Mese: Febbraio 2012

  • Genova e i grandi cantieri navali: da Ansaldo a Fincantieri

    Genova e i grandi cantieri navali: da Ansaldo a Fincantieri

    Il Porto di Genova, documentario video – Vai all’approfondimento su GuidadiGenova.it

    Genovesi grandi navigatori di cui Colombo ne è l’emblema, ma non solo: grandi cantieri navali che hanno fatto la storia della navigazione transoceanica, quando gli aerei erano ancora un miraggio e questi giganti del mare rappresentavano la via più sicura per raggiungere terre lontane.

    Il primo a capire l’importanza di aprire nuove rotte commerciali verso l’Oriente, e di qui “conquistare” il mondo, fu Raffaele Rubattino (1809-1891), più noto come l’armatore dei “Mille”, che nel 1868 inaugura una linea regolare, di passeggeri e merci, tra Genova ed Alessandria d’Egitto.

    All’apertura del Canale di Suez il 17 novembre 1869, è del Rubattino la prima nave italiana ad attraversare il nuovo passaggio cui seguiranno collegamenti regolari, in partenza il 24 di ogni mese, verso Assab, in Dancalia, pezzo di costa comprata per 6.000 talleri, luogo in cui viene costruito un impianto carbonifero di rifornimento per i piroscafi con rotta verso Aden e Giava.

    Nel 1864 le linee vengono prolungate fino a Singapore e a Bombey ma, soprattutto, le prime navi italiane raggiungono l’Argentina dando vita a quel flusso di migranti delle cui storie sono piene le pagine dei giornali di fine secolo.

    Quattro anni prima anche l’industria genovese Ansaldo aveva iniziato la produzione di navi. Il gruppo Ansaldo nasce nel 1846 dall’acquisizione di una preesistente società fondata da Filippo Taylor, ingegnere meccanico inglese, e Fortunato Prandi, uomo d’affari torinese, un’officina meccanica in Sampierdarena, alle porte di Genova, che si occupava di materiale ferroviario. Passata allo Stato nel 1852, viene riceduta, dopo pochi mesi, per 810 mila lire, alla neonata Soc. Gio Ansaldo (Giovanni Ansaldo, Carlo Bombrini, Giacomo Filippo Penco e Raffaele Rubattino) che si dedica alla produzione di locomotive per lo Stato piemontese.

    La costruzione di navi inizia, come detto, nel 1860, con la realizzazione di due piccole cannoniere per la flottiglia del Garda ma il salto di qualità si ha nel 1886 con l’acquisizione del cantiere Cadenaccio (Sestri Ponente), importante realtà nautica della città comprovata dal fatto che, qui, era stato costruito il Cosmos, il più grande veliero in legno italiano.

    Dalla parte opposta della città, Enrico Cravero, già proprietario degli ex cantieri Westermann, anch’essi ubicati a Sestri, nel 1890, prende in affitto, dal Comune, l’Arsenale di Genova e unifica le due strutture sotto un’unica direzione, privilegiando la costruzione di navi passeggere in quello della Foce, mentre le commesse militari continuano ad essere evase a ponente. Nel dopoguerra, la chiusura di questi due poli industriali, apre vasti spazi per l’ampliamento dell’Ansaldo che, con uno sviluppo crescente, saprà mostrare tutte le sue grandi potenzialità. Infatti, il 1° agosto 1931, viene varato il mitico Rex, ricordato nel film di Fellini “Amarcord”, il più  grande transatlantico italiano in grado di competere con quelli dell’epoca: alla presenza di Vittorio Emanuele II e della regina Elena, entra nella storia con le sue 4 turbine che azionavano altrettante eliche di 5 metri di diametro e una potenza, dichiarata, di 136000 cavalli. L’inaugurazione ufficiale si tiene, invece, il 25 settembre 1932,  alla presenza dell’Arcivescovo che dichiara la cappella della nave “parrocchia” di Genova e a cui segue la partenza, il giorno dopo, con 1872 passeggeri.

    In uno dei suoi tanti viaggi, riesce a conquistare il Nastro Azzurro (agosto 1933), trofeo per la traversata più veloce. Nello stesso anno, l’Ansaldo entra a far parte dell’Istituto per la Ricostruzione Industriale (Iri) e, nel  marzo ’48, della società finanziaria Finmeccanica, segnando un nuovo traguardo perché, già dal 1950, riceve l’ordinazione di sette navi per un totale di 73 mila tonnellate di stazza lorda. Da qui esce l’Andrea Doria (1951), la gemella Cristoforo Colombo (1953), la Leonardo da Vinci (1960) e i suoi due “diamanti” (1965) la Michelangelo e la gemella Raffaello.

    Dal 1966 il cantiere viene scorporato dall’Ansaldo e passa sotto il controllo della Fincantieri. Storie di mare, di tecnologia, di naufragi, che fanno da cornice alle luci sfavillanti dei saloni, all’allegria delle feste, ma anche a tante miserevoli storie di emigranti che, da sotto la Lanterna, partivano con il bagaglio, solo, dei loro sogni e, negli occhi, il ricordo nostalgico di quei monti che da Righi scendono al vicino mare, come recita la celebre canzone genovese (1925) di Mario Cappello “Ma se ghe pensu”.

    Adriana Morando

  • Privatizzazione delle carceri: le associazioni dicono no al project financing

    Privatizzazione delle carceri: le associazioni dicono no al project financing

    Privatizzare anche le carceri? In Italia ormai non si sa più che pesci prendere per trovare la via d’uscita da una situazione, quella dell’emergenza carceraria, al limite dell’incostituzionalità e spesso lesiva della dignità umana e così l’ultima proposta – inserita all’interno del decreto liberalizzazioni – prevede la privatizzazione degli istituti penitenziari.

