Tag: petizioni

  • Elezioni politiche 2013: Primarie della cultura, i risultati

    Elezioni politiche 2013: Primarie della cultura, i risultati

    arte-scultura-RMQualche settimana fa il Fai (Fondo Ambiente Italiano) ha lanciato le Primarie della cultura, una votazione online per raccogliere proposte concrete da sottoporre ai candidati alle elezioni politiche 2013, che si terranno fra poco meno di un mese.

    Un progetto nato con l’obiettivo di sensibilizzare il prossimo governo sulla tutela dei beni culturali, dell’ambiente e dell’iniziativa di imprese e associazioni che vogliono sostenere il patrimonio artistico italiano.

    Le votazioni si sono chiuse alcuni giorni fa (lunedì 28 gennaio) raccogliendo oltre 100.000 adesioni che hanno portato alla “vittoria” di 5 proposte sul totale delle 15 presentate dal Fai:
    1) Non 1 di meno: quota minima 1% dei soldi pubblici per la cultura (17,5% dei voti)
    2) Chi tocca il suolo muore: stop al consumo del paesaggio (14,9% dei voti)
    3) Io non dissesto : piani certi per la sicurezza del territorio (9,5% dei voti)
    4) Agri-cultura: più lavoro e benessere a km zero (8,8% dei voti)
    5) Diritto allo studio, dovere di finanziarlo (7,8% dei voti).

    Marta Traverso

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Stop all’apartheid dei Rom: campagna per il superamento dei campi nomadi

    Una campagna nazionale per dire “Stop all’apartheid dei Rom”. L’ha lanciata all’inizio di ottobre l’Associazione 21 luglio Onlus – che si batte per la tutela dei diritti umani e dell’infanzia – rivolgendosi a quanti nella società civile italiana ancora credono che i diritti dei rom rappresentino i diritti di ogni cittadino e che solo partendo dalla tutela dagli “ultimi” della scala sociale sarà possibile costruire un nuovo Paese.

    All’interno della campagna saranno previste una serie di azioni per condannare e denunciare le politiche praticate in diverse città italiane e segnate dalla discriminazione istituzionale, per individuare e proporre le alternative migliori e per sostenere a coloro i quali, anche in campagna elettorale, avranno la forza e il coraggio di parlare di politiche nuove, che prevedano la restituzione di una cittadinanza effettiva a ogni rom.

    I “campi nomadi”, costruiti e gestiti da molte amministrazioni locali, sono il simbolo più evidente del recente “apartheid”. Per tale ragione, come prima azione della campagna viene lanciato un appello con raccolta firme indirizzato agli amministratori nazionali e locali che guideranno il nostro Paese e le nostre città dopo le prossime elezioni.

    Ad essi viene chiesto un impegno concreto: l’attuazione di nuove politiche per il superamento definitivo dei “mega campi monoetnici”, caratterizzati dalla discriminazione e dalla segregazione. Un gesto che rappresenta un primo impegno concreto per affermare: Stop all’apartheid dei Rom!

    Negli ultimi decenni le politiche nazionali e locali rivolte alle comunità rom e sinte sono state contrassegnate dall’esclusione, dalla segregazione, dalla discriminazione, da costanti violazioni dei diritti umani. Famiglie rom allontanate verso il margine della città, azioni di sgombero, proclami minacciosi e violenti: sono questi i segnali più evidenti di un fiorente antiziganismo che ha colpito in diverse città italiane le comunità rom e sinte.

    La petizione è firmabile all’indirizzo web http://www.21luglio.org/

     

  • Acqua Bene Comune: mobilitazione europea, appello al Sindaco Doria

    Acqua Bene Comune: mobilitazione europea, appello al Sindaco Doria

    È partita anche a Genova, Sabato 20 ottobre in Piazza De Ferrari, la raccolta firme promossa dalla Federazione europea dei sindacati del Servizio Pubblico (FESP) insieme a diversi gruppi e associazioni, per chiedere alla Commissione europea l’adozione di una normativa che riconosca tre principi fondamentali:
    1) l’impegno da parte delle istituzioni dell’Unione europea e degli Stati membri a riconoscere e garantire a tutti i cittadini il diritto all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari;
    2) l’esclusione della gestione dei servizi e delle risorse idriche dalle “logiche del mercato unico” e da qualsiasi forma di liberalizzazione;
    3) il rafforzamento dell’impegno europeo nel mondo per garantire un accesso universale all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari.

