Categoria: Dai Quartieri

  • Arizona, ecco il cuore popolare della Val Bisagno dopo il Contratto di Quartiere

    Arizona, ecco il cuore popolare della Val Bisagno dopo il Contratto di Quartiere

    arizona-molassana-edilizia-popolare-casePer gli abitanti di Molassana, la zona all’inizio della valle del Rio Geirato, tra Via Sertoli e Piazza Unità d’Italia, si chiama “Arizona”. Forse non sono in molti a saperlo, forse i genovesi di altri quartieri oggi lo ignorano, e lo ricordano solo gli abitanti più longevi di Molassana, che lo hanno raccontato ai più giovani. Un tempo, questo era un quartiere in fermento, e la sua storia è la storia di una Genova bella e viva, ma anche ambigua e sfaccettata. Abbiamo visitato la zona durante la diretta twitter di #EraOnTheRoad: nato come quartiere popolare, nel corso del tempo la sua fisionomia non è cambiata e di recente qui sono stati avviati importanti interventi di edilizia sociale, voluti dal Comune e da ARTE.

    L’Arizona genovese, la storia

    È un luogo nato dalla demolizione dei quartieri del centro storico genovese degli anni’30, l’area popolare di Ponticello lasciò il posto agli alti palazzi di piazza Dante (l’approfondimento da guidadigenova.it), un primo passo che avrebbe per sempre stravolto la fisionomia del quartiere di Portoria che venne poi in gran parte demolito dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale (documentario video da guidadigenova.it). Proprio a seguito di queste trasformazioni urbane si è formata l’Arizona di Molassana: qui sono sorti casamenti ed edifici di edilizia popolare, per accogliere gli abitanti del centro storico rimasti senza casa.
    Negli anni del dopoguerra, questo è diventato uno dei centri principali del quartiere, che riuniva oltre 600 famiglie (circa 4 mila persone) nei sei palazzi di nuova edificazione e accoglieva il più della popolazione della zona.

    arizona-molassana-case-popolari-verticalePerché sia stato scelto proprio questo nome oggi sembra che a Molassana in molti non lo ricordino più: è un soprannome nato anni fa, quando all’Arizona le bande di ragazzi si scontravano per strada e c’erano poche opportunità. Qui, si diceva, dovevi imparare a cavartela da solo: c’è chi l’ha definito un Far West genovese, con i cowboy e le risse del cinema di quegli anni, o chi l’ha descritto come una “favela”. Insomma, un quartiere popolare di pasoliniana memoria, in quell’Italia del dopoguerra che voleva farcela, a tutti i costi, a discapito di una realtà oggettiva talvolta ai limiti del sopportabile.

    [quote]Anarchici, antifascisti, emigrati sardi siciliani toscani convivevano
 in via Sertoli assieme a disoccupati, e anche ex ospiti delle galere di Marassi. Una umanità sofferente, ricca di orgoglio, piena di volontà di riscatto”, scriveva Giordano Bruschi su Liberazione il 24 aprile 2009.[/quote]

    Nel quartiere Arizona viveva Paride Batini (1934-2009), leader storico dei portuali genovesi, per 25 anni console a guida della Compagnia Unica e oppositore della liberalizzazione dei traffici portuali. Antifascista, filo-anarchico, Batini faceva parte del Pci e fu attivo in prima linea nelle giornate del 30 giugno 1960, in cui “i ragazzi delle maglie a strisce” si opponevano al congresso missino a Genova (l’approfondimento da guidadigenova.it). La sua storia parte dal quartiere di periferia e su di esso si forma.

    L’Arizona nel 2014: il Contratto di Quartiere

    Nel corso degli ultimi anni qui si sono registrati cambiamenti importanti e significativi, che hanno consolidato la fisionomia “popolare” del quartiere. È stato avviato un programma di riqualificazione dei caseggiati anni ’30, che ha portato alla realizzazione di vari alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP). Si tratta del Contratto di Quartiere (CdQ 2 Molassana, messo in pratica anche a Voltri e nel ghetto), avviato nella seconda metà del 2005, dopo una lunga fase procedurale per l’approvazione da parte del Ministero delle Infrastrutture e la partecipazione al bando regionale per l’accesso ai finanziamenti (12 milioni di provenienza pubblica).

    L’operazione è stata salutata da alcuni come “il più grande intervento comprendente edifici storici, con 420 abitazioni di edilizia pubblica, tra nuova costruzione e recupero”: sono stati creati 369 alloggi ERP, di cui 244 di nuova costruzione (ai civici 11A/11B di Via Sertoli e 14/16 di Via S. Felice, in cui sono stati demoliti i palazzi esistenti) e 125 di recupero (civici 7 e 17). A questi sono da aggiungere altri 52 alloggi sempre ERP, al civico 9: qui i lavori sono iniziati nella seconda metà del 2012 e stanno per essere ultimati. I lavori nel primo lotto (11 A/B Via Sertoli, 14/16 S. Felice) sono stati ultimati e consegnati anni fa. Di recente, nell’aprile 2012 sono stati consegnati altri alloggi (35 su 70) al civico 7 di Via Sertoli.
    L’opera di riqualificazione del quartiere è stata quasi del tutto completata: per la ristrutturazione sono stati investiti circa 5,5 milioni di euro, a cui corrisponde un costo unitario contenuto (circa 900 euro/mq). Anche qui, come in tutti gli altri edifici, si trattava di un intervento di ARTE, soggetto che gestisce lo stabile sotto il profilo amministrativo e contabile. Il palazzo, prima della ristrutturazione, ospitava 104 alloggi, ma si è deciso di ridurli a 70 dopo il restyling (5 sono per disabili) per ottenere spazi adeguati alle normative vigenti.

    L’asilo Peter Pan e la nuova piazza Unità d’Italia

    asilo-peter-panSempre qui c’è anche l’asilo Peter Pan (affacciato sulla retrostante Piazza Unità d’Italia) e la mensa per i bambini: sono stati trasferiti di recente all’interno del complesso di edilizia popolare, come previsto dal CdQ 2. Nel corso del nostro sopralluogo facciamo due chiacchiere con i dipendenti, che lamentano il degrado e lo sporco: ci dicono che alla sera il giardino sul lato anteriore dell’asilo, affacciato sulla piazza, diventa luogo per il bivacco di giovani, che lasciano sporcizia e rendono ingestibile per gli addetti della scuola occuparsi della manutenzione. Servirebbe un aiuto da Aster per la gestione, oppure si potrebbe fare una pavimentazione più consona, invece di lasciare l’erba incolta, ma finora non arrivano risposte. Lì anche un sistema piuttosto efficace ed ecologico per la raccolta di acqua piovana e l’irrigazione del giardino, che però resta inutilizzabile perché sommerso dalla sporcizia. Si potrebbe usare per lo spazio per farne degli orti urbani, coinvolgendo anche pensionati e associazioni; si dovrebbe impedire l’accesso e monitorare l’area, per fare in modo che non sia presa d’assalto la notte e i bambini possano fruirne durante il giorno: le proposte sono varie, per ora niente si muove.

    Del contratto di quartiere fa parte anche l’inaugurazione della nuova Piazza Unità d’Italia, nominata così nel 2011 in omaggio al 150 anniversario dell’unità del Paese.
    Proprio nella piazza si sono svolti interventi di edilizia sociale che non erano però inclusi nel CdQ 2. Qui sono state abbattute le vecchie case popolari ed è nato da circa dieci anni un nuovo complesso in stile “Unité d’Habitation” di Le Corbusier, che però sembra già vecchio e che delle Unitée di Marsiglia e Berlino ha ben poco: se ai tempi l’idea era quella di creare unità autonome e indipendenti, che funzionassero come città e che fossero dotate di tutti i servizi, nei fatti l’impressione è quella di un luogo già “invecchiato” dopo dieci anni e abbandonato a sé stesso. Adombra la piazza un enorme caseggiato bianco ed essenziale, amministrato anche in questo caso da ARTE che, per conto di Tursi, ha assegnato gli appartamenti. A pochi passi, sul lato sinistro, un parcheggio coperto su più piani, sia interrato che in superficie, sempre gestito da ARTE: molti posti auto sono stati venduti, tanti altri invece restano vuoti, inutili.
    È stata spostata in questo luogo anche la biblioteca Saffi (che dovrebbe poi cambiare di nuovo sede e trovare spazio nel complesso che sorgerà al posto dell’ex area Boero), al piano terra dell’edificio principale. Al quarto piano, invece, è stato trasferito il distretto sociale.

    Il punto con il presidente del Municipio Media Val Bisagno

    In generale, gli interventi sono stati tanti, tutti importanti e ambiziosi. Dopo anni, sembra che presto il quartiere Arizona acquisterà la sua fisionomia definitiva.
    Commenta il Presidente del Municipio Agostino Gianelli: «Negli ultimi anni abbiamo dato avvio a un processo di riqualificazione importante. Grazie al Contratto di quartiere abbiamo riqualificato 3 caseggiati e ne abbiamo ricostruiti altri, abbiamo inserito l’asilo Peter Pan e la mensa all’interno di questo complesso e finora siamo riusciti a consegnare molti appartamenti. Dal 2012, con l’assegnazione degli spazi in Via Sertoli 7, non ci sono state nuove consegne ma stiamo ultimando i lavori al civico 9, e contiamo di finire entro il 2014. Oltre al CdQ, abbiamo svolto altri interventi e costruito il caseggiato e il silos di Piazza Unità d’Italia. Tutto il complesso fa capo ad ARTE, che amministra e gestisce la zona. Siamo contenti di aver raggiunto questo risultato e di aver integrato l’edilizia popolare con i servizi: abbiamo portato qui il distretto sanitario, con un front office al piano terra, e la biblioteca Saffi: quando sarà ricollocata all’interno dell’area Boero per essere ampliata, gli spazi che lascerà vuoti in Piazza Unità d’Italia saranno occupati da altri servizi, verso un miglioramento ulteriore».

    Elettra Antognetti

  • Porticciolo turistico di Pegli, un iter lungo 12 anni. Da Tursi il via libera al nuovo progetto

    Porticciolo turistico di Pegli, un iter lungo 12 anni. Da Tursi il via libera al nuovo progetto

    PegliSarebbe dovuta passare in Consiglio comunale martedì scorso ma per il protrarsi dei lavori inseriti all’ordine del giorno è slittata alla prossima settimana la delibera che dovrebbe dare il via libera definito alla realizzazione del nuovo porto di Pegli, letteralmente “una struttura dedicata alla nautica di diporto nell’area compresa fra il Castelluccio e il Risveglio”. Ma il progetto è più ampio e, come lo definisce Mauro Avvenente, presidente del Municipio Ponente, riguarda l’allestimento di un vero e proprio porticciolo turistico nella delegazione ponentina.

