Mese: Maggio 2013

  • Giornata della Bolivia: quinoa, cultura e alimentazione

    Giornata della Bolivia: quinoa, cultura e alimentazione

    quinoaMercoledì 29 maggio 2013 (ore 17) un evento che celebra la Bolivia e la Quinoa presso la Fondazione Casa America, in Villa Rosazza a Genova Dinegro.

    La FAO ha dichiarato il 2013 Anno internazionale della Quinoa, a testimoniare l’impegno dei piccoli produttori sudamericani – soprattutto in Bolivia – nel preservare e coltivare questo alimento, importantissimo per la loro alimentazione e dall’alto valore nutritivo.

    A questo scopo si celebra la Giornata della Bolivia: un evento che prevede proiezione di filmati, conferenze e aperitivo finale alla presenza di Antolin Ayaviri Gómez, ambasciatore boliviano in Italia.

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Consiglio Comunale Genova: trema la Giunta sul biglietto Amt

    Consiglio Comunale Genova: trema la Giunta sul biglietto Amt

    palazzo-tursi-giornalisti-consiglio-DMolto rumore per nulla. Il tanto discusso aumento unitario del biglietto Amt a 1,60 euro non ci sarà. Almeno per ora. Quando tutti erano pronti all’ennesimo dibattito fiume – caratterizzato dalla rinnovata, spiacevole, pratica ostruzionistica di un’infinita moltiplicazione di emendamenti e ordini del giorno, che tanto sa di ritorno a una vetusta, brutta abitudine di fare politica – l’assessore alla Mobilità e Trasporti, Anna Maria Dagnino, ha sparigliato le carte in tavola, ritirando la delibera di Giunta che avrebbe modificato quanto già approvato in Consiglio poco più di un mese fa.

    protesta-amt-consiglio-comunaleA dire il vero, qualche indiscrezione a tale riguardo era circolata già dalle ore immediatamente precedenti la seduta. Ma la certezza si è avuta solamente quando l’assessore Dagnino ha palesato in aula la propria intenzione, ufficialmente a causa della necessità ravvisata dalla Giunta di procedere con un supplemento di indagine sulla questione. Applausi dall’emiciclo e, ancor più fragorosi, dai numerosi dipendenti di Amt, arrivati ad assistere ai lavori del Consiglio e determinati a chiedere un’assunzione di responsabilità a politici e amministratori a fronte dei sacrifici a cui loro stessi si sono sottoposti con la firma dell’ultimo accordo.

    Ma che cosa ha fatto cambiare così repentinamente idea alla Giunta, a sole 24 ore di distanza da un’infuocata seduta di Commissione al termine della quale era, comunque, stata confermata la volontà di discutere il provvedimento in aula?
    A voler essere cattivi, la risposta sembrerebbe ben più che evidente: il timore, o meglio, la quasi certezza di una sonora bocciatura da parte dell’assemblea. Fin dall’appello, infatti, è parso chiaro che la maggioranza non avrebbe potuto raggiungere i numeri per far approvare il provvedimento: alle chiacchierate assenze in quota PD (Veardo e Villa), andava infatti ad aggiungersi quella, non strategica, di Bartolini (Lista Doria), senza considerare la non remota possibilità di qualche franco tiratore.

    La sensazione è che nella maggioranza ben più di un consigliere si stia mangiando le mani per aver approvato il fatidico emendamento del Movimento 5 Stelle che ha di fatto aperto la strada alla doppia tariffa (1,50 euro per il biglietto ordinario, 1,60 euro per il biglietto integrato Amt-Trenitalia). Una sensazione confermata anche dalle parole del capogruppo PD, Simone Farello: «Le difficoltà politiche non derivano solo dal ritiro della delibera ma hanno radici più profonde. Quando una delibera è preparata male, la colpa non è solo della Giunta ma di tutta la maggioranza. Non possiamo continuare ad andare avanti con provvedimenti che ogni quindici giorni rischiano di smentire quelli precedenti: aiuterebbe tutti prendere decisioni definitive sulla dimensione strategica».

    È lo stesso Farello a chiare il futuro prossimo del provvedimento, destinato a tornare in Commissione, così come licenziato dalla Giunta, in tempi piuttosto brevi. Tuttavia, qualche minuto prima, una visibilmente frustrata Dagnino, era stata molto più cauta e vaga circa i prossimi passaggi: «È necessario un ulteriore approfondimento della questione, tenendo anche presenti le rivendicazioni sindacali. Dovremmo riflettere con molta attenzione sul da farsi, ma intanto resta il problema del buco Amt da 750 mila euro».

    Sulla Dagnino, inoltre, si aggira anche lo spettro delle dimissioni: «La decisione è nelle ginocchia di Zeus» ha commentato l’assessore, facendo intendere che tutto sta nella mani del sindaco, che per il momento non sembra essere intenzionato ad azioni clamorose. Anche le parole dell’ex assessore Farello sembrano allontanare il primo rimpasto di Giunta: «Ho molto apprezzato la disponibilità dell’assessore Dagnino al confronto diretto. Nelle prossime decisioni che verranno prese non si dovrà dimenticare la serietà di chi ha portato avanti gli atti, essendo sempre disponibile a metterci la faccia, anche di fronte a scelte impopolari».

    L’unica certezza finora è che sia stata fatta una grande confusione. Se da un lato è vero che in qualche modo sia necessario trovare i fondi per ripianare il buco di bilancio di Amt, è altrettanto vero che non risulta una pratica molto ortodossa cercare di cambiare nel giro di un mese una decisione presa dallo stesso Consiglio. Ad ogni modo, pare non sia finita qui. Anche se a questo punto deve per forza proseguire il cammino verso la doppia tariffa. Per le tempistiche, la palla passa ad Amt.

     

    LA LIQUIDAZIONE DI AMI

    Finita, invece, ufficialmente è l’avventura di Ami (Azienda Mobilità e Infrastrutture). Con 22 voti favorevoli (maggioranza e Udc) e 14 astenuti (centrodestra e M5S) il Consiglio ha approvato la proposta del liquidatore di destinare al Comune di Genova il patrimonio di 516 mila azioni di Genova Parcheggi e i beni immobiliari della “bad company” di Amt, che si occupava di manutenzione e innovazione di mezzi pubblici e infrastrutture destinate ai parcheggi. Anche in questo caso qualche strascico polemico da parte degli astenuti che chiedevano di vincolare i beni liquidati alla patrimonializzazione di Amt: proposta non accolta dall’assessore al Bilancio Miceli.

     

    TORNANO LE ORDINANZE ANTI ALCOOL

    palazzo-tursi-rixi-edoardo-lega-D4La non facile giornata della Giunta in Consiglio comunale è confermata anche dall’approvazione da parte della Sala Rossa di una mozione proposta dal leghista Rixi, passata a maggioranza strettissima nonostante il parere contrario di sindaco e assessori. Il consigliere, modificando leggermente una proposta della scorsa estate, ha impegnato il sindaco a “dare corso, dopo incontri e valutazioni di concerto con i Municipi ed i medesimi residenti, a nuove ordinanze ‘anti-alcool’, secondo le criticità che verranno indicate da ogni delegazione investita dal problema”.
    Il parere negativo espresso dall’assessore a Legalità e diritti, Elena Fiorini, riguardava un duplice aspetto. Il primo, ovvero l’esplicitazione nel testo della mozione del riferimento alla comunità ecuadoriana di Sampierdarena che avrebbe negato la trasversalità di questa piaga sociale, è venuto meno in seguito alla rimozione del richiamo concordata con lo stesso consigliere proponente. Il secondo, invece, riguardava la presupposta limitatezza nell’individuazione delle sole ordinanze anti-alcool come strumento di intervento, ma è rimasto inalterato nel documento definitivo, approvato con 17 voti a favore (Idv, centro destra, Udc, Rixi, Baroni, e i consiglieri PD Caratozzolo, Gozzi, Lodi, Pandolfo e Vassallo), 14 contrari (i restanti consiglieri Pd, Sel, Lista Doria, il presidente Guerello e il sindaco Doria) e 4 astenuti (M5S).

     

    Simone D’Ambrosio

  • Puc Genova: incontri nei Municipi con i cittadini, il metodo non convince

    Puc Genova: incontri nei Municipi con i cittadini, il metodo non convince

    sestri-ponente-DLa tanto decantata partecipazione rischia di rivelarsi l’ennesimo flop. Va dato atto all’amministrazione di Palazzo Tursi, in particolare al vicesindaco Stefano Bernini, di aver intrapreso un’iniziativa coraggiosa, quella di aprire un percorso partecipativo per la definizione finale del Piano Urbanistico Comunale (PUC), ma tempi, metodo e organizzazione lasciano quanto meno perplessi.
    Tempi ristretti perché a settembre Bernini vuole portare il PUC in Consiglio Comunale per la discussione finale, periodo sbagliato perché quando si entrerà nel vivo dei temi sollevati – se davvero succederà – sarà piena estate.
    Criticabile pure il metodo scelto: chiamare in causa i cittadini per illustrare loro le osservazioni senza neppure sapere se gli uffici comunali le accoglieranno o meno; mentre i Municipi hanno appena incominciato a lavorare sulle proposte riguardanti il proprio territorio di riferimento.
    È vero coinvolgimento, questo?
    Infine l’organizzazione: scarsa informazione e promozione degli eventi non favoriscono l’affluenza del pubblico, almeno di quello composto da persone comuni.

