Mese: Maggio 2013

  • Officine Sampierdarenesi: il comitato incontra le istituzioni

    Officine Sampierdarenesi: il comitato incontra le istituzioni

    Via Buranello SampierdarenaDopo gli incontri con l’assessore comunale a Legalità e Diritti, Elena Fiorini (2 maggio) e quello con presidente e capigruppo consiliari del Municipio Centro Ovest (14 maggio), il comitato di cittadini Officine Sampierdarenesi continua il suo impegno a favore della vivibilità del quartiere e non perde occasione per sottolineare le criticità di Sampierdarena affinché dalla presa di coscienza si passi – al più presto – alle azioni concrete.

    Sono tre i livelli che il comitato chiama “d’urgenza”. Innanzitutto i locali “disturbatori della quiete pubblica”: alcuni dei quali, nonostante le proteste degli abitanti, non sono ancora stati chiusi. A onor del vero qualcosa è stato fatto, vedi la recente chiusura definitiva del club ex Govi di Piazza Ghiglione. Tuttavia, è necessario intensificare i controlli sui locali che in passato hanno creato problemi di sicurezza non escludendo misure drastiche, come la revoca della licenza, per i casi più gravi.
    La richiesta di maggiori controlli si estende anche a sale gioco e minicasinò che prolungano l’attività oltre le ore 21 – orario di chiusura stabilito dal nuovo regolamento comunale in materia di videolottery – spesso completamente disatteso.
    Quindi l’ordinanza anti alcol: invocata da Officine, cittadini e dallo stesso presidente del Municipio, Franco Marenco, il decreto che limita la vendita di bevande alcoliche deve essere ripristinato, come è già stato ribadito all’assessore comunale Fiorini.

    Per quanto riguarda il tessuto commerciale, il comitato ritiene importante studiare delle formule in grado di facilitare l’avvio di nuove imprese, onde scongiurare l’inesorabile chiusura delle attività di quartiere. Le Officine citano a titolo di esempio il mercato Tre Ponti che lentamente sta scomparendo. E propongono l’istituzione di una zona franca urbana nel centro storico di Sampierdarena che comprenda le vie Daste, Buranello, Dottesio, Sampierdarena.

     

    Matteo Quadrone

  • Tegras: al Teatro Govi gli spettacoli delle scuole di Genova

    Tegras: al Teatro Govi gli spettacoli delle scuole di Genova

    Teatro GoviInizia oggi (lunedì 20 maggio 2013) e termina giovedì la prima fase di Tegras 2013, la rassegna di teatro educazione che ogni anno il Comune di Genova organizza in collaborazione con alcune scuole della città.

    A differenza delle passate edizioni, che vedevano coinvolti diversi teatri cittadini in un lungo arco di tempo, la rassegna di quest’anno si svolgerà in un’unica sede, il Teatro Govi di Genova Bolzaneto. Diciotto scuole genovesi, per un totale di circa 400 bambini e ragazzi, coordinati con il contributo di Akropolis, La Chascona, Officine Papage e Teatro dell’Ortica.

    A seguire, mercoledì 5 giugno si terrà una giornata di festa a cura del progetto Giovani della Fondazione Carige, a cui potranno partecipare tutte le scuole iscritte alla rassegna e anche altre che fossero interessate.

    L’ingresso è libero a tutti gli spettacoli: in agenda eventi trovate il programma di Tegras 2013.

  • Ex canile di via Adamoli: ancora nessun progetto di riqualificazione

    Ex canile di via Adamoli: ancora nessun progetto di riqualificazione

    bisagno-adamoliUn’area di 5 mila metri quadri in Val Bisagno, affacciata su via Adamoli e immersa nel traffico dell’arteria che collega la valle al centro città, tra le fabbriche e gli iper-mercati. Una volta questi spazi erano occupati dal canile comunale (dal 2009, ormai ricordato come l’ex canile di Via Adamoli), dal centro sociale Pinelli, da uffici della ASL e dai vecchi macelli,  ma da anni ormai più niente: sfrattato il Pinelli; chiusi gli uffici; messi fuori uso i macelli e ridotti a meri locali di stoccaggio carni. Sorte analoga non poteva che toccare anche al canile, che è stato sgomberato a causa delle accorate proteste dei volontari che lamentavano le condizioni inadeguate dell’edificio. Dopo il definitivo trasferimento della struttura  a Sestri Ponente, nulla è stato fatto per sistemare una situazione già all’epoca problematica.

    Tra i disagi, il degrado e i periodici sgomberi da parte delle forze dell’ordine, quali sono oggi le proposte per il risanamento della struttura?

    A rispondere alla nostra domanda, Gianpaolo Malatesta, Consigliere Comunale (PD) «In questo momento non ci sono proposte di risanamento e recupero dell’area. Per quanto riguarda AMIU, nella zona di sua competenza ha attuato una riconversione, che non ha però soddisfatto le aspettative iniziali. Per quanto riguarda invece la competenza comunale, non ci sono progetti in essere. L’ultima volta che è stata affrontata la questione, è stato tempo fa, quando si pensava di adibire la struttura a deposito bus assegnandola a AMT, ma la proposta non è andata in porto. Si parlava anche di insediare in quest’area un mercato del pesce, ma il progetto non ha trovato il sostegno degli operatori coinvolti nell’operazione in qualità di finanziatori parziali».

     

    LA STRUTTURA

    Il complesso in questione, infatti, è vasto e variamente articolato, suddiviso in diversi lotti stabiliti in base all’attribuzione e alla proprietà. La parte iniziale, a ridosso di Via Adamoli fino al confine con il canile e compresa la zona prima occupata dagli uffici ASL, è di proprietà di AMIU. Qui oggi si trova un deposito di sale e sono stati sistemati cassonetti di raccolta dei rifiuti.

    Il canile vero e proprio, così come il capannone retrostante, sono di proprietà del Comune. Si tratta dei locali che più hanno fatto parlare e hanno suscitato varie polemiche. Dopo anni di denunce e proteste, tra 2007 e 2009 sono arrivate le gravi accuse dei volontari del canile, che denunciavano le carenze gestionali e l’inadeguatezza della struttura in un’interpellanza urgente al Presidente della Regione, Claudio Burlando. Addirittura si parlava di un consistente numero di animali deceduti in pochi mesi a causa delle condizioni inappropriate dei locali. Dai primi mesi del 2009, il trasferimento definitivo del canile comunale nei nuovi spazi sulle alture di Monte Contessa, a Sestri Ponente.

