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  • Teatro contemporaneo Genova: primo convegno ligure di Cresco

    Teatro contemporaneo Genova: primo convegno ligure di Cresco

    villa-bombrini-2Giornata intensa, ieri a Villa Bombrini, che ha ospitato due appuntamenti legati alla promozione del teatro indipendente e contemporaneo. In mattinata #comunicateatro, un workshop “in pillole” sull’utilizzo del web e dei social network per la promozione low budget degli eventi culturali, tenuto da Simone Pacini (il workshop vero e proprio si svolgerà sabato 4 e domenica 5 maggio, in un luogo ancora da definire); nel pomeriggio il primo convegno ligure di C.Re.S.Co., il Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea, nato nel 2010 e attualmente composto da 130 realtà di teatro, musica e danza – teatri, compagnie, singoli artisti, residenze etc – provenienti da tutte le Regioni italiane, a eccezione (finora) del Friuli Venezia Giulia. Le realtà liguri che già aderiscono a C.Re.S.Co. sono Teatro Akropolis (Genova Sestri Ponente), Tilt Teatro e Kronoteatro (Albenga).

    Perché #comunicateatro a Genova? Veronica Righetti di Teatro Akropolis spiega che «In Liguria è presente una grossa fetta di realtà teatrali “giovani”, che hanno bisogno di promuoversi ma hanno poco budget a disposizione, ed è quindi opportuno che apprendano le tecniche per utilizzare al meglio questi strumenti a costo (quasi) zero». Si è dunque parlato di Facebook, Twitter, YouTube e Foursquare, mezzi di comunicazione ma anche e soprattutto di partecipazione e coinvolgimento, partendo dal presupposto che – come spiega Pacini – «lo spettatore è uno dei migliori canali di promozione di uno spettacolo, un festival o una compagnia, i social network permettono di abbattere le barriere tra operatori e spettatori, promuovere il dialogo con il proprio pubblico e crearne di nuovo».

    Il convegno pomeridiano di C.Re.S.Co è stato invece introdotto da Luca Donatiello di Akropolis (referente C.Re.S.Co per la Liguria) e Elena Lamberti (coordinatrice nazionale). Il Coordinamento è nato “ufficialmente” nel settembre 2010 durante il festival teatrale OperaEstate a Bassano del Grappa, anche se i lavori per la sua costituzione sono partiti nel 2009 con il convegno Vietato parlare dell’aurora.

    Una rete nazionale che si compone di Antenne territoriali, con il compito di monitorare le specifiche realtà di zona, raccoglierne le istanze e presentarle alle istituzioni locali e alla rete nazionale C.Re.S.Co: come spiega Elena Lamberti, «ogni aderente a C.Re.S.Co. può fare proposte concrete per nuovi modelli di sviluppo e rinnovamento della scena contemporanea, a partire dalle quali avviare un dialogo attivo con i referenti politici locali e nazionali. Attualmente C.Re.S.Co. sta lavorando con il Ministero dei Beni Culturali per la stesura del prossimo decreto legge sul FUS, nello specifico per ridefinire il concetto di “residenza” e sta inoltre raccogliendo adesioni per la Giornata C.Re.S.Co. del prossimo 20 aprile, una sorta di applicazione nel teatro delle Giornate Fai».

    Insomma, come precisato da Luca Donatiello, «non più assemblee durante le quali si “mugugna” e basta, ma occasioni concrete e propositive di confronto e cambiamento, ad di là dei personalismi».

    Chi aderisce a C.Re.S.Co. è anzitutto obbligato a firmare e rispettare il codice etico (consultabile sul sito di C.Re.S.Co., ndr), che impone norme deontologiche riguardanti i contratti di lavoro a dipendenti e collaboratori, i diritti/doveri fra le compagnie e i teatri ospitanti, la regolarità nei pagamenti dei cachet, etc.

    Durante il convegno realtà teatrali di tutta la Liguria, da Sarzana a Sanremo, hanno preso la parola per condividere punti di forza e criticità, con l’obiettivo di stendere un documento comune che verrà redatto da Akropolis e presentato ad Assessori e funzionari competenti di Regione, Province e Comuni. Anna Russo di Tilt Teatro ha illustrato gli sviluppi della Consulta Regionale dei teatri, proposta lo scorso 13 febbraio durante l’assemblea pubblica dIstruzioni per l’uso e di cui si parlerà in un secondo incontro con le istituzioni e tutti gli operatori liguri a metà aprile (per arrivare entro maggio alla formazione della Consulta).

    Altri operatori del settore hanno mostrato come vi siano problematiche comuni alle diverse realtà territoriali, che nonostante le criticità lavorano con entusiasmo per la promozione del lavoro dei giovani e la valorizzazione dei luoghi in cui operano. Questi alcuni problemi emersi: difficoltà nel dialogo con le istituzioni, mancanza di riconoscimento e tutela delle realtà “minori”, scarsa trasparenza sui criteri di stesura dei bandi e sulla distribuzione dei finanziamenti, poca attenzione alla qualità delle produzioni (professionalità degli operatori, numero di spettatori, etc), carenza di spazi e talvolta inagibilità degli spazi accessibili. Inoltre, è emersa l’esigenza di far comprendere alle istituzioni che la proposta teatrale ligure – e di conseguenza i fondi assegnati – non deve essere “Genova-centrica” ma deve tenere conto del valore di tutte le realtà dei territori che fanno cultura sui territori.

    Al termine del convegno il Teatro Akropolis ha proposto la rappresentazione di Amor fati: una performance di venti minuti con tre attori che fa parte del programma di Testimonianze, ricerca, azioni ed è tratto da uno studio sull’opera di Friedrich Nietzsche.

    In attesa della pubblicazione del documento ufficiale, è possibile “ripercorrere” quanto discusso ieri su Twitter, attraverso gli hashtag #comunicateatro#crescoliguria.

    Marta Traverso

  • Teatro e social network: come si comunica un evento culturale?