    «Stiamo per entrare nel Guinness dei primati – ci spiega lo stesso Avvenente – perché stiamo parlando di una pratica che è in Conferenza dei servizi da 12 anni scoccati il 31 dicembre scorso: record assoluto per un’opera che può essere considerata residuale rispetto a quelle veramente invasive che sono state realizzate nel nostro territorio». Le lungaggini sono dovute principalmente a cinque ricorsi al Tar inoltrati dalla società Bagni Castelluccio, partecipante alla selezione pubblica per l’assegnazione dei lavori, già insediata nella zona marina di Pegli e quindi intenzionata a mantenere lo status quo, contro Porto Pegli srl, vincitrice del bando e composta dai soggetti che hanno già realizzato la Marina di Sestri Ponente. «Quattro di questi ricorsi – spiega il presidente del Municipio – sono stati respinti mentre il quinto è stato accolto ma solo per una carenza di motivazioni da parte della Soprintendenza circa la scelta del progetto vincitore. Motivazioni che sono state dettagliate successivamente con la presentazione di un dossier ad hoc che il Comune ha ritenuto sufficiente per esaurire la pratica».

    Ma nel processo di rallentamento dell’opera è intervenuta anche la Regione che ha modificato il Piano Territoriale della Costa, adottato ma non ancora approvato, istituendo alcuni importanti paletti alla realizzazione di nuovi porticcioli nello spirito di preservare aree della Liguria non ancora antropizzate. «Nella nostra situazione però – specifica Avvenente – si tratta di un intervento che va a migliorare la condizione generale di degrado della zona: stiamo, infatti, parlando di un’area interna alla diga foranea che protegge il porto di Pegli Lido – Prà – Voltri. Qui un porticciolo di fatto esiste già ma non ha accessi carrabili, non ha possibilità di far intervenire mezzi di soccorso e, comunque, non ha mai impiegato la spesa di un centesimo di risorse pubbliche». Una risposta indirizzata soprattutto a un gruppo di residenti di via Zaccaria, che lo stesso presidente definisce «sparuto», che si è scagliato contro il progetto innalzando la bandiera del “no alla cementificazione scriteriata”. «In realtà – sostiene Avvenente – non vedono di buon occhio la realizzazione di una piazza pubblica con due piccoli locali e giochi per i bambini che sono previsti nel progetto per riqualificare e rivitalizzare il territorio. Naturalmente chi è abituato a vivere in una via sostanzialmente chiusa, pur nel degrado, non ha nessun interesse a rendere accessibile la propria zona. Ma chi fa l’amministratore pubblico deve far prevalere l’interesse pubblico collettivo diffuso».

    Pegli-riviera-ponente-DEppure il progetto, dopo le modifiche imposte dalla Regione e da altri enti aventi diritto a partecipare alla Conferenza dei servizi, è davvero molto meno invasivo tanto che Antonio Bruno, capogruppo Fds in Consiglio comunale, dopo aver votato contro la delibera nelle amministrazioni precedenti ha assicurato il proprio sostegno alla nuova opera.
    «Stiamo parlando di una zona che prima della Guerra aveva un’enorme spiaggia – ricorda il consigliere – che è stata ristretta con l’avvento di Italsider, riallargata con il porto Multedo e definitivamente sparita con gli interventi nel porto di Voltri. Inizialmente il progetto, approvato nel passato ciclo amministrativo con il mio voto contrario, era molto più invasivo e prevedeva un pesante accesso carrabile con la costruzione di un’apposita piastra per realizzare box auto nella zona delle “Focassette” e la conseguente generazione di traffico legato non solo all’accesso alle nuove banchine. Alla fine, anche grazie alle nuove norme regionali che vanno proprio a salvaguardare la zona delle “Focassette” e del “Castelluccio”, il progetto si è notevolmente ridotto e voterò a favore anche io».

    «Tutta l’aera del Castelluccio, che è ancora naturale, e la scogliera a ponente del porticciolo – specifica il vicesindaco Stefano Bernininon possono essere toccate. Il progetto ha dovuto per forze di cosa ridurre il proprio campo di intervento a uno spazio più ristretto. Questo ha consentito di andare incontro a molte richieste dei comitati locali, minor cementificazione e non costruzione della piastra per i posteggi su tutte. Per cui è stato presentato un nuovo progetto su cui ripartirà la Conferenza dei servizi già in atto prima, con minori dimensioni del porto in termini di lunghezza delle banchine, minor volumetria, diminuzione elevatissima dei posteggi ora solo a raso, e una viabilità pedonale interferita solo dal passaggio delle auto per andare in banchina. Effettivamente è cambiato il mondo: si salvano le parti naturali e si fa un porticciolo dove comunque sono già presenti alcune strutture».

    Tutto, dunque, parrebbe orientato al via libera per la realizzazione del progetto definitivo e, conseguentemente, di quello esecutivo. Ma in Sala Rossa ci sono ancora posizioni piuttosto critiche. Su tutte, quelle del M5S che dovrebbe presentare un sostanzioso emendamento che tuttavia il vicensindaco non sembra intenzionato ad accogliere, e del capogruppo di Sel, Gian Piero Pastorino, peraltro residente in zona.
    «Da quello che ho captato – commenta il presidente del Municipio, Mauro Avvenente – in Consiglio comunale ci sono soggetti che, vuoi per scarsa conoscenza del territorio o per prese di posizione di carattere ideologico, come quelle dei professionisti dei no a tutto, anche in questo caso esercitano la loro nefanda azione cercando di bloccare qualsiasi iniziativa che potrebbe creare anche posti di lavoro nel porticciolo e creare un volano molto positivo per tutto il tessuto commerciale nella zona di Pegli Lido. In questo contesto – prosegue Avvenente facendo chiaro riferimento a Pastorino – c’è anche chi si dice favorevole a parole al progetto ma vuole inserire nella delibera elementi accessori che rischiano di far saltare l’equilibrio economico dell’opera. Se chiedo di realizzare anche la fermata delle ferrovie, il sottopasso per collegare Pegli lido con il nuovo porticciolo (passaggio che in realtà esiste già ma è stato privatizzato) di fatto mi schiero contro l’opera. Se, infatti, fossi imprenditore e mi vedessi già dimezzato lo spazio per realizzare il posteggio e la superficie utile per attività commerciale, di fronte a queste ulteriori richieste mollerei tutto. Non far andare avanti il progetto vincitore, però, non è una scelta neutra ma significa voler agevolare lo status quo e chi già opera nella zona».

    pegli-ponente-riviera-panoramica-d6Una scelta ancora meno neutra se si tiene presente che, come previsto nelle richieste originarie dell’allora Circoscrizione ponentina, insieme con il nuovo porticciolo turistico di Pegli dovrebbe essere realizzata anche la passeggiata che ricongiunge fisicamente l’intero litorale del Ponente, da Multedo alla Fascia di Rispetto di Prà fino alla sponda sinistra del Branega, per poi tornare indietro sulla pista ciclabile a sud del canale di Calma. Non ultimo, seppure in un futuro probabilmente non proprio prossimo, potrebbe essere realizzato anche il ricongiungimento di Palmaro con Voltri che, a quel punto, darebbe vita alla passeggiata sul mare più lunga d’Europa, che consentirebbe di arrivare fino a Varazze senza soluzione di continuità. «Un obiettivo – conclude Avvenente – di straordinaria importanza che merita di essere sopravanzato rispetto agli interessi privati di chi pensa, pur legittimamente, a mantenere il proprio business o di chi non vuole essere disturbato sotto casa».

    Insomma, per capire realmente che cosa succederà dovremo aspettare quantomeno martedì prossimo perché le istanze dei consiglieri sono molteplici e riguardano anche questioni tra loro molto diverse. «Un problema sollevato dal Consiglio comunale – spiega Bernini – è che il porto ora come ora è in concessione non corretta a un privato che ha partecipato e perso la gara (Bagni Castelluccio, ndr) mentre la nuova opera va a un altro imprenditore. La gara, però, non è stata bandita dal Comune ma da Autorità portuale e, comunque, chi l’ha vinta ha tutto il diritto di realizzare le proprie opere. C’è poi – conclude Bernini – una discussione aperta sui pescatori professionistici che non sono stati presi in considerazione dal nuovo progetto: ma io, Comune, non posso certo far saltare per questo motivo la gara di Autorità portuale; tuttavia, posso impegnarmi ad agire con le altre istituzioni per trovare una collocazione idonea sempre nell’ambito portuale del Ponente».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Teatro dell’Ortica: dopo il blocco dello sfratto, ipotesi nuova struttura presso l’ex Guglielmetti

    Teatro dell’Ortica: dopo il blocco dello sfratto, ipotesi nuova struttura presso l’ex Guglielmetti

    centro-polivalente-auditorium-majorana-teatro-orticaTempo fa aveva fatto parecchio discutere la notizia dello sfratto, arrivata poco dopo il rinnovo del contratto di locazione a canone agevolato della durata di 3 anni, per il Teatro dell’Ortica e il centro polivalente Auditorium che sarebbero stati costretti ad abbandonare i locali di Via Allende 48 a Molassana, all’interno dell’Istituto superiore Majorana. Il motivo? Fare posto alle classi di un altro istituto, l’agrario Marsano che, prima sito in Via de Vincenzi, aveva bisogno di nuovi locali.

    Subito si erano scatenate le proteste di tutto il quartiere e l’ASP Brignole aveva dato la disponibilità ad ospitare teatro e centro Auditorium all’interno dell’Istituto Doria, in Via Struppa 50 (qui l’approfondimento di Era Superba). Un’operazione che avrebbe permesso all’Ortica di non abbandonare il quartiere di Molassana

    Che ne è stato del Teatro dell’Ortica? La revoca dello sfratto fino al 2015

    Abbiamo parlato con il direttore Mauro Pirovano «lo sfratto è stato bloccato e per tutto il 2015 la compagnia potrà continuare a lavorare all’interno del Majorana». È stata risolta l’impasse per cui, entrando gli studenti del Marsano, sarebbero dovuti uscire Auditorium e Ortica: gli alunni hanno sì effettuato il trasferimento previsto, ma sono andati ad occupare un’altra sezione dell’Istituto di Via Allende, senza toccare i locali al pianoterra, che sono rimasti agli operatori sociali e al teatro.

