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  • Trump, Genova e la campagna elettorale che (non) vorrei

    Trump, Genova e la campagna elettorale che (non) vorrei

    Panorama-città-D1Una delle cose peggiori che si sono lette dopo la vittoria di Donald Trump nella corsa alla Casa Bianca è il supposto problema che abbiamo scoperto minacciare la nostra democrazia: addirittura c’è chi ha parlato di 11 settembre democratico. Milioni di pixel sprecati, e rammarico per aver perso tempo a leggere baggianate. La democrazia è una scatola, e quindi sono i contenuti che vi riponiamo che determinano la qualità e la salute della gestione politica delle nostre comunità, grandi o piccole, potenti o discrete che siano. Non è certo questa la sede per approfondire certe questioni di scienza politica: lo spunto americano, però, ci lascia interessanti temi di riflessione sulla distanza tra apparato, media e persone. Tanto grande lo stupore del mondo alla vittoria del biondo miliardario, tanto evidente la scollatura tra le esigenze del popolo e le risposte fornite dalla politica, raccolte, filtrate, veicolate e supportate dai media mainstream. Per questo motivo, guardando le prossime elezioni amministrative che si svolgeranno a Genova, è necessario preoccuparsi della qualità e del livello dei contenuti della campagna elettorale che è alle porte.

    La nostra città, da anni, sta attraversando una lunga fase di trasformazione sociale, economica e culturale; con la crisi e le vacche magre, la figura del sindaco è ancora più importante: la scelta di dove e come allocare le poche risorse disponibili risulta fondamentale e fa la qualità e lo spessore politico del primo cittadino di turno. Per questo motivo, la speranza è che nei mesi che ci separano dalle urne possano entrare nel dibattito argomentazioni di qualità, trovando spazio tra populismi d’accatto, perbenismi pantofolai, promesse da bicchiere e supercazzole varie.

    Cambiamenti urbani e grandi opere

    Il mutamento da sempre è croce e delizia di Genova; troppo “nello stretto” per non auto-cannibalizzarsi e troppo affascinante per non piangerne. Oggi abbiamo cantieri ovunque, grandi e piccoli, belli e brutti, utili e disastrosi. Necessario sarà quindi riflettere sulle priorità vere di una città che cade a pezzi e sotto la continua minaccia del da-noi-generato, dissesto idrogeologico. Sul fare il Blueprint tutti sono d’accordo, ma è opportuno oggi avergli fatto fare il salto in classifica delle priorità non rimandabili della nostra città? In secondo luogo, il regalo di Renzo Piano, è veramente la soluzione migliore per una riqualificazione così ampia in quella parte così intima di Genova? Sarebbe da chiedersi onestamente quali siano le grandi opere necessarie: la crisi globale è un fatto, tangibile e reale “since-2008”, che sta rimodulando molti parametri economici: è veramente la mossa azzeccata investire montagne di soldi e sconvolgere interi territori per un’opera, come il Terzo Valico dei Giovi (che, da dopo l’inchiesta, si chiama Tunnel dei Giovi) profondamente legata a un’idea di sviluppo di decenni fa? Nel frattempo, i porti di Savona, La Spezia e Livorno sono cresciuti sia come infrastrutture, sia come volume di traffico, arrivando a creare una potenziale rete oltremodo sufficiente a gestire il traffico commerciale del nord tirreno; ha senso investire così tanto e in questo modo sul porto genovese, orgoglio a parte? Qualche idea migliore? Abbiamo visto che i dati di traffico sulle nostre autostrade sono costanti se non in diminuzione, ha senso investire nella Gronda di Ponente? Sono state pensate delle soluzioni meno impattanti e più chirurgiche che costruire nuove decine di chilometri tra viadotti e gallerie? Metti caso che il Tunnel dei Giovi venga completato, senza intoppi, allora il problema del traffico merci su gomma sarà risolto, vero? Allora, o una o l’altra, almeno. Il prossimo sindaco avrà il dovere di affrontare queste tematiche in maniera seria e onesta, utilizzando il proprio peso politico, dove non potrà arrivare con la competenza amministrativa, per ottenere lo sblocco delle Grandi Opere che veramente servono alla città, come, per esempio, la ristrutturazione delle centinaia di appartamenti di edilizia residenziale pubblica oggi in abbandono, giusto per fare un esempio immediato e che permette di affrontare un vero problema collettivo come l’emergenza abitativa.

    Degrado e movida

    Lo abbiamo visto in questi giorni: uno dei temi che sicuramente sarà centrale nella campagna elettorale che verrà, sarà la movida e il supposto “degrado” del centro storico. Una questione non semplice, che intreccia diverse esigenze, dal turismo al diritto alla salute degli abitanti, dal lavoro al semplice svago ricreativo della collettività. Quello che non serve, probabilmente, sono ordinanze dettate dall’onda emotiva di turno, ma un’idea su che tipo di città vogliamo essere, su che tipo di turismo vogliamo attrarre, su che tipo di destino pensare per il centro storico. Ma non solo. Ragionare sulla movida significa anche ragionare sulla qualità degli spazi della periferia e sulle alternative aggregative. La speranza è che il dibattito sul degrado non rimanga ai livelli stucchevoli e perbenisti a cui siamo abituati: il problema è l’urina sui muri o il fatto che non esistano bagni pubblici nei vicoli perché non ci sono i soldi per gestirli o perché abbasserebbero il valore di alcuni immobili? Il problema è l’immigrato che vive nei carruggi o chi gli affitta la casa in nero, assieme ad altri sette coinquilini? Poi, sarebbe opportuno riflettere su che tipo di centro storico vogliamo: il gioiello finto per i croceristi o il gioiello vero per i genovesi? Il sindaco può intervenire, guidando un dibattito e una serie di scelte che siano, oneste e per tutti, da chi cavalca il sistema economico, a chi ne è ai margini.

    Risorse, lavoro e qualità della vita

    Mancanza di risorse, dicevamo. La tendenza nel gestire la cosa pubblica è quella di demandare al privato o al volontariato la responsabilità della manutenzione di spazi e beni collettivi. Probabilmente nulla di più che un “tapullo” che ha la sola conseguenza di rimandare il problema a chi verrà dopo, depotenziando il lavoro salariato, fino a renderlo solo un peso di gestione economica da bilancio. Forse sarebbe il caso, invece, di investire nel lavoro, ideando e pensando soluzioni che sappiamo traghettare il difficile e inevitabile tramonto della società industriale (e degli industriali) per evitare crisi “alla Taranto” prima che siano irrisolvibili: non sarebbe accettabile portare a ridurre il dibattito sulla dicotomia “salute o lavoro”. Ci siamo quasi, se guardiamo alle molte, e solite, grandi attività industriali del nostro territorio oggi alla canna del gas. Il primo cittadino di Genova dovrà avere “le palle politiche” per pensare, progettare e condividere eventuali sacrifici, in un’ottica che sappia tutelare tutti, senza lasciare indietro nessuno.

    L’agenda del nuovo sindaco della Superba sarà oltre modo densa; la crisi genera mostri e intolleranze, di cui oggi abbiamo sintomi allarmanti, come il successo di populismi tendenti alla xenofobia e alla semplificazione di una realtà complessa. Bisognerà anche arginare recrudescenze nere, che in questo contesto trovano terreno fertile e sdoganamenti un tempo impensabili. La memoria deve essere lunga, come anche la prospettiva del futuribile, e bisognerà slegare le scelte strategiche dal ciclo elettorale, rendendole inclusive, collettive e oneste. Sarà un lavoro complicato, senza dubbio. Sono secoli che Dio benedice l’America e i risultati sono sotto gli occhi di tutti; a Genova ci accontenteremmo di molto meno; basterebbe un sindaco che fosse “politico”, di tutti e con gli attributi giusti al momento giusto.

    Nicola Giordanella

  • Lettera aperta al sindaco. Se una multa vale più del buon senso…

    Lettera aperta al sindaco. Se una multa vale più del buon senso…

    multeCaro sindaco Marco Doria, cara assessore Elena Fiorini Anna Maria Dagnino (chiediamo scusa all’assessore Dagnino chiamata prima in causa ma che ha in capo solo la delega alla mobilità mentre quella alla Polizia Municipale spetta alla collega Fiorini),

    che fine ha fatto il tanto caro buon senso nella gestione dell’amministrazione di questa città? In una città in costante calo demografico, con una crisi industriale ormai endemica e infiniti nodi irrisolti che spostano sempre “un po’ più in là” qualche barlume di rilancio, basta davvero poco per affossare definitivamente anche quei piccoli segnali di ripresa che, con fatica, alle prese con casse comunali sempre più critiche, si provano a mettere insieme.

    Un esempio? Siete davvero sicuri che staccare una sfilza di multe alle auto “non proprio in sosta regolare” lungo via Fieschi, tra le 21 e le 24 di un qualsiasi venerdì sera, per giunta di pioggia, sia davvero il miglior modo di applicare il codice della strada e di occuparsi con cura della nostra povera Genova?

    Niente facili populismi, sgombriamo subito il campo da ogni dubbio. Nessuno contesta l’operato degli agenti di Polizia Municipale. Quello che cerchiamo di lanciare da queste righe è un ragionamento “politico”, le multe sono solo un pretesto. Se esistono leggi e regole, è giusto applicarle, con fermezza. Se un auto in sosta selvaggia intralcia il movimento dei pedoni, il traffico pubblico o privato, possibili operazioni di soccorso, nulla da dire. Ma. C’è sempre un ma. Anzi, forse più d’uno. Ma se non si riesce neppure a dare un senso agli accessi sregolati e alle soste selvagge nelle ztl del centro storico durante il giorno, è giusto sfogarsi su una cinquantina di auto la sera, che poco o nessun intralcio creano al traffico cittadino? Ma se per trovare un parcheggio in zona centro anche dopo le 20, bisogna girare decine e decine di minuti in auto per poi arrangiarsi alla bell’e meglio o rinunciare e tornare a casa o dirigersi altrove. Ma, se non ci sono idee né, forse, possibilità per riorganizzare la sosta nel cuore della città in maniera razionale e funzionale. Ma se le nuove norme che regolamentano la movida spingono i genovesi a uscire sempre prima la sera, magari nel classico orario dell’aperitivo, per poi tornare a casa a orari più umani. Ma se dopo una certa ora il trasporto pubblico si dilegua nel nulla neanche fosse la carrozza di Cenerentola. Ma. Siamo sicuri che tutto questo faccia veramente bene alla città? Qual è l’obiettivo finale? Dimezzare le uscite serali? Portare sempre più giovani fuori Genova, la sera, nei weekend, e poi magari definitivamente per il futuro della propria vita perché stufi di una città che continua a contorcersi attorno alle sue inauae? Perché, in fondo, è anche una questione di conti e di convenienza. E’ davvero conveniente far perdere ai genovesi la voglia di rilassarsi un paio d’ore la sera, dopo una settimana di lavoro, e farli tornare, stanchi e depressi, a chiudersi nelle mura di casa solo per staccare qualche multa in più?

