Categoria: Inchieste

Inchieste condotte dalla redazione di Era Superba.

  • Amiu, tutto da rifare. La delibera in “eredità” al prossimo Consiglio Comunale. I retroscena del voto in Sala Rossa

    Amiu, tutto da rifare. La delibera in “eredità” al prossimo Consiglio Comunale. I retroscena del voto in Sala Rossa

    consiglio-comunale-sala-rossaNiente aggregazione Amiu-Iren nel ciclo amministrativo della giunta Doria. Sul futuro della partecipata della gestione dei rifiuti di Genova deciderà la nuova maggioranza, dopo le elezioni di giugno. La proposta di rinvio in Commissione presentata dal Partito democratico nel corso dell’ultima seduta di Consiglio comunale è stata infatti approvata, contro la volontà della giunta di centrosinistra, con un’insolita larga alleanza tra Pd, Forza Italia e Lega Nord. Alla fine sono stati 23 i voti a favore della sospensiva, 15 i no. Il sindaco ha votato contro, in disaccordo con il Partito democratico.

    «Non vogliamo dare ancora la possibilità a questa giunta confusa, governata da una maggioranza che la pensa in un modo, con un candidato sindaco che la pensa in un altro, l’estrema sinistra in terzo e il Pd in totale confusione. La proposta di sospensiva non ci interessa ma votiamo sì perché vogliamo che tutto quello che venga dopo sia in mano a chi in maniera cosciente amministrerà la città». Lo dice la capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale, Lilli Lauro, motivando il voto del proprio gruppo.

    Il sindaco, Marco Doria, che inizialmente sembrava non aver votato, ha fatto aggiungere il proprio voto nell’elenco dei contrari. Con il primo cittadino uscente hanno votato i fratelli Vittoria Emilia ed Enrico Musso, entrati in Direzione Italia di Raffaele Fitto, i quattro consiglieri di Effetto Genova (Paolo Putti, Stefano De Pietro, Mauro Muscarà, Emanuela Burlando), Gianpaolo Malatesta di Possibile, i due consiglieri di Federazione della Sinistra (Antonio Bruno e Gianpiero Pastorino), due consiglieri di Lista Doria Luciovalerio Padovani e Clizia Nicolella, due consiglieri di Percorso comune (Gianni Vassallo e Paolo Gozzi), e Andrea Boccaccio del Movimento 5 Stelle. A favore della sospensiva, invece, tutti gli otto consiglieri del Partito democratico, compreso il presidente del Consiglio Giorgio Guerello, quattro consiglieri di Lista Doria (il capogruppo Enrico Pignone, Marianna Pederzolli, Antonio Gibelli, Barbara Comparini), Salvatore Caratozzolo di Percorso comune, Leonardo Chessa di Sel, sette consiglieri a vario titolo facenti parti di Forza Italia (Lilli Lauro, Stefano Balleari, Guido Grillo, Matteo Campora, Alfonso Gioia, Paolo Repetto, Stefano Anzalone), Alessio Piana della Lega nord, Pietro Salemi del Gruppo misto. Non hanno partecipato al voto Franco De Benedictis di Direzione Italia. Assenti i due consiglieri del centrodestra Mario Baroni e Salvatore Mazzei. Alleanze politiche saltate definitivamente all’interno di un quadro che, tuttavia, non rispecchiano neppure quanto si vedrà nelle schede elettorali il prossimo giugno, fatto salvo i nove consiglieri confluiti nella lista civica “Chiamami Genova”, che candida a sindaco Paolo Putti, e che ha votato compattamente.

    Game Over

    Finiscono così i 5 anni di mandato dell’arancione giunta Doria. A tracciarne la sintesi, il consigliere del Movimento 5 Stelle, Andrea Boccaccio: «La destra vota uguale alla sinistra, lo è anche nella proposta politica della nostra città. Questi cinque anni sono stati una via crucis. La sua giunta nasceva da un’operazione di marketing in cui un partito dominanti si è nascosto dietro un volto onesto e una serie di persone nuove».

    Per l’ex senatore Enrico Musso, la discussione sarebbe dovuta andare avanti perché «la tragedia Amiu-Iren rischia di tramutarsi in una farsa dato che non si non si parla più del merito della delibera». Per Clizia Nicolella, invece, «la delibera non doveva tornare in Consiglio, perché il Consiglio si era già espresso». «Un voto, quello di oggi che conclude un percorso fatto da molte parti politiche – sottolinea Malatesta – e che apre ai nuovi scenari. Sembrava un voto del prossimo ipotetico Consiglio comunale».

    Il destino di Amiu

    delibera-amiu-lavoratori«Per il dissesto idrogeologico della discarica di Scarpino abbiamo già chiesto fondi allo Stato che però non ha considerato questa emergenza, mentre con il governo abbiamo lavorato egregiamente sulla messa in sicurezza dalle alluvioni». Lo afferma Marco Doria, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine della seduta di Consiglio sul perché il Comune non avesse chiesto un intervento del governo per risolvere l’emergenza Amiu. «Le vie del Signore sono infinite – risponde il sindaco – è molto facile fare dieci telefonate e le posso fare anche io ma siamo sempre nel contesto di un ente che chiede i sodi a un altro. Non sono queste strade a risolvere il problema, possono attenuare il peso degli oneri da sostenere ma non li azzerano. Non è credibile pensarlo ed è poco serio dirlo»

    Per il sindaco uscente, «Amiu può andare avanti ma deve avere un quadro di certezze che deve essere definito. In campo esiste una proposta che dovrà essere portata all’attenzione del prossimo Consiglio comunale, che potrà avere anche altre proposte ma dovrà sciogliere questi nodi ed ha anche già una proposta sul tavolo». Doria si aspetta che nelle prossime settimane «i candidati presentino le loro proposte serie e concrete sul futuro di Amiu perché, ad esempio, al momento non ho sentito dire nulla sugli impianti da realizzare e i finanziamenti da trovare». Infine, il primo cittadino ribatte alle parole del capogruppo del Pd, Simone Farello, in una sorta di ultimo scambio dopo che il consigliere in Aula aveva accusato la giunta di aver «portato una decisione così rilevante nell’ultimo semestre del mandato». Per Doria, infatti, «forse si poteva anticipare la discussione di un paio di mesi, ma i tempi erano questi».

    «Se il Comune di Genova ci garantisce la puntualità dei pagamenti delle varie tranche del contratto di servizio, fino all’inizio dell’estate ci arriviamo. Poi, però, o si fa l’aggregazione o l’assestamento di bilancio che, comunque, è un atto dovuto entro la fine di luglio altrimenti il nuovo Consiglio regionale rischia il commissariamento appena eletto». Lo afferma alla “Dire” il presidente di Amiu, Marco Castagna. Da Tursi dovrebbero arrivare nelle casse della partecipata circa 60 milioni di euro nei prossimi tre mesi, tutti risorse che rientrano nel contratto di servizio che lega il Comune di Genova alla società che gestisce il ciclo dei rifiuti. Liquidità indispensabile, spiega il presidente della partecipata, «perché nel frattempo non possiamo certo stare fermi ma dobbiamo portare avanti i lavori di messa in sicurezza di Scarpino 1 e 2 e di realizzazione di Scarpino 3, completare l’impianto per il trattamento e il trasporto del percolato e arrivare al progetto definitivo per la fabbrica della materia». Ma non sono questi 60 milioni a poter garantire le continuità aziendale di Amiu che va calcolata su 12 mesi. Per questa, dunque, serve per forza di cose l’assestamento di bilancio che toccherà alla nuova giunta e con cui dovranno essere garantiti alla partecipata quantomeno 38 milioni di euro aggiuntivi, 25 di anticipo di cassa chiesti a Tursi e 13 dovuti all’aumento della Tari per il 2017 contenuto al 6,89% e non portato fino al 18% come invece sarebbe necessario per coprire tutti i costi dovuti al servizio, così come imposto dalla legge. Solo a quel punto, tra l’altro, la partecipata potrà chiudere il proprio bilancio consuntivo 2016, ultimo atto della presidenza di Marco Castagna. Domani pomeriggio, intanto, è in calendario un consiglio di amministrazione ma sembrerebbero esclusi colpi di scena. Insomma, il voto di oggi in Consiglio comunale ha semplicemente dilatato i tempi ma è chiaro che più passa il tempo più la decisione diventerà urgente, imprescindibile e capitale per il futuro di Amiu.

    I lavoratori Amiu, giunti sotto Tursi dopo un lungo corteo partito dalla Volpara, hanno festeggiato alla notizia della sospensiva. «Sappiamo ovviamente che non è finita, ma ora la vertenza avrà un peso anche per il prossimo ciclo amministrativo – sottolinea un lavoratore – e noi saremo ancora qua, a Luglio, a ricordarlo».

    Il retroscena

    amiu-manifestazione-tursiSe fosse stata messa al voto questa mattina in Consiglio comunale a Genova, la delibera di aggregazione Amiu-Iren avrebbe anche potuto essere approvata, contando sull’assenza di tre consiglieri di opposizione Mario Baroni e Salvatore Mazzei (Forza Italia), Franco De Benedictis (Direzione Italia) – gli ultimi due eletti in Sala Rossa nel 2012 con Italia dei Valori, a sostegno del sindaco Marco Doria. Ma sembra quasi che maggioranza e giunta non se ne siano accorti o non abbiano voluto farlo.

