Anno: 2012

  • Ticket sanitario: continua la mobilitazione di cittadini e associazioni

    Ticket sanitario: continua la mobilitazione di cittadini e associazioni

    Singoli cittadini ed associazioni (Arci Liguria, Adircons, Arci Genova, Associazione Ambulatorio Città Aperta, Associazione San Marcellino, Comunità San Benedetto al Porto, Legacoopsociali, Oltre il Giardino) impegnati a denunciare il mancato inserimento, tra i soggetti esenti dal pagamento del ticket sanitario, di una larga fetta di popolazione – in particolare tutte le persone disoccupate che in precedenza svolgevano un lavoro precario, prestazioni occasionali, contratti a progetto, collaborazioni di vario genere, ma anche i lavoratori autonomihanno deciso di scrivere una lettera al presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, all’assessore regionale alla Salute, Claudio Montaldo e all’assessore comunale alle Politiche sociali, Roberta Papi.

    L’obiettivo è ottenere un incontro urgente per discutere di queste tematiche, considerando che la Regione Liguria, entro il prossimo 15 marzo, dovrà adempiere alla verifica della sussistenza del diritto all’esenzione per reddito dei propri cittadini.

    <<Dallo scorso novembre la Regione Liguria ha correttamente inserito tra le altre figure aventi diritto all’esenzione alla compartecipazione, sulla base dell’attuale normativa, quella del “disoccupato”, individuato come “soggetto che abbia cessato un’attività di lavoro dipendente e sia iscritto negli elenchi dei Centri per l’Impiego”. Ma al di là della definizione corretta di tale figura – che non prevede che la condizione di disoccupato sia limitata alla cessazione dal solo lavoro dipendente, ma si riferisce a “persone in cerca di occupazione con precedenti lavorativi” (cfr. ALL. D del Decreto 30 maggio 2001 del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale) e quindi anche a soggetti che abbiano precedentemente svolto altre tipologie di lavoro, anche “non dipendenti” – la scelta della Regione Liguria (a differenza di altre, quali Regione Lazio) esclude dal godimento dell’esenzione tutta quella fascia di cittadini senza precedenti lavorativi, i cosiddetti “inoccupati”, oltre a minori affidati ai servizi per svariate ragioni di disagio sociale e a tutti i cittadini sotto occupati, ma con redditi inferiori a quanto previsto dalla normativa>>, si legge nella lettera.

    <<Una soluzione per ovviare alla scelta che la Regione Liguria ha effettuato, e che si sostanzia in una vera e propria discriminazione nei confronti della fascia di popolazione socialmente più debole, può essere quella che la Regione utilizzi il termine “stato di disoccupazione”, previsto dall’art. 1, comma 2, lettera f) del DL n. 181/2000: f) “stato di disoccupazione”, la condizione del disoccupato o dell’inoccupato che sia immediatamente disponibile allo svolgimento di un’attività lavorativa; che comprende cittadini sia disoccupati che inoccupati>>, suggeriscono gli autori della missiva che si augurano, nel più breve tempo possibile, di essere ascoltati dai rappresentanti regionali.

     

    Matteo Quadrone

  • Le man avec le lunettes in concerto a La Claque

    Le man avec le lunettes in concerto a La Claque

    Le man avec le lunettesGiovedì 23 febbraio a La Claque ospita alle 2230 uno dei migliori gruppi della scena indie rock italiana:  Le man avec le lunettes.

    Fedeli alla linea fredda del nord europa ma caldi nei mezzi ed educati nei modi, dopo essere stati headliner di una passata e fortunata edizione del nostro Rural Indie Camp interrompono le registrazioni del loro nuovo disco per  presentare i pezzi nuovi.

    Progetto italiano, nato nell`inverno del 2004, attualmente è composto da sei elementi che suonano un pop che è un poco da cameretta, un poco da party di rivista patinata ma soprattutto da cassettina per un viaggio nel nord europa. E chissà che musica li ha accompagnati durante i circa 100 concerti attraverso Italia, Francia, Svizzera, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia.

    Nel 2008, dopo una lunga serie di EP, splits, raccolte e compilations su diversi formati, i Le Man Avec Les Lunettes arrivano al loro primo album, interamente suonato, registrato e arrangiato dalla band stessa.

    Ingresso 7 euro

     

  • Gradinata Informagiovani: incontro su come creare un’impresa

    Gradinata Informagiovani: incontro su come creare un’impresa

    Genova Gradinata InformagiovaniGiovedì 23 febbraio alle 17 presso il Centro Informagiovani del Comune di Genova a Palazzo Ducale si terrà un incontro nell’ambito della rassegna Gradinata Informagiovani – Spazio Informazione e partecipazione.

    Tema di questo appuntamento è Un’impresa possibile: alcuni operatori del CLP – Centro Ligure per la Produttività – illustreranno le modalità per avviare una propria attività autonoma o creare una propria impresa. Il Circuito Crea Impresa della Provincia di Genova fornisce supporto prima e durante l’avvio delle nuove imprese, e nell’ambito di questo incontro ne illustra le caratteristiche a chi vuole mettersi in gioco con una propria attività lavorativa.

    L’incontro è a ingresso libero e gratuito.

    Marta Traverso

     

  • Il Castello della Pietra e le antiche fortezze della “via del sale”

    Il Castello della Pietra e le antiche fortezze della “via del sale”

    Il Castello della Pietra
    Il Castello della Pietra

    “E’ la Liguria una terra leggiadra.. ombra e sole s’alternano per quelle fondi valli che si celano al mare..”, così recita una poesia di Vincenzo Cardarelli in cui la dirupata orografia della nostra regione, selvaggia ed aspra ma ricca di bellezze naturali, dà conto di paesaggi unici, talora famosi come quelli delle 5 Terre, talora più nascosti che meritano di essere riscoperti insieme alla loro storia.

    Quest’oggi vi proponiamo una gita fuori porta alla scoperta dei magnifici castelli lungo la via del sale fra i fiumi Vobbia e Scrivia, in provincia di Genova.

    Si imbocca l’autostrada che, in un susseguirsi di curve, giunge ad Isola del Cantone, seguendo un percorso sulle tracce di quell’antica via del sale che dai Giovi giungeva nelle terre dette “Lingua Malaspina”. Da qui, si poteva raggiungere la Pianura Padana, dopo un congruo pedaggio, a fronte di una garanzia di sicurezza, attraverso le valli della Trebbia e quelle della Staffora, percorso obbligato da una legge del 1284 (“per ipsam stratam vallis Stafole et vallis Trebie”).

    Queste terre appartenute, dal Medioevo, ai marchesi di Gavi furono teatri di scontri con la vicina Repubblica di Genova, contesa risolta, nel 1218, con l’assegnazione dei territori a sinistra del torrente Scrivia ai liguri, mentre quelle a destra restarono a Tortona. Riunite sotto l’ unico feudo dei Malaspina nel 1235, furono cedute agli Spinola nel 1256. Tracce di queste passate vicende le troviamo, appena usciti dal casello, nel Castello del Cantone e Castello del Piano.

