Mese: Maggio 2013

  • Adotta un’aiuola: aree verdi a Genova, l’impegno dei cittadini

    Adotta un’aiuola: aree verdi a Genova, l’impegno dei cittadini

    ambiente-natura-verde-green-alberiDI«È un fatto che pochissimi genovesi conoscono, ma chiunque può adottare o prendere in affido un’aiuola e contribuire a tenerla pulita. È sufficiente prendere accordi con l’Ufficio Tecnico del Verde del proprio Municipio»: così mi spiega Cristina Torriano, che fa parte del gruppo Angeli col fango sulle magliette e da alcuni mesi collabora al progetto di riqualificazione delle aiuole all’angolo tra via Fiume e via XX Settembre.

    Un’idea nata lo scorso settembre: il gruppo costituito a seguito dell’alluvione del 4 novembre 2011 ha voluto impegnarsi un progetto a favore della città, per «creare qualcosa che “rimanesse”. Tra settembre e ottobre abbiamo provveduto alla stipula di un contratto di manutenzione con il Municipio Centro Est, perché l’inaugurazione del progetto Dai diamanti non nasce niente coincidesse con l’anniversario dell’alluvione. Attualmente stiamo aspettando che il Municipio porti a termine i suoi impegni, ossia la pulizia dell’area e il posizionamento delle fioriere in ghisa: la burocrazia e il maltempo hanno purtroppo rallentato i tempi. A seguire inizierà la nostra parte, con la manutenzione ordinaria in base agli impegni presi nel contratto».

    Sono molti i progetti attivi a Genova per riqualificare le aree verdi di singoli quartieri, messi in moto da associazioni, comitati e gruppi spontanei di cittadini. L’iniziativa degli Angeli del fango vuole entrare in rete con tutte queste realtà: «Il Comune e i Municipi non hanno soldi per la manutenzione dei piccoli spazi verdi, né hanno la possibilità di assumere giardinieri. Qualche giorno fa, a Maddalena Jungle, qualcuno ha detto: “Non esiste al mondo una sola persona che possa preferire un’aiuola sporca e non curata rispetto a una pulita e ben tenuta”. Per avere questo risultato, se l’ente pubblico non ha risorse, è importante attivarsi in prima persona. Eventi come quello di sabato scorso, ma anche il lavoro di “gruppi in rete” come Open Genova, sono importantissimi per creare un collante fra tutte queste iniziative, che in punti diversi della città portano avanti gli stessi obiettivi».

    Come funziona, in pratica? Anzitutto non è indispensabile essere costituiti in comitato o associazione: chiunque, anche un singolo cittadino, può fare domanda per adottare o avere in affido uno spazio verde. Il passaggio necessario è contattare l’Ufficio Tecnico del Verde del proprio Municipio e concordare il contratto di manutenzione, che prevede diritti e doveri reciproci.

    Sono due le opzioni praticabili: in caso di affido di un’aiuola, il cittadino o gruppo si impegna a mantenere pulito lo spazio con il supporto di un’attrezzatura (guanti, pale etc) fornita in usufrutto dal Municipio, che però dovrà essere conservata dal cittadino; tempi e modalità di lavoro saranno stabiliti dal Municipio e il cittadino sarà “semplice esecutore”.

    Nel caso invece di adozione di un’aiuola, il cittadino o gruppo si impegna a procurarsi “di tasca propria” l’attrezzatura e propone al Municipio tempi e modalità di azione. Ogni attività dovrà essere concordata insieme al Municipio, che si impegna a monitorare l’effettivo svolgimento dell’impegno preso.

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Ciao Don

    Ciao Don

    Don GalloÈ morto Don Andrea Gallo. Poco dopo le 17 e 30.

    Genova e i genovesi salutano un valoroso ed illustre concittadino.

    Ciao Don.

     

    UN RICORDO, UNA CHIACCHIERATA

    Come viene percepita la presenza di un dio nella vita?
    «Qui, bisogna ammetterlo con sincerità, arriviamo di fronte agli enigmi. Non è un enigma la morte? Enigma vuol dire che non si capirà mai fino in fondo».

     

  • Provincia di Genova: a rischio messa in sicurezza e manutenzione scuole

    Provincia di Genova: a rischio messa in sicurezza e manutenzione scuole

    Prefettura Amministrazione Provinciale«Con i tagli imposti dalla spending review non penso che saremo in grado di garantire l’apertura di tutte le scuole medie superiori – ha lanciato l’allarme alcuni giorni fa, Antonio Saitta, presidente della dell’UPI (Unione Province d’Italia) In particolare, se non ci sarà la possibilità finanziaria di realizzare durante l’estate i lavori che le Procure ci richiedono per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, circa il 7-8% delle scuole non potranno essere aperte».
    I conti sono presto fatti: a rischio ci sono 400 istituti sparsi lungo tutto la penisola che avrebbero bisogno di interventi di manutenzione. In mancanza di disponibilità immediata di fondi i lavori non verranno effettuati.

    A causa del patto di stabilità – il quale blocca gli investimenti dei soldi che gli enti locali hanno in cassa – e per effetto della spending review varata dal governo Monti «Le Province devono far fronte ad un taglio di 1,2 miliardi di euro – ha proseguito Saitta – per forza di cose gli investimenti negli edifici scolastici ne risentono pesantemente».
    L’insieme delle Province italiane è responsabile per l’operatività e la sicurezza di 5.179 scuole superiori che ospitano 2.569.031 alunni. Secondo i dati dell’UPI, dal 2008 al 2012 le Province hanno destinato alle scuole 10,4 miliardi, di cui 8 per il loro funzionamento e 2,4 per investimenti in nuovi edifici, messa in sicurezza ed interventi strutturali. Dal Governo, invece, sono arrivati zero euro alle scuole e il 24% di tagli alle spese delle Province, mentre l’UPI ha continuato a destinare il 18% dei propri bilanci per gli istituti scolastici.
    «Se si tagliasse quanto chiesto, le spese per il funzionamento delle scuole sarebbero ridotte di 400 milioni di euro – ha concluso Saitta – Gli investimenti in edilizia scolastica previsti per il 2013 scenderebbero da 727 milioni a 212 milioni. Chiediamo due cose: che si riducano i tagli per il 2013 e che gli investimenti siano scomputati dal calcolo per il patto di stabilità».

