Anno: 2012

  • Blu Area: si va avanti nonostante la sentenza del Tar

    Blu Area: si va avanti nonostante la sentenza del Tar

    Se qualcuno aveva gridato ”eureka” è stato subito disilluso. La sentenza con la quale il Tar ha sancito l’illegalità delle Blu Area e condannato il Comune, nella misura dei due terzi, e Genova Parcheggi, in solido per il resto, a pagare le spese legali, quantificate in 6.000 euro, è stata prontamente smentita dai fatti.

    Le aree “incriminate”,  Albaro, San Fruttuoso, Marassi e Staglieno, dove i posteggi a pagamento non lasciano scampo neppure al ricordo delle strisce bianche e, come tali, da abolire almeno in parte, proseguiranno a richiedere onerosi tributi, in primis perché il Comune ha dichiarato immediatamente la sua volontà di opporsi a tale decisione, ricorrendo al Consiglio di Stato, e, poi, dalle parole “politichesi” dell’assessore alla viabilità Simone Farello che, confermando il ricorso, parla di uno “studio” per valutare eventuali localizzazioni degli stalli a sosta libera.

    Considerato i tempi biblici che, ad esempio nella via dove abito, si esemplificano con mancanza di strisce segnaletiche dopo il rifacimento del manto stradale più di 5 anni fa, tali intenti porteranno ad una sola, solita, conclusione: nonostante i dettami della legge, la Blu Area rimarrà attiva.

    Sono quindi avvisati coloro che, ingannati da notizie poco chiare, si erano già appostati in agguato pronti a fruire di un parking non gravato da odiosi balzelli: tutto rimane come prima. A giustificazione, il Comune dice di aver attuato il diabolico “traffico mercenario” della “sosta a pedaggio” per favorire i residenti. Un “bel” favore che non lascia scelta e si trasforma, di fatto, in un illecito tributo.

    Ricordiamo, dice Giuseppe Occhiuto, membro del direttivo di Aval (Associazione Venditori Ambulanti liguri), promotore dell’iniziativa, come la giurisprudenza preveda che le aree di sosta a pagamento debbano essere soltanto in centro città, e in rapporto di 50% con i parcheggi liberi.

    Questa semplice regola di buon senso scaturisce non dal bisogno di proteggerci da un compulsivo desiderio di incenerire la carta di credito con uno shopping selvaggio, ma dalla necessità di spostarsi in zone non coperte dal proprio contrassegno, per una visita medica, per portare i figli a fare sport, per assistenza a parenti anziani, banalmente per andare al lavoro, tutte attività che comportano un esborso calcolabile, sull’arco della giornata, di 20-30 euro. Il problema è sempre lo stesso: la macchina non si può piegare e, sottobraccio, portarsela a casa né tantomeno è facile, a seconda di dove si abita, farsi “alettare” dalla voglia di prendere l’autobus. E’ qui il nocciolo della questione: ad oggi in alcune zone della città il trasporto pubblico presenta enormi lacune in quanto a corse e orari, oltre ad essere fatiscenti (mancano sistemi per l’ingresso dei disabili, per le carrozzelle dei bimbi e spazi all’interno per la loro collocazione), numericamente insufficienti (si entra in concorrenza con le acciughe in barile e si è maggiormente esposti a mani furtive che entrano nel nostro portafoglio senza la giustificazione di far parte del governo Monti), corsie gialle che si interrompono improvvisamente (l’autobus rientra nel traffico normale con ulteriori rallentamenti), mancanza di una linea metro degna di questo nome (per il Levante continua ad essere un’utopia), mezzi alternativi , quali treni locali, inadeguati (perennemente in ritardo, servizi inagibili, erogatori biglietti non funzionanti) etc etc.

    L’opzione “umana” è l’auto privata che, gravata di bollo, assicurazione, benzina e, pure, posteggio, si trasforma in una gallina dalle uova d’oro, ma non certo per chi è costretto a subire. Il candidato alle prossime elezioni comunali, Marco Doria, in un’intervista televisiva, sembra aver “biascicato” qualcosa in proposito all’abolizione delle strisce blu, ma l’accenno è stato tanto fugace che viene il sospetto della solita “butade” pre-campagna elettorale da non pubblicizzare troppo perché, poi, le promesse vanno mantenute.

    Penso con nostalgia alle biciclette pubbliche parigine che da noi, grazie alla mitezza del clima e se dotate di un supporto ad elettricità per le salite, sarebbero un ottimo mezzo per sfoltire il traffico, ridurre lo smog e fare un po’ di sport facile, nei tratti in cui la strada ripiana. Naturalmente alla “parigina” e cioè con un parking mezzi ogni 50 metri, praticamente sotto casa e in tutte le vie della città.

    Ma questa è una cosa da illuminati ben lontano da una realtà che riesce a fare posteggi blu sulle strisce gialle degli autobus (vedi corso Sardegna o via Canevari) o si inventa coreografiche ”linee” estive, quelle che ci hanno dilettato, la scorso anno, in Corso Italia. La sconsolata impressione che se ne trae è una sola: fedeli alla nomea storica che indica i genovesi come consumati commercianti, i nostri governati, prima di pensare al benessere dei cittadini, “rimuginano” sul metodo più immediato per rimpinguare le casse del Comune con ogni mezzo lecito e non, a dispetto della stessa sentenza del Tar.