    A strapiombo su uno dei rari tratti rettilinei della via, il Castello del Cantone si dice risalga al XIII secolo e se ne ha notizia certa per una Bolla Papale di Innocenzo III, datata 13 aprile 1213. Originariamente a pianta quadrata con torri agli angoli delle mura, fu ceduto alle famiglie Denegri e Zuccarino, nel 1819, e trasformato in abitazione privata. Ripetuti rifacimenti hanno snaturato l’antica l’architettura di cui rimane il ricordo, solo, nel torrione che aggetta sul fiume.

    Di difficile datazione è, invece, il secondo maniero, edificato in località “Piano”, a nord della confluenza tra il Vobbia e lo Scrivia. Acquistato dalla famiglia Mignacco, grazie ad una attenta manutenzione, si presenta come una solida costruzione a pianta quadrata, sviluppata su tre livelli, provvista di due torri circolari, unite da spesse mura al cui centro si apre il portale, in arenaria, che da adito alla corte.

    Castello Spinola, Isola del Cantone
    Il Castello del Cantone

    Lasciate le vetuste vestigia, una strada tortuosa, scavata nella roccia dell’orrido, ci conduce lungo la cupa e angusta Valle Vobbia in cui scorre il fiume, profondamente incassato tra massi bruni. Solo all’altezza del ponte di Zan, la valle prende respiro per consentirci di ammirare la meta del viaggio. Prima, però, parliamo del ponte e del suo curioso nome: poche notizie storiche ne attribuiscono la costruzione a Giovanni (“Zan”) Malaspina, figlio di Opizzone della Pietra, signore dell’omonimo castello. La tradizione popolare lo vuole, invece, fatto dal diavolo in persona in cambio dell’anima del primo sfortunato passante. Il primo a transitare fu, però, un cane istigato dalla saporita formaggetta che l’astuto Zen vi aveva fatto rotolare. Per vendetta Satana, avendo visto il villano ingannatore seppellire un tesoro nei pressi, lanciò una maledizione per cui immani frane rovinavano a valle, ogni qual volta qualcuno cercava di riprenderlo. Ma il parroco di Vobbia, cospargendo il terreno con acqua benedetta e chiedendo l’intercezione divina, liberò i luoghi dal Maligno e, col tesoro recuperato, fu costruita la chiesa locale.

    Dal ponte, come si diceva, si può ammirare le due escrescenze gemelle di puddinga (conglomerati), unite dallo strabiliante Castello della Pietra, eretto nel XIII secolo a guardia della strada del sale. Si può accedere alla rocca attraverso uno dei due viottoli che s’inoltrano nel fitto bosco, il Sentiero dei sette seccherecci (locali in pietra per l’essicazione delle castagne) e il Sentiero dell’acqua pendente.

    Dopo una camminata di circa 20 minuti si giunge finalmente al Castello, vera perla del Parco Naturale dell’Antola, la cui datazione (incerta) risale al 1100. Le travagliate vicende legate alla sua storia si possono seguire nel corso di visite guidate che ne rievocano gli splendori e il successivo degrado che toccò il culmine con l’incendio messo in atto dalle truppe francesi e la fusione dei suoi cannoni, il cui bronzo fu utilizzato per le campane della chiesa di S. Croce (Crocefieschi).

    Nel 1981 è iniziato il processo di recupero anche se molti tratti sono irrimediabilmente perduti come i motivi ornamentali della volta del salone: rimane l’originalità architettonica dei due corpi dell’edificio, impostati a quote diverse, l’audacia costruttiva dei tre livelli dell’avamposto quasi interamente scavati nella roccia e un quarto piano dove si snodano un susseguirsi di camminamenti dotati di strette feritoie dalle quali si può godere un panorama mozzafiato che vale, da solo, la fatica della salita.

    Adriana Morando

  • Guai a parlar male della “Mito”: la Rai condannata a pagare 7 mln a Fiat

    Guai a parlar male della “Mito”: la Rai condannata a pagare 7 mln a Fiat

    Alfa MitoPremetto che le automobili Fiat sono le migliori sul mercato. Per prestazioni e consumi sono nettamente superiori a Wolkswagen, BMW, Porsche, Lotus, Rolls-Royce e persino Ferrari. Gli optionals sono fantascientifici e le linee accattivanti. Sia lodato Marchionne; e sempre sia lodato. Scusate la premessa, ma d’oggi in poi, quando si vorrà dire o scrivere qualcosa al riguardo della Fiat, bisognerà attestarsi su questi toni. Le critiche sono abolite per legge.

    Questo infatti ha stabilito il Tribunale di Torino, condannando in primo grado la RAI e il giornalista Corrado Formigli (oggi conduttore di Piazza Pulita su LA7, ma all’epoca inviato di Annozero) a risarcire la Fiat. La somma? Una cosetta da niente, una cifra quasi simbolica: 7 milioni di euro. Si, avete capito bene: 7.000.000 €. E cosa avrebbero fatto la RAI e Formigli? Sequestrato e torturato Lapo Elkann? Appiccato le fiamme allo stabilimento di Pomigliano? Molto peggio: hanno mandato in onda un servizio dove si diceva che la Mito ha prestazioni inferiori a quelle di due vetture straniere concorrenti. E siccome i periti del tribunale hanno stabilito che questo non è vero e che Formigli avrebbe volutamente riportato dei risultati sbagliati di un test su strada, per questo motivo ora deve risarcire, nell’ordine, un danno patrimoniale (cioè perdite materiali subite dalla Fiat) di 1 milione e 750 mila euro, più un danno non patrimoniale (cioè morale e d’immagine) di 5 milioni e 250 mila euro.

    Tutto questo in un paese dove, come ha ricordato la Gabanelli sul Corriere, un risarcimento per “perdita parentale” (cioè la morte di un figlio o di un marito) si liquida con un tetto massimo di 308.700 euro (l’ha stabilito il Tribunale civile di Milano). Ma ciò che è più incredibile, in tutta questa vicenda, è il fatto che tantissime persone si sono scatenate sul web plaudendo la sentenza, gioendo e sfogandosi contro i giornalisti dell’ex-staff di Annozero, additati come faziosi ed irresponsabili. Commenti come “godo!”, “la prossima volta si preoccupi di dire la verità”, “così imparano a dare contro al Made in Italy”, “la legge vale per tutti”, “dicono sempre che bisogna rispettare le sentenze, ora lo facciano anche loro” mi hanno davvero stupito, perché sono apparsi con straordinaria frequenza su siti e blog di diversa estrazione politica.

    Sembra che la gente non si sia resa conto di che cosa stiamo parlando e quale sia il punto della questione. Ovviamente tutti sono liberi di pensare che Santoro, Travaglio e compagnia bella siano giornalisti faziosi e antipatici. Ma la libertà di espressione e di critica, che questa sentenza finirà per limitare fortemente, garantisce a chiunque non ami questo tipo di informazione di cercarsene un’altra. In Italia, tra l’altro, l’informazione televisiva è monopolizzata dalla politica e in primis dalla persona di Berlusconi, che ha grande potere di veto su 5 emittenti nazionali su 7.

