Tag: ambiente

  • Carpooling: usare meno l’auto e rispettare l’ambiente

    Carpooling: usare meno l’auto e rispettare l’ambiente

    autostrada-galleriaSono numerose le modalità alternative per gli spostamenti quotidiani, che permettono di risparmiare sul carburante e al tempo stesso rispettare l’ambiente.

    Su Era Superba ci dedichiamo spesso a questi argomenti, perché i genovesi si mostrano sempre più sensibili a questo tema: sono molti coloro che hanno scelto la bicicletta, i veicoli elettrici (auto e moto) e addirittura i percorsi a piedi per andare a scuola o al lavoro.

    Un’altra soluzione in questo senso è il car pooling, fenomeno nato nei Paesi anglosassoni e “ufficializzato” in Italia nel 2009 grazie a un accordo con la società Autostrade per l’Italia, che su alcune tratte ha fissato una riduzione del pedaggio autostradale per le auto che viaggiano in car pooling.

    In cosa consiste? Un gruppo di persone che deve compiere la stessa tratta decide di viaggiare con un solo mezzo, alternandosi nella guida e dividendo le spese di viaggio. L’auto è messa a disposizione da un componente del gruppo (o da più di uno, a turno): il vantaggio è evidente, se si pensa che molte automobili – progettate per avere fino a 5 occupanti – sono di fatto utilizzate da una sola persona alla volta.

    Le persone che scelgono questo servizio possono essere compagni di studio o colleghi di lavoro, ma anche chi deve recarsi in altre città o all’estero e cercano persone con cui condividere il viaggio. A questo scopo esistono apposite piattaforme web che agevolano il contatto tra potenziali co-guidatori. Le due più utilizzate in Italia sono carpooling.it e BlaBlaCar, cui abbiamo chiesto i dati sui loro iscritti di Genova.

    Carpooling.it gestisce le richieste di passaggio da e per Genova, e ha registrato nel 2012  un incremento rispettivamente del 55,47% (da Genova) e del 46,26% (per Genova). Per le prossime 8 settimane sono già attive 582 offerte di passaggio da Genova verso altre città e 570 offerte da fuori in direzione di Genova. Daniela Mililli, country manager Italia di carpooling.it, ha inoltre specificato che “Saremmo felici di cooperare con le istituzioni locali e offrire gratuitamente il nostro servizio per potenziare un uso più intelligente delle auto, anche a Genova“.

    I dati relativi a BlaBlaCar presentano invece Genova come l’ottava città italiana per utilizzo di carpooling, con richieste di viaggi sia per altre città italiane, sia per l’estero.

    Marta Traverso

  • Rifiuti elettronici e obsolescenza programmata: chi inquina deve pagare

    Rifiuti elettronici e obsolescenza programmata: chi inquina deve pagare

    tecnologia-energia-DMolti di voi probabilmente sanno già che la maggior parte dei gadget elettronici che usiamo tutti i giorni sono prodotti in condizioni tutt’altro che rispettose dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori. Forse però molti di voi non sanno cosa succede al vostro smartphone una volta che, diventato obsoleto, entra a far parte del ciclo dei rifiuti.

    Gli smartphone, così come i tablet e tutti gli altri gadget di cui ormai nessuno di noi può più fare a meno, sono rifiuti particolari perché, oltre a non essere biodegradabili, contengono molte sostanze considerate tossiche per l’ambiente. È per questo motivo che è assolutamente necessario non buttare apparecchi elettronici insieme agli altri rifiuti, ma depositarli all’isola ecologica. In seguito questi rifiuti devono essere trattati per recuperare alcuni dei materiali di cui sono composti: rame, ferro, acciaio, alluminio, vetro, argento, oro, piombo, mercurio che possono essere così riutilizzati per produrre nuovi apparecchi invece di dover estrarre nuove materie prime. Fin qui sembrerebbe che tutto funzioni e che, in fin dei conti, si possa inseguire l’ultimo gadget tecnologico senza doversi sentire troppo in colpa per gli eventuali danni arrecati all’ambiente.

    Purtroppo non è così: il trattamento dei rifiuti elettronici (RAEE – rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), se eseguito nel rispetto delle regole, è molto costoso e pertanto questi vengono spesso spediti dove il processo di recupero è più conveniente, cioè nei paesi in via di sviluppo come India, Cina e alcuni paesi africani. La maggiore convenienza deriva dal fatto che il processo di recupero dei materiali avviene disapplicando tutte le norme di tutela dell’ambiente e della salute dei lavoratori: migliaia di persone senza alcuna protezione bruciano a cielo aperto, per meno di un dollaro al giorno, tonnellate di rifiuti elettronici per scioglierne il rivestimento di plastica e recuperare il rame in esso contenuti.

    Le conseguenze sono purtroppo drammatiche: contaminazione delle acque, inquinamento atmosferico e ovviamente altissima incidenza di cancro nelle popolazioni locali. Tutto questo avviene nonostante le normative internazionali non consentano ai paesi sviluppati di sbarazzarsi dei loro rifiuti semplicemente spedendoli altrove. Queste norme vengono tuttavia aggirate facendo figurare i rifiuti elettronici come materiale di seconda mano ancora funzionante vendibile sui mercati emergenti.

    In questo modo i paesi sviluppati esternalizzano i costi per lo smaltimento dei rifiuti e sono i paesi in via di sviluppo a pagarli sotto forma di devastazione ambientale e umana. Attraverso un inasprimento dei controlli si potrebbe certamente cercare di contrastare questo fenomeno, ma forse una soluzione più efficace potrebbe essere un’altra: ridurre a monte la quantità di rifiuti elettronici prodotti.

    Non voglio certo proporre di bandire la tecnologia dalla nostra vita, penso solo che un altro modo di produrre sia possibile. Oggigiorno tutti i prodotti che compriamo sono progettati per durare un tempo molto limitato secondo una strategia che viene chiamata “obsolescenza programmata”. È per questo motivo che gli apparecchi elettronici sono difficili da aggiornare, facilmente danneggiabili e difficili da riparare. Quante volte vi è capitato di trovarvi nella situazione in cui è più economico comprare un nuovo lettore DVD o una stampante piuttosto che farli riparare?

    Ma cosa succederebbe se fossero proprio i produttori di apparecchi elettronici a dover provvedere al loro smaltimento? Pensate davvero che le cose si romperebbero lo stesso così frequentemente? In questo modo i produttori sarebbero incentivati a progettare oggetti modulari di cui si potrebbe sostituire solo la parte danneggiata e non l’oggetto intero. Si passerebbe in questo modo dal “progettare per la discarica” al “progettare per durare”.

     

    LE NUOVE DIRETTIVE PER LO SMALTIMENTO

    Lo scorso 24 Luglio è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale Europea la nuova direttiva sui RAEE che tende a responsabilizzare maggiormente i produttori di apparecchiature elettroniche riguardo allo smaltimento dei rifiuti. Come si legge, questa direttiva intende “contribuire alla produzione e al consumo sostenibili tramite, in via prioritaria, la prevenzione della produzione di RAEE e, inoltre, attraverso il loro riutilizzo, riciclaggio e altre forme di recupero, in modo da ridurre il volume dei rifiuti da smaltire e contribuire all’uso efficiente delle risorse e al recupero di materie prime secondarie di valore”. Viene inoltre affermato che la politica ambientale dell’Unione europea “è basata sul principio di precauzione,  […] «chi inquina paga»”.

