Venerdì 9 marzo il Teatro Cargo ospita lo spettacolo “Mare Mio”: in scena tra sedie riverse o accatastate, gli attori danno vita ad un testo intenso, nel quale si intrecciano un respiro antico e sensazioni quotidiane.
Mescolando sensazioni e immagini, emozioni o piccoli particolari, il regista veneziano Antonino Varvarà, ha assemblato parole e visioni: dai costumi da bagno anni Cinquanta al mito dell’Ulisse dantesco, dalle laudi medievali ai sapori di una volta, fino ai canti funebri siciliani. E negli scarti minuti e semplici, molto prima delle colonne d’Ercole, sembra nascondersi il senso di un amore sommesso per l’universo mediterraneo, che ha il respiro del mito.
Tra il maestrale e lo scirocco, galleggia una memoria che non fa male, che solletica il pensiero con un piglio materno.
Ricordi del mare, dei bagni fatti fino a farsi venire le “pieghette” sulle dita, ricordi dei costumi, della salsedine, dei primi baci. Ci sono momenti, di raffinata delicatezza, in cui certe parole, certe immagini davvero fanno esplodere una condivisione commovente e dolente, e l’astrazione si muta in un groppo in gola, in un sorriso ingenuo: lo stesso che avevamo quando, usciti dall’acqua di mare, con ancora in bocca il gusto di salsedine, trovavamo una mamma o un papà, pronti con l’asciugamano e un pezzo di pizza al rosmarino.
Di seguito il programma dei laboratori Testimonianze ricerca azioni, che ogni anno il Teatro Akropolis di Genova Sestri Ponente organizza in parallelo alla sua ricca stagione di spettacoli, e che dureranno da metà marzo fino alla metà di aprile.
Ogni laboratorio prevede un numero massimo tra i 12 e i 15 partecipanti. Per prenotarsi si può contattare Luca Donatiello al numero 329 9777850 o all’indirizzo mail laboratori@teatroakropolis.com.
Da venerdì 16 a domenica 18 marzo: Butoh e Noguchi Taiso, a cura di Imre Thormann (danzatore e insegnante Butoh). Il laboratorio verterà sui principi che costituiscono la base del movimento e sugli aspetti emozionali dell’espressione.
Orari: venerdì 16 dalle 16 alle 22, sabato 17 e domenica 18 dalle 10 alle 16.
Da venerdì 23 a domenica 25 marzo: Gli ascolti – laboratorio è una cosa piccola, a cura di Claudio Morganti, che accompagnerà i partecipanti nell’acquisizione di capacità fondamentali per ogni attore: l’ascolto in scena, il movimento, l’attenzione.
Orari: venerdì 23 dalle 18 alle 22, sabato 24 dalle 14 alle 18 e domenica 25 dalle 10 alle 14.
Lunedì 26 e martedì 27 marzo: A caccia di fantasmi, workshop per fotografi e/o attori sullo scatto di scena in tempo reale, a cura di Laura Arlotti, Claudio Angelini e Valentina Bravetti.
Orari: entrambe le date dalle 18 alle 23.
Sabato 31 marzo e domenica 1 aprile: Istigare il corpo senziente, a cura di André Semenza, Fernanda Lippi e Macarena Campbell. Quest’ultima illustrerà ai partecipanti l’approccio della compagnia anglo-brasiliana Zikzira alla preparazione del “corpo senziente”, tramite la ripetizione di schemi di movimento e del loro smontaggio.
Orari: sabato 31 dalle 14 alle 19, domenica 1 dalle 10 alle 15.
Da martedì 17 e giovedì 19 aprile: Esercizi di teatro impuro, a cura di Marco Martinelli, fondatore per il Teatro delle Albe della “non-scuola”. Il laboratorio verterà sul lavoro dell’attore, a partire dai testi e dai monologhi contenuti nel libro Teatro impuro di Martinelli.
Orari: entrambe le date dalle 17 alle 23.
Giuseppe Viscardi, esperto ed appassionato di trasporti, è il candidato sindaco dell’associazione “Gente Comune”. Giornalista, proviene dal mondo del volontariato cattolico e crede fermamente nell’associazionismo.
Gente Comune «nasce dalla volontà di un gruppo di cittadini che condividono gli stessi valori di democrazia, impegno sociale, visione del futuro, guidati dagli stessi sentimenti riguardo allo stato attuale delle cose – si legge nel manifesto dell’associazione – si prefigge l’obiettivo comune di contribuire a superare la crisi del nostro paese, che noi tutti stiamo vivendo e subendo, rilanciando una strategia politica forte, costruita sui fatti concreti, e non sulle parole. La gente comune è quella che si incontra ad ogni angolo di strada, in ogni bottega, in ogni fabbrica; è quella che quando vede un problema, che riguardi sé o gli altri, sente il bisogno di cercare di risolverlo, e si rimbocca le maniche; la gente comune conosce il significato di “buona volontà”, ed agisce sempre dando il “buon esempio”».
In quale maniera una candidatura come la vostra, di “gente comune”, insomma “persone normali”, può mettere in difficoltà i grandi apparati politici che vi troverete di fronte nella competizione elettorale? in altri termini come farete ad evidenziare la vostra differenza ?
Proprio grazie al nome che abbiamo scelto evidenziamo la nostra volontà di distinguerci. Nasciamo infatti come associazione di volontariato e di solidarietà attiva. Negli ultimi anni e con maggiore intensità negli ultimi mesi abbiamo promosso diverse iniziative concrete ad esempio per quanto riguarda la pulizia di parchi pubblici ed aree degradate. Tutte azioni che hanno a cuore i bene comuni purtroppo troppo spesso dimenticati dalle istituzioni. L’idea è portare lo spirito, la spontaneità organizzata che contraddistingue il volontariato, anche in politica.
Ritenete che in un momento storico come questo, in cui il sentimento dell’antipolitica è molto forte, un movimento come il vostro possa essere in qualche modo favorito?
