Mese: Novembre 2012

  • Gruppi genovesi e musica live a Genova: Andrea Facco

    Gruppi genovesi e musica live a Genova: Andrea Facco

    Andrea Facco è un giovane cantautore genovese nato e cresciuto a Genova. Formatosi presso alcuni dei più noti chitarristi genovesi, ha cominciato a comporre le prime canzoni a tredici anni, sia nella musica sia nei testi, e nel frattempo ha imparato a suonare – da autodidatta – diversi strumenti etnici tra cui uno che ama moltissimo e che oggi è presente in tutti i suoi brani: il bouzouki: «L’ho visto suonare in televisione una volta da Mauro Pagani, che poi ho avuto anche l’onore di conoscere di persona – dice – allora avrò avuto nove o dieci anni e ho detto “io devo suonare quello strumento” appena ne ho sentito il suono».

    Si esibisce in pubblico dall’età di quindici anni, partecipando a concorsi musicali (tra cui Sanremo Web ’09), trasmissioni televisive, spettacoli teatrali, serate nei locali (tra cui le serate genovesi dello Zelig Lab on The Road), e collaborazioni con importanti nomi del panorama artistico nazionale.
    Con un timbro di voce limpido e profondo che ricorda moltissimo Faber, Andrea racconta: «Quando hanno cominciato in troppi a farmi notare la somiglianza ho cercato di trovare una mia identità, musicalmente parlando, anche perché le corde vocali sono quelle, non è che posso cambiarle!». Inoltre ha dovuto sostenere il confronto, non semplice, con la tradizione cantautorale genovese, di cui riconosce l’influenza, così come si ispira anche alle sonorità del folk, soprattutto irlandese.

    Oltre a creare brani, Andrea crea anche strumenti musicali: è infatti laureato liutaio alla Civica Scuola di Liuteria di Milano, e specializzato nella costruzione di strumenti a corda a pizzico antichi ed etnici. Così racconta la sua passione: «Ho tentato di costruire il mio primo bouzouki a tredici anni, non sapendo niente di liuteria… suonava, ma era orribile! Quando ho saputo che a Milano esisteva una scuola apposta, ho fatto tutte le superiori aspettando di potermi iscrivere là per diventare mastro liutaio».

    Andrea FaccoAndrea Facco: voce, bouzouki
    Giulio Gaietto: basso
    Enrico Bovone: percussioni, cajon
    Giulia Capurro: cori

     

     

     

  • Corso gratis di fotografia: “Guardami, come ideare un progetto”

    Corso gratis di fotografia: “Guardami, come ideare un progetto”

    Segnaliamo un nuovo corso gratuito di fotografia a cura dell’associazione Mass – Maddalena Art & Street Spaces, che come sempre si terrà negli spazi di piazza Cernaia.

    Il titolo è “Guardami. Come ideare un progetto fotografico” e sarà tenuto da Giulia Ticozzi, fotografa e photoeditor de Il Post. Non tutte le storie sono uguali. Che storia raccontare? Quali i possibili modi per guardare attraverso una macchina fotografica? Quali le sequenze e i ritmi del racconto?

    Il workshop si terrà per quattro giovedì consecutivi (15-22-29 novembre, 6 dicembre) con orario 18-20 e sarà a partecipazione gratuita. Quattro ricette per raccontare storie con la fotografia.

  • Teatro Genova: “Edipo tiranno”, prima nazionale alla Corte

    Teatro Genova: “Edipo tiranno”, prima nazionale alla Corte

    Teatroi della CorteVa in scena fino a domenica 2 dicembre lo spettacolo “Edipo tiranno“, ispirato all’omonima tragedia di Sofocle e che ha debuttato al Teatro della Corte lo scorso venerdì 9 novembre.

    Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Stabile di Genova ed è Marco Sciaccaluga nella versione italiana di Edoardo Sanguineti, con l’interpretazione degli attori Eros Pagni (il Coro) e Nicola Pannelli (Edipo.)

    In Edipo tiranno Sofocle racconta la tragedia dell’uomo che spinge la sua ansia di conoscenza fin dentro l’oscurità del fato e dell’assurdità del vivere, mettendo in discussione ogni regola, ogni legge, ogni potere. Scritto probabilmente nel 430 a.C., Edipo tiranno ha la struttura di un’inchiesta poliziesca che comincia quando tutto è già avvenuto in maniera indipendente dalla volontà del protagonista: l’uccisione del padre Laio per una banale disputa; l’assunzione del potere a Tebe che egli ha liberato dall’incubo mortale della Sfinge; il matrimonio con la madre Giocasta che da lui ha avuto quattro figli-fratelli; l’illusione di poter essere padrone del proprio destino. Infine, Edipo scoprirà con sgomento che il colpevole è lui stesso, ma anche che la sua vera colpa è stata innanzitutto quella di aver voluto sapere.

  • Liguria, costi burocrazia: quinto posto in Italia per spesa pro capite

    Liguria, costi burocrazia: quinto posto in Italia per spesa pro capite

    Con una spesa di 150 euro pro capite, relativa al personale per “funzioni generali di amministrazione di gestione e di controllo nei comuni”, la Liguria si piazza al 5° posto in Italia per l’incidenza delle spese per abitante, dietro le province autonome di Trento e Bolzano, la Sicilia e la Basilicata . È quanto emerge dall’analisi elaborata dall’Ufficio studi di Confartigianato su dati Sose-ministero dell’Economia che ha misurato l’incidenza degli sprechi del mal funzionamento degli enti locali e ha calcolato il possibile recupero di risorse finanziarie.
    «A livello nazionale si calcola che la spesa in eccesso per il personale delle burocrazie comunali ammonti a oltre 1,4 miliardi di euro – spiega Luca Costi, segretario di Confartigianato Liguria – In Liguria la spesa per il mantenimento della macchina burocratica è di 243 milioni di euro all’anno e si è calcolato un risparmio eventuale di 83 milioni, cioè 51 euro per abitante». Dal calcolo elaborato prendendo come riferimento l’ipotetico adeguamento della Liguria alla media delle quattro regioni più virtuose (Emilia Romagna, Lombardia, Lazio e Puglia) emerge un possibile risparmio sulla spesa per la burocrazia dei Comuni liguri del 34,1%. «Dallo snellimento dell’apparato burocratico – commenta Costi – sarebbe possibile recuperare risorse per esempio da dedicare alla riduzione della tassazione sulle imprese e all’offerta di welfare locale che oggi, con i tagli della spending review, è decisamente sotto adeguato rispetto alle richieste della popolazione».

