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  • Prà, Aurelia e Parco Lungo: al via l’iter, lavori da chiudere entro il 2015

    Prà, Aurelia e Parco Lungo: al via l’iter, lavori da chiudere entro il 2015

    Pra, parco e nuova stradaLa riqualificazione di Prà è tornata ad essere un argomento centrale, i tempi stringono e i cittadini insorgono (qui il nostro sopralluogo e le azioni di protesta dei cittadini). I lavori del Por e le polemiche sollevate richiedono il rispetto degli impegni presi sette anni or sono dalle istituzioni e una maggiore presenza del sindaco sul territorio hanno spinto lo stesso Marco Doria a fare il punto della situazione di fronte alla stampa.

    Per prima cosa, il sindaco ha voluto rispondere direttamente a chi lo accusa di essere distante: «Prà non è certamente una delle parti di Genova a cui ho dedicato poca attenzione e, come me, anche tutti gli assessori e la struttura comunale. Personalmente sono già stato diverse volte a Prà e altre volte naturalmente ci andrò. Pochi giorni prima della manifestazione, per la precisione giovedì scorso, ho ricevuto con l’assessore Crivello un gruppo di cittadini di questo territorio, a dimostrazione del fatto che siamo sempre disposti a parlare con tutti. Ma non accetto che si delegittimi il livello municipale che è un interlocutore istituzionale di assoluta dignità».

    Veniamo allo stato dell’arte. Come già sostenuto dall’assessore ai Lavori pubblici, Gianni Crivello, un paio di settimane fa (qui l’articolo), il primo cittadino ha ribadito di non aver mai preso in considerazione la possibilità di dirottare i circa 7 milioni (sui 14,5 complessivi) non ancora impiegati per la realizzazione del Por su altri capitoli del bilancio comunale che necessitano di ossigeno altrettanto vitale (su tutti, Amt). «Certo – ha ammesso Marco Doria – per tutti i Por ho verificato che ci fossero i margini per completare e rendicontare i lavori entro la fine del 2015, altrimenti oltre ai fondi avanzanti dovremmo restituire anche i soldi già investiti. E sarebbe una mazzata pazzesca per le casse del Comune. Ma da mesi ormai ricevo report periodici sui tempi delle procedure e ho costanti rassicurazioni sul fatto che le scadenze possono essere rispettate. E l’amministrazione ha intenzione di spendere fino all’ultimo euro dei finanziamenti previsti per realizzare il Por di Prà».

     

    Prà, Parco Lungo e Aurelia a 4 corsie

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    Ad esempio, quelli per realizzazione del cosiddetto “Parco Lungo” e la riqualificazione dell’Aurelia, una fascia lunga circa 1,5 chilometri che rappresenta l’intervento più sostanzioso dal punto di vista economico e di invasività dei lavori. Crivello in merito aveva già confermato che «i lavori per il “Parco Lungo” sono stati approvati il 19 e 20 dicembre scorsi. Tra il 15 e il 20 gennaio verranno pubblicati i bandi che scadranno il 15 marzo. Entro il 31 maggio verrà aggiudicato l’appalto alla società vincitrice che avrà un mese di tempo per presentare il progetto esecutivo. Consegneremo i lavori entro il 31 luglio, in tempo per essere conclusi entro la fine del 2015».

    Di che lavori si tratta, lo ho spiegato più nel dettaglio ieri il sindaco. «Nel Por – ha detto Doria – era prevista la realizzazione di una strada, non meno di quattro corsie fin dal progetto iniziale, che doveva sfruttare lo spostamento della linea ferroviaria con la possibilità di occupare la vecchia linea con due nuove corsie. Il progetto iniziale prevedeva la complanarizzazione tra l’attuale Aurelia e il tracciato ferroviario ma l’operazione di asportazione del materiale per azzerare il dislivello, che varia tra i 30 cm e 1 m, avrebbe comportato costi tali da rendere impossibile il completamento dell’opera». Gli uffici e i tecnici comunali hanno, dunque, lavorato a un nuovo progetto di strada, con molto verde, rotatorie e impianti semaforici efficienti, ma soprattutto tale da consentire un allargamento dei marciapiedi significativo sul lato abitato, ovvero quello a monte. «Ciò – ha proseguito il sindaco – consentirà la realizzazione di un’ampia zona pedonale in corrispondenza della vecchia stazione ferroviaria, ma anche un buon flusso pedonale nelle zone di marciapiede attualmente più strette». Inoltre, nell’area della vecchia stazione citata dal primo cittadino troverà sede il mercatino a chilometro zero, gestito dalla Coldiretti, che oggi viene sacrificato nei pressi della piscina dei Delfini.

    Tornando alla conformazione della strada carrabile, invece, è stata scelta l’opzione delle quattro corsie (due a mare, a traffico promiscuo in direzione centro, e due a monte in direzione ponente, con quella più vicina all’abitato riservata ai mezzi pubblici), che ha sollevato qualche polemica. «Da parte nostra – ha spiegato il primo cittadino – non c’è stato alcun pregiudizio verso il progetto, poi scartato, delle tre corsie (una funzionale alla penetrazione nel tessuto interno di Prà e altre due, una per senso di marcia, per il traffico più rapido senza percorsi riservati agli autobus, ndr). Abbiamo valutato entrambe le possibilità e un Consiglio municipale si espresso a larga maggioranza per il progetto a quattro corsie». Il sindaco ha aggiunto che il problema della nuova strada vista come una “ferita che taglia Prà” non si pone perché già in altre zone della città (corso Italia, via Gramsci) è necessario attraversare quattro corsie per giungere da una parte all’altra e che il progetto scelto, con molto verde, è comunque fortemente migliorativo della realtà esistente.

     

    Il punto sui lavori con il Municipio

    pra-piazza-sciesa«Chi dice che non è stato coinvolto nella progettazione della nuova Aurelia – aggiunge Mauro Avvenente, presidente del Municipio VII Ponente – non racconta la verità. Perché sono stati fatti ben 6 Consigli municipali a Prà proprio per consentire ai cittadini di partecipare, 4 assemblee pubbliche, 3 mesi di progettazione partecipata al cui tavolo si sono seduti anche il Comitato per Prà e il Comitato dei genitori che oggi si lamentano».

    Il “Parco Lungo” e la nuova Aurelia si innesteranno pra-torrente-san-pietronelle opere di riqualificazione e pedonalizzazione che stanno coinvolgendo l’interno di Prà. Tra i lavori già portati a termine si possono citare piazza Sciesa e via Fusinato, ma presto verrà coinvolta anche via Sapello e l’istituzione del limite dei 30 km/h in via Arrighi. «E a proposito di piazza Sciesa, sarò un campanilista ma è diventata una delle piazze più belle di Genova» ha commentato Avvenente.

    Ma il Por non è solo restyling di strade e marciapiedi. Tra le opere già completate, per cui complessivamente è stata spesa circa la metà dei finanziamenti a disposizione per l’intera riqualificazione di Prà Marina, c’è la messa in sicurezza della foce del Rio San Pietro, che nell’alluvione del 1993 aveva causato la morte del dottor Dapelo, con situazioni analoghe a quelle che abbiamo tristemente vissuto nei giorni scorsi (senza però che il corpo sia mai stato ritrovato). «Si tratta di un intervento che restituisce tranquillità agli abitanti della zona» ha detto con soddisfazione Avvenente. Per quanto riguarda la viabilità dell’area, l’assessore Dagnino aveva specificato un paio di settimane fa che è stata predisposta una situazione temporanea in attesa dei lavori sull’Aurelia.

    Tra le opere già portate a termine vanno citati ancora la passeggiata che unisce il campo di calcio della Praese con la piscina, riqualificata da un paio di anni, e il posteggio di interscambio della Navebus. «Quest’ultimo – spiega Avvenente – è propedeutico al nuovo approdo ancora da realizzare ma previsto all’interno del Por. Se è vero che in questo momento la Regione ha difficoltà economiche a sostenere il servizio (qui l’approfondimento di Era Superba, ndr), un domani sarà possibile potenziare questo sistema di trasporto, molto gradito dalla popolazione del Ponente, allungando la tratta fino a Prà».

     

    Il Parco Dapelo e la zona a Levante di Prà: arriva lo skate park

    parco-dapelo-praTra i lavori ancora da realizzare c’è anche la ristrutturazione del “Parco di Ponente” o “Parco Dapelo”, in cui verranno abbassate alcune collinette e che sarà oggetto soprattutto di una ripiantumazione perché gli alberi messi a dimora precedentemente non offrono alcun riparo d’ombra a chi, nelle stagioni più calde, frequenta il parco urbano (per maggiori informazioni rimandiamo al nostro sopralluogo di #EraOnTheRoad, ndr).

    Il progetto integrato di riqualificazione inizialmente sembrava aver un po’ dimenticato la zona più a Levante di Prà. Nel corso del tempo si è, dunque, pensato di ridimensionare alcuni interventi – come quello ritenuto superfluo in fase di progettazione partecipata delle aree per il bird watching alla foce del rio San Pietro – per recuperare alcune risorse da dedicare a questa zona e dare vita al progetto “Prà-to Sport”. I risparmi ottenuti anche tramite i ribassi d’asta ammontano a poco più di due milioni di euro che il sindaco ha dichiarato di voler impiegare per «interventi che siano apprezzati, che rispondano alle esigenze di risistemazione dell’area e che possano essere funzionali anche a implementazioni future ma che nell’immediato consentano un primo utilizzo dell’area». Dato però che il Comune non ha altri soldi da destinare a Prà se non quelli del Por, bisogna abbandonare quantomeno temporaneamente progetti faraonici come la realizzazione di un palazzetto dello Sport, ben più oneroso dei fondi a disposizione. «Ma fatti salvi i vincoli della disponibilità finanziaria e dei tempi rapidi di realizzazione – ha assicurato Doria – non ho preferenze per la pista di skateboard piuttosto che per quella di atletica leggera. Il nostro impegno è quello di vagliare la fattibilità di tutte le proposte che perverranno dai cittadini e di scegliere, a breve, con il Municipio quella più funzionale».

    In realtà, qualche preferenza sembra averla il Municipio, come ci spiega il suo presidente Avvenente: «Quest’area in origine doveva solo essere bonificata. Poi, giustamente, il Comitato dei genitori ha chiesto degli interventi più significativi, la maggior parte dei quali è stata accolta dall’amministrazione. Si deve fare tutto ciò che è possibile nella situazione economica attuale». L’area, infatti, deve essere bonificata con tanto di regimentazione della raccolta delle acque meteoriche, cintata e illuminata, ostacolando l’insorgere di future situazioni di degrado già vissute nel passato. «Per garantire ciò – riprende il presidente del Municipio – è necessario dare vita a funzioni pubbliche di interesse collettivo diffuso, come gli impianti sportivi. Quindi, tutti i ribassi d’asta del Por saranno impegnati per costruire più impianti possibili in questa zona, a cominciare dallo skate park che è una promessa presa dall’amministrazione già tre anni fa a fronte di una richiesta di alcuni giovani praesi. Con i soldi restanti valuteremo le altre proposte di campetto polivalente e pista di atletica».

     

    Non solo Por: il sindaco ricorda il “Branega”

    Nella conferenza stampa di ieri, il sindaco ha anche sottolineato che gli interventi del Comune a Prà non si sono limitati ai soli lavori previsti dal Por. Il primo cittadino ha, infatti, citato la riqualificazione dello storico campo sportivo “Branega” che sarà suddiviso tra le attività di calcio a 7 e di rugby per bambini, grazie a un impegno economico di 400 mila euro (solo 1/3 a carico del Comune) che ha consentito di affidare la nuova struttura alla gestione di due società sportive locali, Olimpic Prà Calcio e Province dell’Ovest Rugby. Sempre in ambito sportivo, Doria ha ricordato che la Fascia di Rispetto sarà il nuovo quartier generale per la Regata storica delle Repubbliche marinare e ospiterà tutti gli allenamenti dell’armo genovese e degli ospiti nei giorni immediatamente precedenti la competizione (che, invece, avrà luogo in uno specchio d’acqua più ampio). Ma non c’è solo lo sport. Tra gli interventi di riqualificazione, infatti, è stato citato anche lo sgombero della baraccopoli (proprio nell’area dove sorgerà il nuovo skate park), intervento progettato da tempo e che ha necessitato anche dell’adozione delle necessarie forme di assistenza per le fasce deboli (minori e donne con bambini) nonché del monitoraggio dell’area per evitare che la situazione venga ripristinata.

    «Anche se veniamo dipinti a tinte fosche – conclude Avvenente – tutti abbiamo interesse a fare il bene della popolazione. Lo scopo finale è quello di restituire la Fascia di Rispetto alla sua vocazione primaria di cuscinetto tra città e porto, arricchendola di funzioni sportive e per il tempo libero perché sia fruibile a un numero sempre crescente di cittadini».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Amt, il report dell’Advisor che apre ai privati. Ecco la versione integrale

    Amt, il report dell’Advisor che apre ai privati. Ecco la versione integrale

    Via CantoreIl Consiglio comunale torna a parlare di Amt. E lo fa compiendo un piccolo passo indietro rispetto al difficoltoso accordo raggiunto con i lavoratori a fine novembre. Nuovamente sul banco degli imputati è il sindaco Doria accusato di aver volontariamente tenuto nascosta nei cassetti del proprio ufficio la relazione dell’Advisor (che Era Superba è in grado di pubblicare integralmente) a cui era stata chiesta una consulenza sul futuro della Azienda mobilità e trasporti genovese e che, come anticipato da un quotidiano locale, indicava nella vendita totale della partecipata l’unica via di salvezza.

    La relazione dell’Advisor su Amt Genova >> Il pdf della bozza definitiva

    La miccia è stata accesa da Enrico Musso, che si è visto concedere sul tema un articolo 54, dopo oltre due mesi di continue richieste e, soprattutto, dopo il trapelamento del contenuto della relazione riservata sui giornali, a totale insaputa dei consiglieri. «La relazione in questione c’è stata mandata solo ieri pomeriggio, ma si basa su una delibera del Consiglio comunale del luglio 2012. Stiamo parlando di 18 mesi, dei quali 12 sono serviti per conferire l’incarico, durato un mese e mezzo vacanze estive comprese. Poi la relazione è finita nel cassetto del sindaco per oltre 4 mesi, nel corso dei quali si è svolto lo sciopero più drammatico della storia recente della nostra città e forse del Paese, proprio su questi temi».