Non mi piace la definizione di antipolitica. I professionisti della politica per difendersi e conservare le proprie posizioni accusano i movimenti come il nostro di fare antipolitica. O ci definiscono semplicemente protestatari perché vogliamo distruggere il sistema fino ad oggi vigente. La nostra non è antipolitica al contrario è politica dal basso e rende giustizia al significato più nobile della parola. Inoltre noi avanziamo proposte concrete e tangibili, non siamo un movimento di protesta fine a s stessa.
L’esigenza di far crescere l’economia della città favorendo la creazione di nuovi posti di lavoro è ormai improcrastinabile. Quali strumenti può mettere in campo un sindaco per agevolare investimenti ed insediamenti produttivi nella nostra città?
Le problematiche di tipo occupazionale che hanno penalizzato la città purtroppo rispondono a politiche che trascendono dal livello comunale. Detto questo rimane innegabile un dato di fatto: le forze che finora hanno governato Genova hanno difeso poco e male le nostre eccellenze produttive.
Secondo noi è necessario rilanciare il comparto portuale puntando su una forte integrazione tra porto e città. E poi occorre scommettere sul turismo promuovendo ad esempio nuovi percorsi culturali. Pensiamo all’enorme “giacimento” musicale che abbiamo a disposizione. Una lunga storia che va da Paganini fino al filone dei cantautori degli anni ’60 e ’70 e che prosegue ancora oggi. Genova artisticamente parlando è una realtà dotata di grande fermento che occorre assecondare. Senza contare che quella che si verrebbe a creare è occupazione giovanile.
Per quanto concerne le grandi opere, gronda autostradale e terzo valico, qual è la vostra posizione? Mentre per incentivare il trasporto pubblico locale su cosa occorre puntare?
Una linea di alta velocità tra Genova e la Pianura Padana è indispensabile. Per quanto concerne il trasporto su gomma occorre separare i traffici: quelli che direttamente riguardano la città rispetto ai movimenti che invece hanno un origine diversa. Ma tutti gli investimenti devono essere fatti pensando al futuro: utilizzando tecnologie il meno invasive possibile e cercando di salvaguardare l’ambiente.
In merito alla mobilità urbana secondo noi va incentivato il trasporto a trazione elettrica. Limitando il più possibile il trasporto a trazione termica. Bisogna investire sul trasporto su ferro. Quindi realizzare il completamento della metropolitana estendendola a Valbisagno e Levante. E poi sfruttare il metro ferroviario. Il quadruplicamento della linea Voltri-Brignole è fondamentale. Il Tpl dovrebbe essere visto come una libera scelta e non come un obbligo. Genova ha un orografia particolare che indubbiamente complica le cose. Ma le due funicolari esistenti hanno sempre svolto un ruolo eccezionale. Perché non immaginare di esportare questa tecnologia in altre zone della città? Infine ci sono dei provvedimenti da prendere subito. La rete Amt va ridisegnata completamente per renderla più efficiente.
Per quanto riguarda i servizi pubblici gestiti dal Comune, cosa intendete fare delle società municipalizzate?
Parto come spunto dall’igiene urbana che è un fatto tangibile per tutti i cittadini. La nostra idea è quella di avere una città che ricicla. Che non si vergogna di riutilizzare i materiali e non li butta via in maniera indistinta. Occorre innanzitutto non penalizzare i comportamenti virtuosi dei cittadini che riciclano oppure che portano i rifiuti ingombranti nei luoghi deputati a questo scopo. Oggi al contrario la tariffa sui rifiuti colpisce tutti senza fare distinzioni.
A Genova esistono tante associazioni che hanno a cuore la tutela della conservazione di aree pubbliche, zone rurali, di montagna, trascurate dall’amministrazione comunale. Il nostro obiettivo è affidarsi all’associazionismo per costituire una rete di soggetti che consenta di valorizzare in maniera adeguata gli splendidi spazi pubblici che abbiamo a disposizione.
Lunedì 5 marzo alle ore 17.30 presso la libreria Porto Antico Libri, si tiene la presentazione del libro Il labirinto del G8 (Ed. Condaghes, Cagliari), ultimo romanzo di Bruno Rombi, scrittore di origini sarde da tempo residente a Genova, tradotto in svariati paesi del mondo.
Si tratta di un giallo che procede tra delitti rituali consumati nel centro storico genovese ed un “complotto” politico nel contesto dell’incontro del G8. Il romanzo, non privo di spunti surreali e di metafore socio-politiche, con il suo tono tra realismo e surrealismo, finisce per e anche una metafora dei gravi fatti che afflissero Genova nel 2001, oltre che un atto di riscatto della città incolpevole di quanto accadde in quei giorni; non a caso nel racconto circola anche un’atmosfera magica volta asottolineare l’incredibilità di certi fatti, registrati dall’autorecon la pignoleria di un cronista in cerca di scoop. Modera l’incontro il giornalista Stefano Bruzzone.
Porto Antico Libri (area Porto Antico, Palazzo Millo)
Marco Doria, Pierluigi Vinai, Paolo Putti, Enrico Musso, Armando Siri, Giuliana Sanguineti, Simonetta Saveri, Giuseppe Viscardi, Susy De Martini, Simohamed Kaabour, Edoardo Rixi, Roberto Delogu e Orlando Portento: i candidati alle elezioni amministrative del 6 maggio 2012 si raccontano ai microfoni di Era Superba. Uno di loro sarà scelto dai cittadini per governare la città, una responsabilità importante visto il momento cruciale che vive Genova in questi anni, pericolosamente in bilico fra il rilancio e il definitivo ridimensionamento.
Marco Doria è il candidato del centrosinistra, appoggiato da Sel e uscito vincitore alle primarie dello scorso febbraio sconfiggendo le candidate del Pd Marta Vincenzi e Roberta Pinotti. “Io penso che la coalizione di centro sinistra sia una coalizione di cittadini. Mi auguro di ottenere tanti consensi e spero che anche la lista che mi appoggia, espressione della società civile, raggiunga un buon risultato.”