    La novità più rilevante introdotto da questa direttiva è il ritiro “uno contro zero”: i grandi esercizi commerciali avranno l’obbligo di ritirare gratuitamente i piccoli elettrodomestici anche senza l’acquisto di un prodotto nuovo equivalente. Ciò rappresenta un’evoluzione rispetto al ritiro “uno contro uno” attualmente in vigore secondo cui i commercianti sono obbligati a ritirare gratuitamente un dispositivo elettronico per ogni acquisto effettuato dal cliente.

    Tuttavia nessuna direttiva, per quanto possa andare nella giusta direzione, potrà risolvere da sola il problema dei rifiuti elettronici. È nostro dovere di cittadini avere comportamenti più consapevoli e orientare i nostri acquisti tenendo in considerazione altri criteri oltre a quanto un prodotto è “cool”, limitando l’acquisto di prodotti elettronici e, quando proprio necessario, scegliendo quelli più “eco-friendly”. Sicuramente non è facile, tutti noi subiamo il fascino della tecnologia, ma forse pensare che ogni volta che compriamo un nuovo gadget quello vecchio potrebbe finire in un rogo e diventare una nuvola tossica magari potrebbe aiutare…

     

    Giorgio Avanzino
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Orti urbani a Genova: corso di formazione al Quartiere Diamante

    Orti urbani a Genova: corso di formazione al Quartiere Diamante

    casa ambientale diamanteA partire da martedì 12 febbraio 2013 si tiene presso la Casa Ambientale Diamante, in Val Polcevera, il primo appuntamento di Conoscere l’orto, un corso di formazione per assegnatari di orti urbani.

    L’iniziativa fa parte delle attività che si stanno attuando per riqualificare la zona, nell’ambito del rispetto e della cura dell’ambiente urbano, in particolare attraverso il recupero di terreni urbani abbandonati all’incuria. Il corso avrà 15 allievi e si svolgerà ogni martedì fino al 12 marzo, presso la Casa Ambientale e gli orti del Quartiere Diamante (iniziative analoghe si stanno svolgendo a Cornigliano presso Valletta Rio San Pietro).

    Il programma del corso prevede argomenti teorici, quali la conoscenza delle diverse tipologie di terreni, la preparazione del terreno alla semina, le modalità di concimazione, il riuso del materiale di risulta delle coltivazioni (compostaggio), le tecniche di potatura degli alberi da frutto, la varietà di ortaggi e le stagionalità degli stessi. Sono inoltre previste lezioni tecnico-pratiche di lavorazione del terreno e gestione dell’orto, con particolare riguardo al corretto utilizzo della compostiera.

    L’iniziativa è a cura del Municipio Valpolcevera, in collaborazione con la Fondazione Campagna Amica di Coldiretti Liguria.

  • Italia Nostra, Genova: cercasi volontari per la difesa della città

    Italia Nostra, Genova: cercasi volontari per la difesa della città

    genova-castelletto-veduta-DISabato pomeriggio si è tenuta nel centro storico la riunione annuale della sezione genovese di Italia Nostra. Un’occasione per fare il bilancio delle attività portate a termine dell’associazione nel 2012 – osservazioni al PUC, monitoraggio del litorale, difesa delle aree verdi urbane e dei parchi storici -, ma anche per fare il punto sulle tante questioni ancora aperte in tema di salvaguardia di beni culturali e naturali sul territorio genovese.

     

    Le attività di controllo e la “chiamata alle armi”…

    Per quanto riguarda il litorale, per esempio, il gruppo di lavoro dedicato ha monitorato e censito l’intera porzione di costa antistante Corso Italia, segnalando la realizzazione di nuovi volumi lungo la spiaggia. Adesso però sarebbe necessario effettuare dei controlli presso gli uffici comunali per capire se sono state ottenute le necessarie concessioni a costruire, ma mancano le forze all’interno dell’associazione per svolgere questo compito.

    Il problema dei controlli e della mancanza di risorse per effettuarli viene ribadito anche da Gabriella Pedemonte, responsabile del gruppo del verde, che sottolinea: «Il Regolamento del Verde è di difficile applicazione. Ci vorrebbe la sorveglianza di un nucleo specifico dei vigili urbani, ma non c’è». Il regolamento adottato dal Comune nel 2012, infatti, prevede dettagliatamente norme, divieti e sanzioni per difendere il verde urbano, ma sarebbe necessario accertare con maggiore rigore che esso venga rispettato.

    Per questa ragione prosegue l’iniziativa “100 sentinelle sul territorio”, che ha l’obiettivo di creare un gruppo di cittadini sensibili alle tematiche dell’ambiente e dei beni culturali – soci e non soci di Italia Nostra – che siano in grado di riconoscere e segnalare le problematiche presenti sul territorio. Per questa ragione è stata creata una Guida Pratica di Intervento in cui vengono spiegate alcune nozioni e procedure per verificare che non vi siano abusi o violazioni di legge a danno dell’ambiente e del patrimonio naturale e artistico della nostra città. La guida spiega, per esempio, quali informazioni devono essere presenti su un cartello di cantiere, quali edifici possono essere considerati storici e quindi sottoposti a vincoli, quali uffici pubblici contattare per chiedere chiarimenti.

    Il progetto, per il momento, riguarda il Comune di Genova, ma, ha detto Andrea Bignone, responsabile del gruppo urbanistica, «intendiamo farlo diventare un progetto di tutta la regione».

     

    I risultati di Italia Nostra

    Negli ultimi due anni la sezione genovese di Italia Nostra ha lavorato a lungo sul Piano Urbanistico Comunale (PUC) proponendo diverse modifiche. Gli aspetti su cui si è concentrata l’attenzione del gruppo urbanistica sono stati le grandi opere (Gronda e Terzo Valico) e la salvaguardia dell’identità dei quartieri, in particolare del centro storico. Con l’insediamento della nuova giunta Doria, che intende rivedere il PUC, si sono ottenuti i primi risultati. Infatti, benché non siano state accolte le osservazioni su Gronda e Terzo Valico, vi è stato un incontro con l’assessore Bernini che si è detto disponibile ad un confronto sugli altri punti.

    «Nei centri storici – ha detto il responsabile Andrea Bignone – non è la singola casa da conservare, ma i quartieri nella loro identità, poiché costituiscono una delle caratteristiche fondamentali della nostra città». Inoltre gli edifici da salvaguardare non sorgono soltanto nel centro storico. Bignone racconta che «nell’ultimo tratto del quartiere Coscia a Sampierdarena c’è una torre saracena. Eppure nell’area in cui sorge non viene impedita la demolizione e la ricostruzione». Ciò significa che la torre potrebbe scomparire in caso si decidesse di creare nuovi edifici.

    Italia Nostra si è mossa anche sul fronte del verde pubblico, delle ville e dei parchi storici, seguendo le problematiche del restauro dei Parchi di Nervi e riuscendo ad impedire che Valletta Carbonara a San Nicola venisse lottizzata e venduta ai privati. Ancora una volta è stata denunciata la mancanza di un Piano del Verde a Genova, che invece esiste in altri grandi centri urbani come Torino e Firenze. «La città – ha detto la responsabile del gruppo del verde Gabriella Pedemonte – ha solo un piano cementizio, ma non ha un piano del verde». Questa mancanza mette in grave pericolo i pochi spazi ancora esistenti di verde pubblico come il Bosco dei Frati e Parco Serra in via Galata, aree appetibili per la costruzione di nuovi parcheggi. «Non potendosi estendere oltre una certa linea della città – ha detto Pedemonte – molti progetti si riversano al suo interno».

    Di fronte a questa brama di spazi in cui realizzare nuovi edifici e parcheggi Italia Nostra rappresenta un baluardo per garantire la difesa del territorio, ma il suo compito sta diventando particolarmente gravoso, soprattutto per la mancanza di strumenti e risorse efficaci.

