Categoria: Oltre il Giardino

La rubrica di botanica di Era Superba: orti, terrazze, giardini… tutte le nozioni e le idee per il proprio spazio verde

  • Oltre il giardino: l’impatto e gli effetti sul paesaggio circostante

    Oltre il giardino: l’impatto e gli effetti sul paesaggio circostante

    Qualsiasi giardino, anche il più semplice ed il meglio inserito nell’ambiente circostante, incide sul paesaggio in cui è stato realizzato. Tale effetto è inevitabile e spesso viene sottovalutato, tanto dai proprietari che, in alcuni casi, dagli stessi autori dell’area verde. Se ciò accade, si assiste talvolta all’improbabile inserimento di giardini di stile iper moderno e minimalista nel mezzo della campagna rurale e senza tempo, di giardini di impianto nipponico in aree cittadine prettamente occidentali o, a poco probabili, insiemi di cactacee in Lombardia!

    Anche però il giardino meglio contestualizzato produce, anche talvolta in positivo, i suoi inevitabili effetti sul paesaggio circostante. In certi casi questi sono immediatamente intellegibili per qualsiasi osservatore esterno, a volte invece lo sono solo per uno attento o, al contrario, risultano chiaramente evincibili solo da una certa distanza, per esempio dall’alto.

    Il giardino di Giorgio Armani, di cui ci siamo occupati la scorsa settimana, è un esempio evidente di quanto appena detto. Pur essendo molto inserito nel contesto e nell’ambiente isolano, da quest’ultimo si discosta in modo evidente. A livello verticale, per effetto dell’alto muro a secco di cinta che lo circonda su molti lati e soprattutto per lo svettare delle citate palme secolari.

    Esse, secondo la definizione di un noto paesaggista, si presentano come veri e propri punti esclamativi nell’orditura del paesaggio circostante. Quanto appena detto potrebbe sembrare, per chi non sia mai stato sull’isola, cosa eccessiva. Così non è, Pantelleria è spesso brulla, la vegetazione prostrata, talvolta strisciante, gli alberi sono rari e non superano mai una certa altezza. Le palme di Armani svettano invece, le più alte di tutta l’isola, in mezzo a tutto il resto, si notano a distanza e non stonano nell’insieme, pur essendone indubbiamente elemento di rottura, solo grazie alla loro attenta collocazione.

    Analogamente a quanto appena detto, incredibili possono essere gli effetti sul paesaggio derivanti dall’impiego di una sola essenza vegetale, ripetuto sistematicamente nello spazio. Un semplice muretto con poco terreno ed un dato numero di Echinocactus Grusonii (una cactacea molto nota, diffusa e dalla forma sferica, si veda la fotografia dell’articolo precedente), su di esso disposti secondo un preciso schema geometrico, possono creare, inaspettati ma ben armonizzati nel contesto circostante, effetti scultorei. Nel giardino in questione, un muretto divisorio è stato infatti destinato a queste cactacee. Esse si susseguono, in modo ritmico, studiato ma al tempo stesso spontaneo, fornendo il migliore esempio di cosa sia possibile ottenere coordinando le varietà di forme, colori e libertà della natura con precise scelte progettuali dell’uomo.

    Infine, a nostro avviso, merita anche un accenno il palmento che si estende a nord dei dammusi (tipiche costruzioni abitative di Pantelleria) di Armani. Qui vi è una zona di collegamento tra le aree a verde semi spontanee ed il giardino vero e proprio.

    Il terreno in questione è stato dedicato  esclusivamente alla coltivazione di una stessa varietà di palma. La terra non è qui ricoperta da alcuna vegetazione, è lasciata spoglia, di un particolare colore bruciato. In questa zona sono poi collocate, secondo un preciso schema geometrico, moltissime palme ancora piuttosto giovani, tutte uguali tra loro per genere, dimensioni e sviluppo vegetativo. L’insieme è, pur nella sua semplicità, assolutamente stupefacente, sia da vicino che da lontano, sia dall’alto che dal basso. Le foglie verdi scure svettano su fusti ovaliformi marroni che rimandano vagamente a grandi ananas, alcuni rami reggono i datteri.

    Le piante ricordano quindi, quasi, nella loro rigorosa e regolare disposizione progettuale, un esercito di vegetali disposto su un campo di battaglia! Un simile effetto è un esempio di controllo dell´uomo sulla natura.

    L’impianto generale del palmeto è, data la sua collocazione, l’insieme complessivo del giardino e la delimitazione con muretti a secco, estremamente soddisfacente e riuscito. Simili risultati non sono però mai scontati e possono essere raggiunti solo grazie ad un’esperienza, una sensibilità e soprattutto ad un profondo rispetto (anche nel piegarla ai propri desideri) della Natura!

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Pantelleria: le antiche palme di Giorgio Armani…

    Pantelleria: le antiche palme di Giorgio Armani…

    Quello che colpisce del giardino in questione è che esso sembra, all’osservatore esterno, lì da sempre, anzi esso quasi si confonde, pur distinguendosene impercettibilmente, dal paesaggio circostante.

