Categoria: Oltre il Giardino

La rubrica di botanica di Era Superba: orti, terrazze, giardini… tutte le nozioni e le idee per il proprio spazio verde

  • Jardin Majorelle: la sintesi dei caratteri di Marrakech

    Jardin Majorelle: la sintesi dei caratteri di Marrakech

    Jardin Majorelle palmetoCome abbiamo detto, il Giardino è veramente parte integrante della città e ad essa strettamente compenetrato.
    All’arrivo dall’aeroporto, Marrakech mi è apparsa sotto un cielo plumbeo, con nuvole basse e vento afoso ma di tempesta, piatta, rossa, interrotta solo dall’alto minareto della Kutubiya e da pochi altri elementi verticali. Nell’attraversare le antiche mura, anch’esse rosso sangue e fiancheggiate da verdi giardini, ho visto sventolare centinaia di bandiere purpuree con stella verde intenso del Regno.

    I colori che dominano a Marrakech mi sono subito apparsi quattro: il rosso della terra, e di tutto quello che con essa è costruito, il verde scuro della vegetazione e delle coltivazioni, che si stagliano a perdita d’occhio intorno alla città, il blu acceso dell’acqua ed il giallo ocra del sole.

    Majorelle cactaceae fontanaMajorelle cactaceae casa

                                                                                                                                                                                                                  Proprio questi quattro colori, il cui marcato impiego mi aveva inizialmente lasciato tanto perplesso nella visita al giardino, sono stati in realtà attentamente scelti e caratterizzano volutamente, tanto nell’elemento vegetale che in quello architettonico, il Jardin Majorelle.

    Majorelle cactaceae 2Majorelle cactaceae mix

                                              Non vi è alcunché di casuale dunque nelle scelte cromatiche utilizzate, strettamente e scientemente correlate al contesto locale. Lo studiato ordine nell’impianto del parco, progettato e creato dall’uomo, si fonde poi al misurato Majorelle viale 1 e spontaneo disordine fornito dalla lussureggiante vegetazione e all’insieme eterogeneo e variegato di colori delle rigogliose fioriture estive e delle volutamente accese scelte cromatiche dell’originario proprietario pittore. Se avrete l’occasione di passare da Marrakech, non perdetevi quindi una visita al Jardin Majorelle.
    Dietro a quelle alte mura rosse in verità si staglia molto più di un semplice giardino. A mio avviso il parco riassume nelle forme, nei colori e nel suo impianto generale, il vero e profondo carattere della città permettendo di capire una realtà paesaggistica ed umana che colpisce profondamente e lascia quasi sbigottito il visitatore occidentale.

     

     

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

     

     

  • Marrakech, Jardin Majorelle: la giungla tropicale unisce Africa ed Europa

    Marrakech, Jardin Majorelle: la giungla tropicale unisce Africa ed Europa

    Come accennato in precedenza, l’impianto generale del parco è molto studiato e regolare ma la ricchezza cromatica e il rigoglioso svilupparsi della vegetazione ne smussano ed attenuano completamente l’effetto geometrico. L’acqua, presente quasi ovunque in fontane, vasche e canali, contrasta con il caldo estremo e offre refrigerio visivo al continuo sferzare delle ondate di calura estiva, percepibili dal visitatore. I colori vivaci ed accesi “resistono” poi a tutto, si stagliano anche sotto il verticale sole estivo ed anzi interrompono ed illuminano gli angoli più ombrosi e bui. L’intricato insieme di stradine e di canali, unito alla vegetazione che attraversa tali passaggi, sia orizzontalmente che verticalmente, rimanda ai souq ed alle caotiche viuzze della Medina.

    albero Majorelle

    L’insieme stesso di cactacee, banani, bambù e fioriture accese ed esotiche, unito al complesso delle colorate strutture architettoniche, crea una realtà fuori dallo spazio e dal tempo. Un mondo che unisce, in sé, occidente ed oriente, Africa ed Europa, ma soprattutto la realtà alla creazione artistica.
    Tutto questo è stato immediatamente percepito e capito dal celebre stilista Ives Saint Laurent, il quale si è attivato, acquistandolo, per impedire lo smembramento e la lottizzazione del giardino. Egli ne ha garantito la sopravvivenza, restaurandone l’impianto originario e permettendo che esso giungesse sino ad oggi sostanzialmente inalterato. Una apposita Fondazione ne garantisce ora il sostentamento e la valorizzazione. Il parco è stato infine inserito, grazie all’intervento diretto del Re del Marocco, tra i beni vincolati ed immodificabili.

    Quando Ives Saint Laurent scoprì il giardino Majorelle, questo si trovava però in stato di semi abbandono: una sorta di giungla tropicale, troppo intricata.La vegetazione si era infatti, dopo la morte di Majorelle, sviluppata in modo tale da precludere quasi totalmente il passaggio del sole, minando l’impianto originario del giardino e compromettendone lo studiato equilibrio di forme, volumi e colori. Alberi di bananopalmefichiyucca e cactacee avevano raggiunto uno sviluppo eccessivo e irregolare.

    Majorelle vasca 2

    Majorelle piante 1

    Grazie ad un accurato e mirato intervento di restauro e potatura, oggi il Jiardin Majorelle è però tornato al pristino splendore, tanto che nessuna vacanza a Marrakech può dirsi completa senza una sua visita. La maggior parte delle specie vegetali e dei numerosi uccelli, ivi presenti, è infatti tipica ed autoctona del Nord Africa e dà il suo meglio, in termini di sviluppo e fioritura, in un clima secco e soleggiato quale quello di Marrakech.

    Majorelle vegetazione 1

    Majorelle bambù

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
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  • Jardin Majorelle, l’utilizzo marcato dei colori nel giardino

    Jardin Majorelle, l’utilizzo marcato dei colori nel giardino

    Majorelle fontana 1Il primo elemento con cui l’osservatore viene in contatto, all’ingresso, è poi, volutamente ed in modo studiato, l’acqua. Oltre il portone, vi è infatti un primo cortile in cui è stata sapientemente collocata una bassa vasca in cui zampilla tale elemento, a fornire, da subito, un’idea di rottura rispetto all’esterno e di immediato refrigerio. Ciò che realmente caratterizza il giardino sono però i colori.

    majorelle fontana 2

    Essendo in Africa, essi sono generalmente molto intensi, bounganvillee rosse, viola, arancio e bianco puro, fioriture accese di gerani, bignonie, dature ed ibischi mentre molteplici verdi scuri caratterizzano la parte vegetale degli alberi. I colori inseriti e scelti dal progettista, ossia il rosso dei muri e della pavimentazione dei sentieri e dei cortili interni, il giallo, il blu e l’arancione dei vasi ed un particolare tono di azzurro acceso (per l’appunto detto Majorelle) delle fontane, sottolineano, invece, in modo volutamente marcato e talvolta estremo, tutti gli elementi architettonici.Majorelle fioritura

    Proprio questo uso intenso del colore mi ha lasciato, di primo acchito, un po’ spiazzato. Onestamente non mi ha da subito entusiasmato, poi lentamente la mia opinione è in gran parte cambiata. In questa zona dell’Africa molte cose sono infatti “estreme”: dalla luce, al calore, dagli agenti atmosferici allo stile di vita delle persone.
    Sotto un sole impietoso e verticale, in una luce abbagliante e tra toni di colore estremamente marcati (il marrone dei tronchi, il verde delle foglie ed il grigio delle cactacee sono, qui, puri), l’elemento costruito e vivacemente colorato esalta e sottolinea, nell’intenzione del progettista, tutto l’insieme. L’aspetto della realizzazione e le scelte cromatiche non possono quindi mai passare inosservate, come sarebbe invece successo con l’impiego di colori tenui.