     

    Federico Viotti
    [foto di Diego Arbore]

  • Consulta del Verde: una speranza per la difesa del verde pubblico

    Consulta del Verde: una speranza per la difesa del verde pubblico

    ambiente-green-alberi-verde-parchi-natura-DIInnanzitutto diciamo cosa non è. Sicuramente la Consulta non rappresenta una spesa per i cittadini, con buona pace di chi l’aveva definita un “carrozzone della politica”. Si tratta infatti di un organismo composto da tecnici esperti e rappresentanti del mondo delle associazioni che si occupano, a titolo assolutamente gratuito, di monitorare la corretta applicazione del Regolamento del Verde.

    La Consulta, istituita nel 2012 durante l’amministrazione Vincenzi, è uno strumento per la difesa dell’ambiente di questa città, la quale esprime pareri facoltativi e non vincolanti sugli interventi di manutenzione del verde pubblico, parchi storici e vegetazione. Uno strumento purtroppo privo di poteri, visto che si tratta di un organo puramente consultivo, come ammette Elisabetta Taglioretti, rappresentante di Legambiente nella Consulta, che afferma: «il Comune può fare uso o meno del suo parere».

    E ciò purtroppo è accaduto in più occasioni a cominciare dalla tanto discussa decisione di sostituire qualche mese fa gli alberi di via Spinola e via Gattorno con altri non adatti. La Consulta, come si può leggere in un documento pubblicato sul sito dell’Osservatorio Verde, aveva chiaramente espresso un parere negativo a questa sostituzione perché riteneva che i nuovi alberi non potessero sopravvivere a lungo in un ambiente particolarmente inquinato come quello delle due vie genovesi. Ciò significa che tra pochi anni sarà nuovamente necessario abbattere e sostituire le alberature. Allo stesso modo la Consulta si sta opponendo all’attuale progetto di restauro dei Parchi di Nervi, riuscendo, almeno per il momento, a bloccare il secondo lotto dei lavori.

    «Mi spaventano le critiche – confessa la rappresentante di Legambiente – perché la Consulta, in realtà è una conquista». Anzi, «dovrebbe avere più poteri – sostiene l’intervistata – perché la voce dei tecnici di Aster e del Comune risponde spesso a scelte dall’alto che non sono tecniche».

    Inoltre non è solo una questione di capacità di influire sulle decisioni dell’amministrazione, ma anche di diffusione della cultura ambientale nella nostra città e nel nostro paese. «Le leggi ci sono – dice Taglioretti –ma vuoi per alleggerire la burocrazia, per mancanza di competenza o per pigrizia non sempre si rispettano». Gli stessi cittadini non sono a conoscenza di molte regole che riguardano il rispetto del verde cittadino e che in altri paesi, come la Germania, o altre regioni d’Italia, come il Veneto vengono rispettate. Per esempio pochi sanno che esiste una fascia di rispetto entro la quale non si potrebbe parcheggiare in vicinanza di un albero. Parcheggiare sulle radici o colpendo gli alberi stessi di certo non giova alla loro salute.

    C’è poi anche un aspetto politico che riguarda il verde urbano. «Se pensiamo alla Giunta uscente che aveva sul programma 40 km di viali alberati – sottolinea il consigliere comunale del M5S Putti – e pensiamo alla situazione di Aster che non riesce nemmeno a gestire le potature, questo dall’idea di come si vada avanti per slogan». Per essere più concreti vi sarebbe bisogno di stanziare risorse, ad esempio, per il recupero e mantenimento delle ville storiche di Genova, di cui fino ad oggi non si è mai parlato in Consiglio Comunale.

     

    Federico Viotti
    [foto di Diego Arbore]

  • Ambiente, combustione rifiuti nei cementifici: danni alla salute?

    Ambiente, combustione rifiuti nei cementifici: danni alla salute?

    ambiente-rifiuti-DUn nuovo attacco alla salute viene portato dallo schema di Decreto Presidenziale approvato del Consiglio dei ministri il 26 ottobre 2012 ed inviato al Parlamento. Questa la denuncia della vasta rete associativa che aderisce alla campagna nazionale “Legge Rifiuti Zero” in merito al provvedimento che disciplina la combustione di rifiuti nei cementifici, in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali. «Esso aggrava pesantemente quanto già previsto dal D. M. Sviluppo Economico del 6 luglio 2012, con cui il ministro Passera aveva liberalizzato la speculazione legata alla produzione di energia da impianti a biomassa agricola», spiegano le associazioni.

    La nuova proposta legislativa riguarda l’utilizzazione “energetica” del Combustibile Derivato Rifiuti (C.D.R.), riclassificato come Combustibile Solido Secondario (C.S.S.). Il CSS, non più definito “rifiuto urbano”, ma “rifiuto speciale”, viene esentato dall’obbligo di essere trattato entro i confini regionali, diventando un prodotto industriale “di libera circolazione” che va a sostituire i combustibili tradizionali nei cementifici ed entra nel business dello smaltimento dei rifiuti.

    La previsione di bruciare la parte combustibile di rifiuti indifferenziati negli inceneritori «È una grave scelta dal punto di vista ambientale e sanitario – sottolineano le associazioni – Da un lato vengono esposte le popolazioni al rischio di patologie cancerogene derivate da inquinamento atmosferico da polveri sottili ed ultrasottili, mentre dall’altro, a causa dell’incentivazione con CIP6 e Certificati Verdi, viene di fatto impedito l’avvio dell’industria del riciclo».

    «Ma bruciare rifiuti nei cementifici è di gran lunga più pericoloso che bruciarli negli inceneritori: i cementifici risultano più inquinanti degli inceneritori in quanto non dotati di specifici sistemi di abbattimento delle polveri e tanto meno dei microinquinanti, e sono inoltre autorizzati con limiti di emissioni più alti. Il limite per le diossine passa da 0,1 nanogrammi/mc negli inceneritori a 10 ng/mc nei cementifici, cioè 100 volte di più».

    «Diversi cementifici sono inseriti a ridosso di centri urbani già pesantemente inquinati come Colleferro nel Lazio, Barletta e Taranto in Puglia, Rezzato in Lombardia, Monselice in Veneto, Maddaloni in Campania, con le conseguenza di provocare un’escalation di contaminazione».

    La Campagna Nazionale “Legge Rifiuti Zero” – con la sua rete di oltre 150 associazioni nazionali e locali, coordinamenti regionali e comitati locali in diciotto Regioni diverse – chiede di fermare questa proposta ed ogni qualsiasi decisione in merito. «Lanciamo una mobilitazione generale per fermare il proseguimento dell’esame in Commissione Ambiente, anche in vista del deposito a breve del Testo di Legge di Iniziativa popolare che prevede la moratoria sino al 2020 per gli inceneritori ed i cementifici che utilizzano rifiuti e la revoca degli incentivi che consentono di sopravvivere a queste industrie tossiche, insostenibili per l’ambiente e per la salute».

     

    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Elezioni politiche 2013: Primarie della cultura, i risultati

    Elezioni politiche 2013: Primarie della cultura, i risultati

    arte-scultura-RMQualche settimana fa il Fai (Fondo Ambiente Italiano) ha lanciato le Primarie della cultura, una votazione online per raccogliere proposte concrete da sottoporre ai candidati alle elezioni politiche 2013, che si terranno fra poco meno di un mese.

    Un progetto nato con l’obiettivo di sensibilizzare il prossimo governo sulla tutela dei beni culturali, dell’ambiente e dell’iniziativa di imprese e associazioni che vogliono sostenere il patrimonio artistico italiano.

