Anno: 2012

  • Ipocrisia e giornalismo: gli editoriali del Corriere della Sera

    Ipocrisia e giornalismo: gli editoriali del Corriere della Sera

    Ogni tanto è utile osservare il nostro paese attraverso il racconto che ne fanno media e giornali, il più prestigioso dei quali è per antonomasia il Corriere della Sera. Come altri quotidiani, insieme alle cronache di bravi giornalisti, il Corriere ospita le opinioni di “illustri” firme del giornalismo italiano. Mi ha sempre affascinato il mestiere dell’opinionista: deve essere bello poter esporre su un organo di stampa così importante le proprie considerazioni personali. Chissà quali vastissime competenze e quali ricchissime esperienze devono avere coloro ai quali è concesso questo privilegio. Ecco: un’attenta lettura del quotidiano di Via Solferino ci da una buona misura di quale sia lo stato dell’informazione e quale enorme contributo diano certi editorialisti al dibattito pubblico. Prendiamo l’edizione di ieri.

    Esordio col botto: in prima pagina troneggia Galli della Loggia, intellettuale esperto di storia, economia e politica, con un articolo dal titolo “Svolta necessaria, nostalgie inutili“. Nel giorno in cui Sarkozy incontra la Merkel per discutere l’atteggiamento da tenere con i paesi in difficoltà economica, come il nostro, la storica firma di Via Solferino si preoccupa piuttosto di informarci che «dopo Monti, nulla sarà più come prima». Addirittura? E’ iniziata la fulgida epopea, dice Galli della Loggia, di un nuovo modo di governare, che consentirà di «evitare le snervanti trattative, le infinite mediazioni, le mezze misure». Cioè decide tutto Monti? Ma no: sarà solo «una leadership di tipo nuovo, democratica ma forte, che mira diritto allo scopo».

    Basta che Monti si renda conto che deve essere ancora più fermo e ancora più deciso per superare da qui in avanti tutte le divergenze, i mal di pancia e le resistenze corporative della nostra società. Strano: sarebbe venuto da pensare che a volere essere troppo rigidi gli attriti sarebbero aumentati. E il dialogo? La concertazione? Il compromesso? Roba vecchia: Galli della Loggia ha già chiaro in testa il volto dello statista del nuovo millennio, modellato sull’algida figura dell’ex-commissario europeo e attuale Presidente del Consiglio.

    Magari ad alcuni potrebbe apparire un pelino prematuro, dopo neanche due mesi di governo, mettersi a decantare le virtù di un supposto Monti-pensiero; ma l’illustre pensatore rincara la dose e ammonisce, anzi, che i partiti sono necessariamente ad una svolta, perché la maggioranza degli Italiani «non sarebbe più disposta […] a sopportare governi di coalizione» dato che il successo di Monti «segna l’inevitabile tramonto della loro forma attuale». Sarà. Ma non è che la casta difetti in trasformismo e capacità di sopravvivenza…

    In ogni caso, dopo gli aruspici di Galli della Loggia, il lettore può girare pagina alla ricerca di altre perle di saggezza. Probabilmente, semisepolto in un fondo interno, non noterà l’unico interessante commento di Sergio Rizzo sul sottosegretario Malinconico e la vacanze pagate a sua insaputa modello Scajola-due-punto-zero, e pertanto tirerà avanti fino ai paginoni centrali delle opinioni.

    E qui non ci si può perdere la rubrica dell’ex-ambasciatore Sergio Romano, che rispondendo a due lettori, ci illustra “i pro e i contro di una rinuncia”: le “missioni militari”. I pro paiono chiarissimi: risparmiamo un bel po’ di soldi. Quali sono i contro? Romano fa un bel excursus storico dagli anni ’90 a oggi per non lasciarci nell’equivoco: quali sono gli altissimi motivi umanitari che ci hanno spinto a mandare i nostri uomini a farsi ammazzare in giro per il mondo?

    Nell’ordine: in Somalia ci siamo andati perché dopo Tangentopoli cercavamo un modo per dimostrare di saper «preservare e coltivare il nostro ruolo storico nel Corno d’Africa»; in Bosnia e in Kosovo per «chiudere una fase durante la quale l’Italia era stata esclusa dal piccolo direttorio occidentale»; in Iraq perché «Silvio Berlusconi voleva creare un rapporto privilegiato con l’America di Bush»; in Libano «per riconquistare lo spazio che l’Italia aveva perduto nelle vicende mediterranee e mediorientali»; e in Afghanistan «perché non volevamo dire no agli Stati Uniti e alla Nato». Cioè realpolitik coloniale del peggior stampo.

