Mese: Dicembre 2011

  • Vigili del fuoco discontinui: precari a vita

    Vigili del fuoco discontinui: precari a vita

    Niente contratto, ben poche tutele, nessuna opportunità di stabilizzazione. In sintesi è questa la situazione che vivono quotidianamente oltre 20 mila pompieri discontinui, 300 solo a Genova.

    Sono precari “sui generis” – spiega Luca Infantino, responsabile Cgil vigili del fuoco – Parliamo di lavoratori senza nessun tipo di contratto, neppure a termine”.
    Il loro unico contratto è infatti rappresentato dalla telefonata che ricevono dall’ufficio personale quando vengono chiamati in servizio. Non esiste una normale struttura contrattuale – come siamo abituati a conoscere – bensì solo dei regolamenti che sanciscono i compiti e i doveri dei lavoratori. I diritti infatti si contano sulle dita di una mano.
    L’assicurazione – per quanto riguarda molteplici aspetti – non tutela i pompieri discontinui in maniera paritaria rispetto ai loro colleghi stabili. E anche per quanto riguarda la salute, le carenze sono notevoli.
    Basti pensare che è sufficiente una semplice malattia come un’influenza per essere immediatamente smobilitati, vale a dire rispediti a casa senza un soldo, nonostante il richiamo preveda una ventina di giornate lavorative. In caso di infortunio sul lavoro invece, per il periodo di convalescenza, i precari sono coperti da una diaria giornaliera di 35 euro.
    Il vero paradosso è che il Corpo Nazionale dei vigili del fuoco dipende direttamente dal Ministero degli Interni che sulla questione sembra aver chiuso entrambi gli occhi.

    E ieri presso il Viminale si è svolto un incontro tra il presidente dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro e il ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri. Al centro del faccia a faccia proprio la condizione dei vigili del fuoco precari, che lottano perché venga modificata la legge 10 agosto 2000, n. 246 “in materia di stabilizzazione dei vigili del fuoco volontari discontinui”. Presente nella delegazione anche Maruska Piredda, consigliere regionale dell’Idv, che spiega “La riunione è stata convocata in seguito all’interrogazione a risposta immediata discussa in aula lo scorso 22 dicembre dallo stesso Di Pietro e a cui ha replicato il ministro Cancellieri. Il presidente dell’Idv ha presentato alcune proposte operative, per concordare un percorso di stabilizzazione per i lavoratori precari del corpo dei vigili del fuoco”.
    Tra le richieste prioritarie sottoposte al ministro degli Interni anche il riconoscimento di pari diritti dei vigili del fuoco discontinui a quelli dei colleghi effettivi.
    “Oggi 20 mila vigili del fuoco discontinui vivono in uno status di volontari che nega loro alcuni diritti fondamentali, per esempio il riconoscimento del tfr – continua Piredda – Auspichiamo che il governo reperisca le risorse necessarie per salvaguardare il Corpo Nazionale dei vigili del fuoco. L’impegno, con cui questi lavoratori hanno affrontato le emergenze delle ultime alluvioni in Liguria e dell’incendio di Vado Ligure, è solo l’ultima dimostrazione di quanto sia indispensabile la loro presenza a salvaguardia del territorio e della sicurezza dei cittadini”.

    I tagli al Corpo Nazionale sono stimati in 80 milioni. Una sforbiciata che prevede una diminuzione dei richiami e quindi del ricorso a personale precario. Inizialmente i richiami dovevano calare addirittura del 50%, oggi però c’è una buona notizia, almeno in questo senso.
    Grazie all’intervento unitario dei sindacati Cgil-Cisl-Uil – spiega Infantino – il taglio sui richiami si è ridotto al 12% su scala nazionale”.
    Le sigle sindacali sono riuscite a spostare il maggior peso del sacrificio economico sugli apparati del dipartimento nazionale, preservando per quanto possibile, le diverse realtà territoriali.
    Per Genova in concreto significa passare da 8 richiami per turno ogni 20 giorni, a 7 richiami per turno.
    Un contributo fondamentale per sopperire alla cronica carenza di personale.
    Ma allo steso tempo lo Stato, sfruttando un metodo criticabile, crea colpevolmente delle false aspettative.
    Infatti ad una diminuzione dei richiami a causa delle minori risorse economiche, non corrisponde una diminuzione del numero dei precari, che al contrario aumentano. Il motivo è presto spiegato.
    “Il problema nasce nel 2004 – spiega Infantino – quando il Governo Berlusconi decise di creare una tabella unica comprendente vigili del fuoco volontari e discontinui”.
    A livello nazionale, prima di allora, ogni regione disponeva dei propri distaccamenti di volontari distribuiti in varie zone sul territorio. Personale volontario che svolgeva il proprio servizio presso queste sedi.
    Oggi il sistema è cambiato e anche i volontari possono svolgere i 20 giorni di richiamo – continua Infantino – è per questo motivo che le liste di attesa continuano a crescere ed i comandi territoriali non sono in grado di gestire al meglio le singole criticità”.
    A Genova sono 300 le persone in attesa di svolgere il corso di 120 ore per diventare pompieri volontari. Se a questi sommiamo i 300 vigili del fuoco discontinui, il bacino dei precari raggiunge quota 600.
    È così che si spiegano alcune situazioni drammatiche “Non è difficile incontrare lavoratori quarantenni e cinquantenni che da oltre 20 anni sono discontinui – conclude Infantino – Persone che sono rimaste tagliate fuori da qualsiasi processo di stabilizzazione”.
    Precari a vita, appunto.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Concerto di Capodanno al Carlo Felice l’1 gennaio

    Concerto di Capodanno al Carlo Felice l’1 gennaio

    Teatro Carlo FeliceAl Teatro Carlo Felice di Genova si festeggia il nuovo anno il primo gennaio alle ore 16, con  il Concerto di Capodanno diretto da Fabio Luisi con l’orchestra e il coro del Teatro Carlo Felice e le voci bianche.