    Le votazioni si sono chiuse alcuni giorni fa (lunedì 28 gennaio) raccogliendo oltre 100.000 adesioni che hanno portato alla “vittoria” di 5 proposte sul totale delle 15 presentate dal Fai:
    1) Non 1 di meno: quota minima 1% dei soldi pubblici per la cultura (17,5% dei voti)
    2) Chi tocca il suolo muore: stop al consumo del paesaggio (14,9% dei voti)
    3) Io non dissesto : piani certi per la sicurezza del territorio (9,5% dei voti)
    4) Agri-cultura: più lavoro e benessere a km zero (8,8% dei voti)
    5) Diritto allo studio, dovere di finanziarlo (7,8% dei voti).

    Marta Traverso

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Pratiche di coltivazione e autoproduzione: i corsi di Terra Onlus

    Pratiche di coltivazione e autoproduzione: i corsi di Terra Onlus

    Spighe al tramontoL’associazione Terra Onlus, di cui abbiamo parlato poco tempo fa su Era Superba relativamente al progetto di orto sinergico di Valletta Rio San Pietro a Cornigliano, attiva a partire da febbraio 2013 una nuova edizione dei corsi di autosostentamento e autoproduzione, che lo scorso anno hanno coinvolto oltre 200 partecipanti.

    Filo conduttore di tutti gli incontri e laboratori è Food Forest, un progetto di coltivazione all’interno di un terreno o giardino, in cui trovano spazio alberi da legno e da frutto, erbe medicinali, ortaggi e altre forme di vegetazione. I corsi daranno inoltre l’opportunità di imparare pratiche semplici per diminuire la propria impronta ecologica e sfruttare gli spazi in cui già si vive per attivare coltivazioni, autoproduzione di beni d’uso comune e altre attività sostenibili.

    Questo il programma dettagliato dei corsi.

    Da venerdì 8 a domenica 10 febbraio 2013
    Food Forest
    Scopo degli incontri è aiutare i partecipanti a progettare e realizzare una propria Food Forest, tramite lezioni teoriche ed esercitazioni sul campo.
    Totale: 19 ore.

    Domenica 17 e domenica 24 febbraio 2013 / Domenica 10 e domenica 17 novembre 2013
    Come fare saponi e detersivi naturali
    Il laboratorio si rivolge a chi desidera imparare a realizzare saponi e detersivi naturali in modo economico, semplice e sostenibile.
    Totale: 6 ore.

    Da venerdì 22 a domenica 24 marzo 2013
    Pratica dell’orto sinergico
    Argomenti trattati: etica e principi dell’agricoltura sinergica, progettazione e realizzazione aiuole orto, teoria e pratica impianto d’irrigazione goccia a goccia, la concimazione verde, pacciamatura e tutori permanenti, prime semine e trapianti.
    Totale: 24 ore.

    Domenica 14 aprile 2013 / Domenica 23 giugno 2013 / Domenica 24 novembre 2013
    Visita agli orti sinergici in città – Genova Cornigliano

    Da giovedì 18 a domenica 21 aprile 2013 / da giovedì 2 a domenica 5 maggio 2013 / da giovedì 30 maggio a domenica 2 giugno 2013
    Agricoltura sinergica
    Produzione vegetale attraverso l’autofertilità del suolo. L’arte di coltivare lasciando fare alla terra.
    Totale: 32 ore.

    Sabato 20 aprile 2013
    Riconoscere e utilizzare le piante spontanee
    La giornata si svilupperà all’interno dell’Orto Botanico e prevede un primo inquadramento delle piante spontanee ed aromatiche con una presentazione che ne illustrerà i caratteri principali e le entità più notevoli con particolare riguardo per le piante che ancora oggi sono raccolte a scopo alimentare.
    Totale: 8 ore.

    Da venerdì 10 a domenica 12 maggio 2013
    Muretti a secco
    Il corso si rivolge a chi è interessato alla salvaguardia e riqualificazione del paesaggio agrario e desiderano sperimentare in campo le tecniche per la manutenzione dei terrazzamenti.
    Totale: 24 ore.

    Domenica 9 giugno 2013
    Antiche tradizioni: laboratorio di cesteria nel bosco
    Il laboratorio si rivolge a chi desidera avvicinarsi a questa tecnica che con pochi e semplici mezzi, il principale attrezzo sono le mani, consente di realizzare oggetti pratici, belli e robusti.
    Totale: 8 ore.

    Sabato 22 giugno 2013 / Sabato 23 novembre 2013
    Visita agli orti sinergici – Genova Vesima

    Da venerdì 5 a domenica 7 luglio 2013
    Autocostruzione di un forno in terra cruda
    Il laboratorio si rivolge a chi vuole sperimentare direttamente la costruzione di un forno di cottura a legna per esterno perché desidera autocostruirne uno nella propria casa per preparare e cuocere non solo pane e pizze ma essiccare anche mele, fichi ecc.
    Totale: 20 ore.

    Per informazioni sui singoli corsi e appuntamenti scrivere a autosostentamento@terraonlus.it.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Greenpeace a Genova: ecco le bollette Enel sporche di carbone

    Greenpeace a Genova: ecco le bollette Enel sporche di carbone

    A Genova Greenpeace è entrata in azione: i volontari del gruppo locale hanno recapitato nelle case dei genovesi le “vere” bollette Enel, realizzate dall’associazione ambientalista, al fine di mostrare ai cittadini quanto costa realmente – in termini economici e sanitari – la produzione elettrica a carbone del principale gruppo energetico italiano. Centomila bollette in tutto, sporche di carbone, la fonte più dannosa per il clima e la salute dell’uomo, da Sabato 26 gennaio 2013 saranno recapitate presso le abitazioni di altrettante famiglie italiane.

    «Si parla molto della crisi economica che attanaglia il Paese, ma nessuno parla di un’azienda controllata in maggioranza dallo Stato, che con il carbone provoca all’Italia quasi due miliardi di danni ogni anno: soldi che ovviamente non compensa e non rifonde» dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia.

    «Il danno economico è solo un aspetto materiale, ancorché rilevante, della questionecontinua Boraschi – Le centrali a carbone Enel causano una morte prematura al giorno in Italia e danni enormi al clima e all’ambiente. È ora che la politica si assuma qualche responsabilità: è il Governo, a nominare il management. Noi chiediamo che il prossimo esecutivo azzeri i vertici attuali, già responsabili del piano nucleare, e cambi radicalmente la rotta dell’azienda».

    I dati pubblicati da Greenpeace sulle centomila “bollette sporche” sono estratti da uno studio commissionato dall’associazione all’istituto di ricerca indipendente SOMO. I dati principali – in riferimento alle emissioni del 2009stimano i danni della produzione termoelettrica a carbone di Enel in 1,8 miliardi di euro (circa 2,1 miliardi con la centrale di Civitavecchia a pieno regime); e misurano gli impatti sanitari, in termini di mortalità prematura, in 366 casi di morte attesi.

    Secondo lo studio di Greenpeace, inoltre, la realizzazione degli impianti a carbone Enel di Porto Tolle e Rossano Calabro – progetti che l’azienda porta avanti da anni – costerebbe fino a 95 ulteriori casi di morti premature l’anno e danni stimabili in ulteriori 700 milioni di euro l’anno.

    «Enel non è solo una bolletta che arriva nelle case di molti italiani – spiega l’associazione ambientalista – È una vera e propria tassa. Se si dividono i danni economici causati dalla produzione a carbone di Enel per il numero delle famiglie italiane, si scopre che la scelta di quella fonte energetica costa circa 75 euro l’anno a nucleo familiare. Molto più di quanto costino gli incentivi alle rinnovabili, che non uccidono il clima, non fanno ammalare le persone e sostengono invece occupazione, crescita e ambiente».
    Greenpeace chiede a Enel di «Dimezzare la produzione elettrica da carbone da qui al 2020 e di portarla a zero al 2030, investendo contemporaneamente in fonti rinnovabili per compensare la perdita di produzione».

