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  • Welfare e Terzo Settore: il Comune prova a far tornare i conti

    Welfare e Terzo Settore: il Comune prova a far tornare i conti

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    Dopo la seduta monotematica della scorsa settimana dedicata alla sicurezza, anche la prossima convocazione in Consiglio comunale, secondo voci di corridoi spostata da martedì a giovedì pomeriggio per consentire la presenza dell’assessore Dameri, ha un solo, delicato tema all’ordine del giorno, ovvero il welfare e i fondi da destinare al variegato e vitale mondo del terzo settore, i cui rappresentanti presenzieranno in massa ai lavori dell’aula.

    Per la prima volta nell’attuale ciclo amministrativo, quello cioè che vede ai vertici di Palazzo Tursi Marco Doria, la discussione prenderà il via da una delibera di indirizzo di iniziativa consigliare, come previsto dall’art. 51 del Regolamento del Consiglio comunale di Genova. Una rarità per la Sala Rossa. Si tratta di un documento con cui i consiglieri, in questo caso bipartisan, mirano a porre dei paletti vincolati per la giunta circa la redazione del bilancio previsionale per il corrente anno che dovrebbe essere approvato prima della pausa estiva.
    Se, come probabile, la delibera di Consiglio dovesse ottenere la maggioranza, sindaco e assessori si troverebbero costretti a garantire al comparto del welfare, anche per il 2013, la stessa entità di fondi stanziati lo scorso anno, ovvero poco più di 40 milioni di euro. Una cifra che creerebbe non pochi problemi nella redazione definitiva del bilancio, considerato che rispetto al 2012 da Roma arriveranno 31 milioni in meno nelle casse di Tursi. Un buco che non sarebbe totalmente ripianato neppure con l’aumento di un punto percentuale sull’Imu. La giunta, dunque, si troverà di fronte a scelte molto delicate e, con ogni probabilità, sarà costretta a prendere provvedimenti poco popolari: ad esempio, il taglio degli extra per i dipendenti comunali che potrebbe garantire un tesoretto di circa 6 milioni di euro.«Si tratta – spiega Enrico Pignone, capogruppo Lista Doria – dell’ennesimo tentativo di riportare il dibattito politico all’interno della Sala Rossa. Le maggioranze forti che si sono succedute nei cicli amministrativi precedenti hanno fatto perdere incisività alle discussioni in assemblea. Ma, soprattutto per questioni sociali in cui non esiste necessariamente una contrapposizione partitica, è giusto che i problemi vengano affrontati pubblicamente in Consiglio. La Sala Rossa non può essere solo la valvola di sfogo per le proteste di cittadini e associazioni che ogni settimana assiepano le tribune, non sempre in maniera opportuna. Anche perché se non arrivano i trasferimenti dal governo non si può sempre addossare la colpa al sindaco e al Comune».

    Trattandosi di un provvedimento trasversale, la delibera non dovrebbe trovare troppi ostacoli al suo passaggio. Tuttavia, la discussione di domani servirà ai consiglieri per manifestare i propri intendimenti circa le iniziative concrete da intraprendere e i settori su cui abbattere la scure dei tagli. E qui si attendono scintille, anche all’interno della maggioranza. Da un lato, infatti, la posizione di parte del Pd che vede di buon grado l’inserimento di una logica concorrenziale nel mondo delle cooperative sociali e del terzo settore più in generale; dall’altra, la posizione della Lista Doria contraria a un sistema che rischierebbe di favorire sempre i soliti soggetti, magari già avvantaggiati dal punto di vista fiscale. Nel mezzo, o meglio, all’esterno, la protesta dei sindacati e del Forum del Terzo Settore che manifesteranno il proprio malessere.

     

    Consiglio Comunale: quali strumenti a disposizione dei consiglieri?

    La delibera di Consiglio è solo uno dei molteplici strumenti con cui i rappresentati dei cittadini genovesi stanno esercitando i propri compiti di controllo sull’operato dell’amministrazione.

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    Nelle scorse settimane, infatti, abbiamo più volte fatto riferimento a termini tecnici come articoli 54, articoli 55, ordini del giorno, emendamenti, interpellanze e mozioni. Lo abbiamo già fatto in altre occasioni, ma in una giornata come quella di oggi che vede il Comune impegnato in una scelta importante per il futuro della nostra città, ci sembra utile cercare di fare nuovamente chiarezza sulle iniziative che i consiglieri possono intraprendere all’interno della Sala Rossa.

    Andiamo con ordine, partendo da uno degli strumenti più sfruttati e che più volte abbiamo avuto modo di citare nei nostri articoli da Palazzo Tursi. Stiamo parlando degli articoli 54, ovvero le interrogazioni a risposta immediata che contraddistinguono, di norma, l’ora (anche nota con il termine anglosassone di question time) precedente i lavori ordinari dell’assemblea. Si tratta di chiarimenti su argomenti di attualità e di competenza dell’amministrazione comunale, richiesti da uno o più consiglieri in forma scritta ma illustrati oralmente, a cui fanno seguito le risposte degli assessori competenti, con possibilità di replica per i proponenti.  Uno strumento che spesso viene sfruttato dai consiglieri solamente per avere un po’ di visibilità in più, ma che, in realtà, è anche uno dei metodi più efficaci con cui i cittadini, tramite i propri rappresentanti in Sala Rossa, possono chiedere conto agli assessori competenti e all’amministrazione più in generale, di determinate problematiche che li riguardano e che interessano la vita della città.

    All’inizio di ogni seduta, il presidente può prendere o concedere la parola per brevi dichiarazioni su fatti recenti di particolare importanza. Inoltre, secondo il quarto comma dell’articolo 55, in apertura dei lavori è “sempre consentito al sindaco fare dichiarazioni di particolare importanza per la Civica Amministrazione” per un tempo massimo di 10 minuti. L’intervento del primo cittadino può essere preceduto dalle dichiarazioni di un rappresentante per ciascun gruppo consigliare, per un massimo di 5 minuti a testa. Una situazione che abbiamo visto poche settimane fa, in occasione della discussione sul Terzo Valico.

    Tecnicamente organizzate come gli articoli 54, le interpellanze sono atti a carattere ispettivo, domande rivolte a sindaco o giunta per conoscere i motivi o gli intendimenti della loro condotta in merito a un provvedimento o a un comportamento amministrativo.

    Da non confondersi con l’ordine del giorno della seduta, che indica appunto l’elenco degli argomenti in discussione durante una determinata convocazione, l’ordine del giorno inteso come iniziativa di uno o più consiglieri è un atto di indirizzo con cui si impegna l’amministrazione a intraprendere un determinato comportamento o azione di governo su un provvedimento in esame. Non comporta effetti giuridici immediati ma va piuttosto considerato alla stregua di un documento accessorio alla discussione in corso.

    A metà strada tra la delibera di indirizzo e l’ordine del giorno, si collocano le mozioni. Si tratta di proposte di deliberazioni, con cui i membri della Sala Rossa esprimono la propria posizione su argomenti di particolare rilevanza per spronare la discussione e/o impegnano sindaco e giunta al compimento di atti e all’adozione di iniziative di propria competenza su questioni cogenti.

    Tra le altre azioni a disposizione dei consiglieri avrete sicuramente letto più volte i termini emendamento e dichiarazioni di voto, di comprensione molto più immediata rispetto agli altri. Nel primo caso, si tratta di proposte di modifica dei documenti da deliberare, su cui, prima della votazione in aula, la giunta è chiamata a manifestare il proprio orientamento. È uno degli strumenti più utilizzati, insieme con gli ordini del giorno, come pratica ostruzionistica. Le dichiarazioni di voto, invece, altro non sono che l’illustrazione delle motivazioni che porteranno un gruppo consigliare a votare a favore o contro un determinato provvedimento; a essi, possono aggiungersi gli interventi di consiglieri che si dissocino dall’orientamento del proprio gruppo di appartenenza.

    Per il momento ci fermiamo qua, senza alcuna pretesa di essere stati esaustivi ma con la speranza di aver aiuto qualche lettore a districarsi tra i tecnicismi che caratterizzeranno la lunga giornata di oggi in quel di Palazzo Tursi.

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Gronda: via libera del Ministero e dubbi sull’utilità dell’opera

    Gronda: via libera del Ministero e dubbi sull’utilità dell’opera

    Bolzaneto, progetto Gronda di Ponente
    Galleria Monterosso, viadotto Bolzaneto (Mercato Ortofrutticolo/Babyfarma)

    Il Ministero dell’Ambiente ha dato il suo via libera – con prescrizioni – alla Gronda di Ponente (qui l’opera nel dettaglio nello speciale di Era Superba). La Commissione Nazionale chiamata a valutare l’impatto ambientale dell’opera, riunitasi venerdì 28 giugno a Roma, ha espresso un parere positivo – anche se non ancora formalizzato nel decreto definitivo – che avvicina la convocazione della Conferenza dei Servizi e dunque, tra un paio d’anni, la possibile apertura dei cantieri. Le prescrizioni imposte dal Ministero riguardano: la tutela delle sorgenti, la sicurezza dal punto di vista idrogeologico, la protezione degli habitat prioritari, il rispetto di una serie di limiti per quanto concerne i rumori ed i cantieri. Inoltre, la Commissione Via indica una serie di rilievi in merito al trattamento delle rocce amiantifere.