    Per quanto riguarda l’indice di qualità di welfare locale – che comprende per esempio i servizi sociosanitari e quelli per l’infanziala Liguria si colloca all’11° posto in Italia e, insieme al Piemonte, presenta caratteristiche simili alle regioni del Centro-Sud, lontanissima dalle più virtuose Emilia, Valle d’Aosta e Lombardia, ai primi posti della classifica nazionale.
    «L’offerta di servizi di welfare locale – sottolinea Costi – è legata a doppio filo anche all’imprenditoria, specialmente quella femminile. Più servizi sono offerti a supporto delle famiglie e più le donne hanno possibilità di inserirsi attivamente nel tessuto imprenditoriale ed economico. Oggi più che nel passato, visto il restringimento dei nuclei familiari e la presenza in essi di anziani da seguire, è diventato pressoché indispensabile un supporto alle donne e alle famiglie in generale, come è dimostrato anche dalla forte presenza di colf e badanti, circa 872 mila quelle regolari in Italia e 30mila solo in Liguria, la regione più anziana d’Europa».
    In questo periodo segnato dai tagli «Riteniamo sia necessario recuperare risorse colpendo le sacche degli sprechi e delle inefficienze – conclude Costi – con il duplice beneficio di una macchina burocratica più snella e servizi che meglio rispondano alle esigenze delle famiglie e delle imprese».

  • Tenerife, Spagna: l’isola delle Canarie al largo del Marocco

    Tenerife, Spagna: l’isola delle Canarie al largo del Marocco

    Si può viaggiare in Europa ma in realtà essere nello stesso tempo lungo le coste africane? Si può essere ai piedi di un vulcano innevato e allo stesso tempo disteso su una spiaggia tropicale? Basta recarsi a Tenerife, una delle principali isole delle Canarie, situata al largo delle coste del Marocco e del Sahara Occidentale.

    Arrivai sull’isola una mattina limpida di agosto, un caldo secco ad accogliermi e una vista sull’oceano in cui si potevano scorgere altre isole, disposte come pianeti su un ipotetico universo. La prima cosa da fare una volta scesi dall’aereo (senza dimenticare il ritiro dei bagagli), è noleggiare un’auto, l’isola si può girare tranquillamente anche in un solo giorno e la brevità degli spostamenti e il prezzo del carburante consentono comodità e risparmio. L’isola è percorsa lungo tutto il suo perimetro da una veloce superstrada che collega le principali città e paesi.

    Il mio albergo si trovava a sud e precisamente a Playa de las Americas, la parte più turistica e moderna di Tenerife, sorta grazie alla costruzione di grandi strutture alberghiere negli anni 80. La zona infatti era abitata solo da turisti di ogni parte del mondo, soprattutto britannici, questo spiega la presenza di numerosi pub inglesi, scozzesi e irlandesi lungo le vie del paese. A onor del vero non ho trovato questa parte meridionale dell’isola molto caratteristica, ma mi sono consolato con le splendide spiagge bagnate dall’oceano, lunghe e sabbiose con il sole caldo fin dalle prime ore del mattino. Sono le più belle ed attrezzate dell’isola, composte da pietre vulcaniche ma anche da finissima sabbia probabilmente importata dal vicino deserto del Sahara.
    Proseguendo lungo la superstrada si arriva poi a Santa Cruz, una città non particolarmente bella e molto industriale dove però si distende una delle spiagge più affascinanti dell’isola, la Playa de Las Teresitas, una distesa di sabbia del deserto con palme e piccoli bar dove mangiare pesce con pochi euro. L’affitto del lettino con l’ombrellone non supera i 10 euro per due persone, una giornata al mare diventa davvero economica rispetto ai costi che ben conosciamo nel Mediterraneo.Spostandosi in direzione Santa Cruz de Tenerife, la capitale, ci si trova di fronte a una costa arida e secca sempre accarezzata da una piacevole brezza. Durante il tragitto si incontra alla spiaggia del Medano, patria dei surfisti ma soprattutto del kitesurf.

    A mio parere la parte nord è sicuramente la più bella dell’isola ed è anche la più caratteristica essendo abitata da gente locale. Grazie a un clima più piovoso si presenta verde e rigoglioso e molto più accogliente rispetto al sud. Puerto de la Cruz è la principale città della zona settentrionale, si affaccia sull’oceano sovrastata dal vulcano che osserva minaccioso ogni cosa che accade. La città è un groviglio di vicoletti che sfocia verso il mare dove centinaia di persone fanno la fila per tuffarsi dagli enormi scogli o per prendere il sole sulle nere spiagge vulcaniche. Lungo la passeggiata di Puerto de la Cruz sorgono i laghi Martianez, un complesso di piscine costruite a strapiombo sul mare dove ci si può abbronzare su un lettino per la modica cifra di 4 euro, fare il bagno nelle enormi vasche tutte rigorosamente riempite di acqua dell’oceano che grazie a un sistema idrico d’eccezione entra attraverso appositi canali.