    Adriana Morando

  • Legge di iniziativa popolare per tassare le bevande alcoliche

    Legge di iniziativa popolare per tassare le bevande alcoliche

    La difesa della salute dei consumatori è al centro della proposta di legge di iniziativa popolare sulle bevande alcoliche, preparata da Assoutenti Liguria e Società Italiana di Alcologia-sezione ligure.

    Un testo articolato in 4 punti, intitolato “Informazione all’uso e tassazione delle bevande alcoliche”, che propone in primis, a partire dal 1 gennaio 2013, di tassare gli alcolici sulla base del contenuto di etanolo espresso in gradazione alcolica.

    Al punto 2, sempre da inizio 2013, per quanto riguarda la correttezza delle informazioni fornite al consumatore, si sollecita di imporre l’obbligo al produttore di riportare in maniera chiara e visibile su tutti i contenitori di bevande alcoliche, la dicitura “l’alcol nuoce gravemente alla salute e provoca il cancro.

    L’articolo 3 invece promuove un’imposta aggiuntiva su qualsiasi forma di pubblicità delle bevande alcoliche, pari al 3% del fatturato prodotto. Infine al punto 4 l’iniziativa popolare richiede, a partire dal 1 gennaio 2022, di vietare qualunque pubblicità relativa agli alcolici.

    I primi firmatari sono stati Gianni Testino, Vicepresidente Associazione Italiana di Algologia e Furio Truzzi, Vicepresidente Assoutenti Liguria.

    Da inizio settimana, in giro per la città, saranno presenti i banchetti per la raccolta firme.
    Sembra che l’iniziativa abbia già suscitato l’adesione informale e trasversale di alcuni parlamentari liguri che potrebbero fornire il loro appoggio per portare avanti la proposta di iniziativa popolare quando quest’ultima giungerà in Parlamento.
    Ma l’impresa non è semplice perché per far sì che il testo approdi a Roma, prima occorrerà raccogliere ben 50 mila firme.

     

    Matteo Quadrone

  • Ilva Cornigliano 2006-2008 a Palazzo Rosso

    Ilva Cornigliano 2006-2008 a Palazzo Rosso

    Palazzo RossoGiovedì 23 febbraio alle ore 17,30 inaugura la mostra Ilva Cornigliano 2006-2008, che rimarrà aperta negli Spazi espositivi Auditorium Musei di Strada Nuova di Palazzo Rosso fino al 25 marzo 2012.
    Uno straordinario reportage fotografico sulla dismissione degli impianti produttivi di Cornigliano a cura di Ivo Saglietti e Federica De Angeli.

    Il primo appuntamento di GenovaFotografia 2012 propone dunque un viaggio attraverso le aree un tempo occupate dal più importante stabilimento siderurgico nazionale che oggi tentano di riacquistare una nuova fisionomia in un rinnovato equilibrio socio-urbanistico.

    Terminata l’era delle grandi industrie a partecipazione statale, e con il passaggio ad una fase post-industriale, Genova ritorna ad essere un importante crocevia commerciale con una forte vocazione turistica.
    Ilva Cornigliano piantinaNel 2005 la chiusura dell’altoforno comporta un miglioramento delle condizioni ambientali. Sempre nello stesso anno è firmato l’accordo definitivo con l’impresa ILVA (Gruppo Riva), che riconsegna oltre 300.000 m2 alla disponibilità pubblica.
    Nel 2006 iniziano le demolizioni delle strutture presenti nelle aree da restituire alla città.
    Tra il 2006 e il 2008 Ivo Saglietti e Federica De Angeli hanno eseguito le immagini di questo cambiamento, realizzando la documentazione fotografica dedicata alla dismissione degli impianti produttivi

    Oltre agli autori saranno presenti Andrea Ranieri, Assessore alla Cultura del Comune di Genova, Giuseppe Berta, docente di Storia Contemporanea all’Università Bocconi, Enrico Da Molo, Direttore della Società per Cornigliano, ed Elisabetta Papone, direttrice del Centro di Documentazione per la Storia, l’Arte, l’Immagine di Genova, ideatrice e responsabile di GenovaFotografia

    Orari: da martedì a venerdì ore 9 – 19
    sabato e domenica ore 10 – 19
    ingresso libero

     

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Teatro Sociale di Camogli, verso la riapertura del cantiere

    Teatro Sociale di Camogli, verso la riapertura del cantiere

    Teatro Sociale di CamogliDopo trentanni di silenzio e abbandono (un unico intervento nel 1980 ad opera della Provincia di Genova per la messa in sicurezza del tetto), il Teatro Sociale di Camogli sul finire del 2009 torna agli onori della cronaca grazie all’apertura del cantiere per l’avvio dei lavori di restauro e messa in sicurezza.

    Un evento atteso con grande partecipazione da tutti i camoglini, una conquista ottenuta grazie all’impegno di Silvio Ferrari che ha costituito la Fondazione del Teatro, ha contrattato con i palchettisti (ovvero i proprietari del teatro, si tratta infatti di una proprietà divisa fra più privati) e con le istituzioni restituendo entusiasmo all’intera cittadina. Un entusiasmo culminato con la decisione spontanea di 100 famiglie che hanno raccolto 26mila euro e si sono costituiti associazione (“Gli Amici del Teatro Sociale”) per entrare nella Fondazione. (In coda l’intervista a Marta Puppo, presidente dell’associazione)

    Ma per dare nuova vita al teatro la cifra complessiva supera i 2 milioni di euro… L’impegno di questi cittadini è ripagato con l’annuncio di un fondo statale Fas (Fondo aree sottoutilizzate), del contributo di Regione e Provincia, della Fondazione Carige, ma anche dei vicini comuni rivieraschi, e si arriva così alla tanto attesa apertura del cantiere. Una festa per Camogli, l’associazione monitora il cantiere pubblicando online un diario dei lavori, con immagini e riprese.

