Autore: erasuperba

  • Creative Cities: una rete tra enti pubblici e artisti a Genova

    Creative Cities: una rete tra enti pubblici e artisti a Genova

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    Dicembre 2010: il Comune di Genova, tramite l’Assessore alla Cultura Andrea Ranieri, comunica l’adesione al progetto Creative Cities, in collaborazione con Job Centre. Il capoluogo ligure, insieme ad altre quattro città europee – Lipsia, Danzica, Lubiana e Pecs – costruirà una rete di artisti e creativi che con il loro lavoro contribuiscono a creare progetti imprenditoriali e di innovazione, con forti ricadute sul territorio e sull’economia. Si tratta di un progetto inserito nella più ampia rete di iniziative Creative Europe.

    In programma, da qui al 2013, una serie di incontri con operatori del settore finalizzati alla creazione di cluster di industria creativa: il termine indica gruppi di imprese creative che si trovano in una stessa area geografica e/o operano nello stesso ambito, e che possono dunque stringere collaborazioni e sinergie per contribuire all’industria creativa nel suo complesso.

    Obiettivo del progetto è la messa a sistema di tutte le risorse creative genovesi, sia per dare opportunità agli artisti locali (bandi, visibilità, residenze) sia per stringere rapporti internazionali sulla base di progetti culturali.

    Il progetto si interseca con un altro di più ampio respiro per la città, Genova Smart City. Per un dettagliato approfondimento su entrambi, rimandiamo al n. 38 di Era Superba free press.

    IL PRESENTE

    Martedì 14 maggio 2013, Palazzo Ducale ospita un convegno che fa il punto sulla chiusura della prima fase di Creative Cities.

    Alcuni dati numerici, per capire meglio il progetto: tra il 2007 e il 2011 il numero delle imprese creative a Genova è aumentato del 22,03%. Si tratta soprattutto di piccole imprese, con una media di tre addetti, e rappresentano il 6,6% del totale delle aziende genovesi.

    L’Unione Europea ha stanziato un finanziamento di 1,8 milioni di euro per il periodo 2014-2020, che sarà finalizzato alla realizzazione e al consolidamento di distretti creativi. A Genova ne sono già stati individuati due: il polo degli audiovisivi a Villa Bombrini (cui è legato anche il progetto Mediatic, che pone la città in un ruolo di primo piano nello sviluppo di questo settore) e il distretto della Maddalena, che lega il progetto Creative Cities anche al recupero di aree degradate della città, uno dei suoi obiettivi primari. A questi si aggiunge Sala Dogana, uno spazio che il Comune e Palazzo Ducale destinano a progetti di “giovani artisti”.

    Inoltre il portale Genova Creativa ha registrato oltre 500 iscrizioni (di cui 251 artisti e 254 operatori della cultura), con un totale di oltre 35.000 visitatori dalla sua fondazione nel dicembre 2011.

    L’interesse dei temi trattati pone tuttavia un quesito: è sufficiente un sito web per dare il meritato spazio a tutte le iniziative culturali di Genova, da quelle “istituzionali” alle indipendenti? Tanto più che in città esistono più progetti simili, per la messa in rete di differenti progetti artistici: per esempio Arbusticreato dalla Consigliera Comunale Maddalena Bartolini, o le numerose iniziative di arte e cultura indipendente a cui diamo quotidianamente spazio su Era Superba e che si attivano per ripensare il paradigma culturale della città (Tilt, Vanuart e altre).

    Nel convegno si è avvertita l’assenza di molti operatori culturali e artisti, soprattutto coloro che operano in maniera autonoma e indipendente. Genova Creativa ha oltre 500 iscritti, sono loro i veri attori dell’industria creativa che avrebbero dovuto dare più viva e partecipata testimonianza. I cosiddetti “giovani artisti” sono persone che fanno due o tre lavori (barista, cameriere, freelance, e così via) e passano notti in bianco per portare avanti la loro associazione, azienda o progetto creativo, impegnandosi perché un giorno diventi la propria unica fonte di lavoro e di reddito. Perché non sono intervenuti a raccontare esperienze e difficoltà, a condividerle con altri? Non sapevano che ci sarebbe stato il convegno? Lo sapevano ma non erano interessati? Sanno che Genova ha ottenuto e otterrà un cospicuo finanziamento europeo per mettere in rete tutti coloro che fanno impresa creativa?

    Domande che meritano una risposta, forse non giunta dal convegno ma che trova conferme nel fermento culturale di Genova, sempre molto vivo sia nei circuiti istituzionali sia in quelli non istituzionali. L’augurio è che, nella seconda tranche di Creative Cities, qualcosa cambi nel modo in cui enti e singoli individui comunicano tra loro e condividono idee e progetti.

    Marta Traverso

    [foto di Roberto Manzoli]

  • The roadmap to apartheid: un documentario su Israele e Sudafrica

    The roadmap to apartheid: un documentario su Israele e Sudafrica

    cinemaMercoledì 15 maggio 2013 (ore 21) in piazza della Posta Vecchia è proiettato il documentario The roadmap to apartheid dei registi Ana Nogueira (Sudafrica, bianca) ed Eron Davidson (Israele, ebreo).

    Il film esamina le analogie tra le forme sudafricane e israeliane di Apartheid.

    L’evento si inserisce nel giorno della Nakba (traducibile con “catastrofe”), in cui i palestinesi ricordano l’anniversario della nascita dello Stato di Israele, il 15 maggio 1948, e il conseguente inizio dei conflitti tra i due popoli.

    Guarda il trailer.

  • Sampierdarena, via Buranello: nessuna modifica alla viabilità

    Sampierdarena, via Buranello: nessuna modifica alla viabilità

    Via Buranello SampierdarenaVia Buranello si rifà il look ma non cambia. Almeno per il momento gli abitanti di Sampierdarena possono stare tranquilli: anche al termine dei lavori di restyling, la viabilità del budello ponentino non sarà modificata. Ad assicurarlo è Anna Maria Dagnino, assessore a Mobilità e Traffico del Comune di Genova, ponendo fine alla voci che nelle ultime settimane ventilavano l’ipotesi di una chiusura al traffico privato nell’ultimo tratto della strada.

    Con una procedura un po’ inusuale, per rispondere all’interrogazione presentata dai consiglieri Lauro e Grillo, entrambi in quota Pdl, l’assessore ha anticipato gli argomenti dell’incontro di venerdì prossimo con i rappresentati del Municipio Centro Ovest, in cui verrà presentata ufficialmente la normativa della nuova circolazione nella zona.

    «Non c’è nulla di concreto che possa far pensare a un’eventuale chiusura al traffico privato di via Buranello. La risistemazione della segnaletica che avverrà entro giugno non modificherà l’attuale viabilità ma interverrà soltanto su una rimodulazione della sosta, essendosi allargati i marciapiedi con la creazione delle relative isole» ha dichiarato l’assessore in sala Rossa.

    Nonostante la riduzione da due a una corsia per consentire l’allargamento del marciapiede, via Buranello resterà aperta sia al traffico pubblico che a quello privato. Tra poche settimane, dunque, i cantieri saranno smobilitati e, una volta risolti gli ultimi problemi relativi alla dislocazione dei cassonetti Amiu, il restyling potrà essere completato con la riasfaltatura del manto stradale. Nelle nuove aree di sosta, incastonate nel marciapiede, troveranno spazio alcuni parcheggi destinati ai disabili, un buon numero di stalli tradizionali destinati alle vetture separati da quelli riservati ai motocicli, oltre ad alcune zone merci e un’area “un’ora zona disco” a servizio del tessuto commerciale. Il riordinamento coinvolgerà in parte anche la parallela via Sampierdarena che beneficerà di una ritracciatura dei parcheggi già esistenti, senza alcuna modifica per quanto riguarda la collocazione di aree blu e soste tradizionali.