    Con il lancio del “Diritto di Iniziativa dei Cittadini Europei” almeno 1 milione di persone chiederanno alla Commissione Europea che l’acqua venga dichiarata un diritto umano e non una merce.
    Attraverso questo nuovo, e finora unico, strumento di partecipazione diretta dei cittadini alla legislazione dell’Unione Europea – in vigore da aprile 2012 – cittadini, gruppi e associazioni hanno la possibilità di porre una questione all’ordine del giorno delle istituzioni europee, raccogliendo un milione di firme in almeno sette stati membri dell’Unione.

    Il testo della petizione si può firmare anche online, sul sito http://www.acquapubblica.eu/

    Ma non solo, in linea con lo stesso spirito, il Comitato genovese Acqua Bene Comune ed il sindacato FP-CGIL, si appellano al Sindaco Marco Doria affinché, con un’ordinanza, impedisca i distacchi dell’acqua ai cittadini morosi.

    «Non si può in nessun caso interrompere la fornitura d’acqua alle utenze domestiche – spiegano i promotori dell’iniziativa in una nota – In tempo di crisi si moltiplicano i casi di distacchi di fornitura idrica, talvolta in situazioni di indigenza, irregolarità nella rilevazione dei consumi (contatori installati all’insaputa dell’utente) e persino in presenza di crediti dello stesso utente di valore superiore, come l’anticipo di garanzia o la quota di remunerazione ancora da rimborsare dopo oltre un anno dal referendum».

    «Sono centinaia i condomini genovesi che, magari per un solo utente che non riesce a pagare la bolletta, sono minacciati in blocco di sospensione della fornitura – concludono Comitato e FP-CGIL  – Il Sindaco deve provvedere al più presto con un’ordinanza (ai sensi dell’art. 50 comma 5 DLgs 267/2000) che impedisca il distacco della fornitura ai morosi, prima che un’emergenza di povertà diventi anche emergenza di igiene».

     

    Matteo Quadrone

  • 10×100: appello per annullare le accuse ai manifestanti del G8

    10×100: appello per annullare le accuse ai manifestanti del G8

    g8 scuola diazLunedì scorso (12 giugno, ndr) è iniziato l’ultimo atto del processo per le violenze alla scuola Diaz durante il G8: in attesa della sentenza definitiva, che sarà pronunciata quasi certamente venerdì, sul web si è mobilitata una campagna per tenere alta l’attenzione su un altro processo che riguarda i fatti di Genova e di cui c’è molto meno risalto mediatico.

    Mentre a Roma si svolgeva la prima udienza del processo sulla Diaz, in piazza Cavour (dunque sempre nella Capitale) veniva presentato l’appello 10×100 in difesa dei dieci manifestanti imputati per il reato di devastazione e saccheggio e sui quali la sentenza dovrebbe essere pronunciata il prossimo 13 luglio.

    Sul sito 10×100.it è possibile firmare l’appello per chiedere l’annullamento delle accuse. Così si legge sul sito, a motivazione della campagna: “Mentre lo Stato assolve se stesso da quella che Amnesty International ha definito “la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”, il prossimo 13 luglio dieci persone rischiano di diventare i capri espiatori e vedersi confermare, in Cassazione, una condanna a cento anni di carcere complessivi, in nome di un reato, “devastazione e saccheggio”, che rappresenta uno dei tanti detriti giuridici, figli del codice penale fascista, il cosiddetto Codice Rocco“.

    L’appello è già stato sottoscritto da nomi noti della cultura e dello spettacolo come Erri De Luca, Ascanio Celestini, il collettivo Wu Ming, Teatro Valle Occupato e Don Andrea Gallo.

    Marta Traverso

  • Parchi storici di Nervi: raccolta firme contro la cementificazione

    Parchi storici di Nervi: raccolta firme contro la cementificazione

    Musei di NerviUna raccolta di firme in difesa del verde e contro la cementificazione dei parchi di Nervi, l’hanno promossa ieri tre associazioni, Amici dei Parchi di Nervi, Italia Nostra, Circolo Nuova Ecologia di Legambiente ed alcuni residenti di Nervi.
    Prima però i promotori della mobilitazione hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica e ai Carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale.