    Ma il 29 giugno 2011 la ditta SACAIM, che si era aggiudicata l’appalto, la stessa azienda che ha ricostruito il Teatro La Fenice a Venezia, sospende i lavori perché in credito di quasi 700.000 euro. Non ci sono i soldi per pagare gli operai, i fondi Fas sono bloccati e la Regione non può anticiparli. Da quel giorno il cantiere è abbandonato.

    Fondazione e associazione, però, non si danno per vinti. Continuano a pressare le istituzioni e a stimolare la partecipazione non solo della gente di Camogli, ma di tutta la riviera di Levante. Poche settimane fa, grazie anche all’impegno della Regione e degli enti coinvolti, arriva l’annuncio dello sblocco dei fondi statali. Un milione e 700 mila euro per far riprendere i lavori.

    Ma non è finita qui, il definitivo epilogo positivo si fa ancora attendere. La somma c’è (e questa è una certezza), ma deve ancora essere deliberata e fonti della Regione fanno sapere che il fondo sarà a disposizione della Fondazione del Teatro solo una volta terminate le procedure amministrative e trasmessa in Regione la documentazione: “La Regione può consegnare il fondo solo a una Fondazione in grado di gestire il Teatro”.

    Non c’è dubbio che quello della gestione sia un tema da affrontare, i volontari già da tempo organizzano incontri a questo proposito, stanno lavorando per creare una commissione all’interno della Fondazione che possa stabilire le linee guida, proposte e progetti non mancano. Un “intoppo burocratico”, quindi, che non potrà e non dovrà impedire ai denari di arrivare finalmente nelle casse della Fondazione per permettere la riapertura del Teatro Sociale. Questo, ne siamo convinti, rimane l’obiettivo imprescindibile di tutte le parti in causa.

    Abbiamo incontrato l’architetto Marta Puppo, presidente dell’associazione “Gli Amici del Teatro Sociale”:

    L’associazione nasce da un’iniziativa che si chiamava “Iniziativa delle 100 famiglie“. Raccontaci cosa è accaduto a Camogli due anni fa… “L’idea era che 100 famiglie camogline, ma non solo, più precisamente direi persone interessate alle sorti di Camogli e del suo Teatro, si tassassero con un minimo di 250 euro a testa per poter entrare nella Fondazione del Teatro e partecipare attivamente alla sua riapertura. L’ingresso nella fondazione richiedeva il versamento di una quota, siamo riusciti a raccogliere 26mila euro. Certo, si tratta di un versamento simbolico se si pensa alla somma totale per il restauro, ma penso sia un bellissimo messaggio, a Camogli c’è grande partecipazione per quanto riguarda il Teatro, c’è grande attesa per la riapertura…”

    In questi sei mesi di chiusura forzata del cantiere la Fondazione non si è certo data per vinta… “Questo tempo di fermo del cantiere non è stato un periodo di fermo per la Fondazione, noi abbiamo cercato ulteriori fondi per riuscire a portare a termine non solo i lavori preventivati ma anche ulteriori interventi che in un primo momento non erano stati finanziati, come ad esempio la facciata…”

    E per quanto riguarda la gestione? “Stiamo lavorando molto su questo aspetto, è fondamentale che sia messa in atto una buona gestione per far si che il teatro possa essere vivo una volta restaurato e riaperto. Vogliamo che si faccia una commissione all’interno della Fondazione per stabilire le linee guida, che non vuol dire decidere già chi sarà a gestirlo, non è il soggetto in sé la cosa importante adesso; vogliamo però avere le idee chiare su quello che dovrà essere il nuovo Teatro Sociale. Abbiamo fatto una serie di incontri con altri teatri come lo Stabile e l’Archivolto di Genova, abbiamo incontrato tecnici ed esperti. Sono venute fuori idee e proposte interessanti, tra cui quella di un teatro per i cosiddetti “spettacoli zero” e quella di un luogo dedicato all’alta formazione musicale… Insomma, vogliamo che chiunque verrà a gestire questo teatro si trovi già un progetto ben delineato.”

     

     

    Gabriele Serpe

    Video di Daniele Orlandi

     

  • Dopping, la voce del cinema a La Claque

    Dopping, la voce del cinema a La Claque

    BergalloLunedì 2o febbraio a partire dalle ore 21 a La Claque Alessandro Bergallo e Alessandro Barbini saranno i protagonisti di Dopping, la voce del cinema.

    Un gioco spettacolo in cui i due eccentrici conduttori inviteranno il pubblico a doppiare le scene più famose del cinema mondiale. A fine serata saranno votati i doppiatori più bravi dal pubblico.

    Come in ogni film non mancherà la colonna sonora, eseguita dal vivo dai GNU Quartet. Lo spettacolo sarà inframmezzato dalle danza a tema horror dalla compagnia francese Cadmium Mood Hervè Sika di Parigi.

    Horror, commedia, western, avventura, tutti i generi si mescoleranno sul palco per dare vita a un film che si preannuncia indimenticabile.