    IL PUC, IL PERCORSO

    Il procedimento di formazione del Piano Urbanistico – lo strumento principale della pianificazione territoriale di livello comunale – è in via di svolgimento da parte del Comune di Genova. Nel dicembre 2011 è stato adottato il progetto preliminare. Gli enti competenti hanno espresso 4 pareri; da singoli individui, associazioni (di categoria e non), comitati, ecc., sono pervenute oltre 800 osservazioni.
    La legge regionale prevede che chiunque ha facoltà di prendere visione del progetto preliminare del Piano e di presentare osservazioni e proposte, nell’intento di contribuire alla sua migliore definizione. La sintesi delle osservazioni pervenute è consultabile sul portale dedicato (http://geoserver.comune.genova.it/osservazionipuc/index.htm).
    Adesso l’amministrazione è tenuta ad elaborare un documento contenente le determinazioni comunali in merito ai pareri ed alle osservazioni pervenuti, nonché la specificazione delle eventuali conseguenti modifiche da apportare al progetto preliminare.

    Il percorso di partecipazione – nelle migliori intenzioni di Palazzo Tursi – è finalizzato all’analisi delle osservazioni. Gli esiti del percorso di partecipazione confluiranno in un testo di linee guida per le “controdeduzioni” (ovvero le risposte di accoglimento o rigetto delle osservazioni) da sottoporre al Comune. «Si tratta di una scelta della civica amministrazione, non di una norma di legge – sottolinea il vademecum – voluta per garantire: informazione e coinvolgimento dei cittadini nelle scelte strategiche di pianificazione urbanistica; acquisire ulteriori punti di vista e opinioni delle persone e dei principali portatori di interesse sociali, culturali, economici e professionali; semplificare la fase di formulazione delle controdeduzioni alle osservazioni grazie ad un processo aperto e progressivo di ascolto delle diverse posizioni».
    Una prima fase di comunicazione è condotta dai Municipi, tramite l’organizzazione di incontri pubblici che affrontano il tema da un punto di vista soprattutto territoriale. Una seconda fase, dedicata ad approfondire i temi che possono presentare più e/o distinti scenari in sede di controdeduzioni, prevede l’organizzazione di tavoli tematici di esame e discussione dei principali temi sollevati dai pareri e dalle osservazioni, con il supporto di una commissione di esterni. Infine, una terza fase, aperta alla città, è volta alla restituzione del percorso di partecipazione nel corso di un evento finale pubblico.
    Lungo il percorso di partecipazione sono previsti periodici aggiornamenti della commissione consiliare comunale e di quelle municipali. La commissione di esterni – composta da un ristretto gruppo di esperti in materie di pianificazione urbanistica, gestione di processi di partecipazione ed attuazione di politiche pubbliche in tema di governo del territorio, individuati dall’Università degli Studi di Genova e dall’Istituto Nazionale di Urbanistica – seleziona i temi da esaminare nei tavoli partendo dalle osservazioni, mette a punto una metodologia di gestione dei tavoli, analizza gli aspetti strategici delle scelte, facilita il confronto e la condivisione, tiene traccia delle diverse posizioni, redige un documento finale di restituzione.

    Critiche sull’effettivo coinvolgimento della cittadinanza arrivano da consiglieri comunali di maggioranza e opposizione.
    Il capogruppo Fds (Federazione della Sinistra), Antonio Bruno, afferma «Quello che è stato deciso è un percorso di consultazione più che di partecipazione, perché i cittadini non verranno coinvolti nel processo decisionale».
    Per il Movimento 5 Stelle si tratta di un’operazione di facciata e pure mal organizzata, come spiega il consigliere Stefano De Pietro «Il vicesindaco Bernini ha deciso che è necessario un “percorso partecipato” prima ancora di rendere note le risposte degli uffici alle oltre ottocento segnalazioni inviate da associazioni e singoli individui. Vista la partecipazione molto sentita ma poco numerosa della riunione nel Medio Levante, si comprende che la comunicazione, come al solito quando si parla di Comune, è davvero poco efficace: niente mail, niente Facebook, nessun mezzo post ottocentesco. I gruppi consiliari hanno divulgato loro l’informazione, ovviamente non con quella capillarità che una campagna pubblicitaria, ad esempio in televisione e sui mass-media, avrebbe consentito di sviluppare. La riunione del Medio Levante si è svolta senza avere ancora a disposizione le osservazioni e le controdeduzioni degli uffici, con pochi giorni di preavviso, in un clima da “tanto alla fine fate comunque quello che volete”. È il metodo usato che lascia fuori i cittadini, ma consente alla Giunta di avere scritta la parola “partecipazione” sui giornali».

    GLI INCONTRI NEI MUNICIPI

    La partenza sicuramente non è stata delle migliori. Il primo incontro presso il Municipio Ponente, svoltosi il 16 maggio scorso, complici l’ora (le 14) e la scarsa pubblicità, ha visto la presenza di appena una ventina di abitanti.
    «È stata un’occasione persa – ha spiegato Carlo Besana, anima del Consorzio Pianacci del Cep (Corriere Mercantile, 17-05-2013) – Prima di tutto per la scarsa organizzazione, visto che i consiglieri sono venuti a conoscenza delle proposte durante la seduta. E poi l’orario scelto era davvero infelice: alle 14 possono partecipare solo disoccupati e pensionati. Se è questa la partecipazione che intendono Comune e Municipio …».

    Ad oggi sono già andati in scena 6 appuntamenti: Ponente, Medio Levante, Medio Ponente, Centro Ovest, Media Valbisagno, Levante. Le ultime tre tappe della prima fase del percorso sono previste il 29 maggio (Valpolcevera); il 30 maggio (Bassa Valbisagno); il 5 giugno (Centro Est).
    Ma è già possibile tracciare un bilancio dell’esperienza attraverso le parole di alcuni protagonisti.

    Case di piazza Rossetti alla Foce«Il percorso partecipativo è un’iniziativa apprezzabile, soprattutto perché in precedenza non c’è stato alcun coinvolgimento dei cittadini – afferma Bianca Vergati, consigliere del Municipio Medio Levante (Sel-Lista Doria) – Certo, però, il tutto si sta sviluppando in maniera troppo frettolosa. Il modus operandi è inconsueto. Il processo è partito, ma il Municipio ha potuto visionare le osservazioni al PUC, solo un mese fa. E ci troviamo a discutere delle proposte che non sappiamo ancora se saranno accolte o meno dagli uffici comunali. E così, forse, rischiamo di parlare di “aria fritta”».
    Secondo Vergati «Qualunque tipologia di incontro istituzioni-abitanti è un fatto positivo. Tuttavia il percorso poteva essere organizzato in maniera migliore. Magari rendendo pubblici i pareri e le osservazioni (da alcuni giorni pubblicati sul sito web di Urban Center). Ma molti cittadini non ne sono a conoscenza e comunque, in precedenza, non avrebbero avuto modo di consultare la documentazione. Insomma, un deficit di informazione c’è stato».
    Finora gli uffici comunali non hanno ancora preparato le controdeduzioni, ovvero le risposte (positive o negative) alle osservazioni. «Questi eventi pubblici potrebbero servire per far comprendere agli uffici che ci sono delle osservazioni puntuali – sottolinea Vergati – le quali necessitano di un’attenta valutazione. Per quanto riguarda il Municipio, in seguito sono previsti altri momenti di confronto con il Comune, ma i tempi del percorso sono assai ristretti».

    Lucia Gaglianese, consigliere del Municipio Centro Ovest (Pdl), punta il dito contro il metodo scelto «I cittadini sono stati coinvolti a posteriori, come spesso accade. Prima decidono e dopo organizzano i dibattiti pubblici. È lo stesso iter della Gronda. È sbagliata l’impostazione degli incontri. L’assemblea del Centro Ovest ha visto un’illustrazione generale del PUC che non si è addentrata più di tanto sulle specificità del territorio. Eppure noi, a livello municipale, stiamo lavorando su diversi punti. Il Municipio, infatti, è chiamato ad esprimere il suo parere sul PUC. Il percorso dovrebbe avere la finalità di coinvolgere anche i cittadini nel processo decisionale. Ma è solo fumo negli occhi».