    Al centro delle polemiche la prevista costruzione di una grande serra con aria condizionata in Villa Grimaldi e la paventata realizzazione di un parcheggio da 15 posti auto nel parco di Villa Groppallo, entrambe le ipotesi contrastate con forza da associazioni e residenti del quartiere levantino che si dichiarano «Fermamente contrari allo scempio di un bene culturale vincolato».

    La serra dovrebbe essere costruita nell’area dell’ex campo da tennis di Villa Grimaldi, attualmente adibito a parcheggio di Aster, per ospitare le collezioni botaniche di piante tropicali e felci arboree sfrattate dal vivaio comunale di valletta San Nicola, proprietà dell’Istituto Brignole.
    Ma secondo gli ambientalisti la grande serra che il Comune di Genova intende realizzare occuperebbe una superficie decisamente ampia che si estenderebbe oltre l’ex campo da tennis sviluppandosi in altezza per circa 5-6 metri e compromettendo, di conseguenza, l’integrità del parco.

    Il costo totale dell’opera dovrebbe aggirarsi intorno a 1 milione e 350 mila euro che fanno parte di un finanziamento complessivo destinato al recupero del verde dei parchi storici di Nervi (fondi delle Colombiane) di 3,9 milioni di euro.

    Il secondo intervento contestato è invece la realizzazione, all’interno del parco di Villa Groppallo, di un parcheggio per tutti i mezzi di Aster del Levante.
    Le associazioni ambientaliste chiedono alla magistratura e ai carabinieri di verificare se la realizzazione di queste opere rispetterebbe tutte le norme di tutela dei parchi di Nervi e se sia corretto utilizzare a questi fini una consistente quota dei fondi destinati al recupero del verde dei parchi storici.

     

    Matteo Quadrone
    foto di Daniele Orlandi

  • Unicredit fuori dal carbone, la società civile promuove una petizione online

    Unicredit fuori dal carbone, la società civile promuove una petizione online

    Una raccolta firme per lanciare un messaggio forte e chiaro a Banca Unicredit: Non usate i nostri soldi per distruggere il pianeta.

    La campagna “UniCredit fuori dal carbone” nasce per chiedere la revisione immediata del comportamento del Gruppo UniCredit negli investimenti. «L’iniziativa fa parte della “Campagna Europea contro il Carbone”, il nostro sforzo congiunto riunisce la società civile in Europa per promuovere la cessazione immediata delle centrali a carbone e degli investimenti nel settore carbonifero».

    Di seguito il testo della petizione, sottoscrivibile online all’indirizzo www.dilloaunicredit.org

    Il carbone è la fonte di energia più inquinante. È il principale responsabile dei cambiamenti climatici per l’utilizzo che se ne fa nelle centrali per produrre energia elettrica e provoca danni irreparabili all’ambiente.
    Durante tutto il processo, dalla sua estrazione alla combustione nelle centrali elettriche, le comunità locali sono esposte a impatti devastanti causati dall’emissione di gas tossici e dai rifiuti derivati dal carbone, con danni ambientali enormi e gravi rischi per la salute delle persone.
    Le centrali a carbone rilasciano CO2 (anidride carbonica) nell’atmosfera. Questa forma di produzione di energia elettrica provoca devastazione ambientale, e infatti la CO2 è la causa principale del cambiamento climatico.

    Le banche che finanziano questi progetti disastrosi, come UniCredit, hanno la responsabilità dei danni ambientali e sulla salute causati dal carbone.
    La recente crisi economico-finanziaria ha colpito duramente la banca. Ciònonostante UniCredit continua ad investire miliardi di euro dei suoi correntisti in centrali a carbone ed aziende del settore.
    Solamente nel 2011, UniCredit ha chiuso 109 sportelli (pari a 1457 posti di lavoro), mentre ha registrato un profitto di 847 milioni di euro.
    Negli ultimi cinque anni l’Unicredit ha erogato più di cinque miliardi di euro in finanziamenti destinati al settore del carbone. La Banca sostiene alcuni tra i peggiori progetti esistenti, come la centrale termoelettrica di Šoštanj (TES6) in Slovenia.
    Unicredit sta finanziando questi progetti devastanti con le risorse di noi risparmiatori, e le utilizza per alimentare modelli energetici distruttivi. È giunto il momento di interrompere questa gestione irresponsabile dei nostri risparmi. Diciamo basta agli investimenti nel carbone, in favore di maggiori finanziamenti per le fonti rinnovabili e per l’ efficienza energetica.