    Ingresso 7 euro

  • IoRicreo: a Genova fai-da-te e riciclare i rifiuti diventano arte

    IoRicreo: a Genova fai-da-te e riciclare i rifiuti diventano arte

    Avete presente quella miriade di oggetti inutili che tenete radunati in enormi scatoloni in soffitta (o in cantina, a seconda delle possibilità) e che un giorno o l’altro vi deciderete a buttare via? Bene. Sapete che ciascuno di quegli oggetti può essere riutilizzato e/o trasformato in un’opera d’arte?

    Nel 2007 due studenti universitari di Genova decidono di mettere in pratica la loro passione per i temi legati a ecologia e rispetto dell’ambiente e danno vita a un’associazione che mira a spiegare divertendo come si può fare del bene per il pianeta e al tempo stesso dare sfogo alla propria vena artistica.

    IoRicreo è un’associazione che attraverso incontri e laboratori mira alla diffusione della buona pratica del riciclo creativo: prendere oggetti che normalmente finiscono nella spazzatura – plastica, vetro, carta, materiali di scarto di vario genere – e ideano modi sempre nuovi per rimetterli a nuovo. Un modo per combattere gli sprechi e al tempo stesso insegnare l’arte del fai da te in un modo inusuale: chiunque voglia partecipare alle attività dell’associazione è il benvenuto, purché condivida i temi del rispetto dell’ambiente e dell’autoproduzione creativa.

    Marta Traverso

  • Non hai la tv? Non importa, devi pagare lo stesso il canone Rai

    Non hai la tv? Non importa, devi pagare lo stesso il canone Rai

    No, non è ancora finita: se pensavate che il 31 gennaio fosse il termine ultimo per non sentir più parlare di canone Rai per i prossimi dodici mesi, sappiate che l’azienda di (teoricamente) servizio pubblico radiotelevisivo ci invita a pagare la tanto odiata tassa entro il 29 febbraio con una piccola aggiunta sull’importo.

    Se la recente inchiesta del Fatto Quotidiano sugli sprechi in Rai non è sufficiente, ecco una nuova notizia destinata a suscitare non poche polemiche.

    Sembra infatti che per pagare il canone Rai non serve avere la tv in casa. L’azienda ha infatti mandato a circa 5 milioni di aziende italiane un’ingiunzione di pagamento. Niente di strano, se non fosse che buona parte di queste aziende non ha un televisore nei propri uffici: ha piuttosto computer, tablet, iPad o smartphone, dispositivi diversi dalla tv ma che “potenzialmente” danno la possibilità di vedere o ascoltare i programmi Rai attraverso lo streaming.

    L’innovativo procedimento prende le sue origini da un regio decreto del 1938, il quale impone che «Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento». Prima ancora che fossero inventati i transistor, è nata la magagna che sta facendo infuriare non poco milioni di imprenditori in tutto il nostro Paese, che tramite le associazioni di categoria sta protestando contro il pagamento di una tassa che potrebbe costare loro dai 200 ai 6.000 € l’anno a seconda della tipologia merceologica.

    Marta Traverso

  • Gruppi genovesi e musica live a Genova: Temple of Deimos

    Gruppi genovesi e musica live a Genova: Temple of Deimos

    Deimos è uno dei figli di Marte e Venere, ed è anche un satellite di Marte.

    Ed è Temple of Deimos che hanno deciso di chiamarsi Fabio, Matteo e Riccardo nel creare il loro progetto musicale, che parte nel 2006 e vede un primo EP nel 2007. I

    Temple of Deimos pubblicano poi l’album omonimo nel 2010, dopo averlo registrato nel 2009 sotto la direzione artistica del produttore indipendente David Lenci (che inoltre canta insieme a Fabio in una delle tracce).

    Di lì parte un lungo tour di 46 date (terminerà a giugno 2012), che porta i ragazzi a suonare lungo tutta la penisola.

    Nella sua storia la band ha fatto da supporter a nomi come Meganoidi, Giorgio Canali e Pete Doherty. “Suonare fuori è sempre una scommessa –dice Matteo- ma quando la serata va bene dà ovviamente una grande soddisfazione”. Fabio: “Non tutte le serate sono perfette, a volte ci si mettono tanti fattori tra cui magari nove ore di viaggio, ma siamo orgogliosi di poter dire che la maggior parte delle esibizioni è andata bene.

    La cosa più importante comunque è l’umiltà: testa bassa e rispetto per tutti, specie per il pubblico. Suonare tanto, impegnandosi sempre. Alla fine a forza di suonare il gruppo diventa un tutt’uno e tante cose vengono naturali. Certo, c’è sempre l’elemento agitazione… invece di sfumare con l’esperienza, più invecchio e più ne soffro!”

    Prossimi progetti: un nuovo disco, nato praticamente on the road e che sarà registrato a Genova.