    PROVINCIA DI GENOVA

    Questa la situazione a livello nazionale. E pure sul territorio genovese non c’è da stare allegri. «Il patto di stabilità impedisce alle amministrazioni locali di investire sulle scuole – spiega il dott. Maurizio Torre, direttore del Servizio Patrimonio della Provincia di Genova – Per quanto concerne il taglio dei trasferimenti alle Province, per quella di Genova si parla di circa una ventina di milioni in meno».
    Il patrimonio edilizio della Provincia di Genova è costituito da 151 immobili, dei quali 92 ad uso scolastico, di proprietà o pervenuti nelle competenze dell’ente, in regime di comodato d’uso gratuito o in locazione passiva, a seguito delle convenzioni previste dalla Legge 23/96. Alla Provincia sono assegnate in particolare (ai sensi della L. 11 gennaio 1996, n. 23 – Norme per l’edilizia scolastica) le competenze relative alla realizzazione, alla fornitura e alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici, da destinare a sede di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore.

    «I nostri investimenti sono ridotti al lumicino – continua Torre – e sostanzialmente si concentrano su strade e scuole».
    In merito agli istituti scolastici «Siamo riusciti a mantenere il contratto di global service (circa 7 milioni e mezzo di euro) che prevede, oltre alla manutenzione ordinaria, anche una quota di interventi manutentivi straordinari – sottolinea il direttore del Servizio Patrimonio – Non abbiamo stipulato alcun nuovo mutuo visto che abbiamo le mani legate. E gli investimenti previsti nel piano triennale delle opere pubbliche sono fermi».
    Ricapitolando: manutenzione ordinaria e piccoli interventi di manutenzione straordinaria – compresi nel contratto di global service – saranno mantenuti. Per intenderci non mancherà il servizio di riscaldamento nelle scuole ma quest’anno nessun finanziamento sarà dedicato alla realizzazione di interventi manutentivi importanti. Le poche risorse disponibili, infatti, saranno concentrate sulle emergenze legate alla sicurezza.

    Una situazione di empasse dovuta all’incertezza che regna – ormai da lungo tempo – intorno al futuro delle Province.
    «È difficile fare programmazione quando non si conosce il destino della Provincia di Genova – afferma Torre – in ballo c’è anche la questione della città metropolitana ma tutto è ancora in via di definizione. Finché non si stabilisce il quadro normativo la situazione continuerà a complicarsi».
    Senza dimenticare gli sforzi necessari per mantenere il contratto di global service «È un costo che si ribalta sulla spesa corrente – precisa il direttore del Servizio Patrimonio – Il contratto andrà in scadenza a fine 2014. A quel punto dovremo valutare cosa fare. Solitamente, questi accordi hanno una validità di 5-7 anni. Stipulare un nuovo contratto, da parte di un ente “in liquidazione”, sarebbe un controsenso».
    Quindi il nodo da sciogliere è il seguente: in futuro, quale ente avrà le competenze sulle scuole? È fondamentale rispondere, al più presto, a tale domanda.

    MANUTENZIONE, MESSA IN SICUREZZA, RISCHIO INCENDI

    La Provincia si occupa della gestione immobiliare del patrimonio rivolgendo la propria attività sia agli aspetti manutentivi, attraverso interventi per la messa a norma (ai sensi del D.Lgs. 626/94) degli edifici scolastici e interventi di manutenzione, ordinaria e straordinaria, di tutti gli edifici in genere, sia alla valorizzazione d’uso nella gestione degli stessi, attraverso la programmazione di strategie immobiliari, l’affidamento in concessione o in locazione, nonché l’acquisto e la dismissione degli immobili, la gestione delle utenze, ecc.

    «Le scuole necessitano di investimenti costanti – spiega Maurizio Torre – Noi vogliamo portare a regime il livello di sicurezza di tutti gli istituti. Le nuove norme, però, ci obbligano ad una maggiore assunzione di responsabilità. Proprio in un periodo segnato dalla penuria di risorse».
    Il direttore del Servizio Patrimonio si riferisce in particolare al recente adeguamento della normativa antincendio – il Dpr 151 del 2011 – che fissa in maniera più restrittiva le regole antincendio sulle scuole.

    In sostanza «Prima si eseguivano gli interventi e poi ci si sottoponeva al controllo dei vigili del fuoco per ottenere l’autorizzazione necessaria – continua Torre – Adesso, invece, è tutto in capo al soggetto proprietario dell’edificio che con i suoi tecnici abilitati deve progettare gli interventi, presentare la Scia per certificare che la scuola garantisce le condizioni di sicurezza e realizzare i lavori». La Segnalazione Certificata di Inizio Attività (Scia) sostituisce la precedente autorizzazione antincendio ed impegna gli enti a presentare un progetto di adeguamento e di inizio lavori.
    Dunque un’assunzione di responsabilità molto forte che – nel malaugurato caso dovesse verificarsi un incidente all’interno degli istituti scolastici – ricadrebbe direttamente – anche a livello penale – sulle amministrazioni locali.

    Il quadro generale, come descritto nel marzo scorso sulle pagine di uno dei maggiori quotidiani nazionali, non è per nulla rassicurante: «Duecento scuole gestite dal Comune di Genova prive di autorizzazione antincendio; soltanto 40 sono a norma – “La Repubblica” (07-03-2013) – E delle altre 82 in carico alla Provincia, non più di 20 risultano in regola. La mappa del rischio è stata stilata dai vigili del fuoco … ».
    «Per adeguarle ci vogliono soldi e tempi, tutto dipende dalle risorse che avremo a disposizione – afferma Piero Fossati, commissario straordinario della Provincia di Genova, “La Repubblica” (07-03-2013) – Vero è che soltanto 20 scuole della Provincia sono state certificate, ma è altrettanto vero che abbiamo presentato i progetti di adeguamento, cioè la Scia, per circa il 60% degli edifici. Inoltre, c’è un altro 40% in progettazione, di cui attendiamo le osservazioni da parte dei vigili del fuoco».

    GESTIONE DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE

    Se da un lato bisogna affrontare le criticità “tecniche” degli edifici scolastici, dall’altro ci vuole un’oculata gestione del patrimonio immobiliare. Solo così è possibile resistere all’onda d’urto causata da sforbiciate alla spesa e patto di stabilità.
    «La Provincia, oltre alle scuole di proprietà, che sono la maggioranza, gestisce alcuni istituti scolastici ereditati dai Comuni (in regime di comodato d’uso gratuito o locazione passiva a seguito delle convenzioni previste dalla Legge 23/96) – spiega Torre – Stiamo studiando delle strategie di riqualificazione/valorizzazione del nostro patrimonio. Ad esempio per superare le locazioni passive. Ma la situazione di incertezza istituzionale ci penalizza».