    Nel Medio Ponente l’assemblea è stata abbastanza partecipata, come sottolinea il consigliere municipale Fabio Manganaro (Pd) «Quindi la comunicazione, almeno in parte, è arrivata agli abitanti. Sicuramente c’erano molti cittadini attivi, per esempio gli “Amici del Chiaravagna”. Quando parliamo di “partecipazione”, però, vorrei capire quanti genovesi abbiano davvero idea di che cosa sia il PUC». In altri termini, secondo Manganaro «L’informazione e la consultazione della cittadinanza sarebbe dovuta partire già diverso tempo fa».
    Da parte sua il Municipio, escluso un precedente incontro con i referenti degli uffici comunali e l’assemblea sopracitata, sulla questione PUC è praticamente fermo. «A livello di Commissione Consiliare non abbiamo ancora discusso le osservazioni», sottolinea Manganaro. Che non lesina un ultimo appunto critico «Il fatto di organizzare una serie di incontri pubblici, partiti a fine maggio e che si svilupperanno nel periodo estivo, è un elemento che disincentiva la partecipazione. Così come non si può affermare che, tramite questo percorso, il Municipio sia stato coinvolto nella discussione del PUC».

    INCONTRO MUNICIPIO CENTRO EST: IL BOICOTAGGIO DI “VOGLIO LA GAVOGLIO”

    L’ultimo evento pubblico sul PUC è previsto il 5 giugno presso il Municipio Centro Est che racchiude una vasta e popolosa porzione della città, tra cui il quartiere Lagaccio, ormai purtroppo quotidianamente al centro delle cronache locali a causa della recente frana di via Ventotene che, da quasi due mesi, costringe centinaia di persone a vivere isolate.
    A pochi metri di distanza dalla famosa Caserma Gavoglio, storico “buco nero” della zona. Intorno al futuro dell’area è nato “Voglio la Gavoglio” – gruppo di associazioni, comitati e residenti – da lungo tempo impegnato per richiamare l’attenzione delle istituzioni sul degrado del Lagaccio.

    “Voglio la Gavoglio” ha presentato ben 450 osservazioni al PUC in merito al Distretto di Trasformazione Locale 3.06 Lagaccio-Gavoglio. Ed oggi contesta apertamente il percorso promosso dal Comune. «Ma quale partecipazione, in questo modo viene tradito lo spirito del PUC – affermano gli esponenti del gruppo – questo sembra un percorso atto a reindirizzare le domande, piuttosto che a coinvolgere la popolazione. Il Comune il 6 maggio ci ha convocato per illustrarci il percorso che noi abbiamo rifiutato».
    Dal Lagaccio sono partire 450 delle 800 osservazioni fatte al PUC a livello cittadino. «Il Lagaccio, quindi, costituisce una situazione significativa per il percorso del prossimo PUC – continua “Voglio la Gavoglio” – Da circa 11 mesi attendiamo le risposte alle nostre osservazioni. Le risposte sono un obbligo amministrativo e di Legge, dunque devono essere date. Esiste un progetto preliminare di PUC, quello del 2011, che l’amministrazione intende “aggiustare”. Ma non si può andare a discutere nulla se prima non arrivano le risposte alle osservazioni. A quel punto possono aprirsi vertenze, discussioni, convergenze».
    Gli esponenti del gruppo concludono così: «La prima delle assemblee pubbliche a Ponente ha avuto circa 30 partecipanti. Quindi non parteciperemo a questi appuntamenti e organizzeremo, nella stessa giornata del 5 giugno, una “contro assemblea pubblica” nella sala parrocchiale San Giuseppe del Lagaccio, dove parleremo del quartiere che vorremmo, senza andare a perdere tempo in un percorso senza logica».

     

    Matteo Quadrone

    [Sestri Ponente, foto di Daniele Orlandi]
    [Piazza Rossetti, foto di Roberto Manzoli]

  • Yeast Genova: scambi internazionali a Cipro e Turchia

    Yeast Genova: scambi internazionali a Cipro e Turchia

    voli-aereoporto-aereo-ryanair-DIAperte le selezioni per progetti di scambio internazionale rivolti a giovani under 25: l’associazione di promozione sociale Y.E.A.S.T. (acronimo di Youth Europe Around Sustainability Tables) sta cercando partecipanti per due iniziative.

    Il primo si svolgerà a Cipro dal 13 al 21 luglio 2013: si cercano dodici ragazzi tra i 17 e i 20 anni e due group leader senza limiti di età. Tema del progetto Respect the Past, Live the Present, Build the Future è la cittadinanza europea.

    Il secondo si terrà in Turchia dal 25 al 31 agosto 2013, precisamente a Nevsehir (Cappadocia): il titolo è Unique Colors of Europe, sul tema dell’inclusione sociale, e si cercano cinque ragazzi tra i 18 e i 25 anni.

    Gli scambi prevedono momenti di formazione e di interazione con gli altri partecipanti, attraverso metodi di educazione non formale. I costi di viaggio e alloggio sono quasi interamente coperti dal progetto europeo Youth in Action.

    Per info contattare l’associazione all’indirizzo mail yeast.genova@gmail.com.

    [foto di Diego Arbore]

  • Residenza artistica in Olanda: bando per creativi genovesi

    Residenza artistica in Olanda: bando per creativi genovesi

    pittore-pittura-disegno-arte-CIl Comune di Genova – Ufficio Cultura e Città ha aperto un bando rivolto a creativi per partecipare a una residenza artistica in Olanda, nella cittadina di Delft, ad agosto e settembre 2013.

    Saranno scelti 8 artisti professionisti, provenienti dalle città aderenti alla rete europea CreArt, un progetto che prevede eventi e opportunità in tutta Europa per gli artisti delle città aderenti (leggi in proposito l’incontro con la fotografa Lidia Giusto).

    Gli artisti selezionati avranno la possibilità di realizzare un’opera site-specific nel corso della residenza. Tema della residenza è il dipinto Veduta di Delft di Jan Vermeer, di cui gli artisti dovranno realizzare una “variante contemporanea” in stretta relazione con il territorio cittadino.

    Ogni artista sarà affiancato da un curatore e parteciperà a incontri pubblici, formali e non formali, per incontrare i creativi locali. Verranno coperte le spese per il viaggio, affitto della Studio al Centro d’Arte Kadmium, alloggio, un budget di lavoro pari a 500€ al mese basato su costi effettivi e un catalogo del progetto.

    Si può inviare la propria proposta di opera entro lunedì 24 giugno 2013 attraverso il sito di CreArt.

    [foto di Constanza Rojas]

  • Centro Scuole e Nuove Culture a Genova: scuola e integrazione

    Centro Scuole e Nuove Culture a Genova: scuola e integrazione

    Centro Scuole e Nuove Culture, GenovaNel centro storico di Genova, nella defilata Via della Fava Greca, 8, a pochi passi da Piazza Sarzano, i Giardini di Plastica sopra e sotto la vitale Via di Ravecca: incastonato qui, dal novembre 2001 si trova il Centro Scuole e Nuove Culture. Cos’è? Un centro che da ormai oltre 10 anni svolge un ruolo fondamentale nell’ambito della mediazione interculturale e nella promozione dell’integrazione dei migranti. Aperto grazie all’approvazione di un protocollo d’intesa inter-istituzionale tra Comune, Provincia di Genova, Ufficio Scolastico Regionale per la Liguria del MIUR e Università di Genova, il Centro è nato con l’intento di rivolgersi in particolare ai bambini e ragazzi adolescenti figli di immigrati, aiutando il loro inserimento nell’ambiente scolastico con interventi didattici mirati all’educazione e alla formazione interculturale.

    Il tutto è  reso possibile grazie alla cooperazione di concerto con i vari plessi scolastici genovesi: il Centro non si rivolge strettamente a privati o a singoli bambini e famiglie, ma interagisce con i migranti grazie all’intermediazione delle scuole e degli insegnanti del ciclo primario e secondario. Il protocollo iniziale è stato poi ripetutamente rinnovato nel corso degli anni, includendo un numero crescente di soggetti firmatari: ad esempio, emblematico è il caso della partecipazione dell’ateneo genovese, che ora include tutte le Scuole (ex Facoltà), mentre inizialmente l’adesione era solo da parte della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere.

    Il Centro ospita il Laboratorio Migrazioni del Comune di Genova e il CRAS – Centro Risorse Alunni Stranieri. Inoltre, da circa un anno e mezzo il progetto ha preso una piega diversa e ha iniziato ad allargarsi, includendo non più solo gli aspetti legati all’inter-cultura e alle migrazioni, ma anche ospitando un centro documentale archivistico. Responsabile operativo del Centro è il dottor Riccardo Damasio: siamo andati a parlare con lui e ci siamo fatti raccontare la storia del centro, dagli inizi 12 anni fa come centro di sostegno e integrazione, al nuovo progetto di creazione di un archivio documentale legato al mondo dell’apprendimento e della scuola in senso lato.

     

    I PROGETTI

    I servizi offerti dal Centro toccano vari aspetti del delicato processo di inserimento dei bambini e di accettazione dell’immigrazione. Il Centro è nato anni fa sull’onda dei finanziamenti erogati dalla Legge Turco e ha scelto di trattare queste tematiche legate all’immigrazione e alla conoscenza tra culture diverse. I progetti “pilota” risalgono all’epoca delle Colombiadi, occasione in cui si era dato avvio a una serie di iniziative per diffondere la memoria delle migrazioni legate ai popoli nativi americani. Col tempo, poi, il lavoro si è incentrato sempre più sulle tematiche legate all’immigrazione e all’attualità, prendendo la forma odierna.