    Il giardino di Giorgio Armani è situato in uno dei punti più suggestivi dell’isola di Pantelleria, su un promontorio di terra che si protende, isolato, nel mare. Solo tre colori caratterizzano l’insieme: il verde scuro della vegetazione, il marrone bruciato del terreno ed il blu del Mediterraneo.

    Ciò non significa che non vi siano i grigi delle pietre o i vivaci colori delle fioriture estive ma tutto questo è collocato ad un livello diverso, meno evidente e non intellegibile (per volute esigenze stilistiche, volte a non incidere troppo sul paesaggio) dall’esterno. Dove non vi era nulla e nulla sembrava poter crescere, ora vi sono cespugli di rose, bordi di Lavande violacee, muri di Plumbago azzurri, cespugli di gelsomino bianchi e, infine, alberi che non ti aspetteresti di vedere a Pantelleria, come i cipressi.

    Il tutto evidenziato dalle cactacee che sottolineano in modo naturale il ritmo decorativo complessivo grazie alle loro stupefacenti ed essenziali forme geometriche. In particolare, vi sono  qui alcune Agave victoriae reginae (una particolare e suggestiva varietà di agave a foglie verde scuro striate di bianco), Cereus peruvianus (una succulenta a portamento a candelabro, simile ad un albero) e molte varietà di Cycas (che, con approssimazione, assomigliano un po’ a palme), tutte piante dalle esigenze (soprattutto idriche!) limitate, tali da non richiedere particolari manutenzioni e soprattutto perfettamente adattabili ad un contesto ed ad un clima davvero estremi.

    L’unica concessione, volta ad ottenere un effetto immediato, è rappresentata da un insieme di palme, disposte a schiera, secondo un preciso schema stilistico. Esse svettano, alte, quale elemento verticale di rottura, su di una vegetazione omogenea per dimensioni e colori. Queste però non sono esattamente semplici palme, sono piante di trecento anni che crescevano nel giardino di un palazzo storico di Palermo, trasportate con un elicottero (con le difficoltà ed i costi che si possono facilmente immaginare!) su di un’isola, persa in mezzo al Mediterraneo e dalla quale non si vede, su tutti i lati ed a perdita d’occhio, altro che mare.

    Il loro impatto sul giardino è però decisivo ed impressionante, soprattutto al tramonto quando si stagliano contro un cielo di un particolare viola, tipico solo di Pantelleria. Anche la piscina, di per sé spesso elemento di frattura rispetto all’insieme, è stata studiata con grande attenzione e contestualizzata, per quanto possibile, all’insieme. A sfioro, protesa sul paesaggio e rivolta al mare, si confonde con l’orizzonte che è, data la collocazione di Pantelleria, infinito…

     

     

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

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  • Oltre il giardino: i segreti del giardino pantesco

    Oltre il giardino: i segreti del giardino pantesco

    La settimana scorsa abbiamo parlato del contesto paesaggistico-ambientale, tipico dell’isola di Pantelleria. Questa realtà unica, ostile ma particolarissima, ha portato alla nascita, in tempi assai remoti, di un peculiarissimo genere di giardino che viene definito, dal nome dell’isola in cui si è sviluppato, per l’appunto pantesco.

    A priva vista ed ad uno occhio inesperto, questo particolare tipo di spazio a verde non appare immediatamente riconducibile all’usuale concezione di giardino. Esso consiste infatti in un insieme di muretti a secco dell’altezza che varia da poco più di un metro a circa tre, che racchiudono, all’interno di una pianta circolare, un solo o pochi alberi, generalmente di agrumi o poche essenze vegetali di tipo mediterraneo. L’accesso a questi giardini è garantito solamente da una piccola porta, per il resto tutto è cintato dalle alte mura che proteggono l’interno dall’esterno, separano il dentro dal fuori e soprattutto preservano le essenze vegetali dagli agenti atmosferici estremi. Questi giardini rappresentano quindi un ingegnoso sistema quasi autosufficiente, in grado di difendere (a dire il vero a permetterne la vita!) le piante contenute al loro interno, nello specifico, dalla siccità e dal vento, che per la sua intensità e frequenza provoca spesso, sull’isola, danni difficilmente compatibili con la loro sopravvivenza.

    La descrizione del giardino sopra delineata non dà però l’esatta idea di cosa possa celarsi dietro agli scabri muretti a secco, spesso fortemente compenetrati nel paesaggio di terra e pietra lavica con cui essi stessi sono edificati. Dall’esterno del giardino pantesco, non si potrà neppure cogliere immediatamente l’incredibile varietà di tipologie che da esso hanno tratto origine e che sono ora sfruttate dagli esperti del settore per realizzare, sull’isola, giardini nel mezzo del deserto.

    A Pantelleria si sono infatti diffuse, negli anni, forme di giardini simil panteschi, a pianta oltre che circolare anche quadrata o rettangolare, spesso utilizzate per proteggere e permettere, al tempo stesso, un più rapido sviluppo delle piante non autoctone e più delicate. Essi si confondono bene nel paesaggio, passando spesso inosservati ai più, intellegibili nell’orditura del paesaggio solo per i ciuffi di verde che oscillano, oltre e al di sopra dei muretti, all’incessante vento.

