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  • Digital Tree, in arrivo il bando per i progetti sull’intelligenza artificiale. Genova “hub” per tecnologie 4.0

    Digital Tree, in arrivo il bando per i progetti sull’intelligenza artificiale. Genova “hub” per tecnologie 4.0

    digital-tree1600 metri quadrati allestiti appositamente per ideare progetti d’intelligenza artificiale. Cognitive computing, machine learning, internet of thing saranno i temi che si discuteranno tra i “banchi” di Digital Tree, il primo Innovation Hub di startup a Genova dedicato a chi voglia investire nella tecnologia 4.0. Lo spazio completamente dedicato a chi punta tutto sulle nuovissime tecnologie, aprirà le porte il prossimo maggio. A riempire e vivere queste grandissime aree saranno tutti coloro che vogliono mettersi in gioco nel mondo digitale. Quattro piani dell’edificio di Viale Cembrano a Sturla, di proprietà del Comune, ospiterà start-upper e coworker del settore. Ecco che tra i caruggi genovesi si parlerà anche d’intelligenza artificiale.

    «Siamo il primo incubatore di start up 4.0 in Italia e pensiamo che questo nostro progetto possa portare benefici sia a livello nazionale sia alla nostra città». Spiega Andrea Pescino, amministratore delegato di SoftJam, azienda madre di Digital Tree. «Puntiamo sulla tecnologia 4.0 perché rappresenta il futuro, tra una decina anni penso che coinvolgerà moltissimi aspetti della nostra vita e porterà milioni di posti di lavoro». L’edificio di Sturla, che presto diventerà uno smart building, verrà suddiviso in quattro grandi aree ognuna delle quali dedicata a un’attività distinta. Un piano riservato per i corsi di formazione, uno per le start-up, uno per chi vuole affittare scrivanie, i cosiddetti co-worker e un piano per la nuova sede di Soft Jam, l’azienda madre di Digital Tree. «Affiancheremo le start-up ritenute da noi vincenti, – dice Pescino – daremo loro supporto e affiancamento professionale, forniremo loro l’utilizzo gratuito di tecnologie e scrivanie».

    Il bando per inviare le idee 4.0 sarà online sul sito di Digital Tree entro fine febbraio, anche se le prime candidature, secondo quanto riferito da Pescino, stanno già arrivando alla sede di Soft Jam. Per partecipare basta avere una bella idea, naturalmente nel settore dell’intelligenza artificiale, e avere il coraggio di buttarsi. «Ai coworker, invece, offriremo scrivanie e l’utilizzo di tecnologie avanzate a bassi prezzi – aggiunge l’amministratore delegato – ma soprattutto diamo la possibilità di fare conoscenze con altri professionisti del settore, creare network informali e chissà magari ideare una start-up».

    E per rimanere sempre aggiornati o per fare i primi passi nel modo dell’intelligenza artificiale, nella nuova sede di Digital Tree, verranno organizzati corsi di formazione. «I nostri corsi, tenuti per il 90% da professionisti esterni alla Soft Jam, saranno aperti a tutti, a pagamento per gli esterni e gratuiti per i nostri ospiti». Per far arrivare la cultura tecnologica anche ai più piccini l’Innovation Hub ha anche avviato collaborazioni con alcune scuole genovesi, dalle elementari alle superiori.

    Attorno al progetto , inoltre, è stato anche avviato un imponente “lavoro delle menti” con l’attivazione di partenariati come lo Startup District & Incubator della Fondazione Politecnico di Milano, con l’Università di Genova che vanta una delle migliori facoltà di ingegneria d’Italia e con Microsoft Italia.

    Bando Comune

    Un incontro, quello tra Digital Tree e la città di Genova, nato con il bando indetto l’anno passato dall’Amministrazione comunale per la riqualificazione e la valorizzazione dell’edificio di viale Cembrano 2 a Sturla, di proprietà del Comune di Genova. Il bando mirava a sviluppare imprenditorialità e innovazione nel territorio ed era rivolto a tutte le aziende che avrebbero potuto favorire questa crescita. «Noi della Soft Jam abbiamo colto la palla al balzo – dice Pescino – credo in Genova, non solo perché è la mia città natale e le città in cui mi sono formato come ingegnere, ma anche perché ha un sacco di lati positivi e un buon assetto per poter attivare uno sviluppo di intelligenza artificiale».

    Grazie al bando Soft Jam ha potuto trasformare l’edificio novecentesco di Sturla in un modernissimo smart building. Un palazzo, quindi, che una volta completati i lavori, darà una risposta digitale alle esigenze degli utenti, sarà dotato di pannelli solari e sarà ergonomico ed efficiente nei servizi. «Ogni ospite verrà riconosciuto dal bulding attraverso il proprio badge – spiega Pescino – e ad ogni profilo utente corrisponderanno le esigenze dell’ospite che sono state memorizzate in precedenza grazie all’intelligenza artificiale». Il riscaldamento, ad esempio verrà calibrato automaticamente in base alle persone presenti in quel momento nella sede, se il sistema riconoscerà tramite il badge che ci sono alcuni freddolosi aumenterà la temperatura in automatico. Un investimento che è costato esclusivamente alle tasche di Soft Jam 1 milione e 300 mila euro.

    Il Comune, invece, sul piano economico ha contribuito mettendo l’affitto dell’edificio a prezzi bassissimi: «Paghiamo intorno ai 15 mila euro l’anno d’affitto, meno di un quarto dei 60 mila euro che l’amministrazione comunale aveva chiesto in un primo bando andato a buca» – conclude Pescino.

    Tecnologia 4.0

    «L’intelligenza artificiale e la tecnologia hanno fatto passi da giganti in questi anni – dice Pescino – e credo che lo sviluppo di questo settore sarà sempre più veloce». In effetti siamo passati senza nemmeno accorgercene dalle cabine telefoniche a gettoni degli anni novanta a fare conference call proiettati con avatar che ci rappresentano in realtà virtuali. Oggi la tecnologia è in grado di fare cose che non ci saremo mai immaginati. I computer sono capaci di comprendere segnali complessi, di riconoscere la voce, il viso e addirittura di codificare le emozioni che sta provando l’utente. L’intelligenza artificiale è entrata sempre di più nelle nostre vite e spesso senza che noi ce ne rendiamo conto, basti pensare ai siti web che ci suggeriscono di vedere, e magari anche comprare, prodotti che potrebbero rientrare nei nostri interessi. E guarda caso, i prodotti proposti sono proprio quelli ci piacciono; un meccanismo che non è frutto di una coincidenza o di una botta di fortuna, ma deriva appunto dalla tecnologia 4.0 in grado di riconoscere i gusti e le preferenze di ogni singolo fruitore in base ai dati che ha memorizzato nel tempo dagli utenti. «Ci troviamo nel mezzo di una trasformazione industriale straordinaria, ricca di opportunità e di rischi – conclude Pescino – in questo contesto siamo convinti che Digital Tree possa favorire la crescita del settore aiutando sviluppo di scenari di innovazione».

