Dicembre 2009: Amt annuncia che entro pochi mesi sarà in vigore Belt (acronimo di Bigliettazione Elettronica Liguria Trasporti), un biglietto elettronico che nel tempo consentirà – possedendo un’unica tessera – di viaggiare sulla rete di autobus e ferroviaria in tutta la Regione, di pagare i parcheggi e usufruire dei servizi di car sharing e bike sharing.
Il progetto sarà sviluppato in tre fasi: sostituzione di tutti gli abbonamenti annuali Amt con la tessera Belt; introduzione di Belt negli abbonamenti mensili e settimanali; caricamento sulla tessera anche dei singoli titoli di viaggio e dei carnet. La Regione Liguria ha investito quasi2 milioni di euro per la fase sperimentale per i titoli di viaggio sulla filovia Taggia-Sanremo (più precisamente, 1.660.000 €)e ne prevede altrettanti per il prossimo biennio, per estendere Belt alla rete di autobus genovese.
Come funziona? Ogni tessera conterrà un chip elettronico, che alla scadenza dell’abbonamento o titolo di viaggio deve essere “ricaricato”. La ricarica può avvenire presso le biglietterie centrali Amt o attraverso appositi palmari da collegare al computer di casa.
Maggio 2012: Amt introduce il biglietto via sms aderendo alla piattaforma nazionale Bemoov. Con un sovrapprezzo di 10 centesimi sulla tariffa ordinaria è possibile acquistare un biglietto valido 110 minuti inviando un sms al numero 320 2043497 contenente nel testo la parola “Amt”.
IL PRESENTE
Il progetto Belt fa parte di una rete di miglioramenti tecnologici che la Regione Liguria ha adottato a partire dal 2005 per le sue reti di trasporto, che riguardano anche la Filovia Taggia – Sanremo, il Trenino di Casella, la ferrovia in Valpolcevera e altre infrastrutture. Tramite Datasiel è stato emesso nel 2006 un bando di gara, vinto dalla società Tsf (poi assorbita in Almaviva Spa, che già prima ne deteneva il 61% delle quote azionarie): la base d’asta era 950.000 €, l’azienda ne ha offerte 740.000 €.
A maggio 2012 è stata realizzata solo la prima delle tre fasi del progetto, con l’integrazione di Belt in tutti gli abbonamenti annuali Amt e della ferrovia Genova – Casella. Il rapporto contrattuale di fornitura con Almaviva si è concluso lo scorso 15 dicembre (il contratto sarà in vigore finché non sarà stata pagata l’ultima fattura). È pertanto difficile stabilire se e quando si proseguirà con le successive due fasi.
Abbiamo inoltre interpellato Amt e il Consorzio Movincom (che gestisce la piattaforma Bemoov) per capire se il servizio di acquisto biglietto via sms è stato utilizzato dagli utenti: a oggi, quasi un anno dopo dalla sua attivazione, gli iscritti al servizio risultano circa 700, per un totale di 9.000 transazioni, senza però un andamento costante nei vari mesi.
Inoltre dal 1 marzo il prezzo del biglietto acquistato via sms è sceso a 1,50 €, uniformandosi al prezzo attuale del singolo titolo di viaggio. Un prezzo che potrebbe però modificare a partire dal 1 aprile, se non cambierà in tempi brevi la decisione di non rinnovare l’integrato Amt-Trenitalia.
Il Web non si limita a collegare macchine, connette persone: questa frase pronunciata da Tim Berners-Lee, tra i creatori del termine World Wide Web, è lo slogan di Vivere in rete, una serie di conferenze che la Fondazione Edoardo Garrone tiene a Palazzo Ducale a partire da oggi. Un ciclo di incontri per indagare il web, le nuove tecnologie e le trasformazioni avvenute in campo culturale, politico, economico e sociale.
Tutte le conferenze sono a ingresso libero e iniziano alle 21.
Questo il programma dettagliato.
13 febbraio: La bella brevità: la sintesi da Tacito a Twitter
Beppe Severgnini
27 febbraio: Anima e iPad
Maurizio Ferraris
11 marzo: Esiste ancora la privacy?
Stefano Rodotà
27 marzo: La democrazia al tempo del web
Michele Ainis
L’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), fondazione di diritto privato istituita congiuntamente dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, è uno dei centri di ricerca scientifica più attivi in Italia e rinomato a livello internazionale. Ma cosa sanno i genovesi del centro di Via Morego 30?
L’istituto – fucina di nuove scoperte, crogiolo di intelligenze nostrane e internazionali- spesso non riceve dalla città l’attenzione che meriterebbe in quanto avamposto di eccellenza nella ricerca scientifica, di cui la nostra nazione è –ahimè- così carente. L’IIT, infatti, salta agli onori delle cronache locali in occasione delle visite da parte di ministri o altre personalità (come di recente i ministri Profumo e Passera, Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera, e Fabrizio Barca, ministro per la coesione territoriale, in visita lo scorso 29 gennaio 2013). Viceversa, è spesso citato sulle pagine dei giornali nazionali (da Sette, magazine del Corriere, al Sole 24 Ore, ecc.), che ne lodano le brillanti scoperte.
