Mese: Marzo 2012

  • Liberodiscrivere, una serie di appuntamenti fra libri e autori

    Liberodiscrivere, una serie di appuntamenti fra libri e autori

    leggere libriUn mercoledì anonimo, passato come tanti altri tra scartoffie impilate su una scrivania, una discussione spiacevole con un collega di lavoro veramente insopportabile, un’ uggiosa giornata colma solo di faccende da sbrigare, cumuli di bollette da evadere in affollatissimi uffici postali? Se vi riconoscete in questa folla di stressati, siete tutti candidati a una boccata di autentico relax tra un invitante aperitivo, amene curiosità, incontri speciali e, perché no, un po’ di sana cultura. ”Emergendo” dal lavoro, dalle mura domestiche o semplicemente dall’apatia, l’associazione Liberodiscrivere ha programmato una serie di appuntamenti, assolutamente gratuiti, incentivo non opzionale secondo il prontuario genovese, tra libri, autori e pubblico, occasione irripetibile per nuove conoscenze, racconti originali e un salubre momento di ristoro.

    Alle 18, dunque, prima di raggiungere le pantofole in agguato vicino alla poltrona o ad uno schermo che ci  ricorda, ogni giorno, i nuovi balzelli di un Comune o di uno Stato super-impegnato a fare cassa con tasche ormai esauste, per 5 mercoledì consecutivi, in via G.T. Ivrea 38 rosso, ci aspettano “quattro chiacchere” tra amici, se non lo sono lo diventeranno, con momenti di lettura, narrazione, scambi di opinioni su temi alquanto vari come si evince dal calendario. Si inizia stasera con i “Gialli alla genovese con ricetta” presentati dagli autori Giorgio Ansaldo, Giovanni Barlocco, Antonio Caron, Stefano Mantero, Sandro Sansò, già conoscenze della lettura con romanzi come Cruciverba, Di solito i pesci non muoiono annegati, Il gatto col numero di telefono, La marina delle Ziguele, Maladolcevita, solo per citare alcune delle loro opere.

    Seguirà  “Spiritualità & New Age e Psiche” in programma il 14 marzo, meeting in cui è prevista la partecipazione di Isabella Amendolia, Bruna Scalamera, Paola De Laurentis, Massimiliano Barduco, Mauro Scardovelli sotto la conduzione di Lucia Goldoni e l’immancabile rinfresco, che per l’occasione prevede té e dolciumi,  offerti gentilmente da attività commerciali del territorio.

    Non bisogna assolutamente perdere  “Storie genovesi e liguri tra realtà e leggenda” (21 marzo) raccontate da Franca Paganetto, Pier Guido Quartero, Umberto Torretta, Marcella Mascarino, Simonetta Ronco per ripercorrere notizie ed eventi della nostra città o scoprirne il fascino di tempi storici lontani. Per chi cerca la notorietà e sogna un novello successo alla Henry Potter, non potrà mancare  AAA autore cercasi, non un annuncio divulgato sulle scarne righe di un quotidiano, ma le motivazioni che spingono gli editori a pubblicare inediti gratuitamente e come realizzare i sogni di novelli  Manzoni alla ricerca di una facile ed insperata opportunità.

    Il ciclo si concluderà il 4 aprile con  Corriere, Camion e Autobus in cui tra le bollicine del solito aperitivo, del quale gli organizzatori sperano non si abusi, l’autista Luca Castello allieterà i presenti  con le stranezze e le amenità che la vita può offrire alla quotidianità di un viaggiatore che, per lavoro o diporto, si trovi a transitare per le vie di questo nostro paese. Sebbene i promotori dell’iniziativa ironicamente, o scaramanticamente per la riuscita delle manifestazioni, assicurino che al primo accenno di noia ci si possa allontanare senza adombrare nessuno, le tracce di originalità che si intravvedono dai temi proposti attrarranno, presumibilmente, un gran numero di partecipanti a cui si consiglia una saggia prenotazione al fine di essere non esclusi da un buon momento di sapere e, per gli animi più tenacemente genovesi, da una buona occasione di deliziare il palato completamente a sbaffo.

    Adriana Morando

  • “Silenzi Metropolitani” in mostra alla Galleria Il Basilisco

    “Silenzi Metropolitani” in mostra alla Galleria Il Basilisco

    il BasiliscoLa Galleria Il Basilisco ospita dall’8 al 31 marzo la mostra di Roberta BuccellatiSilenzi Metropolitani”.
    Prospettive inconsuete, volumi e luci nei silenzi metropolitani: un palcoscenico urbano, quasi sospeso, che si anima silenziosamente, protagonisti gli scorci della sopraelevata e le vedute di Sampierdarena, soggetti a lungo studiati e fotografati dall’artista.

    Galleria Il Basilisco – via della Maddalena 7

    Orari:
    da martedì a sabato dalle ore 10 alle ore 12.30 e dalle ore 16 alle ore 19. Il giovedì dalle ore 14.30 alle ore 19

  • Donnart, mostra e menù dedicato alle donne alla trattoria Lupo

    Donnart, mostra e menù dedicato alle donne alla trattoria Lupo

    Lupo Antica TrattoriaL’antica Trattoria Lupo di vico Monachette ospita dall’8 al 24 marzo la mostra la personale della pittrice Angela Squillace “Donnart”.

    Per l’ occasione, lo chef del ristorante ha creato un menù dedicato alle donne composto da un entrèe con flute, un antipastino, un budino di spinaci e menta con gambero in pasta fillo e crema di limone, “ Belle Epoque” , piatto completo con aragosta con riso venere e riso basmati e fiori di Mimosa.

