Mese: Maggio 2013

  • Consiglio Comunale dei Ragazzi: cittadinanza attiva nelle scuole

    Consiglio Comunale dei Ragazzi: cittadinanza attiva nelle scuole

    Porticato di Palazzo DucalePer il terzo anno Palazzo Ducale ha ospitato gli Stati Generali della Partecipazione, un evento in cui bambini e ragazzi provenienti da diverse scuole della Liguria mettono a confronto le loro esperienze di cittadinanza attiva nelle loro comunità locali.

    Si tratta dei CCR, acronimo di Consigli Comunali dei Ragazzi. L’incontro di Palazzo Ducale (svoltosi ieri, mercoledì 15 maggio 2013) ha visto partecipare circa 170 bambini dalle scuole di Imperia, Taggia, Sanremo, Vallecrosia, Cicagna, Recco, Casarza Ligure, Spotorno e Arenzano: ogni classe, nel proprio stand, illustrava proposte e delibere approvate nel proprio paese di provenienza. Pulizia delle spiagge, riqualificazione di aree verdi, promozione della raccolta differenziata e così via. Nell’ambito di un’assemblea plenaria, le diverse scuole confrontano modalità di lavoro e condividono progetti. Come spiega Valentina Sciutti di Arciragazzi, «l’aspetto più importante dei CCR è che spesso le “vere” istituzioni locali discutono e concretizzano le proposte dei ragazzi. Ogni anno ne monitoriamo l’attività in questo senso, perché i CCR abbiano una ricaduta positiva sulle aree in cui si realizzano, e il riscontro è sempre positivo. In occasione di questo incontro al Ducale, Arciragazzi raduna materiali e istanze prodotti dai singoli CCR e li propone a tutti, anche alle scuole oggi non presenti ma che al loro interno hanno un CCR».

    Un’iniziativa lodevole, che però in questa edizione presenta anche un aspetto di polemica: «Di solito il convegno dura fino alle 15.30: quest’anno ci hanno praticamente “cacciati” prima, perché la Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale doveva accogliere i giornalisti provenienti da fuori Genova per i funerali delle vittime del porto. Inoltre, mentre di solito i pullman che portano i materiali a noi necessari parcheggiano in piazza Matteotti, oggi è stata chiusa al traffico e transennata, così che abbiamo dovuto portare tutto a mano da piazza Dante». Valentina non ne sa il motivo, sono io a spiegarglielo. Piazza Matteotti ospiterà il maxischermo che tramuterà un lutto privato e cittadino in un grande evento mediatico. Ma questa è un’altra storia. Torniamo a parlare di questa bella iniziativa, per capirne qualcosa in più.

    Il CCR è un progetto nato con la legge 285/97 (Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza), che a sua volta si richiama alla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (1991), che nell’articolo 12 dichiara “Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo essendo debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità.
    A tal fine, si darà in particolare al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole di procedura della legislazione nazionale“.

    Come funziona, in pratica? Si costituisce all’interno delle classi di elementari, medie o superiori un Consiglio Comunale in tutto simile a quello “reale”. Un alunno viene eletto Sindaco, sono eletti gli Assessori, e periodicamente si svolgono le assemblee con l’aiuto di un facilitatore, che sia un insegnante o un “vero” membro del Consiglio Comunale cittadino. «Nei paesi più piccoli è più facile che Sindaco o Assessori trovino tempo e disponibilità per partecipare agli incontri, anche se gli impegni istituzionali spesso non lo rendono possibile».

    Arciragazzi organizza annualmente questo incontro in collaborazione con Yepp, che si occupa della documentazione audio-video. Fondazione Carige (i CCR sono parte del suo Progetto Giovani) mette ai disposizione i pullman che trasportano gratuitamente i ragazzi da/per le scuole di provenienza, mentre Celivo fornisce tutti i materiali necessari e numerose altre associazioni del territorio danno il loro contributo. Infine Comune di Genova, Clesc e Arci Servizio Civile sono patrocinatori dell’evento.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Consiglio Comunale, Forti di Genova: il sogno Patrimonio Umanità Unesco

    Consiglio Comunale, Forti di Genova: il sogno Patrimonio Umanità Unesco

    palazzo-tursi-chessa-leonardo-SEL-D«Sono giorni molto tristi per la città, si percepisce un senso di smarrimento che non si attenua, c’è una grande esigenza di capire a fondo il perché di una simile tragedia, di valutarne le cause e di far emergere le eventuali responsabilità». Con queste parole, il presidente Guerello ha aperto martedì pomeriggio la seduta ordinaria del consiglio comunale, rivolgendo, prima del doveroso minuto di raccoglimento, un pensiero ai lavoratori rimasti feriti e al prezioso impegno senza sosta dei soccorritori.

    Tuttavia, proprio la questione porto ha lasciato qualche malumore in Sala Rossa. È il caso del consigliere Stefano Anzalone (Idv), già assessore allo Sport della giunta Vincenzi, che si è visto rifiutare la richiesta di un art. 54 con cui avrebbe voluto chiedere lumi ai suoi successori su eventuali iniziative concrete previste a sostegno delle famiglie colpite dalla tragedia. “Troppe volte nel nostro Paese le Istituzioni hanno espresso la loro completa solidarietà e vicinanza solo a parole – si legge nella nota stampa rilasciata dal consigliere – per tale motivo si voleva conoscere quali azioni fossero state già intraprese o previste nel prossimo futuro”.

     

    È lo stesso Anzalone a spiegarci il significato di queste parole: «Non voleva essere un’interrogazione volta a fare polemica sulla tragedia ma mi sembrava opportuno capire se oltre ai funerali di Stato, dopo i momenti di vicinanza, sostegno e lutto, l’amministrazione avesse previsto delle azioni concrete di sostegno a queste famiglie che assieme al loro caro hanno perso tutto». Proprio in questa direzione il capogruppo dell’Italia dei Valori avanza la proposta di individuare, insieme con l’Autorità portuale, un percorso che possa offrire un’opportunità lavorativa ai componenti delle famiglie colpite dal lutto: «Oltre a quello che ci sarà sotto il profilo assicurativo dal punto di vista del sostegno economico, che avrà comunque tempi lunghissimi, trovare una collocazione lavorativa in tempi rapidi, eventualmente anche nell’ambito della Capitaneria di porto, potrebbe rappresentare un segno efficace della volontà dell’amministrazione di non lasciare sole queste famiglie».

