Arbore

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

  • Gavoglio, cittadini e comitati battono il tempo al Comune. «Incontro pubblico per proseguire il percorso di partecipazione»

    Gavoglio, cittadini e comitati battono il tempo al Comune. «Incontro pubblico per proseguire il percorso di partecipazione»

    gavoglioIl tempo passa, e dopo tre mesi dal passaggio da Demanio a Comune di Genova tutto tace. Con le elezioni alle porte, però, la paura dei cittadini, e dei comitati, è quella che i tempi si allunghino ulteriormente, fermando il percorso di partecipazione che dovrebbe portare al Puo dell’area dell’ex caserma Gavoglio. Chiesto, quindi, un incontro pubblico per fare il punto su quanto fatto e quanto ancora da fare.

    Approfondimento: La Gavoglio passa al Comune di Genova

    Capofila della richiesta il gruppo “Progettare la città”, che dal 2008 sta “seguendo la pratica” e che nelle prossime settimane darà vita ad una Associazione di promozione sociale: «Con la contemporaneità delle elezioni Amministrative e dell’insediamento della successiva giunta – si legge nel comunicato diffuso dal gruppo – valutiamo e temiamo, che ci saranno molti mesi di poca attività oltre quelli già trascorsi». Le richieste sono molto semplici: un incontro pubblico per fare il punto su quello che è stato fatto, e quello che ancora rimane da fare. Tra i primi firmatari della richiesta Enrico Testino, da anni in prima linea per la riqualificazione della Gavoglio, fulcro della riqualificazione del Lagaccio e di Oregina: «Il Comune si era impegnato a proseguire il percorso partecipato per la stesura del Puo, e per questo vogliamo oggi un impegno scritto per concretizzarlo».

    Un percorso interrotto

    Il percorso di partecipazione, nei fatti, si è interrotto nel 2015, portando alla definizione del Programma di Valorizzazione che ha permesso all’amministrazione di vedersi consegnare dal Demanio l’area della Gavoglio. Al documento è stato allegato un cronoprogramma in cui è indicato il 2017 come anno di “redazione PUO”, “della “stesura del piano degli interventi di bonifica” (per suoli ex industriali), dei “primi lavori di bonifica ” (per suoli ex industriali) e “primi lavori di messa in sicurezza nelle more della stesura del PUO” (per assetto idrogeologico del bacino del rio Lagaccio). Nel 2016, per quanto riguarda l’assetto idrogeologico del bacino del rio Lagaccio, sarebbe già dovuto essere completata la “verifica idraulica del bacino del rio Lagaccio e dei suoi affluenti”, oltre che la “stesura del piano degli interventi idraulici”, “progetti delle sistemazioni idrauliche per la messa in sicurezza delle aree” e, per quanto riguarda il Piano di caratterizzazione dei suoli ex industriali, della “stesura piano di caratterizzazione”.

    Di tutto ciò, oggi, i cittadini chiedono una verifica, attraverso un incontro pubblico da svolgersi nel quartiere nei primi giorni di aprile: «per avere informazioni sulle conclusioni delle analisi effettuate su rio Lagaccio e sulla verifica idraulica del bacino del rio Lagaccio e dei suoi affluenti – si legge nel comunicato – e sulla stesura del piano degli interventi idraulici, sui progetti delle sistemazioni idrauliche per la messa in sicurezza delle aree e, per quanto riguarda il Piano di caratterizzazione dei suoli ex industriali, sulla stesura del piano di caratterizzazione».

    Inoltre il gruppo “Progettare la città” chiede che venga elaborato e comunicato al più presto il regolamento delle forme di partecipazione dei cittadini e la bozza di “carta dei Diritti Civici”, sul quale la civica amministrazione, attraverso delibera, si è impegnata a realizzare entro 4 mesi dall’approvazione e che può essere ulteriore strumento utile per determinare al meglio il relativo Puo.

    La palla ora ripassa all’amministrazione comunale e al Municipio, nella speranza che l’appuntamento elettorale alle porte non infici tanti anni di lavoro e progettazione. Il cammino per la rinascita della Gavoglio è ancora lungo.