    Nei prossimi mesi vedremo se questo “albero” sarà riuscito a mettere radici nella nostra città, iniziando a lavorare per dare i frutti sperati

    Elisabetta Cantalini

     

  • Crisi Amiu, Sindaco Doria: «Non mi ricandido e valuto dimissioni, se responsabilità non sarà condivisa da forze politiche»

    Crisi Amiu, Sindaco Doria: «Non mi ricandido e valuto dimissioni, se responsabilità non sarà condivisa da forze politiche»

    palazzo-tursi-bernini-doria-guerello-DDopo la crisi aperta dal voto in Consiglio comunale contro la delibera su la trattativa per aggregazione di Amiu in Iren, oggi il sindaco di Genova Marco Doria annuncia che non si ricandiderà alla prossime amministrative. In fase di valutazione anche le dimissioni, considerate però un’ultima spiaggia: i prossimi mesi saranno decisivi per la città, ma un eventuale utlimo percorso di politico di questa amministrazione deve essere sostenuto con “responsabilità” da tutte le forze politiche e sociali, con spirito di servizio.

    Editoriale: Amiu, Doria e il futuro di Genova. Quelle dimissioni inevitabili che non risolvono nulla

    Ecco il comunicato integrale diffuso in giornata:

    «Il voto del Consiglio comunale su Amiu ha determinato una situazione assolutamente grave di cui è doveroso prendere atto. Si è così minata e si chiude una esperienza nel corso della quale sono state affrontate, tra mille difficoltà, con serietà e onestà, tante complesse questioni e si sono ottenuti importanti risultati (basti pensare tra l’altro ai cantieri aperti per la messa in sicurezza del nostro territorio e al lavoro efficace per lo sviluppo turistico e culturale della città). La proposta avanzata per dare un futuro ad Amiu rispondeva a questi criteri.

    Ho svolto il mio ruolo di sindaco per spirito di servizio, senza essere mai mosso da calcoli opportunistici o da interessi personali. Non intendo ricandidarmi alle prossime elezioni. Si tratta di una scelta maturata da tempo e comunicata e discussa con chi mi ha sostenuto, senza farla diventare pubblica alimentando anzi tempo quel clima da campagna elettorale permanente che tanto nuoce al nostro Paese. Con immutata passione non intendo sottrarmi all’impegno per costruire per Genova un credibile schieramento di centrosinistra aperto alla società civile.

    Adesso con lo stesso spirito di servizio e senso di responsabilità nei confronti della città e del Comune sto valutando l’effetto che avrebbero oggi le mie dimissioni. Una valutazione concreta e circostanziata delle ricadute di un commissariamento dell’amministrazione a pochi mesi dal voto sulla operatività del Patto per Genova o del bando periferie, sulla possibilità di far arrivare e di impiegare al più presto a Genova i fondi che il Comune ha ottenuto dal governo. E ancora un esame non superficiale del disastro che il voto irresponsabile di ieri crea per Amiu, per la Tari, e per i suoi impatti sul bilancio del Comune in via di definizione. Egualmente considero gli effetti di una gestione commissariale della Città Metropolitana, che (allora come Provincia) ha vissuto in tempi recenti una lunga stagione di commissariamento.

    Sulla base di tali non affrettate ma comunque rapide analisi, per una assunzione di responsabilità nei confronti della città, è necessaria una condivisione di questo percorso e soprattutto di questo spirito ancora una volta di servizio, da parte di soggetti politici e della società civile e di quei consiglieri comunali che non intendono seguire logiche di contrapposizione politica ma vogliono lavorare sino all’ultimo sui diversi problemi della nostra comunità. Questa condivisione deve essere chiara ed esplicita e tale da giustificare l’opportunità per alcuni mesi di un’azione amministrativa rigorosa e non delegata a un commissario di governo».

  • Amiu, Doria e il futuro di Genova. Quelle dimissioni inevitabili che non risolvono nulla

    Amiu, Doria e il futuro di Genova. Quelle dimissioni inevitabili che non risolvono nulla