    «Attendiamo di conoscere ed approfondire nel dettaglio i documenti di valutazione di impatto ambientale – questo il commento del Sindaco Marco Doria – Qualsiasi giudizio potrà essere espresso solo sulla base di un esame puntuale delle prescrizioni e delle condizioni contenute nella Via, sia sull’opera sia sulle modalità di realizzazione».
    «Confermo l’impegno dell’amministrazione comunale ad una corretta valutazione dell’opera nell’ambito della Conferenza dei Servizi – aggiunge Doria – anche alla luce di aggiornate previsioni di traffico su strada».
    Proprio in questo senso, alcuni studi in mano ad Autostrade per l’Italia confuterebbero l’utilità dell’opera, soprattutto se analizzata nell’ottica dei costi-benefici. Le previsioni di aumento del traffico autostradale alla base del progetto, infatti, non si sono verificate. Anzi, nell’ultimo anno si registra un calo tra il 7 e l’8%.

    La materia ora passerà al vaglio della Conferenza dei Servizi «E sarà quella la sede in cui il Comune farà valere gli interessi e le esigenze della città – continua il Sindaco – alcune delle quali erano già state chiaramente poste a condizione nelle deliberazioni a suo tempo assunte dal Consiglio comunale, in particolare la necessità di liberalizzare, contestualmente alla nuova opera, l’attuale tratto autostradale di ponente».

    Il percorso per giungere ad un’effettiva apertura dei cantieri durerà almeno due anni, senza contare i tempi necessariamente lunghi della successiva costruzione della Gronda. Quindi Doria richiama l’attenzione sulla necessità di «Non perdere di vista, nell’attesa, altri interventi di minore portata ma assolutamente indispensabili (e realizzabili in tempi più brevi) per il sistema autostradale in territorio urbano, come il nodo di San Benigno e la complanare di Prà. Tutto ciò non deve essere trascurato».

    Manifesta maggiore entusiasmo il vicesindaco, Stefano Bernini «La Gronda è una grande occasione per Genova che la città non può sprecare. L’opera porterà sviluppo e opportunità occupazionali. Il progetto è già passato una volta con il voto favorevole del Consiglio comunale. Adesso comincerà la conferenza dei servizi, che durerà circa un anno e mezzo, durante il quale il lavoro dei tecnici comunali servirà a stimolare chi ha ancora dei dubbi sull’opera»
    Seguito a ruota dall’assessore regionale alle Infrastrutture, Raffaella Paita «La posizione della Regione Liguria è chiara: si tratta di un’infrastruttura essenziale per lo sviluppo e possiamo discutere e chiarire tutti i nodi critici ma ad un certo punto bisognerà anche decidere evitando di perdere anche un solo centesimo di quelli faticosamente conquistati per il territorio ligure».

     

    Matteo Quadrone

  • Maddalena, rinasce il Patto per lo Sviluppo: addio all’incubatore

    Maddalena, rinasce il Patto per lo Sviluppo: addio all’incubatore

    Pavimentazione nel Centro StoricoRinasce il Patto per lo Sviluppo locale della Maddalena. Il sindaco di Genova, Marco Doria, accompagnato dagli assessori Elena Fiorini e Francesco Oddone, nonché dal presidente del Municipio I Centro Est, Simone Leoncini, ha presentato il nuovo corso dell’intesa siglata nel marzo 2007 per il rilancio di questo antro di “città vecchia”. Sfioravano il centinaio i cittadini, attori economici, rappresentanti di associazioni o semplici abitanti del quartiere, che hanno affollato i locali del Laboratorio sociale di vico del Papa, per scoprire che cosa ne sarà di loro e del loro quartiere.

    «Condivido al cento per cento lo spirito che aveva portato la precedente amministrazione a siglare l’intesa – si premura a specificare il sindaco – e la dichiarazione di intenti di allora resta assolutamente valida a più di sei anni di distanza. Ma era necessario fare il punto della situazione per capire quali fossero le maggiori criticità e rinnovare l’impegno del Comune a sostenere le grandi potenzialità della Maddalena».

    Fino ad oggi, o forse è meglio dire fino a poco più di un anno fa, prima del cambio di guardia a Tursi, l’impegno istituzionale si era concentrato attraverso gli interventi del braccio operativo del Job Centre e del suo Incubatore di imprese del centro storico, coordinatori di tutti gli altri soggetti aderenti al Patto (Municipio Centro Est, Prefettura, Camera di Commercio, Civ Maddalena, Associazione “Il Sestiere della Maddalena”, Facoltà di Architettura, Filse, Ri-Genova srl, Amiu e Arte).

    «Bisogna ringraziare chi in questi anni ha tenuto, con sforzi sovrumani, le fila del progetto – ha detto Doria – ma bisogna anche avere il coraggio di tirare le somme di quanto fatto. Vi sono strumenti che probabilmente non sono stati così efficaci quanto si sperava, come l’Incubatore delle imprese. La trentina di attività che sono state avviate, purtroppo, non è sopravvissuta oltre il periodo di finanziamento pubblico. Ma non può certo fermarsi a questo il tentativo di rifioritura del quartiere dal punto di vista economico».

    Il Comune, dunque, ha deciso di rilanciare e si assume direttamente la conduzione delle azioni volte alla realizzazione concreta del Patto. Esattamente un mese fa, infatti, la giunta ha istituito, con apposita delibera, un nuovo “Gruppo di regia” per il sestiere della Maddalena, i cui riferimenti diretti saranno il sindaco, la giunta, il direttore generale, il direttore della pianificazione e sviluppo organizzativo e i dirigenti comunali di volta in volta coinvolti. Al Municipio Centro Est, saranno dunque affiancati gli uffici amministrativi afferenti alle direzioni Pianificazione e Sviluppo Organizzativo, Sviluppo Economico, Servizi Civici  – Legalità e Diritti, nonché il Gabinetto del Sindaco. Senza dimenticare il prezioso contributo della Compagnia San Paolo, già presente alla Maddalena dal 2010 sul modello di quanto sperimentato con successo nel quartiere di Porta Palazzo a Torino.

    Campanile delle Vigne, GenovaQuattro le linee guida della nuova stagione del Patto dello Sviluppo per la Maddalena, che ricalcano in buona parte lo spirito originario del progetto, ovvero il miglioramento del contesto urbano, sociale, culturale e, per quanto possibile visto l’andamento internazionale, economico.

    «Il primo punto di forza – spiega il sindaco – sono senza dubbio gli eventi che, come abbiamo visto per la recente Fiera della Maddalena, servono a far stare bene le persone che partecipano e danno vitalità e visibilità al quartiere. Ma non devono rimanere occasioni isolate». E qui Doria inserisce gli altri punti all’ordine del giorno. Innanzitutto, la valorizzazione degli spazi che l’amministrazione può mettere a disposizione di cittadini e associazioni come luoghi di incontro e di aggregazione. Oltre al modello di vico del Papa in cui è stato ospitato l’incontro di ieri, il sindaco cita l’appena concluso bando per la nuova gestione dell’Hop Altrove, che ha già trovato spazio sulle pagine di Era Superba. Il terzo punto della “versione doriana” del Patto riguarda la determinazione di una serie di azioni volte a sostenere l’impianto economico, commerciale e artigianale del sestiere. Qui il sindaco ha ben chiaro che cosa non si debba fare, ossia un incubatore di imprese, come detto in precedenza. Quanto ai passi da intraprendere, si affida alle proposte della gente: «Come possiamo intervenire in questo settore?» chiede, e si chiede, il primo cittadino.

    Infine, la questione legalità. «Dobbiamo riaffermare con forza il rispetto delle regole del vivere civile e della vita di tutti, senza la necessità di militarizzare l’area. Intanto perché non ne abbiamo le forze, ma soprattutto perché non credo sia questa la visione di mondo che vogliamo portare avanti», afferma con decisione Doria. «Detto ciò, mi sembra che ultimamente la modifica del “giro di controllo” dei Vigili urbani stia dando i suoi frutti».

    Ma come cambia in concreto il Patto per lo Sviluppo locale della Maddalena, al di là di una sostanziale bocciatura dell’Incubatore? Difficile dirlo dopo l’incontro di ieri pomeriggio, in cui il sindaco ha cercato di mettere sul tavolo, con molta chiarezza, tutte le problematicità della zona. Non ha risposte vere e proprie il primo cittadino, ma si è messo all’ascolto (e ha preso appunti) dei suoi vicini di casa. Che hanno apprezzato la sua disponibilità e hanno messo da parte, almeno per un giorno, divisioni e dissapori che, per loro stessa ammissione, hanno contribuito a ostacolare la rinascita del quartiere.