    Le piscine sono un complesso creato dall’architetto Cesar Manrique, originario delle Canarie, circondate da un enorme muraglione sul mare, è possibile osservare da vicino le enormi onde oceaniche infrangersi senza il pericolo di essere bagnati, tutto questo grazie alla conformazione del muro creato per reggere anche le mareggiate più potenti. All’interno si possono trovare diverse piscine, dalle più piccole per i bambini a quelle per adulti con giochi d’acqua e percorsi subacquei. L’acqua è molto fredda poiché arriva direttamente dal mare ma dopo i primi bagni risulta molto tonificante!

    Sempre a Puerto de la Cruz si trova Loro Parque, uno delle oasi naturali più belle d’Europa, al suo interno, si possono trovare animali di ogni specie, dalla Tigre bianca alle scimmie più rare, tartarughe giganti, rettili e uccelli di ogni tipo e provenienza, mentre durante la visita ci si può fermare in orari prestabiliti ad assistere agli spettacoli delle orche, dei delfini e dei leoni marini. L’attrazione principale del parco sono però i pappagalli, presenti in oltre 3000 specie , in particolare dentro una vasta area coperta da una rete che permette di vederli in libertà e ammirarli a pochi centimetri di distanza e in piena sicurezza grazie alla presenza degli ornitologi del parco.

    Ritornando verso Playa de la Americas in direzione sud, ecco la costa ovest, scenari naturali spettacolari, tra cui la località di Los Gigantes, una piccola località dove si trovano le enormi scogliere laviche tra le più grandi al mondo, arrivano infatti fino a 800 metri di altezza sul livello del mare. Si possono osservare sia dal mare che dalle località vicino e per i temerari si può arrivare in cima per provare i brividi delle vertigini.

    Un discorso a parte merita la meraviglia del Teide, il monte più alto di Spagna e di tutto l’Atlantico,  inoltre è  il terzo vulcano attivo più grande del mondo. Con i suoi 3717 mt. domina l’isola e,  nonostante non si verifichino eruzioni da un centinaio di anni, il calore delle rocce riscontrato a 3400 mt. dimostra che l’attività del vulcano è ancora in corso.

    Le strade interne dell’isola convergono tutte verso il Parco naturale del Teide, patrimonio dell’UNESCO uno dei parchi più belli e visitati del mondo. Il paesaggio è arido con sembianze tipicamente desertiche, ai bordi della carreggiata si possono incontrare cactus e sabbia che si alza a formare piccoli vortici. Salendo di altitudine tutto cambia e il verde inizia a essere più presente, la vegetazione passa dalle piante grasse ai pini, la temperatura si abbassa tanto da pensare a tratti di trovarsi in qualche vallata delle Dolomiti… ma salendo mi sono trovato di fronte uno degli spettacoli più belli della mia vita.

    Le montagne di pietre laviche che si trovano ai bordi della strada si alternano in maniera poco omogenea, si passa infatti da montagne che superano i due metri di altezza a dislivelli di tre o quattro metri. L’ambientazione ideale per qualche film horror o girone dantesco!

    Diego Arbore

     

  • Flessibilità del mercato del lavoro: il confronto fra Europa e Italia

    Flessibilità del mercato del lavoro: il confronto fra Europa e Italia

    Offerta di lavoroVi ricordate quando, alcuni mesi fa, il presidente del consiglio Monti ha pronunciato la frase “Che monotonia un posto fisso per tutta la vita!”? A seguito di questa affermazione vi sono state aspre polemiche e purtroppo non si è colta l’occasione di approfondire un tema cruciale per il futuro di questo paese: la flessibilità del mercato del lavoro. Non c’è da stupirsi se molti, soprattutto tra i più giovani, si mettano sulla difensiva quando si parla di questo argomento. E ne hanno ben donde: quella che in Italia è stata spacciata per flessibilità altro non è che precarietà e la riforma del lavoro del ministro Fornero, che prometteva di mettere fine alle storture di questo sistema, si è rivelata essere il classico compromesso all’italiana. Ma è davvero possibile riformare il mercato del lavoro rendendolo più flessibile senza renderci tutti precari? È possibile colmare il gap che ci separa dai paesi più avanzati d’Europa?

    Innanzitutto vediamo che differenze ci sono tra noi e il resto d’Europa. L’ordinamento italiano, soprattutto prima della riforma Fornero, è basato sulla cosiddetta property rule, cioè si tende a salvaguardare l’inamovibilità del lavoratore dal proprio posto di lavoro. Negli altri paesi europei, soprattutto in quelli più avanzati come quelli scandinavi, l’ordinamento prevalente è quello basato sulla cosiddetta liability rule: si tende a proteggere la sicurezza economica e professionale di chi deve cercare una nuova occupazione, ma non la sua inamovibilità. In poche parole in Italia è molto difficile licenziare ma, una volta perso il lavoro, si è poco tutelati, mentre in altri paesi è più facile licenziare ma, una volta senza occupazione, si può contare su una vasta serie di tutele da parte dello Stato. Questo modello che coniuga flessibilità e tutele per il lavoratore è chiamato flexicurity ed il paese che meglio ha interpretato questo modello è la Danimarca.

    In Danimarca, a chi perde il lavoro, lo Stato eroga un sussidio di disoccupazione che può arrivare fino al 90% dell’ultimo salario ma fino a un tetto massimo di circa duemila euro. La durata di questo sussidio fino ad oggi è stata di quattro anni, ma dal 2013 sarà di non più di 24 mesi. Le politiche attive del lavoro, cioè quelle che nel nostro paese dovrebbero essere svolte dai centri per l’impiego, giocano in Danimarca un ruolo fondamentale. I “centri per l’impiego” danesi svolgono veramente il ruolo di facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Questo obiettivo viene perseguito aiutando chi cerca di entrare (o rientrare) nel mondo del lavoro tramite politiche di orientamento e corsi di formazione continua che hanno lo scopo di rendere la propria figura più appetibile sul mercato del lavoro. Un cittadino danese, nel corso della propria vita lavorativa, può cambiare azienda o settore anche sette o otto volte e la cosa più importante è che non esistono lavoratori di serie A e di serie B. Tutti sono garantiti allo stesso modo. In Danimarca il posto fisso è veramente monotono ma solo perché si è sicuri che perso un lavoro se ne troverà un altro in breve tempo.