    Marco Doria, sindaco di GenovaMercato del pesce (che oggi ha riaperto senza grandi entusiasmi), concorso per il Blueprint dall’esito tragicomico e, ora, netta bocciatura in Consiglio comunale della privatizzazione di Amiu. Negli ultimi giorni, il crollo della giunta del sindaco arancione è stato vertiginoso. Che la maggioranza di centrosinistra traballasse e in molte occasioni non potesse neanche più essere considerata tale, è ormai noto da anni. D’altronde, dal risultato di quelle urne del 6-7 maggio 2012, che avevano visto il marchese Marco Doria – scelto a sorpresa dalle primarie di coalizione del centrosinistra, al posto di Marta Vincenzi, sindaco uscente, e di Roberta Pinotti – sconfiggere la candidatura civica ma appoggiata dal centrodestra di Enrico Musso, e prima ancora di Paolo Putti, Pierluigi Vinai e Edoardo Rixi, si erano già sfilati in molti. Federazione della sinistra, ad esempio, con il capogruppo Antonio Bruno che si è trascinato il transfugo da Sel, Gianpiero Pastorino. E che dire degli ex Idv, Stefano Anzalone, Franco De Benedictis e Salvatore Mazzei? Gli ultimi due sono a tutti gli effetti passati all’opposizione entrando nelle fila dei riformisti fittiani, mentre Anzalone è tornato fedele alla maggioranza grazie alla consegna della delega allo Sport. Dal Pd, invece, sono usciti Gianni Vassallo, Salvatore Caratozzolo e Paolo Gozzi, che hanno dato vita al gruppo indipendente di Percorso comune. Poi c’è Gianpaolo Malatesta, altro ex Pd, ora con Possibile e ieri in seria difficoltà a voltare le spalle alla maggioranza, tanto che il suo voto che doveva essere contrario alla delibera si è trasformato in un’astensione. E, infine, le spaccature nei sei consiglieri di Lista Doria: due avevano abbandonato per strada (Pierclaudio Brasesco e Maddalena Bartolini sostituiti da Antonio Gibelli e Barbara Comparini), gli altri si sono sempre più divisi tra la fedeltà alla linea politica di sinistra e quella a un sindaco che ha sempre guardato sempre con più attenzione all’appoggio del Partito democratico che della sua lista. Anche i rimpasti di giunta sono stati sintomatici delle difficoltà di Doria a trovare una quadra nel sostegno dei “suoi”: Francesco Oddone è stato fatto da parte per far entrare Emanuele Piazza, ma avevano lasciato anche Valeria Garotta e Paola Dameri per Italo Porcile ed Emanuela Fracassi.
    Dopo il voto di ieri pomeriggio, tutti gli sforzi di Doria sembrano destinati a terminare, con un addio ormai improrogabile. Sul fronte amministrativo, forse, non sarebbe una così grande rivoluzione: nonostante una campagna elettorale ancora sonnacchiosa, le elezioni sono ormai alle porte anche se non è proprio il massimo arrivarci con un commissario e senza un bilancio approvato. Ma sul fronte politico la giornata di ieri rischia di rappresentare il triplice fischio del centrosinistra a Palazzo Tursi, dopo 42 anni, ovvero da quando il socialista Fulvio Cerofolini succedette al democristiano Giancarlo Piombino. E poco importa se la consigliera Marianna Pederzolli, ieri motivando il suo voto contrario alla delibera ha chiaramente specificato che esprimeva dissenso solo sulla delibera e non era un giudizio politico sul mandato Doria né la preclusione a qualsiasi alleanza futura. L’alleanza di centrosinistra sembra sempre più una chimera e rischia anche di allontanarsi pericolosamente il ballottaggio dato per scontato a cui il Movimento 5 Stelle questa volta dovrebbe arrivare, considerato inoltre che il governatore Giovanni Toti sembra intenzionato a presentare una coalizione di centrodestra assolutamente compatta.
    Doria, dunque, potrebbe lasciare già oggi. Ma nei 20 giorni di tempo che lo separerebbero dall’addio formale, il sindaco uscente vorrebbe comunque provare a mettere una pezza al futuro di Amiu e della raccolta dei rifiuti in città. Un gesto di responsabilità che, però, dovrebbe essere suffragato anche dai voti dei consiglieri comunali ormai in ordine sparso. Che cosa rischiano Amiu, i lavoratori e i genovesi? Dalle pagine di Era Superba abbiamo già più volte analizzato la situazione. Intanto, un eventuale commissariamento del Comune porterebbe a riversare immediatamente sulla tassa dei rifiuti pagata dai genovesi tutti gli extracosti per la chiusura della discarica di Scarpino, la gestione post mortem di Scarpino 1 e 2 e il conferimento dei rifiuti fuori Liguria in un’unica soluzione. Senza aggregazione, poi, non può esserci prolungamento del contratto di servizio in scadenza nel 2020 e, date le difficoltà economiche di Amiu, sono a rischio anche i contratti integrativi dei lavoratori. L’azienda ha comunque necessità di legge di realizzare gli impianti previsti dal piano industriale approvato dallo stesso Consiglio comunale ma non ne ha i soldi. Con un contratto in scadenza, le banche non concedono finanziamenti. Impossibile pensare a un aiuto diretto del Comune, con le casse sempre più vuote, anche perché, scadendo il contratto, nel 2021 potrebbe realizzarsi l’assurdo di un’azienda con gli impianti ma senza lavoro e lavoratori che nel frattempo sarebbero passati a chi dovesse vincere la gara per il rinnovo. Unica alternativa sembrerebbe essere un project financing con gli impianti che resterebbero di proprietà e gestione dei privati, senza un alcuno controllo del pubblico.
    Ecco, quindi, che il problema Iren, uscito dalla porta, potrebbe rientrare dalla finestra. Quadro che non cambierebbe molto se il centrodestra, non certo avverso alle privatizzazioni, dovesse conquistare lo scranno di Tursi. Impostare qualsiasi altra via d’uscita con uno scenario politico così caotico sembra una missione impossibile.
    Simone D’Ambrosio
  • Convegno Nazionalisti, movimenti e antagonisti pronti a scendere in piazza. «Antifascismo pratica quotidiana»

    Convegno Nazionalisti, movimenti e antagonisti pronti a scendere in piazza. «Antifascismo pratica quotidiana»

    aut autA pochi giorni dalla presunta data del convegno internazionale dei nazionalisti europei, arriva il comunicato degli autonomi e attivisti di Aut Aut 357, CSOA Emiliano Zapata, Collettivo Degeneriot, Ex Latteria Occupata, Alternativa Libertaria Genova: sabato anche gli antagonisti saranno in piazza per contrastare l’eventuale raduno delle ultra destre. L’annuncio arriva con un comunicato che rivendica come l’Antifascismo sia pratica quotidiana.

    La notizia: Convegno internazionale dei nazionalisti europei a Genova

    «Siamo lieti che, per una volta, anche la “sinistra istituzionale” si sia apertamente schierata contro questo rigurgito fascista lanciando una mobilitazione di piazza che contrasti il presunto convegno – affermano nel comunicato gli autonomi genovesi – Da parte nostra, possiamo dire che se il convegno dovesse esserci saremo in piazza per cercare di impedirlo, esattamente come lo siamo stati un anno e mezzo fa quando Forza Nuova ha aperto la propria sede nel quartiere di Sturla, oppure quando Salvini in Piazza De Ferrari ha cercato di diffondere la sua retorica razzista o, ancora, quando Casa Pound ha provato a diffondere le proprie idee di “fascisti del terzo millennio” nelle scuole genovesi – tutte occasioni in cui la “sinistra istituzionale” ha purtroppo latitato»

    Oltre alle occasioni più facilmente riconoscibili, secondo gli attivisti, esistono tutta una serie di pratiche che quotidianamente “sostanziano l’antifascismo”: battersi per l’accoglienza dignitosa dei migranti, il rispetto delle scelte sessuali e affettive di tutti, la lotta all’iniquità sui cui si fonda la società neo-liberista e opposizione al ricatto delle precarietà lavorativa ed esistenziale. «Per tutti questi motivi, continueremo a scendere in piazza con la convinzione che l’antifascismo non possa ridursi ad un evento commemorativo e retorico – concludono – ma sia una pratica quotidiana, una lente attraverso cui leggere il mondo e autodeterminare le proprie scelte di vita».

    A questo punto tutta la città ha fatto capire che questo convegno “non s’ha da fare”; al momento non esistono conferme e dettagli sull’eventuale location. L’unica cosa certa è che Genova, in ogni caso, è già pronta.

