Mese: Aprile 2013

  • Telefonia, recedere e cambiare operatore: la legge non prevede penali

    Telefonia, recedere e cambiare operatore: la legge non prevede penali

    bollette-speseAl fine di agevolare la concorrenza nel settore della telefonia, dal 2007 le penali per la disattivazione delle linee sono state abolite da una delle tante lenzuolate dell’allora Ministro Bersani.

    Violando e circumnavigando quanto previsto dalla legge, tuttavia, gli operatori continuano a imporre i cosiddetti “contributi di disattivazione“, mettendo in seria difficoltà il recesso da parte degli utenti.

    Recedere da un contratto telefonico e/o passare a un altro operatore, quindi, può costare anche più di 100 euro; in questo periodo, chi fa pagare di più è H3G, che sfiora i 200.

    Sì, perchè il recesso può avvenire per mille motivi: dall’insoddisfazione per il servizio rievuto, al prezzo migliore fornito da un altro operatore, dal miglior servizio offerto a parità di costo al più comune dei casi: il trasloco da un’abitazione ad un’altra.

    Abbiamo ricevuto molteplici segnalazioni di utenti che hanno chiesto la disattivazione della loro linea telefonica o sono passati ad un altro operatore, con sorpresa annessa e connessa: il contributo di disattivazione, così come viene chiamato adesso dagli scaltri operatori… Trovata la legge, trovato l’inganno!

    Queste sono palesemente pratiche commerciali scorrette che vanno denunziate all’Agcom. Le principali compagnie di telefonia fissa: Fastweb, Infostrada, Telecom, Teletù, Tiscali H3G e Vodafone. Esse non informano correttamente gli utenti sull’entità di questi costi, che MAI sono congrui o giustificati.

    Come riconoscere queste spese non dovute?

    Ogni operatore telefonico utilizza un’espressione differente per indicare questi contributi richiesti agli utenti. Per individuarli in fattura ecco il dettaglio per singolo operatore:

    Fastweb: importo per dismissione
    Infostrada: costo per attività di migrazione
    Telecom: costo disattivazione linea
    Teletù: contributo disattivazione
    Tiscali: contributo di disattivazione
    H3G: non specifica….
    Vodafone: corrispettivo recesso anticipato/ disattivazioni anticipate.

    Se anche voi siete vittime di casi come quelli indicati, non essitate a contattarci…. d’altronde, come diceva massimo lopez in una celeberrima pubblicità, una telefonata allunga la… linea!

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Molassana, progetto per il restyling del quartiere: facciamo il punto

    Molassana, progetto per il restyling del quartiere: facciamo il punto

    molassana-progetto-porIl cosiddetto Progetto Integrato per Molassana è un importante piano europeo (Por-Fesr 2007-2013) per la riqualifica della Media Valbisagno. Grazie ad un investimento di 15 milioni di euro (di cui il contributo concesso sul Por è di 9 milioni, pari al 74,48 % dell’investimento complessivo), il restyling del quartiere si è concretizzato in un ampio progetto che interessa diverse aree e strutture: oltre alla riconversione dell’area ex-Boero, anche la realizzazione della strada sulla sponda destra del Bisagno, la pedonalizzazione di via Molassana, il recupero dell’antico acquedotto, il rafforzamento degli argini del torrente Geirato e la costruzione (ultimata) dell’edificio che ospita il nuovo centro civico.  Il finanziamento stanziato dal Comune di Genova ammonta a 4 milioni di euro. Cerhiamo di fare chiarezza sui vari interventi previsti.

    IL PROGETTO INTEGRATO E GLI INTERVENTI

    Il Programma Operativo Regionale (Por) per l’utilizzo del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) è stato predisposto dalla Regione Liguria per consolidare la coesione economica, sociale e territoriale nel periodo compreso tra 2007-2013. Il Por-Fesr Liguria, approvato dalla Commissione Europea nel novembre 2007, si articola su cinque priorità, o assi, strategiche di intervento, con obiettivi e dotazioni finanziarie differenti.

    Nell caso di Molassana, si tratta di interventi che fanno parte dell’asse strategico 3, per aumentare l’attrattività turistica dei territori e migliorare la vivibilità in ambito urbano attraverso interventi infrastrutturali e non. Tutti questi progetti previsti nell’ambito di Por-Fesr vengono realizzati mediante un Progetto Integrato di sviluppo urbano: gli interventi del Progetto, finalizzati alla riqualificazione del centro abitato di Molassana, sono pensati per favorire il tessuto commerciale della zona e per rendere il quartiere più vivibile  dal punto di vista sia urbanistico e infrastrutturale, che ambientale e viario, facendo di Molassana un nodo di interscambio tra le alture e il centro cittadino.

    Nello specifico, gli interventi previsti sono:

    Molassana, ValbisagnoRiassetto della mobilità, per risolvere le criticità relative all’attraversamento del centro di Molassana ed eliminare il traffico privato, consentendo la riorganizzazione del sistema di trasporto pubblico. L’intervento prevede, appunto, la pedonalizzazione di Via Molassana, con conseguente spostamento del tratto di viabilità sulla parallela, sulla sponda del Bisagno. Il nuovo tratto (430 metri a due corsie dall’incrocio tra via Emilia e via Molassana sino al ponte Fleming) è stato pensato per consentire la riorganizzazione del trasporto pubblico locale. Costo: 1,62 milioni di euro.

    Pedonalizzazione di Via Molassana, per migliorare la coesione fra cittadini ed esercizi commerciali e vari servizi connessi al parco pubblico previsto nell’adiacente ex area Boero. L’intervento prevede la pavimentazione dell’area su un tratto di 430 metri, l’inserimento di arredi urbani, alberature e il rifacimento della rete di illuminazione pubblica. Costo: 1,85 milioni di euro.

    Piazza Centro Civico, ovvero la creazione di una piazza pubblica pedonale antistante la nuova sede del Municipio IV Media Valbisagno. La piazza, da realizzarsi previa acquisizione e successiva demolizione dell’edificio ex Trattoria dell’Olmo, che occupa l’area preposta al Municipio, prevede la creazione di un parco giochi e area hotspot per la trasmissione dei dati con tecnologia wifi. Costo: 670 mila euro.

    Anche per Via Geirato e Via Bernardini, si prevede l’allargamento delle due vie che “incorniciano” l’ex area Boero, costeggiandola, allo scopo di favorire lo scorrimento pedonale. Inoltre, la creazione di parcheggi pubblici, in previsione di una razionalizzazione dei flussi di traffico indotti dal nuovo insediamento nella zona Boero riqualificata. In Via Geirato, anche un’apposita passerella pedonale per collegare l’insediamento urbano di Via Sertoli con il nuovo complesso Boero. Costo: 430 mila euro.

    Per quanto riguarda l’acquedotto storico, nel suo tratto compreso tra la Casa dei Filtri di Molassana fino al Fossato del rio Cicala, la realizzazione e consolidamento del percorso pedonale e -per alcuni tratti- ciclabile, nel rispetto delle caratteristiche storico-ambientali della zona, con il contenimento e la sistemazione della vegetazione boschiva e il posizionamento di arredi urbani. Inoltre, il miglioramento generale, non solo della percorribilità pedonale, ma anche del collegamento con il tessuto urbano. Costo: 400 mila euro.