    Lo spazio racchiuso tra mura permette di avere un’area separata dal resto del giardino, con il quale esso però si interfaccia sempre in uno stretto rapporto, tale spazio è di dimensioni non grandi ma comunque tali da consentire di ospitare alcune essenze vegetali.

    L’insieme interno potrà poi essere vario e molto eterogeneo. Le piante potranno essere disposte in modo simmetrico o casuale, lungo le pareti o nello spazio centrale, si potranno creare effetti diversi in base alla tipologia di cespugli e di rampicanti impiegati. Oltre a proteggere dagli agenti atmosferici esterni,  il giardino pantesco utilizza infatti la porosità delle pietre e l’escursione termica tra giorno e notte, insieme ai canali in pietra che raccolgono l’acqua piovana, per captarla direttamente dall’atmosfera. Così facendo, esso soddisfa, in modo ecologico e senza dispersione, l’esigenza idrica della pianta. Infine, tale giardino permette la sopravvivenza, a Pantelleria, di specie vegetali altrimenti ivi non adattabili.

    I muri in pietra garantiscono, poi, di ampliare lo spazio disponibile e di sfruttare i volumi anche in verticale. Vari tipi di rampicanti potranno così crescere sui muretti a secco, tanto all’interno che all’esterno del giardino pantesco. La varietà delle piante all’interno della “stanza” potrà essere pressoché infinita. In generale si collocheranno soprattutto agrumi, stante l’indiscutibile valenza pratica delle piante, ma anche arbusti quali mirto o altre ed analoghe essenze mediterranee, spezie e piante odorose. La limitatissima disponibilità idrica determina infatti, sull’isola, una tendenza alla massimizzazione dei risultati e quindi, di regola, la scelta delle essenze vede privilegiare quelle che combinino l’aspetto pratico (produzione di frutti, di verdure o erbe aromatiche) a quello più propriamente estetico. Lavande, Lavatere, rose rampicanti, Cistus, mirto, Santolina e decine di altra varietà possono però trasformare, in un lasso di tempo tutto sommato incredibilmente breve ed in combinazione a piante produttive di frutti, un terreno arido, un’area inospitale, battuta dal vento e riarsa dal sole, in un giardino tra mura, del tutto inaspettato e davvero difficilmente immaginabile dall’esterno.

     

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
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  • Oltre il giardino: isola di Pantelleria e giardino mediterraneo

    Oltre il giardino: isola di Pantelleria e giardino mediterraneo

    Tramonto a PanatelleriaAlcune persone hanno reso l’Italia famosa nel mondo e hanno contribuito a confermare l’idea che questo Paese sia tuttora il più creativo nel panorama internazionale e che sia in condizione di influenzare, come nei secoli passati, gli sviluppi ed i trend nei principali settori della cultura. Tra questi una menzione particolare merita, in tempi recenti, Giorgio Armani. Egli è, come è noto a tutti, la Storia del “Fashion design” ma, cosa quest’ultima meno conosciuta, anche il fortunato proprietario di un riuscito giardino mediterraneo sull’isola di Pantelleria.

    Prima di descrivere tale recente realizzazione, vogliamo fornire al Lettore (che non sia già stato sull’isola!) l’idea del contesto paesaggistico-ambientale unico e particolarissimo in cui tale giardino si inserisce, discostandosene appena quel tanto che basta per farsi notare solo ad un occhio attento.

    Pantelleria

    Pantelleria è, innanzi tutto, un’isola e questa che può sembrare un’affermazione scontata, in realtà non lo è affatto. Ogni isola è sempre una realtà a sé. E questo è particolarmente vero per Pantelleria che è più vicina all’Africa che all’Italia, geograficamente, culturalmente ed anche da un punto di vista botanico. Questo non è un luogo per persone qualsiasi, soggiornarvi è una parentesi dalla realtà, è quasi qualcosa di onirico. Il caldo intenso non è mai soffocante, il vento sferzante si armonizza al luogo, il sole scalda le ossa e non la pelle. Il blu del mare è unico ed il (raro) verde fa capire quanto la vegetazione e la natura siano preziosi nella realtà che ci circonda. Pantelleria è un insieme di rocce vulcaniche nere, riarse dal sole e coperte da un terreno arido e di colore brunito, il tutto è letteralmente perso in mezzo al mare che non è qui il Mediterraneo della Sardegna ma è un vero mare, impetuoso e profondo.

    Pantelleria

    Il poco terreno che copre la superficie vulcanica è quindi bruciato dal sole, impastato di salsedine e letteralmente frustato da un vento quasi incessante. Un contesto quindi estremamente ostile alla vita delle specie vegetali e di certo non propriamente atto ad agevolare la creazione di giardini. Questi ultimi saranno quindi davvero un atto eroico in termini di impegno, dedizione e passione (e “last but non least” costi!). In questo contesto, quasi unico, a colpire è l’immobilismo, molle e spossato della vegetazione: distese verdi di vigne apparentemente incuranti del sole, del sale e del vento.

