Tag: concerti

  • Weekend a Genova, tutti al Buridda per il Critical Wine

    Weekend a Genova, tutti al Buridda per il Critical Wine

    critical wineLa lunga attesa è finita: quello alle porte è il weekend del Critical Wine al laboratorio sociale Buridda, ormai un’istituzione nell’autunno genovese che giunge quest’anno alla 12ª edizione e raduna una cinqunatina di produttori indipendenti, in arrivo da ogni angolo d’Italia e, addirittura, dalla Francia.

    Due giorni, sabato 12 e domenica 13 novembre, per raccogliere idee ed esperienze che favoriscono la partecipazione sociale, per poter ricostruire pratiche di vita collettiva che conducano a una ridiscussione dei consumi e delle relazioni sociali. Piccoli produttori di vino e contadini racconteranno le loro storie di vita e offriranno i prodotti della loro terra. A fare da prologo, già nella serata di venerdì alle ore 18, l’incontro tra ribelli della terra dal titolo “Comunità autogestite tra campagna e città: facciamo rete!”.

    Festa della ZuccaAltro appuntamento classico nell’autunno genovese è quello con la Festa della Zucca a Murta, in Val Polcevera: si inizia sabato 12 e domenica 13 novembre ma si proseguirà anche il prossimo weekend, con gli immancabili stand gastronomici aperti a pranzo e cena e la mostra delle zucche più grosse, più lunghe, più strane e più belle che si siano mai viste.

    Tornando alla serata di venerdì, alla Sala Modena del Teatro dell’Archivolto, il concerto di Dente, uno dei cantautori italiani più apprezzati della nuova generazione. Per l’artista, Giuseppe Peveri all’anagrafe, si tratta dell’occasione per presentare il suo nuovo album “Canzoni per metà”: ad accompagnarlo, sul palco del Modena, la band Plastic Made Sofa. Un altro album che si svela oggi, addirittura in anteprima, è quello del genovese Mladen, che al Teatro Altrove porta i brani del suo nuovo lavoro, “Indistruttibile”.

    elisaE per finire la rassegna dei concerti in programma a Genova, vale la pena fare un passo avanti di qualche giorno perché martedì prossimo, il 15 novembre, il 105 Stadium della Fiumara apre i battenti per Elisa e il suo “ON Tour”, dal nome dell’omonimo disco che ha segnato il ritorno alla lingua inglese per la cantante veneta arrivata ormai a festeggiare i vent’anni di attività.

    Il berretto a sonagliRestiamo sui palchi, ma per parlare di teatro. alla Corte, fino a domenica, va in scena “Il berretto a sonagli”, grande classico di Pirandello che rivive nella versione firmata dal regista Sebastiano Lo Monaco, che è anche attore protagonista insieme a Maria Rosaria Carli, Clelia Piscitello, Viviana Larice, Lina Bernardi, Rosario Petix, Claudio Mazzenga e Maria Laura Caselli. Sempre a proposito del Teatro Stabile, lunedì alle 18 l’ultimo appuntamento con il ciclo di letture “Le grandi parole”, ancora alla Corte: titolo dell’incontro “Il porto di casa mia: Govi e il mar Ligure” con Vito Molinari, Marco Salotti e letture di Aldo Ottobrino.

    Domenica, infine, un avvicendamento tra le mostre ospitate dai palazzi e dai musei genovesi: ultimo giorno per visitare “Gli eroi del calcio” che chiude i battenti domenica, ai Magazzini del Cotone; e debutto di “Laura Zeni. Passwor(l)d” alla Galleria d’Arte Moderna di Nervi. Proseguono invece le mostre di Palazzo Ducale che presenta “Warhol. Pop Society” e gli scatti di Helmut Newton; le Collezioni Tessili del Settecento esposte a Palazzo Bianco, l’“Antologia della pittura giapponese” al Museo di Arte orientale di Villetta Di Negro e  “Genova tesori d’archivio” al complesso monumentale di Sant’Ignazio.

    Marco Gaviglio

  • Weekend a Genova tra scienza, teatro, musica e… hobby

    Weekend a Genova tra scienza, teatro, musica e… hobby

    Senza spondaUltimi giorni di Festival della Scienza, la cui 14ª edizione si concluderà domenica, ma anche musica e teatro nelle proposte per questo weekend a Genova. Già questa, sera, venerdì 4 novembre al Teatro dell’Archivolto, Ottavia Piccolo rende omaggio ad Anna Politkovskaja con “Donna non rieducabile”, uno spettacolo di Stefano Massini per la regia di Silvano Piccardi che ricorda la giornalista russa a dieci anni dal suo omicidio.

    Restando all’Archivolto, ma passando dalla Sala Modena alla Sala Mercato, sabato 5 novembre è di scena Giorgio Scaramuzzino con “Senza sponda, storie di uomini e migranti”, monologo pensato per i ragazzi ma perfettamente godibile anche da un pubblico adulto, che offre un quadro delle migrazioni che stanno attraversando l’Europa in questi anni. Lo spettacolo, tratto dall’omonimo libro di Marco Aime, sarà preceduto da un aperitivo multietnico servito a partire dalle 19,30 nell’atrio del teatro e da uno show cooking di Chef Kumané.

    100610-gmm-somergibile-nazario-sauro-galata-esterni-genova-ph-merlofotografia-1-29Il tema del mare, mutuato in tutt’altra luce, ci porta alle celebrazioni in programma sabato per i cent’anni dalla morte di Nazario Sauro: l’eroe della Grande Guerra sarà ricordato anche dal Galata Museo del Mare che renderà visitabile per la prima volta a soli 5 euro il sommergibile ormeggiato in Darsena e intitolato proprio al patriota italiano il cui nipote, anch’egli sommergibilista, si trova proprio a Genova per presentare presso lo Yacht Club di Genova il libro “Nazario Sauro, Storia di un marinaio”.

    Sempre sabato, a Castello d’Albertis, la serata benefica organizzata dal Coordinamento Ligure Donne Latino-Americane in collaborazione con il Museo delle Culture del Mondo per raccogliere fondi da destinare alle popolazioni di Haiti e del Venezuela, due paesi dell’America latina messi in ginocchio, rispettivamente, dal passaggio dell’uragano Matthew e da una drammatica crisi economica.

    tom-waitsTutt’altra America è quella che, domenica sera, verrà raccontata dallo scrittore Marco Sommariva attingendo agli scritti di Charles Bukowski e alle canzoni di Tom Waits, reinterpretate dai musicisti Fabio Ricchebono, Giuliano Crosara, Mauro Annigoni ed Ezio Cavagnaro: l’appuntamento è alle ore 21 al Count Basie Jazz Club di Vico Tana.

    Ai Magazzini del Cotone, invece, da venerdì a domenica si svolge la 14ª edizione della fiera Fantasy & Hobby, un evento in continua crescita che, solo l’anno scorso, ha visto circa 15mila appassionati hobbisti e creativi raggiungere il capoluogo ligure per visitare gli 80 spazi espositivi occupati da produttori e rivenditori di materie prime e prodotti finiti delle varie tecniche dell’hobbistica femminile.