    Su un’area di circa 4 mila metri quadri sorgerà invece il nuovo parcheggio sul Ponte Fleming. La superficie in questione è attualmente occupata da un parcheggio pubblico a raso, ma nelle misure del Piano è previsto lo sgombero dell’area e la creazione, al suo posto, di un park di 3 piani, due interrati e uno fuori terra, per un totale di circa 400 posti. Il parcheggio, funzionale all’interscambio con il sistema pubblico di trasporto, ha previsto un percorso per i mezzi pubblici che colleghi Val Bisagno con Sampierdarena, attraverso l’asse centrale Via XX Settembre–Piazza Portello–Stazione Principe, volto sia a decongestionare le strade di attraversamento dal traffico privato, sia a limitare il danno ambientale dovuto all’inquinamento. Costo: 4,5 milioni di euro.

    Anche un intervento per il risanamento del torrente Geirato, con l’arginatura di un tratto della sponda destra del Torrente e sistemazione dell’area stradale limitrofa, dotata di impianto di illuminazione pubblica, verde e arredo urbano. Costo: 2 milioni di euro.

    E da ultimo, l’intervento di tombinatura del rivo Ca’ de’ Rissi (secondo le analisi del Piano di Bacino Bisagno-Geirato, il responsabile dell’esondazione dell’area ex Boero e delle zone limitrofe ai tempi dell’alluvione 2011), che prevede la chiusura con tombini in cemento armato della canalizzazione, secondo le prescrizioni contenute nel Piano di Bacino del Geirato. Costo: 613 mila euro.

    torrenti-bisagno-rischio-idrogeologicoVal Bisagno, Sciorba

     

     

     

     

     

     

     

    I RISULTATI E L’ITER DEI VARI PROGETTI

    I vari progetti, nell’ambito del Por-Fesr 2007-2013, dovrebbero volgere al termine a breve. Tuttavia, a causa della grande entità del Programma e della diversità degli interventi previsti nei diversi quartieri cittadini, ci sono stati vari rallentamenti. Anche a Molassana i lavori sono slittati e ciascuno dei singoli progetti ha preso avvio in tempi differenti.

    Risolto il problema della viabilità con lo spostamento del traffico dal lato del Bisagno, Via Molassana verrà completamente ripavimentata con calcestruzzo architettonico, per eliminare la separazione strada/marciapiede lasciando comunque percepire gli spazi esistenti. Per ora, tuttavia, si attende che vengano iniziati tutti gli interventi sul versante Via Emilia/Via Piacenza.

    Lo spostamento degli uffici municipali dalla sede precedente alla nuova, nei locali realizzati accanto allo scheletro dell’ex Cinema Nazionale, sono stati ultimati: il nuovo complesso (a onor del vero accolto non benissimo da una parte della cittadinanza, già definito “ecomostro” in più di un’occasione) è oggi funzionante e tutte le strutture (ufficio anagrafe, vari esercizi commerciali, ecc) pensate per essere trasferite in questi locali occupano attualmente la loro nuova sede, in un edificio a quattro piani con annesso corpo allungato di due:  la struttura ospita gli uffici della Circoscrizione, della Divisione Territoriale, della Pubblica Assistenza, oltre a esercizi commerciali vari al piano terra. Il corpo basso, quello su due piani, è coperto da un giardino pensile attrezzato per la sosta e per il gioco.

    Il caso della piazza antistante il Municipio, invece, è diverso: i lavori sono attualmente in corso, ma non sono ancora stati ultimati. Terminata la gara, assegnato l’appalto e aperto il cantiere, resta ancora in piedi l’edificio dell’ex Trattoria dell’Olmo: sembra ancora lontano il progetto innovativo di realizzazione di un’area wifi e parco giochi per bambini. Si è venuta a creare una fase di stallo, dovuta ai limiti nello stanziamento di finanziamenti previsti dal nuovo Patto di Stabilità interno ai Comuni, per cui i lavori sono bloccati e per ora non si sa quando potranno riprendere.

    Anche per l’ex area Boero, i lavori previsti non hanno ancora visto l’avvio ufficiale e il maxi-cantiere, già aperto, è deserto, a creare una “voragine” nel centro del quartiere. Va da sé  che anche tutti i progetti previsti per le aree limitrofe (come Via Geirato e Bernardini) non saranno avviati finché non inizieranno i lavori –certamente prioritari- nell’ex area industriale da riconvertire.

    Buone notizie, invece, per quanto riguarda gli interventi sull’acquedotto storico: già iniziati (bando con scadenza al 24 marzo 2011, per un importo totale di 195 mila euro), è stato anche recuperato un vecchio box in disuso nei pressi del Ponte Sifone sul Geirato di Molassana e trasformato in casetta adibita a aula didattica, gestita da un’associazione privata. Inoltre, anche sull’altro lato dell’acquedotto, all’altezza del Ponte Sifone sul Veilino, che si affaccia sul cimitero di Staglieno, è stato realizzato il recupero dell’area e vengono attualmente organizzate visite guidate con cadenza mensile, ogni primo sabato, dall’Associazione “Acqua Fresca”.

    Per quanto riguarda poi la costruzione del parcheggio all’altezza del Ponte Fleming questi gli interventi: prima la già citata realizzazione della nuova strada di scorrimento, lato Bisagno, dalla parte di Via Emilia e Via Piacenza, fino all’altezza del Ponte Fleming; poi, la riconversione dell’attuale parcheggio, all’altezza del distributore di benzina, che verrà trasformato in parcheggio di interscambio. Ad oggi, i lavori in quest’area non sono ancora avviati: è stato però indetto un bando per la realizzazione di queste opere e si è ancora in fase di appalto. Lì vicino, sempre nei pressi del Fleming, sarà realizzato un parco giochi. Sempre lì, a chiudere l’area di sosta adibita a park, i parcheggi a  corona dell’area Boero.

    Infine, per quanto riguarda il risanamento del torrente Geirato, è stato indetto un bando a scadenza 17 ottobre 2011, è stato assegnato l’appalto per lo svolgimento dei lavori, ma ancora si attende.

     

    Elettra Antognetti

  • Galata Museo del Mare: storia del primo museo accessibile d’Italia

    Galata Museo del Mare: storia del primo museo accessibile d’Italia

    Museo GalataIL PRECEDENTE

    Agosto 2007: a tre anni dall’inaugurazione, il Galata Museo del Mare attua il suo primo progetto di accessibilità grazie alla nuova dotazione di audioguide, che permettono ai visitatori di effettuare l’intero percorso dei quattro piani del Museo. Al momento in lingua italiana, nei prossimi mesi è in programma anche l’installazione di audioguide in lingua inglese.

    Tra queste apparecchiature vi sono inoltre sei guide multimediali destinate a visitatori non vedenti o ipovedenti, realizzate su progetto di Lidia Schichter in collaborazione con il Comune di Genova, il Dipartimento di Ingegneria Biofisica dell’Università di Genova e l’Istituto David Chiossone.

