Mese: Febbraio 2012

  • Municipio Centro Ovest: in rete i servizi di accoglienza, ascolto, orientamento

    Municipio Centro Ovest: in rete i servizi di accoglienza, ascolto, orientamento

    Una rete di soggetti, associazioni enti e servizi, da tempo operanti nel territorio del Municipio Centro Ovest, hanno deciso autonomamente di incontrarsi, avviando un coordinamento periodico.

    Il Gruppo di lavoro chiamato “Gruppo Sportelli”, ha coinvolto diversi soggetti che a qualsiasi titolo offrono alla cittadinanza del Municipio di Centro Ovest un servizio di “accoglienza, ascolto, orientamento”.

    Fanno parte del Gruppo di lavoro Operatori e Volontari di enti ed associazioni pubbliche e private, laiche e religiose, sociali e sanitarie. Tutti i soggetti, ognuno nel rispetto della propria “mission”, hanno deciso di condividere i riferimenti, le risorse, i saperi, le conoscenze acquisite nel tempo, nel delicato compito di “accoglienza ed orientamento” alle famiglie e alla cittadinanza di Sampierdarena e di San Teodoro, spesso in difficoltà e alla ricerca di figure in grado di comprendere ed orientare.

    Il coordinamento ed il confronto ha dato buoni frutti permettendo la messa in rete di soggetti che prima non si conoscevano, la diffusione di competenze, l’interscambio e l’aggiornamento su informazioni di cui anche i cosiddetti “addetti ai lavori” non sempre erano a conoscenza.

    L’esigenza di dare maggiore visibilità a questa “rete”, di “trasformare il sapere in strumento”, di dare visibilità al lavoro sin qui realizzato, è stata fortemente condivisa dal Municipio Centro Ovest che ha colto l’importanza di contribuire alla diffusione degli strumenti di chi “aiuta chi aiuta” mediante la stampa di un opuscolo cartaceo disponibile anche online ed aggiornato periodicamente sul sito del Comune di Genova Municipio II Centro Ovest, all’indirizzo www.municipio2centroovest.comune.genova.it

    Sarà possibile mantenere contatti facendo riferimento alla mail municipio2servizisociali@comune.genova.it

  • Rifiuto con affetto: contenitori di strada per baratto pubblico

    Rifiuto con affetto: contenitori di strada per baratto pubblico

    rifiuto con affettoQuante volte ci capita di trovare nei cassonetti dell’immondizia oggetti in perfetto stato, che magari sono stati gettati via solo per noia o perché rimpiazzati da qualcosa di più alla moda?

    Tre giovani artiste di Macerata hanno voluto rimediare a questo diffuso fenomeno trasformando il buttare via in arte e al tempo stesso dando vita a una nuova forma di baratto: Rifiuto con affetto è un sistema di contenitori analogo ai cassonetti dell’immondizia, dove però vengono depositati oggetti ancora funzionanti o in buono stato, perché qualcun altro li prenda e possa farne buon uso. I contenitori sono gialli, grandi come un tavolino e chiusi da una vetrata scorrevole.

    Un’idea analoga alle varie forme di crossing (la più nota senza dubbio è il book crossing) che già esistono nelle nostre città, e che le tre ragazze aspirano a portare in tutta Italia. Scopo del progetto è allungare il ciclo di vita degli oggetti, ridurre l’apporto delle discariche e evitare l’inquinamento dovuto alla continua produzione di nuovi oggetti, quando basterebbe scambiarsi quelli già esistenti.

    Che ne dite, non sarebbe bello avere un Rifiuto con Affetto anche a Genova? Ecco come fare: associazioni, enti pubblici, aziende o privati cittadini possono contattare le artiste all’indirizzo info@rifiutoconaffetto.it.

    Marta Traverso

  • Corti ma belli, i cortometraggi del Torino Film Festival al Sivori

    Corti ma belli, i cortometraggi del Torino Film Festival al Sivori

    Via Curiel 8Corti ma belli è la rassegna che si tiene alla sala Sivori in salita Santa Caterina martedì 7 febbraio a partire dalle ore 2030.

    Curata dall’associazione culturale cinematografica Mcr Film, prevede la proiezione di sei cortometraggi provenienti dal Torino Film Festival  2011 nella Sezione italiana corti presieduta da Yuri Ancarani, Alice Rohrwacher e Carlo Michele Schirinzi.

    La serata inizia con la visione di Via Curiel 8 (Francia, 2011, 10′), il film di animazione vincitore del primo premio per il miglior cortometraggio, creato dalle illustratrici  francesi Mara Cerri e Magda Guidi. Una storia d’amore ed emozioni che ha richiesto due anni di lavorazione e oltre 4.000 disegni.

    Si prosegue poi con le proiezioni di Occhio di vetro cuore non dorme (Italia-Francia, 2011, 10′),il documentario  breve di Gabriele di Munzio che ha ottenuto il premio speciale della giuria (Premio Kodak) , e il corto di animazione di Simone Massi Dell’ammazzare il maiale (Italia, 2011, 6′).Un documentario forte e poetico che ha ricevuto la menzione speciale della giuria.

    El cuento (Italia/Colombia/Francia, 2011, 30’)  è invece il corto che racconta le atrocità della guerra in Bosnia a cura di Enrico Mandirola.

    Infine, De la mutabilité de toute chose et de la possibilité d’en changer certains (Francia, 2011, 16’) di Anna  Marzano, che parte da un evento tragico come il terremoto del 2009 dell’Aquila per capire come un evento inaspettato possa in attimo cambiare totalmente la vita delle persone, e  Fireworks (Francia/Italia, 2011, 21’) di Giacomo Abbruzzese, racconta la vicenda di un gruppo internazionale di ecologisti che decide di far saltare in aria l’intero impianto siderurgico tarantino nel giorno di Capodanno.