    Tornando sui palcoscenici, proseguono fino a domenica le repliche di Eurydice al Teatro della Tosse: il mito di Orfeo ed Euridice rivive nella versione del regista e sceneggiatore Jean Marie Anouilh (1910 – 1987), in cui Orfeo, interpretato da Gianmaria Martini, è un giovane violinista che accompagna un padre saccente, arpista senza talento, a suonare per locali ed Euridice, che rivive nella splendida interpretazione di Sarah Pesca, è un’attrice che ha già sperimentato anche la parte peggiore dei rapporti con gli uomini. La regia è firmata da Emanuele Conte.

    Vanno avanti fino al 9 novembre anche le repliche de “La cucina” al Teatro della Corte e de “Il borghese gentiluomo” al Duse. A proposito delle iniziative collaterali organizzate dallo Stabile, lunedì alle 18 il qurto appuntamento con il ciclo di letture “Le grandi parole”, dal titolo “Ibsen, La donna del mare” con Giulio Giorello e Gianna Schelotto e letture di Lunetta Savino.

    Infine, le mostre, a cominciare da quelle di Palazzo Ducale che presenta “Warhol. Pop Society” e gli scatti di Helmut Newton; e ancora le Collezioni Tessili del Settecento esposte a Palazzo Bianco, l’“Antologia della pittura giapponese” al Museo di Arte orientale di Villetta Di Negro, le “Polaroid ad arte” a Castello d’Albertis, per finire con gli “Eroi del Calcio” ai Magazzini del Cotone e  “Genova tesori d’archivio” al complesso monumentale di Sant’Ignazio.

    Marco Gaviglio

  • Festival della Scienza e Halloween a Genova nel weekend lungo dei Santi

    Festival della Scienza e Halloween a Genova nel weekend lungo dei Santi

    Ghost Tour di GenovaNon solo Festival della Scienza, la cui 14ª edizione è iniziata giovedì per concludersi il prossimo 6 novembre con oltre 270 eventi tra mostre, laboratori e spettacoli. Quello alle porte è infatti il lungo ponte di Ognissanti o, per meglio dire, il weekend di Halloween. Ed è proprio la festa delle zucche, infatti, a caratterizzare la maggior parte degli eventi in programma, a cominciare dal “Lungo weekend del mistero” che inizia venerdì 28 ottobre con “I Fantasmi della Torre Grimaldina” a Palazzo Ducale, prosegue sabato 29 con “I Fantasmi della Lanterna e del Mare” ovviamente alla Lanterna, La Mostruosa Caccia al Tesoro” di domenica 30 al Porto Antico ed il gran finale di lunedì 31 ottobre, la notte di Halloween, con il Ghost Tour di Genova dalle 20.30 in piazza Matteotti e, a seguire, nelle dieci strade e piazze del centro storico che fino alle 23 ospiteranno performance a ripetizione, tutte ispirate a streghe, spiriti e fantasmi.

    Stesso filo conduttore per l’Halloween Street Food Party in piazza Dante, una tre giorni all’insegna della musica e della buona tavola per una movida sostenibile e rispettosa dei residenti, dal 30 ottobre al 1 novembre incluso. Movida sostenibile, appunto, perché l’intenzione degli organizzatori è quella di coinvolgere anche gli abitanti meno giovani, per i quali è stata pensata la serata di ballo liscio con la Giandilo Band di domenica. La notte di Halloween sarà poi all’insegna dello swing e, infine, il giorno dei Santi è dedicato al folklore dell’Italia del Sud con i Kalimba e le loro pizziche, tarantelle e tammuriate.

    The Jazz VersionHalloween ai Luzzati si festeggia invece col “Gran ballo di Ognissanti” a partire dalle 22, ma preceduto da un “aperitivo da paura” a partire dalle 18. Ospiti dalla Spezia, il duo electro beat makers The Jazz Version in versione terror con l’aiuto del virtuoso David Stingaciu. Una contaminazione musicale jazz tra l’elettronica e le voci di mostri sacri come Duke Ellington, Charles Mingus, Herbie Hancock. Un sound ricercato che naviga dalle parti di sonorità chillout.

    Per i più piccoli, “Un Acquario da brivido” è quanto ha in serbo l’Acquario di Genova dalle 21 alle 23 di lunedì: luci spente e porte chiuse, il fantasma del pirata Jack Patella che da secoli vaga nelle profondità marine e un esperto dell’Acquario aiuteranno i partecipanti a sfatare terrificanti miti e leggende del mondo sommerso.

    Un passo indietro, a sabato e domenica, per “CiVivO / Vivi la strada / Abita l’arte”: due giorni di musica, arti, danze e gioco nel territorio, eccezionalmente chiuso al traffico, che comprende via Lomellini, piazza Fossatello, via Ponte Calvi, via San Luca, via del Campo, vico dell’Argento, salita dell’Oro, via Bensa e vico della Croce Bianca. Inoltre, sempre nell’ambito della manifestazione organizzata dal Civ Lomellini, sabato 29 ottobre alle ore 10,30 in piazza Fossatello si apre il dibattito “Arte di strada: nuova energia per la città” sull’arte come dispositivo di rigenerazione urbana e sulle regole funzionali per una convivenza. Un incontro aperto alla cittadinanza con le associazioni di settore e l’Ufficio alla Cultura del Comune di Genova. Domenica 30 ottobre alle ore 16 si parlerà, invece, di pedonalizzazione del quartiere con il flash mob “Car-free”.

    Capitolo teatri: ha debuttato mercoledì scorso alla Tosse l’Eurydice di Jean Anouilh, che resterà in scena fino al 6 novembre. Il mito di Orfeo ed Euridice rivive nella versione del regista e sceneggiatore Jean Marie Anouilh (1910 – 1987), in cui Orfeo è un giovane violinista che accompagna un padre saccente, arpista senza talento, a suonare per locali ed Euridice un’attrice che ha già sperimentato anche la parte peggiore dei rapporti con gli uomini. Protagonisti dello spettacolo, la cui regia è firmata da Emanuele Conte, sono Sarah Pesca e Gianmaria Martini.

    Vanno avanti fino al 9 novembre anche le repliche de “La cucina” al Teatro della Corte e de “Il borghese gentiluomo” al Duse. A proposito delle iniziative collaterali organizzate dallo Stabile, lunedì alle 18 il terzo appuntamento con il ciclo di letture “Le grandi parole”, dal titolo “Ospiti dal mare sulla scena antica” con Moni Ovadia e Margherita Rubino.

    Infine, le mostre: l’ultima ad aggiungersi la settimana scorsa è stata “Warhol. Pop Society” a Palazzo Ducale, che fino al 26 febbraio renderà omaggio al più celebre artista del ‘900 a trent’anni esatti dalla sua morte. E poi, ancora al Ducale, gli scatti di Helmut Newton, le Collezioni Tessili del Settecento esposte a Palazzo Bianco, l’“Antologia della pittura giapponese” al Museo di Arte orientale di Villetta Di Negro, le “Polaroid ad arte” a Castello d’Albertis, per finire con gli “Eroi del Calcio” ai Magazzini del Cotone e  “Genova tesori d’archivio” al complesso monumentale di Sant’Ignazio.

    Marco Gaviglio

  • Weekend all’aria aperta per godersi gli ultimi giorni di sole

    Weekend all’aria aperta per godersi gli ultimi giorni di sole

    Il Forte Begato, GenovaCon l’abbassarsi delle temperature, la stagione ha virato decisamente verso l’autunno, ma il sole resta comunque alto. Meglio dunque approfittare di queste ultime giornate di bel tempo per godersi qualche gita fuori porta: e il programma del weekend, da questo punto di vista, dà una mano. Domenica 9 ottobre si celebra infatti la quinta Giornata nazionale del camminare, promossa dal Ministero dei beni culturali: un appuntamento che, a Genova, si declina nella possibilità di salire attraverso dieci diversi itinerari a Forte Begato, al cui interno troveranno spazio stand gastronomici e spettacoli di animazione.