     

    Il punto di vista dei cittadini della Maddalena

    piazza-maddalenaSi parla di tante cose, come tanti sono gli sfoghi di chi ogni giorno è costretto a combattere con la malavita. «Ma sui giornali non può finire soltanto la storia che si deve aver paura di passare e vivere nei vicoli. Perché non è così», dice con convinzione una commerciante. E incassa l’approvazione del sindaco: «Non dobbiamo incentrare la nostra attenzione solo sulla questione della sicurezza reale e percepita, altrimenti si rischia che alla città, e non solo, arrivi un’immagine distorta e sbagliata della Maddalena».

    I temi di confronto tirati fuori dal pubblico sono i più disparati: dall’asilo di vico della Rosa, che sarà finalmente completato entro la fine dell’anno, al timore dei genitori di lasciare le chiavi di casa ai figli che il prossimo anno andranno alla scuola media da soli; dalla necessità di un censimento e di una riqualificazione degli alloggi di proprietà pubblica ma soprattutto di Curia e delle Opere pieTra cui molti bassi», sogghignano i presenti), alla necessità di essere tutti uniti, abitanti e commercianti, per combattere la malavita ed essere più veloci ed efficaci di chi lavora nell’oscurità. Ma l’elemento che riscontra maggior interesse è la possibilità di aderire formalmente al rinnovato patto, anche per associazioni e gruppi di cittadini che ancora non esistevano o non erano stati coinvolti nel 2007. E Doria che, si sa, è un po’ recalcitrante ai formalismi burocratici e non vi presta eccessiva attenzione, ha garantito comunque che sarà posto rimedio anche a questa situazione.

    Certo, le domande che restano nell’aria a fine pomeriggio sono tante. Ma, come gli stessi sindaco e presidente di municipio non hanno più volte mancato di sottolineare, lo scopo dell’incontro non era certo «dare il “problema Maddalena” come risolto», quanto piuttosto delineare le nuove linee di intervento. «Oggi abbiamo celebrato le nozze – sintetizza Leoncini – ma adesso ci tocca organizzare la luna di miele per il prossimo autunno». In altre parole, non resta che rimboccarsi tutti le maniche e rimettersi al lavoro. Con entusiasmo rinnovato, anche grazie al successo delle tre settimane di Fiera della Maddalena che hanno portato nuovamente alla ribalta il cuore di un quartiere dove troppo spesso “il sole del buon Dio non dà i suoi raggi”.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Doria Sindaco, un anno dopo: incontro pubblico e contestazioni

    Doria Sindaco, un anno dopo: incontro pubblico e contestazioni

    incontro-pubblico-contestazioneSi è svolta ieri pomeriggio (sabato 8 giugno) l’assemblea degli stati generali della giunta Doria, un’occasione che, almeno formalmente, sarebbe servita non solo a festeggiare il primo anno di insediamento, ma soprattutto a raccogliere appunti, ascoltare critiche e problematiche sollevate dai cittadini. Ma la giornata di ieri al Teatro della Tosse si è rivelata per il sindaco Doria un banco di prova più difficile del previsto.

    Durante i primi venti minuti tutto è filato in linea con il copione immaginato dagli organizzatori: un susseguirsi di interventi, più o meno tutti uguali, in cui diverse personalità e soggetti cittadini chiedevano a Doria maggiore chiarezza su alcuni punti ritenuti cruciali per la città: in primis l’annosa questione della “movida” del centro storico, considerata una condanna per gli abitanti della zona limitrofa alle Erbe. Qualcuno, inascoltato, ha provato a riconoscere il fatto che il baccano dei giovani è inversamente proporzionale al tasso di criminalità e di spaccio che certe zone del centro storico devono vivere quotidianamente. Ma dopo il quarto intervento in cui il problema movida catalizzava gli argomenti, lo scenario è cambiato improvvisamente: gli occupanti del laboratorio sociale Buridda, da qualche mese sotto reale minaccia di sgombero coatto, alcune famiglie con in una mano l’ordinanza di sfratto esecutivo e nell’altra i figli, accompagnate dallo Sportello per il diritto alla casa, i lavoratori precari di Amiu Bonifiche  hanno tentato di prendere parola, cercando di portare l’attenzione del Sindaco e della platea su problemi di calibro ben differente rispetto alla gioventù che il venerdì sera beve qualche bicchiere di troppo nei caruggi genovesi.

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    Dopo qualche minuto di parapiglia sul palco, i contestatori sono riusciti a esprimere quattro punti sui quali il sindaco è stato invitato a prendere posizione pubblica con altrettanta chiarezza: terzo valico, politiche abitative, spazi sociali autogestiti, precariato della pubblica amministrazione.

    «Se si danno certi modi di prendere la parola, che esulano dalle regole democratiche – ha premesso il Sindaco sottolineando l’irruenza delle manifestazioni di dissenso – posso decidere di rispondere, come di ignorarvi». Doria ha risposto alle critiche cercando di illustrare le difficoltà a procedere della macchina comunale per la mancanza di risorse, ma le considerazioni in merito ai contenuti non hanno placato l’ira dei contestatori: «Il terzo valico è una linea ferroviaria che collegherà il mare alla pianura padana, è utile e si farà – ha confermato il sindaco – per quanto riguarda gli spazi sociali autogestiti, siamo in continuità con la giunta precedente, c’è una trattativa che andrà a termine (leggi approfondimento, ndr) e stiamo pagando i lavori di ristrutturazione dello Zapata (su questo punto è arrivata la smentita di alcuni dei presenti in sala, ndr) e venderemo l’ex facoltà di Economia, dove ora c’è il Laboratorio Buridda, trasferendo le sue attività al Mercato del pesce, per ricavarne entrate sufficienti a risolvere le problematiche abitative

    Ad oggi le aste pubbliche per la vendita dell’ex Facoltà di Economia in via Bertani sono andate tutte deserte (il prezzo di vendita di partenza nel novembre 2011 era di 7,8 milioni), sicuramente l’eventuale vendita porterebbe indotto da reinvestire, ma vendere l’immobile a cifre di mercato non è affatto facile. Sulla questione dell’emergenza abitativa, i contestatori hanno puntato il dito contro «le 44mila case sfitte di proprietà del Comune, case che vengono murate per evitare che qualcuno le abiti abusivamente o case in condizioni talmente fatiscenti da non poter essere utilizzate». Lo sportello per il diritto alla casa nel frattempo, che stima più di 400 ordinanze di sfratti e sgomberi per il 2013, chiede fermamente una moratoria fino a data da destinarsi e si dichiara pronto a porre resistenza contro ogni sfratto esecutivo e ad occupare le case per tutti coloro che non possono permettersi un affitto e che, al contempo, risultano non idonei nelle graduatorie per gli alloggi popolari.

     

    Chiara Guatelli

    [foto dell’autore]

  • Tursi: la Tares e il regolamento per l’occupazione aree pubbliche

    Tursi: la Tares e il regolamento per l’occupazione aree pubbliche

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-discorso-DMaggioranza compatta almeno questa settimana in Consiglio comunale. Ma i rapporti burrascosi tra la Giunta e la Sala Rossa hanno avuto modo di emergere anche nel corso dell’ultima seduta nell’aula consigliare di Palazzo Tursi. I motivi di contrasto, questa volta, sono arrivati dalla discussione sull’anticipo della Tares, il tanto chiacchierato tributo comunale sui rifiuti e sui servizi che dovrebbe portare ossigeno vitale alle casse di Amiu. La notizia, prima di tutto. La delibera di Giunta è stata approvata con un’ampia maggioranza, grazie anche ai voti favorevoli del Movimento 5 Stelle: i genovesi, dunque, in attesa di sapere come il governo rimodulerà il balzello, dovranno versare al Comune un anticipo pari all’83% dell’importo previsto lo scorso anno per la Tia.

    Le polemiche, naturalmente, arrivano dal centrodestra, con capofila la pidiellina Lilli Lauro che ha accusato la giunta di aver mentito sul presunto accordo con le associazioni e ha puntato il dito contro l’assessore Miceli reo, a suo dire, di non aver mostrato alcuna disponibilità al confronto.

    Tuttavia, anche il capogruppo del PD, Simone Farello, ha manifestato un leggero mal di pancia, sebbene non nel merito del provvedimento quanto piuttosto riguardo il suo iter amministrativo: «La delibera è doverosa e completa nella sua forma: l’amministrazione ha fatto quello che si doveva fare», ha dichiarato in aula l’ex assessore della giunta Vincenzi, anticipando il voto negativo della maggioranza rispetto a una sospensiva del provvedimento avanzata dal leghista Rixi e, in seguito, bocciata dall’aula. «Non nascondo, però – ha proseguito Farello – che io stesso in Conferenza capigruppo ho manifestato ferma contrarietà a questo nuovo, sbagliato modo di procedere che porta in aula al martedì le delibere passate in giunta il giovedì precedente, limitando così fortemente l’esercizio di controllo da parte del Consiglio. Vi sono certamente situazioni emergenti, ma questo iter non può diventare la norma: su tre delibere, oggi ben due (la seconda è quella con oggetto le farmacie comunali, NdR) hanno vissuto questo procedimento». A dire il vero, come ha sottolineato il presidente Guerello, il documento è stato licenziato dalla giunta nel corso della seduta del 23 maggio ma si è dovuto attendere più di una settimana per la presentazione in commissione a causa di problemi di calendarizzazione. Resta, comunque, il fatto che, nonostante l’impellente necessità di sistemare i conti di Amiu e garantire gli stipendi ai lavoratori, la situazione è stata affrontata con eccessiva fretta e un po’ di confusione.

