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  • Marco Bucci presenta la sua giunta. Protezione Civile e Porto non hanno assessorato. Urbanistica ancora in sospeso

    Marco Bucci presenta la sua giunta. Protezione Civile e Porto non hanno assessorato. Urbanistica ancora in sospeso

    palazzo-tursi-D7Il nuovo sindaco di Genova, Marco Bucci, ha presentato la sua “squadra di governo”, che per i prossimi cinque anni si occuperanno di Genova. Molti i volti noti, poche le sorprese. La divisione delle deleghe rispecchia in parte la composizione della coalizione elettorale, con un ventaglio di ruoli distribuiti in base alle “attitudini” dei partiti che hanno sostenuto la candidatura.

    Spicca la mancanza di un assessorato con delega diretta alla Protezione Civile, che sarà di competenza di un consigliere delegato, come anche il Porto. Due ambiti importanti per la città: il territorio fragile di Genova, che periodicamente è sotto stress per pioggia, incendi, caldo e frane sarà sicuramente protagonista nei prossimi anni, come lo è stato nella storia recente, anche se, ovviamente, la speranza è di quella di essere smentiti. Il Porto, invece, necessità di un rafforzato ruolo delle istituzioni, soprattutto in virtù del nuovo assetto dell’Autorità Portuale; forse per questo “meritava” di più, anche perché volenti o nolenti dalla portualità, nelle diverse forme che potrà assumere, passa il disegno e la visione della Genova di domani. Secondo il primo cittadino, però, i consiglieri delegati sono da considerarsi «a tutti gli effetti degli assessori».

    Scompare dal “vocabolario” civico la “Legalità”, sostituita dal termine “Sicurezza”, accompagnato dalle deleghe alla Polizia Locale, all’immigrazione e al Centro Storico; un cambio di passo che risponde ai temi della campagna elettorale, e che infatti vede nel ruolo di assessore con queste deleghe Stefano Garassino, Lega Nord

    La scelta

    «Sono molto felice di questa squadra con tanti giovani. Tutte le persone sono state valutate in funzione della loro competenza. C’è sicuramente spirito di servizio perché abbiamo più persone ma a stessi costi». Così il sindaco Marco Bucci, ha risposto alle prime prevedibili critiche sulla composizione della giunta che secondo i detrattori sarebbe stata composta con il bilancino, tenendo conto delle varie pressioni politiche, contrariamente a quanto lo stesso primo cittadino aveva annunciato in campagna elettorale dicendo di volersi affidare soprattutto a personalità provenienti dalla società civile. Nessuno, comunque, è sicuro del posto per i prossimi cinque anni, come lo stesso sindaco ha affermato durante la presentazione.

    Sicuramente in lista manca ancora un assessore e sarà una donna con delega a Urbanistica e demanio, che Bucci al momento ha tenuto per sé assieme alle Società partecipate: «Stiamo cercando una donna di altissimo profilo in tutta Italia– spiega il primo cittadino, come riportato dall’agenzia Dire – possibilmente al nord per ragioni logistiche, lo stipendio da assessore non è molto alto per spostarsi a Genova da troppi chilometri di distanza». Definitivamente al sindaco, invece, dovrebbe restare la delega alle Società partecipate: «E gli uffici stanno già lavorando sulla questione Amiu – specifica Bucci – stamattina ho parlato anche con il prefetto per vedere come dobbiamo comportarci per evitare il commissariamento. Siamo tutti assolutamente allineati perché Genova ha bisogno di un assestamento che dia un bilancio robusto e che non tagli non bisogna tagliare. E alla fine vedrete che non taglieremo nulla». Delle partecipate si occuperanno anche i singoli assessori con deleghe alle materie di competenza: «Cercheremo di introdurre il concetto di organizzazione ‘a matrice’, ovvero sia con funzioni e con progetti, anche se non so quanto sia compatibile con le strutture amministrative».

    Prima riunione informale tra i 10 assessori, i 6 consiglieri delegati e il sindaco sarà mercoledì prossimo, mentre per la prima seduta di giunta formale si andrà a uno o due giorni dopo il primo Consiglio comunale, che mercoledì 12 luglio dovrebbe eleggere a presidente Alessandro Piana (Lega Nord).

    La squadra

    Ecco la lista degli assessori con le relative deleghe:

    Marco BucciSindaco, Urbanistica e Demanio, Politiche e strategie di sviluppo delle Società Partecipate, Ricerca e sviluppo dei finanziamenti europei, Organi istituzionali, Comunicazione, Politiche europee e internazionali e Cooperazione internazionale, Partecipazione dei cittadini alle scelte dell’amministrazione.

    Stefano BalleariVice sindaco, Mobilità e Trasporto Pubblico Locale

    Paola Bordilli – Turismo, Commercio e Artigianato

    Matteo Campora – Ambiente e Rifiuti, Servizi civici, Informatica

    Paolo Fanghella – Lavori pubblici, Manutenzioni e Politiche per lo sviluppo delle vallate

    Francesca Fassio – Politiche educative e dell’istruzione, Politiche socio-sanitarie e alla casa

    Stefano Garassino – Sicurezza, Polizia locale, Immigrazione, Centro Storico

    Pietro Piciocchi – Bilancio e Patrimonio

    Elisa Serafini – Marketing territoriale, Cultura e Politiche per i giovani

    Giancarlo Vinacci – Sviluppo e Promozione economica della città

    Arianna Viscogliosi – Personale, Pari Opportunità

     

    Di seguito, invece, i Consiglieri delegati

    Stefano Anzalone – Promozione e educazione allo sport

    Mario Baroni – Valorizzazione del patrimonio comunale

    Federico Bertorello – Avvocatura e Affari Legali

    Sergio Gambino – Protezione civile e Valorizzazione del volontariato

    Lilli Lauro – Rapporti con consiglio comunale, Città metropolitana, Municipi

    Francesco Maresca – Porto e Mare

     

    Le biografie

    Stefano Balleari
    58 anni, laureato in Economia e Commercio, è stato amministratore delegato e presidente di Consigli di amministrazione di alcune società di famiglia nell’ambito del commercio all’ingrosso e dettaglio di generi alimentari. E’ direttore amministrativo di un gruppo societario nel settore macchine movimento a terra. Dal 2007 al 2017 è stato consigliere comunale a Genova, dal 2009 al 2017 vicepresidente del Consiglio Comunale di Genova. 

    Paola Bordilli
    36 anni, nasce e vive a Genova Pegli. Laureata in Economia Aziendale. Dopo alcuni anni a supporto di Regione Liguria nell’ambito delle crisi aziendali e degli ammortizzatori sociali, dal 2012, dapprima in Confindustria Genova e poi in Confartigianato Liguria, la sua attività si svolge al fianco e al servizio delle piccole e medie imprese. Esperta in attività sindacale, di rappresentanza e di assistenza tecnica alle micro/piccole/medie imprese dell’artigianato, commercio, turismo e servizi. Attiva nella promozione delle imprese tramite eventi, manifestazioni e fiere.

    Matteo Campora
    46 anni, avvocato. E’ consulente legale presso aziende nazionali ed internazionali nel settore dell’energia, dell’immobiliare e commerciale. Dal 2007 al 2017 consigliere comunale a Genova.

    Paolo Fanghella
    57 anni, dottore di ricerca e architetto libero professionista, è consulente presso la Procura della Repubblica. Esperto in progettazioni, cantieristica, recupero e manutenzioni. E’ stato consigliere del municipio Ponente dal 1997 al 2002 e dal 2002 al 2007.

    Francesca Fassio
    52 anni, laureata in Giurisprudenza. Fa parte del comitato scientifico della Fondazione Tender to Nave Italia. Dall’aprile 2016 segretario della Consulta comunale e Città metropolitana di Genova per l’handicap che collabora attivamente con la Consulta regionale dell’handicap.

    Stefano Garassino
    49 anni, laureato in lettere, è stato presidente della Commissione Cultura del municipio Centro Est dal 1997 al 2001 e membro della Commissione cultura della Regione Liguria. Dal 2012 è direttore del Civ Piazza della Vittoria, lavora come consulente sicurezza e marketing management presso Società Piccioni Fichet.

    Pietro Piciocchi
    40 anni, avvocato specializzato nella difesa in giudizio e nella consulenza in favore delle pubbliche amministrazioni nel settore del diritto tributario ed amministrativo. E’ professore a contratto di diritto pubblico presso l’Università Bocconi. Tra il 2008 e il 2011 è stato consulente giuridico presso l’Ufficio di Segreteria Tecnica del Ministro dell’Interno.  Dal 2015 componente della segreteria tecnica del Vice Presidente della Regione Liguria e Assessore alla Sanità e Commissario Straordinario dell’Istituto Brignole. 

    Elisa Serafini
    29 anni, laureata in Economia, con studi in Italia e negli Stati Uniti, ha lavorato come responsabile Marketing per imprese italiane ed internazionali. E’ stata commentatrice ed opinionista su reti nazionali e blogger per magazine web nazionali. Svolge attività politica e culturale fin dalla giovane età: a 16 anni ha partecipato alle attività dei volontari di “Genova 2004 Capitale della Cultura Europea”, quattro anni dopo ha co-fondato l’Associazione Culturale Merito. E’ stata rappresentante degli studenti universitari e fa parte del Gruppo Giovani del Forum Economico Mondiale “Global Shapers”.

    Giancarlo Vinacci
    59 anni, manager, ha lavorato nel Gruppo Mediobanca e alla Barclays. Dal 1993 è direttore di Private Banking di Mediolanum e promotore del lancio di Pirelli Real Estate oggi Prelios e di Rolo Banca 1473 oggi Unicredit. Dal 2006 alo scorso anno è stato Amministratore delegato Direttore generale di Mediofirma, società di intermediazione creditizia partecipata da Unicredit e Allianz. Nel 2014 ha ricevuto il premio alla carriera del Leadership Forum e nel 2016 il Premio Internazionale Imprenditoria e Managerialità, conferitogli dall’Accademia Europea per le relazioni economiche e culturali.

    Arianna Viscogliosi
    45 anni, laureata in Giurisprudenza, con Master al Collegio Europeo di Parma in studi europei. Ha lavorato presso la Commissione europea a Bruxelles e per alcune società di consulenza in materia di formazione a funzionari pubblici e privati sulle politiche europee. Dal 2008, in qualità di avvocato, svolge la propria attività presso l’Ufficio legale dell’E.O. Ospedali Galliera nell’ambito del Dipartimento Gestione Risorse Umane dell’Ente, entrando poi a far parte del Comitato Unico di Garanzia (CUG).

    Stefano Anzalone
    54 anni, Cavaliere della Repubblica italiana, è sovrintendente Capo della Polizia di Stato ha svolto attività sindacale presso il Sap (sindacato autonomo di Polizia). Dal 2009 al 2012 è stato assessore allo sport del Comune di Genova, è presidente del Comitato provinciale Csen, Centro sportivo educativo nazionale, componente del comitato Paraolimpico della Liguria.

    Mario Baroni
    68 anni, consulente amministrativo finanziario, è direttore finanziario di una spa di Genova. Presidente della Associazione Cilla Onlus che si occupa di accoglienza per bambini e famiglie dell’Ospedale Gaslini. Consigliere comunale di Genova dal 2012.

    Federico Bertorello
    37 anni, avvocato. Titolare di studio legale. Ha competenza in materia di diritto del lavoro, previdenziale e sindacale, diritto civile e diritto amministrativo. E’ consulente giuridico di Enti locali e associazioni di categoria per quanto riguarda la gestione e amministrazione del personale e dei rapporti di lavoro.