    Certamente, l’aver dimezzato la superficie destinata ai veicoli per raddoppiare quella pedonale, in una strada che non ha certo la stessa affluenza di passanti di via XX Settembre, non aiuterà il decongestionamento del traffico. Tuttavia, i tempi non sono ancora maturi per pensare a un radicale riassetto della viabilità di Sampierdarena e si dovrà aspettare quantomeno il completamento dei lavori sulla strada a mare, la vera nuova arteria della mobilità a Sampierdarena.

    «La speranza – si augura l’assessore Dagnino – è che con la realizzazione della strada a mare il traffico di percorrenza vada naturalmente a concentrarsi sulla nuova arteria, lasciando la porta aperta a interventi diversi per via Buranello e zone limitrofe. Ma si tratta di ragionamenti da fare eventualmente in futuro, tenendo presente le esigenze del tessuto commerciale».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Ferriere di Voltri: ponte da rifare, spesa insostenibile per le aziende

    Ferriere di Voltri: ponte da rifare, spesa insostenibile per le aziende

    voltri.via delle fabbriche.ponte020Le imprese italiane devono fare i conti non soltanto con la pressione fiscale ma spesso pure con la burocrazia schizofrenica. Un esempio lampante è quello dell’area industriale ex Ilva-Italsider di via delle Fabbriche a Voltri, lungo il torrente Cerusa, dove attualmente sono insediate una dozzina di realtà produttive che occupano oltre 200 persone. Ebbene, i posti di lavoro potrebbero essere messi a repentaglio per colpa del ponte di accesso al sito. Secondo il Demanio, infatti, l’infrastruttura non rispetta le normative vigenti e di conseguenza è necessario realizzare un intervento di demolizione/ricostruzione del quale dovrebbero farsi carico le aziende del complesso industriale.
    «Sono venuta a conoscenza di una situazione che pare paradossale vista soprattutto in questi tempi di crisi in cui le istituzioni dovrebbero facilitare la vita del tessuto produttivo e non creare continue difficoltà – spiega il consigliere regionale Raffaella Della Bianca (Gruppo Misto) che ha scritto una lettera ai competenti assessori regionali Guccinelli (Sviluppo Economico) e Paita (Infrastrutture) – La questione mi è stata segnalata dalle aziende ubicate all’interno del complesso industriale ex Italsider all’inizio di via delle Fabbriche a Voltri. Storicamente quest’area aveva due accessi, uno dei quali era stato già da tempo interdetto e successivamente demolito. Ad oggi l’unico accesso rimasto, che peraltro è un ponte stretto che non permette una facile manovrabilità di tir e mezzi pesanti, è stato ritenuto non conforme alle normative del Demanio. In sostanza la distanza tra il greto del torrente Cerusa e la parte sottostante del ponte (il cosiddetto franco idraulico) non ha i requisiti minimi a garantire le condizioni di sicurezza».
    «Il Demanio afferma che il ponte è di proprietà del complesso industriale – aggiunge il consigliere – e pertanto le aziende dovrebbero sostenere la spesa per la costruzione di una nuova struttura di accesso. Anche se la questione non sembra essere di stretta competenza della Regione, ritengo doveroso che venga verificata tale situazione per poter arrivare ad una soluzione che non gravi sulle imprese presenti in zona».
    Queste ultime, però, sostengono che il ponte non compare in alcun atto d’acquisto dell’area ex Ilva-Italsider. E proprio intorno alla proprietà dell’infrastruttura si gioca la partita.

    Il sito di via delle Fabbriche fin dalle origini è stato destinato alla lavorazione del ferro. Tutto parte con una ferriera installata da Filippo Tassara nel 1865. L’attività fu sviluppata dai figli che nel 1879 si costituirono in ditta con la denominazione “Filippo Tassara & Figli”; questa, nel 1899, assunse la denominazione “Società Anonima Ferriere di Voltri”, che acquisì dalla società Elettrosiderurgica Camuna lo stabilimento di Darfo e dalla Siderurgica Ligure Occidentale lo stabilimento di Oneglia. Nel 1930 la società fu assorbita dall’Ilva Alti Forni e Acciaierie d’Italia.
    Oggi la zona è così suddivisa: la parte a monte ospita un complesso industriale comprendente 8 aziende (Biscaldi srl, Dichtomatik srl, Ing.Ins.Int. SpA, Ghigliotti srl, Saldotecnica Ligure srl, SIC srl, S. Erasmo Zinkal SpA, Costanza Ligure Metalli S.p.A); la parte a mare ospita 3 singole ditte (Bruzzone Serafino srl, Carpenteria Bozzano Snc, Grappiolo Bruno srl) ed un altro capannone di Saldotecnica Ligure srl; infine la restante porzione a mare, di proprietà pubblica, oggi abbandonata, dovrebbe essere destinata ad una nuova realtà produttiva.
    voltri.via delle fabbriche.ponte018«Il ponte fu costruito dalla “Società Anonima Ferriere di Voltri” nel 1902 – spiega Michele Coco, amministratore del complesso industriale di via delle Fabbriche – A fine anni ’70 l’Ing.Ins.Int. SpA acquista l’area, la ristruttura e poi la fraziona. Abbiamo visionato gli atti d’acquisto: il ponte non viene mai nominato. Neppure nelle successive vendite quando l’area acquistata da Ing.Ins.Int. è stata suddivisa in lotti nei quali si sono insediate diverse realtà produttive».
    In altri termini risulta difficile stabilire con certezza la proprietà dell’infrastruttura. «C’è un buco di descrizione nell’atto di passaggio dall’Ilva-Italsider al soggetto privato – sottolinea Coco – dove, se non è descritto il bene (ovvero il ponte) ciò potrebbe voler dire che il ponte non è stato trasferito e potrebbe essere rimasto di proprietà dell’Ilva-Italsider».
    «Il Demanio dice che il ponte non è di sua competenza e scarica su di noi responsabilità ed oneri economici – aggiunge Fabrizio Magnani, responsabile di Saldotecnica Ligure srl, una delle aziende coinvolte – In passato l’altro ponte è stato demolito senza il nostro coinvolgimento. Quindi, a rigor di logica, neppure la demolizione/ricostruzione di questa infrastruttura dovrebbe spettare alle nostre imprese».

    voltri.via delle fabbriche.ponte004Comunque sia, a prescindere dalla diatriba sulla proprietà «Si tratta pur sempre di un problema pubblico – spiega il consigliere Della Bianca – Occorre garantire la sicurezza del corso d’acqua secondo i Piani di Bacino. Le istituzioni hanno delle responsabilità da cui non possono sottrarsi. Senza dimenticare che questa politica dello scaricabarile sortisce i suoi effetti sul tessuto produttivo sano. Le aziende di via delle Fabbriche rischiano di finire in ginocchio nel caso debbano sostenere gli oneri economici di un simile intervento».
    Il Demanio, fin dal principio, come si può leggere nel “Disciplinare di rinnovazione della concessione a favore dell’Ilva”, afferma che può revocare la concessione qualora si verifichino problemi per la sicurezza. Stiamo parlando della concessione relativa all’area fisica occupata dall’infrastruttura, ovvero quella dove poggiano i piloni e quella della proiezione dell’ombra del ponte sull’alveo del torrente Cerusa. «Il Demanio ci ha comunicato che non può concederci la concessione perché il ponte non è a norma», sottolinea l’amministratore Michele Coco.
    La Direzione Generale dell’Agenzia del Demanio, contattata dal cronista di Era Superba, ribadisce «Il ponte sul Cerusa non risulta un bene demaniale».
    «Prossimamente andremo a parlare con il presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente, per far presente la questione e chiedere il suo appoggio – conclude Coco – in ballo ci sono centinaia di posti di lavoro. Se dovessero intimarci di demolire il ponte siamo pronti a passare per le vie legali».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]

  • Bando Gaetano Marzotto 2013: premi in denaro per giovani imprenditori

    Bando Gaetano Marzotto 2013: premi in denaro per giovani imprenditori

    Sono aperte fino al 30 giugno 2013 le iscrizioni a una nuova edizione delfuturo Premio Gaetano Marzotto, bando per imprenditoria giovanile che porta finanziamenti e percorsi di affiancamento a startup innovative e con importanti ricadute sulla cultura e sul territorio.