    Temple of DemoisGenere: Rock
    Fabio Speranza – voce e chitarra
    Matteo Pinna – batteria
    Riccardo Eggenhöffner – voce e basso
    (David Lenci – tecnico del suono e guest vocal in Gulp Me Down)

     

     

     

  • Serata del Brunello di Montalcino al ristorante A due passi dal Mare

    Serata del Brunello di Montalcino al ristorante A due passi dal Mare

    Ristorante A due passi dal MareIl ristorante A Due Passi dal Mare di via Casaregis 52 r, 010/588543 propone venerdì 24 febbraio la serata de ” Il Grande Brunello di Castiglion del Bosco ‘o4, in abbinamento ai piatti:

    Ballottine di carne Fassone al profumo di maggiorana su fonduta
    Risotto con zucca gialla mantecato al San Stè
    Ventaglio di petto d’anatra con “friarielli”, patate nocciole e salsa al fondo bruno
    Mousse di cioccolato fondente Valrhona con cialda alle mandorle

    Il costo è di 45 euro tutto compreso

  • “The Rocky Horror Picture Show” al teatro Govi

    “The Rocky Horror Picture Show” al teatro Govi

    Unconntional CastIn occasione del Carnevale l’UNconventional Cast torna a casa per organizzare il gran ballo in maschera!
    Tra lustrini, pailettes e boa di struzzo la compagnia presenta il “Rocky Horror” in double feature, come nella migliore delle tradizioni transilvane: i protagonisti si confondono tra il pubblico cantando, recitando e ballando sulle immagini del film di ‘O Brien, che viene trasmesso in contemporanea sul fondo della scena.

    Un evento diventato ormai tradizione al Teatro Rina & Gilberto Govi di Genova Bolzaneto, proclamato ufficialmente la Horror House dell’UNconventional Cast: ogni due mesi il palco del Govi diventa cornice della storia più rock e trasgressiva di sempre.

    Lo spettacolo avrà inizio alle ore 21,00.
    Prezzo dei biglietti:
    Intero: € 15,00
    Ridotto: € 12,00

  • Storia di Genova: piazza della Nunziata e i balestrieri genovesi

    Storia di Genova: piazza della Nunziata e i balestrieri genovesi

    Ingresso Basilica di Piazza dell'Annunziata

    La Storia di Genova, articoli e video – Vai all’approfondimento su GuidadiGenova.it

    Nel caos del traffico cittadino c’è una piazza, un po’ snobbata dalle guide e dai percorsi turistici anche perché, diciamolo, soffocata dal transito rumoroso di mezzi di tutti i tipi, con palazzi smorti nel loro non-colore che avrebbero bisogno di un provvido restyling e in perdente competizione con le più nobili e vicine Via Cairoli, via Balbi nonché tutto il cuore pulsante del Centro Storico. Eppure Piazza della Nunziata potrebbe stupire con tanti racconti che l’hanno vista muta testimone di passate vicende umane.

    Campeggia in questo luogo la monumentale chiesa dedicata alla SS. Annunziata del Vastato. Piccola pieve, limitata nella superfice dalla presenza di due torrentelli, oggi incanalati nel sottosuolo, il rio di Carbonara e il rio di Vallechiara, vide gli albori nel 1228 con il nome di S. Maria del Prato.

    Dai Fratelli della Regola degli Umiliati, primi religiosi a curarne la costruzione, passò ai Conventuali di S. Francesco di Castelletto che la ingrandirono (1520-1530), grazie al congruo contributo in denaro di Francesco Spinola e la dotarono di un ampio sagrato, previa demolizione di alcune case, azione da cui deriverebbe il termine “guastato” o del “vastato”, anche se qualcuno sostiene che il toponimo è da riferirsi ad “a-stu”, luogo all’aperto dove antichi liguri si riunivano in parlamento.

    Fu grazie, però, ai nobili Lomellini se i nuovi proprietari, i Frati minori Osservanti dell’Annunziata di Portoria, la completarono nelle sue attuali forme barocche(1591-1625), rendendola un vero museo della storia dell’arte genovese del ‘600. Mirabili sono la facciata di Taddeo Carlone, il pronao neoclassico con il grandioso timpano, sorretto da sei colonne, di Carlo Barabino, gli affreschi della navata centrale dei fratelli Giovanni e Giovanni Battista Carlone o quelli delle due navate laterali dove, insieme ai più noti Grechetto, Fiasella, Cambiaso, Strozzi, troviamo opere di ben altri 19 pittori, tra le quali alcune di grande valore artistico come Il Cenacolo (G.C. Procaccini) che campeggia sopra l’ingresso o l’Annunciazione (D. Piola) in una delle cappelle laterali.

    Il Paradiso, affresco di Andrea Ansaldo, che impreziosisce la cupola centrale, è famoso, poi, per essere stato causa di un agguato, teso al pittore da colleghi invidiosi, dal quale si salvò miracolosamente. La querelle tra artisti, rosi da gelosie e rivalità, erano molto frequenti in quei tempi, come lo testimonia il fatto che l’Ansaldo era già scampato ad un episodio analogo. Venuto a conoscenza che era stato affidato al rivale Giulio Benso l’incarico di dipingere “S. Antonio fra gli Angeli”, per l’Oratorio di S. Antonio Abate, su cui, pare, vantasse dei diritti di prelazione, l’artista affrontò con decisione il concorrente che, però, più giovane e armato di un “ferro”, lo ridusse così a mal partito che per poco non ne morì.