    A proposito di buona tavola, doppio appuntamento in centro con i prodotti tipici dell’agroalimentare ligure: in piazza Matteotti per l’edizione mensile di Sapori al Ducale, e al Porto Antico per la Biodomenica 2016 che – il nome dell’iniziativa non vi inganni – propone fin dalla giornata di sabato una mostra mercato per la promozione del biologico regionale, oltre a numerosi appuntamenti di contorno fra i quali il concerto acustico dei Luke and the Lion, la sera alle 21.

    notte bianca dei bambiniSabato è anche la giornata della Notte bianca dei bambini nel Sestiere della Maddalena dove, dalle 15,30 e fino a mezzanotte, andranno in scena concerti, spettacoli teatrali, animazioni di giocoleria con il fuoco e cori gospel. A partire dalle 19,30, poi, lungo via Maddalena sarà servita l’Amatriciana solidale cucinata da un team multietnico, il cui ricavato verrà destinato all’acquisto di libri per i bambini delle zone terremotate, nell’ambito del progetto “Bibliobus”.

    All’insegna della solidarietà per le popolazioni colpite dal sisma è anche il concerto che il Conservatorio “Niccolò Paganini” propone martedì 11 ottobre, eccezionalmente nella Loggia di piazza Banchi: si tratta, in realtà, delle prove generali del concerto offerto il giorno successivo a Palazzo Ducale nell’ambito delle Celebrazioni Colombiane, aperto al pubblico per raccogliere fondi a favore delle comunità del centro Italia travolte dal terremoto. Saranno eseguiti brani di Boccherini, Paganini e Haendel, l’ingresso è a offerta libera.

    Si parlava di weekend da trascorrere all’aria aperta ma, in caso di maltempo, sono sempre numerose le alternative offerte dalle mostre: l’ultima ad aggiungersi alla lista è quella sulle Collezioni Tessili del Settecento esposte a Palazzo Bianco, un itinerario attraverso i tessuti e la moda del XVIII secolo che prende spunto dalla mostra dedicata al pittore Alessandro Magnasco. Proseguono, poi, la mostra dedicata agli scatti di Helmut Newton a Palazzo Ducale, l’“Antologia della pittura giapponese” al Museo di Arte orientale di Villetta Di Negro, “Polaroid ad arte” a Castello d’Albertis, gli “Eroi del Calcio” ai Magazzini del Cotone e  “Genova tesori d’archivio” al complesso monumentale di Sant’Ignazio.

    Ultime repliche, al Teatro Duse, per “L’uomo dal fiore in bocca” di Pirandello, con Gabriele Lavia, in attesa di vedere ripartire anche la stagione dell’Altrove, recentemente presentata.

    Marco Gaviglio

  • Gli Afterhours al Goa Boa: dopo 17 anni, chi ha ancora “paura del buio”?

    Gli Afterhours al Goa Boa: dopo 17 anni, chi ha ancora “paura del buio”?

    afterhours-goa-boa-2Il Goa-Boa festival è una realtà ormai consolidata, che dal 1998 risveglia la scena musicale live genovese, e che si va sempre più affermando come un festival di respiro nazionale (è stato infatti definito “la più grande festa della musica in Liguria”) e soprattutto internazionale, con spettatori da tutta Europa e nomi che vanno da Manu Chao a Morrissey al Banco del Mutuo Soccorso. Il Goa-Boa viene organizzato dall’associazione culturale Psycho, costituita ufficialmente nel 1984, ma i primi avventurosi concerti con Gaz Nevada e Monochrome Set risalgono a qualche annetto prima. Psycho promuove singoli eventi, convegni tematici, stagioni di gestione teatrale con attività multidisciplinari, programmazione di festival e singoli concerti.

    Alla loro terza presenza al Goa-Boa, gli Aftehours sono ormai dei veterani del festival; e dei veterani nel panorama musicale alternativo italiano, che riavvertono l’esigenza di andare a riscoprire il proprio prodotto migliore. Non c’è alcuna questione in sospeso da chiarire sulla portata di un disco come “Hai paura del buio”.

    Votato come miglior disco di alternative rock degli ultimi 20 anni in Italia, gli After, per celebrare questa manifestazione di affetto del pubblico, decidono di intraprendere un tour dedicato al loro capolavoro. Ne viene fuori un riproposizione “remastered and reloaded”, rimasterizzata e reinterpretata con la collaborazione di molti artisti, italiani e stranieri. Non si tratta quindi di un semplice disco auto-celebrativo, scorciatoia in un momento di mancanza di idee; bensì di un disco consapevole del proprio ruolo chiave per l’evoluzione del rock italiano nel passato, e consapevole di avere ancora da dire dopo diciassette anni. L’importanza di “Hai paura del buio?” e il prestigio del gruppo milanese ha la conferma e la riprova in una collaborazione in particolare: quella di un colosso sacro della musica tutta come Robert Wyatt (Soft Machine).

    Il Goa-Boa non smentisce le aspettative, retaggio del successo degli anni precedenti. E questa edizione sceglie di piazzare il proprio palco in fondo ai magazzini del cotone, sullo splendido sfondo della Lanterna e del porto. Ad aprire il concerto, Le luci della centrale elettrica.

    Ascolta i brani del concerto su Spotify

    “Hai Paura del Buio? special edition” denota allora tre cose, come detto fin qui: la saggezza (musicale) dell’introspezione; l’urgenza di risuonarlo, con tutta la potenza del concerto dal vivo; e la necessità di riproporlo. Il risultato paga alla grande e il pubblico non lesina a farlo capire e la piazza sembra tornata indietro agli anni ’90. Diciannove canzoni indimenticabili, tra le quali spiccano, per potenza di esecuzione e reazione di pubblico, la paradigmatica “1.9.9.6.”, sferzante e generazionale, icona stessa dell’album intero, e “Male di miele”, degna erede dei canoni post-grunge di Germi; le ballate che hanno come punto di partenza “Dentro Marylin”: “Rapace”, “Pelle”, “Simbiosi” e “Voglio una pelle splendida”, che si altalenano tra arpeggi morbidi e feedback di overdrive tirato; e infine l’hardcore punk rabbioso e distruttivo di “Dea”, “Lasciami leccare l’adrenalina” e “Sui giovani ci scatarro su”, canzoni che sembrano frammenti detonati direttamente dall’apparente pace eterea delle ballate precedenti, come piccoli momenti di quiete (o, se vogliamo chiamarli diversamente, di sfiducia e disperazione) prima della tempesta.