    Teatro e social network: come si comunica un evento culturale?

    teatro_twitterFattiditeatro è un blog nato nel 2008 (inizialmente solo come pagina Facebook) per segnalare i migliori spettacoli delle principali città italiane, proporre recensioni e mettere in contatto operatori, spettatori e appassionati. Non solo. Il suo fondatore Simone Pacini negli ultimi mesi ha girato l’Italia proponendo il format #comunicateatro: un workshop per illustrare nuovi approcci di comunicazione delle attività culturali, che attraverso Internet e i social network possono essere a basso costo e diffuse ad ampio raggio (in gergo: virali).

    Simone Pacini, che da anni si occupa di comunicazione e organizzazione in ambito teatrale e culturale, terrà un incontro su questo tema a Villa Bombrini mercoledì 20 marzo 2013: un workshop mattutino (ore 10-14) che precede il primo convegno ligure di Cre.Sco cui partecipano realtà indipendenti quali Tilt e Teatro Akropolis. Un’anticipazione al workshop vero e proprio che si terrà a Genova il 4 e 5 maggio, a cura di Tilt.

    Come racconta Simone, «Conosco poco la realtà genovese e questi due appuntamenti saranno l’ideale per colmare questa lacuna. Tempo fa sono stato al Teatro della Gioventù e mi ha colpito – positivamente – vedere così tanta gente a teatro, soprattutto rispetto ad altre realtà locali che fanno i conti con la scarsità di spettatori. Non credo sia solo una questione di programmazione. Sono andato dopo l’edizione genovese delle Buone pratiche l’anno scorso: ho seguito gli interventi e ho notato una certa vitalità della scena indipendente ligure e una notevole voglia di fare rete. Purtroppo però quando mi affaccio ai siti web (ma questo è un problema che esiste in tutta la nazione) li vedo poco dinamici, poco comunicativi e poco user friendly. Anche sui social c’è ancora poca condivisione e discussione. Questo non aiuta, la rete reale ha bisogno della rete virtuale per esistere. Basti pensare al fenomeno dei meet up da cui è partito il Movimento 5 stelle».

    Proviamo ad analizzare con lui i punti salienti della giornata. Anzitutto, i social network possono coesistere con le tradizionali forme di promozione (ufficio stampa, pubblicità, etc) o finiranno per sostituirle? «Si tratta di un affiancamento inevitabile, ma auspico che nel futuro prossimo si invertano i ruoli: meno informazione e pubblicità, più potere al cittadino/utente/spettatore che con gusto e spirito critico diventa il miglior mezzo per comunicare e promuovere, grazie soprattutto alla rete di contatti sul web. Non a caso il concetto di societing sta facendo scomparire quello di marketing o almeno lo sta ridefinendo in un’ottica social. Ma è riduttivo collegare i social media 2.0 solo alla promozione. Tutte le novità tecnologiche ridefiniscono il rapporto fra uomo e territorio in un’ottica più partecipativa e ludica».

    Secondo Simone, i teatri dovrebbero imparare a gestire “internamente” la comunicazione, senza affidarsi ad agenzie o professionisti esterni ma formando persone che vivano giorno per giorno la realtà del teatro: «Credo che, per quanto riguarda il 90% delle realtà culturali, la gestione debba essere interna. Il nostro è un mondo in cui l’artigianalità fa ancora la differenza, non solo in scena. La passione si deve unire alla competenza. Credo che sia fondamentale inoltre metterci la faccia senza essere autoreferenziali. Bisogna imparare a fare economie, ottimizzando il tempo e le risorse, e a usare bene tutti gli strumenti “zero budget” che abbiamo a disposizione, impensabili prima dell’avvento del 2.0. Anzitutto va chiarito come dividersi i compiti sulla comunicazione, per ottimizzare le risorse e potenziare i risultati. Spesso questo non accade e i messaggi escono confusi, duplicati. E soprattutto si perde tempo prezioso».

    Un concetto che vale non solo per i teatri, ma anche per i singoli professionisti: «Personalmente sono d’accordo con un’artista che si promuove in prima persona. È un approccio molto anglosassone e “market oriented”. In Italia facciamo ancora fatica a considerare il teatro in un’ottica di mercato. Mi piacerebbe vedere i direttori artistici degli Stabili su Twitter, come fanno i politici e i direttori delle maggiori testate giornalistiche, invece sono sfuggenti e irraggiungibili».

    Infine, due parole su un progetto strettamente collegato a #comunicateatro, Urban Experience: «È un’associazione che a sede a Roma, ma che opera su tutto il territorio nazionale, con cui collaboro da circa un anno. Per spiegare bene il concetto di crossmedialità mi pare opportuno
    descrivere il progetto Teatri della Memoria, che ha avuto una prima parte in gennaio e si concluderà con una seconda parte dal 3 al 7 aprile. Abbiamo messo in relazione le diverse generazioni e i cittadini con il loro territorio attraverso la commistione di nuovi e vecchi media. Abbiamo intervistato gli anziani chiedendo loro i ricordi sulla vita in uno specifico quartiere (Municipio) di Roma 50 o 60 anni fa. Abbiamo messo le interviste su un geoblog (un blog che permette di “scrivere storie nelle geografie” ovvero geolocalizzare i post). In seguito abbiamo fatto delle passeggiate (Walk Show) nello stesso Municipio con bambini, adolescenti e adulti. Si è trattato di passeggiate peripatetiche dove le conversazioni camminanti venivano condivise al gruppo armato di radio cuffie, dentro le quali venivano trasmesse anche le interviste fatte agli anziani, per partecipare il territorio non solo con lo sguardo. Abbiamo usato Twitter per metterci in relazione tra di noi e verso l’esterno. I nuovi media sono l’ideale per congiungere i concetti di “Memoria, Reti e Territorio”, per un uso urbano della crossmedialità».