    Nicola Giordanella

  • Cinghiali, protocollo tra Comune di Genova e Regione Liguria. Assessore Porcile: «Chiarite le rispettive competenze»

    Cinghiali, protocollo tra Comune di Genova e Regione Liguria. Assessore Porcile: «Chiarite le rispettive competenze»

    cinghialiContenimento e controllo della presenza di ungulati nelle aree urbane. È questo l’obiettivo del Protocollo che verrà firmato da Comune di Genova e Regione Liguria per adottare misure adeguate ad affrontare la diffusione di cinghiali in zone ad alta intensità abitativa. La Giunta comunale ha approvato nella seduta di ieri lo schema del documento di intesa, su proposta dell’assessore all’Ambiente Italo Porcile, di concerto con l’assessora alla Legalità e Diritti Elena Fiorini e dell’assessore ai Lavori pubblici e Manutenzioni Giovanni Crivello.

    Le azioni previste dal Protocollo sono molte e articolate. Si va da misure di prevenzione, quali la realizzazione di recinzioni metalliche o elettriche, al monitoraggio sistematico della gestione dei rifiuti soprattutto nelle aree in prossimità di zone boschive, fino a interventi per allontanare gli animali da zone ad alta densità abitativa.

    Il documento impegna la Regione – cui compete la gestione della fauna selvatica – a programmare, coordinare e curare l’organizzazione degli interventi di contenimento e rimozione. Compito della Regione – si legge nello schema di Protocollo – è anche assicurare consulenza e assistenza tecnica al Comune per l’impiego degli strumenti di prevenzione, quali appunto recinzioni, gabbie e dissuasori. Verrà istituito inoltre un apposito numero telefonico regionale che raccoglierà tutte le segnalazioni relative alla presenza di cinghiali negli ambiti urbani.

    Tra gli impegni del Comune c’è la realizzazione delle misure di prevenzione, d’intesa con gli agenti incaricati dalla Regione, nei punti critici dove si è riscontrato più frequentemente il passaggio dei cinghiali. Palazzo Tursi dovrà assicurare, attraverso Amiu, la rimozione dei rifiuti che rappresentano un facile richiamo per la presenza dei cinghiali. Sempre al Comune compete il compito di sanzionare tutti coloro che daranno cibo agli animali.

    Regione e Comune inoltre promuoveranno congiuntamente campagne periodiche di sensibilizzazione della cittadinanza relative sia al divieto di foraggiare i cinghiali sul territorio comunale, che alla necessità di provvedere alla pulizia delle aree incolte di proprietà privata nelle zone di confine tra bosco e territorio urbano.

    «Con l’istituzione della Città metropolitana – sottolinea l’assessore all’ambiente Italo Porcilela Regione ha avocato a sé la competenza per il controllo della fauna selvatica che prima veniva assicurato dalla ex Provincia e ha assorbito sette agenti specializzati della Polizia provinciale di Genova per svolgere tale compito. Il fenomeno della presenza di cinghiali in aree urbane ha assunto nel frattempo dimensioni preoccupanti e quella che doveva essere una normale attività di contenimento ha assunto veri e propri caratteri d’urgenza. La Regione si è sottratta negli ultimi mesi a compiti e attività che le competono. L’Amministrazione comunale ha fronteggiato la situazione evitando danni a persone e cose. Con questo protocollo si chiariscono finalmente i rispettivi ruoli».