    Unicredit investi nel futuro, non nel carbone! Chiediamo quindi con fermezza ad Unicredit:
    -di porre fine ad ogni sostegno a progetti per l’estrazione del carbone e per la costruzione di nuove centrali termoelettriche alimentate a carbone;
    -di fissare una volta per tutte limiti sufficientemente ambiziosi di riduzione delle emissioni e di adoperarsi concretamente per rispettarli;
    -di aumentare in maniera netta il proprio sostegno alla produzione di energia rinnovabile e a iniziative volte ad ottimizzare l’efficienza energetica.

    Unicredit deve intraprendere questo percorso virtuoso da subito! Un primo passo deve essere il ritiro del sostegno finanziario alla costruzione della centrale di Solstanj in Slovenia. Le alternative ci sono. Le conosciamo tutti, anche Unicredit.

    Chiediamo ad UniCredit di ascoltare e agire ora!
    Firmando la petizione diventi uno dei tanti che chiedono un comportamento migliore, più giusto e più sostenibile ad UniCredit. Inoltre manderai un messaggio forte anche alle altre grandi banche europee.

    Firma la petizione online all’indirizzo www. dilloaunicredit.org

    Puoi continuare a seguire i lavori della Campagna Europea contro il Carbone e dei suoi partner seguendoci su Twitter, diventando nostro/a amico/a su Facebook e visitando il nostro sito www.stopcoalfinance

  • We are more: raccolta firme per aumentare i fondi europei alla cultura

    We are more: raccolta firme per aumentare i fondi europei alla cultura

    soldi pubbliciCulture Action Europe è una rete di associazioni europee fra cui Arci, Eccom, Gai e Perypezye Urbane, che si batte per sostenere le attività e i progetti culturali nei Paesi dell’Unione.

    L’ultima campagna lanciata dal gruppo, in partenariato con la European Cultural Foundation, è We Are More: una raccolta firme per sostenere le arti e la cultura e influenzare i negoziati relativi alla definizione del budget dell’UE alla cultura per il periodo 2014-2020.

    Sul sito di We Are More è possibile sottoscrivere la raccolta firme per chiedere che i contributi europei per la cultura siano espliciti e che abbiano una copertura finanziaria più solida nei suoi due assi: il programma Cultura – che fornisce sostegno diretto a progetti di cooperazione culturale – e le politiche di sviluppo regionale dell’UE – che sostengono interventi culturali visti come contributi chiave per lo sviluppo sociale, economico e territoriale.

    Marta Traverso

  • Femminicidio: una raccolta di firme online in difesa delle donne

    Femminicidio: una raccolta di firme online in difesa delle donne

    violenza sulle donne«Mi sorprende chiedere una legge per un diritto acquisito». Queste sono le parole dell’attore Filippo Timi, uno dei numerosissimi personaggi noti che nei giorni scorsi hanno aderito alla campagna contro il femminicidio lanciata dai comitati Il corpo delle donne (dall’omonimo libro/documentario di Lorella Zanardo) e Se non ora quando (nato con la manifestazione del 13 febbraio 2011).

    Le parole di Timi sono emblematiche nel mostrare le finalità della raccolta firme Mai più complici: dall’inizio del 2012 sono 54 le donne uccise dal proprio marito o compagno. L’ultima è una ragazza siciliana di 20 anni di nome Vanessa, morta perché ha chiamato il suo uomo con il nome dell’ex.

    Questo lo scopo della petizione: “È ora di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. È tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà. (…) Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà. Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla“.

    Per aggiungere la propria firma si può andare sul sito petizionepubblica.it.

    Marta Traverso

  • Servizio civile: appello dei giovani per nuovi finanziamenti

    Servizio civile: appello dei giovani per nuovi finanziamenti

    Il Servizio Civile in LiguriaLa situazione di tutti coloro che hanno superato le selezioni dell’ultimo bando di servizio civile in Italia si sta lentamente avviando verso una felice conclusione: mese dopo mese, da qui a fine 2012 tutti i volontari saranno avviati in servizio nelle loro sedi.

    Nonostante questo, è assai dubbia la possibilità che venga pubblicato un nuovo bando entro la fine di quest’anno. I finanziamenti scarseggiano e per tutti i giovani che in futuro volessero usufruire di questa opportunità le porte sembrano lentamente chiudersi.

    Questo l’appello lanciato alcuni giorni fa da Silvia Conforti, Rappresentante Nazionale dei giovani volontari, nel corso di una tavola rotonda che ha cercato di fare il punto sulla crisi del Servizio Civile.