    Come detto, il M5S si è ancora una volta unito alla maggioranza per un «atto di responsabilità nei confronti dei cittadini che un domani si troverebbero a pagare di più a causa degli interessi bancari che seguirebbero l’accensione di un mutuo per ripianare il bilancio di Amiu», come ha dichiarato il capogruppo Paolo Putti dopo aver precisato la propria contrarietà al balzello in sé e per sé, dal momento che rappresenta uno «scarico di responsabilità da parte del governo centrale sulle spalle delle amministrazioni locali che si rivalgono sui cittadini».

    Grande ilarità, infine, ha suscitato tra i consiglieri la motivazione con cui l’assessore Miceli si è detto costretto a respingere la richiesta di abbassare l’acconto a un ammontare di poco superiore al 70% della Tia versata lo scorso anno: «Il software con cui vengono emesse le bollette – ha spiegato l’assessore al Bilancio – procede per scaglioni di venti punti percentuali. Per una revisione del sistema sarebbe necessario un mese e mezzo di lavoro, andando ben oltre i tempi limite imposti dalla legge per poter prevedere l’acconto».

     

    Occupazione aree pubbliche: le modifiche al regolamento

    piazza-sestri-ponente-DII lavori della seduta ordinaria in Sala Rossa si sono aperti con l’approvazione di alcune modifiche al Regolamento per l’applicazione del canone per l’occupazione di spazi e aree pubbliche (Cosap). Il documento (clicca qui per consultarlo) prettamente tecnico presentato dalla giunta prevede una razionalizzazione delle occupazioni “fuori mercato”, i classici banchetti che si trovano a cadenza settimanale o bisettimanale nelle piazze genovesi, e modifica le modalità di pagamento di tutti mercati merci varie. All’interno della delibera, inoltre, è stato recepito un emendamento (clicca qui per consultarlo) dell’ex assessore Vassallo (PD) che estende le disposizioni a diverse strade cittadine interessate dalla presenza di fiere a cadenza periodica: «Le grandi fiere sono in difficoltà sui banchi periferici – ha spiegato Vassallo – mentre le piccole hanno problemi di concorrenzialità. A Bolzaneto, ad esempio, molti banchi restano vuoti perché con lo stesso prezzo un esercente può recarsi due giorni alla fiera della Spezia. Con questo emendamento si abbassano i prezzi dei banchi in difficoltà che altrimenti resterebbero vuoti: da un lato, dunque, si aiutano gli imprenditori, dall’altro si cerca di rimpinguare le casse comunali proponendo canoni accessibili e concorrenziali».

    Sempre sullo stesso tema, è stato espresso parere favorevole su un ordine del giorno (clicca qui per consultarlo), presentato da Gozzi (PD), che impegna la giunta a modificare le tariffe inserendo un sistema di premialità per i mercati virtuosi che puntano al decoro e al rinnovamento, che vada in un certo qual modo a bilanciare gli ultimi tagli orizzontali del 5% sul precedente ammontare del canone, innalzando la competitività dei mercati.

    È bene precisare che da questa nuova normazione restano fuori i mercati rionali e i dehors, regolamentati ad hoc.

     

    Farmacie comunali: rimane invenduta via Linneo

    L’ultimo provvedimento della giornata riguarda l’approvazione della trasformazione della ragione sociale di Farmacie Genovesi da s.p.a. in s.r.l. Nell’occasione l’assessore al bilancio, Francesco Miceli, ha informato il Consiglio circa l’esito dell’asta per la vendita di tre farmacie comunali: quella di via Modigliani è stata venduta per 221 mila euro, mentre poco più di 423 mila euro sono stati ricavati dalla vendita dell’esercizio di via Coronata; nessuna offerta, invece, è giunta per la farmacia di via Linneo.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Unioni civili, Genova ha il suo registro: commenti e valutazioni

    Unioni civili, Genova ha il suo registro: commenti e valutazioni

    unioni-civiliDopo 69 emendamenti, 2 ordini del giorno e oltre 7 ore di discussione, il Consiglio comunale ha approvato il regolamento del Registro amministrativo delle unioni civili. Pochi minuti prima delle 23 il presidente Guerello legge i risultati della votazione: 27 sì, che oltre ai voti della maggioranza (Pd, Sel e Lista Doria) hanno potuto contare sul sostegno del Movimento 5 Stelle, 11 contrari, 2 astenuti (Enrico Musso e De Benedictis).

    E finalmente può partire l’applauso liberatorio, sottolineato dalle parole del sindaco Marco Doria: «Il Consiglio comunale realizza uno degli impegni programmatici della maggioranza e della giunta, al termine di un percorso di confronto e discussione ampio e partecipato. Si tratta di una decisione di grande valore civile, pur nei limiti delle competenze amministrative. Si riconoscono, infatti, diritti di persone e legami presenti e diffusi nella nostra società. Ritengo che tali temi debbano essere affrontati anche a livello legislativo. Come amministratori siamo impegnati ogni giorno sulle emergenze occupazionali, economiche e sociali e anche per provvedimenti ispirati a valori di civiltà e di cultura. Abbiamo varato recentemente una normativa comunale contro la piaga delle sale da gioco, approviamo stasera il regolamento per il registro delle unioni civili».

    Assolutamente sulla stessa linea Alberto Villa, presidente del PD Genova, che così commenta con noi a fine serata: «Ringrazio Genova che oggi si è messa alla pari delle grandi città europee in materia di diritti civili. Sono convinto che questa ennesima dimostrazione di civiltà da parte dei genovesi contribuisca a far sì che anche il Parlamento italiano possa giungere a legiferare urgentemente in materia».

    Nonostante l’immensa mole di emendamenti che ha richiamato alla mente ben altri tempi della politica nazionale, la sensazione a inizio giornata era quella di un sì scontato, grazie al voto compatto della maggioranza. Una convinzione che, tuttavia, ha rischiato di sciogliersi come neve al sole quando la Segreteria generale ha dichiarato inammissibili le richieste che puntavano a esplicitare la necessità del Registro di essere un atto pubblico. Dopo diverse interruzioni dei lavori e un dibattito molto accesso, il chiarimento finale non ha convinto tutti i consiglieri. Secondo la Segreteria generale, infatti, il Registro è da considerarsi pubblico in quanto documento custodito dal Comune e accessibile a tutti gli uffici che ne avranno necessità ma, per questioni di privacy, non potrà essere consultato liberamente dai singoli cittadini.

    È per questo motivo che la maggioranza è stata sì ampia, ma non completamente trasversale. Enrico Musso, ad esempio, ammette che sarebbe stato favorevole a un provvedimento mosso dalla volontà di eliminare alcune discriminazioni, ma il dibattito in aula lo ha portato a optare per l’astensione: «Sembra si istituisca un’unione civile di serie b; non c’è motivo perché i provvedimenti valgano solo per due persone e non per un numero maggiore. Purtroppo, il Comune ha fatto una cosa fuori portata e quindi non ha gli strumenti per porla in atto nella sua completezza“. Stupisce anche la posizione del consigliere Guido Grillo (Pdl) che avrebbe visto di buon grado il provvedimento, andando contro alla linea generale del suo partito, se non fosse stato per la bocciatura da parte della giunta del proprio ordine del giorno. Pure la dura opposizione dell’Idv è sembrata soprattutto una reazione al rifiuto in blocco da parte di sindaco e assessori di tutti gli emendamenti proposti dal capogruppo Anzalone.

    A proposito di emendamenti, neanche a dirlo gli unici a essere passati sono stati quelli proposti dalla maggioranza e illustrati dalla consigliera Cristina Lodi (PD), che non ha fatto mancare un rimprovero alla giunta per non aver recepito a pieno i lavori della Commissione. Le modifiche recepite hanno riguardato soprattutto aspetti formali, una ridefinizione delle condizioni di cessazione dell’unione civile e la volontà di sottolineare l’importanza del vincolo affettivo.

    Maggioranza compatta, dunque, e apparentemente senza troppi mal di pancia, appoggiata anche con convinzione dai consiglieri grillini, nonostante la bocciatura di un interessante ordine del giorno che avrebbe impegnato sindaco e giunta a farsi garanti presso la Regione Liguria e le altre Regioni italiane del riconoscimento in ambito sanitario dei certificati di unione civile emessi dal Comune di Genova come titolo per accedere ai servizi e alle autorizzazioni oggi riservati ai soli familiari. «Votiamo sì – ha dichiarato il capogruppo Paolo Putti – perché questo provvedimento va nella direzione di un ampliamento dei diritti delle persone. Trovo bellissimo che la stessa gioia che provo io ad avere una famiglia possa essere estesa ad altri».