L’IIT di Genova occupa 1141 persone e può vantare una struttura articolata al suo interno in dieci dipartimenti principali (dalla nanofisica alla robotica avanzata), i quali si occupano di discipline diverse, a coprire la maggior parte dei settori scientifici fondamentali delle scienze tecniche (ingegneria, informatica, ecc.) e della vita (medicina, neuroscienze, biologia). Inoltre, accanto al laboratorio centrale di Genova, si contato altri dieci centri della rete IIT, dislocati su tutto il territorio italiano, dal Trentino alla Puglia. I centri si trovano presso realtà accademiche e scientifiche di eccellenza e sono dotati di personale di ricerca proprio e strumentazione all’avanguardia. Lo staff IIT presenta un’età globale inferiore ai 34 anni, con una presenza forte di profili giovani di ricercatori, e anche i ruoli apicali sono ricoperti da personale con un’età media inferiore ai 50. Dato ancora più rilevante, i ricercatori dell’IIT provengono da circa 50 nazioni diverse.
Forte l’internazionalità, dunque, ma non solo: infatti, la quota dei ricercatori provenienti dall’estero raggiunge il 42%, di cui il 24% è costituito da stranieri veri e propri e il restante 18% da italiani occupati all’estero e rientranti nel loro paese d’origine. Un dato significativo, in un contesto in cui si parla sempre più spesso di “fuga dei cervelli”.
Grazie ai successi riscontrati, già nel dicembre 2011 il fund raising per IIT ammontava a ben 40 milioni di euro per i progetti previsti a partire dal 2012, ricavati da finanziamenti pubblici (100 milioni all’anno provenienti dalle casse statali, secondo quanto stabilito dalla Legge 326) e privati. IIT, attivo da fine 2005, è stato creato sul modello tedesco del Max Plank Institut. Ad aggiudicarsi i natali dell’Istituto, proprio Genova, che ha sbaragliato all’epoca la concorrenza di Pisa grazie alla presenza di Ansaldo, Siemens e altre importanti realtà industriali, che l’hanno resa preferibile alla città toscana.
Abbiamo varcato le soglie dell’IIT e siamo andati a vedere cosa succede dentro i cancelli di Via Morego. Prendendo parte direttamente ad un esperimento…
Monica Gori, Istituto Italiano di Tecnologia
L’ESPERIMENTO
Dieci persone in totale; l’impegno previsto, di un’ora e trenta minuti: a ogni soggetto viene richiesto di valutare la posizione di suoni (principalmente, ma poi anche di stimolazioni tattili nel braccio) nello spazio e di identificarne la provenienza. Si tratta di un esperimento svolto dalla sezione Robotics, Brain and Cognitive Sciences (RBCS) dell’IIT, nel laboratorio di percezione visivo-tattile (Visuo-Haptic Perception Lab). Ad accoglierci, Monica Gori, ricercatrice post-doc del dipartimento di RBCS, in IIT da ormai 8 anni, cioè praticamente dalla nascita del centro: psicologa tra ingegneri, Monica, dopo il dottorato nel 2004, dal 2006 è entrata a far parte del primo nucleo dello staff IIT. Il suo lavoro si concentra sullo studio delle disabilità nei bambini molto piccoli, in età compresa tra uno e otto anni: all’inizio, racconta la ricercatrice, la sua ricerca si è concentrata principalmente sullo studio del sistema cerebrale del bambino affetto da disabilità di tipo sensoriale (visiva e uditiva) e della percezione che questo soggetto ha del mondo circostante. Adesso il suo lavoro, coordinato dal professor Giulio Sandini, direttore del dipartimento, e svolto assieme a un team di altri professionisti, si concentra sullo sviluppo di sistemi per aiutare il bambino a ridurre il grado di disabilità e recuperare un margine –variabile- di utilizzo del senso danneggiato.
Ci spiega Monica: «Il nostro progetto consiste nell’approfondire la conoscenza di come diverse modalità sensoriali interagiscono nel bambino e nell’adulto. Al contrario di quanto creduto fino a qualche anno fa, il nostro gruppo di ricerca ha scoperto che fino all’età di 8 anni i bambini non sono in grado di integrare differenti tipi di informazioni sensoriali, ma usano solo una modalità sensoriale alla volta. Ciò permette predizioni sullo sviluppo di bambini con disabilità sensoriali e motorie. L’assenza di comunicazione tra modalità sensoriali nei primi anni di vita, infatti, sembra compromettere lo sviluppo di specifici aspetti percettivi non solo relativamente al canale sensoriale sede della disabilità, ma anche relativamente ad altri canali, a cui viene a mancare il senso ”insegnante”. I primi 3 anni di vita sono gli anni più importanti per lo sviluppo percettivo derivante dal processo di comunicazione tra le modalità sensoriali. Il progetto che stiamo sviluppando in IIT ha evidenziato finora la necessità di un intervento precoce per ristabilire una comunicazione tra modalità sensoriali. Dopo queste prime scoperte, adesso stiamo valutando la possibilità di sviluppare veri e propri dispositivi in grado di ristabilire il ruolo del senso mancante. Ciò che ci rende orgogliosi -continua Monica- è che noi dell’RBCS siamo stati i primi (contemporaneamente a un solo altro gruppo di ricercatori inglesi) a occuparci di questa tematica».