    Sergio Gambino
    38 anni, manager rete vendita di Generali assicurazioni. Da maggio ‘99 ad agosto ’99 ha partecipato alla scuola ufficiali dell’Esercito italiano. Da agosto ‘99 fino a aprile 2002 è stato ufficiale di logistica con incarico di Comandante del plotone trasporti nell’Esercito italiano. Dal 2004 socio Lions club Italia, dal 2010 è volontario autista/soccorritore presso la Croce bianca genovese.

    Lilli Lauro
    Genovese, madre di quattro figli. Studi da broker navale in Inghilterra e a Genova. Dal 2007 è consigliere comunale a Genova, dal 2015 consigliere regionale. Tra i fondatori del circolo culturale “Il Volano” attraverso cui vengono promossi eventi culturali e dibattiti.

    Francesco Maresca
    34 anni, avvocato specializzato in diritto dei trasporti marittimi, ha redatto studi di piani giuridici per lo sviluppo del lavoro portuale e terminalistico. Ha sviluppato pareri e prodotto memorie su agevolazioni fiscali europee e su riassetto e riordino delle concessioni del Porto di Genova in funzione dell’interconnessione con il Terzo Valico e con i corridoi europei.

  • Elezioni, la mutazione genetica dei genovesi, tra la “piccola” vittoria della Lega e il baratro del Centro-sinistra

    Elezioni, la mutazione genetica dei genovesi, tra la “piccola” vittoria della Lega e il baratro del Centro-sinistra

    palazzo-tursi-aula-rossa-d23A urne chiuse in attesa dei risultati del ballottaggio il primo dato emergente è che a Genova è in corso una mutazione genetica: il capoluogo ligure, per decenni considerato partecipativo fortino del centrosinistra, e con una fortissima tradizione “rossa”, potrebbe avere un risveglio piuttosto brusco, grazie a nuovi rapporti di forza all’interno delle istituzioni. Il risultato delle urne restituisce il comparto delle destre in crescita e un centrosinistra decisamente in affanno. I dati storici, però, come spesso accade, inquadrano meglio l’andamento politico, arricchendo la prospettiva di analisi. In termini assoluti, la destra in passato è stata anche più forte, quello che è cambiato è che il Partito Democratico e tutto il centrosinistra sono sull’orlo del baratro, con un picco storico negativo senza precedenti. Il contesto si arricchisce con lo storico dato dell’astensione: per la prima volta alle amministrative genovesi a votare non è stata la maggioranza degli aventi diritto.

    La “piccola” vittoria della Lega

    Il risultato più evidente, come dicevamo, è l’avanzata della Lega Nord che, rispetto alle scorse elezioni comunali, ha guadagnato ben 20mila preferenze. In termini numerici passa dai circa 8mila voti del 2012 ad oltre 28mila di oggi, con un aumento percentuale che registra un +250% circa; un dato che la dice lunga sulla situazione politica del capoluogo ligure. Come vedremo, in caso di vittoria di Marco Bucci al ballottaggio, sarebbe il partito più forte in Consiglio comunale, anche se nei fatti rappresenta solo il 6% della popolazione. Un risultato che riporta in serie positiva l’andamento del consenso di questo partito, che in termini assoluti stava decrescendo dal 1993. L’esordio, dopo la stagione di “manipulite”, portò un bottino per il Carroccio, all’epoca guidato da Serra, di oltre 116mila preferenze, che garantirono nove consiglieri in Sala Rossa. Da lì in poi, però, in tutte le successive consultazioni i consensi hanno registrato un calo: nel 1997 i voti raccolti furono poco più di 11mila (zero consiglieri), nel 2002 scesero a 9.400 (un solo consigliere), nel 2007 piccolo calo a 9.340 preferenze (un consigliere), per arrivare, come abbiamo visto, al record negativo della scorsa consultazione elettorale (sempre con un solo consigliere).

    Andamento seguito dall’aumento generalizzato di tutto il comparto di centrodestra, che oggi registra solamente un leggero e ulteuriore ridimensionamento di Forza Italia, che passa dai 21mila voti di cinque anni fa (presi però come Pdl) ai 17mila circa di domenica. La Lega, quindi, guida e condiziona tutta la coalizione di centrodestra. La stagione di Matteo Salvini, decisamente orientata a destra, pare funzionare. Nel “raccolto” di questa tornata elettorale potrebbe essere finita anche una parte dei voti di Alleanza Nazionale, che dieci anni fa prendeva comunque 16mila preferenze, già in calo rispetto all’ultima partecipazione del Msi (1993) che raccolse oltre 20mila voti. Anche se è più probabile che gli ex “tricolori” siano confluiti negli 11.490 voti raccolti da Fratelli d’Italia, pari al 5,28% delle preferenze. Una destra, quindi, che torna a crescere in termini di consensi, ma in termini assoluti, si assesta sullo storico cittadino.

    La “Questione” a sinistra

    Quello che invece è cambiato è il consenso della cosiddetta sinistra genovese: il centrosinistra del Pd, infatti, continua nel suo crollo perdendo circa 12mila preferenze, passando cioè da 55mila a 43mila voti. A livello di liste in appoggio al candidato, se nel 2012 la lista Doria raccolse circa 26mila preferenze, oggi quella di Crivello si ferma a poco più di 20mila, rimanendo comunque determinante e, paradossalmente, più “pesante” in Sala Rossa in caso di eventuale vittoria al ballottaggio. Oggi tutto il centrosinistra alleato del Pd ha preso 76mila voti e, comparando questi dati con gli andamenti storici recenti, “la questione” appare evidente: dieci anni fa (con Marta Vincenzi come candidata), il centrosinistra si imponeva con 158mila preferenze, cioè circa 80mila in più rispetto ad oggi, con un Ulivo capace di raccogliere da solo 90mila voti. Il confronto appare ancora più umiliante se si guarda all’exploit del 2002 in cui il centrosinistra, guidato dai Ds, prese 210mila preferenze, lanciando la seconda legislatura di Pericu. Certo, erano altri tempi, e al voto andava il 67% degli aventi diritto, cioè circa 360mila persone, contro le 228mila di oggi, ma il conto non lascia scampo: in dieci anni il centrosinistra ha perso circa il 50% dei voti, un baratro che non ha precedenti.

    Un dato da non dimenticare è che dalle votazioni di domenica escono fortemente ridimensionate le rappresentanze politiche tradizionalmente più a sinistra, rappresentate solamente da un Paolo Putti che in solitaria vivrà i prossimi cinque anni da consigliere comunale, mentre nel 2012 con Doria “entrarono” due consiglieri di Sel e uno di Rifondazione Comunista. Per Chiamami Genova un esordio da 11mila preferenze, che, per fare dei paragoni, sono esattamente i voti che raccolse Sel nella scorsa tornata o l’allora candidato della Lega, Edoardo Rixi. Ad appoggiare esternamente questa lista civica, anche Rifondazione Comunista, che cinque anni fa prendeva 5mila voti, mentre nel 2007 raccoglieva 15mila preferenze. L’andamento storico del partito è eloquente: nel 1997 i voti furono 31mila, nel 1993 32mila. Una lenta e inesorabile discesa.

    La non sconfitta del Movimento 5 Stelle

    Il Movimento 5 Stelle, perde non perdendo. Se, infatti, stando alla aspettative di campagna elettorale, il suo risultato “non sfonda”, in termini numerici progredisce: nel 2012 sfiorò il ballottaggio con 36mila preferenze, mentre oggi raccoglie circa 40mila voti. Va ricordato che nel 2012 il Movimento era all’esordio, mentre oggi è “forza di governo” in alcune grandi città italiane, grazie a un’ascesa che sembrava avere possibilità anche a Genova. Un risultato che riesce sostanzialmente ad “impattare” la crisi di consenso degli ultimi mesi e garantisce una buona presenza in Sala Rossa.

    Consiglio comunale, tra novità e palude

    palazzo-tursi-giornalisti-consiglio-DIl risultato del prossimo ballottaggio darà sicuramente una nuova veste al Consiglio comunale, che, a prescindere dal risultato finale, sarà in ogni caso attraversato da nuovi rapporti di forza. I 40 posti a disposizione saranno così distribuiti: 24 scranni andranno per premio di maggioranza alle liste della coalizione vincitrice, mentre i 16 rimasti agli sconfitti, secondo il metodo proporzionale D’Hondt.

    In caso di vittoria di Bucci, la mutazione genetica di cui sopra prenderà la veste istituzionale: nove, infatti, sarebbero i consiglieri comunali della Lega, come all’esordio nel 1993, con la differenza che oggi diventerebbe il primo partito dell’assemblea. A seguire, sei della lista civica di Bucci, “Vince Genova”, cinque di Forza Italia, tre di Fratelli d’Italia e solamente uno per Direzione Italia. L’opposizione vedrebbe sei consiglieri per il Pd, cinque per il M5s, tre della lista civica del candidato sindaco Crivello, uno per il candidato stesso, e uno per la lista civica capitanata da Paolo Putti, Chiamami Genova.

    In caso di vittoria della coalizione che sostiene Gianni Crivello, invece, l’assetto sarebbe diverso: il Partito Democratico avrebbe 14 consiglieri, più sette della “lista Crivello”, due di “A Sinistra” e solo uno di “Genova Cambia”. Dall’altro lato, invece, avremmo cinque consiglieri pentastellati, tre per Lega Nord, tre della lista “Genova cambia”, due per Forza Italia e uno solo per Fratelli d’Italia come per Chiamami Genova. Dei due “poli” rimasti esclusi dal ballottaggio, quindi, per Paolo Putti il “destino solitario” è già scritto, così come la presenza di cinque “grillini”.

    Con ogni evidenza, a contendersi il “controllo” della Sala Rossa sono Lega Nord e Pd, in un inedito, almeno per Genova, scontro. In ogni caso, però, le liste civiche che hanno appoggiato i candidati sindaco saranno determinanti per mantenere le relative eventuali maggioranze: un assetto simile alla passata legislatura comunale, che, come l’esperienza ci insegna, ha portato a numerosi imbarazzi reciproci tra primo cittadino e “partito”, diventati ben presto palude politica e amministrativa.

    Affluenza defluita

    L’ulteriore dato che emerge dai risultati di questa consultazione è legato all’affluenza; con il 48,39% di votanti sugli aventi diritto, Genova tocca il suo minimo storico: 237mila preferenze espresse, contro le 279mila del 2012, precedente record negativo, con un’emorragia di circa 40mila persone non recatesi alle urne. Una sorta di lista civica della delusione o della disaffezione, che per consistenza è stata determinante per gli esiti del voto. Anche in questo caso l’andamento storico non lascia spazio a dubbi: nel 2007, dieci anni fa, a votare andarono 323mila persone (61% degli aventi diritto), nel 2002 furono 367mila (67%); continuando l’excursus a ritroso, si registra una leggera flessione del 1997 con 341mila voti validi (59%), per poi ritrovare i 439mila del 1993, che portarono la percentuale dell’affluenza al 73,4%. In 25 anni, quindi, si sono smarriti 200mila votanti.

    Per la prima volta, non è la maggioranza dei genovesi ad aver scelto i propri rappresentanti nell’amministrazione; un fatto che depotenzia la rappresentanza politica, dimezzandone le percentuali “di ricaduta” sulla popolazione totale. Un fenomeno che dovrebbe far riflettere sulla “forza” della comunicazione politica, soprattutto in una contingenza di trasformazione come quella che sta vivendo Genova da diversi anni a questa parte. I numeri ci dicono che in questa tornata elettorale paradossalmente non ci sono dei veri vincitori, ma alcuni sconfitti. Il destino della città sembra interessare sempre a meno persone e le cause probabilmente arrivano anche da lontano. Il partito del non voto per la prima volta “regna” in città. I due maggiori partiti che si contenderanno il controllo dell’assembla cittadina, infatti, rappresentano il 6% (Lega Nord) e il 9% (Pd) di tutta la popolazione e amministreranno, per gli altri 94% o 91%.

