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  • Costruire un forno in terra cruda: il corso di Terra! Onlus

    Costruire un forno in terra cruda: il corso di Terra! Onlus

    PaneCome costruire un forno in terra cruda con le proprie mani, ecologico, duraturo ed economico: questo il tema del corso che da lunedì 29 luglio a domenica 4 agosto Terra! Onlus propone presso la propria struttura La Tabacca (sulle alture del Parco Beigua) un corso per costruire in autonomia un forno utilizzando sabbia, terra e paglia.

    Il corso è tenuto dall’architetto Silvia Cama, che spiegherà anche come individuare il posto – casa o giardino – in cui ciascuno potrà posizionare il proprio forno. Ogni partecipante dovrà procurarsi i seguenti materiali: balla di paglia, sabbia da fiume, mattoni refrattari e terra argillosa.

    Nel corso della stessa settimana, i partecipanti che soggiorneranno a La Tabacca potranno seguire un laboratorio sugli orti sinergici, realizzare un impianto elettrico con materiali da recupero e cucinare prodotti locali.

    Per partecipare è necessario sottoscrivere la quota associativa a Terra! Onlus: info autosostentamento@terraonlus.it.

    Programma (è anche possibile partecipare ai laboratori senza campeggiare presso la struttura)

    Lunedì 29 luglio arrivo 9.00 – 11.00 a Genova Voltri.
    Appuntamento in via Camozzini, capolinea linea 1 o stazione ferroviaria di Genova Voltri.
    Sistemazione tende, presentazione campo e progetto Tabacca.
    Laboratorio: Formaggio

    Martedì 30 luglio
    Laboratori: Orto sinergico, pratica dell’orto sinergico (1° giorno) – Forno in terra cruda – Cucina naturale e Panificazione

    Mercoledì 31 luglio
    Laboratori: Orto sinergico, pratica dell’orto sinergico (2° giorno) – Energia, realizzare un impianto solare per l’elettricità utilizzando materiali di recupero (1°giorno) – Forno in terra cruda

    Giovedì 1 agosto
    Laboratori: Orto sinergico, pratica dell’orto sinergico (3° giorno) – Energia, realizzare un impianto solare per l’elettricità utilizzando materiali di recupero (2°giorno) – Forno in terra cruda

    Venerdì 2 agosto
    Laboratori: Energia, realizzare un impianto solare per l’elettricità utilizzando materiali di recupero (3°giorno) – Forno in terra cruda – Cucina naturale e Panificazione

    Sabato 3 agosto
    Laboratori: al mattino Disegniamo e coloriamo il nostro orto, nel pomeriggio Cucina naturale o Panificazione o Gita ai laghetti o al mare, festa serale

    Domenica 4 agosto Partenza
    Alle 18 incontro a tema con un ospite esterno, alle 21 musica.

  • San Teodoro, aria inquinata: biossido di azoto dal porto e dalle auto

    San Teodoro, aria inquinata: biossido di azoto dal porto e dalle auto

    Di Negro mercato comunale e chiesaGli abitanti di San Teodoro – fortemente preoccupati per la loro salute – denunciano pubblicamente l’inerzia delle istituzioni di fronte al grave inquinamento atmosferico in zona. I cittadini, riunitesi nel Comitato Aria Pulita San Teodoro, hanno chiesto e ottenuto dalla Provincia di Genova i dati relativi alla qualità dell’aria nel quartiere. Ebbene, da essi emerge con totale evidenza il ripetuto sforamento di valori significativi, in particolare per il parametro del diossido di azoto (secondo la corretta nomenclatura, ma noto anche come biossido di azoto), che avrebbero richiesto immediate contromisure, di fatto mai attuate.

    Per gli altri inquinanti monitorati dalle centraline della rete provincialevia Buozzi, Corso Firenze e Caserma dei Vigili del Fuoco (via Albertazzi) – la situazione è migliore: alcuni (diossido di zolfo, monossido di carbonio) hanno sempre rispettato i limiti di legge; altri (benzene, ozono, polveri sottili) li hanno saltuariamente superati ma non ripetutamente come per il disossido di azoto e, soprattutto, con un trend decrescente negli ultimi anni.

     

    Le sorgenti di inquinamento nella zona: porto (navi, traghetti, riparazioni navali) e traffico veicolare

    Il quartiere di San Teodoro è inserito in un contesto soggetto a molteplici sorgenti di inquinamento atmosferico legate alla presenza del porto, a diverse attività industriali e al traffico veicolare.
    Per quanto riguarda le attività portuali le maggiori criticità sono generate dal Terminal Traghetti e dalla zona industriale. Tra ponte dei Mille e ponte Caracciolo è ubicata la movimentazione di traghetti e crociere. Dalle navi in arrivo, in partenza o ferme agli ormeggi, si alzano colonne di fumo nero che, con la complicità del vento di scirocco, si abbattono sulle abitazioni. In particolare, la questione dei fumi prodotti dai traghetti (nonostante sia diminuita la percentuale di zolfo presente nel combustibile) rappresenta da anni un nodo irrisolto.

    enel-DINell’area compresa tra Calata Gadda e il piazzale di Levante sono insediate un gruppo di aziende che si occupano di riparazioni e manutenzioni delle navi. Inoltre, in prossimità della Lanterna si trovano: la Centrale Termoelettrica Enel di Ponte San Giorgio che per produrre energia elettrica utilizza carbone, gasolio e olio combustibile a basso tenore di zolfo; il Terminal Rinfuse, società leader nella movimentazione di merce alla rinfusa che movimenta principalmente carbone, rottami, minerali, fertilizzanti, sabbie ecc.
    Senza dimenticare il traffico auto veicolare. Le strade che costeggiano il porto di Genova – via Gramsci, via Milano, via Bruno Buozzi e la strada sopraelevata via Aldo Moro (45000 transiti medi giornalieri), hanno un transito medio auto veicolare, leggero e pesante, molto elevato.

    Il Comitato Aria Pulita San Teodoro, dopo aver visionato i dati del monitoraggio della qualità dell’aria, il 20 giugno scorso ha scritto a Sindaco, Presidente del Municipio Centro Ovest, Commissario Straordinario della Provincia, Presidenti di Regione Liguria e Autorità Portuale e Comandante della Capitaneria di Porto, per sollecitare gli enti preposti a fornire puntuali informazioni ai cittadini – almeno ai fini dell’auto-protezione individuale – vista l’assenza di adeguati interventi.
    Il 5 luglio la Provincia ha risposto al Comitato «Dai dati delle postazioni della rete provinciale di qualità dell’aria di via Buozzi, Corso Firenze e Caserma dei Vigili del Fuoco, aggiornati a luglio 2012, risulta che nella postazione di via Buozzi ci sono ripetuti superamenti del limite annuale per la protezione salute umana del parametro diossido di azoto; nella postazione di Corso Firenze ci sono ripetuti superamenti del valore obiettivo per il parametro ozono».