Paolo Putti è il candidato del Movimento 5 Stelle. “Ho condiviso per tre anni un percorso di relazione con la gente di Genova e del territorio della Valpolcevera. Tutte queste persone e altre ancora del Movimento 5 stelle mi hanno chiesto di dedicare alcuni anni per provare a rilanciare la città e così dopo averci riflettuto con la mia famiglia ho deciso di provare“.
Enrico Musso è candidato sindaco con la propria lista civica. Senatore, ex Pdl, oggi nel gruppo misto, vice segretario del Partito liberale italiano, già avversario di Marta Vincenzi alle scorse amministrative: “Occorre rilanciare il polo di eccellenze culturali, quali l’Università, i centri di ricerca, le realtà legate all’economia e alle scienze del mare, che Genova già possiede e che devono continuare a svolgere il loro ruolo. Per quanto riguarda il patrimonio storico – artistico – architettonico, la nostra città non teme confronti”.
Pierluigi Vinai è il candidato sindaco del Pdl. Anni 44, di matrice cattolica, vice presidente della Fondazione Carige e segretario generale dell’Anci Liguria: “Non sarò vittima delle logiche di partito, mi conoscono e mi hanno accettato sapendo che sono un uomo libero e che la libertà per me viene prima di tutto. Ovviamente, se dovessero esserci dei punti non condivisi con il partito, penso che prevarrebbe il buon senso mio e dei miei compagni di viaggio.”
Edoardo Rixi è il candidato sindaco della Lega Nord. Classe ’74, già consigliere comunale da maggio 2002 a maggio 2007, è capogruppo della Lega in Consiglio regionale: “A noi genovesi brucia dentro l’amore per la nostra città. E la cosa più triste è quando hai già scritto il tuo destino e continui a vivere sapendo che stai indando in una direzione che non vuoi… Tutti noi, destra, sinistra e centro dobbiamo chiederci: cosa vogliamo che diventi Genova? Una città che torna a dare lavoro ai propri figli…”
Giuseppe Viscardi è il candidato dell’associazione Gente Comune. “La nostra non è antipolitica, bensì politica che parte dal basso. Nasciamo come associazione di volontariato e vogliamo portare questo impulso sociale anche in politica. Il nostro tentativo è quello di rilanciare l’occupazione puntando sulla portualità con la promozione dell’integrazione fra porto e città e sul turismo, pensiamo soltanto alle risorse musicali e artistiche che Genova può offrire ai turisti…”
Sidimohamed Kaabour è il candidato sindaco per la lista civica “Fratelli e Fratellastri”. Socio dell’associazione Ce.sto che da tanti anni opera nel terzo settore nella zona del Centro Storico: “Noi del Ce.Sto ci occupiamo di bambini immigrati e bambini italiani, questo è un esempio di vero lavoro sociale che porta ad una reale coesione sociale e culturale. Secondo me bisognerebbe valorizzare il lavoro sul territorio di tante associazioni come la nostra. Perchè le realtà associative danno risposta a quelle esigenze a cui le istituzioni non riescono a rispondere”.
Giuliana Sanguineti è il candidato sindaco per il Partito Comunista dei Lavoratori. Medico in pensione, volontaria dell’Associazione Ambulatorio Internazionale “Città Aperta”: “Le risorse economiche per rendere efficiente il servizio di trasporto pubblico ci sono: innanzitutto facciamo pagare l’Imu alla chiesa e combattiamo l’evasione fiscale e la corruzione”
Armando Siri è il candidato del Partito Italia Nuova (PIN). Genovese di nascita, vive e lavora a Milano come giornalista: “Oggi percepiamo – nei singoli cittadini e negli operatori economici – un sentire comune per cui l’ente pubblico rappresenta un fattore di profondo disagio. Questo perché viviamo in uno stato punitivo. Le persone arrancano per mettersi in regola con delle istituzioni sempre più complicate e la loro stessa esistenza risulta ipotecata da un eccessivo sistema di regole.”
Simonetta Saveri è il candidato della lista civica Primavera Politica. “Vogliamo introdurre il quoziente famigliare modificando i parametri del modello ISEE non solo a seconda del reddito, ma soprattutto dei figli e delle persone non autosufficienti a carico. Questo può essere fatto a costo zero. Vogliamo investire i soldi ricavati dall’IMU (Imposta Municipale Unica) sulla famiglia, questo significa sviluppo e risparmio nei servizi.”
Susy De Martini è candidata sindaco per il partito La Destra. Docente di ruolo in Psicologia Medica e Psicologia del Lavoro presso l’Università di Genova: “Sono 15 anni che l’alleanza fra i due Claudio (Burlando e Scajola) sta conducendo alla morte la città , Genova è nelle mani di un clan politico trasversale che lavora sempre e solo per i suoi interessi, quello che io chiamo Pdp, il partito del potere”.
Roberto Delogu è il candidato sindaco del partito Comunisti Sinistra Popolare. Dipendente Amiu, già consigliere comunale: «Le aree industriali e produttive devono rimanere tali, bisogna difendere i dipendenti del Comune fornendo loro un’adeguata formazione professionale e tutelare i lavoratori di tutte le aziende pubbliche»
Orlando Portento è il candidato sindaco della lista civica Portento per Genova. Noto come personaggio televisvo e cabarettista: «Lo sport è una cosa su cui puntare. Pochi ci pensano, ma lo sport può creare indotto… Palestre, piscine, campi da tennis… perchè devono gioicare a tennis solo ad Albaro? Propongo campi da tennis in tutta la città!»
Interviste a cura di Matteo Quadrone Video di Daniele Orlandi
Sul palco della Claque in Agoràsabato 3 marzo saliranno i genovesi Kramers, una delle band italiane più“chiacchierate” del momento il cui primo disco ufficiale uscirà il 16 marzo per la label “The prisoner records”fondata da Michele Mezzala Bitossi edistribuita da Audioglobe.