    E’ questo il retroscena che filtra dai corridoi di Palazzo Tursi, secondo quando raccontato da un consigliere di opposizione. La decisione del centrodestra di votare assieme al Pd a favore della sospensiva che rimanda la decisione sull’aggregazione Amiu-Iren al prossimo ciclo amministrativo, infatti, sarebbe maturata solo nel corso della mattinata, durante le prime schermaglie di dibattito in Consiglio comunale, quando le opposizioni si sarebbero accorte di non avere più la certezza di poter bocciare definitivamente la delibera, se fosse stata messa al voto dalla giunta Doria. Si spiegherebbe così anche l’arrivo in fretta e furia in Sala Rossa della capogruppo del Pdl-Forza Italia, Lilli Lauro, assente all’inizio dei lavori ma la cui presenza è stata richiesta proprio dalla necessità di coordinare le votazioni. In realtà, pare che l’assessore all’Ambiente, Italo Porcile, abbia fatto notare l’opportunità al sindaco Marco Doria e all’assessore al Bilancio, Franco Miceli, che però avrebbero frenato facili entusiasmi: il rischio dell’ostruzionismo dell’opposizione con circa un centinaio di emendamenti di Antonio Bruno (Federazione della sinistra) pronti ad essere discussi per attendere l’arrivo dei consiglieri assenti ed eventualmente decisivi per bocciare la delibera era troppo alto. Così ha prevalso quello che sindaco e maggioranza hanno ritenuto il male minore: congelare l’aggregazione e rimandare ogni decisione a dopo il 25 giugno. Una bocciatura della delibera da parte del Consiglio, infatti, avrebbe definitivamente affossato la proposta, legando le mani alla prossima giunta «Non è una questione di giocare sugli assenti – commenta il sindaco Doria – qui siamo di fronte a un comportamento lineare dell’amministrazione che si è assunta i propri oneri provando a riproporre la delibera definitiva in sede di votazione del bilancio come era stato detto quando l’avevamo ritirata poco più di un mese fa. Il bilancio è trasparente e necessita di un riequilibrio entro fine luglio, a meno che l’aggregazione non venga approvata dal prossimo ciclo amministrativo».

    Si chiude in questo modo il sipario sulla giunta Marco Doria: la vertenza Amiu è solamente sospesa di qualche mese, lasciando in attesa la città e i lavoratori. Nel frattempo la campagna elettorale si appresta ed entrare nel vivo, e c’è da scommettere che su questo argomento si giocheranno le sorti della composizione del prossimo Consiglio comunale. Per la gioia di tutti i genovesi.

  • Consiglio comunale, passa il bilancio ma delibera su Amiu ancora in sospeso. Domani nuova (e ultima) seduta in Sala Rossa

    Consiglio comunale, passa il bilancio ma delibera su Amiu ancora in sospeso. Domani nuova (e ultima) seduta in Sala Rossa

    consiglio-comunaleLa discussione in Sala Rossa scorre rapidamente, e arriva alla approvazione del documento di bilancio con poche sorprese: l’aula vota l’approvazione con con 17 voti a favore: Pd, Sel, Lista Doria, Malatesta (Gruppo Misto); 14 contrari: Anzalone (Gruppo Misto), Pdl, M5s, Fds, Lista Musso-Direzione Italia, Udc, Lega Nord e 8 astenuti: Salemi (Gruppo Misto), Percorso Comune, Effetto Genova. L’attesa discussione sulla delibera Amiu viene nuovamente rimandata, su scelta della conferenza capigruppo: l’appuntamento è per domani mattina.

    Gli schieramenti politici hanno in qualche modo seguito il percorso fin qui fatto, senza sorprese di sorte: da un lato la maggioranza ha difeso il documento, ricordando come i conti siano rimasti in ordine, nonostante una congiuntura particolarmente tragica dal punto di vista economico che ha colpita la città. In aula si cita la crisi di Banca Carige, i continui tagli di Roma e la congiuntura economica nazionale; a fronte di questo, però si sono tenuti i «numeri in ordine – ha spiegato Simone Farelloportando a termine un ciclo che non ha messo in difficoltà la città». Dure lo opposizioni: Enrico Musso addirittura parla di «un bilancio pieno di “cazzo” di marchette – tra lo stupore dell’aula – e quindi voterò no a questo “cazzo” di bilancio». Anche la Lega denuncia una gestione fallimentare della città, mentre il Guido Grillo ricorda come troppe volte l’aula non è stata ascoltata come si doveva. Tra gli astenuti Effetto Genova che fa sapere, attraverso un post su Facebook pubblicato in diretta, le preoccupazioni di «andare in gestione provvisoria che comporta la non possibilità di assumere spese se non obbligatorie, mettendo quindi a rischio risorse per le manutenzioni, le risorse ad esempio per il funzionamento del Carlo Felice, le risorse per i servizi alla persona tranne gli interventi legati al Tribunale o di tutela e così via...».

    In mattinata è stata approvato il riconoscimento della legittimità del debito fuori bilancio in merito all’esecuzione della sentenza n.641/2016 emanata dal TAR Liguria a seguito del ricorso con richiesta di risarcimento del danno promosso dalla Fondazione Contubernio D’Albertis per le sordomute; il riconoscimento del debito fuori bilancio dei Bagni Marina Genovese; e infine approvato anche il protocollo d’intesa tra Rete Ferroviaria Italiana S.p.A., Regione Liguria e Comune di Genova in ordine all’acquisizione, da parte di RFI, dell’edificio sito in via Ferri 10, destinato alla demolizione in vista dei lavori del Nodo Ferroviario. Una demolizione richiesta dagli abitanti stessi, preoccupati per la stabilità dell’edificio, in vista della già stabilità demolizione dell’adiacente caserma dei Carabinieri. Ogni nucleo familiare, oltre a ricevere una locazione alternativa, avrà un indennizzo di 40mila euro.

    Il ciclo amministrativo, quindi, si avvia ad una chiusura naturale, senza il paventato ricorso al commissario prefettizio. Ancora incerta invece la sorte di Amiu, ancora appesa al destino della delibera di aggregazione con Iren.

     

  • Amiu batte cassa a Comune di Genova. Castagna: «Non possiamo più aspettare». Congelate le spese: tempi più lunghi per riapertura Scarpino

    Amiu batte cassa a Comune di Genova. Castagna: «Non possiamo più aspettare». Congelate le spese: tempi più lunghi per riapertura Scarpino

    ScarpinoAmiu chiede al Comune il saldo del debito, per fare fronte alle spese correnti, oggi in via di congelamento. L’appello arriva dal presidente dell’azienda Marco Castagna, oggi ascoltato in Commissione consigliare. Una situazione, quella della partecipata, notoriamente complicata: i soldi del credito verso l’amministrazione civica potrebbero essere necessari per tamponare, almeno temporaneamente, gli impegni finanziari preventivati per la riapertura di Scarpino.
    «Il Comune, nella doppia veste di debitore e azionista unico di Amiu – attacca Castagna – deve intervenire al più presto per assicurare i mezzi finanziari necessari alla continuità aziendale, a prescindere da operazioni di aggregazione». Una richiesta deliberata anche dall’ultimo consiglio di amministrazione dello scorso 13 aprile, su invito del collegio sindacale della partecipata. Ad Amiu, Palazzo Tursi deve 55 milioni di euro per gli extracosti già sostenuti nel 2015 e nel 2016, ma il debito complessivo è di circa 200 milioni di euro. «La continuità aziendale – ribadisce il presidente – è subordinata al fatto che Amiu ottenga le somme già spese, come di diritto. Non possiamo aspettare un eventuale ri-equilibrio di bilancio a luglio per interventi a garanzia del nostro credito: non esiste l’ipotesi di congelare la situazione attuale», come invece sarebbe intenzione della giunta se, come probabile, la delibera di aggregazione dovesse fallire per la terza volta. Non si può più aspettare, quindi. Lo spettro del default aleggia prepotentemente, e le concrete ipotesi dell’arrivo di un commissario prefettizio per l’approvazione del bilancio lasciano pochi margini di manovra: «In assenza della delibera di aggregazione o di un piano che metta in sicurezza la continuità aziendale – annuncia Castagna – Amiu si riserva di adottare tutte le deliberazioni ritenute più adeguate per vedersi riconosciuto il dovuto prima di portare i libri in tribunale». Eventuali iniziative che potrebbero anche prevedere una ingiunzione di pagamento a carico di Comune.

    Soldi non identificati
    «In caso di non esito positivo dell’opportunità aggregativa – replica l’assessore al Bilancio, Franco Miceli – se l’azienda chiede senza ulteriori indugi il rimborso degli extracosti già sostenuti è un problema di Tari che dovrebbe essere aumentata». Non sono però esclusi non meglio specificati «altri tipi di interventi per dare supporto finanziario all’azienda per traguardare prossimi mesi», con il rischio però di «problemi di mantenimento degli equilibri di bilancio del Comune». Che significa tagli ai servizi, o un “salvagente” romano, come già qualche voce di corridoio sembrerebbe dare per probabile regalo da “campagna elettorale”.  La situazione si dipanerà definitivamente nelle prossime due settimane, visto che il bilancio deve essere approvato in Consiglio comunale entro il 9 maggio.
    Reazioni
    Diverse le reazioni dei consiglieri presenti Sala Rossa, non proprio gremita nonostante l’importanza della questione. Putti (Effetto Genova) domanda alla giunta come mai non si sono fatte, a suo tempo, pressioni su Roma per ottenere finanziamenti dedicati, mentre Grillo (Pdl) ricorda ai consiglieri del Partito Democratico, al governo della città da tre mandati, che la questione era stata affrontata per tempo dal Consiglio comunale, senza però trovare riscontro nelle determinazioni della giunta.
    Tra le operazioni a rischio blocco, le gare relative alla realizzazione degli impianti per il trattamento e il trasporto del percolato dalle discariche chiuse di Scarpino 1 e 2, la realizzazione del sistema di drenaggio per la stabilità della discarica, la realizzazione del terzo lotto della discarica e del progetto esecutivo della “fabbrica della materia” il cui progetto preliminare è stato definitivamente approvato una decina di giorni fa in conferenza dei servizi. «Ogni rallentamento – ha concluso Castagna – allunga i tempi per la riapertura della discarica e quindi la durata e i costi del conferimento dei rifiuti fuori regione».
    Nicola Giordanella
  • Bilancio, la Prefettura mette “in mora” il Consiglio comunale. Commissario se salta approvazione entro 9 maggio

    Bilancio, la Prefettura mette “in mora” il Consiglio comunale. Commissario se salta approvazione entro 9 maggio

    Tursi, protesta dei lavoratoriUn commissario prefettizio potrebbe prendere le veci del Consiglio comunale, per svolgere l’ordinaria amministrazione e far “tornare i conti”, se il bilancio non sarà approvato entro i termini di legge. Una eventualità non da escludere, visto che il documento contabile è stato “legato” a filo doppio con l’aggregazione di Amiu.