  • Mediazione comunitaria: una risposta ai conflitti del centro storico

    Mediazione comunitaria: una risposta ai conflitti del centro storico

    <<Genova può costituire una piattaforma per cercare di lavorare sul conflitto in maniera preventiva prima che questo degeneri e possa trasformarsi in violenza – spiega Alejandro Nató, avvocato argentino, esperto mondiale in mediazione, formatore del corso di Sensibilizzazione alla Mediazione Comunitaria promosso e organizzato dalla Fondazione San Marcellino e dal DiSCLiC dell’Università di Genova, in collaborazione con Comune di Genova, Provincia di Genova e Regione Liguria – una caratteristica peculiare è l’aver avviato il progetto con un approccio di tipo comunitario, vale a dire che a Genova siamo partiti direttamente dalle esigenze della comunità. Quello che stiamo portando avanti assume un valore aggiunto proprio perché quando una determinata comunità, per sua spontanea volontà, decide di appropriarsi degli strumenti adeguati a gestire il conflitto, si genera una tale forza, in grado di espandersi agevolmente al resto della società. Inoltre la città possiede una particolare vocazione che ci permette di applicare la mediazione in ambiti diversi: interculturale, educativo, comunitario. Siamo riusciti ad unire segmenti della società che sono attori chiave come i residenti, gli operatori dei servizi sociali, gli agenti della polizia municipale. Grazie all’esperienza maturata alla casa di quartiere Ghett-up siamo giunti all’esperienza odierna. Vorrei sottolineare il grande impegno sociale che ho subito riscontrato nei partecipanti. Al di là dell’insegnamento relativo agli strumenti da utilizzare per la mediazione, si è creato infatti un vincolo potente, una rete di vicinanza e conoscenza che consente di individuare il conflitto precocemente>>.

    La mediazione comunitaria è un metodo di risoluzione pacifica e partecipativa dei conflitti, un programma sociale che favorisce la creazione di spazi dove la stessa comunità stabilisce un dialogo costruttivo per superare i problemi quotidiani. In pratica la mediazione comunitaria è l’arte della buona convivenza, attraverso la quale è possibile tracciare nuovi percorsi in direzione della concordia.
    Ma come funziona? Un terzo imparziale, formato a questo proposito – è il caso di Alejandro Nató, mediatore che ha lavorato in tutti i Paesi dell’America Latina, in particolare ha trascorso 3 anni in Bolivia impegnato a mediare i conflitti durante la riforma agraria promossa dal Presidente Evo Morales – facilita lo scambio di idee, informazioni, sentimenti e bisogni tra coloro che vivono una situazione conflittuale, aiutando a generare, in maniera collaborativa, soluzioni alternative a questa situazione.

    <<L’idea è quella di allargare la proposta formativa anche ai non addetti ai lavori – spiega Danilo De Luise, Fondazione San Marcellino Onlus – già nel 2011 il Corso sulla mediazione era rivolto ai residenti del Ghetto, oltreché ad agenti della polizia municipale, insegnanti della scuola Caffaro di Certosa, operatori dei servizi sociali. Nel 2012 l’obiettivo era riuscire ad attivare un altro territorio. Ed inaspettatamente sono stati gli abitanti di via San Bernardo, in maniera del tutto spontanea, a muoversi per primi dopo aver conosciuto la fortunata esperienza del Ghetto. Così è nato il progetto Quic (Quartiere in cantiere) di via San Bernardo. Oggi il corso, completamente gratuito, è aperto ad un gruppo eterogeneo di persone, 75 iscritti, tra i quali ci sono oltre ai già citati operatori dei servizi sociali ed agenti di polizia municipale, anche mediatori culturali, psicologi, e soprattutto gli abitanti di Prè, via San Bernardo e del Ghetto>>.

    Il corso è partito il primo febbraio presso la Biblioteca Berio e si compone di sessanta ore divise in tre sessioni, febbraio, marzo e maggio, e si concluderà con un convegno nei giorni 21 e 22 maggio prossimi.
    Venerdì 3 febbraio il workshop si è sviluppato intorno all’esperienza appena avviata dai cittadini attivi di via San Bernardo. Questi ultimi hanno raccontato a tutti i partecipanti il motivo di conflitto maggiormente sentito dai residenti. Prima hanno introdotto brevemente le ragioni della loro mobilitazione.

    <<Tutto nasce dal desiderio di fare qualcosa per migliorare le condizioni di vita del nostro quartiere – spiega Carola – abbiamo iniziato a conoscerci ed attraverso il confronto è emersa la problematica che davvero sta più a cuore agli abitanti, parliamo del famoso fenomeno della “movida”. Un forte disagio per i residenti che subiscono l’invasione notturna del quartiere e di conseguenza, come prima reazione, decidono di ritirarsi nelle loro abitazioni. Oggi ci troviamo in una fase appena precedente all’emergenza. In più di un’occasione abbiamo assistito ad episodi di violenza fisica e verbale, atti intimidatori, azioni invasive come lo sfondamento di alcuni portoni dei palazzi. Se non troviamo il modo di intervenire rischiamo che la situazione degeneri>>.

    Proprio per questo motivo hanno deciso di partecipare al Corso, in maniera tale da acquisire gli strumenti necessari per provare a cambiare lo stato delle cose.
    Ma le criticità relative alla frequentazione notturna riguardano una larga fetta del centro storico, alle prese da almeno una decina d’anni con un fenomeno che oltre ad aumentare le frustrazioni dei residenti, ferisce un tessuto sociale già provato da un passato di abbandono.
    Nata come tentativo di rivitalizzazione dei vicoli, la “movida” si è tramutata in un boomerang.
    Le istituzioni pubbliche, incentivando l’apertura dei locali, ipotizzavano di migliorare la vivibilità del centro storico. A distanza di breve tempo bisogna constatare come l’obiettivo non sia stato raggiunto. Si è registrata invece una proliferazione eccessiva di attività commerciali dedicate esclusivamente al “popolo della notte” e che inevitabilmente lasciano sguarnito un intero territorio nelle ore diurne.
    Oggi, percorrendo alla luce del sole via San Bernardo, sembra di attraversare un quartiere desertificato – basta osservare la sfilza di serrande abbassate – per poi trasformarsi, con il calare del buio, nell’epicentro di una festa che spesso assume toni incivili.

    Una prima risposta potrebbe essere favorire il decollo di insediamenti commerciali che offrano un servizio diverso rispetto ai locali aperti solo nelle ore serali. Ma è necessario anche un decisivo cambio di mentalità dei cittadini <<Noi vorremmo che il quartiere fosse vissuto anche di giorno, che le persone transitassero abitualmente per i vicoli in maniera tale che gli stessi gestori dei locali potrebbero constatare che è possibile avere un tornaconto economico anche con le serrande aperte di giorno>>.

    Tornando alla questione più critica, quella dovuta alla “movida” <<Nessuno di noi è contrario alla presenza dei giovani frequentatori – aggiunge Marina – ma fino a quando non si tocca con mano la situazione è difficile comprendere i disagi che subiamo. Parliamo di 3 notti alla settimana in cui gli abitanti si trovano in scacco di centinaia di ragazzi, alcuni dei quali si comportano in maniera incivile, impedendo il diritto al riposo>>.