    La decisione è stata presa di concerto da Comune e Municipio IV, ma è stata a lungo sollecitata anche da cittadini, operatori, amministratori. Teatro e Auditorium svolgono anche un importante ruolo sociale di tutela dei soggetti deboli, con disagi e dipendenze, e si occupano di madri e bambini con handicap.

    Il futuro: un nuovo teatro all’ex officina Guglielmetti

    guglielmetti-molassanaL’ipotesi per il 2015 è il definitivo trasferimento all’interno delle ex Officine Guglielmetti, tra Via Lungobisagno Dalmazia, piazzale Bligny e via Terpi. Qui, nell’area un tempo adibita alla manutenzione e riparazione dei bus AMT, il gruppo Talea (società di gestione immobiliare coordinata da Coop Liguria) ha avanzato lo scorso ottobre la proposta di realizzare un complesso alberghiero con centro commerciale e parcheggio sulla copertura (qui l’inchiesta di Era Superba sul progetto ex Guglielmetti). Oggi il progetto prevede anche un locale per il Teatro dell’Ortica con spazio esterno per le manifestazioni artistiche, dagli spettacoli al cineforum.

    «Grazie alla collaborazione con Coop e Talea – conferma Pirovano – abbiamo avuto l’ok per la costruzione di un nuovo teatro all’interno della Guglielmetti. Per noi è una grande opportunità: è stata espressa questa intenzione e ne siamo felici. Ci auguriamo che si riesca a iniziare al più presto con i lavori: se partissero già entro l’estate, potrebbero essere conclusi entro fine 2015, così da essere operativi nel 2016 per poter dare il via a una nuova stagione».

    L’entusiasmo e la positività sono determinati dal fatto che gli interventi per la costruzione del teatro rientrano nel primo lotto di lavori e quindi, appena si avrà il via libera per iniziare, questo sarà tra i primi interventi ad essere realizzati.

    Commenta il vicesindaco Bernini: «Il progetto per l’ex Guglielmetti al momento è esaminato in Conferenza dei Servizi e sta affrontando il suo percorso naturale verso l’autorizzazione. Siamo molto vicini alla presentazione del progetto definitivo: si sta valutando il preliminare e sono in corso alcune modifiche, com’è naturale per un progetto così ampio e dal forte peso urbanistico. Dentro alla prima variante al progetto rientrano anche gli interventi per la creazione del nuovo Teatro dell’Ortica: si è parlato di rallentamenti sull’inizio dei lavori dovuti ai ritardi dell’apparato burocratico comunale, ma in realtà noi siamo quasi pronti, manca davvero poco. Se dei ritardi ci sono stati, sono dovuti alle proteste dei cittadini che hanno giustamente chiesto di apportare modifiche e di rendere il progetto meno impattante; noi, da parte nostra, stiamo cercando di venir loro incontro e abbiamo ridotto l’altezza dell’edificio che ospiterà l’albergo e modificato l’elicoidale del parcheggio. Per il resto, il progetto è buono e speriamo che i lavori partano presto».

    Continua Bernini soffermandosi sul caso specifico dell’Ortica «per quanto riguarda gli spazi esterni, ci sarà sì la possibilità di svolgere manifestazioni teatrali, ma non solo: è importante  che l’area resti al servizio dell’intera comunità. Sarà indetta una gara per assegnare ufficialmente l’area a un gestore e sarà dunque usata sia dall’Ortica che da tutta la comunità, dalle scuole e dalle altre associazioni di quartiere». A questo proposito, Bernini cita il caso del Teatro Akropolis: il Municipio ha aiutato la compagnia nella costruzione del teatro, ma poi questa si era resa disponibile a dialogare con la comunità, organizzando ad esempio corsi formativi per i bambini delle scuole del quartiere. Chi è dentro, chiosa il vice-sindaco, deve aiutare chi sta fuori.

     

    Elettra Antognetti

  • Ex ospedale psichiatrico di Quarto, il futuro delle aree di proprietà comunale

    Ex ospedale psichiatrico di Quarto, il futuro delle aree di proprietà comunale

    manicomio-quarto-D3Prosegue a piccoli passi il cammino verso la riqualificazione dell’ex manicomio di Quarto. Il 5 marzo scorso si è riunito il Comitato di vigilanza sull’accordo di programma sottoscritto nel dicembre 2013 da Comune, Asl e Arte per determinare la spartizione dell’area (qui l’approfondimento di Era Superba) in tre porzioni affidate ai rispettivi enti firmatari.

    A parlare dell’incontro è stato ieri pomeriggio il sindaco Marco Doria che, rispondendo a un’art. 54 proposto dalle consigliere della Lista Doria Bartolini e Nicolella, ha colto l’occasione per fare il punto della situazione in Consiglio comunale. «L’obiettivo dell’accordo di programma nonché primo tema che è stato discusso nel corso della riunione del Comitato di vigilanza – ha detto il primo cittadino – è la sistemazione dell’assetto urbanistico: da questo punto di vista i tre soggetti titolari sono concordi nel trattare l’area in modo unitario per poter giungere a spazi accessibili e in grado di gestire un notevole flusso di persone».

    Tutti d’accordo, dunque, per quanto riguarda l’accessibilità, la viabilità, i parcheggi e l’utilizzo degli spazi comuni. Ma un percorso unitario verrà ricercato anche sul tema dell’approvvigionamento energetico dei diversi edifici che risiedono nell’area, non fosse altro che per una questione di economie di scala.

    Il sindaco ha anche ricordato come il Consiglio comunale sia stato fondamentale nel cambiamento in positivo di una situazione che sembrava ormai avesse imboccato un’altra strada: «Ci siamo trovati di fronte a una situazione in cui tutte le aree ancora da cedere erano state alienate ad Arte che avrebbe realizzato un’operazione mirata esclusivamente ai ricavi economici. Noi abbiamo contestato questo tipo di approccio perché siamo sempre stati convinti della necessità della permanenza di questi spazi a funzione pubblica e dell’errore a cui si sarebbe andati incontro sradicando da queste aree gli importantissimi servizi sanitari in ambito psichiatrico. Ed è anche grazie alla partecipazione del Consiglio comunale a una mobilitazione diffusa del territorio che siamo riusciti a cambiare la situazione».

    L’autonomia decisionale di Comune, Asl e Arte riguarderà invece le finalità con cui i tre diversi soggetti occuperanno gli spazi. Su questo punto il sindaco ha sgombrato il campo da molti dubbi per quanto riguarda la porzione di proprietà comunale: «Innanzitutto – ha dichiarato Doria – come concordato con il direttore generale di Asl 3, Corrado Bedogni, l’attività di formazione che veniva svolta da Asl e Università per corsi di laurea triennale potrà continuare a svolgersi negli spazi affidati al Comune. È una decisione necessaria anche per le difficoltà di trasferimento che le attività di formazione avrebbero: il discorso però potrebbe cambiare qualora l’Università decidesse di trasferire a San Martino anche le attività che attualmente vengono svolte a Quarto. In tal caso dovremmo semplicemente prendere atto della diversa volontà di un soggetto esterno ma la disponibilità nostra è assolutamente garantita come dimostra il continuo dialogo con Asl 3». Sempre a livello di servizio pubblico ci sono anche importanti funzioni culturali che verranno mantenute negli edifici di proprietà di Tursi: «Si tratta del Museo delle forme inconsapevoli e della Biblioteca/Archivio dell’ex ospedale psichiatrico Centro Basaglia – ha specificato Doria – che ricordano una pagina della nostra storia e non ne fanno perdere memoria».

    Resta, invece, ancora da discutere il futuro delle rimanenti aree di proprietà comunale, ma su questo il sindaco ha assicurato la piena disponibilità a prendere in considerazione le proposte avanzate dal Municipio e dai cittadini che si sono organizzati autonomamente (su tutti, il Coordinamento per Quarto).

    «In ultimo – ha concluso Doria – con tutto il rispetto delle competenze e sovranità decisionali altrui, stiamo imbastendo un ragionamento con Asl 3 su come gestire gli spazi di loro competenza, ad esempio parlando della famosa piastra sanitaria del Levante. Inoltre – ha concluso Doria – sarà mia cura affrontare anche il tema del rapporto con Fintecna, proprietaria di una porzione di terreno contigua a quella di cui stiamo parlando».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Dinegro, mercato comunale: un park orario per rilanciare le attività autogestito dai cittadini

    Dinegro, mercato comunale: un park orario per rilanciare le attività autogestito dai cittadini

    mercato-comunale-dinegroDinegro, una zona “critica” della città, nella duplice accezione del termine: sia perché di importanza fondamentale come snodo viario, ingresso nel cuore della città e arteria di scorrimento del traffico; sia in quanto presenta varie criticità. Ci eravamo stati tempo fa nel corso di una puntata di #EraOnTheRoad e subito si era presentato il problema del cantiere di Via Buozzi, fermo da quando la ditta appaltatrice, la Carena S.p.A., ha presentato in tribunale la domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo. A pochi passi, anche la bella Villa Rosazza, attuale sede di Casa America, il cui parco è in via di ristrutturazione: qui i cittadini hanno avanzato la proposta di gestire gli spazi e aprirli alla cittadinanza, grazie al coinvolgimento volontario di Protezione Civile, CAI, ANPI, scuole, per la manutenzione del parco e l’apertura dei locali interni.

    Vicino a Villa Rosazza, il mercato coperto di Dinegro. Si tratta di una struttura in stile liberty progettata negli anni ’20, che negli anni ha rappresentato un punto di aggregazione, incontro e scambio per il quartiere. La sua funzione è rimasta importante nel tempo e la sua centralità è stata mantenuta fino a qualche decennio fa: poi il mercato ha piano piano perso appeal a causa dei cambiamenti urbanistici e degli stravolgimenti del quartiere. Ad esempio, l’allargamento di Via Buozzi, lo snodo di Via Venezia e le modifiche alla viabilità, per cui la zona è diventata sempre di più di scorrimento e la sosta è stata resa difficile. 