    Per quanto riguarda le locuzioni passive «Abbiamo iniziato a confrontarci con i proprietari – continua Torre – Questi ultimi sono disponibili a rivedere gli affitti purché dietro ci sia un programma, un progetto di riqualificazione. Pensiamo al Vittorio Emanuele II di Genova, un istituto che da anni svolge una funzione scolastica e deve continuare a farlo».
    Alcuni affitti passivi, però, sono decisamente onerosi «In particolare nella zona del Tigullio – precisa Torre – dove storicamente siamo sempre stati in sofferenza».
    «Ridiscutere queste locazioni è arduo – conclude il direttore del Servizio Patrimonio – Capisco le esigenze dei proprietari. Soprattutto quando non possiamo garantirgli che saremo ancora noi il loro interlocutore».

     

    Matteo Quadrone

  • Equitalia addio, il Comune di Genova riorganizza la riscossione tributi

    Equitalia addio, il Comune di Genova riorganizza la riscossione tributi

    equitaliaEbbene sì, pare che Equitalia sparisca… Anzi no, resta tutto uguale a prima. Prendiamo spunto dalla notizia circolata in questi giorni sull’addio di Equitalia, per fare luce su alcuni aspetti.

    Per quanto riguarda Genova, il Consiglio Comunale si è espresso ieri in Sala Rossa sull’argomento. Così l’assessore Miceli: «Gli uffici amministrativi comunali non hanno le competenze e le risorse per gestire autonomamente la riscossione coattiva. L’attività di Equitalia per conto del Comune di Genova terminerà il 30 giugno, non è ancora chiaro se questa cessazione riguarderà anche le pendenze pregresse». E ancora: «Lo scenario che si apre per i Comuni è la riscossione in proprio delle entrate tributarie e patrimoniali, attraverso l’ingiunzione fiscale disciplinata da un Regio decreto del 1910, o l’affidamento a terzi. Per quanto riguarda il Comune di Genova sono stati già approntati i documenti per aprire una gara per il supporto della riscossione coattiva che si affiancherebbe alla riscossione spontanea di Imu e Tares che avviene già. La gara, con asta al ribasso, sarebbe per un appalto e non per una concessione: il titolare resterebbe il Comune che avrebbe quindi sempre l’ultima voce in capitolo, soprattutto per la gestione dei casi particolari. Qualora dovesse essere prevista una proroga per il servizio di riscossione di Equitalia per ulteriori 6 mesi, molto probabilmente il Comune di Genova ne beneficerebbe. Resta il fatto che è necessaria una riforma del sistema di riscossione e delle sue modalità».

    Nel tentativo di analizzare la questione in un quadro più ampio che vada oltre il singolo caso genovese, cerchiamo di fissare alcuni punti fondamentali.

    Innanzitutto:
    1. Non tutti i comuni hanno Equitalia come agente di riscossione; anzi, molti piccoli comuni hanno dato il mandato a riscuotere a piccole società, rimaste semisconosciute solo perchè hanno compiuto meno scelleratezze rispetto alla più nota “sorella maggiore”;
    2. Le concessioni con Equitalia possono avere scadenze differenti da Comune a Comune, quindi va verificata la data esatta in cui ciò accadrà.
    3. Rimangono in piedi tutti i tributi dovuti in materia di previdenza (INPS) e fiscale (Agenzia delle Entrate); ciò vale a dire che i tributi non di natura comunale restano tali e quali.

     

    LE CONSEGUENZE PRATICHE

    1. Bisognerà fare molta attenzione alle date di notifica, alle prescrizioni e quant’altro possa influire sulla sussistenza di un tributo in capo a ciascun contribuente.
    2. Giocoforza si creerà un buco nero tra la data di scadenza della concessione con Equitalia e la data in cui il Comune, in proprio o attraverso altro agente di riscossione, riprenderà in mano la gestione dei tributi; in altre parole: molti dati potrebbero pedersi per strada, molte sanzioni amministrative potrebbero prescriversi tout court, con ovvio beneficio per il cittadino, ma con grave danno per i Comuni coinvolti.
    3. Proprio per questo motivo, non si può escludere che proprio quei Comuni, per ovviare agli introiti mancati, non emettano nuovi tributi o aumentino quelli già esistenti…

    Vi consigliamo, pertanto, di tenere d’occhio qualunque pendenza possiate avere con gli enti pubblici, in particolare con i comuni.
    Dire a tutti di non pagare e sperare di farla franca è un’opportunità indubbia, ma non è un consiglio che, visto il mio ruolo, mi sento di appoggiare….

    Ultima considerazione: che cosa succede per chi ha delle rateizzazioni in vigore? Per quelle temo che, essendovi traccia tangibile, non ci sia altro da fare che portarle a termine.

    In conclusione: Equitalia, essendo sì una S.p.A. di natura parlamentare (situazione che solo a dirla fa rabbrividire…), solo dal parlamento può essere chiusa; e non basta neppure un referendum abrogativo, stante la natura giuridicamente societaria di Equitalia.

    Mi fanno ridere alcune campagne elettorali contro Equitalia o a favore dell’eliminazione della stessa: molti dei candidati la votarono oppure, se non l’hanno votata, militano in un partito che l’ha votata.

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Critica in Movimento 2013: bando di concorso per critici e recensori

    Critica in Movimento 2013: bando di concorso per critici e recensori

    scrivere-scrittura-2Sono aperte le iscrizioni per partecipare a Critica in MOVimento il bando promosso da Studio28 Tv per le iniziative del progetto Un palinsesto culturale 2.0 sostenuto da Fondazione Cariplo.

    Il concorso permette a chiunque di realizzare una recensione video di uno spettacolo, una performance o un film, oppure il videoracconto della propria partecipazione a un evento teatrale o un festival. La durata massima del filmato dovrà essere di 10 minuti e si potrà utilizzare anche la webcam o il telefono cellulare.

    Studio28 TV ha avviato delle convenzioni con alcuni enti che organizzano spettacoli di teatro, danza e cinema: chi parteciperà a eventi degli enti convenzionati, potrà beneficiare di un accredito stampa e dunque non pagare l’eventuale biglietto di ingresso. È tuttavia possibile visionare e recensire eventi anche organizzati da enti non convenzionati.

    Sarà possibile inviare i propri contributi entro il 15 dicembre 2013 compilando il form di iscrizione sul sito del concorso.