    A Pantelleria le uniche coltivazioni praticabili e praticate sull’isola sono quindi quella del cappero e della vite. Il primo è qui un cespuglio dalle dimensioni ridotte, cresce semispontaneo tra le rocce e colpisce chiunque per i suoi fiori bianchi, che riflettono la luce di un sole africano, screziati di viola intenso. La vite è, sull’isola, diversa da quella a tutti nota, qui assume la forma di un bonsai spontaneo, con un tronco contorto da cui spuntano pochi rami, dalle grandi foglie verde vivo. Queste ultime si piegano, durante il giorno, per resistere al sole, molli e stropicciate al forte e costante vento, su rami che sembrano assecondare, spossati  anch’essi durante le ore di calura, le forze della natura. Poche piante succulente, qualche arbusto spontaneo ed alcune specie di palme, qualche pino marittimo, tutti generalmente di piccole dimensioni e piegati secondo le correnti, completano l’insieme.

    In questo contesto del tutto peculiare si inserisce e va letto il giardino di Giorgio Armani, diverso ma accomunato nei tratti salienti (i muri che lo circondano su più lati) al giardino pantesco, generalmente e per tradizione atavica, racchiuso tra muretti a secco, tipico dei Paesi a clima estremo e di Pantelleria in particolare. La prossima settimana ci addentreremo nel giardino…

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
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  • Oltre il giardino: un esempio di terrazza fra agrumi e bambù

    Oltre il giardino: un esempio di terrazza fra agrumi e bambù

    Abbiamo detto che ogni terrazza è un caso a sé e rappresenta un microcosmo, cui disposizione e scelta delle piante devono adattarsi. Nello scegliere le essenze si dovrà avere sempre in mente l’effetto complessivo che si desidera ottenere: elegante, formale, spontaneo o rustico.

    Le foglie, il portamento, le dimensioni e i colori della vegetazione e delle fioriture sono infatti in grado di modificare completamente l’insieme. Anche la destinazione d’uso del terrazzo dovrà essere poi attentamente valutata, si dovranno infatti tenere in considerazioni le diverse esigenze e la destinazione d’uso delle varie aree (solarium, barbecue…).

    Nella dislocazione delle piante si esamineranno e pondereranno l’ubicazione delle finestre della casa, della visuale che da questa si gode sull’esterno e, in linea molto semplificata, delle dimensioni. Spazi grandi richiedono generalmente piante grandi e spazi piccoli piante piccole, cosa non sempre semplice da ottenere dato che le piante sono vive e non del tutto e sempre controllabili!

    Una delle difficoltà pratiche maggiori si può riscontrare, per il neo giardiniere, con i rampicanti e con il loro sviluppo. La scelta della qualità corretta sarà quindi fondamentale per ottenere il risultato auspicato. Tra i più semplici da far crescere, si consigliano i gelsomini, alcune varietà di rose ed il diffuso Rincospermum jasminoides (rincospermo o gelsomino invernale).

    Per completare questa breve digressione sulla terrazza, vi descriveremo infine un esempio, un po’ particolare ma, secondo noi, ben riuscito, di terrazza cittadina. La ricostruzione non renderà però mai giustizia al risultato, garantito dalla natura e dalla dedizione dei proprietari.

    Il terrazzo in questione è caratterizzato da una semplice composizione, di taglio minimalista (per il tipo di piante impiegato) in contrasto con l’insieme complessivo, lussureggiante. Lungo i lati sono state collocate vasche contenenti grandi piante di bambù di differenti varietà. A completamento sono poi stati aggiunti vasi di agrumi (aranci selvatici o eventualmente, se si preferisse, di kumquat), caratterizzati dai loro fiori bianchi e soprattutto dalle abbondanti fruttificazioni di un elegante e lucido arancione carico. Per la copertura dei muri e frammisti all’insieme sono stati collocati gelsomini e Rinconspermum jasminoides, dalle foglie lucide e scure e dai fiori bianchi.

    Per enfatizzare l’insieme sono stati posizionati alcuni vasi di agapanto bianchi (o anche azzurri o eventualmente Cistus), dalla lussureggiante fioritura estiva e di facile coltivazione. In loro alternativa, si potrebbe peraltro optare, qualora si desiderasse un diverso effetto, per vasi di Sterlizia reginae, dalle infiorescenze giallo-viola-arancione e dall’estetica più esotica.
    Un’adeguata illuminazione radente dal basso, tra i bambù, completa l’insieme dando agli ospiti l’idea e la gradevole sensazione, nelle serate estive, di trovarsi nel verde e lontanissimi dalla città di tutti i giorni.

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
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  • Oltre il giardino: la terrazza in città

    Oltre il giardino: la terrazza in città

    La terrazza in città rappresenta, a nostro avviso, un vero lusso, nel senso lato del termine. In una città, come Genova, dal clima mite, poter disporre di uno spazio esterno alla casa, fruibile per grande parte dell’anno, garantisce la possibilità, se ben curato, di avere uno stretto e immediato contatto con la natura, anche in un contesto fortemente cementificato ed urbanizzato.

    Nel presente articolo potremo ovviamente fornire solo alcuni rapidi accenni alla materia. L’enorme varietà di esposizioni, dimensioni, conformazioni delle varie terrazze necessita infatti di uno specifico studio, sia dal punto di vista progettuale che della scelta delle piante più adatte.