    Il giardino è stato infatti disegnato da una persona che aveva profonda conoscenza dei pigmenti, Jacques Majorelle, un pittore paesaggista ed è stato successivamente restaurato grazie all’iniziativa ed all’intuito del successivo proprietario, lo stilista Ives Saint Laurent, anch’egli molto sensibile al cromatismo.

    Majorelle vaso 1Majorelle vaso 2

                                                                                                                                                                   

    Il parco è stato inizialmente progettato nel classico stile islamico di cui ancora si nota l’originario impianto grazie all’articolato insieme di canali che corrono per lo più paralleli ai vari sentieri.

    Majorelle canale

    Senza questo sistema di irrigazione costante e la consistente presenza dell’elemento idrico, le piante, le fontane, i bambù, i papiri, i fiori di loto che galleggiano sulla superficie dell’acqua, producendo ricche e colorate fioriture, non potrebbero esistere o sopravvivere a lungo nel difficile clima africano.
    Dato il suo complesso ed articolato insieme, in un certo senso questo giardino rappresenta, come poi descriverò, al meglio, ed anzi riassume in sé, la città, lo spirito ed i forti contrasti di Marrakech e di tutto il Nord Africa.

     

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
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  • Il particolare Jardin Majorelle di Marrakech

    Il particolare Jardin Majorelle di Marrakech

    Jardin MajorelleMi sono trovato di recente a Marrakech, nel Nord Africa. Questa città mi ha profondamente colpito per i suoi forti contrasti umani, architettonici e paesaggistici.
    Durante questa vacanza ho avuto l’occasione, in un caldo pomeriggio di fine estate, di visitare un celebre giardino, di cui avevo letto e ripetutamente sentito parlare: il Jardin Majorelle. Devo dire che la visita è valsa l’intero viaggio e che si è rilevata, forse per me che sono appassionato della materia, l’attrazione migliore della città marocchina.

    Jardin luciLa zona di Marrakech in cui si inserisce il giardino è caratterizzata da vie regolari, ampie, tendenzialmente perpendicolari e fiancheggiate da alberi di agrumi. L’insieme appare quindi, in un certo senso, monotono rispetto alle tormentate ed intricate stradine della Medina.

    Jardin cactacee Gli edifici sono nascosti dietro alte mura ed il rigoglioso svilupparsi dei giardini può essere percepito solo grazie ai rami che si protendono, oltre i confini, sulla strada: colorate bouganvillee che si stagliano evidenti sui muri di un rosso acceso.
    Il Jardin Majorelle non fa eccezione a questa regola generale. Dall’esterno, non può però sfuggire, ad un occhio attento, che si è dinnanzi ad un giardino particolare e diverso da tutti gli altri. Dalle alte mura si protendono infatti rami, foglie e corimbi di numerose varietà botaniche.

    Jardin vasiJardin casa

    Oltre questa selva vegetale si stagliano poi, alte, numerose varietà di palme e si scorgono foglie di banani, dalle notevoli dimensioni, molti bambù di numerose varietà ed un grande numero di papiri e di cactacee pienamente sviluppate, grazie al clima africano.
    Jardin flora
    L’accesso al giardino avviene attraverso un colorato portone in legno, dall’esterno del quale si può solo immaginare cosa si celi all’interno delle mura. Il dentro è completamente separato dal fuori e viceversa. Il verde, ivi racchiuso, è infatti un mondo a parte, silenzioso, fresco e in tutto contrastante con l’esterno, caldo, assolato, disordinato e polveroso. Il giardino, sebbene percepibile da fuori le mura, appare non scontato e, seppure non di enormi dimensioni, molto articolato. Il notevole sviluppo della vegetazione crea poi un forte contrasto di luci ed ombre, sole e buio, per lo più assente all’esterno dove la luce pervade tutto e cade verticale su ogni cosa, senza creare coni scuri.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
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  • I colori e i significati dell’elemento “acqua” nel giardino

    I colori e i significati dell’elemento “acqua” nel giardino

    forme dell'acquaCome abbiamo avuto modo di vedere nel corso di queste ultime settimane, l’acqua si estrinseca nel giardino nelle forme più diverse: è talvolta immobile e stagnante, talaltra scorre nelle fontane e nei torrenti, è silenziosa o fragorosa, può produrre un effetto di calma o attirare invece, con il suo gorgoglio, l’attenzione dell’osservatore. L’acqua è poi azzurra, se riflette il cielo, grigia se le pietre di un palazzo storico, verde se la vegetazione circostante.

    Forme dell'acqua

    L’acqua è poi duttile e scintillante in estate o algida e rigida, se ghiacciata durante la stagione invernale. L’acqua è infine uno sfondo e parte integrante dello stesso paesaggio a Blenheim Palace o forse è essa stessa il paesaggio, è opera d’arte tra le opere d’arte al Paul Getty Museum di Los Angeles, è quasi un mero “status symbol” (dati, all’epoca, i costi di gestione e di suo incanalamento) nelle peschiere delle ville cinquecentesche, o, al limite, è il semplice contenuto in una moderna piscina!Fontana
    Abbiamo però avuto anche occasione di sottolineare nel corso di questi articoli che questo, più di molti altri elementi, concorre a decretare il successo o meno di un giardino, sia esso piccolo o di grandi dimensioni.
    Infatti, l’acqua se zampilla nelle fontane o è lasciata scorrere, gorgoglia e dà vita al paesaggio, se ferma nelle vasche riflette il cielo, gli edifici e la natura, movimentando il contesto circostante. Infine, se vi si piantano essenze acquatiche essa diventa un vero e proprio giardino nel giardino.Forme dell'acqua
    Tanto rilevante è poi stata, da sempre, ritenuta l’acqua che l’intero parco di Versailles (uno dei più celebri esempi di giardino classico) ruota intorno a tale elemento.
    Proprio l’acqua è infatti la protagonista assoluta dell’insieme e fornisce, grazie ad un ingegnoso sistema di pompe e di sorgenti, uno spettacolo che doveva apparire all’uomo dell’epoca, per la sua complessità ed estensione, davvero inimmaginabile e quasi surreale.
    Ad un osservatore attento appare infatti chiaro che, in tale parco, il verde dei prati è, in realtà, solo sfondo all’azzurro dell’acqua, che riempie vasche e fontane, che scorre e si propaga nei numerosi rivoli e canali presenti sul terreno. Anche le imponenti alberature ed i boschi sono qui solamente cortine vegetali che delimitano, sottolineano e fanno da sfondo all’articolato complesso delle fontane. Tutto ruota intorno all’acqua ed è stato ideato e progettato al solo scopo di esaltare tale prezioso e sempre mutevole elemento.