    Ma in questo caso – secondo i cittadini di via San Bernardo – siamo di fronte ad un vero e proprio problema sociale che non riguarda esclusivamente i residenti, bensì l’intera città.
    <<Alle spalle di determinati comportamenti si nascondono anche delle responsabilità istituzionaliOggi ai giovani il centro storico offre solo la possibilità di girovagare per locali e bere. Occorre fornire altre opportunità di svago ed è necessario lo sforzo unitario di abitanti, commercianti ed amministrazione comunale>>. Un grido d’allarme, un’esplicita richiesta d’aiuto che i residenti del centro storico indirizzano a chi di dovere.

    Da sottolineare infine la presenza al Corso degli agenti della polizia municipale impegnati sul territorio, i quali evidenziano l’importanza del loro coinvolgimento <<Durante il nostro lavoro abbiamo sempre cercato di seguire il buon senso dell’antico vigile di quartiere, oggi grazie agli strumenti che stiamo acquisendo, possiamo migliorare il nostro approccio ai conflitti che ci troviamo quotidianamente di fronte. Si tratta di un cambio di mentalità che può dare davvero buoni frutti>>.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Danza e anoressia: ballerina della Scala licenziata per un libro

    Danza e anoressia: ballerina della Scala licenziata per un libro

    danza classicaLa verità, vi prego, sulla danza è il titolo di un libro pubblicato da Maria Francesca Garritano, etoile del Teatro della Scala che ha voluto denunciare un fenomeno purtroppo molto diffuso nel mondo della danza: sono molte le ballerine che in nome della perfezione fisica cadono nel tunnel dell’anoressia.

    Firmato con lo pseudonimo di Mary Garret, la ragazza svela i retroscena di un mondo che frequenta quotidianamente dall’età di 16 anni (oggi ne ha 33), e che l’ha portata nei primi anni di attività a calare di peso fino a 43 chili. Nel libro si parla della competizione che porta molte ballerine a distruggere il proprio corpo in nome di un posto in prima fila, fino a portare in alcuni casi al blocco del ciclo mestruale e alla sterilità.

    Alcuni giorni fa è stata licenziata dal Teatro della Scala per “danno d’immagine, in quanto il suo libro ha trasmesso un’immagine negativa del corpo di ballo in cui la ragazza lavora – in un’intervista all’Observer ha infatti dichiarato che una ballerina su cinque alla Scala è anoressica – e del mondo della danza in genere.

    La ragazza continua a esercitarsi nella danza ed è divenuta socia onoraria di un’associazione che si batte per sensibilizzare sui disordini alimentari. Chiara Bisconti, Assessore al Benessere del Comune di Milano, è intervenuta sul tema chiedendo al Teatro un codice etico per regolare i rapporti con le ballerine che soffrono di disturbi dell’alimentazione, soprattutto quelle che iniziano l’attività della danza da bambine o durante l’adolescenza.

    Marta Traverso

  • “Siamo andati in Antola”, presentazione alle Vigne

    “Siamo andati in Antola”, presentazione alle Vigne

    Monte AntolaVenerdì 10 febbraio alle ore 17 Alessio Schiavi presenta ancora al pubblico genovese il libro “Siamo andati in Antola”, nel Chiostro della Basilica di S.M. delle Vigne del centro storico genovese.

    Un libro in cui la storia e le vicende legate al Monte Antola, sono ricostruite attraverso ricerche, interviste, immagini, e una vasta raccolta iconografica che fa ripercorrere al lettore la storia del monte dei genovesi che si legge quasi come un romanzo.

    Per l’occasione, Luigi Lanzone intervista l’autore del libro dopo una introduzione storica sul luogo dell’incontro a cura di Francesco Pittaluga.

    La presentazione è accompagnata da una proiezione d’immagini, con musica e commento,  che condurrà i partecipanti nelle atmosfere antiche ed attuali dell’Antola. Al termine rinfresco per tutti i partecipanti.

     

    Foto Daniele Orlandi

  • Via XX Settembre, la rambla: amore e odio dei genovesi

    Via XX Settembre, la rambla: amore e odio dei genovesi

    vasi ramblaIL PRECEDENTE

    L’immagine di una via Venti Settembre senza neanche un’automobile, dove la gente può tranquillamente camminare o pedalare in mezzo alle corsie come in una qualsiasi zona pedonale, è un sogno che la Sindaco di Genova Marta Vincenzi non ha mai tenuto nascosto.

    Per questa ragione ha annunciato, all’inizio di febbraio 2011, l’idea di costruire una rambla in vista di Euroflora: un primo passo per rendere via XX completamente pedonale.

    Questo il progetto, fortemente voluto da Tursi e che il Comune è intenzionato a portare avanti nonostante le diffuse polemiche: Genova nuova Barcellona, con una rambla che percorre l’intera via Venti, gli autobus che la attraversano ai lati nei due sensi di marcia e zona pedonale al centro, con 32 enormi vasi a fare da spartitraffico. In mezzo alla via – in corrispondenza all’incrocio con via Fieschi – una grande isola, con panchine e ulteriori spazi verdi. A seguire, un lungo vialone alberato che arriva fino alla Foce, anch’esso pedonale e con due corsie laterali per i bus. Tutto completamente pagato dagli sponsor.

    Apparentemente risolto anche il problema della viabilità: per chi va a Ponente o Levante ci sono i tragitti Galleria Colombo-via Diaz o di via Fieschi-piazza Verdi, mentre il centro e la sopraelevata restano collegati dal passaggio in via Fieschi e via Ceccardi. Il tutto agevolato da un minore traffico di auto nella zona della stazione Brignole, una volta che sarà operativa la metropolitana.

    In sintesi: piante e fiori a delimitare il tragitto che da piazza De Ferrari porta a piazzale Kennedy. Un progetto in partenza il 10 aprile, che resterà attivo per tutta la durata di Euroflora e rimarrà allestito fino alla Notte Bianca, ossia il secondo fine settimana di settembre. Totale: cinque mesi di rambla sperimentale, nella speranza che nel frattempo si verifichino le condizioni per cui il progetto possa diventare permanente.

    IL PRESENTE

    Conclusa Euroflora, è sparita pure la rambla. Il 9 maggio, a meno di un mese dal suo allestimento, è iniziata la rimozione dell’area fiorita, poco apprezzata dai genovesi ma molto di più (pare) dai loro cani, come a suo tempo qualcuno ha fatto notare nei commenti lasciati sui social network.

    La sorte dei vasi la vedete nella foto qui a fianco: sono stati dislocati in varie zone della città, come via Porta degli Archi.

    In compenso è stato mantenuto il divieto al traffico di auto nella parte di strada che ha ospitato la rambletta.