    In particolare, per quanto riguarda il mercato, per risolvere la criticità della sosta proibitiva, il comitato dei cittadini della zona ha pensato a una soluzione. L’idea, ci raccontano,  è quella di creare un park a rotazione di un’ora, a servizio della zona.

    degrado-dinegroLa portavoce, Aurora Mangano: «A ridosso del mercato c’è un area dismessa, di proprietà di Ansaldo Sts. Oggi qui restano solo capannoni in disuso; per questo abbiamo pensato di offrirci volontari per arginare il degrado e ripulire la zona. Vorremmo poi adibirla a parcheggio per gli utenti del mercato, con la collaborazione dei negozianti della zona. Anche il gestore della pompa di benzina lì di fronte si è offerto di garantire l’apertura e la chiusura, e svolgere attività di sorveglianza. Non chiediamo niente di strano: solo di aprire l’area, oggi inaccessibile: poi penseremo noi a renderla agibile, senza chiedere niente a Tursi».

    di-negroL’intervento proposto dai cittadini permetterebbe di rivalutare una struttura che sembra essere stata progressivamente dimenticata dall’amministrazione comunale. Questa aveva proposto qualche anno fa un progetto di ristrutturazione, che preveda tra le altre cose la ricostruzione del tetto pericolante. Il Comune di Genova all’epoca permetteva agli operatori di acquisire il diritto di superficie e appropriarsi degli spazi, previo retribuzione di un cifra che pare fosse attorno ai 500 mila euro; inoltre, essi avrebbero dovuto finanziare anche gli interventi di ristrutturazione. Come vantaggio, avrebbero ottenuto quindi la concessione per l’esercizio della loro attività all’interno del mercato, anche se – racconta Mangano – questa era piuttosto impegnativa: per riassorbire quell’investimento ingente sarebbe servito un tempo troppo lungo. Insomma, la convenienza non c’era. Per questo il progetto è naufragato.

    Oggi restano l’incertezza per gli operatori, sempre più banchi vuoti, le condizioni inadeguate, la stasi del Comune. «Il progetto si inseriva all’interno di una tendenza avviata qualche anno fa e che ha trovato espressione nel mercato Orientale, Sarzano e Carmine», commenta l’assessore comunale allo sviluppo economico Francesco Oddone. «Qui si è passati a una forma di gestione autonoma, svincolata da Tursi e in mano agli operatori, riuniti in un consorzio. Anni fa era stato avviato un iter in questo senso anche per Dinegro, ma gli operatori – già riuniti in un consorzio che ha proposto un protocollo d’intesa col Comune – hanno poi fatto un passo indietro perché per loro non è il momento di affrontare un investimento del genere, data la crisi economica e dei consumi. Da parte mia, se si sentissero pronti di fare passi avanti in questo senso, ci sarebbe totale disponibilità: sono favorevole a questo tipo di impostazione, che nel caso di Dinegro sarebbe ancora più necessaria. Qui, esiste una bella struttura con molte potenzialità, ma usurata nel corso del tempo. Quando anni fa c’erano le risorse, non sono stati fatti gli interventi; oggi che si vorrebbero fare gli interventi per rendere efficienti e attrattive le strutture, mancano totalmente le risorse. La struttura di Dinegro oggi non regge più, né economicamente, né strutturalmente: stiamo pensando a un progetto di restyling ma le risorse sono troppo poche e ora non possiamo procedere».

    Elettra Antognetti

  • Molassana: un quartiere in trasformazione. Pedonalizzazione, piazza multifunzionale ed ex area Boero

    Molassana: un quartiere in trasformazione. Pedonalizzazione, piazza multifunzionale ed ex area Boero

    lavori-por-molassana-municipioA distanza di qualche tempo dall’ultimo approfondimento, siamo tornati nel quartiere di Molassana per il nostro consueto appuntamento con #EraOnTheRoad e abbiamo verificato lo stato di avanzamento del POR, piano europeo (POR-Fesr 2007-2013) per il restyling della Media Valbisagno (ma anche di Sampierdarena, Maddalena, Prà) per il quale sono stati stanziati 15 milioni di euro. Gli interventi previsti sono andati a confluire tutti in un unico ambizioso progetto, che interessa diverse aree e strutture. Il piano europeo avrebbe dovuto essere realizzato in sei anni e terminare nel 2013, ma nella maggior parte dei casi non è stato così: a Sampierdarena, Prà e Maddalena alcuni interventi devono ancora essere ultimati e sono state chieste proroghe. Molassana non è da meno: all’epoca della nostra prima visita – era l’aprile del 2013 – alcune cose erano state fatte, altre erano in alto mare, come il cantiere dell’area ex Boero. Cosa è cambiato in un anno?

    Tanto per cominciare, lo scorso 20 novembre sono finalmente iniziati i lavori di realizzazione della nuova viabilità sulla sponda destra del torrente Bisagno. A ciò seguiranno la costruzione del parcheggio intermodale sul Ponte Fleming e la pedonalizzazione di Via Molassana. Gli interventi sono finanziati con quasi 6 milioni di euro e sono seguiti dalla ditta R.T.I. ING.INS.INT. spa (mandataria) e dalla Falcone srl, Tecnostrutture e Nord Asfalti (mandanti). Il tempo previsto per il completamento delle opere è 488 giorni: se ne riparlerà quindi nei primi mesi del 2015. Il nostro accompagnatore, Gianpaolo Malatesta consigliere comunale PD, ci assicura che i lavori relativi alla sola strada termineranno nel giro di sei mesi, entro l’estate 2014, e dopo si procederà con il resto. Si tratta di uno degli interventi cruciali, perché da esso dipenderanno le modifiche alla viabilità di tutta la zona: aprendo questa strada e traslando il traffico qui, la via interna resterà pedonale e sarà percorsa solo dagli autobus.

    «Per quanto riguarda la pedonalizzazione di Via Molassana molti commercianti sono favorevoli, altri sono ancora restii e pare sarà difficile fargli cambiare idea – racconta Malatesta – è normale quando si mette in atto un cambiamento di questo genere. In effetti, perplessità ci sono e riguardano l’attuale forza commerciale dell’asse: si dovrebbe iniziare fin da ora a rivitalizzare la zona inserendo nuove attività e invitando quelle attuali a ricavarsi nuovi spazi come dehors, panchine e spazi fruibili dalla cittadinanza. Bisogna aiutare la formazione dell’arteria pedonale e puntare sugli esercizi commerciali: va benissimo che ci sia anche una banca, ma questa non genera un buon giro di persone e non aggrega».

    molassana-lavori-porAbbiamo visitato il cantiere per la nuova strada: l’avanzamento dei lavori è lento, ma le proposte sono buone. Sembra che qui, all’altezza del Municipio, verrà ricollocata anche la vecchia bocciofila e poco oltre verrà creato un collegamento diretto tra strada sul Bisagno e Ponte Fleming. Per quanto riguarda il park, quello attuale sarà modificato e ampliato: si parla un nuovo parcheggio, sia interrato (tre piani) che in superficie (due piani), e di un giardino pubblico.

    Attesa anche per l’area che interessa la nuova sede del Municipio. Completato da tempo il trasferimento nei locali di Via Molassana, sono ora in corso i lavori di ristrutturazione della piazza antistante: pavimentazione, isola wi-fi, parco giochi. Anche qui, ci sarà però da aspettare un po’ prima di vederla terminata. Unico cambiamento rispetto al progetto presentato inizialmente, è che al piano terra sarà insediata la polizia municipale, invece della Pubblica Assistenza. Per supplire alla mancanza di ricollocazione di quest’ultima, si provvederà a costruire una nuova struttura, grazie al rimborso d’asta sul POR di 1 milione di euro, da impiegare in strutture pubbliche.

    molassana-valbisagno-por-via-piacenzaNel caso del torrente Geirato, sono stati svolti interventi per migliorare lo stato delle strade lungo le sponde del torrente: è stato creato un percorso con ampio marciapiede sui due lati della via, con doppia illuminazione, scarico diretto e piazzette per la sosta, che prosegue fino alle scuole elementari. Questo per incentivare la frequentazione di una zona poco amata dai pedoni, poco attrattiva e di norma legata al transito di mezzi pesanti e tir, che servono le industrie vicine.

    Con questi interventi si è voluto agevolare i molti abitanti della zona, nella speranza anche di creare un unicuum con la vicina area ex Boero e Via Bernardini, per la quale si prevede un ampliamento.

    Racconta Malatesta: «Le due vie saranno collegate e l’ampliamento di Via Bernardini diventerà obbligatorio: ultimato il cantiere Boero, terminati i lavori sulla sponda del Bisagno, trasformata Via Molassana in pedonale, Via Bernardini diventerà centrale. In primo luogo, perché servirà direttamente il nuovo maxi-complesso Boero; in secondo luogo perché il traffico che attualmente è su Via Molassana sarà dirottato in parte sulla via esterna sul Bisagno e in parte proprio qui. Da strada secondaria, diventerà centrale e assumerà rilevanza assoluta».

    molassana-boero-vertSiamo stati anche nel famoso cantiere dell’ex Boero: rispetto alla visita dello scorso anno, va detto che qui poco sembra cambiato. Il cantiere è allestito ma i lavori non sono iniziati, l’area è recintata ma resta vuota all’interno. Qui dovrebbero sorgere una sala multimediale, un auditorium, una biblioteca (sarà trasferita qui la biblioteca Saffi di Via Sertoli, per la quale si dovranno adottare i moderni parametri attualmente già in uso solo alla Benzi di Voltri). Si parlava inizialmente anche di un cinema multisala, ma in realtà questo intervento non verrà realizzato: un cinema nel quartiere c’è, ma è fuori uso dagli anni ’70. Si tratta dell’ex Cinema Nazionale di Via Molassana: durante una nostra intervista (leggi qui), i proprietari privati (famiglie Dongo e Finello) avevano detto di poter pensare a una ristrutturazione dell’edificio solo nel caso di un cambio di destinazione d’uso perché il business dei cinema non è redditizio in questo momento, e perché appunto all’ex Boero sarebbero state aperte nuove sale di proiezione.

    Malatesta smentisce, però, questa eventualità e dice che nella Val Bisagno mancano i cinema e i teatri: per ovviare al problema stanno prendendo provvedimenti, coinvolgendo il teatro dell’Ortica e le ex officine Guglielminetti.

    In generale, dunque, i lavori del POR procedono, anche se a rilento rispetto alla tabella di marcia, e Molassana – la cui fisionomia è già profondamente cambiata nel corso degli anni – si appresta a subire ulteriori trasformazioni.