     

    Tra gli argomenti che hanno tenuto banco nella giornata di ieri in Sala Rossa, spicca senza dubbio la situazione di molti lavoratori del terzo settore che dopo un presidio davanti a Palazzo Tursi hanno occupato compostamente gli spazi dell’aula consiliare riservati al pubblico, nonostante all’ordine del giorno non vi fosse alcun provvedimento che li riguardasse direttamente. Tuttavia, è proprio alla loro massiccia presenza che è stata dovuta la prima delle numerose interruzione della giornata, in apertura dei lavori. Come ormai prassi consolidata in questi casi, si è consentito che una rappresentanza dei lavoratori incontrasse la conferenza dei capigruppo per un rapido confronto. Non molti i risultati ottenuti ma, d’altronde, finché non verrà approvato il bilancio comunale previsionale risulta piuttosto proibitivo ottenere risposte certe sul futuro. «Il sindaco si è impegnato a non tagliare il welfare – ha dichiarato Ferdinando Barcellona, portavoce del Forum del terzo settore – ma ad oggi non esiste alcuna garanzia sulla base finanziaria di partenza per questi servizi che ogni giorno a Genova coinvolgono oltre mille lavoratori». Del tema si tornerà a parlare giovedì prossimo, con un ordine del giorno presentato ad hoc nel corso della commissione congiunta Welfare e Bilancio.

    Dopo aver respinto ad ampia maggioranza, compresi i voti del M5S, un ordine del giorno “fuori sacco” con cui il leghista Rixi impegnava il sindaco a riferire al consiglio comunale circa l’iter progettuale per la costruzione della moschea nonché a verificare eventuali irregolarità sui lavori di ristrutturazione nella sede di via Coronata a causa della presenza di amianto, l’aula è passata all’approvazione di alcune modifiche allo statuto di Amiu e Fiera di Genova, immediatamente eseguibili. La maggioranza, invece, ha rischiato di andare sotto su una mozione presentata dal M5S che proponeva una modifica allo statuto dell’associazione Smart City al fine di ampliare la partecipazione attiva della cittadinanza nello sviluppo dei progetti e rivedere i criteri di sorveglianza, soprattutto in ambito occupazionale: la mozione è stata respinta con 16 voti contrari, 15 favorevoli (maggioranza e De Benedictis, Gruppo Misto) e 3 astenuti, tutti della Lista Doria.

    Il pomeriggio si era aperto con diversi articoli 54 che, come di consueto, avevano anticipato i lavori dell’aula. Oltre al restyling di via Buranello, di cui abbiamo già parlato, merita di essere citata l’interrogazione proposta dalla consigliera Vittoria Musso (Lista Musso) circa la riqualificazione dei Forti di Genova. La risposta è stata affidata all’assessore all’Ambiente Valeria Garotta, che ha lanciato l’ambizioso progetto di seguire la strada francese di riconoscimento come patrimonio dell’Unesco. «Siamo in attesa della convocazione del tavolo tecnico con Sovrintendenza e Ministero per avere il via libera all’acquisizione dei Forti da parte del demanio, passo imprescindibile per iniziare il processo di valorizzazione». L’obiettivo dell’amministrazione è quello di realizzare un vero e proprio museo a cielo aperto, puntando fin da subito su nuove attività ricettive nelle strutture meglio conservate, come Forte Sperone e Forte Begato, senza precludere la libera fruizione dei cittadini e cercando di accedere a diversi finanziamenti europei che riguarderanno proprio la riqualificazione dei parchi urbani.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Crowdfunding: Produzioni dal basso salverà la cultura in Italia?

    Crowdfunding: Produzioni dal basso salverà la cultura in Italia?

    EconomiaMartedì 14 maggio Palazzo Ducale ha ospitato l’evento di chiusura della “prima fase” di Creative Cities, progetto cui il Comune di Genova ha aderito insieme ad altre quattro città europee, e che prevederà una successiva fase di finanziamenti tra il 2014 e il 2020.

    Una giornata di interventi politico-istituzionali alternati workshop con addetti del settore, e che Era Superba ha seguito per capire lo stato dei progetti. In particolare, uno dei contributi più interessanti è stato portato da Angelo Rindone, fondatore della piattaforma di crowdfunding Produzioni dal basso, che insieme all’artista Cesare Viel ha dialogato sul tema Oltre la creative industry. Spazi e soggetti non convenzionali.

    Il workshop si fonda sul capire come e quanto si siano modificati i paradigmi dell’arte: buona parte dei progetti artistici cui assistiamo sono allestiti in spazi diversi da quelli “standard”, comprendono atti performativi, vedono un’intersecazione tra le diverse discipline della creatività e nuove forme di interazione tra i soggetti coinvolti, a partire dai potenziali finanziatori.

    Il crowdfunding – termine inglese che nasce dalla fusione di crowd, folla e funding, finanziamento – è una pratica che nasce “ufficialmente” nel 2009, anche se il sito Produzioni dal basso vede la luce già nel 2005. Come funziona? Chiunque ha un progetto artistico può caricarlo su un sito web – al mondo esistono oltre 500 piattaforme, di cui la più nota è Kickstarter – inserendo la descrizione dell’idea, eventuale documentazione e la somma necessaria. Man mano che si ricevono donazioni, una barra associata al progetto si sposta dallo zero verso il totale di denaro previsto, in assoluta trasparenza.

    Facile a dirsi. Di fatto, come spiega Rindone – il quale tiene a precisare di essere un informatico “prestato” all’arte e alla cultura – «chi vuole farsi finanziare un progetto tramite il crowdfunding deve partire da una solida reputazione sul territorio in cui opera e sul web, oltre ad avere le idee molto chiare sul proprio progetto e un’eccellente capacità di presentarlo. Pur lavorando da anni nel crowdfunding, non ne sono un sostenitore a priori: cercare finanziamenti in questo modo è un processo che mette in gioco numerosi fattori».

    Il crowdfunding ha il pregio di disintermediare la cultura, rendendo possibile a chiunque il trovare fondi per le proprie opere: soprattutto a chi – per carenza di fondi delle istituzioni o difficoltà nel creare con esse un dialogo – non riesce a ottenere il supporto da chi dovrebbe finanziare i progetti culturali. In questo modo numerosi progetti rivolti a una nicchia o che hanno lo scopo di riqualificare aree urbane in cui l’istituzione locale non interviene (solo per fare alcuni esempi) possono vedere uno spiraglio di realizzazione. In economia si chiama coda lunga: tantissimi micro-progetti (con pochi lettori/spettatori ciascuno) creano complessivamente maggiore profitto di un solo progetto che raduna molti lettori/spettatori. Questa è la ragione per cui siti come Amazon e iTunes hanno reso possibile a chiunque di pubblicare e vendere il proprio romanzo o album musicale, a prescindere dalla qualità.

    Il crowdfunding si pone su un livello differente, perché «nessuno passa per caso su un sito come Produzioni dal basso e investe due, cinque, dieci euro in un progetto che non conosce». I criteri per un buon piano di crowdfunding sono: contenuto del progetto, suo grado di innovazione e dirompenza e sua permeabilità nel territorio; reputazione del proponente, sua capacità di raccontare il progetto e di creare intorno a esso una rete di relazioni; disponibilità del proponente a metterci la faccia, ossia spiegare ai potenziali finanziatori chi è, di cosa si occupa e perché è importante che il progetto sia finanziato e realizzato.