    Insomma, tutto è bene ciò che finisce bene.

    Simone D’Ambrosio

  • Consiglio Comunale Genova: sì al Registro delle unioni civili

    Consiglio Comunale Genova: sì al Registro delle unioni civili

    palazzo-tursi-movimento-5-stelle-DIl Consiglio comunale di Genova ha approvato il regolamento del Registro amministrativo delle unioni civili, dopo oltre sette ore di discussione. Ben 69 gli emendamenti presentati al documento proposto dalla Giunta.
    Il commento del sindaco Marco Doria: «Con l’approvazione del regolamento delle unioni civili il Consiglio Comunale realizza uno degli impegni programmatici della maggioranza e della giunta, al termine di un percorso di confronto e discussione ampio e partecipato. Si tratta di una decisione di grande valore civile, pur nei limiti delle competenze amministrative.
    Si riconoscono infatti diritti di persone e legami presenti e diffusi nella nostra società. Ritengo che tali temi debbano essere affrontati anche a livello legislativo.
    Come amministratori siamo impegnati ogni giorno sulle emergenze occupazionali, economiche e sociali e anche per provvedimenti ispirati a valori di civiltà e di cultura. Abbiamo varato recentemente una normativa comunale contro la piaga delle sale da gioco, approviamo stasera il regolamento per il registro delle unioni civili
    »

    Rivivi con noi tutta la giornata dalla Sala Rossa di Palazzo Tursi.

    Simone D’Ambrosio

  • Centro Storico, giardini Luzzati: associazioni e istituzioni a confronto

    Centro Storico, giardini Luzzati: associazioni e istituzioni a confronto

    doria-leoncini-montoliSi è tenuto venerdi l’incontro inaugurale di presentazione delle iniziative legate al primo compleanno dei Giardini Luzzati insieme al presidente del municipio I Simone Leoncini e al sindaco Marco Doria: per tutti un’occasione per conoscere meglio non solo le attività quotidiane legate allo spazio sopra Piazza delle Erbe – assegnato in gestione all’associazione Il Ce.Sto – ma soprattutto per incontrare alcuni dei soggetti che nei caruggi genovesi svolgono le loro attività di aggregazione.

    Scopo dell’incontro è stato il tentativo di fare rete tra tutti coloro che, producendo cultura dal basso e impegno sociale finalizzato alla riqualificazione di quartieri ad alto tasso di criticità, contribuiscono alla crescita di vivibilità del centro storico.

    Ed è proprio con questo spirito che sono nate soggettività come l’Associazione Giardini Luzzati che, come ricorda il presidente Marco Montoli, «offre socialità ai giovani non solo somministrando alcolici il venerdì sera ma offrendo arte e cultura, spazio pubblico di incontro tra persone, tramite l’organizzazione di iniziative legate al mondo dell’infanzia, dello sport accessibile per tutti e a percorsi di consumo etico.»
    Su diversi fronti, ma con il medesimo obiettivo di apertura di spazi fisici e relazionali, si muovono anche tutti gli altri soggetti che hanno partecipato all’incontro: l’associazione Giardini Baltimora, “Down Plastic Town”, insieme ad un gruppo di architetti, sta ad esempio sperimentando un progetto reversibile di installazioni per rendere quelli che sono conosciuti con l’evocativo nome di Giardini di Plastica, un luogo di incontro in cui poter spendere del tempo di qualità, coi propri figli o con gli animali domestici.

    Immancabile la presenza di Domenico “Megu” Chionetti che, con la comunità di San Benedetto di Don Gallo, ha dato vita GhettUp, casa di quartiere nei meandri di una zona difficile come quella del Ghetto, dove si svolgono attività di pulizia delle strade, laboratori per bambini, sportello per Trans; ma l’attività di cui Chionetti si è dimostrato più orgoglioso riguarda la rivoluzionaria tecnica, da lui messa a punto e forse in via di brevetto, per derattizzare le strade: cazzuolate di calcestruzzo nelle crepe delle strade per impedire ai topi di percorrere le vie cittadine.

    giardini-luzzatiOltre ai tanti soggetti riconosciuti, come il laboratorio Formicopoli, Vico Papa e Via Prè, sono intervenuti gli studenti di architettura che hanno trasformato in un orto urbano il giardino incolto e recintato a fianco alla facoltà di Architettura: i Giardini di Babilonia. I ragazzi si sono limitati a leggere un comunicato, il cui tono provocatorio non è stato colto dai presenti. Gli studenti hanno tentato di evidenziare come spesso si debba ricorrere a pratiche illegali, per poter sottrarre tempo e spazio di vita ad un modello di sviluppo che si arricchisce grazie alla deprivazione di tempo e spazio; è il caso appunto dei Giardini di Babilonia, nati scavalcando un cancello, aprendo un lucchetto e restituendo alla collettività , senza chiedere permesso alle istituzioni, un giardino in cui si pratica solidarietà gratuita, partecipazione quotidiana ed autogestione. «Oggi, un semplice, incantevole giardino, per restare un giardino, deve attraversare cancelli, inferriate, fili spinati, incontri, lucchetti, discussioni, chiavi, telefonate, confronti, tavole rotonde, contratti, diatribe, convenzioni, concessioni, comodati d’uso, affidi, uffici, permessi, firme, timbri, approvazioni, appuntamenti, vincoli, richieste, responsabilità, aperture, chiusure, fili spinati, inferriate, cancelli. Era un giardino, è un giardino, sarà un giardino?»
    Dopo la presentazione di tutti i progetti, Marco Doria, avvalendosi del suo espediente retorico preferito, la metafora, ha paragonato l’Italia alla frana che si è abbattuta in via del Lagaccio, considerando come l’emergenzialità debba costituire una spinta verso il ripensamento di se stessi, con la consapevolezza che l’odierno sistema di gestione degli spazi sia giunto ormai al capolinea… «Ma non basta mandare a fare in culo le cariche politiche e non basta mobilitare in dimensione collettiva le energie. Bisogna avere un rapporto positivo con le istituzioni, perché ne abbiamo tutti molto bisogno».

    A margine della conferenza, i ragazzi dei Giardini di Babilonia hanno affermato di aver partecipato all’incontro senza illudersi di ricevere risposte da parte di quelle stesse istituzioni che hanno dovuto travalicare insieme al cancello, per liberare lo spazio di architettura e che quindi le loro non-aspettative sarebbero state rispettate appieno: «Non ci aspettavamo molto, volevamo solo fare chiarezza sul fatto che stiamo dando vita ad un progetto in modo veramente autonomo, perché se fosse stato per le istituzioni, saremmo ancora qua ad aspettare il permesso ufficiale e invece esistiamo da più di un anno. Sabato 11 aprile presenteremo le nostre prossime iniziative».

     

    Chiara Guatelli

  • Prà, via Torrazza e Villini Negrone: sopralluogo del Sindaco

    Prà, via Torrazza e Villini Negrone: sopralluogo del Sindaco

    Prà, panorama e VtePer la prima volta un Sindaco di Genova ha visto da vicino le criticità che affliggono quotidianamente gli abitanti delle zone collinari di Prà. Marco Doria, infatti, prosegue il suo tour nelle periferie della città e lunedì scorso, su richiesta di alcuni comitati di cittadini – i quali da lungo tempo denunciano la situazione senza ottenere risposte concreteè salito sulle alture del Ponente genovese per soffermarsi, in particolare, su via Villini Negrone e via della Torrazza.

    Parliamo di due strade strette e tortuose che presentano problemi abbastanza simili, come ha spiegato Doria «La prima (via Villini Negrone) è una strada comunale, mentre la seconda (via della Torrazza) è vicinale. Comunque sia, in entrambi i casi, sono necessari degli interventi per creare migliori condizioni di viabilità e sicurezza».

    Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, via della Torrazza è la maggiore indiziata «Alcuni tratti della strada sono estremamente pericolosi ha sottolineato il Sindaco – quindi occorre installare dei guard rail».

    Si tratta di interventi costosi, considerando la lunghezze dei percorsi, però, ha ricordato Doria «Queste zone hanno bisogno di attenzione da parte della pubblica amministrazione».

    Le difficoltà di circolazione, ovviamente, non riguardano solo le auto private. Anche i mezzi del trasporto pubblico non riescono a rispondere in maniera adeguata alle esigenze dei numerosi abitanti di questa porzione di territorio. Poche corse, autobus con scarsa capienza, insomma un servizio che lascia alquanto a desiderare.

    Infine, i comitati segnalano la costruzione di nuove case in via della Torrazza: l’ennesima cementificazione a danno delle colline ponentine.