    I numeri ci dicono che slogan come “prima gli italiani”, “chiuderemo i centri sociali”, “schederemo i questuanti”, accompagnati da sferzate di sicuritarismo e repressione del dissenso sociale hanno avuto più presa di quelli che parlavano di “diritto alla casa”, “giustizia sociale”, “accoglienza”. Tra le righe, se vogliamo leggerle, il dato storico però dice non che l’aggressività della destra genovese abbia attivato nuovi seguaci – che, come abbiamo visto, già c’erano, dormienti – ma piuttosto che i messaggi di discriminazione e arretramento sul tema dei diritti e della giustizia sociale non abbiano allarmato e attivato le coscienze “di sinistra” di Genova, una “sinistra” praticamente smobilitata nel fare argine ad una eventuale deriva a destra. Questo è sicuramente il dato che deve fare riflettere di più. Urgentemente.

    Nicola Giordanella

  • Genova al voto, modalità e istruzioni per l’elezione del nuovo Sindaco. La novità della doppia preferenza

    Genova al voto, modalità e istruzioni per l’elezione del nuovo Sindaco. La novità della doppia preferenza

    scheda-elettorale-comune-2017Domenica 11 giugno gli elettori genovesi sono chiamati a votare per l’elezione del Sindaco, del Consiglio comunale e dei nove Consigli municipali. Le elezioni si svolgeranno nella sola giornata di domenica, dalle ore 7 alle ore 23. Possono votare tutti i cittadini italiani iscritti nelle liste elettorali, che abbiano compiuto il 18° anno di età alla data dell’11 giugno 2017, fra cui gli elettori residenti all’estero, che sono stati avvisati tramite cartolina-avviso.

    Inoltre i cittadini dell’Unione Europea residenti a Genova che hanno fatto richiesta entro il 2 maggio 2017, che devono essere in possesso di specifica tessera elettorale con dicitura «Comunali – Circoscrizionali» ed i cittadini emigrati in un Comune della Provincia di BOLZANO da non più di quattro anni, che devono presentare apposito attestato, inviato al nuovo comune diresidenza.

    L’elettore dovrà presentarsi al proprio seggio munito della tessera elettorale e di un documento di riconoscimento. Qualora nella tessera elettorale fossero esauriti gli spazi, o in caso di smarrimento o furto, l’elettore potrà – fin da oggi – procurarsi una nuova tessera recandosi presso l’Ufficio Elettorale di Corso Torino, 11, che, per l’occasione, osserverà orario prolungato nei giorni di venerdì 9 e sabato 10 giugno con orario dalle 8.10 alle 18.00 e domenica 11 giugno con orario dalle 7 alle 23 oppure presso gli Uffici municipali con i seguenti orari: sabato 10 giugno dalle 8.10 alle 12.30, domenica 11 giugno dalle 7.00 alle 23.00

    Per agevolare i cittadini nell’espletamento del diritto di voto, il Comune di Genova ha attivato da tempo alcuni servizi rivolti, in particolare, alle fasce deboli (anziani, portatori di handicap, ecc…):

     

    • da giovedì 8 giugno a domenica 11 giugno consegna a domicilio della tessera elettorale agli elettori anziani e/o disabili che siano assolutamente impossibilitati a recarsi presso gli uffici anagrafici e senza persona di fiducia a cui delegare l’incarico. Per informazioni rivolgersi ai numeri tel. 010 5576829 / 010 5576841;
    • gli elettori con problemi di deambulazione possono esprimere il voto in una qualsiasi sezione delle 150 prive di barriere architettoniche appositamente allestite sul territorio. E’ inoltre attivo un servizio di prenotazione telefonica per il trasporto gratuito da casa al seggio. (telefonare al numero 010.5741433, dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 14 alle ore 16, nel periodo lunedì 5 giugno – sabato 10 giugno);
    • i degenti in luogo di cura (ospedali, RSA, ecc.) e gli elettori in luogo di detenzione possono esercitare il diritto di voto nella struttura di ricovero o di detenzione, previa autorizzazione da richiedere all’Ufficio Elettorale per il tramite della direzione della struttura che usufruisce del seggio, entro sabato 10 giugno ore 18.00 (tel. 010 5576846 – 010 5741434). Gli elettori devono essere in possesso della tessera elettorale e di documento di riconoscimento valido;
    • gli elettori affetti da infermità fisica che comporti la dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali/ intrasportabili affetti da gravissime infermità, possono inoltrare domanda, corredata da certificazione della ASL, all’Ufficio Elettorale per esprimere il voto a domicilio.
    • gli elettori affetti da infermità tali da non consentire l’autonoma espressione di voto possono avvalersi dell’assistenza in cabina di un componente della propria famiglia o di un altro accompagnatore di fiducia purchè iscritti nelle liste elettorali di un Comune della Repubblica. In base alla legge 17 del 15 febbraio 2003, l’elettore che intende avvalersi della facoltà del voto assistito deve procurarsi la necessaria documentazione medica rilasciata dalla Asl attestante l’impossibilità presentando apposita richiesta all’Ufficio Elettorale.

     

    È previsto, come nelle precedenti consultazioni, un servizio di trasporto gratuito con navetta per agevolare il raggiungimento dei seggi costituiti nei seguenti istituti scolastici:
    Municipio Centro Ovest – Scuola elementare Taviani (Corso Martinetti 77G): il servizio sarà garantito dalle ore 8 alle ore 13 e dalle ore 14 alle ore 19 con partenza dal cancello in corso Martinetti, 77 fino all’ingresso della scuola.
    Municipio Bassa Val Bisagno – Scuola elementare Fontanarossa (Via Ginestrato 11): il servizio sarà garantito dalle ore 8 alle ore 20 con partenza dal parcheggio di Via Pinetti (di fronte al civico n. 66) al cortile superiore della scuola.
    Municipio Ponente – Scuola elementare Fabbriche (Via Fabbriche 189b): il servizio sarà garantito dalle ore 8 alle ore 20 con partenza da Via Fiorino, 9 all’ ingresso della scuola.

    I risultati comunicati da ciascuna sezione elettorale saranno visibili in tempo reale in Internet sul sito del Comune di Genova dove è possibile reperire tutte le informazioni relative alle modalità di voto ed i recapiti degli uffici comunali cui rivolgersi per chiarimenti.

    Come si vota

    Al seggio si riceveranno 2 schede, azzurra per il Comune e rosa per il Municipio

    Scheda AZZURRA per il COMUNE

    Occorre far rilevare che con una sola scheda (la scheda azzurra) si esprimono due voti distinti. Si vota per eleggere il Sindaco di Genova e si vota per eleggere i componenti del Consiglio comunale di Genova. Ciascun candidato alla carica di sindaco è collegato ad una o più liste di candidati consiglieri comunali. L’elettore può mettere un segno di voto sul contrassegno di una lista: in tal caso il voto va sia alla lista che al candidato sindaco. L’elettore può mettere un segno di voto solo sul candidato alla carica di sindaco: in tal caso, il voto NON si trasferisce a nessuna lista collegata. Si può esprimere validamente il proprio voto in 5 modi:

    1 – Tracciando un segno sia sul nome del candidato Sindaco che sul simbolo di una lista che lo sostiene (o nei riquadri di rispettivo riferimento) e scrivendo eventualmente una o al massimo due preferenze per candidati al Consiglio Comunale. Se si esprimono due preferenze occorre che siano scelti un uomo e una donna, per non vedere annullata la seconda preferenza. In tal caso il voto va al Sindaco, alla lista votata ed al candidato o ai 2 candidati di sesso diverso eventualmente scelti.

    2 – Tracciando un segno solo sul simbolo della lista (o nel riquadro in cui compare tale simbolo) ed eventualmente esprimendo le preferenze per candidati al Consiglio Comunale (se si esprimono due preferenze occorre che siano scelti un uomo e una donna). In tal caso il voto va automaticamente al Sindaco collegato con la lista votata, alla lista votata e al candidato o ai 2 candidati di sesso diverso eventualmente scelti.

    3 – Tracciando un segno sia sul candidato Sindaco che sul simbolo di una lista che non sostiene il Sindaco (o nei riquadri di rispettivo riferimento) ed eventualmente esprimendo le preferenze per candidati al Consiglio Comunale (se si esprimono due preferenze occorre che siano scelti un uomo e una donna). In tal caso il voto DISGIUNTO è valido sia per il Sindaco scelto, sia per la lista che non lo sostiene votata, sia per il candidato o i 2 candidati di sesso diverso eventualmente scelti.

    4 – Esprimendo solo 1 o 2 preferenze per candidati al Consiglio Comunale (se si esprimono due preferenze occorre che siano scelti un uomo e una donna) nel corretto riquadro della loro lista. In tal caso il voto va al Sindaco collegato alla lista, alla lista cui appartengono i candidati scelti e naturalmente ai candidati.

    5 – Tracciando un segno solo sul nome di un candidato Sindaco (o nel riquadro in cui compare tale nome).In tal caso il voto va al solo candidato Sindaco e non si estende automaticamente a nessuna lista.

     

    Scheda ROSA per i MUNICIPI

    Si vota a turno unico (non è previsto il ballottaggio) per l’elezione dei Consiglieri dei 9 Municipi genovesi. A differenza del Sindaco, il Presidente di Municipio non è eletto direttamente dai cittadini, ma nominato da ciascun Consiglio municipale, con proprio successivo provvedimento. Il voto di lista viene espresso tracciando un segno sul contrassegno della lista prescelta (lista singola o lista inserita in una coalizione), o nel riquadro in cui compare tale simboloOltre al voto di lista, l’elettore può esprimere, nelle apposite righe stampate sulla scheda elettorale, uno o due voti di preferenza, scrivendo il cognome (o cognome e nome, in caso di omonimie) di non più di due candidati, di sesso diverso, compresi nella lista votata. Se si esprimono due preferenze occorre che siano scelti un uomo e una donna/una donna e un uomo, per non vedere annullata la seconda preferenza. Nel caso di espressione di una sola preferenza, la stessa potrà riguardare indifferentemente un candidato uomo oppure una candidata donna.

    I candidati alla carica di Presidente vengono indicati, a scopo informativo, in calce alla scheda elettorale, ma ad essi NON possono essere assegnate preferenze. Sulla relativa indicazione in calce alla scheda elettorale NON va pertanto apposto alcun segno.

     

  • Doria chiude il mandato: «5 anni di sofferenza inaudita». Pochi rimpianti: «Non aver inciso sulla riforma della p.a.»

    Doria chiude il mandato: «5 anni di sofferenza inaudita». Pochi rimpianti: «Non aver inciso sulla riforma della p.a.»

    Marco Doria, sindaco di GenovaCinque anni di crisi economica che ha moltiplicato le situazioni di sofferenza sociale, cinque anni di “sofferenza inaudita” della finanza locale e di taglio progressivo dei trasferimenti dal governo per complessivi 170 milioni dal 2011 a oggi. E’ il bilancio del sindaco di Genova, Marco Doria, che in un’ora e un quarto di conferenza stampa e 180 pagine di report sintetizza cinque anni di amministrazione. «Abbiamo governato in cinque anni di sistema di disgregazione del sistema politico italiano, con una schizofrenia delle regole del gioco che ha messo a dura prova i nostri nervi e la nostra calma», afferma il primo cittadino. «Fin dall’inizio – ricorda il sindaco- ci hanno chiesto se ce la sentissimo di andare avanti: era un giochino da microcosmo autoreferenziale. Abbiamo governato la città per cinque anni garantendo stabilità amministrativa affrontando difficoltà notevolissime ed essendo molto coerenti con certe linee guida della nostra azione».