    Da quel momento poco o nulla è stato fatto per risanare le inadeguate strutture di Via Adamoli, che pur potrebbero essere variamente impiegate per fornire servizi alla cittadinanza dei quartieri di Molassana, San Gottardo e Montesignano. Il torpore delle amministrazioni è stato costante in questi anni, e perdura tuttora.

    Le ultime notizie circa la struttura risalgono al febbraio 2012, quando l’amministrazione era sul punto di emettere l’ennesima ordinanza di sgombro (caldeggiata dall’ex Assessore ai Lavori Pubblici Mario Margini) e inviare ruspe sul luogo per smantellare definitivamente l’edificio, all’epoca già dismesso da due anni. Caduta la proposta di demolizione, che sarebbe dovuta costare 100 mila euro e che non sarebbe stata sostenuta altresì da alcun progetto di riqualificazione, si è optato per l’interdizione dell’accesso, ancora oggi proibito. Si restava in attesa di misure di riordino, ma niente.

    Sempre di proprietà comunale è anche il capannone prima occupato dal Centro Sociale Occupato Autogestito Pinelli e ora sgomberato. Ancora prima, qui, il deposito della Cooperativa Burlando.

    Infine, l’area occupata dall’inceneritore dell’ex canile, proprio di fronte al canile stesso, che è di pertinenza dei macelli – locali di stoccaggio e deposito delle carni- e di ASTER, un altro dei soggetti coinvolti in questa “lottizzazione”.

     

    Elettra Antognetti

     

  • Sestri Ponente, eventi: dal forno di quartiere al corso di pesca

    Sestri Ponente, eventi: dal forno di quartiere al corso di pesca

    marina-aeroporto-d3Domenica 19 maggio 2013 tanti appuntamenti nel quartiere di Genova Sestri Ponente: il più interessante è senza dubbio l’inaugurazione del forno di quartiere, costruito in terra cruda e che potrà essere usato dagli abitanti della zona su coordinamento del Circolo Arci Merlino.

    Per chi ama il mare e l’ambiente, Marina Genova Aeroporto ospita l’ultima giornata della fiera Yacht & Garden, mostra mercato di arte e fiori giunta alla sesta edizione. In programma incontri pubblici e laboratori per bambini.

    Infine, sempre in zona Marina in programma un corso di pesca gratuito a partire dalle 15, con la prima edizione dell’evento Mare nostro.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Maddalena: fiori in strada, visite guidate e giochi per bambini

    Maddalena: fiori in strada, visite guidate e giochi per bambini

    maddalenaSabato 18 maggio tanti appuntamenti nel quartiere della Maddalena, il cuore del centro storico di Genova: per l’intera giornata piante e fiori decoreranno piazza della Posta Vecchia, piazza delle Vigne, piazza Quattro Canti di San Francesco e piazza del Ferro, con l’evento Maddalena Jungle.

    In programma un seminario sul valore sociale del verde alla presenza di alcune associazioni attive in città, come Terra! Onlus, il comitato di riqualificazione dei Giardini di plastica e gli Angeli col fango sulle magliette.

    Nel pomeriggio appuntamento con i bambini in piazza Cernaia per Tira il dado e scopri la Maddalena, appuntamento conclusivo del ciclo di visite guidate nel quartiere. Alle 15 gioco dell’oca, merenda collettiva e la possibilità di visitare una mostra con i disegni dei bambini di 10 scuole genovesi, che nel corso di questo anno scolastico hanno dato una loro “interpretazione” del quartiere.

    Le iniziative per rilanciare la zona del centro storico però non si fermano qui: questo è il video girato dal laboratorio probabile Bellamy, ideato dal Civ Maddalena e dall’associazione A.Ma Abitanti Maddalena.

    Maddalena vive from laboratorio probabile on Vimeo.

  • Parchi Liguri, ipotesi unico ente e difficoltà fra tagli e burocrazia

    Parchi Liguri, ipotesi unico ente e difficoltà fra tagli e burocrazia

    foto di Daniele OrlandiCome avevamo anticipato il mese scorso, prosegue in Regione il cammino verso una sostanziale revisione del provvedimento che avrebbe dovuto portare entro settembre all’accorpamento dei sei enti parco regionali. La normativa licenziata dalla giunta per rispondere a un’esigenza di spending review, potrebbe anche essere totalmente revocata.

    Tuttavia, il direttore dell’Ente Parco di Portofino, Alberto Girani, capofila della protesta via web lanciata ad aprile, non riesce a essere pienamente soddisfatto: «Ho la sensazione che qualche danno irreparabile sia già stato creato». Il riferimento è all’obbligo dei parchi di doversi affidare alla Suar (Stazione unica appaltante regionale) per gli appalti economicamente più significativi, che in precedenza venivano gestiti con più fluidità dalla Provincia. «Abbiamo dovuto aderire al sistema del Suar all’inizio dell’inverno – spiega il presidente del Parco dell’Antola, Roberto Costalasciando la stazione appaltante provinciale a cui ci appoggiavamo, per scelta, nel caso di bandi di gara piuttosto sostanziosi come quello relativo all’osservatorio astronomico per “la casa del Romano”, di tre anni fa, che prevedeva un telescopio da 350 mila euro. Il problema è che mentre i tempi provinciali erano molto fluidi, la stazione appaltante regionale non riesce a darci nessuna garanzia bloccando la partenza di lavori per cui sono già state stanziate le coperture economiche: situazione ancora più grave per i parchi di montagna che possono contare su una stagione turistica molto corta, senza considerare il fatto che i finanziamenti non saranno disponibili in eterno».

    Razionalizzazione sì, dunque, ma a essere razionalizzata dovrebbe essere prima di tutto la burocrazia amministrativa. «Inoltre – prosegue Costa – la stazione unica appaltante regionale ha una visibilità di gran lunga maggiore rispetto alle gare che potevamo indire prima, così che muovendosi sui grandi numeri è abbastanza probabile che la ditta vincitrice sia assolutamente ignara delle peculiarità del territorio su cui andrà a lavorare. A ciò si aggiunga il fatto che, per il relativamente semplice ripristino della mulattiera che porta al rifugio dell’Antola, abbiamo oltre 200 ditte che vogliono fare un sopralluogo, tutte da accompagnare con i nostri mezzi, per cui per altra legge siamo costretti a stare sotto la soglia del 50% delle spese del 2011».