    Sono quattro le categorie del premio, ciascuna con consistenti premi in denaro.

    Premio impresa del futuro: 250.000 € al miglior progetto imprenditoriale con capacità di generare significative ricadute positive negli ambiti sociali, culturali, territoriali o ambientali. I settori di intervento preferibili sono quelli di riferimento per il Made in Italy: moda e tessile, agroalimentare, turismo, farmaceutico, meccanica, casa, arredamento e ambiente. Al vincitore è inoltre assegnato un percorso di affiancamento della Fondazione CUOA.

    Premio per una nuova impresa sociale e culturale: 100.000 € al miglior progetto imprenditoriale con capacità di generare significative ricadute positive negli ambiti sociali e culturali. Settori di intervento preferibili, quelli del terzo settore e dei servizi culturali, sociali, alla persona, all’ambiente. Al vincitore è inoltre assegnato un percorso di affiancamento della Fondazione CUOA.

    Premio dall’idea all’impresa: 30.000 € a ciascuna delle dieci idee di fare impresa più innovative, una somma data non in denaro ma in un periodo di residenza all’interno di altrettanti incubatori d’impresa con programmi seed dedicati, percorsi di formazione, tutoring e mentoring – per trasformare tali idee in impresa, oltre a una giornata di confronto e affiancamento per i team vincitori organizzata dalla Fondazione CUOA.

    Premio speciale Unicredit: 150.000 € ad almeno una startup per ciascuna delle tre categorie precedenti, con l’inserimento in un programma dedicato UniCredit che include: la partecipazione alla Startup Academy, mentorship, l’assegnazione di un Relationship Manager, l’assegnazione di un tutor scelto tra i partner di UniCredit e possibili incontri one-to-one con investitori, partner e clienti. I settori di interesse sono vari e includono: ICT, Digital e Social, Life Science, Nanotech, Moda e Design, Cleantech, Robotica, Agrifood, Turismo ecc. Il Premio non verrà corrisposto in denaro.

    La preselezione delle proposte avverrà entro il 31 luglio, ed entro il 31 agosto i partecipanti scelti dovranno presentare la documentazione aggiuntiva.

  • Co.Re.Com., telefonia e televisione: funzioni delle strutture regionali

    Co.Re.Com., telefonia e televisione: funzioni delle strutture regionali

    antenne_2639Questa settimana vogliamo parlarvi dei Co.Re.Com., ovvero di quelle strutture regionali che svolgono compiti di conciliazione in materia di comunicazioni, sia telefoniche che televisive.

    Il mercato dei gestori telefonici e quello delle emittenti a pagamento (odiosa l’espressione anglosassone di pay – tv…) è in ribollente evoluzione e già da molti anni si è cercato di snellire il potenziale di contenzioso in codeste materie creando organi di conciliazione. Il Codice del consumo ne ha fissato l’obbligatorietà: non si può adire l’Autorità Giudiziaria se prima non si è “passati” attraverso il Co. Re. Com.

    L’acronimo Corecom significa Comitato regionale per le comunicazioni. Il Corecom è un organo del Consiglio regionale, autonomo e indipendente previsto dagli statuti delle regioni italiane, che svolge importanti funzioni attribuitegli sia dalla normativa nazionale (appunto, il Codice del Consumo) che da quella regionale, ed esercita attività di controllo e garanzia nelle comunicazioni in campi importanti come, a esempio, la tutela dei minori, l’accesso ai mezzi di informazione, la conciliazione delle controversie tra operatori di comunicazione e utenti, in sintesi svolge una fondamentale attività di tutela nei confronti dei cittadini.
    Il Corecom svolge attività di consultazione e partecipazione di soggetti esterni, pubblici e privati: Rai, associazioni delle emittenti radiofoniche e televisive private, associazioni degli utenti, categorie rappresentative degli interessi diffusi relativi alle materie o ai procedimenti di competenza del Comitato, soggetti collettivi che operano nel campo delle comunicazioni e dell’informazione. Il Comitato organizza, inoltre, eventi, quali convegni e incontri pubblici, per approfondire e dibattere le principali problematiche che rientrano nella sua attività.

    Ma oggi ed in questa sede ci occupiamo di ciò che più interessa i consumatori e gli utenti, ossia le vertenze contro i gestori di telefonia e di emittenti a pagamento.

    Come dicevamo, qualora abbiate un contenzioso con uno dei soggetti sopra citati (ad esclusione della RAI, televisione di stato), non potete adire l’Autorità Giudiziaria competente per materia e/o territorio, se prima non avete tentato la conciliazione presso il Co.Re.Com. di competenza: fa fede la vostra residenza o la sede di un soggetto giuridico.

    Si noti bene che il Corecom, in quanto organo di conciliazione, non entra mai nel merito della vicenda, ma può soltanto, attraverso la figura di un conciliatore terzo tra le parti , invitare queste ultime ad una transazione che vada al si là del contendere, al di là dei torti e delle ragioni.

    Io ho sempre consigliato di conciliare, al fine di evitare costi inutili di cause e di foraggiare gli avvocati, che sovente si presentano al Corecom con la palese intenzione di non conciliare per farsi una bella e remunerativa causa, in barba al significato medesimo della parola “conciliazione”.

    In altre parole, pochi maledetti e subito, perchè il futuro non è scritto… Unico neo: presso il Co.Re.Com. trovate l’elenco ed i riferimenti delle associazioni di consumatori a cui rivolgervi in caso di contestazioni contro i gestori telefonici e televisivi; peccato soltanto che vengano citate quelle iscritte negli appositi albi regionali e che non si parli di quelle associazioni che svolgono (spesso in modo migliore) la stessa mansione. Ma si sa, la perfezione non è di questo mondo…

  • Sestri Ponente, forno a legna collettivo a disposizione della comunità

    Sestri Ponente, forno a legna collettivo a disposizione della comunità

    sestri-ponente-fincantieri-cantiere-navale-dInaugurerà domenica 19 maggio a Sestri Ponente il forno di quartiere realizzato grazie ad una task force che ha visto collaborare assieme Uisp, l’associazione Terra! Onlus, il circolo Filippo Merlino di Sestri Ponente e il Municipio VI Medio Ponente. Gaia, del direttivo del Circolo Merlino, e che da anni è impegnata anche come educatrice Uisp, ci ha svelato in anteprima le iniziative legate a questo progetto.

    L’immagine di un forno di quartiere evoca subito atmosfere antiche, sapori di un pane dalla crosta dura e farinosa, donne impegnate nell’antica e paziente arte della lievitazione. Dal 19 maggio a Genova – Sestri Ponente, un antico sogno diventerà un progetto di tutti e per tutti, all’interno del circolo Merlino, il quale ospiterà nei suoi spazi un forno a legna collettivo, realizzato dai volontari di Terra! Onlus, che hanno messo a disposizione le loro competenze per dare vita ad una struttura, costruita interamente con materiali naturali come terra cruda, argilla e paglia.