    La carta stampata, poi, dipende sia dai finanziamenti pubblici (e quindi dalla politica), sia dai gruppi di potere finanziario-industriali (tra cui spicca certamente anche la Fiat). Per questo è proprio chi non ama Formigli e Santoro ad avere la più ampia offerta informativa a cui rifarsi e, pertanto, a non avere motivo di sfogare il proprio livore su internet. Un altro discorso è essere del parere che la sentenza restituisca lo scarso valore professionale dei giornalisti che stavano ad Annozero: ma non si può essere contenti per la punizione che ha subito Formigli. L’idea che chi esprima un’opinione scorretta, un’idea sbagliata, un dato scientifico o di cronaca falso debba essere “punito” rivela – e mi spiace dirlo, perché non amo affibbiare questo aggettivo a destra e a manca – una concezione fascista dell’informazione.

    E’ la professionalità che dovrebbe uscirne compromessa, non la vita. Alle falsità si contrappongono le verità, non punizioni esemplari e pene severe; per l’ovvio motivo filosofico, storico e politico che, anche se la Verità esiste sicuramente, trovarla non è affatto scontato, mentre è proprio in nome di questa che si sono fatti i peggiori massacri della storia. Nemmeno la verità cosiddetta “scientifica” o “tecnica” è immune da errori. Ogni volta che in un tribunale un perito nominato da una parte stila una perizia, chissà come mai questa è quasi sempre favorevole alla parte che l’ha commissionata.

    Ci vuole poco a portare la “scienza” dove si vuole che vada. Negli anni ’30 non solo in Germania, ma trasversalmente nell’opinione pubblica di molti paesi democratici erano diffuse convinzioni razziste ed eugenetiche, che solo oggi riconosciamo come “pseudo-scientifiche”, sulle quali all’epoca attecchì il nazismo. Dovremmo metterci in testa che è più igienica una società dove si permette a chiunque di esprimere la propria opinione, anche se scorretta e pericolosa, che una società dove si pretende di dividere i buoni dai cattivi in nome di una qualsiasi concezione di Verità.

    Ma al di là dei massimi sistemi, nel caso in questione è evidente che la presunta falsità del servizio di Formigli c’entra poco. E anche il danno commerciale arrecato alla Fiat centra poco, visto che la casa di Torino ha già detto che devolverà l’intera cifra in beneficenza. La cosa, infatti, è piuttosto strana: se mi sfasciano la macchina e l’assicurazione mi ripaga, non do i soldi in beneficenza, ma mi faccio riparare l’auto o me ne compro un’altra. Se i soldi non sono un problema, è evidente che alla Fiat interessava solo la questione di principio. E il principio è questo: non osate attaccarci o potreste ritrovarvi a pagare milioni.

    Chi pensa che, anche dopo questa sentenza, si possa ancora criticare una grande industria semplicemente dicendo la verità, commette un grosso peccato d’ingenuità. D’ora in poi ogni giornalista sa che, se tocca gli interessi commerciali di un gruppo che può pagarsi ottimi legali, in caso di errore ha davanti a sé la prospettiva di dover pagare milioni di danni. Quindi ricontrollerà mille volte prima di fare il servizio; e, a meno di non essere più che sicuro, nel dubbio preferirà evitare. E se per caso sarà davvero sicuro, sarà il suo editore a dissuaderlo per non prendersi il rischio della sanzione: può sempre succedere, infatti, che si perda pur avendo ragione, perché un grande gruppo è molto influente e perché gli errori giudiziari ci possono essere anche nei paesi più evoluti del mondo.

    Chi vorrà correre il rischio di rovinarsi la vita per fare l’eroe dell’informazione libera? Sarà più comodo adattarsi a spargere l’incenso. Si pensi alle trasmissioni che si sono occupate delle radiazioni dei telefonini o delle fabbriche che inquinano: cifre e numeri sono sempre contestati e contestabili. Pertanto chiunque voglia addentrarsi in argomenti simili dovrà tenere presente che potrà essere citato per danni milionari.

    E’ del tutto evidente che questo frenerà i giornalisti e ci consegnerà allo strapotere degli interessi commerciali delle grandi industrie. E se i loro prodotti saranno dannosi, tanto peggio per noi, che lo scopriremo solo consumandoli e subendone gli effetti. Eppure la faziosità di Formigli è tutta da dimostrare. La perizia, infatti, è stata affidata ad un collegio di esperti composto dall’attuale ministro Francesco Profumo, dal professor Federico Cheli e dal professor Salvio Vicari. Tutti e tre, per ricerca o per lavoro, hanno usufruito in passato di finanziamenti o hanno avuto legami riconducibili al gruppo Fiat.

    Ma la sentenza, oltre che dannosa e discutibile, è anche ridicola. Si vuole sostenere che la gente spenda 15.000 euro per un auto, senza andare dal concessionario, ma guardando Annozero. Si vuole sostenere che la Fiat abbia bisogno di una riparazione per il danno d’immagine, come se questa non spendesse già ogni giorno vagonate di euro per occupare TV, giornali, radio e internet con le sue pubblicità; come se non si potesse pagare testimonial del calibro di Giovanni Allevi, Chiambretti, Luca e Paolo; come se Formigli non fosse stato disponibile ad ospitare in trasmissione un incaricato del gruppo Fiat per dare il suo punto di vista. La sproporzione della punizione è evidente: bastava imporre una puntata di riparazione in cui alla Fiat fosse concesso di contestare le tesi di Formigli e sarebbe già stato tanto. Questo canovaccio era già andati in onda con Tremonti su Report e con Maroni a Vieni via con me. Quanti altri giornalisti, poi, sono stati già sanzionati in passato per errori commessi in odore di partigianeria? Basti pensare a Minzolini con Berlusconi “assolto” anziché “prescritto”, oppure a Feltri con le infondate accuse a Boffo. Qual’è la differenza rispetto a questi esempi?

    Che non c’era dietro una grande industria come la Fiat interessata non tanto alla riparazione del danno subito, che si fatica a vedere, quanto a “colpirne uno per educarne cento”. Chi ha un abbonamento a Sky sa benissimo che c’è una trasmissione britannica, Top Gear, dove si dice peste e corna di certi modelli di auto. Saranno proprio tutte corrette le valutazioni dei conduttori? C’è da dubitarne. Ma a quanto si sa nessuno ha mai citato in tribunale nessuno. Due paesi, due misure di civiltà.

     

    Andrea Giannini

  • Addio Tunnel sotto il Porto: dieci anni fa era un altro mondo

    Addio Tunnel sotto il Porto: dieci anni fa era un altro mondo

    Porto di GenovaLa notizia è dei giorni scorsi, il Consiglio Comunale con 26 voti a favore ha liquidato la Tunnel di Genova S.p.A (formata da Comune di GenovaAutorità Portuale di Genova e Cassa e Depositi e Prestiti), ovvero la società a cui dieci anni fa lo stesso Comune aveva dato l’incarico di realizzare un’autostrada sottomarina capace di attraversare il Porto di Genova per collegare San Benigno alla Foce.