    Democratizzare la cultura, rendere chiunque un soggetto attivo – che con un piccolo contributo economico ne diventa di fatto promotore – dare la possibilità di realizzare progetti altrimenti non fattibili. Il punto di forza del crowdfunding, che trova d’accordo entrambi i relatori del workshop, è il suo essere un viatico per creare relazioni costruttive e virtuoseche nascono online e si sviluppano poi sul territorio. Se quello che manca nei social network è “l’interazione con l’umano”, il crowdfunding è stato in alcuni casi concreti un mezzo per abbattere queste barriere, perché gruppi di persone – nel finanziare un progetto – si sono impegnate in prima persona per realizzarlo concretamente anche con azioni pratiche.

    Qualche dato sul crowdfunding: a livello mondiale, nel 2012 sono stati finanziati oltre 1 milione di progetti per un totale di circa 3 miliardi di dollari. Il solo sito Produzioni dal basso ha avuto nel solo 2012 17.000 iscritti (mentre fino al 2011 erano una media di 500 all’anno) e circa 500.000 € di transazioni.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Creative Cities: una rete tra enti pubblici e artisti a Genova

    Creative Cities: una rete tra enti pubblici e artisti a Genova

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    Dicembre 2010: il Comune di Genova, tramite l’Assessore alla Cultura Andrea Ranieri, comunica l’adesione al progetto Creative Cities, in collaborazione con Job Centre. Il capoluogo ligure, insieme ad altre quattro città europee – Lipsia, Danzica, Lubiana e Pecs – costruirà una rete di artisti e creativi che con il loro lavoro contribuiscono a creare progetti imprenditoriali e di innovazione, con forti ricadute sul territorio e sull’economia. Si tratta di un progetto inserito nella più ampia rete di iniziative Creative Europe.

    In programma, da qui al 2013, una serie di incontri con operatori del settore finalizzati alla creazione di cluster di industria creativa: il termine indica gruppi di imprese creative che si trovano in una stessa area geografica e/o operano nello stesso ambito, e che possono dunque stringere collaborazioni e sinergie per contribuire all’industria creativa nel suo complesso.

    Obiettivo del progetto è la messa a sistema di tutte le risorse creative genovesi, sia per dare opportunità agli artisti locali (bandi, visibilità, residenze) sia per stringere rapporti internazionali sulla base di progetti culturali.

    Il progetto si interseca con un altro di più ampio respiro per la città, Genova Smart City. Per un dettagliato approfondimento su entrambi, rimandiamo al n. 38 di Era Superba free press.

    IL PRESENTE

    Martedì 14 maggio 2013, Palazzo Ducale ospita un convegno che fa il punto sulla chiusura della prima fase di Creative Cities.

    Alcuni dati numerici, per capire meglio il progetto: tra il 2007 e il 2011 il numero delle imprese creative a Genova è aumentato del 22,03%. Si tratta soprattutto di piccole imprese, con una media di tre addetti, e rappresentano il 6,6% del totale delle aziende genovesi.

    L’Unione Europea ha stanziato un finanziamento di 1,8 milioni di euro per il periodo 2014-2020, che sarà finalizzato alla realizzazione e al consolidamento di distretti creativi. A Genova ne sono già stati individuati due: il polo degli audiovisivi a Villa Bombrini (cui è legato anche il progetto Mediatic, che pone la città in un ruolo di primo piano nello sviluppo di questo settore) e il distretto della Maddalena, che lega il progetto Creative Cities anche al recupero di aree degradate della città, uno dei suoi obiettivi primari. A questi si aggiunge Sala Dogana, uno spazio che il Comune e Palazzo Ducale destinano a progetti di “giovani artisti”.

    Inoltre il portale Genova Creativa ha registrato oltre 500 iscrizioni (di cui 251 artisti e 254 operatori della cultura), con un totale di oltre 35.000 visitatori dalla sua fondazione nel dicembre 2011.

    L’interesse dei temi trattati pone tuttavia un quesito: è sufficiente un sito web per dare il meritato spazio a tutte le iniziative culturali di Genova, da quelle “istituzionali” alle indipendenti? Tanto più che in città esistono più progetti simili, per la messa in rete di differenti progetti artistici: per esempio Arbusticreato dalla Consigliera Comunale Maddalena Bartolini, o le numerose iniziative di arte e cultura indipendente a cui diamo quotidianamente spazio su Era Superba e che si attivano per ripensare il paradigma culturale della città (Tilt, Vanuart e altre).

    Nel convegno si è avvertita l’assenza di molti operatori culturali e artisti, soprattutto coloro che operano in maniera autonoma e indipendente. Genova Creativa ha oltre 500 iscritti, sono loro i veri attori dell’industria creativa che avrebbero dovuto dare più viva e partecipata testimonianza. I cosiddetti “giovani artisti” sono persone che fanno due o tre lavori (barista, cameriere, freelance, e così via) e passano notti in bianco per portare avanti la loro associazione, azienda o progetto creativo, impegnandosi perché un giorno diventi la propria unica fonte di lavoro e di reddito. Perché non sono intervenuti a raccontare esperienze e difficoltà, a condividerle con altri? Non sapevano che ci sarebbe stato il convegno? Lo sapevano ma non erano interessati? Sanno che Genova ha ottenuto e otterrà un cospicuo finanziamento europeo per mettere in rete tutti coloro che fanno impresa creativa?

    Domande che meritano una risposta, forse non giunta dal convegno ma che trova conferme nel fermento culturale di Genova, sempre molto vivo sia nei circuiti istituzionali sia in quelli non istituzionali. L’augurio è che, nella seconda tranche di Creative Cities, qualcosa cambi nel modo in cui enti e singoli individui comunicano tra loro e condividono idee e progetti.

    Marta Traverso

    [foto di Roberto Manzoli]

  • The roadmap to apartheid: un documentario su Israele e Sudafrica

    The roadmap to apartheid: un documentario su Israele e Sudafrica

    cinemaMercoledì 15 maggio 2013 (ore 21) in piazza della Posta Vecchia è proiettato il documentario The roadmap to apartheid dei registi Ana Nogueira (Sudafrica, bianca) ed Eron Davidson (Israele, ebreo).

    Il film esamina le analogie tra le forme sudafricane e israeliane di Apartheid.

    L’evento si inserisce nel giorno della Nakba (traducibile con “catastrofe”), in cui i palestinesi ricordano l’anniversario della nascita dello Stato di Israele, il 15 maggio 1948, e il conseguente inizio dei conflitti tra i due popoli.

    Guarda il trailer.

  • Sampierdarena, via Buranello: nessuna modifica alla viabilità

    Sampierdarena, via Buranello: nessuna modifica alla viabilità

    Via Buranello SampierdarenaVia Buranello si rifà il look ma non cambia. Almeno per il momento gli abitanti di Sampierdarena possono stare tranquilli: anche al termine dei lavori di restyling, la viabilità del budello ponentino non sarà modificata. Ad assicurarlo è Anna Maria Dagnino, assessore a Mobilità e Traffico del Comune di Genova, ponendo fine alla voci che nelle ultime settimane ventilavano l’ipotesi di una chiusura al traffico privato nell’ultimo tratto della strada.