    La piantina di VersaillesVersailles

    Volutamente stupefacente doveva pertanto essere lo spettacolo, specie la sera ed alla luce delle torce, per l’ignaro osservatore dell’epoca quando lo scorrere delle acque e lo zampillare dell’intricato gioco delle innumerevoli fontane veniva teatralmente azionato, con tempismo studiato e perfetto, al solo passare del re e della sua corte!

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  • L’impiego dell’acqua in giardino al Paul Getty e alla Beyeler

    L’impiego dell’acqua in giardino al Paul Getty e alla Beyeler

    Fondazione Beyeler 1Sempre in merito all’incidenza dell’elemento idrico sul giardino, sfogliando un libro inglese recentemente acquistato, sono rimasto davvero colpito da un particolare impiego dell’acqua cui non avevo mai in precedenza assistito. Nel Paul Getty Museum di Los Angeles, le piante (in questo caso azalee Kurume, Rhododendron species), potate in modo regolare secondo una forma a spirale ed i dettami dell’“ars topiaria”, sono letteralmente circondate dall’acqua, creando ciò che viene definito nella terminologia inglese un “floating maze”.

    Fondazione Beyeler 2L’insieme fornisce allo spettatore un’idea del tutto peculiare della realtà, le forme basse e rotondeggianti richiamano alla mente la tecnica di potatura Karikomi (l’“ars topiaria” giapponese astratta) e le piantagioni di tè. La natura è del tutto “addomesticata” e “soggiogata” dall’uomo, secondo un disegno, in questo caso, dell’artista Robert Irwin. L’acqua non è libera di espandersi dove vuole, neppure le piante sono libere di crescere in modo naturale, l’insieme è rigoroso, rigido e formale. La forma geometrica accentua l’impressione del controllo assoluto e trasforma, per un museo, la stessa natura ed il paesaggio in scultoree opere d’arte.

    Paul Getty MuseumDi grande impatto estetico risulta, infine, l’utilizzo dell’acqua nel giardino della Fondazione Beyeler, progettata da Renzo Piano e sita nei pressi di Basilea. Qui essa è stata impiegata in un stagno, posto immediatamente al di là di una ampia vetrata in cristallo.

    L’elemento idrico è quindi, in tale realizzazione, parte integrante delle sale del museo, con le quali interagisce sia cromaticamente che accentuando l’impatto visivo dato dal variare delle differenti stagioni e delle diverse variabili meteorologiche (pioggia, sole, neve, …). Tramite tali scelte architettoniche e soprattutto grazie all’impiego delle ampie vetrate, l’interno e l’esterno interagiscono strettamente tra loro e si produce una continuità tale da far apparire le opere d’arte come esposte nell’ambiente naturale circostante.

    L’impressione appena descritta è ulteriormente accentuata in caso di pioggia, quando l’acqua è ovunque: sia a livello verticale che orizzontale.

    Paul Getty Museum 4 Paul Getty Museum 2

     

     

     

     

     

     

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  • L’utilizzo dell’acqua nella realizzazione delle biopiscine

    L’utilizzo dell’acqua nella realizzazione delle biopiscine

    BiopiscinaIn tempi più recenti, l’acqua ha assurto ad elemento di grande rilievo soprattutto per quanto concerne la piscina. Tale elemento non risulta, peraltro, spesso di facile inserimento in un giardino. Sembra quasi sempre troppo “costruita”, un po’ falsa, troppo azzurra e rigida rispetto all’andamento del terreno.

    Biopiscina naturalePer ovviare a tutto questo, si possono però seguire due strategie: collocarla in una zona separata del giardino, magari schermata da una siepe vegetale, oppure armonizzarla all’insieme. In certi casi ed in contesti storici di pregio si può anche ricorrere alla realizzazione di piscine “in stile” o comunque armonizzate al contesto.

    Biopiscina moderna

    Esse assomigliano infatti alle antiche peschiere di cui abbiamo parlato nelle scorse uscite (o, nei casi più eclatanti, tali realmente sono, debitamente adattate al fine di consentire la nuova destinazione d’uso). Negli altri contesti si può invece ricorrere all’impiego di piscine naturali, le cui forme possono emulare i contorni di un laghetto, così permettendo un armonico inserimento nel paesaggio.

    Biopiscina design

    Le biopiscine sono, di fatto, veri e propri piccoli laghi in cui crescono varie essenze vegetali. Esse sono in tutto e per tutto identici a quelli presenti in natura e non implicano l’utilizzo di agenti chimici quali il cloro. Sono infatti le stesse piante e lo studio ingegneristico che le caratterizza a mantenere la purezza dell’acqua. L’ecosistema è ovviamente delicato e richiede una attenta gestione ma il lavoro ripaga, per chi ha provato l’esperienza di farci il bagno, davvero dello sforzo.
    Anche in giardini che non abbiano grandi dimensioni è comunque possibile realizzare vasche e fontane il cui effetto estetico risulta sempre molto soddisfacente e di “interruzione” di spazi, magari difficilmente utilizzabili.
    Biopiscina in invernoBiopiscina in inverno 1L’esempio della foto qui riportata, scattata in un suggestivo albergo sudafricano, fornisce infatti un’idea del risultato finale. I costi di gestione non sono poi così elevati, soprattutto se proporzionati all’impatto estetico fornito.Persino sulle terrazze è oggi possibile, grazie alle moderne tecniche di isolamento e riciclo dell’acqua, realizzarefontane e vasche. Anche nei cortili interni o neipiccoli giardini si potranno realizzarelaghetti, all’interno o al bordo dei quali, coltivare le più diverse tipologie dipiante acquatiche (ad esempio e solo per citare i più comuni: fiori di loto, canne, Iris Pseudacorus, giunco, AcorusCanna palustris, o anche un semplice papiro).

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  • L’incredibile impatto dell’acqua nel giardino storico

    L’incredibile impatto dell’acqua nel giardino storico

    villar perosa 1

    Una ulteriore dimostrazione di quanto possa incidere l’utilizzo dell’acqua all’interno di un giardino (o meglio, in questo caso, di un vero e proprio parco) è rappresentata dall’area a verde di Blenheim Palace nel Regno Unito, disegnata dal celebre paesaggista “Capability” Brown. Nel caso di specie gli interventi sul paesaggio sono stati incredibili: sono state qui rimosse intere porzioni di precedenti giardini e parterre, si sono sbancati terreni, modificato l’assetto boschivo e soprattutto è stato creato, variando persino l’assetto dell’affluente, dal nulla un intero lago!