    Le “bollette sporche” che Greenpeace distribuirà nel Paese sono parte della campagna IoNonViVoto.org, attraverso la quale l’associazione ha già raccolto la richiesta di 45 mila cittadini che si dichiarano indisponibili a dare mandato politico a chi non si impegnerà a contrastare le fonti energetiche fossili e a promuovere le fonti rinnovabili. Tra i politici che hanno risposto a Greenpeace e ai cittadini Vendola, Di Pietro, Maroni, Puppato e Bonelli si sono detti favorevoli a cambiare i vertici di Enel.

  • Paradase: passeggiate a dorso d’asino nell’entroterra di Genova

    Paradase: passeggiate a dorso d’asino nell’entroterra di Genova

    asini paradaseMercoledi 23 gennaio 2013 (ore 21) al Berio Cafè si svolge l’incontro con i referenti dell’associazione Paradase onlus, costituita nel 2008 e che si propone la riscoperta, la valorizzazione e la tutela dell’asino e più in generale la riscoperta della natura e della vita rurale.

    La serata è l’occasione per conoscere i progetti 2013 di Paradase, che in particolare organizza passeggiate a dorso d’asino nell’entroterra di Genova (l’allevamento di asini di Paradase è in località Chiappari, vicino a Ronco Scrivia).

    Paradase illustrerà in particolare il progetto Zoccoli per terra: storie di asini e territorio, che è stato presentato al Celivo (Centro Servizi al Volontariato) in concomitanza del bando annuale per il sostegno di progetti sociali e di volontariato.

    Interverranno il presidente di Paradase, alcuni dei relatori delle conferenze che precederanno ognuna delle uscite in programma e il direttore artistico del Teatro dell’Ortica, che realizzerà due spettacoli teatrali dal vivo nel corso dell’anno.

    L’ingresso alla serata è libero, non è necessaria la prenotazione.

    [foto tratta dal sito dell’associazione Paradase]

  • Medici per l’ambiente: programma d’azione per le elezioni politiche

    Medici per l’ambiente: programma d’azione per le elezioni politiche

    il verde, la natura,i fiori,l'ambiente,i parchiIl documento programmatico per le prossime elezioni politiche 2013 redatto dall’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia, lancia un dettagliato programma d’azione per un ambiente salubro e pulito.

    L’ambiente nella sua accezione più completa e complessa – comprensiva di stili di vita, condizioni sociali ed economiche – è un determinante fondamentale per il benessere psicofisico e quindi per la salute delle persone e delle popolazioni. I cambiamenti climatici, indotti dall’enorme incremento dell’immissione in atmosfera di gas serra (incremento generato soprattutto da attività industriali e sistemi di trasporto), rappresentano, come denunciato da decenni dalla comunità scientifica internazionale, una grande emergenza planetaria e impongono scelte decisive e non più rimandabili, in ragione delle possibili e difficilmente prevedibili conseguenze ambientali, biologiche, sanitarie, economiche e sociali. Questa è la premessa dell’Isde che spiega «È quindi indispensabile un forte ripensamento dell’attuale modello di sviluppo e dell’intero sistema economico che riconosca la centralità del binomio ambiente-salute, come insegnano tristemente tante vicende come quella dello stabilimento Ilva di Taranto».

    «Come medici e ricercatori abbiamo il compito e il dovere morale di indicare le scelte più opportune e sicure per tutelare l’ambiente e quindi il diritto alla salute dei cittadini, delle generazioni presenti e future, come sancito dall’art. 32 della Costituzione – sottolinea l’ISDE Come cittadini inoltre chiediamo più risorse per il comparto sanitario e per la prevenzione; risorse che potrebbero essere agevolmente recuperate da una più attenta lotta all’evasione fiscale, alla corruzione, agli sprechi, ai privilegi e con una netta riduzione delle spese militari».
    Il Servizio sanitario nazionale «Deve essere potenziato e deve rimanere il fulcro dell’assistenza sanitaria così da continuare ad assicurare elevati livelli di prestazioni, in forma di prevenzione, diagnosi, assistenza e cura a tutti i cittadini – continua il documento dell’ISDE – Nell’auspicare che i crimini ambientali siano presto configurati, anche per legge, come crimini contro l’umanità, proponiamo di seguito alcuni settori d’intervento che riteniamo strategici e non più eludibili per l’attività del nuovo parlamento e per il bene dell’Italia».

    Vediamoli nel dettaglio:

    Energia
    Tutta la comunità scientifica internazionale concorda circa la necessità di un rapido cambiamento dell’attuale modello di sviluppo, in larga misura fondato sul consumo di combustibili fossili e di risorse non rinnovabili. «È necessario quindi un rapido incremento delle politiche di risparmio energetico, di ricerca e diffusione delle energie veramente rinnovabili (solare, solare termico e minieolico), l’avvio di programmi di emancipazione rapida dalle fonti di energia fossile, in particolare dal carbone e il ripudio definitivo di qualsiasi progetto di realizzazione di centrali nucleari, che rappresentano un’ipoteca inaccettabile sulla vita delle persone, delle generazioni future e dello stesso pianeta – afferma l’ISDE – È indispensabile che si realizzi subito un piano energetico nazionale per una corretta valutazione della domanda e dell’offerta energetica, anche al fine di programmare la chiusura dei grandi poli di produzione energetica già esistenti, inquinanti per l’ambiente e dannosi per la salute. È parallelamente indispensabile un programma di diffusione su tutto il territorio nazionale di piccole centrali di produzione energetica e la rinuncia alla costruzione di nuovi grandi poli energetici».
    L’Isde ritiene che «La produzione di energia a partire dalla combustione delle biomasse non rappresenti una valida alternativa ai combustibili fossili e che sia parimenti insostenibile quando si esca dalla semplice logica del riutilizzo, all’interno di piccole aziende agricole, di scarti e residui di provenienza aziendale o comunque di un’area molto circoscritta. Inutili e dannosi per l’ambiente e la salute anche le centrali a biogas e gli impianti di biodigestione anaerobica che vengono costantemente proposti su tutto il territorio nazionale per conseguire, una volta realizzati, importanti incentivi economici in quanto anch’essi spacciati per fonti rinnovabili quando in realtà lo sono soltanto formalmente. È pertanto indispensabile l’eliminazione dei contributi statali denominati Cip6 per le fonti energetiche non realmente rinnovabili e classificate furbescamente come “assimilate”».

    Aria
    La qualità dell’aria è di fondamentale importanza per la salute. A maggiori livelli d’inquinamento atmosferico sono correlati incrementi evidenti non solo di malattie respiratorie e cardiovascolari, ma anche malattie cronico-degenerative, e tumori, specie del polmone.
    Sono necessari interventi urgenti «In grado di ridurre drasticamente la produzione e immissione in ambiente di anidride carbonica e altri gas serra e di sostanze nocive e tossiche, con particolare riferimento al particolato fine e ultrafine, agli idrocarburi policiclici aromatici, ai metalli pesanti, al benzene, alle molecole diossino-simili: tutti agenti potenzialmente mutageni e/o epimutageni e quindi cancerogeni e teratogeni – sottolinea il documentoÈ indispensabile che in tutto il territorio nazionale siano ampliate le reti di monitoraggio della qualità dell’aria, con utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, in particolare nelle aree e nei distretti con presenza di altre rilevanti fonti d’inquinamento: aree industriali, grandi poli di produzione energetica, città con elevato traffico veicolare, aree aeroportuali e portuali».
    «Devono essere realizzate politiche attive che riducano complessivamente la necessità di ricorrere ai processi di combustione, principali responsabili dell’inquinamento atmosferico urbano – continua il documento – Si tratta in primo luogo di attuare politiche urbanistiche volte sia alla riduzione del fabbisogno energetico degli edifici grazie al miglioramento della loro coibentazione ed all’aumento dell’efficienza energetica degli impianti di riscaldamento-raffreddamento, sia alla riduzione della necessità di ricorrere all’uso degli autoveicoli per la mobilità urbana, come meglio specificato subito di seguito».