     

    La relazione della Provincia

    centro-ovest-di-negroLa centralina di via Bruno Buozzi, nel periodo di osservazione dal 29 novembre 2006 al 31 luglio 2012, ha registrato, per il Diossido di azoto (NO2), il costante superamento del limite annuale per la protezione della salute umana fissato in 40 μg/m3 dalla normativa vigente (D. Lgs. 155/2010). I valori delle concentrazioni medie annuali sono ricompresi nell’intervallo tra 54,7 microgrammi per metro cubo (nel 2011) e 86,7 microgrammi per metro cubo (nel 2008).
    Inoltre, nel 2009, è stato superato per 33 volte il limite orario per la protezione della salute umana fissato in 200 μg/m3 (da non superare più di 18 volte per anno). Nel corso degli anni si sono registrati altri superamenti orari, pur rispettando la normativa vigente: 2007 (4 superamenti orari); 2008 (7); 2010 (4); 2012 (1).
    Per quanto riguarda il Benzene (C6H6), secondo i dati della Provincia, nel 2008 è stato superato il limite per la protezione della salute umana fissato come concentrazione media annua in 5 μg/m3 dalla normativa vigente. Dopo tale data il limite è sempre stato rispettato.

    La centralina di Corso Firenze, in merito al Diossido di azoto (NO2), ha registrato il superamento del limite annuale per la protezione della salute umana negli anni 2006, 2007 e 2008. Mentre non è mai stato superato il limite orario per la protezione della salute umana. Nel corso degli anni si sono registrati alcuni superamenti orari pur rispettando la normativa: 2007 (14).
    Desta maggiore preoccupazione il parametro dell’Ozono (O3): dai dati emerge il superamento del limite per la soglia oraria d’informazione alla popolazione fissato in 180 μg/m3 dalla normativa, negli anni 2006, 2007 e 2010. Mentre è sempre stato superato (escluso l’anno 2011) il limite previsto come valore obiettivo della concentrazione media massima giornaliera su 8 ore e fissata dalla normativa in 120 μg/m3.

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    «Il superamento del limite relativo al diossido di azoto è una criticità comune a tutte le postazioni da traffico – sottolinea il Commissario Straordinario della Provincia di Genova, Piero Fossati – Data la prevalente natura secondaria del diossido di azoto e dell’ozono gli interventi posti in essere per ridurre i livelli di inquinamento atmosferico non sempre hanno permesso di conseguire gli effetti desiderati, per la riduzione di questi inquinanti che continuano a superare i limiti previsti dalla vigente normativa in moltissime città italiane e europee».
    Cecilia Brescianini, Direzione Ambiente, Ambiti Naturali e Trasporti Provincia di Genova, aggiunge «Il diossido di azoto è un inquinante primario ma anche secondario che proviene dall’ossidazione del monossido di azoto in atmosfera. Di conseguenza è più difficile da contrastare. Il problema non riguarda solo San Teodoro ma l’intera città. Anzi, per meglio dire è una questione nazionale. Lo sforamento del limite annuale si è verificato in diverse zone monitorate. Per esempio nel 2011 le seguenti postazioni hanno superato la soglia: via Buozzi, Corso Buenos Aires, Corso Europa, via Ronchi, Piazza Masnata, via Pastorino, via Molteni (Comune di Genova); Chiavari e Busalla per quanto concerne la Provincia di Genova».

    «Proprio per la complessità del fenomeno e la necessità di adottare interventi ad ampio raggio e sicuramente non esclusivamente a livello locale – si legge nella relazione della Provincia – ha indotto la Regione Liguria, così come altre regioni italiane, a fare richiesta di deroga temporale, così come previsto dalla normativa, per il rispetto dei limiti per le zone che ancora oggi superano i limiti di legge e per i quali tale conseguimento è molto difficoltoso».

     

    Il diossido di azoto

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    Il Diossido di Azoto è un gas di colore rosso bruno, di odore forte e pungente, altamente tossico ed irritante. In generale gli ossidi di azoto (NO, N2O, NO2 ed altri) sono generati da processi di combustione, qualunque sia il combustibile utilizzato, per reazione diretta tra l’azoto e l’ossigeno dell’aria ad alta temperatura (superiore a 1.200 °C). I processi di combustione (centrali termoelettriche, riscaldamento, motori a combustione interna quali quelli degli autoveicoli) emettono quale componente principale monossido di azoto (NO). Successivamente il monossido di azoto (NO), in presenza di ozono e di radicali ossidanti, si trasforma in diossido di azoto. La formazione diretta di NO2 dai processi di combustione è strettamente correlata agli elevati valori di pressione e temperatura che si realizzano all’interno delle camere di combustione dei motori.
    I fumi di scarico degli autoveicoli contribuiscono enormemente all’inquinamento da NO; la quantità di emissioni dipende dalle caratteristiche del motore e dalla modalità del suo utilizzo (velocità, accelerazione, ecc.). In generale, la presenza di NO aumenta quando il motore lavora ad elevato numero di giri (arterie urbane a scorrimento veloce, autostrade, ecc.).
    Per quanto riguarda gli effetti sulla salute dell’uomo, gli ossidi di azoto risultano potenzialmente pericolosi per la salute. Il diossido di azoto presenta una tossicità fino a quattro volte maggiore di quella del monossido di azoto. Forte ossidante ed irritante, il diossido di azoto esercita il suo effetto tossico principalmente sugli occhi, sulle mucose e sui polmoni. In particolare tale gas è responsabile di specifiche patologie a carico dell’apparato respiratorio: bronchiti, allergie, irritazioni, edemi polmonari che possono portare anche al decesso. I soggetti più esposti all’azione tossica sono quelli più sensibili, come i bambini e gli asmatici.
    Gli ossidi di azoto si possono ritenere fra gli inquinanti atmosferici più critici, non solo perché il diossido di azoto in particolare presenta effetti negativi sulla salute, ma anche perché, in condizioni di forte irraggiamento solare, provocano delle reazioni fotochimiche secondarie che creano altre sostanze inquinanti (“smog fotochimico”): in particolare è un precursore dell’ozono troposferico e della componente secondaria delle polveri sottili.

     

    L’auspicio degli abitanti: “migliorare la convivenza della città con il suo porto”

    Gru del portoLe istituzioni tendono a minimizzare, spesso allargando il problema all’intera città ma «La situazione di San Teodoro è particolarmente grave perché generata da diverse componenti – spiega Alberto Vezzoni referente del Comitato Aria Pulita San Teodoro – Il Gru del portotraffico auto veicolare (via Buozzi, via Milano, sopraelevata); il porto sia per la funzione passeggeri quindi navi e traghetti, sia per la funzione industriale ossia Centrale Enel, Terminal Rinfuse, riparazioni navali».
    A differenza del Ponente (Prà e Voltri), dove il tema della convivenza città-porto è da lungo tempo all’ordine del giorno, il quartiere di San Teodoro sconta un minore “peso” politico «Siamo inseriti nel Municipio Centro Ovest ma a volte ci sentiamo i fratelli minori di Sampierdarena», sottolinea Vezzoni.
    Eppure «La stessa Provincia di Genova ammette il problema – continua Vezzoni – riconoscendo che, rispetto ad altre zone, qui non c’è solo il traffico veicolare ma anche le navi: i colossi da crociera che stazionano ormeggiati con i motori accesi emettendo fumi; così come i traghetti in partenza che, soprattutto d’estate, ogni sera rilasciano dense colonne di fumi. Spesso si tratta di imbarcazioni delle Moby e Tirrenia, vecchie e inquinanti. Mentre i traghetti diretti in Tunisia, evidentemente più nuovi, rilasciano fumi ma in quantità nettamente minori. È del tutto evidente che ci sia una responsabilità a carico di alcune compagnie, tuttavia nessuno gliele contesta».