    I filmati saranno visionati e votati da una giuria popolare – formata dagli utenti di Studio28 Tv – e da una giuria critica composta da:
    Massimiliano Coviello, dottore di ricerca in Studi sulla Rappresentazione visiva, membro della redazione di Lavoro culturale
    Luigi Mascheroni, docente di giornalismo culturale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, critico, ha un video-blog su Il Giornale
    Oliviero Ponte Di Pino, critico teatrale e coordinatore del sito ateatro
    Simone Pacini, cura il blog fattiditeatro e organizza il workshop #comunicateatro
    Simone Spoladori, critico cinematografico, collabora con la rivista specializzata duellanti. Lavora nell’ambito della media education con l’associazione Inwonderland
    – lo staff dell’associazione culturale Perypezye Urbane

    L’autore del video vincitore avrà un premio di 1.000 €.

  • Unioni civili, Genova ha il suo registro: commenti e valutazioni

    Unioni civili, Genova ha il suo registro: commenti e valutazioni

    unioni-civiliDopo 69 emendamenti, 2 ordini del giorno e oltre 7 ore di discussione, il Consiglio comunale ha approvato il regolamento del Registro amministrativo delle unioni civili. Pochi minuti prima delle 23 il presidente Guerello legge i risultati della votazione: 27 sì, che oltre ai voti della maggioranza (Pd, Sel e Lista Doria) hanno potuto contare sul sostegno del Movimento 5 Stelle, 11 contrari, 2 astenuti (Enrico Musso e De Benedictis).

    E finalmente può partire l’applauso liberatorio, sottolineato dalle parole del sindaco Marco Doria: «Il Consiglio comunale realizza uno degli impegni programmatici della maggioranza e della giunta, al termine di un percorso di confronto e discussione ampio e partecipato. Si tratta di una decisione di grande valore civile, pur nei limiti delle competenze amministrative. Si riconoscono, infatti, diritti di persone e legami presenti e diffusi nella nostra società. Ritengo che tali temi debbano essere affrontati anche a livello legislativo. Come amministratori siamo impegnati ogni giorno sulle emergenze occupazionali, economiche e sociali e anche per provvedimenti ispirati a valori di civiltà e di cultura. Abbiamo varato recentemente una normativa comunale contro la piaga delle sale da gioco, approviamo stasera il regolamento per il registro delle unioni civili».

    Assolutamente sulla stessa linea Alberto Villa, presidente del PD Genova, che così commenta con noi a fine serata: «Ringrazio Genova che oggi si è messa alla pari delle grandi città europee in materia di diritti civili. Sono convinto che questa ennesima dimostrazione di civiltà da parte dei genovesi contribuisca a far sì che anche il Parlamento italiano possa giungere a legiferare urgentemente in materia».

    Nonostante l’immensa mole di emendamenti che ha richiamato alla mente ben altri tempi della politica nazionale, la sensazione a inizio giornata era quella di un sì scontato, grazie al voto compatto della maggioranza. Una convinzione che, tuttavia, ha rischiato di sciogliersi come neve al sole quando la Segreteria generale ha dichiarato inammissibili le richieste che puntavano a esplicitare la necessità del Registro di essere un atto pubblico. Dopo diverse interruzioni dei lavori e un dibattito molto accesso, il chiarimento finale non ha convinto tutti i consiglieri. Secondo la Segreteria generale, infatti, il Registro è da considerarsi pubblico in quanto documento custodito dal Comune e accessibile a tutti gli uffici che ne avranno necessità ma, per questioni di privacy, non potrà essere consultato liberamente dai singoli cittadini.

    È per questo motivo che la maggioranza è stata sì ampia, ma non completamente trasversale. Enrico Musso, ad esempio, ammette che sarebbe stato favorevole a un provvedimento mosso dalla volontà di eliminare alcune discriminazioni, ma il dibattito in aula lo ha portato a optare per l’astensione: «Sembra si istituisca un’unione civile di serie b; non c’è motivo perché i provvedimenti valgano solo per due persone e non per un numero maggiore. Purtroppo, il Comune ha fatto una cosa fuori portata e quindi non ha gli strumenti per porla in atto nella sua completezza“. Stupisce anche la posizione del consigliere Guido Grillo (Pdl) che avrebbe visto di buon grado il provvedimento, andando contro alla linea generale del suo partito, se non fosse stato per la bocciatura da parte della giunta del proprio ordine del giorno. Pure la dura opposizione dell’Idv è sembrata soprattutto una reazione al rifiuto in blocco da parte di sindaco e assessori di tutti gli emendamenti proposti dal capogruppo Anzalone.

    A proposito di emendamenti, neanche a dirlo gli unici a essere passati sono stati quelli proposti dalla maggioranza e illustrati dalla consigliera Cristina Lodi (PD), che non ha fatto mancare un rimprovero alla giunta per non aver recepito a pieno i lavori della Commissione. Le modifiche recepite hanno riguardato soprattutto aspetti formali, una ridefinizione delle condizioni di cessazione dell’unione civile e la volontà di sottolineare l’importanza del vincolo affettivo.

    Maggioranza compatta, dunque, e apparentemente senza troppi mal di pancia, appoggiata anche con convinzione dai consiglieri grillini, nonostante la bocciatura di un interessante ordine del giorno che avrebbe impegnato sindaco e giunta a farsi garanti presso la Regione Liguria e le altre Regioni italiane del riconoscimento in ambito sanitario dei certificati di unione civile emessi dal Comune di Genova come titolo per accedere ai servizi e alle autorizzazioni oggi riservati ai soli familiari. «Votiamo sì – ha dichiarato il capogruppo Paolo Putti – perché questo provvedimento va nella direzione di un ampliamento dei diritti delle persone. Trovo bellissimo che la stessa gioia che provo io ad avere una famiglia possa essere estesa ad altri».

    Insomma, tutto è bene ciò che finisce bene.

    Simone D’Ambrosio

  • Mi consigli un libro? Incontro con le librerie indipendenti

    Mi consigli un libro? Incontro con le librerie indipendenti

    libri-leggereUn pomeriggio (e una sera) di festa per incontrare chi a Genova gestisce una libreria indipendente.

    A poche settimane dalla chiusura di Assolibro le librerie che da tempo promuovono cultura e territorio attraverso una pagina Facebook incontrano i lettori alla biblioteca Berio: in programma un pomeriggio di laboratori didattici, consigli di lettura e una cena al Berio Cafè.

    Le librerie che aderiscono sono Finisterre (piazza Truogoli di Santa Brigida), Libro+ (Pontedecimo), Mastro Libraio (Rivarolo) e Sottosopra (via Assarotti).

    Questo il programma della giornata.