L’IIT E LA CITTÀ
Caratteristica del lavoro in IIT, infatti, è quella di non fermarsi alla ricerca (pur indispensabile nella fase iniziali), ma di creare veri e propri macchinari in grado di migliorare la nostra vita. In questo caso, la vita dei pazienti-bambini. Lo stesso lavoro viene svolto dai colleghi del reparto di robotica, sempre all’interno di RBCS, i quali hanno creato macchinari per favorire la riabilitazione di soggetti disabili. Alcuni robot sono già usciti dai cancelli dell’IIT per varcare le soglie di ospedali all’avanguardia, primo tra tutti il Gaslini di Genova.
Inoltre, sempre a testimonianza di come il lavoro in IIT cerchi un contatto con il mondo civile, va detto che i ricercatori del laboratorio di percezione visivo-tattile collaborano da anni con l’istituto David Chiossone di Genova. Focalizzando le loro ricerche in particolare sulle disabilità sensoriali di tipo visivo, i ricercatori dell’IIT hanno intavolato questa collaborazione con uno dei centri più attivi per la prevenzione, riabilitazione e assistenza di persone affette da handicap visivo. Monica ci spiega come l’istituto Chiossone le abbia aperto le sue porte e le abbia permesso di interagire direttamente con ciechi e ipovedenti in diverse fasce d’età, scoprendone abitudini, difficoltà, abilità: la cosa che sorprende di più è sentire che, al contrario di quanto si crede comunemente, non è vero che le persone con handicap sensoriali visivo-uditivi abbiano sviluppato maggiormente gli altri sensi, ma si tratta solo di una diversa modalità di compensazione personale. Rivelazione, questa, che scardina radicate credenze e luoghi comuni.
foto di MassimoBrega-TheLighthouse
COME OPERANO GLI SCIENZIATI DI IIT?
Nel caso in questione, l’esperimento ha coinvolto, appunto, una decina di soggetti. Uno alla volta, siamo stati bendati, accompagnati all’interno di una stanza e fatti accomodare su uno sgabello, il braccio destro avvolto in una fascia dotata di sensori. Il tutto si è svolto rigorosamente al buio, per non influenzare la percezione delle “cavie” e per non alterare l’esito dell’esperimento. Proprio come dei non vedenti, siamo restati al buio per tutta la durata dell’esperimento. Il primo esercizio consisteva nell’udire tre suoni, uno di seguito all’altro, identificando il secondo come più “vicino” spazialmente al primo o al terzo. Il secondo esercizio, invece, consisteva nel concentrarsi sulla stimolazione tattile: le serie di suoni venivano accompagnate da altrettanti impulsi elettrici sul braccio, i quali avrebbero dovuto aiutare la percezione uditiva. Infine, l’ultima prova consisteva nel ripetere l’esercizio iniziale di riconoscimento della provenienza dei suoni. In quest’ultimo caso, terminato l’iter delle varie prove, la percezione uditiva doveva risultare più precisa, grazie alla precedente stimolazione sensoriale. Terminato il tutto, finalmente liberati dalle bende, abbiamo visto quello che ci circondava: un’angusta stanza e un tavolo con delle casse da cui provenivano i suoni, disposte a creare una sorta di “x”. A detta dei ricercatori che hanno condotto l’esperimento, sembrerebbe che i risultati siano stati quelli sperati: a una iniziale incertezza sulla determinazione della provenienza dei suoni ha fatto seguito una progressiva diminuzione del margine d’errore, a conferma della tesi dell’integrazione delle diverse modalità sensoriali tra loro e di ripristino del senso mancante.
Il 9 maggio 2007, quando Facebook e Twitter erano ancora un miraggio e Internet era usato soprattutto per fare ricerche e scambiarsi mail, nei dintorni di Genova è nato un sito web dedicato ad appassionati e professionisti del vino, che hanno la possibilità di conoscersi, scambiarsi opinioni e stringere collaborazioni anche commerciali.
Vinix è attivo da allora come uno strumento fondamentale di interazione fra le aziende vinicole e tutti i componenti della filiera, che hanno la possiibilità di iscriversi gratuitamente al sito selezionando la propria categoria di riferimento: produttore, ristorante, birrificio, distributore, giornalista, consumatore e così via. Ognuno può caricare foto, video, recensioni e proposte, per trasformare Vinix in un punto di riferimento sull’eccellenza enogastronomica italiana.
Un progetto genovese che però non si esaurisce a Genova, come ci spiega il suo ideatore Filippo Ronco: «Vinix ha oltre 10.000 iscritti ben distribuiti su tutto il territorio italiano e con diversi utenti che vivono all’estero. I “picchi” provengono dalle principali città, come Milano, Roma e Napoli». Una rete molto fitta di contatti che va ben oltre il web: da circa 10 anni si svolge al Porto Antico Terroir Vino, due giornate di conferenze e degustazioni che si terranno domenica 16 e lunedì 17 giugno 2013.
Non solo spazio di discussione e confronto. Vinix ha da poco lanciato un nuovo strumento, denominato Vinix Grassroots Market, che offre agli utenti la possibilità di creare gruppi d’acquisto e comprare direttamente da 12 a 480 bottiglie in punti vendita selezionati dallo staff di Vinix, con gli stessi criteri che ogni anno portano alla scelta degli espositori di Terroir Vino. «Attualmente è possibile acquistare le bottiglie in 30 punti vendita – 28 cantine, 1 birrificio e 1 oleificio – ma il numero aumenterà nel tempo e garantirà agli acquirenti il massimo dell’eccellenza di aziende e prodotti».