    In una città dal clima mediterraneo, come è Genova, sarà ovviamente possibile l’impiego della gran parte delle essenze di cui abbiamo già parlato nell’articolo della settimana scorsa. Tale schema potrà poi essere integrato o variato, a seconda del contesto e delle esigenze, con altre varietà.

    Per esempio, in posizioni ombrose o semiombrose, si potranno poi facilmente coltivare ortensie, oste, felci, bossi oppure acidofile (piante che necessitano di un terreno con particolare livello di acidità) quali azalee, rododendri, skimmia e camelie.

    Molto poi dipenderà dall’effetto che si desidera ottenere e dal contesto stilistico complessivo in cui la singola terrazza si inserisce. Per esempio, in un edificio ottocentesco o comunque di stile classico, si potranno, ad esempio, utilizzare piante di alloro o di bosso, unite magari ad ortensie bianche o altre varietà meno note di hydrangea (ad es: paniculata o quercifolia).

    Nel dettaglio, il citato bosso è infatti un cespuglio longevo, dalla crescita regolare, dalle eleganti foglie ovaliformi scure, genericamente utilizzato in giardini o contesti di taglio classico. Per la copertura di muri, pareti verticali o strutture in ferro, suggeriamo, in questo caso, l’impiego di rampicanti quali il gelsomino o il rhyncospermum jasminoides, entrambi dalla fioritura estiva bianca. L’insieme di per sé classico e “formale” potrà poi essere alleggerito o sottolineato mediante l’impiego di bulbose o piante di stagione, da scegliere secondo le finalità desiderate ed, ovviamente, il gusto del proprietario!

    In un simile insieme si potranno, per esempio, poi invece aggiungere in luogo delle ortensie, se l’esposizione lo consente, alberelli di limoni, arance o kumquat, sempre di impianto semplice ma di richiamo più mediterraneo.

    La scelta dei vasi, delle vasche e dell’insieme degli altri elementi di arredo risulta evidentemente di grande rilievo in ambito cittadino e fortemente caratterizzante dell’insieme complessivo.

    Particolare attenzione si suggerisce inoltre di riporre nella scelta dei materiali, ad esempio, della pavimentazione. Si tratta infatti di interventi definitivi o difficilmente modificabili (salvo grandi spese!)  in un secondo momento. Anche l’illuminazione avrà poi, specie  nelle serate estive, un ruolo di primo piano, potendo decretare il successo dell’insieme e/o la valorizzazione della singola pianta.

    Come già accennato in altro articolo, non va neppure sottovaluta la valenza olfattiva di alcune specie vegetali e delle loro fioriture tardo primaverili ed estive.

    Una terrazza in città, se ben strutturata, potrà quindi rappresentare completamento e valorizzazione di un appartamento ma potrà anche, se il proprietario lo desidera, assumere una valenza meno formale e diventare un semplice insieme di piante rustiche.

    Nel caso in cui, per esempio, la terrazza o il balcone siano siti in prossimità del vano cucina, l’insieme potrebbe essere completamente diverso da quello sopra descritto e molto più spontaneo. Si potrebbe infatti immaginare di collocare vasi di rosmarino, salvia, lavanda ed altre piante officinali nonché dedicarsi alla crescita, in terrari, di erbe aromatiche (basilico, erba cipollina, …) ed eventualmente di qualche ortaggio di più facile coltivazione. Alla valenza più propriamente estetica, si aggiungerebbe, in questo caso, anche quella pratica, oltre alla soddisfazione del proprietario di vedere crescere il proprio basilico.

    Come nel caso della terrazza al mare, i due esempi riportati sono solo alcuni dei possibili e numerosissimi tipi di terrazze ipotizzabili. Il pressoché sconfinato mondo vegetale, unito alla fantasia del progettista, permettono infatti combinazioni infinite e risultati, a priori, inimmaginabili. Non si deve però pensare che si debba necessariamente disporre di grandi spazi o di ampie terrazze. Anche due soli vasi con cespugli o alberelli potati secondo i dettami dell’“ars topiaria” e poche bulbose o stagionali alla base, posti simmetricamente ai lati di una porta, o un rampicante che si abbarbica su una balaustra, possono cambiare completamente il contesto. Tutto ciò con notevole risultati estetici e di soddisfazione nel prendersene cura, del tutto paragonabili ad una ben più impegnativa terrazza cittadina!

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
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  • Oltre il giardino: la terrazza sul mare

    Oltre il giardino: la terrazza sul mare

    Questa settimana ci occuperemo specificamente del terrazzo nella casa al mare o comunque sito in prossimità del mare. Come è facile immaginare, la presenza del salino, di particolari correnti d’aria e di venti di notevole intensità rendono qui meno agevoli la sopravvivenza e lo sviluppo delle piante.

    Per questo motivo ci proponiamo di fornire qualche utile suggerimento relativo alla collocazione, alla scelta ed alla coltivazione delle essenze vegetali più adatte a questo microclima, molto diffuso in varie regioni italiane e, in particolare, in Liguria.

    Innanzi tutto, suggeriamo di optare in questo caso per piante di facile coltivazione, possibilmente mediterranee e, ancora meglio, autoctone dell’area in cui verranno utilizzate. In Liguria, lo sono per esempio alcune varietà di ginestre, il corbezzolo, l’euforbia, il Cistus ed il timo. La scelta di queste piante agevola infatti enormemente il lavoro del “giardiniere” che si trova ad intervenire su essenze già acclimatate e comunque perfettamente ambientate al contesto mediterraneo e, come tali, bisognose di minori attenzioni e cure.

