Anno: 2012

  • Giovani architetti: concorso di idee per trasformare la città

    Giovani architetti: concorso di idee per trasformare la città

    Giovani idee per ridisegnare la città, 77 partecipanti, 18 progetti esposti. Sono i numeri finali del concorso lanciato dall’associazione di studenti di architettura, Architecture 4G,  con il patrocinio della facoltà di Architettura dell’Università di Genova e dell’Ordine degli Architetti del capoluogo ligure. Alla Loggia di Banchi, fino al 10 marzo, è possibile ammirare tutti gli elaborati.

    I temi proposti sono 4: le ex aree industriali e il waterfront di Multedo, l’ex ospedale psichiatrico di Quarto, il centro storico (in particolare Maddalena, De Ferrari, Porto antico) e la sopraelevata.
    Gli ultimi due – centro storico e sopraelevata – hanno suscitato il maggiore interesse degli studenti che hanno lavorato suddividendosi in gruppi alla ricerca di soluzioni innovative, ma allo stesso tempo compatibili con la realtà urbana e l’effettiva fattibilità e sostenibilità delle proposte.

    Obiettivo del concorso era descrivere ed immaginare la città <<Guardando dove tutti gli altri non guardano, verso dettagli che ad altri appaiono invisibili, in modo tale da far emergere tutte le potenzialità inespresse>>, spiega l’associazione Architecture 4G.
    La mostra sarà l’occasione per confrontarsi con i professionisti del mestiere, ma non solo. La speranza infatti è che anche gli amministratori pubblici, attuali ma soprattutto quelli in corsa per guidare Palazzo Tursi, possano osservare con attenzione le idee dei giovani architetti e magari trarne spunto per il futuro.

     

    Matteo Quadrone

     

  • “Aprite quelle porte”: campagna Spi-Cgil per la dignità degli anziani

    “Aprite quelle porte”: campagna Spi-Cgil per la dignità degli anziani

    Aprire le strutture residenziali per anziani ai controlli, affinché sia possibile verificare le condizioni in cui vengono assistiti gli ospiti, accertare la qualità dei servizi e smascherare le eventuali “case di riposo lager” dove gli anziani subiscono maltrattamenti ed abusi. E’ questo il fine della campagna nazionale lanciata dallo Spi-Cgil ed intitolata “Aprite quelle porte. No alle case prigione per gli anziani”.
    Una campagna per il rispetto e la dignità delle persone anziane con cui il sindacato dei pensionati della Cgil chiede che le strutture siano aperte 24 ore su 24 ma anche per sollecitare tutti gli operatori del settore, i parenti e le istituzioni a segnalare i casi di violenze ai danni di chi vi risiede.

    <<C’è bisogno di una grande iniziativa sulle condizioni di vita nelle strutture residenziali per rimettere al centro i bisogni della persona e il diritto degli anziani ad essere assistiti e curati nel modo migliore – ha dichiarato il segretario generale Spi-Cgil, Carla Cantone – Queste strutture non possono essere considerate dei parcheggi per anziani in attesa del fine vita ma devono essere residenze in cui possano vivere un’esistenza dignitosa e il più possibile serena. Chiediamo a tutti di vigilare su eventuali casi di abusi e maltrattamenti e di segnalarli perché nel nostro paese non vi siano più case di riposo lager>>.
    Tutte le segnalazioni potranno essere inviate all’indirizzo mail apritequelleporte@spi.cgil.it oppure per posta presso la sede nazionale dello Spi-Cgil in Via dei Frentani 4/a 00185 Roma.

    La Liguria è particolarmente interessata dall’iniziativa considerato che notoriamente è la regione italiana con la maggiore presenza di persone anziane. Secondo i dati Istat riferibili al 1 gennaio 2011 la popolazione residente in territorio ligure con 65 anni di età raggiunge la considerevole quota del 26,7%. La media nazionale invece si attesta al 20,6%.
    Le strutture residenziali per anziani nel 2010 sono state utilizzate – come ospitalità temporanea o definitiva – da ben 13.959 utenti, 6.311 solo a Genova.
    Consultando la “Guida alle strutture residenziali e centri diurni in Liguria”, curata dalla Regione è possibile conoscere il numero delle strutture presenti sul territorio. In totale sono 273 così suddivise: Asl 1 Imperia 32; Asl 2 Savona 50; Asl 3 Genova 135 (di cui 87 solo nel capoluogo); Asl 4 Chiavari 33; Asl 5 La Spezia 23.

    <<La campagna “Aprite quelle porte. No alle case prigione per gli anziani” parte anche in seguito ad alcuni gravi episodi accaduti in Italia – spiega Anna Giacobbe, Segretaria generale Spi-Cgil Liguria – uno purtroppo ha interessato anche la Liguria, mi riferisco alla recente vicenda dei maltrattamenti presso la casa di cura Borea di Sanremo, comportamenti da codice penale che hanno fatto scalpore, rendendo evidente a tutti quanto sia necessaria un’azione di prevenzione per scongiurare il ripetersi di simili eventi>>.

    <<Il nostro intento è quello di affrontare a tutto tondo il tema delle condizioni di vita degli anziani all’interno delle strutture residenziali – continua Giacobbe – si tratta di una questione quotidiana che va al di là di particolari situazioni critiche. Con ciò voglio dire che determinati standard di qualità devono essere sempre garantiti. Soprattutto per quanto riguarda il livello di dignità personale ed i rapporti con il mondo esterno>>.

    <<Parliamo di strutture che non sono paragonabili alle case di riposo di un tempo – spiega Giacobbe – Oggi le residenze accolgono prevalentemente anziani in difficoltà con condizioni fisiche/mentali già compromesse>>. Persone a cui occorre assicurare il mantenimento di buoni livelli di socializzazione. Fondamentale in questo senso risulta il lavoro di associazioni come l’Auser, la stessa Spi-Cgil e molte altre, che svolgono attività di animazione all’interno delle strutture per anziani.