    Il programma prevede Carl Orff, Carmina Burana per Soli, Coro, Coro di voci bianche e Orchestra

    Poesie sulle crociate, ludi drammatico-religiosi, parodie dei versetti dei Vangeli che inveiscono contro la curia romana e la decadenza degli studi, dalla Fortuna come Signora delle vicende terrene, al tentativo di sfuggirle attraverso le droghe del vino e dell’amore, alla constatazione che sfuggirle è impossibile.

    Prezzo 48 euro

     

    Foto Daniele Orlandi

  • Storia di Genova, i forti: Diamante, Sperone, Begato e Castellaccio

    Storia di Genova, i forti: Diamante, Sperone, Begato e Castellaccio

    Forte Diamante, Genova

    La Storia di Genova, fortificazioni e cinte murarie – Vai all’approfondimento su GuidadiGenova.it

    Da posizioni dominanti, alcuni dei forti storici di Genova lasciano spaziare il loro immoto sguardo da Portofino fino all’isola di Bergeggi, per poi scendere tra campanili e torri, percorrendo il centro storico e perdersi sul molo, dove la Lanterna, simbolo della città, si fonde in un tutt’uno col mare.

    Gemme incastonate nella natura, quasi tutti sono stati edificati su preesistenti strutture militari (ridotte) che nel 1747 sono state approntate al fine di contenere l’assedio austro-piemontese: semplici costruzioni in pietra, secondo le regole dei muri a secco, o specie di gabbie per sostenere terrapieni, non hanno subito ulteriori modificazioni, per mancanza di fondi, ad eccezione del forte Diamante, l’unico ultimato grazie alla generosità della famiglia Durazzo.

    Tali sono rimasti, infatti, per tutto il periodo napoleonico finché, tra il 1815 e il 1830, il Regno del Piemonte ha deciso di fornire Genova di una barriera difensiva-offensiva munitissima, vera testa di ponte tra l’Italia sabauda nord-occidentale e la Sardegna. Una nuova tecnica che intrecciava il dinamismo romantico alla robustezza dell’arte romanica ha portato alla costruzioni di imponenti baluardi, con bocche da fuoco scanalate, che hanno visto il loro unico impiego nell’insurrezione del 1849 o come batterie antiaeree nell’ultimo conflitto mondiale.

    Il forte “Diamante”, sito a 667 metri di altezza lo si può raggiungere, partendo da Righi con una passeggiata di circa un ora e mezza o, in macchina, lungo la via che da Begato costeggia lo Sperone. In posizione strategica, sia per scendere verso la Val Polcevera che la Val Bisagno, è stato teatro di eroiche resistenze come quella del comandante francese Bertrand o di cannoneggiamenti verso i paesini sottostanti di Torrazza, Trensasco, Campi, Casanova, o di occupazioni come quella dei mazziniani nel 1849. Sorte poco felice è toccata al “Fratello Maggiore”, completamente demolito durante l’ultimo conflitto, mentre il “Fratello Minore”, ubicato sul monte Spino, resiste eroicamente, seppur in pessime condizioni. Il “Puin” è il più vicino alle mura e vi si arriva a piedi con un cammino di circa venti minuti, da un varco a monte del Castellaccio. Circondato da un fossato con tanto di ponte levatoio, oggi scomparso, ed insignito di una targa, anch’essa svanita, in memoria del ferimento del celebre poeta Ugo Foscolo (ben due volte), si dice debba il suo nome ad un fantomatico “puin” (padrino), abitante in una baracca sottostante.

    Il forte “Sperone”, in cima al monte Peralto, deve il suo nome alla caratteristica forma del bastione settentrionale: dalla piccola “bastia”, datata 1319, con continui rimaneggiamenti, nel 1830, si è giunti alla struttura attuale in cui spiccano caratteristiche torri cilindriche. Ceduto nel 1958 alla Guardia di Finanza è, dal 1991, utilizzato per rappresentazioni teatrali (luci sui Forti) e si può visitarlo da marzo a novembre con tour organizzati dal Comune.

    Il “Castellaccio” è il primo forte che si incontra salendo da Manin: un vecchio cancello in ferro sbarra la strada agli estranei. Di qui salendo per una vecchia strada lastricata si arriva su un pianoro occupato da altissime torri per telecomunicazioni. Dell’antica struttura rimane una vecchia caserma bipiano, in passato, in uso alla Poste e alla Marina Militare, poi, sede del “Club Castellaccio anni ’30”. Dall’alto, il terreno degrada verso la Torre della Specola, edificio in mattoni rossi, edificato nel primo ottocento, sorto in quel triste luogo dove, dal 1509, si eseguivano le condanne a morte. In buono stato di conservazione viene utilizzato dall’Istituto Idrografico della Marina come deposito materiale e come archivio.