Il giovane quintetto genovese formato da Giulia Kramer, Freddy Kramer, Greta Sgarbo Kramer, Andrea Fish Kramer e Joe Kramer, suonerà dal vivo tutte le canzoni di “Warum Warum Ist Die Banane Krumm?”, l’album di esordio, che spaziano fra tappeti di elettronica e atmosfere jazzate, fra lampi di hip hop e inserti di flauto traverso e dove il sapore pop è inseparabile da una ricercatissima componente dance.
Il tutto caratterizzato fortemente dalla splendida voce di Giulia Kramer in grado di risultare sia molto melodica che tagliente ed aggressiva.
Brano estremamente rappresentativo di tutto ciò è il primo singolo, “Hamburgervs. Kebab”, uscito proprio in questi giorni in download gratuitoall’interno di unEP che comprende anche le versioni del pezzo ad opera di Tarick1 e Magellano.
Per presentare il primo album nella loro città i Kramers, hanno voluto organizzare un vero e proprio party, che sarà ricco di sorprese e che vedrà sul palco in apertura anche Samsara means war & Panthera, due esponenti di culto della scena elettronica genovese che,armati di laptop e campionatori, daranno vita a un originale duello a suondi loop elettronici. E’ previsto inoltre un suggestivo allestimento a cura della compagnia di teatro danza “Fattoria Vittadini”, per la regia di Vlad Scolari
La Claque in Agorà- Genova, vicolo San Donato 9 angolo via dei Biscotti
Quando i cittadini decidono di rimboccarsi le maniche ed impegnarsi in prima persona i risultati si vedono. È il caso delle iniziative che ormai da un paio di anni si susseguono a Monte Moro, nel tentativo di riqualificare quello che è un vero e proprio “polmone verde” del levante genovese.
<<Ci siamo costituiti in associazione dopo l’incendio del 2009 che ha distrutto ben 150 ettari di bosco – racconta Francesco Viscardi, presidente dell’associazione Amici del Monte Moro – Con un gruppo di amici abbiamo iniziato a piantare un centinaio di alberi. Questa è stata l’occasione propizia per incontrare gli abitanti del quartiere e conoscere i problemi che affliggono la zona. La criticità maggiore è dovuta alla presenza di una mole imponente di rifiuti che hanno degradato una delle aree verdi più estese della città>>.
Oggi i volontari sono 60 e l’associazione continua a raccogliere adesioni da ogni parte di Genova perché gli amanti di questo luogo, chi lo frequenta per passeggiare, fare jogging, respirare aria pulita, intende impegnarsi attivamente per difenderlo e renderlo più vivibile.
<<Dalla primavera del 2010 ad oggi abbiamo raccolto qualcosa come 45 tonnellate di rifiuti – spiega Francesco Viscardi – almeno una quarantina di carcasse d’auto, motorini, frigoriferi, lavatrici, mobili, rifiuti di ogni genere. In pratica abbiamo riempito trenta container>>.
L’ultima azione si è svolta Sabato 25 e Domenica 26 febbraio quando un gruppo di volontari ha rimosso svariati quintali di rifiuti ingombranti abbandonati sul monte. L’operazione di bonifica ha riguardato anche una delle scarpate di Via Alberico Lanfranco. Amiu – come già aveva fatto in precedenza – ha messo a disposizione un contenitore scarrabile utilizzato per il recupero dei rifiuti e per il trasporto in discarica degli stessi.
L’azienda di igiene urbana è l’unico ente “pubblico” che finora ha supportato concretamente l’associazione. Mentre sul piano finanziario qualche piccolo aiuto è arrivato dal Municipo Levante.
Eppure Monte Moro avrebbe enormi potenzialità che rimangono inespresse. <<Parliamo di una zona ricca di percorsi naturalistici che occorre valorizzare e promuovere – continua Francesco – Ad esempio il sentiero che collega Quinto al Monte Moro oppure quello che collega Monte Moro con il Monte Fasce>>.
Ma non solo. L’area infatti ospita anche un sito di notevole interesse storico, ovvero il complesso delle fortificazioni di Monte Moro. <<Una delle batterie più complesse ed articolate realizzate a difesa di una città costiera nel periodo del secondo conflitto mondiale – scrive il prof. Carlo Alfredo Clerici sul sito www.progettomontemoro.it – Questa imponente struttura, il cui sistema di gallerie si estende in profondità all’interno della collina, era in realtà costituita da una molteplicità di opere sia sotto che fuori terra. Tutto il versante a mare della collina, dall’abitato di Quinto sino alla vetta, venne attrezzato con una capillare distribuzione di punti difensivi. La peculiare conformazione geomorfologica della città e la particolarità del suo sviluppo urbano, ha permesso la preservazione di quest’opera sino ai giorni nostri>>.
Ma la totale indifferenza delle istituzioni pubbliche ha fatto sì che gli storici manufatti siano totalmente abbandonati a se stessi. L’unico intervento di ripristino – che ha riguardato uno dei bunker militari – è stato effettuato dai volontari dell’associazione.
<<Eppure, con pochi ed oculati interventi, l’area di Monte Moro potrebbe tornare a esprimere tutta la sua potenzialità di Parco del Levante Genovese, punto panoramico, attrattiva turistica e memoria storica di un nostro passato prossimo – conclude il professore – Se collegata sapientemente al complesso del Parco dei Forti potrebbe costituire una evidenza tangibile sull’evoluzione dell’ingegneria difensiva della nostra città. Ridare un senso a questo tipo di strutture, così come alla globalità dei nostri forti non dovrebbe essere inteso, quindi, come un semplice lavoro di pulizia e di restauro, ma andrebbe contestualizzato in un ben più complesso e articolato progetto. Un piano di recupero delle aree verdi da restituire alla fruizione da parte dei cittadini, un recupero dei sentieri, una attenta valorizzazione e promozione turistica>>.