    Per finire bon bon di cioccolato ripieno di crema bianca al gran marnier e amarena

    Il costo è di euro 27 a persona

    E’ gradita la prenotazione allo 010267036

  • Londra, i cartelloni pubblicitari riconoscono il sesso dei passanti

    Londra, i cartelloni pubblicitari riconoscono il sesso dei passanti

    The Plan UKPubblicità di genere, potremmo definirla. A Londra l’associazione di volontariato Plan Uk ha installato alle fermate dei bus un cartellone pubblicitario che riconosce il sesso di chi lo guarda e trasmette un messaggio diverso a seconda se si tratta di un uomo o una donna. Ma non è tutto… quando il cartellone avverte la presenza di un essere umano chiede di avvicinarsi e guardare.

    Nel caso specifico della campagna presentata dall’associazione, il messaggio riservato al genere femminile verte sull’importanza della libertà di scelta per le donne, trasmettendo immagini per sensibilizzare su quanto, in molte parti del mondo, non sia un diritto scontato. Se invece sei un uomo, la pubblicità ti spiega le differenze fra la vita di uomo e di una donna in termini di lavoro, opportunità e diritti.

    Guardando però l’iniziativa dal punto di vista del marketing, Plan Uk ha sfondato un portone. Perché in questo caso si tratta di informazione sociale, ma una simile strategia potrebbe ovviamente essere applicata per promuovere e vendere prodotti. Chi di voi ricorda il film “Minority Report” di Steven Spielberg? In quella Washington futuristica i cartelloni pubblicitari riconoscevano i singoli passanti mostrando loro messaggi in linea con i propri interessi e le proprie passioni… La tecnologia inaugurata a Londra può in questo senso rivoluzionare il mondo della cartellonistica pubblicitaria?

     

  • Con i minuti contati: bando di concorso per autori di cortometraggi

    Con i minuti contati: bando di concorso per autori di cortometraggi

    regiaEssere un viaggio: il Festival “Con i minuti contati” nasce nel 2010 con lo scopo di raccogliere le emozioni, le idee, le sensazioni racchiuse in quei piccoli viaggi che sono i
    cortometraggi.

    La terza edizione si svolgerà a cavallo fra agosto e settembre 2012. Il concorso è aperto a opere di ogni tematica: fiction, documentari, corti d’animazione, video musicali purché della durata massima di 15 minuti.

    Le opere e la domanda di iscrizione dovranno pervenire (in dvd via posta o tramite web) entro e non oltre il 5 maggio 2012 a “Con i minuti contati” c/o Nicola Papapietro – Via Case Sparse n. 67 – 06036 San Marco di Montefalco (PG) o a info@coniminuticontati.com. Non sono previste quote di partecipazione. Ogni autore può inviare più opere e si può partecipare singolarmente o in gruppo. Le opere dovranno essere in lingua italiana o in inglese con sottotitoli.

    Sono ammessi cortometraggi già presentati o premiati in altri concorsi, ma non saranno accettate le opere che hanno già partecipato alle precedenti edizioni di “Con i minuti contati”.

    La giuria selezionerà le opere e i primi tre classificati saranno così premiati:
    1° premio (Falco d’Oro): 500€
    2° premio: un week end in un B&B di Montefalco per 2 persone
    3° premio: una confezione di vino e di olio di Montefalco

    Marta Traverso

  • Rotta est – ovest, un mare di ricordi di Sergio Giodanelli in mostra

    Galata Museo del MareIl Galata Museo del Mare espone dall‘8 marzo al 9 aprile 2012 la mostra Rotta est – ovest, un mare di ricordi.

    Sergio Giordanelli presenta trenta lavori tutti legati tra loro da un percorso interiore fatto di emozioni, ricordi e sensazioni.
    Attraverso scorci, paesaggi e dettagli traccia un’ipotetica rotta tra la Liguria di Levante e quella di Ponente.

    Protagonista di queste tele e carte è il paesaggio ligure, rappresentato in tutte le sue forme e in tutte le sue varianti attraverso l’utilizzo della pittura informale e figurativa.

    Percorrendo un crinale dove i lavori informali si legano maggiormente alla sfera emozionale, mentre i dipinti più figurativi si abbinano ad una visione poetica legata ad alcuni autori Gabriele d’Annunzio, Eugenio Montale e Pablo Neruda, il tutto si fonde e si collega nelle sue immagini fatte di luci e colori della sua Terra.

    Galata Museo del Mare – Calata Dè Mari 1

    8 marzo 2012 – 9 aprile 2012
    Orario: tutti giorni, ore 10.00 – 19.30 (ultimo ingresso ore 18.00)

  • L’arte e le forze della natura, incontro al museo Doria

    L’arte e le forze della natura, incontro al museo Doria

    VentoCosa hanno in comune Giuseppe Garibaldi, Ava Gardner, Francesco Petrarca, Andy Wharol, Charles Dickens e l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia?

    Al Museo di Storia Naturale Doria giovedì 8 marzo si svolge un incontro per scoprirlo in un viaggio attraverso le varie forme d’arte che hanno trovato nelle catastrofi naturali, ed in particolare nel terremoto, fonte di ispirazione, motivo di descrizione o semplicemente pretesto per esprimere solidarietà alle popolazioni colpite.
    Un viaggio che partendo da Seneca e dalle sue lungimiranti ma curiose descrizioni del fenomeno sismico passano per i principali terremoti che si sono verificati nella nostra penisola contribuendo all’Unità d’Italia, alla nascita delle radio libere nella nostra nazione o ad opere d’arte che rimangono ad eterna memoria di un fenomeno che, passate le grida dei primi momenti, tende ad essere dimenticato.

    La conferenza è a cura di Stefano Solarino, primo ricercatore INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia-

    L’evento si inserisce nell’ambito della mostra  ‘Come è profondo il mare’, in esposizione nel museo fino al 24 giugno.

