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  • Giornata mondiale dell’ambiente: film e documentari gratis

    Giornata mondiale dell’ambiente: film e documentari gratis

    ambiente-green-alberi-verde-parchi-natura-DIMercoledì 5 giugno 2013 si celebra in tutto il mondo la Giornata dell’Ambiente, promossa dalle Nazioni Unite per ricordare la promulgazione del Programma Ambiente (Conferenza di Stoccolma, 1972).

    In concomitanza di questo evento, il cinema Sivori di Genova inaugura la sesta edizione di Cinea Il filo di Gaia, rassegna cinematografica con proiezioni gratuite dedicate all’ambiente.

    Questo il programma di oggi:
    ore 18.30 Cinea Bike Tour, biciclettata di un’ora per le vie del centro storico (con partenza e arrivo davanti al cinema Sivori), per sottolineare l’importanza dei mezzi di trasporto a basso impatto ambientale, a cura del circolo Fiab Amici della Bicicletta.

    ore 20.30 Un mondo in pericolo (Germania, Austria, Svizzera 2012, 94′) di Markus Imhoof dedicato sindrome dello spopolamento degli alveari. Ci sarà anche un collegamento in diretta tra Genova e Torino, con l’intervento del direttore del Festival Cinemambiente, Gaetano Capizzi.

    [foto di Diego Arbore]

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Genova Smart City: poca informazione e scarsa partecipazione

    Genova Smart City: poca informazione e scarsa partecipazione

    Contrasto tra vecchio e nuovo a GenovaL’ultima notizia è la firma di un protocollo d’intesa, sottoscritto la settimana scorsa dai rappresentanti istituzionali di tre Comuni: Genova, Milano e Torino, che si sono alleate per un processo condiviso di trasformazione verso la Smart City-Città Intelligente. «L’obiettivo è lavorare insieme alle diverse opportunità offerte dalla nuova programmazione dei Fondi europei per il settennato 2014 – 2020 – spiega l’assessore allo Sviluppo economico del capoluogo ligure, Francesco Oddone – Genova, Milano e Torino intendono sostenere il coordinamento tra le città per promuovere il processo a livello nazionale ed internazionale. La collaborazione consentirà di promuovere in maniera concordata ed attiva le iniziative adatte ad ogni realtà, guidando il dialogo con imprese, ricerca, cittadini, in modo tale che possa nel contempo sostenere lo sviluppo economico e rispondere ai bisogni della popolazione».

    Smart city è una sfida che l’Unione Europea ha lanciato alle città proponendo loro di attuare un percorso il cui scopo primario è la diffusione di buone pratiche e la disseminazione sul territorio di tecnologie innovative. «Non parlerei di “progetto”, bensì di un “processo” che si pone l’obiettivo di trasformare la città spiegava l’anno scorso ad Era Superba, Gloria Piaggio, coordinatrice di Genova Smart City – Per raggiungerlo esistono i progetti europei ma non solo. Occorre anche stimolare i cittadini a modificare i propri comportamenti attraverso attività di formazione, sensibilizzazione e comunicazione».
    Un work in progress avviato a Genova durante l’era dell’ex Sindaco Marta Vincenzi e confermato dall’attuale Giunta di Palazzo Tursi. Proprio in questi mesi dovrebbero partire le attività iniziali relative ad alcuni progetti risultati vincitori del bando europeo “Smart Cities and Communities 2011” (qui illustrati nel dettaglio).

    Lo sviluppo delle Smart Cities è una grande opportunità per il sistema Italia, tuttavia, come afferma una ricerca del 2012 condotta da The European House-Ambrosetti «Affinché possa essere colta appieno, sembra essere indispensabile una significativa opera di sensibilizzazione e di comunicazione alla “pancia” del Paese».
    In questo senso, ci siamo posti due domande fondamentali: quanto è effettivamente conosciuto il “processo” Smart City dalla popolazione? In quale misura i cittadini sono coinvolti in questo work in progress?

     

    SMART CITY: LA PERCEZIONE DELL’OPINIONE PUBBLICA

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    Da un sondaggio del gruppo professionale The European House-Ambrosetti (che supporta e fornisce consulenza alle aziende) emergono dati sconfortanti: 4 italiani su 5 non hanno mai sentito parlare di Smart City (il 78% degli intervistati).
    «La popolazione ignora completamente caratteristiche e benefici del modello. Solo la fascia di popolazione più giovane (25-34 anni) e più istruita (laureati) possiede delle cognizioni sul tema».
    Premesso che con Smart City si intende un modello urbano capace di garantire un’elevata qualità della vita ed una crescita personale e sociale «Il 56% degli intervistati ritiene utili i progetti e si dichiara favorevole al modello urbano di Città Intelligente. Maggiore propensione viene espressa dai giovanissimi (14-24 anni) e da coloro che sono già a conoscenza del concetto, a riprova della validità dello stesso. Il 44%, invece, li ritiene poco concreti perché ci sono problemi più urgenti da risolvere, oppure li considera una perdita di tempo e denaro».

    Il sondaggio conferma l’idea che occorre comunicare agli italiani il tema Città Intelligente e soprattutto i benefici ad esso connessi. «Oggi questi aspetti sono dominio di pochi – sottolinea la ricerca – Urgente e fondamentale è, dunque, pianificare e porre in essere una campagna di informazione nazionale sulle Smart City, che: qualifichi il concetto, veicolando la visione del futuro per il Paese; generi consapevolezza dei benefici; gestisca il consenso dell’opinione pubblica, superando l’eventuale percezione “elitaria” del tema; diffonda tra i cittadini un senso diffuso di partecipazione e una cultura del nuovo vivere urbano».
    Insomma, la campagna di informazione deve veicolare in modo forte il concetto di inclusione. «Il Governo in primis deve dare prova di inclusività, attraverso le sue scelte – continua la ricerca – Occorre coinvolgimento (partecipazione e “inclusività”) della popolazione sin da subito: i progetti calati dall’alto difficilmente riscuotono successo».

     

    PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI A GENOVA SMART CITY

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    Per facilitare il processo di trasformazione in Smart City, nel novembre 2010 il Comune ha costituito – insieme a Enel Distribuzione e all’Università di Genova – l’Associazione Genova Smart City, al fine di «Coinvolgere i partner fondamentali per intraprendere il percorso virtuoso: ricerca, imprese, istituzioni, finanza e cittadini», così si legge sul sito web dedicato.
    Il concetto di Città Intelligente proposto dall’Unione Europea e dall’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) parla espressamente di significativa apertura alla partecipazione della cittadinanza.

    Secondo alcuni, però, il modello disegnato da Palazzo Tursi non si muove in questa direzione. Stefano De Pietro, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, considera Genova Smart City «Una struttura tecno-oligarchica dove le aziende propongono progetti ad un’associazione della quale fanno parte insieme al Comune. Il processo decisionale si svolge all’insaputa dei diretti interessati, i cittadini, che si vedono volare sopra la testa le risorse economiche destinate ad alimentare un mercato “smart” ben distante da loro. La cosa drammatica è che la presunta correttezza di questa impostazione è stata ribadita dall’attuale Giunta che, al massimo, disporrà un aumento, o meglio l’inizio, di una fase di informazione alla popolazione, che nulla ha a che fare con la partecipazione. L’ennesima confusione di significati da parte dell’amministrazione comunale, come nel caso del PUC».

    Così si rischia di tradire l’autentica filosofia alla base di Smart City: «Abbiamo analizzato lo Statuto dell’associazione e ci siamo accorti che a Genova, come probabilmente in altre realtà, i cittadini sono letteralmente spariti – sottolinea De Pietro – E neppure hanno la minima idea di che cosa sia il processo verso la Città Intelligente».
    Al contrario «I progetti Smart sono diventati dei serbatoi economici dove attingono direttamente alcune aziende – continua il consigliere comunale – Una pioggia di soldi europei destinati ad attività di ricerca e studi di fattibilità che, nel malaugurato caso dovessero rivelarsi inutili, troveranno nella parola “ricerca” la giustificazione di qualunque sperpero di risorse».
    Prendiamo ad esempio il progetto “Celsius” (uno dei tre vincitori del bando Smart Cities and Communities 2011), poco meno di 2 milioni e mezzo di euro per «Verificare la fattibilità tecnico-economica e, se sostenibile, progettare e realizzare una rete energetica locale nell’ambito del Distretto delle Gavette (Val Bisagno) con recupero del salto di pressione disponibile nella stazione di arrivo del metano all’impianto Re.Mi. esercito da Genova Reti Gas – si legge sul sito web dell’Associazione Genova Smart City – Il progetto consiste nella realizzazione di un impianto di turbo-espansione e di una centrale di cogenerazione nel sito costituito dall’Officina Gas di Gavette, gestita da IREN. Inoltre, sarà realizzata una nuova rete di tele-riscaldamento e tele-raffrescamento che dovrebbe servire diverse utenze industriali, commerciali e residenziali presenti nell’area».
    Un progetto difficilmente realizzabile, secondo i tecnici del Movimento 5 Stelle «Perché stiamo parlando di una struttura che necessita di molta manutenzione con costi significativi – spiega De Pietro – Simili interventi in altre parti d’Italia non sono andati a buon fine. La quantità di energia prodotta, infatti, non vale la spesa. Così impegniamo importanti risorse allo scopo di fornire energia alle imprese private, in particolare al Centro Coop della Val Bisagno. Qual è la ricaduta positiva per la cittadinanza?».

