Autore: erasuperba

  • Tegras: al Teatro Govi gli spettacoli delle scuole di Genova

    Tegras: al Teatro Govi gli spettacoli delle scuole di Genova

    Teatro GoviInizia oggi (lunedì 20 maggio 2013) e termina giovedì la prima fase di Tegras 2013, la rassegna di teatro educazione che ogni anno il Comune di Genova organizza in collaborazione con alcune scuole della città.

    A differenza delle passate edizioni, che vedevano coinvolti diversi teatri cittadini in un lungo arco di tempo, la rassegna di quest’anno si svolgerà in un’unica sede, il Teatro Govi di Genova Bolzaneto. Diciotto scuole genovesi, per un totale di circa 400 bambini e ragazzi, coordinati con il contributo di Akropolis, La Chascona, Officine Papage e Teatro dell’Ortica.

    A seguire, mercoledì 5 giugno si terrà una giornata di festa a cura del progetto Giovani della Fondazione Carige, a cui potranno partecipare tutte le scuole iscritte alla rassegna e anche altre che fossero interessate.

    L’ingresso è libero a tutti gli spettacoli: in agenda eventi trovate il programma di Tegras 2013.

  • Ex canile di via Adamoli: ancora nessun progetto di riqualificazione

    Ex canile di via Adamoli: ancora nessun progetto di riqualificazione

    bisagno-adamoliUn’area di 5 mila metri quadri in Val Bisagno, affacciata su via Adamoli e immersa nel traffico dell’arteria che collega la valle al centro città, tra le fabbriche e gli iper-mercati. Una volta questi spazi erano occupati dal canile comunale (dal 2009, ormai ricordato come l’ex canile di Via Adamoli), dal centro sociale Pinelli, da uffici della ASL e dai vecchi macelli,  ma da anni ormai più niente: sfrattato il Pinelli; chiusi gli uffici; messi fuori uso i macelli e ridotti a meri locali di stoccaggio carni. Sorte analoga non poteva che toccare anche al canile, che è stato sgomberato a causa delle accorate proteste dei volontari che lamentavano le condizioni inadeguate dell’edificio. Dopo il definitivo trasferimento della struttura  a Sestri Ponente, nulla è stato fatto per sistemare una situazione già all’epoca problematica.

    Tra i disagi, il degrado e i periodici sgomberi da parte delle forze dell’ordine, quali sono oggi le proposte per il risanamento della struttura?

    A rispondere alla nostra domanda, Gianpaolo Malatesta, Consigliere Comunale (PD) «In questo momento non ci sono proposte di risanamento e recupero dell’area. Per quanto riguarda AMIU, nella zona di sua competenza ha attuato una riconversione, che non ha però soddisfatto le aspettative iniziali. Per quanto riguarda invece la competenza comunale, non ci sono progetti in essere. L’ultima volta che è stata affrontata la questione, è stato tempo fa, quando si pensava di adibire la struttura a deposito bus assegnandola a AMT, ma la proposta non è andata in porto. Si parlava anche di insediare in quest’area un mercato del pesce, ma il progetto non ha trovato il sostegno degli operatori coinvolti nell’operazione in qualità di finanziatori parziali».

     

    LA STRUTTURA

    Il complesso in questione, infatti, è vasto e variamente articolato, suddiviso in diversi lotti stabiliti in base all’attribuzione e alla proprietà. La parte iniziale, a ridosso di Via Adamoli fino al confine con il canile e compresa la zona prima occupata dagli uffici ASL, è di proprietà di AMIU. Qui oggi si trova un deposito di sale e sono stati sistemati cassonetti di raccolta dei rifiuti.

    Il canile vero e proprio, così come il capannone retrostante, sono di proprietà del Comune. Si tratta dei locali che più hanno fatto parlare e hanno suscitato varie polemiche. Dopo anni di denunce e proteste, tra 2007 e 2009 sono arrivate le gravi accuse dei volontari del canile, che denunciavano le carenze gestionali e l’inadeguatezza della struttura in un’interpellanza urgente al Presidente della Regione, Claudio Burlando. Addirittura si parlava di un consistente numero di animali deceduti in pochi mesi a causa delle condizioni inappropriate dei locali. Dai primi mesi del 2009, il trasferimento definitivo del canile comunale nei nuovi spazi sulle alture di Monte Contessa, a Sestri Ponente.

    Da quel momento poco o nulla è stato fatto per risanare le inadeguate strutture di Via Adamoli, che pur potrebbero essere variamente impiegate per fornire servizi alla cittadinanza dei quartieri di Molassana, San Gottardo e Montesignano. Il torpore delle amministrazioni è stato costante in questi anni, e perdura tuttora.

    Le ultime notizie circa la struttura risalgono al febbraio 2012, quando l’amministrazione era sul punto di emettere l’ennesima ordinanza di sgombro (caldeggiata dall’ex Assessore ai Lavori Pubblici Mario Margini) e inviare ruspe sul luogo per smantellare definitivamente l’edificio, all’epoca già dismesso da due anni. Caduta la proposta di demolizione, che sarebbe dovuta costare 100 mila euro e che non sarebbe stata sostenuta altresì da alcun progetto di riqualificazione, si è optato per l’interdizione dell’accesso, ancora oggi proibito. Si restava in attesa di misure di riordino, ma niente.

    Sempre di proprietà comunale è anche il capannone prima occupato dal Centro Sociale Occupato Autogestito Pinelli e ora sgomberato. Ancora prima, qui, il deposito della Cooperativa Burlando.

    Infine, l’area occupata dall’inceneritore dell’ex canile, proprio di fronte al canile stesso, che è di pertinenza dei macelli – locali di stoccaggio e deposito delle carni- e di ASTER, un altro dei soggetti coinvolti in questa “lottizzazione”.

     

    Elettra Antognetti

     

  • Sestri Ponente, eventi: dal forno di quartiere al corso di pesca

    Sestri Ponente, eventi: dal forno di quartiere al corso di pesca

    marina-aeroporto-d3Domenica 19 maggio 2013 tanti appuntamenti nel quartiere di Genova Sestri Ponente: il più interessante è senza dubbio l’inaugurazione del forno di quartiere, costruito in terra cruda e che potrà essere usato dagli abitanti della zona su coordinamento del Circolo Arci Merlino.

    Per chi ama il mare e l’ambiente, Marina Genova Aeroporto ospita l’ultima giornata della fiera Yacht & Garden, mostra mercato di arte e fiori giunta alla sesta edizione. In programma incontri pubblici e laboratori per bambini.

    Infine, sempre in zona Marina in programma un corso di pesca gratuito a partire dalle 15, con la prima edizione dell’evento Mare nostro.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Maddalena: fiori in strada, visite guidate e giochi per bambini

    Maddalena: fiori in strada, visite guidate e giochi per bambini

    maddalenaSabato 18 maggio tanti appuntamenti nel quartiere della Maddalena, il cuore del centro storico di Genova: per l’intera giornata piante e fiori decoreranno piazza della Posta Vecchia, piazza delle Vigne, piazza Quattro Canti di San Francesco e piazza del Ferro, con l’evento Maddalena Jungle.