    Il forte di “Begato” si trova sulla carrozzabile delle Mura Nuove, salendo da Sampierdarena: su progetto del Barabino, è una struttura a pianta quadrata, rinforzata, ai lati, da bastioni a tronco di piramide, uniti da spalti su cui potevano trovare posto 26 bocche da fuoco. Dal 1990 il Comune ne ha avviato il recupero per offrire ai cittadini, ampi spazi aperti per attività polivalenti.

    Altre imponenti presenze, occhieggiano da molti punti della città, talvolta integrati nello stesso tessuto urbano, ma di questi.. ne parliamo un’altra volta.

    Adriana Morando

  • Lo spread supera quota 500 ed è di nuovo allarme, di chi la colpa?

    Lo spread supera quota 500 ed è di nuovo allarme, di chi la colpa?

    Le corna di Silvio BerlusconiNell’ultimo appuntamento del 2011 parliamo ancora una volta di spread. Ormai anche l’uomo della strada ha capito di cosa si tratta (differenza di rendimento fra Btp italiani e Bund tedeschi) e cosa comporta quando sale troppo (la caduta di fiducia degli investitori sui nostri titoli pubblici e la conseguente bancarotta del paese).

    L’ultima volta che avevo toccato l’argomento (il 6 dicembre) eravamo scesi sotto quota 400. Avevo dato atto a Monti di aver fatto qualcosa di concreto per diminuire un pericoloso indicatore, che aveva toccato il suo record con gli ultimi giorni del governo Berlusconi. Mentre scrivo, siamo tornati di nuovo sopra quota 500: non ancora ai massimi storici, ma ad un valore di nuovo altissimo e sempre più preoccupante. Dunque non era vero niente? Monti non sta facendo bene? Berlusconi non era il problema?

    E’ una chiave di lettura che circola in questi giorni: ma è una chiave di lettura estremamente superficiale e interessata. Ho già scritto cosa penso dei provvedimenti adottati dal governo Monti, che per molti versi non mi piacciono: ma si dovevano garantire dei saldi e questo è stato fatto, garantendo anche un provvisorio allentarsi della tensione sui nostri titoli di Stato. Avevo anche scritto, però, che dopo il varo della manovra la partita vera si sarebbe giocata in Europa. Ed è proprio da lì che sono venuti segnali non particolarmente positivi per i mercati.

    Monti ha assolto il suo compitino: dimostrare che i conti dell’Italia sono in ordine e che non accumuliamo nuovo debito ogni anno. Ma questo serviva anche per poter andare in Europa a trattare con Francia e Germania alla pari. Stringere la cinghia è stato importante anche per dimostrare che l’Italia volesse risolvere la crisi internazionale del debito non per accumularne di nuovo, ma per salvare l’economia europea. Ma poi, appunto, sarebbe stato cruciale trovare delle misure condivise come UE, dato che abbiamo un mercato e una moneta unica. Senza una soluzione comune non bastano le misure che possano adottare singoli Stati: non solo l’Italia ma anche l’Euro è a rischio.

    Peccato che questa importantissima partita internazionale sia stata affrontata dai leader europei in un modo che non ha convinto i mercati. Questo è il nodo del problema. L’accordo europeo di dicembre non è stato accolto come una soluzione definitiva, ma come un compromesso che può ancora portare di qua o di là: pertanto i mercati restano a guardare, reagendo bene a notizie positive e male a notizie negative, come le recenti stime sulla crescita del nostro paese. E la tensione sui mercati per ora non scende.

    Come andrà a finire? Staremo a vedere. Intanto da questa analisi potremmo ricavare una triplice lezione per il futuro.

    Primo: liberarsi dal provincialismo del nostro dibattito politico. Spesso in Italia siamo troppo occupati a guardarci l’ombelico: a livello mediatico “buca” di più un bel dibattito sulla pillola anticoncezionale, che i problemi internazionali nei quali siamo coinvolti, e che poi magari ci capitano fra capo e collo trovandoci impreparati e spingendoci a beccarci tra di noi come i polli di Renzo. Magari può servire a qualcosa stare attenti agli equilibri di potere geopolitici, alla finanza internazionale, agli andamenti della produzione mondiale o alle guerre e alle rivolte in paesi che si potevano definire distanti solo prima della nascita del villaggio globale.

    Seconda lezione: volete capire come sta andando l’economia? Andatevi a informare leggendo l’economia, non la politica. A volte le due cose si intrecciano: ma a volte no. Su Berlusconi, Monti e lo spread sono state dette cose assurde. Forse se vogliamo capire perché lo spread sale o scende, magari troviamo qualche informazione utile andando a vedere cosa è successo nelle borse, o ascoltando gli analisti. Certo, può sempre capitare che noi non riusciamo a capire i dettagli tecnici oppure che gli esperti si sbaglino. Ma è pur sempre un approccio migliore che farsi rifilare una versione precotta da Cicchitto o da Fassino.