  • Diritti, nuovi documenti per trans che cambiano sesso. Parte la campagna di sensibilizzazione sulla sentenza della Cassazione

    Diritti, nuovi documenti per trans che cambiano sesso. Parte la campagna di sensibilizzazione sulla sentenza della Cassazione

    San_Benedetto_Genova_01«Andare a ritirare una raccomandata con l’impiegata delle poste che vuole la delega perché non le basta il documento o andare a chiedere lo spostamento di un contatore con un codice fiscale che non corrisponde alla persona che sei non è per niente piacevole e non è assolutamente giusto». E’ la storia di Clara, una delle trans che oggi a Genova avvieranno la pratica per il cambio anagrafico senza necessità dell’operazione chirurgica di mutamento del sesso, sfruttando la possibilità fornita da una sentenza della Corte di Cassazione del 2015. L’associazione Consultorio TransGenere di Lucca, il Movimento di indentità transessuale di Bologna, l’associazione Princesa e la Comunità di San Benedetto al Porto di Genova, fondata da don Andrea Gallo, promuovo infatti una giornata informativa di un diritto ancora troppo poco conosciuto.
    «Un passo molto importante – spiega il portavoce della Comunità di San Benedetto, Domenico “Megu” Chionetti all’agenzia Dire  perché dal nome di ognuno di noi parte la dignità della persona, parte l’uscita da una categoria che -sia essa trans, clandestino o migrante- si infrange di fronte all’affermazione della propria identità non solo in maniera informale ma anche in maniera formale in tutti gli uffici pubblici». Grazie al coordinamento della Comunità fondata da don Gallo e dal Consultorio TransGenere, un piccolo pool di avvocati e psicologi accompagnerà i trans che vorranno affrontare questo percorso. «Abbattere le discriminazioni significa anche togliere quella discrepanza tra documento anagrafico e aspetto fisico che genera molto spesso risolini piuttosto che piccole e quotidiane discriminazioni – racconta l’avvocata di Gay Lex, Cathy La Torre – parliamo di persone che vivono nella condizione femminile anche da 40, 50 anni e sul punto della irreversibilità della scelta, ad di là dell’operazione, il giudice non può che prenderne atto. Un atto dovuto, il riconoscimento di un documento conferma alla vita e alla dignità delle persone che ne fanno richiesta». E il Tribunale di Genova è uno dei più aperti a questo percorso.
    Formalmente, il processo che si conclude generalmente nell’arco di un anno, consiste nel cambiamento dell’atto di nascita in Tribunale: una nuova carta d’identità, un nuovo codice fiscale e un nuovo genere con la “M” che diventa “F”. E’ l’applicazione di «un diritto sacrosanto – conclude il suo racconto Clara – perché non è che mi chiamo Clara solo per due ore, mi chiamo sempre Clara, i miei affetti più vicini mi chiamano tutti Clara. Perché sul documento dovrebbero chiamarci Mario o Roberto? E’ ingiusto perché abbiamo dei documenti che non corrispondono a quello che voi vedete. E’ penalizzante, imbarazzante e può creare anche problemi per quanto riguarda l’impiego lavorativo»
  • Regione, Trans fanno ricorso contro sportello anti-gender: «Spreco di denaro pubblico per qualcosa che non esiste»

    Regione, Trans fanno ricorso contro sportello anti-gender: «Spreco di denaro pubblico per qualcosa che non esiste»

    corte-dei-conti-sede-romaUn esposto alla Corte dei Conti contro lo sportello antigender della Regione Liguria e della Regione Lombardia, lanciato dal Consultorio TransGenere assieme al Movimento identità trans di Bologna. Ad annunciarlo l’avvocata di Gay Lex, Cathy La Torre, questa mattina a Genova a margine della conferenza stampa di presentazione della giornata “Cambio anagrafico: piu’ diritti meno traumi per le persone transgender‘, con il sostegno della Comunità di San Benedetto.

    «Dopo un anno lo sportello transgenere della Lombardia ha sancito il totale flop di chiamate e di servizi potenziali alla famiglia, così come quello della Liguria che ha giustamente scatenato le proteste nelle settimane scorse – spiega La Torre alla agenzia Dire – è un grande spreco di denaro pubblico offrire un servizio sulla base di un qualcosa che non esiste». L’avvocato, dunque, chiede alla magistratura contabile di «valutare se c’è un danno erariale da parte della Regione Liguria, del presidente Toti che ha lanciato quest’inutile servizio. Se si voleva fare un servizio alle famiglie bisognava potenziare i servizi professionali per la disforia di genere, per l’accompagnamento delle famiglie, anche con minori. Certamente non queste improvvisate terapie riparative». In sostanza, conclude La Torre, «credo che Toti si vedrà chiamato dalla Corte dei Conti a giustificare perché sta spendendo i soldi dei contribuenti liguri per questa sua marchetta politica».