    In programma un seminario sul valore sociale del verde alla presenza di alcune associazioni attive in città, come Terra! Onlus, il comitato di riqualificazione dei Giardini di plastica e gli Angeli col fango sulle magliette.

    Nel pomeriggio appuntamento con i bambini in piazza Cernaia per Tira il dado e scopri la Maddalena, appuntamento conclusivo del ciclo di visite guidate nel quartiere. Alle 15 gioco dell’oca, merenda collettiva e la possibilità di visitare una mostra con i disegni dei bambini di 10 scuole genovesi, che nel corso di questo anno scolastico hanno dato una loro “interpretazione” del quartiere.

    Le iniziative per rilanciare la zona del centro storico però non si fermano qui: questo è il video girato dal laboratorio probabile Bellamy, ideato dal Civ Maddalena e dall’associazione A.Ma Abitanti Maddalena.

    Maddalena vive from laboratorio probabile on Vimeo.

  • Parchi Liguri, ipotesi unico ente e difficoltà fra tagli e burocrazia

    Parchi Liguri, ipotesi unico ente e difficoltà fra tagli e burocrazia

    foto di Daniele OrlandiCome avevamo anticipato il mese scorso, prosegue in Regione il cammino verso una sostanziale revisione del provvedimento che avrebbe dovuto portare entro settembre all’accorpamento dei sei enti parco regionali. La normativa licenziata dalla giunta per rispondere a un’esigenza di spending review, potrebbe anche essere totalmente revocata.

    Tuttavia, il direttore dell’Ente Parco di Portofino, Alberto Girani, capofila della protesta via web lanciata ad aprile, non riesce a essere pienamente soddisfatto: «Ho la sensazione che qualche danno irreparabile sia già stato creato». Il riferimento è all’obbligo dei parchi di doversi affidare alla Suar (Stazione unica appaltante regionale) per gli appalti economicamente più significativi, che in precedenza venivano gestiti con più fluidità dalla Provincia. «Abbiamo dovuto aderire al sistema del Suar all’inizio dell’inverno – spiega il presidente del Parco dell’Antola, Roberto Costalasciando la stazione appaltante provinciale a cui ci appoggiavamo, per scelta, nel caso di bandi di gara piuttosto sostanziosi come quello relativo all’osservatorio astronomico per “la casa del Romano”, di tre anni fa, che prevedeva un telescopio da 350 mila euro. Il problema è che mentre i tempi provinciali erano molto fluidi, la stazione appaltante regionale non riesce a darci nessuna garanzia bloccando la partenza di lavori per cui sono già state stanziate le coperture economiche: situazione ancora più grave per i parchi di montagna che possono contare su una stagione turistica molto corta, senza considerare il fatto che i finanziamenti non saranno disponibili in eterno».

    Razionalizzazione sì, dunque, ma a essere razionalizzata dovrebbe essere prima di tutto la burocrazia amministrativa. «Inoltre – prosegue Costa – la stazione unica appaltante regionale ha una visibilità di gran lunga maggiore rispetto alle gare che potevamo indire prima, così che muovendosi sui grandi numeri è abbastanza probabile che la ditta vincitrice sia assolutamente ignara delle peculiarità del territorio su cui andrà a lavorare. A ciò si aggiunga il fatto che, per il relativamente semplice ripristino della mulattiera che porta al rifugio dell’Antola, abbiamo oltre 200 ditte che vogliono fare un sopralluogo, tutte da accompagnare con i nostri mezzi, per cui per altra legge siamo costretti a stare sotto la soglia del 50% delle spese del 2011».

    Il futuro dei parchi è tornato di estrema attualità dopo la seduta di giunta regionale della settimana scorsa, trasmessa come di consueto in diretta streaming, in cui il presidente Burlando si è scagliato contro l’attuale sistema di gestione. Una presa di posizione che a molti è sembrata piuttosto contraddittoria rispetto a quanto lo stesso Burlando aveva dichiarato nell’estate 2009: «Se il Parco di Portofino è quello che è oggi, il merito è dell’Ente che lo gestisce. Questo Parco ha 10 dipendenti per mille ettari di estensione, non è certo un carrozzone. Anche gli altri Enti Parco liguri hanno pochi dipendenti, e in più, così strutturati, possono svolgere un lavoro più proficuo per il territorio che se fossero organizzati come uffici centralizzati regionali». Certo, il contesto economico nel frattempo è peggiorato senza sosta e l’incertezza sul coinvolgimento o meno dei parchi all’interno delle imposizioni della spending review non ha facilitato le decisioni.

    ambiente-sole-energia-natura-DL’ultima parola spetta a Roma ma, in attesa di un pronunciamento ministeriale, la sensazione è che il tanto dibattuto accorpamento alla fine non si farà. Merito anche della preziosa mediazione dell’assessore all’Ambiente, Renata Briano, che ha fatto sua la proposta che lo stesso Girani aveva lanciato il mese scorso dalle pagine di Era Superba, convincendo la giunta a deliberare la costituzione di una commissione tecnica con il compito di razionalizzare ulteriormente l’assetto organizzativo ed economico degli enti. Di questo gruppo di lavoro faranno parte lo stesso Girani, Maurizio Burlando (direttore Parco Beigua), Antonio Federici (direttore Parco Antola), a cui dovranno aggiungersi alcuni membri nominati dalla Regione.  «L’auspicio – afferma Roberto Costa – è che la commissione possa lavorare bene, portando a un risparmio per le casse pubbliche a cui teniamo tutti ma garantendo l’operatività degli enti. Al di là dei commenti a margine che tutti abbiamo potuto vedere, i presupposti per lavorare bene ci sono dato che si parte sulla base di una delibera di giunta approvata, dimostrazione della volontà di tornare su un argomento che risultava piuttosto controverso».

    I responsabili dei parchi si sono già portati avanti con il lavoro redigendo una prima traccia delle aree in cui si potrà intervenire con un’efficace razionalizzazione. A questo proposito, Girani ribadisce due proposte già illustrate il mese scorso: «La prima riguarda la valutazione dei dirigenti e dei lavoratori dei parchi che potrebbe essere unificata e messa in capo all’ufficio che già si occupa di queste mansioni per gli altri dipendenti regionali. Un secondo aspetto, a mio giudizio molto importante, è quello che riguarda la politica faunistica: i parchi, le province e gli Atc (Ambiti territoriali di caccia) utilizzano spesso le consulenze universitarie per gli ottimi specialisti su cui si può fare affidamento; in questo caso è inutile muoversi con cinque, sei contratti separati e indipendenti ma sarebbe molto più razionale ed economico stipulare un unico contratto generale omnicomprensivo».