    Terza lezione: per quello che riguarda casa nostra, critichiamo pure Monti per quello che ancora non sta facendo (per esempio provvedimenti per la crescita, leggi dure contro la corruzione o l’asta delle frequenze digitali televisive), ma non facciamoci raccontare che Berlusconi non era un problema. Capire gli errori che abbiamo fatto è la prima condizione per non ripeterli. E in questo caso le responsabilità sono chiare, a meno di non volersi prendere in giro. Il valore dello spread era praticamente irrilevante quando il Cavaliere andò al governo nel 2008: infatti all’epoca nessuno, a meno che non fosse uno specialista, aveva mai sentito la parola “spread”.

    E’ pur vero che tutto ha origine dallo scoppio della crisi bancaria internazionale, che certo non è dipesa dal Cavaliere; ma è un dato di fatto che, se oggi siamo più a rischio di quasi tutti gli altri Stati europei, la colpa è delle condizioni di partenza già pregiudicate del nostro paese e della maldestra gestione dell’emergenza. E chi è responsabile di tutto questo? Sulla gestione della crisi c’è poco da dire: Berlusconi dapprima ha perso tempo prezioso negandola, e dopo in extremis ha annunciato provvedimenti-spot a cui nessuno ha dato credito.

    Sulle condizioni di partenza, poi, l’analisi è ancora più impietosa. Se i primi responsabili del nostro grande debito pubblico sono stati i governi della Prima Repubblica, che ora non ci sono più, perché tutta questa devozione nel PDL per la figura di Bettino Craxi? Perché Brunetta si tenne il pregiudicato De Michelis come consulente? E comunque nella Seconda Repubblica si sarebbe potuto benissimo risolvere molte cose. Ora, dal maggio del ’94 al 16 novembre scorso, in 17 anni e mezzo, Berlusconi ha governato per più di 9 anni, intervallato da 7 anni di centro-sinistra (in cui comunque il Cavaliere manteneva un’opposizione numericamente rilevante) più 1 anno abbondante di governo tecnico Dini. Se non è stato risolto nulla e anzi la situazione è peggiorata (il debito ad esempio è aumentato), di chi sarà mai la colpa? Certo, le responsabilità non sono tutte solo dei governi di Berlusconi: ci sono anche gli altri. Ma è comunque assurdo che ora si cerchi di attribuire delle responsabilità a chi è venuto dopo per i danni fatti da chi ci ha governato prima. Proprio per questo, pur con tutte le sue contraddizioni, non si può non dar ragione a Beppe Grillo quando scrive: «è necessaria una Norimberga pubblica della classe politica con un calcio in culo al posto delle forche».

    Andrea Giannini

  • La nascita di un’isola in diretta, è accaduto a largo dello Yemen

    La nascita di un’isola in diretta, è accaduto a largo dello Yemen

    Benvenuta! E’ l’espressione benaugurale che si fa in questi casi davanti ad una nascita, anche se parliamo di un evento insolito per “rumore”, per spettacolarità, per interesse scientifico e per implicazioni geografiche. Intanto le presentazioni: non ha ancora un nome ma la sua natura fisica la classifica come isola; non è stato possibile pesarla ma ha una certa consistenza tenuto conto della sua natura magmatica, ricca di lava basaltica; è nata dopo una parto travagliato in seguito all’esplosione di un vulcano sottomarino; è piccola, come tutti i neonati, presentando una superficie di soli 500mq; è yemenita, avendo visto la luce a circa 1 km a nord di Rugged Island, una delle Zubayr, una decina tra isole e scogli che fatichi a trovare persino sull’atlante, ubicate a circa 50 km a ovest di Salif; ha avuto un’assistenza veramente speciale, come quella della NASA, che ne ha diffuso le prime immagini ad alta risoluzione grazie al dispositivo “Advanced Land Imager “, dotazione di bordo del satellite EO-1 d.

    L’arcipelago, sito nel Mar Rosso in corrispondenza della cosiddetta Great Rift Valley, una vasta fossa tettonica che si estende per circa 6.000 km dal nord della Siria fino al Mozambico centrale, condivide una stessa paternità identificabile in un vulcano sottomarino a scudo attivo. Fenomeni eruttivi e sismici, dovuti ad un progressivo allontanamento dell’Africa dall’Asia, non sono una novità lungo questa linea: l’eccezionalità sta nel fatto che si sia potuto seguire il fenomeno “in diretta”.

    Normalmente, infatti, l’attività di questo vulcano sommerso non si evidenzia in superficie né tantomeno con una portata di dimensioni tali da dare origine ad un nuovo lembo di terra. Per avere memoria di un fenomeno analogo, bisogna risalire al lontano 1824, con la nascita dell’isola da cui l’arcipelago prende il nome. I pescatori del luogo riferiscono che le prime avvisaglie si sono avute nei primi giorni del mese, con un apice intorno al 19 dicembre che si è manifestato con getti di lava alti fino a 30m. Per fortuna, non vi sono state vittime a differenza di ciò che è accaduto, il 30 settembre 2007, quando il vulcano Jebel al-Tair, sito più a nord, nell‘omonima isola, ha provocato la distruzione della base navale e la morte di 8 militari che, inutilmente, hanno cercato di salvarsi a nuoto tra la lava incandescente.