    Il futuro dei parchi è tornato di estrema attualità dopo la seduta di giunta regionale della settimana scorsa, trasmessa come di consueto in diretta streaming, in cui il presidente Burlando si è scagliato contro l’attuale sistema di gestione. Una presa di posizione che a molti è sembrata piuttosto contraddittoria rispetto a quanto lo stesso Burlando aveva dichiarato nell’estate 2009: «Se il Parco di Portofino è quello che è oggi, il merito è dell’Ente che lo gestisce. Questo Parco ha 10 dipendenti per mille ettari di estensione, non è certo un carrozzone. Anche gli altri Enti Parco liguri hanno pochi dipendenti, e in più, così strutturati, possono svolgere un lavoro più proficuo per il territorio che se fossero organizzati come uffici centralizzati regionali». Certo, il contesto economico nel frattempo è peggiorato senza sosta e l’incertezza sul coinvolgimento o meno dei parchi all’interno delle imposizioni della spending review non ha facilitato le decisioni.

    ambiente-sole-energia-natura-DL’ultima parola spetta a Roma ma, in attesa di un pronunciamento ministeriale, la sensazione è che il tanto dibattuto accorpamento alla fine non si farà. Merito anche della preziosa mediazione dell’assessore all’Ambiente, Renata Briano, che ha fatto sua la proposta che lo stesso Girani aveva lanciato il mese scorso dalle pagine di Era Superba, convincendo la giunta a deliberare la costituzione di una commissione tecnica con il compito di razionalizzare ulteriormente l’assetto organizzativo ed economico degli enti. Di questo gruppo di lavoro faranno parte lo stesso Girani, Maurizio Burlando (direttore Parco Beigua), Antonio Federici (direttore Parco Antola), a cui dovranno aggiungersi alcuni membri nominati dalla Regione.  «L’auspicio – afferma Roberto Costa – è che la commissione possa lavorare bene, portando a un risparmio per le casse pubbliche a cui teniamo tutti ma garantendo l’operatività degli enti. Al di là dei commenti a margine che tutti abbiamo potuto vedere, i presupposti per lavorare bene ci sono dato che si parte sulla base di una delibera di giunta approvata, dimostrazione della volontà di tornare su un argomento che risultava piuttosto controverso».

    I responsabili dei parchi si sono già portati avanti con il lavoro redigendo una prima traccia delle aree in cui si potrà intervenire con un’efficace razionalizzazione. A questo proposito, Girani ribadisce due proposte già illustrate il mese scorso: «La prima riguarda la valutazione dei dirigenti e dei lavoratori dei parchi che potrebbe essere unificata e messa in capo all’ufficio che già si occupa di queste mansioni per gli altri dipendenti regionali. Un secondo aspetto, a mio giudizio molto importante, è quello che riguarda la politica faunistica: i parchi, le province e gli Atc (Ambiti territoriali di caccia) utilizzano spesso le consulenze universitarie per gli ottimi specialisti su cui si può fare affidamento; in questo caso è inutile muoversi con cinque, sei contratti separati e indipendenti ma sarebbe molto più razionale ed economico stipulare un unico contratto generale omnicomprensivo».

    Monte AntolaLa situazione si fa, invece, più delicata quando si arriva a parlare di tagli diretti: «Come si può pensare di tagliare ulteriormente il bilancio di un ente come il Parco di Portofino che è alla disperata ricerca di 10mila euro per pareggiare il bilancio in conto corrente?» si chiede Girani, che prosegue: «I tagli sono già stati fatti negli ultimi tre anni. Adesso siamo alle briciole e ai dettagli: non abbiamo praticamente più soldi per le spese di rappresentanza e i trasporti per le riunioni da fare a Genova li paghiamo di tasca nostra. È doveroso andare a ritoccare tutto ciò che è ancora limabile, ma è anche indispensabile dare un’occhiata al lavoro fatto in passato, quando magari non tutti sono stati sottoposti agli stessi sacrifici. Non vorrei che alla fine di tutti questi discorsi si arrivasse a sfasciare una macchina che funziona per poter dire “ve l’avevamo detto che gli enti parco non servivano a nulla”».

    «La tutela dell’ambiente – prosegue il direttore del Parco di Portofino, punto nel vivo – non è una decorazione ma un elemento strutturale della nostra Regione, in cui negli ultimi anni abbiamo avuto due alluvioni con un sacco di morti. Non è questione di fare i capricci come i bambini: la tutela dell’ambiente deve essere questione strategica per il nostro territorio, insieme con lo sviluppo economico, a cui peraltro è strettamente connessa grazie al turismo».

    Secondo Girani è necessario un ribaltamento della prospettiva: «La razionalizzazione degli enti virtuosi come i parchi dovrebbe consistere nel loro potenziamento. Gli stipendi e i trasferimenti economici effettuati dalla Regione vengono abbondantemente ripagati dai parchi stessi che moltiplicano esponenzialmente le risorse attraverso la ricerca di fondi europei e altri finanziamenti (oltre 7 milioni di euro per il solo Parco di Portofino negli ultimi 10 anni, ndr), che vengono reinvestiti sul territorio e danno lavoro a parecchie persone, diventando una forma di nuovo finanziamento per la Regione. Senza considerare il fatto che altri soggetti probabilmente non sarebbero mai riusciti ad arrivare a quei soldi. Realtà che riescono a “moltiplicare” il denaro, come le nostre, dovrebbero essere tenute molto di riguardo».

    Una riflessione condivisa in tutto e per tutto anche da Costa: «Sembra che i soldi dati ai Parchi siano beneficienza regalata ma in realtà vengono utilizzati per fare della tutela dell’ambiente un’occasione di sviluppo del territorio, specialmente in aree sacrificate come quelle dell’entroterra».

     

    Simone D’Ambrosio
    [foto di Daniele Orlandi]

     

  • Corto Acquario: bando di concorso per video, corti e documentari

    Corto Acquario: bando di concorso per video, corti e documentari

    acquarioIl Festival Cortoacquario fa parte di un progetto di “sensibilizzazione al mare” a cura dell’Associazione Acquario Infinito, nata per ricordare Giulio Balestreri, investito ed ucciso da un’imbarcazione che non rispettava limiti di velocità e distanze di sicurezza.

    Per l’edizione 2013 si è scelto di indire un bando di concorso per registi emergenti, che potranno proporre cortometraggi e documentari sul tema della sicurezza in mare e dell’uso responsabile dell’acqua.

    Le opere (in dvd) e la scheda di iscrizione dovranno essere inviate entro venerdì 7 giugno 2013 via posta all’indirizzo Festival Cortoacquario – via della Selciata, 25 – 00058 Santa Marinella (Roma). Non è prevista alcuna quota di iscrizione.

