Autore: erasuperba

  • Giovani e democrazia partecipata: simulazione politica ai Luzzati

    Giovani e democrazia partecipata: simulazione politica ai Luzzati

    Giardini LuzzatiLunedì 27 maggio 2013 (ore 17.30) i Giardini Luzzati ospitano un evento nell’ambito della Settimana Europea della Gioventù.

    Titolo dell’incontro è Noi al posto loro: esperimenti di democrazia partecipata. Una simulazione di seduta del Consiglio Europeo attraverso l’utilizzo di Dignityland, una piattaforma creata appositamente dall’istituzione comunitaria per consentire ai giovani di effettuare questo esperimento.

    Tema dell’evento
    Se fossi tu a decidere? Quali scelte faresti? Come impegneresti il tuo budget? Saresti in grado di raggiungere un accordo?

    Sarà presente Sergio Rossetti, Assessore regionale all’istruzione.

    L’incontro è aperto a tutti i giovani interessati, con partecipazione libera. Per informazioni noialpostoloro@gmail.com

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Sorriso Francescano: educatori e volontari per la tutela dei minori

    Sorriso Francescano: educatori e volontari per la tutela dei minori

    sorriso-francescano-campo-calcioLa Fondazione “Sorriso Francescano” è un’associazione di accoglienza e solidarietà, con vari centri dislocati tra Genova (a Coronata, in Salita P. Umile 17, ed Albaro, in Via Riboli e Via Parini), e La Spezia, in Via dei Colli. I centri svolgono attività di volontariato, di aggregazione giovanile ed educativa genitore-bambino, e si presentano come un’opera assistenziale socio-educativa che affronta il disagio minorile e offre servizio anche ai migranti. Nel primo centro, quello di Coronata, vengono accolte donne e bambini, mentre ad Albaro sono ospitati ragazzi, soprattutto minori per decreto del tribunale. Alcuni di loro vivono nella comunità, altri trascorrono negli spazi della Fondazione le loro giornate. L’associazione vive grazie al lavoro di operatori qualificati, esperti negli ambiti formativi e di problematiche legate alla genitorialità, all’adolescenza, all’assistenza. Inoltre, sono attivi anche una quarantina di volontari, che affiancano gli educatori nell’assistenza ai ragazzi nello studio, ma partecipano anche alle gite e ai campi estivi e invernali.

    Il “Sorriso Francescano”

    L’Associazione è stata fondata dai Frati Cappuccini, presenti in Liguria dal 1528. Da subito, nei loro conventi hanno allestito mense per i poveri e poi, nel XX secolo, sotto la spinta di frati come Padre Umile Bonzi a Genova si sono occupati del disagio infantile e giovanile. In particolare, il “Sorriso Francescano” è stato fondato da Padre Umile, che tra il 1945 e il 1969, col sostegno dell’arcivescovo Cardinal Siri, promosse numerose attività benefiche rivolte ai giovani e costruì tre strutture di pronta accoglienza per minori. Opera assistenziale socio-educativa, il suo scopo principale è “assistere ed educare in maniera integrale tutti i minori che vengono accolti nelle comunità del Sorriso Francescano”, favorendone l’inserimento nel mondo del lavoro e nella socialità.

    Le strutture

    sorriso-francescanoServizi residenziali: Tra le strutture ospitate nelle sedi genovesi, la Comunità educativa “Le coccinelle”, in Salita Padre Umile. Qui, i minori inviati dai Servizi Sociali (in numero di 10 e di anni compresi tra i 6 e i 16) sono ospitati e hanno l’opportunità di sviluppare aspetti fisici, emozionali, cognitivi e spirituali della persona. L’equipe del personale è composta da sei operatori, di cui tre laici e tre religiosi, che curano le relazioni con la rete dei servizi sociali e il Tribunale dei Minori e le altre istituzioni con particolare attenzione all’area individuale, medico-sanitaria e famigliare. Nel centro sono previsti percorsi d’intervento personalizzati a sostegno e tutela del minore accolto e della relazione con la famiglia d’origine, sempre sotto la supervisione di uno psicologo esterno. Tutti i minori accolti in struttura sono inseriti in attività esterne attraverso percorsi individualizzati che permettono la realizzazione di interventi in rete con altre strutture territoriali (associazioni sportive, culturali, educative, scuole) al fine di creare un senso di appartenenza al territorio stesso, oltre che limitare il senso di sradicamento

    Inoltre, il Centro di aggregazione “Vento del Sud” di Via Riboli, che accoglie minori dagli 11 ai 18 anni, sia per accesso spontaneo su richiesta delle loro famiglie o per accesso concordato con Consultori Familiari dell’ASL e Centri di Ascolto diocesani. Il fine è quello di garantire ai ragazzi un clima di accoglienza e di ascolto, con il sostegno di un’equipe specializzata e con l’apporto di diverse figure professionali: gli educatori dedicano particolare attenzione al percorso individuale dei soggetti coinvolti ed elaborano insieme alle famiglie e al ragazzo una strategia condivisa. Gli operatori si attivano per fare sostegno educativo complessivo, supporto allo studio, laboratori di teatro, canto, pittura e attività sia sportive come karate, danza, calcio, pallavolo, che ricreative (cineforum, giochi da tavola, gite). Previsti anche momenti di scambio e confronto con le famiglie, e percorsi appositi di inserimento lavorativo. Il CAG fa parte della rete di strutture del Centro Servizi per la Famiglia e i Minori Genova VIII Medio Levante.

    Il Centro di aggregazione “Insieme”, anch’esso in Salita Padre Umile, accoglie minori di età compresa tra i 6 e i 10 anni. L’inserimento nel centro avviene su segnalazione delle scuole del territorio, dei Centri di Ascolto diocesani, dei Servizi sociali territoriali, dei Consultori territoriali dell’ASL o su richiesta diretta delle famiglie, e nel centro ci si occupa della prevenzione del disagio minorile e della dispersione scolastica, attivando forme di promozione sociale e sostegno scolastico. Inoltre il centro si occupa dello sviluppo di bambini che appartengono a famiglie svantaggiate, cercando di diminuirne il disagio. Il Centro dispone di un direttore religioso e pedagogista, e di altre figure formative dell’equipe interna sia laiche che religiose, affiancate da studenti della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Genova. Il Centro comprende due unità operative una Comunità Educativa ad alta intensità per 8 adolescenti (12-18 anni) e un Centro Diurno per 15 adolescenti (12-18 anni) con l’obiettivo di progettare un percorso di integrazione sociale e prevenire l’instabilità grave che coinvolge il comportamento, l’umore, la fiducia in sé stesso e le relazioni interpersonali dell’individuo nel contesto relazionale e sociale quotidiano. Nella Comunità opera un’équipe composta da un coordinatore, 6 educatori professionali a tempo pieno, uno psicologo con funzione di supervisore dell’equipe ed una psichiatra, consulente esterna.