    Elettra Antognetti

  • Voltri, biblioteca Benzi: chiusura prolungata per perdite dal tetto, lavori entro l’estate

    Voltri, biblioteca Benzi: chiusura prolungata per perdite dal tetto, lavori entro l’estate

    biblioteca-benzi-voltriSapevate che la “Rosanna Benzi” di Voltri è la biblioteca popolare più antica d’Italia? Nata nel 1846 e riaperta il 26 settembre 1992, due anni fa ha festeggiato il suo ventennale. È un punto di riferimento per tutto il quartiere: noi l’abbiamo visitata nel corso di una puntata di #EraOnTheRoad. Dall’autunno 2013 è stata chiusa per inagibilità, a causa di infiltrazioni dal tetto.

    La situazione ha costretto alla chiusura dapprima dell’aula informatica, poi dell’intero complesso. È stata una perdita per l’intero quartiere: è venuto a mancare un punto di riferimento importante per i giovani e i meno giovani. Sul sito web delle biblioteche genovesi il 28 novembre 2013 è comparso un avviso di chiusura dei locali, causa pioggia: “Si informano i lettori che  nelle giornate di pioggia,  a causa delle forti infiltrazioni d’acqua, la biblioteca resterà chiusa al pubblico su disposizione dei servizi tecnici del Comune . Per chi deve restituire libri, siamo a disposizione nell’atrio al 2° piano. Ci scusiamo per il disagio e ci auguriamo che la situazione si sblocchi al più presto!”. Da mesi il luogo di aggregazione è chiuso (salvo rare occasioni, rigorosamente nelle giornate di sole). Da tempo la biblioteca soffriva di problemi legati a infiltrazioni di acqua dal soffitto, in caso di forti piogge o nevicate. Proprio nel 2013 alle vicende delle biblioteca si era interessato anche il sindaco Doria, che si era recato di persona a Voltri per constatarne lo stato e aveva inserito i locali nell’elenco delle strutture da ristrutturare. I cittadini e gli operatori da mesi aspettano che comincino i lavori perché, ci dicono, “più passa il tempo e peggio è per la biblioteca e il suo patrimonio”.

    biblioteca-rosanna-benzi-voltri

    Ne parliamo con Carlo Calcagno, assessore del Municipio Ponente, che ci rassicura: «Sono in corso le pratiche, i lavori partiranno entro l’estate e saranno conclusi in autunno, in modo da rendere di nuovo agibile la struttura in previsione della riapertura delle scuole. Oggi la situazione è drammatica: l’apertura della biblioteca dipende dalle condizioni climatiche, perciò è aperta quando è bel tempo e chiusa quando piove. I problemi erano già latenti da tempo, tanto che avevamo in previsione una serie di interventi per arginare la difficile situazione del tetto e delle perdite di acqua piovana (era già stata stanziata una somma). Però non abbiamo fatto in tempo ad intervenire: nell’autunno 2013 la situazione è degenerata ed è intervenuto il Comune: oggi finanzia gli interventi. Per fortuna siamo riusciti ad intervenire in tempo per salvare i volumi».

     

    La biblioteca Rosanna Benzi e il quartiere di Voltri

    Come leggiamo sul sito della biblioteca “è la prima Biblioteca Comunale completamente automatizzata: non esistono cataloghi cartacei a schede; i lettori possono effettuare le loro ricerche attraverso un computer posto in sala lettura, assistiti dal personale della Biblioteca”. La Benzi si trova nel cuore del quartiere, in Piazza Odicini, inserita all’interno del complesso culturale voltrese, tra il Teatro Cargo, le scuole di zona e le associazioni: un polo culturale ricavato dagli ex capannoni industriali ora dismessi (“Capannoni ex Ansaldo Cerusa”), che la delegazione ha saputo riconvertire e reimpiegare ad uso del quartiere. Posizione ottima anche perché facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici.
    Proprio perché nata all’interno di un ex capannone, gli spazi interni sono considerevoli: 840 mq le sale lettura, 150 mq per conferenze ed esposizioni, una terrazza per la lettura all’aperto e per il prestito in estate. La Benzi contiene oltre 29 mila volumi: dai “Primi libri” per bambini fino a 6 anni, a quelli in prestito alle classi. C’è anche un punto prestito decentrato a Pegli e uno presso la biblioteca Firpo nel quartiere Cà Nova di Prà. Moderna, è dotata di collegamento wi-fi e qui si sono sempre svolte attività didattiche, laboratori, incontri, mostre, che hanno sempre animato il quartiere. C’è anche una ludoteca per i bambini e un punto informazione Unicef.

    L’inaugurazione nel 1992 ha rappresentato per i Voltresi un vero e proprio avvenimento: dopo un’attesa durata circa settant’anni, il fermento era forte, tanto che nella prima settimana di apertura sono state toccate le punte massime di presenze giornaliere, dalle 150 alle 170 persone. Nel settembre 1993 la Biblioteca è stata intitolata a Rosanna Benzi.

     

    Elettra Antognetti

  • San Fruttuoso, silos Bosco Pelato: intervento edilizio a rischio, il Comune chiede modifiche al progetto

    San Fruttuoso, silos Bosco Pelato: intervento edilizio a rischio, il Comune chiede modifiche al progetto

    san fruttuoso 1La Fondazione Contubernio D’Albertis – proprietaria dell’area tra Piazza Solari e via Amarena, a San Fruttuoso, interessata dall’eventuale realizzazione di un contestato maxi-autosilos – non ha risposto con adeguata documentazione, entro i termini formalmente previsti, al preavviso di diniego a costruire inviatole dall’amministrazione comunale nel gennaio scorso. L’intervento edilizio, dunque, rimane in forte bilico. Il vice sindaco, Stefano Bernini, conferma «Il Contubernio sa quello che deve fare per ottenere il via libera al progetto. L’anomalia, come ho già avuto modo di spiegare, è la previsione di una struttura non completamente interrata. Dunque è necessaria una modifica progettuale con una riduzione volumetrica della parte fuori terra. E di conseguenza una riduzione del numero di box. Ciò chiama in causa anche i rapporti tra Contubernio e l’impresa costruttrice che ha acquisito l’area. Quest’ultima, presumibilmente, sta valutando il da farsi. Senza dimenticare che il comitato di cittadini contrario all’opera ha già annunciato l’intenzione di voler agire per vie legali nel caso dovesse partire il cantiere. Committente ed esecutore, insomma, stanno prendendo tempo».
    Nel frattempo – il 30 gennaio 2014l’udienza del Tar Liguria relativa alla causa intentata dalla Fondazione Contubernio D’Albertis contro il Comune di Genova per il ritardo nel rilasciarle il permesso di costruire, è stata per l’ennesima volta rinviata a data da destinarsi. In questo senso «Il preavviso di diniego è stata proprio una forma di autotutela da parte dell’amministrazione, anche in sede giudiziaria – sottolinea il vicesindaco – La posizione dell’amministrazione è chiarissima: se la Fondazione non modificherà il progetto la risposta del Comune sarà negativa. Noi a questo punto non dobbiamo più fare nulla, siamo soltanto in attesa».

    La posizione del Comitato Protezione Bosco Pelato

    Il Comitato Protezione Bosco Pelato (così è chiamata quest’ultima porzione di area verde sopravvissuta alla cementificazione), però, dà una diversa lettura dell’attuale situazione di impasse. «L’impressione è che la Fondazione, messa alle strette, voglia in qualche modo raddrizzare la situazione spiega Luca Motosso, esponente del comitato – attraverso un progetto ex novo (con la riduzione parziale del numero di box) che sostanzialmente non cambierà la natura impattante dell’intervento. Noi ribadiamo che non scenderemo a patti con nessuno, visto che il nostro obiettivo non è la riduzione del progetto. Per il comitato, se tutto davvero è in regola, si deve realizzare il progetto originale (è un diritto della controparte privata). Diversamente, come da noi dimostrato, se il progetto è illegittimo non deve essere costruito alcunché».

    Secondo il comitato «Il Contubernio, prima ha provato a forzare la mano citando per danni il Comune per il ritardo nel rilasciargli il permesso di costruire; adesso, invece, sta spingendo alla ricerca di una soluzione di compromesso». La Fondazione, infatti, ha richiesto per ben due volte il rinvio dell’udienza al Tar Liguria. «Questo la dice lunga e mette in evidenza come il Contubernio pensi di essere in torto e quindi conscio di aver presentato un progetto illegittimo», sottolinea Motosso.
    Iter amministrativo e procedimento giudiziario, nonostante siano due percorsi differenti, paiono indissolubilmente legati. Il 28 gennaio scorso – ovvero 2 giorni prima dell’udienza davanti al Tar – la Fondazione Contubernio «Ha depositato una memoria difensiva con la quale ha ribadito la sua convinzione nella legittimità del progetto – conclude Motosso – e ha affermato di esser d’accordo nel sospendere l’udienza data la sua intenzione di presentare un nuovo progetto per andare incontro alle richieste del Comune. La Fondazione, insomma, sta mischiando le carte nel tentativo di risolvere la vicenda a suo favore. Noi, però, non stiamo al gioco, pretendiamo che il rispetto delle regole valga per tutti e ribadiamo che l’istanza di diverse migliaia di cittadini è quella di non volere affatto il silos».

    Matteo Quadrone

  • Maddalena, bando del Comune per l’assegnazione di quattro locali a canone agevolato

    Maddalena, bando del Comune per l’assegnazione di quattro locali a canone agevolato

    maddalena-D2Con una nota stampa, il Comune di Genova informa che si aprirà nella giornata di domani, martedì 4 marzo, il bando pubblico per l’assegnazione di quattro locali a canone agevolato – situati in via della Maddalena 31, via della Posta Vecchia 15, vico del Fornaro 16 e vico del Duca 23 – di proprietà di RigeNova srl (società pubblica controllata dal Comune di Genova).

    “Il bando, che si inserisce nell’ambito del progetto europeo “Port et Identite-Port”, è una delle azioni previste dal piano d’interventi “Ti Porto nei Caröggi”, promosso dall’assessorato alla Legalità e ai Diritti per rafforzare i processi di riqualificazione e migliorare la vivibilità nel Sestiere della Maddalena”, si legge nella nota.
    I locali ristrutturati saranno assegnati ad attività “in grado di contribuire allo sviluppo sociale e culturale dell’area, di promuovere presidi territoriali per contrastare il degrado fisico e sociale, di ampliare l’offerta di servizi ai cittadini e di stimolare la creatività, soprattutto tra i giovani”.

