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  • Gestione dei rifiuti a Genova: piano regionale e linee guida Amiu

    Gestione dei rifiuti a Genova: piano regionale e linee guida Amiu

    amiu-raccolta-cartoniSi profila all’orizzonte un cambio di rotta decisivo nella gestione del ciclo dei rifiuti in Liguria, così come nel capoluogo ligure. Le premesse ci sono tutte ma occorre ricordare che saranno necessarie successive conferme affinché gli orientamenti delineati da Regione Liguria e Amiu Genova si trasformino in realizzazioni concrete. Il 21 dicembre scorso l’azienda municipalizzata di igiene urbana ha presentato le “Linee guida del nuovo Piano industriale” – già approvate dalla Giunta Doria (e proprio ieri, 8 gennaio, illustrate anche ai consiglieri comunali di Palazzo Tursi) – che sarà formalmente pronto nei primi mesi del 2014, presumibilmente entro la primavera, mentre la Giunta Burlando, il 27 dicembre 2013, ha adottato il nuovo “Piano regionale dei rifiuti e delle bonifiche”, in discussione nell’aula consiliare della Regione a partire dal 10 gennaio.

    Partiamo da Amiu. Il disegno, particolarmente ambizioso, è quello di trasformarla in un’azienda che – non solo raccoglie i rifiuti – bensì li trasforma allo scopo di immettere nel circuito produttivo le materie prime così ottenute, dunque, gestendo anche specifici processi di filiera per la trasformazione dei materiali riciclabili: carta, plastica, vetro, ecc. «Bisognerà individuare i processi più redditizi e poi valutare, se e quali filiere, gestire da soli o con specifici partner industriali – dichiara il presidente di Amiu, Marco Castagna – Già nel corso del 2014 dovrebbe essere individuato un partner istituzionale o industriale-finanziario del Comune, che consenta ad Amiu di uscire dai vincoli ai quali è sottoposta in quanto società in “house”, per poter espandere la sua attività».
    Per quanto riguarda lo scenario regionale, invece, la notizia più rilevante è il definitivo addio all’ipotesi di chiudere il ciclo dei rifiuti con impianti a caldo, ovvero con gli inceneritori (o gassificatori, o termovalorizzatori, che dir si voglia). Nel contempo, si profila un ruolo sempre più marginale per le discariche nel territorio ligure, a vantaggio di un sistema che si pone l’obiettivo di produrre meno rifiuti e riciclarne di più, trasformandoli in prodotti vendibili sul mercato.

    Linee Guida del nuovo piano industriale di Amiu

    ex-fonderie-ansaldo-deposito-amiuIn occasione della presentazione delle “Linee guida del nuovo Piano Industriale” di Amiu, l’assessore all’Ambiente di Palazzo Tursi, Valeria Garotta, ha affermato «La scelta è quella di puntare sul recupero di ogni rifiuto. Il conferimento in discarica deve diventare sempre più residuale. Grazie alle tecnologie evolute si può fare, ma Amiu nello stesso tempo deve affrontare un processo di riconversione e differenziazione del suo business».
    L’indirizzo strategico prefigura un deciso riposizionamento dell’azienda municipalizzata alla luce degli importanti cambiamenti che verranno promossi dal “Piano regionale dei rifiuti e delle bonifiche”, dalla legge regionale sull’Ambito Territoriale Ottimale (ATO) per i rifiuti che dovrebbe essere presentata al consiglio regionale nei primi mesi 2014 (lo strumento con cui porre un freno alla frammentazione dei soggetti gestori: oggi su 235 Comuni sono 52) e soprattutto dagli stringenti indirizzi che l’Unione Europea ha stabilito sulla gestione dei rifiuti.

    «Dobbiamo abituarci a pensare che nel mondo di oggi e di domani non esistono rifiuti – sostiene Marco Castagna, presidente di Amiu – Esistono materia ed energia da raccogliere, da trasformare e da re-immettere nel ciclo produttivo locale. Noi vogliamo diventare, per il nostro territorio, il soggetto cardine di un sistema intelligente capace di operare in tutte quelle che sono, e saranno, le filiere dell’economia circolare locale».
    Il direttore generale di Amiu, Pietro D’Alema, spiega nel dettaglio «Le attività di cui si occuperà l’azienda nei prossimi anni saranno estremamente varie: raccolta dei rifiuti urbani anche oltre gli attuali confini, gestione di impianti di trattamento dei rifiuti, produzione di CDR (combustibile da rifiuto) e CSS (combustibile solido secondario), produzione e vendita di energia da impianti propri e da quelli gestiti con partner, gestione di specifici processi di filiera per la valorizzazione di materie prima seconde, manutenzione del territorio e valorizzazione, ad esempio, della filiera bosco-energia, bonifiche locali e nazionali, gestioni ambientali di sistema per i porti».

    Per sostenere tale strategia, la municipalizzata genovese si accinge a lanciare una nuova struttura, “AMIU SmartLab”, composta da personale interno e da una serie di soggetti provenienti dal mondo dell’innovazione, della ricerca, dell’impresa e della formazione, che lavoreranno a fianco dell’azienda con l’obiettivo di fare in modo che essa diventi il punto di riferimento – a livello ligure – dell’innovazione di prodotto e di processo, applicata all’intero ciclo dei rifiuti.
    «Entro il mese di febbraio organizzeremo in un grande evento pubblico per presentare questa prospettiva di sviluppo intorno alla quale intendiamo aggregare le migliori forze della nostra regione – conclude Marco Castagna – ci rivolgeremo anche a comitati e associazioni che in passato hanno espresso toni critici nei confronti di Amiu e che auspichiamo diventino dei soggetti attivi».

    Nuovo piano regionale dei rifiuti e delle bonifiche

    Palazzo della RegioneCome detto sopra, il piano regionale sancisce l’addio agli inceneritori per lasciare spazio a impianti di trattamento meccanico biologico, di compostaggio e per la produzione di rifiuti secchi ad alto potere calorifico. Inoltre, tramite il potenziamento della raccolta differenziata (RD) – con l’obiettivo di raggiungere la percentuale del 65% entro il 2020 – si cercherà di ridurre drasticamente la quantità di rifiuti depositati in discarica.
    «Il piano è stato adottato solo dalla Giunta perché, riguardo ai tempi, c’era un obbligo di legge da rispettare – spiega l’assessore regionale all’Ambiente, Renata Briano – Abbiamo rinviato la discussione in Consiglio al 10 gennaio e successivamente si apriranno i termini per presentare le osservazioni. Già prima dell’adozione, comunque, io ho avuto una serie di incontri con i rappresentanti delle associazioni ambientaliste, dell’Anci Liguria e della Province; mi sembra che tutti abbiano riconosciuto il lavoro che abbiamo fatto per impostare su basi diverse la gestione del ciclo dei rifiuti».
    Dopo la pubblicazione del piano, probabilmente a fine gennaio, dovrebbero aprirsi i termini di 60 giorni nei quali chiunque potrà presentare osservazioni nell’ambito della procedura di valutazione ambientale strategica (VAS). Una volta chiusi questi termini, la Giunta e gli uffici vaglieranno le osservazioni e i pareri dei vari soggetti competenti, decidendo quali accogliere e come rispondere. Infine, la Giunta varerà il testo del piano – eventualmente modificato – da proporre al Consiglio regionale per l’approvazione definitiva, che potrebbe avvenire entro la prossima estate.