    <<Donano un po’ di sollievo agli ospiti, garantiscono il contatto con l’esterno e fanno opera di prevenzione rispetto allo svilupparsi di situazioni di criticità>>, afferma il segretario Spi-Cgil. Inoltre e non è un fattore secondario, alleggeriscono il carico di lavoro degli operatori. <<Secondo noi queste azioni devono trasformarsi in consuetudine>>, afferma Giacobbe.

    E non va dimenticata la difficile condizione di partenza in cui si trovano ad agire i lavoratori delle strutture residenziali.  <<Spesso il personale è insufficiente per affrontare la complessa gestione di ospiti così particolari, quali gli anziani – spiega Giacobbe – di conseguenza gli operatori sono sottoposti al fenomeno del burn out (un processo stressogeno che colpisce i lavoratori delle professioni d’aiuto,ndr). In un contesto simile è facile che possano svilupparsi comportamenti scorretti>>.
    Quindi diventa necessario sostenere attivamente tutti i soggetti che si occupano di curare gli anziani: i  lavoratori ma anche gli stessi famigliari dei pazienti.

    <<Le residenze sono sottoposte al controllo di Asl e Comuni, ma non basta – continua il segretario Spi-Cgil – Noi vogliamo introdurre una sorta di “controllo sociale” mediante la creazione di gruppi di famigliari e lavoratori>>.  Bisogna favorire queste aggregazioni perché <<Sono fondamentali anche per promuovere una cultura dei comportamenti corretti da adottare>>, sottolinea Giacobbe.

    Il numero degli anziani è destinato ad aumentare e <<Corriamo il rischio del ripetersi di un comportamento simile a quello verificatosi anni fa nel caso dei malati psichiatrici – denuncia Giacobbe – Ovvero che prevalga l’idea di nascondere alla vista gli anziani, rinchiudendoli in queste strutture>>.

    Il ricorso a farmaci, quali i sedativi, oppure a pratiche di contenzione, secondo la Cgil non deve diventare di uso comune. <<Sono necessari ben altri strumenti – afferma il segretario Spi-Cgil – innanzitutto ci vuole personale sufficiente in ogni struttura e poi bisogna aprire le residenze al maggior numero possibile di attività di animazione>>. L’azione delle associazioni infatti risulta cruciale soprattutto a favore di anziani soli, privi del supporto famigliare. <<La solitudine sia all’interno sia fuori da queste mura è sicuramente uno dei problemi più urgenti da affrontare>>, sottolinea Giacobbe.

    Nei mesi di aprile e maggio la Spi-Cgil ligure proporrà delle iniziative pubbliche per sensibilizzare i cittadini su questi temi e promuovere delle proposte concrete di intervento.

    Anche perché <<Nel prossimo futuro a causa dei tagli a livello nazionale potrebbe verificarsi una contrazione negativa a livello di posti disponibili nelle strutture residenziali – conclude il segretario Spi-Cgil – Tagli che ovviamente si ripercuoteranno sulla qualità dei servizi offerti>>.

     

    Matteo Quadrone

     

     

     

     

  • Sottopasso Cadorna: entro l’estate al via i lavori di messa in sicurezza

    Sottopasso Cadorna: entro l’estate al via i lavori di messa in sicurezza

    Sottopasso Cadorna a GenovaBuone notizie per il sottopasso Cadorna, devastato dalla recente alluvione del 4 novembre: secondo un accordo che si sta definendo in questi giorni, tra il Comune e gli affittuari dei locali commerciali esistenti prima del tragico evento, entro tre mesi dovrebbero incominciare i lavori di bonifica dell’area e di messa in sicurezza per eventuali futuri allagamenti.

    Secondo il progetto la prevenzione dovrebbe essere assicurata dal rialzo dell’accesso di 40 cm e da una perimetrazione del tunnel che funga da barriera contro l’acqua. A questi vanno aggiunti il puntellamento dei soffitti pericolanti nonché il rifacimento di muri e pavimenti. Lavori estremamente costosi che avevano indirizzato il Comune al solo ripristino del passaggio pedonale.

    <<Non si possono buttare via 40 anni di lavoro>>, afferma Mauro Brancaleoni, proprietario di Europarfums e promotore del comitato negozianti, che si sono opposti fermamente a questa risoluzione. L’attuale, provvisoria ricollocazione degli esercizi commerciali nella struttura a fianco di viale Caviglia, pur avendoli salvati da un fallimento certo, non ha aiutato il fatturato che è sceso di un 50-60%. La conciliazione si è raggiunta grazie ad una riduzione del canone di locazione da parte del Comune e alla promessa che un eventuale risparmio sul budget di spesa sarà devoluto agli affittuari per sostenerli nel ripristino interno dei negozi.

    Restano a carico dei conduttori, invece, oltre che alla rinuncia di un concreto indennizzo per i danni subiti, due pesanti clausole: manlevare il Comune da qualsiasi responsabilità in caso che la nefasta circostanza si ripeta e la chiusura immediata degli esercizi in presenza di un’allerta meteo. Condizioni sottoscritte dai commercianti in cambio della certezza di poter riprendere l’attività che non sarà esente da problemi, il primo dei quali è trovare un minimo di tutela attraverso un’assicurazione, data la defezione delle precedenti compagnie e il gentile rifiuto di quelle interpellate.

    Meno felice è la dichiarazione di “impotenza”, annunciata dalle autorità preposte, per quel che riguarda i giardini di Brignole. Non verranno allestiti i pannelli lungo via Fiume per salvaguardare i giardini e né questi si trasformeranno in un parco chiuso: i conti del Comune, sprofondati in un allarmante rosso, non permettono la realizzazione del progetto. Qualche miglioria è stata, in verità, già apportata con il rifacimento della pavimentazione dei percorsi pedonali, con la collocazione di nuovi punti luce, con il ripristino delle panchine, con la recinzione delle fontane e il rinverdimento dei giardini.

    Ma il degrado perdura, microcriminalità, spazzatura e atti vandalici sono all’ordine del giorno. Nonostante siano state messe in funzione telecamere di sorveglianza, le fontane continuano ad essere usate come cestini della spazzatura o sfregiate da ogni tipo di graffito; avanzi di cibo abbandonati, lattine, bottiglie, sacchetti di plastica uniti ai bisogni fisiologici espletati sui prati da questi poco graditi abitanti del luogo, richiamano frotte di ratti che lasciano gli oscuri meandri delle fogne per unirsi al banchetto.