    Con una procedura un po’ inusuale, per rispondere all’interrogazione presentata dai consiglieri Lauro e Grillo, entrambi in quota Pdl, l’assessore ha anticipato gli argomenti dell’incontro di venerdì prossimo con i rappresentati del Municipio Centro Ovest, in cui verrà presentata ufficialmente la normativa della nuova circolazione nella zona.

    «Non c’è nulla di concreto che possa far pensare a un’eventuale chiusura al traffico privato di via Buranello. La risistemazione della segnaletica che avverrà entro giugno non modificherà l’attuale viabilità ma interverrà soltanto su una rimodulazione della sosta, essendosi allargati i marciapiedi con la creazione delle relative isole» ha dichiarato l’assessore in sala Rossa.

    Nonostante la riduzione da due a una corsia per consentire l’allargamento del marciapiede, via Buranello resterà aperta sia al traffico pubblico che a quello privato. Tra poche settimane, dunque, i cantieri saranno smobilitati e, una volta risolti gli ultimi problemi relativi alla dislocazione dei cassonetti Amiu, il restyling potrà essere completato con la riasfaltatura del manto stradale. Nelle nuove aree di sosta, incastonate nel marciapiede, troveranno spazio alcuni parcheggi destinati ai disabili, un buon numero di stalli tradizionali destinati alle vetture separati da quelli riservati ai motocicli, oltre ad alcune zone merci e un’area “un’ora zona disco” a servizio del tessuto commerciale. Il riordinamento coinvolgerà in parte anche la parallela via Sampierdarena che beneficerà di una ritracciatura dei parcheggi già esistenti, senza alcuna modifica per quanto riguarda la collocazione di aree blu e soste tradizionali.

    Certamente, l’aver dimezzato la superficie destinata ai veicoli per raddoppiare quella pedonale, in una strada che non ha certo la stessa affluenza di passanti di via XX Settembre, non aiuterà il decongestionamento del traffico. Tuttavia, i tempi non sono ancora maturi per pensare a un radicale riassetto della viabilità di Sampierdarena e si dovrà aspettare quantomeno il completamento dei lavori sulla strada a mare, la vera nuova arteria della mobilità a Sampierdarena.

    «La speranza – si augura l’assessore Dagnino – è che con la realizzazione della strada a mare il traffico di percorrenza vada naturalmente a concentrarsi sulla nuova arteria, lasciando la porta aperta a interventi diversi per via Buranello e zone limitrofe. Ma si tratta di ragionamenti da fare eventualmente in futuro, tenendo presente le esigenze del tessuto commerciale».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Ferriere di Voltri: ponte da rifare, spesa insostenibile per le aziende

    Ferriere di Voltri: ponte da rifare, spesa insostenibile per le aziende

    voltri.via delle fabbriche.ponte020Le imprese italiane devono fare i conti non soltanto con la pressione fiscale ma spesso pure con la burocrazia schizofrenica. Un esempio lampante è quello dell’area industriale ex Ilva-Italsider di via delle Fabbriche a Voltri, lungo il torrente Cerusa, dove attualmente sono insediate una dozzina di realtà produttive che occupano oltre 200 persone. Ebbene, i posti di lavoro potrebbero essere messi a repentaglio per colpa del ponte di accesso al sito. Secondo il Demanio, infatti, l’infrastruttura non rispetta le normative vigenti e di conseguenza è necessario realizzare un intervento di demolizione/ricostruzione del quale dovrebbero farsi carico le aziende del complesso industriale.
    «Sono venuta a conoscenza di una situazione che pare paradossale vista soprattutto in questi tempi di crisi in cui le istituzioni dovrebbero facilitare la vita del tessuto produttivo e non creare continue difficoltà – spiega il consigliere regionale Raffaella Della Bianca (Gruppo Misto) che ha scritto una lettera ai competenti assessori regionali Guccinelli (Sviluppo Economico) e Paita (Infrastrutture) – La questione mi è stata segnalata dalle aziende ubicate all’interno del complesso industriale ex Italsider all’inizio di via delle Fabbriche a Voltri. Storicamente quest’area aveva due accessi, uno dei quali era stato già da tempo interdetto e successivamente demolito. Ad oggi l’unico accesso rimasto, che peraltro è un ponte stretto che non permette una facile manovrabilità di tir e mezzi pesanti, è stato ritenuto non conforme alle normative del Demanio. In sostanza la distanza tra il greto del torrente Cerusa e la parte sottostante del ponte (il cosiddetto franco idraulico) non ha i requisiti minimi a garantire le condizioni di sicurezza».
    «Il Demanio afferma che il ponte è di proprietà del complesso industriale – aggiunge il consigliere – e pertanto le aziende dovrebbero sostenere la spesa per la costruzione di una nuova struttura di accesso. Anche se la questione non sembra essere di stretta competenza della Regione, ritengo doveroso che venga verificata tale situazione per poter arrivare ad una soluzione che non gravi sulle imprese presenti in zona».
    Queste ultime, però, sostengono che il ponte non compare in alcun atto d’acquisto dell’area ex Ilva-Italsider. E proprio intorno alla proprietà dell’infrastruttura si gioca la partita.

    Il sito di via delle Fabbriche fin dalle origini è stato destinato alla lavorazione del ferro. Tutto parte con una ferriera installata da Filippo Tassara nel 1865. L’attività fu sviluppata dai figli che nel 1879 si costituirono in ditta con la denominazione “Filippo Tassara & Figli”; questa, nel 1899, assunse la denominazione “Società Anonima Ferriere di Voltri”, che acquisì dalla società Elettrosiderurgica Camuna lo stabilimento di Darfo e dalla Siderurgica Ligure Occidentale lo stabilimento di Oneglia. Nel 1930 la società fu assorbita dall’Ilva Alti Forni e Acciaierie d’Italia.
    Oggi la zona è così suddivisa: la parte a monte ospita un complesso industriale comprendente 8 aziende (Biscaldi srl, Dichtomatik srl, Ing.Ins.Int. SpA, Ghigliotti srl, Saldotecnica Ligure srl, SIC srl, S. Erasmo Zinkal SpA, Costanza Ligure Metalli S.p.A); la parte a mare ospita 3 singole ditte (Bruzzone Serafino srl, Carpenteria Bozzano Snc, Grappiolo Bruno srl) ed un altro capannone di Saldotecnica Ligure srl; infine la restante porzione a mare, di proprietà pubblica, oggi abbandonata, dovrebbe essere destinata ad una nuova realtà produttiva.
    voltri.via delle fabbriche.ponte018«Il ponte fu costruito dalla “Società Anonima Ferriere di Voltri” nel 1902 – spiega Michele Coco, amministratore del complesso industriale di via delle Fabbriche – A fine anni ’70 l’Ing.Ins.Int. SpA acquista l’area, la ristruttura e poi la fraziona. Abbiamo visionato gli atti d’acquisto: il ponte non viene mai nominato. Neppure nelle successive vendite quando l’area acquistata da Ing.Ins.Int. è stata suddivisa in lotti nei quali si sono insediate diverse realtà produttive».
    In altri termini risulta difficile stabilire con certezza la proprietà dell’infrastruttura. «C’è un buco di descrizione nell’atto di passaggio dall’Ilva-Italsider al soggetto privato – sottolinea Coco – dove, se non è descritto il bene (ovvero il ponte) ciò potrebbe voler dire che il ponte non è stato trasferito e potrebbe essere rimasto di proprietà dell’Ilva-Italsider».
    «Il Demanio dice che il ponte non è di sua competenza e scarica su di noi responsabilità ed oneri economici – aggiunge Fabrizio Magnani, responsabile di Saldotecnica Ligure srl, una delle aziende coinvolte – In passato l’altro ponte è stato demolito senza il nostro coinvolgimento. Quindi, a rigor di logica, neppure la demolizione/ricostruzione di questa infrastruttura dovrebbe spettare alle nostre imprese».