    Centro Scuole e Nuove Culture, GenovaIl Laboratorio Migrazioni è uno dei progetti portati avanti dal Centro, con l’appoggio del Comune di Genova. Si tratta di una struttura che è presente a Genova da ormai oltre vent’anni e fa parte della Direzione Scuola, Sport e Politiche Giovanili: da quando è attivo il Centro, il Laboratorio è stato trasferito qui, con il sostegno del Provveditorato agli Studi e la collaborazione di Claudia Nosenghi, prima responsabile del progetto. Lo scopo con cui nasce è quello di diffondere l’educazione interculturale nelle scuole, promuovendo progetti e laboratori espressivi per favorire l’inclusione degli alunni stranieri. Gli addetti seguono anche il percorso di inserimento, prevenendo atteggiamenti di chiusura e razzismo e valorizzando la multietnicità, piuttosto che discriminando la differenza culturale. Il Laboratorio organizza, nei vari plessi scolastici che ne fanno richiesta o direttamente nei locali del Centro adibiti a tale uso, attività per e con i bambini, immigrati e non. Inoltre, sono previste anche attività formative per gli stessi insegnanti, offrendo un servizio pedagogico a 360 gradi, diffuso capillarmente in tutta la città. All’inizio, infatti, il Laboratorio aveva più sedi dislocate su tutto il genovesato (da Cornigliano alla Valpolcevera), ma successivamente le strutture sono state chiuse e raggruppate nei locali del Centro di Via della Fava Greca. Nonostante i tagli e le difficoltà successive alla crisi economica che ha colpito anche le amministrazioni comunali e provinciali, il Laboratorio è riuscito a sopravvivere, anche grazie alla determinazione dei responsabili e degli referenti comunali: oggi, nonostante la carenza di risorse economiche, la struttura è gestita da insegnanti delle scuole ordinarie e da mediatori culturali.

    Proprio la mediazione culturale è un altro importante aspetto affrontato all’interno del Centro. Anch’essa attiva da ormai oltre un decennio, si rivolge alle scuole e propone attività con e per bambini all’interno delle classi delle scuole cittadine. Le attività si svolgono o direttamente nelle classi, su chiamata da parte degli insegnanti, oppure nella sede del Centro, in spazi accoglienti e appositamente allestiti. Qui, le scuole sono ospitate in location diverse da quelle cui i bambini sono solitamente abituati e in cui si cerca di ricreare uno spazio ludico e famigliare, in modo da mettere a proprio agio i partecipanti e di favorire il clima di distensione e di sereno confronto.

    Il CRAS – Centro Risorse Alunni Stranieri è  una struttura promossa dall’Ufficio Scolastico Regionale ligure del MIUR per favorire l’integrazione degli alunni stranieri. Si tratta di uno sportello specifico che, all’interno del Centro Scuole e Nuove Culture, segue il percorso scolastico degli alunni stranieri e supporta le scuole nell’accoglienza degli alunni migranti con progetti per garantirne la frequenza scolastica e il diritto allo studio. Inoltre, si offre anche come luogo d’incontro e riflessione per insegnanti e famiglie, svolgendo il compito di mediatore culturale e linguistico.

    Che altro? Ci spiega il dottor Damasio: «Oltre a quelli già elencati, sono previsti anche progetti di ricerca e formazione sul tema del plurilinguismo, sviluppati in collaborazione con la Facoltà di Lingue e di Scienze della Formazione dell’Università di Genova, e con la Provincia. La collaborazione con questo soggetto è particolarmente importante: mentre il Comune segue i progetti che riguardano il primo ciclo di istruzione, ovvero fino alle scuole medie, la Provincia si dedica a quelli che riguardano il secondo ciclo, fino alle scuole superiori, permettendoci di non interrompere a metà il progetto incominciato magari con i bambini, una volta che diventano adolescenti. Tutto ciò favorisce un’integrazione dei due cicli di formazione e permette si non abbandonare i ragazzi. Purtroppo in questo momento i problemi di bilancio cui sono sottoposte le Province e le amministrazioni costringono anche noi del Centro ad affrontare una fase di ristrettezze, di tagli e di sacrifici. Tuttavia, i nostri progetti proseguono e riusciamo a trovare risorse grazie alla determinazione di Comune e altri enti, che collaborano con noi per portare avanti queste iniziative, vero fiore all’occhiello cittadino. Il nostro è un progetto “non obbligatorio”, ovvero è un “di più” pur nella sua intrinseca importanza, nessuno è obbligato a mantenerlo in vita. Tuttavia la forte carica innovativa che contraddistingue il Centro fa in modo che da parte di tutti ci sia la ferma volontà di preservarlo, anche in condizioni economiche non propriamente sfavillanti. Il Comune ha speso grandi risorse per promuovere i temi della migrazione e dell’inclusione culturale e sociale, sensibilizzando la cittadinanza».

    Infine, il Centro -coniugando l’aspetto laboratoriale e quello documentale– offre anche un servizio di consulenza per insegnanti, tirocinanti e studenti, i quali possono accedere ad un archivio di oltre 5 mila volumi. Da ormai un anno e mezzo, infatti, è nato il progetto di potenziare la struttura del Centro con la creazione di un centro documentale, già esistente e ospitato da altre strutture comunali, ma ora trasferito nei locali di Via della Fava Greca per l’insorgere di problemi organizzativi. Il centro documentale è dedicato alla memoria di Anna Maria Conterno Degli Abbati, senatrice PCI dal ’76 al ’79 e direttrice dell’Istituto Papa Giovanni XXIII che ha donato al Comune di Genova gli atti parlamentari e il proprio materiale librario e documentale sul tema infanzia e educazione montessoriana. Il centro era prima affidato al personale del Settore 0-6 del Comune di Genova che, con l’associazione Infanzia e Cultura e in collaborazione col Comitato Provinciale per l’UNICEF, metteva a disposizione collegamenti, informazioni e documentazione internazionale. Oggi nel Centro Scuole e Nuove Culture è possibile accedere al materiale archivistico, reperibile anche online, sul sito del Sistema Bibliotecario urbano unificato. La documentazione è consultabile in sede, anche se non è ancora attivo il sistema di prestito vero e proprio.

    Così Damasio: «Il nostro Centro è aperto dal lunedì al venerdì, mentre resta chiuso al sabato perché segue l’orario scolastico, dal momento che il soggetto di riferimento privilegiato sono proprio le scuole. Accogliamo spesso anche ragazzi e famiglie, ma sempre tramite le scuole. Anche gli eventi sono rivolti alle classi: non è escluso che si svolgano anche eventi pubblici e aperti a tutti, ma di norma non ci rivolgiamo alla cittadinanza, ma solo alle scuole, agli alunni e al personale didattico. Svolgiamo anche il servizio di accoglienza diretta di bambini, residenti soprattutto in zone più problematiche della città: mi riferisco in particolare a quartieri come Sampierdarena e alle zone limitrofe. Tra l’altro, c’è da sottolineare come la morfologia della migrazione sia in continuo cambiamento: se fino a poco tempo fa il luogo di insediamento privilegiato era il centro storico, oggi gli immigrati si sono spostati sempre più a Ponente, e chissà quale sarà lo scenario da qui a qualche tempo. Ora il nostro obiettivo è quello di proporre il centro come luogo di inserimento e mediazione, e anche come centro documentale. Il che permetterebbe di potenziare l’attività di mediazione e di ampliare lo scenario anche verso gli aspetti legati all’istruzione degli anni ’70-’80, ricostruendo il percorso genovese e ligure».

    Il Centro è fiore all’occhiello per la città di Genova perché costituisce un’esperienza unica non solo nel genovesato ma in tutta Italia: sono davvero rare le esperienze di Centri non privati ma amministrati a livello comunale, legati alla promozione dell’inter-cultura. A Genova, con questo sistema cooperativo, è possibile per il Comune mantenere un ruolo attivo nella promozione delle attività. Tutto ciò permette di toccarne con mano l’importanza sul territorio e di consolidare la volontà di preservarlo.

     

    Elettra Antognetti

  • Cimitero di Staglieno: visite guidate per tutta la settimana

    Cimitero di Staglieno: visite guidate per tutta la settimana

    Statue, cimitero di StaglienoDal 2001 si celebra in tutta Europa la Settimana dei Cimiteri Storici Europei, un’iniziativa che vede coinvolti oltre 150 cimiteri monumentali e che permette alla cittadinanza di scoprirne patrimonio artistico e architettonico.

    A Genova aderisce il Cimitero Monumentale di Staglieno, che fino a domenica 2 giugno 2013 propone ogni giorno visite guidate gratuite e senza bisogno di prenotazione: appuntamento alle 9.30, 11 e 15 presso la Statua della Fede, in prossimità dell’ingresso principale.

    Presso il Cimitero è anche allestita la mostra fotografica Il Tempo Ritrovato di Elisa Peccenini.

