Categoria: Dai Quartieri

  • Partecip@, 25 progetti di riqualificazione proposti dai cittadini del Municipio Centro Est

    Partecip@, 25 progetti di riqualificazione proposti dai cittadini del Municipio Centro Est

    centro-est-preIl Municipio I Centro Est ha pubblicato i progetti di manutenzione straordinaria e riqualificazione di spazi pubblici che concorreranno all’iniziativa “Partecip@”, primo passo concreto nella direzione della partecipazione e della cittadinanza attiva per la cura dei beni comuni e per la tutela del territorio, sancita dal regolamento che lo stesso Municipio ha dedicato alla democrazia partecipativa.

    Come abbiamo già avuto modo di raccontare su Era Superba, il progetto Partecip@ è un percorso sperimentale aperto a tutti i residenti e domicilianti nel vasto territorio del Municipio Centro Est (Lagaccio, Oregina, Castelletto-Carmine, Pré-Molo-Maddalena, Portoria-Carignano) che abbiano compiuto 16 anni e agli operatori commerciali.

    Siamo, dunque, arrivati al momento della scelta delle priorità di intervento. Una scelta che, naturalmente, in puro stile partecipativo, avverrà secondo le preferenze che esprimeranno i cittadini. Saranno, infatti, realizzati prioritariamente i 5 interventi “più votati” nell’ambito di questo processo di partecipazione, sempre naturalmente con il limite del budget messo a disposizione dal Municipio, che al momento si attesta a 28 mila euro. La graduatoria che ne deriverà, resterà però valida per tutto il ciclo amministrativo, con la speranza che le poste di bilancio per le vecchie circoscrizioni diventino un po’ più cospicue. E proprio in questa direzione potrebbero arrivare notizie positive dal Comune, dove l’assessore Crivello assicura di aver recuperato 2 milioni di euro da destinare ai municipi. Il presidente del Municipio Centro Est, Simone Leoncini, ha già dichiarato che la quota dedicata al territorio di sua competenza potrebbe andare a rimpinguare le disponibilità di intervento proprio per i progetti di “Partecip@”. Ma la certezza arriverà solo dopo l’approvazione del bilancio.

    La dead line per votare i progetti di Partecip@ è fissata per martedì 3 giugno. Per esprimere la propria preferenza e concorrere alla definizione della graduatoria, i cittadini dovranno ricorrere alla via telematica (l’espressione della preferenza direttamente di persona negli uffici municipali era limitata ai pomeriggi del 19 e 21 maggio) previa registrazione sul sito di Urban Center secondo il percorso dettagliato in questo documento.

    Concluse le procedure di selezioni, entro la fine di giugno verrà pubblicata la graduatoria definitiva con la preferenza per le iniziative che prevedono forme di cofinanziamento e attività di volontariato da parte degli stessi cittadini.

    I progetti dichiarati ammissibili sono 25 su un totale di 42 presentati, a dimostrazione che l’iniziativa sembra aver colpito nel segno. Impossibile vedere nel dettaglio tutte le proposte (chi fosse interessato può consultarle sul sito di Urban Center) ma è interessante citarne alcune per capire quanto i genovesi abbiano le idee ben chiare sulla città che vorrebbero. Ecco, dunque, quelle che al momento risultano i più votate.

    In testa, con ben il 20% delle 241 preferenze al momento (giovedì 22 maggio, pomeriggio) rendicontate, “All’ombra dell’estivo sole”, una riqualificazione dei giardini don Acciai, altrimenti ribattezzati “Piazza dei popoli”, all’incrocio tra via Napoli e via Vesuvio, lanciata dall’associazione “Quartiere in Piazza” che presidia attivamente i giardini. La proposta (qui) riguarda la realizzazione di un pergolato con vite rampicante che andrebbe a regalare una zona d’ombra in vista dell’estate all’area attualmente già fornita di panchine e quotidianamente frequentata da bambini e anziani del quartiere.

    Sempre in zona, il 13% dei voti è andato finora al progetto “Ciassa Vegetti”, che punta alla riqualificazione di un’area urbana tra i civici 2 e 4 di via Vesuvio attraverso la proposta (qui) presentata dal “Genoa Club Oregina – Davide Cagnolari” e da altri titolari di esercizi commerciali attigui alla cosiddetta “area verde”.

    Ha raggiunto, invece, il 19% la proposta di realizzazione di una “Sala Mensa” nei locali della scuola Giano Grillo, in salita delle Battistine, grazie alla fattiva collaborazione del comitato scolastico dei genitori.

    Buone possibilità di successo ci sono anche per una riqualificazione di Spianata Castelletto e piazza G. Villa (qui), che i residenti vorrebbero sempre più a misura di bambino, di pedone e di bicicletta. Per l’area di Spianata si richiede la concreta attuazione della ZTL e uno spostamento del capolinea degli autobus collinari; per la piazza all’incrocio tra corso Firenze, corso Carbonara e corso Paganini, si richiede il fattivo rispetto del limite dei 30 km/h per il traffico veicolare e una serie di interventi per la canalizzazione del traffico e la dissuasione a comportamenti devianti attraverso appositi manufatti e segnaletica. Non irrisoria la previsione di spesa che si aggira attorno ai 25 mila euro, che richiederebbe la quasi totalità del budget messo a disposizione per il bando.

    Chiude la top five provvisoria, un progetto di complessiva riqualificazione di piazza Manin (qui) come area verde molto più aperta e appetibile al pubblico.

    A insediare i 5 progetti attualmente più votati, c’è anche una proposta che coinvolgerebbe la palestra di via Bari 41, all’interno di un immobile strutturato su diversi livelli a partire da via del Lagaccio. Il progetto (qui)  si chiama “Sitting Volley” ed è prettamente dedicato alle disabilità motorie, consentendo un particolare gioco della pallavolo da seduti. Anche in questo caso importo complessivo piuttosto elevato: 16 mila euro. Più staccati gli altri 19 progetti, ma ci sono più di 10 giorni per ribaltare la situazione.

    Simone D’Ambrosio

     

     

  • Patti d’area, lo strumento del Comune di Genova per l’apertura di nuove attività commerciali

    Patti d’area, lo strumento del Comune di Genova per l’apertura di nuove attività commerciali

    Centro Storico di Genova, negozi chiusiSi chiamano “Patti d’area” e sono un nuovo strumento messo a disposizione di tutti i Comuni liguri dall’ultima programmazione regionale sul commercio che dovrebbe favorire l’insediamento su uno specifico territorio di nuove imprese al fine di fornire allo stesso territorio una precisa identità dal punto di vista del mix merceologico offerto. Una proposta innovativa, soprattutto perché praticamente mai utilizzata prima, che tenta in qualche modo di porre un freno all’eccesso di liberalizzazione nell’universo commerciale.

    Questo specifico territorio commerciale a Genova ha un nome preciso e si chiama Civ, Centro integrato di via, già formalmente riconosciuto e perimetrato in maniera ben definita. E il Comune di Genova ha già in progetto di dare vita a tre Patti d’area che riguarderanno altrettanti Civ.

    Il primo, questione di settimane secondo le previsioni e le speranze strappate all’assessore allo Sviluppo economico Francesco Oddone, si concentrerà nella zona di Prè. Insieme con il nuovo regolamento della sicurezza che riguarderà il centro storico e che l’assessore Fiorini sta ultimando, dovrebbe rappresentare un efficace e produttivo strumento di riqualificazione. «Da un lato – spiega l’assessore Oddone – cercheremo di favorire l’insediamento di nuove imprese introducendo un calmiere sui canoni d’affitto che non potranno superare il valore di mercato dei locali; dall’altro, stileremo una lista di mix merceologico che andrà a definire e identificare una particolare area della città dal punto di vista commerciale e artigianale. Il tutto in stretta collaborazione non solo con le associazioni di categoria, la Camera di commercio, i Municipi e la Regione, ma anche con la questura, i carabinieri e la guardia di finanza per limitare quelle attività che rappresentano una servitù e un peso eccessivo, soprattutto in termini di sicurezza, per determinati quartieri».

    Inoltre, l’amministrazione conta su un altro strumento che funga da richiamo per l’apertura di nuove attività, sostituendosi in parte al ruolo che dovrebbero interpretare le banche ma che ormai non svolgono più da tempo: l’introduzione di un prestito a tassi molto vantaggiosi per aiutare imprese commerciali e artigiane a tirare su nuove saracinesche. «L’obiettivo – ci racconta Oddone – è quello di innescare un circolo virtuoso per cui nuove attività portino un maggior flusso di persone e un interesse rinnovato per alcune zone della città. Per fare questo utilizzeremo quel poco di risorse residuate da vecchi bandi e difese con le unghie e con i denti da richieste improprie da Roma che, oltre a non dare soldi nuovi, vorrebbe indietro anche gli spiccioli che sono stati risparmiati nel passato con azioni virtuose».

    Lo schema di base, naturalmente, sarà lo stesso per tutti i Patti d’area e per tutti Civ che intendessero muoversi in quest’ambito. Per questo motivo è necessario che il progetto pilota sia disegnato precisamente in tutti i suoi dettagli, in modo che gli altri possano poi seguirne la strada e muoversi in un percorso più agevole e già tracciato. «Anche perché – aggiunge Oddone – il rischio di ricorsi al Tar da parte di chi non vede di buon occhio il Patto e si vede respingere l’autorizzazione per l’apertura di una nuova attività è molto alto. Per cui dobbiamo avere la piena consapevolezza di quello che stiamo facendo per sbaragliare qualsiasi opposizione, un po’ come successo per il regolamento anti slot contro il gioco d’azzardo». Già perché, una volta siglato, il Patto d’area sarà vincolante per tutti i locali del territorio e non basterà più una Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) per dare via a un nuovo esercizio commerciale ma si tornerà al sistema delle concessioni di autorizzazione. «All’interno di tutto il perimetro del Civ si dovrà sottostare a quello che si deciderà nel Patto – sottolinea l’assessore allo Sviluppo economico – per cui se decidiamo che alcune attività sono troppo impattanti per un quartiere, certe merci non vi potranno più entrare». O, meglio, non potranno diffondersi più di quanto non lo siano già. «È evidente – prosegue Oddone – che se il proprietario di un locale ricevesse un’offerta sostanziosa da un nuovo possibile esercente, farà di tutto per vendere o affittare i propri muri e guadagnare il più possibile anche se l’attività economica che si andrebbe a insediare fosse nella “lista nera” del Patto d’area».

    Senza alcuna valutazione di merito, un esempio concreto però potrebbe aiutare a comprendere meglio. Se si decidesse che a Pré ci fosse una concentrazione eccessiva di “kebabbari”, nel Patto d’area ci sarebbe scritto che non potrebbero essere aperti altri esercizi di questo tenore. E l’imposizione non varrebbe solo per un determinato locale piuttosto che per un altro ma per tutto il territorio del Civ.

    «L’avvio dei Patti d’area assieme alle nuove norme di sicurezza per il centro che sono in via di definizione rappresentano due importanti tasselli nel processo di contenimento di una serie di fenomeni poco virtuosi che riguardano da vicino il nostro territorio» commenta Maria Carla Italia, assessore allo Sviluppo economico e alla Coesione sociale del Municipio I – Centro Est.