    Tra le difficoltà lamentate dall’Advisor nel produrre la propria relazione, Musso cita quelle che saltano più facilmente agli occhi, ovvero “l’indisponibilità del modello di calcolo alla base del piano industriale di Amt che non ha reso possibile un’analisi della assunzioni poste alla base dello stesso” e “l’indisponibilità degli elementi attestanti l’effettiva attuazione delle misure gestionali previste dal piano industriale”. In parole povere, l’Advisor sembrerebbe dire che il piano industriale di Amt non ha un impianto razionale e soprattutto non è possibile verificare se sia effettivamente stato messo in pratica.

    Ma naturalmente l’attenzione di Musso si concentra sulle conclusioni di quel piano che, anche se non attraverso i canali ufficiali, erano già arrivate alle orecchie dei genovesi: «L’Advisor dice che l’equilibrio economico 2013-2014 di Amt è stato reso possibile da contributi straordinari da parte dell’azionista – il Comune di Genova – per complessivi 27 milioni di euro e che nel 2015-2016 ci vorranno altri 30 milioni di euro. Inoltre, sottolinea la necessità di una manovra sul costo del personale per rendere sostenibile e duraturo il risanamento economico. Ma soprattutto – continua Musso – suggerisce la cessione della totalità di Amt: non di una quota di minoranza perché nessun privato investe solo parzialmente in una cosa strutturalmente in perdita; ma neanche di una quota di maggioranza perché la compresenza del pubblico creerebbe delle inefficienze e dei rallentamenti di gestione. Queste conclusioni sono in netto contrasto con le posizioni assunte dall’amministrazione».

    Tocca poi a Edoardo Rixi mettere sul piatto altri due elementi: «Innanzitutto, sia la conclusione dell’Advisor che lo stato attuale dei fatti vanno contro un punto esplicito della campagna elettorale del sindaco, ovvero la cessione di una parte di Amt a privati. E poi, mi chiedo, dato che lo studio parte da dati forniti direttamente da Amt, non sarebbe stato possibile farlo in housing risparmiando un sacco di soldi?».

    La risposta del Sindaco Doria

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-discorso-D3La risposta arriva direttamente dal sindaco Doria che motiva con dovizia di particolari la convinzione del superamento nei fatti delle conclusioni dell’Advisor, ma non si pronuncia sul perché la relazione non sia stata resa ufficialmente pubblica già da tempo. «Il mio programma elettorale è stato scritto e condiviso dai gruppi che hanno sostenuto la mia candidatura nella primavera del 2012 quando esisteva l’obbligo di legge di cedere quota di partecipazioni pubbliche, obbligo cancellato l’estate successiva da una sentenza della Corte costituzionale che ha lasciato la valutazione sull’opportunità di procedere in tale direzione. Visto che la possibilità era stata indicata da una delibera di Consiglio comunale, la giunta allora decise di dare propria questa indicazione e avviare un percorso che fornisse una precisa valutazione finanziaria di Amt, effettuata con criteri oggettivi da un soggetto terzo. Non si potevano usare strutture nostre momento in cui volevamo una valutazione obiettiva di un nostro bene. Va precisato, comunque, che all’Advisor non è stato chiesto di valutare l’opportunità di cessione di Amt ai privati ma solo di darne una valutazione economica».

    Vero. Ma fino a un certo punto. Il sindaco, infatti, sembra dimenticare che nella prima stesura della famosa delibera sulle società partecipate (qui l’approfondimento di Era Superba), quella che in molti erroneamente hanno definito “delle privatizzazioni”, si faceva riferimento proprio alla valutazione dell’Advisor per poter presentare al Consiglio comunale una proposta operativa che garantisse la sopravvivenza economica dell’azienda e un livello qualitativamente e quantitativamente accettabile del servizio. E questa proposta dell’Advisor era appunto la totale privatizzazione.

    Secondo il sindaco, comunque, le conclusioni operative dell’Advisor sono da considerarsi superate perché partono da presupposti che l’evoluzione della situazione ha reso non più reali: «L’assunto su cui è stato basato lo studio si riferiva ad un quadro normativo in cui sarebbe toccato al Comune il ruolo di controparte del servizio e di authority anche dopo il 2014, affidando ad Amt il tpl urbano di Genova per almeno altri 10 anni. In questo quadro, stante la valutazione di 17-18 milioni di euro dell’azienda, ci saremmo dovuti fare carico di forti investimenti per il potenziamento patrimoniale pari a circa 30 milioni di euro. Ma ciò non corrisponde più alla realtà. Il Comune con l’approvazione della nuova legge regionale non sarà più controparte del servizio perché si sta costituendo un’agenzia regionale ad hoc che affiderà il servizio basandosi sul bacino unico regionale. Dunque, si tratta di un a affidamento di sevizio completamente diverso da quello previsto dall’Advisor. Se non fossero cambiate le condizioni avremmo potuto valutare l’opportunità politica suggerita dalla relazione, ma il quadro è evidentemente differente».

    La legge regionale sul Tpl ha cambiato le carte? Non tutti sono d’accordo

    «È assurdo dire che la relazione sia adesso superata dopo che è rimasta nascosta per così tanto tempo  – replica Musso – perché altrimenti i 35 mila euro di soldi pubblici che è costata andrebbero chiesti a chi l’ha tenuta nel proprio cassetto. Peraltro, il presidente Burlando ha già segnalato delle criticità in relazione alla costituzione dell’agenzia regionale che riguardano le situazioni del tpl di Imperia e La Spezia. Inoltre, la legge regionale blinda il contesto pubblico della gestione del trasporto locale, esattamente il contesto preso in considerazione dall’Advisor, la cui relazione quindi non mi sembra si possa ritenere del tutto superata. Anzi. Nella relazione viene attribuito ad Amt un valore per un socio privato: vuol dire che se il socio privato mette insieme i ricavi del traffico, i ricavi delle contribuzioni al trasporto pubblico e le necessità investimento ad esempio sulla flotta veicoli, avrà delle prospettive di profittabilità perché altrimenti non spenderebbe 17 milioni. Prospettive di profittabilità che, per contro, non ha il Comune chiamato a investire altri 30 milioni, dopo i 27 già sborsati».

    Advisor o meno, resta il fatto che la situazione di Amt è ancora ben lungi dall’essere risolta e, come richiesto ieri stesso in Sala Rossa, tornerà presto all’attenzione dei consiglieri comunali. La strada che ci separa dalla gara regionale, infatti, è ancora lunga e non priva di ostacoli. E non è così scontato che l’azienda pubblica genovese riesca ad arrivarci in piena salute. Molto dipenderà anche dal bilancio previsionale del 2014. Ma questa è tutta un’altra storia.

    Simone D’Ambrosio

  • Puc, Tursi risponde alla VAS: le osservazioni di cittadini e comitati

    Puc, Tursi risponde alla VAS: le osservazioni di cittadini e comitati

    carignano-madre-di -dio-case-abitazioni-DICome abbiamo già scritto non più di poche settimane fa – su queste pagine e nell’ultimo numero (pag 11) della nostra rivista – l’iter per l’approvazione definitiva del nuovo Piano Urbanistico Comunale entra nella fase cruciale. È prevista tra fine gennaio e inizio febbraio la delibera del Consiglio comunale che approverà le controdeduzioni alla VAS (Valutazione Ambientale Strategica) presentata dalla Regione Liguria che, pur emettendo un parere finale non negativo, ha espresso una serie di rilievi sul progetto preliminare del PUC (qui il pdf della delibera di Giunta del 10 dicembre 2013 con tutta la documentazione relativa alla VAS e alle controdeduzioni di Tursi in attesa dell’approvazione definitiva del Consiglio).

    Domani (martedì 14 gennaio) i cittadini, le associazioni, le reti e i comitati (oltre 50 realtà del territorio, 40.000 persone) raggruppati nel Forum Salviamo il Paesaggio (qui l’approfondimento di Era Superba) –  i quali hanno presentato agli uffici comunali numerose osservazioni scritte al PUC e organizzato/partecipato attivamente a incontri e audizioni sul tema – consegnano al sindaco Marco Doria le firme simboliche, raccolte in poche settimane, per richiedere udienza e considerazione in merito alle osservazioni sul nuovo piano presentate agli uffici comunali. “Chiediamo che venga dato spazio e forza alle richieste di gran parte della città”, si legge nella nota stampa. “Stop al consumo del territorio. Il nuovo PUC prevede 8,5 mln di mq di aree edificabili (pari a circa 1200 campi di calcio), e nuovi residenti pari a circa 30.000 persone, a fronte di una diminuzione dei residenti negli ultimi 11 anni (di più del 4%) e di circa 15.000 case vuote. Ci chiediamo quale sia la logica.” Senza contare la raccolta online, le firme “cartacee” raccolte raggiungerebbero le 2300 unità.

    La rete di realtà cittadine, che ha quindi come obiettivo principale lo stop a nuove costruzioni e l’incentivo all’insediamento di nuove aree agricole (vedi dossier) e che segue con attenzione l’iter di approvazione del nuovo PUC, punta il dito su un passaggio significativo nell’ambito delle controdeduzioni alla VAS che riguarda la questione della tutela delle aree oltre la linea verde (limite di edificabilità a monte), per perseguire l’obiettivo – dichiarato nel Piano urbanistico – di rilancio e valorizzazione delle attività agricole produttive:  “[…]Sulle aree edificabili è pressoché impossibile insediare nuove attività agricole, e negli ultimi 50 anni si è visto che l’indice di edificabilità non contrasta, anzi favorisce, l’abbandono. Alle indicazioni del Parere prescrittivo della regione sulla VAS “oltre la linea verde si possa costruire solo per fini agricoli, ove necessario” la giunta comunale ritiene di ottemperare proponendo una revisione della cartografia, restringendo le aree agricole (AR-PA) a favore delle aree “di presidio ambientale” (AR-PR), ove può costruire chiunque, aprendo a teorici 336mila metri quadrati di villette”.

     

  • Tunnel sotto il porto: avanti con il progetto, ma la s.p.a è in liquidazione

    Tunnel sotto il porto: avanti con il progetto, ma la s.p.a è in liquidazione

    Contrasto tra vecchio e nuovo a GenovaTorna di moda il tunnel sotto il porto, quello che nelle intenzioni dell’amministrazione (o almeno di una parte di essa) dovrebbe sostituire la sopraelevata nella Genova del futuro.

    Ne ha parlato ieri il sindaco Marco Doria, nel corso di un’intervista rilasciata all’emittente Primocanale ribadendo il proprio orientamento già espresso poco dopo il suo insediamento a palazzo Tursi: «Il tunnel sotto il porto di Genova è una grande idea – ha dichiarato il primo cittadino – che consentirebbe di raggiungere dal Levante cittadino il nodo di San Benigno senza utilizzare la Sopraelevata, la cui funzione potrebbe così essere ripensata. Non è detto che la si debba per forza buttare giù ma opererei in questo senso se avessi la prova che il tunnel fosse in grado di sostituirla efficacemente».

    L’argomento ha suscitato interesse anche in Sala Rossa dove, dopo la pausa natalizia, è tornato a riunirsi il Consiglio Comunale. La questione è stata sollevata, anche con un pizzico di ironia, dal capogruppo del Pdl Lilli Lauro: «Il sindaco annunciava la fattibilità del progetto già il 22 gennaio dell’anno scorso. Vorrei capire se ogni anno a gennaio nella sua agenda è previsto parlare del tunnel sotto il porto o se c’è qualche importante novità di cui dobbiamo tenere conto. Anche perché neanche un mese il presidente dell’Autorità portuale, Luigi Merlo, annunciando lo spostamento dell’Istituto idrografico della Marina nella zona di calata Gadda, aveva specificato che il tunnel non si sarebbe più realizzato». Le fa da eco il collega di partito Guido Grillo: «Già sul finire del 2012 il sindaco aveva dichiarato che la giunta Vincenzi aveva commesso un errore ad accantonare il progetto. Dato che per progettare l’opera sono stati investiti soldi pubblici, vorremmo capire come stanno veramente le cose visto che voi continuate a dire che volete andare avanti e l’Autorità portuale sostiene il contrario».

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    La risposta è stata naturalmente affidata al sindaco che non ha mancato l’occasione per ribadire il proprio sostegno alla prosecuzione dell’iter progettuale. «Questa amministrazione – ha detto Marco Doriasi è trovata di fronte a un quadro già delineato negli anni precedenti e, come prima cosa, ha espresso un giudizio favorevole sull’opera. Giudizio che anche tutti i gruppi consigliari saranno chiamati a esprimere. La Cassa depositi e prestiti aveva stanziato 4 milioni di euro alla Tunnel di Genova spa (costituita appositamente per seguire l’iter realizzativo dell’infrastruttura, ndr) per la progettazione preliminare dell’infrastruttura affidata poi alla ditta genovese D’Appolonia. Fino a questo momento sono stati spesi circa 3 milioni di euro per la realizzazione del progetto. Nel frattempo sono intervenute novità sia per quanto riguarda l’uscita in prossimità del nodo autostradale di San Benigno sia per l’uscita in area Calata Gadda. Di conseguenza, il progetto di allora non è più adeguato ma c’è ancora 1 milione di euro a disposizione per ricalibrare la progettazione. Si tratta di soldi che, se non utilizzati, andrebbero comunque restituiti alla Cassa depositi e prestiti e credo, quindi, che sia giusto spenderli per apportare i correttivi necessari all’altezza dei due imbocchi».