     

    Elettra Antognetti

  • Focaccia al formaggio, farinata e limoni: le sagre di oggi

    farinataSalvo annullamenti dell’ultimo minuto causa maltempo, questi gli appuntamenti gastronomici in programma a Genova e provincia nella giornata di oggi, domenica 26 maggio.

    Iniziamo con la festa della focaccia di Recco: per l’intera giornata distribuzione del prodotto tipico nelle vie e piazze della cittadina di Levante. In programma anche una mostra pittorica di artisti del luogo e musica dal vivo. Sempre a Levante, a Monterosso, la sagra del limone (che avrebbe dovuto svolgersi il 18-19 maggio ma è stata rinviata per il maltempo).

    Passando a Ponente, in programma la sagra della farinata sul lungomare di Pegli e Camminmangiando a Voltri, nel Parco di Villa Duchessa di Galliera. I prodotti tipici sono anche parte del programma di Arenzano Green Festival, un evento dedicato all’educazione ambientale con laboratori didattici e illustrazione dei progetti locali per la salvaguardia del territorio.

    Sulle alture di Genova, a Fontanegli, torna la Mangialunga: undicesima edizione per l’iniziativa gastronomica che prevede un percorso di degustazioni lungo 5 km. Infine, in corso Italia, la cena – conferenza Io scelgo veg a cura della dottoressa Denise Filippin.

  • Bratislava, Slovacchia: la nebbia fra i tetti, i vicoli e la malinconia

    Bratislava, Slovacchia: la nebbia fra i tetti, i vicoli e la malinconia

    petralkaGiuseppa Koshkova è un’infermiera che vive a Bratislava e ogni mattina si reca in stazione per prendere il treno che la porta a Vienna dove inizia il suo turno all’ospedale generale della capitale austriaca, due città distanti poco più di cinquanta chilometri e nonostante siano vicine le differenze culturali sono visibili a occhio nudo.

    Quindici anni fa, durante una vacanza in Austria, avevamo conosciuto alcune ragazze che ci avevano invitato a passare una giornata con loro nella capitale slovacca. A quei tempi era necessario il passaporto per passare la dogana ed essendo dotati della sola carta d’identità ci aspettava un mesto ritorno a casa con qualche giorno a disposizione prima di riprendere gli studi.

    Giuseppa era seduta in una kaffeehausen del centro di Vienna, leggeva distrattamente un libro ascoltando le nostre conversazioni su come poter superare il confine. Il pomeriggio era fresco e una densa pioggia restava attaccata ai vetri appannati del locale, un giornalaio chiudeva la saracinesca mentre le luci del teatro iniziavano a scaldarsi per l’arrivo dei primi signori in abito scuro.

    Siamo rimasti senza parole quando Giuseppa si è seduta al nostro tavolo dicendo che ci avrebbe potuto aiutare, la nostra diffidenza iniziale fu spezzata dal suo aspetto che ispirava fiducia. Il suo italiano era discreto, il nonno era calabrese di nascita ed emigrato nei primi anni del novecento in Germania per lavorare nelle miniere di Rammelsberg, in seguito fu deportato in Austria a causa della guerra, trovò pace in Slovacchia per ragioni sentimentali…

    Ci ha proposto di passare in treno la frontiera la mattina successiva e che se ci fossero stati problemi ci avrebbe pensato lei grazie alle sue conoscenze in dogana ferroviaria. L’occasione era ghiotta e la paura reale ma nonostante le apparenze il regime comunista era un lontano ricordo e il rischio era quello di essere rispediti al mittente quindi abbiamo accettato l’offerta e anche le eventuali conseguenze.

    Abbiamo passato il confine senza problemi, Giuseppa ci avrebbe riportato indietro il giorno dopo e ci ha lasciato liberi di scoprire la città, non abbiamo trovato le ragazze ma al loro posto abbiamo conosciuto la bellezza e il fascino immortale di storia e cultura che scorre lungo le acque impetuose del Danubio, uno dei fiumi più lunghi e grandi d’Europa. Quella è stata la prima stretta di mano fra me e Bratislava, nel tempo è diventata una tappa annuale per trascorrere weekend lunghi o capodanni alternativi e divertenti ma sempre con un regolare passaporto.

    La città è piccola ed è abitata da poco meno di mezzo milione di persone che vivono nel tranquillo centro storico dominato dal castello oppure nelle zone più periferiche e malfamate oltre il Danubio.

    La signora Giuseppa non poteva che abitare a Petralka, uno dei peggiori e mal tenuti quartieri, ma pur di risparmiare due soldi abbiamo soggiornato nella sua modesta casa in più di un’occasione  dormendo su un divano e un materassino da mare gonfiato in soggiorno. Rimangono nella memoria i suoi gulash e il pollo farcito legato con ago e filo di sartoria, le zuppe con corpi estranei galleggianti e le colazioni di pane secco tostato e marmellata di frutta sconosciuta, tutto però era preparato con l’amore di una persona altruista e sola.

    Petralka è un quartiere popolare e mal frequentato soprattutto nelle ore serali, molte persone vivono in edifici obsoleti e dimenticati e altre in case più moderne e ben arredate ma comunque in un contesto più economico rispetto al centro storico.

    Nei giorni di mercato il quartiere si ferma per lasciare il posto a banchi di frutta non proprio in buono stato a causa anche delle basse temperature, altri banchi vendono materiale storico e articoli bellici come elmetti e maschere antigas, spille e cappelli dell’armata rossa, binocoli usati e vecchi cartelli con scritte in cirillico.

    Dopo un giro perlustrativo ci si reca in centro, superando il parco Sad Janka Krala dove una torre con un UFO (così viene chiamato) con al suo interno un ristorante panoramico, svetta tra gli alberi. Il parco è stato anche luogo di riprese del video “Sei nell’anima” di Gianna Nannini, dove si riconosce la torre in più di un fotogramma.

     

    Superato il parco si attraversa il ponte che cavalca il Danubio e si arriva ai piedi del castello che domina la città dal suo colle più alto che permette di ammirarlo da ogni parte della città.

    Il lato del colle che costeggia il Danubio è formato da piccole grotte e gallerie naturali dove trovano alloggio i senzatetto, meglio non curiosare al loro interno. Tuttavia Bratislava è tranquilla e vivibile, il centro storico negli ultimi dieci anni è stato rimodernato con la pavimentazione delle strade e la ristrutturazione dei palazzi, questo ha permesso l’aumento di attività commerciali.

    Nei primi anni non era così, una coltre di nebbia copriva le vecchie case dalle finestre consumate e le strade erano poco frequentate, l’ambiente sembrava più povero ma sicuramente più affascinante e molto più malinconico.

    Lungo le vie del centro si trovano statue in ferro che rappresentano personaggi di ogni genere, un operaio che esce da un tombino è il più famoso, centinaia di turisti si fermano a fotografare e farsi immortalare con lui mentre Napoleone si appoggia su una panchina e da un angolo di un vicolo un paparazzo è pronto a scattare un fotografia.