    In particolare a preoccupare l’associazione Antigone, che da anni si occupa della tutela dei diritti nel sistema penale, è l’articolo 43 del decreto che prevede lo strumento del “project financing” per la realizzazione di strutture carcerarie. La norma è attualmente in discussione al Senato.
    Il 31 gennaio il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, ha manifestato fermamente la propria contrarietà durante una conferenza stampa in cui sono intervenuti, fra gli altri, Stefano Anastasia docente dell’Università di Perugia, Franco Corleone del coordinamento nazionale dei garanti dei detenuti, Salvatore Chiaromonte della Cgil Funzione pubblica.

    Il trattamento penitenziario non può essere affidato a chi ha scopi di lucro”, spiegano i promotori del No.
    Gli imprenditori privati infatti possono avere interesse a trattenere i detenuti perché per loro rappresentano un profitto personale. Il rischio che si corre insomma è quello del mantenimento delle carceri in una situazione di sovraffollamento perché per i privati “le carceri piene sono una fonte di guadagno. Senza dimenticare la palese incostituzionalità che si verrebbe a configurare affidando a soggetti privati la gestione dell’assistenza sanitaria dei detenuti.
    Il testo del decreto è impraticabile nel nostro ordinamento – spiega Stefano Anastasia, docente dell’Università di Perugia – i detenuti godono di diritti fondamentali, primo fra tutti il diritto al trattamento, a cui corrisponde l’obbligo di prestazione da parte dello Stato che non può quindi delegare al privato alcune funzioni come l’assistenza sanitaria”.

    Ma non solo. Antigone sottolinea il pericolo di corruzione dei giudici al fine di avere più detenuti negli istituti penitenziari, il rischio di discriminazione dei detenuti a seconda di chi gestisce il carcere privato e ancora la probabile esplosione di violenza e di assoggettamento al lavoro forzato.
    Le esperienze deducibili da altri Paesi che hanno avviato la privatizzazione delle carceri inducono ad una profonda riflessione. Negli Stati Uniti ad esempio – dove l’affidamento a soggetti privati è una realtà dal 1984 – la violenza delle guardie operanti in strutture private è del 49% superiore rispetto a quella riscontrata negli istituti pubblici.
    Inoltre, statistiche ufficiali del Ministero della Giustizia statunitense, evidenziano come l’operazione di privatizzazione non ha consentito nessun beneficio in termini economici.
    Ma anche in Italia non mancano esempi negativi. Parliamo delle cosiddette “carceri fantasma”, 38 istituti di pena la cui costruzione non è mai stata portata a termine e di conseguenza inutilizzabili. Tra questi il caso del carcere di Sassari è eclatante. I lavori, appaltati a privati, la società del tristemente noto Diego Anemone, sono partiti nel 2005 e mai conclusi.

    Quello che chiediamo è che questa norma sia cassata o almeno emendata specificando le funzioni che mai devono essere concesse ai privati – dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone – queste funzioni sono quelle che riguardano il trattamento, la salute e il lavoro, ma anche il management perché i direttori degli istituti devono rimanere pubblici. Nel decreto, invece, è prevista solo l’esclusione della custodia”.
    Alcuni Senatori presenti alla conferenza stampa, tra i quali il radicale Mario Perduca ed i democratici Vincenzo Vita e Silvia Della Monica hanno accolto la richiesta e si sono impegnati a presentare emendamenti o interrogazioni parlamentari allo scopo di restringere il campo delle funzioni cedute ai privati.

    La situazione delle carceri in questo momento è emergenziale per il sovraffollamento al limite dell’inciviltà – spiega Salvatore Chiaramonte, Cgil Fp – inoltre tutti gli strumenti, a partire dal personale, sono in drastico ridimensionamento. La risposta non è certo il project financing. Occorre invece ragionare sulla depenalizzazione di alcuni reati creati dal governo precedente come il reato dell’essere immigrato, cioè di clandestinità e i reati legati all’uso di sostanze stupefacenti”.

    Infine, come sottolinea Franco Corleone, coordinamento nazionale dei garanti dei detenuti “Uno degli ambiti dove andrebbe incrementata la presenza dei privati potrebbe essere, invece, quello delle misure alternative”.

     

    Matteo Quadrone

  • L’Italia boccia la legge “bavaglio al web”, in USA la disputa prosegue

    L’Italia boccia la legge “bavaglio al web”, in USA la disputa prosegue

    InternetEra esploso il putiferio. La Lega per mano/bocca di Gianni Fava aveva proposto un emendamento per imporre ai fornitori di servizi internet di rimuovere dalla rete contenuti “soggettivamente” considerati illeciti. L’avevano soprannominata “legge bavaglio al web“, se fosse stata introdotta una qualunque persona avrebbe potuto richiedere la rimozione di un’informazione da lui stesso considerata illecita.

    La norma e’ stata bocciata con l’approvazione di sei identici emendamenti soppressivi presentati da Pdl, Idv, Fli, Api, Pd e Udc. Secondo i contestatori della “legge Fava”, sarebbero stati interessati dal provvedimento tutti i siti (anche quelli giornalistici) e i social network come Facebook e Twitter. Chiunque avesse scritto a un server o un provider avrebbe ottenuto la censura di una notizia o di qualsiasi altro contenuto, compresa la pubblicità.