    Mobilità
    Una migliore qualità dell’aria potrà essere garantita soltanto da una rapida trasformazione dell’intero sistema dei trasporti che permetta una drastica riduzione dell’immissione in atmosfera dei prodotti derivanti dalla combustione di petrolio, gasolio, benzine e gas.
    «È necessario quindi prima di tutto ridurre lo spostamento delle merci su grandi distanze, disincentivare il trasporto commerciale su gomma ed incentivare il trasporto su rotaia e le cosiddette autostrade del mare per il trasporto di merci e persone; ridurre il traffico automobilistico ed in particolare quello privato nelle grandi e piccole città, che potrebbero così recuperare fascino, bellezza e condizioni di vita più salubri anche attraverso l’utilizzo di mezzi ad alimentazione elettrica e l’uso delle biciclette. Ciò può essere realizzato attraverso scelte urbanistiche che avvicinino i servizi – a cominciare da quelli amministrativi – alle residenze, riqualifichino e ripopolino i centri storici e ricostruiscano il tessuto di piccole attività artigianali e commerciali delle città, soffocato e distrutto da politiche orientate a privilegiare i grandi centri commerciali, responsabili, a loro volta, di una quota certo non trascurabile di traffico veicolare».

    «Occorre migliorare le reti ferroviarie locali e nazionali, ma sempre nel rispetto delle peculiarità dei territori e dei diritti delle popolazioni interessate e sottoporre il traffico aereo a politiche di monitoraggio e netta e costante riduzione», aggiunge l’Isde.

    Poiché il traffico aereo è attualmente responsabile di quota cospicua delle emissioni di anidride carbonica «È assolutamente indispensabile, anche per ridurre l’effetto serra, una riduzione e razionalizzazione del trasporto aereo insieme ad una moratoria per la costruzione di nuovi aeroporti e l’ampliamento di quelli già esistenti, anche in considerazione della presenza dei circa 100 aeroporti già dislocati su tutto il territorio nazionale e degli evidenti e gravi danni all’ambiente (a questo proposito emblematica è la vicenda dell’inquinamento del Parco del Ticino in prossimità dell’aeroporto di Malpensa) e alla salute delle comunità che vivono in prossimità di stazioni aeroportuali».

    Gestione dei rifiuti
    Riduzione drastica per legge della produzione dei rifiuti a partire dagli imballaggi che rappresentano circa il 50% di tutti i rifiuti prodotti.
    L’Unione Europea, nel richiamare gli Stati membri ad una corretta gestione dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU), ammette il conferimento in discarica e l’incenerimento dei RSU solo in assenza di valide alternative e come ultima opzione, poiché ritiene queste due metodiche di “smaltimento” antieconomiche e fortemente dannose per la salute e per l’ambiente.
    L’Isde auspica e sostiene la politica delle cosiddette “R” «Riduzione della produzione dei rifiuti, Raccolta differenziata “porta a porta”, Riciclo, Riuso, Riparazione e Responsabilizzazione dei cittadini e delle istituzioni, così da evitare l’incenerimento dei materiali post-utilizzo e da ridurre progressivamente il loro conferimento in discarica dei rifiuti. È necessario che si arrivi ad un incremento delle filiere brevi del ciclo dei materiali post-utilizzo, in modo che possano essere attuati maggiori controlli e che l’intero ciclo possa essere gestito in relazione alle peculiarità sociali ed economiche di micro-aree territoriali».
    L’Isde ritiene «La realizzazione di “grandi ATO” incompatibile con tale esigenza e rispondente, viceversa, ad una logica accentratrice che allontana le scelte dalle comunità locali ed appare funzionale più alla realizzazione di grandi impianti che alla reale soluzione dei problemi».

    Acqua
    L’acqua è un elemento fondamentale e insostituibile per la vita di tutto il pianeta e per quella di ogni essere umano. È una risorsa non illimitata che «Va protetta con il risparmio e la razionalizzazione della sua distribuzione, con la salvaguardia e il risanamento degli ecosistemi e dei bacini idrici utilizzati per approvvigionamento di acque potabili, con il miglioramento del sistema degli acquedotti, del trattamento delle acque reflue e con il loro riciclo, con concrete politiche di tutela e risanamento ambientale con il controllo delle attività zootecniche e industriali ad alto impatto ambientale anche attraverso l’attuazione del Codice di buona pratica agricola (Cbpa)».

    «L’acqua è e deve rimanere un bene comune e ad ogni individuo va garantito in modo gratuito l’accesso all’acqua in misura sufficiente a garantire dignitose condizioni di vita. È necessario favorire, privilegiare e tornare in ogni modo alla gestione pubblica di questa risorsa vitale anche attraverso forme dirette di gestione comunale o di consorzio tra i comuni serviti dalle stesse fonti idriche. Le normative italiane ed europee già esistenti a garanzia della potabilità e salubrità delle acque erogate alle popolazioni devono essere attuate concretamente e migliorate in modo da garantire una sempre maggiore tutela della salute e il pieno rispetto del Principio di precauzione. Non si dovrà più far ricorso all’istituto della deroga che ha permesso di destinare a consumo umano, nell’ultimo decennio, acque con elevati livelli di sostanze tossiche e cancerogene».

    Campi elettromagnetici
    L’Isde, sulla base dei documenti ufficiali dell’European Environment Agency (EEA), che evidenziano rischi acclarati per la salute umana, e della recente classificazione da parte dell’Agenzia internazionale di ricerca sul Cancro(Iarc) dei campi elettromagnetici come cancerogeni di classe 2 B «Ritiene necessario che si emanino e dispongano norme e misure atte a ridurre – in prossimità di scuole, centri sportivi e aeree densamente abitate – l’esposizione (in specie dei bambini e dei più giovani) a questo tipo di energia non ionizzante e che si rivedano le norme che autorizzano, anche nelle scuole, le cosiddette “aree wireless”».
    L’Isde è pertanto a favore della «Realizzazione di un piano nazionale per l’installazione dei diversi sistemi e strutture di emissione dei campi elettromagnetici in modo da avere una mappa con valori certi e noti di esposizione; della promozione di campagne d’informazione e prevenzione circa i possibili danni alla salute connessi anche all’uso dei telefoni cellulari; dell’incentivazione e del sostegno di studi e ricerche indipendenti, che permettano di approfondire e incrementare le conoscenze su questo particolare fattore di inquinamento ambientale in continua espansione, vista l’enorme e rapida diffusione di sempre nuove tecnologie di telecomunicazione».

    Pratiche agricole
    L’Isde ritiene urgente e indispensabile «Incentivare le coltivazioni biologiche; sostenere programmi per una rapida eliminazione di pesticidi e fitofarmaci dalle pratiche agricole; avviare e diffondere l’agricoltura integrata anche con progetti di ricerca e riconversione al biologico. In tal senso occorre che i Piani di Sviluppo Regionali (PSR) prevedano una revisione dei disciplinari di agricoltura integrata in modo che i contributi comunitari vengano erogati solo a fronte di una effettiva e controllabile riduzione dell’utilizzo di mezzi chimici di sintesi attuata mediante sostituzione – documentata – con misure alternative. Solo in questo modo sarà possibile una concreta riduzione dei pesticidi utilizzata in agricoltura, quando, al contrario, le attuali politiche di incentivazione dell’agricoltura integrata hanno dimostrato di fallire nel loro intento, dal momento che il consumo di pesticidi e concimi chimici di sintesi non solo non si è ridotto, ma è progressivamente aumentato negli anni.»