    voltri.via delle fabbriche.ponte004Comunque sia, a prescindere dalla diatriba sulla proprietà «Si tratta pur sempre di un problema pubblico – spiega il consigliere Della Bianca – Occorre garantire la sicurezza del corso d’acqua secondo i Piani di Bacino. Le istituzioni hanno delle responsabilità da cui non possono sottrarsi. Senza dimenticare che questa politica dello scaricabarile sortisce i suoi effetti sul tessuto produttivo sano. Le aziende di via delle Fabbriche rischiano di finire in ginocchio nel caso debbano sostenere gli oneri economici di un simile intervento».
    Il Demanio, fin dal principio, come si può leggere nel “Disciplinare di rinnovazione della concessione a favore dell’Ilva”, afferma che può revocare la concessione qualora si verifichino problemi per la sicurezza. Stiamo parlando della concessione relativa all’area fisica occupata dall’infrastruttura, ovvero quella dove poggiano i piloni e quella della proiezione dell’ombra del ponte sull’alveo del torrente Cerusa. «Il Demanio ci ha comunicato che non può concederci la concessione perché il ponte non è a norma», sottolinea l’amministratore Michele Coco.
    La Direzione Generale dell’Agenzia del Demanio, contattata dal cronista di Era Superba, ribadisce «Il ponte sul Cerusa non risulta un bene demaniale».
    «Prossimamente andremo a parlare con il presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente, per far presente la questione e chiedere il suo appoggio – conclude Coco – in ballo ci sono centinaia di posti di lavoro. Se dovessero intimarci di demolire il ponte siamo pronti a passare per le vie legali».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]

  • Bando Gaetano Marzotto 2013: premi in denaro per giovani imprenditori

    Bando Gaetano Marzotto 2013: premi in denaro per giovani imprenditori

    Sono aperte fino al 30 giugno 2013 le iscrizioni a una nuova edizione delfuturo Premio Gaetano Marzotto, bando per imprenditoria giovanile che porta finanziamenti e percorsi di affiancamento a startup innovative e con importanti ricadute sulla cultura e sul territorio.

    Sono quattro le categorie del premio, ciascuna con consistenti premi in denaro.

    Premio impresa del futuro: 250.000 € al miglior progetto imprenditoriale con capacità di generare significative ricadute positive negli ambiti sociali, culturali, territoriali o ambientali. I settori di intervento preferibili sono quelli di riferimento per il Made in Italy: moda e tessile, agroalimentare, turismo, farmaceutico, meccanica, casa, arredamento e ambiente. Al vincitore è inoltre assegnato un percorso di affiancamento della Fondazione CUOA.

    Premio per una nuova impresa sociale e culturale: 100.000 € al miglior progetto imprenditoriale con capacità di generare significative ricadute positive negli ambiti sociali e culturali. Settori di intervento preferibili, quelli del terzo settore e dei servizi culturali, sociali, alla persona, all’ambiente. Al vincitore è inoltre assegnato un percorso di affiancamento della Fondazione CUOA.

    Premio dall’idea all’impresa: 30.000 € a ciascuna delle dieci idee di fare impresa più innovative, una somma data non in denaro ma in un periodo di residenza all’interno di altrettanti incubatori d’impresa con programmi seed dedicati, percorsi di formazione, tutoring e mentoring – per trasformare tali idee in impresa, oltre a una giornata di confronto e affiancamento per i team vincitori organizzata dalla Fondazione CUOA.

    Premio speciale Unicredit: 150.000 € ad almeno una startup per ciascuna delle tre categorie precedenti, con l’inserimento in un programma dedicato UniCredit che include: la partecipazione alla Startup Academy, mentorship, l’assegnazione di un Relationship Manager, l’assegnazione di un tutor scelto tra i partner di UniCredit e possibili incontri one-to-one con investitori, partner e clienti. I settori di interesse sono vari e includono: ICT, Digital e Social, Life Science, Nanotech, Moda e Design, Cleantech, Robotica, Agrifood, Turismo ecc. Il Premio non verrà corrisposto in denaro.

    La preselezione delle proposte avverrà entro il 31 luglio, ed entro il 31 agosto i partecipanti scelti dovranno presentare la documentazione aggiuntiva.

  • Co.Re.Com., telefonia e televisione: funzioni delle strutture regionali

    Co.Re.Com., telefonia e televisione: funzioni delle strutture regionali

    antenne_2639Questa settimana vogliamo parlarvi dei Co.Re.Com., ovvero di quelle strutture regionali che svolgono compiti di conciliazione in materia di comunicazioni, sia telefoniche che televisive.

    Il mercato dei gestori telefonici e quello delle emittenti a pagamento (odiosa l’espressione anglosassone di pay – tv…) è in ribollente evoluzione e già da molti anni si è cercato di snellire il potenziale di contenzioso in codeste materie creando organi di conciliazione. Il Codice del consumo ne ha fissato l’obbligatorietà: non si può adire l’Autorità Giudiziaria se prima non si è “passati” attraverso il Co. Re. Com.

    L’acronimo Corecom significa Comitato regionale per le comunicazioni. Il Corecom è un organo del Consiglio regionale, autonomo e indipendente previsto dagli statuti delle regioni italiane, che svolge importanti funzioni attribuitegli sia dalla normativa nazionale (appunto, il Codice del Consumo) che da quella regionale, ed esercita attività di controllo e garanzia nelle comunicazioni in campi importanti come, a esempio, la tutela dei minori, l’accesso ai mezzi di informazione, la conciliazione delle controversie tra operatori di comunicazione e utenti, in sintesi svolge una fondamentale attività di tutela nei confronti dei cittadini.
    Il Corecom svolge attività di consultazione e partecipazione di soggetti esterni, pubblici e privati: Rai, associazioni delle emittenti radiofoniche e televisive private, associazioni degli utenti, categorie rappresentative degli interessi diffusi relativi alle materie o ai procedimenti di competenza del Comitato, soggetti collettivi che operano nel campo delle comunicazioni e dell’informazione. Il Comitato organizza, inoltre, eventi, quali convegni e incontri pubblici, per approfondire e dibattere le principali problematiche che rientrano nella sua attività.