     

    Matteo Quadrone

  • Lettera alla città di Genova del sindaco Marco Doria

    Lettera alla città di Genova del sindaco Marco Doria

    Marco Doria«Mi rivolgo a tutti i genovesi, in particolare agli abitanti della zona del Fereggiano, della Valbisagno, di Sestri Ponente, di Sturla e dei quartieri che negli ultimi anni sono stati colpiti da alluvioni. Mi rivolgo alle persone che hanno dovuto abbandonare la casa o hanno patito danni fisici e materiali.
    Dodici mesi fa, il 4 novembre, avvenne l’ultima, più grande, tragedia: Shpresa Djala e le sue bimbe Gioia e Janissa, Serena Costa, Angela Chiaramonte e Evelina Marina Pietranera furono travolte dall’onda del torrente.
    Genova le ricorda con commozione, unendosi al dolore dei familiari, e anche con rabbia per quanto è accaduto e non doveva accadere. Nel quartiere resta viva la preoccupazione perché, lì come altrove, si è ancora costretti a convivere con il rischio.

    Renderò omaggio alla targa che ricorda le vittime del Fereggiano, facendomi interprete del sentimento di tutti i genovesi. So bene, però, che non è tempo di cerimonie. Bisogna continuare il lavoro per ridurre i pericoli nell’immediato e fare quanto possibile per reperire i finanziamenti necessari alla effettiva messa in sicurezza del territorio. Questo è l’impegno dell’Amministrazione.

    Comprendo l’apprensione degli abitanti e ritengo pienamente giustificabile la loro vigilanza e la denuncia di qualsiasi mancanza, anche quando si accompagna ad una certa diffidenza. C’è bisogno di chiarezza e di verità.

    La verità è che occorrono ingenti investimenti, fuori dalla portata del Comune, e che la sicurezza idrogeologica dovrebbe essere ai primi posti nella spesa pubblica nazionale. Abbiamo valorizzato questo obiettivo nelle richieste al governo per i finanziamenti e opereremo in tutti i modi per poter realizzare le opere più urgenti. Nel frattempo non siamo stati con le mani in mano. L’Amministrazione, pur tra molte difficoltà, si sta adoperando per investire le poche risorse disponibili, come nel caso dell’abbattimento del palazzo sul Chiaravagna a Sestri; per assicurare la pulizia dei torrenti, su cui sono giustamente puntati gli occhi di tutti, e per garantire un sistema efficiente di protezione civile.

    Da mesi, prima che esplodesse il caso giudiziario sull’alluvione del 2011, abbiamo ripensato l’organizzazione dell’emergenza per renderla più snella e con responsabilità ben definite. Il meccanismo è scattato nei giorni scorsi in occasione dell’allerta per piogge intense che fortunatamente hanno poi risparmiato la nostra città, ma non le zone vicine. Qualcuno ha ritenuto eccessivi i provvedimenti adottati. Non è così. Per scongiurare altre sciagure il Comune e i cittadini devono abituarsi a riconoscere il rischio e attrezzarsi per tempo, senza mai sottovalutarlo.

    Di fronte all’indagine della magistratura, cui l’amministrazione comunale dà la sua piena collaborazione, sento di dover riaffermare che l’accertamento di eventuali responsabilità di singole persone non deve tradursi in una sfiducia generalizzata verso l’apparato del Comune, i suoi tecnici, le sue preziose risorse umane che vanno invece valorizzate in una migliore organizzazione.
    Con lo stesso spirito voglio ringraziare ancora, a nome della Città, i tanti volontari che proseguono il loro impegno in aiuto alla popolazione».

    Marco Doria​
    Sindaco di Genova​

  • Maddalena Bartolini: dalla cittadinanza attiva al Consiglio Comunale

    Maddalena Bartolini: dalla cittadinanza attiva al Consiglio Comunale

    Maddalena Bartolini a Palazzo TursiMaddalena Bartolini è uno dei giovani volti di recente entrati a far parte della politica cittadina attraverso la candidatura e poi l’elezione con la lista civica di Marco Doria. Da sempre legata a un profondo impegno in prima persona sul territorio e interessata alle tematiche sociali al punto di farne la sua materia di studio, Maddalena, classe ’79, è dottore di ricerca in sociologia e ricercatrice in sociologia urbana, oltre che coordinatrice di progetti territoriali legati alle trasformazioni urbane e sociali, e ha sempre sostenuto anche col suo lavoro “l’attivazione dal basso di percorsi creativi e di esperienze di cittadinanza attiva” in un’ottica di rigenerazione della città che tenga conto delle sue potenzialità, quali sono oggi le differenze culturali e generazionali. Attualmente si sta impegnando, attraverso il progetto Arbusti, per fare sì che le realtà culturali, artistiche, teatrali e musicali indipendenti della città dialoghino tra loro e con il Comune.

    L’abbiamo intervistata per sapere come ha trasportato il suo impegno sociale nel nuovo ruolo di consigliere comunale e come cambia il modo in cui questo impegno può essere espresso nel momento in cui deve necessariamente passare attraverso canali codificati, perdendo inevitabilmente un po’ della genuina immediatezza che caratterizza le iniziative che nascono sul territorio. 

    Come è cominciato il tuo interesse per la politica, specialmente quello per la politica attiva?
    «Il mio concetto di politica è da sempre legato a quello di cittadinanza attiva e si è  caratterizzato e concretizzato nella mia immersione in territori e situazioni marginali, spesso conflittuali. La mia idea di politica attiva è dunque quella che parte dai territori e quindi dai bisogni, dai desideri di chi abita gli spazi urbani e i nostri quartieri. Ho fondato e coordinato con diversi artisti l’Associazione Culturale La Stanza, che ad oggi porta avanti diversi progetti territoriali e musicali  (tra cui il Festival Cornigliano Mon Amour) e ho collaborato nel Ghetto con la Comunità San Benedetto al Porto e l’Associazione Princesa (la prima è la comunità di Don Gallo, la seconda è un’associazione ad essa legata, nata nel 2009 per tutelare i diritti dei transgender e contro l’omofobia e la transfobia, n.d.r.). Parallelamente il mio percorso di studi si è orientato negli ultimi anni sulla sociologia urbana attraverso ad esempio ricerche etnografiche e di sociologia visuale».

    Da quanto tempo meditavi di candidarti, ti sei proposta tu? O altrimenti come sei stata scelta?
    «Non ci pensavo assolutamente ed è stato un fulmine a ciel sereno. Mi ha chiamato Marco Doria per propormi di candidarmi, immagino, per il mio lavoro sui territori. Inizialmente e istintivamente la mia risposta è stata titubante e dentro di me ero molto perplessa proprio perché non ho mai ricercato un impegno politico nel senso istituzionale del termine . Poi mi ha convinto il fatto di essere stata scelta da una persona seria e onesta impegnata a dialogare con tutta la città e attraverso la costruzione di una lista civica, una possibilità di contatto fra società civile e amministrazione. E poi tanto non immaginavo sarei stata eletta… Non ho fatto una campagna elettorale e mi sono solo impegnata a creare una rete di artisti indipendenti con cui da sempre lavoro nei territori e che avrei voluto diventasse una risorsa preziosa per la città e per la nuova giunta (quello che poi è diventato il progetto Arbusti)».

    Come è stato l’impatto con la realtà del consiglio comunale, quali sono le difficoltà principali con le quali ti stai misurando?
    «Il primo giorno mi sembrava di dover entrare in un luogo “sacro” ed ero vestita formale ed elegante come ad un matrimonio. Poi purtroppo mi sono accorta che sobrietà e serietà in sala rossa non sono sempre un must. Il rischio è quello di abituarsi ad un clima che non sempre guarda ai contenuti… Ma sono solo all’inizio e sono ancora in fase di “osservazione partecipante”».

    Buona parte dei colleghi presenti in consiglio ha almeno 50 anni… cosa significa interagire con loro, quanto pesa la differenza d’età? C’è il rispetto dovuto oppure, come spesso succede purtroppo nel nostro paese gerontocratico, persiste un atteggiamento di sufficienza nei confronti del giovane per forza di cose meno esperto?
    «Diciamo che l’inesperienza porta ad avere talvolta il fianco scoperto e nessuno lì ha voglia di farti sentire a tuo agio o guidarti laddove sei disorientata. Non voglio ancora pensare che sia una questione di età ma di dimestichezza».

    Da cittadina avevi dei temi che ti stavano particolarmente a cuore, la sociologia urbana, i progetti culturali legati al territorio, l’Associazione La Stanza a Cornigliano, l’evento Cornigliano Mon Amour… stai riuscendo a portare i tuoi interessi, il tuo programma, le tue idee in consiglio?
    «Sicuramente l’obiettivo primario è quello di portare in consiglio alcuni dei temi che hai citato. Sto facendo fatica a capire nel profondo il linguaggio e le forme per poterlo fare, che non sono affatto scontate. Pensavo che le commissioni potessero essere un luogo privilegiato e ho già invitato sociologhe e docenti a parlare ad esempio di unioni civili, ma non è stato semplice e quello che per me è normale spesso viene giudicato inappropriato. Adesso sto cercando, con le modalità giuste, di proporre una riflessione sulle politiche giovanili e i territori ma confesso che mi è difficile farlo in un contesto in cui gli aspetti formali sono spesso utilizzati in modo strumentale. Devo quindi anch’io prepararmi meglio laddove sono ancora digiuna per poter affrontare senza intoppi alcune questioni e raggiungere l’obiettivo».