    Manuel Agnelli (chitarra e voce), Xabier Iriondo (chitarra), Giorgio Prette (batteria), Giorgio Ciccarelli (chitarra), Roberto dell’Era (basso) e Rodrigo d’Erasmo (violino) suonano vestiti come si vestivano nel ’97, e suonano soprattutto con una carica come se il disco fosse stato scritto il pomeriggio stesso. E chi pensava che gli Afterhours potessero essere un po’ invecchiati, si è dovuto ricredere alla grande: due ore e passa di concerto sudatissimo e trascinante, con ben due bis e l’acclamazione unanime di un pubblico esaltatissimo. Ad alcune canzoni dell’ultimo album Padania, seguono altre canzoni irrinunciabili del repertorio della band, a rimarcare la loro prolificità di brani cardine dell’indie rock italico, come “Strategie”, “Quello che non c’è” e “Bye Bye Bombay”, brano di chiusura assolutamente perfetto vista la scenografia cittadina dietro al palco e per la quale “guardo il porto, sembra un cuore nero e morto, che mi sputa una poesia”. La poesia ermetica e visionaria degli Afterhours, risvegliata dopo 17 anni e più lirica che mai.

    Nicola Damassino

  • Meganoidi, sul palcoscenico una garanzia made in Zena. Il concerto è clamoroso

    Meganoidi, sul palcoscenico una garanzia made in Zena. Il concerto è clamoroso

    meganoidiA  San Benigno, circondata dalla rampa del viadotto stradale che si interseca tra l’ingresso alla sopraelevata e la corsia per l’autostrada, sorge l’area elicoidale, un’oasi nel deserto di asfalto divenuta ormai celebre in città in quanto sede di Music for Peace (qui l’intervista ai volontari dell’organizzazione che raccoglie materiali di prima necessità per ridistribuirli nelle zone del mondo in difficoltà, ndr)Confermiamo subito: è appagante poter contribuire direttamente a un’iniziativa così importante portando generi di prima necessità come cibo, medicinali, vestiti e materiali scolastici, invece di donare una somma di denaro.

    Il clima al Music for Peace è unico, fin dal pomeriggio: mercatini multietnici, sport, danze, workshop per bambini e musica per tutti i gusti e tutte le età. Non resta che fare la nostra parte e goderci una festa un po’ centro sociale un po’ carnevale etnico un po’ sagra di paese. La sera si procede con Che Festival! e sul palcoscenico salgono gruppi come Od Fulmine e Meganoidi. Dei primi abbiamo parlato recentemente, ma è doveroso dire quanta energia e quanta simpatia sprigionano ogni volta che li si incontra e, soprattutto, quanta certezza di avere di fronte qualità e potenzialità da vendere ogni volta che li si ascolta.

    meganoidi-2Per i Meganoidi non servono presentazioni, lusinghe o esitazioni: sono la migliore realtà musicale del panorama genovese da 15 anni a questa parte, un’officina instancabile di generi e uno dei laboratori musicali più vivaci a livello nazionale, senza esagerazioni. E poche storie: il concerto è clamoroso. Tutti i pezzi scatenano un pubblico che balla ogni accordo e che canta ogni parola. Si seguono una dopo l’altra le canzoni, senza quasi interruzioni; dal post-rock lirico e granitico di “Luci dal Porto” e “Ogni Attimo” (Welcome in Disagio) al prog cupo e noise di “Altrove” e “Dighe” (Al Posto del Fuoco); dall’alternative punk e brass-rock di “La Fine” e “Inside the Loop” (Outside the Loop Stupendo Sensation) allo ska made in caruggi di “King of Ska?” e “Meganoidi” (Into the Darkness Into the Moda). “Supereroi” la fa ancora da padrona tra le richieste della gente, e sembra che pure i camion in transito sulla spirale della strada rallentino per ascoltarne almeno qualche nota. “Zeta Reticoli” è ormai un inno cittadino, verso cui gli stessi Meganoidi nutrono il rispetto che merita, suonandolo con la passione di chi l’ha composto e si è poi reso conto di aver scritto un capolavoro. Pezzi che coprono 15 anni di carriera e di esplorazione musicale genuinamente autoprodotta.

    [quote] Il pubblico genovese è stato per molto tempo legato ai primi lavori della band, e ha capito il senso del genere meganoide con gli ultimi due dischi, in particolare con Welcome in Disagio[/quote]

    Davide canta con ogni muscolo del corpo, Luca si destreggia tra assoli di chitarra e di tromba come se nulla fosse, Riccardo fa esplodere a ogni pennata colpi di basso che fanno vibrare lo stomaco, Berna mette ordine con il suo chitarrismo preciso (senza sacrificare il voltaggio) e Lorenzo “Frullo” che mescola e fonde tempi dispari e ritmiche impossibili con la precisione di un metronomo! Un’ora e mezza di musica che, invece di sedare gli animi, fa scalpitare ancora di più per il loro prossimo concerto, in un vortice di assuefazione musicale per cui l’overdose non è concepibile.

    A fine concerto, quando ancora tutti hanno bisogno di scaricare l’energia delle due band targate Greenfog saltando e ballando con il dj-set, incontriamo Luca e Davide, sempre disponibilissimi e calorosi. Chiediamo di Genova, della condizione per l’ambiente artistico e musicale che la città offre. E ci rispondono che «Genova è una città complicata ma formativa: costringe al confronto con handicap e difficoltà profonde, per risolvere le quali è indispensabile un percorso di automiglioramento costante. Gli ostacoli che vi si incontrano sono notevoli: per questo sono notevoli le soluzioni che le persone escogitano: Music for Peace può benissimo essere un esempio; un altro era la Buridda…”.

    Il rapporto della band con Genova è estremamente forte, e il legame con il pubblico lo è altrettanto; quali siano invece le dinamiche che si creano con il pubblico delle altre città non è così scontato: «mentre a Genova l’affetto è quello di un pubblico ormai di amici, che comporta anche un diverso approccio alla musica che facciamo, il rapporto con il pubblico fuori Genova è ugualmente caloroso ma più obiettivo. Il pubblico genovese è stato per molto tempo legato ai primi lavori della band, e ha capito il senso del genere meganoide con gli ultimi due dischi, in particolare con Welcome in Disagio».

    Il “genere meganoide” è un termine assolutamente perfetto -forse il solo possibile- per descrivere la loro musica e le evoluzioni continue del loro stile. Ogni disco dei Meganoidi è, in effetti, una riscoperta del gruppo stesso attraverso gli eclettismi tracciati dai lavori precedenti. «L’onnivorismo che caratterizza le estrazioni musicali dei componenti porta all’esigenza viscerale di sperimentare e di rinnovarsi». Non esiste il compiacimento gratuito del reinventarsi, come è bandita ogni tentazione di vivere sul proprio nome scrivendo canzoni autoreferenziali. Tentazione svanita con la coraggiosa scelta di non cedere alle lusinghe di alcuna major, e di proseguire con la coerenza artistica e l’onestà intellettuale dell’autoproduzione. «Proprio da queste premesse nasce la libertà di espressione della nostra musica, senza rinnegare quella già scritta né precludere nulla a quella che verrà. Per ora siamo entusiasti del CD-DVD in uscita a giorni, il 10 giugno, per festeggiare i 15 anni di attività. Per il resto, chissà, in autunno…».

    Con questo saluto, che ci fa ben sperare in un nuovo capitolo meganoide, lasciamo il Music for Peace, una realtà preziosa per la città, per cui potrebbe valere la pena di parafrasare De Andrè, “dai diamanti non nasce niente, dal ‘degrado’ nascono i fior”; e pensiamo che sarebbe davvero bello se si potesse scambiare della buona musica con la pace: in quel caso, la band genovese correrebbe per il Nobel.