    Le proposte, da inviare entro il 4 aprile, potranno riguardare produzioni artistiche e attività culturali, nuovi servizi rivolti alla cittadinanza, attività ricreative e di promozione sociale, attività educative, formative e aggregative.

    Il bando e i relativi moduli si possono scaricare dal sito www.comune.genova.it.

  • Borgoratti: interrogazione in Regione, si torna a discutere dello scandalo di via Bocciardo

    Borgoratti: interrogazione in Regione, si torna a discutere dello scandalo di via Bocciardo

    via-bocciardo-borgoratti-lucchetto-chiusura-sequestro-sgomberoLa storia è nota. O, perlomeno, è sicuramente nota ai lettori di Era Superba: dal momento della frana del dicembre 2011 abbiamo più volte denunciato la vergogna del civico di via Bocciardo 1 a Borgoratti (qui l’ultimo approfondimento). Sei famiglie fuori casa a spese proprie, per colpa di un cantiere maledetto per la costruzione di box interrati su un territorio a rischio idrogeologico.

    «L’assessore Cascino si è impegnato a sensibilizzare il Comune di Genova affinché trovi finalmente una soluzione una vicenda tanto tragica quanto paradossale, che vede 15 cittadini fuori dalle proprie abitazioni dal 4 dicembre 2011; speriamo – commenta il consigliere Pellerano – sia quel passo in avanti tanto atteso e finalmente decisivo per uscire da questo imbarazzante e dannoso stallo che dura da più di due anni». 

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    Nell’ottobre scorso l’amministratore del condominio raccontava ad Era Superba: «La situazione è ferma e non ci sono evoluzioni in vista. Tutti stanno a guardare lo scempio che si compie, nessuno ci dà una mano. Abbiamo richiesto un incontro al sindaco, stiamo attendendo una risposta». Ad oggi l’incontro con il sindaco non è ancora avvenuto.

    Le autorizzazioni a costruire rilasciate dal Comune di Genova (con assenso della Provincia) sono state ritirate dopo il cedimento del pilastro durante la frana del 2011, nel frattempo, una sentenza del Tribunale Civile di Genova ha obbligato la società B & C Group e la ditta esecutrice SCA a eseguire tutte le opere necessarie a garantire la sicurezza dell’edificio condominiale e dell’area di cantiere (in parallelo si apre anche un procedimento  in sede penale dopo una formale denuncia di querela, qui l’inchiesta di Era Superba del dicembre 2012 che ricostruiva nel dettaglio la situazione). Ma la messa in sicurezza non è mai stata effettuata.

    «Visto il lungo tempo trascorso senza che siano stati compiuti i lavori di messa in sicurezza del sito – spiega Pellerano – la situazione di pericolosità permane e rischia di estendersi agli edifici circostanti». L’auspicio del consigliere Pellerano e, da più di due anni, anche quello degli inquilini, è un immediato stop alla pratica dello scarica barile e una decisa presa di posizione di Comune e Regione (in particolare un’assunzione di responsabilità da parte del Comune) aldilà del contenzioso fra ditta e condominio.

    «Ormai è assodato che le imprese costruttrici del park in questione non hanno le risorse finanziarie necessarie alla messa in sicurezza del cantiere e che il Comune – che aveva la responsabilità di verificare che i lavori fossero svolti nel rispetto delle leggi e del progetto – ha espressamente dichiarato che sono necessarie opere che mettano al riparo la zona, è impensabile che gli enti pubblici temporeggino ulteriormente».

  • Bolzaneto, Terzo Valico: ricorso al Tar promosso dagli abitanti di San Biagio contro il cantiere della Biacca

    Bolzaneto, Terzo Valico: ricorso al Tar promosso dagli abitanti di San Biagio contro il cantiere della Biacca

    Bolzaneto Biacca Terzo Valico 006 smallLa settimana scorsa l’avvocato Daniele Granara, tutore legale degli abitanti di San Biagio (Val Polcevera), ha ufficialmente depositato il ricorso al Tar contro il cantiere del Terzo Valico di Bolzaneto, nelle immediate vicinanze del cimitero comunale della Biacca, chiedendo l’annullamento – previa sospensione – del permesso di costruire (n. 364 del 10 luglio 2013) inerente “…la realizzazione di piazzali per lo stoccaggio di materiali semilavorati ed attrezzature nell’ambito dei lavori del terzo valico dei Giovi nell’area di cantiere CLB 4 – Bolzaneto” e del provvedimento (prot. n. 223395 in data 10/07/2013) avente ad oggetto l’autorizzazione ad effettuare movimenti di terra in zona soggetta a vincolo idrogeologico, entrambi rilasciati dal Comune di Genova.

    Vietato costruire vicino ai cimiteri

    Il ricorso innanzitutto sottolinea la violazione e la falsa applicazione dell’art. 338 del Regio Decreto 27 luglio 1934, n. 1265 recante “Testo unico delle leggi sanitarie”. Ai sensi dell’art. 338 del R.D. 1265/1934 “…è vietato costruire intorno ai cimiteri nuovi edifici entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell’impianto cimiteriale… Per dare esecuzione ad un’opera pubblica o all’attuazione di un intervento urbanistico, purché non vi ostino ragioni igenico-sanitarie, il Consiglio comunale può consentire, previo parere favorevole della competente azienda sanitaria locale, la riduzione della zona di rispetto tenendo conto degli elementi ambientali di pregio dell’area, autorizzando l’ampliamento di edifici preesistenti o la costruzione di nuovi edifici…”.

    “Alla luce della disciplina sopra riportata – si legge nel ricorso presentato dall’avvocato Granara – la realizzazione di opere (da intendersi, in generale, quali trasformazioni del territorio) a distanza posta a meno di 200 metri dalla cinta cimiteriale, in assenza di espressa deroga da parte del Consiglio comunale, da assumersi previo parere favorevole dell’ASL competente, deve ritenersi vietata ex lege. Contrariamente, nel caso di specie, nessuna procedura finalizzata alla riduzione della fascia di rispetto cimiteriale è mai stata attivata, né tantomeno portata a termine dal Comune di Genova. E ciò, nonostante l’opera progettata e autorizzata si collochi ad una distanza ben inferiore ai 200 metri prescritti normativamente, giungendo addirittura a lambire la cinta cimiteriale”.

    Secondo i ricorrenti “Nessuna indicazione circa l’avvenuta procedura in deroga è contenuta nel titolo edilizio rilasciato che, occorre rilevarlo, prevede opere definite dallo stesso Comune come nuove costruzioni. Peraltro, non solo non risulta alcuna delibera del Consiglio comunale, ma nessuna riduzione nella fattispecie è possibile, essendo l’opera in oggetto proprio a ridosso del cimitero”.

    L’intervento prevede la “modellazione del versante” (di fatto uno sbancamento del versante collinare ed il riversamento del materiale scavato nell’area posta “a valle”) finalizzata alla realizzazione di due piazzali dell’estensione di ben 3000 e 1000 metri quadrati che permetteranno l’abbancamento in loco di oltre 70 mila metri cubi di materiali di risulta, sopra ai quali saranno  realizzate strutture e manufatti prefabbricati, oltre alle opere di incanalamento e smaltimento delle acque superficiali connesse alla modifica del versante.

    I ricorrenti al Tar precisano che le opere in questione “saranno destinate a rimanere in loco per un periodo indefinito e comunque di lunga durata (l’intero periodo di durata del cantiere per la realizzazione del Terzo Valico). Del resto, l’attività di cantiere e la movimentazione del terreno comporterà la presenza, nell’area dei lavori, di personale, con conseguente aumento, per tutto il periodo di mantenimento in loco dell’opera, del carico antropico dell’area. Esattamente ciò che il vincolo mira ad evitare”.

    La giurisprudenza ha avuto modo di chiarire che “il divieto è riferibile ad ogni tipo di fabbricato o costruzione rendendo del tutto inedificabile l’area colpita dal divieto medesimo” (Cons. di Stato, sez. II, n. 3031/1996, Cons. Stato 22 novembre 2013, n. 5544 Cons. Stato, sez. V, 22 giugno 1971, n. 606). Da quanto sopra emerge “la portata assoluta ed inderogabile del vincolo cimiteriale destinato ad impedire ogni trasformazione del territorio che si ritiene per legge comportare pericolo alla salubrità dei luoghi”.

    Le opere autorizzate, per rilevanza e caratteristiche “comporteranno una trasformazione permanente del territorio – si legge nel ricorso dell’avvocato Granara – Non solo. La temporaneità delle opere è smentita dallo stesso permesso di costruire impugnato che non prevede affatto la sistemazione dell’area nelle attuali condizioni al termine dei lavori”. Nel permesso di costruire, infatti, si precisa che “l’area dovrà essere sistemata secondo un apposito progetto da sottoporsi all’approvazione del Comune prima della conclusione dei lavori”.

    Dunque, secondo i ricorrenti “Il progetto approvato non prevede in alcun modo una trasformazione del territorio con conseguente ripristino al termine dei lavori, bensì una trasformazione permanente dei luoghi… ed in quanto tale deve ritenersi assolutamente vietata”.

    Il vincolo idrogeologico

    L’altra principale contestazione sollevata nel ricorso riguarda la violazione e la falsa applicazione della L.R. 22 gennaio 1999, n. 4. Come ricorda il ricorso “L’area oggetto dell’intervento è assoggettata, ai sensi della sopracitata L.R. n. 4/1999, a vincolo idrogeologico”.

    “L’autorizzazione alla movimentazione di terreno rilasciata dall’Ufficio geologico del Comune di Genova reca, tuttavia, una serie di prescrizioni connesse all’intervento, ad ogni evidenza contrastanti con l’intervento medesimo – scrive l’avvocato Granara – In particolare viene richiesto un piano di monitoraggio per la stabilità del versante e delle falde da proseguirsi anche oltre la fine dei lavori (circostanza che conferma i dubbi circa la stabilità del fronte e la realizzabilità dell’intervento), la necessità di un adeguamento della relazione geologica e geotecnica, la limitazione al minimo possibile delle movimentazioni di terra (circostanza evidentemente impossibile considerata l’entità dell’opera che prevede l’abbancamento di 70 mila metri cubi di terra), la realizzazione di tutti i possibili accorgimenti per garantire la stabilità del versante (circostanza che fa presumere che la stessa Amministrazione comunale dubiti della realizzabilità, in piena sicurezza, dell’intervento)”.