    La giunta Doria tira le fila, prima dello stop all’azione politica in vista della campagna elettorale che scatterà il prossimo 27 aprile. Tutti presenti, tranne l’assessore ai Lavori pubblici e candidato del centrosinistra per il prossimo mandato, Gianni Crivello. Ma non ci sarebbe nessun calcolo politico, semplicemente un impegno istituzionale per incontrare gli abitanti della Val Varenna e inaugurare uno dei tanti interventi realizzati dal 2012 a oggi. «La nostra azione – rivendica con orgoglio il primo cittadino – è stata pulita e trasparente nei confronti delle scelte: non abbiamo nascosto polvere sotto i tappeti. Abbiamo affrontato in maniera obiettiva tutte le criticità, mantenuto conti in ordine e puliti e ridotto l’indebitamento del Comune di oltre 100 milioni di euro, dando un contributo al risanamento delle casse del Paese».

    Tanti i “titoli” di cinque di giunta arancione, suggeriti dallo stesso sindaco: la valorizzazione del patrimonio, la riqualificazione urbana, l’impiantistica sportiva. Fiore all’occhiello, la “Genova resiliente”, ovvero le opere per la messa in sicurezza idrogeologica della città: «Dal 2012 al 2017 – rivendica il sindaco – anche grazie ai trasferimenti del governo si è fatto quello che non è stato fatto nei 50 anni precedenti mentre stava aumentando la fragilità del territorio. Senza dimenticare il salto di qualità  fatto dal punto di vista turistico, – sottolinea Doria – senza eventi né risorse straordinarie».

    Ultimo ma non ultimo, la città solidale: «Anche se so che non basta– sottolinea Doria – abbiamo mantenuto fino all’ultimo euro gli stanziamenti per il sociale. In una società diseguale, le politiche nostre per l’inclusione attenuano il disagio ma non lo eliminano». E l’ultima medaglia appuntata sul petto è quella dei diritti, con un regolamento sulle unioni civili approvato prima che si facesse una legge nazionale. Tutto possibile, secondo Doria, grazie alla «forte coesione della giunta. Abbiamo discusso, qualche volta anche animatamente, sarebbe strano se così non fosse stato, ma c’è sempre stato un rispetto profondo, anche da parte degli assessori che si sono avvicendati». Infine, un ringraziamento alla macchina comunale, che nell’ultimo ciclo amministrativo ha visto riducisi di circa 900 unità il personale con un contemporaneo innalzamento dell’età media.

    Pochi rimpianti

    L’unico vero rammarico espresso dal sindaco uscente è la riforma della Pubblica amministrazione che è «un tema cruciale, il mio rimpianto è non essere riuscito a fare abbastanza e a dare un contributo in questo senso. Abbiamo difeso ma avrei voluto efficientare di più il sistema pubblico complessivo, andando oltre, modificando e incidendo». Risponde così, il sindaco di Genova, Marco Doria, alla domanda dei giornalisti che gli chiedevano quali fossero i suoi rimpianti di questi 5 anni di amministrazione. «Pur essendo consapevole di aver fatto cose giuste – conclude Doria – uno vorrebbe fare sempre di più di quello che riesce, soprattutto quando si entra in contatto con l’universo mondo dei problemi della città».

    La ricandidatura di Bernini

    «Mi ricandido sicuramente». Questo l’annuncio del vicesindaco Stefano Bernini a margine della conferenza stampa, che dunque, sarà sicuramente uno dei senatori della lista del Partito democratico a sostegno della candidatura di Gianni Crivello. «Finora è una compagna elettorale dai toni molto bassi- sostiene Bernini- si è cominciato a dire che ci vogliano visioni della città per portare alla ricrescita economica ma bisogna essere chiari: i Comuni hanno poteri limitati. Non possiamo portare la città a essere un paradiso fiscale, possiamo solo agire nella pianificazione e come rete di relazioni». Bernini, invece, rivendica che nel corso di questo ciclo amministrativo «si è passati da una visione, da una idea della città a progetti concerti e al lavoro che, ad esempio, hanno portato anche all’incremento degli oneri di urbanizzazione incamerati»

     

  • Blueprint, la “Competition” finisce nei fondi di Palazzo Rosso. Doria: «Sfruttare i 28,5 mln del Governo entro fine anno»

    Blueprint, la “Competition” finisce nei fondi di Palazzo Rosso. Doria: «Sfruttare i 28,5 mln del Governo entro fine anno»

    Il waterfront nel Blueprint di Renzo Piano
    Il waterfront nel Blueprint di Renzo Piano

    Il Blueprint finisce nei fondi di Palazzo di Rosso. Dopo il concorso internazionale di idee che si era concluso a febbraio senza designare alcun vincitore, il grande progetto di riqualificazione del waterfront di Genova e, in particolare, delle aree ex proprietà di Fiera, prosegue la fase di stallo in attesa della concretizzazione degli interessi di investitori privati. Come promesso dal sindaco Marco Doria, il Comune ha organizzato un’esposizione di tutti i 76 progetti che hanno partecipato al contest: ci sono anche quelli scartati dal concorso perché non rispondenti a requisiti di anonimato, presentati in rigoroso ordine alfabetico e senza distinguere neppure i primi 10 della graduatoria che hanno ricevuto 12.000 euro ciascuno, con 443 persone coinvolte oltre ai collaboratori che non compaiono tra i firmatari dei progetti.

    Approfondimento: Spim a rischio default dopo il flop della “Competition”

    «Non ci sono santi – dice il primo cittadino all’inaugurazione dell’esposizione – la Fiera di Genova non avrebbe più avuto bisogno di questi spazi, che sono centralissimi: non possono restare un vuoto urbano e queste 76 proposte danno altrettante idee per ritrasformalo in un pezzo di città». L’obiettivo è dare vita a «una ricucitura degli spazi urbani urbani in un quartiere che non potrà più essere fieritistico ma ha enormi potenzialità – ribadisce Doria, come riportato dalla agenzia Dire – è un progetto che deve esserci a prescindere dal colore del prossimo ciclo amministrativo». Ma la mostra a Palazzo Rosso rischia di essere l’ultimo atto di questo ciclo amministrativo, ormai in scadenza, che riguarda il Blueprint. Anche se Doria assicura che gli uffici nel frattempo non stanno con le mani in mano. «Il Comune ha il dovere di iniziare a mettere a frutto i 28,5 milioni concessi dal governo attraverso il ‘Patto per Genova’ (13,5 milioni) e il ministero dei Beni culturali (15 milioni)», ricorda il sindaco. Tra i primi interventi, la bonifica dell’area dall’amianto e l’abbattimento del palazzo ex Nira, la riqualificazione della Batteria Stella vincolata dalla Sovrintendenza, l’abbassamento della sopraelevata nel tratto terminale, la realizzazione del nuovo canale vicino al percorso pedonale che dovrà collegare l’area della Foce a quella del Porto antico, passando all’interno delle zone portuali. Tutti interventi che dovrebbero partire entro la fine dell’anno, nuova amministrazione permettendo, a cui spetterà anche la partita più complicata, ovvero la ricerca di risorse private per riqualificare l’area.
    «Le risorse private – spiega Doria – sarebbero servite a prescindere dall’esito del concorso e, anzi, questa situazione senza nessun vincitore ma con 76 idee potrebbe lasciare più spazio agli investitori potenziali. Abbiamo già una serie di contatti ma dobbiamo aspettare proposte formali». Non proprio della stessa idea l’assessore comunale al Patrimonio, Emanuele Piazza: «Un vincitore avrebbe dato più entusiasmo e un percorso più ordinato».
    Intanto, l’amministrazione sta studiando come poter gestire le aree in maniera più uniforme rispetto all’attuale, con la proprietà suddivisa tra Spim (immobiliare in house dell’amministrazione comunale) che sta già pagando le rete del mutuo per gli spazi acquistati da Palazzo Tursi, e il Comune stesso (padiglione Jean Nouvel, palazzo ex Nira e rispettive aree pertinenziali). «Stiamo ragionando su un nuovo soggetto giuridico che raduni tutte le aree – spiega il presidente e amministratore delegato, Stefano Franciolini – per gestire il compendio immobiliare con un approccio più ordinato. Sarà una società pubblica, magari una società di trasformazione urbana, strumento poco utilizzato in Italia»
  • Voltri, inaugurata (finalmente) la “nuova” biblioteca Rosanna Benzi

    Voltri, inaugurata (finalmente) la “nuova” biblioteca Rosanna Benzi

    biblioteca-rosanna-benzi-voltri-01Inaugurata oggi la “nuova” biblioteca Rosanna Benzi di Voltri, che riapre i battenti, con un orario potenziato, dopo più di 3 anni di chiusura a causa di lavori per la messa in sicurezza della struttura. Il servizio sarà a disposizione del pubblico il lunedì e il venerdì dalle 14 alle 19 e martedì, mercoledì e giovedì dalle 9 alle 19, e comprenderà tra le novità un servizio di autoprestito.

    Approfondimento: I ritardi per la messa in sicurezza

    L’attesa della cittadinanza è testimoniata dalla presenza di circa 100 persone all’inaugurazione di questa mattina, a cui hanno partecipato il sindaco Marco Doria, gli assessori Crivello, Boero e Dagnino, oltre al presidente del Municipio 7 Ponente Mauro Avvenente. «Domani dei figuri celebreranno un’epoca in cui i libri venivano bruciati – ha riflettuto il primo cittadino in riferimento al raduno di neofascisti previsto a Sturla – noi vogliamo invece che i libri vengano letti». In tutti gli interventi ritorna il riferimento all’impegno istituzionale degli ultimi anni, che si è tradotto in un investimento di circa 800 mila euro per la ristrutturazione complessiva della biblioteca e dell’adiacente teatro Cargo. I ringraziamenti si sono poi rivolti ai dipendenti comunali che hanno lavorato e lavoreranno alla modernizzazione del servizio, ai privati cittadini che (in tanti) hanno regalato dei volumi e ai 3 dipendenti Ilva che, nell’ambito dei lavori socialmente utili previsti per i lavoratori in cassa integrazione, hanno contribuito alla riapertura dell’impianto.

    Luca Lottero

  • Amiu-Iren, giunta Doria passa al contrattacco: «Se non si torna indietro, ce ne andremo»

    Amiu-Iren, giunta Doria passa al contrattacco: «Se non si torna indietro, ce ne andremo»

    amiu-lotta“Se non si creeranno da subito le condizioni per la ripresa di un dialogo a favore delle prospettive industriali di Amiu non sarà certo questa amministrazione a imporre il costo sociale derivante dal voto di martedì scorso. Torna lo spettro delle dimissioni di tutta la giunta Doria, in seguito alla bocciatura della delibera di aggregazione Amiu-Iren da parte del Consiglio comunale di Genova. Sindaco e assessori, con l’appoggio del Partito democratico, passano al contrattacco dopo che il Consiglio di amministrazione della partecipata del Comune di Genova per la gestione del ciclo dei rifiuti ha messo nero su bianco lo scenario che si è configurato con la bocciatura della delibera di martedì scorso. La giunta Doria non vuole essere ricordata per quella che ha aumentato la “bolletta sulla spazzatura” del 20% e, dunque, se le consultazioni dei prossimi giorni non daranno sufficienti rassicurazioni per riportare in Sala Rossa un documento che rimedi a quanto votato nell’ultima seduta di Consiglio comunale, la crisi di governo della città porterebbe alle inevitabili dimissioni e al probabile commissariamento in vista delle elezioni della prossima primavera.