     

    Nicola Damassino

  • Naufraghi dopo la tempesta, gli Od Fulmine approdano alla Claque

    Naufraghi dopo la tempesta, gli Od Fulmine approdano alla Claque

    od-fulmine-claqueRieccoci di nuovo, dopo qualche settimana, alla Claque: tornare qui è sempre un grande piacere, che ogni volta fornisce un’ulteriore conferma del valore di uno dei palcoscenici migliori della città. Questa volta il palco è calcato da un gruppo made in Greenfog una delle realtà discografiche più vivaci e qualitative del genovese e, dunque, una garanzia per quanto riguarda il prodotto musicale. Se poi si tratta degli Od Fulmine, la garanzia diventa subito certezza matematica. Loro sono una realtà genovese indipendente e autoprodotta, in una città storicamente legata a questa filosofia artistica e musicale.

    Entriamo a bere qualcosa, e nel bar troviamo i musicisti che si intrattengono con fan e amici, creando quel legame saldo con il pubblico che si manifesterà in pieno di lì a poco, durante l’esibizione. Non esiste alcuna routine da camerino, noi ne approfittiamo subito per salutare Stefano Piccardo (chitarra, voce), Fabrizio Gelli (chitarra, voce) Saverio Malaspina (batteria) – quest’ultimo star del genovese soprannominato “l’ortolano” dopo l’apparizione a Unti e Bisunti 2 girata a Genova (qui il video) – e scambiamo due chiacchiere con Mattia Cominotto (chitarra, voce) e Riccardo Armeni (basso).

    >> Ascolta i brani suonati alla Claque su Spotify e Deezer

    La prima domanda riguarda il nome del gruppo e, per quanto banale nella sua intenzione di rompere il ghiaccio, risulta essere la più importante per capire il senso del disco stesso, dato che «Od Fulmine è un’espressione inventata all’interno di un lessico domestico tra di noi»; e rappresenta, inoltre, due elementi essenziali della storia che c’è dietro alle canzoni del concept: «Od è il nome del nostro unico mentore; una notte, in barca, in navigazione dopo ormai più di mese, si scatenò una tempesta e fummo colpiti da un fulmine. La barca fu spezzata e, da allora, noi e Od siamo disgraziatamente separati». Trovare le fonti di ispirazioni dimostra come, «per quanto il veicolo sia quello musicale, il gruppo nasce con il cinema di Hayao Miyazaki, lo steampunk e la letteratura di Kurt Vonnegut, a cui è ispirato il brano Ghiaccio9». E lo dimostra anche la grafica delle locandine e i disegni, realizzate da Andrea Piccardo (direttore di Genoa Comics Academy). La storia, che ha un ruolo così importante all’interno dell’album, «è stata rappresentata dai video dei pezzi, e verrà completata con la trilogia, di cui in realtà manca la seconda parte. Il primo, “Altrove2”, mostra noi 5 insieme a Od, “colui che stavamo seguendo alla ricerca di ciò che più desideriamo”; il terzo è “I preti dormono”, subito dopo il naufragio; e il secondo riguarderà proprio quest’ultimo».

    La serata inizia dall’area bar del locale, intrattenuta dallo sperimentalismo eclettico di Tommaso Rolando, polistrumentista genovese che, nel progetto Stoni, lavora alla modulazione del suono del contrabbasso e della sua voce. Prosegue con la piacevole esibizione di Tomaso Chiarella che canta, come il suo disco “trasparente” ben suggerisce, una quotidianità limpida e schietta, rifacendosi ai poeti e ai cantautori genovesi degli anni ’80. E, infine, salgono sul palco gli Od Fulmine.

    La serata è tutta per loro, quindi nessuna sorpresa che il pubblico si faccia sentire per acclamare la band. Tutti conoscono le canzoni a memoria, segno di un affetto già consolidato da parte dei fan. I pezzi sono forti e lo stile impressiona, nella sua dimensione viva, sul palco. Qui il rock indipendente è sprigionato in tutto il suo voltaggio, ma è contrastato, e quindi accentuato ancora di più, dall’anima folk di ogni brano, che ne scava i motivi più profondi e i sogni più lontani. Spiccano brani come i già citati “Altrove2”, “I preti dormono”, “40 giorni”, “5 cose” e il pezzo -forse- migliore del disco: “Ghiaccio9”.

    Ps Mattia Cominotto prima di salire sul palco ci racconta del furto subito recentemente dal Greenfog studio, qui l’appello alla città che contribuiamo a diffondere.

     

    Nicola Damassino

  • I Tre Allegri Ragazzi Morti sul palco dello Zapata: il racconto della serata

    I Tre Allegri Ragazzi Morti sul palco dello Zapata: il racconto della serata

    tre-allegri-ragazzi-morti-2C.S.O.A. Zapata, quarta tappa delle dieci date del tour dei Tre Allegri Ragazzi Morti per celebrare i 20 anni di attività. I luoghi scelti per l’esclusività degli eventi non sono casuali: ripercorrono infatti, come si legge sul loro sito, le loro stesse orme, “nei posti dove suonavano, quelli che sono rimasti, nelle città che per prime hanno risposto all’urlo di Mai come voi’”. La formazione è rimasta praticamente immutata da vent’anni, raro esempio di alchimia vincente nel panorama musicale italiano, scevro da personalismi interni e immune da discordie artistiche. D’altronde la coerenza e la dignità intellettuale di Davide Toffolo -chitarra e voce-, Enrico Molteni -basso- e Luca Masseroni -batteria- non è messa in discussione, e questo rende il gruppo un caso più unico che raro.

    A riprova di questo c’è il voto della band di non svendere la propria immagine ai media, proteggendo la propria individualità, spesso mercificata dalle regole dell’industria discografica, con un’arma più appuntita di una lancia e più esplosiva di un missile: la matita di un fumettista di rilievo come Davide. E così le maschere dei teschi sono, fin dalle origini, un simbolo del gruppo, anticipando una tendenza che significa, paradossalmente, il contrario nello stesso periodo, quando i Daft Punk ne fanno un motivo di marketing per alimentare la trovata discografica di impersonare musicisti cyborg venuti dal futuro.

    Nati dall’esperienza punk della Pordenone fine anni’70 e dal movimento denominato Great Complotto, i TARM (come spesso viene abbreviato il nome della band) toccano uno dei punti più alti del punk e del rock indipendente italiano, diventando capostipiti di una nuova concezione musicale, autoprodotta e dichiaratamente live, dimensione prediletta rispetto a quella in studio.

    tre-allegri-ragazzi-mortiI primi lavori, “Mondo Naif” del 1994, “Allegro Pogo Morto” del 1995 e l’EP “Si Parte” dell’anno successivo, sono i manifesti di questa loro filosofia. Il tour Aprile1994 intende ripercorrere proprio questi album. E, questo è importante sottolinearlo, non solo riproporli. Tra le spesse mura dello Zapata, infatti, viene annunciato un esperimento spazio temporale, un virtuale viaggio a ritroso dal 2014 al 1994, per dare la possibilità a chi ancora non c’era di assistere a come sarebbe stato uno dei primi concerti marchiati TARM, e a chi c’era di rinfrescarsi i ricordi. Quei ricordi che, come suggerisce l’esperimento stesso, sarebbe più importante imprimere nella mente, invece di fissarle nella tecnologia che ormai sembra sostituire il nostro cervello. Oltre a questo, lo scopo è anche molto più pratico. I Tre Allegri Ragazzi Morti, infatti, proprio come alle origini suonano senza maschera. E le fotografie sono bandite. Naturalmente rispettiamo la decisione per il rispetto dovuto alla loro scelta artistica. Così ci facciamo piombare addosso un concerto di puro punk, come, forse, non ne abbiamo mai sentiti. L’impatto sonoro è poderoso: le casse sparano al massimo e le loro vibrazioni, con la complicità di centinaia di persone che saltano, fanno addirittura scalcinare pezzi di intonaco dalle pareti!