    Una delle prime serate l’abbiamo passata mangiando un ottimo piatto di pasta al ristorante Paparazzi, proprio dove c’è l’omonima statua, per poi andare a ballare al Circus Barok, una discoteca galleggiante sul fiume.

    Il locale non deve essere in regola con le norme di sicurezza e non è neanche frequentato dalla creme di Bratislava ma è un posto inusuale e originale a cui abbiamo dedicato almeno una serata per ogni vacanza.

    Una sera siamo usciti molto stanchi, tornare a piedi sarebbe stato faticoso e abbiamo deciso di prendere un taxi, uno dei tanti che fermano all’uscita della discoteca che con pochi spiccioli ti portano a destinazione. Saliamo a bordo di una vecchia skoda verde militare che non aveva per niente l’aspetto di un taxi e il conducente guidava freneticamente parlando al telefono con tono forte in lingua slovacca.

    Matteo era dietro che dormiva, io stavo seduto sul sedile posteriore osservando la strada con sospetto, i palazzi e le case lasciavano il posto a fitte trame di alberi in fila come soldati e luoghi isolati. Accostò in una piazzola e ci chiese il conto con un coltello, Matteo finalmente era sveglio, abbiamo svuotato il portafoglio ma fortunatamente eravamo senza carte di credito e il cambio era a nostro favore, la cosa preoccupante era tornare indietro a piedi ma una cosa era sicura, non avremmo chiamato un taxi.

    Abbiamo seguito la strada, le luci e il Danubio fino ad arrivare al ponte quando ormai il sole iniziava timidamente a sorgere, alcuni raggi rimbalzavano sulla nebbia mattutina, altri invece brillavano sull’erba bagnata del parco indicando la strada di casa. Petralka deserta sembrava ancora più povera, un gatto malconcio cercava cibo tra i rifiuti facendo allontanare degli sporchi piccioni, attraversando il mercato chiuso siamo arrivati a casa dove Giuseppa aveva preparato un’abbondante colazione con uova, latte e pane tostato accompagnato dalla sua marmellata di arance fatta in casa.

    Per raggiungere il castello si percorre una bellissima promenade che taglia il parco alla base delle mura, spesso una leggera nebbia lascia intravedere le scure statue dei personaggi storici che lasciano a quel luogo un aspetto ancestrale.
    L’accesso al cortile principale e i sotterranei sono gratuite mentre per visitare le stanze si paga un economico biglietto. In cima al colle si può ammirare una vista a 360° e osservare il lungo scorrere del Danubio, le verdi campagne slovacche e durante le giornate più terse scorgere Vienna all’orizzonte.

    Durante l’inverno le cime degli alberi sono coperte da un sottile strato di neve e il freddo è tagliente come la lama di un rasoio, non resta che sedersi all’ Irish pub e bere una Guinnes in attesa che venga sera per poi cenare da Paparazzi davanti ad un ottimo piatto di pasta italiana.

    hotel-kievNegli ultimi anni Giuseppa non ci ospitò per problemi di salute e ci siamo accontentati di un orribile albergo, uno spoglio casermone che un tempo era la sede del vecchio partito comunista, l’hotel Kiev.

    Con più di mille stanze rappresenta la soluzione più economica per soggiornare in centro, poco importa se in bagno ci sono resti di peli e le lenzuola sono gialle per dormire due ore a notte è più che sufficiente.

    Da Dicembre a Gennaio, nella piazza principale e lungo le vie pedonali, ci sono i mercatini di Natale dove si può passeggiare tra gli addobbi bevendo una cioccolata calda o un vin brulè e pattinare nella pista ghiacciata.

    L’ultimo viaggio risale al 2009, le cose sono cambiate dai primi tempi, la città si modernizza e si globalizza, la moneta diventa l’euro e la moda si fa avanti portando turisti che aiutano l’economia ma forse fanno perdere quel fascino incontaminato che c’era prima.

    Il ricordo mi consola, dormire a Petralka è un’esperienza unica così come il vecchio hotel Kiev, ormai di lusso, le città cambiano e le mode vanno e vengono, le esperienze e i ricordi restano per sempre, questa è Bratislava, storia, natura, arte e semplicità.

     

    Diego Arbore

  • Mercatino di San Frumenzio: scambio di libri per beneficenza

    Mercatino di San Frumenzio: scambio di libri per beneficenza

    LibroSabato 25 maggio la Biblioteca Berio ospita nel proprio giardino, per l’intera giornata, il Mercatino di San Frumenzio. Un progetto nato nel 2007 e che prevede l’esposizione dei libri donati periodicamente dai cittadini alla biblioteca: chiunque può portare libri in donazione o venirne a prendere, in cambio di un’offerta minima di 1 €: questa iniziativa benefica che ogni anno ha un differente destinatario.

    Il ricavato di oggi andrà all’Associazione San Marcellino, fondata nel 1945 dai Gesuiti di piazza Matteotti e che si occupa di ospitare persone senza fissa dimora.

    Alle 17, a conclusione della giornata, i partecipanti al laboratorio di poesia dell’Associazione leggeranno alcuni loro brani.

    Ingresso libero.

  • Quarto: accordo di programma per il futuro dell’ex manicomio

    Quarto: accordo di programma per il futuro dell’ex manicomio

    Manicomio di QuartoSvolta decisiva per il futuro dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto. Regione Liguria, Comune di Genova, Asl 3 ed Arte Genova (Azienda Regionale Territoriale per l’Edilizia) si preparano a siglare un Accordo di programma per definire la ridistribuzione degli spazi e le destinazioni d’uso all’interno del complesso, al fine di mantenere i servizi esistenti e potenziarli mediante la realizzazione della piastra sanitaria per il levante cittadino con il trasferimento a Quarto delle funzioni attualmente svolte in via Bainsizza 42. Inoltre, una porzione di area pubblica, sarà destinata a servizi di quartiere, funzioni culturali ed aree verdi.
    Per fare ciò si rende necessario un vorticoso giro di valzer che rimette in discussione tutti i beni immobiliari coinvolti nell’ultima “cartolarizzazione”, quella dell’autunno 2011, che aveva sancito la vendita ad Arte Genova della parte più antica del complesso: i padiglioni storici ospitanti i servizi sanitari per pazienti psichiatrici, disabili, anziani, con l’esclusione dei padiglioni 7, 8, 10 (l’unica piccola ala rimasta di proprietà dell’Asl 3).