Gli Amici del Monte Moro comunque non si danno per vinti e credono sia ancora possibile invertire lo stato delle cose. E per finanziare le operazioni di pulizia e bonifica dei versanti montuosi si sono inventati delle manifestazioni collaterali. <<Solo con le nostre forze era difficile proseguire nell’opera di riqualificazione – spiega Francesco – ed allora abbiamo iniziato ad organizzare piccole sagre ed eventi di autofinanziamento che sono stati sempre molto partecipati. Ad esempio la castagnata dell’ottobre 2011 con un raduno di auto d’epoca in collaborazione con il Veteran Car Club Ligure>>.
Oggi sembra che la fase di emergenza acuta sia fortunatamente terminata <<Con questo intendo dire che attualmente l’escursionista che frequenta il Monte Moro non si trova di fronte una mole imponente di rifiuti come accadeva fino a poco tempo fa – continua Francesco – Ma c’è ancora molto da lavorare. Sono infatti ancora almeno una quarantina le tonnellate di rifiuti presenti nelle scarpate. Il problema, oltre allo scarso senso civico dimostrato da molti cittadini, è anche l’assenza di controlli adeguati e preventivi>>.
<<Questa primavera pianteremo un altro centinaio di alberi – annuncia Francesco – mentre il prossimo 18 marzo è in programma una “Giornata di restyling del Monte Moro”. Tutti i genovesi sono invitati. Divideremo i partecipanti in squadre ed ognuno si occuperà di un’attività. Da qualche mese abbiamo iniziato a dipingere il guardrail di via Lanfranco. Una struttura arrugginita e logorata dal tempo. L’obiettivo è renderlo più facilmente visibile in modo tale da diminuire la pericolosità della strada. Poi continueremo la pulizia delle scarpate>>.
L’intera area del Monte Moro è di proprietà del Demanio. Che a quanto pare non ha alcuna intenzione di provare a recuperarla. <<Noi ovviamente agiamo sotto la luce del sole, ma purtroppo siamo in casa altrui – conclude Francesco – Vorremmo avere l’opportunità di gestire un’area per restituirla alla cittadinanza, visto che il monte è patrimonio di tutti i genovesi. E magari realizzare una sorta di parco per bambini ed anziani. Dove impegnare attivamente persone con problemi fisici e mentali, aiutandoli a reinserirsi nel tessuto sociale. Penso ad esempio ai ragazzi disabili che già abbiamo coinvolto nelle nostre attività. In questi due anni infatti sono nate e proseguono proficuamente diverse collaborazioni con Anffas, la Croce Rossa di Apparizione, l’Associazione Alpini sezione di Nervi ed il Veteran Car Club Ligure. Ultimamente ci siamo legati anche all’Agesci per iniziare a ripristinare la sentieristica sul Monte Moro. È importante allargare la rete se vogliamo raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati>>.
Venerdì 2 marzo a La ClaqueAndrea Celeste presenta in concerto alcuni dei brani tratti dal nuovo album al pubblico genovese insieme ai suoi compagni di viaggio Alessandro Collina (piano), Riccardo Barbera (contrabbasso) e Andrea Marchesini (batteria).
A soli 25 anni, Andrea Celeste, cantante e compositrice, possiede un bagaglio d’esperienze e studi degni di nota e una vocalità sofisticata e inconfondibile che le permette di abbandonarsi ad atmosfere jazz-soul senza tralasciare quell’immediatezza che contraddistingue la musicalità pop.
Con i suoi primi due album, “My Reflection” e “Enter Eyes”, che vantano la collaborazione di musicisti del calibro di Dado Moroni, Andrea Pozza, Pietro Leveratto, si guadagna i consensi della critica internazionale che la paragona a Diana Krall, Anita Baker e Eva Cassidy.
In scaletta anche alcuni standard/cover e brani tratti dall’album d’esordio della cantautrice “My Reflection”, come “The Power Of Our Love”, “You Say Goodbye” e l’omonimo “My Reflection”.
Siamo negli anni 80, un gruppo di coltivatori e floricoltori di Sant’Ilario (48 coltivatori diretti e 40 coltivatori part time), assistiti dal Consorzio Agricolo Zona 1 di Genova, chiedono il miglioramento della viabilità con una lettera alle istituzioni in cui propongono di rendere agibili con mezzi agricoli gli itinerari segnati, migliorando l’accesso ai terreni situati in scomode posizioni, a malapena accessibili pedonalmente e con faticosi trasporti a spalle di materiali e concimi. “Gli itinerari stessi aiuterebbero gli agricoltori a salvaguardare il patrimonio di muri a secco e fasce olivicole…”, scrissero.
L’anno successivo arriva il primo progetto firmato da ingegneri associati, una strada che ripercorre il tracciato delle mulattiere esistenti, come Via della Fossa dei Carboni, Via dei Tasso, Via superiore dei Penchi, Via Ravano, Via Poggetto di Sopra, Via della Serra di Musanega, Via Poggetto, Via Pianello, Via dei Gerolami, Via Lastrego. L’Istituto Marsano diede parere favorevole in merito alla cessione di piccole aree ai confini delle proprietà dell’Istituto per consentire l’attuazione del progetto.
Non se ne fece nulla e nel 1993 viene presentato un secondo progetto, di poco diverso dal primo. All’Istituto giunge nuovamente una richiesta per la cessione di alcune aree e l’Istituto rinnova la sua disponibilità. Ma anche in questo caso il progetto non viene preso in considerazione dall’Amministrazione pubblica.
Dopo anni di buio (un pallido progetto venne discusso nel 1995 durante l’amministrazione Sansa per la realizzazione di impianti meccanici di risalita, poi immediatamente abbandonato) nel 2008 l’Amministrazione Vincenzi torna alla carica sulla strada di Sant’Ilario e lo fa proponendo un progetto diverso dai precedenti, un progetto che, questa volta, trova l’opposizione decisa dell’Istituto Marsano.
Allo stato attuale via alla Scuola di Agricoltura termina al cospetto dell’ingresso dell’Istituto Marsano, un cancello che inibisce l’accesso alle auto, esclusi alcuni abitanti della zona, ovvero quelle persone che hanno in affitto dalla scuola stessa un posto auto nel terreno di proprietà dell’Istituto all’interno di un campo sportivo.