    Già al momento della proposta molti parlamentari si erano schierati contro considerando ciò una forma inaccettabile di censura del web. Ecco un estratto dell’emendamento che Sandro Gozi, capogruppo democratico in commissione Politiche dell’Unione europea e Silvia Velo, vicepresidente della Commissione Trasporti presentarono subito dopo la proposta della Lega:

    La norma della legge Comunitaria che impone ai fornitori di servizi Internet di rimuovere dalla rete contenuti ritenuti illeciti crea una serie di distorsioni contrarie all’intento originario del legislatore europeo e italiano. Per questo abbiamo presentato un emendamento soppressivo. Quella norma potrebbe avere gravi conseguenze in termini di libertà di espressione e di sviluppo del mercato digitale italiano. Il prestatore del servizio, agendo in qualità di mero intermediario non ha la capacità né il compito di accertarsi se i contenuti segnalati siano effettivamente illeciti.

    Dall’altra parte dell’oceano, intanto, la disputa Sopa/Pipa (Stop – Online- Privacy – Act & Protect Intellectual Property Act) non è tramontata. Dopo le minacce di sciopero da parte di Google e Yahoo! e l’oscuramento di Wikipedia del 18 gennaio, il voto è stato rimandato e i candidati alla Casa Bianca (come lo stesso presidente Obama) hanno piano piano preso le distanze dal provvedimento proposto del senatore texano Smith che sino a poco tempo fa sembrava poter mettere tutti d’accordo.

    La legge, nella sua stesura originale, permetterebbe ai titolari di copyright statunitensi di agire direttamente per impedire la diffusione di contenuti protetti e al Dipartimento di Giustizia di procedere legalmente contro i siti web accusati di diffondere o facilitare le infrazioni del diritto d’autore.

    Con una comunicazione ufficiale  il 20 gennaio è lo stesso Smith a fare il punto della situazione dichiarandosi disponibile a rivedere il provvedimento, non certo a ritirarlo: “[…] Il problema della pirateria online è troppo grande per essere ignorato. Le industrie di proprietà intellettuale americana forniscono 19 milioni di posti di lavoro ben retribuiti e rappresentano più del 60% delle esportazioni degli Stati Uniti. Il furto di proprietà intellettuale costa all’economia degli Stati Uniti più di 100 miliardi di dollari all’anno e provoca la perdita di migliaia di posti di lavoro. Non possiamo stare a guardare e non fare nulla mentre queste istituzioni americane subiscono attacchi. Il furto on-line di proprietà intellettuale non è diverso dal furto dei prodotti di un negozio qualunque. E ‘illegale e la legge deve essere applicata sia nel negozio che su internet“.

    Continueremo a lavorare con i proprietari dei diritti d’autore e le aziende Internet, chiederemo alle istituzioni finanziarie di sviluppare proposte per combattere la pirateria online e proteggere il copyright americano. Sono ben accetti contributi da parte di tutte le organizzazioni e i singoli individui che hanno proposte diverse dalle mie per affrontare questo problema.

    Si tratta senza ombra di dubbio di un argomento delicato. Nei giorni scorsi Era Superba ha intervistato l’avvocato Elena Bassoli, esperto di diritto dell’informatica e nuove tecnologie. Le abbiamo chiesto, molto semplicemente, se è illegale scaricare contenuti coperti da copyright dalla rete internet. La risposta è stata altrettanto semplice: no, se non lo si fa a scopo di lucro, non è reato.

    E la riflessione sul futuro del diritto d’autore sul web prosegue…

     

    Gabriele Serpe

  • Appuntamento con Matefitness a Palazzo Ducale

    Appuntamento con Matefitness a Palazzo Ducale

    MatefitnessA Palazzo Ducale, altri appuntamenti con la palestra della matematica  MateFitness per il weekend 4-5 febbraio 2012.
    Sabato 4 febbraio, “Allena la mente!”, un pomeriggio a partire dalle 15 con rompicapi, puzzle, attività di logica, indovinelli e giochi assortiti per tenere i neuroni in attività e divertirsi insieme. Con un rapido check-up, un simpatico animatore scientifico indovina le attività più adatte al pubblico e mette a punto un programma su misura per ciascun partecipante, come un vero personal trainer della mente.
    Età consigliata: per tutti.

    Domenica 5 febbraio, invece, ci si diverte con il primo laboratorio della serie “Geometria con carta e forbici”, un programma di attività che mescola topologia e creatività. L’appuntamento è alle ore 15.30  dove il pubblico avrà occasione di conoscere da vicino un simpatico e strampalato oggetto matematico: l’affascinante nastro di Moebius. Con forbici, carta e pinzatrici, i partecipanti costruiranno nastri di tutti i colori e con l’aiuto
    di un super animatore scientifico scopriranno cosa rende questi oggetti così speciali.
    Età consigliata: 8+

    Info
    Biglietto studenti: 3 €; biglietto adulti: 5 €.
    Per ulteriori informazioni consultare il sito www.matefitness.it, scrivere a info@matefitness.it o
    chiamare il numero 010 592671.

  • Parcheggio Acquasola: la storia dei favori concessi ai privati

    Parcheggio Acquasola: la storia dei favori concessi ai privati

    acquasolaLa parola fine alla vicenda Acquasola – secondo il Sindaco Marta Vincenzi – è già stata scritta il 25 novembre scorso quando la Giunta comunale ha approvato una delibera intitolata “Realizzazione dell’autorimessa interrata in spianata Acquasola. Nuovi indirizzi a salvaguardia patrimonio storico ambientale relativi alla riapertura in autotutela del procedimento autorizzativo dell’intervento”.

    Abbiamo salvato il parco dell’Acquasola – dichiara Marta Vincenzi – con la delibera che abbiamo approvato in Giunta non si potrà più fare nessun parcheggio interrato”.

    Il provvedimento ripercorre le tappe di un percorso avviato nel 1990 quando il Comune affidò alla Sistema Parcheggi srl (allora si chiamava Assopark) la costruzione e gestione pluriennale di sei parcheggi a corona nel centro cittadino (Piazza della Vittoria, Piazzale Kennedy, Largo Santa Maria dei Servi, Spianata Acquasola, Piazza Palermo, Piazza Paolo da Novi).
    La delibera riprende alcuni passaggi chiave della sentenza della Corte di Cassazione che nel settembre scorso ha confermato l’ordinanza del Tribunale di Genova che aveva sancito il sequestro del cantiere all’interno del parco.