    Per quanto riguarda l’introduzione e l’uso degli OGM ( Organismi Geneticamente Modificati) «È necessario respingere con leggi chiare ogni tentativo di introduzione degli OGM nelle pratiche agricole locali per le irreversibili conseguenze di contaminazione dell’ambiente agricolo e delle catene alimentari ed è necessario il rigoroso rispetto del Principio di Precauzione, richiedendo in attesa di evidenze scientifiche certe, che ne dimostrino la sicurezza e l’oggettiva necessità, una moratoria sulla coltivazione in pieno campo degli OGM, motivata anche sulla base dell’impossibilità, per un territorio come quello italiano, di realizzare qualsiasi tipo di misura atta ad impedire la contaminazione, inevitabile ed irreversibile, delle colture agricole tradizionali. Indipendentemente dal possibile danno alla salute, l’utilizzo degli OGM contrasta con la biodiversità e la tutela di prodotti locali ed è causa di danno all’ambiente e alle economie locali».
    «È indispensabile inoltre che la normativa nazionale relativa ai pesticidi, ai prodotti agroalimentari e agli articoli di largo consumo sia maggiormente restrittiva. In particolare l’Isde chiede legislazioni più protettive, come ad esempio in Francia, ove vige il divieto di uso della terbutilazina e negli Usa dove il clorpirifos è vietato».

    Tutela del territorio, rimboschimento e nuovi parchi
    «Arrestare la devastante e continua cementificazione del territorio italiano anche attraverso leggi che favoriscano progetti di recupero dei manufatti edilizi già esistenti; messa in sicurezza del territorio per contrastare il dissesto idrogeologico; rifiuto di ogni nuova richiesta di condono edilizio e lotta all’abusivismo edilizio. Incentivare la piantagione intensiva di alberi ad accrescimento rapido e salvaguardare, recuperare, ripristinare aree verdi, specie nelle città più grandi, allo scopo di creare parchi, zone di riposo e di intrattenimento, veri “polmoni verdi” di cui soprattutto i bambini hanno sempre più bisogno».

    Ambiente di lavoro e rischi industriali
    «È necessario un impegno crescente per l’eliminazione dei fattori di nocività presenti nei luoghi di lavoro e per l’eliminazione delle cause di infortunio, in modo speciale nel settore edilizio».
    Anche in applicazione della direttiva REACH (Registration, Evaluation and Authorisation of CHemicals) concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche «È necessaria la piena osservazione del principio di sostituzione delle sostanze nocive con sostanze innocue o meno nocive».
    «È inoltre indispensabile una politica attiva di pianificazione del territorio che tenga conto della necessità di proteggere la popolazione dal pericolo di contaminazioni provenienti da aziende con prodotti di lavorazione ad alto rischio per l’ambiente, attraverso la realizzazione di piani di gestione del territorio che prevedano zone di rispetto idonee relativamente alla presenza di civili abitazioni e insediamenti umani come scuole, centri sportivi etc. È altresì necessaria l’elaborazione di Piani regionali per la bonifica dell’amianto che prevedano la sua totale eliminazione dagli ambienti di vita e di lavoro».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Diego Arbore]

  • Pedibus a Genova: andare a scuola rispettando l’ambiente

    Pedibus a Genova: andare a scuola rispettando l’ambiente

    Portici di sottoripaGià attivo in diversi Comuni della Liguria, è stato di recente istituito anche a Genova il progetto Pedibus, promosso da Asl e rivolto ai bambini della scuola primaria per insegnare loro a muoversi rispettando l’ambiente.

    Sono attualmente sei le scuole primarie genovesi che hanno aderito al progetto: una nel Municipio Ponente (“De Amicis”, Voltri), due nel Municipio Medio Ponente (“XXV Aprile” e “2 Giugno”, Borzoli), una nel Municipio Valbisagno (“S. Gottardo” a San Gottardo) e due nel Municipio Centro Est (“Spinola” a Oregina e “Garaventa” nel centro storico).

    Pedibus è un servizio di “pulmino a piedi”, che toccando le varie zone in cui abitano i bambini – con la supervisione di uno o più adulti – li accompagna ogni giorno nel tragitto verso la scuola. Un modo per spiegare ai bambini che i mezzi di trasporto a motore inquinano l’ambiente e possono essere nocivi per la salute, insegnando loro ad apprezzare forme di mobilità alternative e più rispettose dell’ambiente.

    Un progetto che mostra come il ruolo della scuola non sia solo quello di trasmettere nozioni, ma anche uno spazio per avviare la riflessione e la sperimentazione di buone pratiche per la promozione della salute e per la mobilità sostenibile.

    Le scuole che vogliono aderire possono contattare i referenti locali della rete Pedibus della Liguria.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Genova Cornigliano: orto sinergico a Valletta Rio San Pietro

    Genova Cornigliano: orto sinergico a Valletta Rio San Pietro

    Siviglia, orto collettivoIl metodo di agricoltura sinergica è stato ideato in Spagna da Emilia Hazelip e si basa sull’assunto che il suolo sia un organismo autonomo in grado di auto-rigenerarsi: mentre la terra fa crescere le piante, queste creano a loro volta suolo fertile attraverso il rilascio di residui organici dalle radici (microrganismi, batteri, funghi, etc).

    La coltivazione sinergica si basa dunque su un rispetto assoluto delle condizioni naturali del suolo: se nell’agricoltura “tradizionale” il terreno è arato e modificato a seconda delle stagioni, le colture sinergiche sono invece permanenti e avvengono in aiuole rialzate di circa 30-40 cm rispetto al terreno su cui gli agricoltori camminano e lavorano. Le piante inoltre non vengono estirpate, ma tagliate in modo che le radici si decompongano naturalmente nel terreno, rilasciando gli organismi che ne alimentano la fertilità.

    Questo il metodo portato avanti dall’associazione nazionale Terra! Onlus, che ha base a Genova ma ha contribuito a creare orti sinergici in numerose città italiane. Dal 2004 opera a Vesima, dove è stato creato il primo orto sinergico, mentre dal 2011 Terra! è attiva anche nel quartiere di Cornigliano.

    La referente genovese di Terra! Giorgia Bocca ci illustra il progetto: «Facciamo parte della rete Yepp!, con cui abbiamo ideato un progetto di orto collettivo per la riqualificazione di Valletta San Pietro: al nostro arrivo era un roveto degradato e abbandonato a sé stesso, abbiamo iniziato pian piano a riqualificarlo. Lo spazio è gestito da un gruppo informale, persone che singolarmente o in gruppo coltivano un pezzetto di orto, con un coordinatore che ne supervisiona le attività».

    Tra i progetti futuri un laboratorio didattico con le scuole di Cornigliano e Sestri Ponente, che partirà probabilmente ad aprile 2013, e corsi di autosostentamento per chi vuole vivere in maniera più sostenibile: «Il coinvolgimento delle persone parte da una corretta informazione sulle possibilità e alternative che ci sono nelle scelte quotidiane: chi vuole contribuire come volontario a Terra! deve anzitutto essere beneficiario delle attività che vengono svolte».