     

    Tunnel di Genova spa è in liquidazione. Bernini ha le idee chiare

    Sopraelevata da Piazza CaricamentoProblema: a febbraio 2012 il Consiglio comunale aveva votato l’avvio della procedura di liquidazione (affidata al commissario Giancarlo Bonifai) della società Tunnel di Genova spa. Due le soluzioni sul piatto per uscire da questa impasse, come ci ha spiegato il vicesindaco Stefano Bernini, da sempre tra i principali sostenitori della bontà e dell’efficacia dell’opera:

    «O si propone l’ampliamento della mission della società fino ad arrivare all’adeguamento del progetto così come tra l’altro richiesto dal CIPE e quindi si proroga la vita di Tunnel di Genova spa per il periodo necessario oppure, opzione che personalmente prediligo, la si recupera come srl o società di scopo dando un po’ più di respiro alla sua sopravvivenza. In questo modo si consentirebbero le opportune valutazioni della nuova situazione di calata Gadda e si potrebbe rimodulare il progetto entrando nel merito della necessaria modifica dell’uscita del tunnel per salvare la scelta, da noi condivisa, della nuova destinazione dell’Istituto Idrografico della Marina ma salvando il collegamento diretto con la Fiera attraverso il tombamento di Duca degli Abruzzi». Secondo il vicesindaco, invece, non ci sarebbero problemi per quanto riguarda l’uscita di San Benigno: «Il secondo lotto dei lavori di rifacimento dell’intersezione tra la barriera di Genova Ovest e la città – spiega Bernini – prevede infatti l’accesso al tunnel non più attraverso un’uscita diretta come pensato inizialmente ma tramite una precisa ramificazione all’uscita dell’autostrada».

    Come detto, comunque, la decisione di bloccare la liquidazione di Tunnel di Genova spa spetta però al Consiglio comunale. Poi si tratterà di trovare chi può essere interessato alla realizzazione di un’opera di tale portata, con costi sull’ordine di grandezza dei 500 milioni di euro e sei di realizzazione. Ma su questo tema il vicesindaco non sembra piuttosto preoccupato: «È naturale che il nuovo tunnel dovrà essere a pagamento, con tariffe vantaggiose appositamente pensate per i genovesi. E proprio questa soluzione consentirà all’opera di diventare appetibile per molti imprenditori edili».

    Ulteriore ostacolo all’iter progettuale potrebbe arrivare dall’Autorità portuale che già più volte nel passato aveva storto il naso nei confronti di un’opera comunque inizialmente approvata nell’ormai lontanissimo 2003. In questo caso, la situazione potrebbe essere sbloccata dagli uffici comunali di urbanistica che stanno predisponendo tutte le controdeduzioni alle osservazioni sollevate dall’Autorità portuale al progetto preliminare che, secondo Bernini, dovrebbero essere sufficienti a convincere Merlo & co. a sottoscrivere la continuazione di questo percorso.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Amt, sciopero concluso. Burlando presenta la nuova agenzia del Tpl

    Amt, sciopero concluso. Burlando presenta la nuova agenzia del Tpl

    Lo sciopero dei laboratori AmtL’assemblea dei lavoratori Amt ha approvato l’accordo. Evento che mette il primo punto a capo dopo cinque lunghi giorni di tensione e accompagna la città verso il lento ritorno alla normalità, con i primi bus che hanno iniziato a circolare poco prima delle 16.
    Dopo 13-14 ore di lavoro era stata firmata nella notte la bozza di accordo sulla vertenza Amt con le firme di tutte le 5 sigle sindacali CGIl, Cisl, Uls, Faisa, Ucl, e quelle di Comune e Regione.

    La quadra, a detta di Burlando, è stata trovata quando i sindacati hanno messo sul piatto la disponibilità non a ritoccare stipendi e orari ma, oltre comunque a una certa flessibilità, a effettuare alcuni subappalti a privati prevalentemente per le linee periferiche e collinari attualmente gestite dall’azienda. «Una situazione – ha commentato Burlando – che alla Spezia, realtà migliore di Tpl regionale nel nostro territorio, esiste in maniera consistente per circa il 30% del servizio ma che finora a Genova era sempre rimasta un tabù. Questa carta giocata dal sindacato è stato un elemento piuttosto dirimente di questa vertenza».

    Da parte sua, invece, il Comune ha assicurato la disponibilità a impegnare 4,3 milioni di euro nel bilancio 2014 per potenziare il capitale sociale dell’azienda. I restanti 4 milioni utili a coprire il disavanzo di Amt, calcolato in 8,3 milioni di euro nel 2014, saranno a carico dell’azienda che già nelle prossime settimane dovrà confrontarsi con i sindacati per capire come recuperare le risorse necessarie. Il primo passo potrebbe essere proprio quello del subappalto annunciato da Burlando.
    «L’obiettivo dell’amministrazione comunale è innanzitutto quello di dare prospettive a questa azienda pubblica – ha dichiarato in conferenza stampa il sindaco Marco Doriama senza intesa fra le parti è impossibile ed è indispensabile confrontarsi con un equilibrio di bilancio che, inutile nasconderlo, rimane traballante. Come Comune ci siamo impegnati a colmare una parte del disavanzo. Si tratta di una ricostituzione del capitale sociale di Amt, cosa giuridicamente ben diversa rispetto alla patrimonializzazione o all’aumento di capitale. Siamo arrivati a questa decisione dopo una ricognizione normativa seria ed approfondita, la patrimonializzazione o il conferimento di beni immobili non sono azioni possibili in assenza di un solido equilibrio di bilancio da parte dell’azienda».

    Il sindaco, inoltre, è tornato sul discorso privatizzazione: «Si è trattato di un falso tema. La stampa locale ha trasmesso messaggi che non rispondevano alla realtà dei fatti e questo ha ingenerato tensione. Mi riferisco in particolar modo alla locandina di un quotidiano genovese apparsa martedì fuori dalle edicole, “oggi si discute la privatizzazione di Amt”».

    La nuova agenzia per il trasporto pubblico locale

    autobus-amt-2Il presidente Burlando ha illustrato questa mattina i punti chiave della nuova legge sul Traporto pubblico regionale, parte integrante dell’accordo con Amt. «Il sistema non lo si salva lasciandolo com’è. Un tempo si interveniva con i soldi, ora che i soldi non ci sono più bisogna intervenire con le riforme. Per questo motivo – ha proseguito il governatore – in Consiglio regionale abbiamo approvato una legge sostanzialmente richiesta da Genova, Comune, Provincia, Amt, Atp e sindacati. Ci aspettavamo reazioni ma non tanto da Genova quanto da altre realtà regionali che ne saranno coinvolte. Per cui, finché non si pacifica l’area da dove è partita la richiesta di intervento, è difficile che la legge riesca a concretizzarsi».

    La legge regionale muove da tre presupposti: creazione di un bacino unico di servizio concepito come integrazione ferro-gomma in grado di realizzare importanti economie di scala; le indispensabili clausole sociali; la creazione di un’agenzia che lavori alla gara europea per l’affidamento del servizio, una sorta di nuova Authority del trasporto regionale. Per la nascita di questa agenzia è obbligatorio che aderiscano i 4 capoluoghi di provincia e le 4 province, «ma non sarebbe male che aderissero anche i Comuni più grandi» ha aggiunto Burlando. «La creazione dell’agenzia ha anche un effetto collaterale perché il contratto di servizio che scaturirà dal bando sarà esente iva, che verrà inizialmente pagata dal vincitore della gara ma potrà essere recuperata a medio-lungo periodo, con un risparmio di circa 20 milioni di euro l’anno».

    «Questa agenzia – ha proseguito il presidente della Regione Liguria – potrebbe poi lanciare una mega gara per l’acquisto di nuovi mezzi che rimarrebbero di proprietà dell’agenzia stessa anche dopo l’affidamento del servizio».

    La Regione ha messo sul piatto della trattativa 200 nuovi bus

    La svolta nella notte è arrivata quando Burlando si è impegnato a garantire per Genova 200 nuovi bus in 4 anni, pagati all’80% dalla Regione principalmente tramite fondi europei e nazionali, e al 20% dalla società che si aggiudicherà il servizio nel corso del 2014. Sul piano regionale si tratta di 380 nuovi mezzi per un investimento totale di circa 85 milioni. La quantità degli autobus è calcolata sulla lunghezza media dei mezzi da 12 metri, con un costo intorno ai 200 mila euro cadauno: naturalmente, i mezzi diminuirebbero nel caso di necessità di bus da 18 metri, o aumenterebbero per l’acquisto di pullmini.

    Gli enti locali hanno tempo 90 giorni per confermare la propria adesione alla nuova agenzia, ma Burlando si augura che una risposta possa arrivare già nel corso della prossima settimana. «Abbiamo una situazione di tensione su Imperia – ha spiegato il presidente – ma non appena avremo tutte le sottoscrizioni partiremo con la ricerca delle personalità giuste, che dovranno avere anche competenze sul settore ferroviario. Dopo le verifiche con il governo, a febbraio – marzo inizierà la configurazione dell’offerta da mettere a gara prima dell’estate. Naturalmente bisogna correre molto perché in un anno cambiamo un sistema fermo da sempre. Se siamo bravi, e qualche volta ci riusciamo, il servizio nuovo servizio regionale e integrato partirà il 1° gennaio 2015».

     

    Simone D’Ambrosio
    Gabriele Serpe

  • Delibera partecipate: ecco cosa dice il documento della discordia

    Delibera partecipate: ecco cosa dice il documento della discordia

    palazzo-tursi-aula-rossa-d14«La delibera delle partecipate non parla assolutamente di privatizzazioni». È un refrain che in questi giorni sindaco e assessori hanno ripetuto senza sosta. E, ora che la delibera è stata approvata dal Consiglio comunale, la conferma arriva anche dai documenti. Una delibera che non entra nello stretto merito del futuro di Amt, Amiu e Aster. Per sgomberare il campo da ogni dubbio è stato necessario che la Giunta presentasse un maxiemendamento al testo originale della delibera, frutto delle ultime contrattazioni con le aziende e i sindacati. Anzi penultime, visto come sono degenerati i rapporti nel corso di queste caldissime ore.

    Mentre Genova sta affrontando la quarta giornata consecutiva di blocco assoluto del trasporto pubblico. Mentre la solidarietà ai lavoratori di Amt si sta estendendo a macchia d’olio in  tutta la città. Mentre la protesta assume sempre più i connotati di un vero e proprio movimento di reazione nazionale, una blindatissima Sala Rossa ha licenziato nella tarda serata di giovedì il documento da cui, a torto o a ragione, è nato tutto il putiferio. Ma che cosa dice nel dettaglio questa delibera?

    Se, per quanto riguarda Amiu, il documento approvato non modifica sostanzialmente quanto già presentato dal vicesindaco Bernini qualche settimana fa (qui l’approfondimento), su Aster il testo si addolcisce circa la previsione di ingresso di capitali esterni. Laddove, infatti, si chiedeva all’azienda di valutare l’opportunità di acquisire partner per investimenti specifici su nuovi progetti tecnologici e di sviluppo, il dispositivo viene modificato chiedendo che il nuovo piano industriale, da consegnare entro dicembre 2013, “oltre alla riorganizzazione degli aspetti produttivi, valuti tutte le potenzialità per sviluppare una maggiore efficienza aziendale, a fronte comunque della garanzia dell’efficienza manutentiva”.

    Naturalmente, le attenzioni sono particolarmente puntate su Amt. Ed è proprio qui che sono intervenute le modifiche più sostanziose. Nel testo inizialmente predisposto dalla giunta, alla voce dedicata all’Azienda mobilità e trasporti, si parlava di “collegare la definizione degli indirizzi strategici (…) al completamento del processo di valutazione dell’azienda e delle sue prospettive ad opera dell’Advisor”. Un Advisor che sostanzialmente non lasciava molte alternative alla tanto odiata privatizzazione, in piena contraddizione rispetto a quanto andava predicando Marco Doria da giorni. Certo, il sindaco non è mai stato convinto pienamente dell’ipotesi privatizzazione, ma altre logiche politiche sembravano quasi inevitabile far propendere per la strada caldeggiata soprattutto dal Partito democratico.  Il colpo di scena è arrivato nel pomeriggio di mercoledì quando, senza ulteriori indugi, il sindaco assicurava: «Amt resterà pubblica per tutto il 2014».

    Come? E la delibera? Ecco, pronto il maxiemendamento. E il capitolo dedicato a Amt viene completamente stravolto; ora la delibera, nel frattempo approvata, chiede all’amministrazione aziendale “un piano finanziario aggiornato che contenga indicazioni sulle proiezioni dei conti della società nel 2014, definendo gli atti necessari per ottimizzare l’uso delle risorse disponibili recuperando margini di efficienza”. Il piano sarà poi utilizzato dal Comune per definire gli indirizzi strategici che dovranno tenere conto del nuovo contesto normativo delineato dalla legge sul trasporto pubblico locale recentemente approvata dalla Regione, con l’ampliamento del bacino di traffico, e delle prospettive di evoluzione nella futura area metropolitana genovese, tenendo presente anche la possibile aggregazione con il servizio attualmente erogato dall’Atp, in situazione economica da fallimento. Così, prendono forma le dichiarazioni fatte alla stampa dallo stesso sindaco a margine delle trattative con i sindacati, messe nero su bianco nella stessa delibera: “L’amministrazione comunale vuole raggiungere l’obiettivo di garantire ad Amt, nel rispetto delle normative di legge, la continuità aziendale e di assicurare all’utenza adeguati standard di servizio attraverso un piano di mobilità comunale che privilegi quella pubblica”.

    E sempre a proposito di paventate privatizzazioni, scompare nelle premesse del documento il capoverso che faceva riferimento all’eventuale necessità di “diverse aziende in house di liberarsi dai vincoli di questo assetto per poter concorrere alla gestione in ambiti di livello metropolitano o addirittura regionale” e si trasforma in: “rimane la necessità delle aziende in house di poter concorrere alla gestione in ambiti di livello metropolitano o anche regionale, nel rispetto della legislazione europea”.

    Quindi, non è proprio così vero dire che la delibera sulle partecipate non abbia mai parlato di privatizzazioni, neppure parziali.

    Di certo, però, non ne parla la versione che è stata approvata.