    Marta Traverso

    [foto realizzata da Fattiditeatro]

  • Teatro Akropolis, Sestri Ponente: spettacoli, workshop e seminari

    Teatro Akropolis, Sestri Ponente: spettacoli, workshop e seminari

    teatro akropolis«I teatri non possono e non devono essere serbatoi da riempire di spettacoli, ma luoghi dove mettere in atto qualcosa di produttivo e concreto: in questo periodo di crisi, che coinvolge non solo il teatro ma l’intero sistema culturale, è fondamentale una riflessione propositiva su temi che stanno a monte degli spettacoli e delle produzioni teatrali».

    Con queste parole i direttori artistici Clemente Tafuri e David Beronio hanno presentato questa mattina la stagione del Teatro Akropolis di Sestri Ponente: uno spazio aperto da tre anni nel quartiere di Ponente e che ha all’attivo un ricco calendario di spettacoli, seminari e workshop il cui fil rouge è il lavoro sul corpo e le sue possibilità di espressione.

    Uno spazio che dimostra ancora una volta alla città che il decentramento delle attività culturali non è necessariamente un fattore negativo: la stagione 2013 di Testimonianze, ricerca, azioni parte con l’aprire gli spazi del teatro a compagnie da tutta Italia, anche mai venute prima a Genova, a partire dalla Nari-Frangioni / Ubidanza che effettuerà proprio qui una residenza artistica dall’8 al 24 marzo e che mercoledì 13 metterà in scena lo spettacolo Principesse a progetto: I atto.

    Il programma di questo primo mese (che parte mercoledì 13 marzo e trovate nella nostra agenda eventi) è stato pensato per dare meno spazio agli spettacoli a vantaggio di momenti di incontro e riflessione sullo stato del teatro. Un esempio è il workshop gratuito per critici teatrali, i cui partecipanti avranno l’opportunità di formare una vera e propria redazione, per monitorare le attività di teatri e compagnie liguri: «Critica teatrale e recensione sono due cose diverse, una riflessione sul ruolo del critico non può prescindere da un’adeguata formazione, che faremo attraverso un percorso a cura di Teatro e Critica».

    Il Teatro sarà inoltre capofila del primo convegno ligure di Cre.Sco, che si terrà mercoledì 20 marzo a Villa Bombrini (ospitati dalla Società per Cornigliano) e sarà preceduto da un seminario sull’uso dei social network per promuovere attività culturali. «Portare Cre.Sco in Liguria è fondamentale per iniziare a concepire nuovi modi di lavorare, di condividere, di percepire e far percepire l’arte nel suo complesso».

    Marta Traverso

  • Genova Film Festival 2013: aperto il bando di concorso

    Genova Film Festival 2013: aperto il bando di concorso

    cinema-provini-castingCome ogni anno apre il bando per il Genova Film Festival 2013, che raggiunge la 16a edizione e si svolgerà dal 1 al 7 luglio ed è organizzato dall’associazione Culturale Cinematografica Daunbailò.

    Il concorso è suddiviso in due sezioni: una Nazionale (per autori residenti in Italia) e Obiettivo Liguria, dedicata agli autori liguri.

    La partecipazione è aperta ad opere di qualsiasi genere, stile e formato (pellicola e video), in lingua italiana o sottotitolate in italiano, realizzate dopo il 1 gennaio 2011 e della durata massima di 45’ per la fiction e di 60’ per il documentario.

    Le opere dovranno pervenire in DVD, accompagnate
    dalla scheda di iscrizione compilata e firmata, entro il 15 aprile 2013 all’indirizzo Segreteria e Archivio del Genova Film Festival – Palazzo Ducale – Piazza Matteotti 9, 16123 Genova.

    La partecipazione al concorso è gratuita.

    La giuria assegnerà i seguenti premi:
    – Premio per la Miglior Opera di Fiction
    – Premio per il Miglior Documentario
    – Premio per la Miglior Colonna Sonora

    Oltre ai premi della giuria ufficiale verranno assegnati i seguenti riconoscimenti:
    – Premio della Critica, assegnato dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – Gruppo Ligure
    – Premio DAUNBAILÒ, assegnato dall’Organizzazione del Festival
    – Premio del Pubblico attribuito mediante votazione popolare

    Il montepremi e la lista delle opere che saranno proiettate verranno segnalati sul sito Internet del Festival.

  • Cortometraggi animati: serata di proiezioni allo Zenzero

    Cortometraggi animati: serata di proiezioni allo Zenzero

    cinema-registi-cortometraggi-filmMercoledì 27 febbraio 2013 (ore 21) Attilio Valenti presenta al Circolo Arci Zenzero di via Torti una proiezione di cortometraggi di animazione.

    Questi gli spettacoli in programma.

    Oto di Fusako Yusaki: opera inedita realizzata con le tecniche più avanzate unite alla manipolazione della plastilina;

    P.O.P. di Attilio Valenti e Roberto Davide Papini

    Illusion? di Frederic Bac

    La demoiselle et le violoncellist di Jean Francois Laduioine

    A chairy tale e Blinkity Blanc di Norman McLaren.

    Note su Attilio Valenti
    Negli Anni ’80 e ’90 è direttore di Incontri Internazionali con gli Autori di Cinema d’Animazione, festival competitivo a Genova. Collabora inoltre con Festival e manifestazioni in Italia e all’estero. Nel 2004 è co-direttore, co-sceneggiatore e responsabile del percorso didattico del laboratorio a Roma dove nasce POP che ottiene un premio al Festival del Cinema di Venezia nella sezione “Cinema e Cultura del Dialogo”.

    Dal 1984 al 2004 è Vice Presidente di ASIFA, l’Associazione Italiana degli Autori di Cinema d’Animazione.

    Attualmente collabora con Coop Liguria e Festival della Scienza, oltre che con alcune scuole liguri.

  • Girare un film con l’aiuto dei bambini: il progetto Zuccherarte

    Girare un film con l’aiuto dei bambini: il progetto Zuccherarte

    cinema-registi-cortometraggi-filmZuccherarte è un’associazione che opera a Genova con l’obiettivo di trasmettere le peculiarità del linguaggio cinematografico, a partire dai bambini: a questo scopo, la scorsa estate si è tenuto presso il Castello di Zena (in provincia di Piacenza, poco distante dal confine con la Liguria) un laboratorio denominato Botteguccia della fantasia, che ha portato alla realizzazione di due cortometraggi girati con l’aiuto dei piccoli allievi.