  • Consiglio Comunale Genova: sì al Registro delle unioni civili

    Consiglio Comunale Genova: sì al Registro delle unioni civili

    palazzo-tursi-movimento-5-stelle-DIl Consiglio comunale di Genova ha approvato il regolamento del Registro amministrativo delle unioni civili, dopo oltre sette ore di discussione. Ben 69 gli emendamenti presentati al documento proposto dalla Giunta.
    Il commento del sindaco Marco Doria: «Con l’approvazione del regolamento delle unioni civili il Consiglio Comunale realizza uno degli impegni programmatici della maggioranza e della giunta, al termine di un percorso di confronto e discussione ampio e partecipato. Si tratta di una decisione di grande valore civile, pur nei limiti delle competenze amministrative.
    Si riconoscono infatti diritti di persone e legami presenti e diffusi nella nostra società. Ritengo che tali temi debbano essere affrontati anche a livello legislativo.
    Come amministratori siamo impegnati ogni giorno sulle emergenze occupazionali, economiche e sociali e anche per provvedimenti ispirati a valori di civiltà e di cultura. Abbiamo varato recentemente una normativa comunale contro la piaga delle sale da gioco, approviamo stasera il regolamento per il registro delle unioni civili
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    Rivivi con noi tutta la giornata dalla Sala Rossa di Palazzo Tursi.

    Simone D’Ambrosio

  • Lavorare alla Microsoft: programma di formazione per neolaureati

    Lavorare alla Microsoft: programma di formazione per neolaureati

    lavoro-tecnologia-internet-computer-ufficio-impiegato-DIMicrosoft, una delle più note aziende informatiche al mondo, propone un programma di formazione biennale per l’inserimento in azienda, rivolto a giovani neolaureati che vogliono lavorare negli ambiti sales, marketing e technical services.

    I requisiti per partecipare al Microsoft Academy for College Hires (Mach) sono: essere in possesso di laurea, master o Mba (in economia, ingegneria, informatica, marketing, comunicazione ed equivalenti), perfetta conoscenza della lingua inglese, flessibilità, forte motivazione e capacità di adattamento, spiccata propensione all’apprendimento, buone doti comunicative e capacità di lavorare in gruppo.

    Preferibili, ma non indispensabili, anche i seguenti requisiti: esperienza di lavoro all’estero, master nelle discipline indicate, certificazioni TOEFL o GMAT.

    Il programma prevede l’assunzione in Microsoft entro i primi 12 mesi.

    Per partecipare è necessario inviare la propria candidatura sul sito web di Microsoft.

    [foto di Diego Arbore]

  • Alterazioni musicali 2013: festival per band emergenti, il concorso

    Alterazioni musicali 2013: festival per band emergenti, il concorso

    musica-concerti-pianoforteInterpretare attraverso la musica il risveglio delle origini: questo lo slogan di Alterazioni musicali, festival dedicato a cantanti e band musicali emergenti che si svolgerà dal 26 al 28 luglio ad Arcidosso, in provincia di Grosseto.

    Tre giorni di Festival che riguarderanno non solo la musica, ma anche il teatro e le arti visive: tutti gli artisti partecipanti saranno selezionati tramite appositi bandi di concorso.

    Gli artisti saranno selezionati da una giuria composta da Marco Gargiulo, direttore responsabile di MagMusic.it; Robidat di 51 beats records; Daniele Citriniti, direttore artistico di Reset Festival; Andrea Porceddu di Forevergreen Festival e Mike Marchionni di ARTQ.

    In palio per i vincitori la possibilità di esibirsi sul palco di Alterazioni nella serata del 27 luglio e due esibizioni live: al Reset Festival 2013 di Torino e al Forevergreen Festival 2013 di Milano.

    Gli artisti che vogliono partecipare devono compilare il form di iscrizione e versare la quota di iscrizione di 20 € entro sabato 15 giugno 2013. Non sono previsti requisiti di età o nazionalità.

  • Staglieno, antiche creuze e percorsi turistici abbandonati al degrado

    Staglieno, antiche creuze e percorsi turistici abbandonati al degrado

    chiesa-staglienoUna risorsa per il territorio genovese, sotto il profilo storico e naturalistico: sono le antiche creuze che si trovano in Val Bisagno, dal cimitero di Staglieno sino a Struppa: acquedotti, torrenti, rivi e quant’altro. In particolare, questo è il caso di Salita alla Chiesa di Staglieno, una piccola mulattiera che si apre poco dietro il cimitero di Staglieno, tra il verde, e si inerpica sulle colline. La salita è una creuza storica e antichissima, usata inizialmente come unica via d’accesso per risalire la valle, all’altezza del cimitero, sulle alture, alla Chiesa di Staglieno. Vi si accede dalla vicina Via delle Gavette che, incrociando con Via delle Banchelle, apre ad una scalinata di pietra e mattoni che immette sulla salita stessa. Lì vicino, altre creuze storiche, simili a quella in questione: Salita Chiappa di Struppa, Via Superiore delle Banchelle, Salita della Chiappa, Via Preli, per citarne alcune.

    All’incirca sono tutte nelle stesse condizioni: nonostante la posizione strategica dal punto di vista turistico (per la vicinanza al cimitero) e funzionale al collegamento tra Molassana bassa e le alture circostanti, versano in stato di semi-abbandono e sono danneggiate dal degrado. Senza contare la viabilità, difficile quando non del tutto impossibile. Si deve pensare che si tratta di strade storiche, e per questo strette e non pensate per il transito, se non in base alle esigenze dell’epoca in cui sono state costruite.

    cimitero-staglienoTra le difficoltà, le lamentele e la perplessità di molti, e soprattutto incuriositi da questa parte delle città che resta un po’ dimenticata, siamo andati a vedere qual è lo stato effettivo della salita e delle altre creuze della zona, e ne abbiamo parlato con Gian Antonio Baghino, vicepresidente e Assessore alle Manutenzioni del Municipio Media Valbisagno.

    Così commenta Baghino: «Si tratta di una vecchia creuza dalle parti del cimitero di Staglieno, e quindi molto centrale e strategica sia per i frequentatori del cimitero, sia sotto il profilo turistico. Dal cimitero, la strada sale e si inerpica fino alla Chiesa di Staglieno: anticamente era nata con questa funzione di collegamento, ma da quando è stata edificata la più recente Via delle Gavette, l’antica creuza ha perso la sua funzione originaria e il suo uso è stato ridotto a semplice viuzza di passaggio per i –pochi- residenti della zona.  Il resto del traffico e del passaggio è stato dirottato, appunto, sull’altra via e su quelle limitrofe. Lo stato della creuza non è certo dei migliori, ma ora come ora non siamo in grado di procedere al recupero e avviare lavori di risanamento. In compenso, abbiamo da poco riscoperto il vecchio lavatoio lungo il tragitto che porta all’acquedotto storico e stiamo pensando di recuperarlo e restaurarlo. Non c’è ancora un progetto concreto, ma rientra nelle priorità del Municipio operare una riqualifica di questo sito, considerato strategico: la sua posizione, infatti, inserita all’interno del percorso turistico tracciato per arrivare all’acquedotto (il lavatoio dista non più di 20 metri e sarebbe nostra intenzione inserirlo nel suddetto percorso) e centrale all’interno del quartiere, ha la duplice funzione di attrattiva turistica e punto di aggregazione per gli abitanti della zona».