    Si tratta di un’iniziativa che si rivolge non solo agli abitanti del quartiere più popoloso di Genova, ma che, grazie all’impegno di Uisp – che ha preso in carico l’aspetto educativo del progetto, prevederà anche una serie di eventi legati all’educazione alimentare e laboratori di panificazione per adulti e bambini.
    «L’idea – come racconta Gaia – nacque circa un anno fa dalla volontà di Uisp, Terra! Onlus e circolo Merlino di dare vita ad un progetto di lungo periodo in cui la condivisione dei saperi tradizionali potesse diventare veicolo di partecipazione sociale e cittadinanza attiva: il forno a legna quindi sarà un bene a disposizione di tutti coloro che vogliano cimentarsi nella panificazione e sarà un luogo di incontro in cui comunicare e socializzare le reciproche conoscenze, i gusti e i prodotti».

    Dopo l’inaugurazione di domenica che terminerà con una grande infornata di pizza per tutti i presenti, sono già previsti cinque appuntamenti, a cura di Uisp Genova, che si svolgeranno nelle settimane a seguire, in cui famiglie, bambini e abitanti del quartiere potranno apprendere alcune tecniche di lievitazione per preparare pani tradizionali, pizze e focacce. Filo conduttore delle iniziative sarà la divulgazione di una corretta educazione alimentare, sempre più marginale nella vita delle persone, e il recupero di un’arte antica, coniugate alla soddisfazione di poter consumare qualcosa che deriva dal proprio lavoro manuale e dalla pazienza dell’attesa che ogni buona lievitazione richiede.
    I singoli che vogliano in seguito utilizzare il forno potranno mettersi in contatto con la segreteria del circolo Merlino, il quale si occuperà di gestire le prenotazioni e l’utilizzo della struttura.

    Chiara Guatelli

  • Intransito: bando di concorso per autori di spettacoli teatrali

    Intransito: bando di concorso per autori di spettacoli teatrali

    scrivere-scrittura-2Il Comune di Genova, in collaborazione con l’Ats-Tegras (Teatro Akropolis, La Chascona, Officine Papage, Teatro dell’Ortica), promuove la rassegna INTRANSITO, un progetto nato per valorizzare il lavoro di giovani compagnie e artisti emergenti che portano avanti una ricerca nell’ambito del teatro.

    Il progetto nasce dalla rassegna Tegras Università, che negli ultimi tre anni ha visto partecipare numerosi gruppi formati da giovani studenti, ed è patrocinato dal GAI (circuito dei Giovani Artisti Italiani).

    INTRANSITO si svolgerà a novembre 2013, due giornate al Teatro Akropolis di Genova: parteciperanno sei soggetti (singoli o in gruppo) che avranno l’opportunità di presentare il proprio lavoro di fronte a operatori, critici e personalità del mondo del teatro a livello nazionale. Il vincitore avrà un corrispettivo in denaro di € 1.250 per il sostegno all’opera realizzata.

    Il bando è rivolto a singoli artisti e/o gruppi teatrali formali e informali aventi sede o comunque operanti sul territorio nazionale, i cui membri siano di età inferiore o uguale ai 35 anni. I partecipanti dovranno presentare un solo spettacolo o performance, che non sia stato premiato in altri concorsi e che utilizzi i linguaggi del teatro nelle sue svariate modalità e forme. Non sono ammessi gli spettacoli di sola danza.

    L’iscrizione al bando è gratuita: il materiale relativo allo spettacolo e la domanda di partecipazione dovranno pervenire entro mercoledì 31 luglio 2013 a mano o tramite raccomandata a
    Comune di Genova
    Direzione Cultura e Turismo
    c/o Archivio Generale
    Piazza Dante, 10 – I° piano
    16121 Genova

    L’elenco dei progetti selezionati sarà pubblicato entro il 15 ottobre 2013 sul sito Genova Creativa. Maggiori informazioni: intransito@comune.genova.it, 010 5573968.

  • Creative Cities e Smart City: due progetti per Genova, il convegno

    Creative Cities e Smart City: due progetti per Genova, il convegno

    Porticato di Palazzo DucaleMartedì 14 maggio 2013 Palazzo Ducale ospita nella Sala del Munizioniere il convegno Verso la creative city.

    Programma

    Ore 9-10.30: introduzione
    I progetti Creative cities, Mediatic, Smart Cities
    con Carla Sibilla, Comune di Genova. Assessore Cultura e Turismo
    Gloria Piaggio, Comune di Genova, Smart cities
    Francesco Oddone, Comune di Genova. Assessore Sviluppo Economico e Smart Cities

    Alcuni dati sulla creative economy a Genova
    Emilia Saglia e Fabio Tenore, Comune di Genova, Creative Cities
    Roberta Prampolini, Daniela Rimondi, Università di Genova

    Ore 10.30-12.15: due workshop in parallelo
    1. La cultura “viva”. Linguaggi, strumenti e pratiche per la produzione artistica contemporanea
    con Ilaria Bonacossa, Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce
    Lisa Parola A.Titolo
    Michele Dantini, Università del Piemonte Orientale
    Modera: Giuliano Galletta (Il Secolo XIX)

    2. Fare cultura. Risorse, strategie, ruoli
    con Mimma Gallina, Associazione Ateatro
    Luca Dal Pozzolo, Fondazione Fitzcarraldo
    Modera: Stefano Bigazzi (La Repubblica. Genova)

    Ore 12.15-13
    Pianificazione integrata culturale e partenariato pubblico privato
    con Claudio Bocci, Federculture

    Ore 13-14: pausa

    Ore 14-14.45
    Creare sistema: le industrie culturali e la città creative
    con Roberta Comunian, King’s College, London (UK)

    Ore 14.45-16.30: due workshop in parallelo
    1. Forme e modi per lo sviluppo della creative economy. Modelli di gestione: incubatori, distretti creativi, reti
    con Andrea Rocco, Genova e Liguria Film Commission
    Philippe Foulquié, Fondatore della Friche de la Belle de Mai – Marseille (F)
    Marco Geronimi Stoll, Rete Smarketing, comunicazione etica
    Modera: Claudio Oliva (Job Centre)

    2. Oltre la creative industry. Spazi e soggetti non convenzionali
    con Joseph Grima, Direttore Domus
    Angelo Rindone, Produzioni dal basso crowdfunding
    Cesare Viel Artista, Accademia Ligustica di Belle Arti
    Modera: Enrico Fravega (Job Centre)

    Ore 16.30-17: coffee break

    Ore 17-19
    Dibattito: le sfide delle creative cities
    con Carla Sibilla, Comune di Genova. Assessore Cultura e Turismo
    Laura Canale, Regione Liguria. Dirigente Affari Europei e Internazionali
    Walter Massa, ARCI Liguria
    Stefano Dellepiane, Compagnia di San Paolo

    L’intera giornata è a ingresso libero.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Julieta Aranda a Villa Croce: intervista alla curatrice Ilaria Bonacossa

    Julieta Aranda a Villa Croce: intervista alla curatrice Ilaria Bonacossa

    ifabodyNei locali del Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce a Genova è arrivata la mostra di Julieta Aranda. Dallo scorso 9 maggio, fino al prossimo 30 giugno sarà possibile visitare (da martedì a venerdì, con orario 9-18.30, e sabato e domenica dalle 10 alle 18.30) i lavori dell’artista messicana: un’indagine aperta sull’idea di tempo e sulle costruzioni sociali che articolano la nostra vita quotidiana. Proprio il 9 maggio si sarebbe dovuta tenere una cerimonia di inaugurazione e una conferenza stampa alla presenza dell’artista.