    Ma non è tutto. “Nell’autorizzazione viene prevista la realizzazione di prove geotecniche in cantiere per verificare la qualità geotecnica dei materiali abbancati – si legge ancora nel ricorso – Detta circostanza conferma le perplessità emerse e fatte proprie da molti residenti della zona in merito all’incertezza (manifestata dalla stessa Amministrazione comunale) circa le tipologie di materiali che verranno abbancati nell’area, con conseguente potenziale rischio per i cittadini della zona”.

    Insomma “Una tale serie di prescrizioni (ben 14), di tale portata e rilevanza, conferma l’assoluta irrealizzabilità dell’intervento […] che comporta grave pericolo per la stabilità dell’intero versante – conclude l’avvocato Granara – I ricorrenti che abitano nella zona subiscono grave danno dall’esecuzione di tali opere, venendo pregiudicata la loro vita dal continuo enorme movimento di mezzi e materiali, con conseguente produzione di intollerabile rumore, polveri ed emissioni di qualsiasi tipo… Si chiede, previa sospensione cautelare, l’annullamento dei provvedimenti impugnati e la condanna del Comune di Genova e della società contro-interessata (“Cociv”, Consorzio collegamenti integrati veloci) al risarcimento dei danni in favore dei ricorrenti, con la vittoria delle spese, competenze ed onorari di giudizio”.

    Matteo Quadrone

  • Voltri, “piazza grande” sul mare. Troppo caro il progetto delle associazioni, quale futuro?

    Voltri, “piazza grande” sul mare. Troppo caro il progetto delle associazioni, quale futuro?

    Giardini Caduti Partigiani VoltresiPoche settimane fa con #EraOnTheRoad vi abbiamo portato a Voltri e abbiamo incontrato l’assessore municipale Carlo Calcagno. Tra i temi trattati, abbiamo parlato dello stato attuale di Piazza Caduti Voltresi, a ridosso del lungomare e affacciata su Via Camozzini. Si tratta di una piazza centrale per lo sviluppo del quartiere ponentino: è la più grande della zona, ma oggi resta poco sfruttata e adibita a parcheggio. Le potenzialità sarebbero tante, visto che la piazza nasce a fianco alla passeggiata a mare, e si sviluppa all’estremità del nuovo polo culturale voltrese, composto da biblioteche (la Benzi), Teatro Cargo, centri sportivi, campi da calcio, società di pescatori e, stando al recente annuncio della Regione Liguria, anche un nuovo presidio di Asl 3 per la cura dell’alzheimer al posto dell’edificio ex Coproma.

    Addio al progetto del Laboratorio Zerozoone?

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    Il progetto di riqualificazione di Piazza Caduti Partigiani Voltresi (erasuperba.it / Ott 2012): “Uno spazio pubblico innovativo, dinamico e multifunzionale, partendo dal basso, dalle esigenze dei cittadini. Una piazza dotata di tutte le carte in regola per diventare un luogo “aperto”, simbolo identificabile del quartiere di Voltri”.

    Oggi la situazione è di stallo, anche se in passato ci sono stati vari tentativi di riqualificazione. Uno su tutti, il progetto di restyling proposto nel 2009 dalle associazioni territoriali e dalle istituzioni locali, e realizzato dal Laboratorio Zerozoone, collettivo di architetti. Il progetto ha dovuto affrontare un iter triennale prima di raggiungere l’approvazione (passando per l’ok di ben undici soggetti differenti). Nonostante il via libera ottenuto nel maggio 2012, il nullaosta da parte dell’Amministrazione e l’apparente imminenza dell’inizio lavori, il progetto è naufragato per colpa dei costi alti e dei pochi fondi. Sarebbe stato infatti necessario un investimento di 290 mila euro, ma ne sono stati stanziati soltanto 116 (reperiti grazie a bandi per la realizzazione di opere pubbliche e disposti dalla Regione). Sufficienti per partire, ma non per completare l’opera. Infatti, il finanziamento per realizzare il primo dei 4 lotti previsti ammontava a 170 mila euro, che non sono stati trovati.

     A distanza di un anno e mezzo i lavori, dati per immediati, non sono partiti e – nonostante l’appoggio unanime di tutti i soggetti coinvolti – il progetto è collassato. I soldi già stanziati verranno comunque impiegati per interventi sulla piazza e non è escluso che si possa tornare a ragionare sul progetto di Zerozoone: «Sarebbe da limare perché così come era stato pensato costava troppo – commenta Carlo Calcagno assessore del Municipio Ponente – non saprei dire ora con certezza se si dovrà adattare la proposta di Zerozoone o cambiarla in toto. Le risorse, ad ogni modo, saranno impiegate per la realizzazione di una “piazza per gli spettacoli”, in cui si svolgeranno eventi e manifestazioni. Sarà il fulcro di tutta Voltri, aperta soprattutto ai giovani e ai bambini, e si inserirà nel complesso poco più a levante formato da strutture scolastiche, campo da bocce, tennis, ecc. Qui si terranno mostre e si inserirà del verde: è una piazza sul mare che va sfruttata». L’Amministrazione sta cercando di prendere una linea comune riguardo al progetto: la situazione dovrebbe sbloccarsi entro un mese. È stata bandita una gara d’appalto e si va verso l’assegnazione. Adesso, conferma Calcagno, lo spazio è una “piazza dei bambini”,  ma i giochi e le strutture adatte ai piccoli sono da potenziare e incrementare, per rispondere alle esigenze del quartiere.

    piazza-caduti-partigiani-voltresi-campettoL’obiettivo era ed è ancora quello di collegare passeggiata a mare e tessuto urbano di Voltri: il lungomare, da poco ristrutturato e sempre molto animato, potrebbe ridare slancio anche all’antistante centro storico del quartiere, a Via Camozzini e alle zone limitrofe, collegando Piazza Gaggero al capolinea del bus 1 di Amt. La proposta di alcuni cittadini – e di chi gestisce attività fuori dal centro storico voltrese – è quella di spostare il mercato settimanale da Piazza Gaggero a Piazza Caduti Partigiani Voltresi. Alcuni di loro assicurano di avere mosso passi concreti per la realizzazione di un progetto da presentare alle istituzioni. La storia si ripete?

    Elettra Antognetti

  • Restyling via Cornigliano, bando di concorso. Per il via ai lavori si va oltre il 2015

    Restyling via Cornigliano, bando di concorso. Per il via ai lavori si va oltre il 2015

    Giardini Melis CorniglianoCome raccontato già qualche mese (qui l’approfondimento), il percorso che trasformerà via Cornigliano in un boulevard che nulla avrà da invidiare al centro storico della vicina Sestri Ponente vivrà un suo momento cruciale nel concorso di idee coordinato dal Municipio Medio Ponente e al quale già diversi gruppi di architetti hanno manifestato il proprio interesse: 16 mila metri quadrati per cui non potranno essere spesi più 5,5 milioni di euro e che dovranno rispondere a precise richieste inoltrate da commercianti e abitanti della zona nel corso di un incontro pubblico.

    Rispondendo a un articolo 54 in Consiglio comunale, proposto da Guido Grillo (Pdl), il vicesindaco Stefano Bernini ha fatto il punto della situazione: «L’assemblea pubblica, che ha fornito precise indicazioni sul restyling per chi vorrà partecipare al concorso, è la naturale prosecuzione di un precorso di progettazione partecipata, concordato con il Municipio e mirato a restituire ampio spazio di vivibilità al quartiere di Cornigliano».

    Nel corso dell’assemblea sono state affrontate alcune tematiche cruciali per la Cornigliano del futuro: dalla riduzione della carreggiata a una corsia per senso di marcia al conseguente allargamento dei marciapiedi; dalla presenza di due piste ciclabili alla chiusura dei sottopassaggi; dalla distribuzione dell’alberatura e delle aree verdi alla limitazione delle zone di sosta per le vetture. Tutti questi elementi sono diventati parte integrante del bando di concorso che si sviluppa in due tornate: solo le cinque idee più convincenti, infatti, saranno chiamate a redigere il progetto preliminare e a competere per l’aggiudicazione definitiva.

    «Va specificato – aggiunge Bernini – che il concorso di idee non riguarda tutto il quartiere ma un’area ben definita. È, infatti, esclusa dalla progettazione piazzetta Massena perché sarà oggetto di un approfondimento successivo essendo nodo di collegamento delicato con corso Perrone e il ponte sul Polcevera. Sull’area che va da via Dufour a piazza Savio, invece, si chiede di sviluppare una progettazione che tenga conto della particolare presenza di attività produttive e di servizio alla circolazione che incidono sugli accessi al marciapiede lato monte».

    Altro punto interessante riguarda i tempi di avvio e realizzazione delle opere. Qui il vicesindaco ricalibra il tiro rispetto a quanto affermato, ormai mesi fa, dal direttore di Società per Cornigliano, Enrico Da Molo: «È un po’ avventato parlare del 2015 per l’avvio dei lavori – sostiene Bernini – perché bisogna quantomeno attendere l’apertura della Strada a mare per decongestionare il cuore di Cornigliano da quel 94% di traffico che attualmente non si ferma nel quartiere ma lo usa solo come passaggio per tornare in centro o andare a Ponente». Ma non basterà neppure la nuova infrastruttura a scorrimento veloce. «Prima di poter dar via ai cantieri che probabilmente verranno suddivisi in due lotti – prosegue Bernini – dovremo anche sistemare, almeno temporaneamente, il collegamento con la viabilità delle due sponde della Valpolcevera che ora deve per forza passare per Cornigliano. Un’ipotesi allo studio è quella di sfruttare salita Granara».

    Nel frattempo, comunque, non si resta a guardare. L’operazione di restyling di Cornigliano, infatti, sta riguardando e riguarderà tutte le vie perpendicolari all’arteria principale, come via Verona e via Vetrano che hanno progetti già approvati: una sorta di piacevole antipasto, giusto per iniziare a farsi la bocca.