    La scelta di partire da Pré non è casuale. C’è sicuramente la necessità di riqualificare un quartiere lasciato andare un po’ troppo a se stesso ma non è il solo elemento che ha portato l’amministrazione a propendere per questa porzione del centro storico. In zona, infatti, il Comune è proprietario di diversi locali che potrà mettere a disposizione fin da subito per creare un po’ di massa critica insieme con altri spazi che la Sovrintendenza si è già resa disponibile a impiegare per le finalità del patto. Così, le istituzioni potranno fungere da esempio virtuoso per tutti i privati che vorranno aderire al patto mettendo a disposizione i propri possedimenti, alle condizioni condivise.

    «Avevamo individuato l’utilità dei Patti d’area fin da subito – prosegue Maria Carla Italia – probabilmente ancora prima del Comune, dato che in tempi non sospetti avevamo audito i dirigenti della Regione in un’apposita Commissione municipale. Crediamo siano uno strumento molto utile per individuare una tipologia di attività commerciali meritevoli di essere sfruttate. Attraverso i Patti d’area possiamo, infatti, dare respiro a un vero e proprio progetto di quartiere che ci consenta di puntare su alcune tipologie commerciali e artigianali che riteniamo più funzionali al raggiungimento delle finalità che ci siamo posti per quel particolare territorio».

    Dopo Pré ci si sposterà di pochi metri per lanciare il secondo Patto d’area alla Maddalena: qui è più difficile avere previsioni ufficiali ma il grande attivismo di cittadini e commercianti che vivono il Sestiere aiuterà certamente a bruciare le ultime tappe. La partecipazione di tutti i cittadini, in questo caso, assume un ruolo ancor più fondamentale per coinvolgere fin da subito i privati dal momento che il Comune, a differenza di Pré, non può contare su grandi proprietà. Terzo e, per il momento, ultimo patto dovrebbe riguardare i “voltini” di via Buranello, ovvero gli spazi sottostanti la ferrovia in zona Sampierdarena: il condizionale, però, è ancora d’obbligo perché Rfi, proprietaria degli spazi, non sembra essere particolarmente interessata a una collaborazione.

    Se dovesse funzionare, comunque, lo strumento del Patto d’area potrebbe essere esteso un po’ a qualunque area della città da levante a ponente, dalla costa alle valli. «Ad esempio – conclude Oddone – nulla vieta che nasca un Patto d’area in via XX settembre per salvaguardarne l’identità di centro commerciale urbano di qualità attraverso un progetto ben disegnato che vada incontro alle diverse istanze spesso sollevate dai negozianti».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Mercati comunali, la riqualificazione passa dai privati: Tursi promuove il nuovo modello di gestione

    Mercati comunali, la riqualificazione passa dai privati: Tursi promuove il nuovo modello di gestione

    mercato-frutta-verdura-sarzanoC’era una volta un mercato comunale alla Foce, all’incrocio tra corso Torino, via Ruspoli e via della Libertà, che contava 28 banchi al coperto. Dopo la mannaia della crisi economica, gli operatori rimasero 4, in una struttura alquanto vetusta e decadente, e decisero di riunirsi in Consorzio e chiedere al Comune di Genova la concessione del diritto di superficie per poter riqualificare e rilanciare l’area. Fu così che il Consiglio comunale, dopo un dibattito piuttosto acceso, si è trovato ieri ad approvare la delibera che ha stabilito la costituzione del diritto di superficie per l’area del Mercato comunale della Foce all’omonimo neo-costituito consorzio. Un provvedimento – passato con 20 voti favorevoli, 10 contrari (Lista Musso, Pdl, Lega e Udc) e 5 astenuti (M5S e Anzalone del Gruppo misto) – che ha suscitato polemiche in aula, soprattutto dal capogruppo Pdl Lilli Lauro che ha puntato il dito sulla mancanza di una gara per l’assegnazione dell’area pubblica oltre ad avanzare dubbi sulla buona fede del progetto: «In secondo luogo, 4 operatori avranno a disposizione 28 banchi: mi sembra chiaro che si tratta di un’operazione speculativa per guadagnare dalla vendita dei posti liberi. Mi stupisco che una giunta di sinistra tuteli il capitale piuttosto che il lavoro».

    «Se non ci fosse stata l’iniziativa di questi operatori, il destino del mercato sarebbe stato la chiusura» ha risposto Gianni Vassallo, consigliere Pd ed ex assessore al Commercio. «Se non sosteniamo queste iniziative imprenditoriali di riqualificazione a costo zero per il Comune, cos’altro dovremmo sostenere?».

    L’operazione, comunque, sembra avere tutti i crismi della regolarità, come confermato in aula dal segretario generale del Comune e come ribadito dall’assessore allo Sviluppo economico, Francesco Oddone: «Una delibera di indirizzo del 2009 circa la gestione dei mercati comunali rionali prevede che se almeno il 50% degli operatori si riunisce in consorzio, l’amministrazione possa concedere il diritto di superficie agli stessi». In realtà, il procedimento è un po’ più complesso. La delibera n. 87 del 24/11/2009 prevede, infatti, che il 51% degli esercenti attivi sul mercato possano formulare una comunicazione d’interesse per l’acquisizione del diritto di superficie della struttura; ottenuta dagli uffici comunali la stima per l’operazione, l’amministrazione può vagliare la richiesta secondo l’interesse pubblico qualora la stessa venisse formalizzata dal 75% degli operatori mercatali previa costituzione di un organismo consortile.

    Nessun problema, dunque, per il Consorzio Mercato Foce a cui ha aderito la totalità dei commercianti sopravvissuti. Per cui i 4 operatori, più altri soggetti che prima non operavano nell’area ma hanno aderito al Consorzio in previsione dell’apertura di nuove attività, investiranno complessivamente quasi 1,5 milioni di euro per far rinascere il mercato: 420 mila euro rappresentano il corrispettivo da riconoscere al Comune per l’alienazione del bene e il diritto di superficie di durata venticinquennale, poco meno di un milione di euro invece è la cifra preventivata per la riqualificazione dell’area sia dal punto di vista igienico-sanitario sia da quello strutturale e degli spazi esterni. Una cifra che le casse di Tursi non avrebbero assolutamente potuto sostenere nel breve periodo. «E comunque – prosegue Oddone –  il mercato non viene certo regalato ma ceduto in gestione a privati per 25 anni, con paletti molto precisi. Alla scadenza il bene ritorna al Comune che nel frattempo ha incassato i diritti di superficie e si dovrebbe ritrovare una struttura ristrutturata e riqualificata».

    C’è, poi, un ulteriore aspetto che non va dimenticato, ovvero la tutela del territorio e del commercio di prossimità. «Se si facesse una gara aperta con il trionfo del liberismo selvaggio – sostiene l’assessore – si dovrebbe puntare per forza di cose al massimo ricavo e con tutta probabilità vincerebbe qualcuno che avrebbe poco interesse al mantenimento del mercato quanto piuttosto alla realizzazione di qualcosa di più ampio, come un supermercato». Con questa operazione, invece, si va a “premiare” chi ha mantenuto vivo il mercato in questi anni e ha manifestato la disponibilità a sobbarcarsi un intervento economico non irrilevante per far ripartire la struttura. Una sorta di “second best”, come lo definisce lo stesso Oddone: «Non è il meglio in assoluto ma è un buon secondo perché riteniamo che il commercio di prossimità, contrariamente ai grandi centri commerciali, sia una risorsa che mantiene vivi i nostri quartieri, con un presidio importante per il territorio e la socialità. Certo, se avessimo le risorse pubbliche sufficienti, la nostra scelta prevalente potrebbe essere il modello di Barcellona con mercati pubblici che restano tali grazie all’investimento diretto dell’amministrazione ma all’interno hanno fiorenti operatori privati. Purtroppo, il mondo reale oggi non ci consente questa opzione. Possiamo parlare a lungo del perché non sia stato fatto in passato con una scelta che ritengo colpevole e scellerata ma sta di fatto che non siamo in grado di investire tutti i milioni di euro che servirebbero per i mercati genovesi». Da qui la necessità di affidarsi a strade alternative per evitare quella che altrimenti sarebbe stata inevitabilmente la chiusura di una struttura che ha perso l’85% dei suoi esercenti.

    Una strada non vista di buon occhio da Enrico Musso: «Siamo certamente favorevoli a promuovere l’iniziativa privata in questo settore – ha detto l’ex senatore – ma c’è un neo gigantesco in questa operazione. Bisogna, infatti, verificare con una procedura a evidenza pubblica che quella scelta dall’amministrazione sia per il Comune la migliore offerta possibile ricevuta, altrimenti si vanifica il valore dell’iniziativa stessa».

    Di diverso avviso Luciovalerio Padovani (Lista Doria): «Non è detto che il patrimonio pubblico debba necessariamente essere assegnato con un appalto. Qualora il soggetto proponente persegua finalità pubbliche condivise dall’amministrazione si possono configurare rapporti di tipo concessorio. In questo caso particolare, con una gara pubblica si rischierebbe di non garantire il commercio di prossimità ma di finire col favorire i grandi gruppi commerciali».

    mercato-comunaleSi delinea così sempre più una mappa cittadina di mercati di tipo nuovo, diversificato nella tipologia di gestione e interessante anche dal punto di vista dell’attrattività turistica. «Abbiamo il Mercato del Carmine – ricorda l’assessore Oddone – quello di piazza Sarzano, avremo questo della Foce e quello di Di Negro vorrebbe seguire lo stesso modello: mi piacerebbe che altri mercati entrassero in questo circolo virtuoso. Certo bisogna tenere presente le specificità di tutti: l’Orientale, ad esempio, che è un vero e proprio spettacolo anche dal punto di vista architettonico, ha molte risorse ma anche molti vincoli, vive bene, ha tanti turisti ma potrebbe anche vivere meglio». L’assessore guarda anche verso il futuro, puntando modelli virtuosi non così lontani dal punto di vista territoriale ma distanti anni luce dalle nostre concezioni imprenditoriali. «Dobbiamo superare certe resistenze culturali. A Barcellona, dentro ogni mercato rionale c’è un piccolo supermercato che si integra perfettamente con gli altri prodotti venduti dai banchi più tradizionali». Un sistema che funzionerebbe benissimo anche da noi. «In piazza Sarzano, ad esempio, di fronte al nuovo mercato c’è un supermercato che si aiuta vicendevolmente con gli operatori dei banchi. Se noi riuscissimo ad applicare questo modello, sollecitando gli operatori a riunirsi in consorzio che è la base giuridica da cui tutto deve necessariamente partire, avremmo risolto una buona parte dei problemi di riqualificazione e sostentamento di questo settore».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Maddalena, nuovo asilo pronto a settembre. Iscrizioni dal 2015, locali vuoti per un anno?

    Maddalena, nuovo asilo pronto a settembre. Iscrizioni dal 2015, locali vuoti per un anno?

    asilo-nido-maddalena-2Entro fine estate gli infiniti cantieri del nuovo asilo nido all’incrocio tra vico Rosa e via della Maddalena dovrebbero essere conclusi. Lo ha assicurato ieri pomeriggio l’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Genova, Gianni Crivello, rispondendo un’interrogazione a risposta immediata della consigliera di Lista Doria, Clizia Nicolella.

    Va ricordato che i lavori sarebbero dovuti terminare a dicembre 2012 ma il ritrovamento di una cisterna prima, le infiltrazioni della rete fognaria e la scarso dimensionamento delle fondamenta perimetrali poi, hanno allungato a dismisura i tempi e aumentato i costi di realizzazione di questa nuova struttura che dovrebbe ospitare una trentina di persone tra bambini e personale di servizio. Gli ultimi intoppi riguardano il tema della prevenzione incendi e dell’abbattimento delle barriere architettoniche in un contesto territoriale assolutamente «compresso e complesso» come lo stesso assessore Crivello ha definito quello di vico Rosa.