    Dunque, la presenza del porto esercita un’influenza significativa sull’inquinamento dell’aria «Per questo continuiamo a studiare il fenomeno – spiega Cecilia Brescianini – La Provincia ha partecipato al progetto europeo “Apice” che aveva tra i suoi obiettivi quello di valutare l’impatto del porto sull’inquinamento atmosferico nelle città portuali con particolare attenzione al contributo del particolato PM10 e PM2.5 (le cosiddette polveri sottili, ndr). In questo contesto si è stimato che le emissioni navali contribuiscono per il 10% del PM2.5 rilevato in città, le emissioni industriali per il 20%, le emissioni del traffico per il 45% le emissioni domestiche per il 5%».

    «Ma il 10% è l’incidenza media annuale? – si domanda Vezzoni – Perché sarebbe interessante rilevare qual è la stima nel periodo tra giugno e settembre quando, complice lo scirocco, l’incidenza potrebbe essere assai superiore. Io abito in via Milano, proprio di fronte alla partenza dei traghetti. Tutti i residenti di via Buozzi e della parte alta di San Teodoro, nelle ore serali, in particolare d’estate, sono costretti a chiudere le finestre per riuscire a respirare». Senza dimenticare la presenza della centrale dell’Enel che «Continua a depositare il carbone in aree esterne, agendo in deroga alla legge, senza che nessuno intervenga – aggiunge Vezzoni – Se aggiungiamo il traffico veicolare è facile tirare le somme: il diossido di azoto è l’inquinante che negli ultimi 6 anni ha sempre sforato il limite massimo. Ma in via Buozzi, secondo i dati che abbiamo potuto visionare, c’è stato anche il biennio terribile 2006-2008, in cui quasi tutti gli inquinanti superavano i limiti di legge. Poi, grazie al miglioramento dei motori delle automobili e a maggiori controlli, alcuni parametri sono rientrati. Non il diossido di azoto, però, che continua a preoccupare, come l’ozono in Corso Firenze».

    Infine c’è da menzionare anche l’inquinamento acustico causato dai generatori delle navi. In questo senso, le istituzioni rispondono che stanno lavorando all’elettrificazione delle banchine. Tuttavia, secondo Vezzoni «Ci stanno raccontando delle favole. Per elettrificare una banchina sono necessari oltre 4 milioni di euro. Solo per una singola unità navale. Per due, la cifra sale a 9 milioni. Inoltre, una nave da crociera necessita di un rifornimento di energia elettrica pari all’intero quartiere di San Teodoro. Quindi Enel, o un altro operatore, dovrebbe garantire una tale quantità di energia. Tutto ciò, francamente, risulta difficile da ipotizzare».

    Sul tema inquinamento atmosferico «Non c’è la giusta sensibilità e neppure la corretta trasparenza – continua Vezzoni – Se lei va a leggere il bollettino qualità dell’aria sul sito web della Provincia vedrà che spesso i dati relativi alla centralina di via Buozzi riportano la dicitura ND, ovvero non disponibili (in effetti è così, ndr). Il Commissario Fossati nella risposta al Comitato ha ribadito il carattere “pubblico” dei monitoraggi, liberamente consultabili. Inoltre, ha riconosciuto che i valori di via Buozzi sono abnormi, però, ha affermato “è quello che accade in tutta la città”. Ma questa non può essere una giustificazione per non intervenire in alcun modo».
    Per il Comitato Aria Pulita San Teodoro, invece, è necessario agire con alcune misure immediatamente attuabili «Innanzitutto studiando degli obblighi stringenti e facendoli rispettare a traghetti e navi da crociera affinché questi mezzi rilascino fumi inquinanti in misura minore. E poi è possibile installare delle barriere, ad esempio sulla sopraelevata, come quelle presenti in autostrada».
    Insomma, in qualche modo occorre occuparsi delle criticità per proteggere la salute dei cittadini. «La Provincia tende a sminuire ma li posso capire, d’altra parte sono un ente in via di smantellamento – conclude Vezzoni – Però, esiste anche il Comune che ha una responsabilità in questo senso. Eppure finora nessuno si è mosso. Neanche per informare i cittadini ed invitarli a prendere delle misure precauzionali di auto-protezione».

     

    Matteo Quadrone

  • Premio Impatto Zero: concorso per progetti a sostegno dell’ambiente

    Premio Impatto Zero: concorso per progetti a sostegno dell’ambiente

    ambiente-natura-verde-green-alberiDIIn occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente ha preso il via la terza edizione del Premio Impatto Zero, concorso nazionale dedicato a progetti e buone pratiche per diffondere la cultura della sostenibilità.

    In questa edizione saranno premiati tre tipi di idee:
    – servizi e progetti finalizzati alla riduzione dello spreco di cibo (ridistribuzione eccedenze commerciali e produttive, recupero prodotti in scadenza o danneggiati, banco alimentare ecc.);
    – azioni volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla cultura ambientale attraverso il web;
    – progetti volti a ottimizzare e condividere energie e beni comuni (cohousing, gruppi di acquisto, etc);
    Inoltre, novità di questa edizione, il progetto Life+ECO Courts che premierà video di buone pratiche ecologiche.

    Per partecipare è necessario compilare il modulo di candidatura sul sito web del concorso entro il 30 settembre 2013. La partecipazione è gratuita.

    Questi i premi in palio:
    – buoni spesa di 500 € per acquistare prodotti eco-sostenibili presso i supermercati Coop Adriatica;
    – una fornitura annuale di prodotti biologici Alce Nero&Mielizia del valore di 500€;
    – un soggiorno benessere per due persone all’AbanoRitz Hotel di Abano Terme;
    – un buono sconto per l’acquisto di una bicicletta elettrica Italwin;
    – 3 kit di accessori per biciclette (sella, manopole e borsa) di Selle Royal;
    – una fornitura di prodotti biologici Baule Volante;
    – tanti altri prodotti forniti da aziende attente alle tematiche ambientali.

    [foto di Diego Arbore]

  • Baratto, orti urbani e fai-da-te: la pagina Facebook Vicini di rete

    Baratto, orti urbani e fai-da-te: la pagina Facebook Vicini di rete

    vicini-di-reteÈ online da pochissimi giorni una pagina Facebook tutta genovese e dedicata (citiamo testualmente dalla descrizione) al «parlare, scambiare, mettere in comune competenze, per darsi una mano, chiedere consiglio e per vedere se qualcuno te lo presta». Si chiama Vicini di Rete e pubblica quotidianamente consigli su frutta e verdura di stagione, cibo e oggetti da barattare, produzione di cosmetici e detersivi fai da te.

    Gli iscritti sono al momento qualche decina, ma molto attivi nello scambiarsi opinioni e consigli: tra i primi articoli troviamo – per fare alcuni esempi – le istruzioni per autoprodurre detersivo da lavatrice, i consigli su quali verdure e fiori sono più adatti per l’orto casalingo, idee su prodotti da barattare.