    Il gruppo consiliare del M5S ha presentato una mozione in Consiglio Comunale per chiedere di modificare lo Statuto dell’Associazione Genova Smart City, includendo all’Art. 3, comma g) «La partecipazione della cittadinanza nello sviluppo dei progetti: il fine è quello di riorganizzare e orientare gli obiettivi dell’Associazione Genova Smart City verso la cittadinanza e il sociale per una reale partecipazione inclusiva della cittadinanza stessa».
    In pratica «Vogliamo che i cittadini godano di pari dignità rispetto agli altri stakeholders, imprese private, istituzioni pubbliche, ecc. – sottolinea De Pietro – i genovesi potrebbero proporre i loro progetti; realizzarli concretamente, in collaborazione con il tessuto delle piccole imprese locali; valutare le soluzioni che ritengono migliori per le esigenze della popolazione».
    Inoltre, il documento chiede di «Riformulare procedure e criteri di valutazione e sorveglianza sull’attività dei Soci e Partner, sulla base di chiari requisiti di responsabilità sociale e di sostenibilità energetica e ambientale; verificare l’impegno dei Soci e Partner nel mantenere fede allo statuto dell’Associazione Genova Smart City, come ad esempio la crescita occupazionale; assicurare il mantenimento dei protocolli di intesa da parte dei Partner, come ad esempio lo sviluppo gratuito di progetti e piani di fattibilità».
    La mozione, recentemente discussa in Sala Rossa, è stata bocciata per una manciata di voti. «Avrebbe dovuto rispondere il Sindaco, che si era riservato la delega dell’argomento, ma ha risposto l’assessore allo Sviluppo economico (Francesco Oddone, ndr) – continua il consigliere De Pietro – Come dargli torto, visto che stiamo parlando esclusivamente di soldi da dare alle imprese. Il vero spirito di Smart City, invece, è ben diverso: le risorse economiche, infatti, dovrebbero servire per realizzare una progettazione partecipata».
    A Genova lo schema organizzativo resterà pressoché lo stesso dell’ex Giunta Vincenzi «Con un po’ di lavoro di maquillage sul sito web e qualche riunione in più in Commissione Comunale», aggiunge De Pietro.
    «L’amministrazione, rispondendo alla nostra richiesta di inserire la cittadinanza nello statuto dell’associazione Smart City genovese, ha affermato che “L’interlocutore della Giunta non sono i cittadini, bensì il Consiglio comunale che li rappresenta” – conclude il consigliere a 5 Stelle – Altro che smart, altro che partecipazione attiva! La partecipazione si risolve, ancora una volta, in una delega al buio che i cittadini hanno pochi secondi per approvare all’interno della cabina elettorale».

     

    Matteo Quadrone

    [foto di Daniele Orlandi]

  • La Formica: GarbageLab, negozio temporaneo di ecodesign

    La Formica: GarbageLab, negozio temporaneo di ecodesign

    barattoMartedì 4 giugno 2013 (ore 18.30) La Formica ospita in via Trebisonda 21r l’aperitivo di inaugurazione del temporary shop GarbageLAB.

    Si tratta di uno spazio che rimarrà aperto poche settimane e che propone le borse in eco design realizzate da tre ragazzi lombardi attraverso materiali di recupero (cinture di sicurezza e pneumatici, bottiglie in plastica, pvc dei manifesti pubblicitari, etc).

    Il marchio GarbageLAB è stato creato nel 2009 da tre ragazzi lombardi, che hanno voluto coniugare la passione per creatività e design con il rispetto dell’ambiente.

    I tre designer saranno presenti all’evento per illustrare al pubblico il progetto.

  • Trofeo Fantozzi: gara ciclistica per obesi e svogliati

    Trofeo Fantozzi: gara ciclistica per obesi e svogliati

    SoriDomenica 2 giugno 2013 (ore 10) appuntamento con con la 23a edizione del Trofeo Fantozzi, manifestazione ciclistica in chiave parodistica.

    Nata per gioco nel 1991 da un’idea di un gruppo di ex liceali genovesi, la manifestazione è anche definita ironicamente una sorta di Coppa del Mondo per Corridori Ipodotati, riservata ad “atleti sovrappeso, sedentari e con problemi di jella”.

    La corsa si snoda su un percorso di 16 km, con partenza alle 15 da Sori e toccando le frazioni di Lago, Canepa, Sussisa e Capreno. Per chi non ce la farà, sono previsti provvidenziali bus-navetta.

    Sono pervenute numerose iscrizioni da tutta Italia.

    Programma della giornata
    Ore 10: ritrovo presso la zona pedonale fronte mare di Sori, ritiro pettorali e pacco gara
    Ore 13: chiusura definitiva iscrizioni
    Ore 13.45: spettacolo di burlesque
    Ore 14.45: tuffo in mare
    Ore 15: partenza
    Ore 15.20: prima Sosta a Lago, focaccette e dolciumi.
    Ore 16: arrivo a Canepa e rifornimento ipercalorico a cura del Comitato Amici di Canepa
    Ore 16.30: proseguimento del percorso lungo la panoramica pianeggiante di Levà
    Ore 17: sosta ristoro a Sussisa- Capreno, a cura del Comitato San Matteo Sussisa.
    Ore 18: arrivo sul lungomare di Sori
    Ore 19: premiazioni e brindisi finale
    Ore 20: aperitivo e cena sociale presso il ristorante Scandelin di Sori (su prenotazione)

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  • Monte di Portofino: nove blogger provano sentieri ed escursioni

    Monte di Portofino: nove blogger provano sentieri ed escursioni

    NerviVenerdì 31 maggio e sabato 1 giugno 2013 l’area del Monte di Portofino ospita un blog tour. Di cosa si tratta? Un gruppo di blogger – specializzati in viaggi, turismo, enogastronomia e temi affini – vengono contattati per trascorrere alcuni giorni in una determinata località, assaggiare i prodotti tipici, visitare i principali luoghi di attrazione… e naturalmente scrivere le loro impressioni sui rispettivi blog.

    Una formula adottata di frequente in Italia e all’estero, che permette ai blogger di promuovere la loro attività e agli enti locali di comprendere meglio le potenzialità di Internet come strumento di promozione turistica. Spesso i blogger contattati non sono “semplici appassionati”, ma lavorano in questo settore. Anzi, spesso hanno trovato o creato il proprio lavoro grazie alla popolarità derivata dal blog.

    Ogni tour ruota intorno a un tema preciso: in questo caso, mostrare le attività eco turistiche del promontorio di Portofino. Una località nota in tutto il mondo per il “turismo di lusso”, ma che attraverso questo tour vuole far scoprire una nuova faccia.

    I blogger saranno ospitati da alcune strutture del territorio, che faranno loro conoscere la loro idea di slow travel: un turismo accessibile, con tariffe basse e attività personalizzate per famiglie, coppie, viaggiatori solitari e così via, il tutto all’insegna della sostenibilità ambientale.

    Il programma del tour inizia venerdì 31 maggio a San Fruttuoso di Camogli, un trekking in compagnia delle guide del Labter, il laboratorio territoriale del Parco di Portofino. Pranzo al Mulino del Gassetta e arrivo alla baia di San Fruttuoso in canoa (escursione guidata da Outdoor Portofino). Nella notte i blogger saranno ospitati presso l’agririfugio Molini. Il giorno seguente, sabato 1 giugno, visita all’Abbazia di San Fruttuoso di Capodimonte, offerta dal FAI. A seguire cena al ristorante la Cambusa e pernottamento all’Istituto Colombo..

    Sarà possibile seguire le attività dei blogger in tempo reale, attraverso il sito Blog tour Monte di Portofino e l’hashtag su Twitter #blogtourportofino.

    Chi sono i blogger che parteciperanno al tour? Abbiamo contattato alcuni di loro, per conoscere le loro impressioni e farci spiegare da loro qual è il significato di esperienze come questa.