    Come racconta Baghino, la salita è stata inserita all’interno di uno dei dieci itinerari individuati per raggiungere l’antico acquedotto storico. Tra i percorsi, ad esempio quello che partendo dal Borgo di Cavassolo, arriva fino al cimitero di Staglieno. Il percorso include un itinerario in un paesaggio di campagna molto prossima alla città e che, passando per il secondo tronco dell’acquedotto, giunge alla valle del Rio Torbido, fino alla chiesa di Molassana, dove l’acquedotto supera la valle del rio Geirato su un lungo ponte-sifone. Un percorso in campagna che ha per tema l’acqua, quella potabile, nelle colline a monte della città. O ancora, l’itinerario che da Molassana arriva a Pino Sottano, o quello che collega Staglieno a Via Burlando. Proprio in questo contesto si inserisce anche la visita delle antiche creuze di Molassana.

     

    Elettra Antognetti

  • Facoltà di Architettura: seminario di fotografia in diretta streaming

    Facoltà di Architettura: seminario di fotografia in diretta streaming

    concorso-fotografia-DIMartedì 21 e mercoledì 22 maggio la Facoltà di Architettura dell’Università di Genova ospita un incontro a cura del Collettivo Wsp Photography, un’associazione di fotografi liberi professionisti che si dedicano in particolare al reportage di attualità.

    L’evento Fotografia: parliamone prevede due appuntamenti (martedì alle 10 e mercoledì alle 15) in programma presso l’Aula Benvenuto del Dipartimento di Architettura, visibili anche in diretta streaming sul blog di Sandro Iovine, direttore della rivista “Il Fotografo” e ospite dei due incontri.

    [foto di Diego Arbore]

  • Notte dei Musei: l’appello dei professionisti della cultura

    Notte dei Musei: l’appello dei professionisti della cultura

    Palazzo Reale«Apriamo alla collaborazione del mondo del volontariato per migliorare la fruizione del patrimonio culturale durante la Notte dei Musei 2013. Per maggiori dettagli potete chiamare il numero di tel. 06….»: così si legge, in un post dello scorso 23 aprile (attualmente rimosso) sulla pagina Facebook del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

    E ancora: «È assolutamente impossibile che lo Stato abbia risorse sufficienti per ampliare l’offerta culturale senza ricorrere anche al sostegno dei volontari». Con queste parole, pubblicate sul suo blog, Ilaria Borletti Buitoni (deputata di Scelta Civica e sottosegretario al MiBAC) risponde alle polemiche legate all’impiego di volontari per tenere aperti molti fra i beni culturali che aderiscono alla Notte dei Musei 2013, svoltasi su tutto il territorio nazionale sabato 18 maggio.

    In risposta al post – una goccia che ha fatto traboccare un vaso aperto da tempo – l’archeologo Gabriele Gattiglia ha creato su Twitter l’hashtag #no18maggio: «Su Internet ho letto diverse voci che in maniera sparsa protestavano contro queste dichiarazioni. Ho creato l’hashtag per dare loro un filo conduttore, a seguire ho contattato diversi operatori culturali per sondare la loro disponibilità a dare voce a un’iniziativa comune. La risposta maggiore è arrivata dagli archeologi. Da lì sono nate altre forme di mobilitazione: #VolontarioAchi in cui molti archeologi si sono fotografati per testimoniare il loro essere professionisti; #generazionepro, allo scopo di trasformare le proteste in proposte; infine il flash mob #nottedeiprofessionisti».

    Come si legge sul sito della Confederazione Italiana Archeologi, che ha organizzato l’evento, la Notte dei Professionisti si è svolta a Roma lo scorso sabato – in concomitanza con la Notte dei Musei – ed è stata «una manifestazione indetta da professionisti e operatori della Cultura per affermare la necessità che il Governo Italiano assuma tra le sue priorità quella di elaborare un piano strutturale di riforma del settore culturale del nostro Paese, che parta dal riconoscimento dei professionisti ed il rilancio delle imprese. Al centro delle politiche per la cultura devono tornare ad essere il lavoro e le persone: i professionisti con il loro straordinario bagaglio di esperienze e conoscenze e le imprese sane che creano occupazione vera».

    Perché proprio gli archeologi hanno portato avanti questa campagna? Come spiega Gattigli «sono due le istanze principali: anzitutto non esiste alcun riconoscimento professionale degli archeologi, Albi o simili. Da qui la seconda istanza, ossia che sono attivi in molte Regioni italiane gruppi archeologici che – privi di specifici titoli o competenze – svolgono lo stesso lavoro dei professionisti in forma volontaria o a prezzi da “concorrenza sleale” (non essendoci un Albo né alcuna forma di tutela giuridica, non esiste neanche un tariffario minimo, ndr). Era già stata fatta una manifestazione, lo scorso 15 dicembre, per chiedere il riconoscimento professionale degli archeologi e il loro inserimento nel Codice Unico dei Beni Culturali, dove la parola “archeologo” non è nemmeno citata. È stata fatta a riguardo una proposta di legge da Marianna Madia (deputata PD) ma la caduta del governo Monti ne ha bloccato l’iter a un passo dall’approvazione in Parlamento. Gli archeologi hanno due associazioni di categoria (Ana e Cia) nate di recente, e che dunque – a differenza delle associazioni di categoria di altri settori della cultura – sono composte da professionisti che non hanno più una visione solo “statalista/ministeriale” dei beni culturali».