    Editoriale: Amiu, Doria e il futuro di Genova. Quelle dimissioni inevitabili che non risolvono nulla

    “Essendo venuta meno la prospettiva di un’aggregazione industriale con apporto di capitali e impianti – si legge in nota dell’amministrazione, ripresa dall’Agenzia “Dire” – Amiu, per salvarsi, sarà costretta a tagliare drasticamente i costi di personale e del servizio e a chiedere al Comune la totale corresponsione dei costi sostenuti per lo smaltimento dei rifiuti nel 2016, ciò che significherebbe un aumento della Tari di oltre il 20%”. Eppure, sostiene Palazzo Tursi, le condizioni erano note e ampiamente illustrate da tempo, con la precisa volontà dell’amministrazione di non scaricare il peso sui lavoratori e sui genovesi la delibera per l’aggregazione con Iren era stata approntata con grande attenzione ad ogni aspetto, discussa e migliorata nel confronto sindacale e nel Consiglio comunale: una prospettiva di sviluppo, non di ripiego, che avrebbe ridato forza alla nostra azienda”. Arriva anche il momento della resa dei conti politica: “La miopia di alcuni e il cinico calcolo politico elettorale di altri che pur sapevano quali sarebbero state le conseguenze – si legge ancora – hanno impedito che si intraprendesse questa strada nell’interesse della città”.

    Le decisioni del cda di Amiu

    L’assist al Comune era stato fornito pochi minuti prima dall’esito di un lungo Consiglio di amministrazione di Amiu, durato oltre due ore, al termine del quale l’azienda ha messo nero su bianco gli scenari dell’immediato futuro. “Il Consiglio di amministrazione di Amiu prende atto con rammarico che la bocciatura della delibera sull’integrazione Amiu-Iren Ambiente da parte del Consiglio comunale pregiudica la possibilità di richiedere la proroga del contratto di servizio in essere con il Comune di Genova e la disponibilità degli investimenti necessari a incrementare la raccolta differenziata e la realizzazione dei nuovi impianti da parte di Amiu”. E lo scenario delineato dall’azienda assume i contorni di un potenziale disastro per gli stessi cittadini. L’esito del cda, infatti, è un mandato al presidente Marco Castagna a inviare al Comune il progetto di Piano finanziario per la Tari 2017 che, al fine di mantenere l’equilibrio finanziario aziendale, “prevederà (secondo quanto già definito in sede di approvazione del bilancio 2015) la totale corresponsione a favore di Amiu dei costi sostenuti dall’azienda per lo smaltimento dei rifiuti nel 2016 – compresivi, dunque, dei 28 milioni di euro di extracosti per il conferimento dei rifiuti fuori Regione, ndr – con un significativo impatto sulla tariffa”. Che, detto con le parole del Comune, significa che, così stanti le cose, la “bolletta della spazzatura” per i genovesi aumenterebbe del 20%. E lo avrebbe fatto anche di più se Amiu non avesse prodotto una serie di ottimizzazioni interne.

    Nel contempo, viene dato mandato a Castagna di richiedere formalmente al Comune di Genova la conferma dell’anticipazione di cassa anche per il 2017 della somma di 25 milioni di euro già concessa lo scorso anno per sostenere finanziariamente l’azienda in relazione ai costi per lo smaltimento dei rifiuti sostenuti nel 2015 e solo parzialmente recuperati in tariffa. Per non rischiare di portare i libri in tribunale, il consiglio di amministrazione di Amiu chiede anche la predisposizione di una revisione del budget 2017 “rafforzando la spending review già in corso, salvaguardando la gestione ordinaria del Contratto di servizio, la realizzazione delle opere di messa in sicurezza e chiusura” di Scarpino 1 e 2 e la realizzazione della prima parte di Scarpino 3. Come anticipato, le altre immediate conseguenze negative sono: sospendere ogni atto relativo ad assunzioni di personale a tempo indeterminato; procedere con il piano di raccolta differenziata del Conai solo per attività che non comportano maggiori costi; sospendere le trattative sulle premialità aziendali e gli straordinari. Lo scenario napoletano è lontano, ma anche il servizio di raccolta di rifiuti rischia di pagare le conseguenze della decisione del Consiglio comunale.

  • Amiu, entro marzo privatizzazione torna in aula. Evento in città per convincere consiglieri a cambiare opinione

    Amiu, entro marzo privatizzazione torna in aula. Evento in città per convincere consiglieri a cambiare opinione

    amiu-manifestazione-tursiLa delibera per l’aggregazione di Amiu in Iren potrebbe tornare in aula già entro il prossimo mese: a dirlo Alessandro Terrile, segretario provinciale del Pd, che spiega i lavori dei prossimi giorni per ricomporre la maggioranza in Consiglio Comunale. Ma non solo: partirà campagna di informazione e mobilitazione in città per spiegare le conseguenze della bocciatura della delibera attraverso un non meglio specificato evento pubblico da organizzare per la prossima settimana. Una nuova delibera, quindi, da collegare a doppia mandata con il bilancio previsionale dell’ente. E’ questo il percorso individuato dalla giunta Doria e condiviso oggi in una segretaria del Partito democratico allargata ai consiglieri regionali, comunali, assessori e presidenti di Municipio, a cui hanno preso parte anche due “senatori” dei dem genovesi, Claudio Burlando e Mario Margini. «Sono soddisfatto – commenta al termine del vertice il segretario provinciale, Alessandro Terrile, come riporta l’agenzia Dire – la strada è quella di trovare una soluzione che leghi il futuro di Amiu a quello del bilancio del Comune».
    Niente project financing, dunque, ma una nuova delibera che, grazie ai numeri del bilancio, sappia “passare” l’ineluttabilità dell’ingresso di Iren in Amiu e non chieda più il benestare a trattare con la multiutility ma solo l’ok a ratificare l’accordo. «E dobbiamo smetterla di parlare di privatizzazione – alza i toni Terrile – perché Iren è un soggetto partecipato dal pubblico e gli eventuali utili vengono distribuiti in percentuale anche al Comune di Genova».
    Tutto ciò sarà spiegato alla città la prossima settimana. L’obiettivo è far capire ai consiglieri comunali, ai genovesi, ai rappresentanti delle categorie e ai lavoratori che «non c’è alternativa a Iren. O meglio – precisa Terrile – le alternative ci sono ma non sono sostenibili: aumento della tassa dei rifiuti del 20%, far saltare il contratto integrativo a tutti i lavoratori, non assumere i 31 precari; oppure, far coprire i 28 milioni di extracosti di Amiu del 2016 interamente al Comune, tagliando parallelamente altri servizi come il sociale». Intanto, alla giunta e al sindaco, in particolare, spetterà l’arduo compito di serrare nuovamente le fila e invocare una sorta di patto di responsabilità per non abbandonare la città a se stessa.
    L’ex senatore di centrodestra, Enrico Musso, che sulla delibera si era astenuto, si sarebbe già detto disponibile. Ora si dovrà trasformare qualche voto negativo in astensione (i fittiani Franco De Benedictis e Salvatore Mazzei, ad esempio) e qualche astensione in voto positivo (Gianpaolo Malatesta di Possibile e Lucio Padovani di Lista Doria). Più complicato convincere i tre consiglieri di Percorso comune a passare dal tasto bianco a quello verde e far cambiare idea a Marianna Pederzolli e Clizia Nicolella, rappresentanti di Lista Doria che avevano votato contro la delibera. Con questo scenario, sembra dunque allontanarsi lo spettro delle dimissioni di Doria. Quasi definitivamente dato che, se il percorso individuato dovesse giungere al traguardo, lo farebbe praticamente in concomitanza con la fine del mandato del sindaco arancione. Tempi non immediati ma comunque stretti perché, salvo proroghe concesse da Roma, il bilancio va approvato entro il 31 marzo anche se Terrile si augura che il percorso si possa definire ben prima per potersi finalmente concentrare sulle prossime amministrative

     

  • Crisi Amiu, Sindaco Doria: «Non mi ricandido e valuto dimissioni, se responsabilità non sarà condivisa da forze politiche»

    Crisi Amiu, Sindaco Doria: «Non mi ricandido e valuto dimissioni, se responsabilità non sarà condivisa da forze politiche»

    palazzo-tursi-bernini-doria-guerello-DDopo la crisi aperta dal voto in Consiglio comunale contro la delibera su la trattativa per aggregazione di Amiu in Iren, oggi il sindaco di Genova Marco Doria annuncia che non si ricandiderà alla prossime amministrative. In fase di valutazione anche le dimissioni, considerate però un’ultima spiaggia: i prossimi mesi saranno decisivi per la città, ma un eventuale utlimo percorso di politico di questa amministrazione deve essere sostenuto con “responsabilità” da tutte le forze politiche e sociali, con spirito di servizio.

    Editoriale: Amiu, Doria e il futuro di Genova. Quelle dimissioni inevitabili che non risolvono nulla

    Ecco il comunicato integrale diffuso in giornata:

    «Il voto del Consiglio comunale su Amiu ha determinato una situazione assolutamente grave di cui è doveroso prendere atto. Si è così minata e si chiude una esperienza nel corso della quale sono state affrontate, tra mille difficoltà, con serietà e onestà, tante complesse questioni e si sono ottenuti importanti risultati (basti pensare tra l’altro ai cantieri aperti per la messa in sicurezza del nostro territorio e al lavoro efficace per lo sviluppo turistico e culturale della città). La proposta avanzata per dare un futuro ad Amiu rispondeva a questi criteri.

    Ho svolto il mio ruolo di sindaco per spirito di servizio, senza essere mai mosso da calcoli opportunistici o da interessi personali. Non intendo ricandidarmi alle prossime elezioni. Si tratta di una scelta maturata da tempo e comunicata e discussa con chi mi ha sostenuto, senza farla diventare pubblica alimentando anzi tempo quel clima da campagna elettorale permanente che tanto nuoce al nostro Paese. Con immutata passione non intendo sottrarmi all’impegno per costruire per Genova un credibile schieramento di centrosinistra aperto alla società civile.

    Adesso con lo stesso spirito di servizio e senso di responsabilità nei confronti della città e del Comune sto valutando l’effetto che avrebbero oggi le mie dimissioni. Una valutazione concreta e circostanziata delle ricadute di un commissariamento dell’amministrazione a pochi mesi dal voto sulla operatività del Patto per Genova o del bando periferie, sulla possibilità di far arrivare e di impiegare al più presto a Genova i fondi che il Comune ha ottenuto dal governo. E ancora un esame non superficiale del disastro che il voto irresponsabile di ieri crea per Amiu, per la Tari, e per i suoi impatti sul bilancio del Comune in via di definizione. Egualmente considero gli effetti di una gestione commissariale della Città Metropolitana, che (allora come Provincia) ha vissuto in tempi recenti una lunga stagione di commissariamento.

    Sulla base di tali non affrettate ma comunque rapide analisi, per una assunzione di responsabilità nei confronti della città, è necessaria una condivisione di questo percorso e soprattutto di questo spirito ancora una volta di servizio, da parte di soggetti politici e della società civile e di quei consiglieri comunali che non intendono seguire logiche di contrapposizione politica ma vogliono lavorare sino all’ultimo sui diversi problemi della nostra comunità. Questa condivisione deve essere chiara ed esplicita e tale da giustificare l’opportunità per alcuni mesi di un’azione amministrativa rigorosa e non delegata a un commissario di governo».