    La sentenza della Cassazione ha sottolineato chegli interventi che incidono sulla conservazione e l’integrità dei beni storici sono possibili, quindi autorizzabili, qualora essi mirino a valorizzare o meglio utilizzare il bene protetto”. Tali presupposti non sembrano sussistere nel caso dell’Acquasola in quanto gli interventi progettati non avrebbero finalità di salvaguardare e valorizzare la natura storica del bene protetto.
    La Giunta ha così deliberato di “riaprire il procedimento allo scopo di effettuare e/o rinnovare la valutazione di compatibilità dell’intervento autorizzato con la natura e destinazione del bene tenendo conto della tutela accordata al bene stesso dal Codice dei beni culturali”.

    Ma l’iter amministrativo è appena iniziato e la comunicazione ai soggetti interessati non è ancora avvenuta, come conferma Maria Teresa Gambino, presidente di Sistema Parcheggi srl “Noi non abbiamo ancora ricevuto nessuna comunicazione dal Comune, quando riceveremo la delibera la valuteremo. Per noi la partita non è chiusa anche perché c’è un’inchiesta in corso”.
    Speriamo che il percorso formale di autotutela porti davvero alla revoca della concessione – dice Graziella Gaggero, portavoce del comitato dell’AcquasolaDa lungo tempo non viene più eseguita la manutenzione del parco. Per la sua riqualificazione sono stati stanziati 700 mila euro. Ci auguriamo che l’intera somma sia destinata a quest’obiettivo”.

    Ma quello che più stupisce, in questa storia travagliata che ha segnato oltre 20 anni di vita politica genovese, è il comportamento della parte pubblica – in particolare Comune di Genova e Regione Liguriasempre lesta nel concedere favori ed agevolazioni, anche di carattere economico, alla controparte privata.
    La vicenda è viziata fin dal principio da un’inchiesta giudiziaria, conclusa con la condanna di vari soggetti da parte del Tribunale di Genova, che costrinse il Comune a modificare il programma di interventi. Infatti rispetto alle previsioni originarie – 6 parcheggi a corona – fu realizzato un solo autoparcheggio, quello di Piazza della Vittoria lato nord.

    Il contenzioso Comune-Sistema Parcheggi srl nasce nel 1996 quando la società concessionaria pretese il rispetto degli accordi iniziali ed avanzò una serie di pretese risarcitorie. Una sentenza del Tar, confermata da una sentenza della Corte di Cassazione del 10/12/2001, respinse le istanze della Sistema Parcheggi srl.
    Quest’ultima sentenza stabilì la competenza del Tar perché ritenne che la questione fosse di diritto pubblico e quindi non compromettibile in arbitrati. In pratica visto che si trattava di concessioni, per loro natura sempre revocabili, la Corte diede ragione al Comune su cui non sarebbe gravato nessun vincolo nel caso in cui avesse voluto modificare gli accordi iniziali. E soprattutto, in termini economici, Palazzo Tursi non avrebbe dovuto alcunché alla Sistema Parcheggi srl.

    Ma tant’è, con una delibera del Consiglio comunale datata 28 maggio del 2002, il parcheggio dell’Acquasola viene inserito nel Programma Integrato della Mobilità. Ma non solo. Il Comune contestualmente chiede alla Regione Liguria di ammettere a contribuzione l’intervento in spianata Acquasola.
    La Giunta regionale non si fa pregare e il 27 dicembre 2002 delibera l’erogazione di un contributo di oltre 2 milioni e 690 mila euro per il parcheggio dell’Acquasola. Un finanziamento a zero interessi, restituibile in 25 anni, finalizzato ad incentivare la mobilità sostenibile. Soldi pubblici destinati a finire nelle casse di Sistema Parcheggi srl a condizione che i lavori partissero entro 24 mesi, vale a dire entro il 27 dicembre 2004. Rimane arduo comprendere come la realizzazione di un’autorimessa interrata proprio al centro della città, potesse essere considerato un intervento a favore della mobilità sostenibile.

    A fine dicembre 2002 una delibera della Giunta comunale approva una transazione del contenzioso – una scelta spontanea e del tutto immotivata, secondo il comitato dell’Acquasola, alla luce della sentenza di Cassazione del dicembre 2001 – che conferma l’affidamento in concessione alla Sistema Parcheggi srl dei lavori per la costruzione e gestione del parcheggio nel sottosuolo dell’Acquasola (468 posti auto di cui 147 pertinenziali concessi in diritto di superficie novantennale e 321 a rotazione per 60 anni), con la rinuncia da parte della società alle pretese di costruzione e gestione degli altri parcheggi (tranne quello di piazza della Vittoria lato nord, già realizzato).
    Nella transazione vengono descritti gli oneri dei costruttori verso l’amministrazione per gli anni successivi alla realizzazione del parcheggio. Ma la valutazione delle pretese del Comune appare discostarsi dal reale valore dei beni. Solo a titolo di esempio il valore per anno di un singolo posto auto è ritenuto nella transazione pari a poco più di 122 euro. Ma considerando un prezzo standard di due euro l’ora il singolo parcheggio per un anno forse avrebbe un valore corrente più elevato.

    Per quanto riguarda le pretese della controparte privata, nella transazione viene nominato “il risarcimento conseguente ai danni derivanti dalla riduzione apportata al parcheggio di piazza della Vittoria”, conseguenza diretta del ritrovamento di alcuni reperti archeologici. Appare quantomeno dubbio che un fatto imprevedibile, come in questo caso, possa far sorgere obblighi risarcitori a carico dell’amministrazione comunale.