    Dunque meglio ritirarsi? Si può anche fare, dice Romano, ma ci potrebbero essere «gravi imbarazzi per i partner» (oddio: faremo la fine della Spagna, che infatti ha uno spread più basso del nostro?); e poi bisogna tenere in conto le «condizioni locali e i bisogni delle popolazioni» e il fatto che i nostri militari hanno creato «un capitale di stima per il loro Paese e migliorato la vita di coloro che dipendono dalla loro presenza». Cioè: sembra che ci sparino addosso, ma in realtà ci vogliono bene. Siamo asserragliati in fortezze-caserme, ma non è perché ce l’abbiano con noi: tutt’altro. In Iraq e in Afghanistan adorano quelli che entrano nel loro paese armi in pugno, soprattutto quelli con una Costituzione in cui sta scritto che si «ripudia la guerra […] come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» (Articolo 11). Costoro non possono che venire in “missione di pace”, e quindi gli invasi si sentono tutelati e non si fanno ingannare dagli elmetti e dai fucili.

    Comunque subito a fianco c’è anche lo spazio di Pierluigi Battista, leggendario vice di Giuliano Ferrara a Panorama negli anni ’90. Tema: blitz della finanza a Cortina. Ecco che improvvisamente Battista scomoda tutte le teorie liberali di questo mondo, risveglia lo spirito di Montesquieu e si appella all’anima di Adam Smith per spiegarci che anche lo Stato, l’altro contraente del “patto fiscale”, si rivela «inadempiente, esoso e oppressivo» e «commina punizioni mostruosamente smisurate, sin quasi all’esproprio, a chi si è macchiato di piccoli errori contabili». Forse gli sfugge che questi eccessi Equitalia li riserva a chi paga le tasse, ma non toccano affatto i grandi evasori che passano il Capodanno a Cortina, i quali infatti fino ad oggi vivevano impuniti e contenti. Ma Battista non demorde: è bene snidare gli evasori, ma lo Stato deve chiedere «il giusto». Vero. Peccato che quale sia “il giusto” non lo decidono né Battista, né gli evasori che svernano sulle Dolomiti. Peccato che le nostre altissime tasse dipendano anche dal fatto che in tantissimi non le pagano.

    Detto questo, è pur vero che un grosso scandalo sono «i soldi sprecati da una spesa pubblica foraggiata con i ricavi delle tasse». L’ha detto anche il più grande tra tutti i commentatori di Via Solferino: Piero Ostellino. In trasferta su Radio 24, ieri mattina spiegava che il problema non è l’evasione, ma la spesa pubblica. Fantastico. Allora, le pensioni le abbiamo già allungate: a meno di non volere eliminare il sistema sanitario, resta solo la corruzione, che in Italia drena 60 miliardi l’anno. E come si fa a corrompere? Si evadono le tasse per creare fondi neri (le mazzette non possono essere messe a bilancio): cioè evasione e corruzione sono strettamente legate. I fondi neri si usano per corrompere soprattutto per fare le opere pubbliche, che quindi costano di più. Ecco come si spiega un debito pubblico di 2.000 miliardi. Peccato però che i “liberali” Battista e Ostellino, quando si facevano i processi per Tangentopoli o per fondi neri di Mediaset, erano preoccupatissimi solo per le garanzie degli imputati.

    Peccato che in dieci anni governati quasi tutti dal centro-destra, in cui la spesa pubblica è esplosa (lo ha ricordato ieri Santo Versace, che pure era con Berlusconi), i due non abbiano levato nemmeno un monito di disapprovazione. Peccato che tutte le notizie di questi anni relative a corruzioni, evasioni, frodi, bancarotte, furbetti del quartierino e via dicendo, venissero commentate con editoriali cerchiobottisti, in cui si lamentava l’accanimento delle procure, l’eccessivo uso delle intercettazioni e altre panzane simili. Peccato che ponti sullo stretto e TAV vengano spacciate per improrogabili necessità, senza che si batta ciglio per gli altissimi costi stimati.

    A dire il vero non c’è solo la corruzione ad alzare la spesa pubblica. Ci sono i costi della politica, gli enti inutili (province e regioni sono doppioni) e il clientelismo che produce un’amministrazione inefficiente. Peccato solo che quando si scoprì come mai Nicole Minetti era stata paracadutata nel consiglio regionale lombardo a godersi un lauto stipendio, un editoriale del Corriere della Sera ci abbia ricordato come i veri “liberali” non si debbano scandalizzare per certe signorine che fanno carriera grazie alle “doti” sulle quali sono sedute. Chi lo scrisse? Un certo Ostellino. Sarà un omonimo…

    Andrea Giannini

  • Napo canta De Andrè al teatro Govi

    Napo canta De Andrè al teatro Govi

    NapoVenerdì 13 gennaio alle ore 21 il Teatro Rina & Gilberto Govi di Genova Bolzaneto  ospita il concerto di Napo Canta De Andrè

    Alberto Napolitano, in arte Napo, ligure doc, porta sul palco del Teatro Govi un concerto interamente dedicato alle opere di Fabrizio De Andrè: apochi giorni dall’anniversario della morte del cantautore genovese, uno spettacolo di due ore che ripercorre l’intera carriera di Faber dalle origini (come Bocca di Rosa o la Guerra di Piero) fino ai brani più recenti.