    Tuttavia, i festeggiamenti sono stati sospesi a causa dei tragici eventi che hanno colpito il Porto di Genova. La mostra è stata quindi aperta, ma senza clamore: così ha preferito sia l’artista che il team del museo. Per la prima volta in Italia con una personale, Julieta Aranda –artista contemporanea di fama internazionale- parte proprio da Genova la sua avventura nel nostro paese, con una mostra ad hoc costituita da opere create appositamente per la prima personale dell’artista in un museo italiano. Organizzata dal Settore Musei del Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce, l’esposizione è stata fortemente voluta da Ilaria Bonacossa, curatrice del Museo di Villa Croce. Siamo andati a fare due chiacchiere proprio con lei e ci siamo fatti raccontare un po’ di retroscena sull’esposizione.

    Due parole sull’artista. Chi è Julieta Aranda?

    «Difficile riassumere in due parole il percorso di un’artista della sua portata. Sono davvero tante le cose da dire su una figura dalla personalità poliedrica e interessante come quella di Julieta. Ci legano un’amicizia e una conoscenza profonda, che hanno portato Julieta a Genova, proprio a Villa Croce. Nata a Città del Messico, Julieta Aranda vive fra Berlino e New York. Classe 1975, ancora giovane, ha già girato mezzo mondo, affermandosi come nome indiscusso nel panorama artistico contemporaneo e partecipando a numerose collettive e importanti manifestazioni internazionali d’arte contemporanea: dalla Biennale di Mosca nel 2007, a quella di Venezia nel 2011, passando per dOCUMENTA13, del 2012. Interessante in particolare un suo progetto, cui ha dato avvio assieme all’amico Anton Vidokle: i due dirigono dal 1999 e-flux, un progetto di network internazionale per la divulgazione artistica, un grande portale online che svolge funzione di informazione in campo artistico e che, partito in via sperimentale e più rudimentale, muove oggi flussi di 90 mila persone al giorno. e-flux ha attivato anche una newsletter che invia due comunicazioni al giorno ai suoi iscritti, informandoli su eventi e nuove tendenze in campo artistico. A e-flux hanno aderito negli anni anche altri artisti della cerchia di Aranda e Vidokle, che ora scrivono sul portale e permettono di gestire un flusso informativo costante e più che cospicuo. Si pensi che un annuncio su e-flux arriva a costare anche 800 euro: questo a dimostrazione dell’importanza assunta dal portale! Gran parte delle entrate degli annunci sono reinvestiti dagli artisti in altri progetti: ad esempio, è stato creato uno spazio espositivo a New York, una sorta di “banco dei pegni” (“pawn shop”) in cui gli artisti possono scambiare i loro lavori, e uno spazio per l’affitto e l´archivio di video tramite e-flux, che funziona anche come portale autogestito per la condivisione di progetti d´arte contemporanea. Si tratta dei progetti Time/Bank, Pawnshop ed e-flux video rental che, avviati nell’ e-flux storefront di New York, hanno fatto poi il giro del mondo. Nonostante i suoi impegni in giro per il mondo, Julieta è riuscita a essere a Genova in occasione dell’inaugurazione di If a Body Meet a Body, restando nella nostra città una settimana. Purtroppo adesso è tornata ai suoi impegni, ma le sue opere restano per fortuna qui, e sono visitabili ancora per tutto il mese di maggio e giugno».

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    Quali sono i temi affrontati dall’artista? C’è un “filo rosso” nella sua produzione?

    «Sicuramente, l’idea di tempo e le costruzioni sociali che articolano la nostra vita quotidiana. I suoi progetti spesso aspirano a riconfigurare i rapporti economici che regolano il mondo dell’arte, offrendo agli artisti la possibilità di diventare agenti attivi e non soggetti passivi di un’economia post-capitalista. Inoltre, tra i tanti lavori, significativo soprattutto il progetto You had no ninth of May! (Non avete avuto il nove maggio!), in cui analizza l’artificiale costruzione dell’idea di tempo, attraverso un archivio di mappe e fotografie scattata sulle isole di Kiribati, nel mezzo del Pacifico, il luogo geografico in cui nel 1995 si decise di spostare la posizione della linea internazionale della data, creando uno sfasamento temporale e passando da oggi a dopodomani». E nella personale di Genova? «Anche nella mostra genovese l’artista ripropone questi temi: dalla riflessione sulla trasformazione della dicotomia lavoro manuale-lavoro intellettuale nell’era della new economy, dei new media e dello strapotere tecnologico, con la formazione di un nuovo “semiocapitalismo” in cui sono le facoltà cognitive –e non più il lavoro fisico- ad essere asservite agli interessi del capitale. Da qui, il costante richiamo nelle opere esposte al rapporto e dicotomia testa-corpo».

    Come  nasce l’idea della mostra a Villa Croce?

    «Quando arrivò, tempo fa, a Villa Croce per fare una visita, Julieta rimase molto incuriosita dal fatto che in una stanza c’era una collezione di sole teste scultoree, opere appartenenti al museo e create da alcuni importanti artisti liguri (Guido Galletti, autore del Cristo degli Abissi di Portofino, Guido Micheletti e Savina Morra) nella metà del secolo scorso. Questo ha molto suggestionato Julieta, che già si interrogava sui rapporti testa-corpo, pensiero-forza fisica, lavoro manuale-attività intellettuale, e lo spettacolo che ha trovato a Villa Croce le ha dato l’input di cui necessitava per mettere a punto i suoi lavori e organizzarli in un tutto organico. L’artista, tra inquietudine e fascinazione, ha iniziato a interrogarsi su cosa pensassero quelle teste e cosa ci fosse dentro di esse, cosa nascondessero. Ma non solo questo: sempre presente il riferimento –peraltro molto attuale- ai nuovi percorsi economici che si sono venuti a delineare nel momento storico dello strapotere tecnologico e al crollo della consueta divisione testa-corpo. Crollata questa scissione, siamo giunti nell’era del web, in cui tutti lavoriamo con la testa e spesso non riconosciamo il nostro corpo. Colletti bianchi e tute blu non esistono più, o forse sono diventati la stessa cosa: anche i vestiti non sono più fattore di discrimine tra classi sociali e magari l’operaio sotto la tuta blu cela vestiti griffati, mentre Marchionne va in giro in maglioncino. Inoltre, qui a Genova è nata anche la riflessione sull’idea di commemorazione: le teste scultoree hanno richiamato in lei quest’idea, che poco dopo ritrovò in Giappone. Qui, Julieta ebbe la possibilità di visitare un museo di calligrafia, in cui vide statue rappresentanti calligrafi rappresentati con le mani mozzate e trovò suggestive somiglianze-contrasti con la collezione genovese».

    Ci racconti come si struttura l’esposizione.

    «La mostra è multimediale: sculture, video, foto, disegni, installazioni. Per cominciare, Aranda ha reinstallato le teste delle collezione di Villa Croce, incrementandole e creando quella che si può definire “una collettività eterogenea fatta di sole teste”. In un’altra stanza, invece, ha inserito una serie di sole mani (dalle suggestioni ricevute dall’esposizione visitata in Giappone), che vogliono essere le mani di operai e, in contrasto con le teste, rappresentare il lavoro manuale, opposto a quello intellettuale. Poi, ha inserito anche video che esplorano il tema del pensiero: cosa pensano queste teste, quali meccanismi interiori celano, quali idee condividono? C’è anche un lavoro precedente, che Julieta ha pensato si inserisse bene nel contesto: “Tools for Infinte Monkeys”, una stanza intera le cui pareti sono coperte da una sorta di carta da parati dattiloscritta. Il titolo rimanda alla storia di cui si era parlato in Gran Bretagna, di alcune scimmie che, chiuse in una stanza e dotate di matita e macchina da scrivere, avrebbe mangiucchiato la matita e optato per la dattilografia. Le scimmie sarebbero riuscite a comporre circa 4, 4 pagine e mezzo, le stesse riprese da Aranda, ingrandite e usate per ricoprire le pareti. Nella stanza, anche una macchina da scrivere modificata, con la sola lettera f, che sembra essere quella più utilizzata dalle scimmie. Si era arrivati al paradosso di sostenere che le scimmie sarebbero state in grado di riscrivere le opere di Shakespeare, ma in realtà senza cognizione di causa gli animali premevano sempre i soliti tasti giusto per sentire il rumore prodotto dalla macchina. Julieta esplora anche questo territorio e osserva questi alter-ego umani, nel loro rapporto corpo-testa. Infine, dei disegni a parete fatti a vinile rappresentanti popolazioni acefale del ‘700, considerate selvagge e “senza testa”. Aranda, nella sua personale, comunica l’immagine violenta di una individualità contemporanea decapitata, smembrata e disarticolata nelle sue componenti essenziali».