    L’atto del Prefetto è un atto dovuto, previsto dal Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (D. Lgs n.267/2000): se non viene approvato il bilancio dell’ente locale entro i termini di legge, attraverso decreto di proposta ministeriale viene sciolto il Consiglio comunale, rimpiazzandolo con un commissario. Questi deve svolgere il ruolo dell’organo per l’ordinaria amministrazione, fino all’esito delle nuove elezioni. La comunicazione della Prefettura di Genova è arrivata al presidente del Consiglio comunale, che tramite i capigruppo ha informato l’assemblea: il termine ultimo per l’approvazione del documento di bilancio è l’8 maggio, dopo il quale scatterà il commissariamento.

    «Il bilancio così come è stato presentato non può prescindere dal completamento del percorso di aggregazione di Amiu – ha sottolineato il vicesindaco Stefano Bernini a margine della seduta di Consiglio comunale – per cui i soldi che servono per Amiu si possono trovare solo in questo modo. Un eventuale commissario dovrebbe fare i “conti della serva”, tagliando servizi e aumentando tariffe per produrre un nuovo bilancio in regola». Eventuale neanche tanto, visto che la conta dei voti necessari per far passare la delibera su Amiu, (alla terza presentazione) è quanto mai dall’esito incerto. «Amiu potrebbe andare in default – conclude Bernini – se il commissario non trovasse la quadra dei conti».

    Le prossime settimana, quindi, si preannunciano di fuoco, lacrime e sangue: in Sala Rossa sarà ripresentata la delibera su Amiu a precedere il bilancio, con lo spauracchio del commissariamento messo nero su bianco. L’appuntamento potrebbe essere calendarizzato il 2 o il 3 maggio, ma l’incertezza regna sovrana a Tursi. Come andrà a finire?

     

  • Fegino, la lettera aperta dei cittadini ad un anno dal disastro. La debolezza della Politica e la misura del rischio

    Fegino, la lettera aperta dei cittadini ad un anno dal disastro. La debolezza della Politica e la misura del rischio

    iplom-petrolio-inquinamentoIl 17 aprile 2016, esattamente un anno fa, una delle tubature dell’oleodotto Iplom che collega i depositi di Fegino con la raffineria di Busalla si rompeva, sversando centinaia di migliaia di litri di greggio nei rio Pianego. Un disastro ambientale che ha “travolto” gli abitanti della delegazione della Val Polcevera, che da decenni convivo con il “rischio” di un incidente “rilevante”: un rischio divenuto realtà.

    Il primo anniversario cade nel giorno di Pasquetta, ricorrenza festosa, durante la quale, per tradizione, la comunità popolare si riversa su prati e colline, per godere del sole primaverile e della natura. Una coincidenza che impone una riflessione su quanto è stato fatto per arginare il disastro di Fegino, e quanto si sta facendo per evitarne di nuovi.

    Bonifica

    Era Superba sta documentando la lenta opera di bonifica ambientale, ad oggi ancora al palo. Come abbiamo visto, infatti, dopo una prima fase emergenziale sono state eseguite delle perizie per quantificare il danno e misurare le necessità dell’intervento; il famoso Piano di Caratterizzazione. La prima versione di questo documento, presentata ad agosto, però non ha chiarito alcuni aspetti, per cui l’amministrazione comunale ha richiesto delle integrazioni. Qui è nata una querelle squisitamente burocratica che ha visto rimbalzare la palla tra Genova e Roma, per determinare chi avesse l’ultima parola sulla questione. Dopo nove mesi è stato stabilito che la regia dei lavori doveva rimanere a Genova, è solo a marzo Comune, Regione e Arpal si sono riuniti per “deliberare” ulteriori prescrizioni da consegnare all’azienda, per avviare la bonifica. Il tutto, ovviamente, stando nei termini di legge. Dodici mesi, però, in cui centinaia di persone sono rimaste esposte alle esalazioni chimiche, solo perché lì vivono e lì lavorano. Veramente la politica non poteva fare, o pretendere, di più?

    La misura del rischio

    fegino.iplom3Nelle ore successive al disastro Era Superba ha denunciato l’irregolarità dei Piani di Emergenza Esterna degli impianti industriali a rischio di incidente rilevante situati nell’area metropolitana genovese. Tra questi ricade anche il deposito di Fegino. In questi giorni la Prefettura è al lavoro per la redazione dei nuovi documenti, non senza qualche difficoltà. La normativa, però, esclude le tubature degli oleodotti da questa procedura, non vincolando queste invasive infrastrutture ad un protocollo di intervento emergenziale rafforzato. Il 14 marzo scorso il Consiglio comunale del Comune di Genova ha votato all’unanimità una impegnativa che da mandato alla amministrazione di “lavorare” affinché questa lacuna venga colmata. Una determinazione che rischia di rimanere lettera morta: la Prefettura, infatti, nel presentare la prima bozza del PEE dell’impianto di Fegino, pare non abbia tenuto conto di questa richiesta, attenendosi scrupolosamente alle prescrizioni di legge. Oggi, quindi, i territori attraversati da oleodotti sono esposti al medesimo rischio di un anno fa. Siamo sicuri che non si può fare di più? Le Istituzioni davvero non possono agire in maniera migliorativa rispetto alle leggi?

    Rabbia degna

    In tutto questo, nel mezzo di questo mare di codici e cavilli, ci stanno le persone, la cui tutela dovrebbe essere uno degli scopi ultimi di normative, politica e istituzioni. Nel caso di Fegino, i cittadini si sono organizzati, e dopo un anno di “battaglie” continuano a monitorare e ad aggiornare la loro mobilitazione e le loro iniziative, anche legali. Nella loro lettera aperta, scritta in occasione del “primo” anniversario del disastro e che pubblichiamo integralmente, oltre alla rabbia per una emergenza che sembra non finire, si legge la speranza che qualcosa possa ancora cambiare: chi ha orecchie per intendere…

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    TRISTE ANNIVERSARIO 17 APRILE 2016 – 17 APRILE 2017

    Lo avevamo definito “Atto finale” quello che intorno alle 19.30 del 17 aprile 2016 ha riversato nel rio Pianego, rio Fegino, torrente Polcevera e infine in mare , oltre 600 mila litri di petrolio fuoriuscito a seguito della rottura della tubatura di IPLOM spa che, dal Porto Petroli di Multedo , trasporta il greggio verso la raffineria di Busalla .

    Il 17 aprile 2016 , per ironia della sorte , era il giorno del referendum sulle trivelle , andato vano per il mancato raggiungimento del quorum , una scelta che avrebbe potuto determinare la volontà dei cittadini ad iniziare un percorso di cambiamento verso fonti energetiche alternative e meno inquinanti.

    Così non è stato per molte ragioni, la più importante e decisiva la scelta del governo di non accorpare il referendum alla tornata delle elezioni.

    A Fegino ci siamo ritrovati in un incubo, una marea nera scorreva nei rivi ed ha segnato nel profondo anche le nostre vite.

    Come cittadini ci siamo visti catapultare in un mondo di burocrazia, interessi economici contrapposti ma comunque opposti al nostro diritto alla salute e sicurezza, difficoltà ad avere momenti di vera partecipazione, in cui le nostre richieste venissero ascoltate ed accolte .

    Per mesi a contatto con le esalazioni degli idrocarburi, che vediamo riaffiorare ad ogni pioggia, con la preoccupazione per i danni che, nel tempo, potremmo dover contare per essere stati esposti a tali esalazioni.

    E, dopo un anno, manifestazioni, presidi, commissioni, interrogazioni, mozioni, tavoli tecnici, un tentativo di allontanare dal controllo dell’amministrazione locale la regia delle operazioni di bonifica sperando magari di non doverla fare , la bonifica non è ancora iniziata .

    E’ stata aperta la conferenza dei servizi, della quale per altro non abbiamo ancora avuto relazioni ed i tempi continuano ad allungarsi e aumenta la preoccupazione.

    Avremmo pensato che quanto accaduto, potesse essere motivo di riflessione sulla normativa a livello nazionale che, evidentemente, ha ancora notevoli lacune perchè possa essere efficace per la tutela della salute e della sicurezza delle persone .

    Avremmo pensato che le persone dovessero venire prima dell’appellarsi al rispetto delle normative e ai limiti di legge, prima di numeri e tabelle, perché nessuno dovrebbe essere costretto a subire percentuali di rischio per la propria salute, sicurezza, per la tutela del territorio, a vantaggio del profitto di pochi.