    Un sistema del genere può funzionare solo sulla base di un’ enorme fiducia reciproca tra le parti sociali, cosa che sicuramente manca nel nostro paese. Dare la possibilità di licenziare più facilmente, se non gestita correttamente, potrebbe portare a situazioni ricattatorie ancora peggiori di quelle vissute oggigiorno dai lavoratori precari. Questa fiducia si costruisce con il tempo, infatti il modello danese affonda le sue radici nel cosiddetto “accordo di Settembre” siglato dalle parti sociali addirittura nel 1899.

    Recuperare più cento anni di ritardo non è certo un’impresa facile ma c’è chi, nonostante questo, sta cercando di portare avanti queste idee: sia il “contratto unico” proposto dagli economisti Boeri e Garibaldi sia il disegno di legge presentato dal senatore Ichino sono valide proposte che però sono state ignorate dall’attuale governo.

    Il “contratto unico” prevede che tutti i contratti di nuova stipulazione siano a tempo indeterminato caratterizzati da una fase di inserimento e una di stabilità. Durante la fase di inserimento che dura fino a tre anni il licenziamento può avvenire solo dietro compensazione monetaria e alla fine di essa le tutele relative al licenziamento sono quelle dell’articolo 18 (pre-riforma Fornero). Il disegno di legge del senatore Ichino, ispirato alla flexicurity danese, prevede anch’esso che tutti i nuovi contratti siano a tempo indeterminato ma con la possibilità di licenziare il lavoratore per motivazioni economiche risarcendolo con un indennizzo. Il trattamento di disoccupazione ammonterebbe a al 90% dell’ultima retribuzione (con il tetto di 3000 euro al mese); l’80% il secondo anno e il 70% il terzo. Parte di quest’indennizzo sarebbe pagato dall’azienda che sarebbe perciò incentivata ad attivare delle politiche efficaci di ricollocamento per consentire al lavoratore di trovare una nuova occupazione il più presto possibile.

    Troppo poco è stato fatto da questo governo riguardo a questi temi e questo non fa altro che alimentare il pregiudizio di chi non vuole neanche sentire la parola “flessibilità”. Fino a che esisterà l’apartheid nel mondo del lavoro tra precari e lavoratori a tempo indeterminato sarebbe meglio fare più attenzione prima di definire “monotono” qualcosa che per molti è purtroppo solo un miraggio.

     

    Giorgio Avanzino
    [foto di Diego Arbore]

  • Murta e Zucche: “Andar per zucche lungo strade, crêuze e sentieri”

    Murta e Zucche: “Andar per zucche lungo strade, crêuze e sentieri”

    Murta zuccheTorna anche quest’anno a Murta il tradizionale appuntamento con la manifestazione dedicata alla zucca, che in questa ventiseiesima edizione ha come tem centrale:  “Andar per zucche lungo strade, crêuze e sentieri”.

    Nei weekend del 10/11 e 17/18 novembre il paesino della Valpolcevera ospita numerosi eventi: dalla mostra dedicata alle varie qualità del vegetale autunnale, alle premiazioni di zucche dalle diverse forme, bellezza e peso; tra i premi in programma, quello alla “Zucca d’Oro dei Ventisei Anni“, (zucca che ha un peso che più si avvicina a 26 Kg), quello alla zucca più grossa, più lunga, più strana e più bella che vengono scelte dai visitatori.

    La Pesatura della Zucca d’Oro è prevista per domenica 18 novembre alle ore 10.30: il vincitore riceverà un premio di 500 euro.

    In programma anche le attività didattiche a cura dell’Osservatorio Astronomico di Genova, gli immancabili stand gastronomici, dove assaggiare piatti a base di zucca e degustare il vino novello vendemmia 2012, le esposizioni floreali e quelle dei lavori degli allievi della scuola elementare di Murta.

    Inaugurazione mostra: sabato 10 novembre ore 10.30.

    Apertura: sabato 10 novembre ore 10.30/18.30,  11, 17 e 18 novembre ore 9/18.30

    L’ingresso è libero e tutto il ricavato della manifestazione è devoluto in beneficenza.

  • Green economy e sviluppo sostenibile: la vera risposta alla crisi

    Green economy e sviluppo sostenibile: la vera risposta alla crisi

    Più di 1.500 partecipanti, circa 40 relatori, due ministri. Gli Stati Generali della Green Economyla due giorni dedicata all’economia verde – si sono conclusi ieri a Rimini Fiera e hanno indicato una “road map verso la sostenibilità” scandita dalle 70 proposte emerse dal lungo processo di partecipativo che ha visto coinvolti più di 1.000 esperti che hanno lavorato su 8 temi strategici.

    Promossi dal Ministero dell’Ambiente e da 39 organizzazioni di imprese green con il supporto tecnico della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, gli Stati Generali della Green Economy hanno confermato che in Italia la nuova economia verde costituisce il settore più innovativo che crea occupazione, contrasta la recessione ed è proiettato sui mercati internazionali.

    «Il successo degli Stati Generali della Green Economy – ha detto Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – per l’ampio coinvolgimento di diversi settori, organizzazioni e imprese, per l’efficacia della piattaforma unitaria di 70 proposte, per il consenso ampio raccolto negli interventi di esponenti politici, sindacali, imprenditoriali, apre in Italia una nuova fase. Mille rivoli si sono incontrati e hanno dato vita ad un fiume, il fiume della green economy che comincia a scorrere anche in Italia. Questo fiume non scomparirà, ma si farà vedere e sentire come forza reale per affrontare la crisi italiana e aprire nuove possibilità di sviluppo».