Uno strumento innovativo di social commerce, che a differenza dei comuni canali di vendita online sposa la filosofia dei GAS alle logiche dei social network. Ogni utente di Vinix può acquistare da solo, creare un gruppo di acquisto o aggregarsi a un gruppo già esistente, e da qui lanciare una cordata di acquisto verso uno dei punti vendita: maggiore è il numero delle bottiglie ordinate, maggiore è la scontistica che verrà applicata sul prezzo finale.
La Facoltà di Ingegneria di Genova ospita una nuova edizione dei Videogame Design Days, manifestazione dedicata a incontri e conferenze sulla promozione dell’arte e progettazione dei videogiochi, con la collaborazione di professionisti del settore di Genova e in Italia.
Tema di quest’anno sono i serious games: videogiochi ‘seri’ che non si limitano a intrattenere l’utente, ma hanno l’obiettivo di dargli qualcosa in più oltre al semplice divertimento: insegnargli qualcosa, stimolare o affinare certe competenze.
Saranno presenti i titolari di due aziende di videogiochi a Genova, Daniele Benegiamo di UNAgames e Federico Fasce di Urustar, che si impegnano per portare il made in Italy sul mercato videoludico mondiale attraverso i canali di sviluppo indipendente, e lo scrittore ligure Marco Vallarino, che ha progettato e realizzato da solo un videogame sui vampiri.
Momento principale dell’evento è il Global Game Jam, gara che si svolge in contemporanea in tutto il mondo sullo sviluppo di un videogame in 48 ore, che vede Genova come unica sede del nord Italia (le altre due nazionali sono a Roma e a Catania). Alla competizione partecipano giovani progettisti, sviluppatori e appassionati provenienti da ogni parte d’Italia, che si impegneranno per due giorni consecutivi, confrontandosi nella realizzazione di un videogioco su un tema comune.
2006: la Regione promuove un Piano operativo triennale di informatizzazione, per estendere la connessione a Internet tramite banda larga a tutti i Comuni dell’entroterra ligure.
Se i capoluoghi di provincia e le cittadine costiere beneficiano da tempo di questo servizio, non è stata ancora raggiunta la piena copertura delle zone più piccole, soprattutto montane e collinari. Il primo passo che la Regione effettuerà, per comprendere quali risorse e finanziamenti sono necessari al progetto, sarà contattare i singoli Comuni per avere una mappatura delle connessioni a banda larga già presenti sul territorio ligure.
14 febbraio 2008: la Regione Liguria e il Ministero delle Telecomunicazioni siglano un accordo per portare l’accesso all’Adsl ai Comuni dell’entroterra ligure, dove le linee telefoniche fisse sono ancora associate a una connessione “lenta” a 56 kbs. Il progetto prevede un finanziamento complessivo di 16 milioni di euro, di cui 10 pagati dal Ministero e 6 dalla Regione.
22 aprile 2008: la Regione Liguria firma un protocollo d’intesa con Telecom Italia per estendere la copertura della rete Internet a banda larga a un totale di 208 Comuni (su un totale di 235) entro la fine del 2009: scopo del protocollo è associare la connessione Adsl al 96% delle linee telefoniche fisse attive sul territorio ligure.
Ottobre 2011: il Ministero dello Sviluppo Economico approva il Piano Nazionale Banda Larga, che prevede entro la fine del 2013 il completamento della copertura con banda larga di Comuni e frazioni su tutto il territorio nazionale. Secondo i contenuti del piano, questo lo stato delle connessioni private e aziendali a Internet in Liguria: il 63,8% delle connessioni beneficia di una velocità tra i 7 e i 20 Mb al secondo; il 26,5% di una connessione tra i 2 e i 7 Mb al secondo; il 5,4% di una copertura Lite, ossia intorno ai 640 Kb al secondo; il 4,3% risiede in zone non coperte da Adsl; il 9,7% risiede in aree con digital divide, ossia l’assenza totale di ogni forma di connessione.
Novembre 2012: l’Assessorato al Turismo invia un questionario a tutti i Sindaci dei Comuni liguri, per conoscere lo stato della copertura banda larga e wi-fi e capire se – dove esse mancano – c’è intenzione di svilupparle. Scopo del questionario è progettare la totale copertura della regione, una volta comprese le infrastrutture già esistenti e le necessità specifiche dei Comuni.
L’obiettivo del progetto non è solo consentire ai cittadini l’accesso a Internet, ma arricchire l’offerta turistica con la possibilità di navigare gratuitamente per chi è in vacanza nel territorio ligure.
IL PRESENTE
Sono due i nodi da sciogliere quando si parla di connessione a Internet: da un lato la banda larga, ossia l’accesso all’Adsl nelle case private e negli uffici; dall’altro il Wi-fi, ovvero la possibilità di navigare gratuitamente in spazi pubblici dal proprio computer, tablet o cellulare.
Subito dopo le vacanze natalizie, lunedì 7 gennaio 2013, il presidente Claudio Burlando ha visitato le server farm di Datasiel – l’azienda informatica regionale – e ha illustrato un progetto definitivo per completare entro la fine di quest’anno la copertura a banda larga della Regione. Così ha dichiarato Burlando in occasione dell’incontro: «Il lavoro sulla banda larga della Regione Liguria è partito nel 2006 con la sperimentazione, avvenuta sulle 4 province, a cui sono seguiti due bandi; entro il 2013 verranno coperti tutti i comuni nelle zone a fallimento di mercato. Chiedo la collaborazione dei sindaci e dei singoli cittadini per farci conoscere anche piccole frazioni scoperte perché proveremo ad arrivare ovunque, anche nei nuclei molto piccoli».