    Francesca Di Pietro racconta che «questo blog trip è un nuovo punto di vista di Portofino, c’è bisogno di vedere i posti di sempre con occhi nuovi. Il turista 2.0 è l’on the road del momento: un tempo si chiedeva ai passanti, si consultava una cartina vecchia, si faceva l’autostop, mentre oggi si controlla google maps, si trova dove dormire con l’app di couchsurfing e si fa autostop con il siti di car sharing. Sono solo le tecnologie che cambiano, lo spirito può rimanere lo stesso».

    Diego Ramella ha un blog dal titolo interessante, Liguria Slow: «Il sito è nato da pochi mesi, un concetto che nasce da alcune considerazioni. Anzitutto che la Liguria ha, secondo noi, un asse economico e mentale eccessivamente spostato verso il periodo estivo e la costa, tralasciando la valorizzazione dell’entroterra e di periodi diversi dell’anno. Un’altra considerazione è che spesso non sono solo i turisti a non conoscere la regione – al di là delle attività e delle località “di massa” – ma anche gli abitanti stessi del territorio, che hanno progressivamente perso il contatto con la propria cultura, le proprie tradizioni e quello che la Liguria ha da offrire. Siamo assolutamente contrari all’idea di una Liguria che esiste solo per le spiagge. Il portale fa conoscere gli aspetti più inediti e interessanti della regione sia ai Liguri che ai turisti, ed è un aiuto anche nel promuovere il territorio e le realtà d’eccellenza che vi operano».

    Marinella Scarico ha un blog specializzato in ecoturismo e «dedicato alla scoperta della bellezza in Italia, con l’obiettivo di promuovere luoghi e stili di vita eco compatibili. Un tempo era solo un sito web, mentre il blog è nato di recente per consentire – attraverso un’area di domande e risposte – di interagire con i lettori».

    Per Elena Nebiolo «il blog puà funzionare per la promozione turistica perché tra lettore e blogger si instaura un rapporto di fiducia: i consigli che il lettore trova su un blog che è abituato a seguire sono considerati più attendibili. Nel momento in cui si riconosce nel blogger un vero esperto in materia, quello che scriverà avrà una sorta di “sigillo di garanzia”. Il blogtour fa sì che la promozione delle località turistiche avvenga anche in real time, grazie all’utilizzo che i blogger fanno dei canali social, e questo aspetto aumenta la curiosità e fa si che la rete parli di determinate località che altrimenti troverebbero magari meno visibilità».

    Infine secondo Alessandro Kinzica, che proviene dalla Toscana «la Liguria ha un fascino particolare: le nostre due regioni offrono mare, montagna e storia, ma la Liguria lo fa con il suo carattere decisamente più forte. Non ti accoglie con dolci colline, ma con imponenti scogliere ed impervi terrazzamenti, con i suoi paesini arroccati, i suoi caruggi ed i paesaggi che – a differenza della Toscana – non rilassano l’osservatore, ma ne riempiono l’animo di una deliziosa inquietudine che fa sentire vivi. Un blog come 100days – nato da un’esperienza di viaggio durata cento giorni – è frutto non solo della voglia, del coraggio e del desiderio, ma soprattutto della disponibilità sia economica che lavorativa. Per viaggi così lunghi è necessario un lavoro flessibile o un periodo di aspettativa, ma soprattutto qualche risorsa da parte. Quello che più mi colpisce e appaga di un luogo sono le persone che lo abitano, i loro usi, i loro costumi, il loro modo di interpretare la quotidianità: sfumature che si riescono a cogliere soltanto vivendo il viaggio per periodi più lunghi della solita settimana o due».

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Giardini Baltimora: Down Plastic Town, progetto di riqualificazione

    Giardini Baltimora: Down Plastic Town, progetto di riqualificazione

    giardini-baltimora-plastica-splace-3IL PRECEDENTE

    2003: il Comune di Genova affida agli architetti Susanna Bordoni e Michele Pisano la stesura di un progetto di riqualificazione dei Giardini Baltimora. Tra gli ambiti di intervento: messa in sicurezza degli accessi e dei percorsi interni, illuminazione pubblica, manutenzione del verde, creazione di un programma di attività e iniziative socio – culturali e sportive. Il piano sarà realizzato in maniera congiunta con gli abitanti del quartiere di Sarzano e il corso di laurea in Architettura del Paesaggio dell’Università di Genova.

    2006: il progetto ottiene un finanziamento di 200.000 €, stanziati complessivamente da Regione Liguria, Aster e Fondazione Carige

    25 settembre 2007: il Comune di Genova approva le linee guida del PUC (Piano Urbanistico Comunale), tra le cui voci di obiettivi si legge «Struttura polisportiva con copertura a verde nei Giardini Baltimora con sottostanti parcheggi per residenti e fruitori».

    Contestualmente, il piano di riqualificazione dei Giardini ottiene il via libera ufficiale della Giunta. Il finanziamento, stanziato e approvato da oltre un anno, è tuttavia vincolato all’avvio dei lavori entro il prossimo 31 ottobre.

    5 novembre 2007: iniziano i lavori nei Giardini Baltimora, anche se la riduzione dei finanziamenti ai singoli Municipi pone seri dubbi sulla prosecuzione a lungo termine. Con il passare dei mesi e degli anni, pur avendo portato a termine alcuni degli ambiti di progetto (esempio: l’illuminazione pubblica), la manutenzione ordinaria dei sentieri e delle aree verdi è al palo.

    Novembre 2008: il Comune di Genova, tramite Urban Lab, affida a due architetti di Mosca – Ekaterina Rumyantseva e Liudmila Sidorkevich – la stesura di un nuovo progetto per i Giardini Baltimora. Le due ragazze (rispettivamente 24 e 26 anni) rimarranno a Genova fino a gennaio 2009 per lavorare con il team coordinato da Renzo Piano. Le idee in cantiere per i Giardini riprendono in buona parte il progetto precedente: messa in sicurezza dei percorsi, potenziamento dell’illuminazione pubblica e manutenzione del verde, installazione di punti di interesse culturale quali uno spazio sportivo polivalente, un bar e un cinema all’aperto.

    IL PRESENTE

    giardini-baltimora-plastica-splace-1Senza dilungarci oltre su quanto si è discusso e operato in questi anni per i Giardini Baltimora – più noti alla città come Giardini di Plastica – si nota che negli ultimi dieci anni (e oltre) le problematiche rimangono le stesse: presenza di senzatetto e tossicodipendenti, scarsa manutenzione del verde pubblico, assenza di un programma costante di iniziative culturali.

    Per comprendere quanto si sta attualmente facendo per la valorizzazione dell’area abbiamo contattato Andrea Bosio e Paolo Spoltore – rispettivamente architetto e perito agrario – che in collaborazione con il gruppo Splace hanno avuto dal Municipio Centro Est l’affidamento della manutenzione e sorveglianza dei Giardini.

    Il loro programma, denominato Down Plastic Town, ha un obiettivo ambizioso: togliere ai Giardini Baltimora l’etichetta di “luogo abbandonato e degradato” e sensibilizzare i cittadini ad attivarsi in prima persona per dare loro nuova vita. Nulla di totalmente definito per il momento, bensì un piano in continuo divenire aperto a proposte e contributi di cittadini, enti, associazioni e scuole (è in definizione, per esempio, una collaborazione con l’Istituto Agrario Marsano).

    Il rilancio dei Giardini Baltimora è molto importante soprattutto per la collocazione geografica dell’area, vicinissima a numerosi punti “strategici” del turismo genovese quali centro città, centro storico e Porto Antico, oltre che a luoghi di grande passaggio quotidiano come la Facoltà di Architettura e gli uffici della Regione in via Fieschi. Come si legge nel documento di presentazione «La genesi di questo grande spazio aperto è legata ai grandi interventi urbanistici che negli anni ‘70 hanno portato allo sventramento di una vasta porzione del tessuto medievale – il Borgo dei Lanaioli e via Madre di Dio – e la costruzione di due grandi centri direzionali; la realizzazione dei giardini, progettati da Ignazio Gardella, si configurava anche come un risarcimento per la ferita operata sulla città. In questo senso alcune scelte progettuali appaiono giustificate solo tenendo in considerazione il contesto sociale e culturale di quarant’anni fa».

    Questi, in sintesi, gli obiettivi principali:
    -incentivare la fruizione dei giardini;
    – coinvolgere associazioni e realtà istituzionali che rappresentino i diversi cittadini per età, bisogni e interessi;
    – sperimentare diversi modi d’uso e nuove funzioni all’interno dell’area attraverso la progettazione e l’allestimento di installazioni artistiche temporanee che facilitino e incentivino la fruizione e l’utilizzo dei giardini;
    giardini-baltimora-plastica-splace-2-organizzare e pianificare il sistema del verde, valorizzandolo in maniera sostenibile;
    – delineare possibili modifiche al layout architettonico attualmente esistente;
    – stimolare azioni partecipative di manutenzione, gestione e trasformazione da parte della cittadinanza;
    – attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle amministrazioni locali sui problemi dell’area.