    Monte AntolaLa situazione si fa, invece, più delicata quando si arriva a parlare di tagli diretti: «Come si può pensare di tagliare ulteriormente il bilancio di un ente come il Parco di Portofino che è alla disperata ricerca di 10mila euro per pareggiare il bilancio in conto corrente?» si chiede Girani, che prosegue: «I tagli sono già stati fatti negli ultimi tre anni. Adesso siamo alle briciole e ai dettagli: non abbiamo praticamente più soldi per le spese di rappresentanza e i trasporti per le riunioni da fare a Genova li paghiamo di tasca nostra. È doveroso andare a ritoccare tutto ciò che è ancora limabile, ma è anche indispensabile dare un’occhiata al lavoro fatto in passato, quando magari non tutti sono stati sottoposti agli stessi sacrifici. Non vorrei che alla fine di tutti questi discorsi si arrivasse a sfasciare una macchina che funziona per poter dire “ve l’avevamo detto che gli enti parco non servivano a nulla”».

    «La tutela dell’ambiente – prosegue il direttore del Parco di Portofino, punto nel vivo – non è una decorazione ma un elemento strutturale della nostra Regione, in cui negli ultimi anni abbiamo avuto due alluvioni con un sacco di morti. Non è questione di fare i capricci come i bambini: la tutela dell’ambiente deve essere questione strategica per il nostro territorio, insieme con lo sviluppo economico, a cui peraltro è strettamente connessa grazie al turismo».

    Secondo Girani è necessario un ribaltamento della prospettiva: «La razionalizzazione degli enti virtuosi come i parchi dovrebbe consistere nel loro potenziamento. Gli stipendi e i trasferimenti economici effettuati dalla Regione vengono abbondantemente ripagati dai parchi stessi che moltiplicano esponenzialmente le risorse attraverso la ricerca di fondi europei e altri finanziamenti (oltre 7 milioni di euro per il solo Parco di Portofino negli ultimi 10 anni, ndr), che vengono reinvestiti sul territorio e danno lavoro a parecchie persone, diventando una forma di nuovo finanziamento per la Regione. Senza considerare il fatto che altri soggetti probabilmente non sarebbero mai riusciti ad arrivare a quei soldi. Realtà che riescono a “moltiplicare” il denaro, come le nostre, dovrebbero essere tenute molto di riguardo».

    Una riflessione condivisa in tutto e per tutto anche da Costa: «Sembra che i soldi dati ai Parchi siano beneficienza regalata ma in realtà vengono utilizzati per fare della tutela dell’ambiente un’occasione di sviluppo del territorio, specialmente in aree sacrificate come quelle dell’entroterra».

     

    Simone D’Ambrosio
    [foto di Daniele Orlandi]

     

  • Corto Acquario: bando di concorso per video, corti e documentari

    Corto Acquario: bando di concorso per video, corti e documentari

    acquarioIl Festival Cortoacquario fa parte di un progetto di “sensibilizzazione al mare” a cura dell’Associazione Acquario Infinito, nata per ricordare Giulio Balestreri, investito ed ucciso da un’imbarcazione che non rispettava limiti di velocità e distanze di sicurezza.

    Per l’edizione 2013 si è scelto di indire un bando di concorso per registi emergenti, che potranno proporre cortometraggi e documentari sul tema della sicurezza in mare e dell’uso responsabile dell’acqua.

    Le opere (in dvd) e la scheda di iscrizione dovranno essere inviate entro venerdì 7 giugno 2013 via posta all’indirizzo Festival Cortoacquario – via della Selciata, 25 – 00058 Santa Marinella (Roma). Non è prevista alcuna quota di iscrizione.

    Fra i partecipanti saranno scelte tre opere vincitrici, che avranno rispettivamente un premio in denaro di 1.000 € ciascuna: miglior corto, miglior documentario e premio speciale della giuria. La premiazione avverrà nel mese di luglio 2013.

  • Giornata mondiale contro l’omofobia: programma degli eventi a Genova

    Giornata mondiale contro l’omofobia: programma degli eventi a Genova

    omofobiaVenerdì 17 maggio 2013 in tutto il mondo è la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia, istituita dall’Unione Europea nel 2007 e che ricorda due temi importanti: la cancellazione dell’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali (avvenuta nel 1990 su direttiva dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) e la lotta alla discriminazione nei confronti di persone omosessuali e transgender.

    A Genova si tengono diversi eventi per questa giornata: Palazzo Ducale ospita la proiezione di alcuni video, tra cui Questo è amore / This is love – curato dalla stessa Fondazione Cultura – e Articolo 3, realizzato da Arcigay Approdo in collaborazione con la compagnia teatrale Musicalmente.

    Sono tre gli eventi che coinvolgeranno il pubblico. Il primo è Mettiamoci la faccia, organizzato dal Segretariato Studenti di Medicina: dalle 15 alle 19 i passanti a Palazzo Ducale saranno invitati a farsi fotografare all’interno di una cornice, una campagna di sensibilizzazione contro l’omofobia. Dalle 17 alle 20 Mettiamoci la voce, reading collettivo di brani a cura di Musicalmente. Infine alle 19 Frozen Kiss: i partecipanti rimarranno immobili durante lo scambio di un bacio.

    Alle 19 la chiesa di San Benedetto al Porto ospita una veglia di preghiera per le vittime dell’omofobia a cura del Gruppo Bethel. L’evento si svolge in diverse città italiane, presso luoghi di culto di diverse confessioni religiose, ed è coordinato dal Forum europeo degli omosessuali credenti. Come spiega la presidente Laura Ridolfi «si tratta di un evento aperto a tutti e coordinato da don Claudio Boldrini, un diacono che supporta Don Andrea Gallo e che dopo la morte di Don Piero Borelli – che nel 2009 ci aiutò a fondare il gruppo Bethel – ha da pochi mesi preso il suo posto come nostra guida spirituale. Si tratta di un evento “autonomo” dgli altri organizzati a Genova in questa giornata, perché gli omosessuali credenti sono – se così si può dire – un gruppo ancora più nascosto rispetto alle altre associazioni presenti sul territorio».

    Sabato 18 maggio, nel laboratorio sociale di Vico Papa, il gruppo Bethel organizza anche l’incontro Omo/Trans-Philia, con la presentazione del libro Sesso mutante. I transgender si raccontano e la proiezione del documentario L’amore autentico. A tu per tu con le madri cristiane di due ragazzi gay.

  • Giardini nei palazzi del centro storico genovese: inaspettati e nascosti

    Giardini nei palazzi del centro storico genovese: inaspettati e nascosti

    1Questa settimana parleremo del giardino nei palazzi genovesi del centro storico. In particolare, ci occuperemo di quale sia la peculiare concezione sul tema del “verde”, che è venuta maturando nella mente dei progettisti e dei committenti, a partire dal Cinquecento.

    Tutti i genovesi sapranno certamente che la città si divide in una parte densamente urbanizzata che coincide, grosso modo, con il centro storico e le zone limitrofe e poi la restante area, originariamente meno edificata, di Albaro, Nervi… Nella prima si concentravano i palazzi storici delle antiche famiglie cittadine, nella seconda le residenze estive del patriziato.