    Facciamo due conti della serva. La parte alta di via Fieschi, quella che dalla collina di Carignano scende verso piazza Dante, è lunga circa 300 metri. Attestando la lunghezza media di una vettura in circa 4 metri, se stipassimo tutto il lungomarciapiede della corsia di discesa, riusciremmo al massimo a collocare 75 vetture. Ma tra spazi “di respiro” e accessi alle vie laterali, difficilmente troveremo su questo lato di via Fieschi più di 60-65 vetture e, forse, stiamo esagerando. Aggiungiamo pure una decina di vetture che, in qualche modo, potrebbero trovare sosta lungo la corsia opposta, a ridosso di Carignano. Si torna così a 75 che, moltiplicato per le sanzioni da 28,70 euro (se pagate entro 10 giorni, altrimenti si sale a 41 euro) staccate in via Fieschi dove vige il divieto di fermata, fa 2.152,5 euro. E’ vero che ci avviciniamo sempre più alla chiusura dei bilanci e in, tempo di ristrettezze, ogni spicciolo per le casse comunali è ben accetto, ma il gioco vale veramente la candela? E se gli euro diventassero poco più di 5.000 alla settimana considerando anche il sabato sera, e quindi 20.000 al mese, cambia davvero molto? Non gioverebbe di più a Genova applicare un po’ di gratuito buon senso?

    Anche questa, in fondo, potrebbe essere una politica di micro-economia cittadina. E pazienza se i bus della linea 635 in servizio serale per via Fieschi sono costretti, per qualche metro, a un improvvisato senso unico alternato. O no?

     

    Simone D’Ambrosio

  • Movida, l’ordinanza non si cambia. Il sindaco Doria ferma la trattativa dell’assessore Piazza

    Movida, l’ordinanza non si cambia. Il sindaco Doria ferma la trattativa dell’assessore Piazza

    Vicoli, Centro Storico di GenovaNonostante l’inizio dei lavori dell’osservatorio dedicato, il Comune di Genova tira dritto: l’ordinanza che regola gli orari della movida genovese non è in discussione, ma, anzi, la sua applicazione potrebbe essere rafforzata da maggiori controlli. Questo l’esito dell’incontro di oggi tra il sindaco Marco Doria e una delegazione di cittadini del centro storico, a margine della seduta del Consiglio Comunale di oggi. Sembra, quindi, svanire, l’ipotesi di un “aggiustamento” del provvedimento, come richiesto dai commercianti, spaventati dalla continua diminuzione del volume d’affari notturno

    Giunta divisa

    «Questo provvedimento è un’ordinanza sindacale, la voce che conta è quella del sindaco – ha detto Marco Doria – oggi non è allo studio alcuna modifica ma piuttosto l’applicazione seria del provvedimento. Stiamo lavorando inoltre per nuove azioni da portare avanti per migliorare la vivibilità del centro storico, dialogando con tutti gli operatori commerciali». Con queste parole, quindi, sembra quindi chiusa l’ipotesi delle modifiche più volte annunciate dall’assessore allo Sviluppo Economico Emanuele Piazza.

    Cittadini “contro” esercenti

    A margine della seduta odierna del Consiglio comunale, il sindaco ha ricevuto una rappresentanza di cittadini che ha presentato una petizione con 1341 firme (di cui 1166 di residenti nelle zone del centro storico interessate dal provvedimento) contro il degrado del centro storico genovese e a favore dell’ordinanza sindacale. «I cittadini mi hanno riferito che i primi risultati concreti del provvedimento si iniziano vedere – afferma Doria – il calo del rumore nelle ore post chiusura dei locali è percepibile». Poco prima del Consiglio comunale il primo cittadino ha effettuato un sopralluogo nei vicoli della “Città vecchia” accompagnato dal questore, Sergio Bracco: «L’obiettivo dell’ordinanza – ricorda il Sindaco – è conciliare i principi del riposo e del tempo libero. Questo mix che sta dando buoni frutti ha consentito anche al Tar di negare la sospensiva con motivazioni che riconoscono quanto stiamo facendo. Sul rispetto dell’ordinanza continueremo a lavorare: abbiamo riscontri positivi ma non ci basta. Sappiamo che ci sono tante altre cose da fare per riqualificare il centro storico».

    Tra le richieste dei cittadini che il sindaco ha presentato al questore, anche un presidio notturno della zona dell’Acquario e un maggior controllo del fenomeno dei parcheggiatori abusivi. «Sono portavoce di una presenza più visibile ed efficace delle forze dell’ordine – prosegue Doria – ma va anche detto che ci sono aspetti positivi che vanno sottolineati come l’apertura di nuove attività commerciali gastronomiche nella zona di San Bernardo e della Maddalena, il che significa che non c’è solo un centro storico che chiude».

    Si aggiunge, quindi, un altro capitolo della “Saga Movida“, è un capitolo fatto di spaccature: se da un lato i residenti si mobilitano per difendere cioè che gli esercenti osteggiano, dall’altro lato anche la giunta si spacca, con sindaco e assessore di riferimento mai così distanti.

  • Renzi non va sul Bisagno. Lavori del terzo lotto inaugurati da Doria, Toti e Pinotti

    Renzi non va sul Bisagno. Lavori del terzo lotto inaugurati da Doria, Toti e Pinotti

    renzi-toti-doria-fiammaIl presidente della Regione Liguria e commissario per l’esecuzione delle opere, Giovanni Toti, e il sindaco di Genova, Marco Doria, hanno inaugurato i cantieri del terzo lotto del rifacimento della copertura del torrente Bisagno che dureranno 3 anni e mezzo. Il presidente del consiglio, Matteo Renzi, salta la cerimonia e arriva direttamente in prefettura per il vertice con il prefetto, Fiamma Spena, il governatore, Giovanni Toti, il sindaco di Genova, Marco Doria, e gli altri primi cittadini dei 67 Comuni della Citta Metropolitana. «Con l’alluvione del 2014 la politica ha perso la faccia – ha dichiarato il premier secondo quanto riportato dall’agenzia “Dire” – 402 milioni per 9 interventi sono il cambio di passo che serviva a questo territorio: nello stesso posto, con le stesse modalità , il Bisagno è uscito ed ha ucciso. Non è possibile che dopo tre anni sia successa la stessa cosa. Oggi i soldi per il Bisagno ci sono. Contro il dissesto questa volta si fa sul serio». Durante il summit in prefettura Toti ha consegnato al premier una lettera riepilogativa degli obiettivi strategici sulle infrastrutture da finanziare, come la Gronda, e sugli interventi contro il dissesto. La risposta arriva durante l’intervista rilasciata dal presidente del Consiglio all’emittente Primocanale: «Pochi giorni fa il governo ha finanziato in anticipo il quarto lotto dei lavori per il Terzo Valico perché sappiamo quanto sia necessario per i porti di Genova e Savona, che rappresentano una piattaforma straordinaria e hanno bisogno di infrastrutture: non è possibile che Rotterdam abbia un traffico maggiore di tutti i porti italiani».

    Il fulcro del vertice, però, è stato sulla gestione dei dissesto idrogeologico: «Vi chiedo di lavorare insieme in questa direzione – ha detto Renzi ai sindaci – e mi impegno ad alleggerire i vincoli finanziari sui comuni che hanno avanzi di amministrazione. Tutto ciò che serve al progetto ”casa Italia” sta fuori dal patto di stabilità, che gli europei siano d’accordo o no, gli investimenti servono al paese e aiutano la crescita».

    doria-toti-pinotti-bisagnoIn precedenza, il genovese ministro della Difesa, Roberta Pinotti, presente alla inaugurazione dei lavori del terzo lotto sul Bisagno, aveva ricordato l’importanza del tema sicurezza: «Non si può stare dentro a conteggi aritmetici ed economici: queste risorse devono essere spendibili a prescindere dal patto di stabilità». Il ministro ha ricordato la disponibilità del governo Renzi: «L’investimento su Genova del governo è stato importante e si è potuto fare anche perché il territorio aveva lavorato sui progetti necessari».

    «C’è un piano della Città metropolitana che esiste già – ha ricordato il governatore Toti – non riguarda solo Genova, ma molti altri interventi sempre nell’area metropolitanaNon bastano certo i ribassi d’asta di questo lotto del Bisagno ma serve un nuovo impegno di Italia Sicura e credo che i soldi debbano restare sul territorio e rientrare rapidamente in circolo in questo piano di messa in sicurezza».

    A Genova anche il responsabile della struttura di missione Italia, Mauro Grassi e il suo predecessore Erasmo D’Angelis, che ha sottolineato l’importanza di fare squadra: «Ci sono fondi a disposizione, c’è un piano nazionale, c’è un piano finanziario e noi siamo ovviamente molto soddisfatti del lavoro di squadra che è stato fatto e che si continuerà a fare a Genova tra Comune e Regione. Questo dimostra che, quando ci sono davvero risorse, progetti e capacità di mettere in cantiere le opere, le opere si fanno. Aspettiamo i progetti, come quello dello scolmatore del Bisagno, per proseguire su questa strada».

    Il sindaco di Genova, a margine della cerimonia, ha ricordato come «questa azione di prevenzione strutturale sia stata fatta in questi ultimi anni per la prima volta dopo decenni. La nostra attenzione però deve essere sempre molto alta: queste opere, finché non sono completate non cancellano il rischio». Doria ha sottolineato che questo incontro con il premier, seppur non esaustivo, ha trattato questioni chiave riguardanti il Terzo valico e l’intervento del governo su questioni relative a crisi aziendali in città.

  • Pra’, tra il nuovo monumento dedicato al basilico e un’identità andata perduta

    Pra’, tra il nuovo monumento dedicato al basilico e un’identità andata perduta

    pra-basilico-mortaioLa Terra del Basilico. Questa l’iscrizione che campeggia sul mortaio di granito posto al centro della nuova rotatoria che si incontra sull’aurelia entrando a Pra’, provenendo da Voltri. C’è anche un grande pestello e un cespuglio di basilico: l’amministrazione comunale prova a dare una nuova veste all’identità del borgo di ponente, ma la riqualificazione non è ancora terminata e i problemi che vessano i cittadini sono ancora molti.