    Il cambio di indirizzo politico – suscitato dal vasto movimento di opinione, promosso da singoli cittadini e realtà associative (riunitesi nel Coordinamento per Quarto), a tutela del valore sociale dell’ex ospedale psichiatrico – trova conferma nell’accordo di programma che ribalta la situazione, prevedendo i seguenti scambi. Da Arte Genova ad Asl 3: blocchi 1, 2 , 3, 11, 12, 13, 14, 18, 19, 20, 22, 23 e 24; da Asl 3 ad Arte Genova: blocchi 7, 8, 10; palazzina c ex amministrazione, edificio in uso al Servizio Strade della Provincia di Genova e diverse aree limitrofe a quest’ultimo.
    Dunque le funzioni pubbliche saranno preservate in gran parte dei padiglioni storici, in particolare la prima porzione, quella che limitatamente si affaccia sulla strada (via Giovanni Maggio), dove troveranno posto: la piastra sanitaria per il levante, funzioni culturali e servizi per il quartiere (di cui dovrebbe farsi carico l’amministrazione comunale). Il verde pubblico (qualcuno azzarda addirittura la definizione “parco pubblico”), invece, dovrebbe sorgere sul lato nord del complesso.
    Ai futuri acquirenti privati sarà destinato circa 1/3 dei padiglioni storici, gli edifici sopracitati (palazzina c, Servizio Strade della Provincia) e numerosi mq di terreni edificabili. Le funzioni caratterizzanti saranno residenza e alberghi.

    Il Municipio Levante, nella seduta consiliare del 16 maggio scorso, ha espresso parere favorevole (all’unanimità) alla bozza di Accordo di programma. In particolare, i consiglieri sottolineano di apprezzare «Il mantenimento nella struttura dei servizi esistenti e la futura apertura nella stessa di una piastra ambulatoriale».
    Rivendicano il ruolo svolto dal Municipio – concretizzatesi con tre mozioni (19-07-2012; 01-10-2012; 26-02-2013) – e chiedono che il presidente del Municipio sia inserito nel collegio di vigilanza quale rappresentante dei cittadini del territorio coinvolto nell’Accordo.

    «Sono indubbiamente soddisfatto perché finalmente stiamo andando nella direzione giusta – commenta il consigliere regionale Lorenzo Pellerano (Lista Biasotti), uno dei primi a sollevare il tema della scellerata gestione del patrimonio immobiliare di Quarto (insieme ad Era Superba), già nell’autunno 2011 – La parte che rimarrà pubblica è più ampia ed è prevista una migliore organizzazione degli spazi. Il progetto precedente, invece, non aveva alcuna logica, visto che l’area pubblica sarebbe rimasta incastonata nel bel mezzo delle aree private. Insomma, meglio tardi che mai – continua Pellerano – ma questi ragionamenti si dovevano fare già diverso tempo fa».

    Restano comunque alcuni punti critici che destano perplessità, come sottolinea il Municipio. In particolare «Le modalità e i tempi del trasferimento dei servizi sanitari dall’attuale sede di via Baninsizza 42 nell’ex ospedale psichiatrico, operazione non menzionata nell’accordo, al fine di evitare periodi di scopertura nell’offerta dei servizi di assistenza sanitaria sul territorio». Inoltre, non sono state individuate con chiarezza le aree a parcheggio pubblico di accosto alla piastra sanitaria, necessarie affinché i cittadini possano godere di un’ampia fruibilità degli spazi, sia sanitari sia di servizio al quartiere.

    Infine la criticità legata alla viabilità di accesso al complesso. L’area che si affaccia sulla strada (via Giovanni Maggio), insieme a 3 palazzine – casa delle infermiere, ex sedi del direttore e dell’economo – e allo storico corpo centrale, sono già proprietà di Valcomp II (società partecipata da Fintecna Immobiliare), in virtù della prima cartolarizzazione del 2008.
    Di conseguenza, per garantire un agevole accesso agli spazi pubblici – piastra ambulatoriale e servizi di quartiere – Asl 3 e Comune dovranno per forza di cose sedersi ad un tavolo e negoziare con l’attuale proprietario, ovvero Valcomp II.
    In altri termini, conclude il consigliere Pellerano «Quello che la Regione ha venduto alla società di Fintecna, dovrà essere riacquistato da un’altra istituzione pubblica». L’ennesimo giro di valzer di una vicenda che ha dell’incredibile.

     

    Matteo Quadrone

  • Music Line: la scuola di Gianni Martini compie 35 anni

    Music Line: la scuola di Gianni Martini compie 35 anni

    Gianni MartiniUn traguardo importante per Gianni Martini e la sua scuola, fondata nel 1978 insieme a Bruno Biggi e Piero Spinelli: Music Line festeggia i 35 anni di attività con un concerto – saggio finale, due giorni che vedranno alternarsi sul palco allievi ed ex allievi che in questi anni hanno frequentato i corsi di musica.

    L’appuntamento è mercoledì 5 e giovedì 6 giugno al Teatro Carignano, che per il terzo anno ospita l’evento finale della scuola. Come spiega Gianni Martini, «quest’anno il concerto ha per noi un valore particolare, dato che cade nel 35° anno di attività di Music Line. Abbiamo in programma due giornate con due programmi diversi, con esibizioni di gruppi genovesi di cui almeno un membro sia nostro allievo o ex allievo. Tra loro Gabriele Serpe con Andrea Giannini e Marco Topini, gli Edgar Cafè, Soul’s Machine, ma anche un gruppo “cult” degli anni Novanta come gli Stone Age».

    Il biglietto di ingresso costa 8 € a serata (ingresso ridotto per chi parteciperà a entrambe le serate) ed è possibile acquistarlo in prevendita anche presso Music Line, info 010 8392500.

    Prima ancora del concerto, Gianni Martini incontrerà il pubblico alla libreria Feltrinelli (venerdì 31 maggio, ore 18) per la presentazione del quarto volume di Tecnica chitarristica e studio dell’improvvisazione: «Il progetto è nato con la fondazione di Music Line: negli anni ho affinato le dispense e il materiale didattico per i miei allievi, e ho poi deciso di proporlo a un editore. Si è fatto avanti Ricordi e nel 1999 è stato pubblicato il primo di cinque volumi. Il progetto editoriale ricalca il percorso di studio della chitarra classica, che al Conservatorio è di dieci anni: ogni volume copre idealmente un periodo di due anni, così che con questo volume siamo arrivati all’ottavo. Il taglio, che a suo tempo piacque molto all’editore, riprende quello che uso abitualmente nelle mie lezioni: al percorso didattico è affiancato un approccio linguistico e sociologico alla musica, con un tono molto discorsivo accessibile anche agli autodidatti, a chi non ha alcuna formazione musicale e a chi si sta specializzando nello studio di altri strumenti».

    La presentazione –  a ingresso libero – avrà luogo con il contributo di due allievi di Music Line, che metteranno in pratica “in tempo reale” quanto illustrato nel manuale.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Lilith Festival 2013: incontro con le cantautrici a Nervi

    Lilith Festival 2013: incontro con le cantautrici a Nervi

    musica-live-cantanti-microfonoVenerdì 24 maggio 2013 (ore 17) presso la Biblioteca Brocchi di Genova Nervi si svolge una conferenza – concerto di presentazione del Lilith Festiva 2013, tre giorni di musica d’autore al femminile che si terranno in piazza De Ferrari dal 7 al 9 giugno.