    Basilica di Piazza dell'AnnunziataBasilica di Piazza dell'Annunziata

    Meno fortunato fu Luciano Borzone che, mentre dipingeva il Presepe, visibile a sinistra dellacappella maggiore, cadde maldestramente dall’impalcatura e perì. Deceduti per peste, anni più tardi (1645) anche i suoi figli chiamati a terminare l’opera del padre. Sorte infelice, ugualmente, per il duca Giuseppe Bouffleurs, giunto con le sue truppe a difendere Genova da un possibile ritorno degli austriaci. Poco più di un anno dopo (1747), come si legge in un antico testo, il vaiolo chiamò il poveretto “ad altra gloria”. La stima dei genovesi, che “lo piansero a calde lacrime” perché “ avevano ammirato in lui il modello d’ogni virtù cristiana”, indusse il Senato dell’epoca a conferirgli un posto nel libro d’oro della nobiltà genovese. Questo privilegio aveva come conseguenza l’opportunità di inserire lo stemma della Repubblica nel blasone di famiglia e la possibilità di essere sepolto in una chiesa, scelta che cadde su quella dell’Annunziata, dove ancora giace davanti alla cappella dedicata a S. Luigi.

    Spostiamoci sul “Vastato” e caliamoci nell’anno 1601: nella piazza una grande forca è stata allestita per l’impiccagione di Giovanni Giorgio Leveratto. La triste storia inizia quando Maria de’ Medici, moglie di Enrico IV di Francia, fu costretta a soggiornare a Portofino per le pessime condizioni del mare. Qui conobbe un certo Gian Battista Vassallo che, seguitala in Francia, per accrescere il suo prestigio agli occhi della regina, progettò di consegnare Genova ai francesi. Per ordire la congiura, si rivolse al cognato Leveratto, medico genovese, che pensò di introdurre i nemici nella città attraverso una piccola porta nei pressi di Carignano. Ma il tradimento di Antonio Morasso, proprietario della casa da cui sarebbero dovuti partire i cospiratori, fece fallire il piano, piano prontamente confermato dal traditore al primo “rendez vous” con gli strumenti di tortura. Spettacoli molto più ameni si tenevano, invece, nei giorni festivi, ma per scoprirne i protagonisti, bisogna prima parlare di un’antica e terribile arma: la balestra.

    Il “Vastato” era l’ampio spiazzo davanti alla chiesa di piazza della Nunziata, dove nel XIII secolo, si esercitavano i balestrieri, così come, dopo le funzioni religiose nei giorni festivi, si poteva assistere alle loro esibizione a Prè, a Sarzano, sulla spianata dell’Acquasola e in tutte le piazze antistanti le parrocchie. Vere e proprie competizioni, accompagnate da un tifo da stadio con applausi, fischi, discussioni, risse, si concludevano con l’assegnazione di ricchi premi: “ille qui primo dabat in signo” (chi per primo risultava vincitore) riceveva “una tazza de bono ariento”, il secondo 10 paia di braccia di tessuto di lana, il terzo una nuova balestra completamente accessoriata. Se ne trova memoria nei libri amministrativi delle spese: esborso di 10 lire per la valle di Voltri (1338) usate per l’acquisto di due tazze di argento, così per gli anni successivi, sceso a 6 lire e 5 soldi, per una sola tazza in tempi di crisi (1415) ect.

    Col nome di “Balistariis” erano il vero corpo “d’elitte” delle milizie genovesi, famosi per perizia, precisione, sprezzo del pericolo e prendevano il nome dalla terribile arma di cui erano equipaggiati: la balestra. Le origini di questo strumento bellico sono incerte ma, comunque, antichissime, basti pensare che, nel 500 a.C., viene citata nel trattato cinese dell’Arte della Guerra, in cui il capo militare Sun Tzu ne descrive i mirabili pregi: “il potere è come la contrazione di una balestra, la tempestività come lo scoccare di un dardo…”. Dalla Cina si diffuse in Medio Oriente nel 900 d.C. e fu importata in Europa intorno all’XI secolo.

    Antenata della balestra, in uso presso greci e romani fin dal II secolo a.C., era la “balista”, una grande macchina da guerra in grado di scagliare enormi pietre con cui far saltare le merlature delle mura. Parente più prossima era, invece, quella chiamata “streva”, denominata in seguito “a gamba” o “a tibia”, perché si ricaricava a terra utilizzando la staffa in ferro al centro dell’arco. Poco veloci da riarmare, avevano bisogno dei Pavesari, uomini armati di lancia e scudo (pavese) per proteggere il balestriere durante questa manovra. Facile e maneggevole era la “manesca”, usata per difesa personale ma, a Genova, si usava la ”balestra a staffa”, più grande di quella cinese e più piccola di quella “da posta” (difesa statica) ma così micidiale da superare le altre per gittata (più di 400 m) e con potenza tale da forare una corazza o trapassare un cavallo, tanto da essere etichettata come “arma infernale e sconveniente per i cristiani” da Papa Innocenzo II, nel corso del Concilio Laterano del 1139.

    Il fusto in faggio, in rovere o in tasso italiano, la corda fatta di canapa intrecciata, un peso complessivo di 6 chili erano alcune caratteristiche di una vera opera d’arte la cui realizzazione era affidata a specialisti, riuniti nella corporazione dei “Balistari” (1275), mentre i dardi erano forniti da privati, i “Quarellarii” detti anche “Magister Verretonorum”, o dalla Zecca. In questo ultimo caso erano detti “buoni” e, per statuto, non potevano mancare su navi o in roccaforti da difendere. E’ proprio nella registrazione del carico delle navi, che partirono per la prima crociata (1098), dove troviamo notizie certe della presenza dell’arma nella nostra città ma, solo alla fine del 1100, venne istituito un vero corpo di armigeri che in pochi anni diventò la punta di diamante dell’esercito di S. Giorgio, con una precisa organizzazione che prevedeva la suddivisione in “bandiere”, composte ciascuna da 20 uomini, comandate da un conestabile.