    Un progetto del regista genovese Marco Di Gerlando, che in collaborazione con Ludovica Gibelli ha realizzato due brevi film – Il castello dei fantasmi e Gargabullo e le follette Mangiafrutta – supportato da bambini in età scolare: «Il coinvolgimento e il divertimento stanno alla base di tutto, realizzare un film è per loro come fare un grande gioco. È molto importante trasmettere loro le competenze tecniche sul come costruire un audiovisivo, anche perchè nella quotidianità sono continuamente “bombardati” da immagini e suoni. Le sceneggiature sono state preparate dai coordinatori del laboratorio, e successivamente lette, commentate e modificate insieme ai bambini».

    Oltre ai due corti è partita la realizzazione di una miniserie di fantascienza scritta e interpretata dagli allievi, dal titolo Mondi paralleli. Questi prodotti saranno portati in gara ai festival di cortometraggi ragazzi e scuole e saranno organizzate proiezioni pubbliche a Genova. Sono infine in previsione nuovi laboratori per il 2013, tutte le informazioni si possono trovare scrivendo a info@labottegucciadellafantasia.it.

  • Stefano Ricci e Gianni Forte: il duo terribile del teatro contemporaneo

    Stefano Ricci e Gianni Forte: il duo terribile del teatro contemporaneo

    ricciforte-3Venerdì 15 e sabato 16 il Teatro dell’Archivolto ospita lo spettacolo “Grimmless” (letteralmente senza Grimm, quindi senza fiabe) per la drammaturgia e la regia del duo composto da Stefano Ricci e Gianni Forte: attualmente tra gli autori più acclamati della scena internazionale, i loro spettacoli vengono messi in scena in tutta Europa e oltreoceano.
    Il loro lavoro, estremamente vario, va dalla sceneggiatura di serie tv come i “Cesaroni” a quella della prima sit-com lgbt di produzione italiana, “Hot”, fino alla tanto prolifica attività teatrale, in cui scandagliano impietosi la realtà, portandone sul palco gli aspetti più crudi, senza indulgere ad eufemismo alcuno, al punto che i loro spettacoli sono spesso vietati ai minori di 18.

    Quali sono i punti fondamentali di “Grimmless”, quali i messaggi che porta al pubblico?

     «Grimmless è una ricognizione sullo stato comatoso in cui si trova immerso l’uomo in questo preciso momento storico. In sospensione incredula tra lo sfacelo di una società eticamente distrutta, di cui ricorda a stento i bagliori, e una rassicurante ustoria grande luce di confortevole annientamento verso la quale è attratto. Vaghiamo incerti in questa condizione apolide, provvisti solo del nostro trolley variopinto personale, fatto di tranquillizzanti oggetti che ci ristorano di un’appartenenza, e di fiabe dei Grimm, innestate sottopelle come microchips alla nascita. Flussi di obnubilata speranza i cui effetti tossici si sono manifestati durante l’età adulta. Non esistono messaggi o intenti pedagogici, nessuno può arrogarsi il diritto di salire in cattedra senza il rischio di sembrare patetico di fronte ad un cataclisma che non risparmia: esiste l’esposizione, il coraggio di mostrarsi senza casco di protezione tentando attraverso l’induzione un viaggio a ritroso verso una conoscenza sensibile del Sé. Recuperandone, nel migliore dei casi, anatomie di volo disperse».

     

    Fiabe che si scontrano con la realtà: ma queste fiabe erano davvero poi così rosee? C’era il lieto fine, d’accordo, ma un lupo sbranava esseri umani, genitori anaffettivi abbandonavano i figli nella foresta, una strega imprigionava dei bambini per ingrassarli e mangiarseli, una matrigna cercava in tutti i modi di assassinare Biancaneve…. Ci ho sempre trovato più analogie che differenze coi casi di cronaca, a dire il vero.

     «I riti di passaggio delle fiabe indicano al bambino la possibilità di crescita dettata dal cambiamento. Oggi, ormai, standardizzati nei gusti e nelle aspettative, avendo terrore del confronto e di un possibile arricchimento dettato dalle differenze con gli altri, restiamo isolati. Emarginati nel container di rinfrancanti certezze in cui ci si siamo avvoltolati. Scoperti i marker del contagio da fiaba, riconosciamo in noi quella passività da eroi intrappolati nel bosco, che disegnano mappe di sopravvivenza in attesa di un prodigio dall’esterno che venga a restituirci sollievo. Rantoliamo in un perenne sempiterno anacronistico Festival di Sanremo, unti di trucco e lustrini, con la testa sott’acqua per non sentire il suono degli spari. Un topo che canta, una madrina con la zucca, un principe azzurro su un destriero bianco, un gratta e vinci, qualunque prodigio esterno è meno impegnativo dell’attivazione di una analisi sui propri mezzi. Soli, siamo noi i veri casi di cronaca, bendati al mondo più di qualunque Bella Addormentata».

     

    ricciforteSpesso venite definiti enfants terribles. Non so se tale appellativo vi venga dato anche all’estero, ma la definizione di bambino applicata a persone di oltre trent’anni è una cosa tristemente tipica italiana, l’impressione è che questo approccio, nei confronti di qualcuno che fa qualcosa di nuovo e diverso, tenda in qualche modo a rassicurare il sistema (e il grande pubblico) usando parole mirate a “normalizzare” la sua attività riducendola alle bizze di un bambino terribile. Come dire: tranquilli, non prendeteli troppo sul serio, sono bambini, e la realtà fuori è diversa.