  • Migranti, il Municipio II – Centro Ovest contro Cas a San Benigno. «Prefettura cambi idea o pronti a scendere in piazza»

    Migranti, il Municipio II – Centro Ovest contro Cas a San Benigno. «Prefettura cambi idea o pronti a scendere in piazza»

    san-benigno-incrocio-strade-DIFermare la realizzazione del Centro di accoglienza straordinaria al posto dell’ex bocciodromo di San Benigno, per ospitare 130 migranti che attualmente trovano ospitalità alla Fiera di Genova. Lo chiede a gran voce e all’unanimità la Conferenza dei Capigruppo del Municipio IICentro Ovest che, nel corso di una conferenza stampa convocata questa mattina a Palazzo Tursi, sede del Comune di Genova.

    «Se entro i primi giorni della prossima settimana non arriva questa comunicazione, inizieremo con tutte le forme di protesta pacifiche e democratiche a disposizione di un’istituzione – annuncia il presidente municipale, Franco Marenco, come riportato dall’agenzia Dire – a partire dalla convocazione di un Consiglio di Municipio in piazza, sotto la prefettura, invitando a partecipare tutti i nostri cittadini». E se non dovesse arrivare il dietrofront da parte della Prefettura, per un progetto che dovrebbe essere realizzato entro la fine di maggio con un costo di 450.000 euro, non si escludono anche azioni legali. «Abbiamo chiesto un incontro con il sindaco e il prefetto oltre un mese fa – ricorda Marenco – e siamo ancora in attesa di una data che, a questo punto, pretendiamo. Ribadiamo la nostra contrarietà alle grandi concentrazioni di accoglienza, visto che nel nostro territorio ospitano oltre 300 persone. Inoltre, il luogo scelto dalla prefettura non è adatto: non c’è neanche un collegamento in autobus, c’è prostituzione, microcriminalità, spaccio”.

    Il presidente Marenco ribadisce anche quanto sottoscritto la scorsa settimana dall’assessore comunale alla Politiche sociale, Emanuela Fracassi, ovvero che «a Genova, finché non ci sarà l’applicazione della direttiva nazionale, non ci debbano essere più centri di accoglienza, essendo la città già ampiamente sopra soglia. Perché dobbiamo essere sempre noi responsabili? I municipi Centro est e Centro ovest sono sovraccarichi». E si chiede anche una forte presa di posizione “politica” al Comune di Genova dato che Palazzo Tursi «può concordare con la prefettura le zone di interesse per i centri di accoglienza. Si parla sempre di riqualificazione di periferie, ma quando c’è da mettere una servirà si individuano sempre le stesse zone tradizionalmente popolari e periferiche».

  • Prè, accordo tra Comune e Palazzo Reale per 50 alloggi a canone calmierato per rilanciare i vicoli

    Prè, accordo tra Comune e Palazzo Reale per 50 alloggi a canone calmierato per rilanciare i vicoli

    Palazzo RealeUna cinquantina di alloggi da affittare a canone concordato per i cittadini che si impegneranno a vivere e far rivivere via Prè. E’ il contenuto di un accordo siglato questa mattina tra il Comune di Genova e il Museo autonomo di Palazzo Reale. Affitti da 200 euro al mese per quella che l’assessore comunale, Emanuela Fracassi, definisce la fascia grigia della popolazione «che, seppure accede alle graduatorie per le case popolari, ha un reddito più elevato rispetto alle situazioni di iper criticità e quindi non riuscirà mai a vedersi assegnato un alloggio, ma non riesce neppure a far fronte ai prezzi di mercato», come riportato dall’agenzia Dire.