    Noi però continueremo a lottare, nonostante la stanchezza, nonostante i tentativi di dipingerci allarmisti, autosuggestionabili e forse anche un po’ fastidiosi, perché il faro che ci guida è la volontà di far rispettare i nostri diritti di persone che amano e vivono il proprio quartiere e che, qui, vogliono continuare a vivere, in salute , in sicurezza e nel rispetto di ambiente e territorio.

    Comitato spontaneo cittadini Borzoli e Fegino.

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    Nicola Giordanella

  • Bilancio, sarà riproposta la aggregazione Amiu-Iren. Doria: «Così i conti sono in ordine, non esiste un piano B»

    Bilancio, sarà riproposta la aggregazione Amiu-Iren. Doria: «Così i conti sono in ordine, non esiste un piano B»

    Palazzo TursiGiunta approva bilancio previsionale 2017, con i conti in ordine ma vincolati alla aggregazione di Amiu con Iren, che sarà riproposta per la terza volta al Consiglio comunale. «Lasciamo alla prossima amministrazione una situazione tranquilla, con qualche margine di manovra – afferma il sindaco Marco Doria ma se non passasse l’aggregazione non ci prenderemo la responsabilità politica di tagliare servizi e aumentare la tassazione». Non esiste, infatti, un piano B già pronto nel cassetto: «Nel caso non sarà il nostro compito – sottolinea il primo cittadino – ma di chi prenderà in mano l’amministrazione della città»

    Fatto salvo il discorso Amiu, per cui ancora una volta deciderà il Consiglio comunale, i numeri del bilancio del Comune di Genova sono buoni: nonostante ulteriori tagli dal Fondo di solidarietà e della quota Imu/Tasi (rispettivamenti di 3,4 e 4 milioni), aumenta il plafond a disposizione dei servizi resi dai settori, che passa da 89,2 milioni del 2016 a circa 102 milioni: la prossima amministrazione, quindi avrà qualche margine in più di iniziativa. Salvi anche i servizi, che non subisco tagli, anzi: previsti 39 milioni per i servizi sociali e 28,9 milioni per la scuola. Le risorse recuperate sono dovute ad un contenimento della spesa (soprattutto riguardo al personale, che continua a decrescere), alla anticipazione contabile dei vari oneri di urbanizzazione e dell’avanzo dello scorso esercizio.

    «Un bilancio che mantiene tutti i servizi del Comune – spiega Marco Doria – e che non va a pescare nelle tasche dei cittadini». Ma, come dicevamo, il tutto vincolato alla passaggio dell’aggregazione: «Nel caso non passasse nuovamente la delibera – spiega il primo cittadino – bisognerà incidere “sulla carne dei cittadini” e non saremo noi a farlo». La prossima settimana le commissioni inizieranno a lavorare sul bilancio, che con ogni probabilità sarà presentato in Sala Rossa il 27 aprile. «La delibera sull’aggregazione – spiega l’assessore al Bilancio Francesco Miceli – invece sarà riproposta uguale, probabilmente contestualmente al bilancio».

    Per chiudere su Amiu, quindi, la giunta Doria, come previsto, “mette il carico”, legando la aggregazione a doppia giro con la stabilità economica dell’ente stesso. Nel caso il piano A fallisse, però, la “patata bollente” finirà nelle mani del prossimo sindaco.

    Nicola Giordanella

  • Amiu-Iren, delibera ritirata (momentaneamente?) dalla giunta. Tari confermata al 6,9%, conti azienda e Comune a rischio

    Amiu-Iren, delibera ritirata (momentaneamente?) dalla giunta. Tari confermata al 6,9%, conti azienda e Comune a rischio

    IMG_20170330_183138I numeri non ci sono. La giunta del Comune di Genova è costretta a ritirare la delibera sull’aggregazione Amiu-Iren per non andare incontro a una nuova bocciatura dell’aula. Il sindaco Marco Doria da l’annuncio alla ripresa pomeridiana dei lavori dell’aula, interrotti diverse volte durante la mattinata: «Non seguire il percorso di aggregazione comporta un aumento della Tari per coprire i costi necessari». La richiesta è arrivata dal capogruppo del Partito democratico, Simone Farello che in aula ha dichiarato: «Non c’è la maggioranza per approvare questa delibera. E’ un fatto politico di cui dobbiamo prendere atto». Una decisione che cerca di tutelare da una pesante ripercussione “politica” la candidatura di Gianni Crivello, attuale assessore ai Lavori Pubblici, fresco di investitura come candidato del centro sinistra per le amministrative di maggio. Ma l’aggregazione non è cancellata: con ogni probabilità la giunta la riproporrà tra una quindicina di giorni all’interno dei documenti relativi all’approvazione del bilancio previsionale.

    Tariffa sui Rifiuti

    Una volta archiviata la pratica sull’aggregazione Amiu-Iren, l’aula affronta la determinazione della tariffa Tari per il 2017, per cui il termine era previsto per la giornata di oggi. Contro il parere della giunta di centrosinistra e contro il parere tecnico degli uffici, il Consiglio comunale approva l’emendamento del Partito democratico che riporta al 6,89% l’aumento della tariffa sui rifiuti, ovvero al valore che sarebbe stato consentito dall’aggregazione Amiu-Iren. Viene così modificata la proposta della giunta di approvare un aumento tariffario del 18%, nonostante il parere negativo della giunta stessa e degli uffici tecnici del Comune. A conti fatti, a consentire l’approvazione dell’emendamento è stata l’uscita dall’aula dei consiglieri di centrodestra, esclusi i tre rappresentanti della Lista Musso. La proposta è stata approvata con 13 voti a favore, 9 contrari (Federazione della Sinistra, Clizia Nicolella di Lista Doria, Effetto Genova e il sindaco Marco Doria), 2 astenuti (Enrico Musso e Pietro Salemi), 5 presenti non votanti (Percorso Comune, M5s, Vittoria Musso). A questo punto, l’ultimo appiglio per evitare il dissesto sembra essere far rientrare l’aggregazione Amiu-Iren all’interno dei documenti collegati al bilancio previsionale o, comunque, prevedere un bilancio con spese notevolmente contratte per i servizi per poter garantire un futuro all’azienda partecipata che gestisce il ciclo dei rifiuti.

    Il prezzo da pagare e l’ipotesi Roma

    IMG_20170330_104823L’emendamento “Farello” costerà almeno 13 milioni di euro alle casse del Comune di Genova. E’ questa, infatti, la differenza tra l’importo della Tari per il 2017 aumentata del 6,89% rispetto all’importo dello scorso anno e quella aumentata al 18% che la giunta Doria aveva proposto in Consiglio comunale. Nel complesso, aggiungendo i 25 milioni di euro di anticipo di cassa che il Comune avrebbe comunque garantito alla sua partecipata in caso di aggregazione, Palazzo Tursi dovrà trovare nel prossimo bilancio almeno 38 milioni di euro per evitare di portare i libri in tribunale. In caso contrario, il consiglio di amministrazione dell’azienda sarà costretto ad avviare le procedure di liquidazione. «Un assurdo – commenta alla “Dire” il presidente di Amiu, Marco Castagnaconsiderato che abbiamo un credito verso il Comune di quasi di 200 milioni di euro». Intanto, lo stesso presidente lunedì chiederà formalmente la trasmissione di tutti gli atti del dibattito odierno in Consiglio comunale per trasmetterli al consiglio di amministrazione che dovrà poi quantificare la richiesta finanziaria all’attualmente unico azionista, ovvero il Comune di Genova. Nei prossimi mesi, quindi, la ricerca del denaro necessario potrebbe costringere operazione da “lacrime e sangue”: qualche aiuto potrebbe arrivare da Roma, come più volte successo in passato (leggi Carlo Felice) ed è una ipotesi che gira sottovoce nei corridoi di Tursi; un assist dal Pd nazionale che potrebbe arrivare in piena campagna elettorale.

    Le dichiarazioni di Marco Doria

    «Che fosse terminata un’esperienza politica ne avevo già preso atto tempo fa – dichiara il sindaco di Genova Marco Doria a margine della giornata di Consiglio – diversi consiglieri che sono stati votati sul mio programma oggi fanno le riunioni con i gruppi di opposizione». Il paragone suggerito dal primo cittadino non lascia dubbi: «Mi sento come Prodi e Berlusconi, quando i loro governi sono stati interrotti da scelte prese all’interno delle loro stesso maggioranze». Rivendica inoltre il lavoro fatto dall’amministrazione: «Avevamo fatto una proposta finalizzata a garantire un equilibrio industriale che consentisse anche la possibilità di fare degli investimenti, lo scenario di oggi invece è preoccupante perché adesso dobbiamo capire come gestire anche solo l’emergenza». Durante la seduta di Consiglio dagli spalti e dai banchi delle opposizioni più volte sono state invocate le dimissioni: «Ci sono molte cose ancora in ballo da gestire e portare a compimento – ha concluso Doria – e chi meglio dell’amministrazione che ci ha lavorato fino ad oggi può portarle a termine?». Sull’aggregazione, però, il discorso non è chiuso: «Il percorso a mio avviso non è ancora tramontato», chiude tranchant il sindaco.

    Insomma, la saga Amiu non è ancora terminata, anzi. Nelle prossime settimane si dovranno trovare i soldi necessari per mettere in salvo l’azienda, soldi che da qualche parte dovranno essere tirati fuori. L’ipotesi aggregative non sono ancora definitivamente tramontate, stando a quanto dichiarato dal Sindaco; e la campagna elettorale è appena incominciata.