     «Il disegno è molto preciso e si ricollega allo stato da walking dead – zombie ambulante in cui spurga il nostro Teatro nazionale. Se lo spettacolo dal vivo è considerato esclusivamente quell’agonia a cui assistiamo di continuo – fatta di storie apparentemente edificanti e attori che prestano la voce per ordire personaggi/armatura distanti anni luce dalle tensioni contemporanee – è altrettanto logico che chiunque provi a trascinare un respiro “altro”, un singhiozzo autentico che rifranga uno stato che ci appartiene tutti, venga fatto sedere alla mensa degli infanti. La dittatura della noia prova a sistemare nel tavolo più basso e accanto alla cucina quei parenti scomodi, i nonni malati o i bambini terribili, che sconvenientemente potrebbero provocare strappi nel tessuto di omologazione corrente. Non è la realtà che è diversa. Les enfants terribles compiono l’assassinio più feroce uccidendo la standardizzazione dell’Arte, colpiscono a morte un falso proponendo un Presente trasfigurato da una visione poetica, non minimalista come vorrebbero i media, che impianti un intrico di riflessioni: questo è punibile, se non altro con una stella da cucire sulla giubba del campo in cui si è stati veicolati. La Storia ci ha insegnato che le disposizioni a tavola si cambiano quando si è esausti di sentirsi raccontare la trita fandonia di plastica spacciata per verità».

     

    Perché ritenete indispensabile portare in scena ferocia e violenza? È una reazione al teatro, come lo definite voi, postprandiale?

    «Siamo davvero sicuri che venga portata da noi in scena la brutalità? In cosa viene identificata, quali i termini di paragone? Se porre sotto lo sguardo pubblico il peso dei giorni, sfrondato di qualunque rincuorante ninnolo natalizio, può essere scambiato per efferatezza, l’imbarbarimento involutivo subìto ha radici decisamente più profonde. Troppo semplicistico, e liquidatorio anch’esso, contrapporre una terapia elettroconvulsiva ad un paziente prostrato e in odore di abulia. Le pupille arrese devono riprendere a camminare: è necessaria una fisioterapia che riabiliti le proporzioni degli agenti fenomenologici che attraversano i giorni permessi valorizzando il ruolo della coscienza».

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    Grimmless ricci/forte

     

     

     

     

     

     

     

    In un’intervista avete detto “in fondo le botte, la violenza, la sopraffazione non sono altro che forme d’amore”. Potete meglio spiegare quest’affermazione? In fondo le botte, la violenza, la sopraffazione fanno una donna morta ogni tre giorni solo in Italia, e la fanno perché vengono scambiate per amore al punto che chi subisce non si mette in salvo per tempo. Anche l’omicidio è una forma d’amore?

    «L’amore è un sentimento, un impulso dei sensi che ci spinge verso una cosa, uomo/donna oggetto o animale che sia.  Il modo di esercitare questa inclinazione, la sua grammatica, varia per individuo e mutevole rispetto alla direzione che quella corrente ha preso. Non è la percezione alla base che determina l’estinzione di un corpo ma le derive culturali che hanno metamorfizzato quello scoppio interiore masticandolo con la dentiera morale di un Paese obsoleto. L’omicidio, la violenza sulle donne o sugli animali diventa frustrazione di dominio che disegna una frana personale. Chi subisce, chi esercita sono solo cavie di un laboratorio dismesso dove l’eco di princìpi dissolti permette di assecondare chi, incapace di confrontarsi con la realtà, indossa quella passione ristrutturandone la detenzione con materiali scadenti come la mortificazione, l’insuccesso, la smania di possesso o di appartenenza, il sopruso».

     

    Affermate l’annullamento della “quarta parete”. Se accadesse che l’interazione andasse un gradino oltre e qualcuno dal pubblico salisse deliberatamente in scena?

    «Succede ripetutamente che venga sollecitata una partecipazione attiva della gente all’interno degli spettacoli presentati. Troppo spesso si dimentica che “il pubblico” non è un vago organismo nascosto all’ombra di una platea ma un grappolo di persone, ognuna delle quali compie un viaggio intimo all’interno dell’evento performativo. Non facciamo altro che suggerire segnali di vernice rossa sui tronchi per permettere agli altri di affrontare questa foresta, magari apparentemente minacciosa ma sorprendentemente attraente per le continue inattese prospettive di sguardo, pur garantendogli che attraverso quelle pennellate di simboli sulle cortecce ritroverà la strada per uscirne portandosi dietro la pienezza di un’avventura nuova dentro la propria cassa toracica».

     

    Quali sono i temi della realtà che più vi interessano attualmente per i vostri spettacoli?

    «La vita. E quell’enzima troppo spesso dimenticato che risponde al nome di Fantasia. Un catalizzatore per accelerare il battito contro il vischioso equilibrio da degradazione di poltiglia pressapochista in cui quotidianamente siamo costretti a stagnare».


    Claudia Baghino

  • Fabio Giovinazzo e Sanguineti: il film d’esordio del regista genovese

    Fabio Giovinazzo e Sanguineti: il film d’esordio del regista genovese

    fabio-giovinnazzoDefinisce il suo lavoro come “un sogno o una fiaba” e usa l’immagine video per analizzare se stesso. “Non mi interessa far arrivare al pubblico un messaggio. Non mi interessa insegnare niente a nessuno. Sono un grande egoista in questo senso. Mi piace analizzare il mio pensiero, in uno stile complicato. Diciamo che attraverso le immagini cerco di curare il mio animo”. Il suo lavoro d’esordio, ispirato alla figura di Edoardo Sanguineti e alla città di Genova, e intitolato “Kinek ìrod ezt”, è stato sostenuto e prodotto dall’Università di Genova, finanziato nel montaggio dalla Cineteca Griffith e proiettato nella sua prima versione a Madrid, presso il Garaje Lumière. Il 19 febbraio verrà proiettato presso la Biblioteca Berio.

    Come è avvenuto il tuo avvicinamento al linguaggio filmico?