    Quali sono i tuoi prossimi passi in questo senso?      
    «Un esempio virtuoso e che sto riuscendo a portare avanti è stata la costruzione della mappatura e del sito di Arbusti. Come ti dicevo ho pensato all’idea di costruire questo “rizoma” di artisti durante la campagna elettorale e ora il progetto si sta consolidando. Il nome mi è venuto in mente pensando agli artisti che attivamente e quotidianamente in diversi territori della città producono arte e cultura: artisti-robusti. Stiamo cercando di far conoscere questa rete di artisti indipendenti genovesi sia all’amministrazione comunale che municipale per averla come riferimento per la creazione di eventi e la gestione di spazi urbani inutilizzati e da riqualificare».

    È tua la maternità di questa iniziativa: attualmente che ruolo ricopri al suo interno?
    «Il mio ruolo per ora è quello di coordinamento ma chi lo porta avanti sono tutti quelli che l’hanno reso e lo rendono operativo. In particolare chi ha fatto il sito, chi ha seguito la comunicazione, i vari referenti d’area che si sono offerti per contattare più realtà possibili e tutte le varie realtà iscritte. Arbusti è un progetto dinamico e non statico e chiunque abbia voglia può collaborare per rendere questo strumento creativo ancora più efficiente. Le realtà che non sempre hanno voce possono pubblicare sul sito le loro iniziative e renderle note alla città.  A breve lanceremo l’iniziativa… e quindi credo di aver parlato troppo!».

     

    Claudia Baghino
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Marco Doria, ecco il nuovo sindaco di Genova

    Marco Doria, ecco il nuovo sindaco di Genova

    Marco Doria

    Un risultato che non sorprende quello del ballottaggio per le elezioni amministrative di Genova, anche se non si è trattato di un plebiscito: Marco Doria supera l’avversario Enrico Musso con un 59,7%. E non sorprende neanche il dato nero sull’affluenza alle urne, in picchiata rispetto alle amministrative del 2007 e in netto calo rispetto alle ultime elezioni del 6 e 7 maggio: meno del 40% dei genovesi aventi diritto è andato a votare.

    I cittadini che al primo turno avevano votato il Movimento 5 Stelle hanno sicuramente contribuito a far salire la percentuale degli astenuti – nè Doria nè Musso sono infatti riusciti nell’impresa di assorbire i voti dei cosiddetti “grillini” – ma dietro alla peggiore affluenza della storia di Genova si nasconde un sentimento di apatia politica e di sfiducia che interessa tutte le fasce dell’elettorato. Ed è in questo clima di desolante distacco e “menefreghismo” che Marco Doria vive la sua prima mattina da sindaco.

    Non si hanno ancora certezze su quella che sarà la nuova Giunta; sembra molto probabile l’insediamento di Carlo Repetti (direttore del Teatro Stabile di Genova) nel ruolo di vicesindaco, quello di Gianni Crivello (ex presidente Municipio Val Polcevera) ai lavori pubblici, di Stefano Bernini (ex presidente Municipio Medio Ponente) al lavoro e la conferma di Franco Miceli al bilancio, mentre le prime anticipazioni parlano di Valeria Garotta all’ambiente (importante ricordare che questo assessorato prenderà sulle spalle anche le competenze fino a oggi della Provincia), Gianni Vassallo (che sarebbe confermato) al commercio e Clizia Nicolella ai servizi sociali (medico, candidata della lista Doria). Interessante anche la figura dell’avvocato Alessandra Ballerini, da sempre vicina alle cause delle persone disagiate e sostenitrice dei diritti degli immigrati, che ha buone possibilità di ottenere un incarico politico.

    Nell’attesa di conoscere le decisioni finali di Doria e di assistere alla presentazione ufficiale della squadra, ecco l’intervista realizzata da Era Superba al nuovo sindaco di Genova poco prima delle elezioni amministrative:

    CHI E’ MARCO DORIA?

    E’ discendente dall’antica casata dei Doria e figlio di Giorgio Doria che negli anni sessanta venne diseredato dalla famiglia dopo essersi iscritto al Partito Comunista Italiano. Sposato, con tre figli, vive a Genova a un centinaio di metri da Palazzo Tursi. Diplomato presso il liceo Andrea D’Oria nel 1976, si laurea nel 1981 in Lettere e Filosofia e lavora come borsista dell’archivio storico dell’Ansaldo. Insegna lettere alle scuole superiori fino al 1995, anno in cui diventa ricercatore universitario in storia economica nella Facoltà di Economia dell’Università di Genova. Nel 2010 ottiene l’idoneità a professore ordinario. É membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Ansaldo dal 2000 al 2007 e, successivamente, membro della Commissione scientifica a partire dal 2008.

     

  • Notte Arancione: musica nelle piazze del centro storico

    Notte Arancione: musica nelle piazze del centro storico

    Piazza dei Truogoli di Santa BrigidaIl Comitato Doria Sindaco organizza sabato 21 aprile la Notte Arancione, oltre tre ore  musica in varie piazza del centro storico genovese.

    Ma la giornata inizia già alle 17.30, quando il candidato sincado alle comunali di Genova  Marco Doria incontra e si confronta con i cittadini in Largo Pertini insieme a Nichi Vendola e a Carlo Petrini.

    A seguire, dalle 20.30 alle 23.30 , iniziano gli spettacoli: in piazza San Bernardo si tiene un concerto di musica classica con gli allievi del Conservatorio, mentre in piazza Lavagna si balla con la musica popolare: pizzica, balcanica, percussione afro.

    Piazza del Campo ospita invece il gruppo spontaneo “Trallalero” , i canti partigiani del coro“Sol dell’avvenire”, i canti popolari con “i zeneizi” e il gruppo “Canzoni di strada” mentre piazza Truogoli di santa Brigida è animata dalle performances di molti attori e dalle proiezioni dei film “Le Mura di Malapaga” e “Profumo di donna”.

    Tutti gli spettacoli sono gratuiti

  • Marco Doria – Elezioni Comunali Genova

    – L’INTERVISTA A MARCO DORIA

     

    – LINEE GUIDA DEL PROGRAMMA ELETTORALE

    Lavoro e sviluppo:

    Genova dovrebbe avere una vocazione mista ed accanto ai tradizionali assi dell’economia cittadina, ovvero porto ed industria, bisogna svilupparne degli altri. Le opportunità sono numerose: il settore della ricerca scientifica grazie al ruolo dell’Università, dell’IIT, del nuovo polo tecnologico degli Erzelli, la ricerca in campo medico-sanitario, quindi l’ex Ist e l’ospedale Gaslini. Inoltre Genova ha tutte le potenzialità per diventare una capitale italiana del turismo culturale.

    Trasporto Pubblico:

    Valorizzare il tpl è un obiettivo obbligato. Amt deve essere in grado di erogare un servizio funzionale. È necessario aumentare le corsie preferenziali per gli autobus. La metropolitana deve essere completata. Il tram in Val Bisagno è l’unica soluzione percorribile. Ma per realizzare tutti gli interventi occorrono risorse economiche sia locali che nazionali. Ci vuole un’integrazione intelligente tra le linee cittadine e quelle provinciali e partendo da questo presupposto si può immaginare una riorganizzazione a livello regionale.

    Grandi opere:

    Alcune grandi opere devono essere realizzate. È importante modernizzare il sistema di collegamenti ferroviari tra Genova e la pianura padana e tra Genova ed il resto d’Europa. Quindi sì ai lavori di potenziamento delle infrastrutture ferroviarie che potrebbero garantire uno spostamento significativo del trasporto dalla gomma alla rotaia. Il pericolo di infiltrazioni criminali e la certezza costi/tempi, sono sfide che le istituzioni devono assumersi. Occorre prestare la massima attenzione ma gli interventi vanno realizzati.

    Servizi:

    L’attività amministrativa deve porsi come obiettivo la riduzione delle diseguaglianze, sostenendo concretamente i servizi sociali, a partire dall’assistenza agli “ultimi”. Il Comune deve recuperare appieno un ruolo di regolazione consapevole: decisiva è l’interazione virtuosa con il terzo settore, ricco di competenze e idealità. Creare, innanzitutto nelle zone della città più a rischio di degrado, spazi pubblici per i cittadini, presidi di socialità e legalità, luoghi di incontro e confronto indispensabili per affrontare e risolvere positivamente le emergenze.