    In questo caso, invece, chi vorrà affittare l’alloggio dovrà dimostrare di avere un reddito familiare comunque tre volte superiore ai costi della locazione calmierata. «La possibilità di avere alloggi a cifra molto contenuta è utilissima – ribadisce Fracassi – e il tocco di fantasia di Palazzo Reale è richiedere anche un impegno per il quartiere oltre a un certo reddito Isee, un interesse a vivere in via Prè, per esempio iscrivendo i bambini alle scuole di quartiere, instaurando attività lavorative nella zona o impegnandosi in una della molteplici attività di volontariato. Vogliamo che in via Prè vivano persone non necessariamente benestanti ma che abbiano interesse a vivere normalmente il quartiere».

    Al momento gli appartamenti sono quasi tutti occupati e verranno dismessi, risistemati e restituiti alla città in maniera graduale. «Palazzo reale dispone di un buon nucleo di appartamenti affacciati su via Prè e vico Sant’Antonio – spiega la direttrice del Museo autonomo di Palazzo Reale, Serena Bertolucciappartamenti attualmente affittati ma che progressivamente stiamo riorganizzando e rimettendo a disposizione della cittadinanza. Il senso è di dare la possibilità alla persone che vogliono abitare nei vicoli di tornare a farlo in condizioni favorevoli. L’intesa con il Comune è per dare nuova vita a Prè».

    Spetterà all’Agenzia sociale per la casa del Comune di Genova, che ha come obiettivi l’intermediazione sociale per agevolare l’accesso alla locazione e l’aumento delle risposte al problema dell’emergenza abitativa, la valutazione dei nuclei familiari da collocare negli alloggi di Palazzo Reale, in collaborazione con i servizi sociali.

  • Scolmatore Fereggiano, ad aprile lo scavo sotto ospedale San Martino. Crivello: «I lavori stanno seguendo la tabella di marcia»

    Scolmatore Fereggiano, ad aprile lo scavo sotto ospedale San Martino. Crivello: «I lavori stanno seguendo la tabella di marcia»

    scolmatore-fereggiano07Proseguono i lavori di scavo per lo Scolmatore del Fereggiano, parte importante per la messa in sicurezza del bacino del Bisagno; nei primi giorni di aprile il tunnel dovrebbe iniziare il suo passaggio sotto il complesso ospedaliero del San Martino. Data la delicatezza di questo passaggio, Comune di Genova ha predisposto controlli e verifiche rafforzate per le strutture interessate. Crivello: «Se non ci saranno intoppi, il lo Scolmatore sarà terminato a novembre 2018».

    Approfondimento: Scolmatore Fereggiano, i dettagli dell’opera

    L’amministrazione comunale fa sapere che, a partire da aprile, sono state programmate, giornalmente e per quattro mesi, una serie di attività di scavo mediante piccole cariche di esplosivo nel tunnel in corrispondenza dell’attuale fronte, sotto le aree del padiglione Specialità, Pronto soccorso e Monoblocco dell’Ospedale San Martino. I “brillamenti” saranno eseguiti nelle fasce orarie dalle 6 alle 8, dalle 12 alle 14 e dalle 20 alle 22, non dovrebbero interferire con le normali attività dell’ospedale: a questo scopo, nelle settimane scorse sono stati effettuati alcuni incontri tra i tecnici del Comune, dell’Ospedale e della ditta che esegue i lavori per definire in via preventiva sia le modalità di monitoraggio strumentale del livello di vibrazioni sia le modalità di informazione, generale e di preavviso specifico di effettuazione delle singole “volate”, del personale ospedaliero, delle persone ricoverate e di tutti i visitatori dell’Ospedale.