    A proposito, il testo contiene anche importanti disposizioni che non riguardano solo le tre principali partecipate del Comune, ma altre aziende che in questi giorni caotici sono passate sostanzialmente sotto silenzio. In particolare, Bagni Marina e Farmacie Genovesi non vengono più ritenute strategiche dall’amministrazione comunale e ne viene predisposta la cessione nel caso in cui il bilancio economico-patrimoniale non dovesse raggiungere l’equilibrio.  «Per quanto riguarda i Bagni – aveva spiegato il vicesindaco Bernini il mese scorso – il Comune deve vigilare affinché vengano resi accessibili tutti i servizi anche alla fasce più deboli. Ma per fare questo possiamo utilizzare strumenti diversi rispetto a una partecipazione economica in perdita». Diversa la situazione per le Farmacie comunali (8 quelle ancora attive rispetto alle 11 iniziali), nate per coprire buchi del settore privato che attualmente non sussistono più. Grazie alla riorganizzazione che ha portato ad esempio a esternalizzare il costo dei magazzinieri, dai 130/140 mila euro di passivo del 2012 si potrebbe arrivare al pareggio di bilancio per il 2013.

    Tra le norme previste dal maxiemendamento, infine, entra in delibera anche un punto interessante che impegna la giunta alla razionalizzazione delle partecipazioni comunali anche attraverso operazioni infragruppo, con la necessaria crescita della capacità di governance da parte del Comune, che deve potenziare le sue capacità di controllo. Azione che potrebbe essere intrapresa anche tramite la realizzazione di un soggetto ad hoc che accentri le partecipazioni dell’Ente e si occupi, tra le altre cose, di “operare in direzione di un superamento degli attuali vincoli che limitano la mobilità interaziendale”.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Delibera partecipate, Consiglio a porte chiuse: parere favorevole

    Delibera partecipate, Consiglio a porte chiuse: parere favorevole

    Tursi, protesta dei lavoratoriSono passate le 22 da poco più di una decina di minuti quando il presidente Guerello annuncia che il Consiglio comunale ha approvato la delibera sulle partecipate, con 21 voti favorevoli (Pd, Lista Doria, Chessa, De Benedictis) e 5 contrari (Anzalone, Grillo, Musso Vittoria, Bruno e Pastorino).

    Che cosa cambierà ora? Poco o nulla. Innanzitutto, la città si appresta a dover sopportare la quarta giornata di blocco assoluto del trasporto pubblico. E oltre alle assemblee di Amt e Amiu, in piazza scendono anche i lavoratori di Fincantieri in seguito alle dichiarazioni del governo nazionale sulla possibilità di parziale vendita dell’azienda. E ancora i lavoratori del porto e probabilmente gli studenti. Senza dimenticare che la vertenza del trasporto pubblico si sta allargando al suolo nazionale, con agitazioni annunciate anche a Roma, Torino e Milano.

    «Non è un problema che ci siano queste proteste», commenta Antonio Bruno, consigliere della Federazione della Sinistra. «Il problema è che la sinistra o il centrosinistra viene percepita dai cittadini come controparte perché l’Italia rischia di prendere una deriva di svendita di beni, servizi e spazi pubblici sui cui la gente si è fermamente espressa contraria con il voto dei referendum di giugno 2011. E questa delibera si inserisce in questo quadro di contrasto politico molto forte».

    A proposito di contrasti. Era davvero opportuno portare avanti la discussione oggi in aula, a tutti i costi? O forse non sarebbe stato il caso, quantomeno di rimandarla, dopo aver messo una pezza quantomeno all’emergenza di Amt? All’inizio dei lavori se lo sono chiesti e lo hanno chiesto al sindaco molti consiglieri, tanto che fino a un certo punto sembrava veramente che si potesse arrivare al rinvio della delibera.

    Ma la nuova fumata nera scaturita dalla trattativa tra sindacati di Amt e Sindaco (vedi cronaca in coda all’articolo ndr) ha per l’ennesima volta cambiato le carte in tavola. Da un lato l’amministrazione chiedeva la disponibilità dei lavoratori a rinnovare i sacrifici già attuati nel 2013 ed era disposta a intavolare una trattativa sulla sospensione dei lavori del Consiglio, a fronte di una ripresa del servizio. Dall’altra parte i sindacati chiedevano nero su bianco l’immediato impegno dell’amministrazione a ripatrimonializzare l’azienda e la contestuale sospensione della delibera, pena la prosecuzione dello sciopero.

    L’accordo non è stato trovato e il problema, naturalmente, è principalmente di natura economica. Così il Consiglio comunale, convocato alle 16.30 ma immediatamente interrotto per consentire al sindaco di portare a termine la trattativa, ha ricominciato i lavori dopo circa un’ora e mezza di attesa (che va sommata ai 3 giorni rispetto alla convocazione ordinaria di martedì), entrando nel merito della discussione della delibera.

    lavoratori-tursi-verticaleMolti i consiglieri che hanno abbandonato l’aula in segno di protesta per come state gestite le cose da parte del sindaco e dal presidente del Consiglio comunale, accusato di aver convocato la seduta a porte chiuse, con numerosi lavoratori che premevano all’esterno. Il primo a lasciare la Sala Rossa è stato Alfonso Gioia, capogruppo Udc, che ha ritenuto inopportuno convocare il consiglio con uno stato di agitazione permanente in città: «È vero che la ripresa dei lavori è una forma di preservazione della democrazia – ha aggiunto l’ex presidente del consiglio provinciale – ma farlo a porte chiuse ne decreta il suo funerale». Posizione simile quella del capogruppo di Sel, Gian Piero Pastorino che però è rimasto fino alla fine della seduta: «Genova, medaglia d’oro della Resistenza, non ha mai vissuto un momento tale. Io invito il sindaco a valutare bene l’opportunità di fare un Consiglio comunale a porte chiuse. Si tratta di una situazione antidemocratica tanto quanto l’occupazione di martedì».

    Usciti anche i consiglieri del Movimento 5 Stelle (su richiesta dei propri sostenitori attraverso un sondaggio lampo via Facebook), Lauro e Balleari (Pdl) e Rixi (Lega). Gli stessi che prima di abbandonare l’aula avevano presentato una richiesta di rinvio della pratica, sostenuta bocciata con 20 voti contrari e 13 favorevoli (Pastorino uscito dall’aula al momento del voto). Un rinvio che, a detta di molti, non sarebbe neppure tanto dispiaciuto alla Lista Doria, in difficoltà però a votare contro la volontà del proprio sindaco.

    A proposito di Lista Doria, da sottolineare un duro intervento del consigliere Clizia Nicolella che, contrariata dalla chiusura delle porte di Tursi, si è scagliata contro Prefetto e Questore e ha lanciato un monito alle organizzazioni sindacali: «Oggi non si consente che la seduta sia pubblica a tutti gli effetti e la responsabilità è del Prefetto e del Questore che dovrebbero garantire l’ordine pubblico al pari di quanto fanno per le manifestazioni sportive. Inoltre, manifesto il mio totale disappunto nei confronti delle più alte cariche di rappresentanza dello Stato per non aver evacuato l’aula nei giorni scorsi. Infine mi appello ai sindacati perché difendano veramente il bene dei lavoratori. Se non si trovasse una soluzione per Amt, c’è pronto il commissario per la procedura fallimentare dell’azienda».

    Nonostante gli abbandoni, una massiccia presenza della maggioranza e l’assicurazione della presenza di alcuni consiglieri di opposizioni ha garantito la prosecuzione dei lavori fino alla votazione conclusiva.
    Tuttavia, a dimostrazione che la confusione stia regnando sovrana in Sala Rossa, va segnalato che la delibera, dopo essere stata approvata, non ha ottenuto l’immediata eseguibilità votata solo da 19 consiglieri a fronte dei 21 necessari. Non che cambi molto a livello operativo dato che il testo non contiene disposizioni esecutive legate a date imminenti. Ma resta comunque il fatto che la partita è stata gestita in maniera piuttosto confusionaria. In questo senso merita di essere citata la dichiarazione di voto del consigliere Padovani (Lista Doria) che pur sostenendo la delibera non si è tirato indietro dal sottolineare come ci sia stato quantomeno un problema di comunicazione tra la giunta e i cittadini: «Fin da quando si è aperto, il dibattito sulle partecipate ha iniziato a scivolare verso una china ideologica, privatizzazione sì, privatizzazione no, col rischio di allontanarsi dai problemi reali di queste imprese. L’effetto secondario è stato quello di mettere insieme un’ampia coalizione di cittadini a difesa del patrimonio pubblico: fatto positivo, ma non era certo il risultato che ci saremmo aspettati perché in questa logica siamo diventati la controparte. C’è dunque un problema di come siamo in grado di comunicare alla città: il dibattito dovrebbe essere più laico, sereno e meno ideologico. Parte della responsabilità di questa situazione è sicuramente da ricercare nell’accelerazione che si cercato di dare a questa delibera all’inizio della sua discussione (a luglio, in occasione delle discussioni sul bilancio 2013, ndr). Ma la rapidità spesso non consente approfondimento».

    Approfondimento che, per ammissioni dello stesso sindaco, dovrà avvenire da questo momento in poi, affrontando caso per caso la situazione di Amt, Aster e Amiu a partire da piani industriali che i management delle aziende dovranno presentare: «Ma come mai questi piani industriali ora non esistono? Come facciamo a controllare efficacemente queste aziende se non ci sono i piani industriali? Ora abbiamo bisogno che le soluzioni entrino nel merito dei problemi e si confrontino con dei dati reali».

    «Non approviamo questo atto con soddisfazione – ha commentato il capogruppo del Pd, Simone Farello – non tanto nei confronti dell’atto ma nei confronti di quello che si è sviluppato intorno. Credo che sarebbe sbagliato, pericoloso e superficiale pensare che l’esplosione di disagio a cui stiamo assistendo sia riferibile a questa delibera. È diventata sicuramente un pretesto. Ma se non capiamo che sotto c’è qualcosa di più profondo, commetteremmo un errore che potrebbe portarne altri come conseguenza. Di questa delibera, infatti, hanno discusso solo la politica e i lavoratori delle aziende interessate; tutti gli altri hanno assistito in maniera anche un po’ allibita perché non capivano il centro di questo dibattito. L’opinione pubblica, che usufruisce di questi servizi, ha interesse solo che i servizi continuino, a prezzi sostenibili e in maniera soddisfacente. Ma tutte queste persone sono state tenute fuori dal dibattito in questi giorni».

    La cronaca del pomeriggio

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    La seduta del Consiglio Comunale sulla delibera di indirizzo per le società partecipate (sospesa martedì dopo l’invasione in Aula Rossa dei lavoratori Amt) è a porte chiuse. I lavori dopo neanche un’ora sono già stati sospesi due volte, prima per attendere l’arrivo del sindaco, successivamente su richiesta dello stesso Doria per consentire la prosecuzione della trattativa con i sindacati (una delegazione è presente a Tursi ma non ha accesso alla Sala Rossa).
    «La seduta a porte chiuse è un atteggiamento antidemocratico quanto l’invasione di martedì scorso», ha detto Bruno Pastorino (Sel). Intanto Alfonso Gioia (Udc) ha abbandonato l’aula in segno di protesta per la stessa ragione.

    Nel frattempo la trattativa con i sindacati è ufficialmente saltata, domani lo sciopero continuerà e i lavoratori di Amiu e Amt si riuniranno in assemblea alle 9. «La richiesta dei sindacati era la sospensione della delibera e la ripatrimonializzazione– ha spiegato il sindaco Marco Doria – ma su queste basi la trattiva non poteva neppure partire, innanzitutto perché l’impegno da parte del Comune per il conferimento di denaro o beni immobili all’azienda sarebbe comunque dovuto prima passare dal Consiglio comunale. La questione comunque potrebbe essere argomento di trattiva assieme alle misure che dovrebbero essere adottare nell’azienda per ricercare l’equilibrio dei conti nel 2014. Ho detto che se si fosse aperta la trattativa si sarebbero potutiti sospendere i lavori ma si sarebbe dovuta concludere anche l’agitazione. Mi è stato detto di no e che la trattativa sarebbe partita solo con il nostro impegno a versare denari. A questo punto l’incontro si è concluso».

    No al rinvio della delibera sulle partecipate

    In apertura di seduta l’ipotesi sembrava la più probabile. Antonio Bruno (Fds) chiedeva rinvio temporaneo della delibera, Edoardo Rixi (Lega Nord) e Lilli Lauro (Pdl) chiedevano il ritiro della stessa per tornare ad un percorso condiviso in commissione, valutando nuovamente la situazione economica dell’azienda e, soprattutto, la posizione dei vertici e dell’amministrazione di Amt.

    Alle ore 19 arriva la votazione del Consiglio: no al rinvio della delibera con 20 voti contrari e 13 favorevoli. Poco dopo il Movimento 5 Stelle ha abbandonato l’aula «ce l’hanno chiesto i cittadini», così anche Rixi seguito dal Pdl, il numero legale però non è a rischio.

     

    Simone D’Ambrosio
    [foto di Elettra Antognetti]

  • Amt, gara regionale nel 2014. Ora la delibera sulle partecipate

    Amt, gara regionale nel 2014. Ora la delibera sulle partecipate

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    Amt resterà pubblica fino alla fine del 2014. La notizia che tutta la città aspettava è iniziata a circolare nel pomeriggio ed è stata confermata in serata dallo stesso sindaco di Genova, Marco Doria. L’amministrazione, però, chiede ai lavoratori di rinnovare per tutto il prossimo anno i sacrifici già sottoscritti con l’accordo del 7 maggio scorso. Dopodiché, anzi nel frattempo, la palla passerà al nuovo bando per l’assegnazione del trasporto pubblico regionale, che il presidente Burlando ha confermato verrà lanciato nei tempi opportuni per garantire l’avvio del nuovo servizio a partire dal 1° gennaio 2015. Una questione vitale per Amt, dal momento che il contratto di servizio attualmente in essere scadrà il 31/12/2014 e non potrà più essere rinnovato. Condizione indispensabile, però, è che l’azienda arrivi in salute fino alla fine del prossimo anno. «In questo percorso di 13 mesi – sottolinea Doria – Amt, che è un’azienda del Comune e lo sarà anche per i prossimi 13 mesi, deve restare nelle condizioni di vivere, non fallire e continuare a svolgere il servizio pubblico nel bacino genovese. Per fare ciò è necessario che i conti siano sani». Quella, dunque, che era una delle più grosse incognite della giornata di ieri, sembra essere stata risolta, quantomeno verbalmente, in tempi piuttosto rapidi. Tuttavia, i dipendenti di Amt non sono ancora soddisfatti delle proposte dell’amministrazione e hanno confermato il terzo giorno consecutivo di blocco al servizio. Anche i lavoratori di Aster si uniranno alla protesta astenendosi dal servizio per 4 ore.