    Dopo aver collaborato anche con coloro che hanno suonato al fianco di Fabrizio De Andrè, ad accompagnarlo in questo concerto una formazione elettrica composta da:

    Andrea Vulpani pianoforte, Davide L’Abbate chitarre, Matteo Rovinalti violino, Clara Sambuceti voce, Massimiliano Caretta basso, Diego Scaffidi batteria.

    Apre la serata il gruppo “Banco dei Sogni”.

    Prezzi:

    Settore A intero € 20,00 – ridotto € 18,00

    Settore B intero € 18,00 – ridotto € 15,00

    Settore C intero € 15,00 – ridotto € 12,00

  • Serata a tema al ristorante A due passi dal mare

    Serata a tema al ristorante A due passi dal mare

    Ristorante A due passi dal MareVenerdì 13 gennaio al ristorante A due passi dal Mare grande serata della polenta bramata di Storo (Madonna di Campiglio).  Ecco il menù completo:

    Acciughe in sour con crostino di polenta.

    Polenta servita con trilogia di sughi

    Sugo di formaggio sardo blu di campidano. Sugo di funghi e salsiccia. Sugo di cinghiale.

    Bavarese agli agrumi

    Prezzo per persona 25.00 euro a persona bevande escluse.

    Info e prenotazioni

    Ristorante A Due Passi dal Mare

    Via Casaregis 52 r tel. 010/588543 Genova Foce

    duepassidalmare@libero.it

     

  • Patto per Prè: oggi la firma di cittadini e istituzioni

    Patto per Prè: oggi la firma di cittadini e istituzioni

    Il “Patto per Prè” sarà firmato oggi alle 18:30: quattro comitati di cittadini – Vivi Gramsci, La voce di Prè, Via di Prè l’orgoglio di Genova, La coscienza di Zena – sottoscriveranno insieme al Sindaco Marta Vincenzi e all’assessore alla Città sicura, Francesco Scidone un accordo che vedrà l’amministrazione comunale impegnarsi in diverse iniziative per la tutela ed il rilancio della zona.

    Tra i punti più importanti ci sono: il mantenimento del presidio fisso della Polizia Municipale alla Commenda; il controllo ed il presidio dell’area affinché venga rispettata l’ordinanza vigente relativa alla vendita di alcolici; la sottoscrizione dell’intesa tra Università e Comune per l’apertura degli ingressi posteriori dei palazzi della Facoltà di Lettere e Lingue.

    Inoltre l’amministrazione, in coordinamento con le forze di polizia, realizzerà i necessari interventi di contrasto all’abusivismo commerciale ed abitativo. Gli esercizi commerciali di nuova apertura dovranno garantire un certo livello qualitativo e rispettare gli aspetti storico-architettonici e paesaggistici dell’area.
    Grazie alle pressanti richieste dei residenti saranno controllati gli alloggi comunali già assegnati, per verificare eventuali irregolarità e verranno assegnati quelli attualmente sfitti.
    Ma non solo. Si punterà anche al miglioramento di pulizia e decoro urbano tramite la realizzazione di aree verdi soprattutto in piazza Sant’Elena; sorgeranno alcuni mercatini nelle piazze principali (Piazza della Commenda, Piazza Sant’Elena, Piazza dello Scalo); si cercherà di favorire attività sociali, artistiche e culturali che incrementino il ritorno dei genovesi nel quartiere.

     

    Matteo Quadrone

     

  • Mostra fotografica, reading poetico e dj set al teatro Hop Altrove

    Mostra fotografica, reading poetico e dj set al teatro Hop Altrove

    Teatro Hop altroveMercoledì 11 gennaio a partire dalle ore  22 al Teatro Hop Altrove di piazzetta Cambiaso si tiene un evento che combina una mostra fotografica, reading poetici e musica e dj se, a cura di Habanero edizioni

    La mostra di fotografie Queso è a cura di  di Martina Massarente, il reading di Edoardo Garlaschi e il live di Mayland.