    “Giovani volontarie e volontari,

    la Rappresentanza Nazionale dei Volontari in Servizio Civile, continua ad urlare forte: SOS Servizio Civile Nazionale.

    Che il Governo prenda posizione e dia certezza anche e soprattutto per il futuro di questa straordinaria esperienza.

    Premetto che siamo pienamente consapevoli delle priorità che in questo momento il governo deve affrontare, ma torno a dire che occuparsi di Servizio civile e trovare il modo di rifinanziare il suo fondo nazionale non sia soltanto un valore per noi e per tutti quelli che hanno diritto ad avere l’opportunità di scegliere questa esperienza, ma è un valore aggiunto per tutto il Paese.

    Un dato importante è scaturito dalla tavola rotonda: comincia a crearsi uno spazio, anche se ancora troppo piccolo, per noi giovani.

    Abbiamo voglia di impegnarci, non vogliamo tirarci indietro e non vogliamo farlo soprattutto in questo momento così incerto e difficile.

    Il Servizio Civile come quello Militare operano nel nostro Paese per il bene sociale e la pace. Abbiamo confini diversi, strumenti diversi ma cooperiamo insieme per un unico fine la difesa della patria sancita all’art. 52 della nostra Costituzione.

    Perché dunque operare dei tagli così drastici per il mantenimento del servizio civile?

    Non possiamo tollerare 23 miliardi per il servizio militare e ”0 euro” per il servizio civile.

    11 miliardi di euro per i cacciabombardieri e “0 euro” per l’educazione dei giovani …’educazione’, per altro, sancita a livello Costituzionale.

    Il servizio civile educa i giovani ad essere cittadini attivi, a capire i bisogni del proprio paese e a sentirsi responsabili verso il prossimo.

    E’ necessario lavorare per aprirsi all’Europa, altrimenti rimaniamo ancorati ad una visione che non guarda al futuro. Non possiamo creare, proprio con il Servizio Civile, un confine territoriale, quando invece tutta l’Europa sta abbattendo i propri di confini.

    Una gestione nazionale ha creato e continua a creare, invece, il giusto equilibrio facendo da filo conduttore tra tutti i progetti, prevedendo degli elementi in comune, i quali danno l’idea al volontario di un Paese che non ha più confini territoriali.

    Non si può e non si deve tornare indietro!

    Da non sottovalutare, in questo senso, l’esperienza della Rappresentanza, momento forte di democrazia tra i delegati e Rappresentanti di tutte le Regioni, che quasi quotidianamente sono in contatto per scambiare opinioni, valutazioni, e proposte da portare in Consulta. Strumento vero di confronto che riunisce tutti quelli che sono i protagonisti del Servizio Civile.

    Se il Governo vuole davvero investire nel futuro dei suoi giovani non può dimenticare di pensare alla loro educazione e formazione civica.”

    Marta Traverso

  • Lotta al gioco d’azzardo: la petizione popolare parte da Genova

    Lotta al gioco d’azzardo: la petizione popolare parte da Genova

    Una raccolta firme a sostegno di una petizione popolare per bloccare, una volta per tutte, la proliferazione della sale dedicate al gioco d’azzardo (slot, videoolottery, ecc.) nelle città italiane. L’iniziativa, annunciata dal Sindaco Marta Vincenzi, parte da Genova con l’obiettivo di porre all’attenzione del Parlamento, la gravità del problema. Questa settimana il Comune incontrerà le associazioni, ad esempio Acli ed il Centro anti usura, i partiti e le realtà sociali interessate alla mobilitazione.

    La petizione poggerà su tre pilastri: il riconoscimento della ludopatia come una vera e propria malattia che necessita dei relativi percorsi di cura; occorre vietare qualsiasi forma di pubblicità del gioco d’azzardo; bisogna cambiare la legge attuale e conferire ai comuni il potere decisionale in merito all’apertura di sale slot e videolottery.

    E proprio su quest’ultimo punto, il Sindaco ha spiegato «Attualmente le autorizzazioni obbligatorie per l’apertura delle sale da gioco vengono rilasciate dalle questure e non dai comuni. Tutta colpa di una legge del 2010 dell’allora governo Berlusconi. In questi anni abbiamo assistito alla moltiplicazione di simili locali che spesso hanno sostituito i tradizionali negozi di quartiere. Il Comune di Genova finora ha avuto le mani legate, siamo riusciti a mettere qualche vincolo nel Puc (Piano urbanistico comunale) ma ciò non è sufficiente».