    Una delle 70 proposte, la tesi 46 che prevede di “promuovere un’azione specifica per il sostegno allo sviluppo delle rinnovabili termiche“, è diventata già oggi operativa con il nuovo decreto sugli incentivi alle rinnovabili termiche destinati alle famiglie e alla pubblica amministrazione come annunciato, nel corso della sessione finale degli Stati Generali della Green Economy, dal Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera.

    «Il decreto ministeriale sul conto termico che porterà grandi benefici alle famiglie e alle aziende italiane, è un ottimo risultato – commenta il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza – è significativo che l’annuncio dell’approvazione sia stato dato nel corso degli Stati Generali della Green Economy, che rappresentano un passo avanti verso la maturazione del Paese. Il decreto sulle rinnovabili termiche, nei prossimi anni, consentirà alle famiglie di risparmiare sulle bollette per il riscaldamento, generalmente le più esose, mentre le imprese potranno competere in modo più efficace. Senza dimenticare che questo provvedimento rappresenta anche una grandissima occasione per realizzare, finalmente, la riqualificazione del patrimonio edilizio scolastico. Grazie agli incentivi, infatti, sarà possibile intervenire sulle strutture e gli impianti spesso vetusti delle scuole italiane».

    Secondo il Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, i 70 punti indicati dal Programma di sviluppo di una green economy «Possono costituire una road map verso lo sviluppo sostenibile e la green economy in Italia può essere una chiave per uscire dalla crisi».

    L’economia verde in Italia sta mostrando già segnali positivi, nonostante permangano alcune debolezze. Secondo il Rapporto “Green Economy per uscire dalle due crisi” tra i risultati più green troviamo: i 193 corsi universitari in economia verde, i lavoratori nelle eco-industrie in crescita, il settore delle rinnovabili che impiega già oltre 108 mila lavoratori, le più di 4.500 aziende di agricoltura biologica il più alto numero in Europa – i costi di smaltimento dei rifiuti molto bassi nelle Regioni che hanno scelto la raccolta differenziata spinta.

    Gli 8 settori individuati come strategici per lo sviluppo di un’economia verde sono: strumenti economici; ecoinnovazione, ecoefficienza, riciclo e rinnovabilità dei materiali; efficienza e risparmio energetico; fonti energetiche rinnovabili; tutela e valorizzazione dei servizi degli ecosistemi; filiere agricole di qualità ecologica; mobilità sostenibile.

  • Critical wine 2012: degustazioni e musica al Buridda

    Critical wine 2012: degustazioni e musica al Buridda

    Da venerdì 9 a domenica 11 novembre 2012 torna al Laboratorio Sociale Buridda una nuova edizione di Critical Wine, evento dedicato al consumo etico e sostenibile con la presenza di numerosi produttori di vino, che avranno la possibilità di incontrare potenziali clienti e consumatori e illustrare loro le attività.

    Questo il programma.

    Venerdì 9 novembre (ore 18 – 22)
    -Ore 21.00: Racconti di Terre Resistenti: testimonianze dalla Valpolicella e dagli aquilani di Eva, Eco Villaggio Autocostruito.
    -Ore 22.00: concerto dei To Hide Away
    -Ore 23.00 concerto dei Free Shots

    Sabato 10 novembre (ore 15- 23)
    -Ore 21.00 Racconti di Terre Resistenti: testimonianze dei comitati No Terzo Valico della Valpolcevera e No TAV della Val Susa.
    -Ore 22.30: concerto dei Three Fingers Guitar (Varazze) cantatautorato folk con attitudine punk
    -Ore 23.15: concerto dei Merce Vivo (Torino) poesia e suggestioni synt
    -Ore 24.00: Nicola Nastos & Luca Falomi Quartet -funky jazz di alta qualità

    Domenica 11 novembre (11-19)
    -Degustazioni

  • Talenti quotidiani: concorso letterario per racconti inediti

    Talenti quotidiani: concorso letterario per racconti inediti

    barattoSono aperte fino al 30 gennaio 2013 le iscrizioni per partecipare al concorso per racconti inediti Talenti Quotidiani. Tema del bando è valorizzare la figura della donna, ‘eroina‘ nascosta nel suo quotidiano.

    Il concorso è aperto a testi inediti in lingua italiana (lunghezza massima 100 parole) e in qualsiasi forma (racconto, aforisma, poesia, filastrocca, ecc) scritti da uomini e donne.

    La partecipazione è gratuita.

    Ogni testo deve essere inviato in due copie, unitamente alla scheda di iscrizione, all’indirizzo:
    Premio di Narrativa “Talenti Quotidiani”
    c/o ARCI Provinciale di Siena,
    Piazza Maestri del lavoro 27–53100 Siena

    Una giuria selezionerà alcuni racconti che saranno pubblicati sul sito Internet dell’ARCI Provinciale di Siena e a stampa in una pubblicazione distribuita gratuitamente a cura dell’Arci Provinciale di Siena.

    La giuria si riserva di premiare in modo particolare eventuali racconti ritenuti particolarmente meritevoli. Non verranno distribuiti premi in denaro.

  • Arpal: allerta2 a Genova, perturbazione cugina dell’uragano Sandy

    Arpal: allerta2 a Genova, perturbazione cugina dell’uragano Sandy

    Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa diramato da Arpal:

    «Piogge intense e persistenti per tutta la durata dell’evento interesseranno il ponente fin dalle prime ore di sabato 10 settembre. La probabilità che si verifichino temporali organizzati e persistenti è maggiore nella fascia oraria racchiusa fra la tarda mattinata e la serata di sabato.
    Lo scenario meteorologico è quello tipico delle alluvioni liguri, con grandi quantità di aria umida ricca di pioggia incanalate verso il mar ligure e rese stazionarie dal gioco dei venti, della pressione atmosferica e dalla presenza dei monti.

    La perturbazione si estenderà al levante a partire dal primo pomeriggio, e sebbene nella prima mattinata di domenica le precipitazioni dovrebbero attenuarsi, gli effetti al suolo prodotti dal rigonfiamento dei corsi d’acqua potranno manifestarsi ancora per alcune ore.