    Nel frattempo continua la lotta di comitati cittadini e associazioni ambientaliste, in particolare Italia nostra e Legambiente, contro il progetto del parcheggio all’Acquasola. L’obiettivo della mobilitazione è rallentare l’avvio dei lavori in modo tale che Sistemi Parcheggi srl perda il finanziamento regionale.

    Il 20 dicembre 2004 a pochi giorni dalla scadenza del 27 dicembre, data ultima per l’inizio dei lavori, cittadini e ambientalisti scrivono una lettera alla Regione Liguria con la quale chiedono a gran voce che non venga accordata la proroga, in precedenza richiesta dal Comune di Genova, del termine per l’inizio dei lavori. L’erogazione del contributo regionale – secondo comitati ed associazioni – deve essere revocato e destinato ad una reale riqualificazione del verde urbano ed al miglioramento del trasporto pubblico locale. La Regione Liguria, con un comportamento che ha del cervellotico, prima approva un emendamento in cui si impegna a non concedere la proroga (delibera del consiglio regionale n.38/2004), per poi smentirsi di lì a breve, nell’ottobre 2005, proponendo l’annullamento della stessa delibera.

    La società concessionaria predispone il progetto definitivo dell’intervento, ottiene il parere favorevole di Comune e Soprintendenza nell’ambito della Conferenza dei Servizi che nel maggio 2007 approva il progetto. Il 16 ottobre 2007 la Regione Liguria concede una seconda proroga ed il finanziamento dell’intervento.

    Il resto è storia nota. Nell’estate 2009 le aree vengono consegnate a Sistema Parcheggi srl che avvia la realizzazione del parcheggio. Ma i lavori vengono interrotti più volte a causa dei ricorsi promossi da cittadini ed associazioni che contestano l’affidamento della concessione. Due sentenze del Consiglio di Stato, una nel 2010 e l’ultima nel gennaio 2011, respingono i ricorsi.
    Arriviamo così a marzo 2011 quando il Tribunale di Genova emette un decreto di sequestro preventivo del cantiere. La Corte di Cassazione con la sentenza del 29 settembre conferma il sequestro.

     

    Matteo Quadrone

    Foto e video di Daniele Orlandi

     

  • Il Capitalismo Non Funziona Più? incontro con l’economista Eugenio Benetazzo

    Il Capitalismo Non Funziona Più? incontro con l’economista Eugenio Benetazzo

    CapitalismoVenerdì 3 Febbraio 2012 alle ore 18 presso l’Hotel Melia (già Bentley) di Via Corsica  4 avrà luogo l’incontro pubblico “Il Capitalismo Non Funziona Più?” con l’economista Eugenio Benetazzo.

    L’evento, promosso da Janua, organizzazione di Think Tank indipendente presieduta da Luca Marchesi,  nasce dalle parole di Klaus Schwab, patron di Davos, che all’avvio dei lavori del World Economic Forum ha affermato che “Il capitalismo, nella sua forma attuale, non si adatta più alla nostra società. Non siamo riusciti ad imparare la lezione della crisi finanziaria del 2009. Una trasformazione globale è urgente e deve iniziare con il ripristino di un senso globale di responsabilità sociale. Stiamo cercando disperatamente in tutto il mondo le persone in grado di offrire soluzioni. Rischiamo di perdere la fiducia delle generazioni future”.

    L’incontro vuole proporre un primo inedito incontro pubblico di commento all’attuale situazione economico finanziaria italiana ed europea insieme ad Eugenio Benetazzo, autore di “L’Europa si e’ Rotta“, economista indipendente e membro del Comitato Scientifico di Janua. Benetazzo, già da due anni consulente di J! per l’economia sarà intervistato pubblicamente dai soci Fondatori di Janua Jacopo Luperi, Giovanni De Marini e Andrea Grasso.

  • Dal guerrilla al pothole gardening, come far rifiorire le città

    Dal guerrilla al pothole gardening, come far rifiorire le città

    guerrilla gardeningNel 1973 un gruppo di New York si impossessò abusivamente di un appezzamento di terra abbandonata e lo trasformò in un’aiuola fiorita. Questo esperimento diede vita in tutto il mondo al guerrilla gardening, una pratica di “giardinaggio d’assalto” che porta gruppi spontanei di persone a individuare zone verdi lasciate nel degrado per riqualificarle.

    Sulla scia di questo progetto – attivo da diversi anni in tutta Italia, Genova inclusa – è nato a Londra un’altra forma di giardinaggio urbano: il pothole gardening, che consiste nel trasformare le buche nei marciapiedi (quelle che le aziende municipali preposte sembrano non decidersi mai a riparare…) in aiuole fiorite. Questa pratica è stata attuata per la prima volta nel marzo 2010 da Steve Wheen presso l’area del mercato rionale in Columbia Road.

    Marta Traverso

  • Sceneggiatore si diventa: il corso del fumettista Sergio Badino

    Sceneggiatore si diventa: il corso del fumettista Sergio Badino

    FumettoDa martedì 6 marzo a venerdì 1 giugno 2012 si terrà all’Accademia Ligustica di Belle Arti la quarta edizione del corso di narrazione, sceneggiatura e scrittura Professione Sceneggiatore.

    Il corso è tenuto da Sergio Badino, fumettista genovese che lavora per grandi nomi del fumetto italiano come Disney e Sergio Bonelli.

    Il corso sarà articolato in 48 ore, due volte la settimana (ogni martedì e venerdì dalle 16.00 alle 18.00). La quota d’iscrizione è di 150 € per gli allievi dell’Accademia e 300 € per gli esterni. Possono iscriversi anche studenti iscritti all’Università: per loro la frequenza al corso dà diritto all’acquisizione di crediti formativi.