    Novembre 2007: la Regione Liguria sottoscrive un protocollo d’intesa con il Ministero dei beni culturali per garantire l’accessibilità dei principali siti artistici e culturali del territorio. Al momento, la Liguria è la sola Regione italiana ad aver sottoscritto questo atto pubblico, per il quale riceverà dalla Regione 300.000 €: una somma necessaria sia per adeguare le infrastrutture sia per la formazione del personale. L’accessibilità non riguarda solo l’abbattimento delle barriere architettoniche per i disabili motori, ma anche strumenti che consentono a non udenti, non vedenti e ipovedenti di fruire del patrimonio culturale cittadino.

    La Regione ha al momento erogato solo una parte della cifra stanziata – ovvero 300.000 € – necessaria sia per adeguare le infrastrutture sia per una formazione adeguata del personale.

    Novembre 2012: il Galata Museo del Mare presenta il Progetto Accessit, un sistema di segnaletica per non vedenti e non udenti che si aggiunge alle già presenti audioguide e alla mappa tattile posizionata sulla terrazza Mirador (dimensione 95 x 65 cm, altezza 1,60 m). Una nuova iniziativa che ha reso il Galata il primo museo italiano accessibile ai non vedenti, ipovedenti, non udenti e ipo-udenti.

    IL PRESENTE

    Pioniere di accessibilità, il Galata Museo del Mare ha attualmente attive diverse agevolazioni per i disabili che vogliono visitare autonomamente lo spazio, e che si integrano anche con i progetti di didattica museale. A riassumerli per noi Franca Acerenza, responsabile della didattica al museo: «Nell’ingresso vi è un monitor dove scorrono immagini del museo, le attività proposte, gli eventi, le manifestazioni e le reti che il museo sostiene a livello nazionale e internazionale. A ogni piano sono stati installati video che mostrano in anteprima immagini delle collezioni e le mappe di orientamento. Inoltre il museo è dotato dei seguenti dispositivi per i diversamente abili: audioguide per non vedenti e ipovedenti; dispositivi di amplificazione ad induzione magnetica per ipoudenti; mappa tattile MIRAgenova; guida tattile del Galata; scooter elettrico o carrozzina per persone con disabilità motoria; visite guidate per non vedenti; visite guidate per disabili».

    In dettaglio, sono dislocati in vari spazi all’interno del museo impianti di amplificazione a induzione magnetica, che permettono ai portatori di apparecchi di non ricevere interferenze acustiche sia in caso di visita senza audioguida sia con l’eventuale audioguida. I non vedenti possono beneficiare di una guida multimediale del museo e una mappa tattile, che presentano l’interno del Galata e le principali informazioni sui punti turistici visibili dalla terrazza panoramica Mirador.

    Come funzionano queste apparecchiature? Quando il visitatore si trova in prossimità di un luogo interessante, grazie a un sistema di localizzazione a radio frequenza, la guida ne segnala la presenza, lo descrive e fornisce riferimenti relativi sulla sua posizione rispetto alla sala e alla struttura per favorire ulteriormente l’orientamento. Inoltre, i sensori permettono di segnalare anche punti di bivio del percorso e servizi. Gli impianti di amplificazione sono a cura della ditta Omnia Com di Roma, mentre le mappe tattili e le guide multimediali sono a cura di Happy Vision, realizzate su progettazione di Lidia Schichter.

    Più in generale, qual è il punto della situazione “accessibilità nei musei”? «Molti musei genovesi si sono adeguati alle direttive sull’accessibilità ma non tutti hanno raggiunto gli obiettivi richiesti. Sono necessari fondi europei per gli interventi riguardo il superamento delle barriere architettoniche e fondi regionali o comunali per progetti di accessibilità culturale. Occorre pianificare le azioni di accessibilità e condividerle con le associazioni che si occupano delle diverse disabilità. Con l’allungamento della vita attiva occorre pensare a un’accessibilità non solo rivolta alle disabilità certificate, ma al naturale venir meno della risposta sensoriale dovuta all’età avanzata. Ad esempio pannelli didattici in un carattere chiaro e leggibile, impianti di amplificazione per persone con riduzione dell’udito, punti di sosta, ecc».

    Marta Traverso

  • Emanuele Conte: intervista al direttore artistico del Teatro della Tosse

    Emanuele Conte: intervista al direttore artistico del Teatro della Tosse

    emanuele conte l1«Se stai male e c’è crisi devi lavorare di più e farlo al meglio delle tue possibilità. Se un teatro lavora meno con il pretesto della crisi allora diventa una struttura “inutile”, dunque perché gli enti pubblici dovrebbero sovvenzionarlo?». Con queste parole Emanuele Conte – presidente e direttore artistico della Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse – ha espresso la sua posizione sulla situazione dei teatri a Genova, a margine della conferenza stampa di presentazione dello spettacolo Sogno in una notte d’estate e della contestuale mostra collettiva.

    Subito dopo la conferenza, gli ho posto alcune domande in merito all’attività del Teatro della Tosse (la cui gestione comprende anche Cantiere Campana e La Claque), sui legami con la città e un parere sulle proposte recentemente presentate per cambiare il sistema-teatro, a partire dal progetto di Consulta Regionale.

    Dal 2007 sei presidente e direttore organizzativo della Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse, dal 2010 direttore artistico. Rispetto al progetto che avevi in mente quando hai iniziato, sei riuscito a realizzare tutto quello che pensavi o hai dovuto “sterzare in corsa”?
    Questo mio percorso all’interno del Teatro è nato in un momento di profonda crisi, non solo finanziaria ma anche e soprattutto artistica: con la morte di Emanuele Luzzati (avvenuta il 26 gennaio 2007, ndr) vi è stata la presa di coscienza che nulla sarebbe più stato come prima. La costituzione della Fondazione Luzzati ha avuto come primo obiettivo il “salvarsi”, ossia raccogliere e portare avanti l’eredità di Luzzati e garantire altri trent’anni dopo quelli che hanno permesso a lui – insieme a Tonino Conte, Aldo Trionfo, Pepi Morgia e altri – di portare avanti il percorso del Teatro della Tosse, iniziato nel 1975.

    In parallelo ho voluto creare le basi per portare a Genova il lavoro di autori e compagnie emergenti da un lato, di grandi artisti internazionali dall’altro, per rendere la Tosse uno dei “teatri europei d’Italia”. A mio parere, il lavoro del direttore artistico – che svolgo dal 2010 in sinergia con Fabrizio Arcuri, mentre dal 2007 al 2010 lo è stato Massimiliano Civica – non è solo scegliere titoli e/o produrli, ma anche creare un’ambiente di connessione con il pubblico attraverso mostre, aperitivi, concerti e altre iniziative, proprio come si fa all’estero. Il mio principale orgoglio in questi anni è che nomi di punta del teatro internazionale sono venuti per la prima volta a Genova con uno spettacolo al Teatro della Tosse: penso per esempio a Peter Brook, Thomas Ostermeier, Eismuntas Nekrosius e tanti altri.