    A seguire i dj set di I-Boosio,  elettroacustica, indie, pop e di Tarick1, disco house, house e southern Rock.

    L’ingresso costa 3 €

  • Acquaria, uno spettacolo tra mari e cieli a Palazzo Ducale

    Acquaria, uno spettacolo tra mari e cieli a Palazzo Ducale

    Porticato di Palazzo DucaleIn occasione della mostra Van Gogh e il viaggio di Gauguin, domenica 15 gennaio alle ore 17 la Sezione Didattica di Palazzo Ducale presenta lo spettacolo Acquaria di Gek Tessaro, dedicato ai bambini dai 3 anni in su e agli adulti, nel Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale.

    Uno spettacolo entusiasmante in cui tra mari e cieli prendono forma piccole storie di nuvole, ghiacci, aironi e creature marine. Un viaggio fantastico attraverso le trasformazioni dell’acqua,  il mistero del mare e il fascino del cielo, che offre agli adulti una metafora della vita, fatta di scoperte e incontri, e ai bambini le meravigliose magie dell’acqua.

    Gek Tessaro, autore e illustratore di libri per bambini, ha vinto il Premo Andersen nel 2010 come Miglior artista completo. Maestro del “teatro disegnato”, sfrutta le doti della lavagna luminosa con tecniche originali, divenendo pittore di scena e novello cantastorie.

    Inoltre la Sezione Didattica di Palazzo Ducale organizza tutti i sabati alle ore 16 laboratori espressivi e attività creative per i bambini dai 5 agli 11 anni, ispirate alle mostre in corso a Palazzo Ducale.

    Costo del biglietto 6, 50 €, si consiglia la prenotazione al numero 0105574065 o all’indirizzo didattica@palazzoducale.genova.it.

     

    Foto Daniele Orlandi

  • Banda larga in Liguria, a che punto siamo?

    Banda larga in Liguria, a che punto siamo?

    adslIL PRECEDENTE

    Gennaio 2010: il quotidiano ligure Il Secolo Xix pubblica un’inchiesta a puntate sul tema di Internet lumaca, ossia la difficoltà per molti liguri di accedere a una connessione veloce alla rete.

    Non stiamo solo parlando della difficile situazione di molti paesini incastonati nei monti dell’entroterra. In alcune zone del centro storico di Genova all’interno di uno stesso palazzo ci sono condomini con l’Adsl e altri che viaggiano a 56k.

    Questo perché ogni centralina telefonica ha un numero massimo di porte, ossia di singoli nodi da cui parte la rete per il singolo apparecchio (modem, router e quant’altro), e può capitare che in una stessa via non basti una sola centralina. Da qui: centraline diverse, velocità diversa.

    IL PRESENTE

    Il 2012 sarà l’anno di Twitter, l’anno del blog, l’anno dell’editoria digitale. Tutti strumenti meravigliosi, ma ai quali una buona fetta di liguri non ha ancora modo di accedere.

    Certo, rispetto a due anni fa si è sviluppato notevolmente l’accesso a Internet tramite rete mobile: basta collegare al pc una chiavetta che si avvale dello stesso ripetitore (e degli stessi fornitori di servizi) dei telefoni cellulari, e si può fare tranquillamente a meno della rete fissa.

    Nonostante questa evoluzione tecnologica, la connessione Adsl è ancora utopia in molte aree della nostra regione.

    La scorsa estate la Regione Liguria – tramite la sua società informatica Datasiel – ha indetto una gara d’appalto europea per fornire i servizi di banda larga in tutte le zone non ancora coperte dal servizio, in particolare frazioni e comuni in ciascuna delle quattro province. Il bando è scaduto lo scorso 14 novembre, e per le prossime settimane sono attese notizie sul suo esito.

    Marta Traverso

  • Campus Innovact Award: concorso per start-up di studenti creativi

    Campus Innovact Award: concorso per start-up di studenti creativi

    creativitàSono aperte le iscrizioni per un concorso riservato a studenti con un’idea creativa per un nuovo business e che cercano finanziamenti per mettere in piedi la loro start-up.

    Il Campus Innovact Award è un concorso giunto alla decima edizione che premia gli studenti che presentano una nuova idea imprenditoriale, che sia in progress o già realizzata.

    Si può presentare domanda entro il 20 febbraio 2012 tramite mail, inviando progetto e modulo di partecipazione all’indirizzo dahvia.ouadia@aef.info.

    Tutti i progetti pervenuti saranno valutati da una giuria composta da giornalisti, professionisti e manager. I finalisti saranno invitati a partecipare al Forum europeo per le start-up innovative Innovact 2012 (Reims, 27 marzo 2012).