    Per maggiori informazioni contattare l’ufficio preposto del Comune di Genova, al numero 010 5576874.

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Ingegneria Navale, no al trasferimento: l’iniziativa dei politici genovesi

    Ingegneria Navale, no al trasferimento: l’iniziativa dei politici genovesi

    nave-container-DILa questione del possibile trasferimento di Ingegneria Navale da Genova a La Spezia è tema di discussione ormai da diverse settimane. La notizia è che un gruppo di giovani politici attivi a Genova, superando le logiche di partito e di appartenenza politica, hanno deciso di riunirsi promuovendo una petizione per sensibilizzare la cittadinanza sul tema.

    «Come giovani genovesi impegnati in politica abbiamo deciso di attivarci insieme per scongiurare questo progetto che è del tutto errato e controproducente – si legge nel documento redatto da Lorenzo PellerannoFederico Bogliolo, Alberto Pandolfo ed Edoardo Marangoni  – Parliamo con una sola voce perché questo tema travalica le logiche di appartenenza e dobbiamo impegnarci tutti per il bene e per lo sviluppo della nostra città».

    «La storia e il futuro di Genova sono legati indissolubilmente al mare e alle navi: tra impiegati diretti ed indotto, intorno al principale porto italiano, lavorano molte decine di migliaia di persone. Non fu un caso se la Regia Scuola Superiore Navale – da cui tutta la facoltà di Ingegneria dell’Università ha tratto origine – nacque a Genova nel 1870. Sradicarla oggi dalla sua sede storica e naturale significherebbe disperdere un patrimonio culturale e professionale di eccellenze che da più di 140 anni ha un solido rapporto con un territorio».

    Il giovani politici fanno riferimento anche alla proposta avanzata da Fincantieri, una proposta ancora da comprendere nella sua forma, ma sicuramente importante per garantire continuità al rapporto fra la città e la facoltà: «Realizzare a Sestri una forte sinergia fra Fincantieri, il CETENA e tutta la Scuola Politecnica (non solo ingegneria navale) significherebbe anche garantire interessanti prospettive di sviluppo per il futuro della città , del cantiere e dei giovani».

    Per partecipare alla petizione basta inviare una mail all’indirizzo genovaxnavale@gmail.com

     

    Ad oggi, il documento è stato sottoscritto da:

    Lega Nord: Edoardo Rixi (Consigliere Regionale)

    Pd: Mattia Marchesi ( Consigliere Municipio 4 Media Val Bisagno) – Alberto Pandolfo (Consigliere Comunale) – Luisa Cozzio (Consigliere Municipio IX Levante) – Alessandro Costanzo (Consigliere Municipio IX Levante) – Andrea Crocilla (Consigliere Municipio VIII) – Paola Maccagno (Assessore Municipio IX)

    Gente Comune: Fabrizio Ortona (Consigliere Municipio IX Levante)

    Lista Musso: Giulio Gennaro (Consigliere Municipio I Centro Est) – Andrea Grasso  (Municipio I Centro est) – Walter Vassallo (Municipio IX Levante) – Maurizio Moretti (Municipio IX Levante) – Stefano Costa (Consigliere Municipio VIII)

    Lista Doria : Marianna Pederzolli (Consigliere Comunale) – Nerio Farinelli (Presidente Municipio IX)

    Udc : Federico Bogliolo (Municipio IX Levante ) – Edoardo Marangoni (Municipio VIII Medio Levante)

    PDL: Tomaso Giaretti (Consigliere Municipio I)

    Lista Biasotti: Lorenzo Pellerano (Consigliere Regionale)

  • Villa Pallavicini a Pegli: un milione di euro per il rilancio?

    Villa Pallavicini a Pegli: un milione di euro per il rilancio?

    villa-pallavicini-pegli-d5Qualche tempo fa, nella rubrica Macchina del tempo, abbiamo parlato del progetto di riqualificazione di Villa Pallavicini a Pegli. Un luogo tra i più belli di Genova e d’Italia, molto apprezzato dagli stessi abitanti del quartiere e della città, che il Comune ha fatto oggetto di varie iniziative tra cui la Consulta del verde e il progetto Peripheria.

    L’architetto Silvana Ghigino ci ha spiegato che «i primi lavori dovrebbero essere realizzati entro i primi mesi del 2014» grazie a un finanziamento residuale delle Colombiane del 1992. Inoltre, per garantire il mantenimento dell’area nel lungo periodo, si è pensato di costituire una Fondazione ad hoc composta da persone competenti in materia di architettura del paesaggio e valorizzazione ambientale (per ulteriori approfondimenti rimandiamo all’articolo completo sui lavori a Villa Pallavicini): «La Fondazione che potrà nel tempo conservare e valorizzare il bene, occuparsi della sua divulgazione sul territorio nazionale ed europeo e quindi del suo sviluppo turistico. Questo parco rappresenta uno degli episodi di giardino romantico più significativo d’Europa: la sua gestione deve essere fruttuosa anche dal punto di vista economico affinché si generino nel tempo gli introiti necessari a completare i restauri delle architetture e la conservazione di quelli che si stanno eseguendo».

    Questo stesso progetto ha partecipato al bando Ars – Arte che realizza occupazione sociale, i cui termini di partecipazione sono scaduti lo scorso 22 maggio e che prevede uno stanziamento fino a 1 milione di euro per il progetto vincitore. Tutte le idee pervenute saranno sottoposte alla valutazione di tre giurie: la prima (giuria online) individuerà trenta progetti pre-finalisti, la seconda (comitato tecnico) i dieci finalisti, la terza (giuria offline) incontrerà dal vivo i finalisti ed eleggerà i primi cinque classificati.

    In attesa di conoscere l’esito del bando, qualche dettaglio in più sul progetto.

    Sono quattro le persone che lo hanno redatto e che faranno parte della futura Fondazione: gli architetti Fabio Calvi e Silvana Ghigino (che hanno costituito negli anni Novanta lo studio Ghigino&Associati) e le paesaggiste Sara Caprini e Giorgia Trupiano, che si occupano dell’applicazione del marketing alla gestione di beni storici e paesaggistici. Alla base del progetto, la concezione del parco come – citiamo testualmente – «palcoscenico di una visita guidata all’interno della quale il visitatore è anche attore».

    Il recupero e la manutenzione nel tempo del parco, sia nelle aree verdi sia nei monumenti storici, si affiancherà a iniziative artistiche e culturali: visite guidate, spettacoli musicali e teatrali, eventi fieristici, laboratori didattici per scuole e adulti, mostre d’arte. A sostegno della Fondazione si prevede la costituzione dell’APS Amici di Villa Pallavicini, che attraverso l’opera dei suoi volontari contribuirà a queste iniziative, e la sinergia con tutte le associazioni già operanti sul territorio di Pegli.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Giardini Baltimora: Down Plastic Town, progetto di riqualificazione

    Giardini Baltimora: Down Plastic Town, progetto di riqualificazione

    giardini-baltimora-plastica-splace-3IL PRECEDENTE

    2003: il Comune di Genova affida agli architetti Susanna Bordoni e Michele Pisano la stesura di un progetto di riqualificazione dei Giardini Baltimora. Tra gli ambiti di intervento: messa in sicurezza degli accessi e dei percorsi interni, illuminazione pubblica, manutenzione del verde, creazione di un programma di attività e iniziative socio – culturali e sportive. Il piano sarà realizzato in maniera congiunta con gli abitanti del quartiere di Sarzano e il corso di laurea in Architettura del Paesaggio dell’Università di Genova.

    2006: il progetto ottiene un finanziamento di 200.000 €, stanziati complessivamente da Regione Liguria, Aster e Fondazione Carige

    25 settembre 2007: il Comune di Genova approva le linee guida del PUC (Piano Urbanistico Comunale), tra le cui voci di obiettivi si legge «Struttura polisportiva con copertura a verde nei Giardini Baltimora con sottostanti parcheggi per residenti e fruitori».

    Contestualmente, il piano di riqualificazione dei Giardini ottiene il via libera ufficiale della Giunta. Il finanziamento, stanziato e approvato da oltre un anno, è tuttavia vincolato all’avvio dei lavori entro il prossimo 31 ottobre.

    5 novembre 2007: iniziano i lavori nei Giardini Baltimora, anche se la riduzione dei finanziamenti ai singoli Municipi pone seri dubbi sulla prosecuzione a lungo termine. Con il passare dei mesi e degli anni, pur avendo portato a termine alcuni degli ambiti di progetto (esempio: l’illuminazione pubblica), la manutenzione ordinaria dei sentieri e delle aree verdi è al palo.

    Novembre 2008: il Comune di Genova, tramite Urban Lab, affida a due architetti di Mosca – Ekaterina Rumyantseva e Liudmila Sidorkevich – la stesura di un nuovo progetto per i Giardini Baltimora. Le due ragazze (rispettivamente 24 e 26 anni) rimarranno a Genova fino a gennaio 2009 per lavorare con il team coordinato da Renzo Piano. Le idee in cantiere per i Giardini riprendono in buona parte il progetto precedente: messa in sicurezza dei percorsi, potenziamento dell’illuminazione pubblica e manutenzione del verde, installazione di punti di interesse culturale quali uno spazio sportivo polivalente, un bar e un cinema all’aperto.