    Per questo motivo resta ancora da completare la messa a punto della piattaforma elevativa e della via di esodo di sicurezza, ovvero la scala di collegamento tra il primo e il secondo piano della struttura. «Mi prendo l’impegno assoluto – ha assicurato Crivello – che sul nido della Maddalena in questi ultimi mesi opereremo come abbiamo fatto per la scuola di piazza delle Erbe (tra l’altro la ditta appaltatrice è la stessa, come anche per quanto riguarda l’asilo del Campasso e la riqualificazione di Palazzo Senarega, ndr), staremo sempre sul pezzo con frequenti controlli al cantiere affinché almeno questi tempi siano rispettati».

    Entro settembre la fine dei lavori. Poi un anno senza bambini?

    Ma la sensazione è che, nonostante il fiato sul collo che l’amministrazione metterà alla ditta appaltatrice, il rischio che l’asilo non apra effettivamente i battenti prima dell’anno scolastico 2015-2016 sia molto alto. A confermarlo è lo stesso assessore alla Scuola, Pino Boero: «Andando verso l’estate e visti i precedenti ritardi di questo cantiere non possiamo assumerci la responsabilità di aprire le iscrizioni per il prossimo anno, innanzitutto perché se la consegna dovesse slittare ancora rischieremmo di dover poi rimandare a casa dei bambini e, secondariamente, perché difficilmente ci sarebbero i tempi per poter indire la gara per l’affidamento dei servizi». Una situazione deprecabile dal momento che si avrebbe la nuova struttura finalmente agibile ma inutilizzata per diversi mesi, senza considerare gli inutili costi di manutenzione. E un’apertura ad anno in corso è ipotesi da scartare a priori? «Sarebbe una situazione da studiare con molta attenzione – ci risponde l’assessore Boero – perché, posto che si trovi qualcuno disposto ad aprirlo a metà anno scolastico, bisognerebbe capire quali bambini sarebbero coinvolti: si potrebbe forse pensare a quelli esclusi dalle altre strutture ma non potremmo prendere in considerazione trasferimenti in corso d’opera perché altrimenti si aprirebbe un problema per gli istituti di provenienza che andrebbero a perdere utenti».

    Asilo nido Maddalena. La gara per l’affidamento dei servizi

    palazzo-tursi-aula-rossa-d27A proposito di affidamento dei servizi, secondo quanto sostenuto da Nicolella, la concessione a una cooperativa del nuovo asilo andrebbe contro gli accordi presi dall’amministrazione precedente con i cittadini della Maddalena: «L’asilo non ha solo la funzione ovvia di riqualificare il quartiere – ha sottolineato la consigliera di Lista Doria – ma l’idea che stava a monte era quella di installare una presenza costante, viva e fattiva dell’istituzione comunale attraverso una funzione pubblica che affiancasse i cittadini nella quotidiana lotta alle infiltrazioni malavitose. D’accordo che ci sono questioni economiche da preservare, ma il primo obiettivo deve rimanere la promozione della presenza del Comune accanto ai cittadini».

    Fabio Caocci dei “Liberi cittadini della Maddalena” prova a spiegarci meglio come stanno le cose: «Nel progetto iniziale – parlo di oltre cinque anni fa – sarebbe dovuto sorgere uno spazio gioco indefinito, ma come cittadini abbiamo portato avanti l’idea che se si fosse voluto rilanciare il territorio lo si sarebbe dovuto fare in modo che chi lo frequenta avesse il maggior interesse possibile a tutelarlo. E quale interesse è più grande dei nostri bambini? Così ci siamo impegnati direttamente affinché fosse trasformato in un asilo nido, tanto caratterizzato dal punto di vista edile che nel futuro non potesse essere piegato ad altri interessi economici».

    Con una serie di incontri progettuali all’allora Hop Altrove nacque così un accordo con gli assessori Margini e Corda che prendesse anche in considerazione un efficiente sistema di gestione. «Pensavamo a un sistema simile a quello che è stato adottato per piazza delle Erbe – prosegue Caocci – trasferendo nella nuova struttura asili già esistenti ma in edifici fatiscenti, limitando così al minimo l’aumento di costi di gestione e del personale. Questa amministrazione, però, si è subito lanciata sul bando perché questa è la cultura della giunta attuale: ma allora perché anche i ruoli di assessori non vengono assegnati con bando?».

    «La scritta “asilo comunale” che troviamo sul muro dell’edificio – replica l’assessore Boero – non ha nessuna pertinenza con la legislazione odierna. Le complesse problematiche economiche e di gestione di queste strutture di proprietà comunale fanno sì che in molti casi ci si affidi alla concessione a cooperative che hanno sempre dato garanzie di qualità, soprattutto se il Comune è costantemente presente con i propri controlli».

    E in questa direzione l’amministrazione si sta muovendo anche per il nido del Campasso in via Pellegrini che, a differenza di quello della Maddalena, dovrebbe riuscire ad aprire i battenti già per il prossimo anno scolastico. «Trovo molto positivo – commenta l’assessore Boero – che dopo l’apertura delle Erbe sia in via di consegna anche il nido di via Pellegrini e che, comunque, abbiamo finalmente un tempo definito per vico Rosa. Si tratta di tre strutture molto belle su cui l’amministrazione precedente aveva puntato attraverso investimenti molto oculati per creare importi presi sul territorio, in un contesto nazionale di edilizia scolastica tutt’altro che solido».

    «Noi non ce l’abbiamo con il privato sociale o convenzionato – conclude Caocci – ci mancherebbe altro. Ma in un territorio come il nostro abbiamo bisogno di qualcuno che essendo istituzione rimanga aperto sempre e comunque. Se il privato parte e dopo un anno non riesce a reggersi sulle proprie gambe ci troviamo con un asilo non aperto, un’azienda fallita e un’enorme soddisfazione per chi ha sempre ostacolato il progetto».

    Quindi, ben vengano anche i privati purché solidi? «Non ci interessa la polemica sterile, non abbiamo preconcetti ideologici ma naturalmente abbiamo delle preferenze. Il pubblico avrebbe avuto una garanzia assoluta, ancor di più se si fosse trattato del trasferimento di qualcosa di esistente. Lo fa il privato? Bene ma deve essere garantito e accompagnato dal Comune che non può affidare l’asilo e poi abbandonarlo sul modello “va avanti tu che mi scappa da ridere” che troppo spesso abbiamo visto alla Maddalena».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Mercato Corso Sardegna: procedono i lavori di bonifica, nel 2015 l’apertura dei cancelli. Il nostro sopralluogo

    Mercato Corso Sardegna: procedono i lavori di bonifica, nel 2015 l’apertura dei cancelli. Il nostro sopralluogo

    Mercato Corso SardegnaEx mercato di Corso Sardegna: a che punto eravamo rimasti? Nel corso del tempo vi abbiamo raccontato gli sviluppi della situazione e da ultimo, in un nostro articolo di qualche mese fa, avevamo descritto nel dettaglio le ultime vicende legate alla storica struttura in abbandono, ovvero  il via libera alla demolizione del tetto e alla realizzazione di una piazza multifunzionale. Coadiuvati dal presidente del CIV Umberto Solferino, dal presidente del Municipio III Massimo Ferrante e da alcuni tecnici, siamo tornati sul posto durante l’ultima puntata di #EraOnTheRoad per verificare di persona lo stato delle cose.

    Il progetto della Rizzani-De Eccher, ormai si sa, è definitivamente accantonato: è stato bloccato da Comune e Regione, dopo anni di attesa del via libera per iniziare i lavori. Prima esecutivo, il progetto è stato poi stoppato nel 2011 quando, dopo l’alluvione del 4 novembre, Comune di Genova e Regione Liguria sono stati chiamati a rivedere i parametri di esondabilità nel territorio della Val Bisagno: l’area di Corso Sardegna è stata classificata come “zona rossa”, a forte rischio idrogeologico, e l’’intervento per la costruzione dell’autosilo interrato (previsto dalla Rizzani) non è stato giudicato a norma con il piano di bacino del Bisagno. Il Piano impedisce anche il cambio di destinazione d’uso dell’area, che deve restare commerciale almeno fino alla messa in sicurezza del Bisagno.

    La demolizione del tetto in amianto

    mercato-corso-sardegna-tettoIl Comune, come vi avevamo già anticipato, si è attivato per realizzare in questi mesi alcuni piccoli interventi di messa in sicurezza e conseguente riapertura dell’area alla cittadinanza, in attesa degli eventi che nei prossimi anni potrebbero sbloccare in via definitiva il futuro dell’ex mercato: ovvero, mini-scolmatore del Fereggiano (che sbloccherebbe i veti attualmente imposti dal Piano di Bacino) e definitiva chiusura delle vicende giudiziarie fra Comune e De Eccher con in ballo i famosi 11 milioni di risarcimento richiesti dalla ditta.

    Innanzitutto, procedono i lavori per la demolizione del tetto in amianto (9 mila mq), realizzata da Amiu Bonifiche, ditta partecipata del Comune di Genova. Un impegno che Tursi ha preso assieme al Municipio III per conformarsi alla legge ed evitare danni alla salute dei cittadini, e per cui ha stanziato 200 mila euro. I lavori, conferma Massimo Ferrante, presidente del Municipio, procedono e, stando ai report periodici, sembra che sarà rispettata la deadline di settembre 2014 per la fine dei lavori.

    La demolizione degli edifici

    Inoltre, la giunta comunale ha messo sul piatto altri 500 mila euro (con un investimento totale, dunque, pari a 700 mila) per la demolizione degli edifici nella parte retrostante del mercato: si tratta degli unici fabbricati non soggetti al vincolo della Soprintendenza per i Beni Architettonici. Il resto della struttura non può essere abbattuto e si dovrà procedere al restauro: un esempio su tutti, la facciata antistante e l’area rialzata all’interno, in posizione centrale, esempio di commistione tra lo stile Liberty e il Decò dei primi decenni del ‘900.
    La proposta di demolizione non è stata, però, ben accolta da molti. Oltre alla titubanze del CIV, anche quelle di cittadini e tecnici. Ecco come commenta l’architetto Matteo Marino: «Il vincolo sulla struttura è dovuto al suo valore artistico e architettonico: si pensi che si tratta del primo mercato in Italia realizzato in cemento armato e vetro, mentre prima di questo tutti gli altri venivano realizzati in ferro e vetro. È un bene monumentale importante, di valore. Noi ci opponiamo alla demolizione, sarebbe un po’ come chiedere di demolire una parte del Colosseo, per capirci. Non vogliamo che vengano buttati giù volumi: questa struttura è simile a quella del Mercato Orientale di Via XX Settembre, tra le poche rimaste a Genova. Perché non creare un continuum una linea immaginaria che colleghi il centro città alla Val Bisagno?»

    Dal CIV chiedono il mantenimento della struttura perimetrale attuale, senza alcuna demolizione: «Gli interventi non porterebbero vantaggi per la riqualificazione del quartiere e anzi priverebbero la città di edifici di valore storico. Inoltre, mantenerli consentirebbe la chiusura del complesso nelle ore notturne e di conseguenza il decoro e pulizia dell’area».