    Nei giardini delle predette ville domina da sempre la concezione del verde come “luogo di delizia”, ci sono fontane zampillanti, grotte, agrumi in vaso disseminati ovunque e spesso suggestivi affacci sul mare, sottolineati a mezzo dell’impiego della prospettiva a “canocchiale”.

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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      I progettisti e gli architetti hanno però ripreso, sin dal Cinquecento, questa esaltazione del “verde” e la hanno riproposta anche nel giardino cittadino. Nella sostanza, essi volevano che il committente ed i suoi ospiti potessero, sebbene necessariamente in spazi più limitati, astrarsi dalla realtà cittadina e godere di un verde, ancora più prezioso perché sottratto all’edificato. Questa idea non è affatto scontata ed è profondamente innovativa, se si pensa che è maturata, in Genova, molti secoli fa, in un periodo storico in cui vi era minore sensibilità, rispetto ad oggi, per il tema del paesaggio. Superati quindi gli spessi portoni dei palazzi, si entrava e si entra ancora oggi in una realtà diversa da quella che ci si potrebbe attendere.

    4 Recentemente ho avuto modo di visitare il giardino interno di un Palazzo di Via Garibaldi, cosa che mi ha permesso meglio di capire quanto la concezione sopra descritta permei i singoli edifici.

    Innanzi tutto, superato l’atrio, il visitatore può qui immediatamente cogliere l’imponente fontana a grotta che gli si staglia dinnanzi. Dopo quindi un volume costruito (l’atrio) vi uno spazio vuoto (il cortile) che ha come soffitto, non più gli stucchi su fondo grigio azzurro, ma proprio il blu del cielo. L’aria, l’acqua e la vegetazione sono quindi elementi immediatamente percepiti e percepibili, magari anche solo indirettamente, da qualunque visitatore. Ovviamente l’impatto non è solo visivo ma anche sonoro.

    In particolare, il rumore prodotto dall’acqua che cade lungo le pareti rocciose della grotta e poi nel bacino sottostante si diffonde sia nell’atrio che nelle stanze del palazzo, ingenerando un’impressione, molto naturale, di refrigerio e di calma tranquillità. A completamento di quanto descritto, al livello superiore si trova poi un incredibile giardino, letteralmente ritagliato nella collina ed ad essa arroccato. A tale spazio verde si accede attraverso una scala e poi un suggestivo camminamento con balaustra in marmo.

    Anche in questo limitato spazio, il verde è però sempre presente e viene valorizzato: vi sono infatti vari limoni nelle vasche addossate alle pareti. La fatica necessaria per percorre la scala viene ripagata dal verde lussureggiante e francamente inaspettato. Il tutto appare quasi configurasi come percorso di elevazione catartica dal buio del cortile alla luce del sole del giardino.

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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    Qui vi sono sentieri in acciottolato bianco e nero a spina di pesce, aiuole a prato, una fontana centrale zampillante e varie essenze vegetali. In particolare, sono presenti numerosissimi agapanti ed alcune glicini sui gazebi in ferro battuto. Le fioriture di queste piante (azzurro intenso e violetto-azzurro) riprendono sapientemente i colori grigio-bluastri delle facciate dell’edificio. L’insieme richiama gli schemi del giardino classico all’italiana, movimentato però dalle fioriture estive, è sobrio e solenne ma al tempo stesso colorato ed allegro. Persino i busti in marmo bianco e le decorazioni classicheggianti e barocche spuntano tra le aiuole e le apparentemente spontanee fioriture di grandi gruppi di iris, sempre azzurro-violacei. La vegetazione ed i fiori sottolineano e, al tempo stesso, mitigano l’intrinseco senso di grandiosità dell’insieme.

    7Pur nelle sue ridotte dimensioni, il giardino quindi completa ed esalta il palazzo, riprendendone lo stile, i colori, le decorazioni e lo spirito che traspare dal progetto dell’architetto. L’idea del raffinato rigore artistico del palazzo, mitigato dai colori e dalle forme delle decorazioni, trova proprio il suo omologo nel giardino, classico ma non banale, movimentato e non statico, barocco ma in fondo molto semplice, comprensibile tanto per l’esperto quanto immediatamente apprezzabile da chiunque.

    Il parallelismo tra opera dell’uomo e della natura permea dunque, in modo attentamente meditato, ogni cosa, sia da un punto di vista strutturale che cromatico. Come le facciate sono ripartite e stuccate, così il prato è diviso in siepi e queste ultime hanno profili movimentati. Il colore dominante dello stabile è il grigio-azzurro, le fioriture estive riprendono ed esaltano, in modo spontaneo e sofisticato al tempo stesso, proprio questi colori.

    Questi ultimi sono poi, forse non del tutto casualmente, i molteplici blu del Mediterraneo. Su questo mare si affaccia infatti tutta Genova, essa ne è pervasa e proprio da queste acque grigio-azzurre derivavano, quasi sempre, quelle fortune che permisero la realizzazione di gran parte dei palazzi cittadini e dei loro inaspettati giardini!

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Begato, palazzo via Maritano-via Ortigara: incertezza sul nuovo progetto

    Begato, palazzo via Maritano-via Ortigara: incertezza sul nuovo progetto

    via-ortigara-edilizia-begato-d12C’è la volontà di rivedere il progetto ma sull’eventuale nuova soluzione le idee sono ancora confuse. Ci riferiamo al contestato intervento edilizio previsto a Begato – tra via Maritano e via Ortigara – che nei mesi scorsi, a causa della sua invasività, aveva suscitato le vibranti polemiche di residenti e Municipio Valpolcevera.
    L’assessore regionale Giovanni Boitano (Politiche abitative, Edilizia, Lavori pubblici), rispondendo ad un’interrogazione presentata dal consigliere Lorenzo Pellerano (Lista Biasotti), ha annunciato che il progetto sarà rivisto al ribasso, con una diminuzione degli alloggi (come già era stato ipotizzato) e soprattutto delle volumetrie sviluppate in altezza.
    «L’opera secondo noi va realizzata – spiega Boitano – e non ce la sentiamo di rinunciare a questo intervento, così come non se la sente il Comune di Genova. Pensiamo tutti che l’intervento debba essere rivisto. La Giunta comunale, già nella seduta del 31 gennaio, ha deciso di rivedere il progetto. Da 67 alloggi scenderemo ad una cinquantina. È stato affidato ai tecnici l’incarico di studiare una costruzione con una disposizione diversa, probabilmente suddivisa in due strutture».

    La Regione Liguria contribuisce alla nuova edificazione con un finanziamento di circa 2 milioni e mezzo di euro. «Quando, invece, si potrebbero utilizzare queste risorse per ristrutturare i numerosi immobili sfitti sparsi per la città – spiega Pellerano – e recuperare gli altrettanto numerosi alloggi che versano in condizioni fatiscenti, al fine di una loro assegnazione alle persone in attesa di una casa popolare (oltre 4000 nell’ultima graduatoria)». Il Comune mette sul piatto la bellezza di quasi 6 milioni di euro.