    IL PRESENTE

    giardini-baltimora-plastica-splace-1Senza dilungarci oltre su quanto si è discusso e operato in questi anni per i Giardini Baltimora – più noti alla città come Giardini di Plastica – si nota che negli ultimi dieci anni (e oltre) le problematiche rimangono le stesse: presenza di senzatetto e tossicodipendenti, scarsa manutenzione del verde pubblico, assenza di un programma costante di iniziative culturali.

    Per comprendere quanto si sta attualmente facendo per la valorizzazione dell’area abbiamo contattato Andrea Bosio e Paolo Spoltore – rispettivamente architetto e perito agrario – che in collaborazione con il gruppo Splace hanno avuto dal Municipio Centro Est l’affidamento della manutenzione e sorveglianza dei Giardini.

    Il loro programma, denominato Down Plastic Town, ha un obiettivo ambizioso: togliere ai Giardini Baltimora l’etichetta di “luogo abbandonato e degradato” e sensibilizzare i cittadini ad attivarsi in prima persona per dare loro nuova vita. Nulla di totalmente definito per il momento, bensì un piano in continuo divenire aperto a proposte e contributi di cittadini, enti, associazioni e scuole (è in definizione, per esempio, una collaborazione con l’Istituto Agrario Marsano).

    Il rilancio dei Giardini Baltimora è molto importante soprattutto per la collocazione geografica dell’area, vicinissima a numerosi punti “strategici” del turismo genovese quali centro città, centro storico e Porto Antico, oltre che a luoghi di grande passaggio quotidiano come la Facoltà di Architettura e gli uffici della Regione in via Fieschi. Come si legge nel documento di presentazione «La genesi di questo grande spazio aperto è legata ai grandi interventi urbanistici che negli anni ‘70 hanno portato allo sventramento di una vasta porzione del tessuto medievale – il Borgo dei Lanaioli e via Madre di Dio – e la costruzione di due grandi centri direzionali; la realizzazione dei giardini, progettati da Ignazio Gardella, si configurava anche come un risarcimento per la ferita operata sulla città. In questo senso alcune scelte progettuali appaiono giustificate solo tenendo in considerazione il contesto sociale e culturale di quarant’anni fa».

    Questi, in sintesi, gli obiettivi principali:
    -incentivare la fruizione dei giardini;
    – coinvolgere associazioni e realtà istituzionali che rappresentino i diversi cittadini per età, bisogni e interessi;
    – sperimentare diversi modi d’uso e nuove funzioni all’interno dell’area attraverso la progettazione e l’allestimento di installazioni artistiche temporanee che facilitino e incentivino la fruizione e l’utilizzo dei giardini;
    giardini-baltimora-plastica-splace-2-organizzare e pianificare il sistema del verde, valorizzandolo in maniera sostenibile;
    – delineare possibili modifiche al layout architettonico attualmente esistente;
    – stimolare azioni partecipative di manutenzione, gestione e trasformazione da parte della cittadinanza;
    – attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle amministrazioni locali sui problemi dell’area.

    Un progetto di sensibilizzazione ad ampio spettro, che si sviluppa attraverso una pagina e un gruppo su Facebook attraverso cui si coordinano le attività di pulizia e manutenzione, si monitora con foto e video lo stato dei lavori (le immagini presenti nell’articolo sono realizzate dal comitato, ndr), si raccolgono idee per portare avanti il progetto.

    L’innovazione di questo programma rispetto ai piani precedenti – che può servire da esempio anche per iniziative analoghe in città – è la presa di coscienza che la scarsità di risorse (soprattutto economiche) limita l’attuazione “in prima battuta” di piani di intervento permanenti. Le fasi attraverso cui si articola Down Plastic Town prevedono l’informazione e sensibilizzazione dei cittadini, l’ascolto delle loro esigenze e il loro inserimento attivo nelle attività di recupero e valorizzazione dei Giardini attraverso piani d’azione temporanei, da rendere definitivi solo una volta che ne sarà verificata la fattibilità.

    Tra le iniziative in cantiere, da segnarsi in agenda per il prossimo 23 giugno l’evento di “musica zeneize” I Giardini di Cartapesto, organizzato da Arge Genova.

    Marta Traverso

  • Genova e Liguria: beni del Demanio da riconvertire in strutture ricettive

    Genova e Liguria: beni del Demanio da riconvertire in strutture ricettive

    I palazzi del Centro Storico di GenovaPalazzi nobiliari, fari, torri di avvistamento, ville, forti, caserme e altre dimore storiche che si trasformano in alberghi di lusso – seguendo l’esperienza dei “paradores spagnoli”- affidati in concessione a soggetti privati per un periodo di almeno 50 anni (estendibile a 75) affinché li recuperino secondo un piano prestabilito e li gestiscano con un ritorno economico, sia per loro stessi sia per il Demanio.
    È il progetto di valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico “Valore Paese-Dimore”– promosso da Agenzia del Demanio (che custodisce la ricchezza immobiliare del Paese: 46 mila tra immobili e terreni sparsi in tutto il territorio) Invitalia e ANCI – che si pone l’obiettivo di riconvertire beni di grande pregio storico-artistico in strutture ricettive e culturali, inserite in un network turistico su tutto il territorio nazionale.
    Parliamo di circa un centinaio di beni immobiliari di proprietà dello Stato ma gli enti territoriali e gli enti pubblici, invitati a manifestare interesse, potranno richiedere l’inserimento dei propri immobili nel portafoglio di “Valore Paese-Dimore”. In Liguria sono state individuate sei strutture. Vediamole nel dettaglio.

    A Genova:

    – edificio residenziale: il fabbricato è sito nel pieno centro storico di Genova nel quartiere del molo; è articolato su sei piani fuori terra più un piano interrato e presenta una piccola corte interna (pozzo luce); al piano terreno vi sono locali adibiti a magazzini, mentre il resto dell’elevato accoglie delle abitazioni; il secondo e il quarto piano sono più alti rispetto agli altri con, al secondo piano nobile, ampie balaustre in marmo alle finestre (la scheda reperibile sul sito www.agenziademanio.it non fornisce ulteriori dettagli; la visione di foto e mappa, però, consente di ipotizzare che il palazzo in questione sia il famoso civico n. 19 di via dei Giustiniani).

    – magazzino portuale: l’immobile è ubicato in zona centrale nel quartiere del Molo, il più antico nucleo del porto di Genova, limitrofo all’Area dell’Expo e all’Acquario; il bene ricalca la tipologia di altri magazzini coevi della zona: con struttura simile a quella di edifici difensivi, per sopportare le spinte dei carichi presenta muratura a scarpa carichi, in pietra e mattoni di notevole spessore (dai 90 ai 130 cm).

    caserma piave albenga

    Le altre quattro strutture il Liguria:

    Caserma Piave ad Albenga: si trova in prossimità della Strada Statale “Aurelia”; le due porzioni d’interesse comprendono complessivamente 13 edifici e sono caratterizzate da due grandi aree libere centrali, una a sud costituita da un campo da calcio, l’altra a nord da un ampio piazzale asfaltato.
    Caserma Camandona a Diano Castello: l’immobile si trova ai piedi delle prime propaggini collinari che caratterizzano tutto l’entroterra ligure; a nord il compendio è adiacente al tracciato dell’autostrada A10 dei Fiori e ad est confina con il torrente San Pietro; il complesso si costituisce di 31 corpi di fabbrica, di dimensioni e funzioni differenti.
    Palazzo della Rovere a Savona: conosciuto anche come Palazzo S. Chiara, è un edificio di ampia estensione, terminato nel Cinquecento e localizzato in posizione pregevole, all’interno del centro storico di Savona, antistante il porto turistico della città e in zona commerciale; la planimetria ad “L”, con corte interna, è variamente articolata e comprende edifici alti fino a cinque piani fuori terra.
    Forte Pianelloni a Lerici: il compendio è ubicato in posizione predominante sull’abitato di San Terenzo, frazione del Comune di Lerici ed è costituito, oltre al Forte, dai terreni ad esso circostanti e da un fabbricato originariamente adibito ad alloggio del custode, facenti parte dell’ex comprensorio militare dei Pianelloni.

    «Questo vuole essere un progetto Paese diffuso su tutto il territorio – spiega Aldo Patruno, della direzione nazionale dell’Agenzia del Demanioche diventa un’occasione di ricettività legata alla cultura. Siamo partiti dai modelli europei ma l’Italia ha una potenzialità in più che caratterizza il nostro patrimonio. Accanto ai castelli o ai conventi abbiamo ville storiche, ex caserme, fari, che consentono di catalizzare un maggiore interesse da parte del mercato al quale noi proponiamo una sorta di partenariato pubblico-privato. Stiamo allargando anche agli enti locali – conclude l’esponente dell’Agenzia del Demanio – le manifestazioni d’interesse sono aperte fino al 31 maggio, abbiamo avuto risposte significative e speriamo di poter dare un primo esito al progetto entro il 2013».