    Fra i partecipanti saranno scelte tre opere vincitrici, che avranno rispettivamente un premio in denaro di 1.000 € ciascuna: miglior corto, miglior documentario e premio speciale della giuria. La premiazione avverrà nel mese di luglio 2013.

  • Giornata mondiale contro l’omofobia: programma degli eventi a Genova

    Giornata mondiale contro l’omofobia: programma degli eventi a Genova

    omofobiaVenerdì 17 maggio 2013 in tutto il mondo è la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia, istituita dall’Unione Europea nel 2007 e che ricorda due temi importanti: la cancellazione dell’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali (avvenuta nel 1990 su direttiva dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) e la lotta alla discriminazione nei confronti di persone omosessuali e transgender.

    A Genova si tengono diversi eventi per questa giornata: Palazzo Ducale ospita la proiezione di alcuni video, tra cui Questo è amore / This is love – curato dalla stessa Fondazione Cultura – e Articolo 3, realizzato da Arcigay Approdo in collaborazione con la compagnia teatrale Musicalmente.

    Sono tre gli eventi che coinvolgeranno il pubblico. Il primo è Mettiamoci la faccia, organizzato dal Segretariato Studenti di Medicina: dalle 15 alle 19 i passanti a Palazzo Ducale saranno invitati a farsi fotografare all’interno di una cornice, una campagna di sensibilizzazione contro l’omofobia. Dalle 17 alle 20 Mettiamoci la voce, reading collettivo di brani a cura di Musicalmente. Infine alle 19 Frozen Kiss: i partecipanti rimarranno immobili durante lo scambio di un bacio.

    Alle 19 la chiesa di San Benedetto al Porto ospita una veglia di preghiera per le vittime dell’omofobia a cura del Gruppo Bethel. L’evento si svolge in diverse città italiane, presso luoghi di culto di diverse confessioni religiose, ed è coordinato dal Forum europeo degli omosessuali credenti. Come spiega la presidente Laura Ridolfi «si tratta di un evento aperto a tutti e coordinato da don Claudio Boldrini, un diacono che supporta Don Andrea Gallo e che dopo la morte di Don Piero Borelli – che nel 2009 ci aiutò a fondare il gruppo Bethel – ha da pochi mesi preso il suo posto come nostra guida spirituale. Si tratta di un evento “autonomo” dgli altri organizzati a Genova in questa giornata, perché gli omosessuali credenti sono – se così si può dire – un gruppo ancora più nascosto rispetto alle altre associazioni presenti sul territorio».

    Sabato 18 maggio, nel laboratorio sociale di Vico Papa, il gruppo Bethel organizza anche l’incontro Omo/Trans-Philia, con la presentazione del libro Sesso mutante. I transgender si raccontano e la proiezione del documentario L’amore autentico. A tu per tu con le madri cristiane di due ragazzi gay.

  • Berlusconi vittima della magistratura? Italiani, sentitevi in colpa!

    Berlusconi vittima della magistratura? Italiani, sentitevi in colpa!

    silvio-berlusconi-2In settimana, commentando la requisitoria della Boccassini sul processo Ruby, Lilly Gruber ha diffuso un sondaggio di Demopolis, secondo il quale ben il 39% degli Italiani penserebbe che Berlusconi sia vittima di un accanimento giudiziario. Al di là della cifra in sé, l’indulgenza che una buona parte del paese indubbiamente concede al Cavaliere è sempre stata usata come pretesto dal PDL per giustificare la sopravvivenza politica di un leader molto compromesso; mentre a sinistra ha indotto ad un altro tipo di considerazione: “se milioni di persone in Italia continuano a credere a Berlusconi, allora gli Italiani sono un popolo di ignoranti”.

    E’ lo snobismo, ancora molto vivo, tipico dei circoli intellettuali de gauche (e anche di quella bassa borghesia che di questi circoli si sente idealmente parte, in nome di chissà quale supposta supremazia culturale). Questa sorta di “appagamento” derivante dall’auto-inclusione nel magico mondo della comunità morale “de’ sinistra” impedisce una vera analisi dei problemi e un processo di critica costruttiva; fa si che al bar si finisca spesso per liquidare ogni questione con un bel: “Signora mia! Il mondo non va perché c’è in giro taaaanta ignoranza”.

    Intendiamoci: per quel che mi riguarda, non è che non sia chiara la vera natura delle cosiddette “cene eleganti”; non è che non sia chiaro cosa ci facessero tutte quelle ragazze, a volte anche minorenni, nelle varie residenze dell’allora Presidente del Consiglio; non è che non sia evidente l’intento della telefonata alla Questura con cui Berlusconi fece si che Ruby venisse affidata a Nicole Minetti. Ciò non toglie, però, che anche il “piddino medio”, quello che si informa leggendo Repubblica perché “è un giornale di sinistra”, che si reputa interclassista e progressista, avrebbe ormai buoni motivi, dopo tutto quello che è successo, per cominciare a dubitare dei propri dirigenti e del modo in cui forma le proprie convinzioni. Infatti, se è vero che è molto difficile credere alla versione di Ruby “piccola fiammiferaia”, è francamente altrettanto difficile capire perché tutti gli intelligentoni di sinistra continuino a negare il dibattito sull’euro, che pure era dichiaratamente un progetto teso alla disciplina di lavoratori e sindacati e che oggi sta evidentemente implodendo. Se quindi c’è dogmatismo nella difesa ad oltranza di Berlusconi, non c’è meno dogmatismo nella difesa ad oltranza di certi totem della sinistra: e dunque non siamo autorizzati a dividere il mondo in buoni e cattivi, o a dare della pancia degli Italiani un’immagine stereotipata e denigratoria.

    Converrebbe smetterla di ragionare per appartenenza e provare piuttosto a guardare le cose per quello che sono. E’ pur vero che nel nostro paese, forse più che all’estero, resistono molte sacche di analfabetismo democratico e politico: ed è qui che probabilmente prospera la propaganda berlusconiana. Tuttavia invito a considerare: chi è responsabile per questo? Siamo noi Italiani ad essere costitutivamente ignoranti, oppure la democrazia passa attraverso l’acculturamento delle masse e questo obiettivo è stato colpevolmente tradito da qualcuno?

    E’ un fatto che l’ignoranza si batta con la cultura: e la cultura si diffonde con l’informazione e una buona scuola pubblica. Siamo sicuri che la scuola pubblica sia stata fatta oggetto di pesanti tagli e di attacchi ideologici solo da una parte politica? Quale ideologia è responsabile di una mal intesa visione egalitaria, che non ha saputo distinguere tra meritocrazia e libera cultura e ha così contribuito all’impoverimento culturale del paese? Anche a sinistra chi è senza peccato scagli la prima pietra.