    Nessuna alienazione di proprietà, dunque. Ma a questo punto diventa fondamentale trovare l’accordo con i sindacati. Secondo la Giunta, infatti, la prosecuzione dei contratti di solidarietà e il rinnovo della riduzione degli stipendi potrebbero consentire ad Amt di arrivare in equilibrio fino alla fine del 2014. Anche perché l’alternativa sarebbe l’intaccamento del capitale sociale, con la conseguente consegna dei libri contabili in Tribunale.
    Resterebbe sul tavolo ancora la richiesta di ripatrimonializzazione che i sindacati stanno portando avanti a gran voce. Su questo tema, però, Doria ha confermato la posizione di ieri: «Esiste un problema di conti economici. Non è possibile chiederci di investire risorse immobiliari andando contro le norme vigenti che legano un’eventuale ripatrimonializzazione a un bilancio aziendale in equilibrio. Per raggiungerlo è necessario che tutti facciano la propria parte». A proposito di bilancio. È ben noto che alla voce Amt, per il 2013 il Comune abbia stanziato poco più di 30 milioni, cifra di poco superiore a quanto fatto nel 2012. A queste cifre, però, vanno aggiunti i 36 milioni di interesse che ogni anno Tursi deve pagare ai creditori per i mutui che le Amministrazioni passate hanno contratto proprio per ripianare i conti dell’azienda.

    Una volta raggiunto l’accordo tra Comune e lavoratori, la sopravvivenza di Amt si potrebbe aprire a prospettive di più ampio respiro. «Oggi – spiega il sindaco – abbiamo ricevuto una lettera formale in cui la Regione ci chiede di partecipare alla costituzione dell’authority che dovrà studiare il nuovo bando per il trasporto pubblico regionale, nell’ottica di un unico bacino ligure con l’integrazione ferro-gomma». Insomma, l’azienda non deve fallire ma gli equilibri economici sono fragilissimi. È su questo tema che la posizione del sindaco muta rispetto alle dichiarazioni giunte al termine della tesissima giornata di ieri: «Nel 2013 – ha detto oggi Doria – un equilibrio di conti alla fine di novembre possiamo dire che è sostanzialmente raggiunto, anche se non ne abbiamo la certezza piena. Esistono le condizioni – e qui arriva la novità – perché la situazione si verifichi anche nel 2014. Non è una missione impossibile. Ma ci vuole la disponibilità da parte di tutti». Ecco, dunque, chiamare in causa nuovamente i lavoratori.

    Ma gli elementi in gioco sono anche altri. Ad esempio, l’accordo tra Amt e Trenitalia per il biglietto integrato, che scade a fine anno e potrà essere ricontrattato sulla base dello studio dei flussi che sta portando a termine l’Università di Genova. Oltre ai risparmi, ci sono poi le entrate previste nel 2014. Se la Regione ha già confermato i 65 milioni elargiti anche nel 2013, più complicata la situazione per quanto riguarda le casse comunali: «Ad ogni modo – assicura il sindaco – non potremo tagliare il contributo in maniera clamorosa rispetto al 2013, quali che siano le entrate previste nel nuovo anno. Il 2014, infatti, sarà cruciale per l’azienda che poi potrà beneficiare dell’inserimento in un contesto diverso».

    Intanto, domani mattina la conferenza dei capigruppo del Consiglio comunale deciderà sulla possibile riapertura dei lavori in Sala Rossa nel pomeriggio. Ma il futuro di Amt, come d’altronde quello di Aster e Amiu, è ormai abbastanza chiaro che corra su binari diversi, quantomeno paralleli, rispetto a quelli della delibera della discordia.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Emergenza Amt, il punto della situazione dopo i disordini a Tursi

    Emergenza Amt, il punto della situazione dopo i disordini a Tursi

    Sindaco Marco DoriaFumata nera. Anzi nerissima. Si è concluso con un nulla di fatto il tavolo di confronto tra Amt, rappresentanze sindacali e sindaco Doria, convocato d’urgenza dal Prefetto vista la situazione critica che si stava verificando in Consiglio comunale. I sindacati, infatti, hanno abbandonato l’incontro e si sono nuovamente riuniti in assemblea a Palazzo Tursi, da cui con tutta probabilità scaturirà una prosecuzione del blocco del servizio a oltranza.

    La richiesta unitaria da parte dei lavoratori è quella di una ripatrimonializzazione dell’azienda, attraverso la cessione di alcuni immobili, in particolare il palazzo ex Nira: «Il sindaco non rispetta l’accordo e allora noi continuiamo con la protesta. Come stiamo facendo noi le notti per salvare il nostro futuro, chiediamo che le facciano anche loro per arrivare subito alla proposta di ricapitalizzazione», dicono all’unisono i sindacalisti.

    Una proposta ritenuta irricevibile dall’amministrazione, almeno nell’immediato. «Ci è stato chiesto – ha spiegato il sindaco Doriadi conferire dei beni immobiliari all’azienda senza che si potesse verificare la fattibilità dell’operazione dal punto di vista del rispetto delle leggi. Come se un sindaco potesse, senza aver effettuato opportuni approfondimenti normativi, conferire beni immobili a un’azienda che peraltro rischia di presentare un disavanzo di bilancio nel 2014».

    Un problema anzitutto legale, dunque. Ma lo stesso primo cittadino ha manifestato la disponibilità a lavorare su questa strada, anche attraverso un tavolo quotidiano di confronto in Prefettura: «C’è una piena disponibilità dell’amministrazione comunale a confrontarsi con le organizzazioni sindacali di Amt per verificare queste cose, senza pretendere però dal Comune impegni preventivi, che non potrebbero essere fatti nel rispetto della legge».

    Prima di arrivare alla ripatrimonializzazione è necessario che i conti dell’azienda siano assolutamente in regola, nel presente e nell’immediato futuro, in modo da non provocare il dissolvimento del capitale sociale dell’azienda. Come raggiungere questo equilibrio è ancora tutto da vedere. «Non abbiamo alcuna certezza su quelle che sono le risorse del bilancio comunale nel sul 2014 – ha ricordato il sindaco – ma neppure la sicurezza per quanto riguarda il 2013. Ciononostante l’azienda potrebbe mantenere un quasi equilibrio di conti nel 2013, risultato possibile grazie all’accordo sindacale e al versamento da parte del Comune di Genova nelle casse dell’azienda di 22 milioni di euro netti, ovvero 30 lordi, tanto quanto fatto nel 2012 nonostante la disponibilità economica fosse inferiore. L’obiettivo dell’amministrazione è avere un’azienda che sopravviva. Senza un equilibrio dei conti, ogni intervento sarebbe finalizzato soltanto a tamponare delle perdite. Cosa che purtroppo è avvenuta in passato e che non ritengo debba continuare a verificarsi. Il problema del Comune come azionista è quello di garantire un servizio ma anche che esistano le risorse per sostenere quel servizio».

    Per questo motivo, la delibera che oggi sarebbe dovuta passare al vaglio dei consiglieri, con qualche ritocco rispetto alla stesura originale, al capitolo Amt prevede che l’azienda predisponga un piano finanziario aggiornato che contenga le proiezione sul 2014 dei costi aziendali. Che dica, cioè, di quante risorse ha bisogno l’azienda per reggere anche il prossimo anno. A fronte di ciò, il Comune dovrà capire come coprire questi costi per la parte di sua competenza, sapendo che il finanziamento regionale è confermato di 65 milioni di euro.

    «Dopo essere stata discussa a lungo con le organizzazioni sindacali – ha detto il primo cittadino genovese – la delibera parla della tutela di servizi di un sistema di aziende del Comune. Si tratta di un documento che non cita la parola privatizzazione perché non è all’ordine del giorno ma si sforza di capire, caso per caso, come affrontare una riflessione sulle prospettive aziendali che garantiscono determinati servizi. Non avrebbe senso ritirarla perché il problema di tenere in equilibrio i conti di Amt e di evitarne il fallimento non cambierebbe di una virgola».

    Ma c’è anche una terza questione messa sul banco dal sindaco, ossia la scadenza del contratto di servizio del trasporto pubblico tra Comune e Amt a fine 2014, dopo due anni di proroga. Secondo quanto spiegato da Doria, si tratta del termine ultimo di prorogabilità di servizio in rispetto della normativa europea. «La legge regionale approvata pochi giorni fa lascia aperta la questione, per cui oggi stesso abbiamo inoltrato alla Regione una richiesta di risposta precisa. Il contratto di servizio cesserà veramente o sarà comunque prorogato? Se cessa nel 2014 ci dovrà essere una gara nel 2014 affinché il nuovo contratto di servizio parta il 1° gennaio 2015. Quando verrà fatta e da chi? Quali saranno i criteri generali per potervi partecipare? Quale bacino di servizio riguarderà?».

    Il sindaco è tornato, infine, a commentare l’invasione del Consiglio comunale a cui si è assistito nel pomeriggio: «Quello che è accaduto oggi è un fatto gravissimo perché è stato impedito lo svolgimento di un’assemblea democratica dei cittadini. La discussione della delibera è legata alla disponibilità di una pienezza delle funzionalità democratiche in città e in Consiglio comunale, che le autorità di governo devono garantire. La Sala Rossa non può essere occupata ad oltranza né si può proseguire all’infinito con il blocco del servizio che non aiuta a risolvere i problemi e penalizza i cittadini».

    Simone D’Ambrosio

  • Consiglio Comunale: lavori fermi, nessun accordo sulle partecipate

    Consiglio Comunale: lavori fermi, nessun accordo sulle partecipate

    protesta-lavoratori-consiglio-comunalePrivatizzati ‘sto c….”, “Dimissioni”, “Tutti a casa” sono i cori più gettonati della protesta dei lavoratori di Amt, Amiu e Aster che questo pomeriggio hanno letteralmente invaso i lavori del Consiglio comunale di Genova dove si sarebbe dovuta discutere la delibera che apre all’ingresso di capitali privati nelle società partecipate. Lo sciopero selvaggio del trasporto pubblico deciso nella notte e che rischia di prolungarsi a oltranza, ha consentito a tutti i lavoratori di Amt di scendere in piazza e raggiungere Palazzo Tursi.

    Tribune gremite alle 14 quando iniziano i lavori con la presentazione degli articoli 54. Ma la seduta durerà ben poco. Sono da poco scoccate le 14.15 quando la prima irruzione interrompe il consigliere Pastorino che stava per interrogare il vicesindaco Bernini sul futuro della strada a mare a Cornigliano. Doria, Dagnino, Farello (non presente in aula) ma anche Guerello e Malatesta sono i principali destinatari delle urla dei lavoratori che manifestano con tutta la loro forza l’opposizione alla privatizzazione e la preoccupazione per il futuro. Passano 6 minuti e il presidente Guerello è costretto a sospendere la seduta. Nel frattempo la folla ha letteralmente invaso tutte le tribune della Sala Rossa (comprese quelle riservate alla stampa) e alcuni lavoratori di Aster irrompono tra i banchi di consiglieri e assessori.

    Sugli spalti è il festival degli slogan e degli striscioni. Ci sono i lavoratori di Amiu (“Amiu non si tocca”) e anche quelli dei Bagni comunali (“Ci siamo anche noi… 36 lavoratori precari da 30 anni”). Chi non si vede, invece, è il sindaco Marco Doria, come ha gioco facile a sottolineare il decano del Consiglio comunale, Guido Grillo (Pdl), pochi minuti dopo le 15: «Invito gli uffici e gli assessori presenti a richiamare il sindaco. Alle ore 15 doveva iniziare il consiglio. Il sindaco deve partecipare». Fanno da eco i cori del pubblico: «Marco Doria, dove sei?». E il primo cittadino arriverà solo alle 15.51.

    A quel punto ricomincerà la seduta, trasformata in vera e propria assemblea pubblica, con il sindaco che interrompe più volte il proprio discorso per ribattere alle parole dei manifestanti. Doria prova a ripercorrere le tappe della genesi della delibera e ricorda come nel 2013 siano arrivati ad Amt 65 milioni dalla Regione e 30 dal Comune. «A novembre non abbiamo ancora la sicurezza che tutte le entrate previste nel bilancio approvato a luglio arrivino nelle casse del Comune» ha sottolineato il sindaco. «Il governo deve dirci se rimborserà ai Comuni le quote Imu. Sul bilancio 2014 poi non c’è nessun Comune italiano che può sapere su quali risorse contare nel futuro».

    Ma i dipendenti di Amt vanno al sodo: «Vuole privatizzare l’azienda o la vuole tenere pubblica?». «La voglio tenere in piedi» risponde con insolito piglio Marco Doria. Ma la risposta è ancora una volta ambigua e i lavoratori tornano a protestare. Arrivando anche all’esagerazione come quando con spintoni e qualche lancio di oggetti provano a ostacolare l’uscita dalla Sala Rossa del sindaco, protetto dalle forze dell’ordine. Più tardi si saprà che nel corso della breve colluttazione che ne consegue, 5 vigili, compresa una vigilessa, si saranno recati all’ospedale per controlli.