    Inoltre, nelle strutture coinvolte, è in programma l’installazione di particolari sensori per misurare e registrare eventuali vibrazioni del suolo. I referenti dei blocchi operatori verranno forniti di telefoni cellulari dedicati per ricevere in tempo reale informazioni sui “brillamenti”. Un accelerometro verrà posizionato per monitorare la condotta idrica situata in prossimità del Padiglione Specialità. Saranno effettuati sopralluoghi periodici da parte degli specialisti delle imprese coinvolte, guidati dai responsabili del settore tecnico del San Martino e del Comune di Genova. Inoltre, l’Unità operativa Ingegneria clinica dell’Istituto analizzerà l’impatto delle possibili vibrazioni sullo strumentario dei laboratori e sulle apparecchiature utili per eseguire Tac e risonanza magnetica.

    «Comune di Genova, anche attraverso il Municipio VIII Medio Levante, rimane a disposizione per ogni informazione e precisazione – ha sottolineato l’assessore ai Lavori Pubblici Giovanni Crivello In Corso Italia abbiamo istallato un grand info-poit, aggiornato in tempo reale, per garantire la massima comunicazione sui lavori di questa opera, e da mesi è attivo il sito web dedicato». I lavori, quindi, procedono senza intoppi: «Ovviamente dipende da che tipologia di roccia andremo ad incontrare continuando lo scavo – spiega l’assessore – ma entro novembre 2018 l’opera dovrebbe essere terminata».

  • Attività commerciali, pubblicati i due bandi da 700 mila euro per Centro Storico e Pra’

    Attività commerciali, pubblicati i due bandi da 700 mila euro per Centro Storico e Pra’

    Comune di GenovaCome anticipato nelle settimane scorse, Comune di Genova apre due bandi pubblici del valore complessivo di settecentomila euro per l’erogazione di agevolazioni finanziarie in favore di attività commerciali già esistenti nel Centro Storico (area Giustiniani/San Bernardo) e nel Ponente cittadino (zona di Prà). Sul sito del Comune di Genova, nella apposita sezione, sono consultabili tutti i dettagli e i requisiti per parteciparvi.

    L’obiettivo di questa iniziativa dell’amministrazione comunale è quello di proseguire nelle azioni di riqualificazione delle zone individuate favorendo il rafforzamento delle percorrenze commerciali, al fine di promuovere un ruolo di presidio, di animazione territoriale e di inclusione sociale. Ciascun Bando prevede uno stanziamento di 350 mila euro.

    La perimetrazione relativa al Bando area Giustiniani/San Bernardo è la seguente: Via Turati – Via Mattoni Rossi – Via di San Bernardo – Via di San Donato – Piazza delle Erbe – Via di Canneto il Lungo – Via Caprettari. Ecco i dettagli dal sito web del Comune di Genova

    La perimetrazione relativa al Bando Prà è la seguente: Via Prà e retroarea (dal Rio San Michele – Via Ratto, al Rio San Giuliano – Crosa di San Giovanni di Prà) – compresa la Fascia di Rispetto. Ecco i dettagli dal sito web del Comune di Genova

    Approfondimento: I bandi e i “Patti d’area”

    Sono agevolabili le iniziative per la realizzazione delle quali siano ritenute ammissibili spese non inferiori a 3mila euro, mentre l’agevolazione complessiva riconosciuta non potrà essere superiore a 20mila euro. Sono ammesse alle agevolazioni finanziarie le spese relative all’acquisto di beni, materiali e immateriali, direttamente collegati al ciclo produttivo aziendale come opere murarie o lavori assimilati, studi di fattibilità economico-finanziari, progettazione esecutiva, realizzazione di sistemi e certificazioni di qualità, acquisto di software per le esigenze gestionali e produttive dell’impresa e relative licenze d’uso, acquisto ed installazione di impianti, macchinari e attrezzature, compresi gli arredi, interventi migliorativi dell’estetica esterna, sistemi di videocontrollo e insegne.

    Tra i criteri di valutazione, la coerenza del progetto con la vocazione delle aree, il rispetto del territorio (tipicità del prodotto, acquisti verdi eco-compatibili, DOP), l’innovatività del progetto (tecnologica, del prodotto, del servizio).