    Sull’informazione invece non voglio ripetermi, ma invitare solo a considerare questo: il tema del contrasto tra Berlusconi e la giustizia è comunemente trattato dai media come se si potesse fare necessariamente solo un tipo di valutazione, oppure come se fossero possibili pareri diversi? Cioè, dire in televisione “Berlusconi è un perseguitato” è dire un’eresia, come dire “la terra è piatta”; oppure al contrario è semplicemente un punto di vista con diritto di cittadinanza?

    Ovviamente abbiamo esperienza che vale la seconda ipotesi: e anzi, sono soprattutto i giornali cosiddetti “moderati” a trattare la questione con un mal inteso senso di equidistanza che si presta ad equivoci. Se infatti il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore parlano di “pacificazione tra politica e giustizia” come se ci fosse una guerra in atto, indirettamente lasciano intendere ai loro bravi lettori moderati che Berlusconi non abbia poi tutti i torti. Ma c’è di più. Se il Cavaliere non è un perseguitato, allora, visti tutti i processi che ha avuto, c’è la ragionevole presunzione statistica che qualche reato l’abbia commesso per davvero: nel qual caso, non potrebbe essere un interlocutore politico e un alleato credibile.

    Eppure è da vent’anni che la sinistra dialoga con lui: bisogna concludere allora, andando a ritroso, che non c’è la ragionevole sicurezza che si tratti di un delinquente; e dunque, in mezzo a tutti quei processi, qualche pregiudizio di qualche toga rossa ci deve essere per forza. D’altra parte proprio in questo periodo, in cui sul capo di Berlusconi è arrivata una condanna in secondo grado e poi una dura requisitoria preludio di un’altra possibile condanna in primo grado, nel PD, che con Berlusconi governa, non si muove una foglia: anzi, Violante parla di riformare la giustizia, quasi che il problema sia chi l’amministra e non chi la viola; e il capogruppo Speranza teorizza la separazione tra problemi giudiziari e politici. Di fronte a cotanti pareri c’è ancora chi si stupisce che per molti “cosa importa se anche è andato a letto con Ruby”? Le persone non hanno sempre tempo di leggere e approfondire: spesso, per forza di cose, si possono informare solo superficialmente. E’ abbastanza normale quindi che, se Berlusconi viene sempre giustificato non solo dalle sue TV e dai suoi giornali, ma anche dall’opinione pubblica moderata e, nei fatti, dai supposti “avversari” politici, l’atteggiamento più logico e razionale sia quello di pensare che qualche reato l’abbia in effetti commesso, ma anche che non si possa escludere un pregiudizio nei suoi confronti da parte della magistratura.

    Anzi, viste le premesse stupisce molto vedere che per il 51% degli intervistati, cioè – è utile ribadirlo – per la maggioranza assoluta, Berlusconi non si può considerare un perseguitato politico. Vuol dire che gli Italiani non sono poi così scemi come vengono descritti. Al contrario spesso dimostrano di essere più avanti dei loro giornalisti, dei loro intellettuali e dei loro politici.

     

    Andrea Giannini

  • Giardini nei palazzi del centro storico genovese: inaspettati e nascosti

    Giardini nei palazzi del centro storico genovese: inaspettati e nascosti

    1Questa settimana parleremo del giardino nei palazzi genovesi del centro storico. In particolare, ci occuperemo di quale sia la peculiare concezione sul tema del “verde”, che è venuta maturando nella mente dei progettisti e dei committenti, a partire dal Cinquecento.

    Tutti i genovesi sapranno certamente che la città si divide in una parte densamente urbanizzata che coincide, grosso modo, con il centro storico e le zone limitrofe e poi la restante area, originariamente meno edificata, di Albaro, Nervi… Nella prima si concentravano i palazzi storici delle antiche famiglie cittadine, nella seconda le residenze estive del patriziato.

    Nei giardini delle predette ville domina da sempre la concezione del verde come “luogo di delizia”, ci sono fontane zampillanti, grotte, agrumi in vaso disseminati ovunque e spesso suggestivi affacci sul mare, sottolineati a mezzo dell’impiego della prospettiva a “canocchiale”.

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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      I progettisti e gli architetti hanno però ripreso, sin dal Cinquecento, questa esaltazione del “verde” e la hanno riproposta anche nel giardino cittadino. Nella sostanza, essi volevano che il committente ed i suoi ospiti potessero, sebbene necessariamente in spazi più limitati, astrarsi dalla realtà cittadina e godere di un verde, ancora più prezioso perché sottratto all’edificato. Questa idea non è affatto scontata ed è profondamente innovativa, se si pensa che è maturata, in Genova, molti secoli fa, in un periodo storico in cui vi era minore sensibilità, rispetto ad oggi, per il tema del paesaggio. Superati quindi gli spessi portoni dei palazzi, si entrava e si entra ancora oggi in una realtà diversa da quella che ci si potrebbe attendere.

    4 Recentemente ho avuto modo di visitare il giardino interno di un Palazzo di Via Garibaldi, cosa che mi ha permesso meglio di capire quanto la concezione sopra descritta permei i singoli edifici.

    Innanzi tutto, superato l’atrio, il visitatore può qui immediatamente cogliere l’imponente fontana a grotta che gli si staglia dinnanzi. Dopo quindi un volume costruito (l’atrio) vi uno spazio vuoto (il cortile) che ha come soffitto, non più gli stucchi su fondo grigio azzurro, ma proprio il blu del cielo. L’aria, l’acqua e la vegetazione sono quindi elementi immediatamente percepiti e percepibili, magari anche solo indirettamente, da qualunque visitatore. Ovviamente l’impatto non è solo visivo ma anche sonoro.

    In particolare, il rumore prodotto dall’acqua che cade lungo le pareti rocciose della grotta e poi nel bacino sottostante si diffonde sia nell’atrio che nelle stanze del palazzo, ingenerando un’impressione, molto naturale, di refrigerio e di calma tranquillità. A completamento di quanto descritto, al livello superiore si trova poi un incredibile giardino, letteralmente ritagliato nella collina ed ad essa arroccato. A tale spazio verde si accede attraverso una scala e poi un suggestivo camminamento con balaustra in marmo.

    Anche in questo limitato spazio, il verde è però sempre presente e viene valorizzato: vi sono infatti vari limoni nelle vasche addossate alle pareti. La fatica necessaria per percorre la scala viene ripagata dal verde lussureggiante e francamente inaspettato. Il tutto appare quasi configurasi come percorso di elevazione catartica dal buio del cortile alla luce del sole del giardino.