    Il tuo impegno nel portare autori non italiani alla Tosse potrebbe tradursi anche nell’attirare un pubblico internazionale? I dati sul turismo a Genova parlano di un incremento delle presenze di stranieri: è possibile a tuo parere avvicinare il turismo e il teatro?
    Non solo è possibile, ma si dovrebbe. Il problema è che non sempre accade, almeno non qui: da parte nostra cerchiamo di operare con le associazioni di categoria, su tutte quella degli albergatori, ma sono connessioni che andrebbero create dalle istituzioni. Noi siamo anche un presidio importante per il centro storico, ma spesso non vengono adottate le misure necessarie a contrastare le situazioni di degrado.

    Ti faccio un altro esempio: da quattro anni organizziamo un festival estivo ai Parchi di Nervi, che potrebbe anche attirare i turisti che vengono qui d’estate. Il problema è che ottenere le concessioni è ogni anno sempre molto complesso, e quest’anno molto probabilmente il festival non si farà a causa dei lavori di ristrutturazione del Parco.

    La Fondazione, nelle sue tre “anime” – Teatro della Tosse, Cantiere Campana e La Claque – punta molto sulla valorizzazione del contemporaneo: a tuo parere, attori e drammaturghi sono formati adeguatamente in questo campo, o le scuole e accademie puntano ancora su una formazione esclusivamente “classica”?
    La formazione al contemporaneo è molto carente, perché molte scuole e accademie hanno ancora un’impostazione antica, portata avanti da docenti conservatori. Il problema cruciale, a mio parere, è tuttavia un altro: le scuole di recitazione e drammaturgia sono molto costose per le pubbliche amministrazioni, perché non sono realtà che “fruttano”. Mi riferisco al fatto che oggi, in questo settore, il mercato è saturo e non c’è possibilità di dare lavoro o retribuire adeguatamente i 10, 15 diplomati che ogni anno escono dalle principali accademie. Senza contare i sempre più numerosi corsi di recitazione, scrittura teatrale o su professioni del teatro dei quali è difficile attestare la professionalità, ma che raccolgono molti iscritti. La formazione di potenziali disoccupati è inutile, se non addirittura criminale. Per lo spettacolo Sogno in una notte d’estate abbiamo formato una compagnia quasi interamente di nuovi elementi, con attori molto giovani: abbiamo annunciato i provini sul web, non tramite le scuole, e in pochi giorni abbiamo avuto oltre 200 candidature.

    Cosa pensi del progetto di Consulta Regionale che Tilt Teatro sta portando avanti? Parteciperai all’assemblea del 22 aprile in Regione?
    Ho ricevuto la convocazione e il Teatro della Tosse parteciperà alle assemblee. Non posso definirmi né contrario né a favore, perché di fatto non ho ancora compreso se e in quali termini una Consulta Regionale possa essere utile. La questione della ripartizione dei fondi è molto delicata, per esempio i soldi che il Comune elargisce al Teatro Stabile e al Carlo Felice sono destinati per obbligo di legge: il rischio è che vi siano realtà teatrali che vogliono “portare acqua al proprio mulino” e aderiscano a questo tipo di progetti solo per avere maggiori sovvenzioni, prima che per discutere su proposte e iniziative concrete.

    Un altro tema chiave portato avanti dalla Consulta è quello degli spazi: concordo sul fatto che ci siano molti spazi non utilizzati e sui quali non si sono realizzati progetti adeguati – su tutti il teatro Hop Altrove – ma va ricordato che gestire uno spazio ha dei costi vivi, a partire dalle utenze e dal retribuire chi ci lavora. Sono necessari progetti a lungo termine proposti da realtà con una professionalità forte e con le risorse per portare avanti le loro iniziative.

    Ritengo anzitutto importante dare valore ai teatri che non fanno solo cultura, ma sono anche un presidio importanti per i loro territori, come il Teatro Cargo a Voltri e il Teatro dell’Ortica a Molassana. In secondo luogo va sostenuta l’attività di chi continua a creare lavoro e opportunità, anche e nonostante la crisi: quando Marta Vincenzi, in campagna elettorale, volle incontrare gli operatori del teatro, proposi di rendere obbligatoria l’apertura alle compagnie emergenti e alle nuove produzioni nei bandi per i contributi pubblici. Una proposta che fu accolta positivamente e da allora inserita come requisito nei bandi stessi. Molti teatri puntano ancora sul “sicuro”, ma così facendo le compagnie nuove non lavorano mai, non hanno circuitazione. Da parte nostra, la distinzione che abbiamo operato fra Teatro della Tosse e Cantiere Campana vuole porre l’accento su questo intento, per dare un presente alle realtà emergenti, e non solo promesse per il futuro.

    Questo limite che ravvedi nei teatri è presente anche nel pubblico: spesso lo spettatore predilige gli spettacoli “più sicuri”, che già conosce e sa comprendere. Il teatro contemporaneo dovrebbe implicare una visione critica dello spettatore, che non sempre è possibile. Il Cantiere Campana ha tentato di ricevere le recensioni dagli spettatori per incentivarne lo spirito critico: com’è andato il progetto?
    L’iniziativa del Cantiere Campana non è nuova, perché la Tosse nelle passate stagioni aveva già provato esperimenti analoghi. Si tratta di un progetto molto interessante per noi, ma al tempo stesso impegnativo e difficile da seguire: in termini quantitativi i riscontri non sono stati molto alti, perché oggi lo spettatore tende a considerare se stesso come un consumatore, prima che un critico attento. Con il Cantiere Campana si è anche fatto un lavoro capillare sui social network, per trasferire nel web la creazione di ambiente e di comunità di cui parlavo prima: in questo senso sono un ottimo strumento, anche se il rischio è di “intasare” di comunicazioni bacheche altrui.

    Marta Traverso

  • La Metropolitana di Genova, storia e sviluppo: incontro al Ducale

    La Metropolitana di Genova, storia e sviluppo: incontro al Ducale

    metropolitanaMartedì 2 aprile 2013 (ore 17) a Palazzo Ducale, presso la sede della Società Ligure di Storia Patria, nuovo appuntamento con il ciclo di conferenze I Martedì de A Compagna, a cura dell’omonima associazione.

    Il tema di oggi è La Metropolitana di Genova: la storia di ieri, la realtà di oggi, le opportunità per gli sviluppi.

    Tema della conferenza

    Anche se i primi progetti per una metropolitana a Genova risalgono ad un secolo fa, quella che oggi conosciamo nacque agli inizi degli anni ’80 come una linea di tram da Rivarolo a Principe attraverso la galleria di Certosa; poi il progetto mutò in una “Metropolitana leggera” che, nel corso degli anni, ha infine raggiunto l’estensione attuale.

    La conferenza, supportata da immagini suggestive e spesso rare, intende raccontare questo percorso, dai primi progetti di inizi ’900, all’inaugurazione del 1990 al completamento sino a Brignole dei giorni nostri; saranno inoltre illustrate le caratteristiche principali della nostra metropolitana, con anche uno sguardo a quanto per essa potrà riservarci il futuro.

    I relatori sono Luigi Piccardo e Claudio Bellini – rispettivamente presidente e vice-presidente di Associazione Metrogenova.

    Ingresso libero.

  • Teatro, web e social network: a Genova il workshop #comunicateatro

    Teatro, web e social network: a Genova il workshop #comunicateatro

    social-networkSabato 4 e domenica 5 maggio 2013 si svolge a Palazzo Ducale il workshop #comunicateatro > Un teatro da comunicare, tenuto da Simone Pacini di Fattiditeatro e organizzato da Tilt Teatro in collaborazione con Mentelocale.