    Il restauro della facciata e l’apertura degli ingressi

    Oltre a questo intervento di demolizione, dal Municipio propongono un altro intervento: l’eliminazione dei ponteggi dalla facciata principale, lì da oltre un ventennio, e la messa in sicurezza dei cornicioni pericolanti. La misura sarebbe attuabile grazie alla disponibilità del Municipio, che dice di voler attingere una somma (ancora da stabilirsi) dal suo conto capitale (in totale pari a 300 mila euro). In conseguenza a questa messa in sicurezza, anche l’apertura di un varco tra Via Varese e Corso Sardegna, misura che incontra il favore anche del CIV e dei cittadini. Questi ultimi, infatti, avanzano la proposta di aprire gli ingressi dell’ex mercato, per collegare San Fruttuoso a Marassi e poi al centro: si creerebbe un collegamento, dice sempre l’architetto Marino, tra i vari quartieri, ripercorrendo il percorso dell’antica Via San Vincenzo e seguendo l’itinerario della Via Antica Romana che collega Levante e Ponente. Per la misura sarebbe necessaria anche la messa in sicurezza dei percorsi di viabilità pedonale e ciclabile, e un accesso potrà essere predisposto per il traffico veicolare (a pochi metri di distanza la nuova piazza sull’antica via romana, qui l’approfondimento).

    L’agorà gestita dal CIV

    Si parla anche di supplire alla lentezza istituzionale e alla mancanza di un progetto con alcune iniziative organizzate da CIV e Municipio. Anche se per ora non c’è nulla di certo e si è ancora in fase decisionale – una volta ultimati gli interventi di bonifica – il CIV dovrebbe prendere in gestione il vecchio bar all’interno del mercato, situato proprio nell’area rialzata centrale. Questo sarebbe possibile per il fatto che, trattandosi di una struttura sopraelevata, non sarebbe a rischio di inondazioni e allagamenti e non è soggetta ai vincoli imposti dalle norme idrogeologiche in questa zona.
    Commenta Ferrante, dal Municipio III: «La nostra idea sarebbe quella di trasformare il mercato, in futuro, in un luogo che accolga start up e imprese artigianali, per rendere viva la zona. Un’area di aggregazione giovanile, in cui si possa costruire sul costruito ed evitare di aggiungere altro cemento in una zona che ne è già satura. Però, prima di pensare a proposte di questo tipo, è necessario attendere il completamento del mini-scolmatore. Intanto, le misure di messa in sicurezza della facciata serviranno a ridare dignità al luogo e arginare il degrado su Corso Sardegna»
    In attesa della messa in sicurezza idraulica del Fereggiano, Civ e Municipio vorrebbero realizzare un polo agroalimentare a chilometro zero, gestito dai commercianti che già operano nei negozi limitrofi e una piazza, un’agorà per l’aggregazione degli abitanti fornita di apposito arredo urbano. Il tutto, da realizzarsi con arrendi ed elementi facilmente rimovibili, in quanto si tratta, appunto, di una soluzione estemporanea (e non definitiva!), voluta fortemente da CIV, cittadini e con il consenso del Municipio. Diciotto mesi è il tempo previsto per finire la piazza.

    Le misure sono state attuate per ovviare allo stallo e ridare un po’ di attrattiva un’area che altrimenti morirebbe, e il cui abbandono sta già facendo morire il commercio delle aree limitrofe, riducendo Corso Sardegna da naturale prosecuzione del centro, a periferia senza appeal.
    La scelta del mercato a km 0 ha vinto sulle altre proposte, dal momento che – come dicevamo – il piano di bacino impedisce il cambio di destinazione d’uso dell’area, che deve restare commerciale. Qui, la piccola agorà che nascerà sarà a completa disposizione dei cittadini del quartiere, che oggi lamentano la mancanza di spazi aggregativi e la totale assenza di panchine e arredi urbani lungo Corso Sardegna. Il CIV, da parte sua, propone anche la fruizione di spazi aperti con aree verdi, da utilizzare per manifestazioni e mercatini rionali, e l’introduzione di impianti sportivi con installazione di tensostrutture a copertura dell’area (visto che il tetto sarà demolito e che non si possono inserire strutture permanenti).

     

    Elettra Antognetti

  • San Fruttuoso, borgo di Sant’Agata: il progetto del Civ, nuova piazza sull’antica via romana

    San Fruttuoso, borgo di Sant’Agata: il progetto del Civ, nuova piazza sull’antica via romana

    imageA due passi da Corso Sardegna, dietro all’ex mercato ortofrutticolo, da qualche giorno sono partiti i lavori di riqualificazione parziale di Largo Giuseppe de Paoli: una piazza dall’alto valore storico, che oggi fa parte del piccolo nucleo dell’antica Val Bisagno, sopravvissuto agli stravolgimenti urbani. Un progetto del 2010 proposto dal CIV (che è anche committente dei lavori), finanziato al 70 per cento con fondi europei: si tratta del secondo progetto proposto dal comitato che partecipa a un bando regionale, vincendo e ottenendo accesso a finanziamenti pari a 150 mila euro, stanziati dall’Unione Europea. Prima era stata la volta della riqualificazione di Piazza Manzoni, che vi avevamo già raccontato qui.

    Stando alle proposte del comitato di cittadini, la piazza – su progetto degli architetti Dario Kuglievan e Roberto Martinelli – si trasformerà in un’isola pedonale, un’oasi felice per i cittadini chiusa tra via Giacometti e il complesso di Sant’Agata. Gli interventi, ora in corso, dovrebbero concludersi a fine estate e riguarderanno la riorganizzazione dei posti auto su Via Giacometti, la risistemazione del tratto che unisce la via con il complesso storico di Sant’Agata, l’introduzione di reti fognarie bianche e nere. Inoltre, un arredo urbano consono alle esigenze degli abitanti della zona, con panchine, stalli per le biciclette, nuove fonti di illuminazione (5 pali della luce), telecamere per la videosorveglianza dell’area.

    Racconta Umberto Solferino, presidente del CIV: «Una soddisfazione: siamo al nostro secondo progetto finanziato al 70% dalla UE grazie alla partecipazione al bando regionale. Questo significa che il CIV è un interlocutore fondamentale per il Comune e l’amministrazione civica. Il nostro intervento in Piazza Manzoni, ad esempio, è oggi fiore all’occhiello della zona. Come CIV dovremo intervenire anche economicamente per ultimare i lavori in Largo de Paoli: a nostro carico, ad esempio, l’inserimento di telecamere».

    imageIl progetto prevede inoltre l’incremento della cartellonistica e la pedonalizzazione dell’area vicina all’allaccio dell’antico Ponte di Sant’Agata, con collegamento al ciottolato storico della piazza. Ci svela sempre Solferino che da qualche giorno la ditta appaltatrice che sta seguendo i lavori ha preso contatti con la madre superiora del convento di Sant’Agata e sembra ci sia un accordo per il rifacimento della pavimentazione anche nel tratto privato, di proprietà del convento, che affaccia sulla via principale.

    Gli interventi mirano a rilanciare il turismo e a creare un tutt’uno con il complesso dell’ex mercato di Corso Sardegna, che a breve sarà interessato da interventi di recupero a fruizione della cittadinanza.
    L’importanza di questi lavori è data dal fatto che, come si diceva, si tratta di un sito dall’alto valore storico: la pavimentazione originaria è quella della Via Antica Romana, che seguiva il tracciato del Ponte di Sant’Agata e univa Levante e Ponente. In questa prima fase dei lavori, si sta smantellando l’antico ciottolato in pietra, ma in un secondo tempo sarà restaurato e valorizzato. Così commenta l’architetto Matteo Marino, cittadino da sempre attivo nella promozione culturale della zona e attento alla valorizzazione del sito di Sant’Agata: «Questi lavori daranno la possibilità di rilanciare la zona sotto il profilo turistico: si potrebbe creare un percorso lungo la Via Antica Romana, in cui i cittadini possono passeggiare liberamente o andare in bici».

    Gli interventi sono volti al miglioramento generale della zona, ma soprattutto serviranno a ridare dignità a una piazza oggi relegata al rango di “slargo”, che affaccia sulla più trafficata Via Giacometti e offre qualche posteggio agli automobilisti perlopiù diretti in Corso Sardegna. «Purtroppo Genova – commenta Solferino – è la città del “mugugno” libero: spesso i nostri interventi seppur positivi, non sono così sentiti dalla popolazione, noi vogliamo che il nostro quartiere sia decoroso, assumendoci anche oneri in termini monetari; o ancora, organizziamo eventi per ridare slancio alla zona: certe volte ci arrabbiamo con il territorio nel non vedere riconosciuto il nostro lavoro».

     

    Elettra Antognetti

  • Presidio sanitario in Valpolcevera: ultimatum del Consiglio comunale, ma regna ancora l’incertezza

    Presidio sanitario in Valpolcevera: ultimatum del Consiglio comunale, ma regna ancora l’incertezza

    ponte-autostrada-valpolceveraPiastra, palazzo o casa della salute che sia, il Consiglio comunale ha espresso ieri la sua ferma volontà affinché il presidio sanitario della Valpolcevera possa diventare realtà il prima possibile. Ieri, infatti, è stata approvata una mozione che impegna sindaco e giunta a definire entro un mese un accordo con Asl 3 circa i servizi da allocare nei nuovi spazi che saranno finanziati dalla Regione. Dopo un lungo dibattito, il documento ha avuto il via libera con 32 voti favorevoli, nessun contrario e 7 astenuti (M5S e Udc) per questioni di metodo più che di merito e qualche rivendicazione politica.

    Come molti consiglieri di opposizione, e non solo, hanno avuto modo di sottolineare, sul progetto vige ancora molta incertezza. «Sarà un caso – ha detto Mauro Muscarà (M5S) – ma nel 2010 si era tagliato il nastro dell’ospedale di Pontedecimo, oggi con l’approssimarsi delle elezioni europee torniamo a parlare della piastra in Valpocevera e, magari, la posa della prima pietra avverrà in piena campagna elettorale per le regionali». A rincarare la dose il suo capogruppo, Paolo Putti: «Figuriamoci se posso essere contrario a un provvedimento che riguarda direttamente il miglioramento di un’area in cui vivo e in cui vivono le mie figlie, ma mi sembra che ci stiamo impegnando a fare cose che non sono di nostra competenza. Si parla già di progetto esecutivo e di realizzazione dell’opera a partire dal 2015 ma non sappiamo ancora che cosa vogliamo metterci, dove vogliamo farla, quanto ci costerà l’area, a fronte di quali oneri di urbanizzazione per realizzare che cosa e che tipo di bonifica sarà necessaria».

    Per lungo tempo si è parlato dell’area ex Mira Lanza come luogo destinato a ospitare il nuovo presidio sanitario ma gli eccessivi oneri di urbanizzazione che avrebbero previsto la concessione ai privati di circa 12/13 mila metri quadrati di terreno da sfruttare dal punto di vista commerciale sono stati ritenuti irricevibili per il territorio da parte del Municipio Valpolcevera. In mancanza di aree pubbliche da poter sfruttare, la scelta sembra allora essersi orientata su un’area di circa 3500 metri quadrati, sempre in zona Teglia, in via Fratelli Bronzetti, di proprietà Houghton ma attualmente dismessa e che comporterebbe oneri di urbanizzazione decisamente minori.