    Si tratta di un’iniziativa tra l’online e l’offline molto simile ad altre già realizzate sul territorio, tra cui il gruppo Te lo regalo se vieni a prenderlo. I potenziali destinatari sono persone che vivono nella stessa città (magari nello stesso quartiere), hanno interessi e stili di vita comuni e sono iscritte a Facebook. Si parte dal cliccare un mi piace sulla pagina, si cominciano a commentare e condividere i primi post e si finisce – spesso – a incontrare di persona gli altri iscritti, per un baratto o momenti conviviali decisi insieme.

    Un progetto interessante, che come tanti altri sembra avere l’obiettivo di esprimere il lato positivo dei social network: creare discussioni e occasioni di incontro che non siano solamente legate alla tastiera e allo schermo del pc o del tablet, ma fornire un ulteriore incentivo affinché le persone continuino a parlarsi e confrontarsi come è sempre avvenuto, ossia “di persona”.

    In attesa di vedere quali sviluppi prenderà questa pagina, chi ha uno stile di vita coerente con quello raccontato qui può già iscriversi a Vicini di rete e raccontare le proprie buone pratiche.

  • Ambiente, acqua ed energia: concorso di giornalismo per studenti

    Ambiente, acqua ed energia: concorso di giornalismo per studenti

    MontagnaIn vista della Settimana Europea dell’Energia Sostenibile (24-28 giugno 2013) è stato indetto il concorso per le scuole superiori Onde di montagna, che prevede la realizzazione di contributi radio, video, foto e articoli su uno di questi due temi: risparmio idrico e acqua come energia.

    I materiali possono essere inviati entro il 31 marzo 2014 via mail a redazione@radiojeans.net o attraverso la app gratuita per Android e iOS “Radio Jeans”.

    I primi due classificati avranno in premio una somma di denaro ciascuno e un laboratorio radiofonico per la propria scuola. La premiazione avverrà in occasione dell’edizione 2014 della Settimana europea dell’energia sostenibile.

    Il bando è promosso dalla Federbim (Federazione nazionale dei bacini imbriferi montani) in collaborazione con i due media giovanili Radio Jeans e la rivista Zai.net.

  • Genova, verde pubblico e alberature stradali: lo stato attuale

    Genova, verde pubblico e alberature stradali: lo stato attuale

    alberi-parchi-DIA Genova ogni volta che si parla di verde pubblico, parchi, alberature cittadini, non si può evitare di sollevare le polemiche di molti: chi sostiene la necessità di un restyling del verde genovese, nella speranza di portare le auspicate migliorie; chi, dall’altro lato, difende gli spazi verdi, nel timore che gli interventi pubblici celino interessi privati che finirebbero solo per peggiorare la situazione. Nel corso degli ultimi anni si è messa in evidenza la problematica della messa in sicurezza delle alberature, con particolare attenzione alla situazione delle alberature stradali cittadine -in condizioni ambientali difficili-, e la necessità di manutenzione delle piante come buona pratica civica. Da qui, una serie di progetti di riqualificazione dei viali alberati, di salvaguardia degli esemplari malati e di successivo reimpianto. Ormai da tempo le amministrazioni, in un’azione coordinata con le squadre di Aster, hanno avviato una lenta ma costante opera di riqualificazione in varie aree della città: in alcune zone gli interventi sono già stati ultimati, altre ancora restano in attesa. Facciamo il punto con Giorgio Costa, responsabile del Settore Verde di Aster.

    «In tutta Genova ci sono (su 100 mila totali) circa 20 mila alberature stradali vecchie: no, non antiche o storiche, ma vecchie. Si tratta di alberi piantati nel dopoguerra, che oggi sono ultra-cinquantenni, quasi sessantenni: già sono vecchi di per sé ma, essendo stradali (e quindi sottoposti a stress continuo, smog, inquinamento di vario tipo), invecchiano ancora prima del normale. Inoltre, all’epoca erano state piantate a distanza troppo ravvicinata e questo oggi causa dei problemi di sviluppo e di conflitto tra gli esemplari, che non hanno lo spazio necessario ad espandersi come dovrebbero. Tutto ciò comporta due problematiche principali: per prima cosa, ci sono problemi di sicurezza, per cui gli alberi instabili spesso sono stati piantati troppo vicini alle case. Per scongiurare rischi di crolli e cedimenti e per ridare alle piante lo spazio vitale di cui necessitano, è necessario effettuare frequenti e pesanti potature, ma questo finisce per indebolirle ulteriormente e innescare un circolo vizioso. Le piante potate, e perciò indebolite, risultano più soggette ad ospitare parassiti sulle radici, sul tronco e sui rami: si tratta di parassiti non visibili a occhio nudo e che non pregiudicano la fioritura della pianta e il suo fogliame, perciò da fuori si è portati a pensare che la pianta stia bene, mentre spesso è completamente invasa da questi parassiti, scavata e cariata all’interno. Il rischio di schianto è forte, e ultimamente aumenta purtroppo il numero delle vittime in seguito a incidenti di questo tipo. Per la manutenzione di queste alberature è necessario effettuare valutazioni di stabilità per individuare le piante che sono al limite e sostituirle con nuovi esemplari. Dalle nostre stime, circa il 10-30% delle attuali alberature stradali necessita di sradicamento e sostituzione. Questo sistema porterebbe al generarsi di buchi all’interno del paesaggio urbano, per colmare i quali è necessario procedere con il reimpianto di alberature che spesso sono, per forza di cose, diverse per tipologia e specie rispetto alle piante precedenti: in molti casi, al posto di piante ad alto fusto si inseriscono piante più piccole, che sono libere di crescere e svilupparsi più armoniosamente. I nostri interventi di reimpianto riguardano o tratti completi di strade, o intere vie, come nel caso del progetto di Via Spinola del 2012 (dove abbiamo sostituito ben 40 piante): questo, per dare uniformità al paesaggio urbano e non creare dissonanze sotto il profilo estetico, e anche per poter intervenire sul ridistanziamento delle alberature, che crescono così più velocemente».

    Il “famoso” intervento in Via Spinola

    Aster al lavoro in via Ambrogio Spinola a OreginaNel caso di Via Ambrogio Spinola ad Oregina, infatti, nell’ottobre 2012 sono stati effettuati interventi di recupero sugli alberi lato strada, sostituiti con altre piante a basso fusto. Gli alberi ad alto fusto, infatti, risultavano indebolite a causa degli agenti atmosferici e dell’inquinamento, ed erano a rischio stroncamento, con cavità nel tronco o nei rami. Inoltre, la crescita stentata a causa di potature di contenimento, dovute all’impianto troppo a ridosso della strada, e così via. Da parte di Aster e del Comune si sosteneva la validità della soluzione adottata, giustificando l’abbattimento delle piante stradali con l’intenzione di privilegiare piuttosto le specie vegetali idonee agli spazi disponibili e di sistemare in modo adeguato lo spazio per lo sviluppo naturale delle chiome senza necessità di potature. Inoltre, anche la realizzazione di posti auto utili per compiere le manovre di parcheggio senza danni ai tronchi delle piante. L’intervento di riqualificazione della via prevedeva, per Aster, la risistemazione ordinata dei filari di alberi, da posizionare ad una distanza regolare, tale da consentire l’adeguato sviluppo delle chiome. Sul lato strada, anche un archetto “para-alberi” per proteggere ogni nuova pianta. Per il completo reimpianto del viale sono stati piantati 41 alberi nuovi, in modo da favorire la messa in sicurezza della via dal rischio di stroncamenti degli alberi e dei rami e la riduzione del “danno” su finestre e muri dei palazzi limitrofi. Inoltre, un generale stato di miglioramento sotto il profilo paesaggistico, la riduzione degli interventi di potatura e l’abbattimento dei costi di manutenzione.