    Chi fa arte e cultura è anzitutto una persona che vuole lavorare: un mantra che a Era Superba abbiamo sentito spesso, da cosiddetti “giovani artisti” a cosiddetti “addetti ai lavori” che interpelliamo quotidianamente nel nostro lavoro. Ad approfondire questo concetto è la geoarcheologa Caterina Ottomano, che sui social network gestisce gli account Sos Via Garibaldi: «In Italia esistono diverse Facoltà universitarie di Beni Culturali, che formano persone e che ricevono fondi dallo Stato, ma quale collocazione professionale è offerta ai laureati? Non ci sono concorsi pubblici né assunzioni e l’assenza, né tantomeno un riconoscimento della figura professionale dell’archeologo che porti una tutela giuridica a questa figura. Un tema che porta anche contraddizioni. Mi spiego meglio: quando si inizia un opera pubblica è obbligatorio redigere uno studio di rischio archeologico preventivo, ossia una perizia che deve essere firmata da un professionista con una specializzazione o un dottorato in archeologia. La contraddizione emerge in due casi: da un lato perché, ad esempio, un geologo o altri professionisti hanno facoltà di firmare perizie se sono iscritti a un albo; la seconda è l’obbligo di specializzazione o dottorato, titoli accademici che gli archeologi nati negli anni Sessanta (ossia che operano da prima che la legge in merito fosse approvata) non possiedono, e che hanno dovuto conseguire re-iscrivendosi all’Università».

    Senza nulla togliere al prezioso contributo che le associazioni di volontariato forniscono in numerosi ambiti, incluso quello culturale, è importante ricordare che moltissimi operatori della cultura – con titoli quali laurea, master e iscrizione a Ordini professionali – sono disoccupati o ingabbiati in partite Iva che li portano a dividersi fra due, tre o più lavori sottopagati, spesso senza alcun riconoscimento ufficiale dalle stesse istituzioni in cui operano.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Maddalena Jungle: una pioggia di fiori per riqualificare il quartiere

    Maddalena Jungle: una pioggia di fiori per riqualificare il quartiere

    chiesa-san-siro-maddalenaMettete dei fiori sui vostri balconi, questo potrebbe essere il motto di Maddalena Jungle, un’iniziativa promossa dagli abitanti della Maddalena per sconfiggere, con le sue stesse armi, chi definisce il quartiere “una giungla”. Fiori esotici, piante d’appartamento, colori, profumi, risate e impegno sociale per combattere il degrado e regalare, a chi guarda, uno scorcio di vitalità e riscossa.

    Organizzata dal consorzio CIV Maddalena e dall’A.Ma – Abitanti della Maddalena, con il patrocinio del Comune di Genova, dell’Assessorato all’Ambiente e del Municipio I Genova Centro Est, la manifestazione ha preso il via da un seminario sull’amministrazione del verde pubblico, che ha visto la partecipazione di esperti e di cittadini, estranei alla burocrazia e coinvolti personalmente, che preferiscono, piuttosto che comprare o prendere in gestione, “adottare” una pianta, un’aiuola (come nel caso degli Angeli col fango sulle magliette) o, addirittura, un giardino intero; perché autocostruzione e partecipazione portano all’affezione, e affezione significa cura e attenzione, come anche Paolo Spotore ha ribadito nella presentazione del progetto DOWN PLASTIC TOWN per i giardini Baltimora.

    Sfortunatamente, la riuscita della kermesse è stata ostacolata da una pioggia torrenziale, che ha spaventato i visitatori potenziali. Purtroppo, però, gli intoppi non sono stati solo meteorologici: sebbene l’essenza stessa del Jungle fosse proprio la vendita e l’acquisto di fiori da esporre, subito dopo, sui propri balconi, per colorare le vie e, come Luca Curtaz, presidente dell’A.Ma, scrive sulla pagina Facebook dell’evento, “suscitare anche un po’ d’invidia”, hanno risposto all’invito solo due fioristi (tra cui I Fiori Di Simonetta, costretti a sdoppiarsi tra piazza delle Vigne e piazza della Posta Vecchia). L’adesione mancata non ha solo annullato l’effetto “giungla” desiderato dagli organizzatori, ma lo ha anche snaturato, limitandolo alle piazze più conosciute e frequentate.

    Inoltre, il patrocinio da parte del Comune, unito all’esistenza del Patto per lo Sviluppo della Maddalena, avrebbe dovuto garantire ai coordinatori un aiuto, se non economico, quanto meno “materiale”; un aiuto che, soprattutto nel pomeriggio, quando ce ne sarebbe stato più bisogno (spostare sede a ogni evento, smontare i gazebo, caricare la merce sul furgone non sono imprese semplici, sotto il diluvio), non è arrivato. Questo però ha rafforzato la volontà dei cittadini, delle associazioni e delle imprese commerciali che si sono prestate, pronte a ingegnarsi, a scambiarsi soccorso reciproco e a perseverare nel proprio proposito di riqualificazione senza batter ciglio.

    Oggettive difficoltà a parte, Maddalena Jungle ha riscosso comunque un buon successo di pubblico, tra abitanti, negozianti della zona (che hanno acquistato piante da esporre fuori da bar e locali) e visitatori di ogni età. L’iniziativa è stata indubbiamente lodevole, così come la tenacia e l’intraprendenza degli organizzatori, di chi vuole migliorare la propria situazione con le proprie idee e con il proprio lavoro; se il pensiero è ciò che conta, gli abitanti della Maddalena possono ritenersi soddisfatti. Perché anche un fiorellino in un vasetto, che faccia capolino da una finestra o bella mostra di sé su un davanzale, può essere sinonimo di primavera, di rinascita.

     

    Giulia Fusaro

  • Forti di Genova, sentieri e percorsi: le proposte dei genovesi

    Forti di Genova, sentieri e percorsi: le proposte dei genovesi

    righi-forti-DIIL PRECEDENTE

    Aprile 2010: «D’accordo con la Regione Liguria e il Comune di Genova, stiamo trovando una soluzione a canone agevolato per due forti. A Forte Tenaglia andrà una casa-famiglia con fattoria didattica, a Forte San Martino andrà il comando regionale del corpo Forestale dello Stato. Il canone agevolato è per la valenza sociale delle due istituzioni». Questa dichiarazione del Demanio pone nuovamente l’accento sulla questione dei Forti di Genova, un ricco patrimonio cittadino che copre tutte le alture – da Begato alla Valbisagno – e che negli anni è stato tuttavia abbandonato in condizioni di degrado.

    La dichiarazione riguarda solo due dei tanti Forti che compongono il Parco Urbano delle Mura, ma esemplifica a dovere la necessità di trovare opportune destinazioni d’uso per tutte queste strutture.

    Aprile 2011: di chi sono i Forti di Genova? Una sentenza del Tar della Liguria ribadisce che la proprietà effettiva di questi beni culturali è dello Stato: una causa iniziata nel 2000 con un ricorso del Comune che voleva impedire l’eventuale vendita – da parte del Demanio – di una serie di beni fra cui i Forti stessi.