    Nicola Giordanella

  • Amiu, anche il Consiglio boccia la delibera. Trattativa con Iren in bilico? Bernini: «Da domani riflessioni sulla continuità amministrativa»

    Amiu, anche il Consiglio boccia la delibera. Trattativa con Iren in bilico? Bernini: «Da domani riflessioni sulla continuità amministrativa»

    delibera-amiu-lavoratoriDopo una seduta fiume della Consiglio comunale, arriva il verdetto del voto: la delibera non passa. 19 i voti contrari, 14 favorevoli e 6 astenuti. Incerto adesso il destino della trattativa con Iren. Festeggiano i lavoratori, che hanno atteso fino alle 20 l’esito delle votazioni fuori da Palazzo Tursi. Una delegazione, presente in Sala Rossa, ha accolto con un applauso l’ufficializzazione dello scrutinio. In serata arrivano le prime reazioni politiche, con le dichiarazioni del vicesindaco Stefano Bernini: «Da domani riflessioni e scelte di carattere sulla continuità amministrativa»

    Durante la seduta, iniziata questa mattina, sono stati presentati più di dieci ordini del giorno e oltre sessanta emendamenti. Nel pomeriggio la discussione è terminata, lasciando spazio ai voti: i molti emendamenti comunque passati in aula inizialmente facevano pensare ad una qualche possibilità di passaggio del testo che avrebbe dovuto definire i criteri operativi a cui ispirare il modello di aggregazione industriale e societaria tra Amiu S.p.A. ed Iren Ambiente S.p.A., ma alla fine la conta ha dato un esito diverso e inequivocabile: i 19 voti contrari sono arrivati da Pdl, M5s, Effetto Genova, Udc, Lega Nord e dalle consigliere di Lista Doria Pederzolli e Nicolella. Astenuti Caratozzolo, Gozzi, Musso, Malatesta Padovani e Vassallo. A favore Tutto il gruppo Pd, Lista Doria, Sel, Anzalone, Guerello e lo stesso Marco Doria.

    Le reazioni della Giunta

    Dopo il risultato del voto, la giunta si è riunita per coordinare le prime mosse dopo questa pesante debacle; all’uscita, bocche cucite tra gli assessore, l’unico a parlare è il vicesindaco, Stefano Bernini: «E’ sulla delibera il problema. Sulla base della delibera faremo da domani delle riflessioni che comporteranno anche delle scelte di carattere sulla continuità amministrativa. E’ corretto – ha continuato – che i cittadini sappiano che tipo di conseguenze ha per le loro tasche la scelta del Consiglio comunale anche i cittadini dovranno trarre le proprie conclusioni, se viene salvaguardato il loro interesse o quello di bottega».

    Gli ultimi mesi della amministrazione targata Marco Doria, quindi, si apprestano ad essere incerti e traballanti. Le conseguenze, in ogni caso, saranno sulle spalle della città.

    Nicola Giordanella

     

  • Musica, torna il Premio Paganini. Il concorso internazionale di violino si svolgerà dal 5 al 14 aprile 2018

    Musica, torna il Premio Paganini. Il concorso internazionale di violino si svolgerà dal 5 al 14 aprile 2018

    Violino manoPronta la 55° edizione del contest internazionale più prestigioso della nostra città: torna il “Premio Paganini”, il concorso internazionale di violino tra più famosi al mondo, uno dei fiori all’occhiello della produzione culturale genovese. L’annuncio arriva attraverso una nota stampa del Comune di Genova, che rende pubbliche le prime date delle preselezioni, che si svolgeranno dal prossimo settembre a New York, Vienna, Mosca, Guangzhou (Cina) e Genova. Entro fine mese sarà pubblicato il bando sul sito www.premiopaganini.it

    Il Premio Paganini

    Il Premio, arrivato alla 55° edizione, diventato a cadenza triennale, è una delle più importanti competizioni violinistiche mondiali, fu fondato nel 1954 con l’obiettivo di scoprire giovani talenti e ha nel tempo laureato artisti importanti come, tra gli altri, Salvatore Accardo, Gidon Kremer e Leonidas Kavakos. «Il Comune di Genova ha rilanciato il Premio Paganini dopo uno stop di ben cinque anni – spiega nella nota stampa l’assessore alla Cultura Carla Sibillaconsapevole che sia un potente promotore dell’immagine della città nel mondo. Teniamo molto al carattere internazionale del Premio e in questi anni abbiamo intessuto collaborazioni con le istituzioni culturali di paesi per così dire “strategici” per il Concorso, tenendo conto della provenienza degli artisti e dei contatti “storici” che il Comune ha in essere attraverso gemellaggi e rapporti di cooperazione. All’interno di questa cornice si inseriscono tutti gli eventi collaterali che, come il Paganini Genova Festival, confermano l’apertura dell’Amministrazione nei confronti di idee e proposte in grado di arricchire il Premio. Ciò sempre nel rispetto dello spirito e del livello di alta qualità che caratterizza, fin dalla sua origine, la tradizionale manifestazione».

    Il “Paganini” è da sempre uno dei biglietti da visita di Genova nel mondo, connotandola – oltre che come patria del celebre violinista – anche come città della musica. Il suo carattere internazionale è stato esaltato con la decisione di far svolgere le fasi di preselezione in piazze europee e mondiali. Moltissimi partecipanti al Premio provengono infatti da paesi asiatici, dagli Stati Uniti e da ogni parte d’Europa. L’ultima edizione, la 54°, risale al 2015, ed arrivò dopo cinque anni di stop, dovuto a mancanza dei fondi necessari.

    Le “gare” che porteranno alla scelta dei concorrenti che parteciperanno alla fase finale dell’aprile 2018 si svolgeranno infatti a New York, Vienna, Mosca, Guangzhou (Cina) e – naturalmente – Genova.

    Il Comune di Genova accompagnerà l’attesa per la prossima edizione con un ricco calendario di appuntamenti dedicati alla figura di Nicolò Paganini, a partire dal primo Paganini Genova Festival, una tre giorni per far conoscere a tutti il grande musicista, che prenderà il via il 27 ottobre nella ricorrenza della sua data di nascita.

     

  • Blueprint Competition, concorso senza vincitori. Doria: «Sorpreso». Futuro incerto, ora dibattito pubblico

    Blueprint Competition, concorso senza vincitori. Doria: «Sorpreso». Futuro incerto, ora dibattito pubblico

    Blueprint-competition-logoNessun vincitore, dieci vincitori. E’ questo l’esito, a sorpresa, del “Blueprint Competition”, il concorso internazionale di idee per riqualificare il waterfront di Genova e le aree ex proprietà della Fiera secondo il disegno di Renzio Piano. «E’ una sorpresa anche per me – ammette il sindaco di Genova, Marco Doria, nel corso della conferenza stampa che illustra i lavori dell’apposita commissione, come riportato dall’agenzia Dire – ora dobbiamo capire come procedere ma sicuramente ci sarà un débat public, un momento di discussione condivisa e aperta alla città»

    Approfondimento: Blueprint Competition

    Ma l’incertezza sul futuro di tutta l’operazione, complice anche la prossima fine di mandato del sindaco arancione, è palpabile tra i rappresentanti dell’amministrazione. «Se non ci sono gli investitori non accade nulla – ricorda il sindaco – anche loro valuteranno che tipo di proposte fare sulla base di un set di possibilità». I tempi si allungano? Non per Doria che, ribadisce, «mi sono fatto l’idea che i tempi di realizzazione abbiano l’unica variabile di trovare uno o più soggetti che investano».