    Lo scorso novembre è stato lanciato un bando che vede la collaborazione di Comune e Facoltà di Architettura per ridisegnare il volto di via XX:  fino al 9 marzo studenti, insegnanti e architetti sono chiamati a presentare la loro idea per eliminare il traffico di veicoli privati nella via centrale cittadina – possibilmente con tanto di pista ciclabile, almeno nel tratto compreso fra piazza De Ferrari e il Ponte Monumentale – e ridisegnare la viabilità anche nelle strade circostanti.

    Archiviata la rambla, si spera che almeno in questo caso i soldi – che siano degli sponsor o nostri – vengano utilizzati per un progetto che si risolva in modo permanente.

    Marta Traverso

  • Bruchi Art Design, alla scoperta dello studio artistico di Vico del Ferro

    Bruchi Art Design, alla scoperta dello studio artistico di Vico del Ferro

    Bruchi Design ExperimentsLo studio artistico Bruchi Art+Design+Experiments ha aperto di recente nel centro storico cittadino, in Vico Superiore del Ferro. Abbiamo intervistato la titolare Bruna Chiarle: formata presso l’Accademia Ligustica e specializzata in Francia, a Chartres, nello studio delle vetrate e delle relative tecniche di realizzazione e restauro, Bruna svolge il suo lavoro principalmente nell’ambito della lavorazione del vetro, ma crea anche tele e oggetti d’arredo.

    Bruchi Design ha inaugurato di recente, l’11 novembre scorso. Qual è il percorso che l’ha portata fino qui, a questa apertura?
    Nel 1995 ho aperto uno studio qui nel centro storico, poi studi ed esperienze professionali mi hanno portata fuori Genova; ultimamente però ho sentito il bisogno di tornare sul territorio per un confronto diretto con la gente attraverso uno spazio che fosse non soltanto il mio spazio espositivo ma anche un luogo di scambio con le persone.

    Il centro storico. Di certo luogo che offre un contesto suggestivo che ben si sposa col fare artistico: è vero anche che molte gallerie genovesi si trovano proprio qui; ha seguito la tendenza più diffusa o esiste un motivo in particolare?
    Di certo il fatto di trovarsi vicino ad altri spazi artistici e laboratori artigiani coi quali si può collaborare direttamente ha soddisfatto l’esigenza di entrare nel territorio -accanto agli altri luoghi creativi- come portatori di arte nell’ambiente, comunicando quindi amore per l’arte.

    Cominciare un’esperienza come questa in un periodo storico tanto ostico non è da tutti: grande fiducia nel futuro o dichiarazione di guerra alla crisi?
    Entrambe le cose: in effetti in questo momento è difficile riuscire ad avere un aiuto dalle istituzioni e dal mondo esterno, e noi abbiamo contato solo sulle nostre forze. Credo comunque che puntare sul “saper fare” italiano, sul made in Italy insomma, sia una sfida vincente, perché è una nostra risorsa caratteristica e anche su questo si dovrebbe investire per affrontare la crisi.

    Principalmente vetro, ma anche lavori realizzati con materiale di recupero. Può illustrarci meglio le tipologie di opere che Bruchi presenta?
    La mia passione più grande è il vetro, materiale principale delle mie creazioni, però mi piace pensare che ogni oggetto possa avere una seconda vita, dopo essere stato studiato e adeguatamente rinnovato. Ultimamente sto lavorando col cachemire, che inserisco nelle vetrate d’arredo oltre a utilizzarlo per le mie tele. Sto preparando inoltre una mostra sul tema dell’importanza del cibo nella società, sia dal punto di vista del sostentamento sia da quello del condizionamento sociale.

    Arte per pochi o arte per tutti? A che pubblico si rivolge?
    Arte per tutti: una definizione che amo dare è proprio che Bruchi si propone di “diffondere l’arte nell’ambiente”. Il nostro nome, Bruchi Art+Design+Experiments, cerca di guardare a tutte le facce dell’arte, portando l’oggetto artistico negli spazi privati attraverso collaborazioni con designers e architetti per esempio, ma anche coinvolgendo i ragazzi delle scuole, perché è dai ragazzi che viene il futuro. Questo è l’aspetto “experiment” di Bruchi: mi interessa molto la possibilità di collaborare specialmente coi licei artistici, e continuerò anche quest’anno la collaborazione col Liceo Artistico di Savona, che prevede studi sulle peculiarità delle vetrate e sulle loro tecniche di realizzazione.

    Con cadenza bisettimanale organizzate “Il Giorno del Bruco”. Di cosa si tratta?
    Proprio nell’ottica di apertura al mondo esterno, in queste giornate lo studio è aperto a nuove collaborazioni e progetti. Ad esempio il primo Giorno del Bruco ha visto una collaborazione col gruppo musicale Nanaue, per il cui album abbiamo scattato delle foto: questa occasione ha visto una sinergia tra arti diverse come pittura e musica. Il nostro calendario prevede prossimamente un appuntamento col design industriale degli anni sessanta e settanta, e il pubblico può sia partecipare a queste giornate, sia fornire suggerimenti e spunti per ulteriori incontri di approfondimento o di progettazione.

     

    Claudia Baghino

    Foto e video di Daniele Orlandi

    Bruchi Design ExperimentsBruchi Design Experiments

  • Arte e globalizzazione, incontro con Mansour Ciss

    Arte e globalizzazione, incontro con Mansour Ciss

    Palazzo DucaleMartedì 7 febbraio Palazzo Ducale ospita l’artista visivo senegalese residente a Berlino Mansour Ciss, ospite della rassegna Mediterranea, voci tra le sponde.

    Un incontro per parlare di arte e globalizzazione, per cercare di capire quali sono state le conseguenze della colonizzazione dell‘Africa e delle dinamiche legate alla mondializzazione dei mercati.

    L’artista senegalese propone alcune delle opere ed azioni performative tratte dal suo Laboratoire Déberlinisation” (Laboratorio Deberlinizzazione).

    L’esposizione sarà allestita nel Porticato di Palazzo Ducale dal 7 al 12 febbraio e sarà dedicata ai temi della discriminazione razziale, del difficile processo d’integrazione dei migranti e all’utopia della libera circolazione dei cittadini.

  • I candidati alle primarie rispondono alle domande poste dall’Uaar

    I candidati alle primarie rispondono alle domande poste dall’Uaar

    A meno di una settimana dalle primarie, i candidati sindaco del centrosinistra hanno risposto ai quesiti sul rapporto Istituzioni Pubbliche – Chiesa, posti dalla sezione genovese dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti.