Il progetto, che tanto sta facendo discutere e che ha diviso gli abitanti dell’area collinare di Sant’Ilario fra oppositori e sostenitori, prevede la costruzione di una strada che attraverserebbe il piazzale antistante la scuola e, nel punto in cui l’attuale tracciato scende sino al campo sportivo, proseguirebbe in direzione est sino al civico 12 di via del Pianello e poco oltre a ridosso del confine con il Comune di Bogliasco. Per una lunghezza totale di 445 metri e un costo che si aggirerebbe intorno al milione e mezzo. Si tratterebbe di una strada vicinale ad accesso controllato dalla scuola, nulla di diverso in questo senso rispetto ad ora.
Quello che l’Istituto Agrario contesta, invece, è la scelta di sacrificare un’area del podere Castigliolo danneggiando una realtà rurale di rilievo. Nel giugno 2008 l’Istituto aveva promosso un appello sottoscritto da diverse famiglie: «contro il progetto per la costruzione di una nuova strada che taglierà in due il piazzale della scuola e che prevede l’abbattimento delle serre didattiche nonché la realizzazione di muri e terrapieni che distruggeranno l’attuale assetto architettonico della scuola stessa».
Il Consiglio d’Istituto aveva anche proposto un progetto alternativo rinnovando la disponibilità a cedere quelle piccole superfici di terreno di cui si era discusso negli anni 80 e 90, un tracciato che ha come obiettivo quello di ampliare i percorsi già esistenti seguendo le curve di livello, una strada che da San Rocco giunge sino al confine con il Comune di Bogliasco (quindi in grado finalmente di servire tutto l’abitato collinare di Sant’Ilario), 1700 metri di lunghezza con i costi che però lieviterebbero sino a otto milioni e mezzo di euro.
Il Comune ha bocciato la proposta della scuola contestandone i costi troppo elevati, la scuola non ha intenzione di fare marcia indietro e i cittadini si dividono un po’ da una parte e un po’ dall’altra. Il risultato è che i mezzi di soccorso non sono in grado di raggiungere le case dell’abitato di Sant’Ilario, le sue antichissime creuze sono troppo strette e i disagi permangono.
In questa aggrovigliata vicenda è importante anche il ruolo giocato dalla Soprintendenza. Il Comune ci fa sapere che il progetto ha ottenuto parere positivo a condizione che vengano inseriti impianti di risalita a cremagliera rendendo così l’opera fruibile da più persone. Eh si perché, questo va detto, il tracciato così come è nel progetto del Comune potrebbe migliorare le condizioni di vita di pochi, non certo migliorerebbe la situazione della maggioranza delle abitazioni che rimarrebbero ben distanti dalla strada.
Quante volte abbiamo sentito raccontare – o ci è capitato in prima persona – di ragazzi, magari neolaureati con 110 e lode, che per entrare nel mondo del lavoro si trovano costretti a fare uno stage di 10 ore al giorno non pagato e senza contratto, dove magari svolgono attività che non vanno oltre il fare fotocopie e senza quella minima “formazione” che questa forma di lavoro prevederebbe?
Per affrontare questa piaga del mercato del lavoro, a cui la legge non ha ancora posto il giusto rimedio, il sito Manifesto dello Stagista ha lanciato la prima mappa wiki degli stage in Italia, tramite la piattaforma Wikidot (manifestodellostagista.wikidot.com). Si tratta di un progetto che nasce dalla costola delle iniziative che da anni questo sito propone: una testata online in cui ci si occupa di tematiche legate al lavoro, forum in cui segnalare le storie di stage, segnalazioni tramite Facebook e Twitter.
Cosa significa mappa wiki? Il progetto prevede che chiunque abbia fatto uno stage in azienda ne segnali nome e posizione geografica, aggiungendo dettagli su (1) contratto (2) retribuzione (3) attività svolte. In questo modo, chiunque riceva una proposta di stage dall’azienda Pinco Pallino di Genova, potrà consultare la mappa per scoprire se qualcuno ha già segnalato l’azienda in questione e di conseguenza sapere come ha trattato i suoi stagisti in passato.
Venerdì 2 marzo alle ore 22 il Milk Club in via delle Grazie 25 ospita il concerto della Legalità, organizzato da Libera.
Nella serata si esibiscono i Just Add Melody, band genovese che ha collezionato già una cinquantina di esibizioni live, piazzandosi ai primi posti in diverse competizioni musicali tra cui l’Upload di Bolzano, contest per band emergenti con la direzione artistica di Cristiano Godano dei Marlene Kuntz. Le canzoni parlano di loro, della loro vita, sono le esperienze vissute nel quotidiano a ispirare melodie, testi e riff di chitarra da cui poi nascono i pezzi.
In più, spazio anche agli Ananas Party, band alternative indie e i No Blige, che propongono un genere caratterizzato dall’unione di jazz, blues, indie, pop e rock.
Si dice che i primi ad approdare sulla spiaggia di Boccadasse furono dei navigatori spagnoli. Le imbarcazioni improvvisamente si imbatterono in una forte mareggiata e fu proprio la piccola insenatura a salvarli da una morte certa. Per questo decisero di insediarvisi, dando vita ed anima a quello che tutt’oggi è uno dei borghi più belli della nostra città.
Leggenda a parte, le origini di questo antico borgo di pescatori sono ancora incerte. Il nome, con tutta probabilità, fa riferimento al torrente Asse che percorreva l’attuale via Boccadasse per poi sfociare nella baia nei pressi di via Aurora, da li’ probabilmente il termine “Bocca dell’ Asse”. Un’altra teoria afferma che il nome sia semplicemente “l’italianizzazione” del termine genovese “boca d’aze” ovvero bocca d’asino, proprio a causa della particolarissima forma dell’insenatura.
Oggi Boccadasse e’ un quartiere di 5 km quadrati di superficie e conta 5.000 abitanti, ma il caratteristico colpo d’occhio offerto dalla particolarissima conformazione del borgo è pressoché invariato da almeno trecento anni.