    I dieci miglior classificati

    Nessuno dei 76 progetti presentati – o, meglio, 69 visto che 7 sono stati scartati perché non rispondenti a requisiti di anonimato – ha raggiunto il punteggio di 70 su 100, necessario per proclamare almeno un vincitore e fornire all’amministrazione un progetto su cui elaborare la proposta con cui cercare investitori. Come previsto dal regolamento, dunque, a essere premiati e presi in considerazione dall’amministrazione dovranno essere i migliori 10 elaborati che hanno raggiunto un punteggio compreso tra 55 e 67 e riceveranno 12.000 euro di premio ciascuno. Per la cronaca, migliore è risultato il progetto capitanato da un architetto greco. «I progetti possono essere considerati di buona qualità – commenta Giuseppe Cappochin, presidente dell’ordine nazionale degli Architetti e della commissione giudicatrice del concorso – ma la complessità del tema ha fatto sì che una visione complessiva non abbia raggiungo la soglia prevista». La commissione ritiene, inoltre, che tutti i 10 migliori progetti abbiano evidenziato la sostenibilità economica-finanziaria del Blueprint rispettando il tetto dei 200 milioni di euro, al netto dei 50 milioni di costi di demolizione.

    Imbarazzo a Tursi

    Al momento, ci sono disponibili 28,5 milioni di euro grazie a due differenti stanziamenti del governo. E il sindaco assicura che verranno già in parte utilizzati, ad esempio, «per la demolizione del palazzo ex Nira». Il resto dei fondi, invece, dovrà essere congelato per «non pregiudicare una soluzione piuttosto che un’altra». Insomma, un’impasse da cui Palazzo Tursi dovrà capire come uscire in tempi rapidi, per rimediare a una nuova brutta figura di fine mandato. Eppure, nella stessa giunta Doria, c’è chi era stato buon profeta, come il vicesindaco Stefano Bernini, da sempre molto freddo se non addirittura oppositore di tutta l’operazione che ha portato al coinvolgimento dell’archistar genovese. “Non me l’aspettavo – ribadisce Doria – ma la situazione è abbastanza stimolante: spetta all’amministrazione il compito di redigere una sintesi e naturalmente ci sarà anche un’interlocuzione con Renzo Piano. Comunque, è un’occasione per far parlare i cittadini di come si può trasformare l’intera area dell’ex Fiera». E, in quest’ottica, il sindaco annuncia per il 12 marzo l’inaugurazione di una mostra aperta alla città con la presentazione di tutti i lavori che hanno partecipato alla competizione.
  • Pra’, un supermercato al posto del Gasometro. Il servizio potrebbe spostarsi a Campi, ma i lavoratori sono sul piede di guerra

    Pra’, un supermercato al posto del Gasometro. Il servizio potrebbe spostarsi a Campi, ma i lavoratori sono sul piede di guerra

     

    Aggiornamento: Lavoratori Ireti in agitazione giovedì 9 febbraio

    gasometro-pra-ireti-irenTra la foce del fiume Branega e un distributore di benzina Eni, c’è un cancello verde con una scritta in caratteri gialli: si tratta dell’acronimo della vecchia municipalizzata genovese, Amga, l’azienda municipale gas e acqua, appunto. Il cancello è ben visibile passando in macchina per via Prà, nel Ponente genovese. Alle sue spalle, si stende un’area di circa 10 mila metri quadrati, in cui il metano viene regolato e pompato con valvole e tubazioni sotterranee, sia in entrata che in uscita. Oggi la proprietaria del “Gasometro di Prà” è Ireti, la controllata del gruppo Iren che gestisce la distribuzione di elettricità, gas e acqua. A fine 2016, l’azienda ha comunicato l’intenzione di vendere l’area (che ospita in affitto anche gli uffici di Amiu e Aster) a Coop.

    Delocalizzazione

    Oggi, il passaggio di proprietà dell’area alla catena di supermercati è già diventato realtà per una cifra di poco superiore al milione di euro, con l’area del gasometro che sarebbe la locazione scelta dal colosso della grande distribuzione per spostarsi dall’attuale posizione di via Prà 25. La delocalizzazione dei 20 dipendenti è attesa per marzo o aprile. «Posto che si tratta di una scelta sbagliata, perché questa zona avrebbe dovuto essere potenziata –spiega il rappresentante Cisl Marino Canepa – quello che chiediamo oggi è di non perdere il presidio a ponente».

    Per i circa 20 dipendenti Ireti la soluzione prospettata è quella di un trasferimento a Campi. «In questo modo – sottolinea Canepa – si perderebbe un servizio fondamentale per tutto il Ponente». I tecnici che lavorano nello stabilimento di Prà, infatti, sono abituati a intervenire nelle situazioni di pericolo, offrendo un contributo spesso fondamentale ai Vigili del Fuoco. Recentemente, sono intervenuti in occasione dell’incendio che ha flagellato le alture di Pegli. La postazione attuale consente loro di intervenire piuttosto rapidamente su tutto il Ponente, e per questo hanno in passato ricevuto elogi pubblici da parte delle autorità. Nel corso della nostra chiacchierata, Canepa, insieme ad altri lavoratori, mi invita a immaginare cosa succederebbe se, anziché da Prà, per risolvere un’emergenza a Voltri dovessero partire da Campi. Magari con l’Aurelia e l’autostrada bloccate, evento tutt’altro che inconsueto. «In altre città – aggiunge Canepa – dove si è scelto di mantenere una sede unica, gli effetti sono disastrosi. Genova mantiene ancora due sedi (l’atra si trova in via Piacenza a Staglieno, ndr) ma lo spostamento a Campi di quella di Prà priverebbe del servizio una parte di città».

    La controproposta

    gasometro-praDai lavoratori arrivano anche delle controproposte sul trasferimento “in zona”, visto che le possibilità non mancherebbero. Nel ponente genovese, Ireti possiede aree a Fabbriche, a Piandilucco (quartiere di Pegli) oltre al depuratore di Voltri. Quest’ultima, in particolare, sarebbe secondo i lavoratori la scelta ideale, in quanto la zona si trova vicino all’autostrada e perché già vi lavorano degli operatori. «Non capiamo la scelta dell’azienda – affermano i lavoratori – noi come sindacati abbiamo chiesto un incontro urgente alla dirigenza, ma non ci è mai stato concesso». «Lo fanno per fare cassa – aggiunge Canepa – ma non è certo così che si può abbassare l’enorme debito del gruppo Iren, che ammonta a 3 miliardi di euro ed è frutto di scelte sbagliate fatte nel passato. Un debito che comunque non ha impedito l’anno scorso di dare un milione di euro al vecchio presidente e due anni fa una buona uscita all’ex presidente di 900 mila euro».