    La storia del lungo mare praese è lunga e complicata: da sempre coricata sul mare, Pra’ e la sua lunga spiaggia è stata per secoli destinazione balneare di molti genovesi e non solo. Negli anni 60, però, il porto di Genova entra in crisi, dovendo fare i conti con la strettezza degli spazi, zavorra insormontabile per la competitività nel mercato del commercio navale: la decisione, quindi, di allargare a ponente la zona portuale, per rilanciare il capoluogo ligure nella corsa internazionale della movimentazione dei container. I lavori partono sul finire del decennio, e sono costellati di ritardi e criticità: si riempie il mare, cancellando spiagge, stabilimenti, scogli e l’identità del borgo. La prima nave ad attraccare alle banchine del nuovo bacino arriva solo nel 1994, dopo quasi trent’anni di cantieri. Le polemiche non si fermano: le infrastrutture nascono già vecchie, con due soli binari di ingresso e uscita, uno svincolo autostradale inadeguato ai numeri, una diga troppo vicina che impedisce alla navi più grandi manovre fluide con un fondale tutto sommato basso per gli standard internazionali.

    Oggi è in corso una riqualificazione del lungo mare, iniziata già da qualche anno: un nuovo parco e una nuova viabilità per dare respiro al quartiere. «A breve incominceranno i lavori per la costruzione di nuovi impianti sportivi – rileva il presidente del Municipio VII, Mauro Avvenenteche completeranno la parte di levante. Oggi, con l’inaugurazione di questo monumento al basilico si avvera un sogno, cioè quello di dare lustro ad una eccellenza del territorio». L’unica rimasta. Anche l’assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Genova, Giovanni Crivello, ricorda come questa riqualificazione non sia terminata: «Oggi abbiamo fatto solo un piccolo passaggio, frutto di un percorso comunque non facile, che sarà terminato nei prossimi mesi»

    rio-branega-pra'Tra passato e presente

    La cerimonia di presentazione alla città di questi nuovi manufatti è completata da un piccolo rinfresco, ovviamente a base di pesto e focaccia; ma non tutti sono contenti. Alcuni cittadini presenti riferiscono come i rumori del porto siano insopportabili, soprattutto di notte, e come l’aria sia spesso appesantita dagli scarichi delle navi e dei mezzi pesanti: «Ricordo quando la brezza del mare profumava casa mia, quando aprivo le finestre di casa – racconta Maria, praese doc, che risiede da sempre in un appartamento “sul mare” – oggi non possiamo stare con le finestre aperte. Mio marito lavorava in uno stabilimento balneare, oggi mio nipote è disoccupato». A pochi metri dalla rotatoria del mortaio, un’aiuola spartitraffico è dedicata allo Scoglio dell’Oca, pittoresco masso che caratterizzava il litorale, ancora nel cuore di molti, nonostante sia stato “affogato” nel cemento: finito il brindisi, alcune signore si radunano attorno alla bacheca che racconta questa storia e ricordano di quando si poteva stare in spiaggia fino a tardi, e dei tuffi che i bambini facevano da quella pietra. Di quella Pra’ non è rimasto nulla.

    Un bilancio difficile

    Oggi è difficile fare i conti: il grande Porto di Pra’ ha sicuramente permesso lo sviluppo dell’economia cittadina, ma non tutto ciò che il porto “produce” ricade sul territorio, tanto meno nei quartieri più periferici. Oggi si discute di allargare ancora le strutture portuali genovesi, ma guardando “a terra” si vede un territorio fragile e in pericolo: a pochi metri dal parco Dapelo il rio Branega è una selva, come il rio San Pietro, pronto a gonfiarsi d’acqua con le piogge autunnali. La riqualificazione non riporterà il mare a lambire le case di Pra’, ma è comunque necessaria e, anzi, doverosa: la strada, però, è ancora lunga, e sicuramente un mortaio di pietra non può bastare.

  • Amiu-Iren: l’azienda conferma, il sindaco smentisce. Entro fine luglio la scelta del partner industriale

    Amiu-Iren: l’azienda conferma, il sindaco smentisce. Entro fine luglio la scelta del partner industriale

    Rifiuti«Il nostro obiettivo è avere entro la fine di luglio a nostra disposizione un’offerta vincolante» per la definizione del partner industriale di Amiu. Lo ha detto ieri mattina in Commissione comunale il direttore generale dell’azienda interamente partecipata dal Comune di Genova per la gestione del ciclo dei rifiuti, Franco Giampaoletti. Il primo passo di questo percorso sarà la pubblicazione «nel più breve tempo possibile» di un bando per la manifestazione di interesse all’ingresso di un nuovo partner «all’interno di un perimetro pubblico, con la definizione delle condizioni affinché l’offerta possa essere accettabile e con la totale sicurezza del Comune di mantenere la capacità di gestione della società in futuro». Nel caso arrivasse più di una manifestazione di interesse, dovrà iniziare un percorso di valutazione per scegliere il soggetto migliore; se, invece, l’offerta fosse solo una e fosse ritenuta coerente, si passerebbe direttamente alla negoziazione di dettaglio tra le parti per concludere l’accordo.

    Una risposta, certamente e celermente, arriverà da Iren con cui Giampaoletti non nasconde essere già iniziato un percorso di confronto «finalizzato all’analisi di elementi di sinergia nei rispettivi piani industriali». Tanto che il prossimo 4 luglio è previsto un incontro tra azienda e sindacati. Tra un mese, dunque, si dovrebbe finalmente celebrare il tanto chiacchierato matrimonio tra Iren e Amiu. D’altronde, anche l’assessore all’Ambiente, Italo Porcile, qualche settimana fa aveva risposto per iscritto a un’interrogazione di Antonio Bruno, capogruppo di Federazione della Sinistra, confermando che “il Comune di Genova ha dato mandato ad Amiu di avviare un dialogo con Iren su base tecnica finalizzato alla verifica di elementi di potenziale sinergia fra i rispettivi piani industriali. Conseguentemente Amiu ha attivato un tavolo tecnico con Iren nel quale sono tuttora in corso discussioni finalizzate ad un esame dei reciproci programmi di sviluppo”.

    Eppure, il sindaco Marco Doria prova, non senza imbarazzi piuttosto evidenti e con risultati poco convincenti, a smentire che tutto sia, di fatto, già scritto. «Dell’interesse di Iren sappiamo soprattutto dai giornali – sostiene il primo cittadino – ma noi dovremo andare a vedere chi risponderà alla manifestazione di interesse e procedere con una comparazione pubblica e trasparente: non c’è già un soggetto designato». Un percorso che per il sindaco deve essere compiuto rapidamente «per evitare situazioni disastrose per tutti come quella di Livorno in cui un’azienda totalmente comunale è in procedura pre-fallimentare». Doria sottolinea ancora una volta che il Comune «non può avere preferenze che influenzino la procedura in cui siamo chiamati a scegliere un soggetto qualificato, non il primo che capita, perché in questo settore le presenze inquietanti sono numerose». I soggetti interessati «dovranno dare piena attuazione al piano industriale che l’azienda ha elaborato, per dare all’azienda stessa e alla città impianti che oggi Amiu non ha e non è in condizioni di farsi da sola».

    Duro l’attacco proprio di Antonio Bruno che, un tempo, faceva parte di quella maggioranza che aveva portato all’elezione di Doria: «Rimane il forte sospetto di una possibile turbativa d’asta», tuona il capogruppo di Federazione della Sinistra.

    Verso una maggioranza privata

    Il sindaco di Genova, Marco DoriaIl sindaco fissa poi i paletti di questa aggregazione pubblico-privato, affermando che «l’azienda dovrà continuare a chiamarsi Amiu, dovrà continuare a essere genovese, con il comune azionista e in grado di dire la propria sulle scelte essenziali della vita dell’impresa».

    Già, ma con quale percentuale il Comune di Genova resterà dentro Amiu? Il sindaco non si sbilancia, anche se dalle sue parole risulta ormai evidente che il nuovo socio privato rileverà la maggioranza dell’azienda, con buona pace di chi vorrebbe mantenere il controllo di pubblico di quella che attualmente è un’azienda di proprietà al 100% di Palazzo Tursi.

    Doria sostiene che la percentuale di ingresso di un partner privato in Amiu non possa essere predeterminata a tavolino e la nuova suddivisione delle quote tra pubblico e privato dipenderà dal valore di Amiu, in base all’eventuale prolungamento del contratto di servizio attualmente in scadenza nel 2020 e da quanto il soggetto privato, la cui manifestazione di interesse sarà ritenuta più convincente, sarà disposto a investire economicamente e in nuovi impianti per realizzare il piano industriale dell’azienda. Sarà «la combinazione di questi due fattori – ribadisce il primo cittadino – a dare il valore delle quote di chi entrerà e di quelle che resteranno al Comune. Ma, indipendentemente dalle quote, il Comune azionista dovrà rimanere in grado di dire la propria sulle scelte essenziali e strategiche della vita dell’azienda».
    Anche in questo caso la teoria del sindaco non appare del tutto convincente. Com’è possibile che sia il privato a decidere quanto capitale rilevare della società pubblica in base alle disponibilità di investimento? In base a questo criterio, iperbolicamente, Amiu potrebbe allora teoricamente anche essere venduta al 100%.

    Più sicuro, invece, il sindaco sulla tutela dei lavoratori in questo processo di aggregazione. «Non ci dovranno essere licenziamenti e dovrà essere garantita la piena occupazione» sottolinea Doria. Il tutto sarà suggellato da uno statuto che detterà le regole interne e assicurerà il mantenimento della “genovesità” dell’azienda.

  • Comune, il voto sul bilancio tiene a galla Doria. Ma c’è qualcuno che lo vuole veramente mandare a casa?

    Comune, il voto sul bilancio tiene a galla Doria. Ma c’è qualcuno che lo vuole veramente mandare a casa?