    I Bandi escludono alcune tipologie di attività quali ad esempio sexy shop, distributori automatici di cibi e bevande, internet point, lavanderie a gettone, money transfert e money change, compro oro, sale scommesse, vendita di sigarette elettroniche, discoteche, sale da ballo, night club, attività artigianali e/o commerciali che offrono una gamma indistinta e generalizzata di prodotti vari senza alcuna specializzazione.

  • «Fuori il Vaticano dalle nostre mutande». Dal presidio sotto il Galliera si alza il grido per la difesa dei diritti delle donne. E non solo

    «Fuori il Vaticano dalle nostre mutande». Dal presidio sotto il Galliera si alza il grido per la difesa dei diritti delle donne. E non solo

    IMG_20170308_113716“Fuori il Vaticano dalle nostre mutande”. Questo uno dei numerosi manifesti appesi sotto le finestre dell’ospedale Galliera, dove quasi 300 persone questa mattina hanno dato vita al presidio per protestare contro l’ingerenza etica della Chiesa nella sanità pubblica. L’iniziativa è parte dello sciopero indetto nei giorni scorsi per la giornata odierna da “Non una di meno”, la rete nazionale che raccoglie decine di movimenti femministi e sigle sindacali.

    «Il Galliera prende contributi statali per assolvere ad un servizio pubblico, quello sanitario – spiega un’attivista – ma poi pratica una obiezione di coscienza del 100% riguardo alle interruzioni di gravidanza. Non capiamo perché lo Stato, laico, che dovrebbe garantire le libere scelte di tutti, sovvenzioni questo apparato». Questa la motivazione principale alla base del presidio, partecipato da numerosi attivisti, donne e uomini. Ma non solo: l’ospedale “della Curia” è solo un simbolo della «cultura che opprime le libere scelte sessuali delle persone, e la possibilità di autodeterminarsi, anche nell’ambito della maternità assistita». Una cultura che, secondo la rete femminista, è ancora fortemente condizionata dal patriarcato sociale, a quale si è aggiunto in questi ultimi anni anche lo sfruttamento della precarietà lavorativa, che colpisce tutti, ma in maggior modo le donne.

    IMG_20170308_115233L’obiezione di coscienza è un tema molto delicato, su cui l’opinione pubblica nazionale è spesso spaccata: come viene spiegato durante il presidio, questa manifestazione non è in assoluto contro questo pratica, che è riconosciuta come un diritto, estendibile in altri ambiti, da quello che un tempo era il servizio militare di leva allo stesso giornalismo, e come tale deve essere tutelato. Il problema nasce quando questa scelta, all’interno del “sistema sanitario pubblico” si scontra contro un altro diritto, cioè quello di poter scegliere sul proprio corpo e, più nello specifico sulla propria maternità. «Bene ha fatto il servizio pubblico laziale ad indire un concorso, escludendo gli obiettori di coscienza – spiega un’attivista – poiché lo Stato ha il dovere di garantire a tutti l’assistenza medica in ogni situazione, a prescindere dalle singole convinzioni religiose».

    degeneriot-cattedraleLa difesa dei diritti della donna, però, non è il solo “campo di battaglia” di “Non una di Meno”; lo sono, infatti, tutte le questioni legate al genere e alla autodeterminazione delle persone: «Questa rete, che nei prossimi mesi continuerà il proprio percorso, lavora contro tutte le moderne schiavitù legate al genere e alla sessualità». A spiegarcelo un’attivista di Degeneriot, il collettivo genovese capofila delle iniziative della giornata: «I nostri incontri e le nostre iniziative si muovono in questa direzione, e sono rivolti a tutti, per ridefinire la libertà dell’autodeterminazione della sessualità e dei rapporti tra le persone».

    E sono proprio le attiviste e gli attivisti di Degeneriot a portare il presidio, una volta sciolto, per le vie della città, dando vita a colorati sit-in per le vie di Genova e in particolare davanti alla cattedrale di San Lorenzo. Nel pomeriggio è previsto il corteo che attraverserà il centro storico, da Porta dei Vacca a piazza De Ferrari, portando negli spazi vissuti la loro iniziativa politica.

    Nicola Giordanella