    In ogni caso, anche la collocazione delle piante assume grande importanza. Meglio optare, se possibile, per posizioni riparate e non troppo esposte ai venti provenienti dal mare (soprattutto al libeccio). Sarà poi utile optare per piante che non abbisognino di eccessive quantità di acqua o di irrigazioni costanti ed abbiano, per natura, un portamento compatto ed a cespuglio, cioè che non necessitino, al fine di minimizzare i costi, di continui interventi di manutenzione o di potature costanti.

    Ottenere un buon effetto complessivo è peraltro meno difficile di quanto si possa immaginare. Saranno infatti sufficienti pochi vasi o vasche di medie dimensioni e capienza, un impianto idrico automatico ben funzionante e regolato per ottenere, anche su terrazze molto esposte al sole ed al salino, un “bordo misto” di cespugli mediterranei, atto a nascondere un muro o una visuale esteticamente poco soddisfacente.

    Non potendo esaminare l’enorme varietà di essenze disponibili sul mercato, oggi ne passeremo in rassegna solo alcune. In particolare, in questo primo articolo sull’argomento, suggeriremo di tenere in considerazione, ad esempio, le seguenti piante a portamento arbustivo: Lantana, Teucrium, Polygala, Westringia e Lavatera.

    Per sommi capi, la Lantana (molto utilizzata in Sardegna) forma un cespuglio di medie dimensioni e presenta fiori raggruppati di varie colorazioni (dal bianco-giallo, al rosa, fino al rosso e giallo). Il Teucrium è, invece, un arbusto dalle foglie lanceolate grigio-verdi e dalla fioritura, sempre tardo primaverile ed estiva, azzurro-viola. La Polygala forma un massa regolare di rami e foglie di colorazione verde chiaro, con una ricca fioritura nei toni del rosa intenso. La Westringia ricorda, invece, vagamente e sotto il profilo vegetativo, un grande rosmarino, con infiorescenze bianco puro o azzurro-viola.

    Queste piante sono tutte caratterizzate dalle limitate esigenze, sono facilmente adattabili, non richiedono interventi di potatura continui e permettono, grazie alla varietà della colorazione delle foglie e dei fiori (la gamma dei colori è omogenea e ben compatibile sul bianco, rosa, azzurro-viola) di ottenere una composizione diversificata e, al tempo stesso, omogenea ed esteticamente appagante.

    Alle predette piante, tutte a fioritura tardo primaverile ed estiva, si potranno poi abbinare, a seconda delle diverse esigenze, sempreverdi di medie dimensioni quali ad esempio il mirto oppure piante quali la già citata Lavatera, appartenente alla famiglia delle malvacee. Quest’ultima pianta forma un bel cespuglio compatto e in giugno garantisce una notevole fioritura, sempre nei vari toni del rosa. La pianta è molto frugale e necessita solo di sporadiche potature, volte principalmente alla rimozione dei rami sfioriti.

    Nel caso in cui si voglia poi optare per essenze ancora più semplici e conosciute, suggeriremmo di utilizzare il Pelargonium (ossia quello che conosciamo come il normale geranio) delle varietà a maggiore sviluppo e del tipo a foglia profumata. Questi geranei (di origine sudafricana e venduti soprattutto da un vivaio siciliano, noto in tutta Italia) raggiungono anche il metro e mezzo di altezza, presentano la parte sempreverde profumata (dalla vaniglia al limone, dalla menta al sandalo…) e producono infiorescenze non eccessivamente vistose ma di grande impatto estetico, se frammiste alle altre essenze di cui sopra.

    Nel caso in cui si ritenesse di completare l’insieme con alcune bulbose e tuberose, ci limitiamo, in questo articolo, a suggerirne due tipi meno noti. L’Allium, parente fiorifero dell’aglio da cucina, produce corolle floreali (di colore verde, rosa, bianco) su un lungo stelo spoglio e ha alla base un ciuffo di foglie filiformi. Il bulbo in questione è di semplicissima coltivazione e garantisce a chiunque risultati assicurati.

    Suggeriamo poi l’impiego dell’agapanto, una pianta a radici rizomatose (non quindi propriamente un bulbo) di origine africana, che fiorisce in estate in modo vistoso con corolle di grandi dimensioni (bianche o azzurre) su lunghi steli che svettano su cespugli di foglie lanceolate, lucide e verdi scuro. Anche questa pianta non necessita di cure particolari e tollera assai bene la siccità.

    L’insieme sopra delineato garantisce un buon risultato estetico, non richiede particolari cure e rappresenta solo una delle possibili alternative, realizzabili grazie all’incredibile varietà di piante mediterranee e non, esistenti in natura e potenzialmente utilizzabili in terrazze e giardini. Anche il neofita potrà quindi, date le limitate esigenze di loro coltivazione, ottenere, anche in poco spazio, un bordo misto ben bilanciato per massa, colori, dimensioni ed esigenze di sviluppo vegetativo. L’impiego, invece, della singola pianta garantirà, anche in un solo vaso adeguatamente collocato, di avere su una terrazza assolata, senza grande impegno ma con grande soddisfazione, un angolo verde, fiorito per grande parte dell’estate.