    Il sindaco di Genova, Marco DoriaPuò tirare un sospiro di sollievo il sindaco Marco Doria. Il bilancio previsionale 2016 del Comune di Genova, da cui sostanzialmente dipendeva la sua permanenza a Palazzo Tursi, è stato approvato in Consiglio comunale con 19 voti favorevoli (Pd, Rete a Sinistra, Stefano Anzalone del gruppo misto e Guido Grillo, Forza Italia), 15 contrari (2 Lista Musso, 4 Movimento 5 Stelle, 3 Pdl, Alfonso Gioia – Udc, 1 Lega, 2 Federazione della Sinistra, Franco De Benedictis – fittiano del gruppo misto, e Gozzi – Percorso comune ed ex Pd) e 2 astenuti (Salvatore Caratozzolo e Gianni Vassallo di Percorso Comune). Evitato il commissarimento, fosse solo per il bilancio o per tutto l’ultimo, lungo anno di amministrazione che ci separa dalle elezioni del 2017. Sospiro di sollievo, si diceva ma non certo bottiglie di spumante da stappare. D’altronde, è lo stesso Doria a dire, pochi minuti dopo la votazione, che non «c’è nessun tono trionfalistico ma la soddisfazione di aver portato a casa un bilancio delicato e l’impressione che questa giunta, secondo larga parte del Consiglio comunale, deve continuare a governare la città. La voglia di metterci sotto scacco è probabilmente il desiderio solo di qualche consigliere comunale, minoritario e inconciliabile con noi».

    Tutti i soccorsi a Doria

    I motivi sono molteplici. Intanto perché, nonostante le smentite del caso, negli ultimi giorni i corridoi di Tursi erano molto più simili alle strette vie di un suq che alla sede del municipio. Forse, come mai prima d’ora, quello che in molti hanno definito “il mercato delle vacche” è il tema che ha tenuto più banco nell’agenda politica del Comune nelle ultime ore. E il sindaco, suo malgrado, ha dovuto trasformarsi in abile mercante per portare a casa le astensioni di Vassallo e Caratozzolo ma, soprattutto, il sì di Stefano Anzalone che potrebbe garantire un prezioso sostegno anche per il futuro della giunta Doria. Un sostegno non proprio gratuito. Dopo un sostanzioso emendamento sugli impianti sportivi accolto la scorsa settimana con l’approvazione del Piano triennale dei lavori pubblici, infatti, sono sempre più insistenti le voci che vedrebbero promessa (e restituita) all’ex membro della giunta Vincenzi, la delega allo Sport, da sottrarre all’assessore Pino Boero. Niente rimpasto di giunta, però. Boero resterebbe al proprio posto per quanto riguarda la gestione delle scuole e delle politiche giovanili, mentre Anzalone verrebbe promosso sul campo a consigliere delegato.

    Certo ad aiutare la giunta, non si sa quanto solamente in maniera causale, sono state anche e soprattutto le 5 assenze dell’opposizione che si sarebbero facilmente potute tradurre in altrettanti, e questa volta sì decisivi, voti contrari: Mauro Muscarà (Movimento 5 Stelle), Mario Baroni (gruppo misto, ex Pd e vicepresidente del Consiglio), Pietro Salemi (capogruppo Lista Musso), Salvatore Mazzei (gruppo misto in “quota Fitto”), Paolo Repetto (Udc).

    musso-malatestaNel corso della giornata che ha portato alla votazione conclusiva del bilancio, per un momento, è sembrato che addirittura un aiuto impensabile a Doria sarebbe potuto arrivare anche dall’ex rivale di campagna elettorale, Enrico Musso. La giunta, infatti, oltre a 9 emendamenti della maggioranza (7 Pd e 2 Lista Doria) e 1 di M5S, ne ha accolti ben 8 del già senatore. Ma il “salto della quaglia” non c’è stato. Anche se lo stesso Musso ha sottolineato di aver «accolto con favore e sorpresa questa apertura della giunta» e ha dato atto «pubblicamente al sindaco che questo accoglimento non è stato frutto di alcun tentativo di captatio benevolentiae». Il professore persino ha anche aggiunto di sperare che «in qualche modo, le manovre di questi giorni siano servite al sindaco per rinforzare la maggioranza: non è un controsenso, perché ho davvero a cuore l’interesse della città che non passa certo per un commisariamento».

    Un tema ripreso anche dallo stesso Doria. «Non ci sono stati scambi politici – ha detto, dopo il voto, il primo cittadino – ma un rapporto trasparente e un confronto serio e aperto con consiglieri comunali che non hanno un atteggiamento pregiudizialmente contrario alla nostra maggioranza». Il sindaco ha ribadito, poi, che non intende farsi «mettere sotto scacco da nessuno. Ci sono cose che una giunta ha il dovere di accettare in un confronto trasparente con il Consiglio, discutendo interventi puntuali che possano riguardare investimenti o stanziamenti di parte corrente compatibili con la mia idea di città».

    L’incredibile appoggio di Guido Grillo

    Nei fatti non ha aiutato Doria, perché i numeri lo hanno reso ininfluente, ma ha destato sicuramente grande scalpore, il voto favorevole del decano del Consiglio comunale, ovvero Guido Grillo, Pdl in quota Forza Italia, che si è anche visto accogliere dalla giunta 62 ordini del giorno. Benché i colleghi di partito non abbiano grande interesse a privarsi della collaborazione di un instancabile produttore di documenti per il Consiglio comunale, nessuno ha preso bene il “tradimento”. La sua capogruppo, Lilli Lauro, pochi minuti dopo la votazione si è detta «molto arrabbiata» e ha annunciato anche la possibilità della convocazione di un coordinamento metropolitano del partito per valutare persino l’espulsione di Grillo. «Il voto positivo di Grillo – ha detto ancora la Lauro – significa sostanzialmente che apprezza il bilancio e si adegua alla linea di centrosinistra, andando contro alle idee dell’opposizione e a quello che sta facendo la Regione con la giunta Toti. Votare un bilancio, vuol dire mettersi nell’ottica di seguire una linea politica e, allora, approviamo la scelta di dove mette i soldi Doria? Io no di certo. Non si fa così, fosse solo per rispetto dei colleghi di partito e degli elettori».

    Dal canto suo, Guido Grillo non fa un passo indietro e, all’agenzia Dire, attacca duramente proprio la sua capogruppo: «La Lauro non credo che possa emettere giudizi o sentenze: per farlo avrebbe dovuto partecipare ai lavori delle Commissioni, approfondire il bilancio, preparare documenti da sottoporre alla votazione del Consiglio e valutare se fossero stati approvati o meno». Così ha fatto il consigliere Grillo e, dopo essersi visto approvare 62 ordini del giorno sui 65 presentati (con i 3 restanti dichiarati inammissibili dalla segreteria generale), ha deciso di sostenere il bilancio. «Mi sono ritenuto soddisfatto – prosegue il consigliere – in quanto il mio contributo è stato recepito. Ora si tratta di gestire e verificare l’attuazione di questi documenti, ma i miei prevedono tutti un controllo entro l’annualità del bilancio». Grillo ricorda anche che «non approvare un bilancio a fine maggio, significherebbe che l’ente non sarebbe in grado di soddisfare le esigenze dei cittadini, soprattutto dei ceti più deboli e più bisognosi delle politiche di welfare». Inoltre, c’è un aspetto politico che il consigliere non vuole sminuire: «Provocare le dimissioni di Doria – sostiene – sarebbe un grande regalo al Pd che ha già dimostrato più volte di mal sopportare il personaggio sindaco e ha tutto l’interesse che questi se ne vada, evitando di ritrovarselo candidato per il prossimo mandato, con le conseguenti spaccature, con o senza primarie. E, io, regali al Pd non ne voglio fare». Per Grillo «se, secondo il Pd, il sindaco opera male e non affronta i problemi, deve avere il coraggio di sfiduciarlo o votare contro delibere importanti come quella del bilancio» ma, soprattutto, «non può utilizzarlo per far passare privatizzazioni di servizi pubblici come Amiu o Amt che, invece, a settimane voteremo in Consiglio comunale».

    Alzi la mano chi vuole mandare Doria a casa

    consiglio-comunale-sala-rossaInsomma, è in quello che dalle nostre parti definiremmo “grande bailamme” che il sindaco si appresta ad affrontare il suo ultimo anno di mandato. Nessuno sembra veramente intenzionato a mandarlo a casa anticipatamente: intanto perché un commissariamento (non ci sarebbero i tempi tecnici per andare alle urne prima della scadenza regolare del mandato) difficilmente farebbe il bene della città; e, poi, perché nessuno, in fin dei conti, sarebbe già pronto ad affrontare una campagna elettorale. Il Pd perché non sa ancora (e, almeno fino al referendum costituzionale di ottobre, difficilmente lo saprà) da che parte è girato; la sinistra perché, come da tradizione, è sempre più divisa tra maggioranza, opposizione e contrasti tra reti comunali e regionali; l’Udc che in Regione si è ormai definitivamente riunita con il centrodestra ma a Tursi ha più volte lanciato una ciambella di soccorso alla giunta Doria; il centrodestra stesso che sta cercando di riorganizzarsi seguendo il grande appeal del governatore Toti ma che deve fare i conti con le divisioni nazionali che potrebbero compromettere definitivamente il rapporto con la Lega; e, last but not least, il Movimento 5 Stelle, alle prese con i contrasti tra “cittadini” del Comune, della Regione e del Parlamento che, peraltro, in caso di nuove elezione, al momento non pare potrebbero ricandidarsi.

    D’altronde, lo ha giustamente sottolineato la capogruppo del Pdl, Lilli Lauro, ieri chi voleva mandare a casa Doria ha perso una grande occasione. «Non possono mancare 5 consiglieri di opposizione sulla delibera più importante dell’anno. Si poteva dare un segnale forte alla città mandando a casa il sindaco. Chi vuole fare opposizione deve stare saldato sulla sedia». Già, ma chi voleva veramente mandarlo a casa?

    Una domanda che molto presto potrà trovare una nuova riposta. Con il reintegro di Anzalone, la maggioranza potrebbe tornare a contare su 18 voti dei 41 totali: ancora troppo pochi per poter guardare con tranquillità al futuro. Ecco, allora, che sulle delibere più delicate, quindi, saranno sempre decisive assenze e astensioni di chi, opposizione o ex maggioranza, in fin dei conti, non vorrà porre fine anticipatamente a questo ciclo amministrativo. D’altronde, l’ha chiarito ancora una volta il sindaco che per portare a casa le prossime delibere delicate su Amiu e sull’attuazione del Blue Print «c’è bisogno di un confronto serrato con il Consiglio comunale, trovando anche un consenso più ampio di quello raggiunto oggi». La consapevolezza è un buon punto di partenza ma, a circa un anno da nuove elezioni, rischia di essere anche un punto di arrivo.