    I vincitori del concorso riceveranno due premi in denaro rispettivamente di 5.000 € (primo premio) e 1.500 € (secondo e terzo premio).

    Marta Traverso

  • Swap party: domenica di baratto al B&B Al Piccolo Principe

    Swap party: domenica di baratto al B&B Al Piccolo Principe

    barattoIn poche settimane il B&B Al Piccolo Principe – in Salita della Provvidenza 2/2, proprio a due passi dalla stazione ferroviaria di Piazza Principe – apre per la seconda volta i suoi locali per uno swap party.

    Di cosa si tratta? È un termine molto english per definire una delle pratiche più antiche del mondo, il baratto, ma declinato soprattutto al femminile: una domenica pomeriggio per incontrarsi, fare amicizia ma soprattutto liberarsi di vestiti, accessori, scarpe e ogni altro genere di oggetti che non si usano più. Per ogni capo portato si riceverà un buono valido per prenderne in cambio un altro.

    Una pratica che in questi tempi di crisi è tornata molto in voga, ma che è anche un modo per stringere nuove relazioni.

    Dunque l’appuntamento è domenica 15 febbraio (ore 16.30).

    Marta Traverso

  • Centro storico: la casa occupata di via dei Giustiniani

    Centro storico: la casa occupata di via dei Giustiniani

    Via dei Giustiniani casa occupataUn edificio di proprietà del Demanio, vincolato dalla Sovrintendenza per il suo valore storico – architettonico, come altri sontuosi palazzi eretti in via dei Giustiniani fra XVI e XVII secolo, giace abbandonato nella più totale incuria da circa 6 anni. Parliamo del civico 19, uno stabile di sette piani che fino all’inizio del 2006 ospitava al piano terra e al primo piano le attività della Comunità di Sant’Egidio rivolte ai poveri con la distribuzione di vestiario e generi di sussistenza, al secondo piano la sede storica dell’associazione onlus il Ce.Sto che svolgeva attività ludiche e sociali con bambini e ragazzi del quartiere. Nell’edificio trovava posto anche un dormitorio per detenuti appena usciti dal carcere, gestito dalla Compagnia della Misericordia mentre i piani superiori erano abitati da alcuni nuclei famigliari.

    Ebbene nel 2006 i residenti e le associazioni vengono forzatamente allontanati perché la proprietà dichiara il palazzo inagibile. Una raccomandata datata fine novembre 2005 – indirizzata al Ce.sto e firmata dalla filiale ligure dell’Agenzia del Demanio – recita “Da un’indagine svolta da organismi tecnici di quest’ufficio è emerso che lo stabile occupato da codesta associazione presenta evidenti problemi strutturali con conseguente pericolo per la vivibilità all’interno dell’immobile stesso. Si invita pertanto la S.V. a voler rilasciare tale immobile libero da persone o cose nella piena e completa disponibilità della scrivente Agenzia del Demanio”.
    La proprietà paventa il rischio di crolli imminenti e nel giro di pochi mesi, tra gennaio e febbraio 2006, completa lo sgombero del civico 19. Da allora nessun lavoro di ristrutturazione è stato eseguito e l’edificio è rimasto sfitto per tutti questi anni, scivolando inesorabilmente nel degrado.
    L’Agenzia del Demanio, interpellata sulla questione, spiega “La Prefettura di Genova nel 2001 ha individuato alcuni problemi strutturali nell’immobile di via dei Giustiniani e ha incaricato il Provveditorato alle opere pubbliche di occuparsi dell’esecuzione dei lavori di messa in sicurezza. Nel 2001 e nel 2003 sono stati realizzati alcuni interventi. Nel 2006 i residenti sono stati invitati ad abbandonare l’edificio per completare l’opera di ristrutturazione”.