    Il testo adottato parte dall’analisi delle diverse criticità esistenti sul territorio ligure: produzione di rifiuti più alta rispetto alla media nazionale (582 Kg per abitante all’anno, rispetto ai 504 Kg nazionali); livello di RD inferiore alla media nazionale (32,02% rispetto al 39,90%, nettamente al di sotto dell’obiettivo di legge del 65% che si sarebbe dovuto raggiungere nel 2012), situazione dovuta alla scarsa diffusione di modelli di raccolta domiciliari (vale a dire sistemi di RD porta a porta o di prossimità); alta frammentazione nella gestione del ciclo dei rifiuti; una chiusura del ciclo che si affida ancora prevalentemente alle discariche (per il 60% nel 2012); costo medio di gestione del ciclo più alto rispetto alla media nazionale (185 euro per abitante, rispetto a 156).

    Il piano individua due tappe temporali – 2016 e 2020 – entro cui raggiungere progressivamente i principali obiettivi, vale a dire: riduzione dei rifiuti prodotti, aumento RD, trattamento finale e modalità di gestione dell’intero ciclo. La novità più importante è l’eliminazione di qualsiasi ipotesi di impianto a caldo (inceneritore, gassificatore o termovalorizzatore) per il trattamento finale – di conseguenza anche il progetto inceneritore a Scarpino – ma pure un significativo ridimensionamento dell’utilizzo delle discariche che dovrebbero servire a raccogliere solo una frazione minima dei rifiuti (l’obiettivo è passare dalle 685.145 tonnellate del 2012 ad un massimo di 120 mila tonnellate nel 2020).

    Per quanto concerne la chiusura della gestione del ciclo, invece, il documento indica delle strade multiple, attraverso la realizzazione di impianti per il trattamento separato della frazione organica e di quella secca dei rifiuti che restano dopo la RD dei materiali riciclabili e dopo l’eliminazione dei metalli. Con l’organico si dovrebbe produrre compost – utilizzabile in agricoltura – e FOS (frazione organica stabilizzata) – impiegabile per i ripristini ambientali (dal riempimento di cave alla copertura di discariche, fino al ripristino di frane) – mentre la frazione secca dovrebbe essere trattata per produrre CSS (combustibile solido secondario) utilizzabile per la produzione di energia in impianti come cementifici e inceneritori.

    «Sono almeno 20 anni che mi impegno contro l’inceneritore a Scarpino (ma anche sotto la Lanterna) – afferma il consigliere comunale (Fds), Antonio Bruno – quindi, saluto con favore la definitiva cancellazione di un simile progetto. Nel piano regionale, però, emergono alcune criticità. In particolare, non si prevede di ottemperare alla legge, visto che l’obiettivo di raggiungere la percentuale del 65% di RD è stato spostato al 2020. Sette anni per arrivare al 65% di raccolta differenziata, vuol dire sette anni durante i quali bisognerà pagare l’ecotassa. In due anni, invece, si potrebbe costruire l’impianto di compostaggio della frazione umida (circa il 35% dei rifiuti prodotti) raggiungendo così la fatidica soglia del 65%. Inoltre, si prevede di utilizzare in impianti esistenti (cementifici, inceneritori, centrali termiche a carbone) la quota residua avanzata dalla RD. Ovviamente c’è il rischio che questo disincentivi la RD, aggravando una situazione già critica per motivi di sostenibilità, inquinamento ambientale, tutela della salute, creazione di posti di lavoro. Sullo sfondo rimane l’ingresso di privati nell’azienda, adducendo i limiti imposti dal patto di stabilità. Più volte ho ricordato che, dopo il referendum e i pronunciamenti della Corte Costituzionale, questo non sia vero».

    Sul fronte opposto, il senatore Luigi Grillo (Ncd), manifesta parecchio scetticismo al quotidiano locale il “Corriere Mercantile” «In Italia la regione fanalino di coda in tema di rifiuti è proprio la Liguria. Siamo l’unica regione che porta il 100% dei rifiuti in discarica, siamo tra gli ultimi nella percentuale di RD e, dopo tanti discorsi e promesse, ancora non è stato progettato né un termovalorizzatore, né un gassificatore per creare un’alternativa alla schiavitù delle discariche […] Come è possibile giudicare credibile questo nuovo strategico piano dei rifiuti fondato su scelte che, allo stato attuale, non si riscontrano in nessuna altra regione? Chi ha governato per tanti anni la nostra regione, e tuttora la governa, dovrebbe spiegare il motivo di un pregiudizio che esiste nei confronti delle più moderne tecnologie, adoperate nel resto d’Italia e d’Europa, che consentono di bruciare i rifiuti, produrre energia e non inquinare l’ambiente […] Il piano della Liguria sembra poggiare su due previsioni: ridurre la produzione di rifiuti; portare la RD alla percentuale del 65%. Per quanto mi risulta, ad oggi, in Italia la produzione dei rifiuti è in costante crescita da vent’anni a questa parte, e non è chiaro con quali strumenti si pensa di invertire questa tendenza. Sulla RD è difficile dare credito ai nostri attuali amministratori regionali quando si pongono l’obiettivo di diventare in pochi anni i primi della classe […] Per quanto riguarda il governo del settore, è condivisibile l’idea di superare la frammentazione esistente, infatti, sono troppi i soggetti gestori che incidono in maniera rilevante sui costi di gestione».

    Il parere del professore Federico Valerio

    Impianto di compostaggio in Valvarenna
    L’impianto di compostaggio dell’umido in Valvarenna

    In merito ai possibili cambiamenti nello scenario ligure e genovese, Era Superba ha chiesto un giudizio al professor Federico Valerio, per lungo tempo responsabile del Laboratorio di chimica ambientale dell’Ist di Genova, ambientalista ed esperto di questioni relative al trattamento dei rifiuti, delle quali si occupa da molti anni (anche sul proprio blog “Scienziato preoccupato”).

    L’aspetto positivo è che non si parla più di inceneritori, gassificatori e affini, in tutta la Liguria?

    «Sì, certamente. E non posso fare a meno di sottolineare come, finalmente, sia stata riconosciuta la bontà di chi ha sempre sostenuto che si potevano trovare soluzioni migliori rispetto agli impianti a caldo. Detto ciò, probabilmente anche il fattore economico, ovvero i costi proibitivi di simili strutture, ha giocato a favore dell’eliminazione di tale prospettiva. Forse è merito pure di una sensibilità nuova che tutti, compresa l’azienda Amiu, iniziamo a respirare. La municipalizzata genovese, per esempio, ha scoperto che vendendo cartone riesce ad ottenere utili. E lo stesso può avvenire con gli altri scarti (questa è la definizione corretta dei rifiuti)».

    Innanzitutto occorre adoperarsi per il trattamento della frazione organica dei rifiuti, quella più importante ai fini di una raccolta differenziata di qualità? «Assolutamente sì. Questo è il primo passo da fare. Attualmente, la frazione organica raccolta a Genova viene spedita in provincia di Alessandria con notevoli costi (vedi il nostro articolo sulla chiusura dell’impianto di compostaggio in Val Varenna). È necessario realizzare un nuovo impianto per trattare la frazione umida. Il problema è individuare un sito adatto, visto che nessun sindaco pare disposto ad accoglierlo sul proprio territorio. Eppure con le tecnologie odierne non sussisterebbe alcun problema di mali odori o quant’altro. Ogni provincia ligure dovrebbe ospitarne almeno uno».

    Rifiuti raccolta differenziataL’aspetto più critico è l’aver spostato l’obiettivo 65% di raccolta differenziata al 2020?