    Sul fronte politico, difficile capire come si evolverà la situazione. Molti manifestanti hanno abbandonato l’aula ma i sindacati assicurano che un nucleo resterà a presidiare i lavori del Consiglio. Certo, finché resteranno seduti sugli scranni degli assessori sarà difficile riprendere la seduta (che ufficialmente è stata sospesa, in modo da poter essere ripresa in qualunque momento, ndr). I consiglieri sono divisi sul da farsi. Una parte spera davvero di poter iniziare a discutere la delibera, anche perché gli emendamenti e gli ordini del giorno in calendario sono davvero tantissimi e difficilmente la partita verrà portata a casa nel giro di poche ore. Altri, come Edoardo Rixi (Lega Nord) – che annuncia la raccolta di firme per la presentazione di una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco – si augurano che i lavori vengano sospesi definitivamente. Nel frattempo, alle 18, sindaco, azienda e rappresentanti sindacali sono stati convocati in Prefettura.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Quarto Castagna: appello al Sindaco per la difesa delle aree storiche

    Quarto Castagna: appello al Sindaco per la difesa delle aree storiche

    UlivetoMentre la discussione sul nuovo Piano Urbanistico Comunale si appresta ad entrare nella fase decisiva, quando l’amministrazione di Palazzo Tursi dovrà tirare le somme tra le proposte dei tecnici e le obiezioni di cittadini e di altri enti (vedi tutti i rilievi mossi dalla Regione Liguria soprattutto in materia di edificazione in aree esondabili e collinari), fuori dai saloni istituzionali diversi nuovi progetti sono già stati approvati o continuano a seguire il loro iter burocratico. Nel frattempo «Il cittadino qualunque, per far sentire la propria voce, arranca fra mille peripezie con sforzi e difficoltà considerevoli – spiega Ester Quadri del Circolo Nuova Ecologia Legambiente – A volte, per ostacolare l’ennesima bruttura su territorio, si devono trovare cavilli legali per opporsi a ciò che la logica e il buon senso fin da subito evidenzierebbero. È mai possibile che per difendere l’unicità di un muretto a secco si devono formulare pagine e pagine di leggi e normative? – si domanda Quadri – Dove è finito il senso della bellezza se per salvaguardarla si deve fare appello a tribunali e avvocati?».

    Da tempo, i residenti della Castagna di Quarto stanno combattendo per difendere il proprio quartiere da interventi che, secondo l’associazione ambientalista «Stravolgeranno la bellezza di quel sito storico dove ogni frammento di pietra rappresenta la testimonianza di un passato prezioso e mai più riproducibile. Un’area che si snoda lungo l’antica creuza di Via Romana della Castagna, fra salite e discese, torrenti ed argini di pietra, fra piccole casette a schiera ancora con le persiane di legno e antiche dimore storiche con i loro giardini secolari, muretti a secco ed orti, ulivi, bastioni di pietra, insomma un concentrato di bellezza che qualsiasi Paese al mondo chiederebbe di promuoverlo alla tutela dell’Unesco».

    UlivetoL’Uliveto Murato di Quarto ne rappresenta il simbolo ma, sottolinea Ester Quadri «La salvaguardia di tale bellezza deve essere estesa a tutta l’antica creuza, comprendendo il Parco storico di Villa Quartara; a tutte le abitazioni; ai vari immobili che si affacciano sull’antico percorso, con i loro giardini, parchi, alberi e statue. È necessario ed urgente fermare ogni tipo di costruzione non congrua all’interno di questo meraviglioso sistema storico». Dall’altra parte, però «Molti dei nostri politici non lo hanno assolutamente compreso – continua Quadri – Anzi, continuano a dare il via libera progetti insostenibili che oggi sono fuori dal tempo e, diciamolo, orrendi. In Via Romana della Castagna è stata approvata la ricostruzione di un manufatto industriale (ex Fischer) trasformato ora in immobile residenziale con i suoi piani in più ed un pieno di cemento a carico del quartiere». Per Legambiente, invece, una soluzione migliore sarebbe stata «Recuperare quel manufatto e renderlo testimone di un’archeologia industriale ancora esistente nella zona, magari riadattandolo a un utilizzo sociale e creativo».

    Inoltre, soltanto pochi giorni fa «Siamo venuti a conoscenza di un’altra operazione che avrebbe già ricevuto delle autorizzazioni – denuncia Quadri – Si tratta di una piccola casetta, in stato di totale degrado, ubicata all’interno delle antiche mura dell’Uliveto Murato di Quarto. Crediamo, ma il condizionale è d’obbligo perché stiamo cercando di reperire maggiori informazioni, che l’intenzione sia quella di raddoppiarne i volumi, oltre a costruire un’autorimessa interrata che coprirebbe tutto il sedime del fabbricato e una piscina al posto del giardino dove una volta sopravvivevano alberi ad alto fusto».
    Quadri, a tal proposito ricorda il caso di Villa Gervasoni, un’antica dimora dove un tempo i pellegrini cercavano ristoro e conforto «Adesso oggetto di ristrutturazione alla beffa di tutti quei cittadini che chiedono cosa e come diventerà».

    Il Circolo Nuova Ecologia Legambiente, dunque, si appella al Sindaco Marco Doria, invitandolo a venire di persona nel quartiere, perché «Siamo certi che comprenderebbe la bellezza storica, archeologica, paesaggistica e monumentale della creuza di Via Romana della Castagna, memoria vivente della primitiva Aurelia e patrimonio incomparabile da salvare, ad esempio trovando nuove soluzioni per tutti i progetti previsti e autorizzati, spesso in modo inspiegabile. Infine, lo preghiamo di fermare lo scempio urbanistico ed estetico che il nuovo piano urbanistico permetterà di compiere».

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Ponte Carrega, demolizione o riqualificazione? Futuro ancora incerto

    Ponte Carrega, demolizione o riqualificazione? Futuro ancora incerto

    Ponte CarregaDemoliamo Ponte Carrega. Anzi no, riqualifichiamolo. Il futuro del viadotto costruito nel 1788 è approdato ieri in Consiglio comunale, attraverso un articolo 54 promosso dai consiglieri di opposizione Grillo (Pdl) e Rixi (Lega). Da un lato, la volontà dei cittadini di tenere in vita un pezzo di storia della nostra città, dall’altro la necessità dell’amministrazione di mettere in sicurezza il bacino del Bisagno e riqualificare l’intera valle.

    «L’associazione Amici di Ponte Carrega – ha ricordato il decano del Consiglio comunale, Guido Grillo – ha partecipato al concorso indetto dal Fai per il finanziamento a fondo perduto dei lavori di riqualificazione dei cosiddetti “luoghi del cuore”. Per partecipare al bando era necessario acquisire il nulla osta dell’amministrazione comunale, che è arrivato ma con una puntualizzazione che dà luogo a incertezze. Viene, infatti, specificato che il Comune non si assume nessun impegno in ordine al mantenimento del ponte, in quanto il piano di bacino per la messa in sicurezza del Bisagno ne imporrebbe l’abbattimento. Tuttavia – conclude Grillo – il valore storico del ponte è stato riconosciuto anche dalla Soprintendenza e una legge del 2004 impedisce la demolizione di questi beni e impone l’obbligo di garantirne la sicurezza e la conservazione». Come si risolve questa dicotomia legislativa?

    Questione delicata, tanto che la risposta arriva direttamente dal sindaco che non ha sgomberato definitivamente il campo dai tanti dubbi. «Nel nulla osta che ci è stato richiesto e abbiamo concesso in tempi rapidissimi – spiega Marco Doria – non potevamo non far presenti alcuni dati di fatto derivanti da atti amministrativi che in qualche modo riguardano il bene». Il sindaco ha, poi, ripercorso le tappe che hanno portato alla realizzazione del piano di bacino che si occupa della sicurezza complessiva del Bisagno per evitare il rischio esondazione e alla redazione del progetto preliminare per la realizzazione del nuovo asse infrastrutturale per il trasporto pubblico nella valle. «La demolizione dei ponti Feritore, Guglielmetti, Carrega, Veronelli e Bezzecca e la loro sostituzione con due nuovi viadotti – ha sottolineato il primo cittadino – è indispensabile per la messa in sicurezza idraulica del torrente. In particolare, Ponte Carrega rappresenta il maggior rigurgito di acqua e conseguentemente è causa del maggior flusso potenziale di esondazione del Bisagno».

    Certo, l’opera di messa in sicurezza del torrente è iniziata con i lavori sullo “scolmatorino” del Fereggiano, in cui sono stati assorbiti i 25 milioni di finanziamento statale, pari a un decimo di quanto sarebbe necessario per la sistemazione idrogeologica dell’intero bacino. «Il problema della messa in sicurezza di tutto il Bisagno resta vivo – riconosce il primo cittadino – e nella zona più a monte rispetto agli interventi programmati, cioè quella in cui insiste ponte Carrega, dobbiamo fare riferimento alle indicazioni provenienti dagli studi effettuati nel 2010 e 2011 che vanno in direzione di una demolizione del ponte. Naturalmente, se nel futuro emergessero valutazioni tecniche di diverso avviso ne terremo conto».

    In sintesi: non ci sono i soldi per discutere di tutto il Bisagno, ma qualora dovessero essere stanziate le opportune risorse dal governo dovremo sottostare agli studi tecnici effettuati fino al momento che prevedono l’abbattimento di Ponte Carrega.

    ponte-carrega-valbisagno-lavori-volontariE la tutela del bene imposta dalla Soprintendenza? Ancora Doria: «Siamo in presenza di processi che riguardano la messa in sicurezza idraulica, da un lato, e la tutela dei beni culturali, dall’altro. Questi ultimi potrebbero entrare in conflitto con le prime. In tal caso l’amministrazione rispetterà le valutazioni fatte dagli organi dello Stato superiori in ordine all’interesse generale». Decide lo Stato, dunque, che a rigor di logica dovrebbe far prevalere le norme sulla sicurezza idrogeologica con il definitivo addio al viadotto.

    Ma secondo l’Associazione Amici di Ponte Carrega le cose non stanno proprio così, come ci spiega Fabrizio Spiniello: «La messa in sicurezza del Bisagno non comporta necessariamente l’abbattimento dei cinque ponti e, in particolare, di Ponte Carrega. Certo, bisognerà mettere in sicurezza l’area e intervenire con alcune migliorie comunque non strutturali sul ponte. Ma se davvero si vuole fare lo scolmatore sul Bisagno, Ponte Carrega potrà continuare ad esistere. A meno che non vi siano altre logiche speculative dietro». A dirlo non sono solo i cittadini che hanno preso a cuore il futuro di un pezzo di storia di Genova, ma soprattutto alcuni esperti del Politecnico di Milano chiamati in causa dalla stessa associazione. «Sappiamo che ci sono molte possibilità di sopravvivenza di Ponte Carrega e riteniamo che sia grave che l’amministrazione comunale si sia barricata su questa sua convinzione. Tra l’altro, l’abbattimento del ponte di per sé non risolverebbe la situazione perché il restringimento del Bisagno in questo punto, a cui si andrebbe in contro con la realizzazione della nuova viabilità nella valle, sposterebbe semplicemente i problemi di esondabilità più a valle».

    Per discutere di queste problematiche e, più in generale, dell’assetto idrogeologico e del futuro della Valbisagno, gli Amici di Ponte Carrega organizzeranno due giorni di workshop venerdì 8 e sabato 9 novembre, culminanti nella seconda giornata con un seminario a Palazzo Ducale.

    Intanto, il progetto di conservazione e riqualificazione di Ponte Carrega è stato accolto dal Fai, che ora valuterà la copertura economica richiesta (circa 10mila euro) a fronte di tutte le altre proposte giunte dal territorio nazionale. Già a luglio, i cittadini della zona erano intervenuti con alcune operazioni di manutenzione come la riverniciatura della storica ringhiera in ferro battuto e la pulizia della struttura dalle piante infestanti, grazie all’intervento di sponsor privati. Ora, il progetto prevedrebbe una risistemazione dell’illuminazione, la ricollocazione dell’edicola votiva della Madonnina del ponte nella sua posizioni originaria e la realizzazione di spazi verdi per dar vita a nuovi centri di aggregazione e orti urbani. L’obiettivo è quello di evitare che il quartiere assuma un aspetto «eccessivamente commerciale o industriale» in seguito agli ultimi interventi edilizi approvati.

    «Naturalmente – chiosa Spiniello – non sarà semplice ottenere i finanziamenti, anche perché oltre al nulla osta del Comune sarebbe stata opportuna una manifestazione di interesse da parte dall’amministrazione. Invece, le specificazioni del sindaco rischiano di metterci i bastoni tra le ruote. Ma, in ogni caso, non ci fermeremo qui. Abbiamo raccontato la nostra storia a Marco Paolini la settimana scorsa e lo faremo ad Ascanio Celestini quando anche lui sarà allo Stabile. E poi abbiamo già 11 realtà associative disposte a darci una mano e una serie di ditte private che potrebbero procedere alle opere di riqualificazione».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Società partecipate, la giunta presenta la delibera che apre ai privati

    Società partecipate, la giunta presenta la delibera che apre ai privati

    palazzo-tursi-D4Di indirizzo doveva essere e di indirizzo sarà. Sempre che riesca a trovare la maggioranza in Consiglio comunale. La delibera sulle società partecipate dal Comune di Genova (di cui in tabella potete osservare nel dettaglio i singoli assetti), che fa discutere da quest’estate e che era stata ritirata dalla stessa giunta nell’ultima seduta utile prima delle vacanze, nel contesto di continue manifestazioni di dissenso da parte delle associazioni sindacali, è stata nuovamente approvata da sindaco e assessori. Con qualche ritocco e precisazione in più rispetto al documento presentato, in fretta e furia, poco meno di tre mesi fa,  la giunta conferma sostanzialmente l’apertura all’ingresso di capitali privati che possano consentire l’ampliamento degli orizzonti industriali delle società e la loro sopravvivenza economica.

    «Dopo il rinvio tecnico – ricorda il vicesindaco Bernini – abbiamo sviluppato un fitto dialogo con tutte le rappresentanze sindacali, comprese quelle di categoria, alla presenza anche degli amministratori delle società partecipate. Un lavoro faticoso ma fruttuoso che, da un lato, ci ha consentito di fare un quadro completo su tutte le ramificazioni che il Comune ha dentro le società, dall’altro, ci ha permesso di apportare correttivi alla delibera, recependo alcune istanze dei lavoratori».