    Al disagio causato dall’eventuale dislocamento del servizio offerto, si aggiungono le perplessità sull’uso che si potrà effettivamente fare dell’area. La presenza del metano pone degli interrogativi sulla sicurezza dell’operazione, mentre quella, sulla sponda opposta del Branega, di un cimitero impedirebbe la realizzazione di strutture commerciali a una distanza inferiore ai 200 metri. C’è il rischio, insomma, che con lo spostamento del “gasometro”, l’area rimanga inutilizzata e si aggiunga alla collezione di strutture abbandonate che costellano il Ponente genovese. In un primo momento era inclusa nella vendita anche l’area del campo di calcetto dell’Olimpic Palmaro, data in concessione dall’Iren. Ora, però, quell’area è stata esclusa dalla vendita. «È positivo che si sia mantenuta l’attività sportiva – chiosano i lavoratori – però, in compenso, lo stesso non è stato fatto con il gasometro».

    Le risposte del Comune di Genova

    pra-gasometro-cimitero-branegaSecondo il vecchio Piano Urbanistico l’area sarebbe dovuta diventare un parco: «Dopo aver ottenuto una valorizzazione dell’area  – spiega l’assessore all’urbanistica del Comune di Genova Stefano Bernini – Ireti ha avviato un piano di vendita di una serie di aree in cui hanno inserito anche questa. Appena ho saputo che c’era un potenziale acquirente ho convocato un incontro con i dirigenti di Iren, Amiu, Aster e gli assessori competenti per dire loro che a questo punto si poneva un problema di servizi e ho sollecitato una soluzione. Ad oggi mi pare che la soluzione di Iren non sia gradita ai lavoratori, mentre quelle di Amiu e Aster non ci sarebbero ancora. Il compito dell’urbanistica, tuttavia, finisce qui. La mia competenza sta nel mettere alcuni limiti: in quell’area non potranno andarci più di mille metri quadrati di commerciale in quanto vicino al centro storico, e non si potrà costruire a meno di 200 metri dal cimitero. Si tratta di una norma generale che riguarda tutta la città».

    Lavoratori sul piede di guerra

    Proprio il vicesindaco Bernini, in occasione della recente presentazione del progetto della piscina Mameli di Voltri, era stato oggetto di una contestazione da parte dei lavoratori Ireti. La causa scatenante era stata il rinvio di un incontro tra le parti fissato per il 25 gennaio e poi rinviato con poco preavviso. Una nuova assemblea è prevista per oggi alle 17,00, nei locali del Municipio di Prà, in piazza Bignami. «A seconda delle risposte che ci verranno date – avvertono i lavoratori – valuteremo se organizzare una manifestazione, con l’obiettivo di preservare un fondamentale servizio pubblico. Ormai il tempo stringe».

    Luca Lottero

  • Convegno nazionalisti, il prefetto Fiamma Spena: «Riflessione costante ma istruttoria ancora prematura»

    Convegno nazionalisti, il prefetto Fiamma Spena: «Riflessione costante ma istruttoria ancora prematura»

    Prefettura Amministrazione Provinciale«C’è una riflessione costante. E’ chiaro che stiamo monitorando attentamente la situazione ma non abbiamo ancora elementi per dare alcuna indicazione: c’è un’istruttoria in corso, ma la fase è ancora prematura». Così il prefetto di Genova, Fiamma Spena, risponde alle domande dei giornalisti sul convegno dell’ultradestra nazionalista europea previsto l”11 febbraio nel capoluogo ligure, come riportato dall’agenzia Dire.

    La notizia: Convegno internazionale dei nazionalisti europei a Genova

    «Sono tanti ancora gli elementi che devono comporre questa manifestazione che non ci sono ancora noti perchè non sono ufficiali». Tra questi anche la sede che, secondo alcuni, potrebbe essere spostata dal centro della città al Tigullio. «Non conosciamo il luogo – conferma Spena – ma da parte nostra non influiamo minimamente sulla scelta. Comunque, né noi né la Questura abbiamo una comunicazione ufficiale. Leggo le notizie dalla stampa ma nei miei atti non risulta nulla». Oggi pomeriggio, intanto, l’incontro tra il prefetto e una delegazione di parlamentari liguri

  • Emergenza Casa, in fase di progettazione riqualificazione alloggi comunali a canone moderato a San Teodoro

    Emergenza Casa, in fase di progettazione riqualificazione alloggi comunali a canone moderato a San Teodoro

    progetto-affitto-calmierato-san-teodoro-via-bolognaUn progetto da 400 mila euro, per riqualificare appartamenti e spazi verdi, da assegnare in locazione a canone moderato rivolgendosi a quella fascia di popolazione che è appena sopra i requisiti Erp. L’iniziativa è cofinanziata da Regione Liguria, ma rimangono le distanze “politiche” tra Tursi e Piazza De Ferrari.

    L’inchiesta: L’Emergenza Casa a Genova

    «Un intervento piuttosto sperimentale – afferma l’assessore alle Politiche della casa di Comune di Genova, Emanuela Fracassiche permette di recuperare otto alloggi, oggi nelle disponibilità di Spim, ma che non sono stati venduti, e che quindi ritorneranno a Comune di Genova». L’inizio di un un nuovo canale di intervento che vuole riconoscere e rispondere ad un disagio sempre più impattante sulla società cittadini: «Dare risposte alla fascia reddituale che non può sostenere un affitto, ma che non ha i requisiti per entrare nelle liste Erp».

    Il progetto

    Spim, la società pubblica che si occupa della promozione del patrimonio immobiliare del Comune di Genova, è partner del progetto: il passaggio delle disponibilità sarà fatto attraverso delibera, forse entro questo ciclo amministrativo: «Su questo siamo cauti, ma va detto che il progetto è in fase avanzata – conferma l’assessore – e i lavori dovrebbero iniziare a concludersi nel 2018»

    L’intervento sarà focalizzato inizialmente su 8 appartamenti, tra via Bologna e piazzale Pestarino, ma è previsto anche una seconda fase: «Stiamo iniziando la progettazione per un azione simile negli alloggi sociali di vico del Teatro Nazionale, dove però le caratteristiche strutturali e logistiche farebbero pensare a locazioni destinate ai giovani». Le tempistiche, in questo caso, al momento non sono quantificabili.

    Distanza politica tra Comune e Regione

    Questo progetto, come dicevamo, è stato cofinanziato da Regione Liguria per il 50% dell’importo: un investimento che inserito in un più ampio intervento di sostegno ai comuni liguri in materia per un importo complessivo di un milione e 300 mila euro. La cosa non basta a placare le polemiche tra enti, che sulla questione “Emergenza Casa” hanno idee e priorità politiche differenti: «Regione Liguria non ha confermato il fondo di 500 mila euro per l’Agenzia per la Casa – attacca Fracassi – scelta che la dice lunga sulle priorità politiche della giunta regionale». Recentemente però da Piazza De Ferrari sono arrivati i soldi per il fondo per la morosità incolpevole: «Si, ma erano soldi ministeriali, che Regione ha solamente “girato”».

    Un ulteriore piccolo passo, quindi, per arginare quella che da qualche anno è diventata una delle principali emergenze di Genova e di tutto il paese. Sicuramente una notizia positiva; anche se un maggior coordinamento tra gli enti gioverebbe senza dubbio alla causa.