    Ingresso libero

  • Palazzo dello Sport a Genova: i progetti sono tre

    Palazzo dello Sport a Genova: i progetti sono tre

    Padiglione della Fiera di GenovaOggi alle 17:30 nella Casa delle Federazioni di viale Padre Santo, si terrà il Convegno “Il Palazzo dello Sport a Genova: un’opportunità per il rilancio della città”, organizzato da Coni Liguria e Coni Genova.

    I presidenti Vittorio Ottonello (Coni Liguria) e Carlo Antonio Nicali (Coni Genova) approfondiscono un tema di vitale importanza per il movimento sportivo genovese: «A Genova manca un vero palazzetto dello sport degno di una città capoluogo, molti impianti non sono a norma e quindi inagibili – ha dichiarato nei giorni scorsi a Loano Vittorio Ottonello – In un momento di difficoltà economica servono sempre di più gli investimenti dei privati, affidando la gestione alle società sportive con bandi ad hoc. Sarà necessario mettere in campo una sinergia più strutturata tra pubblico e privato, con l’aiuto del Coni e del credito sportivo».

    Questo pomeriggio nell’occasione, verranno illustrati tre progetti di grande attualità: il Palazzo dello Sport alla Fascia di Rispetto di Prà, l’ipotesi Palasport in Fiera e il Palazzetto di Sampierdarena.

    «Sono degli imprenditori genovesi a credere in questo progetto, stiamo lavorando insieme alla Federazione pallavolo e alla Federazione basket per unire le forze e costruire il nuovo impianto» Così aveva dichiarato l’assessore allo sport del Comune di Genova Stefano Anzalone lo scorso settembre. L’idea non è affatto tramontata, la proposta di costruzione di un Palazzo dello Sport nella Fascia di Rispetto di Pra’ è al momento la soluzione che l’Amministrazione Comunale considera migliore.

    I dettagli per il rilancio del Palasport Fiera (Padiglione S) costruito negli anni 60 con un finanziamento del Coni, saranno raccontati da Sara Armella, presidente  Fiera di Genova Spa.

    Toccherà poi a Giuseppe Angilletta e Francesco Rosadini (Società Promoint) presentare il terzo progetto, quello del palazzetto di via Spataro fra Sampierdarena e Cornigliano, dove potrebbe vedere la luce un’area dedicata all’attività sportiva di 7.000 mq, con spazio ricettivo per congressi e spazi commerciali per 9.000 mq e 10.000 mq di parcheggi.

     

  • Finlandia: rivoluzione democratica, le leggi si decidono sul web

    Finlandia: rivoluzione democratica, le leggi si decidono sul web

    In Scandinavia sono cent’anni avanti. Le testimonianze a riguardo di come i Paesi più gelidi d’Europa siano anche i più tecnologicamente & politicamente evoluti sono sempre più numerose, e partono tutte da un denominatore comune: unire la cosiddetta comunità dei cittadini attraverso il web.

    In principio fu l’Islanda, che tramite un progetto simile a Wikipedia arrivò a riscrivere la Costituzione. La Svezia ha aperto da poco il proprio canale Twitter ufficiale ai cittadini per una promozione turistica che parte dal basso.

    Ora è il turno della Finlandia: nelle scorse settimane è stato partito ufficialmente un progetto lanciato da una squadra di programmatori, attivisti e designer, chiamato Avoin ministeriö (in inglese Open Ministry). Chiunque può registrarsi al sito e lanciare un’idea: gli altri utenti del sito potranno discutere e votare le proposte, e quelle più apprezzate saranno trasformate in proposte di legge che il Parlamento sarà obbligato a votare.

    Un sistema analogo a quello della raccolta firme – oggi in Italia sono necessarie almeno 50.000 firme per proporre una legge di iniziativa popolare – ma che attraverso il crowdsourcing mira a raggruppare numeri molto più elevati di persone a prescindere dalla loro collocazione geografica.

    Marta Traverso

  • W.W.Lowman in concerto a La Claque

    W.W.Lowman in concerto a La Claque

    Ww LowmanGiovedì 8 marzo a partire dalle ore 2230 la Claque ospita Bill Lowman, apprezzato artista americano di Chiacago che propone un concerto a cavallo tra il jazz futuribile, il rock d’ambiente e il minimalismo folk.

    “Kumquat May” è la seconda pubblicazione di W.W. Lowman che ha già passato lungo tempo in tour per promuovere il suo disco precedente. Ora è rponto a ripartire con questo nuovo progetto: più di una recensione ha sottolineato che il disco precedente sembrava un incrocio tra Ennio Morricone e Burt Bacharach. Per quello nuovo si possono aggiungere alla lista delle influenze anche Giorgio Moroder e Luc Ferrari.

    Ad aprire la serata, gli Zaal, gruppo di Agostino Macor che riunisce il meglio del prog jazzato genovese.

     

    Ingresso : 7 €

  • AidYourcity, aiuta la tua città segnalando i problemi del territorio

    AidYourcity, aiuta la tua città segnalando i problemi del territorio

    Uno strumento innovativo e gratuito, rivolto alla cittadinanza attiva, che permette di segnalare alle autorità qualsiasi problema presente nel proprio territorio di appartenenza con l’obiettivo di migliorare la vivibilità delle nostre città.

    Parliamo del sito AidYourCity (www.aidyourcity.com), grazie al quale anche il singolo cittadino può fare molto e dare il suo contribuito in maniera concreta. Con una semplice registrazione infatti l’utente sarà in grado di segnalare problemi urbani di varia natura (buche sulla strada, semafori rotti, scarsa illuminazione, auto abbandonate, discariche abusive etc.) entrando in comunicazione direttamente con gli enti locali competenti.