  • Amiu, Doria e il futuro di Genova. Quelle dimissioni inevitabili che non risolvono nulla

    Amiu, Doria e il futuro di Genova. Quelle dimissioni inevitabili che non risolvono nulla

    Marco Doria, sindaco di GenovaMercato del pesce (che oggi ha riaperto senza grandi entusiasmi), concorso per il Blueprint dall’esito tragicomico e, ora, netta bocciatura in Consiglio comunale della privatizzazione di Amiu. Negli ultimi giorni, il crollo della giunta del sindaco arancione è stato vertiginoso. Che la maggioranza di centrosinistra traballasse e in molte occasioni non potesse neanche più essere considerata tale, è ormai noto da anni. D’altronde, dal risultato di quelle urne del 6-7 maggio 2012, che avevano visto il marchese Marco Doria – scelto a sorpresa dalle primarie di coalizione del centrosinistra, al posto di Marta Vincenzi, sindaco uscente, e di Roberta Pinotti – sconfiggere la candidatura civica ma appoggiata dal centrodestra di Enrico Musso, e prima ancora di Paolo Putti, Pierluigi Vinai e Edoardo Rixi, si erano già sfilati in molti. Federazione della sinistra, ad esempio, con il capogruppo Antonio Bruno che si è trascinato il transfugo da Sel, Gianpiero Pastorino. E che dire degli ex Idv, Stefano Anzalone, Franco De Benedictis e Salvatore Mazzei? Gli ultimi due sono a tutti gli effetti passati all’opposizione entrando nelle fila dei riformisti fittiani, mentre Anzalone è tornato fedele alla maggioranza grazie alla consegna della delega allo Sport. Dal Pd, invece, sono usciti Gianni Vassallo, Salvatore Caratozzolo e Paolo Gozzi, che hanno dato vita al gruppo indipendente di Percorso comune. Poi c’è Gianpaolo Malatesta, altro ex Pd, ora con Possibile e ieri in seria difficoltà a voltare le spalle alla maggioranza, tanto che il suo voto che doveva essere contrario alla delibera si è trasformato in un’astensione. E, infine, le spaccature nei sei consiglieri di Lista Doria: due avevano abbandonato per strada (Pierclaudio Brasesco e Maddalena Bartolini sostituiti da Antonio Gibelli e Barbara Comparini), gli altri si sono sempre più divisi tra la fedeltà alla linea politica di sinistra e quella a un sindaco che ha sempre guardato sempre con più attenzione all’appoggio del Partito democratico che della sua lista. Anche i rimpasti di giunta sono stati sintomatici delle difficoltà di Doria a trovare una quadra nel sostegno dei “suoi”: Francesco Oddone è stato fatto da parte per far entrare Emanuele Piazza, ma avevano lasciato anche Valeria Garotta e Paola Dameri per Italo Porcile ed Emanuela Fracassi.
    Dopo il voto di ieri pomeriggio, tutti gli sforzi di Doria sembrano destinati a terminare, con un addio ormai improrogabile. Sul fronte amministrativo, forse, non sarebbe una così grande rivoluzione: nonostante una campagna elettorale ancora sonnacchiosa, le elezioni sono ormai alle porte anche se non è proprio il massimo arrivarci con un commissario e senza un bilancio approvato. Ma sul fronte politico la giornata di ieri rischia di rappresentare il triplice fischio del centrosinistra a Palazzo Tursi, dopo 42 anni, ovvero da quando il socialista Fulvio Cerofolini succedette al democristiano Giancarlo Piombino. E poco importa se la consigliera Marianna Pederzolli, ieri motivando il suo voto contrario alla delibera ha chiaramente specificato che esprimeva dissenso solo sulla delibera e non era un giudizio politico sul mandato Doria né la preclusione a qualsiasi alleanza futura. L’alleanza di centrosinistra sembra sempre più una chimera e rischia anche di allontanarsi pericolosamente il ballottaggio dato per scontato a cui il Movimento 5 Stelle questa volta dovrebbe arrivare, considerato inoltre che il governatore Giovanni Toti sembra intenzionato a presentare una coalizione di centrodestra assolutamente compatta.
    Doria, dunque, potrebbe lasciare già oggi. Ma nei 20 giorni di tempo che lo separerebbero dall’addio formale, il sindaco uscente vorrebbe comunque provare a mettere una pezza al futuro di Amiu e della raccolta dei rifiuti in città. Un gesto di responsabilità che, però, dovrebbe essere suffragato anche dai voti dei consiglieri comunali ormai in ordine sparso. Che cosa rischiano Amiu, i lavoratori e i genovesi? Dalle pagine di Era Superba abbiamo già più volte analizzato la situazione. Intanto, un eventuale commissariamento del Comune porterebbe a riversare immediatamente sulla tassa dei rifiuti pagata dai genovesi tutti gli extracosti per la chiusura della discarica di Scarpino, la gestione post mortem di Scarpino 1 e 2 e il conferimento dei rifiuti fuori Liguria in un’unica soluzione. Senza aggregazione, poi, non può esserci prolungamento del contratto di servizio in scadenza nel 2020 e, date le difficoltà economiche di Amiu, sono a rischio anche i contratti integrativi dei lavoratori. L’azienda ha comunque necessità di legge di realizzare gli impianti previsti dal piano industriale approvato dallo stesso Consiglio comunale ma non ne ha i soldi. Con un contratto in scadenza, le banche non concedono finanziamenti. Impossibile pensare a un aiuto diretto del Comune, con le casse sempre più vuote, anche perché, scadendo il contratto, nel 2021 potrebbe realizzarsi l’assurdo di un’azienda con gli impianti ma senza lavoro e lavoratori che nel frattempo sarebbero passati a chi dovesse vincere la gara per il rinnovo. Unica alternativa sembrerebbe essere un project financing con gli impianti che resterebbero di proprietà e gestione dei privati, senza un alcuno controllo del pubblico.
    Ecco, quindi, che il problema Iren, uscito dalla porta, potrebbe rientrare dalla finestra. Quadro che non cambierebbe molto se il centrodestra, non certo avverso alle privatizzazioni, dovesse conquistare lo scranno di Tursi. Impostare qualsiasi altra via d’uscita con uno scenario politico così caotico sembra una missione impossibile.
    Simone D’Ambrosio
  • Convegno nazionalisti, il sindaco Marco Doria risponde all’appello lanciato da Anpi: «Dovere civile»

    Convegno nazionalisti, il sindaco Marco Doria risponde all’appello lanciato da Anpi: «Dovere civile»

    Il sindaco di Genova, Marco Doria«Contrastare queste idee di odio e sopraffazione  è un  dovere civile, proprio a tutela della libertà, connaturato nelle Costituzioni democratiche e in particolare nella Costituzione italiana». Con queste parole, diffuse attraverso una nota stampa, il sindaco di Genova Marco Doria, prepara il terreno in risposta allla convocazione del congresso internazionale dei nazionalisti europei, raccogliendo in questo modo l’appello lanciato dall’Anpi.

    La notizia: Convegno internazionale dei nazionalisti europei a Genova

    Proprio ieri l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani aveva, infatti, lanciato l’appello per la mobilitazione: «Lanciamo un appello a tutti i genovesi per una ampia e unitaria mobilitazione, nella consapevolezza che il fascismo è tutto il contrario dell’intera Costituzione italiana, nata dalla Resistenza, di cui contiene per intero i valori – si legge nel comunicato stampa diffuso in giornata, che continua – Il fascismo purtroppo non è morto, perché continua ad esistere nell’anima, nel pensiero e nell’azione; e poi ci sono i nazifascisti, i fascisti “del terzo millennio”, i fascisti che sono tali anche se camuffati da associazioni culturali e social

    A questo messaggio Marco Doria, ha risposto attraverso una nota, diffusa attraverso il suo portavoce che segnala come il sindaco «Di fronte alla notizia di un raduno a Genova  di formazioni neofasciste, neonaziste e xenofobe europee, ha preso contatto con l’Anpi e intende farlo con tutte le organizzazioni democratiche per valutare e concordare risposte ferme, democratiche e non violente che esprimano la storia, la cultura e i sentimenti  della Città medaglia d’oro della Resistenza».

    Nel frattempo dai canali social degli organizzatori non sono ancora state chiarite modalità e luoghi della conferenza: in un post facebook è rivendicata la libertà di scendere in piazza, frase che potrebbe far intendere ad una manifestazione collaterale al congresso.

     

     

     

     

  • La corsa alla poltrona di sindaco, «e se tornassimo al dogato?» Viaggio nella “bagarre elettorale” del medioevo

    La corsa alla poltrona di sindaco, «e se tornassimo al dogato?» Viaggio nella “bagarre elettorale” del medioevo

    simone-boccanegra-palazzo-san-giorgioCi siamo. La corsa sta per iniziare. E ciò, nonostante vi sia ancora parecchia incertezza circa i corridori. Ebbene sì: la situazione è ancora piuttosto brumosa A pochi mesi dalla nomina del nuovo sindaco di Genova non si è ancora fatta chiarezza su chi siano effettivamente i candidati o i “papabili”. Non voglio dilungarmi, ma noto soltanto una sorta d’indecisione generale nell’avanzare candidature condivise, quasi che le rinunce facciano più notizia delle proposte. Nulla di strano. Far politica significa sì lavorare per la cosa pubblica (quando va bene), ma anche attirarsi odi e rancori, talvolta del tutto ingiustificati. Forse che la poltrona di sindaco non sia poi così comoda? Può darsi. Fatto sta che la città ha bisogno d’una guida. Anzi, d’una guida forte, che la traghetti con decisione verso quella che ormai potremmo definire la sua “riconversione” in “monumento del tempo”.

    Per fare questo, però, v’è bisogno d’idee chiare (e v’è bisogno anche di conoscerne la storia). Inutile negarlo: abbiamo bisogno di un cambio di passo. Ma verso dove? Beh, la butto lì: è se tornassimo al dogato? Voglio dire… il governo nobiliare l’abbiamo provato… Le abbiamo provate un po’ tutte, per la verità. E se tornassimo a quella particolare forma di “dittatura costituzionale rappresentativa” (passatemi la forzatura) ch’era il dogato nel XIV secolo? Beninteso, siamo nel campo delle provocazioni. Quindi, tutto è permesso (facilonerie comprese). Ma d’altronde le abbiamo provate tutte.

    Che sia doge, dunque, e maschio e ghibellino!

    Ex Oriente “Dux”

    Ma quando nasce il dogato genovese? Ebbene: tutto ha inizio a Savona. Siamo nel 1339. Alcuni moti, conseguenti al mancato pagamento del soldo da parte di Filippo VI di Francia – ch’era andato reclutando sulle coste liguri diverse imbarcazioni per sostenere lo scontro in atto con Edoardo III d’Inghilterra –, si propagano velocemente sino a lambire il capoluogo, dove il clima è già teso per altri motivi. Nel corso del recentissimo conflitto con la corona d’Aragona, i capitani del popolo – un Doria e uno Spinola: nobili a servizio di quella vasta “borghesia” nota come populus (cui erano aggregati anche i ceti inferiori) – erano andati arrogandosi la nomina dell’abate, la magistratura deputata a rappresentare i populares nel governo cittadino. Di fronte al crescente malcontento e alle voci circolanti sui moti savonesi, i capitani scendono a patti, permettendo, il 23 settembre, l’elezione ad abate di Simone Boccanegra, membro d’una famiglia influente, che aveva fornito alla città il primo capitano del popolo (un popolare). Questi, tuttavia, rinuncia alla carica – forse perché eccessivamente legata all’assetto precedente –, facendosi acclamare col titolo di dux, sino ad allora inaudito nel contesto cittadino.