    Ma chi di voi si ricorda il progetto del super-tunnel? Facciamo una decina di passi indietro.

    La società Tunnel di Genova S.p.A. ricevette nell’aprile 2003 il progetto preliminare dalla società inglese High-Point Rendel, ovvero due gallerie circolari e parallele lunghe 720 metri da Calata Gadda a San Benigno fino ad una profondità di 35 metri; ogni galleria con tre corsie, ciascuna larga 3,75 metri, con l’uscita prevista all’altezza del mercato del pesce. La realizzazione del tunnel avrebbe anche dato il la ad un parcheggio sotterraneo di 3 piani per 3.000 auto e 60 bus. Il tutto per una cifra inizialmente stimata in 450 milioni di euro, poi cresciuta sino ai 520 milioni ipotizzati nel 2008.

    Il primo intoppo arrivò già nel 2003 (ancora il Ministero delle Infrastrutture non aveva dato il via libera al progetto definitivo), quando l’ipotizzato abbattimento dello Yacht Club Italiano di Calata Gadda, dove il progetto prevedeva la viabilità in uscita del tunnel, si rivelò impossibile. Emerse infatti sul palazzo dello Yacht Club un vincolo di tipo immobiliare. Ma un’opera simile poteva essere frenata da un palazzo?

    Si continuò a lavorare per impostare un project financing e quindi diminuire all’osso la parte di investimento pubblico. Il privato che avesse deciso di finanziare il tunnel avrebbe poi avuto la concessione per 50 anni con la possibilità di far gravare sui genovesi automobilisti subacquei una tassa di pedaggio dai 0,50 ai 2 euro. La progettazione preliminare costò alla società Tunnel di Genova 4 milioni di pubblici euro.

    Nel 2005 il Ministero delle Infrastrutture approvò il progetto e un anno dopo, 2006, l’allora ministro delle infrastrutture e dei trasporti Antonio Di Pietro scrisse nel documento sulle “infrastrutture prioritarie”:

    Nel sistema della grande viabilità urbana di Genova si inserisce il progetto del tunnel sottomarino/sotterraneo, attualmente in fase di progettazione preliminare, che attraversa il bacino del porto antico, ponendosi in alternativa alla esistente sopraelevata, migliorando il sistema dei collegamenti con l’area portuale, e realizzando una connessione diretta tra gli svincoli di Genova est ed ovest. Di grande valenza la possibilità di ridefinire il “waterfront” cittadino.

    Lo stesso ministro suona la carica ancora una volta l’anno successivo, il 2007, con una lettera indirizzata al presidente dell’Anas dove si legge addirittura della “demolizione della Sopraelevata che rappresenta una reale, pesante cesura tra il centro storico della città e il suo porto“.

    Il progetto, fortemente voluto tra i tanti dall’assessore della giunta Pericu e presidente della Tunnel di Genova Giancarlo Bonifai, rimane fermo un po’ in tutti i cassetti: Ministero, Cipe, Anas, Comune, Regione, Autorità Portuale… La nuova giunta Vincenzi, nella persona dello stesso sindaco, si dichiara però favorevole all’opera pur considerando prioritaria la realizzazione del Nodo di San Benigno (il progetto definitivo del nodo di San Benigno è stato approvato in conferenza dei servizi nell’agosto 2011 n.d.r.) e promuovendo da subito la realizzazione della Strada a mare di Cornigliano.

    Una nuova luce di speranza, nonostante dall’altra parte dell’oceano stessero esplodendo mutui come fuochi d’artificio, arrivò dalla presa di posizione di Anas che nel 2008 fece intendere di voler assumere la postazione di comando per traghettare il progetto sino al defintivo “timbro” del Cipe che avrebbe dovuto promuovere definitivamente il Tunnel di Genova come opera di interesse nazionale.

    Nell’agosto del 2010 la definitiva doccia fredda: nelle carte presentate da Autostrade alla Regione per la proposta progettuale della risistemazione viaria di Genova, il tunnel sottomarino non è neanche citato.

    E arriviamo così allo scioglimento della società e all’accantonamento del progetto, in un tempo fatto di tagli e restrizioni, in cui sentir parlare di Tunnel della Manica in miniatura nel Porto di Genova fa quantomeno sorridere. La storia di questo progetto è la storia di un “vecchio mondo” che non c’è più, che non avrebbe potuto continuare a lungo a reggere un passo simile, un simile ritmo; un mondo dove anche a Genova era possibile immaginare una strada da 500 milioni di euro scorrere sotto al fondale marino…

    Gabriele Serpe

     

    PS Il viaggio andata e ritorno verso il sogno Tunnel di Genova è costato più di 5 milioni in dieci anni.

    PS 2 Sono rimasti ancora alcuni nostalgici: “Il progetto del tunnel resta valido –  sottolinea l’assessore al Bilancio Francesco Miceli – ma in questo momento non ci sono risorse per finanziare l’opera”.

     


  • “Dejà-vu, giappone tra colore e movimentro”, mostra da Top Market

    “Dejà-vu, giappone tra colore e movimentro”, mostra da Top Market

    Dejavu mostraPresso lo Spazio Eventi Top Market è allestita la mostra “Dejà-vu, giappone tra colore e movimentro”, con le fotografie di Giandomenico Cosentino dedicate alla Terra del Sol Levante, dove le immagini evocano atmosfere in cui passato e presente si pacificano e danno voce a una cultura  influenzata dalle culture occidentali che però non perde ma la propria natura.

    Un vero e proprio deja-vù, dove reale e immaginato si fondono creando un effetto di familiarità anche per chi, in quel mondo, non ci ha mai messo piede.

    In Giappone nulla è archeologia metropolitana: tutto è reso vivo e attuale anche quando la divisa da liceale in scarpe da ginnastica cammina di fianco al kimono e agli zori.

    Le immagini in bianco e nero di Cosentino sono la conseguenza del suo gusto di osservatore garbato e raccontano un Giappone fatto di dettagli misurati, di riservatezza, di ordine ovunque e buone maniere in ogni caso, per descrivere una città nella cui metropolitana vige un silenzio da luogo di culto perché è proibito, per educazione, parlare al cellulare.

    Nelle immagini a colori, invece, l’occhio del fotografo cerca il ritmo e suggerisce l’idea del movimento frenetico della megalopoli: racconta di una capitale – Tokyo – vissuta da un formicolio di 35 milioni di abitanti, immaginario per definizione dei manga, degli anime, della tecnologia ad ogni costo.Il racconto di Cosentino è frutto di un viaggio intimo, solitario, nato da genuina curiosità e con lo scopo di rivelare  il Giappone più vero  e meno turistico.