Dal 2006 a oggi la Regione ha investito complessivamente oltre 21 milioni di euro e allo stato attuale è giunta, attraverso due bandi di gara, a una copertura complessiva di 149 Comuni e 779 frazioni, così suddivisi: 49 Comuni e 354 frazioni in Provincia di Genova; 23 Comuni e 68 frazioni in Provincia di La Spezia; 37 Comuni e 234 frazioni in Provincia di Savona; 38 Comuni e 123 frazioni in Provincia di Imperia.
I problemi di copertura riguardano dunque le due Province di Ponente, che non hanno aderito alla sperimentazione del 2008 provvedendo in autonomia alla dotazione della banda larga.
La copertura avverrà tramite una dorsale di fibra ottica che attraverserà tutta la Regione, ossia che a partire dalla zona costiera raggiungerà l’entroterra attraverso segnali radio (wifi o Wimax). Un tracciato che non tocca le aree già coperte dagli operatori di telefonia e che va dunque a coprire le zone “a fallimento di mercato”, ossia quelle in cui le aziende private non hanno trovato conveniente attuare un investimento.
Il progetto della Regione Liguria fa parte del Piano Nazionale Banda Larga e sarà pertanto finanziato dal Ministero per lo Sviluppo Economico: il completamento della copertura con banda larga dei Comuni liguri, iniziato nel 2006, sarà dunque possibile nell’ambito di un piano che copre tutto il territorio nazionale.
A ciò si associa inoltre il progetto Liguria Wifi, che prevede entro il 2014 la possibilità di collegarsi a Internet in tutti i Comuni della Regione con un unico nome utente e password. Un progetto che si accompagna a iniziative analoghe per la copertura wifi del territorio ligure, dal progetto Free Wifi Genova gestito dal Comune di Genova fino a Rete Gratuita dell’azienda genovese Vallicom.
L’indirizzo mail per le segnalazioni sulle zone scoperte è: bandalarga@regione.liguria.it.
Angeli col fango sulle magliette è la pagina Facebook creata da un gruppo di ragazzi genovesi durante l’alluvione del 4 novembre 2011, per segnalare lo stato degli eventi e favorire la mobilitazione dei volontari che hanno contribuito al recupero delle zone danneggiate. Un progetto che non si è fermato, ma è attualmente attivo in un’iniziativa di riqualificazione del verde pubblico: il 4 novembre 2012, a un anno dall’alluvione, sono iniziati i lavori di recupero delle aiuole di via Fiume e via XX Settembre e sulla piattaforma dell’associazione Open Genova è stato creato un laboratorio intitolato Dai diamanti non nasce niente, alla ricerca di collaborazioni e proposte per portare avanti manutenzione e restyling di questi spazi verdi.
In parallelo a tutto questo, la pagina è stata segnalata come finalista del Premio WWW, concorso dedicato alla creatività digitale indetto ogni anno dal quotidiano “Il Sole 24 Ore”: un premio simbolico nei contenuti ma importante nella sostanza, perché conferisce grande visibilità a iniziative che attraverso Internet sviluppano nuove forme di comunicazione e socializzazione.
In particolare, la pagina è finalista nella sezione Charity, dedicata ai progetti di associazioni e o enti non profit che hanno sviluppato progetti di accesso e utilizzo delle nuove tecnologie e dei social network in maniera attiva e partecipata, per creare una nuova cultura del volontariato civico.
I progetti finalisti sono stati valutati da due giurie, composte da addetti e professionisti del settore, mentre la votazione per decretare i vincitori è a opera degli utenti stessi del sito: è possibile votare entro le ore 18 di mercoledì 23 gennaio 2013 registrandosi al sito del premio WWW e recandosi alla sezione “Charity”.
Lo scorso dicembre è stato approvato il cosiddetto Decreto Sviluppo, che fra i suoi numerosi articoli impone che a partire dal 1 gennaio 2013 gli enti pubblici dichiarino su Internet importo, destinatario e finalità di ogni spesa superiore a 1.000 € effettuata da quando il Decreto stesso è entrato in vigore, ossia luglio 2012.
Il testo dell’articolo 18 prevede infatti che «La concessione delle sovvenzioni, contributi, sussidi e ausili finanziari (…) a enti pubblici e privati, sono soggetti alla pubblicità sulla rete Internet (…) Le informazioni di cui sono riportate, con link ben visibile nella homepage del sito, nell’ambito dei dati della sezione «Trasparenza, valutazione e merito» (…) devono essere resi di facile consultazione, accessibili ai motori di ricerca e in formato tabellare aperto che ne consente l’esportazione, il trattamento e il riuso (…) A esse si conformano entro il 31 dicembre 2012 (…) tutte le pubbliche amministrazioni centrali, regionali e locali, i concessionari di servizi pubblici e le società a prevalente partecipazione o controllo pubblico. A decorrere dal 1° gennaio 2013 (…) la pubblicazione ai sensi del presente articolo costituisce condizione legale di efficacia del titolo legittimante delle concessioni e attribuzioni di importo complessivo superiore a mille euro nel corso dell’anno solare (…)».