    Commenta Costa: «Quello di Via Spinola è un esempio di intervento, che è stato strumentalizzato dalle associazioni di quartiere per far parlare delle problematiche che interessano il quartiere del Lagaccio, e che è stato avversato anche da Legambiente, che si è opposta strenuamente e inaspettatamente. In quel contest, le piante precedenti, colpite da funghi e fortemente indebolite, sono state sostituite con altre specie, e questo ha innescato meccanismi di protesta e resistenza da parte dei cittadini che, affezionatisi “ai tronchi” anziché alle piante, rivendicavano il legame affettivo e il valore estetico delle piante precedenti, senza rendersi conto di quanto fossero in realtà debilitate. Le vedevano verdi, e non percepivano lo stato di usura e stress di quelle piante ultra-cinquantenni. Ora, però, gli abitanti sono contenti: abbiamo stimato che in 5 anni ci sarà l’ammortizzazione dei costi di reimpianto e sostituzione (che costano molto meno delle ripetute potature, delle valutazioni dello stato di salute, degli interventi sui marciapiedi e sulle strade, che vengono danneggiati e sradicati dalle alberature troppo grandi e pesanti».

    All’epoca, come ricordato da Costa, c’era stata una vasta mobilitazione per cercare di fermare gli interventi di abbattimento delle alberature. Ci racconta Andrea Agostini di Legambiente: «Ci siamo opposti al progetto di tagliare gli alberi ad alto fusto presenti in Via Spinola perché non vedevamo la necessità e perché erano delle risorse importanti per garantire l’ombreggiatura della strada, la pulizia dell’aria, il riparo dal rumore del traffico, l’abbellimento del quartiere. Alla fine ha vinto Aster e gli alberi ad alto fusto sono stati eliminati, per essere sostituiti con una quarantina di alberi a basso fusto, di circa 3,4 metri, che certo non sono in grado di svolgere le funzioni già elencate sopra, e che non erano nemmeno adatti alla zona, trattandosi di meli da fiori e simili. All’epoca ci eravamo rivolti alla Consulta del verde che si era pronunciata a favore dell’opposizione di Legambiente, sostenendo la nostra causa, ma da parte delle amministrazioni c’è stato lo stesso il via libera al progetto, dal momento che la Consulta –hanno detto- ha valore solo consultivo e non vincolante».

    ambiente-natura-verde-green-alberiDIE lo stato attuale? Così, ancora, Costa:  «In via Spinola gli interventi sono stati realizzati con fondi del 2011, ma ora siamo a corto di finanziamenti: dipendiamo dal Comune e non abbiamo autonomia economica. In questo momento di crisi, in cui l’amministrazione di certo non naviga nell’oro, i finanziamenti per gli interventi sul verde urbano sono stati totalmente cassati, tanto che –pur avendo in piano almeno una decina di  urgenti interventi da realizzare- siamo con le mani legate. Anche se non si tratta di spese così alte (siamo nell’ordine dei 50-100 mila euro), se ne riparlerà se tutto va bene nel 2014. Per ora ci limitiamo ad affinare i progetti e a procedere con le valutazioni, anche se anche queste sono onerose. Bisogna però ricordare che quello di Via Spinola è un intervento che si inserisce in una serie di circa una decina di interventi simili, finanziati a livello comunale e portati a buon fine da Aster negli ultimi anni: posso citare Viale Aspromonte, Via Bolzaneto, Via Prestinari e Via Martiri della Libertà a Pegli (uno degli interventi più vecchi, portati a modello di buona riuscita delle nostre operazioni). Si tratta di interventi trasversali in tutta la città, dal Levante al Ponente, di cui oggi ci risulta che tutti siano soddisfatti. A tale proposito, da citare anche gli interventi di reimpianto nel tratto finale di Corso Firenze, quelli di Corso Carbonara seguiti da Ferrovie dello Stato che vi aveva precedentemente insediato un proprio cantiere per la creazione di un impianto di aerazione nella galleria ferroviaria sotterranea, danneggiando il verde, e che si è impegnata a curare il reimpianto entro settembre/ottobre 2013 con alberi di specie diverse».

    Prossimi interventi: piazza Paolo da Novi e corso Torino

    Nonostante il momentaneo stallo, a breve, al via gli interventi anche in Piazza Paolo da Novi, nell’ambito del restyling generale della piazza, iniziato nel 2011 e della durata prevista di dieci mesi: i lavori comprendevano la riqualificazione della parte centrale della piazza, con l’inserimento di nuovo verde e panchine, recupero delle aiuole, miglioramento della fruizione e inserimento di strutture varie, tra cui anche giochi per bambini. Adesso, saranno effettuati anche qui interventi sullo stile di quelli già realizzati in Via Spinola: sostituzione di alberature ad alto fusto sui lati lunghi della piazza con altre a basso fusto e ricostruzione del marciapiedi. Si tratta di piante molto vecchie, sophore, che saranno sostituite da piante di specie diverse. Quelle angolari, più giovani, non saranno toccate. Gli interventi sono realizzati dal Comune nel progetto di restyling generale, non direttamente seguiti da Aster, che si affiancano a quelli previsti in Corso Torino: qui si parla di levare progressivamente alcune piante più critiche, dimezzando il numero delle piante totali e aumentando la distanza da 6 a 12 metri.

    C’è chi non vede tutto rose e fiori. Ancora da Legambiente: «Ci dicono che gli interventi serviranno a migliorare il verde pubblico, ma in realtà si tratta di un sistema per risparmiare e per favorire la gestione complessiva del verde da parte dell’amministrazione e degli addetti, non di un guadagno in termini ambientali. Ci risulta che per l’intervento nella piazza siano stati stanziati 400 mila euro, ma solo 16 mila saranno destinati effettivamente all’inserimento delle nuove piante, mentre la parte restante (di certo molto più ingente: 16 mila sono una cifra irrisoria su un totale di 400 mila euro) sarà destinato al rifacimento della pavimentazione, alla cementificazione e pedonalizzazione dell’area. Insomma, il verde ancora una volta non è la priorità. Il tutto, da parte nostra, è ancora in fase di valutazione: stiamo per compiere una serie di accertamenti con un team di agronomi che manderemo sul posto a valutare la situazione, poi daremo un parere specifico con pronuncia ufficiale in merito allo stato della piazza. La spesa è certamente elevata e per questo da valutare accuratamente: un intervento di questo tipo cambia la fisionomia non solo della piazza ma anche del quartiere. Alla fine, a destra di Corso Buenos Aires ci sarebbero piante basse, mentre davanti sulla sponda sinistra, piante alte come le sophore».