    <<Siamo consapevoli che la laicità delle pubbliche istituzioni rappresenti soltanto un aspetto nella gestione di un Municipio, ma rappresenta un punto fondamentale sulla base del quale è possibile valutare l’indipendenza della pubblica amministrazione dal potere clericale, una misura della effettiva separazione tra Stato e Chiesa come prescritto dalla Costituzione – scrive in una nota la sezione genovese dell’Uaar – Con il proposito di fornire ulteriori elementi di valutazione nella scelta del proprio candidato agli elettori del centrosinistra che domenica 12 febbraio si recheranno alle urne per eleggere con le primarie il loro candidato sindaco, il circolo UAAR di Genova ha proposto ai candidati un questionario attinente la laicità delle istituzioni>>.

    L’unica a non aver risposto è stata Roberta Pinotti. <<Nonostante ci abbia annunciato due volte una risposta al questionario, nulla è pervenuto, lo spazio delle sue risposte rimane quindi vuoto – conclude l’Uaar – Il circolo UAAR di Genova non parteggia per nessuno dei candidati, non dà indicazioni di voto e lascia al giudizio dei lettori interessati agli argomenti proposti la valutazione delle risposte fornite>>.

    Di seguito le domande con le relative risposte:

    – E’ favorevole alla verifica della destinazione d’uso delle proprietà immobiliari riconducibili alle confessioni religiose al fine del pagamento dell’imposta comunale sugli immobili? Cosa ne pensa dell’esenzione per le attività “non esclusivamente commerciali” di cui godono le confessioni religiose?

    Angela Burlando: Sono favorevole alla verifica della destinazione d’ uso finalizzata al pagamento dell’ ICI.

    Marco Doria: Ho avuto modo di esprimermi sul tema. Sono assolutamente favorevole a una verifica puntuale delle destinazioni d’uso degli immobili riconducibili alle confessioni religiose al fine del corretto pagamento dell’imposta comunale sugli immobili. Esiste una chiara ambiguità della normativa nazionale che deve essere al più presto modificata e intendo sollevare il problema con la massima forza. Tale ambiguità consente di non pagare imposte sugli immobili dovute: ciò non è accettabile per ragioni di equità e anche, dato il momento, per ragioni di assoluta necessità della finanza pubblica.

    Andrea Sassano: Sono favorevole alla verifica della destinazione d’uso delle proprietà immobiliari delle confessioni religiose al fine di un corretto pagamento dell’imposta comunale. Penso inoltre che la definizione “non esclusivamente commerciale” sia ambigua e che il legislatore dovrebbe cambiarla.

    Marta Vincenzi: Sono talmente favorevole alle verifiche delle destinazioni d’uso che le ho sempre fatte e continuo a farne (esempio: contenzioso con Maristi, Parrocchia di Boccadasse, Parrocchia di San Siro di Nervi)
    In relazione alla esenzione per gli immobili non esclusivamente commerciali delle confessioni religiose, ribadisco quanto già espresso in altra occasione: dovrebbe essere consentito ai Comuni di definirne lo stato reale alla luce della conoscenza del territorio, piuttosto che limitarsi ad applicare una norma ambigua.

    In Liguria le legge regionale obbliga il comune a finanziare l’edilizia di culto consegnando alle Chiese il 7% degli oneri di urbanizzazione secondaria. Ne è a conoscenza? Il Comune di Genova nel 2011 ha corrisposto 106.904,92 euro alle confessioni religiose quali quote dei contributi per oneri di urbanizzazione secondaria riscossi nel 2010. Lo sa che l’Arcivescovo di Genova nell’ultima richiesta ha dichiarato un numero di fedeli superiore al numero degli abitanti di Genova? In un periodo di ristrettezze economiche, non pensa che questi soldi potrebbero essere diversamente utilizzati? E’ disponibile ad adoperarsi affinché venga modificata tale legge regionale?

    Angela Burlando: Credo che sia necessaria una chiarezza legislativa in modo da evitare incomprensioni. Conosco bene la legge regionale. Ne ero al corrente. Mi pare strano che un arcivescovo si esponga a critiche fornendo dati di cui si può facilmente riscontrare la non veridicità.

    Marco Doria: Sono a conoscenza del problema. Credo che sia opportuno ragionare sulla legge regionale (sulla cui applicazione naturalmente bisogna essere assolutamente attenti, come peraltro deve essere per tutte le norme vigenti) e su sue eventuali modifiche.

    Andrea Sassano: Sono a conoscenza di quanto il Comune di Genova nel 2011 ha corrisposto alle confessioni religiose per oneri di urbanizzazione secondaria. Non sapevo invece che il Cardinale Bagnasco avesse dichiarato un numero di fedeli superiore agli abitanti di Genova. Penso che quei soldi potrebbero essere utilizzati diversamente indipendentemente dal fatto che la nostra città stia vivendo una pesante crisi. Si, sono disponibile ad impegnarmi per modificare la legge regionale.

    Marta Vincenzi: La chiesa dichiara il numero dei fedeli dell’arcidiocesi di Genova. L’arcidiocesi comprende anche altri Comuni e non solo Genova. Ovviamente sono a conoscenza della Legge Regionale. In quanto alla ripartizione del contributo, adottiamo un criterio proporzionale in base al peso percentuale delle varie confessioni religiose sul totale che in parte prescinde dal numero puntuale dei fedeli dichiarati, ma tiene conto, come è nelle intenzioni del legislatore regionale, del peso che hanno sul territorio. La mia opinione su un diverso utilizzo di queste risorse, finché c’è la legge, non ha rilevanza di concretezza. Se potessi, la cambierei.

    – Sebbene non sia possibile verificare la cifra esatta, i dati finora disponibili mostrano che lo Stato Italiano, sotto diverse voci, finanzia la Chiesa Cattolica con oltre 6 miliardi di euro all’anno (http://www.icostidellachiesa.it). In un momento di crisi in cui sono richiesti enormi sacrifici ai cittadini, non crede che alcune voci debbano essere riviste? In particolare, quale è il suo parere sulla modifica della legge sull’8×1000 per destinare alle Religioni solo la quota esplicitamente espressa?

    Angela Burlando: Sì, credo proprio che vadano rivisti alcuni punti della legge relativa all’ 8X1000. Credo che alla Chiesa debba andare solo la quota esplicitamente espressa.

    Marco Doria: Penso che sia opportuno rivedere in generale tutti i finanziamenti erogati dallo stato al fine di procedere nel modo più chiaro e trasparente. Sono assolutamente favorevole a destinare alle Religioni solo la quota 8×1000 esplicitamente espressa come a loro destinata.