    Per informazioni sul corso si può contattare direttamente l’Accademia al numero 010 560131.

    Marta Traverso

  • Facciamo girare i tappi: un progetto di solidarietà sostenibile

    Facciamo girare i tappi: un progetto di solidarietà sostenibile

    tappiCreare occasioni di lavoro, differenziare in modo corretto la plastica e aiutare chi ha bisogno: con questi tre scopi il Centro d’Ascolto Marassi-Quezzi porta avanti dal 2007 un progetto di riciclo di tappi di plastica, che dal 2008 si è trasformato nell’associazione Non solo parole.

    Come funziona il progetto? L’associazione raccoglie tappi di plastica da privati, aziende, associazioni e parrocchie tramite il lavoro di persone in difficoltà economiche seguite dal Centro d’Ascolto, e li raduna in un deposito a Pianderlino – San Fruttuoso. L’ultimo sabato di ogni mese Amiu preleva i tappi e li consegna a un’azienda di Cuneo che si occupa del loro riciclo.

    Grazie a questo progetto ogni mese vengono raccolte circa 2 tonnellate di plastica, divise in grossi sacchi da 5 o 10 chili ciascuno. Il ricavato viene destinato dal Centro d’Ascolto a famiglie in difficoltà del quartiere.

    Per avere maggiori informazioni sul progetto e sapere dove è possibile destinare i tappi, si può contattare direttamente la responsabile dell’associazione al numero 347 3165682.

    Marta Traverso

  • Debiti da record nel mondo del calcio, ma non ci sono agenzie di rating

    Debiti da record nel mondo del calcio, ma non ci sono agenzie di rating

    Michel PlatiniAlla chiusura dell’anno fiscale 2010 le perdite accumulate dai grandi club europei sono perfettamente in linea con i conti in rosso dei Paesi del vecchio continente. Sommando i deficit si raggiunge la cifra impressionante di 8,4 miliardi di euro, con un incremento del 33% in un anno.

    Sono i dati emersi da un’inchiesta pubblicata in Francia su “Le Monde” a rivelare che il 56% dei 665 club di prima divisione che hanno trasmesso i propri risultati finanziari alla UEFA registra perdite nette.

    Da qualche anno si parla nel mondo del calcio di “fair play finanziario“. Fortemente voluto da Michel Platini, mira a ripristinare una concorrenza leale attraverso l’obbligo tassativo del bilanciamento dei conti. Basterà l’entrata in vigore di questa regola a partire dall’anno prossimo per salvare il calcio? Come sarà possibile far bilanciare i conti davanti a simili perdite?

    Da quasi 15 anni, ormai, il calcio è coinvolto in una folle spirale, come se si trattasse di un mondo parallelo con disponibilità economiche infinite. Basti pensare che allo stato attuale i club che dominano sportivamente sono anche i più indebitati. Manchester United e Chelsea sono i campioni del debito, con rispettivamente 816 e 798 milioni di passività alla fine della stagione 2009-2010. Il Real Madrid e Barcellona non sono molto indietro con 337 e 311 milioni di euro di debito.

    Per cui con l’entrata in vigore del “fair play finanziario” aspettatevi in pochi anni la squalifica di Real Madrid e Barcellona, d’altronde i numeri sono numeri e la matematica non è un’opinione, no?!

     

     

  • Julian Assange: il fondatore di Wikileaks guest star dei Simpson

    Julian Assange: il fondatore di Wikileaks guest star dei Simpson

    Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, sarà una guest star dei Simpson. Lo rivela il sito di Entertainment Weekly.

    Assange interpreterà sé stesso nella 500esima puntata, che andrà in onda negli Usa il prossimo 19 febbraio.

    Secondo quanto riferito dal produttore esecutivo della fortunata serie televisiva animata, Assange ha registrato la propria voce in un luogo sconosciuto ai produttori dei Simpson, mentre era agli arresti domiciliari in Inghilterra, ricevendo istruzioni da Los Angeles.

    In questo episodio Homer e Marge scoprono che i cittadini di Springfield hanno organizzato un consiglio cittadino segreto per scacciarli dalla città. L’intera famiglia decide così di sparire e Assange diventa il loro nuovo vicino di casa.

  • La musica live del weekend al Count Basie Jazz

    La musica live del weekend al Count Basie Jazz

    PianoforteGiovedì 02 Febbraio 2012 – ore 21.30

    Happy Jazz – Jam Session Jazz: special guest on alto sax Gianni Denitto con Marcello Picchioni – Pianoforte, Massimiliano Rolff – Contrabbasso , Daviano Rotella – Batteria

    Ogni giovedì il Count Basie Jazz Club offre agli appassionati di jazz l’atmosfera delle “amicizie musicali” delle jam session: le performance di improvvisazione che furono leggendarie negli anni quaranta a New York City e che significano proprio “insieme in concerto”.

    Ingresso libero con tessera arci

    Venerdì 03 Febbraio 2012 – ore 21.30

    Just Five: Swing String Band

    Vincenzo Porella – Violino, Gualberto Siri – Violino , Stefano Mennella – Chitarra , Pio Montanari – Chitarra , Mauro Lunati – Fisarmonica , Luciano Puppo – Contrabbasso

    Formazione interamente acustica composta da due violini, due chitarre, una fisarmonica e un contrabbasso, è nata a Genova negli anni ’90 da un gruppo di amici che hanno in comune la passione per la musica swing e che si ritrovano soprattutto per il gusto di suonare e divertirsi insieme.