    Regolarmente salariati, avevano una “ferma” di 3-6 mesi e un ”garante” che rimborsava lo stipendio esborsato dalla Repubblica, pena il carcere, in caso di loro defezione. Lo stesso Comune permetteva di requisire, con l’esposizione di un cippo contrassegnato dalle loro insegne, qualsiasi terreno fosse necessario per l’allenamento e, nel 1352, lo stesso Comune giunse ad acquistare un terreno dell’Abbazia di S. Stefano per questo scopo.

    Tra il 1100 e il 1400 furono la milizia più addestrata e meglio pagata d’Europa da cui i genovesi cercarono di trarne profitto “affittandoli”. Il loro primo impiego mercenario data 1173, quando venne firmato un trattato tra il marchesato di Gavi e Genova, con l’impegno di un intervento in caso di bisogno, seguito da quello del 21 febbraio 1181 in cui ,“in nomine Domine”, i Consoli liguri si impegnavano a fornire ad Alessandria 200 arcieri, e 10 “maestri” (balestrieri). Con un capovolgimento di fronte, fu ad Asti (1245) che furono “locati”, per un mese, “100 balestrieri appiedati e 20 a cavallo da impiegare contro la vicina città di Alessandria”. La loro temibile fama fu quella che indusse Federico II a rilasciare un gruppo di prigionieri, dei 500 mandati a difendere Milano (1245), privati di un occhio e della mano destra perché non potessero tornare ad esercitare la loro arte bellica. Genova, riconoscendo il loro sacrificio, cosa inconsueta per quei tempi e per la proverbiale tirchieria, istituì per loro una regolare pensione. Finita la carriera con l’avvento delle armi da fuoco, oggi, per chi vuole saperne di più, esiste nella nostra città la Compagnia dei Balestrieri del Mandraccio, con sede presso la Casa del Boia, in piazza Cavour, dove è allestito un Museo di armi e costumi.

     

    Adriana Morando

  • Scuola calcio popolare per i bambini del centro storico

    Scuola calcio popolare per i bambini del centro storico

    Riportare lo sport alla sua dimensione originaria, ludica  e popolare – questa la filosofia di fondo, da sempre, della Uisp (Unione italiana sport per tutti)– e nel contempo riappropriarsi dei luoghi del quartiere, viverli e conoscerli, semplicemente giocando. È l’obiettivo della “Scuola calcio popolare” per i bambini della scuola elementare Daneo, nel centro storico genovese, partita nell’ottobre 2011.

    <<Questo è il terzo anno che organizziamo pomeriggi di doposcuola sportivo per i bambini della Daneo – spiega Fabrizio De Meo, Uisp Genova –  in passato abbiamo proposto corsi di danza e svariate attività motorie, oggi la scuola calcio>>. Un progetto che si inserisce all’interno dei Laboratori educativi territoriali – promossi dalla legge 285/1997 (Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza) – realizzati in collaborazione con il Comune di Genova.

    <<A partire da questa indicazione, l’interpretazione della Uisp è stata quella di riportare i ragazzi  a giocare fuori dalle mura scolastiche, all’aperto, in strada, come si faceva una volta – continua De Meo – infatti le attività della scuola calcio si svolgono nel vicino campetto soprastante la chiesa di San Siro, uno spazio sottoutilizzato che cerchiamo di far rivivere>>.

    L’iniziativa rappresenta l’ideale prosecuzione delle attività che, ormai da anni, la Uisp promuove nel centro storico. In particolare occorre menzionare “Olympic Maghreb” , un progetto di inclusione sociale attivo dal 1993, rivolto ai giovani extracomunitari che vivono nei vicoli. L’obiettivo è offrire a tutti l’opportunità di fare sport a costo contenuto. <<La maggioranza dei ragazzi coinvolti proviene dall’area maghrebina – racconta De Meo – le attività sportive principali sono calcio e podismo>>.

    Per quanto riguarda invece la scuola Daneo, il progetto si concentra sui piccoli abitanti del centro storico. L’attività di doposcuola è infatti aperta a tutti, non solo agli studenti della Daneo. Per il momento parliamo  di una quindicina di bimbi, compresi in una fascia che va dalla 2° alla 5° elementare. <<Ogni pomeriggio dalle 16:30, appena usciti da scuola, fino alle 18:00, i bambini hanno a disposizione due educatori – continua De Meo – Offriamo un’opportunità alle famiglie che per esigenze lavorative hanno bisogno di un supporto anche nelle ore pomeridiane>>.

    <<Proviamo ad insegnare a giocare a calcio divertendosi, vivendolo come un gioco – racconta De Meo – l’aggettivo “popolare” accostato alla scuola calcio non richiama solo il basso costo che le famiglie sostengono, ma anche un diverso approccio a questa disciplina sportiva rispetto a quello che solitamente ha visibilità mediatica. Si gioca a calcio, cosa che piace a tutti i bambini e lo si fa senza esasperare l’aspetto agonistico, imparando a rispettare i compagni e gli avversari e, soprattutto, lasciando esprimere i bambini nel loro piacere di giocare, che  poi è l’aspetto più importante>>.