    Si tratta del primo workshop genovese, dopo l’evento pillole di #comunicateatro che si è svolto a Villa Bombrini lo scorso 20 marzo.

    Due giorni intensi per discutere ed esercitarsi sull’arte della comunicazione, affrontando trasversalmente i canali classici e i nuovi media, l’importanza delle pubbliche relazioni e il 2.0, divertendosi e imparando trucchi e metodologie di un’attività fondamentale per le compagnie e le istituzioni teatrali, ma che spesso non viene sviluppata per mancanza di risorse. Il workshop è rivolto a studenti universitari, artisti, organizzatori di eventi culturali e dipendenti dei teatri.

    Programma del workshop

    Sabato 4 maggio (ore 10-19, workshop + spettacolo da definire)
    Ore 10-10.30: presentazioni
    Ore 10.30-12: argomento 1 > #comunicateatro what? (l’immagine dell’evento, il posizionamento dell’evento che vogliamo comunicare all’interno del panorama internazionale)
    Ore 12-14: argomento 2 > #comunicateatro who? why? (il target di riferimento: il pubblico, gli operatori, la stampa etc)
    Ore 14-15: pausa pranzo/networking
    Ore 15-16.30: esercitazione: come individuare e reperire i contatti di riferimento per la promozione e la comunicazione. Strutturare in modo funzionale il proprio indirizzario.
    Ore 16.30 > 19.00: argomento 3 > #comunicateatro where? when? (how?) (il piano di comunicazione zero budget)

    Domenica 5 maggio (ore 10-19)
    Ore 10-10.30: intervento esterno
    Ore 10.30-14: argomento 3 > #comunicateatro where? when? (how?) (il web 2.0: Twitter, WordPress, Facebook, Foursquare, etc)
    Ore 14-15: pausa pranzo/networking
    Ore 15-16: argomento 3 > #comunicateatro where? when? (how?) (come ripensare l’ufficio stampa)
    Ore 16-18.30: esercitazione sullo spettacolo visto il sabato: realizzare un comunicato stampa, una lettera di accompagnamento per i giornalisti, una lettera – invito per gli operatori. Ideare una strategia di comunicazione innovativa.
    Ore 18.30-19: conclusioni

    La partecipazione sarà aperta a un massimo di 20 persone. Si consiglia di portare smartphone, tablet o pc per live twitter ed esercitazioni (è disponibile wifi gratuito). Costo del workshop 100 € a persona. Sarà fatta una selezione sulla base del curriculum.

    Per iscriversi è necessario inviare una e-mail a comunicazione@tilteatro.it entro e non oltre il 26 aprile 2013, allegando cv e lettera di motivazione.

    Gli iscritti saranno contattati per conferma entro il 30 aprile. Il pagamento della quota sarà saldato all’inizio del workshop.

  • San Fruttuoso, Terralba e Piazza Giusti: quale futuro per le aree FS?

    San Fruttuoso, Terralba e Piazza Giusti: quale futuro per le aree FS?

    san-fruttuoso-terralbaUn tempo erano aree totalmente pubbliche dedicate ad ospitare strutture a sostegno del servizio di trasporto ferroviario, oggi sono divenuti enormi spazi privati perché Ferrovie dello Stato – da azienda pubblica qual era – è stata convertita in Società per Azioni (l’attuale assetto organizzativo è quello di gruppo industriale con una capogruppo – Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A. – a cui fanno capo le società operative nei diversi settori della filiera ed altre società di servizio e di supporto al funzionamento del gruppo).
    Le aree ferroviarie di Piazza Terralba e Piazza Giusti sono l’emblema di questo profondo mutamento, nel prossimo futuro destinate a perdere la propria vocazione originaria a favore di una spasmodica ricerca del profitto, ragione inevitabile quando di mezzo c’è un soggetto privato che deve produrre utili da distribuire ai suoi azionisti.
    Il progetto preliminare del nuovo PUC – approvato dalla Giunta guidata dall’ex Sindaco Marta Vincenzi – inserisce i circa 146.000 mq dei sopracitati parchi ferroviari, compresi tra Corso Sardegna e Via Tripoli, nel Distretto di Trasformazione 2.06. «Si tratta di porzioni della città dove, in ragione delle loro caratteristiche dimensionali o localizzative, devono essere effettuati consistenti interventi di trasformazione che rivestono un ruolo strategico a livello urbano e per le quali il Piano Urbanistico Comunale indica opzioni, anche alternative di utilizzo del territorio, da definire mediante la preventiva approvazione di Progetti Urbanistici Operativi», così il PUC definisce i Distretti di Trasformazione.

    Oggi nelle aree di Piazza Terralba e Piazza Giusti sono presenti gli impianti di manutenzione dei treni passeggeri. Ma sul finire di gennaio i sindacati hanno lanciato l’allarme perché, secondo le intenzioni della proprietà, tali siti (insieme alla divisione Cargo di Rivarolo) saranno smantellati per trasferire le funzioni a Savona. «Nel frattempo FS ha chiesto al Comune di valorizzare, con cambi di destinazione d’uso, le aree che intende dismettere – spiegano le organizzazioni sindacali – Nel progetto preliminare del nuovo PUC questo è già previsto. Noi chiediamo all’amministrazione comunale di non andare dietro alle sirene di FS e non confermare questa scelta». Nel caso di una chiusura totale dei tre impianti «Ci sarebbe un netto peggioramento del servizio ferroviario, visto che da Genova transita la maggior parte dei treni passeggeri e circa l’80% dei treni merci – sottolineano i sindacati – se, infatti, si bloccasse un treno a Genova, occorrerebbe trasportare il convoglio a Savona per ripararlo, con conseguenti disagi per passeggeri e lavoratori, oltre all’inevitabile intasamento delle linee ferroviarie. Senza dimenticare che i tre impianti danno lavoro complessivamente a quasi 600 persone tra dipendenti e indotto».

    L’INDIRIZZO DEL PUC

    binari-trasporti-treniL’obiettivo della trasformazione previsto nel Distretto 2.06 è il seguente: «Realizzazione di un intervento integrato di ricucitura del tessuto urbano e mitigazione dei fattori di incompatibilità, comportante la riorganizzazione degli impianti ferroviari, la realizzazione, ove possibile, di una nuova fermata della metropolitana in corrispondenza di piazza Terralba e della fermata della linea ferroviaria metropolitana a Terralba connessa con un parcheggio di livello urbano (intermodale) e la realizzazione di edifici per servizi pubblici di interesse generale e funzioni urbane diversificate».
    Le funzioni ammesse sono numerose quanto variegate. Tra le principali troviamo: «Residenza, Uffici, Strutture ricettive alberghiere, Direzionale, Terziario avanzato, Servizi pubblici di interesse generale e locale (fermata della linea ferroviaria metropolitana; fermata della metropolitana), Parcheggi pubblici e privati». Le funzioni complementari, invece, sono: «Connettivo urbano, Esercizi vicinato, Servizi privati».