  • Amiu-Iren, voto ancora rimandato, il presidente del Consiglio comunale “salva” delibera e giunta

    Amiu-Iren, voto ancora rimandato, il presidente del Consiglio comunale “salva” delibera e giunta

    palazzo-tursi-presidente-guerello-DLa partita su Iren è solo sospesa di qualche ora, l’esito potrebbe essere ancora incerto. Oggi i numeri per il sì non c’erano, ma domani la giunta potrebbe recuperare. Decisiva la decisione del presidente del Consiglio comunale Giorgio Guerello, che opta per la sospensione della seduta, per permettere un ulteriore passaggio con Iren su emendamenti presentati dal Pd. Se le assenze di oggi sarenno recuperate, probabile il voto positivo per la delibera. Salvo sorprese: le opposizione promettono battaglia fino all’ultimo minuto.

    La giornata è stata intensa e a più velocità. In mattinata la seduta in Sala Rossa si è aperta con la presentazione di 123 emendamenti e 41 ordini del giorno, firmati dai vari consiglieri di opposizione. In via Garibaldi il presidio dei lavoratori Amiu, che hanno dato seguito allo sciopero proclamato da Cisl e Usb: striscioni, cori e fumogeni per ribadire la contrarietà dei dipendenti all’operazione. In molti ricordano come il riproporre al Consiglio comunale una delibera già bocciata una volta sia uno “strappo” poco digeribile, soprattutto in vista delle prossime elezioni.

    In Consiglio la seduta è interrotta diverse volte, fino alla sospensione di un tre ore decisa per permettere ai consiglieri di centro destra di assistere alla conferenza stampa di presentazione del candidato sindaco. Nel frattempo i lavoratori danno vita ad un corteo, che dopo aver raggiunto piazza Corvetto, si attesta sotto la Prefettura. Successivamente il tentativo di raggiungere De Ferrari viene “deviato” nuovamente verso via Garibaldi dalla Digos.

    I lavori riprendono nel pomeriggio: si parte con la illustrazione degli ordini del giorno e degli emendamenti. Si alternano gli interventi di Bruno e Pastorino, firmatari della maggior parte dei documenti; dopo due ore e mezza di “assoli” dei due consiglieri di Federazione delle Sinistra, la giornata “politica” subisce una brusca accelerata. Dopo un breve “summit”, le opposizioni ritirano gli emendamenti, chiedendo di votare: la conta dei voti è favorevole al “No”. Parapiglia: viene chiesta una sospensione da parte delle Segreteria, dopo la quale si torna in aula con dei nuovi emendamenti presentati dal Pd. Uno di questi contiene modifiche agli accordi presi con Iren. A questo punto viene convocata una conferenza capi gruppo, che dopo circa un’ora restituisce all’aula la necessità di richiedere il parere alla stessa Iren. La decisione quindi passa alla presidenza del Consiglio: la maggioranza dei capogruppo vorrebbe continuare la seduta, ma Giorgio Guerello, “nel rispetto della prassi e del regolamento”, si assume la responsabilità di sospendere i lavori dell’assemblea.

    La partita su Amiu, quindi, non è ancora chiusa: il duello politico, “senza esclusione di colpi”, potrebbe riservare ancora delle sorprese. L’unica certezza è che le dinamiche di queste ore potranno avere un diretta conseguenza sul consenso in sede elettorale per le varie parti in gioco. Questa è l’altra faccia della medaglia dell’epopea Amiu.

    Nicola Giordanella

  • Amiu-Iren, giunta Doria alla conta dei voti. Pronto il “Piano C” e lo spettro della responsabilità “in solido” per i consiglieri

    Amiu-Iren, giunta Doria alla conta dei voti. Pronto il “Piano C” e lo spettro della responsabilità “in solido” per i consiglieri

    consiglio-comunaleCome trasformare i 19 voti contrari, 6 astenuti e solo 14 a favore della delibera bocciata lo scorso 7 febbraio in 21 voti favorevoli o, quantomeno, in una maggioranza relativa dei consiglieri comunali genovesi che saranno presenti al momento del voto della nuova delibera di aggregazione tra Amiu e Iren prevista tra giovedì e venerdì prossimi? E’ la domanda che si sta ponendo la giunta Doria in questi giorni, per non incorrere in una bocciatura bis che al momento sembra tutt’altro che remota. Sindaco e assessori hanno, di fatto, superato la decisione del Consiglio comunale di febbraio che aveva bocciato il mandato per la negoziazione, proponendo una delibera che è già frutto della negoziazione stessa. Una nuova bocciatura dell’Aula oltre alle implicazioni amministrative già ampiamente illustrate dalla giunta – con la Tari, da approvare per legge entro venerdì sera, che vedrebbe confermato l’importo dello scorso anno aprendo una voragine nei conti di Amiu – sarebbe anche piuttosto clamorosa dal punto di vista politico.

    Approfondimento: Ecco la nuova delibera su aggregazione Amiu-Iren

    A febbraio avevano votato sì solo tutti gli 8 consiglieri del Pd (tra cui il presidente del Consiglio), a cui si erano aggiunti il sindaco, Stefano Anzalone (Progresso ligure), Leonardo Chessa (Sel) e 3 dei 6 consiglieri di Lista Doria (Enrico Pignone, Barbara Comparini, Antonio Gibelli). Tutti voti che dovrebbero essere confermati. A questi potrebbero aggiungersi gli allora assenti Vittoria Musso e Pietro Salemi e, teoricamente, l’ex senatore Enrico Musso che tuttavia, potrebbe essere assente sia giovedì che venerdì: i tre sarebbero intenzionati ad astenersi ma, qualora il loro voto risultasse decisivo, potrebbero anche convergere sul sì. Difficile, invece, trasformare in voti positivi le astensioni dei due consiglieri di maggioranza Lucio Padovani (Lista Doria, area Sinistra italiana) e Gianpaolo Malatesta (Possibile), anche in ottica della prossima campagna elettorale. Così come è ostico il tentativo del sindaco di convincere Clizia Nicolella (Lista Doria) a modificare il proprio no. Qualche apertura in più, invece, dovrebbe arrivare da Marianna Pederzolli (Lista Doria, area “giovani” Rete a sinistra) che a febbraio aveva votato no. Tra color che son sospesi restano i tre consiglieri di Percorso comune, fuoriusciti del Pd, (Gianni Vassallo, Salvatore Caratozzolo, Paolo Gozzi), che si erano astenuti: due su tre potrebbero confermare il tasto bianco, mentre Paolo Gozzi, molto vicino a Effetto Genova, dovrebbe votare contro. Insomma, arriverà all’approvazione della delibera non è così scontato.

    Le strategie dell’opposizione

    L’ultima arma dell’opposizione per far saltare l’aggregazione Amiu-Iren in Consiglio comunale è una sentenza del Consiglio di Stato del 15 marzo 2016, numero 1.034, con cui la giustizia amministrativa dava il via libera al Comune di Rodigo, piccola realtà sulla sponda lombarda del lago di Garda, a procedere in via diretta all’assegnazione del ciclo dei rifiuti, modalità legittimamente riconosciuta dallo Stato al pari dell’affidamento a società in house o attraverso gara pubblica. Secondo l’interpretazione della sentenza fornita dal consigliere di Effetto Genova, Stefano De Pietro, e dai consiglieri di Federazione della Sinistra, Antonio Bruno e Gianpiero Pastorino, i Comuni dunque non sarebbero disposti a procedere a gara per l’assegnazione del servizio e Palazzo Tursi potrebbe autonomamente procedere alla proroga del contratto di servizio senza dover fare ricorso all’aggregazione.

    L’arma, però, sembra perdente in partenza, almeno ad ascoltare le parole dell’avvocato Luca Lanzalone che dal 30 settembre assiste legalmente il Comune di Genova nel percorso di aggregazione Amiu-Iren. «Si fa dire a questa sentenza più di quello che in realtà dice – spiega il legale – perché il dispositivo è frutto della particolare legislazione regionale esistente in Lombardia. Qui in Liguria e a Genova in particolare, da inizio gennaio 2021 le competenze sul ciclo dei rifiuti passano dai Comuni alla Città metropolitana che dovrà procedere a gara. Per questo, un eventuale proroga arbitraria da parte dei Comuni del contratto di servizio oltre il 2020 sarebbe illegittima».

    Per evitare un voto comunque dall’esito molto incerto, dunque, alle opposizioni non restano che le armi politiche. In primis, far mancare il numero legale; ma la presenza massiccia di consiglieri comunali che si annuncia per la doppia seduta del fine settimana, rende piuttosto complicato questo scenario. Altra strada, altrettanto complicata, a cui alcuni consiglieri starebbero pensando è un ostruzionismo monstre per arrivare alla votazione della delibera oltre la mezzanotte di venerdì 31 marzo, quando comunque il Comune sarebbe costretto ad applicare la Tari dello scorso anno e l’aggregazione industriale Amiu-Iren non consentirebbe più la spalmatura dei costi in un arco temporale di maggior respiro.

    Il “Piano C” della giunta

    Se il Consiglio comunale di Genova venerdì prossimo dovesse bocciare nuovamente l’aggregazione Amiu-Iren, la giunta Doria ha già pronto il piano B – o meglio, piano C, vista la prima bocciatura della delibera che avrebbe dovuto dare il via alla negoziazione a febbraio- per evitare di portare in tribunale i libri della partecipata per il ciclo dei rifiuti. Se per qualsiasi ragione il Comune non dovesse approvare la nuova Tari entro la scadenza del 31 marzo prevista dalla legge, infatti, automaticamente scatterebbe per il 2017 la stessa Tari pagata lo scorso anno, Amiu avvierebbe la procedura di liquidazione, come dichiarato dal sindaco Marco Doria, e i consiglieri comunali sarebbero responsabili in solido del quadro di dissesto che si verrebbe a creare.