    «Occorre modificare il progetto confrontandosi con gli abitanti – continua Pellerano – i quali, a priori, non sono contrari a qualsiasi intervento, ma semplicemente chiedono di non deturpare la zona con una nuova colata di cemento». Secondo il consigliere regionale, in questo modo «Sarebbe possibile stornare delle risorse da indirizzare verso altre opere di manutenzione degli alloggi pubblici che consentirebbero di dare una risposta immediata all’esigenza abitativa».

    Pellerano accoglie positivamente la disponibilità dell’assessore Boitano ma sottolinea «Forse tra Regione e Comune si è generato un equivoco: la riduzione a 50 appartamenti non basta. In questo contesto una trentina di appartamenti sarebbero più che sufficienti».
    La II Commissione (Bilancio, Assetto del Territorio, Sviluppo Economico, Tutela Ambiente) del Municipio Valpolcevera – già nel parere del 19 ottobre 2012 – aveva bocciato l’ipotesi di riduzione da 67 a 55 alloggi considerandola comunque troppo impattante. Inoltre affermava: «È necessario un riesame del progetto edilizio cui segua un suo ulteriore ridimensionamento nei volumi e nelle dimensioni, soprattutto in sviluppo verticale, in modo da realizzare un’opera di altezza non eccedente i volumi di altezza del precedente edificio già demolito riprendendo lo sky line di tale costruzione (32 alloggi)».

    Il comitato di cittadini, da parte sua, è parecchio perplesso «Ancora non è chiaro quale sarà la nuova soluzione architettonica. Abbiamo chiesto lumi al Comune ma finora senza ottenere risposta».
    Il timore è che – fingendo di venire incontro alle esigenze degli abitanti – nella realtà delle cose tutto resti così com’è.

     

    Matteo Quadrone

  • Pechakucha night #6: bando per progetti e artisti

    Pechakucha night #6: bando per progetti e artisti

    Mostra fotograficaAppena terminata la quinta edizione di Pechakucha night, sono già partiti i preparativi per il sesto evento: l’appuntamento sarà il prossimo 20 giugno ai Giardini Luzzati, per la rassegna che mette in evidenza progetti creativi e di innovazione per la città.

    Il format è sempre lo stesso, 20 slide in 20 secondi ciascuna (seguendo il format Pechakucha). Possono partecipare designer, architetti, grafici, fotografi, artisti, stilisti, scrittori, fumettisti, musicisti, videomaker, inventori, scienziati, professionisti che si occupano di comunicazione o editoria.

    Non è prevista alcuna quota di partecipazione: l’invio dei materiali (scheda di partecipazione e 7 slide di prova) è entro lunedì 3 giugno 2013 all’indirizzo mail pkn.genova@gmail.com. La comunicazione ai selezionati avverrà entro venerdì 7 giugno.

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Anvag: il cittadino sceglie l’avvocato, la parcella la paga lo Stato

    Anvag: il cittadino sceglie l’avvocato, la parcella la paga lo Stato

    Sentenza del TribunaleForse non tutti sanno che… da qualche anno a Genova esiste un’associazione di avvocati e praticanti che si mettono a disposizione dei cittadini, offrendo servizi legali totalmente gratuiti. Vista l’importanza di questo servizio, abbiamo deciso di approfondire l’iniziativa e riportarne qui tutti i dettagli.

    Vediamo come funziona.

    Si tratta di un’Associazione Nazionale Volontari per il Gratuito Patrocinio (ovvero ANGAV) con sede a Roma, cui possono liberamente aderire gli avvocati e i praticanti che decidono di mettere la loro professionalità al servizio della cittadinanza. Il patrocinio legale viene offerto per dirimere controversie penali, civili, amministrative e tributarie, famigliari. Il tutto a spese dello Stato. Inoltre, anche l’assistenza di consulenza sia processuale che extra-processuale, come servizio di volontariato prestato al fine di informare il cittadino su metodi di risoluzione alternativa al potenziale conflitto.

    Possibile? Pare proprio di sì. In base a un Decreto del Presidente della Repubblica (DPR n. 115/2002 – artt. dal 74 al 141), che permette l’attuazione dell’ art. 24 della Costituzione in materia di “diritto di difesa” e che consente di godere dell’assistenza legale gratuita per promuovere un giudizio o per difendersi davanti al giudice.

    Ma chi può usufruire di questi servizi? Naturalmente ci sono delle condizioni da rispettare. L’iniziativa si rivolge alle fasce di persone cosiddette meno abbienti, ovvero quello il cui reddito famigliare sia inferiore a 10.700 (10.766,33, per la precisione) euro annuali. In caso di controversie esistenti tra i componenti dello stesso nucleo famigliare, naturalmente, la soglia reddituale sopra indicata non è da riferirsi al reddito complessivo, bensì soggettivo. Nel caso di controversie penali, invece, questo limite di 10.700 euro viene elevato di 1.032,91 euro per ogni familiare a carico. Per raggiungere gli obiettivi di tutela e assistenza alla cittadinanza, ANVAG si avvale di sedi locali, dislocate su tutto il nostro territorio: ciascuna di esse prevede l’adesione da parte di almeno cinque professionisti, tra avvocati e praticanti (la successiva adesione da parte di altri membri è libera), tra i quali dovrà esserne indicato uno come rappresentante e referente di sezione, che risponderà alla sede centrale romana. A Genova, in particolare, presso ogni struttura municipale genovese è stato aperto un apposito sportello di consulenza  ANGAV che una volta a settimana (per esempio, ogni mercoledì pomeriggio su appuntamento presso i locali del  Municipio IV – Media Val Bisagno) offre ai cittadini meno abbienti una prima consulenza legale di indirizzo e orientamento e, dopo una valutazione del caso, vengono fornite le indicazioni necessarie per l’accesso al gratuito patrocinio a spese dello Stato.

    Capofila del progetto, il Municipio II – Centro Ovest che a Sampierdarena aveva avviato questo percorso già nel dicembre 2010. Sì, perché la difesa del non abbiente non si esaurisce nelle aule di giustizia, sostengono i professionisti aderenti ad ANVAG, capitanati dal presidente della sezione locale Avv. Guerino Donadeo: mossi da spirito umanitario e con un’attenzione particolare alla solidarietà sociale e morale, questi legali hanno deciso di riunirsi, dando un esempio positivo e ribadendo che quella dell’avvocato non è poi la figura ambigua del “leguleio” Azzeccagarbugli cui molti di noi sono abituati a pensare, ma è piuttosto una professione seria e rigorosa che sa però anche mantenere il contatto con la società e ascoltare i bisogni dei cittadini. L’obiettivo è quello di guidare quei molti che non hanno un’adeguata conoscenza del contesto normativo (spesso reso ostile dal’”giuridichese” in cui è espresso) e dei diritti-doveri sociali, e che rischiano quotidianamente di incappare in situazioni intricate.