Cosa significa? Dal 1 gennaio 2013 ogni ente pubblico, incluse le società partecipate o controllate, dovranno avere sulla homepage del proprio sito un link ben visibile, intitolato “Trasparenza, valutazione e merito” che rimandi all’elenco dettagliato delle spese superiori a 1.000 € effettuate dallo scorso luglio, con dati precisi relativi a importo, destinatario e finalità della spesa. La mancata pubblicazione di questi dati – rilevabile sia da appositi uffici di controllo, sia da colui che ha ricevuto o deve ricevere il pagamento, sia da ogni singolo cittadino (in quanto le spese degli enti pubblici riguardano indirettamente ciascuno di noi) – comporterà la non-legittimità del pagamento stesso.
Agorà Digitale – organizzazione no-profit che da anni si batte per lo sviluppo di Internet e delle nuove tecnologie in Italia – ha attivato da questa mattina (lunedì 21 gennaio 2013) una piattaforma web denominata L’era della Trasparenza: per una settimana ogni cittadino italiano potrà passare al setaccio e segnalare sul sito le voci di spesa di ogni ente della pubblica amministrazione nel proprio territorio. Le segnalazioni possono essere verificate anche su Twitter, dove è stato creato l’hashtag #salviamogliopendata.
Il sito prevede infatti la costruzione di una mappa, in cui chiunque può segnalare la mancata pubblicazione di una spesa da parte di uffici di Comune, Provincia, Regione, enti sanitari e scolastici, oppure conoscere quali spese sono effettuate dagli enti pubblici loro vicini, per verificare eventuali sprechi o inadempienze. Un primo passo per far comprendere ai cittadini l’importanza degli open data, ovvero la possibilità di accedere liberamente a ogni dato riguardante la pubblica amministrazione.
Al termine di questa settimana verrà realizzato e diffuso un report, che comprenderà casi virtuosi e inadempienze verificate dagli stessi cittadini: sarà dunque possibile sapere quali enti pubblici hanno reso consultabili i propri dati – ovvero li abbiano resi facilmente reperibili, consultabili e utilizzabili – e quali ancora non rispettano la legge in vigore.
Il progetto è stato sottoscritto da numerosi esponenti della politica, di diversi schieramenti: fra questi Antonio Ingroia (candidato premier con la sua lista Rivoluzione Civile), Umberto Ambrosoli (candidato Pd alla presidenza della Regione Lombardia), Michele Emiliano (Sindaco di Bari), Giovanni Favia (ex Movimento Cinque Stelle, attualmente candidato per Rivoluzione Civile), Oscar Giannino (candidato premier con la sua lista Fare per fermare il declino), Flavia Perina (candidata per Futuro e Libertà).
Si è svolto ieri sera al Moody (via XII Ottobre) il terzo aperitivo di Indigeni Digitali, un team che a livello nazionale si occupa di promuovere e sostenere la cultura digitale e lo sviluppo di aziende e startup che si occupano a vari livelli di comunicazione, tecnologia e innovazione.
Anche noi di Era Superba eravamo presenti – insieme a tante realtà emergenti sul territorio genovese (a partire dagli amici di Yeast e FreeFutool) – per ascoltare le testimonianze di quattro interessanti progetti che si stanno attivando in città.
Si è iniziato con il Silicon Valley Study Tour, un progetto che coinvolge sei università italiane (inclusa l’Università di Genova) per trasmettere agli studenti – attraverso incontri con manager e professionisti, visite ad aziende e centri di ricerca – la cultura d’impresa dell’omonima valle degli Stati Uniti. Per chi non lo sapesse, la Silicon Valley corrisponde alla porzione meridionale della baia di San Francisco: è chiamata così perché qui sono nate le prime aziende produttrici di computer e software, ed è attualmente sede di Google, Facebook, Apple, Microsoft e altre fra le principali aziende di tecnologia.
È stata poi la volta di BarCamper, un vero e proprio camper che gira l’Italia fermandosi presso università e centri di ricerca, per dialogare con persone (giovani, ma non solo) che hanno un’idea interessante e vogliono avviare una propria startup, oppure l’hanno già avviata e vogliono comunque un supporto per proseguire il lavoro: BarCamper seleziona le idee più interessanti per offrire consulenza nella stesura del progetto e del business plan, nel contatto con potenziali investitori, insomma in tutto ciò che possa agevolare la creazione d’impresa. La tappa genovese di Bar Camper sarà fra marzo e aprile 2013.
A seguire Hootsuite, piattaforma nata in Canada che consente l’utilizzo in contemporanea di più social network e la gestione in team di progetti di comunicazione. Uno strumento molto utile per chi ha necessità di monitorare, aggiornare e interagire con i principali social network (anche Era Superba si serve di Hootsuite per la propria attività di social networking su Facebook, Twitter e Google +, ndr).
Infine Socialab TTT, un’associazione nata da pochi mesi che vuole promuovere su tutto il territorio nazionale la cultura digitale, attraverso una serie di eventi che si svolgono in contemporanea in diverse città italiane e prevedono una forte interazione fra online e offline. Il prossimo evento si terrà sabato 26 gennaio 2013 a Palazzo Imperiale (piazza Campetto, nel centro storico), verterà sul tema Eventi e social media e si svolgerà nello stesso momento anche a Lecce, Milano, Bologna e Roma: i presenti ai diversi eventi potranno interagire fra loro – e con tutti coloro che non possono essere “fisicamente” presenti – attraverso i social network, dove sarà possibile assistere in diretta a tutto ciò che avviene.