    La questione è, appunto, controversa e spinosa. In bilico tra bisogno di innovazione e legame –anche affettivo- al paesaggio urbano, l’amministrazione si trova davanti al dilemma di come realizzare interventi intelligenti, facendo contenti i cittadini e facendo quadrare i bilanci. «Quello del verde pubblico cittadino –chiosa Costa, da Aster- è un tema spinoso, ma attuale: parlando con vari colleghi, mi confermano le reticenze dei cittadini verso i cambiamenti: guai a toccare gli alberi! Ma, personalmente, penso che il caso di Genova sia più estremo: si sa che, come popolazione, non siamo certo degli innovatori! Mal comune, quindi, ma a Genova è un male peggiore che altrove e queste ritrosie degli abitanti ci rendono più difficile procedere con gli interventi e ci pongono davanti al bivio tra innovazione e tradizione, miglioramento e quieto vivere». 

     

    Elettra Antognetti

    [foto di Diego Arbore]

  • Gruppi di acquisto solare: 23 impianti installati a Genova

    Gruppi di acquisto solare: 23 impianti installati a Genova

    Energia del SoleIL PRECEDENTE

    Novembre 2011: in due Municipi genovesi, precisamente a Pegli e Nervi, viene resa nota l’intenzione di aderire al progetto nazionale gruppi di acquisto solare. L’iniziativa è organizzata da Legambiente, in collaborazione con il Comune di Genova e la società AzzeroCO2, e riguarda l’acquisto e installazione di pannelli fotovoltaici da parte di un collettivo di persone, per esempio residenti nello stesso condominio.

    Il progetto fa parte del Patto dei Sindaci, che impegna a livello nazionale le amministrazioni comunali per ridurre le emissioni di CO2 e migliorare l’impatto ambientale dei territori (leggi l’approfondimento a cura di Elettra Antognetti).

    I due incontri informativi nei Municipi hanno l’obiettivo di avviare la presenza in città di fonti di energie rinnovabili ad alimentare le abitazioni private.

    Giugno 2012: vengono illustrati i primi risultati del progetto Gruppi di Acquisto Solare a Genova. Come illustra Franco Montagnani di Legambiente Liguria (in proposito leggi l’inchiesta curata da Matteo Quadrone), 27 soggetti hanno sottoscritto il contratto di attivazione mentre altri 27 hanno manifestato il proprio interesse ad aderire. L’azienda che si occuperà dell’installazione dei pannelli fotovoltaici è stata scelta nel marzo 2012 attraverso una gara d’appalto, tenendo conto che buona parte degli aderenti hanno manifestato la preferenza di una ditta ligure.

    IL PRESENTE

    Luglio 2013: passato un altro anno, il Gruppo di Acquisto Solare stila un nuovo bilancio delle attività nel territorio comunale di Genova e della Provincia.

    Lo scorso 20 giugno l’ente provinciale ha comunicato l’adesione al progetto di 12 Comuni (che diventano 13 con l’aggiunta “autonoma” di Celle Ligure, in provincia di Savona): Arenzano, Casarza Ligure, Cogoleto, Davagna, Lavagna, Leivi, Moneglia, Montoggio, Neirone, Sestri Levante, Serra Riccò e Tribogna. Nel periodo 2012/2013 sono state realizzate 17 installazioni su un totale di 69 adesioni. Cosa significa? Che ogni anno verranno prodotti dai nuovi pannelli fotovoltaici 42.000 kwh, che comporteranno un risparmio di 22 tonnellate di CO2 all’anno (che diventano 600 tonnellate calcolando l’arco di vita medio dei pannelli, ovvero 30 anni).

    Venerdì 28 giugno si è invece svolta a Palazzo Tursi la presentazione dell’esito progettuale relativo al Comune di Genova: sono stati installati 23 impianti fotovoltaici, che porteranno sul territorio comunale un risparmio di 43 tonnellate di CO2 all’anno.

    Come informarsi sul progetto Gruppo di Acquisto Solare? È possibile contattare Legambiente Liguria al numero 010 319165 o alla mail s.pesce@legambienteliguria.org, oppure i referenti della Provincia (010 5499888 – miroglio@provincia.genova.it)

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Viviamo sicuri: concorso per video sull’ambiente del Tigullio

    Viviamo sicuri: concorso per video sull’ambiente del Tigullio

    Panorama TigullioSono aperte fino al 30 giugno 2013 le iscrizioni per il bando Viviamo Sicuri, concorso per video organizzato da Labter Tigullio nell’ambito del progetto “Sicuri in Val Petronio”.

    Temi del concorso sono il ruolo attivo e le azioni quotidiane che la cittadinanza deve compiere in risposta al dissesto idrogeologico, alla manutenzione della bellezza e della salute del territorio.

    Due sezioni aperte: una per le scuole e una aperta a tutti. I video dovranno essere girati sul territorio dei Comuni di Casarza Ligure, Castiglione Chiavarese, Moneglia o Sestri Levante sotto forma di documentario, video-storia, reportage. Potranno avere libera tecnica espressiva (a colori o in b/n, riprese amatoriali o montaggio, etc) e una durata massima di 5 minuti, inclusi eventuali titoli di testa e coda.

    I filmati dovranno pervenire in CD o DVD, insieme alla scheda di iscrizione e alla liberatoria di utilizzo, entro il 30 giugno a Laboratorio Territoriale Tigullio – Salita Penisola Levante 35 – 16039 Sestri Levante

    Una commissione valuterà le opere e assegnerà i seguenti premi:
    Sezione scuole: visita al Centro Funzionale Meteo-Idrologico di Protezione Civile della Regione Liguria.
    Sezione cittadinanza: due Card Annuali dei Musei di Genova.

  • Linfa: concorso per progetti di agricoltura sostenibile

    Linfa: concorso per progetti di agricoltura sostenibile

    coltivazione-agricoltura-cogornoAGGIORNAMENTO! Il bando è stato prorogato al 30 settembre 2013

    Sono aperte fino al 4 luglio 2013 le iscrizioni a Linfa – Le Idee Nuove Fanno Agricoltura Sostenibile, un bando rivolto a laureati under 35 per cercare nuovi progetti legati al settore agricolo in ogni sua sfaccettatura (produzione agro-forestale, allevamento, pesca e itticoltura).

    I progetti dovranno avere come requisito l’operabilità sul territorio italiano, l’innovazione in ambito tecnico e tecnologico, l’attenzione allo sviluppo sostenibile e alla biodiversità e la creazione di nuove opportunità lavorative.

    Possono partecipare cittadini italiani e stranieri purché operanti in Italia, di età inferiore ai 35 anni e laureati in Università italiane o estere tra l’a.a. 2007-2008 e l’a.a. 2011-2012.