    Ospiti della biblioteca le cantautrici genovesi Sabrina Napoleone, Valentina Amandolese, Cristina Nicoletta, Jess e Roberta Barabino: saranno presentati alcuni brani, a inframezzare le interviste a cura di Andrea Podestà, saggista e studioso di musica d’autore.

    Si parlerà dell’imminente Festival ma anche della scena musicale genovese e dei legami con i cantautori del passato, delle differenze e delle affinità fra gli stili e gli approcci delle artiste che compongono il nuovo panorama della musica ‘d’autrice’ a Genova.

    L’ingresso ad Aspettando Lilith… in biblioteca è libero e gratuito.

  • Varigotti Festival 2013: concorso musicale per cantautori

    Varigotti Festival 2013: concorso musicale per cantautori

    musica-concerti-chitarra-elettricaSono aperte fino a venerdì 31 maggio 2013 le iscrizioni per la terza edizione del Varigotti Festival, organizzato dall’Associazione Culturale E20 con il patrocino del Comune di Finale Ligure e di Radio Savona Sound.

    Il concorso è aperto a tutti gli autori e cantautori italiani, solisti o in gruppo, emergenti o con un contratto discografico. Scopo dell’iniziativa è valorizzare proposte eccellenti di musica d’autore, troppo spesso prive di visibilità.

    Per iscriversi è necessario inviare una canzone inedita e originale che non superi i 5 minuti di durata, che i partecipanti stessi dovranno interpretare e di cui devono essere autori o coautori. Il materiale, con dati anagrafici e recapiti, dovrà essere inviato tramite mail a varigottifestival@libero.it insieme alla ricevuta della quota di iscrizione (30 € per i singoli, 50 € per i gruppi).

    L’evento si svolgerà il 25 e 27 luglio 2013: saranno scelti entro quella data otto artisti finalisti che dovranno esibirsi dal vivo con il brano presentato.

    Una giuria selezionerà il vincitore, che avrà in premio un servizio fotografico, il videoclip professionale della sua esibizione e una promozione radiofonica.

    L’organizzazione si farà carico delle spese di pernottamento dei finalisti alla serata del 27 luglio, se provenienti da una distanza da Finale Ligure superiore a 200 km e previo accordo. Per i pasti è previsto un rinfresco a spese dell’organizzazione e la distribuzione di buoni pasto a prezzo convenzionato. Le spese di viaggio sono a carico degli artisti.

  • Olea Europea: produzione dell’olio e pianta per il terrazzo

    Olea Europea: produzione dell’olio e pianta per il terrazzo

    olivoQuesta settimana daremo qualche consiglio pratico per coltivare una pianta molto diffusa in Liguria ed in tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo: l’olivo. In realtà, esso proveniva originariamente dal Caucaso ma si è, al pari dell’arancio e di altre essenze vegetali ormai tipicamente locali, connaturato al paesaggio dell’Europa meridionale.
    Si vedono frequentemente sui terrazzi ed i balconi piante di olivo, questa pianta attira infatti molto spesso il favore dei botanici in erba ma i risultati non sono spesso scontati. Questo albero cresce al meglio nel pieno terreno ma può tuttavia garantire, con i dovuti accorgimenti e cure non troppo complesse, ottimi risultati anche in vaso.

    olivo 1La scelta di questa essenza ben si presta al clima ligure ed al contesto paesaggistico di questa regione. A mio avviso la pianta si inserisce al meglio in contesti più rustici ed agresti ma, utilizzata quale singola e potata in modo scultoreo, può ben adattarsi anche ad ambiti più formali, quali terrazze e balconi cittadini. In questo caso l’utilizzo del contenitore, sia per forma che per materiale, dovrà essere ben ponderato e contestualizzato all’area in cui si inserisce. Si potranno preferire acciaio o leghe di colori metallici per posizionare la pianta in contesti più moderni o razionalisti ed, invece, il cotto per ambiti più classici.

    olivo 3 Per ottenere i migliori risultati ed avere anche sul terrazzo un piccolo “raccolto” di olive, basterà seguire le seguenti, semplici regole.
    Innanzi tutto non sono richiesti contenitori di grandi dimensioni: una pianta di sessanta centimetri circa può crescere e svilupparsi all’interno di un vaso di venticinque o trenta centimetri di diametro. Se l’olivo supera il metro di altezza, sarà invece necessario un contenitore di almeno cinquanta centimetri di diametro. Generalmente ed al fine di migliorare l’aspetto estetico dell’insieme di piante presenti sul balcone o sul terrazzo sarà meglio optare per alberelli di medie dimensioni, in cui viene maggiormente valorizzata la particolare conformazione dei rami ed il colore delle foglie, della corteccia e del tronco. Come noto, il colore è grigio verdastro e spicca molto bene sia sullo sfondo delle pareti colorate delle case liguri che a contrasto con i verdi brillanti delle altre essenze.
    Come terreno sarà preferibile utilizzare del terriccio universale mescolato, per circa un quarto dell’intero, a sabbia (non però di mare o comunque priva di tracce di salino). Il drenaggio della pianta è fondamentale e dovrà essere garantito tramite l’impiego di numerosi cocci, pietre o palline di argilla, da collocare sul fondo del contenitore. Si potrà procedere all’annaffiatura ogniqualvolta il terreno si presenti asciutto: in generale ogni due o tre giorni, controllando attentamente che non vi sia alcun ristagno d’acqua tra vaso e sottovaso.

    olivo 4In merito alla posizione, sarà preferibile collocare la pianta in pieno sole ed in un luogo arieggiato e che non sia troppo freddo durante l’inverno. La pianta non gradisce che la temperatura scenda sotto i setto o otto gradi centigradi, tuttavia essa è comunque in grado di resistere, se debitamente protetta con paglia o meglio strati di c.d. “tessuto non tessuto”, anche a temperature piuttosto rigide.
    L’olivo richiede infine, per fruttificare al meglio ed abbondantemente, una potatura particolare, tale da richiedere specifiche conoscenze in materia e da garantire uno spazio aperto tra i rami. Ai fini, invece, della semplice coltivazione dell’olivo come arbusto ornamentale, sarà sufficiente rimuovere tutti i polloni, i rami che spuntano direttamente dalle radici, dal tronco della pianta, dal fusto e tutte quei rametti più giovani che compromettano la regolarità della conformazione della chioma.
    olivo 5In generale e da un punto di vista pratico, si suggerisce di attribuire alla pianta una conformazione ad alberello, in cui la parte apicale risulti rotondeggiante od ovaliforme. L’aspetto esteticamente caratterizzante la pianta è infatti principalmente rappresentato dai rami e dal tronco che reggono, corrugati ed intricati, la particolare chioma.
    Come noto, gli esemplari di olivo più antichi o secolari sono altamente ricercati, stante la loro valenza scultorea, per essere collocati in posizioni strategiche di parchi e giardini o per essere posizionati, isolati, in grandi contenitori sulle terrazze. Ai fini della loro valorizzazione, si utilizzerà in tali casi una luce radente e dal basso che esalti la forma del tronco e l’intricato ed elaborato insieme dei rami. Il risultato estetico è notevole ed indubbio anche se il prezzo pagato dall’ambiente è notevole. Antichi oliveti, specie pugliesi, sono infatti stati, negli ultimi anni “depredati”, per immettere sul mercato, a prezzi esorbitanti, olivi antichi e secolari. Questi ultimi sono talvolta però collocati in contesti inadatti o climaticamente incompatibili con le esigenze colturali delle piante (persino in Lombardia!) dove gli alberi, già stremati per l’espianto dal luogo di origine, hanno purtroppo assai breve vita.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • San Fruttuoso, il futuro di Villa Imperiale in una due giorni di incontri