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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    Qui vi sono sentieri in acciottolato bianco e nero a spina di pesce, aiuole a prato, una fontana centrale zampillante e varie essenze vegetali. In particolare, sono presenti numerosissimi agapanti ed alcune glicini sui gazebi in ferro battuto. Le fioriture di queste piante (azzurro intenso e violetto-azzurro) riprendono sapientemente i colori grigio-bluastri delle facciate dell’edificio. L’insieme richiama gli schemi del giardino classico all’italiana, movimentato però dalle fioriture estive, è sobrio e solenne ma al tempo stesso colorato ed allegro. Persino i busti in marmo bianco e le decorazioni classicheggianti e barocche spuntano tra le aiuole e le apparentemente spontanee fioriture di grandi gruppi di iris, sempre azzurro-violacei. La vegetazione ed i fiori sottolineano e, al tempo stesso, mitigano l’intrinseco senso di grandiosità dell’insieme.

    7Pur nelle sue ridotte dimensioni, il giardino quindi completa ed esalta il palazzo, riprendendone lo stile, i colori, le decorazioni e lo spirito che traspare dal progetto dell’architetto. L’idea del raffinato rigore artistico del palazzo, mitigato dai colori e dalle forme delle decorazioni, trova proprio il suo omologo nel giardino, classico ma non banale, movimentato e non statico, barocco ma in fondo molto semplice, comprensibile tanto per l’esperto quanto immediatamente apprezzabile da chiunque.

    Il parallelismo tra opera dell’uomo e della natura permea dunque, in modo attentamente meditato, ogni cosa, sia da un punto di vista strutturale che cromatico. Come le facciate sono ripartite e stuccate, così il prato è diviso in siepi e queste ultime hanno profili movimentati. Il colore dominante dello stabile è il grigio-azzurro, le fioriture estive riprendono ed esaltano, in modo spontaneo e sofisticato al tempo stesso, proprio questi colori.

    Questi ultimi sono poi, forse non del tutto casualmente, i molteplici blu del Mediterraneo. Su questo mare si affaccia infatti tutta Genova, essa ne è pervasa e proprio da queste acque grigio-azzurre derivavano, quasi sempre, quelle fortune che permisero la realizzazione di gran parte dei palazzi cittadini e dei loro inaspettati giardini!

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Begato, palazzo via Maritano-via Ortigara: incertezza sul nuovo progetto

    Begato, palazzo via Maritano-via Ortigara: incertezza sul nuovo progetto

    via-ortigara-edilizia-begato-d12C’è la volontà di rivedere il progetto ma sull’eventuale nuova soluzione le idee sono ancora confuse. Ci riferiamo al contestato intervento edilizio previsto a Begato – tra via Maritano e via Ortigara – che nei mesi scorsi, a causa della sua invasività, aveva suscitato le vibranti polemiche di residenti e Municipio Valpolcevera.
    L’assessore regionale Giovanni Boitano (Politiche abitative, Edilizia, Lavori pubblici), rispondendo ad un’interrogazione presentata dal consigliere Lorenzo Pellerano (Lista Biasotti), ha annunciato che il progetto sarà rivisto al ribasso, con una diminuzione degli alloggi (come già era stato ipotizzato) e soprattutto delle volumetrie sviluppate in altezza.
    «L’opera secondo noi va realizzata – spiega Boitano – e non ce la sentiamo di rinunciare a questo intervento, così come non se la sente il Comune di Genova. Pensiamo tutti che l’intervento debba essere rivisto. La Giunta comunale, già nella seduta del 31 gennaio, ha deciso di rivedere il progetto. Da 67 alloggi scenderemo ad una cinquantina. È stato affidato ai tecnici l’incarico di studiare una costruzione con una disposizione diversa, probabilmente suddivisa in due strutture».

    La Regione Liguria contribuisce alla nuova edificazione con un finanziamento di circa 2 milioni e mezzo di euro. «Quando, invece, si potrebbero utilizzare queste risorse per ristrutturare i numerosi immobili sfitti sparsi per la città – spiega Pellerano – e recuperare gli altrettanto numerosi alloggi che versano in condizioni fatiscenti, al fine di una loro assegnazione alle persone in attesa di una casa popolare (oltre 4000 nell’ultima graduatoria)». Il Comune mette sul piatto la bellezza di quasi 6 milioni di euro.

    «Occorre modificare il progetto confrontandosi con gli abitanti – continua Pellerano – i quali, a priori, non sono contrari a qualsiasi intervento, ma semplicemente chiedono di non deturpare la zona con una nuova colata di cemento». Secondo il consigliere regionale, in questo modo «Sarebbe possibile stornare delle risorse da indirizzare verso altre opere di manutenzione degli alloggi pubblici che consentirebbero di dare una risposta immediata all’esigenza abitativa».

    Pellerano accoglie positivamente la disponibilità dell’assessore Boitano ma sottolinea «Forse tra Regione e Comune si è generato un equivoco: la riduzione a 50 appartamenti non basta. In questo contesto una trentina di appartamenti sarebbero più che sufficienti».
    La II Commissione (Bilancio, Assetto del Territorio, Sviluppo Economico, Tutela Ambiente) del Municipio Valpolcevera – già nel parere del 19 ottobre 2012 – aveva bocciato l’ipotesi di riduzione da 67 a 55 alloggi considerandola comunque troppo impattante. Inoltre affermava: «È necessario un riesame del progetto edilizio cui segua un suo ulteriore ridimensionamento nei volumi e nelle dimensioni, soprattutto in sviluppo verticale, in modo da realizzare un’opera di altezza non eccedente i volumi di altezza del precedente edificio già demolito riprendendo lo sky line di tale costruzione (32 alloggi)».

    Il comitato di cittadini, da parte sua, è parecchio perplesso «Ancora non è chiaro quale sarà la nuova soluzione architettonica. Abbiamo chiesto lumi al Comune ma finora senza ottenere risposta».
    Il timore è che – fingendo di venire incontro alle esigenze degli abitanti – nella realtà delle cose tutto resti così com’è.

     

    Matteo Quadrone

  • Pechakucha night #6: bando per progetti e artisti

    Pechakucha night #6: bando per progetti e artisti

    Mostra fotograficaAppena terminata la quinta edizione di Pechakucha night, sono già partiti i preparativi per il sesto evento: l’appuntamento sarà il prossimo 20 giugno ai Giardini Luzzati, per la rassegna che mette in evidenza progetti creativi e di innovazione per la città.