    Un’altra perla “nera “ si aggiunge, dunque, a questa manciata di sassi sparsi in un mare blu, dove pesci pappagallo dal bernoccolo, squaletti pinna nera e tartarughe stanziali condividono un paradiso naturale incontaminato con aironi Golia e fenicotteri rosa. Come tante guglie color antracite, emergono dagli abissi per esibire panorami mozzafiato in cui la bizzarria del magma ha disegnato geometrie primordiali, in un alternarsi di impervie gole e profondi solchi, cicatrici di un passato recente.

    Il terreno arso dalla salsedine concede la vita a stentare mangrove che si aggrappano, tenaci, a crateri spenti o esplosi i quali ci rendono conto dei fermenti concitati che ribollono in agguato nel sottosuolo.

    Una nuova nata, ubicata a migliaia di chilometri di distanza da El Hierro (Canarie) dove, da mesi, è in corso un’attività analoga che si manifesta con scosse sismiche di lieve entità, accompagnate da costante fuoruscita di lava dalla bocca di un vulcano “hot spot”, apertasi nel fondale marino, a 2 chilometri a sud dell’isola e che porterà, a giudizio degli esperti, anche in questo caso, al formarsi di una nuova terra.

    Adriana Morando

  • A Capodanno si balla ai Giardini di Plastica con “In dance we trust”

    A Capodanno si balla ai Giardini di Plastica con “In dance we trust”

    Giardini BaltimoraNella notte di Capodanno ai Giardini di Plastica a partire dalle 22 del 31 dicembre  fino alle ore 13 di domenica 1° gennaio, Comune di Genova e Civ Sarzano Sant’Agostino organizzano il dj set “In dance we trust”.

    Alla consolle Gianluca ed Emiliano Erre from Duplè, Miki Garzilli from Supernatural, Robin 48, Miki Vi from Dylan, Marco May from best club of Europe, Daresh Sizemoon from Prisma Records, Davide Martini, Avy J, Paolo Parodi P2P e Cao 4 dj. Voice: Mad Bob El Santo

    Ingresso libero

  • Capodanno al Muddy Waters con cena, concerto e dj set

    Capodanno al Muddy Waters con cena, concerto e dj set

    IMuddy Watersl Muddy Waters di Calvari per Capodanno ospita il concerto dei Seventy Pure, la nuovissima chips disco band anni 70: dagli abiti alle coreografie, all’immagine, nel suo insieme, ed ovviamente alla musica, è tutto ispirati a quegli anni.

    La formazione a 8 elementi vede la presenza di 5 cantanti-ballerine e lo spettacolo è impreziosito dalle coreografie delle 5 front-woman.

    A seguire dj set.

    L’ingresso costa 25 euro, e c’è la possibilità di cenare con un menù alla carta.

    Entrata dopo il cenone € 30,00 con panettone, spumante e cotechino con lenticchie

  • Dall’acqua nasce l’anima: concorso letterario di Liberodiscrivere

    Dall’acqua nasce l’anima: concorso letterario di Liberodiscrivere

    scritturaUn nuovo concorso letterario per aspiranti penne genovesi e non solo: Liberodiscrivere e Amga hanno indetto il concorso letterario Dall’acqua nasce l’anima, che dà la possibilità di presentare senza alcuna quota di iscrizione una poesia (massimo 25 versi) e/o fino a due racconti (lunghezza massima 10 cartelle) sul tema dell’acqua.

    Unico requisito per partecipare è avere un’età superiore ai 18 anni.

    Le opere e la domanda di partecipazione potranno essere inviate entro il 21 marzo 2012 all’indirizzo mail acque.italiane@fondazioneamga.org (indicando nell’oggetto Concorso Letterario “Dall’acqua nasce l’anima”) o via posta in tre copie a
    Fondazione AMGA
    Concorso Letterario “Dall’acqua nasce l’anima”
    c.a. Dr Temporelli Giorgio
    Via Piacenza 54
    16138 Genova

    Una giuria valuterà le opere pervenute e saranno assegnati i seguenti premi:
    500 Eu al primo classificato
    400 Eu al secondo classificato
    – una targa al terzo classificato

    La premiazione avverrà nel corso dell’edizione 2012 del Festival Internazionale di Poesia di Genova.

    Marta Traverso

  • Istat: un italiano su quattro è a rischio povertà

    Istat: un italiano su quattro è a rischio povertà

    Nel 2010 il 18, 2% delle persone residenti in Italia è, secondo la definizione Eurostat, a “rischio di povertà”, il 6,9% si trova in condizioni di “grave deprivazione materiale” e il 10,2% vive in famiglie caratterizzate da una bassa intensità di lavoro.

    L’indicatore sintetico del rischio di povertà e di esclusione sociale, che considera vulnerabile chi si trova in almeno una di queste tre condizioni, è pari al 24,5%, un livello analogo a quello del 2009.

    Tradotto: 1 italiano su 4 è a rischio povertà. Lo certifica il rapporto Istat “Reddito e condizioni di vita”.

    Nel biennio 2009-2010 risultano sostanzialmente stabili in Italia sia il “rischio di povertà” (dal 18,4% al 18,2 %), sia quello di “grave deprivazione materiale” (dal 7% al 6,9 %), mentre è aumentata dall’8,8% al 10,2 % la quota di persone che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro, dove cioè le persone di 18-59 anni di età lavorano meno di un quinto del tempo.