    San Fruttuoso, il futuro di Villa Imperiale in una due giorni di incontri

    Villa Imperiale, GenovaCon il patronato del Municipio 3 Bassa Valbisagno si svolgerà nelle giornate di oggi e domani, giovedì 23 e venerdì 24 maggio 2013, nei locali di Villa Imperiale, a San Fruttuoso, il Convegno di Studio Cittadino sul tema “Il ruolo di Villa Imperiale di Terralba nello sviluppo culturale della città”.

    Presso la Sala Cambiaso della biblioteca civica Lercari, all’interno della Villa, sono previsti una serie di incontri aperti all’intera cittadinanza e alla presenza dei rappresentanti municipali (primo tra tutti, il Presidente Massimo Ferrante) e del Centro Terralba, con la presidente Marisa Romano. Due giorni di dialogo, tavole rotonde e visite guidate, per parlare dei problemi –soprattutto manutentivi- della Villa e del Parco, e per decidere del suo futuro.

    Questa mattina, gli appuntamenti sono stati aperti con i saluti del Presidente Ferrante e del Consigliere Comunale Alberto Pandolfo, in rappresentanza dell’amministrazione comunale e in rappresentanza del sindaco Doria, assente a causa di impegni istituzionali. Proprio Pandolfo commenta: «Essere qui oggi ad aprire questa due giorni di meeting ha un grande valore per me. Lo stesso era stato in occasione dell’inaugurazione del Museo Navale di Pegli, in cui ho avuto modo personalmente di constatare come quello che è un presidio culturale ha assunto altri significati sociali e formativi e si è confermato un elemento essenziale e vitale per la nostra città. Da parte nostra, è confermato l’impegno per rendere questi luoghi sempre più utilizzati e variamente sfruttati a beneficio della cittadinanza. Ben vengano questi convegni, per favorire l’interesse e l’attenzione per questo grande patrimonio di cui disponiamo e che spesso ignoriamo».

    Ai saluti è seguita la tavola rotonda a cura di Erminia Federico, con gli interventi dei professori Paolo Torsello, Raimondo Sirotti, Bruno Bruzzone, Teresita Totis, Ettore Zauli e dall’architetto Matteo Marino. Tra i temi affrontati, quello del restauro dell’edificio e dell’attuale mancanza di alcuni dipinti prima ospitati dalla Villa, ora conservati –intuilizzati- in qualche magazzino del Comune: un vuoto pesante, commenta Sirotti, per cui si deve fare di tutto per far tornare i dipinti al loro posto e permettere alla cittadinanza di goderne.

    Particolarmente accorato e ispirante l’intervento dell’architetto Matteo Marino. Consulente del Centro Culturale Terralba (tra le altre cose), Marino -espresso il rammarico per l’assenza delle istituzioni, che dovevano essere i veri recettori delle discussioni odierne, ed espresso l’auspicio per un intervento inserito in una strategia intelligente- parla della necessità di un lavoro di restauro oculato. Villa Imperiale va vista in un contesto più ampio e non solo architettonico: non è un problema murale, ma di comprensione della logica costruttiva di questa villa. L’edificio è stato pensato per perdurare nel tempo ed essere utilizzato dagli studenti e dai cittadini tutti. Per questo motivo è necessario sì un restauro, ma non nel senso della ricomposizione asettica: il salone di prima, in senso storico, non esiste più e la villa è da ripensare in termini funzionali e moderni.

    Quanta trascuratezza possiamo tollerare? Possiamo assumere la prospettiva anglosassone della “trascuratezza controllata”? «Sì, nel caso ad esempio delle arcate del ponte di Sant’Agata, da mantenere così com’è e da preservare dall’azione del tempo – commenta l’architetto Marino – No, nel caso del la villa, per cui è necessaria un’azione di manutenzione importante e articolata, che conservi la memoria storica e permetta al contempo un nuovo utilizzo produttivo». Non si deve assumere un’ottica ristretta e lasciare la villa come un quadro in una cornice abbandonata, valorizzando non solo la limitrofa Piazza Terralba, per esempio, o le situazioni a monte. «Dobbiamo difendere ogni pezzo di questa città – continua Marino – per dare senso di appartenenza anche alle ondate migratorie che hanno permesso a Genova di sopravvivere fino ad oggi. Dobbiamo elevare al qualità della città non spendendo soldi pubblici ma facendo agire le parti cittadine di concerto per migliorare la vivibilità. A Villa Imperiale, come ad esempio a Villa Donghi, in Salita della Noce: servono programmi e azioni concertistiche per combattere la trascuratezza. Io mi batto con spirito volontaristico e penso che ognuno possa fare molto per la proprio comunità, prendendo coscienza delle problematiche e facendo di Genova una città accogliente».

    Altro fattore importante e non trascurabile, il verde: il parco della Villa ha anch’esso un valore culturale e storico non trascurabile, che lo rendono patrimonio di tutta la cittadinanza. «A tale proposito, è stato prevista –racconta Bruzzone, del Comitato Amici di Villa Imperiale – l’adesione da parte di un gruppo di volontari (per esempio, persone agli arresti domiciliari o soggetti che affrontano percorsi di recupero) che danno aiuto per il mantenimento del parco in buono stato, coordinati da esperti.  A Genova ci sono varie associazioni volontaristiche per la cura dei parchi, ma manca un maggior coordinamento da parte di Comune e Regione, per gestire al meglio questa situazione».

    Interessante anche il progetto di Teresita Totis, di catalogazione delle piante del parco e di giardinaggio vero e proprio, che ha coinvolto in prima persona gli alunni delle scuole, con il duplice scopo di curare un bene pubblico e sensibilizzare i giovani verso oggetti, come le piante, che fanno parte del nostro arredo urbano. Interviene anche Ettore Zauli, ex direttore del Settore Servizio Giardini e Foreste del Comune di Genova, che offre la visione istituzionale-amministrativa sulla problematica, inserendo la villa nella catena di parchi storici e di patrimonio verde, di cui Genova è così ben fornita. «La gestione di un parco storico costa -commenta Zauli- le stime si aggirano attorno ai 6, 7 euro al metro quadrato e, su una superficie come quella della Villa di circa 22.700 mq, occorrerebbero cifre smisurate, che non possono essere sborsate. Nemmeno gli addetti al verde degli uffici comunali sanno quanto effettivamente venga speso per la manutenzione di tutti i parchi: scorporato l’ex-Servizio Giardini del Comune, una parte è oggi amministrata da ASTER, un’altra dai Municipi. Si sono perse così molte professionalità (fabbri, artigiani, restauratori) difficili da recuperare e si sono scorporate le attribuzioni, per cui oggi non è possibile capire quanto e come viene effettivamente speso per la manutenzione. Molti parchi, inoltre, come quello di Villa Imperiale, vive grazie al servizio dei volontari: se questo parco oggi è in queste condizioni lo dobbiamo al lavoro di queste persone».