    Ogni segnalazione viene girata al Comune o all’ente di riferimento (ad esempio la Provincia o l’Anas) che è invitato a dare tempestive informazioni in merito alla risoluzione del problema segnalato: ogni passaggio sarà indicato dalla mappa accessibile su ogni pagina di AidYourCity e su tutti i siti partner, così da offrire al cittadino un semplice strumento di controllo dell’operato degli enti pubblici.
    Se l’ente tace, il segnalatore potrà anche inviare un sollecito, mentre se il problema persiste e si aggrava, la segnalazione può essere integrata con nuovo testo ed elementi facoltativi – ma raccomandati quando possibile – come foto e video.

    <<Spesso i Comuni non sono a conoscenza dei singoli problemi di ogni zona del loro territorio – si legge su AidYourcity – non è malafede, semplicemente è impossibile monitorare costantemente ogni metro quadro di una città o di un paese. I cittadini attivi sono quindi chiamati a farsi sentire, ma spesso rinunciano per le oggettive difficoltà di entrare in comunicazione con “chi di dovere”. Grazie ad AidYourCity tutti i passaggi intermedi sono aboliti ed una segnalazione non necessita che alcuni click. Insomma, non ci sono più scuse: se c’è un problema nel tuo territorio, segnalalo al tuo Comune e lo vedrai risolto in un tempo ragionevole. Essendo presente online e con la tracciabilità delle nostre comunicazioni, nessuno potrà più dire “non lo sapevo”>>.
    Matteo Quadrone

  • Droga: 50 anni di fallimenti, sono necessarie nuove politiche

    Droga: 50 anni di fallimenti, sono necessarie nuove politiche

    «La guerra globale alla droga è fallita con conseguenze devastanti per gli individui e le società di tutto il mondo. A distanza di 50 anni dalla Convenzione Unica sui narcotici e gli stupefacenti delle Nazioni Unite (1961) sono urgenti e necessarie riforme fondamentali nelle politiche di controllo delle droghe nazionali e mondiali. Le immense risorse dirette alla criminalizzazione e alle misure repressive su produttori, trafficanti e consumatori di droghe illegali hanno evidentemente fallito senza raggiungere l’obiettivo prefissato di una riduzione dell’offerta e del consumo. Anzi il mercato della droga illegale, ampiamente controllato dal crimine organizzato, è nei fatti cresciuto in modo spettacolare in questo periodo».
    Queste non sono le affermazioni di qualche vecchio fricchettone o “figlio dei fiori” fuori stagione ma al contrario sono le parole scelte con cura dalla “Commissione globale per le politiche sulla droga”, messe nero su bianco nella relazione presentata il 2 giugno 2011 (facilmente reperibile online). Tra i firmatari del documento ci sono personalità di spicco (alcuni proibizionisti pentiti) come gli ex presidenti di Brasile, Colombia e Messico, Fernando Henrique Cardoso, César Gaviria, Ernesto Zedillo, gli scrittori Carlos Fuentes e Mario Vargas Llosa, l’ex segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan.

    «Lo scopo della Commissione globale per le politiche sulle droga è portare alla luce, a livello internazionale, un dibattito pubblico, informato e scientificamente corretto, sulle modalità, efficaci ed umane, per limitare i danni causati dalle droghe al popolo e alla società – si legge nella relazione – questo è il tempo giusto per una revisione seria, esaustiva e di grande lungimiranza, delle politiche che possano rispondere al fenomeno della droga. Il punto di partenza di tale revisione è riconoscere che il problema globale della droga è un insieme di istanze sanitarie e sociali interdipendenti da governare, più che una guerra da vincere».

    «Un’ idea chiave dell’approccio “guerra alla droga” era che la minaccia di arresto e di una severa punizione avrebbe funzionato da deterrente ad usare droghe – continua la relazione – In pratica questa ipotesi si è dimostrata come errata. Molti Paesi, che hanno varato leggi severe anno effettuato un gran numero arresti ed incarcerazioni di consumatori di droghe e piccoli trafficanti, hanno un numero più alto di consumatori e di problemi relativi rispetto ai paesi che hanno seguito un approccio più tollerante. In modo simile, i Paesi che hanno introdotto una decriminalizzazione, o altre forme di diminuzione di arresti e di pene, non hanno visto aumentare il tasso dei consumatori né il numero di tossicodipendenti come si era paventato».

    LE POLITICHE SULLE DROGHE

    Ebbene – a distanza di 9 mesi da questa significativa autocriticanon sembra profilarsi all’orizzonte un decisivo cambio di mentalità. Dal 12 al 16 marzo a Vienna si svolgerà il convegno annuale della Commissione delle Nazioni Unite sulle Droghe Narcotiche presso il Vienna International Center, l’occasione per fare il punto della situazione e magari ipotizzare nuove politiche sulle sostanze stupefacenti.

    In teoria la politica sulle droghe è una questione di sovranità nazionale ma la convenzione delle Nazioni Unite del 1961 fissa i principi per ogni stato membro che l’abbia adottata. Se un Paese decide di sviluppare una nuova strategia, diversa dalla proibizione, deve prima farne richiesta alle Nazioni Unite per poter avviare un periodo sperimentale. Le politiche alternative dunque possono essere sviluppate a livello locale, è il caso ad esempio delle misure definite di riduzione del danno, ma richiedono molti anni di sforzi per essere ufficialmente riconosciute. Sono infatti tre i corpi di supervisione che agiscono in seno all’Onu: la Commissione internazionale per il controllo degli stupefacenti (ICNB), ovvero l’agenzia che decide, basandosi sulle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sull’inclusione/esclusione di sostanze dalle liste globali delle droghe sottoposte a controllo, l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga ed il crimine (UNODOC), l’organismo di governo che ospita gli incontri annuali della Commissione sulle droghe narcotiche (CND), della quale mantiene la segreteria permanente. ICNB è una commissione di 13 membri cosiddetti “indipendenti” mentre la Commissione sulle droghe narcotiche consiste di delegazioni provenienti da almeno 53 paesi. In pratica un migliaio di delegati e 13 esperti sono chiamati a decidere le sorti di circa 250 milioni di persone che usano le droghe illecite.