    Lo scopo del progettista era infatti esattamente quello di ricreare un paesaggio nel paesaggio che avesse forme spontanee ed una armonia naturale, apparentemente entrambe scevre da qualunque intervento umano. In particolare, egli riteneva che l’acqua destasse, nell’osservatore, le emozioni. Brown fece quindi scavare, mediante l’impiego di un enorme numero di persone, un lago, cui venne poi data una forma ben precisa e volutamente irregolare mediante la realizzazione di argini simil naturali. Il fiume Glymme venne sbarrato e, nel corso del successivo anno, il lago letteralmente emerse dal verde brillante della campagna inglese!

    canale 1

    Blenheim Palace

    Tutto questo venne progettato, ovviamente senza badare a spese, al solo fine di creare, grazie all’elemento idrico, visuali e viste sempre mutevoli per il piacere di un ristrettissimo entourage di persone. L’effetto è però, oggi che il palazzo ed il suo giardino sono aperti al pubblico, incredibile: lo sguardo spazia in un paesaggio dal verde mutevole e dalle molteplici gradazioni. L’acqua, sotto forma di fiume e di lago, domina il paesaggio che si perde all’infinito, fornendo allo spettatore l’idea che il Ducato abbia dimensioni davvero sconfinate e che il dominio dell’uomo sulla natura sia, sotto le spoglie di un’apparente naturalezza, in realtà assoluto. Dall’alto di un terrazzamento, a grande distanza, si staglia infatti un ponte che sovrasta l’acqua, a più arcate ed in pietra volutamente grigio-azzurra (di cui però anche da lontano si colgono le reali dimensioni), quasi a fungere, anche per l’occhio meno attento, da metro di misura delle effettive proporzioni dell’insieme del parco.

    Sempre con riferimento all’acqua ed analogamente, uno dei più famosi paesaggisti mai esistiti, Russell Page optò, nell’opera di restauro ed implementazione di un giardino di un castello francese, per l’idea di alterare il corso del fiume Loing dal suo alveo. Ciò venne fatto per l’effimero desiderio di creare, in una precisa posizione, uno stagno che si potesse inserire, movimentandolo, nel paesaggio che si godeva dal castello!

    villar perosaNon si deve però ritenere che alla base di tali interventi vi fosse esclusivamente, come spesso purtroppo accade nei giardini di alcuni facoltosi moderni committenti, un intento di stravolgere l’esistente, al solo scopo di stupire l’osservatore.
    Gli interventi paesaggistici in questione erano sempre frutto di attente ponderazioni e di un profondo studio sul contesto naturalistico oggetto di intervento. In particolare e prima di ridisegnare il paesaggio naturale, Page aveva poi avuto modo di approfondire, nel corso della sua vita, il suo rapporto con l’elemento acqua. Sorvolando il Nilo mentre esso si fa strada in mezzo al deserto, egli trasse una visione quasi cosmica dell’acqua, intesa come portatrice di vita nei terreni più aridi. Dall’esperienza nel Regno Unito desunse l’approccio romantico che esiste tra acqua e paesaggio circostante. In Francia apprese, al contrario, come l’acqua potesse essere utilizzata per creare un paesaggio classico e monumentale. Nei paesi più pianeggianti e battuti dal vento, si rese conto che una vasca d’acqua che riflette quel particolare cielo, le nuvole e gli alberi, conferisce dinamismo e spessore a paesaggi altrimenti monotoni e spesso monocromi. Dall’esperienza dei giardini rinascimentali italiani, dalla bellezza delle vasche ivi utilizzate e dal complesso sistema di fontane, desunse vivo interesse per l’utilizzo dell’acqua come elemento in movimento, che scorre e gorgoglia dando vita al giardino. Tutte queste considerazioni costituirono, quindi, la base di ogni suo successivo, studiato intervento sul paesaggio naturale.

    acqua fontana

    L’acqua caratterizza poi anche i giardini di più recente realizzazione, per esempio quello disegnato dal medesimo Page per la casa di Villar Perosa della famiglia Agnelli.
    In questo caso, l’obiettivo finale del progettista consisteva nella realizzazione di un torrente che fungesse da elemento caratterizzante il parco e che potesse essere contornata da particolari essenze vegetali. L’articolato insieme è composto da ben undici stagni, ognuno dei quali è circondato, sugli argini da essenze vegetali diverse, il tutto regolato da un complesso sistema di dighe.

    canale 1

    Riportando le stesse parole del paesaggista, Page ha così descritto le scelte da lui operate: “L’intero corso del ruscello è costeggiato da masse di iris, anemoni giapponesi, flox che amano un ambiente umido, astilbe, spirea e felci, rabarbaro selvatico, gunnera sfoggiano il loro fogliame gigante e di verde brillante, una enorme varietà di hoste dai fiori campanulati completano l’insieme”. Il progetto realizzato dall’uomo garantisce, in questo caso, in ogni stagione, visuali e colorazioni sempre differenti, rivaleggiando, senza stravolgerla e con essa anzi compenetrandosi, con l’intrinseca bellezza del paesaggio circostante.

     

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  • Il suggestivo impatto dell’acqua nel giardino

    Il suggestivo impatto dell’acqua nel giardino

    fontana a sfioro

    In questo primo articolo e nei successivi, dato anche il perdurante clima estivo, abbiamo deciso di affrontare un argomento particolare: l’utilizzo e l’incidenza dell’elemento “acquaall’interno del giardino.

    Nell’ambito della realizzazione di un’area a verde vi sono molti elementi da tenere in considerazione, alcuni di essi passano spesso in secondo piano o non sono comunque debitamente valutati. In realtà, la loro incidenza sul risultato finale e complessivo del giardino è assolutamente decisiva.
    Abbiamo già velocemente accennato, in un precedente articolo, all’importanza dell’elemento olfattivo.

    Parleremo in futuro della valenza cromatica delle specie vegetali e delle colorazioni delle fioriture estive. In proposito, giova velocemente accennare al fatto che sia addirittura possibile ipotizzare giardini monocromatici, ad esempio mediante l’utilizzo di particolari combinazioni di alberi e cespugli dalla foglie grigio-argentee in combinazione con piante dalle fioriture nelle molteplici sfumature del bianco.

    White garden 2White garden 1

    Altro elemento di rilievo e di cui tratteremo in prosieguo è quello correlato alla presenza ed all’incidenza di particolari specie di insetti, uccelli e piccoli roditori, strettamente correlati ad un dato assetto del giardino ed a specifiche tipologie di vegetali. L’ultimo elemento, molto rilevante ma non sempre tenuto nella debita considerazione nelle aree verdi, è rappresentato proprio dall’acqua.