    Ma a Tursi la giunta si è lasciata un’ultima porta aperta. Nell’ordine dei lavori del Consiglio comunale di giovedì e venerdì, l’approvazione della Tari, già deliberata dalla giunta, segue la votazione sull’aggregazione Amiu-Iren. Il secondo provvedimento, al momento, è stato predisposto in vista di una votazione positiva del primo,  con una bolletta che mediamente dovrebbe crescere del 6,89% nel 2017 e di oltre il 30% nei prossimi 4 anni. Ma se la prima votazione dovesse andare male, un maxi-emendamento di giunta trasformerebbe gli aumenti della Tari in un rincaro del 18% per 4 anni, ovvero fino alla scadenza naturale dell’attuale contratto di servizio non prorogabile senza aggregazione. A quel punto, i consiglieri sarebbero praticamente costretti ad approvare la nuova versione della tariffazione per evitare risvolti giudiziari e consentire ad Amiu, a quel punto rimasta pubblica, di coprire tutti i costi per la messa in sicurezza di Scarpino e lo smaltimento dei rifiuti fuori regione fino alla fine dell’anno.

     

     

  • Amiu-Iren, bolletta rifiuti aumenta oltre il 30% in 4 anni, nel 2017 subito +6,89%. Partecipazione Iren fino al 69% ma possibilità veto per Comune

    Amiu-Iren, bolletta rifiuti aumenta oltre il 30% in 4 anni, nel 2017 subito +6,89%. Partecipazione Iren fino al 69% ma possibilità veto per Comune

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-D5La tassa dei rifiuti per i genovesi aumenterà mediamente e complessivamente più del 30% in 4 anni. E’ quanto emerge dalla nuova delibera per l’aggregazione Amiu-Iren, approvata questa mattina dalla giunta del Comune di Genova e presentata poco dopo alla stampa. Per il 2017, la Tari crescerà mediamente del 6,89% tra utenze domestiche e commerciali; ma l’aumento verrà poi progressivamente cumulato del 6% nel 2018, dell’8% nel 2019 e del 2% nel 2020.

    Aumento delle “bollette”

    Com’è noto, la crescita della tariffa è necessaria a coprire i costi della messa in sicurezza della discarica di Scarpino, la realizzazione di Scarpino 3 e la gestione post mortem delle discariche chiuse di Scarpino 1 e 2, per circa 101 milioni di euro a cui si aggiungo altri 83 milioni per il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti fuori regione in seguito alla chiusura della discarica sulle colline di Sestri ponente. Lo scorso anno il Comune di Genova aveva approvato una dilazione dei sovraccosti in 30 anni che però deve essere ridotta a 10 perché l’eventuale proroga al contratto di servizio di Amiu, attualmente in scadenza al 2020, una volta approvata l’aggregazione con Iren potrà essere concessa solo fino al 2028. E, naturalmente, l’amministrazione non può prevedere oneri di spesa successivi a un contesto che probabilmente dovrà rimodularsi con una gara pubblica: «Anche perché non riusciremmo a ottenere le fideiussioni necessarie che sono quinquennali», spiega il presidente di Amiu, Marco Castagna, all’agenzia Dire. Salvo altre emergenze, comunque, tra il 2020 e il 2028 le bollette si stabilizzeranno e torneranno anche ad abbassarsi.

    Per quanto riguarda la Tari di quest’anno, infine, il Comune di Genova prevede un fondo per le agevolazioni da complessivi 900.000 euro: 400.000 destinati alle famiglie più numerose e derivanti dagli avanzi dello stesso fondo da 500.000 euro predisposto lo scorso anno, e altri 500.000 euro per nuove agevolazioni alle categorie economiche più penalizzate.

    Se, invece, il Consiglio comunale dovesse bocciare per la seconda volta l’aggregazione, gli aumenti delle bollette potrebbero addirittura schizzare al +46,2% se tutti i costi venissero coperti dalla tariffa del 2017, al 18% per quattro anni rateizzandoli fino alla naturale scadenza del contratto di servizio nel 2020. «Abbiamo comunque la necessità per legge di approvare una Tari entro il 31 marzo – ricorda il sindaco di Genova, Marco Doria – e comunque lo scenario alternativo all’approvazione dell’aggregazione è disastroso per il Comune di Genova, anche per il sindaco che verrà».

    Aumento di capitale sociale fino al 69%

    delibera-amiu-lavoratoriStando al testo della nuova delibera, il valore di Amiù passerà dagli attuali 5,57 milioni di euro ai 17,85 milioni grazie alla possibilità di prorogare il contratto di servizio fino al 2028, rispetto all’attuale scadenza del 2020. In base a queste cifre, la prima fase dell’ingresso di Iren in Amiu, attraverso un’iniziale ricapitalizzazione che porterà la multiutility al 49% del capitale sociale, comporterà la transazione cache di circa 5 milioni di euro. Successivamente, anche attraverso l’apporto di impianti, Iren potrà aumentare la propria partecipazione in Amiu – che a quel punto avrà più che triplicato il proprio attuale valore – fino al 69%, con un ulteriore apporto di circa 34 milioni di euro.

    Inoltre, la delibera stabilisce che fino al 2020 gli eventuali dividendi della nuova Amiu dovranno restare in azienda, anche per quanto riguarderà la quota spettante a Iren, che potrà utilizzarli per concorrere gli investimenti necessari. Per la sua parte, invece, il Comune potrebbe anche sfruttare gli utili per abbassare la tassa sui rifiuti. Fino al 2028, invece, le quote azionarie di Iren ambiente non potranno essere vendute.

    Alla base dell’accordo, e parte integrante della delibera, il piano industriale di Amiu per il periodo 2017-2020 già approvato dal Consiglio comunale, per la cui realizzazione servono complessivamente 93 milioni di euro: 68 milioni sicuramente destinati a Scarpino per la realizzazione dell’impianto di smaltimento di Scarpino 3 (13 milioni) entro la fine di quest’anno e per il completamento della cosiddetta “fabbrica della materia” (55 milioni) entro il 2019, che dovrebbe definitamente essere approvata dalla Conferenza dei servizi non prima dei prossimi 10 giorni, dal momento che Amiu ha recepito le modifiche richieste dalla Regione Liguria.

    I restanti 25 milioni di euro servirebbero entro il 2020 per la realizzazione del biodigestore che, tuttavia, non è detto sorga a Scarpino: Iren potrebbe utilizzare anche impianti di sua proprietà che, comunque, il Comune chiede siano situati in stretta prossimità con il territorio genovese e preferibilmente in aree pubbliche. Infine, previsto anche un anticipo di cassa da parte di Iren ad Amiu di 8 milioni di euro subito dopo la sottoscrizione del primo aumento di capitale sociale, e di 25 milioni di euro nel medio termine. Stessa cifra verrà anticipata dal Comune di Genova per il 2017.

    Lavoro

    Secondo questo nuovo testo, occupazione e salario degli attuali lavoratori di Amiu sembrerebbero al sicuro fino al 2028 se il Consiglio comunale dirà di sì al testo, consentendo la proroga del contratto di servizio altrimenti in scadenza nel 2020. Inoltre, Comune e Iren stabiliscono che entro 3 mesi dall’ingresso della multiutility al 49% nella nuova Amiu, verranno stabilizzati i 31 precari dando concretizzazione ad accordi già siglati in passato. Dal punto di vista della governance, spetteranno a Iren le competenze gestionali e industriali, anche attraverso l’espressione dell’amministratore delegato. Al Comune di Genova, che avrà un parere obbligatorio e vincolante per qualsiasi scelta strategica, compresa ogni modifica del modello di raccolta dei rifiuti- in delibera è allegato il piano industriale di Amiu fino al 2020 che prevede la raccolta differenziata spinta, potenziando molto sulla diffusione dell’organico, anche porta a porta, ove possibile- spetterà invece la nomina del presidente. «Nello statuto c’è un meccanismo di equilibrio dei ruoli – spiega il sindaco, Marco Doria – l’amministratore delegato ha competenze per la gestione industriale, il presidente ha ruolo determinante e necessario per le scelte strategiche, per cui il Comune conserva un potere di veto anche quando Iren arriverà al 69%». Infine, nello statuto della nuova Amiu sarà scritto anche nero su bianco che la società è genovese e avrà sede operativa a Genova, non trasferibile.

    Le dichiarazioni del Sindaco Marco Doria

    Il primo cittadino, in scadenza di mandato, aveva in passato paventato le dimissioni qualora la Sala Rossa non dovesse approvare per la seconda volta il documento. Oggi, però, sembra ritrattare. «Dimissioni? Questo lo vedremo – afferma, come riportato dall’agenzia Dire – anche perché per legge abbiamo comunque la necessità di approvare una Tari entro il 31 marzo e, poi, di conseguenza il bilancio. Comunque, lo scenario alternativo sarebbe disastroso per il Comune di Genova e per Amiu, anche per qualunque sindaco verrà dopo di me». Il primo cittadino, comunque, difende la bontà della nuova delibera: «Prima era una cornice, ora è un progetto definito, un atto per la città». Doria, infine, avendo eliminato ogni possibile interferenza politica da prossimo voto del Consiglio comunale annunciando che non si presenterà alle urne per un secondo mandato, chiede a tutti i consiglieri di entrare nel merito della proposta per «valutare le conseguenze di una sua approvazione o non approvazione. E’ un’operazione equilibrata in cui nessuno riceve o fa regali». E ricorda che «la ricerca di un partner industriale per Amiu era uno dei punti del mio programma elettorale». Infine, il sindaco rilancia una proposta fatta già qualche settimana fa alla Regione, ovvero quella di una legge regionale per dare «un contributo al risanamento ambientale delle discariche in tutta la Liguria, senza pretendere naturalmente che copra tutti i costi».