    Ora, ciascuno potrà notare come nella scelta d’adottare tale titolo, il Boccanegra non faccia altro che richiamarsi all’assetto veneziano. Non a caso, il secondo doge, Giovanni di Murta, dichiarerà di voler governare «ad modum Venetiarum ducis» (“secondo il modo del doge di Venezia”), e, cioè, sottoponendosi a Regulae precise, volte a limitarne costituzionalmente l’operato. In realtà, tra i due modelli sarebbero andate cumulandosi profonde differenze. In entrambi i casi, ad esempio, la carica dogale (mantenuta a vita, anche se pochi saranno coloro che riusciranno ad arrivare vivi alla fine del mandato), sarebbe stata sempre espressione del ceto mercantile; tuttavia, se a Venezia l’oligarchia mercantile al potere era riconoscibile nel ceto aristocratico, a Genova, nobili e popolari partecipavano senza differenze alle attività commerciali.

    Mercatores e artifices

    Statua di Simone Boccanegra - Museo Sant'Agostino © Pierpaolo Rinaldi
    Statua di Simone Boccanegra – Museo Sant’Agostino © Pierpaolo Rinaldi

    D’altra parte, quella del Boccanegra non fu, affatto, la vittoria di tutto il populus, bensì della sua parte più eminente: i cosiddetti mercatores, arricchitisi con l’esercizio d’attività mercantili, navali e finanziarie, alcuni dei quali avrebbero precocemente assunto stili di vita affini a quelle della nobiltà. Questo gruppo esercitava una sorta di protettorato sugli artifices, i membri delle arti – oltre a notai, banchieri e armatori (che costituivno sostanzialmente un ceto a parte), maestri, lanaioli, drappieri e speziali – ma anche nullatenenti e immigrati, il cui peso politico era nettamente inferiore. Ma ciò che più importa, per diverso tempo sarebbero riusciti a tenere a bada i nobili, che si videro estromessi da tutte le magistrature. Questi ultimi, tuttavia, avrebbero seguitato a mantenere incarichi diplomatici e a porsi a capo della flotta, riuscendo a imporre una sorta di controllo indiretto sulla politica cittadina. Talune famiglie, ben assestate nel territorio ligure, riusciranno, anzi, a far pendere l’ago della bilancia per questo o quel partito, determinando molte scelte; e ciò, con buona pace del populus, illuso d’averne neutralizzato le prevaricazioni.

    Ora, tutto questo guazzabuglio medievale ha ben poco da spartire quello odierno. Ma, forse, può aiutarci a riflettere su un aspetto, che possiamo sintetizzare richiamandoci alle pieghe meno appariscenti del dibattito politico. Chi v’è dietro chi? E’, questa, una domanda legittima, che ognuno di noi dovrebbe farsi nell’accostarsi al voto. E questo per non cadere nell’assurdo di quei due vecchietti del bar di piazza Matteotti che mi è capitato di sentire stamattina, forse ignari delle beghe genovesi di XIV e XV secolo, ma sicuri delle proprie affermazioni: «No conta chi staià in sciâ pötroña do scindico. Tanto a governâ saià delongo quarchedun atro».

    Antonio Musarra

  • Lettera aperta al sindaco: «Via i new jersey dalle nostre strade. Creare paura è un gioco pericoloso»

    Lettera aperta al sindaco: «Via i new jersey dalle nostre strade. Creare paura è un gioco pericoloso»

    Foto di A.Gorla
    © A. Gorla

    Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta, indirizzata al sindaco di Genova, Marco Doria, scritta dall’avvocato penalista Laura Tartarini. L’argomento è la presenza nelle nostre piazze e nelle nostre strade dei new jersey antiterrorismo, collocati in seguito all’attentato di Berlino dello scorso 19 dicembre: una riflessione attenta sui significati e le conseguenze di certe scelte, che apre una discussione fondamentale sulla nostra libertà, sulla paura e la sicurezza, sulla difesa dei nostri diritti e sulla giustizia sociale.

     

    Caro sindaco,

    la sua voce sarà determinante al Comitato di sicurezza pubblica che prenderà decisione sulla rimozione dei new jersey dalle nostre strade cittadine.

    Sono pertanto a chiederle di farla sentire, questa voce, salda e forte.

    Il signor questore ha pubblicamente chiesto se tali misure siano mal o ben tollerate dai cittadini. Quasi fosse una prova: a quanta libertà, bellezza, ragionevolezza sono disposti a rinunciare i nostri concittadini per un poco di asserita sicurezza in più?

    E’ una vecchia questione, quella che contrappone libertà e sicurezza. Un tempo era risolta, senza dubbio alcuno, in favore della libertà. Ma, si sa, erano tempi eroici. Oggi invece, per salvarci dall’orrore del terrorismo e dalla sicura morte saremmo disposti a cedere qualunque cosa, figuriamoci beni volatili ed eterei come i principi!

    Dal 30 dicembre mi sveglio ogni mattina e, scendendo verso piazza Matteotti, immagino come debba essere vivere a Ramallah, ad Aleppo, a Kobane e nelle altre centinaia di città dove DAVVERO l’emergenza, purtroppo, è di casa. Pensavo, ingenuamente, che le barriere fossero un effimera misura di sicurezza relativa al festeggiamento del capodanno in piazza. Ho poi scoperto che analoghe barriere deturpavano altresì via Garibaldi, via Sestri ed altri luoghi.

    L’impressione, a Genova, è quella di una sorta di prova generale. Di tentativo di saggiare, appunto, quanto siano “tollerate” alcune misure impopolari, o quantomeno molto brutte, come quelle in questione. Da anni ci siamo abituati a veder circolare nelle nostre città alpini e militari in divisa bellica. Oggi ci vengono imposti i cavalli di Frisia. Tuttavia, l’unica guerra che davvero quotidianamente tutti affrontiamo è quella contro l’impoverimento, la barbarie culturale, la cancellazione dei diritti più elementari, l’incapacità di fronteggiare ogni crisi senza perdere di vista alcuni principi saldi e fondamentali, la solitudine.

    Esiste una vera e propria architettura della paura che costruisce muri nel vano tentativo di proteggere uno stile di vita, una supposta ricchezza, una dichiarata tranquillità. Quelli che troviamo sparsi per le nostre strade sono di certo “muretti”, ma identica è la logica che li sostiene e ne consente l’esistenza.

    La creazione della paura o l’implementazione della stessa è però un gioco pericoloso e che di certo non giova al benessere di una comunità.

    Alla retorica del “non ci faremo intimorire!” si affianca, al contrario, più o meno consapevolmente, una quotidiana diffusione di notizie (false o vere) che oscillano dalla micro delinquenza, al contagio sanitario, al terrorismo, le quali tutte hanno come conseguenza diretta la riduzione dei contatti sociali, della vita libera, dell’assembramento festoso, della riunione pubblica, della frequentazione dell’agorà.

    E’ di pochi giorni fa l’indagine del Censis che quantifica in più di 8 milioni gli italiani “contagiati dalla paura” (Il 65,4% degli italiani ha modificato le abitudini per timore di attacchi terroristici. Più nel dettaglio, il 73% evita di fare viaggi all’estero, in particolare in Paesi a rischio attentati. Più di tutti rinunciano i giovani tra i 18 e i 34 anni (il 77%). Il 53% evita luoghi simbolo, potenziali bersagli di attentati, come monumenti, stazioni ferroviarie e piazze. Il 52,7% si tiene alla larga da cinema, teatri, musei, concerti. Il 27,5% non prende più la metropolitana, il treno o l’aereo. Il 18% evita addirittura di uscire la sera”. Poi ci sono i ‘terrorizzati’: ben 8,3 milioni di persone che hanno stravolto la proprie abitudini, ridefinendo percorsi, luoghi del tempo libero, modalità di trasporto”).

    Le strade deserte sono certamente più sicure. Ma per chi? Una collettività terrorizzata di certo risulta più governabile, più tollerante alle scelte imposte. Ma di certo abdica al proprio ruolo di comunità di cittadini, responsabile e consapevole, orgogliosa di scegliere e di rischiare, per la propria libertà e per i propri principi, anche qualche sicurezza.

    In nome della guerra al terrore abbiamo rinunciato al dispiegamento di garanzie giudiziarie, abbiamo tollerato prevalenze di poteri di Polizia e di controllo, abbiamo giustificato posizioni etiche e politiche aberranti fino a trovarle trasformate in mostruosità nel giardino del vicino di casa.

    L’abitudine all’emergenza non è che lo stagno ove nuotano le creature deformi dell’intolleranza, del rancore e dell’odio sociale. In quello stesso stagno, però annaspano ed annegheranno, di certo, i nostri valori migliori.

    Non saranno i new jersey a proteggerci dal terrore ma il lavoro, la cultura, la dignità, l’allargamento della partecipazione alla cosa pubblica, l’azione finalizzata alla pratica di diritti, la giustizia sociale. A noi il compito di rammentarlo e ricominciare a lottare per ricostruire libertà, dignità e anticorpi alla barbarie che avanza.  A Lei il compito di proteggerci in questo frangente dalla costruzione della paura e lasciarci nuovamente circolare, liberi, nelle nostre bellissime piazze.

    Laura Tartarini

  • Tutti i soldi del presidente. Siglato il “Patto per Genova” da Renzi e Doria: 110 milioni per infrastrutture, trasporti e cultura

    Tutti i soldi del presidente. Siglato il “Patto per Genova” da Renzi e Doria: 110 milioni per infrastrutture, trasporti e cultura

    renzi-doria-pattoRenzi torna a Genova e porta con sé 110 milioni, previsti dal Fondo Sviluppo e Coesione, destinati a infrastrutture, trasporto pubblico, territorio e cultura. Questa la sostanza che scaturisce dal “Patto per Genova”, siglato questa mattina dal Presidente del Consiglio e il sindaco Doria (qui il testo integrale): un documento che mette nero su bianco il finanziamento già preventivato per aiutare l’amministrazione comunale nel lavoro di messa in sicurezza del territorio e di sviluppo economico e turistico della città. Il premier è arrivato intorno alle 12 a Palazzo Tursi, sede del Comune di Genova per il breve vertice con il primo cittadino genovese, per poi partecipare a Palazzo Ducale a un evento di propaganda elettorale per le ragioni del sì al referendum costituzionale. Tutte le personalità cittadine presenti: oltre al presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, i rappresentanti provinciali di Cigl, Cisl e Uil, il sovrintendente del Teatro Carlo Felice, Maurizio Roi, la direttrice di Palazzo Reale, Serena Bertolucci, il rettore dell’Università di Genova, Paolo Comanducci, il presidente di Porto Antico spa, Ariel Dello Strologo, i vertici delle Forze dell’Ordine e della Capitaneria di Porto, il presidente di Ght (società che ha in carico la realizzazione del Parco Scientifico-Tecnologico di Erzelli), Carlo Castellano, i vertici della Camera di Commercio di Genova. Un evento che per la sua tempistica pre-elettorale lascia non poche perplessità.