     

    Matteo Quadrone

  • Giovani e democrazia partecipata: simulazione politica ai Luzzati

    Giovani e democrazia partecipata: simulazione politica ai Luzzati

    Giardini LuzzatiLunedì 27 maggio 2013 (ore 17.30) i Giardini Luzzati ospitano un evento nell’ambito della Settimana Europea della Gioventù.

    Titolo dell’incontro è Noi al posto loro: esperimenti di democrazia partecipata. Una simulazione di seduta del Consiglio Europeo attraverso l’utilizzo di Dignityland, una piattaforma creata appositamente dall’istituzione comunitaria per consentire ai giovani di effettuare questo esperimento.

    Tema dell’evento
    Se fossi tu a decidere? Quali scelte faresti? Come impegneresti il tuo budget? Saresti in grado di raggiungere un accordo?

    Sarà presente Sergio Rossetti, Assessore regionale all’istruzione.

    L’incontro è aperto a tutti i giovani interessati, con partecipazione libera. Per informazioni noialpostoloro@gmail.com

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Sorriso Francescano: educatori e volontari per la tutela dei minori

    Sorriso Francescano: educatori e volontari per la tutela dei minori

    sorriso-francescano-campo-calcioLa Fondazione “Sorriso Francescano” è un’associazione di accoglienza e solidarietà, con vari centri dislocati tra Genova (a Coronata, in Salita P. Umile 17, ed Albaro, in Via Riboli e Via Parini), e La Spezia, in Via dei Colli. I centri svolgono attività di volontariato, di aggregazione giovanile ed educativa genitore-bambino, e si presentano come un’opera assistenziale socio-educativa che affronta il disagio minorile e offre servizio anche ai migranti. Nel primo centro, quello di Coronata, vengono accolte donne e bambini, mentre ad Albaro sono ospitati ragazzi, soprattutto minori per decreto del tribunale. Alcuni di loro vivono nella comunità, altri trascorrono negli spazi della Fondazione le loro giornate. L’associazione vive grazie al lavoro di operatori qualificati, esperti negli ambiti formativi e di problematiche legate alla genitorialità, all’adolescenza, all’assistenza. Inoltre, sono attivi anche una quarantina di volontari, che affiancano gli educatori nell’assistenza ai ragazzi nello studio, ma partecipano anche alle gite e ai campi estivi e invernali.

    Il “Sorriso Francescano”

    L’Associazione è stata fondata dai Frati Cappuccini, presenti in Liguria dal 1528. Da subito, nei loro conventi hanno allestito mense per i poveri e poi, nel XX secolo, sotto la spinta di frati come Padre Umile Bonzi a Genova si sono occupati del disagio infantile e giovanile. In particolare, il “Sorriso Francescano” è stato fondato da Padre Umile, che tra il 1945 e il 1969, col sostegno dell’arcivescovo Cardinal Siri, promosse numerose attività benefiche rivolte ai giovani e costruì tre strutture di pronta accoglienza per minori. Opera assistenziale socio-educativa, il suo scopo principale è “assistere ed educare in maniera integrale tutti i minori che vengono accolti nelle comunità del Sorriso Francescano”, favorendone l’inserimento nel mondo del lavoro e nella socialità.

    Le strutture

    sorriso-francescanoServizi residenziali: Tra le strutture ospitate nelle sedi genovesi, la Comunità educativa “Le coccinelle”, in Salita Padre Umile. Qui, i minori inviati dai Servizi Sociali (in numero di 10 e di anni compresi tra i 6 e i 16) sono ospitati e hanno l’opportunità di sviluppare aspetti fisici, emozionali, cognitivi e spirituali della persona. L’equipe del personale è composta da sei operatori, di cui tre laici e tre religiosi, che curano le relazioni con la rete dei servizi sociali e il Tribunale dei Minori e le altre istituzioni con particolare attenzione all’area individuale, medico-sanitaria e famigliare. Nel centro sono previsti percorsi d’intervento personalizzati a sostegno e tutela del minore accolto e della relazione con la famiglia d’origine, sempre sotto la supervisione di uno psicologo esterno. Tutti i minori accolti in struttura sono inseriti in attività esterne attraverso percorsi individualizzati che permettono la realizzazione di interventi in rete con altre strutture territoriali (associazioni sportive, culturali, educative, scuole) al fine di creare un senso di appartenenza al territorio stesso, oltre che limitare il senso di sradicamento

    Inoltre, il Centro di aggregazione “Vento del Sud” di Via Riboli, che accoglie minori dagli 11 ai 18 anni, sia per accesso spontaneo su richiesta delle loro famiglie o per accesso concordato con Consultori Familiari dell’ASL e Centri di Ascolto diocesani. Il fine è quello di garantire ai ragazzi un clima di accoglienza e di ascolto, con il sostegno di un’equipe specializzata e con l’apporto di diverse figure professionali: gli educatori dedicano particolare attenzione al percorso individuale dei soggetti coinvolti ed elaborano insieme alle famiglie e al ragazzo una strategia condivisa. Gli operatori si attivano per fare sostegno educativo complessivo, supporto allo studio, laboratori di teatro, canto, pittura e attività sia sportive come karate, danza, calcio, pallavolo, che ricreative (cineforum, giochi da tavola, gite). Previsti anche momenti di scambio e confronto con le famiglie, e percorsi appositi di inserimento lavorativo. Il CAG fa parte della rete di strutture del Centro Servizi per la Famiglia e i Minori Genova VIII Medio Levante.

    Il Centro di aggregazione “Insieme”, anch’esso in Salita Padre Umile, accoglie minori di età compresa tra i 6 e i 10 anni. L’inserimento nel centro avviene su segnalazione delle scuole del territorio, dei Centri di Ascolto diocesani, dei Servizi sociali territoriali, dei Consultori territoriali dell’ASL o su richiesta diretta delle famiglie, e nel centro ci si occupa della prevenzione del disagio minorile e della dispersione scolastica, attivando forme di promozione sociale e sostegno scolastico. Inoltre il centro si occupa dello sviluppo di bambini che appartengono a famiglie svantaggiate, cercando di diminuirne il disagio. Il Centro dispone di un direttore religioso e pedagogista, e di altre figure formative dell’equipe interna sia laiche che religiose, affiancate da studenti della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Genova. Il Centro comprende due unità operative una Comunità Educativa ad alta intensità per 8 adolescenti (12-18 anni) e un Centro Diurno per 15 adolescenti (12-18 anni) con l’obiettivo di progettare un percorso di integrazione sociale e prevenire l’instabilità grave che coinvolge il comportamento, l’umore, la fiducia in sé stesso e le relazioni interpersonali dell’individuo nel contesto relazionale e sociale quotidiano. Nella Comunità opera un’équipe composta da un coordinatore, 6 educatori professionali a tempo pieno, uno psicologo con funzione di supervisore dell’equipe ed una psichiatra, consulente esterna.

     

    Elettra Antognetti

  • Focaccia al formaggio, farinata e limoni: le sagre di oggi

    farinataSalvo annullamenti dell’ultimo minuto causa maltempo, questi gli appuntamenti gastronomici in programma a Genova e provincia nella giornata di oggi, domenica 26 maggio.

    Iniziamo con la festa della focaccia di Recco: per l’intera giornata distribuzione del prodotto tipico nelle vie e piazze della cittadina di Levante. In programma anche una mostra pittorica di artisti del luogo e musica dal vivo. Sempre a Levante, a Monterosso, la sagra del limone (che avrebbe dovuto svolgersi il 18-19 maggio ma è stata rinviata per il maltempo).

    Passando a Ponente, in programma la sagra della farinata sul lungomare di Pegli e Camminmangiando a Voltri, nel Parco di Villa Duchessa di Galliera. I prodotti tipici sono anche parte del programma di Arenzano Green Festival, un evento dedicato all’educazione ambientale con laboratori didattici e illustrazione dei progetti locali per la salvaguardia del territorio.

    Sulle alture di Genova, a Fontanegli, torna la Mangialunga: undicesima edizione per l’iniziativa gastronomica che prevede un percorso di degustazioni lungo 5 km. Infine, in corso Italia, la cena – conferenza Io scelgo veg a cura della dottoressa Denise Filippin.

  • Bratislava, Slovacchia: la nebbia fra i tetti, i vicoli e la malinconia

    Bratislava, Slovacchia: la nebbia fra i tetti, i vicoli e la malinconia

    petralkaGiuseppa Koshkova è un’infermiera che vive a Bratislava e ogni mattina si reca in stazione per prendere il treno che la porta a Vienna dove inizia il suo turno all’ospedale generale della capitale austriaca, due città distanti poco più di cinquanta chilometri e nonostante siano vicine le differenze culturali sono visibili a occhio nudo.

    Quindici anni fa, durante una vacanza in Austria, avevamo conosciuto alcune ragazze che ci avevano invitato a passare una giornata con loro nella capitale slovacca. A quei tempi era necessario il passaporto per passare la dogana ed essendo dotati della sola carta d’identità ci aspettava un mesto ritorno a casa con qualche giorno a disposizione prima di riprendere gli studi.