    Abbiamo chiesto lumi sul futuro della zona al Vicesindaco, nonché Assessore all’Urbanistica del Comune di Genova, Stefano Bernini «Per noi Terralba vuol dire una preziosa opportunità di sviluppo della metropolitana in direzione Levante. FS intende valorizzare le aree oggi adibite ad impianti di manutenzione che prossimamente saranno smantellati. Per la città ci sarà un ritorno nei termini della disponibilità di un paio di binari per consentire il prolungamento della linea metropolitana. Adesso si tratta di concordare con il privato proprietario la rivisitazione delle funzioni urbanistiche ammesse nelle aree ferroviarie. Nel contempo l’amministrazione deve ragionare attentamente sul tema metropolitana. Occorre reperire le risorse economiche per coprire i costi ed avviare le procedure di gara. Ovviamente, i tempi non sono immediati, è un discorso di prospettiva anche perché il trasferimento dei siti di manutenzione non avverrà domani. La prima porzione interessata sarà quella di Piazza Giusti dove FS ha già espresso proposte più avanzate ed il percorso di dismissione sarà più veloce».

    Secondo il consigliere comunale Fds, Antonio Bruno, però «Non si può accettare il ricatto di FS che chiede di valorizzare le aree che intende dismettere per costruire case e centri commerciali». Gli fa eco il compagno di partito e consigliere del Municipio Bassa Val Bisagno, Giuseppe Pittaluga «Oggi FS è un’impresa privata ma ha mantenuto gli spazi acquisiti per scopi ben definiti ed ora, per ottenere maggiore profitto, smantella il comparto ferroviario investendo nell’immobiliare e nel commerciale, tradendo così la “mission” originale da cui, di fatto, deriva il privilegio. Per quanto ciò possa essere legale, sicuramente non è lecito – sottolinea Pittaluga – Le aree private urbane, di pregio in quanto non edificate, devono essere vincolate alla pianificazione del risanamento territoriale. La zona è quella dei continui allagamenti e delle molteplici alluvioni, della falda sottostante su cui le informazioni sono poche, delle colline che crollano (via Varese, via Donghi, ecc.) e dell’intensa edificazione selvaggia che mette a serio rischio, oltre che la qualità di vita, la vita stessa».

    IL PUNTO DI VISTA DI CITTADINI E ASSOCIAZIONI

    Marassi, Bassa ValbisagnoGli abitanti di San Fruttuoso e Marassi non sembrano per nulla convinti dell’indirizzo urbanistico previsto per i parchi ferroviari e hanno manifestato tutte le loro perplessità tramite la presentazione di numerose osservazioni al PUC.
    «Le nostre contestazioni partono dall’analisi del progetto preliminare del PUC – spiega Sabina Leali, membro del Comitato costituitosi allo scopo di promuovere un percorso di “urbanistica partecipata” in merito al futuro delle aree ferroviarie – Le funzioni ammesse sono fin troppe: residenze, uffici, alberghi, parcheggi, ecc. e lasciano aperto il campo ad altrettante previsioni di edificazione, dietro le quali potrebbero nascondersi possibili speculazioni. Parliamo di una zona centrale che fa gola a molti».

    Legambiente, per voce di Andrea Agostini, esprime preoccupazione e si schiera a fianco dei residenti «Siamo contrari al cambio di destinazione d’uso delle aree ferroviarie innanzitutto perché si tratta di una zona esondabile e quindi non è ipotizzabile l’ennesima cementificazione a danno di un territorio, dal punto di vista idrogeologico, già di per sé fragile». Inoltre la possibilità di edificare case e parcheggi «Va contro le logiche urbanistiche e di sviluppo di un efficiente trasporto pubblico locale (tpl) – sottolinea Agostini – In merito a quest’ultimo aspetto, riteniamo che Piazza Terralba e Piazza Giusti siano essenziali per l’intera città».
    In sostanza la natura del problema è siffatta «Se da un lato l’opportunità di arrivare con la metropolitana fino a Piazza Martinez (e nel futuro proseguire in direzione Levante) è un elemento estremamente positivo in grado di migliorare il tpl, dall’altro non si possono fare simili concessioni a FS – continua Agostini – A Marassi e San Fruttuoso, infatti, c’è una densità abitativa senza eguali e non si può ulteriormente appesantire il carico cementifero della zona».

    Per cittadini è fondamentale che sia il Comune a stabilire la destinazione d’uso «Senza delegare a FS che bada esclusivamente al suo tornaconto, essendo ormai un soggetto privato – spiega Sabina Leali – All’amministrazione comunale, invece, spetta la funzione di salvaguardia dell’interesse pubblico. Il nostro auspicio è quello di avviare un percorso di “urbanistica partecipata” che preveda il coinvolgimento attivo di abitanti e Comune per rivalutare al meglio il destino di una così vasta superficie. I rari spicchi di territorio liberi dal cemento non devono essere “riempiti” con lo stesso metodo utilizzato negli ultimi anni».
    L’alternativa è uno stop al consumo di suolo in favore di un’implementazione del verde «Le aree dismesse potrebbero essere convertite in spazi alberati e giardini – suggerisce Agostini – con la creazione di una fascia verde tra la metropolitana che scorrerà a fianco dell’attuale linea ferroviaria ed il resto della città».

    Legambiente e residenti hanno presentato le loro osservazioni ed adesso attendono con trepidazione le prossime mosse di Palazzo Tursi. «L’amministrazione ha cominciato ad esaminare le osservazioni al PUC riguardanti tutto il territorio genovese – conclude Agostini – e dovrà rispondere con controdeduzioni che ne decreteranno l’accoglimento oppure il rigetto. Solo allora potremmo fare le opportune valutazioni. Da questo punto di vista siamo fiduciosi che le nostre istanze arrivino dentro al consiglio comunale, visto che alcuni consiglieri di Sel, Lista Doria, Fds, M5S si sono dichiarati d’accordo con le posizioni espresse da Legambiente e Comitato di cittadini».
    D’altro canto la posizione del Comune rimane ben salda, ancorata all’indirizzo urbanistico individuato dal PUC preliminare «Il vicesindaco Bernini non ha mostrato un’apertura in questo senso – afferma il portavoce del Comitato, Sabina Leali – Noi comunque andiamo avanti e proveremo a diffondere le nostre idee. L’amministrazione afferma che, ancora non ci sono progetti in ballo. Appunto per questo, il comitato intende muoversi per tempo, provando ad incidere sul processo decisionale prima che sia troppo tardi. Il nostro, a priori, non è un atteggiamento di chiusura totale, semplicemente vorremmo delle opere e dei servizi utili per il quartiere ed i suoi abitanti».

    «Come ho pubblicamente dichiarato, anche in questo caso e ciò vale per l’intero PUC, ci saranno dei percorsi partecipati con i cittadini – risponde il Vicesindaco Bernini – Le osservazioni sono state, quasi totalmente, esaminate. E le controdeduzioni sono in via di definizione. A partire da aprile cominceranno i momenti di riflessione pubblica. Prima sul piano delle aziende RIR e poi sul PUC. Io conto di portare il nuovo PUC in consiglio comunale entro il prossimo dicembre».