    Simone D’Ambrosio

  • Ordinanza antismog, il Comune dà più tempo per adeguarsi ma le interdizioni non cambiano

    Ordinanza antismog, il Comune dà più tempo per adeguarsi ma le interdizioni non cambiano

    Vespa in corso EuropaProbabilmente si tratta di una delle ordinanze più controverse degli ultimi mesi: il provvedimento antismog del Comune di Genova è stato protagonista di accese discussioni, oltre che di titoli di giornali locali, nazionali e internazionali. Se ne sono occupati addirittura gli inglesi The Guardian e The Daily Telegraph. Insomma, ne è nato un vero e proprio caso che ha mandato su tutte le furie soprattutto i vespisti. Cerchiamo di ricostruire i breve la storia e fissare qualche punto che potrà esserci utile nel racconto di futuri aggiornamenti.

    Il primo capitolo di questo racconto è stato scritto il 30 dicembre 2015 con la firma del sindaco di Genova, Marco Doria, sull’ordinanza che avrebbe dovuto impedire la circolazione in centro a 25 mila auto immatricolate prima del 1997 e a 20 mila moto con motori Euro 0 ed Euro 1, Vespe comprese, a partire da febbraio (qui il testo completo dell’ordinanza). Apriti cielo! Ne è nata una protesta tale da far finire il capoluogo ligure, appunto, sulle pagine di decine di giornali. Appena passato capodanno, il 3 gennaio, i vespisti hanno annunciato una forte manifestazione di dissenso: pugno duro contro il Comune che a sua volta lo aveva usato per stilare l’ordinanza della discordia.

    Il provvedimento originale

    La "zona benzene" del Comune di GenovaGenova non è messa male come Milano o Roma ma l’assessore all’ambiente Italo Porcile si è detto deciso a percorrere una strada radicale per evitare di pagare dopo ciò che grandi città devono affrontare adesso e con somma urgenza. Inevitabile, dunque, lo stop alla circolazione di tutti i ciclomotori e i motocicli con motore termico a due tempi, immatricolati prima del 17 giugno 1999, con omologazione precedente ad Euro 1, dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 19, in quella che viene indicata come “zona benzene” (centro città, centro di Sampierdarena e bassa Valbisagno ma traffico libera sulla sopraelevata). Stesso divieto previsto anche per le auto Euro 1, quelle immatricolate prima del primo gennaio 1997, e per i veicoli commerciali Euro 0.

    Dietrofront temporaneo

    C’è chi ha gridato allo scandalo e ha accusato l’amministrazione cittadina di aver usato i vespisti come capro espiatorio per mantenere buoni rapporti con porto e aziende, che hanno fonti emissive più impattanti. Poi il colpo di freno: il provvedimento è stato rinviato ad aprile. Ma Tursi non intende fare alcun passo indietro, come ribadisce l’assessore all’Ambiente, Italo Porcile: «Si tratta di apportare alcune modifiche all’ordinanza anche se in misura minima. In queste settimana stiamo procedendo a una serie di audizioni in Commissione di enti, associazioni e categorie interessate per valutare i punti da smussare. Probabilmente gli orari di divieto alla circolazione saranno alleggeriti di mezz’ora al mattino e alla sera per le due ruote mentre per le auto pensiamo di introdurre nuove fasce orarie. Ma le ore di punta resteranno interdette». Insomma, il primo round l’hanno vinto i vespisti ma la partita è tutt’altro che conclusa.

    In Primavera pronti fondi ministeriali

    È di pochi giorni fa l’incontro tra l’assessore Porcile e il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti, riunione in cui si è ribadita la situazione critica dei grandi centri urbani italiani legata a traffico e qualità dell’aria e in cui è emersa anche la possibilità di attingere a risorse economiche messe a disposizione da Roma a partire da marzo per ridurre la cappa di smog che sovrasta lo Stivale.
    E, poi, c’è la parte politica: lo stesso Partito Democratico di cui Porcile fa parte ha espresso non pochi dubbi sull’ordinanza. Ma l’assessore non sembra esserne particolarmente scalfito: «Capisco che quando si vanno a toccare le abitudini dei cittadini nasca una rivolta. In questo caso c’è anche il fattore culturale, dato che Genova ha dato i natali alla Vespa. Quello che voglio dire ai vespisti è che non dovranno buttare via il loro mezzo, ma dovranno farne un uso più consapevole».

    Insomma, sulla qualità dell’aria c’è molto da lavorare ma questo non impedirà il blocco che scatterà dal 4 aprile, quando sarà terminato il valzer di audizioni e commissioni. L’assessore Porcile l’aveva detto: «Non sarà un rinvio sine die». Appunto.

    Michela Serra

  • Accademia Ligustica di Belle Arti verso la statizzazione. L’intervista al presidente Giuseppe Pericu

    Accademia Ligustica di Belle Arti verso la statizzazione. L’intervista al presidente Giuseppe Pericu

    Piazza de Ferrari accademia di belle artiDopo la visita di qualche settimana fa documentata in diretta con #EraOnTheRoad e il focus con Giorgio Devoto (responsabile dei corsi di studio) e Giulio Sommariva (direttore del museo), mancava ancora un tassello per completare il nostro approfondimento sull’Accademia Ligustica di Belle Arti, l’’istituzione cittadina che dal lontano 1751 si occupa della formazione artistica nella nostra regione. Abbiamo intervistato il neo presidente Giuseppe Pericu (sindaco di Genova dal 1997 al 2007, eletto il 25 novembre scorso presidente dell’Accademia e già membro dell’Assemblea), per capire quale sarà il futuro della “Ligustica” soffermandoci sul processo di statizzazione, vera e propria chiave di volta.

    Presidente, innanzitutto come sta l’Accademia?

    «Nonostante la sua semplicità, questa è una domanda complessa. Adesso l’Accademia sta bene perché è organizzata in modo da poter rilasciare titoli di studio di livello universitario legalmente riconosciuti, sia per la laurea breve che per la magistrale. Quindi, da questo punto di vista, siamo perfettamente allineati con le accademie statali. Tra le note positive, poi, c’è il museo che è una struttura fondamentale dell’Accademia ed è stato molto vivacizzato grazie alle attività dell’Associazione Amici dell’Accademia che è molto presente. Contemporaneamente, però, ci sono difficoltà legate al flusso di finanziamenti sempre minore rispetto alle esigenze dell’istituzione».

    Siamo sempre alle solite: i finanziamenti scarseggiano, figurarsi per l’arte e la cultura.

    «Pur essendo ristrette al minimo, il Consiglio d’amministrazione e l’Assemblea dei soci svolgono il proprio ruolo a titolo assolutamente gratuito, le spese di gestione sono sempre superiori ai fondi che abbiamo a disposizione. Questi ultimi arrivano soprattutto dal Comune e, poi, in quantità minore da Regione e Provincia. Ci sono poi le rette degli studenti, del tutto simili a quelle dell’Università degli Studi di Genova, il cui numero negli ultimi anni è andato sensibilmente aumentando, soprattutto grazie al riconoscimento del valore legale dei titoli a livello nazione ed europeo, a dimostrazione del fatto che siamo appetibili. Ma il saldo economico è sempre negativo».

    Da questo punto di vista, le difficoltà potrebbero essere definitivamente risolte con il pieno compimento del processo di statizzazione dell’Accademia.

    «Sono stato eletto proprio per portare a termine questo processo. Esiste, infatti, una legge che prevede che le Accademie private, come siamo noi, che siano le soli presenti in una Regione, possano essere statizzate ovvero inserite nel sistema delle Accademie statali non soltanto attraverso il riconoscimento del titolo di studio ma attraverso un processo di aggregazione più complessiva al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Il raggiungimento di questo obiettivo darebbe sicurezza nel tempo all’Accademia».

    Lo Stato, dunque, garantirebbe una maggiore copertura economica?

    «Diciamo, più che altro, che non ci sarebbe più un problema di introiti perché il personale docente e amministrativo sarebbe pagato direttamente dal Ministero».

    E questo accorpamento riguarderebbe solo l’Accademia o comprenderebbe anche il museo?

    «Non possiamo ancora dirlo con certezza perché bisogna aprire il confronto con gli organi statali. Comunque, rispetto al dettato normativa, sembrerebbe che la statalizzazione comprenda solo i profili legati alla parte formativa e non quelli museali. Il museo comunque, che ha una dotazione molto forte che nasce sia come strumento per coadiuvare la formazione che come entità autonoma, ha solo un conservatore e un addetto alla struttura.

    Non resta che capire a che punto siamo all’interno di questo percorso.

    «Abbiamo inoltrato formalmente un’istanza al Ministero e sto seguendo attivamente gli sviluppi ma certamente il confronto con il governo in questo periodo di spending review non è facile. In Italia, nella nostra situazione, c’è solo un’altra realtà che è quella dell’Accademia di Perugia, unica accademia in Umbria che da statale può diventare privata: tutte le altre regioni, invece, hanno già una o più accademie statali».

    E nel frattempo, qualche progetto nel cassetto da realizzare durante il suo mandato?

    «Diciamo che il vero obiettivo è la statizzazione. Per il resto sto ancora prendendo le misure. Cercheremo di fare qualche bella esposizione e di valorizzare al massimo il museo ma i progetti più ambiziosi devono per forza di cose attendere gli sviluppi del rapporto con il Ministero. Ho certamente qualche idea, suggestione più che altro ma non sono ancora comunicabile neppure come ipotesi di progetto».

    Per chiudere, una domanda più personale. Qual è il rapporto di Giuseppe Pericu con l’arte? Sappiamo che da amministratore ha portato Genova alla ribalta internazionale come Capitale europea della cultura nel 2004, e nel privato?

    «Come amministratore pubblico della città di Genova, ho sempre ritenuto la cultura l’unica scommessa possibile da vincere. Per questo, dopo tutta la lotta sostenuta per ottenere nel 2004 il riconoscimento a Capitale europea della cultura, assunsi direttamente io come sindaco il ruolo di assessore alla cultura per preparare al meglio lo svolgersi dell’evento. Come privato cittadino, non può esserci una grande differenza perché la persona resta unica, inscindibile: io sono sempre stato appassionato di fenomeni culturali, fin dalla mia formazione tradizionale fatta al liceo classico. Quindi, l’arte e la cultura fanno parte del mio modo di essere».