    Il format è sempre lo stesso, 20 slide in 20 secondi ciascuna (seguendo il format Pechakucha). Possono partecipare designer, architetti, grafici, fotografi, artisti, stilisti, scrittori, fumettisti, musicisti, videomaker, inventori, scienziati, professionisti che si occupano di comunicazione o editoria.

    Non è prevista alcuna quota di partecipazione: l’invio dei materiali (scheda di partecipazione e 7 slide di prova) è entro lunedì 3 giugno 2013 all’indirizzo mail pkn.genova@gmail.com. La comunicazione ai selezionati avverrà entro venerdì 7 giugno.

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Anvag: il cittadino sceglie l’avvocato, la parcella la paga lo Stato

    Anvag: il cittadino sceglie l’avvocato, la parcella la paga lo Stato

    Sentenza del TribunaleForse non tutti sanno che… da qualche anno a Genova esiste un’associazione di avvocati e praticanti che si mettono a disposizione dei cittadini, offrendo servizi legali totalmente gratuiti. Vista l’importanza di questo servizio, abbiamo deciso di approfondire l’iniziativa e riportarne qui tutti i dettagli.

    Vediamo come funziona.

    Si tratta di un’Associazione Nazionale Volontari per il Gratuito Patrocinio (ovvero ANGAV) con sede a Roma, cui possono liberamente aderire gli avvocati e i praticanti che decidono di mettere la loro professionalità al servizio della cittadinanza. Il patrocinio legale viene offerto per dirimere controversie penali, civili, amministrative e tributarie, famigliari. Il tutto a spese dello Stato. Inoltre, anche l’assistenza di consulenza sia processuale che extra-processuale, come servizio di volontariato prestato al fine di informare il cittadino su metodi di risoluzione alternativa al potenziale conflitto.

    Possibile? Pare proprio di sì. In base a un Decreto del Presidente della Repubblica (DPR n. 115/2002 – artt. dal 74 al 141), che permette l’attuazione dell’ art. 24 della Costituzione in materia di “diritto di difesa” e che consente di godere dell’assistenza legale gratuita per promuovere un giudizio o per difendersi davanti al giudice.

    Ma chi può usufruire di questi servizi? Naturalmente ci sono delle condizioni da rispettare. L’iniziativa si rivolge alle fasce di persone cosiddette meno abbienti, ovvero quello il cui reddito famigliare sia inferiore a 10.700 (10.766,33, per la precisione) euro annuali. In caso di controversie esistenti tra i componenti dello stesso nucleo famigliare, naturalmente, la soglia reddituale sopra indicata non è da riferirsi al reddito complessivo, bensì soggettivo. Nel caso di controversie penali, invece, questo limite di 10.700 euro viene elevato di 1.032,91 euro per ogni familiare a carico. Per raggiungere gli obiettivi di tutela e assistenza alla cittadinanza, ANVAG si avvale di sedi locali, dislocate su tutto il nostro territorio: ciascuna di esse prevede l’adesione da parte di almeno cinque professionisti, tra avvocati e praticanti (la successiva adesione da parte di altri membri è libera), tra i quali dovrà esserne indicato uno come rappresentante e referente di sezione, che risponderà alla sede centrale romana. A Genova, in particolare, presso ogni struttura municipale genovese è stato aperto un apposito sportello di consulenza  ANGAV che una volta a settimana (per esempio, ogni mercoledì pomeriggio su appuntamento presso i locali del  Municipio IV – Media Val Bisagno) offre ai cittadini meno abbienti una prima consulenza legale di indirizzo e orientamento e, dopo una valutazione del caso, vengono fornite le indicazioni necessarie per l’accesso al gratuito patrocinio a spese dello Stato.

    Capofila del progetto, il Municipio II – Centro Ovest che a Sampierdarena aveva avviato questo percorso già nel dicembre 2010. Sì, perché la difesa del non abbiente non si esaurisce nelle aule di giustizia, sostengono i professionisti aderenti ad ANVAG, capitanati dal presidente della sezione locale Avv. Guerino Donadeo: mossi da spirito umanitario e con un’attenzione particolare alla solidarietà sociale e morale, questi legali hanno deciso di riunirsi, dando un esempio positivo e ribadendo che quella dell’avvocato non è poi la figura ambigua del “leguleio” Azzeccagarbugli cui molti di noi sono abituati a pensare, ma è piuttosto una professione seria e rigorosa che sa però anche mantenere il contatto con la società e ascoltare i bisogni dei cittadini. L’obiettivo è quello di guidare quei molti che non hanno un’adeguata conoscenza del contesto normativo (spesso reso ostile dal’”giuridichese” in cui è espresso) e dei diritti-doveri sociali, e che rischiano quotidianamente di incappare in situazioni intricate.

    ANVAG E PATROCINIO GRATUITO

    Come funziona? Per ricevere assistenza giudiziaria e essere ammessi ad usufruire del gratuito patrocinio a spese statali è necessario presentare una domanda, debitamente compilata su modulo predisposto (che si trova anche online, sul sito www.ordineavvocatigenova.it o presso la Segreteria del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e all’Ufficio Relazioni per il Pubblico). La domanda dev’essere presentata agli uffici competenti (per i giudizi civili, all’Ordine degli Avvocati, per quelli amministrativi al TAR, per i tributari alla Commissione Tributaria e per i penali al giudice di merito) e deve pervenire in carta semplice, con l’indicazione delle generalità anagrafiche, codice fiscale, attestazione dei redditi percepiti l’anno precedente alla domanda e dichiarazione dei redditi. Valutata la fondatezza delle richieste, entro 10 giorni viene emesso un provvedimento in via provvisoria di ammissibilità, di non ammissibilità o di rigetto della domanda, comunicando l’esito ai diretti interessati. Se la domanda viene accolta, l’interessato può nominare un difensore, scegliendolo dagli elenchi presenti sul sito e divisi per competenze dei professionisti. L’istituto del diritto patrocinio vale nell’ambito di un processo civile, ai casi di separazioni consensuali, divorzi congiunti, ecc., e consente la nomina di un avvocato e la sua assistenza a spese dello Stato. L’ammissione al gratuito patrocinio è valida per ogni grado del processo e per le procedure connesse. Lo stesso vale per i processi amministrativi, contabili e tributari.

    Chi ne ha diritto ? Il cittadino italiano, o residente in uno dei paesi dell’Unione Europea, non comunitario se soggiornante in Italia, l’apolide, gli enti associati e no-profit.