    «In effetti, bisogna spingere per un più incisivo aumento di una raccolta differenziata che sia di qualità. Ad esempio, con il sistema porta a porta, che garantisce delle percentuali di RD molto alte e di qualità. Certo, prima è necessario investire in iniziative di informazione e comunicazione capillare affinché i cittadini si impegnino in tal senso. Ma sono investimenti che si ripagano velocemente. In Liguria ci sono una decina di Comuni che hanno già raggiunto l’obiettivo del 65%. Consiglio all’assessore regionale Briano di organizzare un incontro con i sindaci di queste realtà. Qualcuno potrà obiettare: “Si tratta di piccoli Comuni”. Sì, però, parliamo anche di contesti difficili, in cui spesso le abitazioni non sono facilmente raggiungibili. L’intera Liguria, a livello morfologico, presenta numerose difficoltà. Nelle grandi città, invece, l’ostacolo principale è l’investimento necessario per modernizzare la tipologia di servizio. Tuttavia, pure le metropoli scelgono di puntare sulla RD spinta. Basta vedere la vicina Milano, dove hanno puntato sul porta a porta. Un sistema, quello milanese, che si sta estendendo progressivamente a fette di 300 mila abitanti per volta. Insomma, con step progressivi, secondo me si può fare anche a Genova. Qui si è colpevolmente dimenticata la positiva esperienza del cosiddetto “progetto pilota” di Sestri Ponente e Pontedecimoche, soltanto pochi anni fa, aveva dato buonissimi risultati. Nonostante ciò, il progetto è stato lasciato morire. Invece, si doveva insistere, magari estendendo il progetto ad altre aree della città. La mia sensazione è che non si sia voluto dimostrare appieno la bontà dell’esperimento. In ballo, infatti, c’era ancora il discorso dell’inceneritore a Scarpino».

    Per quanto riguarda la produzione di CSS (combustibile solido secondario), sono diverse le perplessità del mondo ambientalista …
    «Una volta si chiamava CDR, ovvero combustibile da rifiuto, oggi è diventato CSS, ma si tratta pur sempre di combustibile da rifiuto, con qualche regola in più sulla qualità. È un escamotage letterale della Regione (ma anche a livello nazionale si punta ad incentivare questa pratica) che rende appetibile, soprattutto per i cementifici, la frazione secca dei rifiuti, in particolare le plastiche miste. Il problema è: chi ci guadagna? Probabilmente non Amiu (o gli altri soggetti gestori) perché – se il combustibile da rifiuto non è di buona qualità – i cementifici, per smaltirlo, si faranno pagare. Dunque, l’unico vantaggio è dovuto al fatto che non sarà necessario costruire nuovi impianti. Gli svantaggi, invece, ricadono tutti sull’ambiente, viste le problematiche legate alla qualità del CSS. Nelle plastiche miste finisce di tutto. Con inevitabili conseguenze in termini di emissioni inquinanti dei cementifici. Già oggi degli studi dimostrano che, dove il CSS è stato utilizzato come combustibile, si verifica un peggioramento della qualità delle emissioni inquinanti. Dal mio punto di vista, questo non è accettabile».

    La soluzione, secondo il prof. Valerio, consiste nel puntare sulla maggiore separazione dei rifiuti. L’esempio lungimirante è l’impianto Amiu di Bolzaneto (via Sardorella) inaugurato, alla presenza del sindaco Marco Doria, nel marzo 2013. Il nuovo centro per la lavorazione dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata, considerato il più innovativo del Nord Ovest, è un impianto moderno – dotato di macchinari all’avanguardia – capace di separare, trattare e ridurre in balle pressate, facilmente trasportabili, imballaggi in plastica, alluminio,acciaio, carta, cartone e tetrapak. Tale struttura «… permette all’azienda municipalizzata genovese di essere più che autosufficiente nel trattamento dei materiali raccolti – si legge in una nota ufficiale di Amiu – con l’obiettivo di aumentare in breve tempo le quantità inviate al riciclo […]il sistema è stato ideato per operare alternativamente sul multi materiale leggero (ovvero plastica e metalli) e sulle frazioni cellulosiche (carta, tetrapack e cartone). Qui i materiali vengono accatastati: carta e cartone da una parte, plastica e metalli dall’altra e, a seconda della lavorazione, appoggiati sui nastri trasportatori, separati meccanicamente attraverso passaggi specifici a seconda che si tratti di plastica, contenitori ferrosi, alluminio, cartone, oppure carta mista a cartone».

    «Nell’impianto di Bolzaneto, in pratica, viene separata la plastica dal cartone, il ferro dall’alluminio, ecc. – spiega il prof. Federico Valerio – Con la stessa tecnologia è possibile separare i vari tipi di plastica. Così facendo si può seguire la filiera che si sta sviluppando in questo campo. In Italia esistono alcune aziende che utilizzano plastiche miste idonee per produrre svariati manufatti, quali ad esempio i componenti dei motocicli. Le plastiche, se selezionate tramite impianti adeguati, diventano materiali con un valore commerciale da sfruttare. Stiamo parlando della frazione secca, ovvero di circa il 15% del totale dei rifiuti (la maggior fetta, infatti, è rappresentata dalla frazione umida). Noi non siamo obbligati ad alimentare i cementifici, peggiorando la qualità delle loro emissioni. Al contrario, dobbiamo seguire le filiere che si sviluppano a partire dal trattamento meccanico dei rifiuti, è questa la strada maestra, come peraltro indica la stessa Unione Europea. La mia proposta è quella di implementare l’impianto di Bolzaneto e realizzarne altri con la stessa filosofia, in modo tale da aumentare il recupero e la trasformazione di ogni materiale».
    Ma prima di tutto, conclude Valerio «Iniziamo a realizzare gli impianti di compostaggio. Mi pare assurdo che il compost raccolto a Genova vada a finire ad Alessandria, con una notevole spesa a carico di Amiu e dunque dei genovesi. Ciò vale anche per la carta, per le plastiche, per altri materiali, a Genova non abbiamo praticamente nulla in questo senso, ad eccezione del sopracitato centro di Bolzaneto. Per limitarci al capoluogo ligure, occorre che Amiu proponga una precisa strategia industriale che ambisca, per i prossimi anni, a recuperare e destinare al riuso, ovvero alla vendita, il più possibile degli scarti raccolti. Il trattamento meccanico biologico come quello di Bolzaneto permette di eseguire ulteriori separazioni (rispetto alla differenziazione richiesta ai singoli cittadini). Con un costo che trova giustificazione nel valore della merce che si riesce a produrre. L’investimento per l’impianto di Bolzaneto in circa 2-3 anni sarà già ammortizzato. La situazione, a livello europeo e mondiale, così si evolve e noi, nel nostro piccolo, dobbiamo aggiornarci al più presto».

    Matteo Quadrone

  • Palazzo Verde, Molo: pochi visitatori per la cittadella della sostenibilità

    Palazzo Verde, Molo: pochi visitatori per la cittadella della sostenibilità

    palazzo-verde-genovaInaugurata in pompa magna poco più di due anni fa dalla giunta Vincenzi, la cittadella della sostenibilità, che ha trovato spazio in via del Molo nei vecchi Magazzini dell’Abbondanza e ha preso il nome di Palazzo Verde per richiamare il prestigio di altri ben più attraenti poli museali della città, è passata piuttosto velocemente nel dimenticatoio di genovesi e turisti.  Meta soprattutto di scolaresche attirate dalle diverse attività laboratoriali, di informazione ed educazione all’ambiente e al riciclo, nel corso del 2013 ha contato circa 4200 visitatori.