    Andrea Sassano: Penso che lo Stato italiano spenda troppo per la Chiesa Cattolica e che vada modificata la legge sull’8×1000. Questo è tanto più urgente quando ai cittadini italiani vengono richiesti sempre maggiori sacrifici ai fini del risanamento dei conti dello Stato.

    Marta Vincenzi: Sono d’accordo.

    – Cosa ne pensa del finanziamento comunale alle scuole paritarie come alternativa a quelle statali attuato in molti Comuni d’Italia?

    Angela Burlando: Per esprimere un parere devo conoscere bene le ragioni che determinano la scelta del finanziamento. Non mi sento di fare una valutazione generica.

    Marco Doria: Ritengo in via generale che ci si debba attenere al dettato costituzionale per quanto riguarda i finanziamenti alla scuola privata. Per quanto riguarda le realtà comunali non escludo a priori che possano esserci situazioni in cui scuole paritarie svolgono azione di effettiva supplenza e quindi possano ricevere finanziamenti. Obiettivo della pubblica amministrazione deve però essere quello di creare un sistema di scuola pubblica che possa rispondere pienamente alla domanda dei cittadini. Non si tocca la libertà per soggetti privati di istituire scuole e istituti di educazione “senza oneri per lo Stato” (art. 33 Costituzione).

    Andrea Sassano: Penso che i soldi pubblici debbano essere investiti nella scuola pubblica, e che vada rispettata la Costituzione in base alla quale le scuole private e paritarie hanno diritto ad esistere le loro attività ma senza oneri per lo Stato.

    Marta Vincenzi: Il Comune di Genova non prevede finanziamento alle scuole paritarie come alternativa a quelle statali.
    Limitatamente alle scuole infanzia per i bambini da tre a sei anni, è previsto un contributo alle scuole paritarie convenzionate, laiche e religiose, per il consolidamento di un sistema educativo integrato; tale sistema ci permette di mantenere un’offerta posti nei servizi per l’infanzia pari al 100% dei bambini da tre a sei anni residenti a Genova.

    – L’ora alternativa, ossia l’attività didattica per chi non sceglie le ore di religione cattolica nella scuola pubblica, dovrebbe essere un diritto. In realtà si incontrano sempre difficoltà organizzative e spesso forme di emarginazione (anche l’UNICEF ha denunciato questa situazione). Ritiene utile istituire un osservatorio sul rispetto dei diritti di genitori e studenti relativamente all’accesso all’ora alternativa? E’ disponibile a sostenere finanziamenti comunali per progetti didattici ed educativi a sostegno degli studenti dell’ora alternativa?

    Angela Burlando: Sì, ritengo utile istituire un osservatorio sull’ ora alternativa. Bene per i progetti didattici a sostegno degli studenti che non seguono le lezioni di religione.

    Marco Doria: Favorevole all’osservatorio. Per quanto riguarda i finanziamenti comunali dovrei verificare la reale disponibilità di risorse considerando la drammatica situazione di settori quali AMT e servizi sociali (per fare esempi eclatanti) che attirano la mia attenzione in via prioritaria.

    Andrea Sassano: Credo che sia utile in qualche modo verificare il rispetto dei diritti di genitori e studenti all’ora di alternativa alla religione, anche attraverso un Osservatorio. Sono d’accordo che il Comune finanzi per quanto è di sua competenza progetti didattici ed educativi a sostegno dell’ora alternativa.

    Marta Vincenzi: Ritengo improprio l’intervento dei Comuni in ambiti di competenza dello Stato, che spesso agevolano la deresponsabilizzazione di ampi settori della pubblica amministrazione centrale.

    – E’ stata di recente inaugurata la sala del Commiato presso il cimitero di Staglieno, l’unica disponibile in tutta Genova. Occorrerebbe avere più spazi da adibire a “sala del Commiato”: non solo nelle zone cimiteriali ma anche vicino ai luoghi in cui si è vissuto (ad es. preparando allestimenti su richiesta in sale presso centri civici, sociali, sportivi). Quale è il suo parere?

    Angela Burlando: Sono d’ accordo sull’organizzazione di altre sale di Commiato in luoghi in cui la persona deceduta abbia vissuto. Mi sembra del tutto normale che ciò avvenga.

    Marco Doria: Favorevole in linea di principio. Valuterei però come amministratore caso per caso la fattibilità di proposte specifiche.

    Andrea Sassano: Aver inaugurato la Sala del Commiato presso Staglieno è stato un risultato molto importante, di cui va dato atto all’attuale amministrazione. Si può vedere come allargare questa iniziativa.

    Marta Vincenzi: Si. Intanto, nel mio mandato, sono riuscita a fare la Sala del Commiato. E’ un inizio.

    A Genova è stato istituito il registro del Testamento Biologico. E’ sua intenzione mantenerlo? E’ disponibile ad impegnarsi per favorire una legge nazionale che lo renda valido opponendosi a quella liberticida in discussione in Parlamento?

    Angela Burlando: Sì, credo proprio che il registro del Testamento biologico debba essere mantenuto.

    Marco Doria: Ritengo il testamento biologico un fatto di grande civiltà. Intendo mantenere il Registro e intendo impegnarmi per favorire una legge nazionale degna di un paese civile, radicalmente opposta a quella in discussione in parlamento.

    Andrea Sassano: Sono favorevole ad una legge nazionale che renda valido il testamento biologico e che cancelli definitivamente quella in discussione in Parlamento.

    Marta Vincenzi: Si. L’ho istituito e intendo mantenerlo. Sono d’accordo perché si arrivi a una legge nazionale

    – I matrimoni civili a Genova sono circa il 60% del totale. I cittadini possono utilizzare a prezzi accessibili solo la Sala Matrimoni di Corso Torino, in tempi contingentati ed orari ristretti. Come già avviene in altri Comuni, sosterrà l’ampliamento dell’orario ai giorni festivi e la riduzione delle tariffe presso le sale prestigiose messe a disposizione dal Comune?

    Angela Burlando: Sono favorevole a rendere meno costose le sale prestigiose in cui celebrare matrimoni. Mi pare anche giusto utilizzare le stesse a prezzi più accessibili, valutando i costi effettivi del personale impiegato.

    Marco Doria: Non intendo complicare ad alcuno la possibilità di sposarsi. Per quanto riguarda i prezzi delle sale prestigiose messe a disposizione dal Comune credo però che sia giusto che si paghino, parendomi un modo non sbagliato di incrementare le scarse risorse a disposizione dell’ente locale.

    Andrea Sassano: Sono favorevole che i matrimoni civili si possano svolgere anche in sale di prestigio del Comune, a tariffe contenute e in orari non contingentati.