    Germania e Francia mostrano valori inferiori a quello italiano sia del “rischio di povertà”, sia dell’indicatore di “grave deprivazione materiale”. In Italia e in Francia è più marcato il rischio di povertà per i giovani fra i 18 e i 24 anni, rispetto alle generazioni più anziane. In Italia, inoltre, è più alto il rischio di povertà per i minori di 18 anni.

    Nel 2010, il 16% delle famiglie italiane ha dichiarato di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese. L’8,9% si è trovato in arretrato con il pagamento delle bollette; l’11,2% con l’affitto o il mutuo; l’11,5% non ha potuto riscaldare adeguatamente l’abitazione.

     

  • Arte o non arte? Un sito web per valutare la qualità delle opere

    Arte o non arte? Un sito web per valutare la qualità delle opere

    Cos’è arte? Chi decide che un quadro, una fotografia o una vignetta è considerabile un’opera di ingegno artistico o un millantare senza esito i vari Michelangelo, Van Gogh, Picasso e quant’altri?

    Se i cosidetti esperti proliferano da ogni parte, sul web si è scelto di sfruttare i vantaggi del 2.0 per dare agli utenti stessi la possibilità di osservare un’opera e decidere con un click se è arte o meno.

    Il sito Art or Not è solo un gioco in cui si guardano delle immagini e si dà loro un voto. Il carattere giocoso è dovuto anche al fatto che l’idea nasce dalla costola di Hot or Not, un sito dove la medesima valutazione andava fatta su foto di ragazze.

    Tuttavia questo strumento può tramutarsi – se usato in modo intelligente – in una via per riflettere sul valore dell’arte nella contemporaneità. Tutto a colpi di mouse e tastiera.

    Marta Traverso

  • Premio Paganini: a rischio l’edizione 2012 del concorso per violino

    Premio Paganini: a rischio l’edizione 2012 del concorso per violino

    corso musicaDiciamoci la verità: quanti di noi ascoltano musica classica, non si perdono un concerto per archi o comprano abitualmente dischi di questo genere? Ben pochi, rispetto alla recente evoluzione del pop e dei talent show.

    Tuttavia noi stessi non-ascoltatori ci indigniamo – com’è giusto che sia – nel sapere che non ci sarà più il Premio Paganini, illustre concorso per violino che il prossimo settembre sarebbe giunto alla 54ma edizione.

    Il Festival – che da alcuni anni aveva già preso a tenersi con cadenza biennale – avrebbe dovuto svolgersi dal 19 al 30 settembre, ma una delibera del Comune ha imposto un ipotetico slittamento al 2013 in attesa di capire la situazione dei finanziamenti. Una delle possibili soluzioni al vaglio per non veder tramontare definitivamente il Premio è accorparlo ad altre manifestazioni analoghe, magari tramite la costituzione di un Centro Studi Paganiniano.

    Se altre città italiane hanno infatti istituito da tempo delle Fondazioni dedicate ai compositori – Verdi a Parma, Rossini a Pesaro e così via – Genova non ha mai rivolto analoga attenzione alla memoria di Paganini. Viste le circostanze, potrebbe essere l’occasione giusta per porre rimedio a questa mancanza.

    Marta Traverso

  • Mercato del Carmine: mancano i soldi per completarlo

    Mercato del Carmine: mancano i soldi per completarlo

    carmine-mercato-2008-d1Adesso la storia infinita dell’ex mercato comunale di piazza del Carmine la conoscono in tutta Italia.
    C’è voluto l’intervento del Gabibbo che ieri sera su “Striscia la notizia” ha raccontato la controversa vicenda di una strutturarimessa a nuovo recentemente ma da allora inutilizzata – che nel prossimo futuro dovrebbe ospitare la sede genovese dell’Enoteca regionale e un mercato con prodotti locali d’eccellenza.
    Il restauro completo del Carmine è terminato circa un paio d’anni fa e ha comportato una spesa di oltre 430 mila euro, sostenuta dal Comune, per un progetto di riqualificazione urbana che riguardava l’intero quartiere. Un piccolo gioiello ristrutturato secondo i canoni originali in stile liberty, che sorge a pochi passi dal centro storico e dalla zona universitaria, con enormi potenzialità attrattive e la concreta possibilità di trasformarsi in un volano per il turismo.

    Un anno fa il Comune ha bandito una gara per individuare il futuro gestore. Ad aggiudicarsi la vittoria fu il consorzio “Mercato del Carmine” che fa capo a Confesercenti.
    Oggi però veniamo a sapere che il consorzioa causa della stretta creditizia delle banchesi trova impossibilitato a rispettare gli impegni presi. In pratica manca il denaro necessario, si parla di una cifra vicina agli 800 mila euro, per realizzare gli allestimenti interni.
    “Se il consorzio non partirà con i lavori entro la fine di dicembre – dichiara l’assessore comunale al Commercio Gianni Vassallo – il risultato della gara d’asta sarà annullato ed entro gennaio ne faremo un’altra”.
    In altri termini, considerando le lungaggini burocratiche e gli immancabili ritardi nell’esecuzione dei lavori, non è detto che entro la fine del 2012 potremo finalmente fare un brindisi nel mercato del Carmine con i migliori vini della tradizione ligure.