    La delibera inizierà il suo iter in Commissione lunedì mattina, proseguirà nel pomeriggio e il mattino seguente, per poi giungere in Consiglio comunale giovedì e venerdì prossimi, con convocazione a partire dal mattino.

  • Fegino, bozza del nuovo PEE elaborato su rapporto di sicurezza non aggiornato. Esplode la rabbia dei cittadini

    Fegino, bozza del nuovo PEE elaborato su rapporto di sicurezza non aggiornato. Esplode la rabbia dei cittadini

    fegino.iplom2Durante l’assemblea pubblica di consultazione della popolazione riguardo la stesura dei Piani di Emergenza Esterna esplode la protesta dei cittadini di Fegino. A seguito della presentazione dei risultati dell’analisi di rischio, infatti, è emerso che le analisi fin qui effettuate per tratteggiare la bozza di PEE presentato alla popolazione si sono basate sul rapporto di rischio redatto nel 2010, quindi non aggiornato, scaduto dal 2015.

    Questo documento è la relazione che l’azienda o il gestore dell’impianto a rischio di incidente rilevante deve presentare, secondo la legge, alle autorità competenti, e deve essere aggiornato ogni volta vengano apportante modifiche all’impianto stesso, e comunque al massimo ogni cinque anni. Per quanto riguarda l’impianto Iplom di Fegino, stando a quanto riportato dai cittadini presenti all’assemblea, l’ultimo rapporto di sicurezza è stato redatto nel 2010, oggi quindi scaduto. La cosa non è stata smentita dai tecnici del tavolo di lavoro, coordinato da Prefettura, che sta lavorando sulle bozze dei PEE. A giustificazione di ciò la mancanza di cambiamenti della struttura. Le perplessità, però nascono dal fatto che rispetto al vecchio PEE, la bozza del nuovo sembra aver “diminuito” i rischi. A parità, quindi, di impianto, i pericoli sembrerebbero diminuiti.

    La cosa, ovviamente, ha generato forte critiche: nella documentazione presentata, per esempio, solo per un deposito dei 12 presenti è stata considerata l’eventualità di danni esterni, mentre nel precedente PEE erano presi in considerazione tutti. Inoltre tra le ipotesi di incidente, non sono state considerate le esplosioni e la diffusione di fumi e gas derivanti da combustione. Le motivazioni di queste scelte di metodo sono state motivate dai responsabili dello studio in base ai dati ricavati dalle specifiche degli impianti e dalle perizie effettuate in loco, oltre che dai calcoli di rischio ricavati dalla letteratura tecnica sul tema.

    La risposta però non ha “soddisfatto” le domande dei cittadini: tante, infatti, sono le persone che abitano a pochissimi metri dall’impianto; circa 288 persone entro i 150 metri, e 446 entro i 250 metri. Vicinissima è anche una scuola, come vicino sono anche il tracciato della ferrovia, strade e altri impianti industriali di varie dimensioni.

    Tante le domande: «L’impianto è sicuro?», «è stato considerato l’effetto domino con altre insediamenti industriali della zona?», «è stato considerato un eventuale attacco terroristico?», «quanto il personale è preparato?», «chiuderci in casa basta in caso di incendi?», «Le nostre case reggerebbero? Chi, eventualmente, ce le mette in sicurezza?», e molte altre sulla qualità dell’aria, la sicurezza della scuola, e ovviamente sulla questione oleodotto, il cui tracciato è secretato per questioni di sicurezza strategica.

    Inoltre, pare che non siano state recepite le richieste di Comune di Genova, che nei giorni scorsi si era impegnato, su scelta del Consiglio Comunale, a predisporre un sistema di allarmi esterni, cosa non prevista nella bozza del nuovo Piano di emergenza.

    Insomma, l’impressione a caldo è che il lavoro fatto fino ad oggi per la bozza del nuovo PEE non sia sufficiente per garantire la totale sicurezza della vita e la salute degli abitanti. «Il rischio zero non esiste» è la risposta che arriva dal tavolo della Prefettura; ed è proprio questo forse il punto cardine della questione: è tollerabile che centinaia di cittadini vivano nel rischio? Un impianto del genere è compatibile con il tessuto urbano? Nel frattempo il lavoro da fare è ancora molto, senza dubbio.

    Nicola Giordanella

  • Movida, le associazioni degli esercenti tornano all’attacco. Piazza risponde: «Mai così tanti soldi per il Centro Storico».

    Movida, le associazioni degli esercenti tornano all’attacco. Piazza risponde: «Mai così tanti soldi per il Centro Storico».

    Centro Storico di Genova, negozi chiusiSolo sanzioni e nessuna premialità per gli esercenti virtuosi. Questo in sintesi l’accusa lanciata dalle associazioni di categoria nei confronti di Comune di Genova, secondo loro “colpevole” di non aver attivato quei meccanismi atti a “dare sostegno” alle attività rispettose della famosa ordinanza che regola la movida. «In questi mesi l’amministrazione civica ha attivato numerosi bandi destinati a sostenere le attività già esistenti del Centro Storico – risponde l’assessore allo Sviluppo Economico Emanuele Piazzaeliminando ogni possibilità di accesso a questi fondi per quelle categorie di esercizi considerati non in linea con il provvedimento, proprio per venire incontro ai negozianti virtuosi».

    «Le premialità ai locali virtuosi, e chi le ha mai viste? A ormai quattro mesi dalle annunciate modifiche all’ordinanza movida promesse dal sindaco Doria a tutela della maggioranza dei pubblici esercizi rispettosi del provvedimento, tali misure continuano a latitare». Questo è quanto si legge nel comunicato stampa diffuso oggi da Confesercenti e Ascom, che lamentano al Comune di aver applicato solamente la parte sanzionatoria del provvedimento che più volte ha infiammato il dibattito sulla movida del centro storico genovese.

    Ma non solo; le associazioni dei pubblici esercizi attendono ancora che venga calendarizzato l’incontro in cui discutere del merito del provvedimento in una sede istituzionale: «L‘8 febbraio avrebbe dovuto finalmente riunirsi l’Osservatorio previsto dalla stessa ordinanza con l’obiettivo di vigilare sulla sua applicazione e discutere delle premialità annunciate dal sindaco dopo la grande manifestazione degli esercenti e dei cittadini dello scorso novembre, ma l’incontro è saltato e da allora non ne è mai stato calendarizzato uno nuovo». «L’incontro saltò per sopraggiunti impegni istituzionali – spiega Piazza – e stiamo lavorando per calendarizzarne uno al più presto, probabilmente già nel corso della prossima settimana. Nei prossimi giorni avremo la data, l’osservatorio è stato istituito ed è attivo».

    Sulle contestazioni riguardo le mancate premialità, l’assessore ricorda l’attività dell’amministrazione, che ha predisposto in questi mesi diversi bandi dedicati alle attività commerciali e artigianali già esistenti situate proprio nel tessuto urbano della movida: «Abbiamo attivato bandi con consistenti finanziamenti, in parte a fondo perduto e in parte con un tasso di interesse dello 0,5% – sottolinea Piazza – per agevolare ristrutturazioni e investimenti, bandi dedicati ad esercenti di base virtuosi, avendo escluso minimarket e automatici, per andare incontro alle zone maggiormente toccate dall’ordinanza stessa, come via Giustiniani, via San Bernardo, piazza delle Erbe, come la zona compresa tra San Lorenzo e via delle Fontane, oltre che per l’area di Prè». Iniziative che, secondo l’assessore, testimoniano l’attenzione per questa parte di città, con una quantità di risorse «che forse non si era mai vista».

    Nei prossimi giorni, quindi, sarà calendarizzato l’incontro per l’Osservatorio sulla Movida, dove saranno affrontati tutti i nodi ancora in sospeso, facendo un bilancio di quanto è stato fatto fino ad oggi, e quanto ancora si può fare per accontentare tutti. Missione impossibile?

    Nicola Giordanella

  • Piani di Emergenza Esterna, Comune in pressing per comprendere oleodotti. Piano per predisporre allarmi esterni

    Piani di Emergenza Esterna, Comune in pressing per comprendere oleodotti. Piano per predisporre allarmi esterni

    fegino.iplom2Un Piano di Emergenza per gli oleodotti che attraversano il territorio comunale, e predisporre un sistema di allarme per avvertire la popolazione in caso di incidenti industriali con possibili ricadute sull’esterno. Questo è l’impegno che Comune di Genova ha preso, votando la mozione presentata da Antonio Bruno e Gian Piero Pastorino, di Federazione della Sinistra.

    Inchiesta: i Piani di Emergenza Esterna scaduti

    Il documento, votato all’unanimità dal Consiglio comunale, risponde a quelle che sono le principali esigenze di sicurezza emerse dopo l’incidente di Fegino dell’aprile scorso, quando la rottura di una tubazione dell’oleodotto Iplom riverso migliaia di litri di greggio nel Polcevera. Stando al testo, il Comune di Genova dovrà attivarsi affinchè sia emesso un Piano di Emergenza per gli oleodotti, soprattutto nelle zone vicine agli abitati. Ma non solo: il testo prevede che venga predisposto un piano per “far conoscere alla popolazione gli allarmi esterni”.

    L’impianto di Fegino, come evidenziato dai documenti resi pubblici dalla Prefettura, è circondato da case, pre-esistenti all’impianto stesso: molte case sono all’interno della cosiddetta “zona rossa”, cioè quella area potenzialmente ad alto rischio in caso di incidente. La mozione approvata oggi vincola l’amministrazione comunale ad effettuare controlli per verificare le condizioni di sicurezza all’interno di queste abitazioni.