    «Non ho frequentato alcun corso tecnico di cinema, mi sono formato guardando un gran numero di film e seguendo il mio istinto.  Nel senso che una cultura cinematografica può essere sicuramente importante, ma quello che conta veramente è sentire qualcosa di eccitante scorrere nelle vene quando ci si trova sul set per girare un film.  La passione, l’istinto…  Quando giro sento qualcosa che mi trascina verso l’azione. Ho sempre avuto una gran fantasia e il cinema è un luogo dove posso esprimermi al meglio.  Scrivere e girare un film, per me significa viverlo.  Vorrei vivere per sempre e avere molte vite.  Fare cinema mi permette tutto questo.  Ogni film è una parte di me, è una vita che avrei voluto seguire.  In questo senso è stata una scelta obbligata.  Per non parlare dei pensieri che mi assillano, allora non faccio altro che imprigionarli nel linguaggio cinematografico per liberarmene.  Fino alla prossima volta, ovvio».

    Il tuo film sembra essere documentaristico ma sembra anche avere risvolti evocativi-allucinati…

    «Si tratta di un documentario tra il vero ed il falso.  Nel senso che ho sia rubato scene di vita quotidiana, sia ricostruito certe situazioni.  Ho giocato con le diverse inquadrature, alcune molto geometriche, e sfruttato i vari momenti narrativi per far emergere nello spettatore una qualsivoglia emozione.  Bella o brutta non mi interessa.  L’importante è far arrivare qualcosa di me, far vivere anche un singolo frammento del mio essere nelle altre persone».

    fabio-giovinazzo2Perché hai scelto la figura di Sanguineti per il tuo film? A quali esigenze rispondeva tale scelta?

    «Ho scelto Sanguineti perché aveva un modo di scrivere molto sperimentale, ludico direi.  Diciamo che rispecchia, in alcuni versi, il mio modo di fare regia.  Lui giocava con le parole, io gioco con le immagini».

    Scegliendo l’analisi di te stesso ma non volendo spiegare nulla, non temi che il risultato rischi di essere troppo criptico per essere apprezzato?

    «Il mio modo di fare regia è questo.  Ripeto: faccio cinema per me stesso, perché sento che devo farlo.  Quando accendo la telecamera, indago su quello che c’è dentro di me».

    Un’immagine del film che ti sembra racchiuderne l’essenza.

    «L’inquadratura simbolo del mio film è quando arriva un treno in stazione e si ferma per tutto il tempo che nella realtà è necessario mentre la televisione della stazione manda a ripetizione pubblicità soprattutto sulla carta igienica.  La trovo ironica e violenta al tempo stesso».

    Definisci le sequenze del film come “una serie apparentemente sconnessa di immagini”…

    «Le immagini sono sconnesse solo in apparenza, in realtà sono legate dal mio viaggio per Genova alla ricerca di Sanguineti.  Che non appare mai come fisico e voce, troppo banale, ma solo attraverso la quotidianità di certi momenti a lui riconducibili per natura».

    Qual è il significato del titolo “Kinek ìrod ezt” e perché hai scelto proprio queste parole?

    «Il titolo è in lingua ungherese.  Non ha una traduzione specifica.  Si tratta di una domanda che il poeta scrive alla fine di una sua poesia.  Per me è una simpatica presa in giro, simbolo del suo scrivere.  Perfetta per il mio film.  Subito lo spettatore si trova davanti a qualcosa di misterioso.  “Che cosa vedrò?” si domanda».

     

    Claudia Baghino

  • Teatro politico istantaneo: un progetto per Genova

    Teatro politico istantaneo: un progetto per Genova

    Teatro Garage«Il teatro attuale è ancorato al passato, ripropone sempre gli stessi spettacoli e non dà spazio a dialogo, bisogni e proposte degli spettatori»: con questa premessa i genovesi Maria Galasso e Ivano Malcotti portano avanti da alcuni anni il loro progetto per rivolgere alla città un’innovativa proposta di teatro culturale, per un superamento dello status quo culturale che (come si legge nel Manifesto) sforna in modo seriale quantità industriali di luoghi comuni di largo consumo a stretto beneficio di pochi.

    L’idea di un teatro politico istantaneo nasce nel 2009 con la pubblicazione di Il gallerista (Erga Edizioni), libro che tratta di teatro e arte e la cui presentazione è stata oggetto di diversi spettacoli e performance. Come spiega Maria Galasso «Ogni performance è differente perché parte dal capire cosa il pubblico vuole e di cosa ha bisogno, creando nuovi spunti sulla base di quanto ha visto e sentito: il teatro tradizionale pone una barriera fra palco e pubblico, noi cerchiamo il dialogo per costruire insieme le successive rappresentazioni».

    Come si legge nel loro manifesto, l’accezione di “teatro politico” riprende il significato originario della parola. Polis, città. Un teatro al servizio della società per generare dibattito su temi attuali scelti dagli stessi spettatori. “Mentre la Politica va in pezzi serve un Teatro politico. Teatro politico non significa un teatro al servizio della Politica. Al contrario, significa un teatro indipendente, che non si vende sul ‘mercato’ della cultura e non si piega ai suoi interessi“.

    Il termine “istantaneo” sta invece a indicare – citando sempre il manifesto – la capacità di “ribattere in tempo reale all’immissione di nuovi prodotti di consumo nel mercato delle idee”.

    Se chi opera in ambito teatrale lavora di norma all’interno di edifici progettati per essere dei teatri, lo scopo dei due promotori è attivare una rete di collaborazioni con luoghi (istituzionali e non) diversi da quelli comunemente pensati per il teatro. «Musei e biblioteche sono luoghi di primaria importanza per la città, ma ancorati al passato. Vogliamo anche rivolgerci a sedi di piccole associazioni, strade e piazze, spazi poco conosciuti. Il nostro è un teatro povero, senza scenografie o allestimenti, dove siano al centro solo i temi e le idee».

  • Teatro della Tosse: bando di concorso per compagnie emergenti

    Teatro della Tosse: bando di concorso per compagnie emergenti

    Ingresso Teatro della TosseCome ogni anno sono aperte le iscrizioni per partecipare al bando Pre-visioni, che la Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse indice per “dare visibilità a chi ha scelto di fare teatro in uno dei momenti storici meno indicati per farlo”.