    LA POSIZIONE DEL MUNICIPIO

    municipio-bassa-valbisagnoQuando i residenti, riunitesi in comitato, hanno manifestato preoccupazione per il destino della zona «Mi sono immediatamente prodigato affinché si svolgesse un incontro con la cittadinanza, alla presenza del Vicesindaco Bernini», sottolinea il presidente del Municipio Bassa Valbisagno, Massimo Ferrante.
    Ad oggi, nessuna proposta progettuale per Piazza Terralba e Piazza Giusti è stata avanzata, tiene a precisare Ferrante e dunque, dal momento che il PUC non è ancora stato approvato in via definitiva «Esiste la possibilità di intervenire per decidere, tramite un’accorta valutazione all’interno del consiglio comunale, le funzioni urbanistiche ammesse e gli indici di edificabilità previsti».
    Tradotto in altri termini: è all’interno della Sala Rossa di Palazzo Tursi che si gioca la partita più importante. E questo vale per tutto il territorio genovese.
    «Io ho già convocato una commissione municipale sul tema – continua Ferrante – Alla quale ho invitato i tecnici dell’ex Urban Lab, a suo tempo impegnati nella stesura del preliminare di PUC, in modo tale da fornire ai consiglieri di municipio tutti gli elementi necessari sulle aree in questione».
    Il Municipio Bassa Valbisagno, dapprima si relazionerà con i tecnici, in seguito «Stiamo pensando di realizzare un documento da inviare al Comune per chiedere una qualche forma di tutela sui parchi ferroviari – afferma Ferrante – Per intenderci, vogliamo evitare il rischio di trovarci a fare i conti con l’opportunità di costruire palazzoni o altre strutture inadeguate al contesto». In pratica, l’azione del Municipio sarà rivolta a stimolare i consiglieri comunali affinché si impegnino a fondo sulla rivisitazione delle funzioni ammesse in Piazza Terralba e Piazza Giusti.
    Senza dimenticare che stiamo parlando di un’area privata, di conseguenza «L’interesse pubblico potrà essere salvaguardato soltanto trovando un accordo con il soggetto privato – precisa Ferrante – FS concederà la disponibilità di un paio di binari a favore del prolungamento della metropolitana fino a Piazza Martinez, in cambio di una valorizzazione delle aree. Ma non può essere uno scambio impari, ovvero l’amministrazione non deve lasciare mano libera a FS».
    Il Comune non ha chissà quanti mezzi per incidere sul futuro delle aree urbane private «Uno di questi è proprio il PUC, vale a dire lo strumento fondamentale che permette di individuare quale modello di sviluppo si vuole dare alla città – conclude Ferrante – Quindi ha perfettamente ragione il Vicesindaco: bisogna applicarsi a fondo sul tema della pianificazione urbanistica. Spero che anche gli organi di informazione possano risultare utili in questo senso, magari stando con il fiato sul collo del consiglio comunale, invitandolo a lavorare alacremente».

     

    Matteo Quadrone

  • Valeria Abate, Videoscrittori: “Il riflesso di un amore”

    Valeria Abate, Videoscrittori: “Il riflesso di un amore”

    Giunta ormai alla settima pubblicazione, Valeria Abate è una scrittrice genovese, con la passione dello sport. Ha partecipato a Videoscrittori e ci ha invitato nella sede della società di canottaggio dove si allena a Sestri Ponente nella Marina Aeroporto.

    Cosa rappresenta la scrittura nella tua vita?

    «La possibilità di poter parlare con me stessa. Da bambina ho sempre tenuto tanti diari, ho sempre avuto la necessità di fermare su carta quella che era la mia vita. Riuscire a rendere partecipi anche gli altri di quelle che sono le mie paure, le mie goie, i mie pensieri e le mie ansie è una cosa che mi emoziona molto e spero che un domani possa diventare la mia professione»

    Quale è il complimento che vorresti sempre ricevere come scrittrice?

    Vorrei che qualcuno potesse sentire proprio quel tu con cui ho raccontato una storia.

    di Marcello Cantoni

    “Il riflesso di un amore” di Valeria Abate

    valeria-abateSi erano conosciuti con un’occhiata. O meglio. Si erano incrociati, la loro prima volta, nel riflesso di uno specchio. Lei, intenta a domare quei ricci ribelli con una forcina, lo aveva visto di schiena. Spalle larghe, andatura decisa. Lui, direttore dell’hotel, l’aveva vista prima. Prima che lei lo vedesse riflesso. Lui aveva visto una buffa espressione, due occhi intensi color nocciola e una montagna di riccioli. E lì, probabilmente, si erano innamorati. Senza conoscersi. Senza sapere nulla più di quello che lo specchio, quello specchio, aveva mostrato loro. Si riconobbero, poi, qualche giorno più tardi. Lei aveva una minuscola forcina a incastrare un ciuffo di capelli più chiaro. Lui aveva sempre quella sua andatura decisa. Si piacquero. Indubbiamente si piacquero. Ma non si parlarono. Lasciarono che a farlo fossero i loro sguardi. Gli occhi nocciola intenso di lei gli dissero: «Speriamo che questa stupida forcina regga». Gli occhi ghiaccio freddo di lui le dissero:«I gemelli della camicia non mi piacciono». I loro occhi si parlarono molte altre volte. Non si dissero qualcosa di veramente importante. Quello non era un semplice gioco di sguardi. Anzi. Forse non lo era nemmeno. Non si guardavano per ipnotizzarsi. Non cercavano di rubare l’attenzione. Lo facevano senza sapere perché lo stessero facendo. Fino a quando non furono costretti a parlarsi. Si diedero del lei, benché in tutte le loro precedenti confidenze si fossero sempre dati del tu. «Mi scusi- lei gli disse- potrebbe gentilmente chiamarmi un taxi?». «Il suo taxi sarà qui tra pochi minuti, vuole che la accompagni fuori?». «No, non si disturbi. Molto gentile. Grazie». Appena lei salì sul taxi, entrambi pensarono che darsi del lei fosse stata una pessima idea. Quel taxi, infatti, portò lei- hostess di volo- su un volo per Parigi e, infine, nuovamente per Roma. Poi, come un taxi l’aveva portata via, così fu un altro taxi a riportarla in hotel. Quando lei scese da quell’auto bianca, la prima cosa che lui vide e riconobbe fu quell’ inconfondibile montagna di riccioli. Lei lo vide venirgli incontro e, ancora una volta, furono i suoi occhi a parlare per lei. «Dannazione, mi si è smagliata un’autoreggente». Lui rispose con un discreto e ufficiale: «Bentornata. Aspetti, mando qualcuno a prenderLe il bagaglio». E con un pensiero più indiscreto: «Maledizione! Ancora una volta questo lei distante e insopportabile». Lei arrossì. Gli aveva appena detto le stesse cose, con la stessa indiscrezione. Dopo qualche giorno, tornarono a darsi del tu. Davanti a quello specchio.- nel riflesso di quello specchio- che aveva saputo svelarli, per nulla timidi, per l’unica volta. Ma tra loto due, ormai, il ghiaccio che si era sciolto si era già anche riformato. Un gioco di sguardi, benché non fosse un semplice gioco di sguardi, non bastava più a nessuno dei due. Ma il problema, vero, era che a entrambi non bastava il coraggio per uscire dal riflesso di quello specchio.