    «Si tratta di un’area ex industriale in cui veniva effettuato trattamento di olii esausti – ha spiegato il vicesindaco, Stefano Bernini – e che è proprietà attuale di una compagnia indiana che ha dismesso l’attività ed è interessata a nuove realizzazioni. Bisogna, dunque, capire se, fatti i lavori di bonifica a carico dei proprietari, sia possibile ritagliare una porzione da utilizzare, cambio oneri, per la realizzazione della nuova piastra sanitaria». Destinazione che sembrerebbe gradita anche ad Asl che, stando a quanto riportato dal vicesindaco, avrebbe espresso la propria preferenza per aree edificabili ex novo che consentano la realizzazione di economie di scala e maggiori libertà di movimento più difficilmente ottenibili rispetto a uno spazio già costruito e sottoposto a vincoli della Sovrintendenza com’è quello dell’ex Mira Lanza.

    La mozione approvata in Consiglio comunale

    La mozione di ieri, in ogni caso, ha soprattutto lo scopo di fissare alcuni paletti imprescindibili per un iter procedurale che non può più subire rallentamenti dal momento che la Regione deve fissare entro giugno gli investimenti in edilizia sanitaria da inserire nei fondi Fas 2014-2020. «Il documento – spiega la prima firmataria Cristina Lodi (Pd) – è frutto di un lavoro complesso portato avanti da Municipio, Comune e Regione e scandisce un tempo utile e necessario entro cui dovrà muoversi la Asl per non perdere i finanziamenti che la Regione stessa è disponibile a dare. Non si può più perdere tempo in Commissione, nel senso che i lavori preliminari rispetto alla piastra della salute in Valpolcevera erano già stati ampiamente affrontati in quella sede, anche dalla giunta precedente».

    Anche il sindaco Doria ha espresso il proprio sostegno alla mozione: «La giunta – ha detto il primo cittadino nel suo intervento in aula consiliare – è favorevole perché questo documento dà l’indicazione all’amministrazione di occuparsi attivamente, entro i propri limiti, alla soluzione dei problemi che riguardano la realizzazione della piastra sanitaria in Valpolcevera. Condivido l’indicazione politica che ne scaturisce di definire, in tempi utili, che cosa si debba fare».

    Ma chi è chiamato a decidere e a non perdere ulteriore tempo prezioso? «La programmazione deve essere congiunta tra le istituzioni e la Asl» spiega la consigliera Lodi, presidente della commissione Welfare. «La definizione dell’area spetta al Municipio e al Comune, tenendo presente quanto previsto dal Puc e senza dimenticare le necessità del contesto in cui la nuova realtà andrebbe inserita. La Asl, invece, deve entrare nel merito della progettazione della piastra decidendo cosa metterci e la Regione deve investire economicamente, dov’è possibile anche con un cofinanziamento comunale. Si tratta, dunque, di un sistema intricato ma la mozione di oggi ha proprio lo scopo di porre alcuni vincoli a un processo di programmazione che è alle porte».

    Una mozione appoggiata anche dall’assessore alle Politiche socio-sanitarie, Emanuela Fracassi: «Apprezzo la mozione perché tenta di far coincidere percorsi che per natura non hanno coincidenza. Lo sforzo è mettere insieme la riqualificazione di uno spazio cittadino come previsto dal Puc con l’utilizzo di fondi Fas della Regione ai fini del miglioramento delle strutture per l’assistenza socio-sanitaria dei cittadini».

    Accanto alla mozione sono anche stati votati all’unanimità due ordini il giorno. Il primo, presentato dal Movimento 5 Stelle, richiede un approfondimento in Commissione sulla scelta della nuova area e sulla tipologia degli oneri di urbanizzazione da concedere alla proprietà. Il secondo, proposto dalla Lista Doria, mira ad ampliare lo sguardo all’intero sistema socio-sanitario genovese per garantire il principio di equità di accesso alle cure. «Voglio sottolineare – ha detto il consigliere Pierclaudio Brasesco – che è necessario che il Comune consolidi l’interlocuzione con la Asl nell’ottica di una più efficace integrazione socio-sanitaria».

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Prà, skate park e area sportiva: 20 mila mq da restituire alla cittadinanza

    Prà, skate park e area sportiva: 20 mila mq da restituire alla cittadinanza

    street-art-skater-D1Ancora una volta il Consiglio comunale torna a parlare del Por di Prà (qui l’approfondimento di Era Superba). Dopo aver analizzato nel dettaglio la situazione del “Parco Lungo” a inizio anno, ieri è stata la volta del progetto Prà-to-sport, che coinvolgerà la zona più a levante della delegazione.

    Lo spunto è stato fornito dai consiglieri del Movimento 5 Stelle, Boccaccio e Burlando, che riportando le istanze raccolte sabato scorso durante una manifestazione sul territorio, hanno chiesto all’assessore ai Lavori pubblici, Gianni Crivello, di fare chiarezza su come verranno spesi i 2,180 milioni di euro messi a bilancio per questo intervento. «All’interno del Piano triennale dei lavori pubblici, che potremmo anche definire desaparecido visto che ha fatto un passaggio “a manetta” nei municipi perché arrivasse subito in Consiglio ma non se n’è saputo più nulla, ci sono una trentina di voci che riguardano il Por di Prà – ha detto in Sala Rossa Andrea Boccaccio – e in particolare una che si riferisce a interventi relativi a un’area pubblica per sport all’aperto. Vorremmo sapere nel dettaglio di che tipo di interventi si tratta e come si fa ad arrivare a una cifra tale».

    Nella sua risposta, Crivello ha ricordato che si tratta di un’area di circa 20 mila metri quadrati che, come previsto dalla Conferenza dei servizi ambientali, necessita di bonifica e di un ricarico del fondo esistente per circa un metro di terra su tutta la sua estensione. «Inoltre – ha proseguito Crivello – si dovrà provvedere alla regimentazione delle acque, alla recinzione e all’illuminazione dell’area. Restano poi ancora 150 mila euro per restituire lo spazio pubblico ai cittadini il prima possibile».

    Ma non è tutto. Per l’allestimento sportivo è, infatti, previsto l’impiego di altre risorse provenienti dal ribasso d’asta dell’intero Por, un’economia che ammonta a circa 1 milione e 250 mila euro, con cui verrà realizzato quasi sicuramente uno skate park. Sul tema, si era espresso anche il sindaco Marco Doria, proprio in Consiglio comunale lo scorso gennaio: «I ribassi d’asta del Por – aveva detto il primo cittadino – verranno utilizzati per realizzare interventi che siano apprezzati, che rispondano alle esigenze di risistemazione dell’area e che possano essere funzionali anche a implementazioni future ma che nell’immediato consentano un primo utilizzo dell’area». Niente più palazzetto dello sport, dunque, che sarebbe di gran lunga più oneroso rispetto ai fondi a disposizione. «Lo skate park – ci aveva spiegato il presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente – è una promessa presa dall’amministrazione già tre anni fa a fronte di una richiesta di alcuni giovani praesi. Con i soldi restanti valuteremo le altre proposte di campetto polivalente e pista di atletica».

    Nel suo complesso, il Por di Prà è stato finanziato con 17 milioni e 324 mila euro, di cui 11,5 milioni provenienti da fondi regionali ed europei e 5,8 milioni dalle casse di Tursi. «Parte degli interventi – ha ricordato l’assessore Crivello – è già stata effettuata: nel 2010 è stato messo a punto l’accesso al parco di Ponente, nel 2012 è stata terminata piazza Sciesa e l’anno scorso abbiamo completato il riassetto idrogeologico del rio Sampietro. Ma c’è ancora molto da fare. Come il Parco Lungo, i cui lavori dovrebbero partire a settembre/ottobre di quest’anno e concludersi nell’ottobre del 2015. Per dare un’accelerata definitiva (e non perdere i finanziamenti del Por che vanno rendicontati entro la fine del 2015, ndr) la giornata lavorativa sarà di un turno e mezzo, dalle 7 alle 20».

    Insomma, dopo 7 tavoli ufficiali, 5 assemblee pubbliche, un consiglio monotematico trasformato in assemblea pubblica con la presenza di Crivello e del sindaco, 15 incontri tra consigli e commissioni municipali e comunali solo negli ultimi mesi, oltre agli innumerevoli sopralluoghi e a due ipotesi di progetto presentate e dibattute pubblicamente, i praesi possono finalmente intravedere la luce in fondo al tunnel.

    Simone D’Ambrosio

    [foto di Daniele orlandi]

  • Piazza Matteotti pedonale: la battaglia dell’associazione di quartiere AssEst

    Piazza Matteotti pedonale: la battaglia dell’associazione di quartiere AssEst

    Palazzo Ducale entrataPiazza Matteotti pedonale, dotata di arredi urbani e valorizzata in tutto il suo splendore, in continuità con Piazza De Ferrari: un biglietto da visita per tutti, genovesi doc e turisti, che arrivano nel centro storico. È quello per cui si battono da anni i rappresentanti di AssEst, associazione di quartiere che sta portando avanti varie battaglie, dalla valorizzazione del complesso di Santa Maria di Castello e Torre Embriaci, al controllo della movida sregolata. Nel corso di #EraOnTheRoad abbiamo incontrato il presidente dell’associazione, Giancarlo Bertini, che ci ha illustrato le problematiche e le proposte per il futuro.

    Per prima cosa, sono state chieste alcune modifiche alla situazione corrente: ad esempio, si vorrebbe che le auto del commissariato di Polizia che affaccia sulla piazza e su Via San Lorenzo siano posteggiate altrove, liberando la piazza. Si parlava, una volta chiuso il cantiere che oggi occupa la parte sud di Matteotti, di trasformare quell’area in un piccolo parcheggio riservato alle auto di servizio. Tuttavia, il cantiere, aperto ormai dal 2010, rischia di andare per le lunghe e ancora non si intravede una soluzione in questo senso. «Prima la colpa del ritardo era del cantiere di Piazza delle Erbe, ma ora che  la scuola è stata completata il cantiere è rimasto. Quanto ancora si andrà avanti?», commenta Bertini.

    Inoltre, la proposta di AssEst prevede una risistemazione complessiva dei posteggi per i residenti del centro storico, così da assicurare la sosta agli abitanti: a ciò, deve seguire il divieto di sostare per tutte le altre macchine e l’introduzione di un sistema di monitoraggio di ingressi e uscite, l’aumento dei controlli da parte della Polizia Municipale e l’inasprimento delle sanzioni per chi infrange la legge. Discorso a parte per chi esibisce apposito contrassegno di disabilità, naturalmente legittimato a sostare. «Quando ci sono manifestazioni a San Lorenzo qui è tutto pieno di macchine – continua Bertini – Noi vorremmo semplicemente che la Piazza Matteotti fosse libera e dotata di un arredo urbano consono a una piazza così importante e centrale, biglietto da visita per la città non meno di Piazza De Ferrari. Cosa pensano i turisti arrivando in centro e scoprendo questa situazione? È uno scandalo non riuscire a valorizzare un luogo così centrale e strategico».