    Quanto è importante il legame con le istituzioni per proseguire in questo progetto? «A breve presenteremo al Municipio e alla Società per Cornigliano un progetto di maggiore intervento su Valletta San Pietro, curato dall’architetto Silvia Cama, in vista del Festival degli orti sinergici 2013 che si terrà a metà luglio. Il contributo delle istituzioni è fondamentale, ma la cittadinanza attiva parte anzitutto dal “parlare con il vicino di casa”, che è paradossalmente l’obiettivo più difficile da raggiungere: quando abbiamo iniziato la riqualificazione del parco, gli abitanti della zona ci guardavano dalla finestra, nessuno faceva domande; poi qualcuno ha iniziato a scendere, uscire di casa e parlare con noi; dopo qualche tempo, grazie a un lento e costante passaparola, tutto il quartiere sapeva di noi e molte persone volevano dare una mano. Anche per questa ragione, lo scorso anno, abbiamo deciso di spostare il Festival degli orti sinergici da Vesima e Cornigliano: la partecipazione del quartiere – sia i singoli abitanti sia scuole, Municipio, Arci e associazioni – è stata molto attiva e numerosa».

    Per contribuire alle attività di Terra! è possibile aderire inviando una mail a genova@terraonlus.it.

    Marta Traverso

  • Valle Scrivia: a Busalla l’energia pulita spazza via l’eternit

    Valle Scrivia: a Busalla l’energia pulita spazza via l’eternit

    BusallaBusalla, e la Liguria, si aggiudicano il secondo posto come maggior impianto per potenza installata nell’ambito della campagna nazionale “Eternit Free”, promossa da Legambiente e AzzeroCO2, che ha portato alla bonifica di oltre 100.000 mq di eternit in tutta Italia ed alla loro sostituzione con impianti fotovoltaici, con benefici per la salute e per l’ambiente, sfruttando l’extraincentivo previsto nel “Quarto conto energia” per la sostituzione delle coperture dei tetti in amianto.

    L’esperienza con l’azienda della Valle Scrivia – la TI GROUP AUTOMOTIVE (produzione e lavorazione di tubi di acciaio) – inizia con l’adesione alla campagna nel 2011, a poche settimane dal lancio dell’iniziativa in Liguria e si concretizza nell’Agosto dello stesso anno con la firma dell’accordo per lo sviluppo del progetto da parte della ESCo AzzeroCO2.

    I lavori di bonifica e la realizzazione dell’impianto, che viene allacciato ufficialmente il 26 Agosto 2012 ancora in tempo per rientrare nel Quarto Conto Energia, permettono la bonifica in totale sicurezza di oltre 15.000 mq di Eternit, l’installazione di 1,8 MW di potenza con un contributo di 1.249 t di CO2 annue evitate.

    ETERNIT FREE a livello nazionale è stata un’importante esperienza di collaborazione tra Enti pubblici, Aziende private e Associazioni che ha portato ad importantissimi risultati in termini di potenza installata totale, oltre 11 MWp di impianti fotovoltaici, ma che non ha potuto concretizzare le tante richieste inoltrate a causa della mancanza di sostegno agli investimenti e soprattutto dell’instabilità del sistema di incentivazione nazionale.

    «Solo in Liguria sono pervenute richieste di adesione da parte di Comuni per la bonifica di oltre 2500 mq di superficie di eternit, mentre da parte di aziende e privati sono giunte adesioni per un totale di 30.000 mq, che porterebbero ad un potenziale installato pari a circa 4 MW – commenta Santo Grammatico, Presidente regionale di Legambiente – Questo è l’esempio che una politica energetica basata sulla diffusione capillare delle fonti rinnovabili sarebbe possibile, ma a livello nazionale si preferiscono altre strade, ancora legate alla produzione energetica da fonti fossile, sussidiate per 9 miliardi di euro all’anno».

    Appare quindi fondamentale che lo Stato proponga nuove forme di incentivazione oltre il Conto Energia, come sottolinea Giuseppe Gamba, Presidente di AzzeroCO2, all’interno del Dossier della Campagna Eternit Free: un sistema di incentivazione attraverso il rilascio di Titoli di Efficienza Energetica più efficaci per la sostituzione di coperture ad alto rendimento energetico e la regolamentazione delle RIU (Reti interne di Utenza) e dei SEU (Sistemi Efficienti di Utenza) anche per superfici di amianto poco estese ma in prossimità di forti utenze elettriche.

  • Veicoli elettrici a Genova: dove sono i punti di ricarica?

    Veicoli elettrici a Genova: dove sono i punti di ricarica?

    IL PRECEDENTE

    Dicembre 2010: in piazza Poch a Sestri Ponente viene inaugurata la prima colonnina di ricarica per auto elettriche, un progetto nato dalla collaborazione tra il Comune di Genova ed Enel che prevede – come da protocollo di intesa sottoscritto il 10 settembre 2010 – l’installazione di almeno dodici punti di ricarica in altrettante zone della città entro la fine del 2011, che agevoleranno chiunque voglia acquistare un veicolo alimentato da energie rinnovabili.

    Il progetto si inserisce nell’ambito di Genova Smart City, quale iniziativa a sostegno della mobilità sostenibile, con un investimento iniziale di 50.000 €. Le altre aree saranno installate rispettivamente in piazza Matteotti, via Vernazza, via Porta degli Archi, piazza Marsala, stazione Brignole, via Bixio, piazza Raibetta, via Balbi, via Minzoni, Matitone e largo Coppi, ma sono allo studio di Enel anche espansioni presso aree di grande passaggio quali Fiumara, stadio Ferraris e Fiera di Genova, oltre che nei parcheggi di supermercati e delle più grandi aziende cittadine.

    Settembre 2012: se le stazioni di ricarica per auto restano al momento un miraggio, Genova conosce invece una svolta per quanto riguarda lo scooter elettrico. L’azienda di Sestri Ponente Ecomission, specializzata nella produzione di questo tipo di veicolo, installerà in circa venti scuole superiori di Genova stazioni di ricarica per gli allievi e gli insegnanti: la prima sede è l’Istituto Emiliani di Nervi. Il progetto è attuato in collaborazione con la Direzione Mobilità del Comune di Genova e i finanziamenti sono pervenuti grazie a un bando dell’Unione Europea – patrocinato dalla Regione Liguria – per progetti ecosostenibili.

    IL PRESENTE

    Dicembre 2012: a due anni dalla prima installazione una delibera del Comune di Genova dà il via libera a dodici colonnine di ricarica per veicoli elettrici in altrettanti punti della città. Un progetto che vede ancora una volta la collaborazione dell’azienda Ecomission, di Enel e di Genova Car Sharing.

    La delibera è stata formulata su proposta degli Assessori Anna Maria Dagnino (Mobilità e Traffico ) e Francesco Oddone (Sviluppo Economico) e prevede due azioni concrete, da realizzarsi nei prossimi mesi: da un lato il perfezionamento degli accordi già presi nel 2010, dall’altro l’ulteriore installazione di quattro colonnine dedicate espressamente ai veicoli del servizio car sharing.

    I dodici punti di ricarica a cura di Enel verranno installati in luoghi parzialmente differenti rispetto a quanto stabilito due anni fa, ovvero: via Vernazza (adiacente a piazza Piccapietra), via di Francia (adiacente a Matitone e WTC), via Ceccardi e piazza Matteotti (per residenti del centro storico e dipendenti Regione Liguria), via Brigata Liguria, stazioni ferroviarie Principe e Brignole, piazza Paolo da Novi (per i residenti della zona e i dipendenti del Comune di Genova a corso Torino), via Pacinotti (Sampierdarena, zona Fiumara), piazza Fausto Coppi (Sestri Ponente) e via Volta (ospedale Galliera).

    I quattro punti di ricarica per il car sharing saranno invece collocati in piazza Matteotti, piazza Marsala, Spianata Castelletto (piazza Villa) e via Fanti d’Italia (adiacente a stazione Principe).

    Marta Traverso