    Per completare questo poco edificante panorama della nostra città ricordiamo i costanti furti a cui sono sottoposti i gazebi dei commercianti del sottopasso che, già danneggiati dall’alluvione, devono fare i conti anche con questa realtà. Il Comune dichiara che sta facendo il possibile sia in termini di un’assidua pulizia sia facendo pattugliare la zona da vigili ed altre forze pubbliche ma, se permane tale situazione, c’è da chiedersi che cosa non funzioni.

     

    Adriana Morando

  • Le Buone Pratiche del Teatro, incontro a Palazzo della Borsa

    Le Buone Pratiche del Teatro, incontro a Palazzo della Borsa

    TeatroSabato 25 febbraio dalle 9.30 alle 18.30, il Palazzo della Borsa ospita l’ottava edizione di “Le buone pratiche del teatro”, una giornata di incontro e confronto per le arti dello spettacolo dal vivo in Italia.

    La giornata, organizzata dalla webzine ateatro.it e curata da Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino, ha lo scopo di fare un punto sulla situazione attuale vissuta dal teatro in Italia e di divulgare le esperienze più innovative nel settore dell’organizzazione, della creazione, della critica.

    Il tema centrale di questa edizione è Istituzioni e movimenti, cioè come il teatro entra in relazione con i movimenti politici e sociali, e come le istituzioni possono dare forma ai movimenti estetici.

    Nel corso della giornata, verrà data particolare attenzione  alla situazione delle Liguria, con la nascita di TILT e la nuova prospettiva delle residenza, ma si discuterà anche della situazione nel sud Italia, il rapporto tra teatro e web, la nuova politica degli spazi.

     

     

  • Cosa fare delle vecchie cabine telefoniche? Spazi di bookcrossing

    Cosa fare delle vecchie cabine telefoniche? Spazi di bookcrossing

    cabina telefonoBisogna essere assai creativi nonché rispettosi dell’ambiente per ideare nuove formule di recupero di spazi che finirebbero altrimenti abbandonati o dismessi: è il caso delle cabine telefoniche, ormai utilizzate da pochissime persone e che in molti Comuni stanno lentamente scomparendo.

    Da New York arriva una curiosa quanto interessante via per non rendere inutilizzati questi “pezzi di vita” che prima dell’avvento dei cellulari erano più che mai utili e preziose per tutti noi: riempirle di libri e trasformarle in aree per il bookcrossing. Un’idea dell’architetto John Locke che coniuga tre elementi importantissimi: cultura, recupero creativo, arredo urbano.

    Che ne pensate? Vi piacerebbe un progetto come questo anche a Genova?

    Marta Traverso

  • La crisi economica mondiale e il nichilismo finanziario, incontro a Palazzo Ducale

    La crisi economica mondiale e il nichilismo finanziario, incontro a Palazzo Ducale

    Crisi economicaVenerdì 24 febbraio alle ore 17.45 a Palazzo Ducale un altro appuntamento con la rassegna “Sopravvivere alla crisi. Cause ed effetti dello tsunami economico”. Il ciclo affronta le grandi questioni legate alla crisi economica analizzando le cause, cercando di comprendere le responsabilità di una speculazione finanziaria senza regole, illustrando la diversità di condizioni tra Occidente e nuove economie emergenti e infine ipotizzando delle possibile soluzioni.

    Questa volta Giulio Sapelli, professore ordinario di Storia Economica presso l’Università di Milano, tratterà il tema “La crisi economica mondiale e il nichilismo finanziario” spiegando quella che definisce una “ristrutturazione profondissima del capitalismo mondiale fondata sul predominio finanziario ad altissimo rischio”.

    Ricercatore emerito presso la Fondazione ENI Enrico Mattei, Sapelli ha rivolto molti dei suoi sforzi allo studio dell’associazionismo imprenditoriale, ai problemi dell’energia, ai temi della cultura organizzativa, delle patologia dei mercati e della necessità della loro trasparenza istituzionale, organizzativa ed etica.

  • Gioco d’azzardo e scuola: no alla campagna “Giovani e Gioco”

    Gioco d’azzardo e scuola: no alla campagna “Giovani e Gioco”

    Attorno alla questione del gioco d’azzardo continuano a moltiplicarsi iniziative ed autorevoli denunce, a riprova che il fenomeno sta assumendo sempre maggiore interesse nell’opinione pubblica – e questo rappresenta senza dubbio un fatto positivo – ma allo stesso tempo è la conferma di quanto sia sempre più dilagante quella che viene considerata una vera e propria malattia, la cosiddetta ludopatia.

    L’allarme questa volta chiama in causa il mondo della scuola ed è stato lanciato da Associazione ligure pediatri, Coordinamento presidenti scuole della Provincia di Genova, Società italiana alcologia ed Assoutenti Liguria.
    A destare preoccupazione è la presunta campagna educativa dei Monopoli di stato “Giovani & Gioco” il cui obiettivo è introdurre tra i giovani il concetto di “gioco responsabile”. Secondo i promotori della mobilitazione – che mira a sensibilizzare i parlamentari liguri, le amministrazioni locali, il mondo della scuola e le pubbliche amministrazioni sulla gravità del fenomeno della dipendenza da gioco d’azzardoquesta iniziativa più che rappresentare una misura di prevenzione, rischia di trasformarsi in una sorta di pubblicità mascherata. Sulla falsa riga degli spot ufficiali che scorrono quotidianamente sugli schermi tv delle famiglie italiane per promuovere il gioco “pubblico” (lotterie dello stato, lotto, superenalotto, bingo e scommesse sportive, giochi online, gratta e vinci, slot machine, ecc.) e trasmettere l’illusione che sia possibile “giocare responsabilmente”.