    If a Body Meet a Body: da dove questo titolo?

    «Un titolo che incuriosisce e che, a ben guardare, è carico di rimandi colti. A partire dalla canzone scozzese scritta nel 1782 da Robert Burns, “Comin Thro’ the Rye” (ovvero all’incirca “Attraversando la Segale”), che dice proprio così: “Gin a body meet a body/Coming through the rye/Gin a body kiss a body/Need a body cry?”, se una persona incontra un’altra persona attraversando la segale; se una persona bacia un’altra persona, ha bisogno di piangere? La canzone è tanto comune e tanto conosciuta, da essere stata riprese nel celebre romanzo “Il Giovane Holden” di Salinger. Ma perché questa scelta? L’artista ha rivelato che il titolo fa riferimento soprattutto al testo di Salinger, in cui il protagonista, interrogandosi sul suo futuro, modifica inavvertitamente la strofa di una poesia ottocentesca trasformando il verso “if a body meet a body” in “if a body catch a body” (da cui il titolo originale del romanzo “The Catcher in the Rye”). Se il giovane Holden immagina che il suo destino sia quello di afferrare i corpi “prima che cadano nel burrone”, Julieta recupera l’importanza dell’incontro fra corpi, lasciando intendere che da esso possano scaturire infinite possibilità».

    Elettra Antognetti

  • Teatro indipendente in Liguria: le compagnie riunite in Vetrina

    Teatro indipendente in Liguria: le compagnie riunite in Vetrina

    tilt-teatroSi è svolta questo fine settimana la Vetrina Expò 2013 di Tilt – Teatro Indipendente Ligure, la rete di sedici compagnie indipendenti nata nel luglio 2011: due giorni di spettacoli a ingresso gratuito in un luogo inedito per eventi di questo tipo e sconosciuto a buona parte dei genovesi, l’ex Abbazia di San Bernardino in zona Carmine.

    Ho preso parte alla giornata di domenica, in cui si è svolta nel pomeriggio una nuova assemblea di dIstruzioni per l’uso: Anna Russo e Danilo Spadoni di Tilt e Mirco Bonomi del Teatro dell’Ortica hanno fatto il punto sul primo incontro con l’Assessore Angelo Berlangieri, avvenuto lo scorso 22 aprile. È emersa la necessità di definire quali categorie faranno parte della Consulta Regionale: solo il teatro o tutte le categorie di spettacolo dal vivo (incluse musica, arte di strada, etc)? Solo lo spettacolo dal vivo o anche il cinema? Solo professionisti o anche amatori?

    Il dibattito con il pubblico, durato poco più di un’ora, ha fatto emergere l’esigenza di ripensare il senso della cultura, a partire da alcuni ambiti già analizzati negli incontri precedenti: garantire maggiore trasparenza nei bandi e nei finanziamenti, che non devono essere più limitati a una “politica assistenzialista” per tamponare situazioni di crisi ma ripensati in progetti condivisi e a lungo termine; censire gli spazi non utilizzati di proprietà della Pubblica Amministrazione per aprirli in occasione di eventi e rassegne, destinarli a compagnie che vogliono usarli come luogo di lavoro, etc; sottolineare che gli operatori della cultura sono anzitutto professionisti che vogliono lavorare e vivere del loro lavoro.

    A seguire, si sono svolti alcuni spettacoli a cura delle compagnie di Tilt. Ogni compagnia aveva a disposizione mezz’ora, per mettere in scena una pillola di un proprio spettacolo e raccontare la propria attività. Fiona Dovo del Teatro delle Formiche ha rappresentato due facce del proprio percorso di ricerca: Piedi per terra e testa per aria, uno spettacolo per bambini sul tema della natura e il video Per colpa di Nevio (realizzato con Irene Pacini) sul tema dell’omosessualità. La Compagnia del Teatro SACCO di Savona porta La sindrome di Stoccolma, nato in collaborazione con Il Sipario Strappato di Arenzano: uno spettacolo di attualità che ha richiamato alla mente di tutti i presenti l’ultimo fatto di cronaca sull’argomento, le tre donne liberate in Ohio dopo dieci anni di prigionia. Molto toccante The Cut | Lo strappo, progetto del Teatro dell’Aria realizzato in Sudafrica dal collettivo Gugu Women Lab sul tema delle mutilazioni genitali femminili. La Compagnia dell’Ordine Sparso di Sarzana propone una pillola di Igor, spettacolo sui vizi capitali. Una carrellata su “cos’è oggi il giornalismo”, che chiunque fa o vorrebbe fare questo mestiere dovrebbe guardare, è il tema di NewsCy®cle della Compagnia Filò (che sarà, sotto forma di installazione, al Teatro della Tosse per Danzareteatro). Infine il Gruppo Stranità, laboratorio che da 14 anni Anna Solaro cura al Teatro dell’Ortica con pazienti psichiatrici, propone un estratto di Voci di dentro, spettacolo di “antipsichiatria” sul tema delle dispercezioni uditive.

    Marta Traverso

  • Valpolcevera: la situazione di giardini e aree verdi nella mappa del Municipio

    Valpolcevera: la situazione di giardini e aree verdi nella mappa del Municipio

    valpolceveraGli spazi verdi pubblici sono elementi fondamentali del patrimonio non solo materiale ma anche sociale del nostro vivere quotidiano. Il degrado in cui essi spesso versano priva di decoro e dignità sia le istituzioni pubbliche – che dovrebbero occuparsi della loro manutenzione – sia l’intera realtà che ci circonda. Proprio a partire da questi presupposti e nonostante la scarsità di risorse economiche attualmente a disposizione, il Municipio Valpolcevera sta sviluppando delle azioni volte a conoscere lo stato dell’arte dei giardini e sensibilizzare la cittadinanza affinché tali spazi siano vissuti quali beni comuni da difendere e rispettare.
    «Da quando il nuovo ciclo amministrativo si è insediato una delle priorità è stata conoscere lo stato del verde della vallata – spiega l’assessore Patrizia Palermo – Con il progetto “Vivilo, Amalo, Adottalo” abbiamo iniziato una mappatura dello stato di tutti i giardini del territorio, attualmente ancora in corso, che richiede molto impegno. È un lavoro meticoloso che aggiorna ed integra una schedatura già eseguita nel 2006 e si pone l’obiettivo di creare una banca dati informatica da condividere sia all’interno del Comune, sia con i cittadini».
    Inoltre, il Municipio, con una serie di iniziative, è impegnato nel promuovere gli strumenti degli affidi e delle adozioni da parte di volontari ed operatori economici, esperienze che in alcune realtà hanno dato buoni risultati, consentendo il recupero delle aree verdi.
    Gli affidi sono rivolti ai cittadini volontari (singoli o in associazione); il Municipio fornisce il materiale necessario per la manutenzione e garantisce la copertura assicurativa per chi svolge l’attività di volontariato. Le adozioni sono rivolte agli operatori economici con contratti gestiti direttamente dal Municipio. Gli interessati possono scaricare la modulistica dal sito www.municipio5valpolcevera.comune.genova.it e poi inoltrarla al Municipio V Valpolcevera (Via Costantino Reta 3, 16162 Genova).