    Simone D’Ambrosio

  • Pegli, parco di Villa Pallavicini: il punto sui lavori e la proposta dei cittadini per la gestione

    Pegli, parco di Villa Pallavicini: il punto sui lavori e la proposta dei cittadini per la gestione

    parco-villa-pallavicini-museo-archeologia-ligureSiamo stati a Pegli (qui lo storify della puntata di #EraOnTheRoad) e abbiamo fatto visita al parco di Villa Pallavicini, una delle attrazioni principali – assieme a Villa Duchessa di Galliera – del ponente genovese. Durante la nostra visita siamo stati accompagnati dall’Arch. Silvana Ghigino, responsabile dei lavori di restauro, e abbiamo fatto il punto sui cantieri. 

    I lavori sono iniziati nel 2011 e si prevedeva fossero ultimati nel 2014. Sono stati finanziati con fondi residui delle Colombiane del 1992, destinati al recupero dei parchi storici (lo stesso è stato fatto per la già citata Duchessa di Galliera e per i parchi di Nervi). In totale, i fondi ammontavano a pari a 3.594.500 euro. Il progetto prevedeva interventi divisi nei tre lotti del parco (in tutto, circa 8 ettari), come ci raccontava già tempo fa la stessa Ghigino (qui l’approfondimento).

     Lo stato dei lavori

    Il restauro del Tempio di Flora, nel primo lotto, è completo. Lo stesso si può dire della tribuna gotica, il secondo intervento fatto, iniziato nel 2010 e ultimato da più di 3 anni: si trattava di un lavoro finanziato non dal fondo delle Colombiane ma dagli APT. Diverso il caso del Castello e della tomba del secondo lotto, in cui gli interventi erano ancora in corso all’epoca della nostra visita. Oggi racconta l’Arch. Ghigino: «Il Mausoleo del Capitano potrebbe essere considerato finito, infatti hanno già smontato i ponteggi ed è visibile nella sua totalità. Il Castello è ormai completamente dipinto del suo rosso mattone originale, il terrazzo che avevano demolito i vandali è completamente rifatto ed è quasi conclusa la ricostruzione della scala esterna che avevano demolito per rubare il rame; si sta procedendo alla ricostruzione degli stucchi del torrione e gli artisti vetrai stanno ricomponendo le vetrate policrome. I lavori del castello attualmente stanno procedendo in proroga e si ritiene che saranno conclusi alla fine di marzo».

    Più indietro i lavori nel terzo lotto, da ultimare entro maggio-giugno 2014: si tratta di interventi di architettura del paesaggio e gestione del verde, che sono già a buon punto nella parte bassa del parco, mentre vanno più rilento in quella alta. Adesso, per recuperare tempo, ci si concentrerà più assiduamente su questi ultimi: da gennaio sono iniziate anche le piantumazioni di nuovi alberi. La ditta che si occupa di questi interventi non è la stessa che ha effettuato i lavori nel Castello: il gruppo che sta lavorando è attrezzato a operare su beni vincolati dalla Soprintendenza e autorizzato dal Comune a effettuare interventi paesaggistici e monumentali.

    Le iniziative per la promozione e la valorizzazione del parco

    parco-villa-pallavicini-vertDallo scorso 28 settembre è iniziato anche un nuovo ciclo di visite guidate a pagamento al parco e al complesso di Villa Pallavicini: ogni weekend, al costo di 10 euro è possibile visitare su prenotazione il parco e gli edifici già ultimati, guidati dai volontari dell’Associazione Amici di Villa Pallavicini. I visitatori sono accompagnati dagli architetti-volontari che lavorano nei tre lotti e possono aggirarsi tra i cantieri. Le guide mettono in luce la struttura particolare del parco, che si divide in tre zone: prologo, antefatto e tre atti, a loro volta strutturati in ulteriori scene. Accanto alle logiche scenografiche, non mancano anche connotazioni massoniche e curiosità da scoprire.

    Nonostante le reticenze di chi protesta per il pagamento del biglietto, Ghigino difende il progetto: «Il costo del biglietto servirà a finanziare esclusivamente interventi di miglioria, come la piantumazione di vegetazione per il Tempio Flora (rose, primule, ecc.): trattandosi di migliorie estetiche e non funzionali, non rientrano tra i finanziamenti di Tursi. Per le visite abbiamo avuto finora sempre molte richieste: di recente, un’associazione fiorentina legata ai Giardini di Boboli che ha apprezzato molto il nostro operato e ci ha incoraggiati ad andare avanti».

    [quote]Nel 1992 e nei primi anni di apertura si registravano 25 mila persone/anno, vogliamo tornare sulle stesse cifre.[/quote]

    Accanto alle visite tradizionali, per attrarre un numero crescente di visitatori si è pensato di organizzare anche percorsi alla scoperta delle logiche esoteriche nascoste nel complesso. Le alle ultime visite ai significati esoterico-massonici si terranno il 23 febbraio e il 30 marzo alle 10. Le altre proseguiranno fino a maggio, poco prima della riapertura definitiva. Allora si dovrà già essere pronti ad affrontare il problema della gestione e della manutenzione, per evitare di vanificare gli sforzi fatti in questi anni e gli investimenti economici.

    La manutenzione del parco

    villa-pallavicini«Oggi c’è un clima di incertezza per il futuro – commentava Ghigino durante la visita – per quanto riguarda la gestione. Già adesso abbiamo problemi legati alle aree ultimate da più tempo e che accusano il deterioramento del tempo: avrebbero bisogno di manutenzione costante, per evitare che siano già danneggiati al momento della riapertura ufficiale. È il caso di una porta del Tempio di Flora, rotta dal vento; o delle perdite d’acqua che creano in certi punti uno strato paludoso nel terreno».

    È importante intraprendere delle misure prima che la Villa riapra definitivamente: ci si deve muovere – dicono i volontari di Amici di Villa Pallavicini – entro i primissimi mesi del 2014, altrimenti dopo non avrebbe senso coinvolgere persone, promuovere il turismo mediante pubblicità, attirare visitatori, raccogliere prenotazioni. L’Associazione ha già preparato un progetto completo con valutazioni economiche per dare vita a una fondazione, assieme a gruppi privati, che sia in grado di atutofinanziarsi. I volontari stimano che i costi si aggirerebbero attorno ai 700 mila euro annui, per l’amministrazione di tutto il complesso: la futura fondazione si propone di contribuire per la metà, cui sono da aggiungere i fondi racimolati con iniziative culturali. Per l’altra metà, invece, si chiede l’intervento del Comune. In tutto ciò, i volontari si oppongono alla prospettiva di affidare la manutenzione ad Aster: «Negli anni ’90 il parco appena restaurato era stato affidato ad Aster, che ce l’ha ridato in condizioni disastrose».

    Elettra Antognetti

  • Pontedecimo, demolito il palazzo costruito sul fiume. Spazio ai mezzi del Terzo Valico nella “valle militarizzata”

    Pontedecimo, demolito il palazzo costruito sul fiume. Spazio ai mezzi del Terzo Valico nella “valle militarizzata”

    Demolizione Palazzo PontedecimoGiorni caldi in Val Polcevera per quanto riguarda l’avanzamento dei lavori nei cantieri del Terzo Valico. Dopo la demolizione del palazzo in via Pieve di Cadore, a Pontedecimo, effettuata lo scorso fine settimana in una valle letteralmente blindata dalle forze dell’ordine, si avvicina la giornata nazionale di mobilitazione – sabato 22 febbraio – organizzata dal Movimento No Tav No Terzo Valico in tutta Italia. Nel frattempo, questo pomeriggio, dalle ore 18:30, presso la S.O.C. di San Biagio, AperiNoTav per finanziare le spese legali del ricorso al Tar, promosso da comitati e residenti (che sarà presentato domani, rimandiamo a ulteriore approfondimento su questo pagine, ndr), contro il cantiere del Terzo Valico “CLB 4 – Bolzaneto” in zona cimitero della Biacca.

    Partiamo da Pontedecimo e da una “valle militarizzata”, come l’ha definita Davide Ghiglione, capogruppo Federazione Sinistra in Municipio Valpolcevera e militante No Tav «I blindati e i blocchi stradali presenti nel week end a Pontedecimo richiamavano gli ambienti del “Deserto dei Tartari”: decine di esponenti delle forze dell’ordine che, invece di contrastare la criminalità organizzata, aspettavano improbabili contestazioni. Nelle coscienze di tutti stanno i soldi sprecati che, invece, potrebbero essere utilizzati per il trasporto pubblico e l’ammodernamento delle linee ferroviarie».

    Il civico 1prima della demolizione
    Il civico 1prima della demolizione

    L’abbattimento del palazzo, costruito direttamente nell’alveo del torrente Verde che impazzì nell’alluvione del 1993 (qui un video amatoriale dell’epoca) distruggendo due ponti fra cui quello distante pochi passi dall’ormai ex civico 1, è funzionale alla realizzazione di un by-pass stradale per facilitare il passaggio di camion e mezzi pesanti diretti ai cantieri del Terzo Valico. Anche la strada di S. Marta sarà allargata in alcuni punti e verrà realizzato un nuovo tratto, tra i ponti ferroviari e le piscine di Pontedecimo, meno tortuoso rispetto a quello esistente. Difficile al momento essere precisi sui tempi di intervento, anche alla luce dei numerosi rimandi che hanno preceduto la demolizione dell’edificio di via Pieve di Cadore 1: «Interventi sicuramente utili per la popolazione –  sottolinea Ghiglione – peccato però che la stessa dovrà subire traffico e inquinamento per almeno una decina di anni».

    Le foto della demolizione

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    La giornata nazionale NoTav  a Genova

    Come detto in apertura, sabato 22 febbraio si svolgerà la giornata nazionale di mobilitazione contro l’alta velocità ferroviaria «A Genova saremo in presidio in piazza San Lorenzo a partire dalle ore 15 – ricorda Ghiglione – Ribadiremo le nostre posizioni contro lo spreco delle risorse pubbliche e contro la devastazione del territorio. Ma soprattutto vogliamo focalizzare l’attenzione sulla repressione del dissenso che vediamo allargarsi a macchia d’olio dal Piemonte fino in Liguria. Infatti, sono arrivate delle notifiche di avviso, ad alcuni militanti, per le giornate di lotta agli espropri, svoltesi nel luglio scorso a Trasta, in Val Polcevera. La giornata di sabato è un atto di solidarietà nei confronti di Chiara, Mattia, Claudio, Nico e di tutti quelli che, come loro, devono affrontare il giudizio della magistratura soltanto per aver difeso i beni comuni».

    Matteo Quadrone