    A seguito di questo scenario la Protezione Civile regionale ha emanato lo stato di Allerta2 su tutta la regione dalle ore 09.00 di sabato 10 novembre alle ore 12.00 di domenica 11 novembre. A questo proposito è bene ricordare a tutti come l’Allerta tenga conto sia degli effetti meteorologici, relativi alla quantità e all’intensità dell’acqua, sia degli effetti idrologici, ossia la risposta dei bacini e dei corsi d’acqua. La perturbazione dello scorso weekend, pur avendo fatto piovere sul bacino del Magra meno acqua della tragica alluvione 2011 (40mm/6h contro 103mm/6h)  ha visto innalzamenti dei torrenti paragonabili o, in alcune situazioni, addirittura peggiori (a Carasco per l’Entella, a Bagnone per il Magra, e a Nasceto,in alto Vara, dove si è registrato uno dei massimi innalzamenti del livello delle acque), a causa delle condizioni di partenza del terreno già saturo.

    Per tutta la durata dell’evento verranno pubblicati sul sito www.arpal.gov.it aggiornamenti previsionali ed idrologici.»

  • Carceri liguri: aumentano atti di autolesionismo e suicidi

    Carceri liguri: aumentano atti di autolesionismo e suicidi

    Le carceri liguri scoppiano a causa del sovraffollamento e la situazione è sempre più insostenibile per i detenuti ma anche per gli agenti costretti a lavorare in un contesto così degradato e rischioso. L’ennesimo grido d’allarme arriva dal Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria che, questa volta, mette in evidenza l’aumento degli atti di autolesionismo all’interno dei penitenziari della nostra regione.

    «Solo nei primi 6 mesi dell’anno sono stati 21 i tentativi di suicidio e ben 218 gli atti di autolesionismo – spiega Roberto Martinelli, segretario generale del Sappe Liguria – L’ultimo episodio è avvenuto a Chiavari dove un detenuto che voleva impiccarsi è stato salvato in extremis grazie all’intervento di un agente. Mentre nel carcere di Pontedecimo un detenuto originario del Marocco e arrestato per spaccio di droga, è rimasto ustionato nel rogo della sua cella, data alle fiamme per protesta contro le condizioni invivibili del carcere».

    Anche il direttore del carcere di Marassi, Salvatore Mazzeo, lancia l’allarme suicidi «Nei primi mesi del 2012 ci sono stati 50 casi di autolesionismo di cui 39 commessi da imputati. Sette di loro, detenuti in attesa di giudizio, hanno tentato il suicidio e uno si è tolto la vita».

    Il sindacato sottolinea, da sempre, le gravi carenze d’organico negli istituti di pena liguri. «La popolazione detenuta è il doppio rispetto alla capienza regolamentare – commenta Roberto Martinelli, segretario generale del Sappe Liguria –  Le istituzioni e il mondo della politica non possono più restare inermi e devono agire concretamente».

    Nel penitenziario di Chiavari sono reclusi 100 detenuti a fronte dei 78 posti a disposizione. E mancano 25 poliziotti rispetto alla pianta organica. 

    A Pontedecimo sono detenuti 97 uomini e 92 donne, 189 persone rispetto alla capienza regolamentare di 96 posti letto. La forza prevista del reparto di Polizia penitenziaria è di 161 unità mentre quella effettiva è di circa 100 unità. Dal 1 gennaio al 30 giugno scorso, a Pontedecimo si sono verificati 10 atti di autolesionismo (ingestione di corpi estranei, chiodi, pile, lamette, pile; tagli sul corpo provati da lamette), un tentato suicidio sventato dagli agenti e sette colluttazioni.

     

    BAMBINI DIETRO LE SBARRE

    La situazione diventa ancor più delicata quando a varcare la soglia del carcere – insieme alle madri detenute – sono i bambini di età inferiore ai tre anni. Secondo i dati del Sappe oggi nel carcere di Pontedecimo è presente una detenuta con un figlio di due anni e mezzo ma nel luglio scorso erano addirittura due.

    Mercoledì 7 novembre, il consigliere regionale dell’Italia dei Valori e presidente dell’VIII commissione Pari opportunità, Maruska Piredda ha presentato un’interrogazione urgente al presidente e all’assessore competente in merito all’individuazione, nel Comune di Genova, di uno stabile che possa essere adibito a Istituto di custodia attenuata per madri detenute con figli (Icam).

    La legge n.62/2011, infatti, prevede l’istituzione delle case famiglia protette proprio per madri e padri con figli di età inferiore ai 10 anni. Una legge che ha avuto un seguito nell’intesa stipulata nella Conferenza Stato-città e Autonomie locali, con cui si prevede l’obbligo per gli enti locali di individuare edifici con caratteristiche atte a ospitare gli Istituti di custodia attenuata. Regioni come la Lombardia hanno già un Icam, altre, come Veneto e Toscana, se ne stanno dotando. In Liguria, invece, finora non si muove una foglia.

    «Ho avuto modo di constatare, durante un sopralluogo di qualche mese fa, quale sia la situazione in cui sono costrette a vivere queste mamme con i propri figli piccoli, per i quali solo l’impegno e la cura prestati dagli agenti di custodia rendono meno amara l’esperienza carceraria – spiega Piredda –  Nell’interrogazione chiedo quali percorsi la Regione ha intrapreso per individuare, di concerto con gli enti locali, una sede per l’Icam nel territorio ligure, auspicando un concreto impegno affinché al più presto anche la Liguria attui le disposizioni previste dalla legge, indispensabili per garantire adeguati rapporti familiari tra i genitori detenuti e i figli e, contestualmente, un equilibrato sviluppo del minore».