    >> Ascolta su Spotify i brani eseguiti dai Tre Allegri Ragazzi Morti al CSOA Zapata

    La scarica di adrenalina e di nostalgia che riescono a infondere versi come “non saremo mai come voi, siamo diversi: puoi chiamarci se vuoi ragazzi persi” di Mai come voi; o “sessanta milioni di topolini davanti alla tivù non dimenticheranno mai il facile du du du” di 1994 (riprendendo il motivo dell’inno di Forza Italia) scatenano quel pogo profetico. Profetico perché anticipa il capitolo successivo di Allegro Pogo Morto, da cui spiccano pezzi del calibro di Dipendo da te, Una cosa speciale e Quindici anni già con “tutta la noia di sua madre e tutte le bugie di suo padre”. L’esperimento si conclude con l’epitaffio di Sono Morto dall’EP “Si parte”: “non sarà il fumo di marijuana, la febbre al fine settimana, sarà che sono disperato o che mi sono consumato: ma sono morto!”. Un concerto fatto di memoria e sudore, e -come direbbe un altro maestro del punk new wave- una bella “botta di energia del rock”.

    concerto-zapataLo Zapata permette anche di assistere al concerto nel salone del bar, grazie a un proiettore che trasmette il palcoscenico su un telo gigante. Rindossate le maschere, i TARM tornano al 2014, proponendo alcune tra le loro più belle canzoni degli ultimi anni, tra cui “Francesca ha gli anni che ha”, “La mia vita senza te”, “Il mondo prima” e “Alle anime perse”. Una menzione particolare è dovuta al gruppo di spalla, i Numero6: la formazione ligure di indie rock capitanata da Michele Bitossi (qui l’intervista di Era Superba), a nostro parere, merita sempre attenzione.

    Nicola Damassino

  • Stephen Steinbrink from USA to Maddalena, due mesi in giro per l’Europa con la chitarra

    Stephen Steinbrink from USA to Maddalena, due mesi in giro per l’Europa con la chitarra

    stephen-steinbrink (1)Il suo tour europeo è partito quindici giorni fa da Berlino e quella di Genova al Teatro Altrove è l’ottava data in due settimane. Due mesi in giro per l’Europa con la chitarra a tracolla, di teatro in teatro di club in club. Stephen Steinbrink è giovane, ha 26 anni, ma fa il musicista in tour dal lontano 2001 e ha già pubblicato sei dischi. Non ha tempo da perdere: «No, non ero mai stato a Genova prima di oggi, ma non ho il tempo di visitarla, ho fatto un giro per raggiungere il teatro e nulla più, purtroppo devo subito ripartire, lunedì suono a Roma…». Scambiamo due chiacchiere dopo la performance, neanche il tempo di posare la chitarra e sparisce dietro il tendone nero per fiondarsi al banchetto dei dischi e trasformarsi in venditore. Non se la cava neanche male, tre LP venduti, il pubblico genovese ha gradito la sua performance, nel foyer del teatro i commenti sono molto positivi, anche se Stephen non li coglie perché non parla una sillaba di italiano.

    stephen-steinbrink (3)Canzoni brevi, non seguono la struttura classica strofa e ritornello, in sala il pubblico è curioso, ascolta con attenzione questo giovane americano con gli occhiali grossi e tondi e la camicia rossa. Gioca con l’accordatura della sua chitarra acustica amplificata e segue le dita con una voce sottile e precisa, intonata e piacevole. Sarà l’accento americano molto marcato alle nostre orecchie italiane “poco educate”, ma la mente va subito a Simon & Garfunkel… senza Garfunkel. Le linee melodiche dolci e malinconiche, riportano alle tracce più celebri della canzone d’autore americana. Sensazioni che ascoltando altri brani di Stephen su bandcamp mutano e richiamano maggiormente le sonorità pop, la resa delle canzoni suonate chitarra e voce sul palco dell’Altrove è infatti diversa rispetto a buona parte delle registrazioni in studio.

    stephen-steinbrink (2)Un’esibizione senza fronzoli, “la mia voce non è il mio corpo” canta Steinbrink. Rimane immobile davanti al microfono dalla prima all’ultima canzone e il ponte mobile che per un attimo scivola dal microfono e cade a terra è l’unico strappo che scompone l’atmosfera densa ed avvolgente.  ““, “” e “” sono brani che meglio di altri raccontano il concerto di Stephen Steinbrink alla Maddalena, concerto che si chiude con la bella ““.

     

  • I Selton live a La Claque, quando alla malinconia “o remédio è cantar”

    I Selton live a La Claque, quando alla malinconia “o remédio è cantar”

    selton-concerto-live-claqueLe lingue delle loro canzoni sono il portoghese, lingua madre; l’inglese, lingua franca; e l’italiano, lingua d’adozione. Le città della loro avventura sono Porto Alegre, in Brasile, Barcellona e Milano. Nella prima si conoscono, compagni di scuola già con la passione per la musica; nella seconda si rincontrano casualmente, e celebrano la coincidenza formando il gruppo, battezzandolo Selton e riproponendo i Beatles in chiave – ovviamente – bossanova nello scenario gaudìano del Parco Güell. Nella terza ci finiscono perché, partecipando nel 2006 al programma di Fabio Volo ItaloSpagnolo, ottengono la possibilità di registrare con Gaetano Cappa (vocal coach a X Factor) il primo disco “Banana à Milanesa”, uscito nel 2008.

    Ricardo Fischmann, (chitarra, voce), Ramiro Levy (chitarra, ukulele, voce), Eduardo Dechtiar (basso, voce) e Daniel Plentz (percussioni, voce) proseguono il loro percorso musicale con il secondo album, omonimo, datato 2010. “Selton” viene accolto positivamente dalla critica, celebrato come uno dei più intelligenti dischi melodici italiani dell’anno. Nel 2012 la loro carriera vanta, oltre alla partecipazione al disco di cover di Max Pezzali “Con due Deca” con la canzone “Come deve andare”, l’esibizione al Premio Tenco a Sanremo, nella quale accompagnano Daniele Silvestri. L’ultima fatica discografica arriva nel 2013 con “Saudade”, un disco che riprende il discorso iniziato con l’album d’esordio, senza ovviamente rinnegare il potenziale alternativo del secondo disco. Come racconta la band a proposito dell’album, «è talmente tanto tempo che siamo lontani da casa, che quasi non sappiamo più dove sia: ci mancano le spiagge del Brasile e i concerti per strada a Barcellona. Con il nuovo disco raccontiamo proprio questo: “saudade” in portoghese significa appunto “malinconia”. Raccontiamo i nostri sentimenti e le nostre nostalgie, e ci rendiamo conto che l’unico momento in cui non ci manca più niente è proprio quando suoniamo insieme».

    claqueA La Claque, uno dei palcoscenici genovesi migliori per la musica live, l’atmosfera è di grande impatto: piccoli tavolini disseminati davanti al palco già pronto per la performance, luci soffuse e fumose e un già numeroso pubblico che vocifera e brinda. Il concerto inizia e immediatamente tutto il locale è a proprio agio: l’accuratezza dei suoni è nitida e la simpatia della band è coinvolgente. I lavori in studio dimostrano la precisione esecutiva e compositiva dei musicisti; e si dimostrano subito tanto melodici e composti in sala di registrazione quanto divertenti ed energici dal vivo!