    L’iscrizione avviene caricando sul sito web Idea360 i seguenti materiali (max 2.000 battute ciascuno):
    I. Abstract – contenuto essenziale del progetto proposto
    II. Innovazione tecnologica
    III. Multidisciplinarietà
    IV. Fattibilità tecnica
    V. Fattibilità economica
    VI. Benefici per la collettività e ricadute sul territorio
    VII. Tempi di realizzazione del progetto.
    VIII. Profili occupazionali

    Una giuria online valuterà i progetti fino al 17 luglio: i dieci progetti migliori saranno valutati da una seconda giuria – composta da esperti del settore – ed entro ottobre 2013 sarà proclamato il vincitore. A questo progetto sarà data possibilità di realizzazione con un contributo di 30.000 €.

  • Sapone fatto in casa, naturale all’olio di oliva: Eticologiche

    Sapone fatto in casa, naturale all’olio di oliva: Eticologiche

    eticologiche-saponeQualche mese fa vi abbiamo raccontato il progetto Eticologiche, ideato da due ragazze genovesi – Luana Ciambellini e Silvia Dalla Dea – che per reagire alla crisi del lavoro si sono stabilite in uno spazio in vico del Duca producendo saponi naturali e artigianali, che “vendono” in cambio di prodotti alimentari biologici o materie prime.

    Si tratta di prodotti realizzati senza prodotti chimici né grassi di origine animale: i soli ingredienti sono olio (d’oliva oppure esausto), soda, farina e olii essenziali.

    Ieri (giovedì 13 giugno) abbiamo partecipato a un corso di sapone naturale al ristorante Ombre Rosse, in vico Indoratori, una minuscola area verde nel cuore del centro storico di Genova. Oggetto del corso era il sapone tipo Marsiglia, da realizzarsi mescolando olio di oliva, soda caustica e acqua. Hanno partecipato circa una decina di persone.

    Senza anticipare troppo sui contenuti, è stato un corso molto utile per comprendere quanto sia semplice e veloce produrre il proprio sapone. In poco meno di due ore – con due chili di olio di oliva uniti a soda e acqua in un procedimento non troppo complesso – sono state prodotte oltre venti saponette, che dopo un mese di stagionatura potranno essere utilizzate. Il solo trucco è fare attenzione alle giuste proporzioni tra acqua, soda e olio, mescolare tutto alle giuste temperature e utilizzare occhiali e mascherina per non inalare la soda caustica.

    Parte della quota di iscrizione al corso può essere pagata con gli Scec, così da sostenere questa forma di circuito economico locale.

    I prossimi appuntamenti a cui Eticologiche saranno presenti sono: Fiera della Maddalena (sabato 15 giugno) e un corso di sapone con olio esausto e olio di oliva al Dadoblu di Boccadasse.

    Il progetto di Eticologiche contribuisce anche al rispetto dell’ambiente: non si dovrebbe mai gettare nello scarico del lavandino l’olio esausto o da frittura, che andrebbe invece conservato in contenitori e portato nei punti di raccolta. Eticologiche raccolgono l’olio esausto da quattro negozi in città – Green Store a Nervi, La Pulsatilla e La bottega del gusto in centro storico, La Pianata a Quinto – e lo riutilizzano per produrre alcuni dei loro saponi.

    Per maggiori informazioni sul progetto si può contattare Luana e Silvia alla mail eticologiche@gmail.com.

    Marta Traverso

  • Cibo e agricoltura a km zero: Pino Petruzzelli ai Giardini Luzzati

    Cibo e agricoltura a km zero: Pino Petruzzelli ai Giardini Luzzati

    pino-petruzzelliSono sempre più numerose le esperienze di agricoltura sostenibile, biologica e di rinnovamento: singoli contadini o aziende agricole fanno scelte di questo tipo per garantire prodotti di maggiore qualità e distribuiti su distanze ravvicinate, nella logica del km zero.

    A questo tema è dedicato un incontro a cura di Aiab, l’associazione ligure dei produttori biologici, che giovedì 13 giugno (ore 19.30) è ospite ai Giardini Luzzati per la tavola rotonda Ricominciamo dal km0: un’altra idea di progresso.

    Sarà presente l’attore Pino Petruzzelli, che ha portato a teatro uno spettacolo intitolato proprio Chilometro zero.

    A seguire aperitivo vegan za cura del Collettivo Babette e concerto live di Matteo Castellano.

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Box e parcheggi, il WWF: nessuna politica sulla mobilità urbana

    Box e parcheggi, il WWF: nessuna politica sulla mobilità urbana

    Auto a CaricamentoUna moratoria sulla realizzazione di nuovi parcheggi fino alla definizione di un nuovo Piano Urbano della Mobilità (PUM) che contenga chiari ed ambiziosi obiettivi di riduzione del parco veicoli circolante in città. Queste le richieste che il WWF rivolge all’amministrazione comunale, colpevole, secondo l’associazione ambientalista, di non aver mai affrontato la questione alla radice, onde evitarne le conseguenze.
    «A Genova ci sono 280.000 auto contro 190.000 posti auto: quindi, mancano 90.000 posti auto oppure ci sono 90.000 auto di troppo? – è la domanda paradossale che pone la sezione genovese del WWF – Il Comune, invece di mettere in campo una seria politica di riduzione del parco veicolare privato, in primis puntando su incremento dell’utilizzo del TPL, mobilità dolce (percorsi pedonali; mobilità ciclistica) e forme di auto condivisa (car sharing; taxi), continua a perseguire, favorire e permettere la realizzazione di parcheggi ovunque, a scapito di qualsiasi cosa».

    «Già all’epoca dell’ex assessore al Traffico, Piero Villa, si parlava di 90 mila posteggi in meno – racconta Vincenzo Cenzuales, presidente WWF Genova – Eravamo a metà anni ‘90. Ebbene, sono passati quasi 20 anni, nel frattempo sono stati costruiti circa 10 mila nuovi posti auto, ma il problema è sempre il medesimo».
    Le cause di un tale fenomeno sono indissolubilmente legate all’idea di città che le istituzioni promuovono. «Se riteniamo che Genova necessiti di un maggior numero di posteggi è perché riteniamo che in città debbano circolare così tanti mezzi privati – continua Cenzuales – Dunque consentiamo la costruzione di altri auto-silos. Con tutte le conseguenze del caso, soprattutto in termini di consumo del suolo ed aumento del rischio idrogeologico».

    E qui entra prepotentemente in gioco il Piano Urbano della Mobilità (PUM), approvato dall’ex Giunta Vincenzi nel gennaio 2010.
    «È un documento corposo che ha avuto una lunghissima gestazione – spiega Cenzuales – Purtroppo, però, il piano non si pone obiettivi lungimiranti. In estrema sintesi, secondo il PUM, a Genova non sussisterebbe un grave problema di traffico e relativo inquinamento. Il documento afferma che occorre migliorare entrambe le mobilità, pubblica e privata, ma non sono indicati adeguati strumenti per disincentivare l’uso delle automobili». Insomma, l’obiettivo di un riequilibrio tra traffico pubblico e traffico privato non è compreso nel PUM.
    «Tutte le realtà più avanzate mirano ad un abbassamento dei tassi di motorizzazione – aggiunge Cenzuales – L’attuale Giunta di Palazzo Tursi, invece, non ha alcuna intenzione di rivedere il PUM».