    Marta Vincenzi: Le risorse umane ed economiche del Comune purtroppo attualmente non lo consentono.

    – In alcuni Comuni e/o circoscrizioni di altre città è stato istituito il registro delle coppie di fatto. Qual è la sua opinione a proposito? E’ disponibile ad istituirlo anche a Genova e ad adoperarsi per una legge nazionale?

    Angela Burlando: L’ istituzione del registro delle coppie di fatto è un punto importante del mio programma. Sì, sono d’ accordo nell’ istituirlo.

    Marco Doria: Sono favorevole al registro delle coppie di fatto. Intendo istituirlo a Genova e intendo adoperarmi per una legge nazionale in merito.

    Andrea Sassano: Sono disponibile ad istituire il Registro delle copie di fatto. Credo che occorra una legge nazionale.

    Marta Vincenzi: Si sono convinta dell’utilità di tale Registro. Si deve lavorare sia per l’istituzione del Registro su base comunale che per una legge nazionale. Con rammarico ho dovuto constatare nel mio mandato che non c’era una maggioranza convinta in Consiglio Comunale per approvare tale iniziativa. Avrei corso il rischio di una sconfitta e di uno strascico di molte polemiche. Spero si ponga con chiarezza il tema nella prossima campagna elettorale e, soprattutto, che Genova città dei diritti produca un Consiglio Comunale all’altezza delle nuove sfide della civiltà.

    Riti e simboli religiosi negli uffici pubblici e in orario di lavoro, benedizioni, visite pastorali, messe natalizie e pasquali, inviti da parte dei superiori a cerimonie religiose sul luogo di lavoro e in orario di servizio, esposizione di simboli religiosi negli uffici pubblici. Tutto questo anche se non esiste più la religione di Stato, e senza considerare esigenze di chi professa altre religioni e men che meno i cittadini atei e agnostici. Si impegna a rendere liberi dalla religione gli uffici pubblici e ad evitare la presenza di membri della Chiesa Cattolica ad ogni cerimonia ufficiale laica?

    Angela Burlando: Gli argomenti che ponete debbono essere analizzati singolarmente, non tutti insieme. Ci sono occasioni di invito di autorità religiose che non possono essere ignorate per un discorso di buona educazione. Cerimonie religiose ( messe pasquali e natalizie) devono essere organizzate fuori dall’ orario di ufficio. Non credo che si possa evitare la presenza di membri della Chiesa in occasioni di cerimonie pubbliche.
    Credo che il buon senso oltreché il protocollo, possa fornire consigli idonei ad ogni circostanza.

    Marco Doria: La domanda mette insieme questioni diverse. Sono per un approccio laico al tema proposto lasciando che le iniziative religiose siano promosse dalle Chiese. Non ho pregiudizi e contrarietà in generale alla presenza di membri della Chiesa Cattolica a cerimonie ufficiali. Valuterei, nei limiti delle mie competenze, quando tale presenza è opportuna.

    Andrea Sassano: Avendo una concezione laica delle Istituzioni penso che la religione debba stare fuori dagli spazi pubblici, che in quanto tali sono di tutti, di chi crede come di chi non crede. Sono meno d’accordo sulla questione di non invitare membri della Chiesa a cerimonie ufficiali del Comune. La Chiesa è comunque parte della società in cui viviamo, espressione di valori che si possono non condividere ma che nella nostra società sono presenti e con cui occorre dialogare.

    Marta Vincenzi: Negli uffici pubblici del Comune non ci sono simboli religiosi imposti già da tempo. Nelle cerimonie laiche non sono presenti membri della Chiesa. Cio’ non vale per le cerimonie dedicate ai santi patroni o quando venga richiesto espressamente come nel caso di benedizioni di lapidi dalle famiglie interessate o dai promotori o da privati che inaugurano opere o in situazioni dove una parte della cittadinanza gradisca anche una cerimonia religiosa. In questi casi si segue un protocollo del cerimoniale che e’ previsto dalle regole della Repubblica Italiana. Personalmente invito frequentemente anche gli esponenti di altre confessioni presenti in città.
    E’ un fatto culturale delicato e non risolvibile con misure impositive. Si deve procedere con rispetto di tutti e anche tenendo conto della tradizione.

    – Qual è il suo parere sulla costruzione della moschea a Genova? Come risponderebbe ad eventuali analoghe richieste di altre confessioni religiose?

    Angela Burlando: Il rispetto delle diversità è un mio preciso convincimento. Gli islamici hanno diritto a pregare nella loro moschea.
    Appartenenti ad altre religiose ugualmente possono, come loro, costruire la propria chiesa. Chi non crede, ha diritto al rispetto degli altri ma non può pretendere che scompaia dal mondo ogni forma di religione.

    Marco Doria: Sono favorevole alla costruzione della moschea a Genova. Risponderei positivamente ad eventuali analoghe richieste di altre confessioni religiose, “senza oneri per il Comune”.

    Andrea Sassano: Sono favorevole alla costruzione della moschea. La libertà di religione è riconosciuta dalla Costituzione italiana.

    Marta Vincenzi: Ovviamente positivo. Spero di essere giunta alla conclusione di un percorso importante di piena collaborazione con la Comunità Islamica genovese. Abbiamo già risposto positivamente a diverse richieste e continueremo a farlo.

  • La settima arte “incontra” le Donne del Sud al Multisala America

    La settima arte “incontra” le Donne del Sud al Multisala America

    Donne del sud del MondoIn occasione della mostra Donne del sud del mondo,  visitabile fino al 30 marzo 2012 al Castello D’Albertis Museo delle Culture del Mondo, la Multisala America di via Colombo 11 ospita giovedì 9 febbraio alle 21 il primo appuntamento cinematografico con Il destino del nome di Mira Nair (Leone d’oro a Venezia nel 2001 con Monsoon Wedding), tratto dall’omonimo libro di Jhumpa Lahiri.

    Un film sulla memoria, sull’identità, sulla necessità che ognuno di noi ha di essere e diventare libero mantenendo comunque saldo il rapporto con le proprie radici.

    Protagonisti una famiglia indiana nell’arco di due generazioni, il suo percorso e le sue difficoltà di adattamento in un paese straniero cui fa da sfondo una fotografia sgargiante, tipicamente indiana, che accompagna lo spettatore lungo il cammino dolce e amaro di una famiglia che cresce e si forma secondo le dure regole del destino.

    La proiezione – a ingresso gratuito fino ad esaurimento posti – sarà preceduta da un aperitivo equo solidale nella Bottega di Via Galata 120 a partire dalle ore 19.