    Un progetto di sensibilizzazione ad ampio spettro, che si sviluppa attraverso una pagina e un gruppo su Facebook attraverso cui si coordinano le attività di pulizia e manutenzione, si monitora con foto e video lo stato dei lavori (le immagini presenti nell’articolo sono realizzate dal comitato, ndr), si raccolgono idee per portare avanti il progetto.

    L’innovazione di questo programma rispetto ai piani precedenti – che può servire da esempio anche per iniziative analoghe in città – è la presa di coscienza che la scarsità di risorse (soprattutto economiche) limita l’attuazione “in prima battuta” di piani di intervento permanenti. Le fasi attraverso cui si articola Down Plastic Town prevedono l’informazione e sensibilizzazione dei cittadini, l’ascolto delle loro esigenze e il loro inserimento attivo nelle attività di recupero e valorizzazione dei Giardini attraverso piani d’azione temporanei, da rendere definitivi solo una volta che ne sarà verificata la fattibilità.

    Tra le iniziative in cantiere, da segnarsi in agenda per il prossimo 23 giugno l’evento di “musica zeneize” I Giardini di Cartapesto, organizzato da Arge Genova.

    Marta Traverso

  • Adotta un’aiuola: aree verdi a Genova, l’impegno dei cittadini

    Adotta un’aiuola: aree verdi a Genova, l’impegno dei cittadini

    ambiente-natura-verde-green-alberiDI«È un fatto che pochissimi genovesi conoscono, ma chiunque può adottare o prendere in affido un’aiuola e contribuire a tenerla pulita. È sufficiente prendere accordi con l’Ufficio Tecnico del Verde del proprio Municipio»: così mi spiega Cristina Torriano, che fa parte del gruppo Angeli col fango sulle magliette e da alcuni mesi collabora al progetto di riqualificazione delle aiuole all’angolo tra via Fiume e via XX Settembre.

    Un’idea nata lo scorso settembre: il gruppo costituito a seguito dell’alluvione del 4 novembre 2011 ha voluto impegnarsi un progetto a favore della città, per «creare qualcosa che “rimanesse”. Tra settembre e ottobre abbiamo provveduto alla stipula di un contratto di manutenzione con il Municipio Centro Est, perché l’inaugurazione del progetto Dai diamanti non nasce niente coincidesse con l’anniversario dell’alluvione. Attualmente stiamo aspettando che il Municipio porti a termine i suoi impegni, ossia la pulizia dell’area e il posizionamento delle fioriere in ghisa: la burocrazia e il maltempo hanno purtroppo rallentato i tempi. A seguire inizierà la nostra parte, con la manutenzione ordinaria in base agli impegni presi nel contratto».

    Sono molti i progetti attivi a Genova per riqualificare le aree verdi di singoli quartieri, messi in moto da associazioni, comitati e gruppi spontanei di cittadini. L’iniziativa degli Angeli del fango vuole entrare in rete con tutte queste realtà: «Il Comune e i Municipi non hanno soldi per la manutenzione dei piccoli spazi verdi, né hanno la possibilità di assumere giardinieri. Qualche giorno fa, a Maddalena Jungle, qualcuno ha detto: “Non esiste al mondo una sola persona che possa preferire un’aiuola sporca e non curata rispetto a una pulita e ben tenuta”. Per avere questo risultato, se l’ente pubblico non ha risorse, è importante attivarsi in prima persona. Eventi come quello di sabato scorso, ma anche il lavoro di “gruppi in rete” come Open Genova, sono importantissimi per creare un collante fra tutte queste iniziative, che in punti diversi della città portano avanti gli stessi obiettivi».

    Come funziona, in pratica? Anzitutto non è indispensabile essere costituiti in comitato o associazione: chiunque, anche un singolo cittadino, può fare domanda per adottare o avere in affido uno spazio verde. Il passaggio necessario è contattare l’Ufficio Tecnico del Verde del proprio Municipio e concordare il contratto di manutenzione, che prevede diritti e doveri reciproci.

    Sono due le opzioni praticabili: in caso di affido di un’aiuola, il cittadino o gruppo si impegna a mantenere pulito lo spazio con il supporto di un’attrezzatura (guanti, pale etc) fornita in usufrutto dal Municipio, che però dovrà essere conservata dal cittadino; tempi e modalità di lavoro saranno stabiliti dal Municipio e il cittadino sarà “semplice esecutore”.

    Nel caso invece di adozione di un’aiuola, il cittadino o gruppo si impegna a procurarsi “di tasca propria” l’attrezzatura e propone al Municipio tempi e modalità di azione. Ogni attività dovrà essere concordata insieme al Municipio, che si impegna a monitorare l’effettivo svolgimento dell’impegno preso.

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Forti di Genova, sentieri e percorsi: le proposte dei genovesi

    Forti di Genova, sentieri e percorsi: le proposte dei genovesi

    righi-forti-DIIL PRECEDENTE

    Aprile 2010: «D’accordo con la Regione Liguria e il Comune di Genova, stiamo trovando una soluzione a canone agevolato per due forti. A Forte Tenaglia andrà una casa-famiglia con fattoria didattica, a Forte San Martino andrà il comando regionale del corpo Forestale dello Stato. Il canone agevolato è per la valenza sociale delle due istituzioni». Questa dichiarazione del Demanio pone nuovamente l’accento sulla questione dei Forti di Genova, un ricco patrimonio cittadino che copre tutte le alture – da Begato alla Valbisagno – e che negli anni è stato tuttavia abbandonato in condizioni di degrado.

    La dichiarazione riguarda solo due dei tanti Forti che compongono il Parco Urbano delle Mura, ma esemplifica a dovere la necessità di trovare opportune destinazioni d’uso per tutte queste strutture.

    Aprile 2011: di chi sono i Forti di Genova? Una sentenza del Tar della Liguria ribadisce che la proprietà effettiva di questi beni culturali è dello Stato: una causa iniziata nel 2000 con un ricorso del Comune che voleva impedire l’eventuale vendita – da parte del Demanio – di una serie di beni fra cui i Forti stessi.

    Aprile 2012: nuovi spiragli sulla sorte dei Forti di Genova, la cui gestione potrebbe passare al Comune. Pare infatti imminente l’applicazione della legge sul federalismo demaniale, approvata nel maggio 2010 e che consente al Demanio di delegare agli enti locali la gestione dei Forti. Un gruppo di lavoro dovrà, entro giugno 2012, individuare quali aree possono essere destinate al Comune per opportuni progetti di valorizzazione paesaggistica e culturale.

    Giugno 2012: Era Superba indaga sui lavori per la casa famiglia di Forte Tenaglia, gestita dall’associazione La Piuma. Il progetto non è ancora stato realizzato, ma presto lo spazio ospiterà una casa famiglia, due alloggi per donne in difficoltà, una fattoria didattica, un giardino pubblico e laboratori per giovani studenti.

    Marzo 2013: il Forte Santa Tecla è uno dei due spazi cittadini – l’altro è Villa Pallavicini a Pegli – ad aderire al progetto europeo Peripheria, che unirà la riqualificazione del Forte a quella delle aree verdi circostanti.

    IL PRESENTE

    Negli ultimi anni, varie testate giornalistiche locali hanno dedicato periodicamente reportage fotografici all’immondizia del Parco delle Mura, per sottolineare un’incuria di cui nessuna istituzione pare realmente responsabile. Chi dovrebbe occuparsi della pulizia e manutenzione dell’area? Esistono associazioni del territorio cui può esserne affidata la gestione per eventi e iniziative?

    Nella seduta del Consiglio Comunale dello scorso 14 maggio, è stata lanciata la proposta di rendere i Forti di Genova Patrimonio dell’Umanità Unesco. L’Assessore Valeria Garotta ha spiegato che il processo di acquisizione da parte del Demanio non è ancora ultimato e che a seguire sarà creato un gruppo di lavoro per individuare fattibilità dei progetti e tempi di realizzazione. L’obiettivo del Comune pare quello di realizzare un museo a cielo aperto nelle aree meglio conservate, mentre per la riqualificazione dell’intero complesso si tenterà di accedere a fondi europei.

    Cosa ne pensano i genovesi? Nel condividere l’articolo sulla pagina Facebook e su Twitter, diversi lettori hanno espresso la loro opinione su presente e futuro dei Forti. Riportiamo alcune testimonianze, sperando che possano essere utili ha chi avrà l’autorità di prendere decisioni in merito.