    Così commenta questa prima mezza giornata di convegno il presidente del Municipio Massimo Ferrante:

    «Questo convegno è stato voluto fortemente da noi perché cerchiamo di promuovere una politica di rivalutazione della Villa, dal punto di vista storico, culturale e architettonico. Si tratta di un patrimonio importante per la nostra città: costruita nel XVI secolo, la villa ha ospitato varie personalità degne di nota, tra cui anche Luigi XIII.  Ancora oggi svolge un ruolo importante per la comunità genovese e in particolare per il quartiere di San Fruttuoso-San Martino, tanto che non da ultimo lo scorso 29 aprile si sono svolte qui le celebrazioni per la consegna del Grifo a Salvatore Settis, premiato alla presenza mia e del Sindaco Doria in considerazione del valore delle sue attività di archeologo e storico, e il suo impegno nella difesa del paesaggio e la tutela del territorio. Inoltre, anche la consegna del Grifo d’Argento a vari personaggi del mondo della cultura, sempre svolte da Municipio e Comune, in partnership con la Fondazione Palazzo Ducale. Per quanto riguarda queste due giornate, è soprattutto importante sottolineare la presenza del Centro Terralba, soggetto attivo e molto adatto a promuovere la rivalutazione architettonica del sito».

     

    Elettra Antognetti

  • Aspettando il Suq: lo sport a Genova per favorire l’integrazione

    Aspettando il Suq: lo sport a Genova per favorire l’integrazione

    footballNella giornata di ieri, mercoledi 22 maggio 2013, presso la Loggia della Mercanzia in piazza Banchi, si è tenuto il sesto e penultimo incontro del ciclo “Luoghi, spazi e persone” organizzato da “Aspettando il Suq”.

    Temi dell’ iniziativa sono stati gli spazi urbani, ufficiali o ricavati, che diventano teatro di manifestazioni sportive di vario genere e lo sport come strumento di socializzazione e integrazione.

    Relatori dell’incontro sono stati il professore di Antropologia dell’Università di Genova Bruno Barba e Fabrizio De Meo, di Uisp Genova, intervistati dalla giornalista Domenica Canchano.

    La prima domanda rivolta al prof. Barba ha riguardato la situazione generale dello sport nel nostro paese: «È un’occasione persa», ha risposto il professore, aggiungendo che è troppo spesso vissuto come un fastidio, un’attività da svolgere per fare contenti genitori o insegnanti. Secondo lui andrebbe invece valorizzato in quanto strumento di veicolazione della cultura: l’attenzione alla pratica sportiva è infatti specchio dei valori pregnanti di una società e contribuisce a costruire l’identità individuale.

    Da questo primo intervento si è sviluppata una discussione sull’importanza della pratica sportiva come elemento per contribuire all’integrazione in una società multiculturale: lo dimostra, come evidenziato da Barba, la nazionale francese di calcio di fine anni Novanta composta da giocatori provenienti sia dal territorio francese sia dalle aree ex coloniali oppure la nazionale tedesca di questo periodo in cui giocano parecchi tedeschi di seconda generazione, entrambe hanno contribuito a favorire il melting pot anche a livello sociale.

    Secondo Fabrizio De Meo di Uisp Genova bisogna però prestare attenzione agli aspetti che potrebbero marcare una differenza culturale tra persone e quindi provocare esclusione: gli impianti sportivi sono spesso strutturati in modo occidentale, senza tenere presenti le esigenze di persone di altre culture che hanno un rapporto differente dal nostro con la loro corporeità. Inoltre a suo parere nella progettazione degli spazi pubblici pensati per lo sport bisogna far in modo di non caratterizzarli ma di lasciare liberi gli individui di appropriarsene per svolgerci lo sport che preferiscono.

    De Meo ha poi osservato come vada cambiata l’impostazione culturale attuale dove vige un’iperattenzione per lo sport professionistico, anche nei suoi aspetti più insignificanti, e c’è un disinteresse diffuso per la pratica sportiva. Ha sottolineato inoltre come lo sport non possa essere un fenomeno accessorio nella società e vadano quindi pensati degli interventi mirati, poiché una città disegnata a misura di sportivo è più vivibile per tutti. Secondo lui i migliori progetti per la realizzazione di spazi pubblici riservati allo sport sarebbero quelli che tengono conto di una logica trasversale, ossia di cui tutti possono usufruire indipendentemente dalle loro capacità.

    Il dibattito ha riscosso una buona partecipazione di pubblico dimostrando come la tematica sia di generale interesse nella nostra città.

     

    Giorgio Doria

  • Lidia Giusto: la fotografa genovese selezionata per il bando Creart

    Lidia Giusto: la fotografa genovese selezionata per il bando Creart

    lidia-giusto-creartCreArt è un progetto europeo rivolto a giovani artisti, approvato nel marzo 2012 dalla Commissione Europea e che prevede l’impegno di 12 città partner in tutta Europa (tra cui Genova) coordinate da Valladolid.

    Tra le varie iniziative in campo, è in programma una Mostra Itinerante Europea “Più reale del reale” che, percorrendo diverse città, mostrerà il lavoro di 17 artisti selezionati in rappresentanza del proprio Paese. Scopo del progetto è incentivare la mobilità degli artisti e la circolazione delle loro opere.

    Tra gli artisti scelti dalla curatrice del progetto Ilaria Bonacossa, due italiane: Annalisa Macagnino di Lecce e Lidia Giusto di Genova (più precisamente, di Cogoleto).

    La sua attività artistica, basata su immagini in bianco e nero con una forte ricerca del chiaroscuro, ha trovato da tempo sua primaria fonte di ispirazione – come lei stessa spiega a introduzione del suo portfolio – è il «tema degli abbandoni industriali, civili. Si è posto di fronte ai miei occhi un nuovo modo di vedere, filtrandolo attraverso l’obiettivo e cercando di trasmettere sensazioni. Fotografia dell’abbandono, archeologia industriale e urbana, è per me una ricerca di tracce di ciò che un tempo era e che oggi ancora è (anche se a volte profondamente mutato nella sua struttura originaria) e di solito non viene osservato con consapevolezza. Il percorso che ho intrapreso sulla tematica dell’abbandono è un progetto di divulgazione visiva, il cui scopo è quello di comprendere come sia possibile riscoprire emozioni in luoghi dimenticati, ma allo stesso tempo vivissimi, con il fardello di storia importante che tutto ha dietro di sé».