    Ma oggi ed in questa sede ci occupiamo di ciò che più interessa i consumatori e gli utenti, ossia le vertenze contro i gestori di telefonia e di emittenti a pagamento.

    Come dicevamo, qualora abbiate un contenzioso con uno dei soggetti sopra citati (ad esclusione della RAI, televisione di stato), non potete adire l’Autorità Giudiziaria competente per materia e/o territorio, se prima non avete tentato la conciliazione presso il Co.Re.Com. di competenza: fa fede la vostra residenza o la sede di un soggetto giuridico.

    Si noti bene che il Corecom, in quanto organo di conciliazione, non entra mai nel merito della vicenda, ma può soltanto, attraverso la figura di un conciliatore terzo tra le parti , invitare queste ultime ad una transazione che vada al si là del contendere, al di là dei torti e delle ragioni.

    Io ho sempre consigliato di conciliare, al fine di evitare costi inutili di cause e di foraggiare gli avvocati, che sovente si presentano al Corecom con la palese intenzione di non conciliare per farsi una bella e remunerativa causa, in barba al significato medesimo della parola “conciliazione”.

    In altre parole, pochi maledetti e subito, perchè il futuro non è scritto… Unico neo: presso il Co.Re.Com. trovate l’elenco ed i riferimenti delle associazioni di consumatori a cui rivolgervi in caso di contestazioni contro i gestori telefonici e televisivi; peccato soltanto che vengano citate quelle iscritte negli appositi albi regionali e che non si parli di quelle associazioni che svolgono (spesso in modo migliore) la stessa mansione. Ma si sa, la perfezione non è di questo mondo…

  • Sestri Ponente, forno a legna collettivo a disposizione della comunità

    Sestri Ponente, forno a legna collettivo a disposizione della comunità

    sestri-ponente-fincantieri-cantiere-navale-dInaugurerà domenica 19 maggio a Sestri Ponente il forno di quartiere realizzato grazie ad una task force che ha visto collaborare assieme Uisp, l’associazione Terra! Onlus, il circolo Filippo Merlino di Sestri Ponente e il Municipio VI Medio Ponente. Gaia, del direttivo del Circolo Merlino, e che da anni è impegnata anche come educatrice Uisp, ci ha svelato in anteprima le iniziative legate a questo progetto.

    L’immagine di un forno di quartiere evoca subito atmosfere antiche, sapori di un pane dalla crosta dura e farinosa, donne impegnate nell’antica e paziente arte della lievitazione. Dal 19 maggio a Genova – Sestri Ponente, un antico sogno diventerà un progetto di tutti e per tutti, all’interno del circolo Merlino, il quale ospiterà nei suoi spazi un forno a legna collettivo, realizzato dai volontari di Terra! Onlus, che hanno messo a disposizione le loro competenze per dare vita ad una struttura, costruita interamente con materiali naturali come terra cruda, argilla e paglia.

    Si tratta di un’iniziativa che si rivolge non solo agli abitanti del quartiere più popoloso di Genova, ma che, grazie all’impegno di Uisp – che ha preso in carico l’aspetto educativo del progetto, prevederà anche una serie di eventi legati all’educazione alimentare e laboratori di panificazione per adulti e bambini.
    «L’idea – come racconta Gaia – nacque circa un anno fa dalla volontà di Uisp, Terra! Onlus e circolo Merlino di dare vita ad un progetto di lungo periodo in cui la condivisione dei saperi tradizionali potesse diventare veicolo di partecipazione sociale e cittadinanza attiva: il forno a legna quindi sarà un bene a disposizione di tutti coloro che vogliano cimentarsi nella panificazione e sarà un luogo di incontro in cui comunicare e socializzare le reciproche conoscenze, i gusti e i prodotti».

    Dopo l’inaugurazione di domenica che terminerà con una grande infornata di pizza per tutti i presenti, sono già previsti cinque appuntamenti, a cura di Uisp Genova, che si svolgeranno nelle settimane a seguire, in cui famiglie, bambini e abitanti del quartiere potranno apprendere alcune tecniche di lievitazione per preparare pani tradizionali, pizze e focacce. Filo conduttore delle iniziative sarà la divulgazione di una corretta educazione alimentare, sempre più marginale nella vita delle persone, e il recupero di un’arte antica, coniugate alla soddisfazione di poter consumare qualcosa che deriva dal proprio lavoro manuale e dalla pazienza dell’attesa che ogni buona lievitazione richiede.
    I singoli che vogliano in seguito utilizzare il forno potranno mettersi in contatto con la segreteria del circolo Merlino, il quale si occuperà di gestire le prenotazioni e l’utilizzo della struttura.

    Chiara Guatelli

  • Intransito: bando di concorso per autori di spettacoli teatrali

    Intransito: bando di concorso per autori di spettacoli teatrali

    scrivere-scrittura-2Il Comune di Genova, in collaborazione con l’Ats-Tegras (Teatro Akropolis, La Chascona, Officine Papage, Teatro dell’Ortica), promuove la rassegna INTRANSITO, un progetto nato per valorizzare il lavoro di giovani compagnie e artisti emergenti che portano avanti una ricerca nell’ambito del teatro.

    Il progetto nasce dalla rassegna Tegras Università, che negli ultimi tre anni ha visto partecipare numerosi gruppi formati da giovani studenti, ed è patrocinato dal GAI (circuito dei Giovani Artisti Italiani).

    INTRANSITO si svolgerà a novembre 2013, due giornate al Teatro Akropolis di Genova: parteciperanno sei soggetti (singoli o in gruppo) che avranno l’opportunità di presentare il proprio lavoro di fronte a operatori, critici e personalità del mondo del teatro a livello nazionale. Il vincitore avrà un corrispettivo in denaro di € 1.250 per il sostegno all’opera realizzata.

    Il bando è rivolto a singoli artisti e/o gruppi teatrali formali e informali aventi sede o comunque operanti sul territorio nazionale, i cui membri siano di età inferiore o uguale ai 35 anni. I partecipanti dovranno presentare un solo spettacolo o performance, che non sia stato premiato in altri concorsi e che utilizzi i linguaggi del teatro nelle sue svariate modalità e forme. Non sono ammessi gli spettacoli di sola danza.

    L’iscrizione al bando è gratuita: il materiale relativo allo spettacolo e la domanda di partecipazione dovranno pervenire entro mercoledì 31 luglio 2013 a mano o tramite raccomandata a
    Comune di Genova
    Direzione Cultura e Turismo
    c/o Archivio Generale
    Piazza Dante, 10 – I° piano
    16121 Genova

    L’elenco dei progetti selezionati sarà pubblicato entro il 15 ottobre 2013 sul sito Genova Creativa. Maggiori informazioni: intransito@comune.genova.it, 010 5573968.

  • Creative Cities e Smart City: due progetti per Genova, il convegno

    Creative Cities e Smart City: due progetti per Genova, il convegno

    Porticato di Palazzo DucaleMartedì 14 maggio 2013 Palazzo Ducale ospita nella Sala del Munizioniere il convegno Verso la creative city.