    «Oggi siamo di fronte alla cementificazione di una delle poche aree verdi di San Fruttuoso (Bosco Pelato in Piazza Solari) – scrive il WWF – ieri lo eravamo davanti a casi simili, in parte scongiurati, come Spianata Castelletto, Acquasola, Via Cancelliere, Cinema Eden, P.le Benzi, Via Bovio, Pedegoli, Via Somma; ma la lista, purtroppo, è molto lunga. Nella sola area centrale, tra Principe e Brignole, sono stati realizzati negli ultimi anni ben 3000 posti in più e molti altri sono previsti (Caravelle, Ponte Parodi, Piazza Dante, Dinegro, Stazioni Principe e Brignole, ecc.)».

    La riduzione del parco veicolare deve diventare una priorità «Se non vogliamo soccombere sotto una marea di auto, mediamente ferme parcheggiate per più del 97% del tempo – conclude il WWF – Bisogna fermare l’occupazione di spazi urbani vitali, altrimenti utilizzabili per corsie bus, percorsi ciclopedonali, aree di socializzazione, in primis per bambini e anziani, ma più in generale per tutti».

     

    Matteo Quadrone

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Acqua pubblica: referendum due anni fa, l’appello del Comitato

    Acqua pubblica: referendum due anni fa, l’appello del Comitato

    acqua2IL PRECEDENTE

    12 e 13 giugno 2011: in Italia si vota per i referendum abrogativi sull’acqua pubblica, l’energia nucleare e il legittimo impedimento. Quattro quesiti, rispettivamente proposti dal Forum Italiano dei movimenti per l’acqua (una rete di numerose associazioni attive su tutto il territorio nazionale) e dal partito Italia dei Valori.

    I primi due temi oggetto dei referendum riguardano (1) modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica e (2) determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito.

    Il quorum è stato raggiunto con il 54,8% dei voti. Tuttavia, fin dai primi mesi successivi il Forum nazionale e i singoli comitati territoriali hanno denunciato la mancata applicazione dei referendum.

    Gennaio 2012: il Comitato Acqua Bene Comune avvia una campagna di obbedienza civile, affinché i cittadini si autoriducano le bollette dell’acqua eliminando la voce relativa a “remunerazione del capitale investito”, abrogata dal referendum.

    Dicembre 2012: l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas approva con una delibera le nuove tariffe per il servizio idrico, che non tengono conto di quanto imposto dal secondo quesito referendario.

    IL PRESENTE

    A due anni dal voto, gli impegni sull’acqua pubblica sono stati mantenuti?

    Su tutto il territorio nazionale sono in corso assemblee, presidi e manifestazioni per spiegare i dettagli della mancata applicazione del referendum. Il Comitato Acqua Bene Comune di Genova intende, proprio in vista di questo anniversario, presenziare alla seduta del Consiglio Comunale di domani (martedì 11 giugno 2013), un’iniziativa a cui «la cittadinanza è invitata a partecipare».

    Come si legge nel comunicato sul loro sito web, «A due anni dal referendum sull’acqua pubblica il Comitato Acqua Bene Comune Genova ricorda che né il Governo, né gli Enti locali si sono adeguati alla legge, votata da 28 milioni di cittadini, che prevede la riduzione della bolletta dell’acqua per una quota pari alla remunerazione del capitale investito (a Genova corrisponde al 22% della bolletta). Dal 2011 a oggi i gestori del servizio idrico si sono appropriati indebitamente dei nostri soldi (68,6 mln di euro) pagati con le bollette, con l’appoggio della politica».

    Una posizione che si lega alle recenti disposizioni su Iren: nel ridisegnare lo statuto della società partecipata che si occupa del servizio idrico,

    Marta Traverso

  • A piedi nel parco: una giornata al Peralto

    A piedi nel parco: una giornata al Peralto

    mura-4Domenica 9 giugno 2013 la zona del Parco delle Mura che tocca il quartiere del Righi si apre alla città per la giornata A piedi nel parco.

    Un ricco programma di eventi (ore 9-19) gestito dalle associazioni che operano sul territorio. In programma dimostrazioni di antincendio boschivo e di tecniche di primo soccorso e rianimazione, corsa podistica e prove aperte di tiro con l’arco, visita guidata all’Osservatorio Astronomico e molto altro.

    Leggi il programma di A piedi nel parco.

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Borse ecologiche in pvc: negozio a Genova aperto solo per un mese

    Borse ecologiche in pvc: negozio a Genova aperto solo per un mese

    garbage5Prendiamo una delle più grandi e storiche fabbriche italiane, in un settore comunemente definito “antiecologico” come quello della siderurgia. Poniamo che la fabbrica venga a un certo punto dismessa, e che il Comune la ristrutturi e la metta a bando, destinandola a quindici aziende impegnate nell’ecosostenibilità.

    I più maligni avranno già capito che non stiamo parlando di Genova. L’area in questione è l’ex acciaieria Falck a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano: una delle aziende che attualmente vi operano ha fatto capolino ieri a Genova per raccontare la propria storia.

    Si tratta di GarbageLAB, un progetto creato nel 2009 da tre ragazzi con esperienza nella comunicazione e nel design: l’azienda realizza borse ecologiche in PVC, riutilizzando cinture di sicurezza e manifesti pubblicitari. Il PVC – abbreviazione del cloruro di polivinile – è una delle materie plastiche più utilizzate al mondo, con numerosissime applicazioni: dal vinile con cui erano realizzati i dischi, a tubature e infissi per l’edilizia, fino al materiale di stampa e cartotecnica.

    garbage1Per tutto il mese di giugno, le borse GarbageLAB saranno visibili e acquistabili in un temporary shop sito in via Trebisonda, nella vecchia sede del negozio La Formica. Come ci spiega il titolare Filippo Repetto «da aprile ci siamo trasferiti dall’altra parte della strada, ma l’affitto del vecchio locale scade a fine estate. Ci dispiaceva tenerlo chiuso o usarlo solo come magazzino, perciò abbiamo avuto l’idea del temporari shop monomarca. La Formica e GarbageLAB sono due aziende nate nello stesso periodo (2009), siamo “cresciuti insieme” e ci conosciamo da tempo attraverso il web e le fiere di settore».

    All’inaugurazione (che si è svolta ieri, martedì 4 giugno) erano presenti molte persone, tra clienti affezionati de La Formica e passanti incuriositi. I tre titolari di GarbageLAB hanno venduto personalmente le borse e risposto alle domande dei clienti. Per il restante periodo di apertura, sarà La Formica a occuparsi dello spazio.

    garbage4Mi faccio spiegare da Francesco Macrì, uno dei tre soci di GarbageLAB, qualcosa in più sul progetto: «Per realizzare le borse acquistiamo gli striscioni pubblicitari, che di norma vengono tolti e sostituiti nelle affissioni pubbliche ogni quindici giorni. Siamo anche aperti al contatto con aziende che hanno materiali in PVC, perché li vendano a noi invece di portarli in discarica. Una volta acquistati li laviamo e ritagliamo, conservando le parti per noi più interessanti (colore, immagini, scritte etc), che assembliamo per formare il rivestimento delle borse. Le tracolle sono invece realizzate con cinture di sicurezza delle automobili. Quando siamo “a pieno regime” produciamo circa mille borse al mese, e quelle che trovate qui sono pezzi unici, una diversa dall’altra».

    Marta Traverso