    Matteo Quadrone

    Foto Daniele Orlandi

  • Capodanno jazz con lo Scott Hamilton quartet al Count Basie

    Capodanno jazz con lo Scott Hamilton quartet al Count Basie

    Scott HamiltonAl Count Basie jazz di Vico Tana si festeggia il capodanno con il concerto di Scott Hamilton quartet, grande sax tenore accompagnato dal suo quartetto italiano, composto dai genovesi Andrea Pozza (pianoforte) e Aldo Zunino (contrabbasso), e dallo svizzero Alfred Kramer (batteria).

    Scott è considerato il principale sassofonista mainstream di oggi. E’ nato a Providence, Rhode Island, nel 1954, e iniziò la sua carriera in anni musicalmente abbastanza selvaggi con uno stile che era allora al di fuori dalle aspettative del pubblico, stile che poi diventò largamente comune tra tutti i nuovi interpreti . Il suo bellissimo sound e il suo impeccabile fraseggio erano rari tra i giovani talenti. Così quando firmò un contratto e cominciò ad incidere albums per la Concord Records, fu oggetto di autentica sorpresa ed eccitazione tra i devoti di questo stile e nell’intero panorama musicale.

    La sua costante è l’immaginazione creativa e il bellissimo e dolcissimo suono del suo saxofono. Pur entrando in contatto ed assimilando la lezione di John Coltrane, Scott continua a suonare la sua musica prediletta che per prima lo ha introdotto al jazz, le grandi ballads ed il blues, suonati con il cuore. Come un consumato interprete di standards, il caldo tenore di Scott Hamilton, unito al suo impeccabile senso dello swing, creano una atmosfera unica in ogni brano interpretato.

    Ingresso, comprensivo di “spumante, panettone e ghiottonerie di capodanno” per il brindisi di inizio anno, a 35 euro + 15 euro per l’acquisto della nuova tessera ARCI valida per tutto il 2012.

  • Caro benzina: stangata da 215 milioni sui viaggi di Capodanno

    Caro benzina: stangata da 215 milioni sui viaggi di Capodanno

    Un pieno di gasolio per un’auto di media cilindrata costa oggi esattamente 17,3 euro in più rispetto allo stesso periodo del 2010“, afferma il Codacons, commentando gli ultimi rincari dei carburanti.

    Per un pieno di benzina, invece, si spendono oggi mediamente quasi 13 euro in più.

    Si tratta dell’ennesima stangata sulle vacanze degli italiani – afferma il Presidente Carlo Rienzi – Considerando i milioni di cittadini che si sposteranno per Capodanno utilizzando l’automobile, la maggiore spesa per i rifornimenti di carburante sarà pari complessivamente a 215 milioni di euro!”.

    La colpa di tale stato di cose – prosegue Rienzi – è dei continui rialzi delle accise decisi dal Governo e dei soliti aumenti speculativi dei prezzi alla pompa che si registrano puntualmente in occasione delle partenze degli italiani, e che determinano una batosta per le tasche degli automobilisti”.

  • Decreto Svuota carceri, cosa ne pensano gli addetti ai lavori

    Decreto Svuota carceri, cosa ne pensano gli addetti ai lavori

    Il Consiglio dei Ministri ha approvato il 16 dicembre il cosiddetto Decreto “Svuota – Carceri”. Un pacchetto complessivo che comprende un decreto-legge sull’emergenza nelle carceri, un disegno di legge con interventi per il recupero dell’efficienza del processo penale ed un regolamento che introduce la Carta dei diritti e dei doveri dei detenuti.

    Ecco le principali misure contenute nel decreto.
    Previste due modifiche nell’art. 558 del codice di procedura penale: con la prima si prevede che, nei casi di arresto in flagranza, il giudizio direttissimo debba essere necessariamente tenuto entro, e non oltre, le quarantotto ore dall’arresto, non essendo più consentito al giudice di fissare l’udienza nelle successive quarantotto ore; con la seconda modifica viene introdotto il divieto di condurre in carcere le persone arrestate per reati di non particolare gravità. In questi casi l’arrestato dovrà essere, di norma, custodito dalle forze di polizia, salvo che ciò non sia possibile per mancanza di adeguate strutture o per altri motivi, quali lo stato di salute dell’arrestato o la sua pericolosità. Attraverso l’adozione di questa misura si tenterà di arginare il fenomeno delle cosiddette “porte girevoli” che nel 2010 ha visto coinvolte 21.000 persone detenute per un periodo non superiore ai tre giorni.

    Altre importanti novità: passa da 12 a 18 mesi la pena detentiva che può essere scontata presso il domicilio del condannato anziché in carcere; La trasformazione in illecito amministrativo dei reati puniti con la sola pena pecuniaria; La sospensione del procedimento con messa alla prova prevista in caso di reati non particolarmente gravi (puniti con pene detentive non superiori a quattro anni). La messa alla prova consiste in una serie di prestazioni, tra le quali un’attività lavorativa di pubblica utilità (presso lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato), il cui esito positivo determina l’estinzione del reato; L’introduzione di due nuove pene detentive non carcerarie: la reclusione e l’arresto presso l’abitazione o altro luogo di privata dimora. Queste pene sono destinate a sostituire la detenzione in carcere in caso di condanne per reati puniti con pene detentive non superiori a quattro anni.