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Progetto verde e Progetto piazze: le prime proposte di Marco Doria

    Progetto verde e Progetto piazze: le prime proposte di Marco Doria

    Marco DoriaMarco Doria ha appena trascorso il suo primo giorno da sindaco con la sua nuova giunta comunale. In questi giorni post elettorali immaginiamo che il suo tempo libero sia stato davvero poco, tra nomine, primi documenti da studiare, dichiarazioni da rilasciare, tuttavia il neo sindaco ha trovato il tempo per partecipare ad una delle manifestazioni più interessanti del mese di maggio, “IF – Istruzioni per il futuro”, organizzata a Villa Bombrini dalla Rete Ligure per l’altra economia, promotrice dal 2008 della Fiera “Fa la Cosa Giusta”!.

    Produttori agricoli, imprese artigiane, cooperative sociali, associazioni della mobilità sostenibile, gruppi di acquisto solidale per due giorni si sono interrogati e confrontati su “La città che vogliamo”, la Genova che la nuova amministrazione sarà chiamata ad immaginare e realizzare, la Genova che dovrebbe diventare un esperimento Superbo dal punto di vista sostenibile e sociale.

    Doria non si è tirato indietro al confronto, si è presentato al convegno finale intitolato proprio “La città che vogliamo”, incontro che ha visto anche la partecipazione del Prof.re Stefano Bartolini (docente di Economia politica all’Università di Genova e studioso del concetto di felicità rapportato al mondo economico), di Santo Grammatico (presidente di Legambiente Liguria), di Deborah Lucchetti (presidente della cooperativa Fair Coop) e di Mario Zambrini (esperto valutatore alla Commissione per le Valutazioni dell’Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente e amministratore presso Ambiente srl).

    Il sindaco ha avuto modo di esporre diversi punti interessanti del programma che intenderebbe realizzare in città, tra cui il tema che in questi giorni ha maggiormente trovato spazio nelle pagine dei giornali locali: la Gronda e il presunto ricatto di Società Autostrade sul nodo di San Benigno. Doria ne ha parlato, citando anticipazioni del Secolo XIX e gli strascichi della questione si sono sentiti anche il giorno dopo, e quello successivo ancora. Un botta e risposta a suon di smentite e lettere.

    Nella città prospettata il week-end scorso in effetti la Gronda non ci sarebbe e questo dato è stato fortemente ribadito dagli organizzatori dell’evento. Anche i 18 liberi professionisti chiamati dal professore a redigere delle osservazioni al Piano Urbanistico Comunale hanno espresso scetticismo sulla fattibilità dell’opera di Società Autostrade. Ma il PUC doriano non parla solo di Gronda e grandi opere pubbliche, ma anche di recupero di spazi condivisi e socialità e sviluppo delle aree verdi cittadine, destinate allo svago e all’agricoltura: il Progetto Piazze e il Progetto Verde. Due progetti da attuare nell’arco dell’intero ciclo amministrativo e che hanno come denominatore comune gli spazi da condividere… «Dobbiamo recuperare non solo idealmente la dimensione pubblica degli spazi, dobbiamo tornare a vivere nella nostra città», ha detto il sindaco.

    PIANO VERDE. Prioritaria per Doria è la preservazione degli spazi verdi e agricoli presenti sul territorio comunale. Questo si traduce in primo luogo nel sostegno alle attività agricole all’interno del perimetro cittadino e un incentivo continuo a pratiche che privilegiano la filiera corta e una produzione agricola biologica. L’agricoltura in città, e in particolare il costante sviluppo degli orti urbani, ha una funzione di presidio del territorio e inoltre riveste un’importanza strategica anche dal punto di vista economico perché rappresenta uno sbocco occupazionale da tutelare, come gli altri. Il piano prevede poi un’attenzione particolare alla conservazione dei parchi urbani – il parco di Nervi, la villa Duchessa di Galliera a Voltri solo per citarne qualcuno –, dei giardini pubblici e delle aiuole. Importante sarà risvegliare in tutti i cittadini genovesi la consapevolezza del patrimonio naturale del Comune e incentivarne l’utilizzo rispettoso.

    PIANO PIAZZE. Il neo sindaco ha inoltre posto l’accento sul recupero dei tradizionali spazi di socialità cittadina che caratterizzavano le nostre città fino a 30, 40 anni fa: le piazze come luogo ludico privilegiato per il divertimento dei bambini e la convivialità degli abitanti. Coinvolgendo il mondo accademico, Doria vorrebbe in prima istanza effettuare una ricognizione delle piazze cittadine e del loro effettivo utilizzo; farne insomma una fotografia della maggiore o minore fruibilità attuale. L’obiettivo della ricerca è di individuare un paio di piazze genovesi che possano essere oggetto di specifici atti d’intervento con lo scopo di farle ritornare luogo di aggregazione sociale.

    MOBILITA’ SOSTENIBILE. Come ci ha confermato Santo Grammatico di Legambiente, tra le innovazioni sostenibili del sindaco ci sarebbero anche la realizzazione di zone a traffico moderato ad una velocità massima di 30 km/h e la possibilità di realizzare o migliorare le piste ciclabili laddove la larghezza della carreggiata lo consente (perché Genova, a dispetto degli stereotipi fortemente sedimentati, è una città che si può percorrere in bici!). Moderare la velocità dei veicoli privati permetterebbe una convivenza più sicura e civile tra i diversi sistemi di trasporto, le bici e i pedoni. Si incentiverebbe l’utilizzo dei mezzi pubblici, si ridurrebbero gli incidenti e gli inquinamenti, e soprattutto si recupererebbero spazi privilegiati da destinare alla socialità cittadina, grazie alla diminuzione delle vetture private in circolazione. Un passo in più per migliorare la vivibilità di Genova e permettere ai suoi abitanti di goderne “a misura d’uomo”.

    Antonino Ferrara

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Ecco la giunta di Marco Doria: alla scoperta dei nuovi assessori comunali

    Ecco la giunta di Marco Doria: alla scoperta dei nuovi assessori comunali

    Una giunta tecnica, in pieno stile romano. Oltre al sindaco, infatti, sono ben tre i professori che lavoreranno a Tursi. Ecco nome per nome qualche informazione utile sui membri della nuova squadra. Intanto il sindaco dichiara: «Nella scelta delle persone ho guardato al rigore e alla serietà. Ho guardato alle competenze e ho anche guardato, come avevo detto, ad un elemento che mi sembra importante. L’obiettivo era garantire una larga presenza femminile. Su 11 assessori 6 sono donne».

    Proprio nel giorno della presentazione ufficiale e dell’inizio dei lavori del Consiglio, Era Superba propone la prima uscita di Liberi Tursi” una nuova rubrica che avrà come obiettivo quello di portare ogni settimana il Consiglio comunale nelle vostre case per ridurre la distanza, oggi enorme, fra cittadinanza e politica. Non ci limiteremo a raccontare quello che accadrà fra i banchi di Tursi, ma ci impegneremo a spiegarlo, a renderlo il più chiaro e trasparente possibile.

    La composizione della giunta di Marco Doria:

    MOBILITA’ E TRAFFICO: Anna Maria Dagnino

    Assessore provinciale uscente con deleghe a: Programmazione della Mobilità – Trasporti Pubblici e Privati – Turismo – Commercio e Artigianato – Coordinamento Eventi Fieristici ed Espositivi. Laureata in Storia dell’Arte è docente di Storia dell’Arte presso il liceo classico A. D’Oria di Genova. Già consigliere comunale dal 2002 al 2007 nella giunta Pericu.

    SCUOLA, SPORT, POLITICHE GIOVANILI: Pino Boero

    Preside della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Genova dal 2002 al 2008, oggi pro rettore delegato alla formazione e professore di letteratura per l’infanzia e Pedagogia della lettura.

    POLITICHE DELLA CASA: Renata Paola Dameri

    Docente universitaria, ricercatrice di Economia Aziendale presso la facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Genova e docente di Ragioneria Generale e Sistemi informativi aziendali.

    LEGALITA’ E DIRITTI: Elena Fiorini

    Avvocato dal 1997, candidata con la lista Marco Doria alle amministrative, si occupa di diritto penale, diritto di famiglia e dei minori e della condizione giuridica dei migranti. Un passato da educatrice con il “Ce.sto”, laureata in giurisprudenza.

    VICE SINDACO E URBANISTICA: Stefano Bernini

    Svolge attività politica a tempo pieno dal 1989 e dal 2002 ad oggi è Presiedente del Municipio Medio Ponente.

    LAVORI PUBBLICI: Gianni Crivello

    Presidente del Municipio Val Polcevera, iscritto SEL

    CULTURA E TURISMO: Carla Sibilla

    Dirigente dell’Acquario di Genova dal quale andrà in aspettativa e presidente del Convention Bureau Genova.

    SVILUPPO ECONOMICO: Francesco Oddone

    Ex consigliere di amministrazione di Spim, società immobiliare che gestisce il patrimonio del Comune e presidente del consiglio di amministrazione di Datasiel, l’azienda informatica della Regione Liguria, da cui si dimetterà.

    AMBIENTE: Valeria Garotta

    Genovese, 34 anni, iscritta PD, ingegnere idraulico. Ha dedicato 5 anni alla ricerca universitaria nel campo dell’idraulica fluviale,  lavora in una società di Ingegneria, dove si occupa di progetti di ricerca e sviluppo per conto di Ansaldo Energia.

    FINANZE E BILANCIO: Franco Miceli

    Unico assessore della giunta Vincenzi confermato.

    PERSONALE: Isabella Lanzone

    Genovese, 38 anni, già dirigente amministrativo di Asl 3 poi responsabile gestione risorse umane dell’Asl 4 medio Friuli di Udine.

  • Marco Doria, ecco il nuovo sindaco di Genova

    Marco Doria, ecco il nuovo sindaco di Genova

    Marco Doria

    Un risultato che non sorprende quello del ballottaggio per le elezioni amministrative di Genova, anche se non si è trattato di un plebiscito: Marco Doria supera l’avversario Enrico Musso con un 59,7%. E non sorprende neanche il dato nero sull’affluenza alle urne, in picchiata rispetto alle amministrative del 2007 e in netto calo rispetto alle ultime elezioni del 6 e 7 maggio: meno del 40% dei genovesi aventi diritto è andato a votare.