    Periodo:   23 febbraio – 17 marzo 2012
    Spazio Eventi Top Market  – Via Cecchi 69/br   +39 010 5536180
    Orario: da lunedì al sabato 9.30 – 12.30 / 15.30 – 18.30

    Ingresso libero

  • R come riciclo, il Fai insegna il rispetto dell’ambiente ai più piccoli

    R come riciclo, il Fai insegna il rispetto dell’ambiente ai più piccoli

    <<C’era una volta un mondo felice che oggi è tristeI fiumi, i ruscelli, il mare sono pieni di bottiglie di plastica. Molte strade della città sono invase dai rifiuti… Non si può proprio continuare così! Rifletto-libretto, che è sempre pieno di idee decide allora di chiamare i suoi fidati amici Ricerco-lente, Bruco-riduco, Cucchi-riciclo per capire insieme il da farsi>>, questo l’incipit della favola-gioco che il Fai, Fondo Ambiente Italiano, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, offre gratuitamente alle classi della scuola dell’Infanzia. In pratica un kit didattico a disposizione degli istuti scolastici – comprendente la favola-gioco e schede di laboratorioper sensibilizzare i più piccoli al rispetto dell’ambiente.

    L’obiettivo è introdurre i più piccoli ai temi dell’ambiente, del paesaggio e dei rifiuti, con tanti personaggi spiritosi realizzati con materiali di riciclo. A corollario della favola i piccoli lettori scopriranno una serie di schede-attività e mini laboratori per esprimere sensazioni e emozioni, e riflettere in modo divertente, a scuola e a casa, sul riuso e il riciclo dei rifiuti. Il progetto mira a stimolare nei più piccoli l’interesse verso stili di vita sostenibili, sviluppando un atteggiamento di “cura” nei confronti delle cose e dei luoghi.

    Il kit può essere richiesto tramite il sito www.fascuola.it o scrivendo a scuola@fondoambiente.it (fax 02 48193631 – numero verde 800 501 303). Viene inoltre distribuito – fino ad esaurimento scorte – nei Beni del FAI alle classi di scuola dell’Infanzia che partecipano a una “visita animata”.

    Il Fai infatti propone alle classi della scuola dell’infanzia speciali visite “animate” condotte all’interno dei Beni: antiche dimore, castelli, ville, abbazie, giardini e parchi. I bambini, indossati costumi “a tema” (abiti medievali all’interno dei castelli, pirati all’Abbazia di San Fruttuoso, pastori e contadine a Villa dei Vescovi…), vengono coinvolti attraverso magiche storie ambientate nel bene Fai e sono messi alla prova con giochi, indovinelli, attività di manipolazione. I percorsi fanno leva sulle emozioni e l’immaginazione e consentono di far vivere ai bambini l’atmosfera e la vita di luoghi suggestivi e di tempi antichi. Le visite si suddividono in due momenti: in mattinata la classe va alla scoperta del bene, mentre nel pomeriggio vengono realizzati laboratori che riprendono la storia raccontata precedentemente. È inoltre possibile organizzare delle feste di fine anno scolastico con la classe insieme ai genitori.

    Per prenotazioni e informazioni consultare il sito www.faiscuola.it o scrivere a visitescolastiche@fondoambiente.it (tel. 02 467615285, fax 02 48193631).

  • Radio Argo, lo spettacolo in scena a teatro Cargo

    Radio Argo, lo spettacolo in scena a teatro Cargo

    MazzottaVenerdì 24 febbraio il Teatro Cargo di Voltri è in scena lo spettacolo Radio Argo, con Peppino Mazzotta, attore conosciuto dal grande pubblico per l’interpretazione dell’Ispettore Fazio ne Il Commissario Montalbano, ma la sua carriera in teatro e cinema è costellata di tanti altri successi.

    Radio Argo è uno spettacolo originale e potente, e senza mezze misure, incentrato sulle vicende degli Atridi legate alla guerra più conosciuta nella storia dell’umanità: la guerra di Troia.

    In Radio Argo una voce sola, catturata da un microfono e lanciata nella notte vaga di ripetitore in ripetitore alla ricerca di orecchie che vogliano sentirla; una voce come il fuoco impetuoso che rimbalzò da Troia fino ad Argo, su valli e montagne, per annunciare il ritorno vittorioso della flotta Greca. Una voce lontana, che sa farsi vicina e familiare, che incarna le nostre passioni. I nostri inganni. Le nostre guerre. I nostri morti. Le nostre vendette. Le nostre sconfitte. Una voce che si fa carico della memoria, preoccupata che il ricordo sbiadisca, perché la memoria è una gatta che non si affeziona a nessuno e all’improvviso può scomparire e lasciarci orfani.

    PREZZI: Intero € 15, Ridotto € 14, Ridottissimo € 9

    TEATRO DEL PONENTE: Piazza Odicini, 9 Genova Voltri

  • Zeroincond​otta in concerto al Senhor do Bonfim

    Zeroincond​otta in concerto al Senhor do Bonfim

    BonfimVenerdì 24 febbraio musica dance al Bonfim di Nervi con la party band degli Zeroincondotta, dal vivo a partire dalle 23,30.

    Gli  Zeroincondotta nascono alla fine degli anni 90, con un appeal decisamente dance, grazie alle caratteristiche vocali della cantante e al repertorio del gruppo spinto da subito in quella direzione. Centinaia di concerti in giro per l’Italia, nei più importanti club della penisola, trasportano la band nell’olimpo del mercato delle cover.

    La grande evoluzione si ha quando, con una formazione completamente nuova, gli Zeroincondotta si ripresentano al loro pubblico, con un nuovo leader e nuovi musicisti. Sette anni di attività ai massimi livelli che portano gli “Zero” addirittura in Spagna al raduno mondiale Harley e nelle più importanti manifestazioni, dividendo il palco con artisti quali Nek, Frankie Hi Energy, Litfiba, solo per citarne alcuni.

    Oggi sono tornati…e sono tornati per stupire ancora, ma sopratutto con tanta voglia di ballare, cantare e divertire.

    Francesco Bianchi, il vocalist, Lorenzo “Winny” Ghignone al basso, Alberto Bianchi batteria e Fabio Balostro alla chitarra sono pronti a stupire il pubblico con la loro grandissima energia e la voglia di coinvolgere tutti in serate indimenticabili!

    Ingresso 8 euro con prima consumazione

  • Stranieri in Italia: la cittadinanza resta un miraggio

    Stranieri in Italia: la cittadinanza resta un miraggio

    ImmigratiOggi gli stranieri in Italia – secondo gli ultimi dati del “Dossier Statistico Immigrazione 2011” curato dalla Caritas – sono 4.570.317 su 60.650.000 residenti (incidenza del 7,5% sulla popolazione residente). Se si tiene conto di circa altri 400mila cittadini stranieri, regolarmente presenti ma non ancora registrati in anagrafe, si tratta di quasi 5 milioni di persone. Inoltre alcune stime parlano di circa mezzo milione di soggetti in posizione irregolare.
    <<Nel frattempo però, centinaia di migliaia di persone hanno perso l’autorizzazione a rimanere in Italia, perché sono scaduti ben 684.413 permessi (2/3 per lavoro e 1/3 per famiglia)>>, sottolinea il rapporto. Mentre i casi di acquisizione di cittadinanza sono stati 66 mila.