    A ogni brano le persone che iniziano a ballare si moltiplicano, incoraggiati dai ragazzi e da pezzi come l’irresistibile “Non lo so” e la cavalcante “Across the Sea”, così squisitamente ritmiche che è impossibile restare fermi. I coretti, ben dosati e mai pretenziosi, rendono ogni pezzo elegante e leggero, ma mai banale, richiamando alla mente le atmosfere dei Vampire Weekend. “Piccola Sbronza”, pezzo scritto con la collaborazione di Dente, vede addirittura l’invasione del palco da parte delle manifestazioni forse troppo affettuose di una fan. E se durante l’esibizione fanno salire una ragazza scelta a caso a suonare il tamburello con loro, che vince subito la timidezza grazie alla loro calorosità, quasi a fine concerto è la band a saltare giù dal palco, per cantare in mezzo a tutti “Eu Nasci no Meio de um Monte de Gente”, per poi finire in gran bellezza con “Nuoto nuoto e niente più”, rocksteady giamaicano con un’eccezionale coreografia dei musicisti, che sanno anche, da ottimi polistrumentisti, scambiarsi di posto. Il gruppo vanta, inoltre, la collaborazione del compianto Enzo Jannacci, dalla quale nasce la cover tutta brasileira di “Vengo anch’io. No, tu no”, divertentissimo momento nazionalpopolare d’effetto assicurato, così come per le due cover di Cochi e Renato: “Canzone intelligente” e “La Gallina”.

    Nel post concerto il pubblico si accalca per i complimenti e gli autografi; ne approfittiamo per avvicinare Ricardo, al quale rivolgo subito una domanda sul significato del nome del gruppo. «Selton è una parola inventata, che assume un significato preciso e importante tra di noi, che oltre a essere un gruppo siamo innanzitutto un gruppo di amici. Selton si potrebbe tradurre con sintonia». Per quanto riguarda Genova, «è una città per noi ancora tutta da scoprire. Non è la prima volta che veniamo qui, ma sicuramente la sua fama la precede, visto che è la città che ha dato i natali a Colombo, una sorta di eroe per noi del Nuovo Continente. Il potenziale della città è sicuramente altissimo, vista la sua scuola di cantautori; ma l’impressione è che la musica live, qui come spesso accade anche altrove, faccia fatica a trovare spazi e riconoscimenti».

    I Selton sono una piacevolissima scoperta in un venerdì sera piovoso; un gruppo che fa della propria malinconia la sua ragione d’essere, cantata in maniera che ne risalti la gioia e la felicità dietro ai ricordi lontani di casa propria, e per la quale “o remédio è cantar”.

    Nicola Damassino

  • Un “Bang!” nella movida genovese: niente spari, sono i Nonostante Clizia live ai Luzzati

    Un “Bang!” nella movida genovese: niente spari, sono i Nonostante Clizia live ai Luzzati

    I NonostanteClizia ai LuzzatiLa nuova gestione dei Luzzati (qui l’approfondimento) si conferma ormai come una realtà consolidata e di successo. I giardini sono probabilmente una tra le mete più tranquille del dopocena nel centro genovese, via via più vivaci con il passare delle ore. E la dimostrazione di una movida intelligente e giovane (visto che, a differenza di quanto pensano i più, l’accostamento è possibile) non ne compromette il divertimento. All’ingresso c’è la simpatia e la grinta di Michele Ferrero, promoter d’eccezione con i suoi slogan e la sua parlantina da tribuno. Presenta i “Nonostante Clizia, un giovane gruppo di Acqui Terme che stasera terrà un concerto mirabolante”. E a fine serata, nessuno avrà il coraggio di contraddirlo. I Nonostante Clizia sono una formazione a cavallo tra alternative rock e synth pop di Acqui Terme, con influenze «che vanno dai Bluvertigo agli Arcade Fire», composta da Valerio Gaglione (voce e chitarra), Marco Gervino (chitarra), Matteo Porta (basso), Simone Barisone (tastiere) e Manuel Concilio (batteria). Attivi dal 2009, anno del loro primo demo “Sarà la Moda”, al quale segue “Amori Etichettati” (2010), hanno registrato l’EP “BANG!” nel 2013 (registrazione e produzione di Matteo Cantaluppi).

    Con le luci spente si vede bene il clima di festa del venerdì sera che c’è fuori; e, dall’altra parte, s’intravedono gli scavi romani dalle vetrate scure, e ci si chiede come sarebbe quello spazio illuminato con luci adatte, immaginandosi uno sfondo unico per un locale e il suo palcoscenico live. I ragazzi si lasciano sfuggire le ultime note preparando gli strumenti già caldi e, a un certo punto, rullano le bacchette di Manuel, preludio della sua serata… riceverà dal pubblico i cori tutti per lui. Pezzo d’apertura L.A., un’analisi intima di una generazione che si domanda: “che cosa sono gli incubi per noi: viver come chi apre nei locali, sentirci vuoti dentro e imbarazzati, vederci belli fuori ma scoppiati”. Julian è un brano ispirato al film Less than Zero, e fornisce in qualche modo il fulcro della politica dei Nonostante Clizia: “e non lo so se lo apprezzo svendermi a poco prezzo”. A buon diritto, dato che, come ha scritto lo stesso Andrea Pinketts, autore del libro che da il nome al gruppo, “le bugie sono sempre regali. Le verità si pagano”.

    nonostante-clizia-scaletta-live

    A chi bazzica su MTV, I Ragazzi dell’Alaska potrebbe essere un titolo familiare. Il pezzo, infatti, è stato mandato in rotazione su MTV new generation, in onore dell’elezione del gruppo ad artisti del mese. Il synth pop dei Nonostante qui raggiunge una forma compiuta: interventi strumentali giustapposti a una struttura melodica piacevolissima. Il testo diventa un setaccio della freddezza della gente: chi al cuore, chi al collo, chi alla testa, per cui “la malizia serve a conquistare; la furbizia invece per scappare”. Insomma, come dare torto alle motivazioni per cui MTV new generation ha scelto loro: “Anticonformisti e coinvolgenti, i NonostanteClizia possono davvero fare strada nel panorama indie italiano”. Il tuo stile è una ballata in cui il basso e la batteria si fondono in una ritmica metafisica e cupa; l’arpeggio strozzato della chitarra e i rintocchi delle tastiere completano il telaio armonico del pezzo, su cui, alla fine, la voce di Valerio, profonda e (in pieno accordo con Giovanni Facelli, chitarrista dei Tomakin e amico dei concittadini acquesi) resa ancora più efficace dall’effetto ruvido dell’altoparlante, canta un momento di introspezione: “guarda lo specchio, dimmi cosa riflette quando ti svegli alle tre”.