    L’importanza sia estetica che più propriamente sensoriale dell’acqua era già stata colta dai greci e dai romani. Negli edifici classici era quasi sempre presente un giardino interno in cui venivano coltivate particolari essenze vegetali (specie alloro, mirto, rose ed agrumi) dalle rilevanti implicazioni olfattive e nel quale era spesso presente l’acqua. Essa era specificatamente utilizzata al fine di dare un’impressione di refrigerio e di beneficiare del gorgoglio dalla stessa prodotto, particolarmente accentuato dalle ridotte dimensioni dell’area a verde racchiusa all’interno di mura.Fontana moresca

    Anche altre culture, quali quella islamica, hanno sempre riserbato grande rilievo all’elemento idrico. In particolare, in questi Paesi venivano e vengono tuttora realizzate grandi vasche, di poca profondità e di lunghe dimensioni che tagliano i parchi ed i giardini, creando, nel particolare contesto vegetale in cui sono inserite, effetti estetici di grande impatto cromatico. La superficie azzurra cambia infatti a seconda delle diverse ore della giornata, in base alla differente angolazione del sole e degli elementi architettonici o vegetali in essa riflessi.

    Per fare un veloce accenno alla realtà locale, a Genova si è diffuso, nel periodo della realizzazione delle grandi ville cinquecentesche, un analogo impiego dell’acqua.
    In molti parchi storici sono, infatti, tuttora presenti delle vasche (dette anche “peschiere”) di acqua contornate da bordure in marmo dalle forme geometriche e scanalate in cui veniva dato notevole risalto all’elemento idrico. L’impatto estetico, data l’oculata collocazione delle stesse, spesso verticali ed in asse alla facciata principale della villa, è assolutamente sorprendente e tale da fornire allo spettatore un’immediata idea di ampliamento degli spazi e di grandeur. L’effetto estetico viene ovviamente ad accentuarsi, durante la sera e la notte, mediante l’utilizzo di adeguata illuminazione elettrica o, ancora meglio, a candele che fa scintillare di luce tremula lo specchio d’acqua.
    In generale, tali superfici si adattano poi bene alla coltivazione di particolari tipi di piante dalle fioriture particolarmente suggestive quali le ninfee.
    paesaggio notturno nella villa dello Zerbino in GenovaPeschieraQueste ultime sono piuttosto adattabili e crescono persino, quasi spontanee, in alcuni canali delle suggestive cittadine olandesi, creando una compenetrazione tra elemento costruito e natura, tra idrico e vegetale tale da stupire il visitatore che non immagina davvero di potere veder crescere un prato fiorito sulla superficie dell’acqua e per di più tra le case!

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
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  • Piante succulente di rapido accrescimento e propagazione

    Piante succulente di rapido accrescimento e propagazione

    Portulaca grandiflora della varietà splendensProseguiamo, in questa settimana, a descrivere l’ultima delle famiglie di succulente da noi prese in considerazione.

    Famiglia delle Portulacaceae: nell’ambito di questa famiglia, da ultimo, ci soffermeremo, in particolare, sulla Portulaca Grandiflora.
    Questa pianta è estremamente frugale, cresce dappertutto, anche nelle strade, nelle crepe tra l’asfalto ed il cemento. Non necessita di alcuna cura, di solito sopravvive per una sola stagione ma si propaga facilmente e spontaneamente via seme. E’ il tipico esempio di pianta utilizzabile nel “Guerrilla Gardening”, di recente diffusione. Questo fenomeno mira infatti a favorire, tramite un uso del verde e delle essenze spontanee, la colonizzazione, da parte delle piante, della città, soprattutto delle rotonde, delle aree spartitraffico e della scarpate neglette ed abbandonate.

    Portulaca grandiflora della varietà thellusonii

    Poche essenze vegetali si prestano meglio della Portulaca Grandiflora a tale fine. Essa è di rapido accrescimento, di facile propagazione, non richiede manutenzione e copre il terreno, nei lunghi ed assolati mesi estivi, di una miriade di fiori, semplici o doppi, coloratissimi che si stagliano brillanti e di varie tinte nella forte luce estiva.

    Neppure il neofita meno avvezzo avrà difficoltà nel coltivare questa pianta, il segreto principale è dimenticarsi di lei, unica regola non bagnarla troppo. Farà tutto da sola.

    Albuca

    In questi brevi articoli speriamo di essere riusciti a dare al lettore l’idea di quanto sconfinato e variegato possa essere l’universo vegetale delle succulente. Si passa infatti dalle piante striscianti, a quelle alte pochi centimetri fino, invece, alle cactacee di grandi dimensioni o a quelle alte qualche metro (ad esempio: l’Euphorbia candelabrum, di cui al nostro precedente articolo).

    La Crassula Falcata

    Che siano esse però più o meno grandi, di un tipo o dell’altro, l’apporto delle succulente sarà assolutamente determinante sia sulle terrazze che nei giardini. Spetterà al singolo la scelta della varietà più adatta alle sue esigenze ed al contesto in cui essa deve essere inserita. Per il neofita (ma anche per l’appassionato) esiste quindi un mondo vegetale a sé, del tutto particolare per esigenze, forme e colori e molto diverso dal concetto di “pianta” cui si è solitamente abituati.

    La Haworthia stellataCrasulacea

    Anche i più inospitali deserti, le lande più assolate o i picchi delle montagne sono infatti vivi. A ciò contribuiscono proprio centinaia e centinaia di particolari forme di succulente, dalle fogge più inaspettate, spesso ignote ai più e forse, a priori, persino difficilmente immaginabili.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Rare e particolari piante succulente dal Sudafrica

    Rare e particolari piante succulente dal Sudafrica

    La Welwitschia mirabilis in fioreIn particolare, nell’articolo di questa settimana, ci occuperemo di altre tre famiglie di succulenteWelwitschiaceae, MesembryanthemaceaePedaliaceae.

    Famiglia delle Welwitschiaceae: essa si compone di un solo genere e di una sola specie. Ci è sembrato utile soffermarci sulla Welwitschiachia Mirabilis in quanto essa è una pianta del tutto anomala, particolare e differente da quelle note. Questo vegetale si compone infatti di sole poche foglie di grandi dimensioni, molto resistenti ed in grado di vivere anche svariate centinaia di anni. La radice della pianta può infine raggiungere grandi profondità alla ricerca dell’acqua. Proviene dal Sudafrica e, se coltivata in vaso, necessita di contenitori adeguati a consentire lo sviluppo in verticale dell’apparato radicale.