    «Non si tratta certo di numeri altissimi – ammette l’assessore alla Cultura, Carla Sibilla – ma dobbiamo considerare che non stiamo parlando del classico museo da visitare, quanto piuttosto di un luogo pensato per ospitare laboratori sul riciclo, sul risparmio energetico, sulla sicurezza e convegni con il tema del Verde come filo conduttore».

    All’interno del Palazzo si distinguono tre percorsi multimediali: il primo è dedicato al tema dell’energia e al relativo consumo che accompagna il ciclo produttivo del rifiuto fino al suo smaltimento; il secondo è prettamente incentrato sul riciclo, con una rassegna delle diverse tipologie di spazzatura, i loro impatti ambientali e le loro possibilità di riutilizzo. Infine, il terzo percorso è dedicato alla comunicazione grazie al fatto che gli ex Magazzini dell’Abbondanza ospitano, al piano terra, il Museo della Stampa precedentemente situato a Quarto.

    Alcuni locali sono utilizzati dall’Università per lezioni ed esami ma, come detto, il nucleo fondamentale dell’attività è rappresentato dai laboratori promossi dal LabTer – Green Point, ovvero uno dei 20 Centri di Educazione Ambientale riconosciuti dalla Regione Liguria, che qui trova sede. Grazie alla collaborazione con diverse associazioni attive nel mondo green e dell’ecosostenibilità (Ass. A-Pois, Coop. Librotondo, Ass. Atlantide, CRAFTS Scuola Politecnica, Ass. Il mio pallino verde, Ass. Didattica Museale, Ass. Terra! Onlus, Ass. Al Verde), nel corso dell’ultimo anno, è stato possibile realizzare una serie di progetti pensati appositamente per le scuole prevalentemente primarie (elementari). Le esperienze sono state principalmente incentrate sull’informazione riguardo i rischi idrogeologici, educazione ambientale, sicurezza stradale, sensibilizzazione a comportamenti ecologici, valorizzazione dei beni comuni e del turismo ambientale con particolari riferimenti all’Alta Via del Monti Liguri, finanche a una rassegna cinematografica tutta ad argomenti rigorosamente green.

    Infine, nell’ambito del Festival della Scienza, Palazzo Verde ha ospitato i laboratori di Arpal e Cnr, preceduti nel corso dell’anno dalle esperienze scientifico-didattiche curate dal Green Modelling Italia-GMI Soc. Coop., spin-off del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Genova, nell’ambito del progetto di diffusione della cultura scientifica.

    Insomma, tante iniziative, che mostrano un potenziale non ancora del tutto espresso. Per questo motivo l’assessore Sibilla ci anticipa che è allo studio un piano di rilancio per il 2014, che possa dare una certa stabilità al progetto di Palazzo Verde come vero e proprio punto di riferimento dal punto di vista dell’informazione ed educazione ambientale. È ancora troppo presto per capire che cosa accadrà concretamente nel futuro, ma dalle prime indiscrezioni parrebbe non del tutto improbabile la strada che porta verso una gestione esterna, anche parziale, naturalmente attraverso un bando a evidenza pubblica. «Stiamo valutando tutte le strade possibili – spiega Sibilla – senza dimenticare l’importanza delle integrazioni con altri poli educativi già esistenti nella zona, come l’Acquario, la Città dei Bambini, il Museo Luzzati, un po’ più in là il Museo di Scienze Naturali e, seppur non in modo permanente, le attività del Festival della Scienza».

    Idealmente collegato al museo, c’è anche il famoso “Rumentosauro”, la scultura di Serge Van de Put collocata all’intersezione tra piazza Cavour e via del Molo, di fronte all’ingresso del Porto Antico. Si tratta di un enorme dinosauro (8 metri per 4) costruito con pneumatici riciclati che richiama la quantità di ecomostri che abitualmente produce, più o meno inconsapevolmente, ognuno di noi. Pensata inizialmente per essere calpestata e “cavalcata” dai più piccoli, la struttura in realtà giace transennata nell’indifferenza dei più e fortemente contrastata dal comitato di quartiere che ne chiede a gran voce l’eliminazione. Ma questa è tutta un’altra storia.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Nervi, scarichi fognari abusivi inquinano il mare: urgono analisi

    Nervi, scarichi fognari abusivi inquinano il mare: urgono analisi

    NerviSono passati diversi mesi dall’ultima volta che si è discusso del problema che riguarda gli scarichi fognari in mare davanti alla scogliera nerviese, nei pressi della passeggiata A. Garibaldi e del litorale sottostante. Ai tempi scattò il divieto di balneazione nel tratto compreso tra la stazione e la Torre Gropallo e la segnalazione “in rosso” nel sito di Arpal del luogo interessato. All’epoca Arpal aveva appunto segnalato la presenza in quantità eccedenti ai limiti fissati di “escherichia coli”, prova dell’inquinamento di origine fognaria. Il motivo era l’esistenza di scarichi abusivi delle abitazioni, sia quelle più a mare che quelle in collina, a Sant’Ilario, con i conseguenti liquami di abitazioni private, condomini, alberghi e bar che giungevano fino al litorale. Inoltre, sempre nello stesso periodo, la presenza di coliformi fecali era stata riscontrata anche lungo la spiaggia di Priaruggia, dove i ritrovamenti erano dovuti in questo caso non a problemi di sistema fognario, bensì all’azione del limitrofo Rio Castagna. All’epoca le vicende erano state risolte grazie alla sinergia tra Arpal, autore di analisi delle acque e dei terreni, Aster, addetto alla manutenzione dei siti in questione, e del Comune, con l’allora Assessore all’Ambiente Senesi.

    Com’è oggi la situazione? «Non ci sono sostanziali novità – risponde l’assessore all’Ambiente del Comune Valeria Garotta – sono stati fatti controlli su alcuni scarichi privati, i dati rilevati hanno confermato la situazione, ma ad oggi è tutto fermo alle vicende del 2011-2012». Nel corso di #EraOnTheRoad a Nervi abbiamo preso visione della situazione e abbiamo parlato con i rappresentanti di Legambiente.

    L’anomala situazione nerviese era venuta alla luce in concomitanza con lo svolgimento dei lavori di costruzione di un park interrato in corrispondenza di Via delle Palme: qui, nel corso dei lavori, erano emerse vicende “poco chiare” ed erano venuti alla luce anche i fatti relativi allo scarico nelle reti bianche di fango e terreni di lavoro. Ma si trattava solo della punta dell’iceberg: quello degli scarichi è un problema generale che riguarda l’intero territorio nerviese, «da Sant’Ilario alla Passeggiata», come confermano i rappresentanti di Legambiente. Il fatto è che molte case nella zona di Nervi non sono dotate di attacco di fognatura ma di fossa biologica, e ciò crea il rischio di ritrovamento di liquami nei corsi d’acqua a valle. È quasi una certezza, commentano da Legambiente, ma finora prove non sono state fornite. Servirebbero analisi, che però hanno un costo elevato e per questo non sono ancora state svolte.

    Così commenta Andrea Agostini di Legambiente: «Bisogna partire dal fatto che noi sappiamo ma non possiamo provare. Una soluzione potrebbe essere accedere ai dati dei controlli dell’Arpal nei vari punti di analisi a Nervi e confrontarli. Se ci fossero valori più alti costanti, si potrebbe fare un prelievo dopo una bella pioggia e farli analizzare – a pagamento, purtroppo – e infine si potrebbe procedere a far analizzare – sempre pagando – alcuni scarichi a mare anche dal punto di vista chimico. Da li potremmo avere dati e non querele: viceversa, c’è il rischio di incorrere in beghe legali (cosa che non è assolutamente nelle nostre intenzioni)».