    I progetti del Patto

    Gli stanziamenti previsti dall’accordo tra Comune e governo ammontano a 110 milioni: sono i soldi previsti per il periodo 2014-2020 dal Fondo Sviluppo e Coesione, ma che vengono affiancati da una serie di impegni politici di finalità di intervento. Tra le macro voci per i nuovi investimenti, 10 milioni vanno al settore mobilità e infrastrutture, 8,5 milioni per la riqualificazione dei forti e dei beni confiscati alla mafia, 11 milioni per interventi diffusi sulle strade metropolitane, 23,5 milioni per interventi di messa in sicurezza idrogeologica. Ulteriori 30 milioni verranno stanziati dal governo per la realizzazione del Parco scientifico e tecnologico di Erzelli, mentre 13,5 milioni si andranno ad aggiungere al Blueprint per la riqualificazione delle aree ex fieristiche. Identica cifra anche per la cura della città e la cultura che prevede, tra gli altri, interventi alle piscine di Nervi e Voltri, a Villa Gentile, la realizzazione del museo dell’emigrazione, la riqualificazione di Palazzo Reale e di Palazzo Rosso. Come saranno utilizzati è lo stesso Marco Doria a specificarlo durante la conferenza stampa di presentazione del documento di intesa: al primo posto è stato ribadito l’impegno per la lotta al dissesto idrogeologico, con nuovi fondi previsti per opere sui torrenti Chiaravagna, Vernazza e Sturla, non precedentemente finanziate da Italia Sicura. Poi, immancabili, le infrastrutture con «l’essenzialità del collegamento ferroviario ad alta capacità tra Genova e Milano – ha sottolineato il sindaco – e la necessità del recupero dei ritardi nella riqualificazione del nodo ferroviario di Genova, la realizzazione della stazione ferroviaria di Genova Aeroporto, opera chiave in vista del collegamento con gli Erzelli, la prosecuzione della metropolitana verso piazza Martinez, Terralba e, in prospettiva, l’ospedale San Martino». In questa voce rientrano anche finanziamenti per l’acquisto di nuovi autobus. Altro asse chiave del Patto, la riqualificazione urbana con rinnovate risorse per il completamento del Parco scientifico-tecnologico sulla collina di Erzelli, per cui viene ufficializzato l’impegno politico a individuare un commissario come per Expo, e l’avvio della realizzazione del Blueprint. Ulteriore asse riguarda il miglioramento della qualità della vita in città con fondi per riqualificare beni confiscati alle mafie e spazi e strutture, come i forti di Genova, acquisti a titolo non oneroso dal Demanio. A riguardo, il Patto prevede anche la sdemanializzazione non onerosa della fascia rispetto di Pra’ e delle aree di Voltri su cui insistono l’impianto sportivo e la sede del MunicIpio. Ultimo capitolo, la cultura. «Genova- conclude il sindaco- si propone come grande città d’arte, di cultura per cittadini e  per chi viene a visitarla da fuori. Interventi specifici sono previsti nella valorizzazione del patrimonio museale, con la realizzazione del grande museo nazionale dell’emigrazione, e nel potenziamento di istituzioni esistenti come il teatro Carlo Felice». In altre parole, tutti i progetti di cui si discute in città da anni avranno un’iniezione di liquidità più o meno congrua.

    Il dettaglio dei finanziamenti

    Ecco le singole voci degli investimenti strategici, come specificato dal sito web del governo:

    Rinnovo parco autobus: 5 milioni per acquisto mezzi di trasporto pubblico urbano, e 5 milioni per l’acquisto di mezzi di trasporto pubblico extraurbano

    Sostegno a progetti di recupero e valorizzazione dei beni acquisiti dal demanio o confiscati alle mafie: 8,5 milioni per la messa in sicurezza e bonifica dell’ex caserma Gavoglio, messa in sicurezza e accessibilità per alcuni locali dei forti Begato e Sperone, recupero e sistemazione di alloggi del centro storico per realizzare nuove strutture sociali.

    Lotta al dissesto idrogeologico: 16 milioni per la messa in sicurezza del rio Vernazza, 7,5 milioni per la messa in sicurezza dell’ultimo tratto del Chiaravagna, 11 milioni per interventi diffusi in ambito metropolitano

    Sviluppo economico: 30 milioni come contributo per  la realizzazione del polo scientifico, tecnologico e universitario di Erzelli, 13,5 milioni per opere propedeutiche al recupero del Waterfront (Blueprint)

    Impianti sportivi: 2,5 milioni per la piscina comunale “Mario Massa”, 3,6 milioni per la piscina “Nicola Mameli”, un milione per le manutenzioni di piscina e campo da calcio della fascia di rispetto di Pra, 300 mila euro per i lavori di ottenimento della certificazione di impianto inclusivo per attività sportive paralimpiche a Villa Gentile

    Valorizzazione patrimonio Storico e Artistico: 2 milioni per gli affreschi e l’impiantistica del piano nobile di Palazzo Rosso; 1,5 milioni per la messa in sicurezza e il riallestimento del Museo di Sant’Agostino, 2 milioni per l’ampliamento del padiglione “emigrazione” del Galata, 600 mila euro per il recupero del giardino del Canzio e delle grotte di Villa Durazzo Pallavicino.

    I commenti

    «Il governo non inserisce valutazioni di merito sui singoli progetti ma vuole aiutare il Comune di Genova a realizzarli, nel rispetto delle scelte elettorali dei cittadini – afferma Renzi, come riportato dalla agenzia Dire – ma condivido la necessità di interventi sul dissesto e il recupero dei ritardi sugli interventi previsti per infrastrutture e trasporti in una realtà come Genova, il cui protagonismo nel futuro è sotto gli occhi di tutti, e che rischia di essere messa in discussione se non c’è un sistema di infrastrutture degno di questo nome». Il premier ringrazia, poi, il sindaco Marco Doria per «l’attenzione mostrata ai conti pubblici: se non lo fanno i genovesi – scherza Renzi – figuriamoci il resto del paese. E’ una tradizione molto forte che vi fa onore». Il presidente del Consiglio rispedisce al mittente le accuse di centralismo. «Il sindaco Doria – dice – ha vinto le elezioni, come il presidente della Regione Toti, e ciascuno di noi ha le proprie valutazione di natura politica; quando lavoriamo sul piano istituzionale, però, il nostro compito è di collaborare affinchè le singole realtà possano raggiungere gli obiettivi».

    Nel suo intervento, Doria ha specificato come Genova, negli ultimi anni, abbia dato «un notevole contributo al paese sul terreno fondamentale del risanamento dei conti pubblici, avendo da anni bilanci in perfetto ordine ed equilibrio e avendo ridotto, anno dopo anno, l’indebitamento, diminuendo il fardello per le generazioni successive, e senza aver mai fatto un passo indietro rispetto a imprescindibili doveri di solidarietà sociale. In questi anni non abbiamo tagliato un euro a servizi sociali e non ci siamo tirati indietro una sola volta nell’affrontare la drammatica emergenza dei profughi e dei migranti».

    I soldi del presidente?

    Come dicevamo, questi 110 milioni erano già previsti. I soldi del presidente, quindi, sono zero: la novità della giornata è l’aver messo nero su bianco i vincoli e le destinazioni progettuali. La tempistica lascia più di una perplessità, vista l’imminente scadenza elettorale, e la declinazione del “patto” risulta da decodificare, visto che si rifà ad una “visione della città”, come ricordato sia da Doria che da Renzi durante i loro interventi, non proprio chiara e quanto meno discutibile. Dal punto di vista strettamente locale, questi soldi potrebbero essere utili, se non necessari, visti i tempi, ma sicuramente non sufficienti per risolvere le criticità strutturali del territorio. E se li confrontiamo con altre quantità di risorse messe in campo per altri progetti, i soldi del presidente sembrano spiccioli.

  • Genova e le leggi anti-Movida di seicento anni fa: la secolare lotta tra ceti sociali

    Genova e le leggi anti-Movida di seicento anni fa: la secolare lotta tra ceti sociali

    medioevo-movidaA Genova impazza la movida. E’ un dato di fatto. La recente ordinanza volta a regolamentarne modi e tempi ha creato scalpore, tanto che il sindaco Doria, di fronte alle proteste degli esercenti, s’è detto disponibile a rivedere la norma, in modo da tutelare sia i residenti, sia i commercianti, sia quella massa crescente di turisti che vediamo la domenica vagare tra serrande chiuse e strade deserte (ebbene sì: pare che qualcuno non abbia ancora compreso quale sarà il futuro di questa città). D’altronde, se decidi d’abitare in un luogo che possiede circa 2500 anni di storia, devi necessariamente fare i conti col passato. Ma la movida è un’altra cosa. Bere e fare chiasso paiono aver ben poco a che fare col manufatto storico-artistico, anche se vi sarà pur un motivo per cui un luogo come il nostro centro storico esercita un fascino crescente su giovani e meno giovani. D’altra parte, si tratta degli stessi luoghi dove, grossomodo seicento anni fa, si svolgeva ben altro tipo di movida. Le recenti ordinanze anti-gozzoviglio sono paragonabili – naturalmente mutatis mutandis – ad alcune norme rientranti nel complesso più generale delle cosiddette leggi suntuarie, volte a disciplinare l’ostentazione del lusso; e ciò, per evitare contrasti tra i ceti sociali (o, forse, per evitare un’eccessiva mescolanza tra ceti?). Tali norme, infatti, non erano rivolte soltanto alle vesti e agli ornamenti, bensì anche alla conduzione di banchetti, magari in occasione di battesimi e matrimoni.

    Ordinanze e magistrature

    Austerità e decoro erano le parole d’ordine, in particolare per il nuovo Ufficio delle virtù istituito a Genova nel 1466, volto a circoscrivere i vizi, consistenti essenzialmente nell’andare a donne, nell’abbandonarsi al gioco e nell’immergersi nelle crapule. A quanto pare, tuttavia, le ordinane dell’Ufficio non apportarono giovamento alcuno, sì che, nel 1482, fu necessario procedere nuovamente alla nomina di magistrati appositi: Lodisio Centurione, Giovanni Bigna, Pietro di Persio e Giovanni Francesco Fieschi, i quali istituirono un sistema che potremmo definire delatorio, basato su qualcosa di simile alla ronda. E’ in questo periodo che compare, infatti, nel giuramento dei gonfalonieri e dei rettori delle conestagerie cittadine (per semplificare, i quartieri), la seguente formula: “Se voi saverei che in le conestagie sean zoveni discoli e mal acostumé, o altre persone le quali fessen mangiaressi o altre cose excessive e dezoneste, voi le manifesterei a lo spectabile messer lo Vicario Ducà e a lo Officio deputao”.

    Scontro generazionale

    Zoveni discoli e mal acostumé”, dunque. E il pensiero non può che ritornare all’oggi. D’altra parte, non si trattava unicamente di differenze cetuali, bensì – oggi come allora – d’uno scontro generazionale. Se l’uomo maturo era abituato a destreggiarsi tra l’amministrazione della casa, della bottega, degli affari, della cosa pubblica, degli uffici religiosi, i giovani, al contrario, ostentavano leggerezza, abbandonandosi agli ozi, agli amori, ai divertimenti e agli scherzi. E’ il caso, ad esempio – siamo in pieno Seicento – d’un gruppo di svogliati assiepati in Sottoripa, intenti a lanciare uova e bucce d’arancia ai mercanti indaffarati e a tendere cordicelle in modo da farli inciampare. Non di rado, l’obiettivo principale era la molestia: di giovani fanciulle, ovviamente. Gli esempi si sprecano. Racconta un certo Giuseppe Giovo, abitante alla Chiappella (e, cioè, nell’omonimo borgo, che si trovava ai piedi del colle di San Benigno, ora spianato; per intenderci, di fronte al Terminal Traghetti), di come quattro nobilissimi fratelli facessero “in essi contorni grossi disbaratti e spropositi, con gravi lamente di quel popolo”, impadronendosi sulla pubblica via d’una giovane donna con l’intento di sollazzarsene. La ragazza, tuttavia, riuscì a sfuggire loro di mano e, “tirando una savata, ne ferì uno di detti signori in testa”. La scena doveva essere piuttosto frequente. Secondo il nostro: “Tutto dipende dal commercio che essi signori hanno tutti quattro d’accordio con diverse cortigiane di bassa conditione habitanti ivi alla Chiappella in le case di Nicolò Vertema, con le quali tutta la notte loro signori e suoi servitori inquietano tutto quel vicinato; et ognuno dice che se da chi comanda fussero discacciate da quel luogo sarebbe cosa ottima”. Nome e cognome, dunque, e solo possiamo immaginare gli esisti dell’esposto recato ai magistrati. Insomma, eccessi a parte – ovviamente da sanzionare, e in maniera esemplare –, nulla di nuovo sotto il sole.

    Antonio Musarra