    Quali sono le condizioni? L’unico fatto discriminante è quello economico: il richiedente deve dimostrare che il reddito annuo imponibile risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi relativo a tutto il nucleo familiare, compresi i conviventi, è inferiore alle soglie previste. Pesa esclusivamente il reddito del richiedente in caso di questioni attinenti a diritti della personalità (separazione, divorzio, ecc.).

    Quale documentazione è necessaria? Stato di famiglia e certificato residenza uso gratuito patrocinio, ultimo dichiarazione dei redditi, copia carta identità e codice fiscale. Nei giudizi familiari anche certificato di matrimonio.

     

    Elettra Antognetti

  • ASD Arte e Immagine: anno ricco di premi per la scuola di danza di Genova Voltri

    ASD Arte e Immagine: anno ricco di premi per la scuola di danza di Genova Voltri

    Danza classica Arte ImmagineL’anno scolastico 2012 -2013 non è ancora terminato e sono già numerosi i successi ottenuti dai corsi di danza classica della scuola Arte e Immagine diretti da Silvia Grandis.

    Elisa Molinari, allieva di Silvia Grandis, è stata scelta dagli insegnanti della Scala di Milano tra centinaia di aspiranti e potrà quindi frequentare la prestigiosa scuola Scaligera e avverare il suo sogno di diventare una ballerina professionista.

    Nel mese di novembre 2012 tre sono stati i premi conquistati al concorso della Croce Rossa: 1 Premio al passo a due Tea for two ballato da Arianna Parodi e Silvia Canepa, 2° Premio alla coreografia Pippi Calzelunghe, 3° Premio al passo a due Por el amor de amar ballato da Allegra Bixio e Francesca Vallarino.

    Al concorso Liguria in Danza altri quattro Premi conquistati: 1° Premio al passo a due Trois petites Notes de Musique ballato da Arianna Parodi e Silvia Canepa, 1° Premio alla coreografia I cuochi, 2°Premio all’assolo Gli Aristogatti ballato da Chiara Formisano, 3° Premio all’assolo Hoop-dee-doo ballato da Arianna Parodi.

    A marzo 2013 durante il prestigioso concorso nazionale Variazioni la scuola di danza ha conquistato altri tre riconoscimenti:1°Premio al passo a due Le Cinesine ballato da Giada Gaggero e Annalisa Pavarotti, 2° Premio al passo a due Trois petites Notes de Musique ballato da Arianna Parodi e Silvia Canepa, 2°Premio al passo a due Soufle ballato da Allegra Bixio e Francesca Vallarino.

    Infine al Concorso Nazionale  Stardust di aprile 2013, la scuola ha conquistao il 2°Premio all’assolo Hoop-dee-doo ballato da Arianna Parodi, il 2°Premio alla coreografia Di Carta di Roberta Consagra, insegnante di danza Moderna e Contemporanea.

    L’impegno serio e costante degli allievi  e degli insegnanti della scuola Arte e Immagine ha portato al raggiungimento di questi bellissimi risultati che servono come stimolo e incoraggiamento per continuare a crescere e migliorarsi!

     

    IP

  • Brunch, Coopetition, Smog: i termini composti nella lingua inglese

    Brunch, Coopetition, Smog: i termini composti nella lingua inglese

    Alice nel Paese delle MeravigliePochi giorni fa parlavo con una cara amica a proposito di un articolo di giornale che aveva letto e apprezzato: “Lo trovo acuto e allo stesso tempo divertente,” mi disse: “Anzi, potrei definirlo acutente?”

    In modo inconscio, la mia amica aveva appena elaborato un esempio di portmanteau word, definita in italiano come “composto”, “ibridismo” o anche “parola macedonia” (definizioni un po’ cacofoniche secondo me: più piacevoli quella inglese e quella francese di mot-valise, parola-valigia”). Un portmanteau ha la caratteristica di essere composto dalla fusione dei suoni e dei significati di due diverse parole, come nel caso appena illustrato.

    Il curioso nome – al quale testi più recenti preferiscono il termine blend – trae la sua origine da Lewis Carroll, autore di Alice in Wonderland, libro nel quale il personaggio di Humpty Dumpty paragona una parola composta a una valigia  – porte-manteau in francese – nella quale “due diversi significati vengono impacchettati in un unico termine”. Accade così che in italiano un cantante che sia allo stesso tempo autore del testo di una canzone diventi un “cantautore” o che un noleggio di automobili sia un “autonoleggio”.

    Frequenti i blend in lingua inglese, alcuni dei quali si sono insinuati nell’italiano, sebbene in certi casi non ce ne siamo nemmeno resi conto.

    Sapevate, per esempio, che smog è il risultato della combinazione di smoke + fog (fumo + nebbia)? Oppure pensate a brunch, composto da breakfast + lunch ovvero un pasto che è una via di mezzo tra colazione e pranzo. Non mi capita di guardare la tv da diverso tempo, ma se non sbaglio ogni anno la RAI propone Telethon (television + marathon), una maratona televisiva avente lo scopo di raccogliere fondi per vari tipi di ricerche mediche e scientifiche… Uno degli ultimissimi casi in cui il servizio pubblico televisivo si sforza di conservare una vaga parvenza di essere ancora tale: una rarità paragonabile alla probabilità di vedere un orso polare parlare in cinese all’Equatore.

    Sempre nel settore televisivo va di moda l’infotainment (information + entertainment), il quale presenta il problema, a mio modo di vedere, che in diverse situazioni non si capisce fino a che punto arrivi l’intrattenimento e da dove invece parta – se davvero c’è – l’informazione: Ballarò & co. docent.

    In tempi di recessione o di crisi economica, non è raro imbattersi nella stagflation, altra portmanteau word generata dalla fusione di stagnation e inflation.

    Recentemente, invece, ho trovato con piacere in due diversi testi di ambito economico il composto coopetition (cooperation + competition). Se da un lato il termine non esclude l’aspetto competitivo che sprona le singole persone e le organizzazioni delle quali fanno parte a migliorarsi, dall’altro inquadra questa pulsione individualistica all’interno di un più ampio e inclusivo disegno di società, che rifiuta la sopraffazione, la logica dell’Homo homini lupus e le strutture piramidali, preferendogli invece la cooperazione e la creazione di valore. Sta a noi, nella nostra quotidianità, realizzare dei modelli concreti di coopetition, soddisfacendo le nostre legittime ambizioni individuali, ma contribuendo al tempo stesso alla realizzazione di una società più armoniosa. Si tratta di un compito che definirei “ambiziolante”: ambizioso + stimolante … See you  

     

    Daniele Canepa