    Anzitutto Matteo Braschi, che ci scrive su Facebook: «Con i forti patrimonio dell’Unesco, il centro storico più grande d’Europa, il secondo Acquario piu grande d’Europa, i parchi di Nervi, villa Pallavicini e un patrimonio enogastronomico inestimabile potremmo vivere di turismo e invece grazie all’ottusità della classe politica locale – secondo cui Genova non può essere una città di camerieri – siamo costretti a emigrare e vedere questa meravigliosa città morire.

    Contribuisce anche Gianluca Fontana, curatore del blog Anemmu in bici a Zena, che rilancia: «Se servisse per tenerli in attività e non lasciarli morire…. ci metterei anche i tratti di costa non ancora trasformata che rischiano di essere cancellati. È l’unica parte di Genova che non è stata trasformata nei millenni, preserviamola». Sempre Gianluca, su Twitter, fa una segnalazione importante: «per le famiglie e turisti manca un collegamento tra l’arrivo della funicolare del righi e l’imbocco dei sentieri».

    Risponde anche Pierluigi Deodato, sia su Facebook sia tramite mail. Ecco una parte del suo contributo: «Credo che le segnalazioni fatte nei commenti (su Facebook, ndr) siano già due spie che i cittadini non si sono dimenticati del loro patrimonio. Ciò è sicuramente un buon passo, ma da solo non basta. Tursi pare si stia muovendo con una certa cognizione di causa: occorre però uno zoccolo duro e resta auspicabile la nascita di un comitato dedicato ed esclusivo, che funga da coordinamento tra tutti gli enti che per competenza hanno voce in capitolo sui Forti. Sono molte le associazioni che avrebbero interesse alla valorizzazione di questi edifici e che possiedono conoscenze e competenze che vanno necessariamente raccolte e concertate. Non ultimo il “soldo” del privato, lo sponsor. Il rischio? Che una grande occasione per mostrare quanto sia possibile innovare nella gestione del patrimonio naufraghi nella gretta gestione dei beni artistici comunali,  in cui troppo spesso siamo incappati in passato».

    Su Twitter vari contributi, tra cui quello di Fabio…

     

    …che ci ha anche inviato una mail con alcune idee, di cui riportiamo un estratto: «Penso che a differenza di tante altre cose, i Forti di Genova siano già pronti non già per una trasformazione, ma per un vero e proprio consolidamento di usi e costumi esistenti. Parte tutto dal “mitico” Giro dei Forti, quell’allegra scampagnata fai-da-te che chi prima o chi dopo ha fatto o avrebbe voluto fare. Nulla di codificato, nessuna regola scritta, solo la consuetudine rituale che porta ogni anno tantissimi genovesi a farsi tranquille e gioiose passeggiate sulle alture che cingono la città. Quale idea potrebbe essere migliore di quella che assume questa usanza come una pista tracciata per creare qualcosa di codificato, assistito, divulgato oltre i confini genovesi? Bisognerebbe fare tre cose importanti per rendere il “Giro dei Forti” un modello:
    1) investire sul restauro dei Forti, facendo in modo che tutte le strutture siano stabili, sicure e visitabili. Che sia un restauro finalizzato alla conservazione e non alla trasformazione, eccetto nei casi che fossero ritenuti idonei a supportare attività complementari come allestimenti museali o spazi per spettacoli di intrattenimento (che siano musica, teatro, balletto, non importa)
    2) investire sulla strutturazione dei percorsi che collegano le strutture, con la necessaria pulizia delle piste, la necessaria segnaletica sia per i camminatori che per i ciclisti (non vorremo mica escludere le mountain bike dal discorso?), allestimento di aree attrezzate per la sosta e i pic nic e tutti quegli interventi necessari per trasformare quello che ora è un giro autonomo e disordinato in un percorso pulito, accessibile e organizzato.
    3) investire sui collegamenti per accedere al percorso in tutti i punti da dove è possibile farlo, con un pensiero di riguardo al Trenino di Casella, che tra tutte le opzioni è quella sicuramente che offre – turisticamente parlando – la scelta più suggestiva. Mi immagino che se il percorso fosse “usabile” come si diceva al punto 2, una bella carrozza per le mountain bike per quelli che vogliono iniziare il loro giro da uno dei forti raggiungibili col trenino, sarebbe un’ottima innovazione».

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Sestri Ponente, eventi: dal forno di quartiere al corso di pesca

    Sestri Ponente, eventi: dal forno di quartiere al corso di pesca

    marina-aeroporto-d3Domenica 19 maggio 2013 tanti appuntamenti nel quartiere di Genova Sestri Ponente: il più interessante è senza dubbio l’inaugurazione del forno di quartiere, costruito in terra cruda e che potrà essere usato dagli abitanti della zona su coordinamento del Circolo Arci Merlino.

    Per chi ama il mare e l’ambiente, Marina Genova Aeroporto ospita l’ultima giornata della fiera Yacht & Garden, mostra mercato di arte e fiori giunta alla sesta edizione. In programma incontri pubblici e laboratori per bambini.

    Infine, sempre in zona Marina in programma un corso di pesca gratuito a partire dalle 15, con la prima edizione dell’evento Mare nostro.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Maddalena: fiori in strada, visite guidate e giochi per bambini

    Maddalena: fiori in strada, visite guidate e giochi per bambini

    maddalenaSabato 18 maggio tanti appuntamenti nel quartiere della Maddalena, il cuore del centro storico di Genova: per l’intera giornata piante e fiori decoreranno piazza della Posta Vecchia, piazza delle Vigne, piazza Quattro Canti di San Francesco e piazza del Ferro, con l’evento Maddalena Jungle.

    In programma un seminario sul valore sociale del verde alla presenza di alcune associazioni attive in città, come Terra! Onlus, il comitato di riqualificazione dei Giardini di plastica e gli Angeli col fango sulle magliette.

    Nel pomeriggio appuntamento con i bambini in piazza Cernaia per Tira il dado e scopri la Maddalena, appuntamento conclusivo del ciclo di visite guidate nel quartiere. Alle 15 gioco dell’oca, merenda collettiva e la possibilità di visitare una mostra con i disegni dei bambini di 10 scuole genovesi, che nel corso di questo anno scolastico hanno dato una loro “interpretazione” del quartiere.

    Le iniziative per rilanciare la zona del centro storico però non si fermano qui: questo è il video girato dal laboratorio probabile Bellamy, ideato dal Civ Maddalena e dall’associazione A.Ma Abitanti Maddalena.

    Maddalena vive from laboratorio probabile on Vimeo.

  • Parchi Liguri, ipotesi unico ente e difficoltà fra tagli e burocrazia

    Parchi Liguri, ipotesi unico ente e difficoltà fra tagli e burocrazia

    foto di Daniele OrlandiCome avevamo anticipato il mese scorso, prosegue in Regione il cammino verso una sostanziale revisione del provvedimento che avrebbe dovuto portare entro settembre all’accorpamento dei sei enti parco regionali. La normativa licenziata dalla giunta per rispondere a un’esigenza di spending review, potrebbe anche essere totalmente revocata.

    Tuttavia, il direttore dell’Ente Parco di Portofino, Alberto Girani, capofila della protesta via web lanciata ad aprile, non riesce a essere pienamente soddisfatto: «Ho la sensazione che qualche danno irreparabile sia già stato creato». Il riferimento è all’obbligo dei parchi di doversi affidare alla Suar (Stazione unica appaltante regionale) per gli appalti economicamente più significativi, che in precedenza venivano gestiti con più fluidità dalla Provincia. «Abbiamo dovuto aderire al sistema del Suar all’inizio dell’inverno – spiega il presidente del Parco dell’Antola, Roberto Costalasciando la stazione appaltante provinciale a cui ci appoggiavamo, per scelta, nel caso di bandi di gara piuttosto sostanziosi come quello relativo all’osservatorio astronomico per “la casa del Romano”, di tre anni fa, che prevedeva un telescopio da 350 mila euro. Il problema è che mentre i tempi provinciali erano molto fluidi, la stazione appaltante regionale non riesce a darci nessuna garanzia bloccando la partenza di lavori per cui sono già state stanziate le coperture economiche: situazione ancora più grave per i parchi di montagna che possono contare su una stagione turistica molto corta, senza considerare il fatto che i finanziamenti non saranno disponibili in eterno».