    Aprile 2012: nuovi spiragli sulla sorte dei Forti di Genova, la cui gestione potrebbe passare al Comune. Pare infatti imminente l’applicazione della legge sul federalismo demaniale, approvata nel maggio 2010 e che consente al Demanio di delegare agli enti locali la gestione dei Forti. Un gruppo di lavoro dovrà, entro giugno 2012, individuare quali aree possono essere destinate al Comune per opportuni progetti di valorizzazione paesaggistica e culturale.

    Giugno 2012: Era Superba indaga sui lavori per la casa famiglia di Forte Tenaglia, gestita dall’associazione La Piuma. Il progetto non è ancora stato realizzato, ma presto lo spazio ospiterà una casa famiglia, due alloggi per donne in difficoltà, una fattoria didattica, un giardino pubblico e laboratori per giovani studenti.

    Marzo 2013: il Forte Santa Tecla è uno dei due spazi cittadini – l’altro è Villa Pallavicini a Pegli – ad aderire al progetto europeo Peripheria, che unirà la riqualificazione del Forte a quella delle aree verdi circostanti.

    IL PRESENTE

    Negli ultimi anni, varie testate giornalistiche locali hanno dedicato periodicamente reportage fotografici all’immondizia del Parco delle Mura, per sottolineare un’incuria di cui nessuna istituzione pare realmente responsabile. Chi dovrebbe occuparsi della pulizia e manutenzione dell’area? Esistono associazioni del territorio cui può esserne affidata la gestione per eventi e iniziative?

    Nella seduta del Consiglio Comunale dello scorso 14 maggio, è stata lanciata la proposta di rendere i Forti di Genova Patrimonio dell’Umanità Unesco. L’Assessore Valeria Garotta ha spiegato che il processo di acquisizione da parte del Demanio non è ancora ultimato e che a seguire sarà creato un gruppo di lavoro per individuare fattibilità dei progetti e tempi di realizzazione. L’obiettivo del Comune pare quello di realizzare un museo a cielo aperto nelle aree meglio conservate, mentre per la riqualificazione dell’intero complesso si tenterà di accedere a fondi europei.

    Cosa ne pensano i genovesi? Nel condividere l’articolo sulla pagina Facebook e su Twitter, diversi lettori hanno espresso la loro opinione su presente e futuro dei Forti. Riportiamo alcune testimonianze, sperando che possano essere utili ha chi avrà l’autorità di prendere decisioni in merito.

    Anzitutto Matteo Braschi, che ci scrive su Facebook: «Con i forti patrimonio dell’Unesco, il centro storico più grande d’Europa, il secondo Acquario piu grande d’Europa, i parchi di Nervi, villa Pallavicini e un patrimonio enogastronomico inestimabile potremmo vivere di turismo e invece grazie all’ottusità della classe politica locale – secondo cui Genova non può essere una città di camerieri – siamo costretti a emigrare e vedere questa meravigliosa città morire.

    Contribuisce anche Gianluca Fontana, curatore del blog Anemmu in bici a Zena, che rilancia: «Se servisse per tenerli in attività e non lasciarli morire…. ci metterei anche i tratti di costa non ancora trasformata che rischiano di essere cancellati. È l’unica parte di Genova che non è stata trasformata nei millenni, preserviamola». Sempre Gianluca, su Twitter, fa una segnalazione importante: «per le famiglie e turisti manca un collegamento tra l’arrivo della funicolare del righi e l’imbocco dei sentieri».

    Risponde anche Pierluigi Deodato, sia su Facebook sia tramite mail. Ecco una parte del suo contributo: «Credo che le segnalazioni fatte nei commenti (su Facebook, ndr) siano già due spie che i cittadini non si sono dimenticati del loro patrimonio. Ciò è sicuramente un buon passo, ma da solo non basta. Tursi pare si stia muovendo con una certa cognizione di causa: occorre però uno zoccolo duro e resta auspicabile la nascita di un comitato dedicato ed esclusivo, che funga da coordinamento tra tutti gli enti che per competenza hanno voce in capitolo sui Forti. Sono molte le associazioni che avrebbero interesse alla valorizzazione di questi edifici e che possiedono conoscenze e competenze che vanno necessariamente raccolte e concertate. Non ultimo il “soldo” del privato, lo sponsor. Il rischio? Che una grande occasione per mostrare quanto sia possibile innovare nella gestione del patrimonio naufraghi nella gretta gestione dei beni artistici comunali,  in cui troppo spesso siamo incappati in passato».

    Su Twitter vari contributi, tra cui quello di Fabio…

     

    …che ci ha anche inviato una mail con alcune idee, di cui riportiamo un estratto: «Penso che a differenza di tante altre cose, i Forti di Genova siano già pronti non già per una trasformazione, ma per un vero e proprio consolidamento di usi e costumi esistenti. Parte tutto dal “mitico” Giro dei Forti, quell’allegra scampagnata fai-da-te che chi prima o chi dopo ha fatto o avrebbe voluto fare. Nulla di codificato, nessuna regola scritta, solo la consuetudine rituale che porta ogni anno tantissimi genovesi a farsi tranquille e gioiose passeggiate sulle alture che cingono la città. Quale idea potrebbe essere migliore di quella che assume questa usanza come una pista tracciata per creare qualcosa di codificato, assistito, divulgato oltre i confini genovesi? Bisognerebbe fare tre cose importanti per rendere il “Giro dei Forti” un modello:
    1) investire sul restauro dei Forti, facendo in modo che tutte le strutture siano stabili, sicure e visitabili. Che sia un restauro finalizzato alla conservazione e non alla trasformazione, eccetto nei casi che fossero ritenuti idonei a supportare attività complementari come allestimenti museali o spazi per spettacoli di intrattenimento (che siano musica, teatro, balletto, non importa)
    2) investire sulla strutturazione dei percorsi che collegano le strutture, con la necessaria pulizia delle piste, la necessaria segnaletica sia per i camminatori che per i ciclisti (non vorremo mica escludere le mountain bike dal discorso?), allestimento di aree attrezzate per la sosta e i pic nic e tutti quegli interventi necessari per trasformare quello che ora è un giro autonomo e disordinato in un percorso pulito, accessibile e organizzato.
    3) investire sui collegamenti per accedere al percorso in tutti i punti da dove è possibile farlo, con un pensiero di riguardo al Trenino di Casella, che tra tutte le opzioni è quella sicuramente che offre – turisticamente parlando – la scelta più suggestiva. Mi immagino che se il percorso fosse “usabile” come si diceva al punto 2, una bella carrozza per le mountain bike per quelli che vogliono iniziare il loro giro da uno dei forti raggiungibili col trenino, sarebbe un’ottima innovazione».

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]