    Il documento arriva mentre Prefettura, enti locali e organi di sicurezza sono al lavoro per predisporre i Piani di Emergenza Esterna aggiornati, colmando quindi una grossa lacuna della sicurezza cittadina.

    Nicola Giordanella

  • Amiu-Iren, giunta Doria passa al contrattacco: «Se non si torna indietro, ce ne andremo»

    Amiu-Iren, giunta Doria passa al contrattacco: «Se non si torna indietro, ce ne andremo»

    amiu-lotta“Se non si creeranno da subito le condizioni per la ripresa di un dialogo a favore delle prospettive industriali di Amiu non sarà certo questa amministrazione a imporre il costo sociale derivante dal voto di martedì scorso. Torna lo spettro delle dimissioni di tutta la giunta Doria, in seguito alla bocciatura della delibera di aggregazione Amiu-Iren da parte del Consiglio comunale di Genova. Sindaco e assessori, con l’appoggio del Partito democratico, passano al contrattacco dopo che il Consiglio di amministrazione della partecipata del Comune di Genova per la gestione del ciclo dei rifiuti ha messo nero su bianco lo scenario che si è configurato con la bocciatura della delibera di martedì scorso. La giunta Doria non vuole essere ricordata per quella che ha aumentato la “bolletta sulla spazzatura” del 20% e, dunque, se le consultazioni dei prossimi giorni non daranno sufficienti rassicurazioni per riportare in Sala Rossa un documento che rimedi a quanto votato nell’ultima seduta di Consiglio comunale, la crisi di governo della città porterebbe alle inevitabili dimissioni e al probabile commissariamento in vista delle elezioni della prossima primavera.

    Editoriale: Amiu, Doria e il futuro di Genova. Quelle dimissioni inevitabili che non risolvono nulla

    “Essendo venuta meno la prospettiva di un’aggregazione industriale con apporto di capitali e impianti – si legge in nota dell’amministrazione, ripresa dall’Agenzia “Dire” – Amiu, per salvarsi, sarà costretta a tagliare drasticamente i costi di personale e del servizio e a chiedere al Comune la totale corresponsione dei costi sostenuti per lo smaltimento dei rifiuti nel 2016, ciò che significherebbe un aumento della Tari di oltre il 20%”. Eppure, sostiene Palazzo Tursi, le condizioni erano note e ampiamente illustrate da tempo, con la precisa volontà dell’amministrazione di non scaricare il peso sui lavoratori e sui genovesi la delibera per l’aggregazione con Iren era stata approntata con grande attenzione ad ogni aspetto, discussa e migliorata nel confronto sindacale e nel Consiglio comunale: una prospettiva di sviluppo, non di ripiego, che avrebbe ridato forza alla nostra azienda”. Arriva anche il momento della resa dei conti politica: “La miopia di alcuni e il cinico calcolo politico elettorale di altri che pur sapevano quali sarebbero state le conseguenze – si legge ancora – hanno impedito che si intraprendesse questa strada nell’interesse della città”.

    Le decisioni del cda di Amiu

    L’assist al Comune era stato fornito pochi minuti prima dall’esito di un lungo Consiglio di amministrazione di Amiu, durato oltre due ore, al termine del quale l’azienda ha messo nero su bianco gli scenari dell’immediato futuro. “Il Consiglio di amministrazione di Amiu prende atto con rammarico che la bocciatura della delibera sull’integrazione Amiu-Iren Ambiente da parte del Consiglio comunale pregiudica la possibilità di richiedere la proroga del contratto di servizio in essere con il Comune di Genova e la disponibilità degli investimenti necessari a incrementare la raccolta differenziata e la realizzazione dei nuovi impianti da parte di Amiu”. E lo scenario delineato dall’azienda assume i contorni di un potenziale disastro per gli stessi cittadini. L’esito del cda, infatti, è un mandato al presidente Marco Castagna a inviare al Comune il progetto di Piano finanziario per la Tari 2017 che, al fine di mantenere l’equilibrio finanziario aziendale, “prevederà (secondo quanto già definito in sede di approvazione del bilancio 2015) la totale corresponsione a favore di Amiu dei costi sostenuti dall’azienda per lo smaltimento dei rifiuti nel 2016 – compresivi, dunque, dei 28 milioni di euro di extracosti per il conferimento dei rifiuti fuori Regione, ndr – con un significativo impatto sulla tariffa”. Che, detto con le parole del Comune, significa che, così stanti le cose, la “bolletta della spazzatura” per i genovesi aumenterebbe del 20%. E lo avrebbe fatto anche di più se Amiu non avesse prodotto una serie di ottimizzazioni interne.

    Nel contempo, viene dato mandato a Castagna di richiedere formalmente al Comune di Genova la conferma dell’anticipazione di cassa anche per il 2017 della somma di 25 milioni di euro già concessa lo scorso anno per sostenere finanziariamente l’azienda in relazione ai costi per lo smaltimento dei rifiuti sostenuti nel 2015 e solo parzialmente recuperati in tariffa. Per non rischiare di portare i libri in tribunale, il consiglio di amministrazione di Amiu chiede anche la predisposizione di una revisione del budget 2017 “rafforzando la spending review già in corso, salvaguardando la gestione ordinaria del Contratto di servizio, la realizzazione delle opere di messa in sicurezza e chiusura” di Scarpino 1 e 2 e la realizzazione della prima parte di Scarpino 3. Come anticipato, le altre immediate conseguenze negative sono: sospendere ogni atto relativo ad assunzioni di personale a tempo indeterminato; procedere con il piano di raccolta differenziata del Conai solo per attività che non comportano maggiori costi; sospendere le trattative sulle premialità aziendali e gli straordinari. Lo scenario napoletano è lontano, ma anche il servizio di raccolta di rifiuti rischia di pagare le conseguenze della decisione del Consiglio comunale.

  • Amiu, entro marzo privatizzazione torna in aula. Evento in città per convincere consiglieri a cambiare opinione

    Amiu, entro marzo privatizzazione torna in aula. Evento in città per convincere consiglieri a cambiare opinione

    amiu-manifestazione-tursiLa delibera per l’aggregazione di Amiu in Iren potrebbe tornare in aula già entro il prossimo mese: a dirlo Alessandro Terrile, segretario provinciale del Pd, che spiega i lavori dei prossimi giorni per ricomporre la maggioranza in Consiglio Comunale. Ma non solo: partirà campagna di informazione e mobilitazione in città per spiegare le conseguenze della bocciatura della delibera attraverso un non meglio specificato evento pubblico da organizzare per la prossima settimana. Una nuova delibera, quindi, da collegare a doppia mandata con il bilancio previsionale dell’ente. E’ questo il percorso individuato dalla giunta Doria e condiviso oggi in una segretaria del Partito democratico allargata ai consiglieri regionali, comunali, assessori e presidenti di Municipio, a cui hanno preso parte anche due “senatori” dei dem genovesi, Claudio Burlando e Mario Margini. «Sono soddisfatto – commenta al termine del vertice il segretario provinciale, Alessandro Terrile, come riporta l’agenzia Dire – la strada è quella di trovare una soluzione che leghi il futuro di Amiu a quello del bilancio del Comune».
    Niente project financing, dunque, ma una nuova delibera che, grazie ai numeri del bilancio, sappia “passare” l’ineluttabilità dell’ingresso di Iren in Amiu e non chieda più il benestare a trattare con la multiutility ma solo l’ok a ratificare l’accordo. «E dobbiamo smetterla di parlare di privatizzazione – alza i toni Terrile – perché Iren è un soggetto partecipato dal pubblico e gli eventuali utili vengono distribuiti in percentuale anche al Comune di Genova».
    Tutto ciò sarà spiegato alla città la prossima settimana. L’obiettivo è far capire ai consiglieri comunali, ai genovesi, ai rappresentanti delle categorie e ai lavoratori che «non c’è alternativa a Iren. O meglio – precisa Terrile – le alternative ci sono ma non sono sostenibili: aumento della tassa dei rifiuti del 20%, far saltare il contratto integrativo a tutti i lavoratori, non assumere i 31 precari; oppure, far coprire i 28 milioni di extracosti di Amiu del 2016 interamente al Comune, tagliando parallelamente altri servizi come il sociale». Intanto, alla giunta e al sindaco, in particolare, spetterà l’arduo compito di serrare nuovamente le fila e invocare una sorta di patto di responsabilità per non abbandonare la città a se stessa.
    L’ex senatore di centrodestra, Enrico Musso, che sulla delibera si era astenuto, si sarebbe già detto disponibile. Ora si dovrà trasformare qualche voto negativo in astensione (i fittiani Franco De Benedictis e Salvatore Mazzei, ad esempio) e qualche astensione in voto positivo (Gianpaolo Malatesta di Possibile e Lucio Padovani di Lista Doria). Più complicato convincere i tre consiglieri di Percorso comune a passare dal tasto bianco a quello verde e far cambiare idea a Marianna Pederzolli e Clizia Nicolella, rappresentanti di Lista Doria che avevano votato contro la delibera. Con questo scenario, sembra dunque allontanarsi lo spettro delle dimissioni di Doria. Quasi definitivamente dato che, se il percorso individuato dovesse giungere al traguardo, lo farebbe praticamente in concomitanza con la fine del mandato del sindaco arancione. Tempi non immediati ma comunque stretti perché, salvo proroghe concesse da Roma, il bilancio va approvato entro il 31 marzo anche se Terrile si augura che il percorso si possa definire ben prima per potersi finalmente concentrare sulle prossime amministrative