    Problema analogo a quello nerviese, anche a Bogliasco, dove tempo fa – sempre nel 2011, dopo una serie di analisi condotte sul territorio – erano stati rilevati dati inequivocabili dai quali era emerso che i liquami venivano scaricati direttamente in mare invece che nella rete fognaria. All’epoca c’era stata grande mobilitazione ed era intervenuta l’Amministrazione Civica, che aveva collaborato nell’individuazione dei “reprobi”, colpevoli di questi atti dannosi nonché contrari alla normativa. A Nervi, invece, non ci sono certezze, solo forti sospetti: servono analisi per risalire ai responsabili.

     

    Elettra Antognetti

     

  • Depuratori di Genova: stato dei lavori e nuovo impianto di Cornigliano

    Depuratori di Genova: stato dei lavori e nuovo impianto di Cornigliano

    genova-darsena-d1Secondo i dati riportati sul sito di Mediterranea delle Acque, che ricalcano l’ultimo rapporto di Legambiente, il 98,2% del territorio genovese è coperto dal servizio di depurazione. Un dato sicuramente soddisfacente dal punto di vista quantitativo che, tuttavia, si scontra con la percezione qualitativa che i genovesi hanno delle “proprie” aria e acqua.

    «Se entro il 2015 i depuratori non soddisferanno gli standard qualitativi imposti dall’Unione Europea – ha detto Guido Grillo, consigliere comunale del Pdl, nel corso di un art. 54 in Sala Rossa – scatteranno sanzioni di 10 mila euro più una multa di 715 euro per ogni giorno di ritardo per gli Stati inadempienti. Il rischio è che a pagare siano i cittadini attraverso un aumento della bolletta dell’acqua perché lo Stato si rivarrà sulle Regioni, che a loro volta presenteranno il conto ai Comuni, i quali non hanno più un centesimo». E il presidente Burlando sul punto è stato molto chiaro: nessuna richiesta di proroga; i Comuni inadempienti dovranno rispettare la scadenza stabilita dall’Europa o pagarne le conseguenze.

    Ma, secondo quanto sostenuto dall’assessore all’Ambiente, Valeria Garotta, il problema per il Comune di Genova non si pone neppure, dal momento che «i nostri depuratori sono tutti funzionanti a norma, sia dal punto di vista della acque trattate che da quello delle emissioni in aria. E nessuno risulta passibile di procedure di infrazione comunitarie, attuali o all’orizzonte, a differenza di altri comuni».

    La tesi dell’assessore sulla normalità della situazione genovese, confermataci anche da diversi e autorevoli addetti ai lavori, non convince del tutto il consigliere Grillo che ha chiesto una relazione dettagliata sugli impianti nel territorio comunale, redatta dai tecnici competenti di Ato (Autorità dell’Ambito Territoriale Ottimale), che certifichi lo stato dell’arte e gli eventuali interventi necessari per la sistemazione delle situazioni critiche.

    «In punta di legge e sul piano strettamente burocratico – commenta il legambientino Andrea Agostiniè anche possibile che il Comune rispetti i parametri europei. Ma se l’assessore si dice soddisfatta della situazione genovese, mente sapendo di mentire. E pensare che tutto possa andare magicamente a posto entro il 2015 è un po’ come credere alle apparizioni della Madonna».

     

    Il punto sui depuratori di Sestri Ponente, Darsena e Val Polcevera – Cornigliano

    Partiamo da Sestri, oggetto di recente e ingente intervento di miglioramento con la realizzazione della nuova condotta sottomarina, sostanzialmente giunta a completamento.  «Si è trattato di un intervento piuttosto lungo e complicato – spiega Garotta – perché la tubatura ha dovuto aggirare la banchina aeroportuale. La condotta, comunque, è stata collaudata nel corso di quest’anno e ha già portato importanti benefici per la qualità delle acque della Marina di Sestri Ponente».

    A detta di Legambiente, su Sestri insisterebbe anche un altro problema, ovvero lo smaltimento del percolato della discarica di Scarpino. «In caso di pioggia – spiega Agostini – la funzione filtrante del depuratore viene messa in seria difficoltà dalla copiosa presenza dell’acqua piovana, con il rischio di emissioni in mare non proprio pulite. Inoltre, se le piogge sono particolarmente sostanziose, può verificarsi l’eventualità che non tutto il flusso venga deviato nelle tubature e alcuni riversamenti vadano a finire nel Chiaravagna».

    Ancora in corso d’opera, invece, la posa delle tubature sottomarine per l’impianto della Darsena. In questo caso, i lavori sono resi complicati dalle deviazioni imposte dalle banchine portuali, che impediscono di procedere secondo una linea retta. «Siamo arrivati a circa metà del percorso, fino a calata Oli minerali» racconta nel dettaglio l’assessore. «I lavori proseguiranno per tutto il 2014 e, nel frattempo, si procederà anche con interventi sulle stazioni di pompaggio per la realizzazione di un nuovo sistema di trattamento degli odori. Ad ogni modo – ci tiene a sottolineare Garotta – anche allo stato attuale il depuratore rilascia acque trattate ed emissioni in aria all’interno dei parametri di legge».

    Cantiere fiume polcevera

    La situazione più critica e anche più nota è, comunque, quella che riguarda il depuratore di Cornigliano, che intercetta tutta la zona della Val Polcevera. «L’impianto di Cornigliano – commenta Agostini – è stato sbagliato alla radice per questo continua a fare puzza e non vi si riesce a porre rimedio. E, infatti, il primo a volerlo sostituire è proprio il Comune».

    «Su Cornigliano le abbiamo provate tutte» ammette Carlo Senesi, assessore al Ciclo delle Acque ai tempi della giunta VincenziIl ponte di Cornigliano«ma non siamo riusciti a trovare una soluzione soddisfacente. L’unica strada è costruire un nuovo depuratore, già finanziato e per cui il cammino sta procedendo con l’acquisizione delle aree ex Ilva e la progettazione preliminare».

    «L’impianto di Cornigliano fu costruito negli anni ’80 inizialmente solo per il trattamento dei reflui industriali – entra nello specifico l’assessore Garotta – e successivamente venne adattato ad altre esigenze della città. Le criticità attualmente presenti nella zona non riguardano infrazioni di legge ma esclusivamente problemi di convivenza con i cittadini, dal momento che il depuratore si trova molto vicino al centro abitato e agli esercizi commerciali». La situazione verrà sanata solo con la realizzazione del nuovo impianto nell’area retrostante Villa Bombrini. «Grazie a un accordo di programma con l’Autorità portuale – prosegue Garotta – i terreni sono finalmente nella disponibilità del Comune, che sta completando il passaggio a Mediterranea della Acque. Nel giro di qualche mese, inoltre, dovrebbe concludersi la fase di progettazione preliminare, per poi passare alla realizzazione inizialmente della linea di trattamento fanghi e, successivamente, di quella delle acque».