  • Italia Nostra: cento sentinelle segnaleranno i rischi per i beni comuni

    Italia Nostra: cento sentinelle segnaleranno i rischi per i beni comuni

    Chiesa S.DonatoCreare una rete di cittadini attivi sul territorio, pronti a segnalare criticità e situazioni di pericolo per l’ambiente, il paesaggio ed il patrimonio culturale della città. Questo l’obiettivo della campagna lanciata sabato dalla sezione genovese dell’associazione Italia Nostra in occasione dell’assemblea ordinaria dei soci.

    Il 2012 segna l’avvio di una fase dedicata a far sì che Italia Nostra – anche attraverso l’uso dei nuovi sistemi di comunicazione – diventi più visibile ed aumenti in maniera esponenziale il suo radicamento a Genova.
    Una delle attività principali sarà proprio l’organizzazione e la formazione di un centinaio di “sentinelle” che rappresenteranno gli occhi dell’associazione in ogni angolo della città. Cittadini che sapranno come agire e a chi rivolgersi  per denunciare eventuali rischi a danno dei beni comuni, in maniera tale da intervenire prima che sia troppo tardi.

    Tra i temi che quest’anno vedranno impegnata in prima fila Italia Nostra, ovviamente non può mancare il nuovo Piano Urbanistico Comunale.
    <<Sicuramente presenteremo delle osservazioni al Puc – spiega la sezione genovese di Italia Nostra – ma sarà interessante vedere quale sarà l’evoluzione del Piano Urbanistico Comunale, a seconda dell’amministrazione che si insedierà a Palazzo Tursi dopo le elezioni>>.
    Ma anche sul fronte della questione mobilità <<Siamo pronti a dire la nostra – continua la sezione genovese di Italia Nostra – a maggior ragione perché sembra che l’amministrazione sia intenzionata ad aggiornare il Piano Urbano della Mobilità>>.

    Infine continuerà la battaglia – che ha già visto schierata Italia Nostra nei mesi scorsi – contro la nuova strada che il Comune vuole realizzare a Sant’Ilario. Il tracciato, secondo le ultime ipotesi, dovrebbe attraversare parte dei terreni dell’Istituto agrario Marsano mettendo a rischio – questo il parere di ambientalisti, di una parte degli abitanti e della Scuola – l’integrità del podere Costigliolo, proprietà del Marsano, inserito da Italia Nostra fra i “paesaggi sensibili”. Ma non solo, secondo il comitato del no, nonostante i vincoli urbanistici esistenti, il progetto della nuova strada potrebbe favorire un’ulteriore cementificazione della collina di Sant’Ilario.

     

     

    Matteo Quadrone

  • “Sopravvivere alla crisi”: Mario Deaglio a Palazzo Ducale

    “Sopravvivere alla crisi”: Mario Deaglio a Palazzo Ducale

    Porticato di Palazzo DucaleMario Deaglio, economista e docente di politica economica all’Università di Torino, è il protagonista del primo incontro di “Sopravvivere alla crisi”, in programma oggi alle ore 17.45 nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale.

    Si tratta di un ciclo di incontri che affronta le grandi questioni legate alla crisi economica analizzando le cause, cercando di comprendere le responsabilità di una speculazione finanziaria senza regole, illustrando la diversità di condizioni tra Occidente e nuove economie emergenti e infine ipotizzando delle possibile soluzioni.

    Mario Deaglio ha approfondito temi legati alla struttura delle economie occidentali: la distribuzione del reddito, l’economia sommersa, il risparmio e la globalizzazione. Ha collaborato con The Economist, Panorama, Il Secolo XIX. Ha diretto Il Sole 24 Ore ed è editorialista economico de La Stampa.

    Il ciclo di incontri è curato da Luca Borzani e Lorenzo Caselli. In collaborazione con Fondazione Edoardo Garrone e Fondazione Ansaldo.

  • Omsa in tour: le operaie licenziate si raccontano a teatro

    Omsa in tour: le operaie licenziate si raccontano a teatro

    omsaLa scelta di mettere in scena il precariato non è nuova ai lavoratori che contro la propria volontà dicono addio al monotono posto fisso.

    Il primo esperimento era stato del team di San Precario, che nel 2005 si era intrufolato nientemeno che alla Settimana della Moda milanese, introducendo i capi della (fasulla) stilista giapponese Serpica Naro (acronimo di San Precario, ndr).

    Da alcuni mesi sono nate le Brigate Teatrali Omsa, formato da un gruppo di operaie della nota azienda, che a marzo chiuderà lo stabilimento di Faenza per delocalizzare gli impianti nella più economica Serbia. Una scelta che ha fatto indignare molte persone, dando vita a una forma di boicottaggio via Facebook di tutti i prodotti Omsa.

    Il Teatro dei due mondi ha creato uno spettacolo che sta facendo il giro d’Italia, complice la recente maggiore sensibilizzazione sul tema, che grazie alla rete è tornato alle orecchie della gente: lo spettacolo teatrale si chiama Licenziata! e racconta la reale situazione delle 230 operaie molto meglio di quanto non potrebbero fare una manifestazione di piazza organizzata dai sindacati, un convegno, un sit in davanti a un qualche ministero. È tramite la cultura che si veicolano i messaggi più importanti.

    Marta Traverso

  • Dodici idee geniali in dodici minuti: concorso per idee sul web

    Dodici idee geniali in dodici minuti: concorso per idee sul web

    startup ideaAd aprile si terrà a Perugia una nuova edizione del Festival Internazionale del Giornalismo, una rassegna di eventi dedicata a celebrare le mille facce di questa professione, con un occhio di riguardo a tutte le forme di citizen journalism e giornalismo online che si stanno sviluppando attraverso il web.

    Per questa ragione Luca Conti, blogger ed esperto di social network, si è fatto promotore della prima edizione del concorso Future12: nei giorni del Festival sarà possibile assistere alla presentazione di dodici progetti innovativi in fatto di media, social network e apps d’informazione, e ciascun ideatore avrà dodici minuti per far conoscere la sua proposta.

    Per candidarsi a Future12 è necessario inviare una breve descrizione del progetto e il proprio curriculum (età, nazionalità, città di residenza, esperienze professionali, social media link) entro il 29 febbraio 2012 all’indirizzo mail future12@journalismfestival.com.

    Tutte le presentazioni saranno trasmesse sulla webtv del Festival e i progetti selezionati saranno pubblicati sul sito ufficiale. Gli autori dei progetti ritenuti di particolare interesse saranno invitati come speaker nell’ambito dell’edizione 2013 del Festival.

    Marta Traverso