Giovedì 17 gennaio 2013 (ore 18.30) al Moody in via XII Ottobre si svolge un aperitivo di Indigeni Digitali, associazione che si pone come principale obiettivo la diffusione della cultura digitale e la creazione di una rete che promuova lo sviluppo di un’economia e di una cultura dell’innovazione in Italia.
L’aperitivo è l’occasione per illustrare alcuni progetti che condividono lo spirito e le finalità dell’associazione.
BarCamper, un progetto di creazione d’impresa per startup che si basa sulla ricerca di idee interessanti sul territorio e supporta i progetti di talenti, ricercatori, manager o liberi pensatori.
#TTT – Twitter Tips & Tricks, un’associazione che organizza eventi in diverse città italiane per promuovere la diffusione di tematiche sociali e culturali attraverso un uso consapevole del web e dei social network.
HootSuite, una piattaforma che consente di operare in contemporanea su diversi social network.
Storia Nel Futuro – Silicon Valley Study Tour, un progetto di seminari rivolti a laureati e laureandi delle Università italiane, finalizzati a trasmettere la cultura imprenditoriale della Silicon Valley.
Quota di partecipazione 13 €.
Per partecipare è necessario iscriversi su EventBrite.
Istituita con un decreto ministeriale del 1999, l’Area Marina Protetta (AMP) di Portofino comprende i Comuni di Portofino, Camogli e Santa Margherita Ligure. Un consorzio che si pone l’obiettivo di valorizzare e tutelare l’ambiente, il paesaggio e le attività economiche locali di quest’area della Liguria.
A gennaio 2013 l’Area Marina Protetta mira a espandere i progetti di valorizzazione turistica del territorio attraverso un’applicazione gratuita per iPad, in lingua italiana e inglese, che dà la possibilità di “visitare” a costo zero i luoghi che fanno parte dell’AMP.
L’app offre in particolare immagini ad alta risoluzione e filmati dei principali siti d’immersione del territorio, a cura di Giorgio Barsotti, che permettono di osservare i fondali marini gli organismi che popolano l’area. I contenuti saranno aggiornati periodicamente, per dare a residenti e turisti la possibilità di pianificare le escursioni in base al periodo dell’anno.
Il progetto è stato realizzato con il supporto tecnologico dell’azienda genovese ETT Solutions – con il supporto dello staff di AMP Portofino – e finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
L’applicazione Amp Portofino è scaricabile gratuitamente su Apple Store.
Non fanno concorrenza ai giornali, né ai fotografi professionisti (anche se le opinioni in merito sono diverse). Sono persone qualunque, che non lavorano necessariamente nella comunicazione ma conoscono il linguaggio di Internet e dei social network. Sono anzitutto genovesi che amano la loro città e vogliono raccontarla.
Su Era Superba abbiamo parlato già in altre occasioni dei blogger di Genova: sono persone che a modo loro raccontano la città e i suoi dintorni, scegliendo la chiave di lettura che preferiscono ed esprimendola nella massima libertà. Alcuni esempi. C’è chi vuole recensire con ironia ristoranti e locali a Genova; chi vuole promuovere la mobilità sostenibile, in particolare l’uso della bicicletta; chi come Sophia dalla Nottemira a valorizzare la cultura in città; chi, come Andrea Boutros, racconta da Genova il suo Paese di origine; chi promuove la salute e l’uso consapevole della tecnologia, come i titolari della Farmacia Serradi Voltri; chi sceglie la strada della provocazione, come Camogli paese del sesso.
Una delle più note blogger genovesi è senza dubbio colei che si nasconde sotto lo pseudonimo Dear Miss Fletcher, che ogni giorno sul suo spazio web racconta e fa vedere le bellezze del capoluogo ligure e dei suoi dintorni. Un nome che deriva dalla curiosità, caratteristica propria del personaggio televisivo Jessica Fletcher (protagonista del telefilm La signora in giallo, interpretata da Angela Lansbury). Uno pseudonimo nato da una ricerca molto personale: «Anni fa decisi di dedicarmi a ricostruire il mio albero genealogico. Avevo poche notizie, ma con una paziente ricerca tra archivi storici e archivi delle chiese sono riuscita a trovare moltissime informazioni, le vite di alcuni miei ascendenti sono talmente avventurose da essere degne della trama di un romanzo».
Il blog è caratterizzato da numerosi post ricchi di fotografie che raccontano la storia della città, attraverso i quali la blogger ha fatto conoscere Genova anche a persone che vivono in altre regioni italiane e all’estero. Quali sono i temi più cercati dai lettori? Miss Fletcher elenca Fabrizio De Andrè, le mostre a Palazzo Ducale (attualmente in corso quelle di Joan Mirò e Steve McCurry), l’Acquario, il dialetto e le tradizioni (esempio: cosa significa maccaja?).
«Ciò che si trova sul mio blog è parte delle mie esperienze. Da quand’ero ragazzina amo andare a scoprire i caruggi. Sempre a zonzo per i vicoli, lo faccio da tutta la vita. Ho portato sul blog le mie passeggiate per Genova, ho portato su quelle pagine il mio sguardo attraverso le fotografie. Per esempio mi interessa la storia, in particolare il Risorgimento, scriverne è per me una passione: Genova è la città dei patrioti, trovare i collegamenti tra i personaggi storici e i luoghi della città è un divertimento e a volte una sorpresa».