    Il concorso mira a selezionare compagnie teatrali liguri emergenti, che potranno mostrare il proprio lavoro in un calendario di spettacoli che andranno in scena da martedì 7 a sabato 12 maggio 2013.

    Sono ammessi a partecipare singoli artisti, compagnie e gruppi di teatro del territorio regionale, che potranno proporre una (e una sola) loro opera inedita scegliendo tra:
    a) spettacolo (creazione compiuta destinata ad uno spazio teatrale tradizionale)
    b) performance (creazione che non necessita di uno spazio teatrale tradizionale, max 20 minuti)
    c) studio di una nuova produzione (creazione in progress max 40 minuti)
    Non saranno presi in considerazione progetti di danza e teatro/danza.

    I progetti saranno valutati da una commissione formata da Fabrizio Arcuri e da altri quattro soggetti individuati tra critici e operatori teatrali italiani. Verranno scelti fino a tre spettacoli compiuti e tre performance o studio: ai progetti selezionati verrà offerta la scheda tecnica e l’assistenza tecnica, la promozione e il 50% degli incassi al netto di IVA e SIAE delle repliche effettuate.

    La commissione si riserva di richiedere agli artisti/gruppi la disponibilità di un incontro a Genova.

    I materiali (scheda presentazione progetto/biografie/eventuali immagini o video) dovranno essere spediti con raccomandata con ricevuta di ritorno o consegnati a mano a: Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse – Bando Pre.Visioni Piazza R. Negri 6/2 – 16123 Genova
    entro il 4 febbraio 2013.

    L’elenco dei progetti vincitori sarà comunicato entro il 15 marzo 2012.

    Per maggiori informazioni scrivere a pre-visioni@teatrodellatosse.it.

  • èAfrica: bando di concorso per fotografi e videomaker

    èAfrica: bando di concorso per fotografi e videomaker

    Donne del sud del MondoSono aperte le iscrizioni per partecipare al bando di concorso fotografico e video èAfrica, rivolto a giovani artisti europei dai 18 ai 35 anni, con ottima conoscenza della lingua inglese.

    Ogni artista può candidarsi solo in una delle due sezioni e deve presentare un progetto creativo che abbia come punto di partenza l’ospedale di Tosamaganga in Tanzania, raccontando la storia di una o più persone che da quell’ospedale sono passate o che lì lavorano, si curano, aspettano.

    Al termine della selezione verranno selezionati due video artisti e tre fotografi che andranno in Tanzania per la realizzazione del progetto.

    Per partecipare ogni artista deve presentare:
    – portfolio (almeno un video o almeno 20 scatti fotografici);
    – modulo di partecipazione;
    – curriculum
    – progetto creativo che descriva ciò che si vuole realizzare sul campo (max 2000 battute spazi inclusi).

    Il materiale va inviato entro il 15 marzo 2013 tramite il sito www.mediciconlafricacuamm.org/contest. La selezione verrà effettuata nella sede di Medici con l’Africa Cuamm entro il 29 marzo 2013, i vincitori saranno contattati sia via e-mail sia via raccomandata A/R.

    Il workshop dato in premio si terrà a Tosamaganga nel corso di maggio 2013 e prevede 5 giornate di formazione e realizzazione del proprio progetto artistico, a partire dall’analisi e discussione dell’idea fino alla realizzazione vera e propria. Assicurazione, visto e viaggio saranno offerti dagli organizzatori. A ogni artista inoltre
    verrà dato un attestato di frequenza.

  • Video Festival Città di Imperia 2013: bando di concorso

    Video Festival Città di Imperia 2013: bando di concorso

    pellicolaIl VideoFestival Città di Imperia è un evento organizzato dall’Associazione “Officine Digitali” in collaborazione con il Comune di Imperia – Assessorato alla Cultura.

    Il Festival è riservato ai registi professionisti e ai videomaker, ed è anche attiva una sezione a parte per le scuole.

    Si può concorrere con una o più opere a tema libero, senza alcuna quota di partecipazione. Il Festival è articolato nelle seguenti categorie:
    Registi professionisti divisa in sezione Film, Documentario e Animazione & Grafica;
    Amatori divisa in sezione Lungometraggi, Cortometraggi, Documentari, Animazione & Grafica, Videoclip;
    Scuole senza sotto-distinzioni;
    Internazionale, riservata unicamente ad autori esteri e divisa in  sezione Film, Documentario e Animazione & Grafica;
    Explorer, divisa in sezione Documentario Turistico e Documentario Naturalistico;
    Fil…mare, per documentari sul mare.

    I partecipanti dovranno inviare un Dvd con i materiali entro il 14 gennaio 2013 a Direttore Artistico Sig. Fiorenzo Runco Video Festival Città di Imperia Strada Colla, 18 – 18100 Imperia.

    Il festival e la premiazione si svolgerà dal 23 al 27 aprile 2013 presso l’Auditorium della Camera di Commercio.

  • Teatro della Gioventù: The Kitchen Company presenta la stagione 2013

    Teatro della Gioventù: The Kitchen Company presenta la stagione 2013

    kitchen companyIl pubblico è protagonista assoluto dei nostri spettacoli“: con queste parole Massimo Chiesa, direttore artistico della The Kitchen Company racconta il bilancio del suo primo anno di gestione del Teatro della Gioventù di via Cesarea, di cui EraSuperba è media partner.

    Un progetto iniziato esattamente il 13 gennaio 2012, portando sul palco genovese iniziative non consuete per il teatro della nostra città: anzitutto una stagione teatrale che dura nel corso dell’anno solare, da gennaio a dicembre con una pausa di poche settimane ad agosto; un calendario di soli sette spettacoli, per un totale di 269 repliche e oltre 45.000 presenze; numerose iniziative collaterali, dai non-corsi di recitazione tenuti da Eleonora D’Urso fino a Books on stage e alle collaborazioni con Conservatorio, Borgo Club e altri poli culturali di Genova.