    Nicola Giordanella

  • Biblioteca di Voltri, dopo slittamento nuova data per l’inaugurazione, oggi prevista per il 10 febbraio

    Biblioteca di Voltri, dopo slittamento nuova data per l’inaugurazione, oggi prevista per il 10 febbraio

    biblioteca-benzi-voltriDopo lo slittamento di ieri, e le conseguenti polemiche divampate sui social network, l’amministrazione ci riprova fissando la data di inaugurazione della Biblioteca Rosanna Benzi il 10 febbraio. A confermalo lo stesso presidente di Municipio Mauro Avvenente, che ha ipotizzato anche la presenza alla cerimonia del sindaco di Genova Marco Doria.

    Approfondimento: Tutti i dettagli del progetto

    «Oggi in giunta i tecnici ci hanno confermato la data del 10 febbraio – ha spiegato Avvenente – ed il sindaco ha fornito la sua disponibilità ad essere presente all’inaugurazione. Speriamo che stavolta sia quella buona». Nessun accenno ai motivi di questo ulteriore ritardo, anche se è ipotizzabile che lo slittamento sia stato dovuto a piccoli problemi tecnici e burocratici. Che sia la volta buona, veramente?

    Approfondimento: I ritardi per la messa in sicurezza

  • Fegino, Governo chiarisce: «La regia della bonifica è del Comune di Genova». Iplom dovrà presentare piano rivisto entro 30 giorni

    Fegino, Governo chiarisce: «La regia della bonifica è del Comune di Genova». Iplom dovrà presentare piano rivisto entro 30 giorni

    iplom-petrolio-inquinamentoLa regia della bonifica delle aree inquinate dalla rottura dell’oleodotto Iplom, che lo scorso mese di aprile aveva riversato 680.000 litri di greggio nei rivi Fegino e Pianego, spetta al Comune di Genova. A chiarire ogni dubbio è il sottosegretario all’Ambiente, Silvia Velo, rispondendo a un’interrogazione del deputato di Sinistra Italiana, Stefano Quaranta, in Commissione alla Camera. L’azienda, infatti, aveva richiesto che la competenza passasse al ministero. «La competenza in materia di siti contaminati, che non siano stati individuati di interesse regionale o nazionale, e la conseguente bonifica – spiega Velo all’agenzia Dire – è del Comune, residuando in capo all’amministrazione regionale esclusivamente le funzioni pianificatore e programmatore degli interventi sostitutivi, nonché quelle di coordinamento e indirizzo nel confronti delle Province e dei Comuni, mentre resta in capo al ministero dell’Ambiente la competenza in materia di danno ambientale».

    Approfondimento: Lo “scontro” sulla bonifica tra Comune e Iplom

    Di conseguenza, il Comune di Genova ha pieno «titolo per procedere all’approvazione del Piano di caratterizzazione (indagine con cui Iplom deve attestare l’entità dei fenomeni di contaminazione ambientale, ndr), individuando eventualmente puntuali prescrizioni. Il ministero continuerà a tenersi informato mantenendo alto il livello di attenzione sulla questione». Ora, dunque, entro fine mese l’azienda dovrà ottemperare alle prescrizioni presentate dall’amministrazione comunale alla prima versione del piano presentata ad agosto. Il Comune procederà poi a riconvocare la Conferenza dei servizi e far riprendere i lavori da dove si erano fermati quest’autunno. Soddisfazione trapela da Palazzo Tursi dove, comunque, si attende una conferma ufficiale delle notizie in arrivo da Roma, dopo la stretta lanciata la scorsa settimana.

  • Convegno nazionalisti, Fiom lancia contromanifestazione: «Antifascisti in piazza sabato 11 febbraio»

    Convegno nazionalisti, Fiom lancia contromanifestazione: «Antifascisti in piazza sabato 11 febbraio»

    Fiom-sciopero-metalmeccaniciDopo le grida di sdegno arrivate da esponenti politici e della società civile, era nell’aria l’organizzazione di una contromanifestazione sabato 11 febbraio a Genova per contestare il congresso degli ultranazionalisti europei. E la prima a muovere il passo ufficiale è la segreteria genovese della Fiom che, in una nota, invita «lavoratori, lavoratrici, delegati e tutti gli antifascisti a scendere in piazza per impedire che l’11 febbraio si svolga la manifestazione fascista a Genova».

    La notizia: Convegno internazionale dei nazionalisti europei a Genova

    Non un generico appello ma una “chiamata alle armi” che verrà affissa in tutte le fabbriche genovesi «perché bisogna scendere in piazza e fare di tutto perché non possiamo accettare che i fascisti abbiano voce nella nostra città», precisa il segretario Bruno Manganaro, come riportato dall’agenzia Dire. «Una generazione di operai, impiegati, dirigenti sindacali, di uomini e donne ha dato la propria vita per impedire un futuro al fascismo – scrivono i metalmeccanici della Cgil – questa è la storia del movimento sindacale, è la nostra storia e non intendiamo permettere che razzisti e xenofobi, che negano il ruolo e l’organizzazione autonoma della classe operaia, possano esprimersi». Una mossa che va letta anche come “strategica” dal momento che potrebbe cambiare le carte in tavola dal punto di vista dell’ordine pubblico e spingere la Prefettura a bloccare sì la contromanifestazione ma anche il congresso ed evitare qualsiasi rischio di scontri.
  • Convegno nazionalisti, Toti scrive al prefetto: «Vigilare affinchè non si promuovano contenuti eversivi»

    Convegno nazionalisti, Toti scrive al prefetto: «Vigilare affinchè non si promuovano contenuti eversivi»

    prefettura-genova«Un’attenta vigilanza affinché vengano rigorosamente valutate le condizioni di legge e di ordine pubblico per autorizzare la manifestazione e affinché questa non diventi occasione per la promozione di contenuti eversivi o idee o proposte politiche contrarie alle nostre leggi». Lo chiede il presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti, in una lettera inviata oggi pomeriggio al prefetto di Genova, Fiamma Spena, in vista del convegno delle ultradestre europee previsto nel capoluogo ligure sabato 11 febbraio, come riportato dall’agenzia Dire.

    La notizia: Convegno internazionale dei nazionalisti europei a Genova

    Nonostante le polemiche della mattina in Consiglio regionale e senza un ordine del giorno condiviso, è dunque il governatore di centrodestra a fare il primo passo ufficiale e a giocare d’anticipo rispetto alle forze politiche e della società civile che si sollevate contro l’appuntamento della prossima settimana. Ma la posizione di Toti, come ampiamente annunciato, non prevede alcuna richiesta di divieto della manifestazione. Il governatore, infatti, ribadisce la sua posizione: «il dibattito democratico e le idee altrui devono essere rispettate, fino a quando rispettano la legge. Chi rispetta le leggi è benvenuto in Liguria, chi non lo fa non ha dimora né in Liguria né in Italia».