    Ma se per alcune persone il gioco rappresenta un passatempo per molte altre è fin troppo facile cadere in un vortice che in un brevissimo arco di tempo è in grado di trasformare l’ebbrezza del rischio in patologia. Un desiderio compulsivo difficile da tenere a freno, una “dipendenza senza sostanze” che si concretizza nel forte desiderio di provare le emozioni legate al gioco ed alla scommessa. Solo assecondando questo impulso il “malato di gioco” si sente meglio. Secondo i dati forniti dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), la ludopatia (o gioco d’azzardo patologico) coinvolge il 3% della popolazione adulta, ovvero un milione e mezzo di italiani.

    Proprio a partire da questi presupposti nasce l’appello delle associazioni di medici e presidenti delle scuole, che si sono attivate al fine di far ritirare la proposta educativa dei Monopoli di stato “Giovani & Gioco”, prima che essa approdi anche in Liguria.
    <<In questo anno scolastico la campagna si sta effettuando nelle Regioni Campania, Puglia, Sicilia, Abruzzo e Lombardia a “favore” degli studenti delle scuole superiori – spiegano i promotori – ma il progetto è addirittura di estenderla agli studenti delle scuole medie>>.

    Il concetto di “gioco responsabile” che i Monopoli di Stato intendono trasmettere agli studenti, proprio non va giù alle associazioni, anche perché qui non parliamo di “gioco”, inteso nella sua accezione positiva, capace di stimolare menti e corpi dei bambini, bensì di gratta e vinci, lotterie e poker online.
    La campagna insomma, secondo i medici e i presidenti delle scuole genovesi <<Abbassa ulteriormente la guardia su un tema gravissimo come la dipendenza da gioco ed introduce in maniera ingannevole la teoria che un po’ di gioco fa bene come modello educativo e di crescita della personalità>>.

    Le associazioni chiedono che Prefetti Autorità di Pubblica Sicurezza <<dispongano maggiori controlli e interventi tesi a reprimere l’utilizzo di slot machine da parte di minori negli esercizi pubblici della regione>>. Infine sollecitano il Direttore Regionale Scolastico e l’Assessore Regionale all’Istruzione affinché <<sostengano una campagna di dissuasione del gioco d’azzardo (lotterie incluse)>>, perché stiamo parlando di <<un illusorio strumento di evasione dalla realtà e di facile arricchimento>> che spesso conduce persone normali alla rovina non solo economica ma anche affettiva.

     

    Matteo Quadrone

     

  • K.lit festival dei blog letterari: aperti due concorsi per artisti

    K.lit festival dei blog letterari: aperti due concorsi per artisti

    pittoreIl 7 e 8 luglio 2012 a Thiene (VI) si terrà la prima edizione del festival dei blog letterari, organizzato dal blogger Morgan Palmas.

    Non saranno conferenze, non saranno monologhi, sarà come entrare in un caffè letterario d’un tempo a sbirciare una chiacchierata informale sui temi caldi dell’attualità, intervallati da un turbinio di attività artistiche“: questa la missione delle due giornate, così com’è descritta sul sito ufficiale di K.Lit.

    A corredo del festival sono stati indetti due concorsi per artisti, entrambi gratuiti e con scadenza 31 marzo 2012. Il primo è rivolto a disegnatori per ideare il logo del Festival. I partecipanti potranno caricare la loro opera sul sito del festival entro la scadenza prefissata, e nel corso del mese di aprile le opere saranno condivise su vari social network: una giuria sceglierà il vincitore, che diventerà il logo ufficiale del festival. All’autore del logo vincitore sarà data in premio una crociera per due persone.

    Il secondo concorso è rivolto a fotografi, artisti visivi e artisti di strada, che avranno la possibilità di animare i due giorni del festival con le loro opere, secondo queste categorie: danza, teatro, musica, arti figurative e cinema. Le opere da caricare sul sito dovranno preferibilmente essere affini a uno dei sette temi del festival: editoria, diversità e abilità, infanzia e adolescenza, scuola e accademia, ambiente e società, uomo e donna, viaggi e cultura. I primi tre classificati avranno la possibilità di esibirsi durante il festival.

    Marta Traverso

  • Pazzi scatenati: un libro su usi e abusi dell’editoria in Italia

    Pazzi scatenati: un libro su usi e abusi dell’editoria in Italia

    Sabato 25 febbraio (ore 18) la libreria Booksin di vico del Fieno ospita la presentazione del libro-inchiesta di Federico di Vita sul tema delle piccole e medie case editrici, dal titolo Pazzi scatenati – usi e abusi dell’editoria italiana (Effequ editore).

    Il libro raccoglie una serie di interviste e testimonianze che svelano alcuni aspetti inediti e poco noti del lavoro di molte case editrici: la catena di contatti e interessi che (non) portano i libri di tanti editori in libreria, le difficoltà legate a promozione e distribuzione, lo sfruttamento di molti giovani laureati sotto l’apparenza di “stage” e/o “esperienze formative”.

    Marta Traverso

  • Choro Na Manga in concerto a La Claque

    Choro Na Manga in concerto a La Claque

    choro na magnaSabato 25 febbraio La Claque ospita il concerto del duo Choro Na Manga.

    Nel settembre del 2007 il mandolinista brasiliano Marco Ruviaro ed il chitarrista italiano Fabrizio Forte si sono conosciuti ed hanno cominciato a trovarsi per suonare Choro insieme. Dopo alcuni incontri settimanali, avevano già un esteso repertorio di musica strumentale brasiliana, con arrangiamenti sofisticati ed uno stile proprio di suonare. Così nacque il duo Choro na Manga.

    La caratteristica principale del duo è il lavoro interpretativo e creativo che si può notare tanto nelle composizioni originali quanto negli arrangiamenti del repertorio tradizionale di Choro. Il duo Choro na Manga ha sempre ricevuto elogi da parte del pubblico e della stampa per il suo alto livello musicale.