    Secondo le stime dell’assessore, infatti, entro il 2020 il nuovo impianto di Cornigliano dovrebbe concentrare su di sé il trattamento dei fanghi di tutto il centro cittadino, consentendo la totale dismissione dell’impianto di Volpara. Quest’ultimo, infatti, nell’attuale sistema di depurazione genovese, riceve i fanghi dal depuratore di Punta Vagno e pone anch’esso parecchi problemi di convivenza con i cittadini. A Cornigliano, inoltre, verranno convogliati anche i fanghi della Darsena e di Sestri Ponente, con il conseguente ridimensionamento dei relativi impianti alla sola trattazione delle acque. Infine, in una seconda fase che dovrebbe durare altri due o tre anni, verrà attivato anche il trattamento delle acque per l’impianto che sorgerà nell’area ex Ilva, consentendo la definitiva chiusura di quello attuale e vetusto di Cornigliano – Val Polcevera.

     

     Simone D’Ambrosio

  • Discarica via Piombelli: attesa per i risultati del monitoraggio ambientale

    Discarica via Piombelli: attesa per i risultati del monitoraggio ambientale

    ambiente-rifiuti-DLa famigerata discarica abusiva di rifiuti tossici di via Piombelli continua a destare preoccupazione negli abitanti di Rivarolo e Certosa. A distanza di oltre un decennio, infatti, si attende la conferma della necessità o meno di una bonifica integrale di quello che a ragione si può definire il più importante esempio di inquinamento ambientale della Val Polcevera. Operazione che, peraltro, sarà arduo portare a termine, visto che i rilevanti costi economici dovrebbero essere a carico dell’amministrazione comunale, come sancito nel 2010 da una sentenza del Consiglio di Stato.

    La notizia positiva è che il sito di via Piombelli è stato messo in sicurezza e nei mesi scorsi gli enti competenti hanno proceduto al monitoraggio ambientale delle acque, del suolo e dell’aria.
    I risultati finali di tali controlli, però, non sono ancora stati resi noti e il gruppo consiliare Movimento 5 Stelle ha presentato un’interpellanza per sollecitare il Municipio Valpolcevera a chiedere una relazione tecnica accessibile a tutta la cittadinanza «sugli inquinanti presenti nel terreno e nelle acque che interessano l’area in oggetto per poter definire la giusta procedura di bonifica che senza questo dato non potrebbe essere definita».

    «Finora abbiamo avuto modo di leggere solo dei risultati parziali – conferma l’assessore municipale nonché abitante della zona, Patrizia Palermo – Ma le indagini ambientali dovrebbe essere concluse e finalmente, spero al più presto, dovremmo avere un quadro più chiaro della situazione».

     

    Matteo Quadrone

  • A scuola di paesaggio, il Fai lancia un nuovo progetto didattico per le scuole

    A scuola di paesaggio, il Fai lancia un nuovo progetto didattico per le scuole

    denver-cielo-tramonto-DIIl Fondo Ambiente Italiano propone per l’anno scolastico 2013/2014 il nuovo progetto A scuola di paesaggio, dedicato alle scuole di ogni ordine e grado e alle loro famiglie.

    Si tratta di un percorso formativo, in collaborazione con Ferrero, nato per avvicinare e sensibilizzare gli studenti al tema della tutela del paesaggio, con lo scopo  di invitare i ragazzi a “vivere” il paesaggio, a considerare che esso non è solo da studiare, da guardare, da usare, ma soprattutto da tutelare e difendere.

    Il progetto diventa quindi l’occasione concreta per un’assunzione di responsabilità e permette di perseguire l’obiettivo formativo dell’educazione a una cittadinanza attiva e consapevole.

    Nel corso dell’anno, verranno organizzati incontri di formazione per dirigenti e docenti delle scuole di ogni ordine per approfondire alcune tematiche legate alla tutela del paesaggio italiano; percorsi didattici e il concorso nazionale Guarda dove FAI per coinvolgere le classi della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado nella scoperta del proprio territorio; dei torneo del paesaggio, cioè delle gare di cultura a squadre per coinvolgere gli studenti della scuola secondaria di II grado nello studio del paesaggio italiano; degli incontri-approfondimento riservati alle classi iscritte FAI della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria.

    Per maggiori informazioni sui progetti, si può visitare il sito faiscuola.it

     

    [Foto Diego Arbore]

     

    A scuola di paesaggio Fai

  • Istruzioni per il futuro: un evento su città e sviluppo sostenibile

    Istruzioni per il futuro: un evento su città e sviluppo sostenibile

    energia elettricaSabato 21 e domenica 22 settembre 2013 a Villa Bombrini – Genova Cornigliano si svolge una nuova edizione di IF – Istruzioni per il Futuro, l’evento – fiera con espositori e laboratori didattici sul tema dello sviluppo sostenibile e del consumo critico. Tema di questa edizione è La città che vogliamo.

    La fiera è aperta al pubblico dalle 10 alle 20.

    Programma dei laboratori

    SABATO 21 SETTEMBRE

    11.30 – 13
    Porto di Genova: non solo transito.
    Con Duccio Bianchi – Ambiente Italia, Enrico Fontana – Ambiente e Legalità, Legambiente, Libera. Proff. Massimo Quaini, docente di Geografia Università di Genova.

    11.30 – 13
    Piccolo orto urbano da asporto. A cura di IoRicreo

    15.30 – 17
    La città che vogliamo
    Con Alberto Magnaghi, docente di Progettazione territoriale, Università di Firenze, Carla Majorano – Mdf Napoli, Andrea Poggio – Legambiente

    15.30 – 17
    In cucina col sole a cura di Legambiente

    Sportello consumatori in piazza 15.30 -19.00
    La città ai cittadini
    Con i conciliatori di Alitalia. Edison, Enel. Poste Italiane, Telecom a cura di Movimento Difesa del Cittadino – Mdc

    17.30 – 19.
    Le nuove fabbriche: recuperate, ripensate, autogestite
    Con Luca Federici – Ri-Maflow, Maurizio Gritta – Presidente Iris, Davide Gomba – Officine Arduino

    17.30 – 19.00
    Il Gioco di MondoCibo a cura di Bottega Solidale

    17.30 – 19.30
    Prove pratiche d’intonaco in terra cruda a cura di Terra!onlus

    17.30 – 19.30
    Y.E.A.S.T.: come viaggiare in Europa a costo (quasi) Zero

    19 – 20
    L’Era del Ferro
    film-documentario di Diego Scarponi

    DOMENICA 22 SETTEMBRE

    15.30 – 17
    La Città ai Cittadini.
    Con Marco Bersani – Attac, Movimenti per l’Acqua, Campagna Nuova Finanza Pubblica, Bengasi Battisti – Sindaco di Corchiano VT, Mirko Tutino – Ass.re Ambiente Prov. Reggio Emilia

    15.30 – 17
    Impastare con la Pasta Madre a cura di Terra!onlus

    Sportello consumatori in piazza – 15.30-19.00
    La città ai cittadini.
    Con i conciliatori di ALITALIA, EDISON, ENEL, POSTE ITALIANE, TELECOM a cura di Movimento Difesa del Cittadino – MDC

    17.30 – 19
    Città in trasformazione: dopo lo sviluppo può esserci sviluppo?
    Con Marco Doria – Sindaco di Genova, Luigi de Magistris – Sindaco di Napoli

    17.30 – 19
    L’Alberto Inquilino di Hundertwasser a cura di Arci

    Laboratorio 17.30 – 19
    Piante che curano le piante a cura di Terra!onlus

    Laboratorio 17.30 – 19
    Tessuti Naturali: cardatura, filatura e tintura a mano a cura di Ass. Fili, Trame e Colori.