    ANVAG E PATROCINIO GRATUITO

    Come funziona? Per ricevere assistenza giudiziaria e essere ammessi ad usufruire del gratuito patrocinio a spese statali è necessario presentare una domanda, debitamente compilata su modulo predisposto (che si trova anche online, sul sito www.ordineavvocatigenova.it o presso la Segreteria del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e all’Ufficio Relazioni per il Pubblico). La domanda dev’essere presentata agli uffici competenti (per i giudizi civili, all’Ordine degli Avvocati, per quelli amministrativi al TAR, per i tributari alla Commissione Tributaria e per i penali al giudice di merito) e deve pervenire in carta semplice, con l’indicazione delle generalità anagrafiche, codice fiscale, attestazione dei redditi percepiti l’anno precedente alla domanda e dichiarazione dei redditi. Valutata la fondatezza delle richieste, entro 10 giorni viene emesso un provvedimento in via provvisoria di ammissibilità, di non ammissibilità o di rigetto della domanda, comunicando l’esito ai diretti interessati. Se la domanda viene accolta, l’interessato può nominare un difensore, scegliendolo dagli elenchi presenti sul sito e divisi per competenze dei professionisti. L’istituto del diritto patrocinio vale nell’ambito di un processo civile, ai casi di separazioni consensuali, divorzi congiunti, ecc., e consente la nomina di un avvocato e la sua assistenza a spese dello Stato. L’ammissione al gratuito patrocinio è valida per ogni grado del processo e per le procedure connesse. Lo stesso vale per i processi amministrativi, contabili e tributari.

    Chi ne ha diritto ? Il cittadino italiano, o residente in uno dei paesi dell’Unione Europea, non comunitario se soggiornante in Italia, l’apolide, gli enti associati e no-profit.

    Quali sono le condizioni? L’unico fatto discriminante è quello economico: il richiedente deve dimostrare che il reddito annuo imponibile risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi relativo a tutto il nucleo familiare, compresi i conviventi, è inferiore alle soglie previste. Pesa esclusivamente il reddito del richiedente in caso di questioni attinenti a diritti della personalità (separazione, divorzio, ecc.).

    Quale documentazione è necessaria? Stato di famiglia e certificato residenza uso gratuito patrocinio, ultimo dichiarazione dei redditi, copia carta identità e codice fiscale. Nei giudizi familiari anche certificato di matrimonio.

     

    Elettra Antognetti

  • Brunch, Coopetition, Smog: i termini composti nella lingua inglese

    Brunch, Coopetition, Smog: i termini composti nella lingua inglese

    Alice nel Paese delle MeravigliePochi giorni fa parlavo con una cara amica a proposito di un articolo di giornale che aveva letto e apprezzato: “Lo trovo acuto e allo stesso tempo divertente,” mi disse: “Anzi, potrei definirlo acutente?”

    In modo inconscio, la mia amica aveva appena elaborato un esempio di portmanteau word, definita in italiano come “composto”, “ibridismo” o anche “parola macedonia” (definizioni un po’ cacofoniche secondo me: più piacevoli quella inglese e quella francese di mot-valise, parola-valigia”). Un portmanteau ha la caratteristica di essere composto dalla fusione dei suoni e dei significati di due diverse parole, come nel caso appena illustrato.

    Il curioso nome – al quale testi più recenti preferiscono il termine blend – trae la sua origine da Lewis Carroll, autore di Alice in Wonderland, libro nel quale il personaggio di Humpty Dumpty paragona una parola composta a una valigia  – porte-manteau in francese – nella quale “due diversi significati vengono impacchettati in un unico termine”. Accade così che in italiano un cantante che sia allo stesso tempo autore del testo di una canzone diventi un “cantautore” o che un noleggio di automobili sia un “autonoleggio”.

    Frequenti i blend in lingua inglese, alcuni dei quali si sono insinuati nell’italiano, sebbene in certi casi non ce ne siamo nemmeno resi conto.

    Sapevate, per esempio, che smog è il risultato della combinazione di smoke + fog (fumo + nebbia)? Oppure pensate a brunch, composto da breakfast + lunch ovvero un pasto che è una via di mezzo tra colazione e pranzo. Non mi capita di guardare la tv da diverso tempo, ma se non sbaglio ogni anno la RAI propone Telethon (television + marathon), una maratona televisiva avente lo scopo di raccogliere fondi per vari tipi di ricerche mediche e scientifiche… Uno degli ultimissimi casi in cui il servizio pubblico televisivo si sforza di conservare una vaga parvenza di essere ancora tale: una rarità paragonabile alla probabilità di vedere un orso polare parlare in cinese all’Equatore.

    Sempre nel settore televisivo va di moda l’infotainment (information + entertainment), il quale presenta il problema, a mio modo di vedere, che in diverse situazioni non si capisce fino a che punto arrivi l’intrattenimento e da dove invece parta – se davvero c’è – l’informazione: Ballarò & co. docent.

    In tempi di recessione o di crisi economica, non è raro imbattersi nella stagflation, altra portmanteau word generata dalla fusione di stagnation e inflation.

    Recentemente, invece, ho trovato con piacere in due diversi testi di ambito economico il composto coopetition (cooperation + competition). Se da un lato il termine non esclude l’aspetto competitivo che sprona le singole persone e le organizzazioni delle quali fanno parte a migliorarsi, dall’altro inquadra questa pulsione individualistica all’interno di un più ampio e inclusivo disegno di società, che rifiuta la sopraffazione, la logica dell’Homo homini lupus e le strutture piramidali, preferendogli invece la cooperazione e la creazione di valore. Sta a noi, nella nostra quotidianità, realizzare dei modelli concreti di coopetition, soddisfacendo le nostre legittime ambizioni individuali, ma contribuendo al tempo stesso alla realizzazione di una società più armoniosa. Si tratta di un compito che definirei “ambiziolante”: ambizioso + stimolante … See you  

     

    Daniele Canepa

  • Consiglio Comunale dei Ragazzi: cittadinanza attiva nelle scuole

    Consiglio Comunale dei Ragazzi: cittadinanza attiva nelle scuole

    Porticato di Palazzo DucalePer il terzo anno Palazzo Ducale ha ospitato gli Stati Generali della Partecipazione, un evento in cui bambini e ragazzi provenienti da diverse scuole della Liguria mettono a confronto le loro esperienze di cittadinanza attiva nelle loro comunità locali.