     

     

     

     

     

     

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
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  • Oltre il giardino: introduzione alla terrazza

    Oltre il giardino: introduzione alla terrazza

    Hudson Hotel, New York
    La terrazza dell’Hudson Hotel di New York

    Il primo vasto argomento che trattiamo in questa rubrica è quello della terrazza. Potremmo innanzitutto soffermarci sulla sua origine, sulla sua funzione e dire che essa rappresenta l’evoluzione del concetto di “giardino pensile”, di origine (forse) babilonese. Saremmo però, così facendo, molto scontati e diremmo, spesso, cose già note ai più. Nelle prossime settimane saremo invece concreti e cercheremo, per quanto possiamo, di suggerire soluzioni pratiche per la terrazza al mare ed in città.

    Oggi ci limiteremo, invece, a delineare cosa però significhi, nella società contemporanea, il concetto di “terrazza” e perché essa debba essere rivalutata e valorizzata. Balconi e terrazze rappresentano rare aree, potenzialmente a verde, in un contesto fortemente urbanizzato, nel quale esse devono necessariamente inserirsi ed al quale devono armonizzarsi. Innanzi tutto, va ricordato che, in moltissimi immobili, la terrazza non è accessibile a terzi ed è a mero appannaggio, spesso anche estetico, del suo proprietario. Nella maggior parte dei casi, è inoltre assai difficile o persino impossibile percepire, dal basso, cosa si celi sui tetti delle grandi città o di metropoli come Milano, Londra o New York. Per i più è impensabile ritenere che, lassù, vi possano essere prati, cespugli ed alberi o che, a centinaia di metri dal suolo, possano scorrere, su strutture in cemento armato e ferro, torrenti o esservi veri e propri laghetti con tanto di carpe e papere!

    Il concetto di “terrazza” è quindi assai lato, si estende da un semplice insieme di pochi vasi, a veri e propri “muri verdi” e “tetti verdi” ricoperti di varietà di succulente, fino a lussureggianti ecosistemi con piante, panchine e persino animali che vi vivono stabilmente o, quanto meno, in modo occasionale.

    La progettazione degli ecosistemi più complessi, appena descritti, richiede ovviamente competenze e sforzi non secondari. Si devono infatti tenere in considerazione molteplici fattori e soprattutto le peculiari esigenze metereologiche proprie della sommità degli edifici: estati torride, inverni gelidi, piogge di forte intensità, venti irregolari e rifrazioni di sole e luce date dalla presenza dei palazzi limitrofi.

    Le terrazze ed i più recenti “tetti verdi” (su cui torneremo ampiamente in un prossimo articolo) rappresentano poi, al di là della valenza estetica ed al valore aggiunto in termini economici e di salute, microsistemi autonomi ed ecologicamente rilevanti. Grazie ad una maggiore assorbenza e tolleranza, rispetto ai tetti ordinari, al caldo ed al freddo, tali soluzioni hanno però anche una valenza pratica concreta: determinano una riduzione dei consumi energetici, un riutilizzo delle acque meteoriche ed una migliore coibentazione degli stabili su cui insistono.

    Tutto ciò non rappresenta ovviamente però nulla se confrontato alla possibilità di disporre, grazie alle moderne tecnologie, di uno spazio a giardino, di immediata e diretta fruibilità, anche nelle moderne e sovraedificate città.

    Come vedremo, ogni contesto avrà il suo prototipo di terrazza, si tratti di quella della casa al mare, di quella di impianto più classico in città o di un semplice insieme di piante rustiche per la cucina. Gli esempi sono poi infiniti, si spazia infatti dalla terrazza concettual-minimalista newyorchese, al tetto della Casa madre di Hermes in Rue du Fauboourg Saint Honoré a Parigi (dove crescono persino gli alberi da frutto!), fino a quella mediterranea o di sole e frugali cactacee…

    Comunque venga concepita, da area di utilizzo quotidiano, a zona dove sperimentare le proprie coltivazioni botaniche, da sorta di semplice “orto cittadino”, a mero e proprio “status symbol” dove organizzare incontri di lavoro o dove invece semplicemente ricevere gli amici, la terrazza resta però sempre un luogo particolare e a sé stante.

    Come accennato, essa è separata da tutto e da tutti, non è infatti direttamente accessibile se non dietro autorizzazione o invito e, da terra, è persino talvolta impossibile immaginarne l’esistenza. Infine, ancorché gli esempi più riusciti possano essere più lussureggianti ed assai meno prevedibili di un giardino, gli “hanging gardens” (nelle terminologia inglese) non sono quasi mai aperti al pubblico. Sono, in ultima analisi, immediatamente fruibili solo dai pazienti, assai dediti ma anche davvero privilegiati loro proprietari!