    Razionalizzazione sì, dunque, ma a essere razionalizzata dovrebbe essere prima di tutto la burocrazia amministrativa. «Inoltre – prosegue Costa – la stazione unica appaltante regionale ha una visibilità di gran lunga maggiore rispetto alle gare che potevamo indire prima, così che muovendosi sui grandi numeri è abbastanza probabile che la ditta vincitrice sia assolutamente ignara delle peculiarità del territorio su cui andrà a lavorare. A ciò si aggiunga il fatto che, per il relativamente semplice ripristino della mulattiera che porta al rifugio dell’Antola, abbiamo oltre 200 ditte che vogliono fare un sopralluogo, tutte da accompagnare con i nostri mezzi, per cui per altra legge siamo costretti a stare sotto la soglia del 50% delle spese del 2011».

    Il futuro dei parchi è tornato di estrema attualità dopo la seduta di giunta regionale della settimana scorsa, trasmessa come di consueto in diretta streaming, in cui il presidente Burlando si è scagliato contro l’attuale sistema di gestione. Una presa di posizione che a molti è sembrata piuttosto contraddittoria rispetto a quanto lo stesso Burlando aveva dichiarato nell’estate 2009: «Se il Parco di Portofino è quello che è oggi, il merito è dell’Ente che lo gestisce. Questo Parco ha 10 dipendenti per mille ettari di estensione, non è certo un carrozzone. Anche gli altri Enti Parco liguri hanno pochi dipendenti, e in più, così strutturati, possono svolgere un lavoro più proficuo per il territorio che se fossero organizzati come uffici centralizzati regionali». Certo, il contesto economico nel frattempo è peggiorato senza sosta e l’incertezza sul coinvolgimento o meno dei parchi all’interno delle imposizioni della spending review non ha facilitato le decisioni.

    ambiente-sole-energia-natura-DL’ultima parola spetta a Roma ma, in attesa di un pronunciamento ministeriale, la sensazione è che il tanto dibattuto accorpamento alla fine non si farà. Merito anche della preziosa mediazione dell’assessore all’Ambiente, Renata Briano, che ha fatto sua la proposta che lo stesso Girani aveva lanciato il mese scorso dalle pagine di Era Superba, convincendo la giunta a deliberare la costituzione di una commissione tecnica con il compito di razionalizzare ulteriormente l’assetto organizzativo ed economico degli enti. Di questo gruppo di lavoro faranno parte lo stesso Girani, Maurizio Burlando (direttore Parco Beigua), Antonio Federici (direttore Parco Antola), a cui dovranno aggiungersi alcuni membri nominati dalla Regione.  «L’auspicio – afferma Roberto Costa – è che la commissione possa lavorare bene, portando a un risparmio per le casse pubbliche a cui teniamo tutti ma garantendo l’operatività degli enti. Al di là dei commenti a margine che tutti abbiamo potuto vedere, i presupposti per lavorare bene ci sono dato che si parte sulla base di una delibera di giunta approvata, dimostrazione della volontà di tornare su un argomento che risultava piuttosto controverso».

    I responsabili dei parchi si sono già portati avanti con il lavoro redigendo una prima traccia delle aree in cui si potrà intervenire con un’efficace razionalizzazione. A questo proposito, Girani ribadisce due proposte già illustrate il mese scorso: «La prima riguarda la valutazione dei dirigenti e dei lavoratori dei parchi che potrebbe essere unificata e messa in capo all’ufficio che già si occupa di queste mansioni per gli altri dipendenti regionali. Un secondo aspetto, a mio giudizio molto importante, è quello che riguarda la politica faunistica: i parchi, le province e gli Atc (Ambiti territoriali di caccia) utilizzano spesso le consulenze universitarie per gli ottimi specialisti su cui si può fare affidamento; in questo caso è inutile muoversi con cinque, sei contratti separati e indipendenti ma sarebbe molto più razionale ed economico stipulare un unico contratto generale omnicomprensivo».

    Monte AntolaLa situazione si fa, invece, più delicata quando si arriva a parlare di tagli diretti: «Come si può pensare di tagliare ulteriormente il bilancio di un ente come il Parco di Portofino che è alla disperata ricerca di 10mila euro per pareggiare il bilancio in conto corrente?» si chiede Girani, che prosegue: «I tagli sono già stati fatti negli ultimi tre anni. Adesso siamo alle briciole e ai dettagli: non abbiamo praticamente più soldi per le spese di rappresentanza e i trasporti per le riunioni da fare a Genova li paghiamo di tasca nostra. È doveroso andare a ritoccare tutto ciò che è ancora limabile, ma è anche indispensabile dare un’occhiata al lavoro fatto in passato, quando magari non tutti sono stati sottoposti agli stessi sacrifici. Non vorrei che alla fine di tutti questi discorsi si arrivasse a sfasciare una macchina che funziona per poter dire “ve l’avevamo detto che gli enti parco non servivano a nulla”».

    «La tutela dell’ambiente – prosegue il direttore del Parco di Portofino, punto nel vivo – non è una decorazione ma un elemento strutturale della nostra Regione, in cui negli ultimi anni abbiamo avuto due alluvioni con un sacco di morti. Non è questione di fare i capricci come i bambini: la tutela dell’ambiente deve essere questione strategica per il nostro territorio, insieme con lo sviluppo economico, a cui peraltro è strettamente connessa grazie al turismo».

    Secondo Girani è necessario un ribaltamento della prospettiva: «La razionalizzazione degli enti virtuosi come i parchi dovrebbe consistere nel loro potenziamento. Gli stipendi e i trasferimenti economici effettuati dalla Regione vengono abbondantemente ripagati dai parchi stessi che moltiplicano esponenzialmente le risorse attraverso la ricerca di fondi europei e altri finanziamenti (oltre 7 milioni di euro per il solo Parco di Portofino negli ultimi 10 anni, ndr), che vengono reinvestiti sul territorio e danno lavoro a parecchie persone, diventando una forma di nuovo finanziamento per la Regione. Senza considerare il fatto che altri soggetti probabilmente non sarebbero mai riusciti ad arrivare a quei soldi. Realtà che riescono a “moltiplicare” il denaro, come le nostre, dovrebbero essere tenute molto di riguardo».

    Una riflessione condivisa in tutto e per tutto anche da Costa: «Sembra che i soldi dati ai Parchi siano beneficienza regalata ma in realtà vengono utilizzati per fare della tutela dell’ambiente un’occasione di sviluppo del territorio, specialmente in aree sacrificate come quelle dell’entroterra».

     

    Simone D’Ambrosio
    [foto di Daniele Orlandi]

     

  • Corto Acquario: bando di concorso per video, corti e documentari

    Corto Acquario: bando di concorso per video, corti e documentari

    acquarioIl Festival Cortoacquario fa parte di un progetto di “sensibilizzazione al mare” a cura dell’Associazione Acquario Infinito, nata per ricordare Giulio Balestreri, investito ed ucciso da un’imbarcazione che non rispettava limiti di velocità e distanze di sicurezza.

    Per l’edizione 2013 si è scelto di indire un bando di concorso per registi emergenti, che potranno proporre cortometraggi e documentari sul tema della sicurezza in mare e dell’uso responsabile dell’acqua.

    Le opere (in dvd) e la scheda di iscrizione dovranno essere inviate entro venerdì 7 giugno 2013 via posta all’indirizzo Festival Cortoacquario – via della Selciata, 25 – 00058 Santa Marinella (Roma). Non è prevista alcuna quota di iscrizione.

    Fra i partecipanti saranno scelte tre opere vincitrici, che avranno rispettivamente un premio in denaro di 1.000 € ciascuna: miglior corto, miglior documentario e premio speciale della giuria. La premiazione avverrà nel mese di luglio 2013.

  • Teatro natura: un progetto artistico alla scoperta di sé

    Teatro natura: un progetto artistico alla scoperta di sé

    natura«Tutto è nato da una telefonata». Con queste parole Barbara Sabrina Borello e Milena Fois – la prima architetto specializzato in arredamento naturale e feng shui, la seconda attrice con una laurea in architettura e una predilezione per le discipline orientali, allieva a Genova dell’unico dojo di Kinomichi in Italia – raccontano il loro progetto Teatro Natura, iniziato due anni fa e che ora trova la sua piena realizzazione a Genova grazie al primo laboratorio teatrale.

    «Il mio intento è portare i valori del feng shui in ambiti che vanno oltre l’arredamento e la casaspiega Barbara. – Il feng shui si basa sull’interazione di cinque elementi (terra, acqua, aria, fuoco e metallo), ciascuno dei quali ha una precisa relazione con lo spazio e con il tempo. Per esempio ora ci stiamo avvicinando all’estate, che è la stagione del fuoco in quanto le sue caratteristiche principali sono calore, vitalità, gioia. Analogamente, nel teatro gli elementi spazio e tempo sono fondamentali».