    Ma il lavoro fatto fin qui non sembra sufficiente a placare gli animi. Sia sul fronte sindacale che su quello politico, soprattutto tra le fila di una multisfaccettata maggioranza che mostra ormai da tempo segni di cedimento. Così, la riunione già convocata per lunedì prossimo difficilmente finirà a tarallucci e vino. Secondo alcune indiscrezioni, infatti, pare che una buona fetta di maggioranza avesse espressamente richiesto di condividere il documento all’interno della mura di Tursi prima di presentarlo ufficialmente alla stampa e, quindi, ai genovesi. Invece, ieri mattina si è passati direttamente dalla seduta di giunta alla conferenza con i giornalisti. A cui, tra l’altro, non ha partecipato il sindaco Marco Doria, la cui motivazione ufficiale di altri impegni istituzionali ha destato più di un sospetto.

    Critiche anche le reazioni da parte dei sindacati di base che affidano la risposta a un comunicato unitario, in cui si definisce la delibera “una scelta che ha il sapore dell’autoreferenzialità, un’accelerazione imposta che rischia di scaricare su lavoratori e cittadini le scelte sbagliate compiute in questi anni dall’amministrazione comunale”. Per Cgil, Cisl e Uil il documento presentato ieri interrompe bruscamente il positivo percorso di confronto “esclusivamente per ragioni di interesse politico, e non in quello dei lavoratori e della città, non accogliendo peraltro le correzioni e le proposte di merito avanzate dalle Organizzazioni sindacali”.

     

     La delibera sulle partecipate: occhi puntati su Amt, Amiu e Aster

    Veniamo alla delibera, che nella struttura e nella sostanza non presenta clamorosi cambiamenti rispetto agli intendimenti già manifestati a fine luglio. «Si tratta di un documento più didascalico e prescrittivo – sostiene Bernini – che si apre anche a importanti riflessioni circa il futuro prossimo della città».

    amt-trasporto-pubblico-d1Naturalmente l’attenzione è puntata sulle tre partecipate più grandi: Amt, Amiu e Aster. Sull’Aziendà Mobilità e Trasporti c’è ben poco da dire, se non che la Giunta aspetta i risultati definitivi della valutazione dell’Advisor per poter presentare al Consiglio comunale, entro la fine dell’anno, una proposta operativa che garantisca la sopravvivenza economica dell’azienda e un livello qualitativamente e quantitativamente accettabile del servizio.

    Rifiuti

    Per quanto riguarda Amiu, invece, la delibera richiede al management l’adozione di un nuovo piano industriale che contempli l’opportunità di aprirsi all’ingresso di capitale privato, con partecipazione non di maggioranza, per uscire dalla condizione di società in-house che altrimenti bloccherebbe ogni prospettiva di sviluppo per l’azienda.

    A differenza della prima stesura della delibera, dunque, non si parla più direttamente di cessione di una quota della società.

    «Ad ogni modo – sottolinea Bernini – non spetta a noi entrare nel merito specifico di come questi obiettivi debbano essere raggiunti. Noi diamo solo delle linee di indirizzo e saranno poi gli amministratori delle società a dover presentare un dettagliato piano industriale».

    Simile, ma molto più urgente per questioni di bilancio, la situazione di Aster, per cui viene richiesto alla società di presentare un nuovo piano industriale, secondo la riorganizzazione illustrata, entro la fine del 2013. «Aster deve diventare meno Comune-dipendente, vista la situazione in cui versano le casse di Tursi», sorride Bernini. Che poi, più seriamente, aggiunge: «Con questa delibera il Comune non vuole fare cassa, quanto piuttosto reperire le risorse necessarie per valorizzare le società dal punto di vista industriale, facendo compiere un salto di qualità che nel futuro potrà consentire l’apertura a orizzonti più ampi». Il riferimento è chiaramente alla nuova legge regionale che, in virtù anche del processo di realizzazione delle Città Metropolitana, obbligherà le società partecipate a svincolarsi dallo status di in-house per poter concorrere all’assegnazione di commesse in ambiti territoriali più estesi. «Ad esempio – incalza Bernini – Aster potrebbe entrare in una gara per la fornitura di bitume per le opere stradali necessarie alla realizzazione del Terzo Valico. Oppure potrebbe avvalersi della collaborazione di partner specifici per interventi di risparmio energetico nel Comune di Genova, con l’investimento di un capitale privato che miri a costituire un know-how da poter esportare poi oltre confine».

    I vertici delle aziende, almeno per il momento, si trincerano dietro il più istituzionale dei “no comment”. Ma nel frattempo sono già al lavoro per studiare le misure necessarie a rispondere alle esigenze del Comune. «È vero che il mandato non è ancora formale – ammette Bernini – ma è anche vero che gli amministratori hanno già ricevuto informalmente queste direttive, dal momento che hanno preso parte alle riunioni in cui sono state via, via costruite». Ora la parola passa alle commissioni competenti, prima di tornare in Aula e sottoporsi al giudizio dei consiglieri, verosimilmente all’inizio di novembre.

    Il termine privatizzazione, dunque, non compare mai nel testo licenziato dalla giunta. Ma le note di indirizzo agli amministratori delle società partecipate sono piuttosto precise e partono tutte da un presupposto fondamentale: il riconoscimento dei settori ritenuti strategici e che, quindi, devono rimanere prevalentemente a gestione pubblica. Da questo riassetto complessivo, la Giunta conta di reperire alcune risorse che la stessa delibera vincola ad essere riutilizzate per l’abbattimento del debito, l’investimento in settori riorganizzati e strategici come i trasporti e l’housing sociale e l’adozione di provvedimenti che garantiscano un maggior controllo pubblico su settori di particolare interesse come quello idrico.

     

    Il caso dei Bagni Marina e di Farmacie Genovesi

    Tra gli ambiti ritenuti non particolarmente strategici, rientra l’operato di Bagni Marina e Farmacie Genovesi. Per queste due società viene predisposta la cessione nel caso in cui il bilancio economico-patrimoniale non dovesse raggiungere l’equilibrio. «Per quanto riguarda i Bagni – spiega Bernini – il Comune deve vigilare affinché vengano resi accessibili tutti i servizi anche alla fasce più deboli. Ma per fare questo possiamo utilizzare strumenti diversi rispetto a una partecipazione economica in perdita». Diversa la situazione per le Farmacie comunali (8 quelle ancora attive rispetto alle 11 iniziali), nate per coprire buchi del settore privato che attualmente non sussistono più. Grazie alla riorganizzazione che ha portato ad esempio a esternalizzare il costo dei magazzinieri, dai 130/140 mila euro di passivo del 2012 si potrebbe arrivare al pareggio nell’anno in corso.

     

    L’ultima disposizione della delibera riguarda il comparto occupazionale. La giunta, infatti, si fa promotrice della definizione di un protocollo di mobilità tra le varie partecipate, coinvolgendo laddove possibile anche il Comune stesso, incentivando il più possibile il turn-over con la conseguente assunzione delle professionalità necessarie a compiere il tanto agognato salto di qualità.

     

    Simone D’Ambrosio
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Comune di Genova, bilancio previsionale 2013: entrate e uscite

    Comune di Genova, bilancio previsionale 2013: entrate e uscite

    Crisi-economica L’argomento non è certo dei più semplici, ma riguarda da vicino tutti noi genovesi e merita di essere approfondito.
    Qui di seguito trovate l’approfondimento relativo al bilancio previsionale del Comune di Genova per il 2013, dopo la presentazione avvenuta ieri  a Palazzo Tursi (clicca qui per leggere il documento). Ora il passaggio in commissione e poi la definitiva approvazione entro l’estate.

    Scriveteci, inviate le vostre domande a redazione@erasuperba.it, nei prossimi giorni prepareremo ulteriori approfondimenti e, con l’aiuto di professionisti, cercheremo di chiarire i vostri dubbi.

    Il bilancio previsionale

    Ci siamo. Sono ufficialmente iniziate le due settimane più lunghe e più calde per l’amministrazione civica della nostra città. Ieri pomeriggio, infatti, il sindaco Marco Doria e l’assessore al bilancio Francesco Miceli hanno illustrato in Sala rossa le linee guida del bilancio previsionale, approvato in mattinata dalla giunta.

    Confermando le previsioni, l’Imu per l’abitazione principale sale all’0,8 per mille. Ma a colpire è soprattutto il sostanzioso aumento dell’imposizione sui canoni concordati: l’aliquota per questa partita passa, infatti, dal 7,6 per mille al 9,5. Invariata, invece, l’incidenza sulle seconde case.

    «Non fa piacere aumentare l’imposizione fiscale, soprattutto in un paese che ha un’evasione così alta» ha detto il sindaco, Marco Doria. «Ma si tratta dell’unico modo che abbiamo a disposizione per non tagliare servizi essenziali. E la leva principale per i Comuni in questo campo è l’Imu. Una politica di tagli brutali, infatti, non favorisce il rilancio ma ne affossa la possibilità e uccide il sistema pubblico. Riteniamo che sia pesantissima e intollerabile l’imposizione fiscale su imprese e lavoro più che sui redditi, perché rende davvero difficile ipotizzare un rilancio dell’economia. Per questo abbiamo cercato di compiere una scelta evidente sia sulla Tares che sull’Imu. Non c’è un euro di quello che viene prelevato dai cittadini che rimarrà nelle tasche del Comnune».
    Così dalla tassa sugli immobili entreranno nei conti di Tursi 21,6 milioni di euro in più per quanto riguarda l’aumento sulle prime abitazioni e 3 milioni per quello sui canoni concordati.

    Oltre a questi 24,6 milioni di euro, altri 5 milioni giungeranno da varie azioni previste dall’amministrazione. Nel dettaglio: 1,7 milioni da una riserva di utili accumulata negli anni da Amiu; 1 milioni di euro dall’accelerazione di procedure per il rimborso dell’Iva; 0,9 milioni dal rientro del cosiddetto “prestito d’onore” attivato da Francesca Balzani, quando ricopriva l’incarico di assessore al Bilancio del Comune di Genova; 274 mila euro da una rimodulazione dei costi di iscrizioni alle materne comunali, che varieranno dai 25 a 100 euro all’anno a seconda del reddito. In questo settore, invece, non stati ritoccati i costi dei servizi di ristorazione.

    palazzo-tursi-aula-rossa-d23Si arriva così a quei famosi 30 milioni di euro di cui da tempo parla il sindaco Doria, per far salire l’ammontare del bilancio comunale al minimo indispensabile di 830 milioni, 50 in meno rispetto allo scorso anno, grazie a una serie di risparmi virtuosi messi in campo dall’amministrazione, tra cui: 13 milioni di euro recuperati dalla diminuzione di spesa per il personale; 14 milioni arrivati dalla riduzione dello stock di debito e dalla rinegoziazione di mutui; 18 milioni dal fondo svalutazione crediti (cifra accantonata per crediti che si prevedono insoluti) a causa delle minore necessità di accantonamento, dovuta alla riduzione delle entrate; 1,7 milioni arrivano da una generale riduzione delle spese secondo i criteri della spending review.

    A tutte queste cifre vanno aggiunti anche i proventi derivati dalla Tares, la tassa rifiuti e servizi che nel 2013 colpirà i genovesi per un totale di poco superiore ai 121 milioni, ovvero 10 milioni in più rispetto alla Tia dello scorso anno. In soldoni, per le utenze domestiche di nuclei famigliari composti al massimo da tre elementi, si tratta di un aumento medio di 30 euro annui. Un ritocco necessario per la normativa nazionale che prevede che l’ammontare del tributo copra integralmente i costi del servizio di Amiu e soddisfi il criterio generale del “chi produce più spazzatura, più paga”.

    Non è stata toccata, infine, l’addizionale Irpef già ai massimi consentiti.

     

    Approvazione del bilancio prima della pausa estiva: al via il tour de force

    Ora la parola passa ai consiglieri chiamati a un vero e proprio tour de force per portare il documento alla votazione in aula prima della pausa estiva (che dovrebbe iniziare ufficialmente il 3 agosto). Un passaggio imprescindibile per il futuro della città perché alcune realtà come Amt, Carlo Felice e Fiera di Genova, oltre a molti operatori del terzo settore, hanno ormai raschiato il fondo del barile e necessitano di ossigeno vitale.

    «La precarietà del quadro politico nazionale a corredo della continua fase economica recessiva impedisce il via a quella serie di riforme imprescindibili per uscire da questo scenario» ha detto l’assessore al Bilancio del Comune di Genova, Francesco Miceli. È in questo quadro che, secondo il sindaco Marco Doria, «diventa imprescindibile dare delle certezze. Giungere all’approvazione del bilancio è dunque un atto dovuto nei confronti dei cittadini. La legge avrebbe consentito di procrastinare fino a settembre ma non potevamo tardare ulteriormente per garantire la sopravvivenza di realtà come Amt e Fiera, fondamentali per l’economia della nostra città».
    C’è di più. All’approvazione del bilancio, infatti, è vincolato anche l’ottenimento di 25 milioni di finanziamento ministeriale per lo scolmatore del Fereggiano, a cui dovranno affiancarsene altri 18 da parte del Comune che arriveranno tramite apposito mutuo, per la cui accensione è appunto indispensabile avere il bilancio approvato.

     

    Poco meno di 98,5 milioni di euro il limite massimo di spesa nel 2013

    comune-genova-bilancio-2013
    Degli oltre 98 milioni disponibili, 36,5 vanno alle politiche sociali e 30 milioni alle scuole e alle politiche giovanili

    Per quanto riguarda il 2013, dunque, le direzioni comunali potranno fare affidamento su un plafond (limite massimo di spesa) complessivo di 98 milioni e 487 mila euro. A goderne maggiormente saranno il settore delle Politiche sociali a cui andranno 36,5 milioni di euro (vedi grafico), e quello della Scuola, sport e politiche giovanili per cui sono previsti 30 milioni di stanziamenti. Per un totale di 66,5 milioni di euro.

    «È evidente – sottolinea l’assessore Miceli – che se non avessimo previsto la manovra fiscale che porterà nelle casse comunali quasi 25 milioni di euro, tutto il plafond a disposizione delle varie direzioni sarebbe stato assorbito quasi interamente da questi due settori».