  • Tatuaggi e acquerelli: in Canneto la mostra personale di Fabio Moro

    Tatuaggi e acquerelli: in Canneto la mostra personale di Fabio Moro

    fabio-moro-tatuaggio-acquerelloDa poco più di un mese è aperta al pubblico, presso il negozio di abbigliamento e bijoux Il Salotto di via Canneto il Lungo, la mostra The More of Fabio.

    Si tratta della personale di Fabio Moro, che dal 2004 vive a Genova e gestisce un proprio studio di tatuaggi, in parallelo alla sua produzione artistica. Come si coniuga questa attività professionale con il disegno e la pittura? «Dall’acquarello al tatuaggio e dal tatuaggio di nuovo all’acquarello. La pratica artistica mi ha permesso di avere il coraggio di provare e riprovare con lo strumento della macchina per tatuare, che è completamente diversa dall’usare un pennello o delle matite. Ora, dopo circa vent’anni di pratica, posso dire che uso questo strumento come un acquerello o delle matite colorate. Utilizzo l’acquerello già dalla stesura del bozzetto che presenterò al cliente. Per questa mostra – realizzata grazie ai soci de Il Salotto Matteo Bryzio e Sara Busiri Vici – abbiamo unito entusiasmo, competenze e professionalità e con poco abbiamo creato un grande evento, in uno spazio non convenzionale all’arte ma con una forte attitudine a essa. Senza dubbio il connubbio tra le diverse risorse e professionalità è, a prescindere dal periodo di crisi, un valore aggiunto».

    Sono infatti sempre di più le mostre organizzate in spazi diversi da musei e gallerie d’arte: molte attività commerciali del centro storico si sono aperte alla presenza di artisti, come testimoniano anche realtà quali Plastic Passion e le location coinvolte nel progetto Vanuart.

    I disegni di Fabio si richiamano alla cultura del vintage, come lui stesso spiega: «Il vintage è la connessione con le icone rivisitate del vecchio stile del tatuaggio. Rivisitando vecchi disegni dei maestri del primo Novecento – tra cui Herbert Hoffman, Ben Corday, Owen Jensen, Joe Lieber, Sailor Jarry etc – ho cercato di tirar fuori il lato dolce, amorevole e passionale di icone e simboli legati al mare utilizzando uno stile fiabesco surreale. Mi diverte scovare la modernità nelle opere antiche, rispolverare il “vecchio” con una rilettura personalizzata e fresca. Il lavoro del tatuatore si basa sulla ricerca di uno stile, sull’originalità, sulla personalizzazione dei progetti. Chi si rivolge a noi ama farsi progettare un’idea unica che nasce da un racconto personale, bypassando ogni icona convenzionale. L’ispirazione nasce proprio dai racconti della gente, dalle loro storie, come se fossero dei libri che parlano e mi forniscono, molte volte, notevoli idee che entusiasmano la mia visione».

    Genovese d’adozione, Fabio ha raccolto impressioni molto positive dalla nostra città, come spesso avviene per gli artisti che si ritrovano a vivere o lavorare qui. «Genova, nel bene e nel male, mi ha donato uno spirito critico e mi ha insegnato a viaggiare, a essere anticonvenzionale, ha messo qualcosa di magico che porto nel mio lavoro artistico e che non so spiegarti. Il centro storico, dove vivo e lavoro, è un mondo a parte. È una piccola comunità all’interno della quale si nascondono grandi talenti».

    Marta Traverso

  • Certosa, Comitato Liberi Cittadini: Agorà per discutere del quartiere

    Certosa, Comitato Liberi Cittadini: Agorà per discutere del quartiere

    certosa-san-bartolomeoL’Agorà, uno spazio aperto per discutere e confrontarsi sui problemi del quartiere, approda a Certosa. Ogni primo sabato del mese il comitato di cittadini polceveraschi organizza un’importante occasione di incontro, a partire dalle ore 9, in via Piombino.
    «Invitiamo tutti gli abitanti a partecipare attivamente – spiega il portavoce del Comitato Liberi Cittadini di Certosa, Enrico D’Agostino – per segnalare le criticità da affrontare insieme».

    Il prossimo appuntamento è in programma Sabato 6 Aprile. All’ordine del giorno c’è il tema viabilità, molto sentito dai residenti. Per quanto riguarda via Jori «L’allargamento dei marciapiedi e di conseguenza il restringimento della carreggiata continua a creare notevoli problemi al traffico – sottolinea D’Agostino – con continui rallentamenti nelle ore di punta e notevoli disagi per i mezzi di soccorso che devono percorrere la via in condizioni di emergenza».
    La situazione non è migliore sull’arteria parallela, via Canepari, dove «Il traffico in direzione Pontedecimo è compromesso dalla corsia preferenziale destinata ai mezzi AMT – aggiunge D’Agostino – e dalla notevole presenza di automezzi commerciali che svolgono attività di carico e scarico».
    Tuttavia, a destare maggiore perplessità è «Il posizionamento della telecamera AMT, posta all’altezza del civico n. 27, in pratica a metà della stessa via Canepari – continua D’Agostino – Abbiamo diversi dubbi sulla sua effettiva funzionalità. Certo, non vogliamo essere denigratori sulla possibilità che i mezzi pubblici possono avere una linea preferenziale. Ma la scelta degli orari e la posizione della telecamera, sono sicuramente da rivedere. L’attuale sistemazione ci fa pensare ad un mezzo ingiusto che serve soltanto per fare cassa e non aiuta in alcun modo la circolazione stradale».
    A partire da Sabato 6 Aprile, in occasione dell’Agorà in via Piombino, il Comitato Liberi Cittadini di Certosa inizierà una raccolta di firme per chiedere ad AMT di rimuovere la telecamera di via Canepari e modificare gli orari di posteggio nella corsia riservata agli autobus.

    Per chi volesse segnalare problemi e criticità del quartiere, il comitato sarà presente 3 giorni alla settimanaLunedì, Mercoledì e Venerdì, dalle ore 10 alle 12 – presso la sede dell’ANPI Certosa in via Bercilli (zona metropolitana di Brin). Per contatti: Pagina FB (Comitato Liberi Cittadini di Certosa); Blog (clccge.blogspot.com); E-mail (clccge@gmail.com). 

     

    Matteo Quadrone

  • Pasquetta 2013: mostra mercato dell’olio a Moneglia

    Pasquetta 2013: mostra mercato dell’olio a Moneglia

    Pane e olioLunedì 1 aprile 2013, giorno di Pasquetta, la Pro Loco di Moneglia – in collaborazione con il Consorzio Olivicultori Du Facciù e il Comune – organizza la Mostra Mercato dell’Olio d’Oliva.

    Nella mattinata stand gastronomici che danno la possibilità di degustare svariati tipi di focaccia ligure ed altri prodotti tipici della gastronomia di Moneglia, accompagnati da vino bianco locale nostrano.

    Presso un apposito stand è possibile acquistare olio d’oliva e i prodotti tratti dalle varie fasi della sua lavorazione, esposti dal Consorzio Olivicoltori del Facciù e da produttori Monegliesi.