    «Questo sistema si basa sulla premessa che il controllo internazionale delle droghe sia prima di tutto una lotta contro il crimine e i delinquenti – si legge nel documento del giugno scorso – Ora che la natura della sfida delle politiche sulle droghe è cambiata le istituzioni devono seguire questo cambiamento».
    «L’idea che i governi debbano lavorare insieme per affrontare i mercati delle droghe è un punto di partenza ragionevole ma l’idea della responsabilità condivisa è troppo spesso diventata un braccio di ferro che ha inibito lo sviluppo e la sperimentazione delle politiche – sottolinea il documento – L’ONU (attraverso la Commissione per il controllo internazionale degli stupefacenti) e in particolare gli Stati Uniti (particolarmente con il suo procedimento di “certificazione”), hanno indefessamente lavorato negli ultimi anni per assicurarsi che tutti i Paesi adottassero lo stesso rigido approccio alla politica sulla droga, le stesse leggi e lo stesso approccio severo delle forze dell’ordine. Quando i governi nazionali sono arrivati a una maggiore consapevolezza della complessità del problema e delle opzioni di risposta politica sui loro territori, molti hanno usato flessibilità nei riguardi della Convenzione, tentando strategie e programmi nuovi, come le iniziative di decriminalizzazione o i programmi di riduzione del danno. Quando questo ha compreso un approccio più tollerante all’uso di droga, i governi hanno dovuto affrontare pressioni diplomatiche internazionali per “proteggere l’integrità della Convenzione”, anche quando le strategie erano legali, efficaci e ricevevano consensi nel Paese».

    DRUGS PEACE FESTIVAL VIENNA 2012

    Per ribadire la necessità di un profondo cambiamento, contemporaneamente al convegno annuale della Commissione sulle droghe narcotiche, Vienna ospiterà dal 9 al 16 marzo, una mobilitazione intitolata “Drugs Peace Summit” – Festival per la Pace alle Droghe, promossa dagli attivisti della rete Encod, la Coalizione Europea di Cittadini per Politiche giuste ed Efficaci sulle Droghe.
    Un incontro spontaneo di persone che chiedono delle nuove politiche basate non sulla proibizione, bensì sulla salute pubblica, la riduzione del danno, un’analisi dei costi-benefici ed il rispetto dei diritti umani.
    «Noi ci appelliamo per una regolamentazione legale come unico modo sensibile ed efficace per diminuire i problemi legati alle droghe, ridurre il crimine organizzato e liberare denaro delle tasse per salute, educazione e programmi sociali – scrive la rete Encod – Le Nazioni Unite ed i governi del mondo sono responsabili per la miseria quotidiana prodotta dalla guerra globale contro le droghe. Dai tempi di Adamo ed Eva noi sappiamo che la proibizione non funziona. La violenza quotidiana nelle società come Messico o Afghanistan, la criminalizzazione di persone che altrimenti rispettano le leggi, la maggior parte del danno sanitario collegato alle droghe non ha nulla a che fare con le droghe stesse, ma con il fatto che esse sono illegali».

    «Oggi dobbiamo mettere gli esperti dell’Onu sul banco degli imputati – spiega Enrico Fletzer, giornalista e membro della rete Encod – Ed accusarli di negligenza criminale perché ormai è impossibile far finta di non conoscere le devastanti conseguenze delle politiche finora attuate».

    «Sempre più cittadini stanno sviluppando le loro alternative a questa politica fallimentare come i Cannabis Social Club che stanno operando in Spagna, Belgio e sono in preparazione in molti altri Paesi – spiegano gli attivisti – Nella coltivazione collettiva del CSC si producono delle quantità utili per un collettivo di consumatori di cannabis che non vogliono sostenere delle organizzazioni criminali e che desiderano avere un prodotto garantito. Il fine del club non è solo l’accesso ad una pianta che è stata utilizzata per migliaia di anni e che non ha mai ucciso nessuno ma anche la trasmissione di informazioni sul consumo consapevole attraverso la promozione di laboratori e dibattiti».
    Sabato 10 marzo una manifestazione percorrerà le strade di Vienna per reclamare di terminare la guerra alle droghe e cambiare il sistema di controllo delle Nazioni Unite sulle droghe. Allo stesso tempo una delegazione di Encod presenzierà all’incontro delle Nazioni Unite e diffonderà le proprie proposte di politiche alternative. Il messaggio di Encod alle Nazioni Unite è «Resettate la vostra politica aprendovi alle proposte dei cittadini che sono coinvolti nel fenomeno delle droghe e che stanno lavorando per migliorare la situazione mentre le vostre politiche la rendono peggiore».

    LA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE GLOBALE PER LE POLITICHE SULLA DROGA

    Non è difficile notare come il cambiamento richiesto a gran voce dagli attivisti europei faccia leva su parecchi argomenti affrontati coraggiosamente dai 19 celebri membri della Commissione globale per le politiche sulla droga.

    «Le politiche sulle droghe devono essere basate su solide evidenze empiriche e scientifiche. La prima misura del successo deve essere la riduzione del danno alla salute alla sicurezza e al benessere di individui e società», sottolinea la relazione del giugno scorso. Invece fino ad oggi «Le politiche e le strategie sulla droga, a tutti i livelli, continuano troppo spesso ad essere guidate da prospettive ideologiche o convenienze politiche e prestano troppo poca attenzione alla complessità del mercato della droga, dell’uso di droga e della dipendenza da droga. In primo luogo abbiamo misurato il nostro successo nella guerra alle droghe con misure quali il numero di processi ed arresti, le quantità sequestrate, o la durezza delle pene. Questi indicatori possono dirci quanto siamo stati duri, ma non possono dirci quanto successo abbiamo avuto nel miglioramento della “salute e benessere dell’ umanità”».