    I cittadini che al primo turno avevano votato il Movimento 5 Stelle hanno sicuramente contribuito a far salire la percentuale degli astenuti – nè Doria nè Musso sono infatti riusciti nell’impresa di assorbire i voti dei cosiddetti “grillini” – ma dietro alla peggiore affluenza della storia di Genova si nasconde un sentimento di apatia politica e di sfiducia che interessa tutte le fasce dell’elettorato. Ed è in questo clima di desolante distacco e “menefreghismo” che Marco Doria vive la sua prima mattina da sindaco.

    Non si hanno ancora certezze su quella che sarà la nuova Giunta; sembra molto probabile l’insediamento di Carlo Repetti (direttore del Teatro Stabile di Genova) nel ruolo di vicesindaco, quello di Gianni Crivello (ex presidente Municipio Val Polcevera) ai lavori pubblici, di Stefano Bernini (ex presidente Municipio Medio Ponente) al lavoro e la conferma di Franco Miceli al bilancio, mentre le prime anticipazioni parlano di Valeria Garotta all’ambiente (importante ricordare che questo assessorato prenderà sulle spalle anche le competenze fino a oggi della Provincia), Gianni Vassallo (che sarebbe confermato) al commercio e Clizia Nicolella ai servizi sociali (medico, candidata della lista Doria). Interessante anche la figura dell’avvocato Alessandra Ballerini, da sempre vicina alle cause delle persone disagiate e sostenitrice dei diritti degli immigrati, che ha buone possibilità di ottenere un incarico politico.

    Nell’attesa di conoscere le decisioni finali di Doria e di assistere alla presentazione ufficiale della squadra, ecco l’intervista realizzata da Era Superba al nuovo sindaco di Genova poco prima delle elezioni amministrative:

    CHI E’ MARCO DORIA?

    E’ discendente dall’antica casata dei Doria e figlio di Giorgio Doria che negli anni sessanta venne diseredato dalla famiglia dopo essersi iscritto al Partito Comunista Italiano. Sposato, con tre figli, vive a Genova a un centinaio di metri da Palazzo Tursi. Diplomato presso il liceo Andrea D’Oria nel 1976, si laurea nel 1981 in Lettere e Filosofia e lavora come borsista dell’archivio storico dell’Ansaldo. Insegna lettere alle scuole superiori fino al 1995, anno in cui diventa ricercatore universitario in storia economica nella Facoltà di Economia dell’Università di Genova. Nel 2010 ottiene l’idoneità a professore ordinario. É membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Ansaldo dal 2000 al 2007 e, successivamente, membro della Commissione scientifica a partire dal 2008.

     

  • Elezioni Genova, Doria e Musso si sfidano al ballottaggio

    Elezioni Genova, Doria e Musso si sfidano al ballottaggio

    Enrico MussoDomenica 20 e lunedì 21 maggio Marco Doria ed Enrico Musso si sfideranno al ballottaggio per la poltrona di Palazzo Tursi. Genovesi, dunque, nuovamente chiamati al voto, una chiamata che, come abbiamo visto, non ha riscosso troppo successo nel “weekend” elettorale appena trascorso; l’affluenza alle urne è molto bassa, nella provincia di Genova al voto il 56,23% degli elettori contro il 62,66% del 2007.

    I due eterni colleghi, non solo per la corsa a Tursi ma anche nella vita di tutti i giorni presso la Facoltà di Economia di Genova, confermano la tendenza nazionale che premia i “professori politici”. Vicinissimo al colpaccio il Movimento 5 Stelle il cui candidato Paolo Putti si è reso protagonista di un avvincente testa a testa per il ruolo di sfidante.

    IL RISULTATO FINALE DEL PRIMO TURNO

    Marco Doria 48,4%, Enrico Musso 14,9%, Paolo Putti 13,9%, Pierluigi Vinai 12,6%, Edoardo Rixi 4,6%, Simonetta Saveri 1,23%, Giuseppe Viscardi 0,9%, Susy De Martini 0,8%, Orlando Portento 0,6%, Armando Siri 0,6%, Roberto Delogu 0,5%, Giuliana Sanguineti 0,3%, Simohamed Kaabour 0,2%

    DATI DEFINITIVI AFFLUENZA NEL COMUNE DI GENOVA

    Genova: 55,75% (61,75% nel 2007)

    Municipi:
    Ponente: 29.949 votanti 57,55%
    Medio Ponente: 27.853 – 56,42%
    Valpolcevera: 26.635 – 55,05%
    Centro Ovest: 28.446 – 55,17%
    Centro Est: 41.637 – 56,75%
    Bassa Val Bisagno: 35.566 – 51,95%
    Levante: 31.834- 57,11%
    Medio Levante: 30.740 – 54,06%
    Val Bisagno: 26.223 – 54,63%

  • Elezioni Genova 2012: chiusi tutti i seggi, exit-poll e proiezioni

    Elezioni Genova 2012: chiusi tutti i seggi, exit-poll e proiezioni

    Elezioni amministrative 6 maggio 2012I dati sull’affluenza alle urne parlano di circa 20.000 elettori in meno rispetto al 2007. Si attendono ancora i dati definitivi aggiornati al pomeriggio di oggi.

    Exit-poll e risultati in tempo reale:

    Ore 15:30 – Chiusi i seggi da mezzora. Le prime ipotesi diffuse da La7 danno Marco Doria tra il 57% e il 62%

    Ore 16:00 – Paolo Putti, secondo le medesime ipotesi di La7, si aggirerebbe intorno al 7%, Enrico Musso al 18% e Pierluigi Vinai al 14%

    Ore 16:09 – Prime proiezioni Rai su un campione del 5% (Centro Storico): Marco Doria 44,2%, Paolo Putti 14,9%, Enrico Musso 14,7%, Pierluigi Vinai 11,3%, Edoardo Rixi 5,7%, Susy De Martini 1,2%

    Ore 17:00 – Proiezioni aggiornate (campione 7%): Doria 46,5%, Musso 15,8%, Putti 14%, Vinai 10,8%, Rixi 5,2%, De Martini 1,1%

    Ore 17:20 – Paolo Putti: «Non ho mai badato più di tanto ai sondaggi ma mi aspettavo che la gente avesse voglia di cambiare ed impegnarsi in prima persona. Comunque vada sarà un successo: se la comunità si attiva, se si riappropria della voglia di fare politica. Durante la campagna elettorale abbiamo incontrato tante persone che ci hanno caricato di responsabilità – continua Putti – Mi hanno detto “ti votiamo però non ci deludere”. Ora sentiamo questa responsabilità sulle nostre spalle, c’è un po’ di ansia, non paura. Sia nel caso dovessimo andare al ballottaggio, ma anche in caso contrario, dovremo impegnarci per non deludere le loro aspettative…»

    Ore 17:30 – Campione del 15% dei seggi. Stabile Putti (14%), leggera flessione per Musso (15,4%) e leggero passo avanti di Doria (46,8%). Vinai sale all’ 11,5%, Rixi scende al 4,8%

    Ore 18:00 – Sale Musso al 16,1%. L’ultima proiezione vede Doria al 46%, Musso al 16,1%, Putti 13,9%, Vinai 11,9%, Rixi 5%

    Ore 18:15 – Settima proiezione Rai (20% dei seggi): Doria 46,1%, Musso 16,7%, Putti 13,3%, Vinai 12,3%, Rixi 4,7%, De Martini 0,8%

    Ore 18:40 – Doria 46,5%, Musso 16%, rimane un punto percentuale tra Putti (13,6%) e Vinai (12,6%)

    Ore 19:30 – Enrico Musso: «Mi aspettavo una percentuale leggermente migliore, intorno al 20%. Ad ogni modo è ancora tutto in bilico. Un eventuale ballottaggio sarà difficile da vincere, perché i voti da recuperare sono molti, ma non impossibile. Nel caso dovessi andare io e non il collega Putti, che stimo molto, chiederò l’aiuto di tutti i genovesi…»

    Ore 20:15 – 55% dei seggi: Doria 47,6%, Musso 15,9%, Putti 13,7%, Vinai 12,4%, Rixi 4,7%, Saveri 1,1%

    Ore 20:49 – 60% dei seggi: Doria 49,2%, Musso 14,4%, Putti 13,9%, Vinai 12,2%, Rixi 4,6%, Saveri 1,1%

    Ore 21:40 – 400 seggi su 653: Doria 48,9%, Musso 14,6%, Putti 13,8, Vinai 12,4%, Rixi 4,6%, Saveri 1,2%

  • Bilancio 2011 del Comune di Genova: stock di debito di oltre 1,3 miliardi

    Bilancio 2011 del Comune di Genova: stock di debito di oltre 1,3 miliardi

    Palazzo TursiIl 12 aprile 2012 la Giunta Vincenzi ha approvato il bilancio consuntivo del 2011, ultimo grande atto prima del passaggio di testimone al nuovo sindaco, che verrà eletto il 7 maggio.

    Genova vive un periodo di grandi cambiamenti sia dal punto di vista politico che da quello economico-finanziario: come noto, il Governo Monti ha apportato drastiche riduzioni alla spesa pubblica (si prevede che il Comune di Genova avrà 83 milioni di euro in meno dallo Stato nel 2012) e introdotto novità come l’Imu, sulla quale vigono ancora molti dubbi circa le aliquote e le applicazioni, ma che comporterà maggiori entrate per lo Stato e minori per i Comuni.

    Partendo da questi presupposti è interessante conoscere la situazione attuale economica e finanziaria del Comune di Genova (i dati relativi al conto economico e allo stato Patrimoniale sono consultabili integralmente sul sito dell’Ente), un Comune fortemente indebitato ormai da oltre 10 anni, con uno stock di debito di oltre 1,3 miliardi di euro (il debito è oltre il 150% delle entrate correnti nel conto economico). Tuttavia, in questi anni, l’indebitamento è sceso da un miliardo e 387 milioni alla fine del 2007, a un miliardo 321 milioni del dicembre del 2011, con una riduzione di circa 4,5%.