    «Una volta terminata la mappatura, ipotizziamo per fine giugno, saremo nella condizione di avere una fotografia completa della situazione dei giardini e decidere le priorità negli interventi», aggiunge Palermo.
    Il progetto – che si pone anche obiettivi educativi – prevede l’imminente coinvolgimento delle scuole soprattutto al fine di incentivare l’utilizzo della raccolta differenziata negli spazi pubblici. A tal proposito, presso la Casa Ambientale di via Maritano (Quartiere Diamante), stanno per partire dei laboratori offerti gratuitamente alle scuole della Vallata grazie a un contributo di AMIU.

    «Con i gettoni di presenza risparmiati nel 2012 dai consiglieri municipali abbiamo acquistato delle panchine ed un gioco che al più presto verranno installati – continua Palermo – Dai giardini esaminati finora emergono realtà diverse. Violenti e deprecabili atti vandalici, risorse scarse, sommate al logorio del tempo, in alcuni casi hanno portato a delle gravi situazioni. La messa in sicurezza dei giochi richiede interventi specifici da eseguire a norma anche solo per le piccole manutenzioni e stiamo valutando la possibilità di contratti di manutenzione con ditte specializzate, comunque molto onerosi».

    «Progetti di recupero totale di alcune aree che erano stati deliberati in passato, penso ai giardini Morchio a San Quirico oppure ai giardini Coni Zugna a Pontedecimo, oggi sono molto difficili da realizzare e forse è più utile fare interventi piccoli ma diffusi sul territorio – sottolinea l’assessore – I giardini di Piazzale Guerra a Rivarolo sono stati ristrutturati nel 2005 e provvederemo a installare qualche panchina in sostituzione di quelle attualmente lesionate. I giardini il Chiostro, purtroppo, sono stati oggetto di recenti atti vandalici e vedremo cosa sarà possibile fare. La sostituzione di un intero gioco costa moltissimo e allo stato attuale non possiamo permettercelo  – conclude Patrizia Palermo – Comunque ci sono anche delle notizie positive: alcune aree verdi della zona di Certosa, tra cui Piazza Petrella e le aiuole di Brin, sono state messe a bando dal Comune per la sponsorizzazione, mentre la sgambatura cani della Fillea è stata appena realizzata. Con molta fatica cerchiamo di andare avanti ma ci rendiamo conto che, per i cittadini, non è facile percepire il nostro sforzo».

     

    Matteo Quadrone

  • Sampierdarena: il punto sui lavori del Programma Integrato POR

    Sampierdarena: il punto sui lavori del Programma Integrato POR

    Via Buranello SampierdarenaA che punto sono i lavori del Programma Integrato POR-FESR di Sampierdarena? Gli interventi, da realizzarsi tra 2007 e 2013, erano stati pensati con l’obiettivo di promuovere la riqualificazione generale dell’abitato del quartiere, con la sistemazione della viabilità e degli assi stradali, il potenziamento dei servizi pubblici, la creazione di centri di aggregazione e servizi per anziani e bambini. Tra gli interventi, la riqualificazione di Via Buranello, Via Daste e Piazza Vittorio Veneto; il miglioramento della viabilità in Via Cantore e la ristrutturazione dei portici; l’incremento dei servizi del Municipio II, del centro anziani nell’ex biblioteca Gallino e dell’asilo nido nell’ex scuola di Via Pellegrini. Infine, la ristrutturazione dell’ascensore tra via Cantore e Villa Scassi.

    Vediamo qual è lo stato dei lavori, punto per punto.

    Riqualificazione di Via Buranello: l’intervento prevedeva la riqualifica della strada, fiancheggiata da un lato dalla linea ferroviaria sopraelevata, la realizzazione di una corsia unica di 4 metri per mezzi privati/pubblici e di parcheggi sul lato mare, l’ampliamento dei marciapiedi, pavimentati in autobloccanti fotocatalitici. Per Piazza Barabino, la pavimentazione in arenaria, con bordi e cordoli in granito. Ancora, l’eliminazione e la razionalizzazione della segnaletica verticale e dell’arredo urbano. Investimento complessivo di 2 milioni di euro.
    Via Buranello SampierdarenaAttualmente, i lavori sono in via di ultimazione. È prevista la riasfaltatura finale dopo la realizzazione di attraversamenti per le reti impiantistiche in fibra ottica e di locali per la raccolta di rifiuti. Tuttavia, restano le perplessità dei cittadini: si riscontrano aspettative diverse tra commercianti e abitanti per l’organizzazione dei flussi di traffico ed è in corso di redazione un progetto complessivo di ridefinizione dell’assetto del traffico in tutta Sampierdarena, capace di soddisfare le aspettative di tutte le parti interessate. La fine dei lavori è prevista per  giugno 2013.

    Via Daste: in programma una pedonalizzazione e pavimentazione della strada, con riordino dei marciapiedi e delle aree di sosta. Inoltre, la riqualificazione dell’ingresso principale di Villa Scassi e della piazzetta davanti alle scuole Mazzini e Casaregis. Previsto anche il rifacimento dell’impianto di illuminazione pubblica e la realizzazione rete wi-fi. Il costo, 920 mila euro.
    Attualmente, i lavori sono sospesi a causa del fallimento della ditta. In corso le valutazioni per l’affidamento dei lavori a un altro partner, il termine per la chiusura del cantiere è quindi un’incognita.

    Piazza Vittorio Veneto: razionalizzazione delle aree di sosta, privilegiando quelle pedonali, per la fruizione pubblica. Inoltre, anche l’inserimento di una rotonda per agevolare la fluidificazione del traffico, diminuendo l’inquinamento e valorizzando l’aspetto estetico. Investimento totale, circa 450 mila euro. L’intervento si è concluso nel 2007.

    Via CantoreVia Cantore: asse di scorrimento e via commerciale, era previsto il miglioramento del porticato, nella pavimentazione e nelle parti a mosaico, e la riqualificazione dei marciapiedi, con scivoli pedonali, riordino degli arredi urbani e sistemazione dell’illuminazione. Il tutto, con oltre 850 mila euro di investimento. Anche qui, i lavori sono già stati conclusi (maggio 2012 per la riqualifica dei marciapiedi, e 2011 per gli interventi sul porticato).

    Palazzo del Municipio: previsti per il palazzo di Via Sampierdarena interventi di restauro e risanamento e la realizzazione di un ascensore esterno. Per quanto riguarda i servizi, in programma il potenziamento delle infrastrutture telematiche e una nuova sede per la Polizia Municipale. L’intervento (per la cifra di circa 1 milione e mezzo di euro) si è concluso in data 18 ottobre 2012.

    Ex biblioteca Gallino: per il potenziamento dei servizi alla popolazione, con particolare attenzione agli anziani, un intervento di trasformazione dell’edificio in questione, per facilitare l’inclusione sociale e offrire alle persone anziane un centro diurno di aggregazione. Per l’ex biblioteca, la dotazione di uno spazio didattico per l’avvicinamento agli strumenti informatici. Il tutto al costo di 400 mila euro.
    Fallita la ditta esecutrice, i lavori sono stati affidati alla ditta seconda classificata e l’esecuzione richiede ancora 120 giorni, è prevista per giugno 2013.