Dopo la costruzione dell’arteria stradale di corso Italia nei primissimi anni del ‘900, Boccadasse diventa il punto di ritrovo di moltissime famiglie genovesi dopo la classica passeggiata della domenica pomeriggio.
Nel borgo fiorirono le prime botteghe, come l’antica latteria igienica du sciu Amedeo, divenuta gelateria negli anni sessanta, una delle prime in Italia a produrre gelato artigianale per tutto l’anno. A pochi passi di distanza sorgeva la storica bottega del Lallo, il maestro d’Ascia, abile artigiano costruttore di barche in legno per pescatori. La bottega ha definitivamente chiuso la propria attivita’ nel dicembre dell’anno scorso, portando via con sé un patrimonio immenso di antichissimi attrezzi e segreti del mestiere.
Sin dalle antiche origini Boccadasse era un borgo di pescatori. Si narra che sul finire del XIX secolo quasi tutti i giorni, soprattutto nei mesi estivi, la spiaggia diventava vero e proprio mercato a cielo aperto frequentato da tutti gli abitanti della “Genova bene”, gli unici in grado di raggiungere agevolmente la spiaggia visto che corso Italia ancora non esisteva. Oggi si possono ancora ammirare, soprattutto alle prime ore del giorno, pescatori che rammendano reti… consapevoli continuatori di una tradizione plurisecolare.
Si dice che la famosa “gatta” cantata da Gino Paoli fosse uno dei tanti gatti che ancora oggi siedono sulle barche dei pesactori in attesa di un piccolo spuntino. Il cantautore, infatti, abitò a Boccadasse per molti anni.
Un’ultima curiosità che forse molti di voi non sanno: Boccadasse da il nome ad un quartiere di Buenos Aires in passato prevalentemente occupato da emigrati genovesi. Il quartiere in questione è la Boca, patria natia della famosa squadra di calcio Boca Juniors, soprannominata proprio per questo motivo dagli argentini “zeniexes”, in onore delle antiche origini genovesi.
Sono le promesse non mantenute quelle che più fanno infuriare il comitato di via della Torrazza, sulle alture di Prà. Abituato da anni a lottare con successo per le esigenze più elementari come un’adeguata rete idrica e fognaria, l’allaccio al gas, un sistema di raccolta delle acque piovane, la messa in sicurezza della strada e un trasporto pubblico degno di questo nome, certamente oggi non si spaventa a richiedere a gran voce il completamento dell’illuminazione pubblica, promesso da almeno 10 anni e ancora vanamente atteso.
Infatti la realizzazione della rete di illuminazione pubblica lungo tutta via della Torrazza, fa parte di una serie di interventi, previsti ufficialmente in almeno 4 protocolli d’intesa siglati dal Comune a partire dal lontano 2001, ritenuti indispensabili per il recupero del territorio collinare, per dare una risposta alle esigenze di vivibilità e sviluppo economico delle attività agricole alle spalle di Prà, in particolare la coltura in serra del basilico e per la ristrutturazione del complesso di Villa Sciallero, oggi proprietà di Arte che dalla riqualificazione dell’ex collegio San Giovanni ha ottenuto una ventina di appartamenti. Inoltre nel 2006 tali interventi sono stati inseriti nel piano di sviluppo rurale 2007-2013 con sostegno economico della Comunità Europea e l’anno successivo trovavano spazio nel piano triennale dei lavori pubblici 2008-2010 siglato dal Comune di Genova.
<<Questo territorio è fortunatamente considerato a vocazione agricola, è il polmone verde della delegazione di Prà e ciò ha permesso di evitare un’edificazione selvaggia – racconta Giuliana Verrando, anima e corpo del comitato – L’amministrazione ha dichiarato di voler salvaguardare questo presidio ma alle parole devono seguire i fatti. Chi abita in zona si occupa della manutenzione e della cura del bosco, evitando i problemi che una natura lasciata a se stessa comporta, come l’erosione del terreno e i disastri conseguenti, frane e smottamenti che in Liguria sono un pericolo costante. Magli abitanti non devono essere lasciati soli dall’amministrazione comunale. O costretti ad abbandonare forzatamente questi luoghi. Sono ancora molti i problemi da risolvere a partire dalla messa in sicurezza di una stradacon diverse curve pericolose non protette, scarsa illuminazione e unastrettezza eccessiva che impedisce il passaggio dei mezzi di soccorso in caso di emergenza>>.
Ma come mai il Comune nonostante le numerose sollecitazioni è particolarmente restio a completare l’illuminazione? Secondo gli abitanti perché via della Torrazza è ufficialmente una strada vicinale ma considerata ad uso pubblico. Se finalmente fosse dotata dell’illuminazione pubblica passerebbe da vicinale a strada comunale e di conseguenza l’amministrazione sarebbe costretta a garantire la necessaria manutenzione e la messa in sicurezza. Parliamo infatti di una via che non raggiunge i 2 metri di larghezza, dove Amt non fa transitare un bus di linea e dopo anni di lotte il comitato ha ottenuto un servizio integrativo ma ancora insufficiente viste le numerose persone che ne usufruiscono.
<<Nel 2010 abbiamo trovato un valido interlocutore, l’ex Assessore Elisabetta Corda che è riuscita a far installare il primo lotto di illuminazione nella parte alta, vicino alle abitazioni– spiega Giuliana Verrando – Resta da avviare il secondo lotto che comprende tutta la via, un servizio utile per circa un centinaio di famiglie che abitano lungo la dorsale>>.
Dopo le dimissioni della Corda i cittadini non hanno perso le speranze perché ad aprile 2011 il nuovo Assessore allo sviluppo delle manutenzioni, Pasquale Ottonello ha promesso, alla presenza del comitato, che avrebbe completato i lavori avviati dal suo predecessore.
Ma da allora – sono passati ormai 10 mesi – nulla è cambiato e gli interventi per il completamento dell’illuminazione pubblica, previsti entro fine 2011, rimangono incompiuti.