    Il choro, nato attorno al 1870 in Brasile, è stato il genere musicale più popolare fino agli anni Venti del secolo scorso, precursore sia del samba che della bossa nova. Gran parte dei compositori brasiliani dell’ultimo secolo furono influenzati o si cimentarono con lo choro, da Hector Villa Lobos (il quale disse che è l’essenza e l’anima della musica brasiliana) a Nazareth, da Baden Powell a Tom Jobim, da Chico Buarque a Toquinho, Paulinho da Viola, Hermeto Pascoal e molti altri.

    Dopo un modesto declino è stato riscoperto dalle ultime generazioni. Lo choro moderno è molto flessibile e si presta particolarmente alle improvvisazione, può essere cantato, danzato e offre varie possibilità di performance.

     

    Ingresso 10 €

  • Festa di Carnevale a Priaruggia

    Festa di Carnevale a Priaruggia

    PentolacciaDomenica 26 febbraio il CIV di Priaruggia organizza la pentolaccia di carnevale 2012 presso la Villa Stalder, accessi da Via Manfredi e Via Priaruggia per i bambini del quartiere e non.

    La festa inizia dalle ore 14,30 circa, ci saranno due pentolacce per due fasce diverse di età e a seguire la sfilata delle maschere con premiazione delle più belle, simpatiche e spiritose e una merenda a base di dolci, gelato, bibite.

     

  • Arte Genova, la mostra mercato dell’arte moderna e contemporanea

    Arte Genova, la mostra mercato dell’arte moderna e contemporanea

    Nicola Rossi Presidente NEFDal 24 al 27 febbraio 2012 la Fiera di Genova ospita la rassegna Arte Genova, mostra mercato dedicata all’arte moderna e contemporanea. Patrocinato dal Comune di Genova, l’evento è organizzato dalla NEF (Nord Est Fair, che cura anche l’appuntamento gemello, a Padova) e presenta ai visitatori una panoramica su più di ottanta gallerie italiane.

    Nei quattro giorni di permanenza a Genova, la rassegna prevede altrettante conferenze su diversi temi legati al mondo dell’arte: “Arte e Ambiente: valore individuale e valore sociale”, 24 febbraio ore 15; “I racconti dell’anima nel viaggio dell’artista verso la luce”, 25 febbraio ore 15; “Performance di Nikolinka Nikolova e Ivan Cuvato”, 25 febbraio ore 15; “Dress less to impress – 2989 imago”, 25 febbraio ore 17.

    Venerdì, sabato e domenica la rassegna è aperta dalle 10 alle 20, mentre lunedì apre solo tra le 10 e le 13 per permettere la conclusione delle vendite.

    Abbiamo curiosato tra gli stand in fase di allestimento poco prima della vernice di presentazione e parlato dell’evento con Nicola Rossi, presidente della NEF.

    Arte Genova è giunta all’ottava edizione. Perché scegliere Genova per questa manifestazione?
    Abbiamo scelto Genova ormai otto anni fa, ha le giuste dimensioni, i requisiti e la cultura necessaria per ospitare e capire una fiera d’arte. La fase di recessione che sta attraversando il nostro paese rende le cose difficili, ma è proprio in questi momenti che si tende a investire in beni rifugio: l’arte è uno di essi. Paradossalmente, mentre nel campo immobiliare si sono registrate ultimamente delle flessioni, il mercato dell’arte ha evidenziato delle plusvalenze, specie quando si tratta di grandi nomi d’arte moderna e contemporanea.

    Arte Padova 2011 registra un afflusso di visitatori che supera le 20mila unità. Quali sono i numeri di Genova?
    Padova ormai tocca i 27-28mila visitatori. Qui a Genova ci aspettiamo sui 15mila visitatori. Arte Padova si è svolta lo scorso novembre e ha visto un incremento importante dei flussi economici, con vendite relative anche ad artisti non ancora affermati, che sono poi quegli artisti che possono costituire un delta di crescita degli investimenti.

    A quale pubblico vi rivolgete con questa manifestazione? È una realtà aperta anche al grande pubblico che magari viene per semplice curiosità?
    Senz’altro una fiera come questa, con le caratteristiche espositive che presenta, è diretta a un pubblico di collezionisti e appassionati, un po’ più selezionato, ma anche a un pubblico museale, composto di visitatori che non comprano ma hanno il piacere di fruire di una serie di opere d’arte: qui hanno occasione di vedere esposte tra le cinque e le seimila opere, difficili da trovare tutte concentrate in un museo. Accanto ai maestri del Novecento vengono presentate giovani promesse che però hanno già un curriculum e una buona attività, e sulle quali è economicamente conveniente investire. Abbiamo allestito un’apposita sezione, “Under 5000”, che raggruppa opere di giovani artisti acquistabili al di sotto dei cinquemila euro.

    Nel catalogo 2012 si leggono nomi come Modigliani, Picasso, Warhol, Fontana, Kounellis -per dirne solo alcuni- che sono chiaramente delle istituzioni. Il gallerista, il mercante d’arte, è una figura che può, attraverso la scelta degli artisti da esporre, produrre cultura. Fare scelte di rottura richiede coraggio, in questo momento storico anche di più. Lei ha parlato di giovani promesse: c’è qualche galleria quindi che si muove in questo senso…
    Certo è più facile vendere Boetti quando è già diventato Boetti, ma per fortuna c’è sempre il gallerista che fa ricerca, e in questo momento di crisi economica tale lavoro di ricerca aiuta moltissimo perché propone giovani che ovviamente, rappresentando delle novità, hanno quotazioni accessibili.

     

    Claudia Baghino

    Video di Daniele Orlandi

  • “I musicisti hanno gli occhi belli”, spettacolo al Teatro Garage

    “I musicisti hanno gli occhi belli”, spettacolo al Teatro Garage

    Chitarra Sabato 25 febbraio e domenica 26 il teatro Garage di Genova San Fruttuoso ospita “I musicisti hanno gli occhi belli”, uno spettacolo in cui il pubblico presente viene proiettato nella sala prove di un gruppo musicale , i Theatralis , formato da  Francesco Nardi, Alessandra Poggi, Barbara Ludovico, Eleonora Pacifico, Andrea Poggi, condividendo l’emozione dell’atto creativo e della nascita delle idee.