    Giuseppa era seduta in una kaffeehausen del centro di Vienna, leggeva distrattamente un libro ascoltando le nostre conversazioni su come poter superare il confine. Il pomeriggio era fresco e una densa pioggia restava attaccata ai vetri appannati del locale, un giornalaio chiudeva la saracinesca mentre le luci del teatro iniziavano a scaldarsi per l’arrivo dei primi signori in abito scuro.

    Siamo rimasti senza parole quando Giuseppa si è seduta al nostro tavolo dicendo che ci avrebbe potuto aiutare, la nostra diffidenza iniziale fu spezzata dal suo aspetto che ispirava fiducia. Il suo italiano era discreto, il nonno era calabrese di nascita ed emigrato nei primi anni del novecento in Germania per lavorare nelle miniere di Rammelsberg, in seguito fu deportato in Austria a causa della guerra, trovò pace in Slovacchia per ragioni sentimentali…

    Ci ha proposto di passare in treno la frontiera la mattina successiva e che se ci fossero stati problemi ci avrebbe pensato lei grazie alle sue conoscenze in dogana ferroviaria. L’occasione era ghiotta e la paura reale ma nonostante le apparenze il regime comunista era un lontano ricordo e il rischio era quello di essere rispediti al mittente quindi abbiamo accettato l’offerta e anche le eventuali conseguenze.

    Abbiamo passato il confine senza problemi, Giuseppa ci avrebbe riportato indietro il giorno dopo e ci ha lasciato liberi di scoprire la città, non abbiamo trovato le ragazze ma al loro posto abbiamo conosciuto la bellezza e il fascino immortale di storia e cultura che scorre lungo le acque impetuose del Danubio, uno dei fiumi più lunghi e grandi d’Europa. Quella è stata la prima stretta di mano fra me e Bratislava, nel tempo è diventata una tappa annuale per trascorrere weekend lunghi o capodanni alternativi e divertenti ma sempre con un regolare passaporto.

    La città è piccola ed è abitata da poco meno di mezzo milione di persone che vivono nel tranquillo centro storico dominato dal castello oppure nelle zone più periferiche e malfamate oltre il Danubio.

    La signora Giuseppa non poteva che abitare a Petralka, uno dei peggiori e mal tenuti quartieri, ma pur di risparmiare due soldi abbiamo soggiornato nella sua modesta casa in più di un’occasione  dormendo su un divano e un materassino da mare gonfiato in soggiorno. Rimangono nella memoria i suoi gulash e il pollo farcito legato con ago e filo di sartoria, le zuppe con corpi estranei galleggianti e le colazioni di pane secco tostato e marmellata di frutta sconosciuta, tutto però era preparato con l’amore di una persona altruista e sola.

    Petralka è un quartiere popolare e mal frequentato soprattutto nelle ore serali, molte persone vivono in edifici obsoleti e dimenticati e altre in case più moderne e ben arredate ma comunque in un contesto più economico rispetto al centro storico.

    Nei giorni di mercato il quartiere si ferma per lasciare il posto a banchi di frutta non proprio in buono stato a causa anche delle basse temperature, altri banchi vendono materiale storico e articoli bellici come elmetti e maschere antigas, spille e cappelli dell’armata rossa, binocoli usati e vecchi cartelli con scritte in cirillico.

    Dopo un giro perlustrativo ci si reca in centro, superando il parco Sad Janka Krala dove una torre con un UFO (così viene chiamato) con al suo interno un ristorante panoramico, svetta tra gli alberi. Il parco è stato anche luogo di riprese del video “Sei nell’anima” di Gianna Nannini, dove si riconosce la torre in più di un fotogramma.

     

    Superato il parco si attraversa il ponte che cavalca il Danubio e si arriva ai piedi del castello che domina la città dal suo colle più alto che permette di ammirarlo da ogni parte della città.

    Il lato del colle che costeggia il Danubio è formato da piccole grotte e gallerie naturali dove trovano alloggio i senzatetto, meglio non curiosare al loro interno. Tuttavia Bratislava è tranquilla e vivibile, il centro storico negli ultimi dieci anni è stato rimodernato con la pavimentazione delle strade e la ristrutturazione dei palazzi, questo ha permesso l’aumento di attività commerciali.

    Nei primi anni non era così, una coltre di nebbia copriva le vecchie case dalle finestre consumate e le strade erano poco frequentate, l’ambiente sembrava più povero ma sicuramente più affascinante e molto più malinconico.

    Lungo le vie del centro si trovano statue in ferro che rappresentano personaggi di ogni genere, un operaio che esce da un tombino è il più famoso, centinaia di turisti si fermano a fotografare e farsi immortalare con lui mentre Napoleone si appoggia su una panchina e da un angolo di un vicolo un paparazzo è pronto a scattare un fotografia.

    Una delle prime serate l’abbiamo passata mangiando un ottimo piatto di pasta al ristorante Paparazzi, proprio dove c’è l’omonima statua, per poi andare a ballare al Circus Barok, una discoteca galleggiante sul fiume.

    Il locale non deve essere in regola con le norme di sicurezza e non è neanche frequentato dalla creme di Bratislava ma è un posto inusuale e originale a cui abbiamo dedicato almeno una serata per ogni vacanza.

    Una sera siamo usciti molto stanchi, tornare a piedi sarebbe stato faticoso e abbiamo deciso di prendere un taxi, uno dei tanti che fermano all’uscita della discoteca che con pochi spiccioli ti portano a destinazione. Saliamo a bordo di una vecchia skoda verde militare che non aveva per niente l’aspetto di un taxi e il conducente guidava freneticamente parlando al telefono con tono forte in lingua slovacca.

    Matteo era dietro che dormiva, io stavo seduto sul sedile posteriore osservando la strada con sospetto, i palazzi e le case lasciavano il posto a fitte trame di alberi in fila come soldati e luoghi isolati. Accostò in una piazzola e ci chiese il conto con un coltello, Matteo finalmente era sveglio, abbiamo svuotato il portafoglio ma fortunatamente eravamo senza carte di credito e il cambio era a nostro favore, la cosa preoccupante era tornare indietro a piedi ma una cosa era sicura, non avremmo chiamato un taxi.

    Abbiamo seguito la strada, le luci e il Danubio fino ad arrivare al ponte quando ormai il sole iniziava timidamente a sorgere, alcuni raggi rimbalzavano sulla nebbia mattutina, altri invece brillavano sull’erba bagnata del parco indicando la strada di casa. Petralka deserta sembrava ancora più povera, un gatto malconcio cercava cibo tra i rifiuti facendo allontanare degli sporchi piccioni, attraversando il mercato chiuso siamo arrivati a casa dove Giuseppa aveva preparato un’abbondante colazione con uova, latte e pane tostato accompagnato dalla sua marmellata di arance fatta in casa.

    Per raggiungere il castello si percorre una bellissima promenade che taglia il parco alla base delle mura, spesso una leggera nebbia lascia intravedere le scure statue dei personaggi storici che lasciano a quel luogo un aspetto ancestrale.
    L’accesso al cortile principale e i sotterranei sono gratuite mentre per visitare le stanze si paga un economico biglietto. In cima al colle si può ammirare una vista a 360° e osservare il lungo scorrere del Danubio, le verdi campagne slovacche e durante le giornate più terse scorgere Vienna all’orizzonte.

    Durante l’inverno le cime degli alberi sono coperte da un sottile strato di neve e il freddo è tagliente come la lama di un rasoio, non resta che sedersi all’ Irish pub e bere una Guinnes in attesa che venga sera per poi cenare da Paparazzi davanti ad un ottimo piatto di pasta italiana.

    hotel-kievNegli ultimi anni Giuseppa non ci ospitò per problemi di salute e ci siamo accontentati di un orribile albergo, uno spoglio casermone che un tempo era la sede del vecchio partito comunista, l’hotel Kiev.

    Con più di mille stanze rappresenta la soluzione più economica per soggiornare in centro, poco importa se in bagno ci sono resti di peli e le lenzuola sono gialle per dormire due ore a notte è più che sufficiente.

    Da Dicembre a Gennaio, nella piazza principale e lungo le vie pedonali, ci sono i mercatini di Natale dove si può passeggiare tra gli addobbi bevendo una cioccolata calda o un vin brulè e pattinare nella pista ghiacciata.

    L’ultimo viaggio risale al 2009, le cose sono cambiate dai primi tempi, la città si modernizza e si globalizza, la moneta diventa l’euro e la moda si fa avanti portando turisti che aiutano l’economia ma forse fanno perdere quel fascino incontaminato che c’era prima.

    Il ricordo mi consola, dormire a Petralka è un’esperienza unica così come il vecchio hotel Kiev, ormai di lusso, le città cambiano e le mode vanno e vengono, le esperienze e i ricordi restano per sempre, questa è Bratislava, storia, natura, arte e semplicità.

     

    Diego Arbore