    Sul finire di ottobre 2011 un gruppo eterogeneo di persone ha deciso di occupare il civico 19 per rispondere alla drammatica esigenza di spazi abitativi e per restituire al quartiere un luogo vitale di socialità.
    Abbiamo occupato perché abbiamo bisogno di case, di luoghi in cui vivere dignitosamente, perché siamo stanchi di buttare i nostri miseri stipendi in affitti indecenti – scrivono i protagonisti dell’azione nel manifesto pubblico affisso per i vicoli del centro storico – Siamo uomini e donne diversi per età e percorsi di vita, ma uniti da bisogni concreti molto simili e dalla comune volontà di organizzarsi per soddisfarli. Abbiamo occupato perché abbiamo bisogno di spazi in cui costruire ciò che non abbiamo: un luogo di incontro dove costruire rapporti di mutuo appoggio, un ambito in cui discutere e divertirsi, uno spazio per noi e per il quartiere, per mangiare e per studiare, per adulti e per bambini, uno spazio di tutti coloro che lo vivono e lo sentono proprio”.
    Gli occupanti hanno fatto visionare il palazzo da un gruppo di tecnici solidali, architetti, ingegneri e restauratori che, nel corso di numerosi sopralluoghi, non hanno individuato elementi di criticità tali da comportare una situazione di grave pericolo. Anzi i problemi strutturali riscontrati nel civico 19 sarebbero i medesimi che affliggono almeno un quarto dei palazzi dei vicoli del centro storico.
    E così i nuovi abitanti della casa hanno deciso di predisporre un rigoroso piano di interventi per un uso progressivo e consapevole dello stabile, con l’obiettivo di renderlo fruibile in maniera sicura.
    Oggi è già stato sistemato il piano terra, adibito a spazio sociale, dove sono state organizzate svariate attività, proiezioni cinematografiche, cene sociali e spettacoli teatrali. Ricordiamo ad esempio l’esperienza del teatrino dei burattini che, ripetuta per due domeniche di novembre, ha riscosso un notevole apprezzamento richiamando numerosi bambini della zona.
    Grazie alla pratica del dialogo e al principio della “porta aperta” – chiunque può entrare per informarsi e confrontarsi, ogni giovedì alle 17:30 si svolge un’assemblea pubblica per accogliere le proposte di nuove iniziative/attività – gli occupanti hanno instaurato buoni rapporti con il vicinato e la loro presenza, soprattutto se messa al confronto con quella ben più rumorosa e molesta dei frequentatori della movida, non sembra arrecare disturbo ai residenti.
    Il prossimo passo sarà rendere agibile il secondo piano per realizzare attività sociali auto – organizzate. Si parla di una palestra, una sala prove musicale, un mercatino per lo scambio di vestiti e ancora un’attività di doposcuola concordata con le mamme del quartiere.

    Ma tornando alla questione sicurezza è inevitabile porsi alcune domande. “Se la situazione di via dei Giustiniani era così preoccupante perché i soldi pubblici non sono stati spesi per altri interventi piuttosto che per il rifacimento della facciata in occasione del G8 del 2001? – si legge ancora nel manifesto – Forse era più stimolante svuotare il palazzo per cercare di venderlo”.
    A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca – diceva un notissimo uomo politico della Prima Repubblica – ed in effetti è difficile spiegare perché il palazzo sia stato svuotato con una fretta assai sospetta. Solo un concreto rischio di crolli avrebbe potuto giustificare una simile celerità. Ma allora perché a distanza di 6 anni nessuno si è preoccupato della messa in sicurezza dell’edificio?
    Secondo gli occupanti – fin dal principio – l’operazione di sgombero era finalizzata alla vendita dell’intero immobile. E nel 2010, grazie all’opportunità offerta dal federalismo demaniale, il civico 19 sarebbe stato inserito nell’elenco dei beni immobili del patrimonio demaniale considerati alienabili.

    Resta il dato di fatto che dal lontano 2006 l’associazione onlus il Ce.Sto, che da trent’anni opera nel difficile contesto del centro storico promuovendo un modello di pacifica convivenza fra etnie e culture diverse, è stata arbitrariamente privata di un luogo che, proprio per la sua ricchezza di spazi, rendeva possibile lo svolgimento delle più svariate attività.
    Il Centro Sociale gestito dal Ce.Sto – dove si svolgono giornalmente attività ludiche dopo scolastiche e sociali con bambini e ragazzi del quartiere – ha trovato ospitalità nei locali della ex Scuola Baliano di Vico Vegetti. Oggi però la ex Baliano è prossima ad essere ceduta o destinata ad un nuovo utilizzo, ed il Centro Sociale rischia nuovamente di rimanere senza sede.
    Cinque anni fa abbiamo perso la sede storica a causa dell’inagibilità di un edificio di valore storico e artistico su cui la proprietà non ha fatto alcun intervento – denuncia il segretario dell’associazione, Domenico De Simone – e attualmente ci troviamo al punto di partenza”.
    Nel frattempo il quartiere si devitalizza a causa della progressiva scomparsa di attività commerciali e laboratori artigiani mentre si registra una crescita abnorme della movida con l’aumento dei partecipanti, l’estensione degli orari fino alle prime luci dell’alba ed il dilagare di episodi di teppismo e vandalismo.
    “La nostra ex sede è stata fatta oggetto di un’occupazione che dimostra se non l’infondatezza delle motivazioni dello sfratto, almeno il fatto che alla manifestazione di problemi è seguita solo la più completa inazione della proprietà (Agenzia del Demanio) ma anche degli altri soggetti che dovrebbero interessarsi all’urbanistica, alla vitalità e alla socialità di questa, come di altre zone della città”, concludono amareggiati i volontari del Ce.Sto.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Il corpo nella pubblicità: concorso creativo per studenti genovesi