    “L’intento del ministro Severino è apprezzabile ma il decreto sulle carceri, se resta come è, avrà un effetto trascurabile, come è già successo con la legge del 2010 sulla detenzione domiciliare” spiega al Sole 24 ore il presidente dell’Unione Camere Penali, Valerio Spigarelli.
    “Secondo i dati dell’osservatorio carceri dell’Ucpi, ne usufruirebbero 3.500 detenuti – continua Spigarelli – ben poca cosa a fronte di un sistema che sopporta un affollamento di 68mila persone quando la capienza è di 45mila”.
    Anche il disegno di legge che prevede, tra l’altro, la possibilità di usufruire delle misure alternative per i reati puniti con pene non superiori ai quattro anni, non convince il presidente dell’Ucpi “Avrebbe un effetto assolutamente virtuale. Già ora, per quel tipo di reati, anche grazie alla condizionale, si evita il carcere. Per vedere dei risultati è necessario stabilire il limite sulla pena effettivamente irrogata, quindi sulle condanne effettive a quattro anni”.

    Ma cosa ne pensano gli addetti ai lavori della nostra città?

    “Si tratta indubbiamente di un tentativo lodevole del Governo – afferma il direttore del carcere di Marassi, Salvatore Mazzeo – ma sono scettico sul fatto che possa davvero fornire risultati concreti. La misura studiata dal precedente Ministro della Giustizia Angelino Alfano, quella che prevedeva di scontare l’ultimo anno di pena presso il proprio domicilio, è stata sfruttata solo da 3000 detenuti italiani. Anche il nuovo provvedimento, che consente questa opportunità per gli ultimi 18 mesi di pena, nasce già con un vulnus. La detenzione domiciliare infatti presuppone la sussistenza di un domicilio idoneo. A Genova, come in molte altre realtà soprattutto del Nord Italia, abbiamo una presenza di detenuti stranieri pari al 60%. Di conseguenza è difficile trovare un cittadino straniero, in particolare nel nostro caso di area magrebina, che disponga di un luogo consono dove scontare la propria pena”.

    Per quanto riguarda la soluzione che prevede la custodia dell’arrestato da parte delle forze di polizia, il sindacato Silp Cgil manifesta la sua preoccupazione “Pur riconoscendo la validità del principio che la nuova normativa vuole sostenere a tutela di coloro che spesso vengono reclusi solo per pochi giorni presso le sovraffollate carceri italiane dobbiamo ricordare che i locali per la detenzione temporanea della Questura di Genova sono di piccola metratura, angusti e inadeguati, non a norma per garantire l’attuale afflusso di fermati – spiega il segretario Roberto Traverso – Ci chiediamo se qualcuno si preoccuperà di come garantire in concreto il servizio di vigilanza dei numerosi fermati che dovrebbero essere ospitati temporaneamente in Questura: Dove li mettiamo? con quale personale li vigileremo? In quali condizioni igieniche?”.

    Rimane il dato di fatto di una situazione insostenibile, in particolare per quanto riguarda la Casa Circondariale di Marassi, oggi affollata da 830 detenuti, quasi il doppio del consentito.

    Il sindacato dei dirigenti penitenziari sostiene l’amnistia – dichiara Mazzeo – è l’unica soluzione praticabile se vogliamo dare respiro alle carceri attraverso l’uscita di almeno 20 – 25 mila detenuti. Numeri che consentirebbero alle strutture penitenziarie di rientrare nei limiti di capienza consentiti dalla legge. E garantirebbe condizioni più vivibili per i reclusi”.

    L’ultimo indulto aveva permesso di fare uscire 300 dei 630 reclusi all’epoca nel penitenziario genovese.
    Ma solo il 40% dei beneficiari, nel giro di un anno, non aveva più fatto ritorno in carcere.
    Occorrono interventi strutturali e non estemporanei affinché queste persone, una volta fuori dalle mura del carcere, non siano abbandonate al loro destino onde evitare che nel giro di poco tempo siano nuovamente invischiate nel circuito criminale – spiega Mazzeo – la precedente esperienza ha insegnato che non è sufficiente seguire gli ex detenuti solo nella fase iniziale successiva al rilascio ma, al contrario, il compito delle istituzioni pubbliche è quello di favorire un loro completo reinserimento nella società civile”.

    Quindi è necessario un affiancamento continuo degli assistenti sociali senza limiti temporali e poi bisogna mettere in condizione i volontari, le associazioni, le cooperative e tutto quel variegato mondo che ruota intorno al carcere, di poter svolgere appieno il proprio ruolo sfruttando tutte le opportunitàlavorative ma non solomesse a disposizione anche dopo l’uscita dalle strutture penitenziarie.

    Le misure alternative alla detenzione sono la strada da percorrere – continua Mazzeo – Ma è necessaria una progettualità che implica un costo. Spesso insostenibile. Penso a quanti lavori di pubblica utilità si potrebbero svolgere a Genova. Ad esempio un paio di anni fa con un gruppo di detenuti ci siamo occupati della pulizia del Parco del Peralto. Oggi siamo pronti a riproporre l’idea. Ma mancano i soldi, c’è poco da fare. Bisogna studiare dei progetti che prevedano delle borse lavoro come quello che stiamo portando avanti con 12 detenuti presso il cimitero di Staglieno. Queste sono soluzioni che rappresentano una risposta concreta all’emergenza carceraria”.

     

    Matteo Quadrone