    Prosegue Milena: «Scopo di questo progetto è riportare il teatro alla natura e viceversa. Negli studi classici di teatro è di rado contemplato il benessere dell’attore, la sua ricerca personale sia nel rapporto con se stesso sia con l’ambiente che lo circonda. Nel teatro orientale, invece, lo studio parte dalla consapevolezza fisica e corporea: l’attore svuota se stesso per accogliere Dio. Nel laboratorio vogliamo ricreare questa dimensione: immergere gli attori in uno spazio che dia loro benessere crea uno stato di equilibrio e rilassamento che li porta ad approcciare meglio sia la disciplina, sia il rapporto con gli altri attori, sia – di riflesso – a creare nei potenziali spettatori un’analoga condizione di benessere».

    Il primo laboratorio curato da Barbara e Milena inizia domani (martedì 7 maggio, ndr) presso Ghett’Art in vico Croce Bianca e ha per tema Corpo e natura. «Si tratta di un primo passo, ci piacerebbe realizzare questi incontri in aree da rivitalizzare, in cui “portare benessere”: sia aree verdi – spesso isolate rispetto al grigiore della città – sia zone da riqualificare. Ci piacerebbe creare – anche grazie al contributo della costumista e scenografa Francesca Traversouna sorta di giardino molecolare: spazi in cui la scenografia non è solo puro allestimento, ma ha alle spalle un pensiero architettonico che ha come punto fermo portare benessere a chi opera in quegli spazi. Non abbiamo un programma preciso: partiamo da un canovaccio e ogni laboratorio diventa fucina di nuove idee e opportunità, che possono nascere man mano e portare a qualcosa di nuovo e migliore rispetto a quanto avevamo pensato all’inizio».

    Proprio perché trasversale ai corsi tradizionali di teatro, il laboratorio è aperto a chiunque: sia ad attori dilettanti e professionisti che vogliono sperimentare un percorso differente (in parallelo a quello accademico o ai corsi puramente “tecnici”), sia a chi non ha competenze nel teatro ma è incuriosito dalla commistione di queste discipline. Per iscriversi si può contattare Milena o Barbara (mail fox1000na@yahoo.it e info@babodesign.it).

    Marta Traverso

    (immagine tratta dalla pagina Facebook di Teatro Natura)

  • Dalla Foce a Quinto: poca spiaggia libera, scarsi accessi e cemento

    Dalla Foce a Quinto: poca spiaggia libera, scarsi accessi e cemento

    Litorale. corso italia 2Non si può affermare che il litorale genovese goda di buona salute, anzi, tra difficoltà di accessoi rari varchi per altro sono collocati nelle immediate vicinanze dei depuratori estensione limitata della spiaggia libera e conseguente scarsa fruibilità, presenza incombente di cemento, tettoie e tubi degli stabilimenti balneari, condizionatori e canne fumarie dei ristoranti, in particolare a Levante, lungo Corso Italia ma non solo, rendono sgradevole un paesaggio che, invece, dovrebbe essere il biglietto da visita di una città affacciata sul mare.
    Una realtà fotografata alla perfezione nel dossier – con centinaia di foto, carte e relazioni – realizzato dalle associazioni Italia Nostra e Adiconsum, inviato al sindaco Marco Doria e al presidente della Regione Claudio Burlando nel luglio 2012.
    Appena due mesi prima, il Comune – consapevole della difficile situazione per ammissione dell’ex assessore al Demanio, Simone Farello (oggi capogruppo PD a Palazzo Tursi), il quale considerava Corso Italia “la parte di litorale più in sofferenza” – aveva approvato, con deliberazione n. 37 del 21 marzo 2012 del Consiglio Comunale, un nuovo Progetto di Utilizzo del Demanio Marittimo (PRO.U.D), lo strumento che disciplina la gestione delle aree demaniali marittime di competenza dell’amministrazione comunale dal confine con il Comune di Arenzano al Rio Lavandè (Vesima), a Ponente, e da Punta Vagno al confine con il Comune di Bogliasco, a Levante, mentre la zona centrale del litorale genovese ricade sotto la giurisdizione amministrativa dell’Autorità Portuale.

    LitoraleNel tratto di litorale dalla Foce fino all’inizio dei Bagni Lido (lungo circa 2000 metri) «sono presenti solo 4 accessi alla spiaggia, due dei quali prima del depuratore di Punta Vagno, con un’estensione di spiaggia libera valutabile complessivamente in 250/300 metri – si legge nel dossier di Italia Nostra e Adiconsum – Il tratto di litorale sino a Punta Vagno è molto confuso e trascurato, di dubbia balneabilità. La copertura del depuratore è in uno stato di manutenzione assai precario».
    Nel tratto compreso dai Bagni Lido di Corso Italia sino alla spiaggia di Priaruggia (circa 3000 metri) «gli accessi sono 7, uno dei quali in corrispondenza del depuratore di Vernazzola, con un’estensione di spiaggia libera valutabile complessivamente in 350/400 metri – continua il dossier – La zona retrostante lo stabilimento del Lido, in corrispondenza dell’edificio novecentesco, della stazione di servizio e del parcheggio, è veramente indecorosa». Per fortuna ci sono anche degli esempi positivi, come il tratto di litorale di Capo S. Chiara, da Boccadasse a Vernazzola, che essendo inaccessibile, se non in corrispondenza dei bagni S. Chiara, è ben conservato. «I bagni S. Chiara, raggiungibili solo attraverso una ripida scalinata, sono gradevoli e ben tenuti e costituiscono un esempio di stabilimento balneare compatibile con il paesaggio, in quanto privo di strutture fisse invasive», sottolineano Italia Nostra e Adiconsum. Anche lungo la spiaggia di Sturla si trovano «due stabilimenti che ancora conservano le caratteristiche originarie, il Circolo velico Vernazzolese ed i Bagni Sturla, che costituiscono un esempio di strutture leggere in legno ben conservate, con affaccio sulla spiaggia privo di strutture in calcestruzzo». Al contrario «la spiaggia pubblica attrezzata di Sturla è in condizioni di manutenzione alquanto precarie. La scogliera sottostante il Monumento dei Mille, recentemente rifatta ed attrezzata ex-novo, ha perso quasi del tutto la sua connotazione originaria». Tuttavia «a sinistra del Monumento è visibile un bell’esempio di come dovrebbe essere tenuta la sottile fascia compresa tra la via Aurelia e gli stabilimenti balneari».
    Infine, nel tratto di litorale che va dalla spiaggia di Priaruggia sino alla spiaggia di Quinto (circa 2000 metri) «sono presenti solo 4 accessi alla spiaggia, due dei quali in corrispondenza dei depuratori di Quarto e di Quinto, con un’estensione di spiaggia libera valutabile complessivamente in 200/300 metri – conclude il dossier – Il litorale è caratterizzato dalla presenza di alcuni stabilimenti balneari di notevoli dimensioni. La sistemazione della copertura del depuratore di Quarto è assai migliore rispetto a quella degli altri depuratori ma non si conosce la situazione della balneabilità in prossimità del depuratore stesso».

    Litorale. corso italia 1Ma facciamo un passo indietro e torniamo al PRO.U.D. Per quanto riguarda il tratto compreso tra San Nazaro e Capo Marina – caratterizzato, a ponente dalla presenza del depuratore di Punta Vagno, a levante dal terrapieno confinante con l’area della ”Marinetta” (fortemente modificata durante i lavori per lo scolmatore del rio Fereggiano) – il progetto prevede di «modificare l’assetto delle aree in concessione che vengono ridimensionate in funzione di acquisizione all’uso pubblico di nuovi tratti di litorale. Per l’area ricompresa negli spazi attualmente in concessione ai Bagni San Nazaro si prevede una riduzione della spiaggia che, contestualmente ad un intervento di ripascimento da realizzarsi a levante del depuratore, favorisce la formazione di un nuovo tratto di arenile libero accessibile dai percorsi pubblici evidenziati dagli elaborati grafici. Per l’area attualmente ricompresa negli spazi in concessione ai bagni Capo Marina non vengono riconfermate come aree riconcedibili le aree scoperte direttamente a confine con la zona “Marinetta”, attualmente utilizzate per il campo da calcetto e di servizio alle attività sportive gestite dallo stabilimento».
    In merito al tratto costiero delimitato, a ponente dall’area in concessione ai bagni Capo Marina, a Levante dal Molo del Nuovo Lido, il PRO.U.D. sottolinea che «l’attuale litorale libero della “Marinetta è pressoché costituito da uno spiazzo cementato che ne limita fortemente la fruizione ai fini della balneazione. Il progetto prevede un ridimensionamento dell’area concedibile posta sul confine di levante allo scopo di fornire un reale e agevole accesso al mare ed un adeguato tratto di arenile dedicato alla libera balneazione. Al fine di garantire un tratto di arenile libero in posizione centrale rispetto allo sviluppo del fronte litoraneo di San Giuliano, il progetto prevede la trasformazione di una concessione attualmente in corso di validità (denominata “Bagni Roma”) in Spiaggia Libera Attrezzata. Il progetto di riordino deve, inoltre, prevedere la realizzazione di un’accessibilità pubblica direttamente dalla “Promenade” cittadina di C.so Italia; è previsto il ridimensionamento dello stabilimento balneare denominato “Sporting” con la finalità di aumentare lo spazio di spiaggia libera esistente ed ampliare il varco da Lungomare Lombardo per renderlo accessibile ai soggetti disabili».