    I musicisti suonano, scambiandosi consigli, opinioni, indicazioni… provano e magari riprovano uno stesso brano, variando sul tema, correggendo il tiro, poi passano ad altro, improvvisano, liberamente giocando con la musica, e giocando fra loro, in uno spazio e in una dimensione particolari, in un clima armonioso ed armonico

    Sull’altro lato del palco, una strana figura, invisibile ai musicisti, osserva, ascolta, commenta a sua volta e condivide col pubblico pensieri e riflessioni serie ed ironiche che paiono scaturire proprio dalla magia della musica.

    Ma è più importante la Parola o la Musica? O forse è possibile un incontro di linguaggi, uno scambio in cui la comunicazione dell’una non prevalga su quella dell’altra? Una danza in cui la ragione ceda il passo al sentire…

    Teatro Garage, vico Paggi 43b

    Inizio spettacolo ore 21 sabato / domenica h 17

    Ingresso 12 euro inter, 9 ridotto

  • La crisi in Grecia e i 130 miliardi prestati dall’Unione Europea

    Mentre in Italia l’opinione pubblica era assorbita dal “caso Celentano” e dalle mutande di Belen, l’euro stava per saltare. L’accordo raggiunto in extremis ha “comprato” altro tempo alla Grecia, ma il paese è sempre a rischio bancarotta e questo potrebbe cambiare in maniera drammatica il nostro futuro.

    COSA E’ SUCCESSO?

    La Troika (cioè il triumvirato: Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Unione Europea), che gestisce gli aiuti alla Grecia, doveva decidere su un prestito da 130 miliardi al governo ellenico. Per sbloccarlo ha posto delle condizioni molto precise e dettagliate, che ricalcano pressapoco la lettera che la BCE aveva spedito all’Italia nel 2011. Il messaggio, neanche troppo velato, è: “se volete i nostri soldi, dovete fare quello che diciamo noi”. Domenica scorsa il parlamento greco, mentre fuori infuriava la guerriglia urbana, ha chinato la testa, acconsentendo ad assumere impegni molto onerosi. Tutto risolto quindi? Niente affatto.

    La Troika, dietro alla quale incombe il peso politico della Germania, non si fida più delle promesse dei Greci, i quali, in quattro anni di crisi, al di là delle parole hanno fatto poco. Pertanto pretendeva la massima sicurezza sul rispetto degli impegni e non voleva transigere nemmeno sui “miseri” 325 milioni di tagli che mancavano all’appello. Ma soprattutto era preoccupatissima per le imminenti elezioni greche. Chi ci assicura, pensano a Bruxelles, che quando ad aprile si insedierà un nuovo governo, gli accordi presi oggi dall’attuale governo verranno rispettati?

    Il premier, Lucas Papademos, è uomo gradito all’establishment finanziario europeo. Ma cosa succederà quando, con tutta probabilità, verrà eletto Antonis Samaras, il leader del partito di centro-destra? Samaras si spertica in rassicurazioni, ma poi lascia cadere frasi sibilline su “rinegoziare le condizioni” che toccano i sensibilissimi nervi scoperti della Troika. Per questo motivo tra le due parti cominciava a farsi strada l’ipotesi di rimandare la decisione sul mega-prestito a dopo aprile. C’è solo un piccolo dettaglio: il 20 marzo maturano 14 miliardi di titoli di Stato greci e le casse di Atene non sono abbastanza capienti per ripagarli. Quindi o arrivava il prestito, oppure la Grecia saltava in aria: bancarotta disordinata e uscita dall’euro. Perciò il parlamento greco ha dovuto tirare fuori i tagli mancanti e rassicurare Bruxelles sul tema elezioni. Così ieri, dopo estenuanti trattative, il prestito è stato finalmente sbloccato: ad Atene arriveranno 130 miliardi di euro. Ma a che prezzo?

     

    L’ACCORDO

    E’ ovvio che 130 miliardi sono sempre 130 miliardi: una cifra considerevole. Per sbloccarla, si è dovuto coinvolgere diverse parti in un complesso accordo. Gli investitori privati hanno accettato di tagliare il loro credito verso lo stato greco di un buon 53,5% e sono stati fatti nuovi titoli di Stato per sostituire più del 30% delle precedenti obbligazioni, con rendimenti fissati al 2% per le scadenze nel 2015. Tutte queste misure servono a una sola cosa: ristrutturare il debito. E’ questa la preoccupazione maggiore dell’Europa.

    Atene ha un debito pubblico clamoroso e va ridotto. L’accordo raggiunto e il prestito sbloccato dovrebbero portare il debito pubblico greco in rapporto al PIL al 120% nel 2020. Anche le quattro maggiori banche greche, che ovviamente hanno un sacco di titoli di stato del loro paese, beneficeranno di parte di questi soldi per ristrutturarsi. Ma nel 2013 il debito pubblico greco arriverà al 168% del PIL e anche l’economia sarà in profonda recessione. E’ probabile inoltre che scatti un commissariamento vero e proprio della Grecia da parte della Troika, come auspica l’Olanda. A questo punto, di fronte a questo quadro, viene spontaneo farsi qualche domanda.

    1. Ammesso e non concesso che i Greci sopportino i sacrifici, gli Europei sono davvero disposti a finanziarli, oppure al momento delle ratifiche dell’accordo nei vari parlamenti uscirà fuori un voto contrario?
    2. Davvero ristrutturare il debito e tenere in recessione il paese aiuterà il paese ad uscire dalla crisi?
    3. Non converrà lasciare andare la Grecia al suo destino?

    State pur certi che quest’ultima domanda è presa in seria considerazione a Bruxelles, a Berlino, a Washington, a Roma e persino ad Atene. Gli Stati Uniti e l’Italia sembrano spingere verso l’aggregazione, ma è evidente che in Germania come in Grecia ci siano circoli politico-finanziari favorevoli alla disgregazione.

     

    Crisi in Grecia

    Quanto sono influenti le forze favorevoli a una fuoriuscita della Grecia?