    Confermano da AssEst che, in tutto questo tempo in cui hanno continuato a portare avanti la loro battaglia (di fronte all’Amministrazione civica, negli uffici, nelle riunioni di quartiere, perfino sui social: su Twitter hanno lanciato l’hashtag #matteottipedonale), hanno trovato sempre buon riscontro da parte di Tursi, che si è sempre detto pronto al dialogo e concorde in questa battaglia per la pedonalizzazione della piazza. «Abbiamo il loro appoggio, certo – continua Bertini – ma in concreto cosa hanno fatto e cosa fanno? Poco o niente. C’è stato un incontro con Elena Fiorini (Assessore a Legalità e Diritti, n.d.r.), con l’assessore allo Sviluppo Economico Oddone e attendiamo di incontrare soprattutto Anna Maria Dagnino (Politiche relative alla Mobilità, alla Logistica ed al Trasporto pubblico, al Trasporto su ferro e metropolitana, n.d.r.), che può darci una risposta. Anche in passato abbiamo avuto ottimi interlocutori all’interno della giunta Vincenzi (l’ex assessore alla Mobilità Simone Farrello), che sposavano in toto la nostra causa, ma che poi hanno di fatto rinunciato ad attuare qualsiasi cambiamento».

    Non solo Tursi: AssEst interagisce anche con la Polizia Municipale, cui manda periodicamente fotografie della piazza che denunciano situazioni anomale e contro la legge, e cerca un dialogo anche con le forze di Polizia di Stato, la cui sede affaccia sulla piazza: «Il questore ci ha ascoltati e ci ha dato più volte ragione, ma di fatto anche lui non fa nulla: vedere che proprio loro non rispettano le norme è un deterrente anche per tutti gli altri cittadini. Non sappiamo più a chi rivolgerci per farci ascoltare, ma siamo determinati ad andare avanti con questa battaglia per restituire Piazza Matteotti ai cittadini. La situazione qui è simile a quella di Corso Quadrio, anche quella tragica: lì un tempo c’erano parcheggi per i residenti, ora la zona è da tempo occupata da un cantiere, ormai chiuso da anni, e il Comune non fa niente per liberare l’area e restituirla ai residenti, nonostante le tante sollecitazioni. Il paradosso è che lo spazio è usato dalla carrozzeria lì vicina, privatamente, come deposito delle auto. Per quanto riguarda Matteotti, poi, c’era stata anche una delibera nel 2011, che non è mai stata messa in essere».

    Insomma, “non si muove nulla ma continuiamo a protestare”: di questo sono convinti i rappresentanti di AssEst, che aspettano il fatidico incontro con l’assessore Dagnino e sono determinati a risolvere l’impasse proponendo poche chiare, valide idee concrete: posteggi per la Polizia al posto dell’attuale cantiere, aumento della segnaletica, sistema di sorveglianza, appunto. Tutte misure attuabili a costo pressoché zero, solo ottimizzando la situazione attuale.

    Elettra Antognetti

  • Valletta San Nicola: verso il percorso partecipato e la firma dell’accordo di programma

    Valletta San Nicola: verso il percorso partecipato e la firma dell’accordo di programma

    Valletta Carbonara San NicolaValletta San Nicola o Carbonara – 27 mila mq nel cuore di Castelletto, tra Corso Firenze e Corso Dogali – una situazione ormai nota alla maggior parte dei genovesi (qui l’ultimo approfondimento di Era Superba): da anni i comitati di quartiere si battono affinché il più grande spazio verde del centro, di proprietà di ASP Brignole, sia restituito alla città per attività di vario tipo (da turistiche a imprenditoriali, didattiche, ecc.).

    A giugno 2013 in Comune è stata approvata una mozione che definisce quest’area come agricola all’interno del nuovo PUC e esclude la possibilità di costruire park e villette, come nelle intenzioni dei proprietari. Ma la questione non è così semplice. Il quadro si complica se si pensa che i soggetti coinvolti sono molti, e tutti vogliono spartirsi a ragione i 27 mila mq, cercando di trovare un accordo: oltre ai proprietari dell’ASP Brignole, anche Comune e Regione, i cui rappresentanti siedono nel consiglio di amministrazione del Brignole, e Università di Genova, che ha acquisito dal Brignole il diritto di superficie degli spazi dell’Albergo dei Poveri per 50 anni allo scopo di trasferire qui la ex Facoltà di Scienze Politiche e realizzare un campus universitario. Infine, non dimentichiamo i cittadini di Castelletto che, riuniti nell’associazione Le Serre, da tempo si battono per avere un ruolo costruttivo all’interno del processo decisionale e un futuro attivo nella gestione della Valletta.

    Mercoledì è in programma a Tursi una commissione consiliare alla presenza di tutti i soggetti coinvolti per iniziare un percorso condiviso, in attesa che i vari enti sottoscrivano un accordo di programma. Durante #EraOnTheRoad siamo andati alla Valletta a parlare con i membri de Le Serre. Ecco il quadro completo della situazione.

    Verso la suddivisione dell’area e l’assegnazione degli spazi

    Di recente è stato redatto dal commissario straordinario del Brignole Enzo Sorvino un accordo di programma, da sottoscrivere tra i quattro soggetti in questione (ASP Brignole, Comune, Regione e Università). L’accordo è ora al vaglio dell’avvocatura e sembra “manchi davvero poco” (a quanto confermano fonti ufficiose) alla firma definitiva. Si è svolto da poco un incontro tra Comune (con vicesindaco Bernini e Assessore all’Ambiente Valeria Garotta), Regione e Municipio per parlare della “valorizzazione” dell’area e della sua restituzione a tutta la città, non solo al quartiere di Castelletto.

    «L’idea dell’accordo di programma è stata mia: ho deciso di procedere alla stesura perché si tratta di un problema che interessa tutti – commenta Sorvino – Avrei potuto tranquillamente disfarmene perché si tratta di un bene non valorizzabile dal punto di visto economico, ma ci tenevo a condividere idee e proposte con cittadini e soggetti coinvolti. Certo, non può essere trasformato tutto in orti urbani, come vorrebbero alcuni, ma l’idea è quella di introdurre orti a rotazione, laboratori didattici, un’area per le serre del Comune da ristrutturare, con le felci storiche. Infine, un’area spetterà ad Aster come magazzino, e poi ci sarà il campus universitario e la foresteria dell’Albergo dei Poveri. Sono 27 mila mq: c’è spazio per tutti, non le pare?».

    Dopo la stesura dell’accordo, si dovrà attendere che il Comune proceda alla regolarizzazione del rapporto contrattuale con il Brignole per le aree che ancora sono scoperte, e che si faccia una stima del valore degli spazi per l’acquisto del diritto di superficie (a 50 o 99 anni, dato ancora da decidersi), come già avvenuto negli anni scorsi per l’Università di Genova. Serve una quantificazione in questo senso, dal momento che si tratta di un bene inalienabile.

    Stabilite anche queste ultime cose, il Comune sarà capofila del progetto di ripensamento della Valletta, affiancato dal Brignole, che dovrà controllare che l’eredità dell’azienda sia conforme alle volontà testamentarie del suo fondatore e venga utilizzato come risorsa (non sostantiva, visto che si parla di verde pubblico) per la popolazione. Commenta ancora Sorvino: «I soggetti nella cabina di regia saranno due, noi e il Comune, quest’ultimo scelto come promotore, dal momento che avrà più facilità degli altri ad accedere a fondi europei, mediante partecipazione ad appositi bandi».

    Da ultimo, in attesa della suddivisione degli spazi tra soggetti in questione, ieri (10 aprile, ndr) si è svolto l’ incontro tra Associazione Le Serre e Ufficio Partecipazione del Comune, per cercare un dialogo tra enti pubblici e cittadini del quartiere (i quali restano purtroppo esclusi da alcune fasi decisionali). Per ovviare a questo problema, era stato presentato poco tempo in fa in Consiglio comunale un articolo 54, che chiedeva di tenere conto della volontà dei cittadini. Da qui, nasce questo incontro con l’Ufficio Partecipazione, uno dei punti forti del programma del sindaco Doria al momento della sua elezione (nei quartieri di Prà, Lagaccio, Castelletto, Quarto), e già sperimentato con successo nel caso della ex caserma Gavoglio.

    Ci spiega Franco Montagnani de Le Serre: «Ho richiesto l’incontro per le vie brevi in quanto ho ritenuto che si dovesse concordare con gli uffici comunali una strategia di partecipazione, a cui seguirà un percorso adeguato. Di norma, nei tavoli decisionali non siamo presenti e, pur rappresentati da Municipio e Orto Botanico, vogliamo costruire un percorso in prima persona con l’Ufficio Partecipazione e diventare parte attiva nel processo di suddivisione degli spazi, per evitare che tutto quello che abbiamo fatto negli anni sia vanificato e ci venga dato solo un “contentino”».

    Inoltre, come detto, mercoledì 16 ore 14.30 a Tursi è in programma la Commissione consiliare  “Valletta Carbonara, esiti del tavolo di lavoro tra Comune di Genova, Regione Liguria, Istituto Brignole e Università – Audizioni dei soggetti partecipanti al tavolo”: un appuntamento non tanto per illustrare il progetto, già presentato da Le Serre e dagli altri soggetti lo scorso anno sempre in Commissione consiliare (e da cui poi è scaturita la mozione del 25 giugno), quanto perché i soggetti che fanno parte dell’accordo di programma (in particolare il Comune, tramite il vicesindaco Bernini) aggiornino i consiglieri sullo stato dell’arte.

    «Noi saremo naturalmente presenti – continua  Montagnani  – e punteremo molto sull’unitarietà del progetto e il conseguente utilizzo congiunto ed unanime delle aree da parte di tutti i soggetti. Avanzeremo anche la proposta di “affido” anticipato, come già fatto ai Giardini Pellizzari: abbiamo chiesto al commissario Sorvino di prendere in gestione da subito l’area per iniziare un’azione di pulizia e metterci alla prova, soprattutto per coordinarci e vedere se saremo in grado in futuro di gestire gli spazi. Lo slogan sarà “Puliamo la Valletta”, abbiamo già raccolto l’adesione di circa 200 persone: i cittadini sono stufi dei proclami e dei tempi lunghi della politica, e hanno voglia di fare qualcosa di concreto per la zona. Dopo i nostri sforzi per raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti e dopo una mostra fotografica per far conoscere il luogo, ora abbiamo voglia di fare, armati di zappa. Se non ci daranno il permesso, c’è il rischio che le persone, oggi entusiaste, si disaffezionino alla causa».

     La posizione dell’associazione Le Serre e il progetto di recupero dell’area

    Il testo della già citata mozione consigliare dello scorso giungo (qui il pdf), espone sinteticamente le linee fondamentali del Progetto de Le Serre (qui l’approfondimento di Era Superba). Anche la piantina della Valletta (qui il pdf), con una suddivisione ipotetica delle aree da destinare ai vari soggetti, riesce bene a rendere idea delle enormi potenzialità del luogo. «Sono tanti i progetti che troveranno spazio nell’area – continua Montagnani – ma alla fine dovrà essere un unico grande “progetto di progetti”, integrato: il Progetto unitario di Riqualificazione dell’intera area come bene comune dei cittadini. A nostro avviso, la divisione e la frammentazione segnerebbero la morte della Valletta perciò, siccome abbiamo tutti – pur nella diversità – una volontà comune, ci sembra giusto dialogare e proseguire assieme».