     

    Matteo Quadrone

     

     

     

     

     

  • La sinistra in Italia: un pensiero politico “diversamente di destra”

    La sinistra in Italia: un pensiero politico “diversamente di destra”

    L’altro giorno, girovagando su youtube, mi è capitato di pescare un dibattito in cui venivano discussi temi economici di più stretta attualità. I due invitati si scambiavano giudizi di questo tenore:

    «Oggi il PIL non restituisce una buona misura di cosa succede alla nostra società e alla nostra economia».

     «Di cosa abbiamo bisogno quindi? Di un mondo in cui ogni paese non punti a commerciare in surplus [puntare tutto sulle esportazioni, n.d.r.]; cosa che i tedeschi ritengono sia possibile, mentre il resto di noi ha questo problema di non riuscire a farselo andare bene [ironico, n.d.r.]».

     «Ci sono un mucchio di ragioni per non avere un ritorno generale al protezionismo […]; ma la giusta idea a cui rapportarsi è quella di una società decente con una forte rete di protezione».

     «La teoria standard è che con il libero mercato i paesi nel loro insieme vadano a stare meglio, perché i paesi vincitori compensano i paesi perdenti. Peccato che [in realtà] non lo facciano mai».

     «Gli avvocati della globalizzazione, mentre parlano delle meraviglie della globalizzazione, allo stesso tempo dicono che per competere devi rimuovere ogni rete di protezione sociale: e in questo senso fanno male doppiamente alle classi medie e basse».

     «La Germania sta facendo relativamente bene in questa crisi; non – io penso – così bene come credono loro, ma hanno fatto relativamente bene. [Anche se] quando l’euro andrà in pezzi, allora scopriranno di avere qualche problema. Ma quello che è stato davvero incredibile è guardare i conservatori del nostro paese assumere la Germania come un’icona: “Loro hanno l’austerità!”. Cosa che in realtà non hanno affatto. Perché allora la Germania è stata in grado di esportare così bene? Pagano salari molto alti […]; hanno uno stato sociale molto esteso […]; hanno un’educazione tecnica molto buona, con una collaborazione molto stretta tra il sistema educativo e l’industria; uno stato forte […]; e la forza lavoro ha la sua rappresentanza nei consigli d’amministrazione».

     «C’è questo fatalismo: “è l’economia globale”, “non c’è niente che si possa fare”, “è una cosa estrema”, “non si può avere quel tipo di società relativamente equa e quella giustizia sociale che forse erano possibili tempo addietro, quando il resto del mondo era in rovina”. Sento queste cose tutto il tempo. Ma date un’occhiata a certi paesi: quelli scandinavi sono riusciti a mantenere un alto livello di distribuzione [sociale] dei benefici derivanti da un’alta crescita economia e da un’alta produttività. Quindi, non è inevitabile essere dove siamo adesso. […] Sono scelte. Sono scelte che riguardano il modo in cui gestiamo i mercati. Perché la ridistribuzione dei guadagni del mercato non è qualcosa di garantito da Dio: c’è una logica da usare per influenzarla. E ha anche a che fare con quello che si fa dopo: se si garantisce una copertura sanitaria universale, se si garantisce un supporto decente, se si assicura un sistema educativo con solide basi a tutti, e non solo alle persone a cui capita di vivere nel quartiere giusto».

     «L’idea che si deve tenere una tassazione bassa sui guadagni alti, per via delle straordinarie ricadute, semplicemente non è giusta: non è supportata dalla teoria né dai fatti. Un’alta tassazione sui grandi guadagni sarebbe invece perfettamente ragionevole».

     «[L’America] aveva un deficit negli anni prima della crisi. E gente come me pensava non fosse una buona idea. Perché? Perché George Bush voleva tagliare le tasse a chi aveva entrate alte e portare avanti un paio di guerre che non avevano fondamento. E questo non aveva niente a che vedere con gli stimoli all’economia che possono venire dallo Stato».

     «Date un’occhiata a chi è nei guai in termini di debito. Viene fuori che sono SOLO i paesi che non hanno più una loro propria moneta».

     «E’ semplicemente una correlazione grossolana quella per cui i paesi con alto debito finiscano per avere una bassa crescita. Se cominciate a osservare la cosa, scoprite che è esattamente l’opposto: sono i paesi che hanno scarsa crescita a finire per avere un debito alto».

     «[…] Abbattere, tagliare le spesa, mentre le entrate fiscali diminuiscono: abbiamo già fatto questo esperimento. Il Fondo Monetario Internazionale ha forzato questa sperimentazione su un bel numero di altri paesi, e la Banca Centrale Europea lo sta facendo sulla Grecia. E abbiamo scoperto due cose a riguardo: 1. i paesi sono andati in depressione, 2. il deficit non va giù come ogni volta si spera. E tutte le volte si dice: “Ops, questa si che è una sorpresa!”. Io invece sono sorpreso che ci sia chi si sorprende!».

     «Una delle dottrine standard dei liberisti è: salari più flessibili, niente sindacati e l’economia andrà meglio. Eppure i paesi che hanno sindacati forti e migliori protezioni per il lavoro hanno fatto meglio in termini di risposta alla crisi».

     

    Volete sapere chi raccontava queste serie di evidenti panzane? Chi metteva in discussione la vulgata del nostro tecnicissimo e competentissimo governo? Quale gruppo di ingenui grillini? Oppure quali pericolosi no global dei centri sociali?

    Il primo fan di Casaleggio è Paul Krugman, professore a Princeton, editorialista del New York Times e premio nobel per l’economia nel 2008; l’altro inguaribile stalinista è Joseph Stiglitz, professore alla Columbia, ex-vice presidente e capo economista della Banca Mondiale, e premio nobel per l’economia nel 2001. La conferenza (in inglese) la trovate qui.