    Il repertorio, prevalentemente strumentale, comprende brani classici della tradizione ‘gipsy jazz’, ispirati alle interpretazioni  più  famose  di  Django  Reinhardt  e  Stephane  Grappelli,  alternati  ad arrangiamenti  in  chiave swing  di  alcuni  jazz  standards.  Vengono  inoltre  riproposti  alcuni  brani  cantati  del  repertorio  swing  italiano degli  anni  ’50  (Natalino  Otto,  Fred  Buscaglione…).  L’introduzione  nella  formazione  della  fisarmonica  ha consentito di arricchire il programma con alcuni tanghi e valzer.

    Ingresso 5 euro con tessera arci

    Sabato 04 Febbraio 2012 – ore 21.30

    Andrea Pozza Trio – Presentazione Cd “Blue Daniel”

    Andrea Pozza – Pianoforte , Aldo Zunino – Contrabbasso , Shane Forbes – Batteria

    Composizioni originali e standards tra i quali Naima, Blue Daniel, Children Games, The Duke.

    Ingresso 10 euro con tessera arci

  • Diritto alla casa: il Consiglio d’Europa condanna l’Italia

    Diritto alla casa: il Consiglio d’Europa condanna l’Italia

    Per garantire l’effettivo esercizio del diritto all’abitazione, le Parti s’impegnano a prendere misure destinate: a favorire l’accesso ad un’abitazione di livello sufficiente; a prevenire e ridurre lo status di senza tetto in vista di eliminarlo gradualmente; a rendere il costo dell’abitazione accessibile alle persone che non dispongono di risorse sufficienti”. Questo è il testo dell’articolo 31 della Carta Sociale Europea, trattato internazionale entrato in vigore nel 1999.

    Un documento sottoscritto anche dall’Italia, ma la violazione dell’articolo 31 continua ad essere perpetrata. La conferma è arrivata alla fine di gennaio quando il Consiglio d’Europaattraverso il rapporto 2011 redatto dallo European Committee of Social Rightsha condannato il nostro Paese.

    L’Italia arranca sul terreno delle politiche abitative e sulle iniziative tese ad arginare e prevenire le situazioni di disagio, emarginazione sociale e homelessness – scrive in un comunicato la fio.PSD, Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora – Noi sosteniamo da tempo la necessità di riportare nell’agenda politica delle Istituzioni, a tutti i livelli, le politiche per la casa. Ora una condanna internazionale importante e grave arriva a ricordare, molto più autorevolmente, la medesima necessità. Oltre a ripetere le condanne all’Italia sul tema del trattamento dei ROM e della loro esclusione sociale, già avvenute nel recente passato, il rapporto 2011 sottolinea il tema della prevenzione della homelessness attraverso politiche di housing efficaci, che nel nostro Paese risultano completamente assenti”.

    Il rapporto ricorda che il diritto ad una casa adeguata deve essere garantito a tutti e che rifugi e dormitori dovrebbero essere dei luoghi di stanziamento temporaneo, che devono corrispondere agli standard di sicurezza e igiene ed essere provvisti di tutti i beni di prima necessità – scrive la fio.PSD nella nota – inoltre non deve essere richiesta la residenza per poter usufruire dei rifugi di emergenza, come invece spesso è accaduto in varie città italiane negli ultimi anni”.

    L’Italia è accusata di aver violato l’articolo 31, comma 2le Parti s’impegnano a prendere misure destinate a prevenire e ridurre lo status di senza tetto in vista di eliminarlo gradualmente” sia “passivamente”, per non aver predisposto servizi adeguati per gli homeless, giudicando il comitato insufficienti quelli esistenti, sia “attivamente”, per aver condotto senza programmazione e con violenza lesiva della dignità umana le azioni di sgombero dei Rom verificatesi negli anni scorsi in virtù del cosiddetto “patto per la sicurezza”.

    E’ una condanna grave sia nei suoi contenuti che nelle sue forme, e non può essere ignorata dalle istituzioni politiche e sociali, a nessun livello di responsabilità – commenta Paolo Pezzana, Presidente fio.PSD – Inutile che continuiamo a sostenere a parole l’importanza dei diritti umani e della loro applicazione come segno di civiltà nel nostro Paese, se poi si ignorano i richiami di uno dei più importanti organismo internazionali per la loro salvaguardia, che l’Italia stessa ha contribuito a creare“.

    Noi denunciamo da anni le carenze dell’Italia per quanto riguarda le politiche abitative – continua Pezzana – Non ci sono risposte adeguate al bisogno delle persone. Non parliamo solo di homless bensì anche dei giovani. Oggi una coppia fa una fatica terribile per trovare una casa a prezzi calmierati. Gli homless sono la punta dell’iceberg dell’emergenza abitativa. Dobbiamo renderci conto che il nostro Paese negli ultimi anni ha fatto troppo poco. Basti pensare che il Governo Berlusconi nei rapporti inviati a Bruxelles ha citato come misura per facilitare l’accesso all’abitazione il fatto di aver tolto l’Ici dalla prima casa… in pratica una presa in giro per chi un tetto non riesce neppure a trovarlo”.

    Non si diventa una persona senza dimora perché si è diversi dagli altri – spiega il presidente fio.PSD – Data una situazione di partenza nella quale non vengono rispettati dei diritti fondamentali dell’uomo, alcuni soggetti possono ritrovarsi, loro malgrado, in questa condizione. Invece registriamo un’odiosa tendenza a sostenere una sorta di colpevolezza di queste persone. È un modo per tranquillizzare il senso comune. Ma non corrisponde al vero. Infatti alle spalle di percorsi simili sono rintracciabili precise responsabilità sociali a carico delle istituzioni pubbliche”.

    Il modo più efficace per tutelare gli homless è tutelare i diritti di tutti – afferma Pezzana – Nella situazione odierna rischiamo di scatenare una guerra tra poveri. E si sono già verificati episodi di protesta ed intolleranza ad esempio nel caso in cui un alloggio sia stato assegnato a cittadini stranieri”.