    Programma

    Ore 9-10.30: introduzione
    I progetti Creative cities, Mediatic, Smart Cities
    con Carla Sibilla, Comune di Genova. Assessore Cultura e Turismo
    Gloria Piaggio, Comune di Genova, Smart cities
    Francesco Oddone, Comune di Genova. Assessore Sviluppo Economico e Smart Cities

    Alcuni dati sulla creative economy a Genova
    Emilia Saglia e Fabio Tenore, Comune di Genova, Creative Cities
    Roberta Prampolini, Daniela Rimondi, Università di Genova

    Ore 10.30-12.15: due workshop in parallelo
    1. La cultura “viva”. Linguaggi, strumenti e pratiche per la produzione artistica contemporanea
    con Ilaria Bonacossa, Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce
    Lisa Parola A.Titolo
    Michele Dantini, Università del Piemonte Orientale
    Modera: Giuliano Galletta (Il Secolo XIX)

    2. Fare cultura. Risorse, strategie, ruoli
    con Mimma Gallina, Associazione Ateatro
    Luca Dal Pozzolo, Fondazione Fitzcarraldo
    Modera: Stefano Bigazzi (La Repubblica. Genova)

    Ore 12.15-13
    Pianificazione integrata culturale e partenariato pubblico privato
    con Claudio Bocci, Federculture

    Ore 13-14: pausa

    Ore 14-14.45
    Creare sistema: le industrie culturali e la città creative
    con Roberta Comunian, King’s College, London (UK)

    Ore 14.45-16.30: due workshop in parallelo
    1. Forme e modi per lo sviluppo della creative economy. Modelli di gestione: incubatori, distretti creativi, reti
    con Andrea Rocco, Genova e Liguria Film Commission
    Philippe Foulquié, Fondatore della Friche de la Belle de Mai – Marseille (F)
    Marco Geronimi Stoll, Rete Smarketing, comunicazione etica
    Modera: Claudio Oliva (Job Centre)

    2. Oltre la creative industry. Spazi e soggetti non convenzionali
    con Joseph Grima, Direttore Domus
    Angelo Rindone, Produzioni dal basso crowdfunding
    Cesare Viel Artista, Accademia Ligustica di Belle Arti
    Modera: Enrico Fravega (Job Centre)

    Ore 16.30-17: coffee break

    Ore 17-19
    Dibattito: le sfide delle creative cities
    con Carla Sibilla, Comune di Genova. Assessore Cultura e Turismo
    Laura Canale, Regione Liguria. Dirigente Affari Europei e Internazionali
    Walter Massa, ARCI Liguria
    Stefano Dellepiane, Compagnia di San Paolo

    L’intera giornata è a ingresso libero.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Julieta Aranda a Villa Croce: intervista alla curatrice Ilaria Bonacossa

    Julieta Aranda a Villa Croce: intervista alla curatrice Ilaria Bonacossa

    ifabodyNei locali del Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce a Genova è arrivata la mostra di Julieta Aranda. Dallo scorso 9 maggio, fino al prossimo 30 giugno sarà possibile visitare (da martedì a venerdì, con orario 9-18.30, e sabato e domenica dalle 10 alle 18.30) i lavori dell’artista messicana: un’indagine aperta sull’idea di tempo e sulle costruzioni sociali che articolano la nostra vita quotidiana. Proprio il 9 maggio si sarebbe dovuta tenere una cerimonia di inaugurazione e una conferenza stampa alla presenza dell’artista.

    Tuttavia, i festeggiamenti sono stati sospesi a causa dei tragici eventi che hanno colpito il Porto di Genova. La mostra è stata quindi aperta, ma senza clamore: così ha preferito sia l’artista che il team del museo. Per la prima volta in Italia con una personale, Julieta Aranda –artista contemporanea di fama internazionale- parte proprio da Genova la sua avventura nel nostro paese, con una mostra ad hoc costituita da opere create appositamente per la prima personale dell’artista in un museo italiano. Organizzata dal Settore Musei del Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce, l’esposizione è stata fortemente voluta da Ilaria Bonacossa, curatrice del Museo di Villa Croce. Siamo andati a fare due chiacchiere proprio con lei e ci siamo fatti raccontare un po’ di retroscena sull’esposizione.

    Due parole sull’artista. Chi è Julieta Aranda?

    «Difficile riassumere in due parole il percorso di un’artista della sua portata. Sono davvero tante le cose da dire su una figura dalla personalità poliedrica e interessante come quella di Julieta. Ci legano un’amicizia e una conoscenza profonda, che hanno portato Julieta a Genova, proprio a Villa Croce. Nata a Città del Messico, Julieta Aranda vive fra Berlino e New York. Classe 1975, ancora giovane, ha già girato mezzo mondo, affermandosi come nome indiscusso nel panorama artistico contemporaneo e partecipando a numerose collettive e importanti manifestazioni internazionali d’arte contemporanea: dalla Biennale di Mosca nel 2007, a quella di Venezia nel 2011, passando per dOCUMENTA13, del 2012. Interessante in particolare un suo progetto, cui ha dato avvio assieme all’amico Anton Vidokle: i due dirigono dal 1999 e-flux, un progetto di network internazionale per la divulgazione artistica, un grande portale online che svolge funzione di informazione in campo artistico e che, partito in via sperimentale e più rudimentale, muove oggi flussi di 90 mila persone al giorno. e-flux ha attivato anche una newsletter che invia due comunicazioni al giorno ai suoi iscritti, informandoli su eventi e nuove tendenze in campo artistico. A e-flux hanno aderito negli anni anche altri artisti della cerchia di Aranda e Vidokle, che ora scrivono sul portale e permettono di gestire un flusso informativo costante e più che cospicuo. Si pensi che un annuncio su e-flux arriva a costare anche 800 euro: questo a dimostrazione dell’importanza assunta dal portale! Gran parte delle entrate degli annunci sono reinvestiti dagli artisti in altri progetti: ad esempio, è stato creato uno spazio espositivo a New York, una sorta di “banco dei pegni” (“pawn shop”) in cui gli artisti possono scambiare i loro lavori, e uno spazio per l’affitto e l´archivio di video tramite e-flux, che funziona anche come portale autogestito per la condivisione di progetti d´arte contemporanea. Si tratta dei progetti Time/Bank, Pawnshop ed e-flux video rental che, avviati nell’ e-flux storefront di New York, hanno fatto poi il giro del mondo. Nonostante i suoi impegni in giro per il mondo, Julieta è riuscita a essere a Genova in occasione dell’inaugurazione di If a Body Meet a Body, restando nella nostra città una settimana. Purtroppo adesso è tornata ai suoi impegni, ma le sue opere restano per fortuna qui, e sono visitabili ancora per tutto il mese di maggio e giugno».

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    Quali sono i temi affrontati dall’artista? C’è un “filo rosso” nella sua produzione?