    La stagione 2013 riparte con Rumori fuori scena di Micheal Frayn, che andrà in replica fino al 3 marzo. A seguire, altri cinque spettacoli che verranno messi in scena nel corso dell’anno dai 16 attori della compagnia: La pulce nell’orecchio di Georges Feydeau (dal 9 marzo al 5 maggio); Black comedy di Peter Shaffer (dall’11 maggio al 9 giugno); La strana coppia di Neil Simon (dal 15 giugno al 13 ottobre); Un piccolo gioco senza conseguenze di Jean Dell e Gerald Siblerays (dal 19 ottobre al 17 novembre); La Locandiera di Carlo Goldoni (dal 23 novembre al 31 dicembre).

    Marta Traverso

  • Corpo docente: documentario sulla scuola pubblica in Italia

    Corpo docente: documentario sulla scuola pubblica in Italia

    Lunedì 17 dicembre 2012 (ore 17.30) il Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi a Genova ospita la proiezione di Corpo docente, documentario di Diego Venezia girato nel 2012.

    L’evento ha luogo nell’ambito di un’assemblea a cura dei docenti autoconvocati, un gruppo di insegnanti della scuola pubblica genovese che attraverso conferenze, flash mob e altre iniziative vuole stimolare dibattito e riflessione sul ruolo della scuola in questo periodo di crisi economica e spending rewiev.

    Al termine della proiezione seguirà dibattito.

  • Vivere altrimenti: un documentario sulla società che cambia

    Vivere altrimenti: un documentario sulla società che cambia

    don santoroLe Piagge, Nomadelfia, Monte Sole, Romena, Casa al Dono, Il Pungiglione. Luoghi diversi, dislocati in varie parti del Nord e Centro Italia, ma con una caratteristica comune: sono comunità che scelgono di «percorrere strade per un mondo migliore», lontani dai ritmi e dalle logiche della società dei consumi.

    Alcune sono nate come luoghi di accoglienza per ex carcerati, tossicodipendenti e persone disagiate, altre come punto di riferimento spirituale. Oggi ospitano anche persone che scelgono di cambiare radicalmente il loro stile di vita e basare i loro valori sulla condivisione e su uno stile di vita rispettoso dell’uomo e dell’ambiente. I metodi scelti dalle diverse comunità non sono uguali tra loro, ma in tutte è presente una grande attenzione all’accoglienza e alla relazione con gli altri, che si spinge fino alla gestione in comune del denaro e valorizzazione del lavoro, in quanto ciascuno si impegna per contribuire al mantenimento e allo sviluppo della comunità stessa.

    Luoghi che dall’esterno sono spesso percepiti come sette o emanazione di gruppi religiosi. Il giovane regista genovese Pietro Barabino ha scelto di visitarli per mostrare un “volto diverso” di queste comunità: la scorsa estate, complice una settimana di ferie, ha girato con un amico in alcuni di questi luoghi, approfittando della loro ospitalità e “ricambiando” con una serie di interviste video.

    Il risultato di questo viaggio è “Vivere altrimenti”, un documentario che Pietro ha arricchito inserendo a posteriori la storia di tre amici (interpretati da Pietro Pesce, Federico Piana, Paolo Nunziante) e la “benedizione” di Don Andrea Gallo.

    Scopo del documentario è, come ci racconta Pietro, «far sapere alla gente che questi luoghi sono aperti, che chiunque può andare a visitarli e incontrare le persone che li abitano». Il regista ci tiene a precisare che il progetto non ha intenti prettamente “politici” né religiosi: le interviste sono state montate prediligendo il filo conduttore di «persone che scelgono di cambiare, a fronte di ritmi di vita oggi insostenibili».

    È lo stesso Pietro a spiegare i suoi intenti: «L’ascolto di persone che scelgono di cambiare, a fronte di un modello di sviluppo insostenibile che si ripercuote sulla qualità della nostra vita, può anche essere da stimolo per mettersi in discussione e quindi invitare al cambiamento. “Vivere altrimenti” non vuole proporre soluzioni ideologiche o preconfezionate, ma evidenzia come – prima e piuttosto che rivoluzionare la politica e la società nelle sue sovrastrutture – sia indispensabile ridiscutere le nostre scelte e il nostro stesso stile di vita. Le persone intervistate, che hanno fatto scelte radicali e mettono in pratica questa utopia di un mondo migliore, possono essere stimolo per la ricerca di ognuno di noi».

    Queste le persone intervistate nel documentario.
    Don Andrea Gallo (Comunità di San Benedetto al Porto, Genova)
    Don Alessandro Santoro (Comunità di base delle Piagge, Firenze)
    Beniamino Vitale (Casa al Dono, Vallombrosa)
    Antonella Pelillo (Casa al Dono, Vallombrosa)
    Luca Daolio (Piccola Famiglia dell’Annunziata, Monte Sole – Marzabotto)
    Paolo Barabino (Piccola Famiglia dell’Annunziata, Monte Sole – Marzabotto)
    Don Luigi Verdi (Fraternità di Romena, Pratovecchio)
    Pietro di Nomadelfia (Comunità di Nomadelfia, Grosseto)
    Monica di Nomadelfia (Comunità di Nomadelfia, Grosseto)
    Sefora di Nomadelfia (Comunità di Nomadelfia, Grosseto)
    Mauro Cavicchioli (Il Pungiglione – Villaggio dell’Accoglienza, Mulazzo)
    Franco Di Nucci (Il Pungiglione – Villaggio dell’Accoglienza, Mulazzo)

    Qui potete vedere il documentario: l’opera è prodotta e distribuita sotto una licenza Creative Commons: l’intenzione del regista è permettere a chiunque di “far girare” il video, citando fonte e autore, in modo che il documentario abbia la massima diffusione possibile. Chi vuole saperne di più sul progetto e fosse interessato alle interviste integrali può scrivere direttamente al regista, all’indirizzo loescludo@quipo.it.

    Marta Traverso