    Una volta raccolte le firme, la petizione sarà inviata alle competenti Commissioni di Camera e Senato. «Cercheremo di fare in fretta, diciamo entro l’estateha aggiunto Marta Vincenzi – Non dobbiamo perdere altro tempo. A Rivarolo, in via Vezzani, è prevista la realizzazione di una sala slot proprio di fronte ad una scuola ed a pochi passi da un asilo. Proprio quello che vogliamo evitare. Sarebbe bello se tutte le forze politiche, nonostante il periodo di campagna elettorale, aderissero a questa battaglia».

     

    Matteo Quadrone

  • Alcol: l’Europa accoglie la richiesta di una normativa più severa

    Alcol: l’Europa accoglie la richiesta di una normativa più severa

    In futuro anche sulle bottiglie di vino potremmo trovare l’etichetta di avviso “Attenzione può causare tumori”. La Commissione Petizioni del Parlamento Europeo, il 6 dicembre, ha dichiarato ricevibili le richieste di una più severa normativa in materia di etichettatura delle bevande alcoliche che ne evidenzi la loro pericolosità.

    La petizione promossa da Assoutenti con il contributo scientifico del prof. Gianni Testino, presidente della Sezione ligure Società di Alcologia, è stata predisposta dallo studio legale Conte e Giacomini e inviata a luglio a Bruxelles, nonché all’attenzione del Ministero delle Salute e dello Sviluppo Economico della Repubblica Italiana .

    Una decisione storica in quanto riapre un capitolo che riguarda le bevande alcoliche e che il Parlamento Europeo aveva chiuso nell’aprile di quest’anno escludendole, con l’ennesimo rinvio, dall’obbligo dell’etichettatura.

    Una battaglia iniziata la scorsa estate quando la Società di Alcologia aveva sollevato il problema della correlazione fra alcol e tumori. “L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’alcol cancerogeno come il fumo di sigaretta – spiega Testino – l’alcol di qualsiasi tipo contiene etanolo. Questa sostanza nel fegato si trasforma in acetaldeide ed è scientificamente provato che favorisce la formazione di tumori nella cavità orale, nella faringe, nella laringe, nell’esofago, nell’intestino, al fegato e alla mammella”.

    Alcol e cancro, al pari di fumo e cancro, si caratterizza come un binomio dannosissimo che nessuna lobby di prodotti alcolici può più negare – dichiara Furio Truzzi vicepresidente nazionale Assoutenti – Lanciamo una sfida pubblica alle associazioni dei produttori invitandoli a Genova ad un pubblico confronto in data da loro indicata per fare definitiva chiarezza sulla necessità di una etichettatura delle bevande alcoliche”.

     

    Matteo Quadrone

  • Decidi tu che segno lasciare: una petizione contro le mutilazioni Genitali Femminili

    Decidi tu che segno lasciare: una petizione contro le mutilazioni Genitali Femminili

    mutilazioni genitali femminiliPuoi lasciare che quest’orrore continui oppure puoi firmare perché una risoluzione ONU nel 2011 metta al bando queste mutilazioni, per sempre.

     Su www.noncepacesenzagiustizia.org firma la petizione promossa dal Ministero degli Esteri perchè le mutilazioni genitali femminili siano vietate dalle Nazioni Unite.

     “Noi sottoscritti cittadini di tutto il mondo e militanti per i diritti umani, riuniti oggi dopo anni di lotta affinché le mutilazioni genitali femminili siano riconosciute e condannate come violazione del diritto all’integrità della persona e coscienti che un divieto delle Nazioni Unite rafforzerà e apporterà un nuovo slancio agli sforzi che sono ancora necessari per eliminare a pratica ovunque nel mondo:

     – chiediamo all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di adottare una risoluzione per mettere al bando le mutilazioni genitali femminili ovunque nel mondo.

     – chiediamo ai nostri governi, così come a tutte le organizzazioni internazionali e regionali, di sostenere e promuovere l’adozione di questa risoluzione nel 2011.

     – invitiamo i cittadini di tutto il mondo a sostenere e firmare questa petizione per mettere al bando questa violenza generalizzata e sistematica commessa contro le donne e le bambine in violazione del loro diritto fondamentale all’integrità personale.”