     

    – LA BIOGRAFIA

    E’ discendente dall’antica casata dei Doria e figlio di Giorgio Doria che negli anni sessanta venne diseredato dalla famiglia dopo essersi iscritto al Partito Comunista Italiano. Sposato, con tre figli, vive a Genova a un centinaio di metri da Palazzo Tursi. Diplomato presso il liceo Andrea D’Oria nel 1976, si laurea nel 1981 in Lettere e Filosofia e lavora come borsista dell’archivio storico dell’Ansaldo. Insegna lettere alle scuole superiori fino al 1995, anno in cui diventa ricercatore universitario in storia economica nella Facoltà di Economia dell’Università di Genova. Nel 2010 ottiene l’idoneità a professore ordinario. É membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Ansaldo dal 2000 al 2007 e, successivamente, membro della Commissione scientifica a partire dal 2008.

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  • Incontro con Marco Doria, candidato sindaco di Genova per il centro sinistra

    Incontro con Marco Doria, candidato sindaco di Genova per il centro sinistra

    Marco DoriaSiamo con Marco Doria, docente universitario di Storia economica presso la facoltà di Economia dell’ateneo genovese, vincitore delle primarie, candidato sindaco del centro sinistra. Marco Doria è stato per sette anni, dal 1978 al 1985, consigliere di circoscrizione di Albaro per il Pci e per tre, 1990-1993, consigliere comunale. Dopo quasi vent’anni da attivo spettatore nell’autunno 2011, grazie ad un  appello di alcuni intellettuali genovesi, Doria ha deciso di tornare ad occuparsi di politica in prima persona.

    Sostenuto da Sinistra Ecologia e Libertà, ha vinto con largo consenso le primarie ed oggi ci sono molte aspettative intorno alla sua candidatura. Lei è indubbiamente una figura libera ed indipendente ma la prima domanda che voglio porle è: pensa davvero di riuscire – nel caso diventasse sindaco – ad attuare le politiche che ha in mente, insomma ad avere testa e mani libere di agire, considerando che dovrà confrontarsi con interessi e logiche che muovono i partiti che l’appoggeranno?

    La testa libera sicuramente sì. Io penso che la coalizione di centro sinistra sia una coalizione di cittadini. Mi auguro di ottenere tanti consensi e spero che anche la lista che mi appoggia, espressione della società civile, raggiunga un buon risultato. Ovviamente io dovrò confrontarmi, come già sto facendo, con tutti i componenti della coalizione, singole persone ed organizzazioni politiche, per trovare una linea comune. Oggi sono il candidato di tutta la coalizione del centro sinistra e per essa ho il massimo rispetto. Questo però non significa affatto che io debba piegarmi a delle logiche di spartizione del potere.

    Vorrei affrontare con lei il tema del centro storico, una perla della città che andrebbe adeguatamente valorizzata a fini turistici e commerciali. Attualmente alcune zone, penso a via della Maddalena e al Ghetto, stanno provando a rialzarsi soprattutto grazie all’impegno di residenti, realtà associative ed al sostegno delle istituzioni; altre porzioni di città vecchia, ad esempio via di San Bernardo, sono frequentate solo nelle ore notturne a causa della cosiddetta “movida”, mentre durante il giorno sono abbandonate a se stesse. Come si possono coniugare le diverse esigenze degli abitanti, che chiedono di tutelare il loro sacrosanto diritto al riposo e dei giovani alla ricerca di luoghi per il divertimento, con la necessità di rilanciare il centro storico?

    Il centro storico è un gioiello, un patrimonio di Genova ma anche una porzione di città che vive problemi complessi e seri. Quindi richiede politiche di intervento articolate. Innanzitutto occorre valorizzare sempre più l’insieme di bellezze storico-artistiche della città vecchia. E promuovere flussi di turisti non solo nei percorsi tradizionali, ovvero Palazzo Ducale, via San Lorenzo, via Garibaldi, area del Porto antico, ma anche in percorsi oggi meno frequentati. Penso ad esempio a Sarzano, S. Maria di Castello, le Vigne, la Commenda di Prè. Inoltre il centro storico deve diventare un’area dove favorire, con adeguate politiche di sostegno, l’insediamento di nuove attività economiche, in particolare piccole attività commerciali ed artigianali. Per quanto riguarda la questione della cosiddetta “movida” è necessario ricordare a tutti l’importanza del rispetto delle regole affinché il legittimo bisogno di svago dei giovani non entri in conflitto con le rispettabili esigenze dei residenti. Occorre una politica capace di distribuire in maniera più intelligente sul territorio cittadino i luoghi del divertimento giovanile, in modo tale da risolvere il problema della tutela dei diritti degli abitanti del centro storico.

    Al di là delle considerazioni sull’utilità economica e sull’impatto ambientale di alcune grandi opere infrastrutturali, secondo lei un’opera come il Terzo valico, oggi in liguria e più in generale in Italia, le istituzioni sono in grado di gestirla? Oppure vista la moltiplicazione dei costi che spesso si registra nel nostro Paese ed il concreto pericolo di infiltrazioni criminali, attualmente lo Stato italiano non è all’altezza?

    Io ritengo che alcune grandi opere debbano essere realizzate. I temi che lei solleva, pericolo di infiltrazioni criminali e certezze costi/tempi, sono sfide ed impegni che dobbiamo assumerci. In altri termini voglio dire che questi rischi non devono bloccarci. Si tratta infatti di pericoli che riguardano anche altre opere, non necessariamente le cosiddette grandi opere. Penso ad esempio ai lavori pubblici per la messa in sicurezza del territorio. In tutti i casi bisogna prestare la massima attenzione ma gli interventi vanno realizzati.

    Per quanto riguarda il Terzo Valico lei ha detto di essere favorevole, si tratta di un intervento che insiste su una vallata, la Val Polcevera, che già presenta diverse criticità e nel passato è stata ampiamente vessata…

    Per me è importante modernizzare il sistema di collegamenti ferroviari tra Genova e la pianura padana e tra Genova ed il resto d’Europa. Quindi sono favorevole ai lavori di potenziamento delle infrastrutture ferroviarie che potrebbero garantire uno spostamento significativo del trasporto dalla gomma alla rotaia. Ovviamente sono consapevole dei disagi che questi interventi comportano nella popolazione residente. Per la realizzazione di qualsiasi opera, grande o piccola, bisogna fare in modo di controllare la certezza dei tempi/costi ed attenuare, per quanto possibile, le criticità sul territorio.

    Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, l’inceneritore a Borzoli è una priorità?

    La soluzione è aumentare la raccolta differenziata e soprattutto l’effettivo riciclo dei materiali recuperati, ovvero la via al riciclo spinto ai livelli indicati dalle normative europee e nazionali. Questo sistema riduce la quota residua di rifiuti che dovrà essere trattata. Una parte di questi sarà trattata in un impianto a freddo di prossima realizzazione. Quindi il problema va affrontato, da un lato stimolando la raccolta differenziata e dall’altro con l’impianto di trattamento a freddo. In questo modo, secondo me, potremmo ottenere risultati significativi ed in seguito valutare se saranno necessari ulteriori investimenti anche per sistemi diversi. 

    Secondo lei qual è la vocazione di Genova per il prossimo futuro, soprattutto per quanto riguarda la crescita economica e la creazione di nuove opportunità di lavoro?

    Genova dovrebbe avere una vocazione mista ed accanto ai tradizionali assi dell’economia cittadina, ovvero porto ed industria, bisogna svilupparne degli altri. Il porto deve continuare ad essere una colonna dell’economia genovese. Il settore industriale è stato pesantemente ridimensionato ed il Comune farà la sua parte per cercare di difenderlo.

    E poi ci sono altre numerose opportunità: penso ad esempio al settore della ricerca, la ricerca scientifica, quindi l’importanza del ruolo dell’Università, dell’IIT, del nuovo polo tecnologico degli Erzelli, la ricerca in campo medico-sanitario, quindi l’ex Ist e l’ospedale Gaslini. E ancora l’ambito del turismo e della cultura: Genova ha tutte le potenzialità per diventare una capitale italiana del turismo culturale.

     

    Matteo Quadrone

    Video di Daniele Orlandi

     

    Era Superba – SPECIALE ELEZIONI COMUNALI 2012

    Incontro con il candidato sindaco del Gruppo Misto Enrico Musso

    Incontro con il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Paolo Putti

    Incontro con il candidato sindaco del partito Italia Nuova Armando Siri

    Incontro con il candidato sindaco del partito La Destra Susy De Martini

    Incontro con il candidato sindaco di Primavera Politica Simonetta Saveri

    Incontro con il candidato sindaco di Gente Comune Giuseppe Viscardi 

    Incontro con il candidato sindaco della Lega Nord Edoardo Rixi

    Incontro con il candidato sindaco del centrodestra Pierluigi Vinai

    Incontro con il candidato sindaco del Pcl Giuliana Sanguineti

    Incontro con il candidato sindaco di Fratelli Fratellastri Simohamed Kaabour

    Incontro con il candidato sindaco di Portento per Genova Orlando Portento 

    Incontro con il candidato sindaco di Comunisti Sinistra Popolare Roberto Delogu