    La Welwitschia MirabilisFamiglia delle Mesembryanthemaceae: nell’ambito di questa famiglia si segnalano soprattutto i Lithops, più comunemente conosciuti come “sassi viventi”. Come noto, queste succulente si compongono di due parti, tra loro divise da un solco, assomigliano nei colori e nelle fogge alle pietre presenti in natura con le quali dovrebbero, per evidenti ragioni, confondersi. Durante la stagione autunnale fiori gialli o bianchi caratterizzano questa peculiare varietà vegetale. Anche i Lithops non sono caratterizzati da particolari esigenze colturali, vanno coltivate in terreno ben drenato e annaffiate solo all’occorrenza, specie in primavera. I Lithops sono ovviamente utilizzati, date le loro ridotte dimensioni, soprattutto in vaso o in spazi estremamente ridotti.

    Il Lithops fiore

    Il Lithops rossi

    Famiglia delle Pedaliaceae: in questa famiglia si segnala, in particolare, l’Uncarina Grandidieri. Questi vegetali sono davvero particolari, inusuali e di grande impatto estetico.La forma della pianta è scultorea, il tronco è grigiastro e di forme diverse da quelle cui si è abituati.

    L'Uncarina grandidieriUncarina grandidieri in vaso

    Di solito, esso è rigonfio, panciuto e su di esso spuntano poche, grandi foglie e, nella stagione della primavera-estate-autunno, semplici e bellissimi fiori bianchi, gialli o rosa. Durante la stagione invernale, invece, l’Uncarina entra nella stagione di riposo vegetativo e non necessita, pertanto, di alcuna particolare cura o di innaffiature. Alcuni esemplari di Uncarina possono, infine, diventare estremamente longevi, persino centenari.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Piante succulente dall’Africa e dal Messico

    Piante succulente dall’Africa e dal Messico

    La Welwitschia mirabilisNelle prossime settimane accenneremo velocemente ad alcune altre famiglie di piante succulente. Come vedrete, queste ultime sono davvero particolari, spesso estremamente interessanti da un punto di vista estetico e non sono, nella maggior parte dei casi, note al grande pubblico.

    Esse sono acquistate, quasi esclusivamente, da appassionati di tali genere di piante. I loro proprietari le curano con dedizione e rispettano con attenzione le esigenze delle singole varietà, ottenendo risultati spesso spettacolari. Trattandosi di succulente inusuali, poco diffuse e provenienti da paesi remoti, il loro lento accrescimento riserva sempre grandi soddisfazioni personali. Pochi sono comunque i vivai in Italia che dispongano di un ricco assortimento di queste spettacolari varietà di succulente.

    In particolare, in questa prima settimana, parleremo delle famiglie delle Asteraceae o Compositae e delle Fouquieriaceae.

    Il Senecio Cuneatus

    Il Senecio Radicans

    Famiglia delle Asteraceae o Compositae: queste sono piante piuttosto diffuse, la gran parte proviene dall’Africa meridionale e dal Madagascar, dove sono ovviamente spontanee in natura. Necessitano, come in generale tutte le succulente, di terreni ben drenati,non hanno particolari esigenze idriche e possono sopportare anche temperature rigide, persino prossime allo zero termico. Nell’ambito di questa famiglia meritano una particolare menzione i “Senecio” (Crassissimus, Radicans, Cuneatus, Articulatus, Macroglossus…).
    La Senecio Crassissimus

    Famiglia delle Fouquieriaceae: questa famiglia non è molto numerosa. Si ricorda, in particolare, per la peculiarità della forma la Fouquieria Diguetii, proveniente dal Messico. In tale Paese, essa viene spesso utilizzata, data la sua conformazione e l’elevato numero di spine, come mezzo per delimitare il confine tra due proprietà limitrofe.

    La Fouquieria diguetiiLa Fouquieria diguetii

     

     

     

     

     

     

     

     

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
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  • Piante cactaceae ed euphorbiaceae nel proprio giardino

    Piante cactaceae ed euphorbiaceae nel proprio giardino

    Nell’ambito delle succulente, le Cactaceae rappresentano una delle famiglie più numerose. Esse provengono in gran parte dal Messico o dagli Stati Uniti meridionali. In linea generale, si può dire che esse non richiedano particolari esigenze colturali. I Cactus prediligono un terreno ben drenato (in caso vengano coltivati in vaso, esiste un terreno apposito, venduto nei garden center), vanno bagnati poco e tendenzialmente solo nei periodi di grande siccità. Purché ben asciutte, alcune varietà possono sopportare, stante la loro provenienza da aree a forte escursione termica, temperature anche piuttosto rigide.

    Il Cactus senza dubbio più conosciuto e diffuso è l’Echinocactus Grusonii. Esso è caratterizzato da una forma rotondeggiante, costolata, raggiunge, molto lentamente, dimensioni considerevoli. Le spine sono riunite in gruppi e di colore giallo intenso.

    Questa Cactacea risalta soprattutto da sola o in gruppi di piante di varie dimensioni, possibilmente tutte appartenenti al medesimo genere. Se collocate in ordine sfalsato e secondo schemi geometrici, ben studiati, in porzioni di terreno limitate o a bordo fascia, esse garantiscono davvero un notevole impatto estetico (vedi nostri due articoli precedenti, per le foto quello sul giardino di Giorgio Armani). Come per tutte le succulente, il loro impiego richiede una attenta valutazione del contesto e dell’area del giardino in cui andranno ad inserirsi. Il rischio è infatti sempre quello di realizzare insiemi un po’ rigidi, poco armonici e “slegati” dal resto dell’insieme a verde. Data l’indubbia valenza scultorea e geometrica di questa famiglia di succulente è altresì possibile l’impiego in vasi ed in terrazze. Soprattutto in Riviera e nelle seconde case, spesso si opta per l’utilizzo di varie tipologie di succulente, ottenendo talvolta risultati molto soddisfacenti. La scelta di tali varietà, in luogo di cespugli, erbacee e piante non succulente, è principalmente dettato dalle minori necessità colturali e dalle limitate esigenze manutentive (concimazioni, potature, travasi….) rispetto alle altre piante.

    Nell’ambito di una valutazione complessiva del progetto, va però indubbiamente menzionato e considerato l’aspetto economico. Le Cactaceae, soprattutto se di grandi dimensioni, hanno infatti generalmente costi di acquisto piuttosto elevati, correlati anche al lungo lasso di tempo necessario perché esse raggiungano un adeguato sviluppo vegetativo.

    Tra le succulente meritano poi una particolare menzione anche le Euphorbiacae. Esse sono suddivise in numerosissime specie, caratterizzate da portamenti molto diversi tra loro. In particolare, ci soffermeremo qui sull’Euphorbia candelabrum. Questa varietà raggiunge notevoli dimensioni, si presenta come un intricato insieme di rami, verde scuro, dalle costolature spinose. La conformazione e l’impianto architettonico di tale pianta garantiscono, per l’osservatore, un impatto notevolissimo. La crescita non è rapida e per ottenere subito un risultato sarà, il più delle volte, necessario ricorrere a piante già formate e sviluppatesi negli anni. Per questo motivo nei vivai esse sono tenute in vasi di grandi dimensioni e ciò permette (tralasciando l’aspetto economico dato dai costi di acquisto, di trasferimento e di impianto!) un rapido e non traumatico loro posizionamento nel luogo prescelto.