    A fine concerto, richieste di bis e complimenti confermano l’ottima prova del gruppo e lo stato di grazia che il palco gli fornisce. A proposito di live, parlando con i ragazzi scopriamo che «le date non mancano: saremo ad Alessandria, Imperia, Prato, Grosseto, Roma, Brindisi, Bari, Catania, a partire da questa primavera». Nel frattempo, «stiamo preparando la pre-produzione del nuovo disco, che uscirà molto probabilmente in autunno 2014». Con la certezza che il risultato sarà all’altezza delle aspettative, a giudicare dagli inediti che abbiamo potuto sentire durante il live. Che quel “Bang!” sia il colpo di pistola che dia il via alla loro corsa musicale e che Bolivar, alter ego dei Nonostante che compare sulla copertina, con il suo ghigno, il sangue al naso e gli occhiali da sole, riesca ancora sbeffeggiare, pestare e scrutare i suoi coetanei e le loro vicende.

    Nicola Damassino

  • Giovanni Lindo Ferretti: l’ex leader dei CCCP in concerto all’Archivolto

    Giovanni Lindo Ferretti: l’ex leader dei CCCP in concerto all’Archivolto

    Giovanni Lindo FerrettiMercoledì 22 gennaio il teatro dell’Archivolto ospita il concerto di Giovanni Lindo Ferretti, A cuor contento con i due ex componenti degli Ustmamò Ezio Bonicelli (violino, chitarra elettrica), e Luca Alfonso Rossi (basso, chitarra elettrica, batteria elettronica).

    L’ex leader di CCCP, CSI, PGR, figura carismatica e controversa, ripercorre in concerto la sua storia musicale rivisitata e corretta e propone brani dagli anni Ottanta ad oggi, scelti tra i tanti di un repertorio che va dai CCCP ai CSI a Co.Dex, primo album solista del cantante emiliano. Brani da And the radio plays a Cupe vampe, da Annarella a Emilia paranoica, da Unità di produzione a Spara Juri.

    In trent’anni di carriera Giovanni Lindo Ferretti ha tracciato un segno profondo nella musica italiana. Padre del punk italiano con i CCCP – Fedeli alla linea, che saldavano le suggestioni provenienti dall’URSS con l’Emilia contadina e paranoica in cui erano cresciuti, poi leader dei CSI (Consorzio Suonatori Indipendenti), che hanno scalato le classifiche discografiche italiane, e dei raffinatissimi PGR (Per Grazia Ricevuta), è stato fonte di ispirazione musicale per molti dei gruppi attualmente attivisulla scena rock italiana, dai Marlene Kuntz agli Offlaga Disco Pax.

    Allevatore di cavalli a Cerreto Alpi, suo paese natale in provincia di Reggio Emilia, fervente cattolico e inaspettato ammiratore di Papa Ratzinger, scrittore, poeta capace di toccare corde intime e profonde, oggi a sessant’anni Giovanni Lindo Ferretti, innovativo, contradditorio, controcorrente, continua a stupire, fare discutere e affascinare come pochi altri sulla scena musicale italiana.

    Serata in collaborazione con Habanero Edizioni. Biglietto unico 18 euro.

  • Dub side of the moon: live dub set al centro sociale Zapata

    Dub side of the moon: live dub set al centro sociale Zapata

    Dj set musicaVenerdì 17 gennaio il centro sociale Zapata di Sampierdarena ospita il ritorno in Italia di Victor Rice e Mr.T-Bone con il live dub set di Dub side of the moon, un disco uscito nel 2003 che lasciò il segno nella scena reggae e dub mondiale, seguito da altrettanti successi internazionali come Radiodread, Lonely Hearts Dub, Dubber Side Of The Moon e Thrillah.

    Victor Rice, dopo dieci anni, rispolvera i nastri originali di Dub side of the moon e per la prima volta li porta fuori dallo studio per farne un dub set live e riproporre l’intero lavoro “ridubbando” dal vivo tutte le tracce comprendenti i featuring di artisti come Sluggy Ranks, Corey Harris, Ranking Joe, Kirsty Rock, Gary “Nesta” Pine, Dollar Man, Frankie Paul, Dr Israel, The Meditation.

    Un dub set tutto analogico alla vecchia maniera nello stile dei grandi maestri come King Tubby, unico e imperdibile, per rivivere le emozioni di un disco che ha fatto ballare tutto il mondo.

    A completare lo show ci sarà Mr.T-Bone, musicista italiano che ha lavorato con artisti come Africa Unite, Bluebeaters, Casino Royale e molti altri, conosciuto nella scena internazionale per aver suonato con artisti del calibro di Willie Williams, Rocksteady Seven, New York Ska Jazz Ensemble…nel suo girovagare per il mondo ha incontrato il dubmaster Victor Rice tanti anni fa ed hanno lavorato insieme su molti dischi, da lì la collaborazione non si è mai fermata e alla maniera dei grandi fiatisti giamaicani T-bone improvviserà sul dub di Victor Rice con il suo trombone.

    Dopo il live dub set di The Dub Side of the Moon, diversi musicisti della scena genovese si esibiranno in improvvisazioni sulle basi di Victor Rice e dei resident sound:  B.B.Sax,  Copo e J.J. dei Marciellos, Cecco (Whattabeat, Groove Makers) e Robi Nappi (Real Thing All Stars).

    Complete line up:

    Victor Rice aka Strikkly Vikkly – dub master
    Mr. T-Bone – trombone & melodica

    Copo (Marciellos) – fagotto & sax contralto
    J.J. (Marciellos) – trombone
    Cecco (Whattabeat, Groove Makers) – sax tenore
    Robi Nappi (Real Thing All Stars) – tromba
    B.B. Sax – sax baritono
    Farmers Roots & Levante Massive – heavyweight rootikal selections

    Serata a cura di Ganja farmers e Levante Massive, ingresso 5 euro prima di mezzanotte, 7 euro dopo

  • Museo del jazz di Palazzo Ducale: concerto/tributo a Chet Baker

    Museo del jazz di Palazzo Ducale: concerto/tributo a Chet Baker

    Chet BakerIl primo evento del 2014 del Museo del jazz di Palazzo Ducale è Chet Baker in Italia, in programma martedì 14 gennaio alle ore 18.

    Felice Reggio rende omaggio alla figura di uno dei personaggi più amati della storia del jazz, trombettista e cantante statunitense noto per il suo stile lirico e intimista, somparso prematuramente all’età di 59 anni.

    La sua figura, una delle principali del cool jazz, ha sempre trasmesso un alone affascinante e drammatico, grazie al viso da attore,  al suono diafano e sospeso, alla voce fragile e permeata di tragico romanticismo. Senza dimenticare il suo jazz scorrevole, apparentemente sereno e levigato, quel “West Coast Jazz” oggi riscoperto con rinnovato interesse per una insospettabile libertà armonica.

    Reggio accompagnerà il video con una breve esibizione del suo Trio, con Massimo Currò alla chitarra e Manuele Dechaud al contrabbasso: verranno eseguiti brani da Chet’s Sound, il cd del trio interamente dedicato a Baker.

    Felice Reggio ha selezionato in un video molti dei momenti migliori di una carriera tanto intensa e poetica quanto drammatica. Al Munizioniere del Ducael presenterà un video interamente dedicato al lungo periodo in cui Baker soggiornò in Italia, e oltre: filmati dal 1956 (Festival Jazz di Sanremo) al 1987, in cui si ascolterà l’ultima, drammatica intervista concessa da Chet Baker a Gegé Telesforo per il programma D.O.C. di Raidue.

    Ingresso libero ad esaurimento posti.