    Secondo la commissione occorre «Porre un termine alla criminalizzazione, emarginazione e stigmatizzazione delle persone che fanno uso di droghe e di quelli che restano coinvolti nei livelli più bassi della coltivazione, della produzione e della distribuzione e trattare le persone tossicodipendenti come pazienti non come criminali. Attualmente troppi politici sostengono l’ idea che tutti coloro che usano droga sono “tossicodipendenti senza morale”. La realtà è molto più complessa. L’ ONU ha prudentemente stimato che attualmente ci sono 250 milioni di consumatori di droghe illegali nel mondo e che ce ne sono altri milioni coinvolti nella coltivazione, produzione e distribuzione. Semplicemente non possiamo trattarli tutti come criminali. Dei 250 milioni di consumatori stimati nel mondo, le Nazioni Unite calcolano che meno del dieci per cento possano essere classificati come tossicodipendenti o come consumatori problematici. Moltissime persone coinvolte nella coltivazione illecita di coca, papavero da oppio, o canapa sono piccoli contadini costretti a farlo per mantenere la famiglia. Opportunità alternative di sostentamento sarebbero un miglior investimento, piuttosto che distruggere ogni loro possibile mezzo di sopravvivenza».

    La commissione raccomanda di «Incoraggiare i governi a sperimentare modelli di regolamentazione giuridica della droga per minare il potere del crimine organizzato e salvaguardare la salute e la sicurezza dei loro cittadini. Questa raccomandazione vale soprattutto per la cannabis, ma incoraggiamo anche altri esperimenti di depenalizzazione e regolamentazione legale, che possano raggiungere questi obiettivi e fornire modelli per altri». E ancora, i 19 firmatari, suggeriscono di avere un atteggiamento più umano, investendo in programmi sanitari e sociali «Offrire servizi sanitari e cure a chi ne ha bisogno. Garantire che sia disponibile una varietà di modalità di trattamento, compreso non solo il trattamento con metadone e buprenorfina, ma anche i programmi di trattamento assistito con eroina che si sono dimostrati efficaci in molti Paesi europei e in Canada. Implementare i programmi di accesso alle siringhe e alle altre misure di riduzione del danno che si sono dimostrate efficaci nel ridurre la trasmissione dell’HIV e di altre infezioni a trasmissione ematica così come le overdosi fatali. Rispettare i diritti umani delle persone che usano droghe. Abolire le pratiche abusive eseguite in nome del trattamento, come la detenzione forzata, il lavoro forzato e gli abusi fisici o psicologici, che contravvengano standard dei diritti umani e delle norme o che annullino il diritto all’autodeterminazione». Le autorità nazionali e l’ONU devono inoltre rivedere la classificazione delle sostanze perché le attuali classificazioni concepite per rappresentare i rischi ed i danni relativi alle varie droghe, «Furono stabilite 50 anni fa quando esistevano poche evidenze scientifiche sulle quali basare tali decisioni. Questo ha prodotto alcune ovvie anomalie, in particolare la canapa e la foglia di coca appaiono oggi classificate in modo non corretto».

    Le ingenti risorse per il controllo della droga non possono essere destinate esclusivamente alla repressione delle organizzazioni criminali che lucrano sul mercato delle droghe. Devono invece essere indirizzate soprattutto in programmi di prevenzione ed informazione «L’investimento più valido è quello in attività che possano evitare l’ingresso dei giovani nel consumo di droga e che impediscano ai consumatori saltuari di divenire consumatori problematici o dipendenti – recita la relazione del giugno 2011 – Le esperienze di prevenzione generica sono state contraddittorie nei risultati. I messaggi semplicistici come “Basta dire di no” non sembrano aver avuto effetto significativo. I modelli di prevenzione che più hanno funzionato si sono occupati della focalizzazione di gruppi particolari a rischio quali membri di bande giovanili, bambini negli istituti o con problemi a scuola o con la polizia, con programmi misti di educazione ed appoggio sociale».

    Le istituzioni dell’ONU per il controllo sulle droghe finora hanno lavorato in gran parte come difensori delle strategie tradizionali. Ma di fronte al fallimento di tali politiche sono necessarie delle riforme. «I Paesi si aspettano dall’ONU un sostegno ed una guida – conclude la relazione – Facciamo appello al segretario dell’ONU, Ban Ki Moon ed al direttore dell’esecutivo dell’UNODC, Yury Fedotov affinché intraprendano passi concreti verso una strategia globale sulle droghe veramente coordinata e coerente che bilanci la necessità di contenimento dell’offerta di droga e la lotta alla criminalità organizzata con la necessità di provvedere servizi sanitari, di assistenza sociale e di sviluppo economico agli individui ed alle comunità colpite».

    IL CASO ITALIA

    La legislazione italiana in materia di droga è il “Testo Unico sulla Droga”, D.P.R. 03/10/90, n.309. In seguito al referendum popolare del 1993 ne è stata abrogata la parte che classificava il consumo di droga come reato penale. Successive modifiche sono consistite nella L. 350 (24/12/03), L. 251 (5/12/05), ed infine nella L. 49 (21/02/06), la famosa Fini–Giovanardi.
    La legge italiana punisce sia la vendita sia il consumo di droghe. Le medesime sanzioni sono applicate senza distinzione tra stupefacenti ma per ciascuna droga sono previste specifiche soglie quantitative al fine distinguere tra possesso finalizzato al consumo o allo spaccio. Le sanzioni previste per il reato di traffico di stupefacenti sono sia di natura pecuniaria (multa da 26mila a 260mila euro), sia detentiva (da 6 a 26 anni di reclusione). Il consumo di stupefacenti è invece punito per via amministrativa tramite l’applicazione di varie sanzioni quali il ritiro del passaporto, della patente di guida, del permesso di soggiorno, ecc. per un periodo compreso tra un mese ed un anno. Sono inoltre previste altre sanzioni amministrative fino a due anni.