    Siano esse ubicate ai lati di un cancello di accesso, dislocate in prossimità di edifici in pietra o in, ben individuati, angoli del giardino, l’area in cui saranno inserite assumerà subito un aspetto completamente differente. In particolare nelle giornate estive, le dimensioni della pianta, la sua particolare conformazione, i colori e la peculiarità della forma, unite all’ombra che i numerosi rami proiettano sul terreno, contribuiscono ad attirare l’attenzione dell’osservatore, persino di quello meno attento. Specialmente le persone abituate alle piccole Cactaceae in vaso, rimangono infatti veramente colpite da questa incredibile e prodigiosa, nel suo lento ma articolato accrescersi, varietà di Euphorbia.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Piante succulente: la famiglia delle agavacae

    Piante succulente: la famiglia delle agavacae

    Dopo l’introduzione generale alle succulente, nelle prossime tre settimane ci dedicheremo ad alcune tipologie di queste particolari piante. Cercheremo di sottolinearne le principali caratteristiche botaniche, prediligendo quelle più diffuse, le più spettacolari da un punto di vista estetico e le meno note al grande pubblico.

    Nello specifico, oggi parleremo dalla famiglia delle agavacae, soffermandoci in particolare sul genere delle agavi. Queste ultime sono piante molto diffuse in Italia ed anche in Liguria. Non presentano esigenze colturali particolari, danno ottimi risultati e raggiungono, nel tempo, dimensioni piuttosto ragguardevoli (anche più di un metro di diametro del cespo).

    Da un punto di vista estetico, si presentano come un insieme di foglie lanceolate, dure, molto fibrose e generalmente dotate di una spina all’apice.

    Le agavi sono originarie dell’America meridionale, molte vengono dal Messico. Tale provenienza ha evidentemente permesso la loro facile adattabilità al clima mediterraneo. In Europa, in origine erano quindi presenti solo nei giardini privati ma, successivamente, la loro grande versatilità ne ha consentito la naturalizzazione e la colonizzazione di gran parte delle regioni affacciate sul Mare Mediterraneo.

    Al di là delle varietà più diffuse e note, di solito a foglia grigio-verde (Agave Americana), ricordiamo l’Agave Victoriae Reginae. Tale pianta è particolate in quanto non raggiunge grandi dimensioni e presenta delle foglie bianco-verdi screziate, caratteristica questa non molto diffusa nell’ambito delle succulente. Tale agave veniva originariamente impiegata, non per motivi estetici, bensì per la produzione di cibo, fibre vegetali e persino liquori.

    Una delle principali peculiarità delle agavacee consiste nel produrre, nel corso del proprio ciclo vitale (di media di 25-30 anni), una sola infiorescenza: un lungo scapo floreale (persino di 6-8 metri) da cui dipartono ramificazioni recanti un enorme numero di piccoli fiori (circa 20.000) di colore giallognolo ed intensamente profumati. Essa consiste in un vero e proprio ramo fiorifero di grandi dimensioni che si staglia, ben evidente, nel paesaggio circostante. Dato lo sforzo e l’impiego di sostanze nutritive necessario a produrre una simile fioritura, la pianta madre generalmente muore a seguito di tale ultimo atto estremo. Spesso però accade che gli stoloni, prodottisi nel tempo alla base della pianta, diano vita ad altre piccole agavi, identiche alla genitrice.

    Dal punto di vista dell’utilizzo pratico delle agavacee, ci limitiamo a fornire tre esempi di suo possibile impiego.

    Le agavi (quella americana ma anche altre varietà) possono, ad esempio, essere fatte crescere, in esemplare singolo in vaso, in contenitori lineari per inserirsi in un contesto moderno. Ben si adattano peraltro anche a contenitori in cotto, adeguandosi così a realtà più classiche. In entrambi gli impieghi, alla base potranno essere collocate altre varietà di succulente a sviluppo strisciante e dalle fioriture vivaci. L’impatto estetico ottenuto sarà comunque sempre di tipo rigoroso, scultoreo e notevole, specie quando più vasi, identici tra loro, si ripeteranno nella loro collocazione spaziale o verranno posizionati ai lati di un cancello o di una porta di accesso.

    Le agavi possono poi anche essere impiegate nelle fasce di terreno dei giardini, sul limitare esterno delle stesse o collocate a ridosso dei muri. In questo caso si suggerisce il loro abbinamento con la Bougainvillea Spectabilis del colore tradizionale viola-rosa, da fare crescere lungo i muri in pietra. Il colore verde-grigio dell’Agave Americana contrasta infatti perfettamente con il brillante sfondo vermiglio e richiama i colori delle strutture in muratura e dei muretti in pietra. Per completare l’insieme, peraltro di semplicissima manutenzione ma di notevole impatto estetico e di grande soddisfazione anche per il neo giardiniere, si potrà suggerire l’inserimento di altre varietà tipicamente mediterranee, di cui abbiamo già parlato in altro nostro precedente articolo.

    Da ultimo, suggeriamo di utilizzare le agavi, in gruppi preferibilmente dispari di tre, cinque o sette esemplari, disposti sfalsati in diagonale e lungo la linea di bordo delle fasce dei giardini mediterranei. Il risultato che si consegue è molto scenografico e quasi nessuna manutenzione sarà poi necessaria.

    L’effetto risulterà infine massimo se, come spesso accade, lo sfondo su cui si stagliano le lineari foglie grigio-azzurre delle agavi sarà il variegato e mutevole, a seconda delle stagioni e del differente impatto della luce del sole, blu-grigio del Mare Mediterraneo.

     

     

     

     

     

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
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  • Le piante grasse: caratteristiche botaniche e di coltivazione

    Le piante grasse: caratteristiche botaniche e di coltivazione

    Negli articoli delle prossime settimane ci soffermeremo sulle piante succulente (spesso indicate, erroneamente, col termine generico di “Cactus”, che in realtà si riferisce invece soltanto ad una determinata famiglia di tali vegetali) e delineeremo le principali caratteristiche botaniche e di coltivazione di alcuni dei numerosissimi tipi esistenti.

    Il tema in questione risulta per me, da appassionato della materia, più problematico degli altri in quanto il mio rapporto con questo genere botanico si è evoluto nel tempo, passando da una sorta di antipatia nei suoi confronti fino ad una stupita ammirazione. In generale, le cactacee o si amano o si odiano. E’ difficile che si possano trovare mezze misure. Per quanto mi riguarda, non riuscivo a capirle fino in fondo e, ad esse, preferivo decisamente gli alberi e gli arbusti. Solo questi ultimi mi sembravano davvero vivi e il loro profondo mutare di colori, forme, dimensioni ed aspetto mi permetteva, da sempre, di cogliere con prospettive diverse e nuove, il continuo mutare delle stagioni. Alberi ed arbusti passano infatti, con un ritmo infinito, dal verde cangiante della primavera, alle fioriture estive dai colori brillanti, ai variegati toni del giallo-marrone del fogliame d’autunno, fino a trasformarsi in scarne “impalcature” di rami scuri contro il tenue e ceruleo cielo invernale.