    Ma il tentativo di riportare i bambini a vivere i luoghi del proprio quartiere, non si limita al centro storico. Infatti, sempre dallo scorso autunno, a Castelletto, in collaborazione con l’associazione sportiva e ricreativa A.A.O. Argento Vivo, la Uisp promuove un corso di “pallastrada” rivolto ai bambini dai 5 agli 8 anni.

    <<Il nome pallastrada è evocativo dello sport di cui si parla nel libro “La Compagnia dei Celestini” di Stefano Benni – spiega De Meo – si giocava a pallastrada in campi dal terreno poco agevole, con l’obbligo di non avere scarpe “da gioco”>>. Caratteristiche che davano alla pallastrada un aspetto meno rigido ed agonistico. <<Si tratta di un vero e proprio ritorno alle origini quando si imparava a giocare per strada e le capacità motorie si mettevano alla prova all’aperto>>, conclude De Meo.

    In pratica i più piccoli hanno la possibilità di sperimentare tutti i modi possibili – tradizionali ed inventati – per giocare a palla. Il corso si svolge nella palestra di San Nicola il lunedì e venerdì dalle 16,30 alle 17,30. Ma l’obiettivo è quello di sviluppare i giochi anche all’esterno, per fare in modo che le piazze e gli altri spazi pubblici possano essere utilizzati dai bambini per fare sport.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Si può vivere senza facebook? Incontro al Berio Cafè

    Si può vivere senza facebook? Incontro al Berio Cafè

    FacebookIl Berio Cafè in via del Seminario ospita martedì 21 febbraio alle ore 18  un incontro dibattito dedicato a facebook, per capire come il social network più famoso del mondo ha influenzato la vita quotidiana delle persone e il modo di fare e percepire l’informazione.

    Il primo appuntamento dell’iniziativa “Facebook Pause” fu il 21 dicembre 2011 con l’inizio del “non monitoraggio” dell’account di Adriano Casissa, nel secondo incontro del 21 febbraio il blogger “congela” il suo account facebook e infine ci sarà un terzo appuntamento (il giorno 21 marzo 2012 alle ore 17 sempre al BerioCafè) durante il quale Adriano Casissa chiuderà definitivamente il suo account Facebbok.

    Partecipano al dibattito la direttora di mentelocale Laura Guglielmi, il blogger Adriano Casissa, la book blogger Marta Traverso e l’avvocato Guido Scorza.

    L’evento viene trasmesso in streaming attraverso il canale Ustream Beriocafe e raccontato live su Twitter con l’hashtag  #fbpause
    E’ possibile intervenire a distanza tramite Skype: nome skype beriocafe
    La partecipazione è libera, gratuita e non richiede iscrizione.

  • Quaz-art: un nuovo portale web per artisti d’avanguardia

    Quaz-art: un nuovo portale web per artisti d’avanguardia

    arteProsegue il viaggio di Era Superba alla scoperta dei numerosi spazi che il web offre gratuitamente ad artisti di ogni ambito e corrente: a partire dal nostrano Genova Creativa sono tantissime le opportunità a costo zero che la Rete mette a disposizione dei creativi, grazie al lavoro di persone che decidono di mettere in pratica le loro competenze e creare un nuovo portale.

    Dopo il social network per musicisti Wmw, presentato la scorsa settimana in parallelo al Festival di Sanremo, il progetto per aspiranti registi Cineama e è il turno di Quaz-Art, progetto di Ferruccio Lipari dedicato in modo specifico all’arte sperimentale e di avanguardia.

    Un portale rivolto a tutti quegli artisti che operano nel campo visivo – pittura, fotografia, grafica, design, arte digitale – e il cui stile fuoriesce dai tradizionali canoni a cui anni di lezioni di storia dell’arte ci hanno abituato. Iscriversi al sito è completamente gratuito e ogni artista può disporre di una vetrina in cui mettere in mostra le proprie opere, come una galleria d’arte virtuale.

    Per proporsi come artista e chiedere uno spazio nel portale è sufficiente contattare il suo fondatore all’indirizzo ferrucciolipari@gmail.com.

    Marta Traverso

  • Progetto letterario L’Alga 2012: bando del concorso per scrittori

    Progetto letterario L’Alga 2012: bando del concorso per scrittori

    scritturaAperte le selezioni per la terza edizione del Progetto Letterario Alga, che mette in palio per i suoi partecipanti la possibilità di vedere pubblicata la propria opera in cartaceo e/o digitale.

    Sono ammessi al concorso autori di ogni nazionalità, purché gli elaborati siano in lingua italiana. Si può inviare un manoscritto composto da un romanzo o raccolta di racconti inediti a tema libero, con una lunghezza minima complessiva di 100.000 battute, all’indirizzo mail libri@premioalga.it e in tre copie cartacee all’indirizzo “Progetto Alga c/o Pradelli, corso Arimondi 17, 10129 Torino” entro il 28 febbraio 2012. Nella mail devono essere indicati nome, cognome, e‐mail e numero di cellulare dell’autore.

    Una giuria selezionerà dieci manoscritti che avranno i seguenti premi:
    – 1°‐5° classificato: i lavori saranno pubblicati nella collana “Edizione 2012” su supporto cartaceo e digitale (ebook).
    – 6° – 10° classificato: pubblicazione su ebook.

    In entrambi i casi le spese di pubblicazione e distribuzione saranno interamente sostenute da Alga e gli autori non saranno tenuti ad acquistare alcuna copia.

    Marta Traverso