    Ma cerchiamo di capire meglio e proviamo ad analizzare il bilancio del Comune. I dati in analisi sono riferiti ai bilanci consuntivi del 2012 e 2011 e a quello preventivo del 2011. Il bilancio preventivo contiene le spese e le entrate che si prevede di realizzare nel corso dell’anno, per questo circa a metà dell’anno, a giugno-luglio, si attua una manovra di assestamento che in base all’andamento dei primi mesi rimodula le poste. Nel bilancio consuntivo invece si verificano le entrate ed uscite effettive e si determinano gli avanzi o disavanzi rispetto alla previsione approvata. Partiamo dal conto economico…

    CONTO ECONOMICO (ENTRATE)

    1. Entrate correnti
    Imposte 1
    consuntivo 2010 preventivo 2011 Consuntivo 2011
    ICI 120 120 119
     Add Irpef 56 56 56
    Comp.Irpef/Iva 18 18 42
    Altre 6 5 5
    TIA 103 106 106
    Tassa affissioni 1 1 1
    Totale 304 306 332
    Trasferimenti 2
    Stato 254 218 25
    Stato – fondosperimentale 182(tot 207)
    Regione 91 77 87
    Altri 3 23 3
    Totale 348 318 298
    Altre entrate 3
    Proventi servizi pubblici 49 70 68
    Utili netti da partecipate 11 18 11
    Proventi beni comunali 34 33 32
    Altre 58 24 35
    Totale 152 145 146
    Totale entrate correnti 804 769 778

    La voce “imposte 1″ è composta da tutte le entrate derivanti da imposte e tasse. L’ Ici è l’imposta comunale sugli immobili che da quest’anno viene sostituita dall’Imu.  Addizionali Irpef (Imposta su reddito delle persone fisiche): vengono trattenute dalla busta paga dei lavoratori, nel 2011 è dello 0,7%, nel 2012 è  dello 0,8%, con un introito prevedibile a regime per il Comune di altri 8-9 mln di euro. Compensazioni Iva /Irpef:  la compensazione Irpef è diminuita passando da 18 a 0 per effetto del decreto che ha ridotto del 17% (dal 99% all’82%) l’importo dovuto con l’acconto di fine novembre, mentre l’Iva è aumentata da 0 del 2010 a 39 del 2011.

    Comp.Irpef 18 18 0
    Comp Iva 0 0 39

     

     

    La Tia, invece, è la tariffa igiene ambientale che ha sostituito la tarsu. La voce “trasferimenti 2” si riferisce alle entrate derivanti da trasferimenti di fondi dallo Stato, dalla Regione o da altri enti pubblici per la copertura di spese correnti. Dal 2010 al 2011 sono diminuiti di 50 milioni di euro. In particolare è lo Stato ad aver ridotto i propri trasferimenti: nel  2010 erano 254 milioni, nel 2011 sono stati 207 (contro i 218 che erano stati preventivati) di cui 182 per il fondo sperimentale di riequilibro e 25 milioni ad altro titolo.

    Determinante in questa situazione è stata la Regione Liguria che ha trasferito più di quanto era in previsione, con un contributo straordinario di circa 12 milioni di euro, che è servito per sistemare anche i conti di AMT.

    Le previsioni per il 2012, come evidenzia anche la nota del Comune , sono di considerevole riduzione  dei trasferimenti da parte dello Stato; si parla di ben 83 milioni di euro,  cioè 33 milioni più di quanto aveva già previsto Tremonti  nella manovra per il 2012.

    Il primo punto alla voce “Altre entrate 3” riguarda i Proventi servizi pubblici, ovvero tariffe che i cittadini pagano per accedere ai servizi del Comune come refezione scolastica delle scuole elementari, musei, piscine. Vi rientrano anche parte delle sanzioni amministrative per violazione al codice della strada, che vengono in parte destinate ai fini della sicurezza della circolazione stradale, alla redazione dei piani urbani del traffico, alla fornitura dei mezzi per i servizi di polizia stradale, al miglioramento della segnaletica stradale, e alla tutela degli utenti deboli (bambini, anziani, disabili, pedoni e ciclisti). Il secondo punto è Proventi beni comunali, quindi redditività del patrimonio dato in concessione, mentre per Utili netti da partecipate si intendono i proventi delle partecipazioni in altre società.

    In definitiva, le entrate dal 2010 al 2011 sono diminuite di 35 milioni di euro a livello di preventivo e di 26 milioni a livello di consuntivo, a causa principalmente della riduzione dei trasferimenti dallo Stato e in piccola parte dalla Regione.

    Il grado di copertura delle spese correnti senza contare sui trasferimenti di Stato e Regioni è del 57%, e considerando la popolazione genovese a quota 607 mila, l’esborso medio che ogni singolo cittadino paga in un anno per i servizi direttamente erogati dal Comune è di 741 euro.

     

    CONTO ECONOMICO (USCITE)

    Per natura Cons 2010 Prev 2011 Cons 2011
    Personale 246 245 238
    Prestazioni di servizi 281 354 382
    (compresa il servizio smaltimento rifiuti)
    Locazioni 12 12 13
    Trasferimenti 118 22 33
    interessi passivi 43 51 44
    altre uscite 38 40 23
    Totale uscite correnti 738 724 733
    per destinazione Cons 2010 Prev  2011 Cons 2011
    Funzioni generali 204 220 201
    Polizia locale 49 45 48
    Istruzione 78 78 78
    Cultura e beni culturali 28 24 26
    Trasporti e viabilità 122 116 123
    gestione del territorio 148 148 151
    settore sociale 86 72 82
    sviluppo economico 10 8 9
    settore sportivo 3 4 4
    turismo 5 3 4
    giustizia 6 6 6
    Totale 738 724 733

    Tra le spese spiccano quelle di trasporti e viabilità e quelle della gestione del territorio, mentre è evidente che il Comune di Genova non investa nel turismo, nello sport e nella cultura.

    Le spese medie del Comune di Genova per ogni cittadino si attestano intorno ai 1207 euro. Salta all’occhio, infine, la situazione di Amt che, prendendo come riferimento l’anno 2010, ha prodotto un fatturato di 186.350.297 e ha ottenuto dei trasferimenti per  118.423.660.

     

    ENTRATE IN CONTO CAPITALE (riguardano gli investimenti)

     

     

     

     

    Consuntivo 2010

    Previsione 2011

    Consuntivo 2011

    Alienazioni terreni /fabbricati

    15

    79

    5

     

     

     

    Trasferimenti UE

    34

     

    0

     

     

     

     

    Trasferimenti stato

    28

    69

    97

     

     

     

     

    Trasferimenti regione

    10

    26

    24

     

     

     

     

    Altri trasferimenti

    5

    31

    21

    Contributi edilizi

    11

     

     

    Altre entrate

    2

     

     

    Riscossione crediti

    135

    150

    15

    Sub Totale

     240

     355

     162

     

     

     

     

    Nuovi mutui

    73

    35

    71

    Sopr. da rinegoziazione mutui

    5

    1,5

    0

    Anticipazioni di cassa

    0

    0

     

    Totale

    318

    391,5

    233

    USCITE IN CONTO CAPITALE

    2010

    p 2011

    c 2011

    Investimenti

    96

    195

    214

    rimborso mutui

    73

    74

    74

    concessione di crediti

    135

    150

    15

    Totale

    304

    419

    303

    Il Comune di Genova ha un debito consolidato molto alto, cioè non si impegna a rimborsare il valore dei debiti (titoli) a data certa, ma solo al pagamento degli interessi in misura fissa. Per evitare un incremento del debito, nel 2011 si era pianificato di effettuare investimenti solo per importi pari o inferiori alle entrate in conto capitale, cioè le entrate che derivano da alienazioni di patrimonio, trasferimenti dallo Stato, dalla Regione e da altri enti del settore pubblico, destinati a finanziare investimenti, nonché dal ricorso al credito

    Il saldo delle entrate e delle uscite in conto capitale nel 2011 e’ stato decisamente negativo a causa delle mancate dismissioni immobiliari previste nel bilancio preventivo (-74)  e per questo motivo il bilancio del Comune ha rischiato di sforare il patto di stabilità e di non poter sbloccare le risorse finanziarie necessarie a pagare i fornitori.

    L’assessore al Bilancio Miceli ha dichiarato che è stato possibile  far fronte a questo problema grazie a «un lungo elenco di riscossioni non previste, che vanno da un rimborso Iva pari a 6 milioni, una restituzione di Ici del 2008 relativo alla prima casa per 8 milioni di euro, più altre entrate straordinarie come gli oneri di urbanizzazione che hanno consentito di pareggiare i mancati introiti». (vedi conto economico)

    STATO PATRIMONIALE

    COMUNE DI GENOVA – ATTIVO

    2009

    2010

    2011

    Immobilizzazioni materiali:

     

     

     

    Beni indisponibili

    2.576

    2.574

    3.147

    Immobilizzazioni in corso ed altri beni

    429

    514

    565

    Immobilizzazioni non disponibili

    3.005

    3.089

    3.712

    Beni disponibili

    119

    113

    127

    Totale immobilizzazioni materiali (mln euro)

    3.124

    3.202

    3.839

     

     

     

     

    Immobilizzazioni finanziarie:

     

     

     

    Partecipazioni

    573

    565

    563

    Crediti ed altre immobilizzazioni finanziarie

    12

    22

    2

    Totale immobilizzazioni finanziarie (mln euro)

    585

    587

    565

     

     

     

     

    Attivo circolante:

     

     

     

    Crediti verso contribuenti

    106

    100

    83

    Crediti verso lo Stato e la Regione

    333

    239

    218

    Crediti netti verso altri, debitori diversi, IVA ed altre attività

    382

    263

    174

    Banche e Cassa Depositi e Prestiti

    51

    187

    216

    Totale attivo circolante (mln euro)

    872

    788

    691

    Comune di Genova – TOTALE ATTIVO

    4.580

     4.577

     5.095

     

     

     

     

    Comune di Genova – PASSIVO

    2009

    2012

     2011

    Patrimonio netto e conferimenti (mln euro)

    2.948

    2.958

     3.548

     

     

     

    Debiti:

     

     

     

    Debiti di finanziamento

    1.329

    1.328

     1.320

    Debiti di funzionamento

    240

    198

       165

    Debiti verso aziende controllate, collegate, speciali ed altre

    36

    50

         45

    Altri debiti, ratei e risconti

    29

    44

         17

    Totale debiti (mln euro)

    1.633

    1.619

    1.547

    Comune di Genova – TOTALE PASSIVO

    1.633

    1.619

     1.547

    Dalla lettura dello Stato Patrimoniale si può facilmente constatare quanto già detto nell’apertura di questo articolo, ovvero che il Comune di Genova presenta uno stock di debito di oltre 1,3 miliardi di euro.

    Manuela Stella

     

    I dati presentati sono stati analizzati facendo riferimento agli studi condotti dalla Commissione analisi Bilancio del Comune di Genova di “Primavera Politica”.