    Difficile dirlo. Ma ci sono segnali preoccupanti. Berlino, ad esempio, sta stipulando accordi commerciali con paesi asiatici, dal Kazakistan alla Cina: segno forse che i tedeschi pensano di poter fare a meno del mercato interno europeo per le loro esportazioni? Ad aumentare il sospetto hanno contribuito anche le parole di Franz Fehrenbach, presidente del gruppo Bosch, il quale ha detto esplicitamente che l’UE dovrebbe mettere la Grecia alla porta e lasciare che il paese recuperi la sua competitività con una dracma svalutata. Insomma: nonostante l’europeismo di facciata, lo scenario è aperto.

     

    Chi ci guadagna se Atene abbandona l’euro?

    Possiamo anche pensare che, se i Greci un giorno dovranno fronteggiare una bancarotta disordinata e caotica, con il rischio addirittura di un colpo di stato dei militari, come riportavano alcune voci di corridoio ad Atene, a un certo punto sono problemi loro: se la sono cercata. Ma è difficile che tutti gli altri paesi abbiano qualcosa da guadagnarci. Con ogni probabilità, la crisi non si allenterebbe, ma si estenderebbe, anzi, al resto del continente, gettando quindi un’ombra funesta sulla sopravvivenza dell’Europa unita. Se infatti si creasse il precedente di un paese europeo in procinto di fallimento che, per un motivo o per l’altro, non riesce ad essere salvato, i mercati e gli speculatori ne trarranno la lezione che si deve trarre: e cioè che l’Europa non è né coesa politicamente, né in grado di prendere le giuste decisioni dal punto di vista economico-finanziario. E avrà ragione a scommettere contro. Dopo la Grecia, quindi, non ci sarà motivo per cui non debba essere la volta di Portogallo e Irlanda, e poi anche di Belgio, Spagna e, certamente, anche dell’Italia. Per questo la linea tenuta finora della governance europea è contestata sempre più apertamente dagli economisti e da vari governi, compreso il nostro.

     

    Qual’è stata finora la linea dell’Europa di fronte alla crisi?

    La linea di rigore europea è sostenuta della Germania, che è il paese più forte. Si basa sull’assunto che la crisi dipenda dalla “mentalità del debito“, come l’ha definita l’ormai ex-presidente della Germania Christian Wulff in un discorso di qualche giorno fa alla Bocconi. Secondo i tedeschi, la tendenza degli stati ad indebitarsi per far fronte alle spese sanitarie, all’istruzione e alle pensioni (ma anche ad inefficienze, assunzioni clientelari, evasione fiscale e corruzione) ha dato origine a finanze pubbliche incontrollate e alle conseguenti preoccupazioni per la solvibilità dei debiti sovrani che agita i mercati finanziari. Pertanto la soluzione non potrebbe che essere una politica di austerità e di drastici tagli che azzeri il deficit e riconduca gradualmente il debito pubblico in rapporto al PIL ad una percentuale ragionevole. Ecco perché l’accordo punta tutto sulla ristrutturazione del debito. Peccato che questa linea, anziché migliorare, abbia peggiorato le condizioni dell’economia greca, avvicinando il paese al baratro più di quanto non lo fosse due o tre anni fa.

     

    Perché questa linea non sta dando frutti?

    Il motivo, al netto degli errori dei Greci, è molto semplice. Come fa notare, ad esempio, Joseph Stiglitz, nobel per l’economia nel 2001, sono decenni che i paesi del sud Europa presentano un elevato indebitamento pubblico: non si tratta affatto di una scoperta venuta con la crisi. La crisi è scoppiata per la bolla dei mutui subrprime, non per i debiti sovrani. Ma quello che la crisi ha messo in mostra è che il sistema finanziario globale non ha controlli e non ha regole: in una parola, è inaffidabile. Le informazioni non sono condivise e conosciute da tutti, ma nascoste, truccate e modificate secondo i vari interessi. E’ questo che ha rallentato la circolazione della liquidità e gli investimenti: nessuno si fida più di quello che appare.

    Le stesse banche non si fidano a prestarsi soldi tra loro: sono state talmente brave a nascondere le informazioni che volevano nascondere, che adesso non si fidano più delle solidità apparenti di quelli a cui dovrebbero prestare denaro o degli investimenti su cui potrebbero scommettere. Ed è stata proprio questa mancanza di fiducia ad aver contagiato il mercato obbligazionario, facendo schizzare verso l’alto il rendimento dei titoli di stato dei paesi ritenuti più a rischio di solvenza: cioè, in particolar modo, i paesi europei con un elevato indebitamento. Questi paesi sono più vulnerabili perché non hanno il paracadute di una banca centrale in grado di stampare moneta. E’ una vecchia contraddizione irrisolta dell’UE. I paesi del nord Europa hanno bilanci solidi e sono inattaccabili, almeno per ora; ma i paesi del sud sono tradizionalmente meno rigorosi e adesso, senza un salvagente di qualche tipo, rischiano di essere affossati.

    I mercati erano irragionevolmente ottimisti prima della crisi: ma ora sono irragionevolmente pessimisti. Per ripristinare la fiducia, a cominciare dal mercato delle obbligazioni, più che di bilanci solidi, che non si possono avere in un tempo ragionevole, abbiamo bisogno di una qualche misura concreta per far vedere ai mercati che l’Unione Europea e la BCE reagiranno compatti agli attacchi speculativi. I mercati capirebbero che l’Europa tutta insieme è troppo grande per essere affossata e ritornerebbero ottimismo e investimenti. I 130 miliardi, anche se danno un’idea di solidarietà, non bastano da soli.

     

    Che rischio stiamo correndo?