    Benché si tratti di un progetto di utilizzo e non di un piano di riorganizzazione, secondo le associazioni si poteva comunque fare di più. «Questo progetto tende ad avvallare e consolidare, con qualche eccezione, la situazione di fatto – affermavano nel luglio 2012 Alberto Beniscelli, presidente di Italia Nostra Genova e Stefano Salvetti di Adiconsum Liguria – rimandando a non meglio identificati interventi di miglioramento di un litorale che ci appare già oggi in larga misura compromesso, anche per recenti interventi».
    A dar man forte alle associazioni è arrivato anche il parere della Regione Liguria, necessario per ottenere il nullaosta definitivo del PRO.U.D. genovese. Gli uffici regionali hanno prodotto le loro osservazioni soltanto a gennaio 2013 e non sono mancate alcune sorprese significative. Il settore regionale Pianificazione Territoriale e Demanio Marittimo scrive nel decreto n. 3 del 7/01/2013 «Ritenuto che il progetto, nel suo complesso, consegua un miglioramento complessivo dell’uso dell’arenile e dei servizi connessi migliorando in particolare l’accessibilità e la percorribilità lungo la costa e contenga inoltre una serie di norme volte a garantire un miglior utilizzo ai fini di uso pubblico degli spazi demaniali marittimi; che, tuttavia, il progetto si basa su un’effettiva stima degli spazi balneari liberi in molti ambiti sovradimensionata rispetto all’effettiva possibilità di accesso e fruizione degli stessi; non risolve efficacemente il nodo della carenza di spiagge libere attrezzate nel litorale cittadino di Levante, con particolare riferimento agli ambiti corrispondenti alla zona di Corso Italia».

    Litorale. santa chiara«Innanzitutto è stata smontata la tesi che a Genova si ottemperi alla legge regionale che prevede il 40% di spiagge libere, dove si dichiara di arrivare oltre il 54%, compresi gli scogli, come sottolineato dall’allora assessore Farello – racconta il consigliere del Municipio Medio Levante, Bianca Vergati (Sel-Lista Doria) – Nell’incontro del 5 marzo 2013 fra Municipio Medio Levante e gli uffici comunali è uscita una percentuale assai diversa per il litorale fra Boccadasse e Punta Vagno: le spiagge libere sono solo l’11%».
    Come mai? Il motivo è alquanto semplice: la Regione ha chiesto di «eliminare tra le aree libere quelle dichiarate non accessibili o non praticabili per motivi di sicurezza, ridurre opportunamente quelle interessate da corsie di alaggio, foci di torrenti, scogliere impraticabili […] ed integrare con una tabella dettagliata, Municipio per Municipio, relativa allo stato attuale e allo stato di progetto», si legge nel decreto n. 3 del 7 gennaio 2013.
    «Ovvero di considerare i tratti liberi e accessibili per ogni porzione di costa, cioè per corso Italia, Quarto, Quinto, ecc. – continua il consigliere Vergati – Il computo, invece, era stato redatto in maniera complessiva. Non solo. Si sono messi nel conto il tratto di spiaggia libera della “Marinetta”, che sarà interessato dal miniscolmatore del Fereggiano, rio che sfocia proprio a metà di corso Italia, la nuova spiaggetta della Motonautica, con accesso chiuso dai cancelli del club e pure la nuova spiaggia, che ancora non c’è, accanto al depuratore».
    Inoltre, la Regione chiede di modificare l’assetto previsto per gli ambiti della zona centrale stralciando: «la previsione di opere a mare e di ripascimento o trasformazioni della costa che al momento non sono valutabili, né nella fattibilità, né nei costi (nuova spiaggia a Levante del depuratore di Punta Vagno e riconfigurazione della zona della Marinetta); la previsione della creazione di una fascia intermedia tra le concessioni e la fascia di libero transito – utilizzabile liberamente e in cui è permessa la sosta per la balneazione (spiaggia di San Giuliano) – in quanto la stessa costituisce una rilevante modificazione delle concessioni esistenti ed un rilevante onere aggiuntivo a carico dei concessionari».

    «Il PRO.U.D. è stato licenziato dal Comune con buoni propositi che però non si sono potuti concretizzare – sottolinea Vergati – Con questo strumento auspicavamo il riordino di almeno una parte del litorale di Corso Italia. Purtroppo, però, la proroga delle concessioni demaniali marittime, la cui scadenza è stata spostata dal 2015 al 2020, ha irrimediabilmente complicato i piani».

    «La proroga delle concessioni (sancita dalla Legge del 17 dicembre 2012 n. 221) ha generato un’oggettiva difficoltà a modificare lo stato attuale – conferma la dott.sa Corinna Artom, dirigente regionale – La questione più spinosa rimane quella di Corso Italia. Nel PRO.U.D. la previsione di liberare spazi pubblici è insufficiente. Sono ipotizzati degli interventi che non si sa quando e come si potranno realizzare, visto che si concentrano soprattutto nella zona della “Marinetta”, ossia un’area interessata dalla prossima realizzazione dei lavori per lo scolmatore del Ferregiano. Abbiamo chiesto al Comune di riformulare una proposta su Corso Italia – conclude Artom – Adesso l’amministrazione comunale deve recepire le nostre osservazioni e la Regione valuterà le eventuali modifiche al progetto».

     

    Matteo Quadrone
    [foto tratte dal dossier di Italia Nostra e Adiconsum]

  • Ecofeste: eventi e impatto ambientale, il risultato del progetto

    Ecofeste: eventi e impatto ambientale, il risultato del progetto

    Rifiuti raccolta differenziataIL PRECEDENTE

    Settembre 2011: la Provincia di Genova, in collaborazione con Muvita, aderisce a un progetto pilota – attivo su tutto il territorio nazionale – per attribuire ad alcuni eventi il marchio Ecofeste, ossia un riconoscimento del basso impatto ambientale. È stato monitorato l’utilizzo della raccolta differenziata sulle sagre e gli eventi che si sono svolti nel fine settimana 10/11 settembre, verificando che l’83% di esse applicano un corretto smaltimento dei rifiuti.

    Per questa ragione, la Regione Liguria ha deciso di estendere nel 2012 il progetto a tutte e quattro le Province, con un finanziamento di 100.000 € a Provincia da destinare in parte per acquisti di materiali e in parte per organizzare iniziative didattiche e di educazione ambientale.

    Febbraio 2012: la Giunta della Regione Liguria ufficializza l’impegno ad attivare il progetto Ecofeste nel 2012. Il primo atto concreto sarà inviare una comunicazione a tutti gli enti locali, per sensibilizzarli al rispetto dei requisiti del marchio nei loro eventi (raccolta differenziata, cibo a km zero, utilizzo di materiali ecocompatibili etc): la Regione concederà il proprio logo, supporto nella comunicazione e promozione e un contributo economico a chi manifesterà il proprio interesse ad aderire a Ecofeste.

    Giugno 2012: stabilito un primo calendario delle Ecofeste in Liguria. Tra queste, numerose sagre ma anche eventi di rilievo quali il Festival Suq, il Junifest a Ronco Scrivia e la Green Night a Santa Margherita Ligure.

    IL PRESENTE

    La Regione Liguria fa il punto sulle Ecofeste, presentando il bilancio degli eventi più a impatto zero dell’estate 2012. Al primo posto la festa organizzata a Sori a favore dell’associazione Gigi Ghirotti, che ha prodotto il 96,96% di raccolta differenziata. A seguire, sul “podio” del riciclo, il memorial Giam Massarino a Busalla e la già citata Green Night (95,33%). Qualche dato numerico sull’impatto ambientale degli eventi: sono stati prodotti in totale 25.376 kg di scarti biodegradabili, 8.962 kg di carta riciclata, 6.344 kg. di vetro e 3.435 di olio esausto.

    Un totale di 69 eventi che porteranno – nonostante le difficoltà economiche degli enti locali – a riconfermare il progetto anche per quest’anno. Nel corso dell’estate si scoprirà dunque quali sono gli eventi che risponderanno ai criteri del marchio, il cui calendario sarà consultabile sul sito di Ecofeste.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]