    «In Italia la guerra alle droghe è stata piuttosto efficace nel brutalizzare alcuni settori della popolazione, incluse molte persone del nostro sistema carcerario – scrive Enrico Fletzer, giornalista appartenente alla rete Encod – La legge Fini–Giovanardi ha abolito ogni differenza di politica tra eroina e cannabis e quest’ultima, da allora, è diventata la sostanza più colpita».

    L’Italia detiene il triste primato in Europa per quanto riguarda il numero di denunce di violazioni della legge sulla droga (OEDT, 2007). Dal 2000 al 2005 le forze dell’ordine italiane hanno condotto oltre 140mila operazioni antidroga (quasi 24mila all’anno), di cui la metà concernenti la cannabis (DCSA, 2007). Dal 2000 al 2005 circa il 38% dei detenuti nelle carceri italiane scontava condanne per violazioni della legge sulla droga (Istat, “Statistiche giudiziarie penali”).
    Nel nostro Paese il consumo di sostanze illecite è significativo ed in particolare la diffusione del consumo di cannabis, cocaina ed eroina è ben al di sopra della media mondiale. Si stima che in Italia quasi 4,5 milioni di persone consumino annualmente cannabis, circa 800mila cocaina e circa 300mila eroina (Unodoc, 2007).
    In termini di diffusione del consumo tra la popolazione in età lavorativa, l’Italia primeggia in Europa per la diffusione del consumo di cannabis (11%, inferiore solo a quello cipriota), cocaina (terzo tasso in Europa dopo Spagna ed Inghilterra) ed eroina (quinto tasso di diffusione in Europa) mentre la diffusione del consumo di droghe sintetiche (ATS) è invece nettamente inferiore rispetto al resto d’Europa (Unodoc, 2007).

    Un interessante studio del 2009 “Il costo fiscale del proibizionismo: una simulazione contabile” (consultabile su www.fuoriluogo.it), condotto dal Professore Marco Rossi dell’Università degli studi di Roma “La Sapienza” , ha provato a fare i conti in tasca alla politica proibizionista vigente nel nostro Paese.
    «In base alle stime sulla diffusione del consumo di droghe abbiamo calcolato che nel 2005 in Italia siano state consumate circa 1200 tonnellate di cannabis, 32 di cocaina e 9 di eroina – si legge nella ricerca – Moltiplicando queste quantità per i prezzi al dettaglio registrati nel mercato nero (Unodoc, 2007) abbiamo stimato una spesa per l’acquisto di droghe di circa 11 miliardi di euro (di cui: il 68% per la cannabis, il 26% cocaina ed il 6% eroina)».
    «Recenti contributi teorici sostengono la superiorità degli strumenti fiscali nel contenere il consumo di droghe rispetto all’applicazione di una normativa proibizionista – spiega il prof. Marco Rossi – In Italia il consumo di tabacchi ed alcolici è appunto scoraggiato tramite l’imposizione di una elevata tassazione. Il nostro lavoro consiste nella stima dei benefici fiscali che l’erario italiano avrebbe riscosso nel periodo 2000-2005 se la regolamentazione applicata al mercato dei tabacchi (sul prezzo di vendita delle sigarette grava un’aliquota assai pesante pari al 75,5%) fosse stata estesa anche al mercato delle altre droghe. In altri termini abbiamo condotto una sorta di simulazione contabile volta a stimare quale sia stato il costo fiscale del proibizionismo in Italia».

    Il costo del proibizionismo è stato identificato sia nelle spese per l’applicazione della normativa proibizionista (risorse di polizia, magistratura e carceri), sia nel costo-opportunità delle tasse non riscosse.
    «il nostro studio stima in circa 60 miliardi di euro il costo fiscale del proibizionismo in Italia dal 2000 al 2005 (in media circa 10 miliardi di euro annui) – continua Rossi – La legalizzazione del commercio delle droghe avrebbe fatto risparmiare circa 2 miliardi all’anno di spese connesse all’applicazione della normativa proibizionista. Estendendo al mercato delle droghe la normativa fiscale applicata a quello dei tabacchi, l’erario nazionale avrebbe inoltre incassato circa 8 miliardi all’anno (47 in totale) dalla tassazione sulle vendite, di cui circa il 70% dall’imposta sulla vendita di cannabis (32 miliardi), il 24% dall’imposta sulla cocaina (11 miliardi) e solo il 6% dalle vendite di eroina (3 miliardi)».

    Stiamo parlando di una concreta analisi dei costi-benefici che non andrebbe esclusa a priori dal dibattito sui modelli alternativi di regolamentazione del mercato delle droghe, come sottolinea anche la Commissione globale per le politiche sulla droga «È inutile ignorare coloro che portano argomenti a favore di un mercato tassato e regolato per le droghe attualmente illegali. Questa è un’opzione politica che deve essere esplorata con lo stesso rigore di qualunque altra».

     

    Matteo Quadrone

  • Macadamia Nut Brittle, in scena al teatro dell’Archivolto

    Macadamia Nut Brittle, in scena al teatro dell’Archivolto

    Macadamia Nut BrittleVenerdì 9 e sabato 10 marzo il teatro dell’Archivolto di Sampierdarena ospita lo spettacolo “Macadamia Nut Brittle”, una fiaba crudele sull’adolescenza.
    Dall’incontro tra l’immaginario di Dennis Cooper, uno degli scrittori più affascinanti e controversi del panorama letterario statunitense contemporaneo, e ricci/forte, al secolo Stefano Ricci e Gianni Forte, definiti i due enfant prodige della nuova scena drammaturgica italiana e invitati a presentare le loro performance e i loro allestimenti su prestigiosi palcoscenici internazionali (Francia, Inghilterra, Germania, Slovenia, Croatia, Romania), nasce uno spettacolo che è giù diventato un cult, dopo il debutto nel 2009.