    I minori figli di immigrati sono quasi 1 milione, ai quali si aggiungono 5.806 minori non accompagnati (senza contare i comunitari). Gli iscritti a scuola nell’anno scolastico 2010-2011 sono 709.826 (incidenza del 7,9% sulla popolazione studentesca e ancora più alta nelle materne e nelle elementari).
    Le persone di seconda generazione sono quasi 650 mila, nate in Italia ma senza cittadinanza. Nel nostro Paese infatti – a differenza di molti altri stati europei e mondiali – vige lo “ius sanguinis” e non lo “ius soli”. Vale a dire che non conta nascere sul suolo italiano per essere considerato un cittadino a tutti gli effetti e godere dei diritti conseguenti, bensì per acquisire la cittadinanza occorre essere figli di almeno un genitore italiano. Il testo fondamentale che regola le modalità di acquisizione della cittadinanza è infatti la legge 5  febbraio 1992 n. 91 che si basa sul principio dello “ius sanguinis” e prevede tre modalità per l’accesso alla cittadinanza per coloro che sono di origine straniera: per nascita, per naturalizzazione e per matrimonio.
    <<La popolazione immigrata è più giovane (32 anni è l’età media, 12 in meno degli italiani), incide positivamente sull’equilibrio demografico con le nuove nascite (circa un sesto del totale) e sulle nuove forze lavorative – si legge nel dossier – è lontana dal pensionamento e versa annualmente oltre 7 miliardi di contributi previdenziali, assicura una maggiore flessibilità territoriale e anche la disponibilità a inserirsi in tutti i settori lavorativi, crea autonomamente lavoro anche con i suoi 228.540 piccoli imprenditori, si occupa dell’assistenza delle famiglie, degli anziani e dei malati, sta pagando più duramente la crisi in termini di disoccupazione e complessivamente rende più di quanto costi alle casse dello Stato>>.

    Partendo da questi presupposti abbiamo chiesto all’avvocato Alessandra Ballerini, membro dell’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) e consulente della Cgil, di spiegarci come funziona la legislazione attualmente vigente.
    <<Oggi una persona nata in Italia da genitori stranieri può richiedere la cittadinanza una volta compiuto il diciottesimo anno di età – spiega Ballerini – Ma deve dimostrare di avere una residenza regolare ed ininterrotta sul territorio italiano fino al raggiungimento della maggiore età. A partire da quella data ha un anno di tempo per chiedere la cittadinanza>>.
    E qui iniziano i problemi. Se infatti parliamo di un figlio/a di persone irregolarmente presenti in Italia (clandestini), dovremo mettere in conto che a partire dalla nascita e fino a quando i suoi genitori non avranno ottenuto il permesso di soggiorno – questa persona sarà considerata clandestina.
    Ma allo stesso modo anche due genitori regolarmente autorizzati a soggiornare sul territorio italiano, per poter inserire nel permesso di soggiorno anche il proprio figlio, dovranno dimostrare di raggiungere un determinato reddito. <<Di conseguenza, spesso e volentieri, molti ragazzi per un certo periodo di tempo rimangono in clandestinità – spiega Ballerini – e diventa difficile, una volta compiuti i 18 anni, dimostrare la loro presenza ininterrotta sul suolo italiano>>.

    Per quanto riguarda gli adulti invece, esistono due modalità per richiedere la cittadinanza italiana.
    La prima è quella per naturalizzazione, secondo la quale occorrono 10 anni di residenza ininterrotta, <<il massimo tra le legislazioni europee esistenti>>, sottolinea l’avvocato, un reddito congruo relativo agli ultimi tre anni e nessuna pendenza penale, non solo in Italia ma anche nel paese di nascita ed in quelli dove si è risieduto in precedenza. Per ottenere i certificati penali il richiedente deve sottoporsi ad una lunga e costosa trafila. In pratica <<Bisogna incaricare un avvocato nel Paese di nascita (ma lo stesso va fatto in tutti gli Stati dove la persona ha risieduto in precedenza) per estrarre i certificati – racconta Ballerini – Poi è necessario recarsi all’ambasciata italiana per la traduzione dei documenti da inviare in Italia. Peccato però che i certificati penali scadano dopo  6 mesi. E spesso accade che non siano più validi quando finalmente la pratica è stata avviata. Anche perché lo Stato italiano impiega anche 3 – 4 anni prima di rispondere alla richiesta di cittadinanza, nonostante la legge stabilisca di farlo entro 730 giorni>>.
    Una soluzione potrebbe essere quella di affidarsi a delle autocertificazioni. Ma sarebbe necessario anche un minimo di buon senso nell’applicazione della legge. Infatti <<Se una persona ha lasciato il paese natio a tre anni non si comprende l’utilità di chiedergli il certificato penale – continua l’avvocato –  senza considerare il fatto che questo documento è legato al nome e non alle impronte digitali. Quindi presenta dei limiti anche ai fini della sicurezza>>.

    Inoltre il richiedente deve dimostrare di avere un reddito congruo relativo agli ultimi 3 anni. Capita però che le persone straniere presentino la domanda di cittadinanza e poi siano costrette ad attendere una risposta  anche per 4 lunghi anni. Nel frattempo è facile che si verifichino dei cambiamenti nella condizione di vita dei richiedenti, può trattarsi della perdita del lavoro come di altre situazioni di difficoltà.
    Il punto è che lo Stato – quando finalmente decide di rispondere – lo fa pretendendo di verificare il reddito attuale. <<Questa è una vera e propria assurdità – denuncia Ballerini – la richiesta del reddito degli ultimi tre anni deve essere relativa al periodo in cui il soggetto ha presento la domanda. Bisogna essere fiscali anche con lo Stato perché l’ingiustificato ritardo della Pubblica Amministrazione non può ricadere su persone incolpevoli>>.
    <<Cittadini che pagano le tasse e contribuiscono al nostro Pil – sottolinea Ballerini – ma non possono scegliere chi li rappresenta perché non godono del diritto di voto>>.

    La cittadinanza italiana può essere richiesta anche per coniugio. Ma pure in questo caso, la strada non è agevole. <<La legge 94/2009 ha modificato i termini previsti per la richiesta di cittadinanza – spiega infatti Ballerini – prima erano sufficienti 6 mesi di residenza successivi al matrimonio. Oggi occorrono 2 anni di residenza successivi al matrimonio>>.
    Dettaglio cruciale, i coniugi non devono essere separati. <<Con la separazione non decadono gli effetti civili del matrimonio – precisa l’avvocato – quindi non si riesce a comprendere perché ciò debba accadere esclusivamente a danno degli stranieri>>.
    Ebbene, grazie ai tempi lunghissimi della burocrazia statale, le conseguenze possono essere devastanti. <<La richiesta di cittadinanza parte dopo 2 anni di matrimonio, poi mediamente trascorrono altri tre anni per ottenere una risposta ed in questo arco temporale i rapporti con il coniuge possono incrinarsi – racconta Ballerini – al Centro antiviolenza di via Mascherona abbiamo registrato molti casi di donne straniere ricattate dal marito italiano che minaccia di presentare il ricorso di separazione. Donne che per paura di perdere l’opportunità di diventare cittadine italiane, subiscono in silenzio dei soprusi>>.