    Il Consiglio d’Europa indica nel rapporto annuale quali sono le misure virtuose da applicare – sottolinea il presidente fio.PSD – Possiamo citare il caso francese . Quattro anni fa la Francia è stata condannata per la violazione del medesimo articolo. Questo ha dato il via ad un movimento d’opinione che ha portato all’entrata in vigore di una legge la quale stabilisce che entro il 2015 qualunque cittadino si trovi senza casa avrà diritto a trovare una sistemazione abitativa entro 48 ore”.

    In Francia le politiche abitative sono un tema caldo – continua Pezzana – ma anche in Germania esiste un sistema di accesso alla casa più ampio ed articolato rispetto al nostro. E grazie ad un’azione di prevenzione efficace il problema è di minore entità. In Italia invece queste tematiche rimangono nel dimenticatoio. Il nostro è un problema culturale, per superarlo occorre una presa di coscienza della gravità della situazione. In Italia si spendono un sacco di soldi per l’allestimento di dormitori o per piani di emergenza della Protezione civile, in particolare nei periodi invernali. Invece sarebbe molto più utile investire in progetti di case a prezzi calmierati per tutti. In questo modo, sul lungo periodo, sarebbe possibile un risparmio di denaro”.

    E’ preoccupante che nessun organo di stampa abbia ripreso questa notizia, ma ancora più grave e scandaloso sarebbe se ad ignorarla fossero il Governo e le Istituzioni – – conclude Pezzana – Ci aspettiamo, a livello nazionale e regionale, l’apertura di tavoli di lavoro sul tema del diritto all’alloggio, come già avviene in Francia, Germania ed altri Paesi. Non ci si nasconda dietro l’alibi della mancanza delle risorse. La letteratura e le buone prassi internazionali dimostrano che con delle politiche di housing sociale efficace si risparmia, e si contengono i costi dell’assistenza, non li si aumenta. E’ tempo di agire“.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Liguria, Fondo Sociale Europeo: 15 mln per dare lavoro a soggetti in difficoltà

    Liguria, Fondo Sociale Europeo: 15 mln per dare lavoro a soggetti in difficoltà

    Quindici milioni di euro per la realizzazione di interventi utili all’inserimento lavorativo delle persone a rischio di esclusione sociale.

    Lo ha deliberato la Giunta regionale su proposta degli assessori al bilancio e alle politiche sociali, Pippo Rossetti e Lorena Rambaudi. Si tratta di finanziamenti del fondo sociale europeo, la seconda fase di un percorso che ha preso il via nel 2010 e che è proseguito nel 2011 con una serie di incontri che hanno visto il coinvolgimento dei principali soggetti che si occupano di inclusione sociale.

    “Il bando – spiegano in una nota gli assessori Rossetti e Rambaudi – si rivolge ad amministrazioni pubbliche, escluso le Province, sindacati e associazioni di categoria, enti di volontariato, cooperative sociali che potranno presentare i progetti non singolarmente, ma in forma di partenariato”.

    Gli enti destinatari avranno tempo 45 giorni dalla pubblicazione del bando per la presentazione dei progetti che si trasformeranno in percorsi concreti a partire dalla metà dell’anno in corso. I progetti da presentare potranno avere un valore minimo di 150.000 euro fino ad un limite massimo di 1 milione di euro.

    Il bando attualmente non è ancora disponibile, la Regione ci informa che in queste ore in via Fieschi si sta lavorando per delineare la metodologia operativa. Attendiamo nei prossimi giorni aggiornamenti.

  • La Terra vista dal mare, mostra al Museo di Villa Croce

    La Terra vista dal mare, mostra al Museo di Villa Croce

    vista su corso aurelio saffi
    Panoramica villa Croce

    Giovedì 2 febbraio alle ore 12, al Museo d’Arte contemporanea di Villa Croce in Via Jacopo Ruffini 3, si tiene la presentazione della mostra “La Terra vista dal mare – The Land seen from the sea”, un’esposizione dal network di Little Constellation – Arte Contemporanea nelle micro aree geo-culturali e piccoli stati che sarà visitabile nello stesso museo dal 4 febbraio al 4 maggio 2012. 

    La mostra documenta da una parte la ricerca artistica contemporanea, attraverso opere, performance e installazioni di 34 artisti provenienti da 13 aree geo-culturali e piccoli Stati, che sono campo d’indagine del progetto; dall’altra presenta il risultato dell’attività internazionale tenutasi nel corso del 2011, con i workshop e le presentazioni ospitate presso la Biblioteca Archivio di Little Constellation a San Marino; il MUDAM Luxembourg (Museo Nazionale d’Arte Moderna del Gran Ducato del Lussemburgo) e presso Casino Luxembourg – Forum d’arte Contemporanea del Lussemburgo; la Galleria Nazionale d’Islanda e il NYLO Living Art Museum, Reykjavik; e al Brown Project Space, Milano, in collaborazione con Malta Contemporary Art.

    Alla presentazione intervengono l’assessore per la Promozione della Città, Progetti Culturali e Politiche Giovanili di Genova e Delegato ANCI Nazionale alle Politiche Culturali, dr. Andrea Ranieri, i rappresentati delle Istituzioni pubbliche e provate della Repubblica di San Marino.

    Il progetto è presentato dal curatore e Storico dell’Arte, dr. Alessandro Castiglioni, dal curatore del Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce Genova, dott.ssa Francesca Serrati, dagli artisti e curatori di Little Constellation: dott.ssa Rita Canarezza, Ufficio Attività Sociali e Culturali, e Pier Paolo Coro per NUA nuove arti e ricerche contemporanee.