    Si terrà conto del fine turistico e didattico, con il coinvolgimento di scuole e degli studenti universitari, per dare la possibilità ai ragazzi di entrare in contatto con le nozioni botaniche e gli scenari naturali, come un giardino comune nel centro della città. Altro fine, quello sociale, per l’aggregazione di anziani, pensionati, bambini, giovani, persone libere che vogliono leggere il giornale o prendere il sole. Si parla anche di imprenditoria giovanile under 35, con progetti e attività di coltivazione e produzione di piante autoctone, sfruttando le strutture già esistenti nella valletta, come le serre, e le attrezzature: si parla di nuove linee nella produzione, al passo con le nuove tendenze in voga in città come New York, Roma, Milano, anche i vista di Expo 2015. Nella parte in fondo alla valletta, a ridosso dell’Albergo dei Poveri, uno spazio per concerti, eventi, manifestazioni culturali. Al centro, un’agorà, per lo scambio e l’interazione tra diversi soggetti del luogo, sempre per promuovere l’integrazione.

    Già sappiamo che una parte diventerà campus universitario: affiancato all’Albergo dei Poveri – nuova sede di Scienze Politiche – entro il 2019 ospiterà 7 mila studenti in 48 mila metri quadri, con 90 alloggi dotati di tutti i comfort (lavanderia, palestra, aule studio e quant’altro), per un investimento di 80 milioni di euro. ASP Brignole, invece, nei suoi edifici darà vita a un percorso museale storico-botanico che collegherà Porto Antico, Via Balbi e Corso Dogali: all’Albergo dei Poveri sarà presente, nella galleria che un tempo portava ai reparti, un tunnel che collegherà direttamente alla valletta e si potranno visitare giardini e serre storiche. Non sarà un vero museo perché, dice Sorvino, mancano i fondi per la gestione, ma comunque si cercherà di inserire il percorso all’interno del circuito museale cittadino. Il Comune, per la sua parte, continuerà a gestire le serre con le felci storiche, che saranno ristrutturate; Aster infine continuerà a occuparsi della manutenzione del tutto. Sarà creato anche un osservatorio per la tutela delle aree verdi cittadine.

     

    Elettra Antognetti

  • Riqualificazione Parchi di Nervi: cantieri da aprile a dicembre, ecco i lavori nel dettaglio

    Riqualificazione Parchi di Nervi: cantieri da aprile a dicembre, ecco i lavori nel dettaglio

    Musei di NerviTutto pronto per l’avvio dei lavori del secondo lotto di riqualificazione dei parchi di Nervi. I cantieri dovrebbero partire martedì prossimo, 15 aprile, e durare fino alla fine del 2014. Un peccato rovinare la stagione migliore per la fruizione di questi spazi verdi ma gli interventi di messa a punto di strade, prati e alberi non potevano davvero attendere oltre.

    Della riqualificazione si è parlato martedì in Consiglio comunale con un art. 54 di Mario Baroni (Gruppo Misto) che ha chiesto chiarimenti all’assessore all’Ambiente, Valeria Garotta, sul perché l’appalto sia stato assegnato a una ditta cesenate e non a un’azienda locale. «Non credo che a Genova non ci siano delle competenze valide per lavorare in questo campo – ha detto l’assessore nella sua risposta – ma quando si fa un appalto bisogna rispettare delle regole per la scelta dell’offerta migliore. In questo caso ha vinto la Cooperativa Lavoratori Agricolo Forestale Cesenate che non è specializzata in edilizia come hanno raccontato erroneamente alcuni giornali ma nasce proprio come operatrice forestale e ha in gestione tutto il verde della città di Arezzo». Per quanto riguarda le imprese genovesi, l’assessore ha tenuto a sottolineare che è in atto un percorso voluto dall’assessore Crivello, insieme con le associazioni di categoria e le rappresentanze sindacali, per trovare un sistema che nel rispetto delle norme consenta di dare lavoro al territorio soprattutto nel campo della gestione delle somme urgenze.

    I lavori nei Parchi di Nervi

    alberi-parchi-DITornando al tema centrale, l’appalto per il secondo lotto della riqualificazione dei parchi di Nervi è stato aggiudicato per un importo di circa 1,4 milioni di euro iva esclusa. Di questi, 580 mila euro saranno tutti destinati al ripristino del verde. Ma alla sistemazione dei prati e al ripristino di alcune specie arboree verranno assegnati ulteriori 350 mila euro che rappresentano il ribasso d’asta: il bando, infatti, partiva da una quota di 1,77 milioni di euro.

    Entrando più nel dettaglio, gli interventi avranno carattere piuttosto diffuso e riguarderanno: la regimazione delle acque con il ripristino di oltre 21 mila metri quadrati di superfici drenanti e la pulizia di 5 chilometri di canalette di raccolta delle acque meteoriche; il rinfoltimento di alberi ormai scomparsi nel corso del tempo, come il boschetto dei lecci di parco Groppallo con una ventina di nuove piante tra lecci e cipressi; il rifacimento completo o la rigenerazione di tutti i tappeti erbosi; il riordino del sistema di siepi secondo i criteri di restauro dei giardini storici; e, naturalmente, l’arricchimento delle collezioni botaniche di pregio delle tre aree verdi, parco Groppallo, parco Serra e parco Grimaldi rispettando la tradizione collezionistica di metà Ottocento.

    Musei di NerviCosì, a parco Groppallo, oltre ai 16 mila metri quadrati di manto erboso e al bosco dei lecci, torneranno palme, querce, eucalipti e le storiche camelie; a parco Serra, più di 8 mila metri quadrati di prato verranno affiancati nuovamente da palme ma anche da conifere “esotiche”, felci e altre siepi caratteristiche; a parco Grimaldi, infine, a fianco ai 5 mila metri quadrati di manto erboso, si punterà sul completamento del roseto e sulla collezione di altre piante mediterranee.

    Regolamenti comunali di uso dei parchi storici e degli orti urbani

    Sempre a proposito di verde, prosegue il cammino di revisione dei Regolamenti comunali di uso dei parchi storici e degli orti urbani. «La Consulta del Verde – spiega l’assessore Garotta – aveva elaborato una prima proposta di regolamento che è stata revisionata dagli uffici. Il prossimo mese ripresenteremo il risultato alla Consulta del Verde che dovrà votare il nuovo regolamento, insieme con quello degli orti urbani, per poi farli passare al vaglio della Giunta e del Consiglio comunale». Ma non basta avere un regolamento, bisogna anche conoscerlo. A questo scopo, l’assessore ha annunciato che, in sinergia con il collega Boero, è allo studio un progetto di offerta formativa da presentare alle scuole elementari e medie affinché dal prossimo anno si possa avviare un programma di educazione ambientale rivolto ai ragazzi, primi fruitori di questi spazi. «Dobbiamo ancora ragionare sulle modalità concrete – specifica Valeria Garotta – ma l’idea è puntare su tutti i livelli di istruzione scolastica, con attività all’aperto e non necessariamente lezioni frontali in aula, per catturare al meglio l’attenzione e la curiosità di bambini e ragazzi». Per rendere fruttuosa la diffusione e la conoscenza del regolamento, inoltre, l’assessore ha manifestato l’intenzione di avvalersi della collaborazione delle numerose associazioni che presidiano e hanno a cuore tutti i parchi storici genovesi, oltre naturalmente a Italia Nostra e Legambiente da sempre attive nella tutela del verde.

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Via Shelley, messa in sicurezza rio Penego e nuova strada da corso Europa ad Apparizione

    Via Shelley, messa in sicurezza rio Penego e nuova strada da corso Europa ad Apparizione

    Via Shelley, QuartoDovrebbe finalmente essere arrivata a una svolta decisiva l’ormai ultratrentennale vicenda che riguarda la realizzazione di alcuni nuovi edifici residenziali in via Shelley. Rispondendo, infatti, ad alcuni obblighi imposti da sentenze della giustizia amministrativa e da un’operazione di polizia idraulica della Provincia di Genova, la Giunta comunale ha dato il via libera a un processo a catena che potrebbe portare all’avvio definitivo dei lavori entro la fine dell’anno. Ma la situazione è piuttosto intricata perché unisce, da un lato, la necessità di ammodernare la canalizzazione del rio Penego per una definitiva messa in sicurezza in caso di forte piogge, dall’altro, il completamento del nuovo collegamento stradale tra via Monaco Simone e corso Europa.

    La situazione è spiegata meglio dalle parole del vicesindaco, Stefano Bernini: «Abbiamo l’obbligo – dice l’assessore all’Urbanistica – di realizzare una modifica alla tombinatura del rio Penego perché quella fatta dagli abitanti di via Shelley negli anni ‘60-‘70 è piccola e ha creato diversi disagi in seguito a forti piogge. A monte, invece, il lavoro è stato fatto correttamente ma, nel tratto di congiungimento tra le due tubature, l’acqua che arriva non riesce a essere recepita dal vecchio scolmatore, che fa tappo e provoca i conseguenti allagamenti».

    L’intervento, però, viene anche considerato tra le opere propedeutiche alla realizzazione della nuova viabilità pubblica di collegamento tra corso Europa e Apparizione (qui l’approfondimento), che il Comune aveva inserito negli oneri di urbanizzazione per la costruzione di un centro residenziale in via Shelley. In questo contesto, è inevitabile che le due situazioni si siano intrecciate indissolubilmente. Da un lato, gli abitanti della valle del Penego sono soddisfatti perché finalmente si realizzano la tombinatura e, soprattutto, la nuova strada che decongestiona il traffico di via Tanini e via Posalunga a Borgoratti; dall’altro, gli attuali abitanti di via Shelley si oppongono a nuovi insediamenti residenziali, facendosi forti della bandiera del no alla cementificazione scriteriata e sollevando diversi dubbi sulla necessità di revisione alla tombinatura del rio Penego, grazie anche all’appoggio di alcuni ambientalisti.

    «È un conflitto che si sana solo facendo una scelta o un’altra» ammette Bernini, dalle cui parole ben si intuisce come l’amministrazione la propria scelta l’abbia già fatta. «I residenti di via Shelley hanno comunque il peso di aver fatto male, a suo tempo, la tombinatura del Penego a cui dovrebbero rimediare a proprie spese. Quanto alla nuova urbanizzazione, bisogna sfatare alcuni falsi miti: innanzitutto non è vero che si fa fuori dalla linea verde ma è un intervento che ricade dentro l’area urbana. Naturalmente l’opera, ben ponderata, impone a chi si fa carico dei nuovi palazzi anche il mantenimento del verde circostante». Non si tratta, dunque, di una vera e propria speculazione da parte di qualche imprenditore edile ma piuttosto dello sviluppo di un progetto che esiste da decadi e che è stato realizzato da una cooperativa di abitanti futuri. «Non siamo di fronte al classico “mettere le mani sulla città” – assicura il vicesindaco – da parte di imprenditori che vogliono costruire sulle colline. Ma si tratta di un progetto per cui tra l’altro il Comune ha già incassato gli oneri di urbanizzazione ma non ha ancora fatto nulla».

    Rio Penego a Genova QuartoChe cosa c’entri il Comune con la realizzazione del nuovo centro residenziale è presto detto. «Nell’accordo con il Consorzio cooperative Rio Penego (il soggetto interessato alla costruzione del nuovo centro residenziale, NdR) – spiega Bernini – è previsto che i lavori possano iniziare una volta realizzata la strada necessaria all’insediamento del cantiere. È, dunque, ragionevole che mentre il Comune mette in sicurezza il rio, possa allargare leggermente la strada soprastante che servirà come base per dar via ai lavori dei tre blocchi di edifici previsti dal piano regolatore e della strada di collegamento come onere di urbanizzazione. Da lì, infatti, il Consorzio potrà fare la cantierizzazione e utilizzare il movimento terra per completare il collegamento tra corso Europa e Apparizione». Una strada che dovrebbe costare circa 5 milioni di euro che però il Comune non ha a direttamente disposizione, tanto da averla appunto “addebitata” al Consorzio.