    Ora, vorrei che le implicazioni fossero assolutamente chiare. Queste cose in Italia, semplicemente, non vengono dette. O se vengono dette, c’è sempre qualche persona davvero intelligente che alza il sopracciglio o accenna a un sorrisetto di scherno. Eppure negli Stati Uniti (che non sono la Corea del Nord) certe cose le possono dire tranquillamente i più grandi economisti, senza per questo rovinarsi la carriera. Vogliamo ammettere quindi, una volta per tutte, che la nostra informazione è completamente appiattita sul pensiero unico del governo non perché sia l’unica opzione possibile, ma perché evidentemente bisogna convincere la gente che sia così?

    Ma le parole di Krugman e Stiglitz dimostrano anche un’altra cosa: che la sinistra italiana ha divorziato dal suo storico ruolo riformista non perché – come ci hanno sempre raccontato – il pensiero di sinistra non fosse più realisticamente sostenibile, ma per la precisa scelta di privilegiare il rapporto con il potere industriale e finanziario a scapito della difesa di lavoratori, sindacati e pubblici servizi. Vogliamo perciò smettere, una volta per tutte, di definire queste forze politiche “di sinistra” visto che nella pratica sono “diversamente di destra”?

    Andrea Giannini
    [foto di Diego Arbore]

  • Manena Hostel: a Genova inaugura l’ostello della Maddalena

    Manena Hostel: a Genova inaugura l’ostello della Maddalena

    Sabato 17 novembre 2012 nuovo evento per animare il quartiere Maddalena: il Civ organizza infatti un pomeriggio chiamato “Civ…ivo, civ…engo, civ…iaggio“, che prevede tanti appuntamenti di giochi per bambini, musica e gastronomia.

    Evento clou della giornata sarà l’inaugurazione di Manena Hostel, aperto poche settimane fa da un gruppo di amici in vico alla Chiesa della Maddalena, a due passi da via Garibaldi. Venticinque posti letto in camerate arredate con colori pastello, dove la colazione è rigorosamente a km zero e il wifi è gratuito per i clienti.

    L’evento è realizzato in collaborazione con numerose realtà del quartiere: Parrocchia S. Maria Maddalena, Le Gramole Olioteca, Guitarland, La Pulsatilla, Mielaus, Associazione A.Ma., Andrea B. Melampo, Taggiôu, La Bottega del Gusto, Mimì e Cocò, Taxi Driver, Bio Soziglia, Il Formicaio, Gastronomia De Micheli, Bruchi Design, Gastronomia Eritrea, La Maison d’Amelie, Torrefazione Boasi, La Verità del Vino, GloGlo Bistrot, Associazione Giocattolo, Tore Pescheria, Macelleria Riccardo Fioravanti, Rachele Restauro, Dateci un Martello, Ambienti d’arte, L’arca di Juliette, Manena Hostel, Le Tele della Casana, Laboratorio Maura Savini.

    Si comincia alle 14 in piazza del Ferro, con un laboratorio per bambini e un momento musicale realizzato grazie agli insegnanti e ai musicisti di Guitarland. Un altro momento dedicato ai più piccoli è la caccia al tesoro che partirà in prossimità di Mielaus ed è organizzata dall’associazione A.Ma. Inoltre degustazioni a cura dei commercianti di Piazza dei Macelli di Soziglia (dalle 15) e aperitivo con musica dal vivo in piazza Lavagna (dalle 19).

    [N.B. L’evento si sarebbe dovuto svolgere sabato 10 novembre, ma è stato rimandato causa allerta meteo]

  • Cantiere Campana, Teatro della Tosse: sala gremita per l’inaugurazione

    Cantiere Campana, Teatro della Tosse: sala gremita per l’inaugurazione

    Cantiere Campana, Gregorio Giannotta
    L'artista Gregorio Giannotta "firma" la sala Dino Campana del Teatro della Tosse in occasione dell'inaugurazione del Cantiere Campana

    Ha inaugurato ieri sera il Cantiere Campana del Teatro della Tosse con lo spettacolo Il Conte di Lautreamont di Jacopo Sabar Giacchino e Leonardo Denoda. In occasione del “taglio del nastro”, il direttore artistico Emanuele  Conte e il responsabile del Cantiere Yuri D’Agostino hanno presentato il progetto ad un pubblico numeroso che ha riempito la sala Dino Campana, una sala vestita a festa per questa nuova esperienza teatrale grazie alle illustrazioni dell’artista genovese Gregorio Giannotta.

    «Il Cantiere è un esperimento, il primo in questo senso a Genova e non solo a Genova… – ha dichiarato il direttore artistico Emanuele Conte –  in un periodo come questo in cui i teatri preferiscono le scelte sicure e quindi i nomi che portano in sala spettatori e guadagni, il nostro obiettivo è quello di portare avanti la nuova drammaturgia e le compagnie emergenti. Abbiamo scelto spettacoli non convenzionali e molto diversi l’uno dall’altro… Vorremmo riuscire a creare sul territorio una comunità di spettatori».

    Prima dello spettacolo il foyer del Teatro offre musica live con il trio del jazzista e compositore Lorenzo Capello, sono gli stessi musicisti poi ad accompagnare gli spettatori in sala. A rompere il ghiaccio è stata dunque la compagnia “Hypnoteratra” che ha portato in scena la storia di Isidore Ducasse, il vero nome del conte di Lautreamont, poeta maledetto nato a Montevideo nel 1846 e morto a Parigi a soli 24 anni. I versi del poeta prendono vita sul palcoscenico, grazie ad una scelta accurata del suono, al linguaggio del corpo e a una scenografia suggestiva.
    Un testo e una drammaturgia sicuramente non semplice, a cui il pubblico genovese non è abituato. Lo si capisce quando fra un quadro e l’altro cala il buio in sala, il pubblico è spiazzato e non sa bene se in questi casi “si deve applaudire oppure no”… E forse è proprio per queste ragioni che il Cantiere Campana si pone come vera e concreta opportunità per la città di Genova. Sapremo coglierla?

    Lo spettacolo sarà in scena sino a domenica. Poi il 13 novembre sarà il turno di “Blu” di Laura Forti e con Linda Caridi, per la regia di Giampiero Judica.