    Il corpo nella pubblicità: concorso creativo per studenti genovesi

    corpo pubblicitàUn concorso artistico rivolto agli studenti delle scuole superiori e dell’Università di Genova per rappresentare tramite un’opera grafica (che si tratti di disegno, digitale o fotografia) il modo in cui la pubblicità dovrebbe rappresentare il corpo umano, l’uguaglianza di genere, la dignità della donna e l’utilizzo di immagini di bambini.

    Il bando Corpi nella pubblicità è stato indetto dal Comune di Genova in risposta alla relazione n. A6-0199/ della Commissione del Parlamento Europeo per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere.

    Il tema dell’opera presentata dovrà essere concepita per un ipotetico spot di una delle seguenti categorie merceologiche: uno yogurt ipocalorico, un rossetto waterproof per le donne, abbigliamento alla moda per bambini o un deodorante a lunga durata per gli uomini.

    Per partecipare si possono spedire gli elaborati e la scheda di partecipazione (scaricabile dal sito Genova creativa) entro il 12 febbraio all’indirizzo e-mail corpinellapubblicita@comune.genova.it. Gli elaborati migliori saranno esposti in una mostra in occasione della Festa della donna (8 marzo 2012).

    Marta Traverso

  • Cassazione: inidoneo all’adozione chi ha preclusioni etniche, razziali, religiose

    Cassazione: inidoneo all’adozione chi ha preclusioni etniche, razziali, religiose

    Con la sentenza n.29424 depositata il 28.12.2011, la Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, pronunciato in primo grado dal Tribunale per i minorenni di Bologna e poi in sede di appello, della domanda di idoneità all’adozione internazionale proposta da una coppia che, in sede di audizione davanti al tribunale per i minorenni, aveva avanzato una serie di preclusioni di ordine etnico-razziale e religioso nei confronti delle caratteristiche dell’ipotetico minore straniero adottando.

    In particolare, i coniugi avevano rifiutato l’eventualità dell’adozione di un minore straniero di religione diversa da quella cattolica, bambini figli di pazienti psichiatrici, bambini di etnia rom, mostrando anche perplessità rispetto a bambini di colore.

    La Corte di Cassazione ha dunque confermato le motivazioni della Corte di Appello di Bologna, la quale nel provvedimento di rigetto dell’istanza di idoneità all’adozione, aveva rilevato che le preclusioni di ordine etnico-razziale e religiose dei coniugi evidenziavano un atteggiamento di paura e difensivo, incompatibile con l’accettazione totale e senza riserva che è il presupposto necessario per un buon incontro adottivo.

  • Officina letteraria: corso di scrittura creativa al cinema Sivori

    Officina letteraria: corso di scrittura creativa al cinema Sivori

    scritturaUna serata di letture e musica per raccogliere le iscrizioni per un corso di scrittura creativa a Genova: è questa la proposta di Emilia Marasco e Claudia Priano, che giovedì 19 gennaio (a partire dalle 18) accoglieranno alla Sala Sivori i futuri allievi del loro ciclo di lezioni intitolato Officina creativa.

    Gli incontri si terranno ogni giovedì dal 2 febbraio al 19 aprile (orario 18-20) presso il cinema di Salita Santa Caterina: ogni lezione sarà formata da mezz’ora di teoria e il tempo rimanente dedicato alla scrittura attiva. Il numero massimo di posti disponibili è per 16 allievi.

    Il costo completo del laboratorio è 280 €. Per maggiori informazioni si può visitare la pagina Facebook dedicata o scrivere una mail a officinaletteraria@hotmail.it.

    Marta Traverso

  • Scaricare film e musica per culto: la pirateria diventa religione

    Scaricare film e musica per culto: la pirateria diventa religione

    pirateriaScarichi film, musica, ebook e quant’altro materiale illegalmente gratuito la Rete ti mette a disposizione tramite i ben noti software di file sharing? Questo fa di te non solo un criminale secondo la legge di molti Paesi del mondo, ma anche un membro della Chiesa Kopimista.

    Il culto è nato ufficialmente in Svezia alcuni giorni fa: la patria del Pirate Party (che già era riuscita a far riconoscere legalmente un partito politico del download libero) ha dato origine a un culto religioso il cui primo Comandamento recita “Credo nella moltitudine dell’informazione, santa, e accessibile a tutti, credo nel copia-incolla; al libero scambio di canzoni, filmati e documenti“.