  • A Genova in bicicletta: tutti gli eventi della Mobility Week

    A Genova in bicicletta: tutti gli eventi della Mobility Week

    teatri-duse-biciLunedì 16 settembre al via la Mobility Week 2013, una settimana di eventi in tutto il mondo dedicati alla mobilità sostenibile e al trasporto in bibicletta. Gli eventi di Genova hanno come cuore l’installazione di 30 nuove biciclette per il bike sharing nel centro città e di 800 nuove rastrelliere distribuite su tutto il territorio comunale.

    Passiamo ora al programma degli eventi. In piazza De Ferrari (Palazzo della Regione Liguria) da martedì 17 a venerdì 20 (e sabato 21 e domenica 22 a Palazzo Reale) è allestito il centro informativo Atelier della Mobilità, dove sarà anche possibile sottoscrivere l’abbonamento per bike sharing e/o car sharing e avere informazioni sui veicoli elettrici e i punti di ricarica in città.

    A Palazzo Ducale, presso il bar m.cafè, è allestita da lunedì 16 a sabato 21 la mostra Attraversamenti sul tema di pedonalità e ciclismo urbano a cura dell’associazione culturale Percorsi Magici.

    Martedì 17 settembre (ore 18) in Feltrinelli la presentazione del libro La bicicletta di bambù di Matteo Sametti, 8400 km percorsi tra deserti e montagne dell’Africa.

    Giovedì 19 settembre (ore 17) presso l’Atelier della Mobilità presentazione del progetto “La metropolitana a Genova per una mobilità sostenibile. La storia e le prospettive future”, a cura dell’Associazione Metrogenova, a cui seguirà un dibattito alla presenza dell’assessore alla Mobilità del Comune di Genova Anna Dagnino.

    Venerdì 20 settembre (ore 10.30), presso l’Atelier della Mobilità, la Regione Liguria presenta il progetto “Sviluppo di reti ciclabili locali: i casi della bassa Val di Magra e della Valle Argentina”. Nella stessa giornata, tra le 8 e le 19, la Federazione Amici della Bicicletta propone il consueto appuntamento con Chi sceglie la bici merita un premio nel punto informativo di piazza Matteotti.

    Infine sabato 21 settembre Car free Day, con la chiusura al traffico di via Balbi (ore 14 – 24) e numerosi eventi promossi dai CIV. Tra le 15 e le 17 il “bici tour” del centro storico con biciclette di bike sharing, prova di scooter elettrici a cura de La Cruna e l’evento mobilitiAMACIV alla Maddalena.

    Vuoi scoprire tutti gli eventi di oggi e della settimana? Consulta la nostra agenda

    [foto di Diego Arbore]

  • Bici in città: una guida online agli eventi di tutta Italia

    Bici in città: una guida online agli eventi di tutta Italia

    bicicletta-DI2In attesa della European Mobility Week 2013, che si terrà dal 16 al 22 settembre con numerosi eventi in ogni città italiana (per farti un’idea, leggi il programma dell’anno scorso), segnaliamo una piattaforma web in cui è possibile dare risalto a tutte le iniziative che riguardano il mondo delle due ruote.

    Non si tratta di un progetto genovese, ma è comunque possibile contribuire a questa rete nazionale creata da un gruppo di studenti di una scuola superiore del Salento. Il Movimento 5 Selle – nome volutamente ricalcato dal progetto politico di Beppe Grillo – è stato inaugurato con l’obiettivo di promuovere la mobilità sostenibile tra giovani e meno giovani, attraverso un sito web che mette in relazione tutti coloro che organizzano eventi, campagne e iniziative nelle diverse regioni italiane. Il nome del movimento rimanda anche a un sondaggio, per verificare “quante selle merita la tua città“. Chiunque può esprimere una votazione da una a cinque selle per valutare quanto la propria città o Comune sia “a misura di ciclista”.

    Settembre è stato definito il Mese Tuttinsella, poiché grazie alla Mobility Week numerose città ospiteranno pedalate, escursioni e iniziative per sensibilizzare sulla mobilità sostenibile. Uno spazio web che raduna gli eventi nelle diverse regioni è aperto al contributo delle numerose realtà nazionali – pertanto anche genovesi e liguri – che si impegnano per i medesimi scopi.

    Una delle iniziative più importanti della nostra città è quella dell’associazione Abitanti Maddalena, che si sta impegnando a trasformare i bassi in depositi per biciclette e che il prossimo 21 settembre ospiterà l’evento MobilitiAmaCiv. A quanto si legge dal programma ufficiale della Mobility Week a Genova, avranno anche luogo la presentazione di nuove bici e posteggi per bici personali e bike sharing e di un nuovo regolamento Amt sul trasporto delle biciclette.

    [foto di Diego Arbore]

  • Pronto soccorso verde: su Facebook aiuto a chi coltiva in casa

    Pronto soccorso verde: su Facebook aiuto a chi coltiva in casa

    piante decoroSono sempre più numerose le iniziative che in Liguria promuovono stili di vita sostenibili e la condivisione fra persone che vivono lo stesso territorio: dopo Te lo regalo se vieni a prenderlo e Vicini di rete, oggi vi presentiamo Regalo e baratto in agricoltura.

    Un gruppo nato su Facebook, creato circa due mesi fa da un gruppo di liguri appassionati di agricoltura e prodotti locali, e che oggi conta oltre duemila membri: come si legge nel regolamento, chiunque ha la possibilità di scambiare e donare oggetti che possono essere riutilizzati o consumati, purché inerenti a ciò che è legato all’agricoltura, al naturale e al biologico“.

    Il progetto più recente legato al gruppo, come ci scrivono i coordinatori Marco Damele (imprenditore agricolo di Camporosso) e Laura Pasi (assistente di comunità infantile a Carasco), che lo hanno creato, è il Pronto Soccorso Verde: lo scopo è offrire agli iscritti “consulenze gratuite sulle malattie delle nostre piante d’appartamento o giardino e per la ricerca di rimedi, cure e prodotti a basso impatto ambientale per il nostro orto“.

    Il Pronto Soccorso Verde è solo l’ultimo tassello di un progetto più ampio, denominato PES – Petali e sfumature: un blog che tra poesie, fotografie e frammenti letterari è stato creato per mettere in relazione le due Riviere, con particolare attenzione a eventi, iniziative e prodotti tipici. Sul blog sono ammessi i contributi di agricoltori, educatori e scrittori che vivono in Liguria e vogliono condividere le proprie esperienze, segnalare eventi e promuovere i valori che sono oggetto anche del gruppo Facebook.

  • Giro d’Italia in bici elettrica: il percorso e la tappa di Genova

    Giro d’Italia in bici elettrica: il percorso e la tappa di Genova

    bicicletta-DI2Un’iniziativa interessante – e sostenibile – che ha coinvolto anche la nostra città. Genova e la Liguria sono state fra le prime tappe del giro d’Italia e del mondo in bici elettrica: un progetto iniziato lo scorso fine settimana – con partenza a Mandello del Lario, in provincia di Lecco – che si pone il duplice obiettivo di valorizzare la mobilità sostenibile (tema molto caro anche a noi di Era Superba) e per far conoscere itinerari e tradizioni del nostro Paese.

    L’idea è di Marco Flavio Invernizzi, un ragazzo di 26 anni che – dopo aver viaggiato da solo in bici fino a Barcellona (1.400 km) e Oslo (3.500 km) – ha deciso di organizzare un viaggio in Italia in sella a una bicicletta a pedalata assistita: in ogni tappa documenterà eventi e prodotti tipici e avrà modo di sensibilizzare le persone che incontrerà sull’importanza di questo mezzo di trasporto. La partenza lombarda ha poi toccato, nei giorni scorsi, le province di Pavia, Alessandra e Genova, attraversando il Levante ligure e dirigendosi ora verso la Toscana.