     

    Il bilancio 2013 del Comune di Genova: entrate e uscite

    Nel suo complesso, il bilancio previsionale del Comune di Genova per il 2013 ammonta a 841 milioni e 750 mila euro. Raggiunti, dunque, e superati grazie all’aumento di gettito derivante dalla Tares, i più volte accennati 830 milioni.
    Dal punto di vista delle entrate, la fanno da padrone le voci tributarie, il cui ammontare previsto tocca i 588 milioni. Nel dettaglio, i fondi maggiori arrivano da Imu (279 milioni), Tares (121,7 milioni) e Fondo di solidarietà comunale (107,6 milioni). Solo 101 milioni, invece, i trasferimenti che il Comune riceverà dallo Stato.

    «Per il 2013 – ha spiegato l’assessore Miceli – i tagli imposti ai comuni dalla spendig review ammontano a 2 miliardi e 250 milioni. La quota che riguarda il Comune di Genova è di 32,7 milioni, anche se la cifra definitiva è affidata a un decreto ministeriale che si aspettava entro il 30 aprile ma che non è ancora arrivato. Ad ogni modo, dal 2011 le manovre statali hanno provocato una serie di tagli cumulativi che hanno gravato sul Comune di Genova all’incirca per 130 milioni. E si andrà avanti nei prossimi anni. Tutto ciò nonostante l’aumento del contributo finanziario che i Comuni hanno apportato alle casse statali, che dal 2007 ha raggiunto la somma di 14 miliardi, di cui il 40% per tagli alle risorse e il 60% per l’inasprimento del patto di stabilità a livello nazionale».

    Naturalmente più articolata la sezione che riguarda le spese correnti. Oltre ai già citati 98 milioni per i servizi comunali, le cifre più interessanti sono quelle che riguardano le società partecipate: 121,7 milioni vanno ad Amiu (l’esatto ammontare della Tares); 89,6 milioni è il salvagente stanziato per il contratto di servizio di Amt; 18,3 milioni, invece, toccano ad Aster. Ma la spesa maggiore, inutile dirlo, è quella che riguarda il personale: ben 222 milioni di euro per i poco meno di 6 mila dipendenti di Tursi. Da citare, infine, anche i 49,5 milioni di accontamento per il Fondo di svalutazione crediti, i 76 milioni di rimborso prestiti, i 37,7 di interessi e i quasi 54 per le spese generali.

     

    I passi da fare prima dell’approvazione

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-D4Come ha più volte ripetuto il sindaco, Marco Doria, va sottolineato che quello presentato oggi è una sorta di primo tempo del bilancio. Non una manovra cristallizzata, dunque, ma un provvedimento che potrebbe essere ritoccato a settembre, alleviando la pressione fiscale sui cittadini. A partire proprio dalle aliquote Imu, con precedenza ai canoni concordati. Provvedimenti, tuttavia, totalmente subordinati alle decisioni di un governo centrale sempre più incerto. In proposito, l’assessore Miceli ha sostenuto che «il Paese non sia in grado di sostenere l’abolizione dell’Imu sulla prima casa perché in queste condizioni è praticamente impossibile trovare risorse alternative. Potrebbero, invece, nascere delle condizioni per rimodulare la tassazione sulla prima casa, attraverso detrazioni che introducano nuovi elementi perequativi».

    Tornando a Genova, invece, la prossima settimana, il bilancio affronterà un serrato passaggio in commissione. Dopo di ché, a cavallo di agosto e con le ferie alle porte, il plenum dei consiglieri tornerà ai riunirsi tutti i giorni, mattino, pomeriggio «e anche notte se fosse necessario», ha sottolineato il presidente Guerello, per giungere alla approvazione definitiva. Almeno fino a settembre.

    Nel frattempo, il sindaco lavorerà a una delibera di indirizzo che riveda radicalmente il sistema delle società partecipate del Comune di Genova. Facendo seguito alle voci sempre più incessanti in questi giorni, il primo cittadino ha specificato che «non c’è alcun atto amministrativo che preveda di privatizzare pezzi di Amt. Ed è anche per salvare l’azienda che stiamo spingendo per l’approvazione del bilancio. Certo è che è necessario giungere a un sistema più efficiente, analizzando caso per caso i provvedimenti da prendere».
    Sul tema hanno espresso la propria posizione anche i consiglieri di Lista Doria, Sel e FdS con un comunicato stampa nel quale si sottolinea con decisione la contrarietà alla privatizzazione dei servizi pubblici locali del Comune di Genova “in sintonia con la volontà espressa dalla maggioranza degli elettori e delle elettrici nell’accogliere i quesiti referendari del giugno 2011”.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Comune di Genova, bilancio 2013: i numeri del sindaco e il terzo settore

    Comune di Genova, bilancio 2013: i numeri del sindaco e il terzo settore

    welfare-terzo-settoreApprovata all’unanimità la tanto attesa delibera di indirizzo di iniziativa consigliare a sostegno del sistema del welfare e del terzo settore, 30 i voti favorevoli (più l’appoggio esterno di Paolo Putti, capogruppo M5S, uscito dall’aula al momento del voto per evitare conflitti di interesse con il suo lavoro di educatore). Un esito già ampiamente annunciato, dato il complesso iter preparatorio del documento, condiviso trasversalmente da tutti i gruppi politici presenti in Sala Rossa e dalla giunta stessa. «L’iniziativa consigliare – ha detto il sindaco, Marco Doria – fissa il principio dell’importanza del settore del welfare nella nostra idea di società che guarda ai più deboli».

    Il lungo percorso del provvedimento, come ha avuto modo di ricordare il presidente del Consiglio comunale, Giorgio Guerello, ha visto la convocazione di ben 45 sedute di commissione, con infinite audizioni. Processo infinito che è giunto a compimento dopo un’altrettanta approfondita discussione in aula, accompagnata dalla presenza di rumorosi e colorati manifestanti del terzo settore.

    Diverse le linee di indirizzo deliberate dall’assemblea che vincolano la redazione del bilancio preventivo da parte della giunta. Tra queste, sottolineiamo: la realizzazione di iniziative “volte a esercitare una forte pressione politica” affinché il governo nazionale garantisca “il mantenimento di politiche di welfare degne di un paese civile”; la costruzione di un patto cittadino per il welfare che “coinvolga tutti gli attori delle politiche sociali nella definizione di un progetto comune di in grado di coordinare, attorno ad una visione strategica condivisa, attori e sistemi”; la promozione di un grande evento cittadino che sensibilizzi i genovesi “sulle gravi conseguenze che un drastico disinvestimento sulle politiche di welfare può provocare sulla qualità della convivenza civile, sul grado di coesione sociale e, in definitiva, sulle politiche legate alla sicurezza ed alla prevenzione dei fenomeni di devianza, microcriminalità e delinquenza diffusa sul territorio”. Ma soprattutto, la già ampiamente annunciata “indicazione per la predisposizione del bilancio comunale 2013” di evitare “la contrazione delle risorse destinate al welfare, attraverso l’analisi di fattibilità di piani di riorientamento di risorse a favore dei servizi sociali”.

    A tale proposito, è stato anche approvato un ordine del giorno a firma Guido Grillo (Pdl) che, tra le altre cose, sollecita la giunta alla presentazione del bilancio previsionale in tempi rapidi. Hanno riscontrato l’approvazione dell’aula anche altri due ordini del giorno, tra loro piuttosto eterogenei, proposti dal consigliere Enrico Musso che impegnano sindaco e giunta a “promuovere in tutti i municipi servizi di distribuzione di pasti a domicilio” e a istituire un registro degli assistenti familiari (badanti).

     

    I conti in tasca al Comune di Genova: un “buco” di 30 milioni

    palazzo-tursi-bernini-doria-guerello-DPer sapere se verranno definitivamente scongiurati i tagli al terzo settore e quindi la conferma dei 40 milioni stanziati nel 2012, non resta che attendere la redazione del bilancio preventivo da parte della Giunta. Il termine ultimo previsto dallo Stato è la fine del mese di settembre, ma il sindaco Doria ha più volte annunciato la volontà di giungere alla discussione in aula prima della pausa estiva «per dare qualche elemento di certezza a un quadro di precarietà ormai insostenibile». La sensazione è che, non senza un’accelerata decisiva dei lavori della giunta, entro agosto il Comune di Genova possa finalmente avere il suo bilancio per il 2013. Il Consiglio, infatti, ha dato la propria disponibilità a discuterne fino al 2 agosto, dopodiché scatteranno le ferie.

    Il nodo cruciale ormai è chiaro da tempo. Nel 2013 il Comune di Genova può contare nel suo complesso su 82 milioni in meno di liquidità in parte corrente: 882 milioni di euro era stato l’ammontare per il 2012 (anche se la spesa in bilancio consuntivo è salita a 925 milioni), 800 milioni sarà la disponibilità totale per quest’anno. Una diminuzione di risorse del 10% circa che è dovuta a diversi provvedimenti statali: 33 milioni sono causati dai mancanti trasferimenti nazionali in seguito alle manovre finanziarie volute da Tremonti e Monti; altri 20 milioni in meno sono la conseguenza di una norma nazionale che vieta di inserire in parte corrente nell’anno successivo gli avanzi d’esercizio dell’anno precedente, che invece devono andare a finanziare il debito; infine, altra riduzione di 12 milioni deriva dall’impossibilità di inserire in conto capitale le plusvalenze derivanti dalla vendita di immobili pubblici.

    «Ma alla nostra città per sopravvivere senza dover tagliare servizi essenziali – ha ribadito il sindaco, Marco Doria, ai consiglieri – servono 830 milioni di euro. Con grandi sforzi, abbiamo previsto un risparmio di spesa pubblica (rispetto agli 882 milioni del 2012 n.d.r.) per 50 milioni di euro, pari a circa il 6%. Abbiamo cercato di eliminare gli sprechi e ridurre l’indebitamento, come già successo nel ciclo amministrativo precedente. Ma sotto questa soglia dovremo per forza procedere con tagli dolorosi e, per me, insostenibili perché inciderebbero sulla qualità dei servizi».

    Per capire come verrà coperto questo buco non resta che aspettare la discussione sul bilancio. Senza dimenticare che tutti questi conti, tengono già presente l’aumento dell’Imu, ancora assolutamente in discussione. «Non voglio affrontare la discussione sul bilancio – ha proseguito Doria – giungendo a una contrapposizione tra settore e settore. Dobbiamo evitare la lotta del tutti contro tutti: io sono per una solidarietà tra lavoratori. È facile, infatti, essere solidali a parole ma non voler mollare un euro di ciò che si ha in più degli altri. Dobbiamo aver ben presente che in alcuni settori, come quello del welfare, tagliare i servizi significa anche mandare a casa dei lavoratori. In altre realtà, invece, i sacrifici possono essere affrontati da tutti i lavoratori con forme di solidarietà che consentono di mantenere il posto».

    capigruppo-consiglio-comunale-riunione-politica-tursiConcetti che il primo cittadino ha espresso direttamente anche ai rappresentati del Forum del Terzo settore, nel corso della temporanea sospensione della discussione in aula per consentire l’incontro con i capigruppo e la giunta. Un incontro che, in maniera piuttosto inconsueta ma sintomatica della crucialità del tema, è rimasto aperto anche ai giornalisti.

    E proprio in questa sede il primo cittadino ha anticipato alcuni provvedimenti allo studio da parte della giunta, per scongiurare tagli insostenibili: «Ad esempio, nel capitolo del terzo settore c’è una voce che riguarda il trasporto dei disabili per le cure mediche. Questo servizio in tutte le principali città italiane è garantito dalle Regioni, mentre a Genova per tradizione se ne è sempre fatto carico il Comune. Parliamo di cifre sull’ordine di grandezza dei 2 milioni di euro. Naturalmente non vogliamo tagliare queste spese, ma vorremmo poter destinare le somme ad altri interventi in campo sociale».

     

    Articoli 54: piscina di Multedo e materiale radioattivo nel porto di Voltri

    Come tutte le settimane, anche questa seduta del Consiglio comunale spostata straordinariamente al giovedì, è stata anticipata dai consueti articoli 54. Tra le interrogazioni a risposta immediata che i consiglieri hanno posto alla giunta, ve ne sono un paio di particolare interesse.

    multedo-2La prima, presentata dai consiglieri Paolo Gozzi (Pd) e Guido Grillo (Pdl), riguarda il futuro della piscina Sapio di Multedo, assegnata per bando al gruppo “Nuotatori genovesi” e che vissuto parecchie controversie a seguito del ricorso al Tar da parte degli altri concorrenti. Benché il tribunale amministrativo abbia confermato la bontà della graduatoria, i lavori di ristrutturazione da parte della società aggiudicatrice non sono mai cominciati. I ritardi pare siano dovuti alle cattive condizioni in cui è stata trovata la piscina, peggiori del previsto, come la presenza di amianto e la mancanza del sistema fognario. Per porre fine a questa infinita situazione, l’assessore allo Sport, Pino Boero, dopo aver dichiarato la disponibilità del Comune ad andare incontro alle richieste dei vincitori, per quanto di competenza amministrativa, ha annunciato che entro la prossima settimana, se il gruppo “Nuotatori genovesi” non inizierà i lavori si vedrà revocata la concessione.

    Quartiere di Prà

    La seconda interrogazione, invece, ha visto intervenire i consiglieri Enrico Pignone (Lista Doria) e Gian Piero Pastorino (Sel) per chiedere delucidazioni in merito alla presenza di materiale radioattivo al porto di Voltri. L’assessore all’Ambiente, Valeria Garotta, ha spiegato che è stato attivato in Prefettura un tavolo per mettere a punto le modalità restituzione del container al paese di provenienza: benché, infatti, i frammenti di radio trovati siano già innocui a 2 metri di distanza, è necessario seguire una serie di norme particolarmente restrittive a causa della pericolosità del materiale. Si tratta del secondo ritrovamento di questo tipo nel levante genovese, dopo la pastiglia di cobalto rivenuta in un container nel luglio 2010.

    Da segnalare, infine, l’approvazione all’unanimità di ordine del giorno presentato dal consigliere Antonio Bruno (FdS), anche questo già anticipato, che impegna il sindaco ad “attivarsi presso il Prefetto, affinché sia aperta una moratoria sugli sfratti per morosità incolpevole”.

     

    Simone D’Ambrosio