    Una battaglia durata due anni e che all’inizio del 2012 ha portato al riconoscimento ufficiale da parte del governo della Missionary Church of Kopimism, i cui simboli sacri non sono croce o mezzaluna, ma più intuitivamente Ctrl+C e Ctrl+V, ovvero le combinazioni di tasti che permettono il copia e incolla.

    Questo uno dei dogmi del Kopimismo: «L’informazione è un valore, in sé e per quello che contiene, e il valore si moltiplica attraverso la copia».

    Marta Traverso

  • Vendita immobili dell’ex manicomio di Quarto: la Asl 3 è contraria

    Vendita immobili dell’ex manicomio di Quarto: la Asl 3 è contraria

    Manicomio di QuartoIl consigliere regionale Lorenzo Pellerano (Lista Biasotti) interviene sulla cartolarizzazione approvata dal centrosinistra durante l’ultima seduta del consiglio regionale, il 22 dicembre scorso.

    “Come già avevo sottolineato durante il dibattito in consiglio regionale la messa in vendita degli immobili della Regione, per far quadrare il buco di 150 milioni di euro nel bilancio, è stata gestita male sia nella forma sia nella sostanza – commenta Pellerano – Non solo la giunta Burlando ha comunicato la lista degli immobili ai consiglieri solo in corso d’opera, nelle fasi cruciali della discussione, ma ha anche dimostrato di aver preso decisioni affrettate che non tarderanno a pesare sulle tasche dei contribuenti liguri».

    Pellerano fa riferimento allo stralcio dalla lista degli immobili in vendita di tre padiglioni del complesso dell’ex manicomio di Genova Quarto, sui quali gravano mutui per la ristrutturazione (realizzati con finanziamenti nazionali), stralcio che di fatto fa scendere da 80 a 76 milioni la previsione di entrate dalla vendita del patrimonio.

    “Il direttore generale della Asl genovese smentisce la giunta, sembra quasi non sia stato avvisato della vendita di questi immobili – puntualizza Pellerano – Peccato che abbia ragione, oggi non si può vendere: nei locali di Quarto sono attivi alcuni servizi di igiene mentale, comunità per persone anziane e disabili, ma anche le cucine di Asl 3 per il Levante. Lì si tengono alcuni corsi universitari e hanno sede ambulatori per visite mediche legali e per il rilascio o rinnovo della patente oltre agli uffici amministrativi coinvolti nell’affaire via Degola (costo della nuova sede 17 milioni di euro)”.

    Il direttore della Asl 3 Corrado Bedogni, sulla stampa, ha dichiarato che la vendita dei locali di Quarto non può essere fatta perché a oggi non esistono alternative per collocare i pazienti e i servizi sociosanitari.

    Anche il municipio Levante ha sollevato perplessità e preoccupazione sul futuro dell’assistenza dei cittadini della zona.

    “Questa è la dimostrazione di come la maggioranza abbia agito con superficialità, fretta e assenza di coordinamento con la Asl e i soggetti istituzionali coinvolti nell’operazione di messa in vendita degli immobili, con l’unico intento di fare cassa e di far quadrare i conti, ma solo sulla carta – continua Pellerano – Anche il presidente Burlando, durante le ultime fasi di discussione in consiglio, aveva espressamente ammesso la ragionevolezza delle osservazioni che avevo esposto in merito all’operazione. Ma si è andati comunque avanti. La maggioranza si è tappata il naso e ha approvato un enorme pasticcio che porterà alla svendita, sotto il valore reale, degli immobili di Quarto, la perdita per i cittadini di servizi essenziali e la ricollocazione chissà dove dei pazienti di psichiatria, magari in altri container come già è accaduto per i malati dell’ex ospedale psichiatrico di Pratozanino. Tutto questo comporterà poi il pagamento di ulteriori affitti da parte della Regione, che fino a oggi prestava i servizi sanitari all’interno di immobili di proprietà; a pagare, ovviamente, saranno sempre i contribuenti liguri. Insomma: la Regione si è comportata come una famiglia sprovveduta che vende casa propria ancora prima di sapere dove andrà ad abitare”.

    Con la ripresa dei lavori del consiglio regionale Pellerano annuncia: “Con l’ennesima interrogazione chiederò all’assessore Montaldo se è ancora possibile porre rimedio a questa paradossale situazione in cui la sanità ligure, complice l’intera maggioranza, si ritrova. Alla luce delle dichiarazioni espresse dal direttore Bedogni chiederò anche se le Asl hanno avuto la lista degli immobili venduti all’ultimo momento e non hanno potuto controllare nulla, come è successo al consiglio regionale».