    Tutte queste difficoltà nell’accesso alla cittadinanza rendono complicata – e non poco – l’esistenza quotidiana di migliaia di stranieri.
    <<Chi è privo di cittadinanza è automaticamente escluso dalla partecipazione ai bandi pubblici – spiega Ballerini – parliamo dell’accesso a concorsi per posti di lavoro quali ad esempio insegnanti, autisti Amt, impiegati di enti locali, ecc. In alcuni casi abbiamo fatto ricorso contro la discriminazione. A Genova, alcuni anni fa, con la Cgil abbiamo vinto una causa riguardante diversi infermieri stranieri, riuscendo ad ottenere la loro riassunzione. In un caso, relativo all’ospedale Galliera, il giudice ha esplicitamente ordinato di rimuovere la discriminazione. In pratica l’azienda ospedaliera è stata obbligata a stipulare insieme ai sindacati i futuri bandi>>.

    Inoltre – considerato che il permesso vale solitamente 1 anno o al massimo 2gli stranieri sono obbligati ogni volta a rinnovarlo. Un’operazione che implica anche un costo economico, oggi pari a 172 euro.

    Ma il permesso può anche essere revocato oppure non rinnovato. La causa principale è la perdita del posto di lavoro. Attualmente infatti dopo 6 mesi ed 1 giorno di disoccupazione viene meno l’autorizzazione a soggiornare sul territorio italiano. Sono centinaia di migliaia i cittadini stranieri che in questi ultimi anni – anche a causa della crisi economica – si sono ritrovati disoccupati, cadendo di conseguenza in clandestinità. Persone che magari da vent’anni risiedono regolarmente in Italia, lavorando e pagando le tasse.
    <<Se avessero potuto chiedere la cittadinanza, oggi non sarebbero ricattate dallo Stato –denuncia Ballerini – costrette a vivere in clandestinità anche se magari hanno un mutuo da pagare>>.

    <<Legare così intrinsecamente il permesso di soggiorno al lavoro, crea un sottobosco di illegalità – sottolinea l’avvocato – Molti stranieri sono terrorizzati dalla prospettiva di perdere la possibilità di vivere nel nostro Paese e l’unica soluzione che intravedono è pagare qualcuno affinché ciò non accada>>.
    Ad esempio pagare il datore di lavoro per essere messo in regola oppure lavorare gratis pur di avere un contratto. Ma non solo. Purtroppo si sono verificati alcuni episodi con protagoniste persone straniere disposte ad acquistare un contratto di lavoro fasullo. Sborsando cifre che vanno dai 3 mila ai 5 mila euro. E a svolgere il ruolo di finti datori di lavoro, spesso sono cittadini italiani.

    Il permesso viene invece revocato in caso di commissione di reati. <<Se parliamo di pericolosità sociale è un conto, ma spesso non è così>>, precisa Ballerini. Il giudizio sulla pericolosità sociale infatti comporta direttamente l’espulsione. Inoltre coloro i quali da anni vivono in Italia, una volta commesso un errore, pagano già il loro debito con un’ammenda o con il carcere. Persone che si trovano coinvolte in una rissa, che commettono un furto, ma anche altri reati minori: il permesso gli viene revocato oppure non rinnovato.
    Un caso tipico è quello dei reati contro il diritto d’autore. <<Gli ambulanti senegalesi vengono infatti accusati di ricettazione – spiega Ballerini – e perdono il diritto a rimanere regolarmente in Italia>>.
    Ma il permesso, ad esempio quello per motivi di studio, si perde se il cittadino straniero non sostiene abbastanza esami. Mentre per conservare il permesso per motivi famigliari (parente entro il 2° grado di un cittadino italiano), occorre dimostrare di convivere con il parente.

    A complicare il tutto dal 10 marzo entra in vigore la nuova norma sull’accordo di integrazione, il famoso “permesso a punti”. In pratica il richiedente del nuovo permesso dovrà dimostrare di aver seguito specifici corsi, di conoscere la lingua italiana e la Costituzione, sottoponendosi ad un test. E nel caso non fosse sufficientemente preparato rischia di non ottenere l’autorizzazione a soggiornare nel nostro Paese.

    <<È un altro modo per continuare a costringere gli stranieri a vivere in una condizione di precarietà>>, denuncia Ballerini. Chi nel prossimo futuro entrerà in Italia entro tre mesi dovrà svolgere il relativo corso. E nel caso in cui non riuscisse a seguirlo entro i termini stabiliti, dai 16 punti iniziali subirà l’immediata decurtazione di ben 15 punti. Inoltre gli interessati incorreranno nella perdita di punti, non solo in caso di commissione di reati ma anche di illeciti amministrativi, ad esempio il mancato pagamento della tassa sui rifiuti.

     

    La mobilitazioneL’Italia sono anch’io”, sostenuta da una vastissima rete di associazioni, attraverso la raccolta firme su tutto il territorio nazionale, ha l’obiettivo di presentare una proposta di legge sul diritto di cittadinanza.

    Questi i punti principali.
    Innanzitutto l’introduzione del principio dello “ius soli”: sono cittadini italiani i nati in Italia che abbiano un genitore legalmente soggiornante nel nostro Paese da almeno 1 anno. Si ritiene inoltre che a chi nasce in Italia da genitore a sua volta nato in Italia debba applicarsi lo “ius soli” senza alcun requisito aggiuntivo, perché si tratta di una situazione che indica di per sé l’esistenza di un rapporto inscindibile con il territorio.
    Per quanto riguarda i minori – nati in Italia da genitori irregolari oppure entrati nel nostro Paese prima del 10° anno di età – è  prevista la possibilità di acquisizione della cittadinanza su istanza del genitore del minore che abbia frequentato un corso di istruzione primaria o secondaria o un percorso di istruzione o formazione professionale. Ma sarà possibile diventare italiani anche una volta raggiunta la maggiore età, presentando richiesta entro due anni.
    Per l’acquisizione della cittadinanza tramite matrimonio si chiede di ritornare alla formulazione anteriore alle modifiche introdotte dalla L.94/2009, ripristinando il termine dei sei mesi di residenza dopo lo sposalizio quale spazio temporale  per poter presentare la richiesta.
    Infine per quanto concerne la naturalizzazione, la proposta di legge propone un dimezzamento dei termini, dai 10 anni di residenza ininterrotta previsti attualmente, a 5 anni.

     

     

    Matteo Quadrone

     

     

     

     

     

     

     

     

  • “Quando la terra lancia segnali”, incontro con il geologo Mario Tozzi

    “Quando la terra lancia segnali”, incontro con il geologo Mario Tozzi

    Porticato di Palazzo DucaleMercoledì 22 febbraio alle ore 17.45 Palazzo Ducale ospita il primo incontro della rassegna “Come cambia la Terra”, cambiamenti climatici, disastri naturali, terremoti rimandano a una profonda trasformazione degli equilibri ambientali del pianeta. Cosa ci aspetta? Cosa dobbiamo fare per salvare la Terra?