    In realtà su questo progetto insisterebbe anche un veto del Tar. Ma, come ci racconta il vicesindaco, la sentenza del Tribunale amministrativo fa riferimento esclusivamente a una sorta di vizio di forma: «Il progetto del nuovo alveo tombinato del Rio Penego e della base su cui realizzare le altre opere è stato chiuso dalla Conferenza dei servizi quando il commissario nominato dal governo era già scaduto. È su questo aspetto che la giustizia amministrativa ha imposto di iniziare nuovamente il percorso: la Conferenza dei servizi, dunque, dovrebbe ripartire perché è stata chiusa in sede deliberante quando non aveva più il commissario. Ma il progetto nel suo contenuto non ha avuto nessuna eccezione: la colpa è dei tempi burocratici che, come spesso accade in queste situazioni, si sono dilatati a dismisura provocando un avvicendamento di diversi commissari per una piccola questione. Ad ogni modo, se il ricorso al Consiglio di Stato non dovesse avere successo, si tratterebbe solo di riacquisire i pareri già acquisiti e riformalizzare la deliberazione».

    Il Comune, dunque, interverrà con urgenza sulla tombinatura del rio Penego. La messa in sicurezza riguarda, tuttavia, un tratto limitato di 120 metri a partire dall’impianto di via Monaco Simone che risponde alle misure stabilite dal piano di bacino. La canalizzazione, però, non sarà completata: restano ancora 370 metri insistenti su aree demaniali e private, tra cui quelle del Consorzio stesso, che potranno essere messi in sicurezza solo nel corso dei lavori di completamento della nuova viabilità tra corso Europa e Apparizione.

    Insomma, l’obiettivo è quello di prendere tre piccioni con una fava: mettere in sicurezza il rio Penego, completare il collegamento tra via Monaco Simone e corso Europa e iniziare i lavori per il nuovo insediamento residenziale che attende il via libera dal 1981. E tutto sembra muoversi in questa direzione visto che anche il consiglio di Municipio IX – Levante ha recentemente approvato all’unanimità un ordine del giorno che sprona l’amministrazione comunale a proseguire definitivamente il percorso.

    Simone D’Ambrosio

  • #EraOnTheRoad alla scoperta delle botteghe storiche genovesi: lo storify del tour

    #EraOnTheRoad alla scoperta delle botteghe storiche genovesi: lo storify del tour

    botteghe-storiche-genovaNon solo Rolli Days nel weekend genovese. Oltre alle visite guidate ai palazzi che hanno fatto la storia della nostra città e all’ormai consueto appuntamento con il campionato mondiale di pesto al mortaio, un gustoso antipasto delle tipicità della nostra tradizione è stato servito questa mattina con un tour guidato alla scoperta delle botteghe storiche di Genova. Si è trattato di un evento di per sé riservato alla stampa nazionale, pensato soprattutto per far conoscere Genova fuori dai confini liguri, all’interno di una tre giorni “promozionale” molto articolata, ma è un’occasione che Era Superba non si è voluta far scappare per conoscere più da vicino alcune delle piccole, grandi eccellenze della nostra tradizione, che magari incrociamo tutti i giorni sul nostro cammino ma di cui non siamo pienamente consapevoli.

    botteghe-storiche-genova-barbiere-caprettariParliamo di botteghe che hanno sede in edifici antichi, inseriti nel tessuto del centro storico, con architetture, arredi, attrezzature e documenti d’epoca, che testimoniano attività dal sapore antico ma sempre apprezzate.
    A Genova, per preservare questo autentico patrimonio, è stato istituito un “Albo regionale delle botteghe storiche” nel quale vengono inseriti gli esercizi che sono in attività da almeno 70 anni e che soddisfano tutta una serie di requisiti richiesti dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici. «Grazie a un rinnovato accordo con Sovrintendenza e Camera di commercio – ci ha spiegato l’assessore a Cultura e Turismo del Comune di Genova, Carla Sibilla – il numero delle Botteghe storiche genovesi è potuto salire negli ultimi mesi da 14 a oltre una ventina. Le botteghe fanno domanda e si sottopongono alla valutazione della Sovrintendenza. Solo dopo un riscontro effettivo di tutti i requisiti possono entrare a far parte di un circuito di valorizzazione importante per la città e sostanzialmente unico a livello nazionale».

    L’elenco, dunque, è sempre aperto. Certo, l’aggiornamento non è così rapido dal momento che oltre una cinquantina di altre botteghe sono in attesa di valutazione: ma la Sovrintendenza si prende il suo tempo e il fatto di non poter limitarsi a certificazioni sulla carta ma di dover verificare con studi e approfondimenti sul posto l’esistenza dei requisiti necessari, di certo non velocizza le procedure. «Si tratta di uno dei numerosi patrimoni che può promuovere il turismo della nostra città facendo leva su una delle sue eccellenze – sottolinea l’assessore Sibilla – per questo vogliamo valorizzare al massimo la rete delle botteghe storiche e renderla nota sia all’esterno che agli stessi genovesi, che non sempre la conoscono nel dettaglio».

    Ecco lo storify della puntata speciale di #EraOnTheRoad. Siamo partiti dalla storica Farmacia Alvigini, in via Petrarca, a pochi passi da De Ferrari per poi risalire via Roma fino alla camiceria e cravatteria Finollo. A quel punto abbiamo fatto qualche passo indietro per scendere nell’imperdibile tripperia di vico Casana per raggiungere poi la Confetteria Romanengo in piazza Soziglia. Dopodiché siamo risaliti verso via Garibaldi, passando per la polleria Aresu in vico del Ferro per poi raggiungere in via di Fossatello la Pasticceria Cavo Marescotti. Ma non ci siamo fermato al programma ristretto del tour guidato. Ci siamo spinti nei vicoli e vi abbiamo fatto conoscere tante altre botteghe antiche della nostra città.

    Simone D’Ambrosio

     

     

  • Mini Scolmatore Fereggiano: la Giunta approva il progetto definitivo per la messa in gara

    Mini Scolmatore Fereggiano: la Giunta approva il progetto definitivo per la messa in gara

    torrente-fereggianoCon un breve comunicato stampa il Comune di Genova ha annunciato l’approvazione del progetto definitivo del mini-scolmatore del Fereggiano. L’opera, presentata lo scorso settembre (qui l’inchiesta di Era Superba), aveva suscitato sin dal primo momento non pochi dubbi legati in particolar alla copertura finanziaria e all’incompatibilità con il progetto dello Scolmatore del Bisagno. A conferma di ciò lo scorso febbraio era arrivata anche la bocciatura dal Consiglio Nazionale dei Lavori Pubblici (con 64 pagine di osservazioni, qui il pdf completo).

    La Giunta ha dunque recepito le osservazioni del Consiglio Nazionale, ha prima predisposto e ora approvato il progetto definitivo per la messa in gara. Un segnale chiaro, che dimostra ancora una volta la ferma volontà di Tursi di andare fino in fondo con il mini-scolmatore.

    “La Giunta comunale, riunita questa mattina, su proposta dell’assessore Giovanni Crivello di concerto con l’assessore Valeria Garotta, ha deliberato l’approvazione del progetto definitivo della galleria scolmatrice dei torrenti Fereggiano, Noce e Rovare, quale primo stralcio funzionale dello scolmatore del torrente Bisagno.
    Il progetto comprende: la galleria scolmatrice a servizio dei torrenti Fereggiano/Noce/Rovare, le opere di sbocco a mare in corrispondenza dei bagni Squash, le opere di captazione sul torrente Fereggiano all’altezza di via Pinetti/salita Ginestrato.
    Come noto, l’intervento comporta un costo complessivo di 45 milioni di euro, di cui 25 milioni finanziati nell’ambito del piano nazionale di riqualificazione urbana, 10 milioni stanziati dall’Amministrazione comunale attraverso un mutuo e 5 milioni provenienti da contributo della Regione.
    L’approvazione del progetto definitivo, avvenuta entro i tempi del cronoprogramma a suo tempo annunciato, rende ora possibile predisporre la gara per l’assegnazione dei lavori”.

  • Caserma Gavoglio, il cortile passa al Comune in attesa del progetto di riqualificazione

    Caserma Gavoglio, il cortile passa al Comune in attesa del progetto di riqualificazione

    lagaccio-caserma-gavoglioDopo anni di attesa e battaglie, oggi è un giorno importante per la Caserma Gavoglio,  oltre 60mila mq nel cuore del Lagaccio in stato di abbandono. Alle 16 di oggi, nella Sala Incontri di Palazzo Ducale, viene formalizzata l’intesa raggiunta tra il Comune di Genova e il ministero della Difesa per il passaggio al Comune, ad uso pubblico, del cortile interno e dell’edificio principale della ex caserma.

    Si tratta solo di un primo passo, come è noto è in corso la procedura per l’acquisizione a titolo gratuito da parte di Tursi dell’intera area demaniale (qui l’approfondimento di Era Superba). A questo proposito, nell’inchiesta pubblicata su queste pagine il 31 gennaio scorso, il vicesindaco Bernini ci aveva anticipato alcuni dettagli:  «Stiamo elaborando con Arred (Agenzia regionale per il recupero edilizio) un progetto di riqualificazione dell’area, già concordato con l’Agenzia del Demanio, per l’acquisizione. Il progetto è stato affidato ad Arred che lavorerà congiuntamente con Rigenova (società, di cui Arred detiene il 25%, avente ad oggetto la promozione e l’attuazione di interventi di recupero edilizio e riqualificazione urbana nel territorio del Comune di Genova, ndr)».

    Nei giorni scorsi il sindaco Marco Doria ha visitato la Caserma Gavoglio con il presidente del Municipio Centro Est Simone Leoncini e la giunta municipale. “Nel comprensorio militare la delegazione è stata accolta dal generale di brigata Francesco Patrone, comandante del Comando militare Esercito “Liguria”, dal Contrammiraglio Andrea Liaci, direttore dell’Istituto idrografico della Marina, dal tenente colonnello Luigi Caforio, comandante del 1° reparto infrastrutture e dal primo maresciallo Guido Saltini, comandante del IV centro di mobilitazione del Comitato regionale della Croce Rossa, in rappresentanza delle diverse amministrazioni militari che attualmente gestiscono o usufruiscono dell’area”, si legge nella nota diffusa dal Comune.

    Il sindaco nell’occasione ha visitato tutti gli edifici, sia quelli in uso, sia quelli attualmente abbandonati. La riqualificazione della Gavoglio è un passaggio da non sbagliare, il primo cittadino e la Giunta lo sanno bene. «Visto che non dobbiamo più pagare al Demanio 4,5 milioni di euro per acquisire la Gavoglio, nel nuovo PUC possiamo davvero ridurre l’indice di edificabilità nell’area dell’ex caserma e lasciare più spazio a verde e servizi per i cittadini», aveva sottolineato Bernini. Dello stesso parere il presidente Leoncini:

     

    Questo pomeriggio, dopo la firma dell’atto, sempre a Palazzo Ducale, viene inaugurata la mostra fotografica “La caserma Gavoglio” e presentato il workshop “Trasformare il Lagaccio, progetti e idee per la Gavoglio”, nella sala del Maggior Consiglio.