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Oltre il giardino: al via la rubrica verde di Era Superba

    Oltre il giardino: al via la rubrica verde di Era Superba

    Cervara, il giardino di PortofinoQuesto articolo è il primo di una serie che si propone di trattare, sotto diversi profili, l’affascinante tema del “verde”. In generale, il rapporto tra uomo e natura è stato, in tempi recenti, rivalutato e si è affinata, anche come controtendenza ai problemi ecologici, una maggiore sensibilità riguardo alle tematiche ambientali.

    In questo primo articolo descriveremo brevemente ciò che verrà trattato in futuro, in modo da dare al lettore l’idea di quanto varia ed interessante possa essere questa materia. Esamineremo le principali correnti stilistiche del paesaggismo in Italia ed all’estero, le particolarità di alcuni giardini celebri e parchi storici, parleremo dei professionisti della materia, forniremo alcune nozioni di botanica, anche riguardo alla corretta scelta e cura delle piante nei differenti contesti (essenze vegetali più opportune in una terrazza sul mare o in città) e tratteremo delle sempre più frequentate manifestazioni botaniche (da Orticola di Milano, alla Tre Giorni per il Giardino del Castello di Masino, fino al celeberrimo Chelsea Flower Show di Londra).

    Come accennato, di recente si assiste al diffondersi di una più diffusa consapevolezza per la rilevanza dell’elemento naturale e vegetale o forse, più semplicemente, ad uno spontaneo riavvicinamento nei confronti delle meraviglie della natura. Numerosi sono i personaggi pubblici che dedicano tempo e attenzione alla cura del “verde” e che si fanno, in prima persona, promulgatori di tale nuova cultura. Per citare solo i più noti, Michelle Obama è celebre per la recente introduzione di un orto alla Casa Bianca, da lei curato personalmente, Carlo di Inghilterra per la sua passione per la botanica e la produzione di cibi organici e biologici (a mezzo del marchio Duchy Originals), alcuni stilisti, quali per esempio Yves Saint Laurent (il suo giardino a Marrakech è frequentato quanto un museo), per i loro celeberrimi ed estrosi giardini.

    Recentemente alcune dimore storiche hanno poi aperto i loro cancelli mostrando, similmente a quanto da tempo accadeva con il National Trust inglese, tesori botanici inesplorati ed appannaggio, per secoli, solo di una ristretta elite (si pensi, per citarne solo alcuni, al giardino della Kolymbetra, all’Abbazia della Cervara, al giardino de La Mortella, alla Reggia di Pralormo, ai Giardini Vaticani…)

    Non bisogna pensare però che il privilegio di poter disporre di uno spazio verde sia un lusso per pochi. Anche una piccola area ed una limitata disponibilità economica sono in grado di riservare a chiunque grandi soddisfazioni! Si tratti quindi di un cortile interno, di una terrazza, di un normale balcone cittadino, di una fascia di terreno in riviera o di un parco storico, scelte adeguate garantiscono risultati sorprendenti.

    L’intervento a “verde” incide, infatti, molto sull’ambiente urbano, sia da un punto di vista più propriamente visivo che, sebbene ciò sia spesso trascurato ed aspetto poco noto, sotto un profilo cromatico e sensoriale. Preferire alcune varietà botaniche ad altre (ad es: alloro, lavanda, agrumi e similari) permette infatti di ottenere, soprattutto in spazi di ridotte dimensioni, risultati sorprendenti sotto il profilo dell’incidenza olfattiva e difficilmente immaginabili a priori.

    Basta alzare lo sguardo verso certe terrazze romane o buttare l’occhio in alcuni cortili milanesi per rendersi conto di quanto possano incidere, nel singolo contesto, qualche vaso o una armonica disposizione di semplici felci, il tutto con grande soddisfazione del proprietario e beneficio per la collettività.

    Cosa sarebbero d’altronde Bolgheri senza i suoi cipressi, la costa ligure senza i pini marittimi, i giardini inglesi e francesi senza le querce secolari o taluni parchi neoclassici senza gli imponenti e centenari cedri del Libano? Anche un semplice viale cittadino risulterebbe completamente diverso senza filari di alberi che lo costeggiano da sempre. Elementi che diamo per scontati, dunque, non lo sono affatto, soprattutto se si pensa che le piante sono esseri viventi, dotati di ben precise esigenze!

    Il landscape design riunisce quindi in sé diverse ed eterogenee componenti. Vi è l’aspetto più propriamente scientifico, vi è la componente naturalistica, vi è però anche un fondamentale profilo artistico che permette, tramite semplici vegetali, di creare l’enorme varietà del paesaggio (naturale ed artificiale) che ci circonda e che spesso diamo per scontato. Il panorama sarà, cambiando la composizione delle piante, quindi ora mediterraneo, ora continentale, ora alpino e, a sua volta, il giardino avrà stili diversi a seconda del contesto, dell’area geografica e soprattutto del carattere del proprietario!

    In Italia, dove l’Arte e la Natura hanno sempre avuto rilievo e dovranno in futuro (essendo beni preziosi e rari) averne sempre di più, la riscoperta e l’adeguato impiego del “verde” potrebbero rilevarsi, per le loro implicazioni sociali, culturali ed estetiche, fondamentali.
    Parafrasando quindi la celebre frase di un scrittore straniero: e se, da ultimo, fossero proprio l’Arte e la Natura a poterci salvare?

    Giardino Inglese

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com