<<I protocolli parlano di 1 palo punto luce ogni 30 metri lungo tutti i 5 km di strada, del consolidamento dei muretti di sostegno e del miglioramento della viabilità – racconta la portavoce del comitato – Ma fino ad oggi ben poco è stato fatto. Inoltre i 4 lampioni led installati nel settembre scorso continuano a non funzionare e nonostante le nostre sollecitazioni non vengono sostituiti>>.
Ma sulle alture di Prà i problemi non riguardano solo via della Torrazza. Diverse criticità interessano infatti anche via Villini A. Negrone. Qui i disagi maggiori sono dovuti all’assenza di un sistema efficiente di raccolta delle acque.
<<Nel quartiere i palazzi scaricano l’acqua piovana direttamente sulla strada che tra l’altro è priva di marciapiedi – denuncia il Comitato di via Villini A. Negrone – Col passare degli anni l’acqua ha danneggiato gravemente il cavalcavia sovrastante l’autostrada A10 e la Società Autostrade non può intervenire se non vengono eseguiti interventi di regolamentazione delle acque, totalmente a carico di Comune e Municipio>>.
<<Parliamo di una strada stretta a doppio senso di marcia con molte curve a gomito ed assai trafficata – continua il Comitato – Sarebbe necessario trasformarla in un senso unico di marcia. I progetti sono esistenti da anni ma nulla è stato fatto. Da tempo, inoltre, è sparita la segnaletica di portata peso sul cavalcavia>>.
Via Villini A. Negrone termina in una zona di campagnamolto abitata dove l’unica via comunale sta franando nel tratto che va dal civ. 19 al civ. 39. <<Se non si interviene tempestivamente i residenti rischiano di rimanere isolati>>, sottolinea il Comitato.
<<Nonostante alcune mozioni approvate in Consiglio Comunale e Municipale (il 12 gennaio il consigliere comunale Pdl, Lilli Lauro ha presentato un ordine del giorno relativo a via Villini A. Negrone approvato dalla maggioranza, ndr) via della Torrazza e via Villini A. Negrone non sono nei pensieri prioritari degli amministratori locali – conclude il comitato – Per la terza volta è saltato il sopralluogo in Via della Torrazza e Via Villini A. Negrone con l’Assessore alla Manutenzione, Pasquale Ottonello e la Municipalità VII Ponente. E’ da novembre 2011 che si chiede la presenza dell’Assessore sul nostro territorio. Ma anche questa volta l’appuntamento di mercoledì 15 febbraio è saltato con la solita scusa di impegno improvviso da parte dell’Assessore>>.
Venerdì 2 marzo è in programma un altro appuntamento al Senhor do Bonfim con la rassegna prog, genere che ha visto come grandi protagonisti i Genesis, gli Yes, i Jethro Tull, i Pink Floyd e tanti altri gruppi degli anni ’70.
Ogni primo venerdì del mese da febbraio a maggio il locale di Nervi ospita alcune delle migliori realtà del panorama prog genovese. Il 2 marzo i protagonisti sono “Il tempio delle Clessidre”, band che intende esprimere idee e musica con il tipico sound del rock progressivo degli anni ‘70.
Elisa Montaldo, tastierista e compositrice appassionata di rock progressive e Stefano “Lupo” Galifi, il cantante in “Zarathustra” (il capolavoro progressivo della celebre band italiana Museo Rosenbach) si sono incontrati a Genova nel 2006 ed hanno dato vita al progetto, che prende il nome dall’evocativo “Il Tempio delle Clessidre”, brano conclusivo della suite “Zarathustra”, rivisto poi nel significato e nel concetto. La band esegue l’intero disco “Zarathustra” dal vivo, cosicché la voce di Stefano può tornare al pubblico con la forza originale e la sua tipica sfumatura blues.
Il Tempio delle Clessidre si pone l’obiettivo di trasportare l’ascoltatore nel suo mondo poliedrico e di dare spunti di riflessione sulla condizione umana. Dal vivo il gruppo cerca di riprodurre il sound e l’atmosfera dei concerti degli anni ’70 curando il look e le sonorità dell’epoca nelle numerose esibizioni realizzate, tra cui la recente con i Soft Machine Legacy all’Auditorium Maestrale del Porto Antico di Genova; inoltre il gruppo ha partecipato ad importanti festival a Veruno e Roma con grandi nomi del prog rock italiano (Goblin, Locanda delle Fate, Arti&Mestieri) ed ha suonato a Seul (Corea del Sud) l’8 ottobre 2011.
Senhor do Bonfim
Passeggiata Anita Garibaldi (dalla stazione fs), Genova Nervi
Sono aperte le iscrizioni per l’edizione 2012 del Premio Bindi, concorso dedicato a Umberto Bindi indetto ogni anno dal Comune di Santa Margherita Ligure in collaborazione con l’Associazione Culturale Le Muse Novae di Chiavari (GE).
Il premio è riservato a cantautori (singoli o in gruppo) che possono inviare entro il 31 maggio 2012 il loro materiale – biografia, scheda tecnica, foto, cd con due brani in lingua italiana – all’indirizzo PREMIO BINDI c/o Associazione Culturale Le Muse Novae – Via Vinelli 34/2 -16043 Chiavari (GE).
Non è prevista alcuna quota di iscrizione.
Saranno ammessi alla finale 10 artisti e il concorso si svolgerà il 6 e 7 luglio 2012. Le spese di viaggio e di soggiorno sono a carico dei partecipanti.
Questi i premi in palio:
– 1° Classificato: targa, borsa di studio di 1.500 €, esibizione di 20 minuti in acustico l’8 luglio nel corso degli “Incontri intorno alla canzone d’autore”, concerto nell’autunno 2012 a Roma, al live club “L’Asino che vola”.
– Targa di riconoscimento come “miglior testo”.
– Targa di riconoscimento come “miglior musica”.
– Targa di riconoscimento come “miglior interpretazione”.
Per ulteriori informazioni contattare gli indirizzi info@premiobindi.com o turismo@comunesml.it.