    Lidia ha partecipato con le sue opere fotografiche a diverse mostre in città, personali e collettive, e ha collaborato con numerosi progetti artistici genovesi tra cui Vanuart e la casa editrice Cani dall’inferno.

    Chiediamo a Lidia di spiegare come è nata e com’è nata e come si è evoluta la sua ricerca artistica: «Ho iniziato a fotografare da bambina, con una Nikon analogica di mio padre. Intorno ai sedici anni ho preso coscienza del fatto che la macchina fotografica poteva essere il mezzo per esprimere sensazioni che avevo dentro, che non riuscivo a tirare fuori con le parole. La macchina fotografica è perciò diventata un mezzo di comunicazione più “interiore”: evidentemente avevo bisogno di far uscire delle cose da dentro di me, tirarle fuori, anche per stare meglio. Nelle mie immagini è sempre presente una parte malinconica, triste e dolorosa, anche se io non mi ritengo una persona altrettanto malinconica. Da qui la scelta del bianco e nero: buio e scuro come il mio lato triste e malinconico, in contrasto con la luce forte che rappresenta la ricerca di un benessere, una speranza. I luoghi abbandonati mi servono per riflettere su quello che mi circonda e su me stessa».

    La prima tappa della mostra sarà a Valladolid dal 21 giugno 2013, a seguire sarà allestita a Lecce (settembre – ottobre) e ad Arad, Romania (novembre – dicembre).

    [foto di Lidia Giusto]

  • Berio Cafè: concorso letterario per riscoprire le cartoline

    Berio Cafè: concorso letterario per riscoprire le cartoline

    berio-cafeChi non ricorda i tempi in cui – durante le vacanze – si sceglieva, affrancava e spediva un gran numero di cartoline? Chi non ricorda i minuti passati a trovare un pensiero per un parente o un amico, abbastanza efficace pur nello spazio così contenuto? Una forma di comunicazione ormai un po’ “dimenticata”, che un concorso letterario sui generis cerca di riportare alla luce.

    Il bando è stato presentato durante la festa delle librerie indipendenti tenutasi ieri al Berio Cafè, che si è fatto promotore dell’iniziativa insieme alla Libreria Libro Più di Genova Pontedecimo e all’artista Mabi Col.

    Come funziona Estate 2013, è tempo di cartoline? È sufficiente comporre la propria cartolina (formato 10×15 cm) con qualsiasi tecnica o materiale e scrivere all’interno un pensiero, per poi inviarla tramite posta al Berio Cafè entro il 15 settembre 2013. Ogni autore potrà inviare più di una cartolina, purché proveniente da luoghi diversi. Il locale esporrà tutte le opere pervenute e offrirà un caffè a ogni partecipante per “rimborsare” la spesa del francobollo.

    Al termine del concorso, una giuria selezionerà le tre opere migliori, i cui autori avranno in premio un buono da 50 € da spendere nel locale.

  • Cockney Rhyming Slang, la parlata colorita dell’East End di Londra

    Cockney Rhyming Slang, la parlata colorita dell’East End di Londra

    londra-notte-bus-DIRecentemente mi è capitato di rivedere (o meglio rigustare) un film del 1998 del regista londinese Guy Ritchie, dal titolo Lock, Stock and Two Smoking Barrels, tradotto in italiano come “Lock & stock, pazzi scatenati”. Si tratta di una sorta di Pulp Fiction all’inglese, una commedia – tanto truce quanto ironica – ambientata nei bassifondi dell’East End londinese, la parte più a est della capitale e quindi più vicina all’estuario del Thames, il fiume Tamigi.

    Questa zona della metropoli inglese è considerata storicamente essere il covo della malavita londinese e l’area di chi, per tirare a campare, si arrangia come può. E’ il caso anche dei quattro protagonisti del film appena citato – nel quale appare anche Sting, seppur in un ruolo marginale – che vivono di trucchi, espedienti e piccole truffe. Nel momento in cui i quattro tentano il grande colpo per arricchirsi ai danni di un potente criminale locale, rimangono più o meno consapevolmente invischiati in un gioco molto più grande di loro, riuscendo tuttavia con poca abilità e molta – molta – fortuna a uscire salvi e quasi sani e a tenere i due fucili – barrel in inglese indica la canna di un’arma da fuoco attorno ai quali ruota tutta la vicenda del film.

    Oltre al ritmo incalzante del montaggio, sono principalmente i dialoghi a spingermi a rigustare Lock, Stock and Two Smoking Barrels, in particolare le espressioni colorite e divertenti del cosiddetto Cockney Rhyming Slang tipico dell’East End.

    Cockney Rhyming Slang: di che cosa stiamo parlando? Partiamo dalla spiegazione della parola Cockney, termine sia sociale sia geografico, che identifica la working class  londinese proveniente dalla zona orientale della città. Rhyming significa invece “in rima”, mentre slang indica l’uso circoscritto a determinati ambienti sociali e culturali di parole ed espressioni che normalmente non vengono utilizzate nella lingua standard.

    Sviluppatosi verosimilmente come risposta all’esigenza di ladruncoli, truffatori e malavitosi di vari livelli di non farsi comprendere dalla polizia, il Cockney Rhyming Slang si è nel tempo arricchito di un notevole numero di espressioni, quali China plate – letteralmente “piatto cinese” – in cui plate fa rima con la parola mate, “amico”. Se per qualche motivo avete delle amicizie nell’East End, non sorprendetevi se qualcuno vi saluta così: “Hi, old China”. Il vostro conoscente non vi ha associato ai viaggi in Oriente di Marco Polo, vi sta solo dando del: “Vecchio mio” o “Amico mio.”

    Analogamente, trouble and strife – letteralmente “problemi e conflitto” – fa rima con wife, cioè “moglie”. Con: “Use your loaf” si intende invece: “Usa il cervello,” in quanto loaf of bread – letteralmente “pagnotta” – sta per head, “testa”. Divertente anche Holy Grail – Sacro Graal – usato con il significato di “email”, per cui: “Send me a Holy” vuol dire in realtà: “Send me an email” ovvero “Mandami un’email.”

    La creatività con la quale gli esseri umani riescono a scomporre, ricomporre e modellare il linguaggio a seconda delle loro esigenze e delle circostanze, come dimostrato dall’esempio del Cockney Rhyming Slang, mi ha richiamato alla memoria un capoverso del libro “La scienza della vita” del grande saggista e fisico Fritjof Capra: “Una rete vivente – in questo caso la lingua vista come rete vivente, ndr – risponde agli stimoli dell’ambiente esterno attraverso cambiamenti strutturali scegliendo sia quali stimoli notare sia come rispondere.” See you!

     

    Daniele Canepa

    [foto di Diego Arbore]