    Asilo nido nell’ex scuola di Via Pellegrini: demolizione del vecchio edificio e bonifica dell’intera area. Al suo posto, la creazione di un nuovo asilo nido, nell’area del Campasso, caratterizzata da forti criticità ambientali, nonché da alto tasso di natalità. Inoltre, in previsione il collegamento della scuola con le aree verdi retrostanti, finora non utilizzate, e la creazione di percorsi pedonali. Costituito da corpi indipendenti tra loro ma raccordati insieme da un unico “fulcro”, il corpo centrale è pensato in funzione di accoglienza e di spazio comune, anche per i genitori.
    Attualmente i lavori (1,6 milioni di euro) sono in corso di realizzazione. Approvata la variante di maggiori lavori, sono previsti ulteriori 110 giorno di lavoro. Si va a giugno 2013.

    Via CantoreAscensore di collegamento tra via Cantore e Villa Scassi: mediante la realizzazione di un impianto che prevede che la cabina sia prima traslata nella galleria attuale e poi sollevata su un piano inclinato, per poi uscire nella zona alta della Villa, in prossimità dell’Ospedale di Villa Scassi. La struttura deve favorire l’accessibilità al parco, al quartiere e all’ospedale stesso. L’intervento prevede la riqualificazione della galleria di accesso con l’inserimento di una cabina che verrà traslata in orizzontale e poi sollevata in obliquo fino a uscire al confine della villa, per eliminare le criticità di accesso e incrementare la sicurezza per gli utenti.
    Attualmente, c’è stata l’aggiudicazione provvisoria della gara d’appalto. La fine dei lavori (che sono costati circa 4,3 milioni), in questo caso, è stimata per febbraio 2015.

    Elettra Antognetti

  • Palazzo Ducale: incontri su arte, filosofia e Gabriele D’Annunzio

    Palazzo Ducale: incontri su arte, filosofia e Gabriele D’Annunzio

    Palazzo Ducale entrataLunedì 13 maggio 2013 due appuntamenti a Palazzo Ducale, entrambe conferenze a ingresso libero.

    Alle 17.45 presso la Sala del Minor Consiglio si svolge il primo appuntamento di un nuovo ciclo di eventi: Fine dell’immagine tra media, neuroscienze e filosofia. Una rassegna che la Fondazione Cultura ha organizzato in collaborazione con il Museo del caos ed è curata da Giuliano Galletta e Riccardo Manzotti.

    Tema di oggi è Arte e Anti-Arte – Come l’arte usa e abusa le immagini, con Laura Albers e Mario Perniola.

    A seguire (ore 21) nuovo incontro del ciclo Viaggiar per storie organizzata dalla Fondazione insieme alla FEG. Oggi lo storico Carlo Perfetti approfondisce il tema dei viaggi del poeta Gabriele D’Annunzio.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Elisa Traverso, Videoscrittori: “La prima volta che la vedo”

    Elisa Traverso, Videoscrittori: “La prima volta che la vedo”

    Elisa Traverso è una scrittrice genovese che ha partecipato a Videoscrittori cercando di raccontare la sua città, schiva e prudente.

    Con quali occhi si va alla scoperta di una città secondo te?

    «Attraverso l’amore, anche se è una parola abusata. L’amore è la chiave di lettura, come due persone che si incontrano e si scontrano vedendosi per la prima volta…»

    Quindi il tuo rapporto con Genova è conflittuale..

    «Eh beh si.. come tutti i rapporti d’amore! Picchi di positività e negatività indispensabili per poter amare… Per me è stato struggente scrivere questo racconto sulla mia città, mi emoziona molto…»

    Che colonna sonora immagini per un viaggio alla scoperta di Genova..

    «Domanda difficile… Sicuramente un brano strumentale, le parole mi sembrano di troppo. Non riuscirei a vedere un genere solo, credo ci siano aspetti jazz e aspetti blues… Però Genova è silente e la musica giusta per accompagnarla dovrebbe essere capace di rispettare questa caratteristica.»

    E se dovessi pensare ad uno scrittore che vorresti accanto in questo viaggio?

    «Forse un sudamericano, Gabriel Garcia Marquez. Lui secondo me Genova saprebbe capirla…»

     

    a cura di Marcello Cantoni

     

    “La prima volta che la vedo” di Elisa Traverso

    elisa-traversoÈ sempre il viaggio che mi porta, ma arrivo quasi sempre in ritardo. Non voglio perdere il tempo, così provo a lasciarlo esattamente dove è. Ma non ci riesco. Ho affinato le migliori scuse quando mi dicono di tutto. Viaggio senza orologio, in ogni caso.

    Sono dentro il mio viaggio impossibile. Ma qualcosa traina via la mia rotta, dietro una curva, improvvisamente. E mi ritrovo a strapiombo sul mare.

    La vedo.

    Violenta, immobile.

    Mi osserva di sbieco, mentre combatte con tutte le sue forze la comune curiosità. Mi osserva sempre di sbieco, capirò poi.

    É una donna segreta, che ti innamora adagio. Mi prende per mano e mi porta con sé, senza parlare.

    Scivoliamo giù verso il mare. Si muove sinuosa e tortuosa, mi confonde mentre fiuto la sua indole insidiosa.

    La vedo scoscesa e verticale obliqua, è lì ma irraggiungibile. È lì ma non è.

    Il mare è sparito davanti ai nostri occhi, in questa scalata a testa in giù. Trattengo il fiato senza accorgermene, mentre varco le soglie di un mondo quasi sotterraneo. Lei si è fatta cupa.

    Mentre si svela, scopro che in lei nulla è parallelo, e mi smarrisco nelle mille in-tersezioni della sua geografia emotiva. Quando mi sembra di capire, subito mi perdo dietro un nuovo angolo impensato. Sono continuamente smarrito mentre navigo le sue retrovie come le quinte di un palcoscenico che però, lei, non salirà mai. Perché lei vive di terra, lei vive di mare. Costumi di scena e copioni li lascia alle altre.

    Tutto questo mi lascia andare a un forma inconsueta d’amore, e questa volta è lei a essere in ritardo. In ritardo sul cuore.

    Scivolosa, leggo in lei pensieri lunghi e lontani mentre mi parla con perpetui ricordi di pioggia.

    Perché lei ha paura. Perché vive da sempre sul confine del possibile.

    Lei non si fida di me. Mi stringe e mi allontana, in una danza sgomenta. Prende le distanze come un geometra sbronzo. Si mette di traverso per non farmi passare. É disperata, vittima del suo malessere perfetto.

    Mi fa infuriare questa ritrosia lapidaria. Sto per andarmene, sconfitto.

    “Non mi lasciare”.

    Non so se era vero. Era proprio lei? Oppure un richiamo antico del mare dal sottosuolo.

    Piovono su di noi tutti i punti interrogativi del cielo, e si posano sotto i miei piedi, dappertutto. Mi costringe a guardare in alto. E non vedo altro che fine-stre, mi viene il torcicollo, mi gira la testa.

    “Sei quasi crudele” le dico.

    Ma mi viene a prendere la sua memoria orizzontale, e mi riporta a me stesso. Con lei mi trovo su un’ellisse sbilenca, e per non cadere via mi appiglio al gancio dell’ironia.

    E lei finalmente ride con me. Ride e si fa immensa, proprio mentre si spalanca davanti a noi il mare.

    Il mio cuore cade a piombo dentro l’acqua salata, mentre capisco esattamente dove sono. Mentre i punti cardinali trovano casa nei miei sensi. Lei si fa fiammeggiante e mi distruggo nei tramonti liquidi dei suoi occhi.

    Mi abbraccia, ed è la fine.

    Perché Genova ti abbraccia solo davanti al mare.