    In questa occasione il geologo, divulgatore scientifico, saggista Mario Tozzi offre ai presenti uno sguardo su un pianeta che continua a cambiare e sui segnali che la terra sta lanciando agli uomini

  • Museo di Villa Croce: aperto il bando per il nuovo curatore

    Museo di Villa Croce: aperto il bando per il nuovo curatore

    villa croceDopo settimane di attesa è stato finalmente aperto il bando per il nuovo curatore di Villa Croce, il museo d’arte contemporanea con sede a Carignano che nonostante l’elevato numero di visite – è il quarto museo cittadino per flusso di visitatori – ha attraversato un periodo di crisi dovuta all’assenza di questa figura da oltre un anno.

    Un primo annuncio del bando era stato dato dal Comune di Genova e Palazzo Ducale lo scorso dicembre, ma le voci iniziali su una sua imminente apertura ufficiale non erano fondate. Una situazione complessa che si unisce al già delicato momento di crisi dei musei genovesi, come ci ha raccontato in una recente intervista la responsabile del Museo Francesca Serrati.

    Tuttavia ora sta per essere nominata la persona che avrà l’incarico  di coordinare tutte le attività del museo per i prossimi due anni: programmazione delle attività espositive, promozione delle relazioni nazionali e internazionali con altri professionisti, direttori di museo e collezionisti pubblici e privati, cura della valorizzazione delle collezioni e l’indirizzo delle attività didattiche.

    Il bando resterà aperto fino al 18 aprile 2012. I requisiti per partecipare e una copia del modulo della domanda possono essere scaricati dal sito di Fondazione Cultura Palazzo Ducale.

    Marta Traverso

  • Automobili a Genova: da Mercurio a Smart City

    Automobili a Genova: da Mercurio a Smart City

    ztlIL PRECEDENTE

    Febbraio 2011: il varo della nuova zona a traffico limitato per il centro storico e altre zone di Genova sancisce ufficialmente il fallimento del Progetto Mercurio. La Giunta comunale ha approvato il nuovo regolamento giovedì 17, mentre venerdì 18 è avvenuta la presentazione a Genova Parcheggi.

    Cosa prevede il nuovo progetto rivolto a chi vuole spostarsi in auto o moto a Genova, molto caro soprattutto agli esercenti commerciali e ai loro fornitori, che hanno un’esigenza fondamentale nella garanzia di portare le merci più vicino possibile al negozio?

    Queste le linee guida fondamentali, in vigore dal 1 marzo 2011: fino alla fine del 2011 i mezzi Euro 3 e superiori vengono “premiati” con abbonamenti simbolici che garantiscono l’accesso alla Ztl, mentre da Euro 2 in giù si pagherà il doppio della normale tariffa. Da inizio 2012 nessun veicolo Euro 2 o inferiore potrà entrare nella Ztl. Questo per favorire il passaggio di Genova agli altari delle Smart City, ovvero una pubblica amministrazione orientata alle emissioni zero e al rispetto dell’ambiente.

    L’accesso per residenti e persone collegate alle attività commerciali (esercenti, fornitori, tecnici, addetti alle pulizie ecc) potrà avvenire al costo simbolico di 27 euro annui, con un aumento delle fasce orarie per la consegna delle merci, uno dei punti più criticati del precedente progetto Mercurio.

    IL PRESENTE

    Febbraio 2012: è passato un anno dal varo della nuova Ztl. Genova Parcheggi continua a gestire tutte le aree di traffico e sosta limitata in città e i relativi pagamenti, attraverso il progetto Blu Area.

    Le Ztl attualmente attive a Genova sono sei: centro storico, Vernazzola, Molo, San Vincenzo, Boccadasse e Nervi. Come preannunciato al momento del varo delle nuove aree, sul sito di Blu Area è specificato che “Requisito essenzilale per l’accreditamento omologazione omologato “Euro 3” o superiore“. Questo significa che nessun veicolo al di sotto di questa categoria ha la possibilità di accedere a queste zone.

    Le tariffe sono le medesime del progetto iniziale, mantenendo dunque l’abbonamento simbolico a 27 € per residenti ed esercenti.

    Sul fronte delle zone a sosta limitata la partita invece si gioca su un terreno molto più minato. Nulla di fatto per l’estensione delle Blu Area nei quartieri di Marassi, Albaro e San Fruttuoso: alcuni giorni fa il Tar di Genova ha definito illegittima l’imposizione di parcheggi a pagamento in questi quartieri della città.

    Marta Traverso

  • Serata speciale dedicata allo swing di Natalino Otto alla Tosse

    Serata speciale dedicata allo swing di Natalino Otto alla Tosse

    Natalino OttoContinuano le iniziative  del Teatro della Tosse volte a riscoprire i grandi musicisti e cantanti che hanno fatto la storia della musica italiana: un lavoro iniziato qualche anno fa con Umberto Bindi, uno dei più grandi cantautori italiani finiti ingiustamente nell’oblio, che grazie a quel primo spettacolo messo in scena alla Tosse è oggi protagonista di continue serate e tributi alla sua genialità. Si è poi continuato con l’indimenticato Bruno Lauzi e con il poeta maledetto Piero Ciampi. Spettacoli che hanno avuto il merito di riaccendere i riflettori su artisti che hanno anticipato o riscritto le regole della canzone popolare italiana.

    Questa volta tocca a Natalino Otto, nell’anno del centenario della nascita dell’ indimenticabile “Re del Ritmo”; cantante, musicista, speaker radiofonico, produttore discografico, attore, iniziò la carriera dapprima come cantante e musicista nei locali genovesi e in seguito emigrando negli Usa. Il suo repertorio innovativo fondeva la musica jazz alla melodia italiana, cosa che non piacque al regime fascista il quale bandiva ogni suggestione esterofila.

    Per questo, non solo dovette modificare i titoli di alcuni pezzi (come “Saint Louis blues”, che  divenne “Le tristezze di San Luigi), ma addirittura venne boicottato dall’EIAR, l’ente radiofonico di stato, che definì i suoi brani “barbara antimusica negra”. Malgrado ciò, riuscì lo stesso a conquistare il pubblico attraverso i suoi dischi arrivando al successo senza passare per la radio e pubblicando oltre duemila incisioni

    Nella serata omaggio di mercoledì 22 febbraio alle ore 21,  si alternano sul palco Raphael Gualazzi, Piji, Dado Moroni, Giulia Ottonello, Andrea Ceccon, Roberta Alloisio, Compagnia Teatro Nudo  e la Otto per otto Band; spazio anche ad piccolo dibattito per ricordare la figura dell’artista con la giornalista Lucia Marchiò e Silvia Codognotto Sandon, Carlo Posio,  Giorgio Calabrese, Piero Rossi.

    Pesenta la serata  Pietro Fabbri

    Ingresso

    Primo settore : intero 22 €  / ridotto 18 €

    Secondo settore: intero 18 € / ridotto 15 €