    Per contrasto ed ad un primo sguardo, le “piante grasse” mi apparivano invece rigide, quasi immutabili, un po’ cerose ed apparentemente immobili e soprattutto sempre uguali nel paesaggio in cui sono inserite. Più di recente mi sono però accorto che, per capire questo particolare genere di piante, serve utilizzare una visuale diversa e soprattutto osservarle e “leggerle” ad un livello differente. Solo così esse si possono davvero apprezzare e soltanto così è possibile cogliere l’intrinseca natura che le caratterizza: le succulente sono infatti, nel mondo vegetale, il più chiaro esempio della vittoria della natura sul territorio.

    In fondo, esse dimostrano che, anche nel luogo apparentemente più inospitale, può esistere una rigogliosa forma di vita. Le “piante grasse” sopravvivono in aree in cui nessun’altra pianta vive: popolano le sabbie dei deserti, gli scoscesi ed irti pendi rocciosi, le rocce vulcaniche assolate delle isole perse in mezzo al mare e molte delle saline e ventose coste del Mediterraneo. Non soccombono di fronte ai climi estremi, al sole più cocente ed al terreno più arido ed apparentemente inospitale. Se le si guarda con occhio attento, ci si rende poi conto che esse, in realtà, non sono affatto statiche: crescono ed evolvono lentamente ma mutano profondamente nel tempo, fioriscono e si sviluppano, raggiungendo anche dimensioni ragguardevoli.

    Da un punto di vista estetico, le cactacee si stagliano poi scultoree, nelle loro forme spesso innatamente architettoniche, nel paesaggio. I loro profili sono poi esaltati e sottolineati dal verticale sole estivo, proiettando così ombre, dalle forme più diverse, sul terreno, con effetti talvolta sorprendenti. Inoltre, sotto il profilo dell’adattabilità al contesto in cui sono inserite, resistano impassibili a tutto ed affrontano tutti gli agenti atmosferici senza apparente sforzo. Sono spesso longeve tanto da sembrare che quasi nulla possa abbatterle. Basta però talvolta un forte colpo di vento per distruggere in un attimo, similmente a quanto può accadere con le palme, anni di lento accrescimento, con profondo impatto ed evidenti conseguenze grafiche sul paesaggio in cui sono inserite.

    Sotto il profilo pratico, gli utilizzi di queste piante sono poi, date le molteplici forme presenti in natura, estremamente diversificati. Si potrà ad esempio utilizzarle, isolate ed opportunamente scelte, in vasi dalle forme moderne per sottolineare le linee minimaliste dei moderni edifici in cristallo e cemento. Le succulente potranno trovare anche impiego in giardini loro esclusivamente dedicati, come nella ricca collezione di cactacee del Duca di Aosta a Pantelleria. Potranno ancora essere anche frammiste ad altre essenze vegetali (quali palme e numerose varietà di Yucca e di Cycas), sempre dalle forme essenziali, come nello splendido giardino dei Ferragamo – di San Giuliano nella Sicilia orientale (inserito nel circuito dei Grandi Giardini Italiani). Qui il verde scuro della vegetazione, proveniente dalle più disparate regioni del mondo, unito alle particolari forme delle cactacee, il tutto contrapposto ai colori accesi delle fioritura estive, crea infatti una inaspettata tipologia di giardino storico.

    Alcune particolari varietà di succulente (differenti tipi di Sedum e di Talinum) potranno invece trovare un loro utilissimo ed inusuale impiego in contesti completamente diversi ed apparentemente inaspettati, come nel moderno e biologico green roofing del Chelsea Office di New York. Le loro limitate esigenze colturali, le ridotte richieste manutentive e di potature, la quasi assenza di necessità di irrigazione, unite alla possibilità (per talune famiglie) di crescere su suoli di scarsa profondità, rendono queste e similari varietà di succulente perfette per realizzare incredibili tappeti verdi sui tetti dei grattacieli e persino degli edifici industriali.

    La loro apparente rigidità non deve poi indurre in errore. Alcune varietà di succulente sono capaci di produrre, grazie alle loro fioriture, incredibili spettacoli naturali: basti pensare alle distese di succulente che fioriscono in primavera in Sardegna, agli sfolgoranti colori dei prati di Crassula spp., Adromischus spp., Stapeliads e Cotyledon spp. del Namaqualand in Sud Africa o anche, più semplicemente, ai fiori frammisti ai frutti dei filari di fichi d’India siciliani che si perdono nell’orizzonte.

    Da ultimo va però anche riconosciuto che l’impiego delle succulente non è sempre agevole e l’effetto, se la scelta e la disposizione non sono ben studiate ed armonizzate al contesto, può risultare esteticamente insoddisfacente per la rigidità finale dell’insieme. Per ovviare a ciò, ci si potrà limitare ad una regola generale: assecondare, nell’impossibile tentativo di emularla, la natura.

    Così facendo si sono talvolta raggiunti sulle coste italiane, nei giardini fronte Mediterraneo o in quelli che si perdono, superata una ripida scogliera, nel mare, risultati sorprendenti e tali da permettere appena di distinguere l’opera dell’uomo dalla contigua area naturale. In particolare, se si riuscirà ad ottenere il risultato sperato, soprattutto le porzioni di terreno meno vicine alla casa si perderanno letteralmente, confondendosi via via con esso, nel paesaggio circostante. La natura infatti non sbaglia mai: gli insiemi di vegetali, succulente, cespugli di piante autoctone ed aromatiche, da cui si può attingere, sono spesso più riusciti, per colori, forme e disposizioni, di quelli immaginati dal più brillante dei progettisti. Nel dubbio, basterà quindi, nel realizzare la trama base del giardino, copiare dal paesaggio circostante, eventualmente inserendo poi pochi elementi caratterizzanti (a seconda delle preferenze del proprietario) l’area a verde per forme e colori. L’insieme così ottenuto risulterà naturalmente armonico, spontaneo e il giardino progettato non rischierà di turbare artificiosamente il paesaggio costiero o non correrà mai il rischio di assomigliare ad una asettica “collezione “di vegetali.

    In certi casi fortunati, il risultato potrà arrivare addirittura ad essere tale che l’osservatore non colga neppure più il muro divisorio che separa il dentro dal fuori, il giardino dal paesaggio circostante ma soprattutto il “progettato e costruito” dall’uomo dal perfetto equilibrio e dalla spontaneità delle infinite combinazioni vegetali, fornite della natura.

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com