    Si tratta dei CCR, acronimo di Consigli Comunali dei Ragazzi. L’incontro di Palazzo Ducale (svoltosi ieri, mercoledì 15 maggio 2013) ha visto partecipare circa 170 bambini dalle scuole di Imperia, Taggia, Sanremo, Vallecrosia, Cicagna, Recco, Casarza Ligure, Spotorno e Arenzano: ogni classe, nel proprio stand, illustrava proposte e delibere approvate nel proprio paese di provenienza. Pulizia delle spiagge, riqualificazione di aree verdi, promozione della raccolta differenziata e così via. Nell’ambito di un’assemblea plenaria, le diverse scuole confrontano modalità di lavoro e condividono progetti. Come spiega Valentina Sciutti di Arciragazzi, «l’aspetto più importante dei CCR è che spesso le “vere” istituzioni locali discutono e concretizzano le proposte dei ragazzi. Ogni anno ne monitoriamo l’attività in questo senso, perché i CCR abbiano una ricaduta positiva sulle aree in cui si realizzano, e il riscontro è sempre positivo. In occasione di questo incontro al Ducale, Arciragazzi raduna materiali e istanze prodotti dai singoli CCR e li propone a tutti, anche alle scuole oggi non presenti ma che al loro interno hanno un CCR».

    Un’iniziativa lodevole, che però in questa edizione presenta anche un aspetto di polemica: «Di solito il convegno dura fino alle 15.30: quest’anno ci hanno praticamente “cacciati” prima, perché la Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale doveva accogliere i giornalisti provenienti da fuori Genova per i funerali delle vittime del porto. Inoltre, mentre di solito i pullman che portano i materiali a noi necessari parcheggiano in piazza Matteotti, oggi è stata chiusa al traffico e transennata, così che abbiamo dovuto portare tutto a mano da piazza Dante». Valentina non ne sa il motivo, sono io a spiegarglielo. Piazza Matteotti ospiterà il maxischermo che tramuterà un lutto privato e cittadino in un grande evento mediatico. Ma questa è un’altra storia. Torniamo a parlare di questa bella iniziativa, per capirne qualcosa in più.

    Il CCR è un progetto nato con la legge 285/97 (Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza), che a sua volta si richiama alla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (1991), che nell’articolo 12 dichiara “Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo essendo debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità.
    A tal fine, si darà in particolare al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole di procedura della legislazione nazionale“.

    Come funziona, in pratica? Si costituisce all’interno delle classi di elementari, medie o superiori un Consiglio Comunale in tutto simile a quello “reale”. Un alunno viene eletto Sindaco, sono eletti gli Assessori, e periodicamente si svolgono le assemblee con l’aiuto di un facilitatore, che sia un insegnante o un “vero” membro del Consiglio Comunale cittadino. «Nei paesi più piccoli è più facile che Sindaco o Assessori trovino tempo e disponibilità per partecipare agli incontri, anche se gli impegni istituzionali spesso non lo rendono possibile».

    Arciragazzi organizza annualmente questo incontro in collaborazione con Yepp, che si occupa della documentazione audio-video. Fondazione Carige (i CCR sono parte del suo Progetto Giovani) mette ai disposizione i pullman che trasportano gratuitamente i ragazzi da/per le scuole di provenienza, mentre Celivo fornisce tutti i materiali necessari e numerose altre associazioni del territorio danno il loro contributo. Infine Comune di Genova, Clesc e Arci Servizio Civile sono patrocinatori dell’evento.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Consiglio Comunale, Forti di Genova: il sogno Patrimonio Umanità Unesco

    Consiglio Comunale, Forti di Genova: il sogno Patrimonio Umanità Unesco

    palazzo-tursi-chessa-leonardo-SEL-D«Sono giorni molto tristi per la città, si percepisce un senso di smarrimento che non si attenua, c’è una grande esigenza di capire a fondo il perché di una simile tragedia, di valutarne le cause e di far emergere le eventuali responsabilità». Con queste parole, il presidente Guerello ha aperto martedì pomeriggio la seduta ordinaria del consiglio comunale, rivolgendo, prima del doveroso minuto di raccoglimento, un pensiero ai lavoratori rimasti feriti e al prezioso impegno senza sosta dei soccorritori.

    Tuttavia, proprio la questione porto ha lasciato qualche malumore in Sala Rossa. È il caso del consigliere Stefano Anzalone (Idv), già assessore allo Sport della giunta Vincenzi, che si è visto rifiutare la richiesta di un art. 54 con cui avrebbe voluto chiedere lumi ai suoi successori su eventuali iniziative concrete previste a sostegno delle famiglie colpite dalla tragedia. “Troppe volte nel nostro Paese le Istituzioni hanno espresso la loro completa solidarietà e vicinanza solo a parole – si legge nella nota stampa rilasciata dal consigliere – per tale motivo si voleva conoscere quali azioni fossero state già intraprese o previste nel prossimo futuro”.

     

    È lo stesso Anzalone a spiegarci il significato di queste parole: «Non voleva essere un’interrogazione volta a fare polemica sulla tragedia ma mi sembrava opportuno capire se oltre ai funerali di Stato, dopo i momenti di vicinanza, sostegno e lutto, l’amministrazione avesse previsto delle azioni concrete di sostegno a queste famiglie che assieme al loro caro hanno perso tutto». Proprio in questa direzione il capogruppo dell’Italia dei Valori avanza la proposta di individuare, insieme con l’Autorità portuale, un percorso che possa offrire un’opportunità lavorativa ai componenti delle famiglie colpite dal lutto: «Oltre a quello che ci sarà sotto il profilo assicurativo dal punto di vista del sostegno economico, che avrà comunque tempi lunghissimi, trovare una collocazione lavorativa in tempi rapidi, eventualmente anche nell’ambito della Capitaneria di porto, potrebbe rappresentare un segno efficace della volontà dell’amministrazione di non lasciare sole queste famiglie».

     

    Tra gli argomenti che hanno tenuto banco nella giornata di ieri in Sala Rossa, spicca senza dubbio la situazione di molti lavoratori del terzo settore che dopo un presidio davanti a Palazzo Tursi hanno occupato compostamente gli spazi dell’aula consiliare riservati al pubblico, nonostante all’ordine del giorno non vi fosse alcun provvedimento che li riguardasse direttamente. Tuttavia, è proprio alla loro massiccia presenza che è stata dovuta la prima delle numerose interruzione della giornata, in apertura dei lavori. Come ormai prassi consolidata in questi casi, si è consentito che una rappresentanza dei lavoratori incontrasse la conferenza dei capigruppo per un rapido confronto. Non molti i risultati ottenuti ma, d’altronde, finché non verrà approvato il bilancio comunale previsionale risulta piuttosto proibitivo ottenere risposte certe sul futuro. «Il sindaco si è impegnato a non tagliare il welfare – ha dichiarato Ferdinando Barcellona, portavoce del Forum del terzo settore – ma ad oggi non esiste alcuna garanzia sulla base finanziaria di partenza per questi servizi che ogni giorno a Genova coinvolgono oltre mille lavoratori». Del tema si tornerà a parlare giovedì prossimo, con un ordine del giorno presentato ad hoc nel corso della commissione congiunta Welfare e Bilancio.