  • Convegno nazionalisti, botta e risposta tra Toti, Bisca (Anpi) e Massa (Arci). Consiglio regionale non trova accordo per documento condiviso

    Convegno nazionalisti, botta e risposta tra Toti, Bisca (Anpi) e Massa (Arci). Consiglio regionale non trova accordo per documento condiviso

    donne partigianeContinuano ad arrivare numerose le reazioni politiche alla notizia del congresso internazionale dei nazionalisti europei convocato a Genova il prossimo 11 febbraio. Botta e risposta tra il presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti, e il presidente di Anpi Genova, Massimo Bisca. Sulle dichiarazioni del governatore pioggia di critiche anche da parte dei sindacati.

    La notizia: Convegno internazionale dei nazionalisti europei a Genova

    «Se questo convegno, come molti altri che esprimono idee lontane da me, non si svolge a Genova non piango, se decidono di andare altrove hanno la mia benedizione e se vengono non riderò». Questo quanto il presidente della Regione Liguria, e consigliere politico di Forza Italia, Giovanni Toti, ha dichiarato oggi, a ulteriore commento della notizia del convegno, ricordando che tocca «a Questura, Prefettura, ministero degli Interni e organi preposti di vigilanza dire che cosa si possa o non si possa fare». Parole che sono state pronunciate durante la discussione in Consiglio regionale sulla votazione di un ordine del giorno che esprimesse la contrarietà dell’ente allo svolgimento di questo convegno. Una votazione che però non ha avuto luogo, poiché non si è arrivati ad un testo condiviso: essendo una proposta “fuori sacco”, verrà calendarizzata per le prossime sedute. «Il convegno non rappresenta le mie idee – ha concluso il governatore, come riportato dall’agenzia Dire – i valori di democrazia e antifascismo sono piuttosto ben radicati nella mia famiglia. E questa amministrazione ha dimostrato di condividerli essendo la prima a celebrare il presidente Pertini, forse il partigiano più famoso e popolare, a cui abbiamo dedicato giornate e soldi pubblici per restaurarne la dimora e con essa la sua memoria».

    La risposta a queste dichiarazioni non si fa attendere: «Se si ricorda Pertini, si deve anche ricordare anche quel Pertini che il 30 giugno del 1960 ha impedito l’affronto di chi era tornato in città dopo aver fatto deportare 1.500 operai dalle fabbriche genovesi», afferma Massimo Bisca, presidente di Anpi Genova, facendo riferimento alla partecipazione dell’ex presidente della Repubblica alla sommossa del 30 giugno 1960 contro la convocazione nella città della Lanterna del congresso del Movimento Sociale Italiano. «Noi lanciamo l’allarme – conclude il presidente dell’Anpi – ma ognuno fa il suo mestiere: le forze dell’ordine, la Prefettura, tutte le istituzioni, compresa la Regione, devono far rispettare la legge.

    Proprio sul rispetto della legge, intendendo le leggi Scelba e Mancino che puniscono l’apologia del fascismo e le azioni, i gesti e gli slogan legati all’ideologia nazifascista, si incentrano molte reazioni politiche alle dichiarazioni del presidente di Regione Liguria: «All’affermazione del governatore Toti, secondo il quale “una città libera e democratica ospita convegni di chi la pensa diversamente” rispondiamo che l’apologia del fascismo è reato, come recita la nostra Costituzione, nata dalla Resistenza e scritta col sangue dei nostri Partigiani » scrive in un comunicato la segreteria del Partito Comunista.

    Anche i sindacati fanno quadrato: in un comunicato congiunto Cgil, Cisl e Uil definiscono questa iniziativa come provocazione sottolineando che «Sono passati gli anni, ma non la memoria e i valori democratici sempre attuali e punto di riferimento per il mondo del lavoro. Ci riteniamo fin da ora disponibili a partecipare a un tavolo in Prefettura, qualora la stessa decidesse di convocarlo». Cgil va giù duro anche contro le dichiarazioni del Governatore: «Affermare come ha fatto il Presidente Toti che “chi ha combattuto per fare avere a Genova una Medaglia d’oro per la Resistenza, e quindi renderla una città libera e democratica, l’abbia fatto anche perché si possano ospitare convegni di chi non la pensa come lui” (dichiarazione pronunciata nella giornata di ieri, ndr) auspicando quindi che questa adunata abbia luogo e derubricando il tutto ad una semplice diversità ideologica, corrisponde ad una interpretazione che certamente non può riferirsi alla libertà di discutere a Genova politiche di ultradestra ispirate dall’ideologia fascista, ideale continuazione di un regime, respinto e sconfitto nel 1945, che aveva gettando l’Italia e il mondo in una stretta di dolore, macchiandosi di gravi atti sanguinari, lesivi della dignità e della vita di donne, uomini e bambini». Questo quanto si legge nella nota stampa diffusa questo pomeriggio, comunicazione che si chiude «invitando a prendere analoga posizione  anche alle forze politiche al governo della nostra Regione, nel rispetto della nostra Costituzione, delle nostre leggi, della nostra storia e della memoria di chi quella storia l’ha fatta».

    In serata arriva anche la dichiarazione del presidente di Arci Liguria, Walter Massa, che non ha dubbi nel condannare l’atteggiamento ondivago di Giovanni Toti che in una nota stampa rilasciata stamattina ha ribadito che: «Si coltiva la libertà a maggior ragione quando si difende convintamente il diritto altrui di esprimere le idee che riteniamo più distanti dalla nostra cultura politica».

    «Toti non può tirare in ballo la libertà di espressione – dichiara Massa – questi personaggi, membri del Apf, parlano di militarizzazione dei confini, di xenofobia e di razzismo facendo leva sull’odierna crisi economica e sociale, cercano di incanalare l’odio e la paura sui richiedenti asilo e questa è una doppia provocazione sia per la città di Genova che per la Costituzione italiana che ha radici nell’antifascismo».

    «Trovo incredibile – continua Massa – che Toti riesca a mettere sullo stesso piano la figura di Pertini, simbolo dell’antifascismo, un partigiano che ha sofferto la prigionia per colpa del regime fascista, con le posizioni xenofobe, razziste dell’Apf. Il Presidente della Regione deve uscire dal bipolarismo in cui è entrato e decidere da che parte stare» .

    Nei prossimi giorni, dunque, si attendono eventuali decisioni prese in merito dagli organi competenti; non essendo al momento pervenuta alcuna richiesta di manifestazione in luogo pubblico, ma essendo solo stato organizzato un congresso (e in quanto tale in luogo non pubblico, anche se al momento non ci sono dettagli in merito) la competenza sulla “fattibilità” dell’evento spetta alla Prefettura.

    Andrea Carozzi
    Nicola Giordanella