    Foto e dettagli del progetto eBike World Tour sono visibili sul blog e sulla pagina Facebook. Il viaggio di Marco terminerà a fine agosto ed è stato reso possibile grazie al contributo di alcuni sponsor (tra i quali rocketbiking, sito di e-commerce specializzato in bici elettriche).

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Lavoro e formazione nella green economy: un bando in Liguria

    Lavoro e formazione nella green economy: un bando in Liguria

    Green-economyLa Regione Liguria ha aperto un bando per valorizzare la blue e green economy, offrendo opportunità di formazione e lavoro per giovani dai 17 ai 34 anni.

    I fondi stanziati dal bando sono destinati ad aziende, pubblica amministrazione, scuole / università ed enti di ricerca che vorranno organizzare un progetto di formazione professionale in uno dei seguenti ambiti: cantieristica, nautica da diporto, porti e logistica, pesca, turismo crocieristico, energie rinnovabili, produzioni biologiche, agricoltura di qualità, zone boschive.

    Il finanziamento complessivo, proveniente dal Fondo Sociale Europeo, è di 8 milioni di euro: ciascun progetto approvato potrà beneficiare di un fondo compreso fra 150 e 800 mila euro.

    Entro ottobre 2013 le aziende / enti interessate dovranno presentare i progetti formativi, che saranno rivolti a giovani di età compresa fra 17 e 34 anni, in possesso di una qualifica triennale o un diploma di scuola superiore o una laurea, e disoccupati / inoccupati / in cassa integrazione.

  • Legambiente: Goletta Verde, la barca sostenibile fa tappa in Liguria

    Legambiente: Goletta Verde, la barca sostenibile fa tappa in Liguria

    GolettaVerde_1Da giovedì 8 a sabato 10 agosto 2013 torna in Liguria Goletta Verde, l’imbarcazione ecosostenibile che attraversa ogni estate le coste italiane per monitorare lo stato delle acque e dei litorali e che ospita in ogni sua tappa iniziative sulla tutela del mare e sul turismo ambientale.

    La Liguria è la penultima regione toccata nel tragitto di quest’anno (ultima tappa la Toscana, domenica 18 agosto), dopo circa 30 tappe che hanno visto un team di biologi ed esperti impegnato nel raccogliere segnalazioni di abusivismo edilizio, inquinamento, mancata depurazione delle acque e scarsa tutela del paesaggio, ma anche e soprattutto eccellenze e progetti positivi nell’ambito della sostenibilità ambientale.

    Il progetto a cura di Legambiente prevede una tre giorni di eventi fra Chiavari (dove rimane ormeggiata la barca, presso il porticciolo turistico) e Genova. Nell’ambito di questo evento sarà presentato il progetto RiciclaEstate – la differenziata ti segue in vacanza, che sensibilizza abitanti e turisti dei Comuni della riviera ligure sul tema della raccolta differenziata (vedi in merito l’esempio virtuoso di Bogliasco, Sori e Pieve Ligure).

    Leggi il programma completo degli eventi, realizzati in collaborazione con Marina di Chiavari Srl.

  • Parchi di Liguria: un’app per raccontare itinerari, mappa ed eventi

    Parchi di Liguria: un’app per raccontare itinerari, mappa ed eventi

    NerviUn’app che permette di conoscere itinerari, curiosità e info utili sui parchi della Liguria: le aree naturali della nostra Regione, di cui si è parlato molto negli ultimi mesi in relazione ai dubbi sulla futura gestione, sono protagoniste di questo innovativo strumento commissionato dalla Regione Liguria e sviluppato da ETT Srl.

    iParchi Liguria è disponibile per tutti i dispositivi Apple (scaricabile dunque nella versione per iPhone e per iPad) e consente di scoprire numerose informazioni sui parchi Aveto, Beigua, Antola, Portofino e Montemarcello Magra, che coprono 60mila ettari del territorio regionale. Itinerari, informazioni su come arrivare e curiosità storico – paesaggistiche sono al centro dell’applicazione, per dare la possibilità a genovesi, liguri e turisti di contribuire nella valorizzazione del patrimonio naturale della nostra regione.

    L’applicazione prevede una mappa che consente al visitatore di sapere in ogni momento dove si trova (grazie alla presenza di un segnale Gps) e di pianificare il proprio percorso individuando i maggiori punti di interesse e le previsioni meteo aggiornate in tempo reale. Gli eventi che si svolgono nei parchi potranno essere segnalati dagli stessi gestori attraverso il canale Twitter.

    L’app si aggiunge a strumenti analoghi, realizzati per valorizzare il territorio ligure sul web, quali l’applicazione su Area Marina Protetta Portofino (sviluppata sempre da ETT).

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • BikeRevolution: Maddalena, progetto per la mobilità sostenibile

    BikeRevolution: Maddalena, progetto per la mobilità sostenibile

    Biciletta a GenovaAbiti alla Maddalena? Conosci qualcuno che affitterebbe un fondo dove depositare delle bici? Quanto saresti disposto a spendere, al mese, per custodire la tua bici al sicuro?

    Queste sono alcune delle domande contenute nel questionario sulla mobilità sostenibile recentemente lanciato da Ama – Associazione Abitanti Maddalena in collaborazione con Yeast e Civ Maddalena. Un progetto nuovo, che insieme a molti altri sta contribuendo a far rivivere il quartiere. Sono due le finalità di questa prima fase: da un lato coinvolgere i cittadini tramite il questionario (soprattutto chi già si sposta abitualmente in bicicletta, e a Genova sono davvero tanti), dall’altro individuare proprietari di bassi disposti a concedere i locali per il deposito di biciclette.

    Così ci spiega Stefania Marongiu, ideatrice del progetto nonché membro di AMA e socia fondatrice di Yeast: «Vuole essere una “Revolution pedalante” che parte dagli stessi biker, ossia da noi e del nostro quartiere partendo dal problema che ci blocca maggiormente: portare la bicicletta a casa. Alla Maddalena molti palazzi sono senza ascensore e hanno molte rampe di scalini, spesso stretti. Nei portoni la bici non si può tenere, per strada ci sono pochissime rastrelliere e un alto rischio di furti o vandalismi. La soluzione sta nei “garage”: per questo abbiamo deciso di seguire una strada sostenibile, senza mega progetti degli o dagli enti locali. Abbiamo deciso di affittare in comunità alcuni bassi (ne abbiamo già individuati tre, stiamo trattando il prezzo e i lavori necessari), portando anche un beneficio indiretto: bassi affittati per scopi utili al quartiere e non tenuti chiusi o dati alla malavita. Partendo da un questionario vogliamo coinvolgere tutti e le idee di tutti, più bici ci saranno e meno costerà per tutti. A breve sarà operativa la “fase due”, su cui non anticipo nulla al momento ma che si chiamerà MobilitAMAci».

    bikeUna volta compilato il questionario (clicca qui per scaricarlo), la scheda va stampata e consegnata ai locali Glò Glò Bistrot (piazza Lavagna), Manena Hostel e Il salotto creativo (via ai 4 canti di San Francesco). Inoltre è possibile compilarlo direttamente online sul sito web di AMA.

    Nelle prossime settimane vi aggiorneremo sugli sviluppi futuri del progetto: in attesa, per qualunque informazione in merito, potete scrivere direttamente allo staff all’indirizzo bikerevolution.genova@gmail.com.

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore – logo BikeRevolution a cura di Arkigena]