I blog possono essere uno strumento utile per riqualificare la città e farla conoscere? «La nostra città potrebbe vivere solo di turismo, è una città di storie e di misteri, una città dal passato glorioso da non dimenticare, un luogo dalle molte opportunità che meritano maggiore risalto. Tempo fa pubblicai un post sulle mura della Malapaga e un lettore mi scrisse di aver lavorato per anni in quella zona, alle riparazioni navali Oarn e di non aver mai visto le Mura. Gli suggerii di andarle a scoprire e lui tempo dopo tornò sul blog e scrisse: ho seguito il tuo consiglio e sono andato a farmi un giro sotto le mura, è vero, le ho viste con occhi diversi. Molti miei lettori mi scrivono: non sapevo che Genova fosse così bella. Per me è un privilegio sapere che il mio blog è un mezzo per scoprirla».
Qualche giorno fa il Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti ha annunciato sul suo profilo Twitter che la sua amministrazione adotterà Qurami, un’applicazione che permette di monitorare e “saltare” le code agli sportelli e presso gli uffici pubblici.
Un modello interessante, che potrebbe essere utilizzato anche dagli enti locali del nostro territorio e che ben si sposa con iniziative simili (abbiamo parlato di recente del sistema di monitoraggio in tempo reale dei pronto soccorso di Genova).
Fondata nel 2010 da un team di ingegneri romani, l’applicazione si può utilizzare in uffici pubblici, poste, ambulatori e ogni luogo in cui è possibile incorrere in file e lunghi tempi di attesa. Il nome deriva dalla crasi tra queue (che in inglese significa “fila, coda”) e il verbo riflessivo curami. Attualmente è operativa presso le segreterie delle principali Università della capitale e ci sono accordi in corso con vari enti pubblici (i Comuni di Milano e Trieste, la Camera di Commercio di Milano, etc).
Come funziona Qurami? Chi scarica l’applicazione sul proprio computer o dispositivo mobile (tablet, cellulare, etc) può segnalare la propria posizione e il luogo o sportello in cui si vuole andare, controllare in tempo reale quante persone sono in attesa e “prendere il numero” attraverso l’applicazione stessa, con un rispetto dei tempi di attesa che mette insieme chi è già “fisicamente” in coda e chi la sta seguendo attraverso Qurami. In questo modo, è possibile sapere in quale momento recarsi dove si deve andare in concomitanza del proprio turno.
Ogni anno si svolge a Rimini la rassegna E-gov, che premia i migliori progetti di innovazione sviluppati da Pubbliche Amministrazioni per portare reali benefici ai cittadini.
Il vincitore dell’edizione 2012 (tenutasi lo scorso settembre) è stato l’Ospedale Galliera di Genova, che ha sviluppato nel 2006 una piattaforma web per migliorare le attività di smistamento di auto mediche e ambulanze da parte degli operatori del 118 e monitorare in tempo reale i dati di afflusso e i tempi di attesa nei pronto soccorsi dell’area metropolitana.
Le code al pronto soccorso sono infatti una delle note dolenti dei pazienti che hanno bisogno di cure mediche: a questo scopo, il sito è stato premiato perché costituisce un punto di partenza per arginare il più possibile questo problema e, più in generale, migliorare un sistema sanitario locale sempre più colpito da tagli e disagi.
L’indirizzo web galliera.it/118 – creato per gli operatori del 118 ma consultabile anche dai cittadini, con oltre 5.000 accessi giornalieri – permette di verificare tempi di attesa, visite in corso e OBI (Osservazione Breve Intensiva), divisi nei quattro codici previsti dal sistema sanitario – bianco, verde, giallo e rosso – dei principali ospedali di Genova: Galliera, San Martino, Villa Scassi, Gallino, Evangelico – Voltrie Micone.
Domenica 25 novembre si vota a Genova e in tutta Italia per le primarie del centrosinistra (e non primarie del Pd, come erroneamente si sente dire).
I cinque candidati alla guida della coalizione sono Pierluigi Bersani, attuale segretario del Pd; Matteo Renzi, Sindaco di Firenze; Nichi Vendola, leader di Sinistra Ecologia e Libertà; Laura Puppato, consigliere regionale del Pd in Veneto; Bruno Tabacci, assessore al Bilancio del Comune di Milano e fondatore di Alleanza per l’Italia.
Per smascherare verità e bugie nelle dichiarazioni dei candidati è ripartito il progetto di Politicometro, sito web creato da un gruppo di studenti genovesi per monitorare quanto i candidati raccontano e promettono durante comizi, interviste e dibattiti.
I criteri del termometro sono gli stessi delle ultime elezioni comunali: cinque parametri, da vero a balla colossale passando per abbastanza vero, mezzo e mezzo e balla.
Un ulteriore strumento per chi desidera votare e vuole orientarsi nella scelta: i seggi saranno aperti domenica 25 novembre dalle 8 alle 20 (eventuale ballottaggio la domenica successiva), per votare è necessario sottoscrivere l’appello Italia Bene Comune e iscriversi all’Albo degli elettori presso gli uffici elettorali del proprio Municipio, versando un contributo di almeno due euro.