    Teatro Dell’Archivolto – piazza Modena 3, Sampierdarena

    Orario: ore 21

    Biglietti Da 18 a 20 euro interi, 7,50 ridotti

  • Ascensore di Quezzi, da via Pinetti a via Fontanarossa: a che punto siamo?

    Ascensore di Quezzi, da via Pinetti a via Fontanarossa: a che punto siamo?

    L'area dove passerà il tracciato dell'ascensore inclinato di Quezzi

    Tre fermate (Pinetti, Portazza e Fontanarossa) e due stazioni (Pinetti e Fontanarossa), per un tracciato lungo circa 131 metri, dei quali i primi 27 m in galleria inclinata (fra i civici 66 e 66B di via Pinetti) sfruttando un ex tunnel antiaereo risalente alla Seconda Guerra Mondiale, i successivi 23 m in trincea sino alla fermata di via Portazza e poi i restanti 81 metri fuori terra, un tracciato scoperto che si arrampica sulle fasce sino a raggiungere via Fontanarossa a pochi passi da piazza S.Maria dove sorge l’antica chiesa Natività di Maria Santissima di Quezzi.

    Stiamo parlando dell’ascensore inclinato di Quezzi, un’opera da molti anni attesa da tutto il quartiere , uno dei più densamente popolati di Genova con i suoi 12 mila abitanti. Un quartiere da sempre costretto a convivere con una viabilità e quindi con una vivibilità complicata, strade strette dove i mezzi Amt non possono arrivare fanno da contorno ad una strada principale (Via P.Pinetti, via Daneo, via Fontanarossa) difficile da percorrere per gli autobus della linea 82, con gli autisti il più delle volte costretti ad attendere il passaggio del mezzo in discesa per poter risalire sino al piazzale della chiesa e viceversa.

    Un’opera come questa darà respiro ad una parte consistente della vallata, farà il paio con l’allargamento già ultimato e la messa in sicurezza del tratto di strada fra via Daneo e via Fontanarossa all’altezza dell’antichissima via del Molinetto con l’obiettivo di far diminuire sensibilmente gli ingorghi. Grazie all’ascensore, infatti, sarà possibile raggiungere la parte alta del quartiere in 71 secondi (stima del Comune) evitando di utilizzare il tracciato stradale. Si ipotizza un carico passeggeri di 424 persone ogni ora per senso di marcia.

    La realizzazione dell’ascensore inclinato costa al Comune (opera cofinanziata dalla Regione Liguria) oltre 5 milioni di euro, i lavori sono iniziati a metà giugno 2011 e secondo le previsioni dovrebbero concludersi fra sei mesi, nell’agosto 2012.

    Allo stato attuale il cantiere non si presenta sicuramente come prossimo alla conclusione, non c’è traccia dell’asse di risalita nella parte esterna, né delle stazioni a valle e a monte, la demolizione della volta della galleria non è stata ancora portata a compimento e quindi non sono state costruite le pareti laterali.

     


  • Stop ai giornali di carta: nel 2014 addio al “Corriere della Sera”

    Stop ai giornali di carta: nel 2014 addio al “Corriere della Sera”

    Si parla ormai da diversi anni di uno stop alla pubblicazione di quotidiani su carta. Il primo annuncio ufficiale a riguardo venne nel 2008 da parte di Philip Meyer, studioso e docente di Giornalismo che sentenziò sull’Economist: «Entro il 2043 non ci saranno più giornali di carta».

    Dalla teoria alla realtà, pioniere di questa evoluzione è stato il New York Times, che nel 2010 ha illustrato tramite il suo editore la campagna di costi/ricavi del quotidiano, sottolineando che le spese per la stampa e la distribuzione non venivano totalmente compensate dai ricavi delle vendite e dalle entrate pubblicitarie (queste ultime sempre più in calo a livello mondiale, sia per la crisi economica sia per il diffondersi di nuove forme di sponsorizzazione attraverso il web).

    Ora giunge per la prima volta una notizia sul tema da parte della stampa italiana: se molti quotidiani e periodici lamentano la chiusura a causa della crisi – da Liberazione alla rivista Mucchio Selvaggio, solo per citarne alcuni – per la prima volta un grande quotidiano annuncia deliberatamente l’intenzione di sviluppare un canale informativo esclusivamente digitale. Il giornale in questione è uno dei più letti e conosciuti in Italia, il Corriere della Sera.

    A lanciare questa notizia è il webmagazine fanpage.it con un’indagine a cura di Francesco Piccinini, che illustra il futuro del giornalismo italiano su due fronti: da un lato il continuo calo del fondo all’editoria, passato dai 200 milioni di euro del 2008 ai 140 che verranno concessi in questo 2012, dall’altro un’evoluzione dell’informazione sempre più orientata al digitale e che si sviluppa su vari canali, dai quotidiani per iPad a chi si informa soprattutto attraverso Twitter o altri social network.

    Perché proprio il 2014? Perché sarà l’anno in cui verranno chiusi i rubinetti, ossia termineranno i finanziamenti pubblici diretti alla stampa secondo quanto contenuto nel decreto Salva Italia. Entro quella data tutti i quotidiani, a prescindere dal budget di cui attualmente dispongono, dovranno far fronte a questa situazione economica e alle nuove frontiere dell’informazione digitale, trovando un compromesso che possa garantirne la sopravvivenza.

    Continuare la pubblicazione su carta diventerà la vera rivoluzione del giornalismo?

    Marta Traverso