    Dopo aver respinto ad ampia maggioranza, compresi i voti del M5S, un ordine del giorno “fuori sacco” con cui il leghista Rixi impegnava il sindaco a riferire al consiglio comunale circa l’iter progettuale per la costruzione della moschea nonché a verificare eventuali irregolarità sui lavori di ristrutturazione nella sede di via Coronata a causa della presenza di amianto, l’aula è passata all’approvazione di alcune modifiche allo statuto di Amiu e Fiera di Genova, immediatamente eseguibili. La maggioranza, invece, ha rischiato di andare sotto su una mozione presentata dal M5S che proponeva una modifica allo statuto dell’associazione Smart City al fine di ampliare la partecipazione attiva della cittadinanza nello sviluppo dei progetti e rivedere i criteri di sorveglianza, soprattutto in ambito occupazionale: la mozione è stata respinta con 16 voti contrari, 15 favorevoli (maggioranza e De Benedictis, Gruppo Misto) e 3 astenuti, tutti della Lista Doria.

    Il pomeriggio si era aperto con diversi articoli 54 che, come di consueto, avevano anticipato i lavori dell’aula. Oltre al restyling di via Buranello, di cui abbiamo già parlato, merita di essere citata l’interrogazione proposta dalla consigliera Vittoria Musso (Lista Musso) circa la riqualificazione dei Forti di Genova. La risposta è stata affidata all’assessore all’Ambiente Valeria Garotta, che ha lanciato l’ambizioso progetto di seguire la strada francese di riconoscimento come patrimonio dell’Unesco. «Siamo in attesa della convocazione del tavolo tecnico con Sovrintendenza e Ministero per avere il via libera all’acquisizione dei Forti da parte del demanio, passo imprescindibile per iniziare il processo di valorizzazione». L’obiettivo dell’amministrazione è quello di realizzare un vero e proprio museo a cielo aperto, puntando fin da subito su nuove attività ricettive nelle strutture meglio conservate, come Forte Sperone e Forte Begato, senza precludere la libera fruizione dei cittadini e cercando di accedere a diversi finanziamenti europei che riguarderanno proprio la riqualificazione dei parchi urbani.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Crowdfunding: Produzioni dal basso salverà la cultura in Italia?

    Crowdfunding: Produzioni dal basso salverà la cultura in Italia?

    EconomiaMartedì 14 maggio Palazzo Ducale ha ospitato l’evento di chiusura della “prima fase” di Creative Cities, progetto cui il Comune di Genova ha aderito insieme ad altre quattro città europee, e che prevederà una successiva fase di finanziamenti tra il 2014 e il 2020.

    Una giornata di interventi politico-istituzionali alternati workshop con addetti del settore, e che Era Superba ha seguito per capire lo stato dei progetti. In particolare, uno dei contributi più interessanti è stato portato da Angelo Rindone, fondatore della piattaforma di crowdfunding Produzioni dal basso, che insieme all’artista Cesare Viel ha dialogato sul tema Oltre la creative industry. Spazi e soggetti non convenzionali.

    Il workshop si fonda sul capire come e quanto si siano modificati i paradigmi dell’arte: buona parte dei progetti artistici cui assistiamo sono allestiti in spazi diversi da quelli “standard”, comprendono atti performativi, vedono un’intersecazione tra le diverse discipline della creatività e nuove forme di interazione tra i soggetti coinvolti, a partire dai potenziali finanziatori.

    Il crowdfunding – termine inglese che nasce dalla fusione di crowd, folla e funding, finanziamento – è una pratica che nasce “ufficialmente” nel 2009, anche se il sito Produzioni dal basso vede la luce già nel 2005. Come funziona? Chiunque ha un progetto artistico può caricarlo su un sito web – al mondo esistono oltre 500 piattaforme, di cui la più nota è Kickstarter – inserendo la descrizione dell’idea, eventuale documentazione e la somma necessaria. Man mano che si ricevono donazioni, una barra associata al progetto si sposta dallo zero verso il totale di denaro previsto, in assoluta trasparenza.

    Facile a dirsi. Di fatto, come spiega Rindone – il quale tiene a precisare di essere un informatico “prestato” all’arte e alla cultura – «chi vuole farsi finanziare un progetto tramite il crowdfunding deve partire da una solida reputazione sul territorio in cui opera e sul web, oltre ad avere le idee molto chiare sul proprio progetto e un’eccellente capacità di presentarlo. Pur lavorando da anni nel crowdfunding, non ne sono un sostenitore a priori: cercare finanziamenti in questo modo è un processo che mette in gioco numerosi fattori».

    Il crowdfunding ha il pregio di disintermediare la cultura, rendendo possibile a chiunque il trovare fondi per le proprie opere: soprattutto a chi – per carenza di fondi delle istituzioni o difficoltà nel creare con esse un dialogo – non riesce a ottenere il supporto da chi dovrebbe finanziare i progetti culturali. In questo modo numerosi progetti rivolti a una nicchia o che hanno lo scopo di riqualificare aree urbane in cui l’istituzione locale non interviene (solo per fare alcuni esempi) possono vedere uno spiraglio di realizzazione. In economia si chiama coda lunga: tantissimi micro-progetti (con pochi lettori/spettatori ciascuno) creano complessivamente maggiore profitto di un solo progetto che raduna molti lettori/spettatori. Questa è la ragione per cui siti come Amazon e iTunes hanno reso possibile a chiunque di pubblicare e vendere il proprio romanzo o album musicale, a prescindere dalla qualità.

    Il crowdfunding si pone su un livello differente, perché «nessuno passa per caso su un sito come Produzioni dal basso e investe due, cinque, dieci euro in un progetto che non conosce». I criteri per un buon piano di crowdfunding sono: contenuto del progetto, suo grado di innovazione e dirompenza e sua permeabilità nel territorio; reputazione del proponente, sua capacità di raccontare il progetto e di creare intorno a esso una rete di relazioni; disponibilità del proponente a metterci la faccia, ossia spiegare ai potenziali finanziatori chi è, di cosa si occupa e perché è importante che il progetto sia finanziato e realizzato.

    Democratizzare la cultura, rendere chiunque un soggetto attivo – che con un piccolo contributo economico ne diventa di fatto promotore – dare la possibilità di realizzare progetti altrimenti non fattibili. Il punto di forza del crowdfunding, che trova d’accordo entrambi i relatori del workshop, è il suo essere un viatico per creare relazioni costruttive e virtuoseche nascono online e si sviluppano poi sul territorio. Se quello che manca nei social network è “l’interazione con l’umano”, il crowdfunding è stato in alcuni casi concreti un mezzo per abbattere queste barriere, perché gruppi di persone – nel finanziare un progetto – si sono impegnate in prima persona per realizzarlo concretamente anche con azioni pratiche.

    Qualche dato sul crowdfunding: a livello mondiale, nel 2012 sono stati finanziati oltre 1 milione di progetti per un totale di circa 3 miliardi di dollari. Il solo sito Produzioni dal basso ha avuto nel solo 2012 17.000 iscritti (mentre fino al 2011 erano una media di 500 all’anno) e circa 500.000 € di transazioni.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]