    Insistendo sulla linea attuale il rischio che falliscano a catena i paesi cosiddetti “P.I.G.S.” (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna) è concreto. E’ anche la paura di Obama, che deve affrontare le elezioni presidenziali e non vuole che la crisi europea gli crei problemi. Ma è anche la paura di Mario Monti, che infatti ieri ha firmato con gli altri paesi Europei (con la significativa esclusione di Francia e Germania) un manifesto per la promozione della crescita economia nell’Eurozona. Il premier sa benissimo che l’Italia non è salva e che, in caso di default greco, i prossimi sulla lista siamo noi. In questo momento tutti ci elogiano per le riforme fatte, ma non dobbiamo farci trarre in inganno dalle lusinghe. Obama e gli altri leader europei incensano il lavoro di Monti per dargli più credibilità e usarlo come cavallo di Troia per scardinare il rigore teutonico; la Merkel, dal canto suo, lo elogia per dimostrare che una politica di rigore può dare buoni risultati. Oggi a tutti viene comodo presentarci come il modello da seguire.

    Ma i fondamentali dell’economia italiana non sono cambiati: siamo in recessione, i consumi sono minimi, la disoccupazione è alta, la corruzione diffusa. Se la Grecia salta, la speculazione trarrà nuovo vigore e troverà validissimi motivi per scommettere contro di noi. In quel caso, se la Germania non interviene (e perché dovrebbe farlo, se non lo ha fatto per la Grecia?), state pur certi che salteremo. Prova ne è che l’andamento dello spread dei nostri titoli peggiora ogni qualvolta arrivano brutte notizie da Atene. La Germania ha ragione ad avercela con i paesi del Sud: se fossero stati più attenti, oggi sarebbero meno esposti. Per questo fa bene a insistere su un bilancio europeo rigoroso.

    Ma bisognerebbe anche spiegare agli elettori tedeschi che questa strada da sola non porta da nessuna parte. Sarà anche vero che i greci hanno truccato i bilanci; che hanno un 25% di dipendenti pubblici, dove la Germania ha solo il 9%; che i contribuenti greci più ricchi pagano poche tasse, mentre quelli tedeschi sono tartassati dal fisco. Ma questi problemi non si risolvono con un colpo di spugna. Se, ad esempio, la Grecia si volesse allineare agli standard tedeschi, dovrebbe licenziare i lavoratori in eccesso nel pubblico impiego, il che vorrebbe dire mettere il 16% dei lavoratori greci sulla strada. E che dovrebbero fare questi, appena perso un impiego sicuro e verosimilmente poco qualificato? Fare impresa? E con che competenze? Ma soprattutto, con che soldi?

    Lo Stato non può spendere perché è preoccupato a tagliare la spesa, la gente è povera e le banche non fanno credito. Come si fa ad uscire dalla recessione, se si continua a peggiorare le condizioni economiche di un paese? Si dirà: ma i Greci hanno appena preso 130 miliardi! Vero, ma non sono comunque abbastanza per risollevare il paese (i tagli che la Grecia ha fatto e dovrà fare costeranno molto di più). E poi significa fare nuovo debito. Per questo le previsioni sono che l’anno prossimo il debito greco aumenterà: se l’economia è in recessione e il PIL cala, e per andare avanti si contraggono nuovi debiti, è ovvio che la percentuale tra debito e PIL sale. Per questo viene il sospetto che non ci sia una strategia coerente, ma di compromesso, che i rischi siano dietro l’angolo e che i tedeschi, sotto sotto, stiano pensando: “chi non è in grado di starci dietro, può pure accomodarsi fuori”.

     

    Tagliare i rami secchi?

    E’ un’idea molto pericolosa, perché questi rami non stanno solo all’ombra del Partenone. Come ho cercato di spiegare, è probabile che la possibilità di default ripetuti nella zona euro dipenda più dalla mancanza di solidarietà europea che dallo stato dei bilanci. La linea di rigore tedesca dovrebbe essere affiancata, con equilibrio, a misure che favorissero la spesa, agli Eurobond o a nuove immissioni di moneta in circolazione, che aumenterebbero l’inflazione ma farebbero ripartire i consumi. Al contrario, se si applicherà sempre e solo la politica del rigore, essa porterà alla fine altri paesi fuori dall’Europa e lascerà solo il blocco nordico, che si ritroverà così con ottimi bilanci, ma anche con una moneta fortissima. E a chi saranno venduti i prodotti industriali tedeschi con un cambio simile? Basteranno i ricchi cinesi? C’è da dubitarne. La Germania è il paese che più ha beneficiato della moneta unica, perché ha favorito l’export nel resto dell’Europa. Davvero ora vuole farne a meno? Poi ci sarebbe anche da capire se le banche tedesche possano ritenersi immuni dal rischio di ritrovarsi a pagare i CDS (credit default swaps) contro il fallimento degli stati.

    Se la ristrutturazione del credito dei privati verso il governo greco non viene considerata (per un bizantinismo interessato) “volontaria”, teoricamente i premi dovrebbero essere pagati. Chissà poi quanti titoli di stato greci, italiani, portoghesi e spagnoli ci sono nei caveau tedeschi. Nessuno lo sa, ma a Berlino potrebbe non convenire venirne a conoscenza, un giorno, nel modo peggiore, se è vero, come è vero, che c’erano anche diverse banche tedesche tra le 114 dell’UE che l’altro giorno hanno subito il downgrade di Moody’s. La Germania dovrebbe riflettere bene se sia meglio perdere qualcosa oggi, o correre il rischio di perdere tanto domani. Ma se il problema è la contrarietà degli elettori tedeschi e la mancanza di coraggio dei loro politici, allora in linea di principio la Germania non è diversa dalla Grecia che, per accontentarli, i suoi elettori li assumeva.

    Andrea Giannini

  • “History Boys”, in scena al teatro della Corte

    “History Boys”, in scena al teatro della Corte

    History BoysFino al  26 febbraio al Teatro della Corte è in scena lo spettacolo “History Boys”.

    Scritta da Alan Bennett, drammaturgo e autore di molti romanzi editi anche in Italia da Adelphi, una commedia che mette in scena un gruppo di adolescenti all’ultimo anno di college, impegnati con gli esami di ammissione all’università.

    Un testo sui giovani e per i giovani, che vi possono ritrovare i sogni e le speranze, la rabbia e i progetti per il futuro della loro generazione.

    Teatro della Corte

    Piazza Bordo Pila 42

    Orario spettacoli feriali ore 2030 – festivi ore 16

    Ingresso da 17 a 25 euro