    «Sicuramente, l’idea di tempo e le costruzioni sociali che articolano la nostra vita quotidiana. I suoi progetti spesso aspirano a riconfigurare i rapporti economici che regolano il mondo dell’arte, offrendo agli artisti la possibilità di diventare agenti attivi e non soggetti passivi di un’economia post-capitalista. Inoltre, tra i tanti lavori, significativo soprattutto il progetto You had no ninth of May! (Non avete avuto il nove maggio!), in cui analizza l’artificiale costruzione dell’idea di tempo, attraverso un archivio di mappe e fotografie scattata sulle isole di Kiribati, nel mezzo del Pacifico, il luogo geografico in cui nel 1995 si decise di spostare la posizione della linea internazionale della data, creando uno sfasamento temporale e passando da oggi a dopodomani». E nella personale di Genova? «Anche nella mostra genovese l’artista ripropone questi temi: dalla riflessione sulla trasformazione della dicotomia lavoro manuale-lavoro intellettuale nell’era della new economy, dei new media e dello strapotere tecnologico, con la formazione di un nuovo “semiocapitalismo” in cui sono le facoltà cognitive –e non più il lavoro fisico- ad essere asservite agli interessi del capitale. Da qui, il costante richiamo nelle opere esposte al rapporto e dicotomia testa-corpo».

    Come  nasce l’idea della mostra a Villa Croce?

    «Quando arrivò, tempo fa, a Villa Croce per fare una visita, Julieta rimase molto incuriosita dal fatto che in una stanza c’era una collezione di sole teste scultoree, opere appartenenti al museo e create da alcuni importanti artisti liguri (Guido Galletti, autore del Cristo degli Abissi di Portofino, Guido Micheletti e Savina Morra) nella metà del secolo scorso. Questo ha molto suggestionato Julieta, che già si interrogava sui rapporti testa-corpo, pensiero-forza fisica, lavoro manuale-attività intellettuale, e lo spettacolo che ha trovato a Villa Croce le ha dato l’input di cui necessitava per mettere a punto i suoi lavori e organizzarli in un tutto organico. L’artista, tra inquietudine e fascinazione, ha iniziato a interrogarsi su cosa pensassero quelle teste e cosa ci fosse dentro di esse, cosa nascondessero. Ma non solo questo: sempre presente il riferimento –peraltro molto attuale- ai nuovi percorsi economici che si sono venuti a delineare nel momento storico dello strapotere tecnologico e al crollo della consueta divisione testa-corpo. Crollata questa scissione, siamo giunti nell’era del web, in cui tutti lavoriamo con la testa e spesso non riconosciamo il nostro corpo. Colletti bianchi e tute blu non esistono più, o forse sono diventati la stessa cosa: anche i vestiti non sono più fattore di discrimine tra classi sociali e magari l’operaio sotto la tuta blu cela vestiti griffati, mentre Marchionne va in giro in maglioncino. Inoltre, qui a Genova è nata anche la riflessione sull’idea di commemorazione: le teste scultoree hanno richiamato in lei quest’idea, che poco dopo ritrovò in Giappone. Qui, Julieta ebbe la possibilità di visitare un museo di calligrafia, in cui vide statue rappresentanti calligrafi rappresentati con le mani mozzate e trovò suggestive somiglianze-contrasti con la collezione genovese».

    Ci racconti come si struttura l’esposizione.

    «La mostra è multimediale: sculture, video, foto, disegni, installazioni. Per cominciare, Aranda ha reinstallato le teste delle collezione di Villa Croce, incrementandole e creando quella che si può definire “una collettività eterogenea fatta di sole teste”. In un’altra stanza, invece, ha inserito una serie di sole mani (dalle suggestioni ricevute dall’esposizione visitata in Giappone), che vogliono essere le mani di operai e, in contrasto con le teste, rappresentare il lavoro manuale, opposto a quello intellettuale. Poi, ha inserito anche video che esplorano il tema del pensiero: cosa pensano queste teste, quali meccanismi interiori celano, quali idee condividono? C’è anche un lavoro precedente, che Julieta ha pensato si inserisse bene nel contesto: “Tools for Infinte Monkeys”, una stanza intera le cui pareti sono coperte da una sorta di carta da parati dattiloscritta. Il titolo rimanda alla storia di cui si era parlato in Gran Bretagna, di alcune scimmie che, chiuse in una stanza e dotate di matita e macchina da scrivere, avrebbe mangiucchiato la matita e optato per la dattilografia. Le scimmie sarebbero riuscite a comporre circa 4, 4 pagine e mezzo, le stesse riprese da Aranda, ingrandite e usate per ricoprire le pareti. Nella stanza, anche una macchina da scrivere modificata, con la sola lettera f, che sembra essere quella più utilizzata dalle scimmie. Si era arrivati al paradosso di sostenere che le scimmie sarebbero state in grado di riscrivere le opere di Shakespeare, ma in realtà senza cognizione di causa gli animali premevano sempre i soliti tasti giusto per sentire il rumore prodotto dalla macchina. Julieta esplora anche questo territorio e osserva questi alter-ego umani, nel loro rapporto corpo-testa. Infine, dei disegni a parete fatti a vinile rappresentanti popolazioni acefale del ‘700, considerate selvagge e “senza testa”. Aranda, nella sua personale, comunica l’immagine violenta di una individualità contemporanea decapitata, smembrata e disarticolata nelle sue componenti essenziali».

    If a Body Meet a Body: da dove questo titolo?

    «Un titolo che incuriosisce e che, a ben guardare, è carico di rimandi colti. A partire dalla canzone scozzese scritta nel 1782 da Robert Burns, “Comin Thro’ the Rye” (ovvero all’incirca “Attraversando la Segale”), che dice proprio così: “Gin a body meet a body/Coming through the rye/Gin a body kiss a body/Need a body cry?”, se una persona incontra un’altra persona attraversando la segale; se una persona bacia un’altra persona, ha bisogno di piangere? La canzone è tanto comune e tanto conosciuta, da essere stata riprese nel celebre romanzo “Il Giovane Holden” di Salinger. Ma perché questa scelta? L’artista ha rivelato che il titolo fa riferimento soprattutto al testo di Salinger, in cui il protagonista, interrogandosi sul suo futuro, modifica inavvertitamente la strofa di una poesia ottocentesca trasformando il verso “if a body meet a body” in “if a body catch a body” (da cui il titolo originale del romanzo “The Catcher in the Rye”). Se il giovane Holden immagina che il suo destino sia quello di afferrare i corpi “prima che cadano nel burrone”, Julieta recupera l’importanza dell’incontro fra corpi, lasciando intendere che da esso possano scaturire infinite possibilità».

    Elettra Antognetti

  • “Stasera vorrei trovare la forza per convincermi…”

    “Stasera vorrei trovare la forza per convincermi…”

    letteredallaluna-quadernoStasera vorrei trovare la forza per convincermi.
    Vorrei trovare la forza per guardarmi intorno, ed esibirmi in un “sì”, un cenno deciso con il capo. Vorrei partire dal presupposto che ogni cosa ha il suo senso solo se smetto di cercarne uno per ogni cosa. E che se tutti vanno in una direzione, procedere in quella contraria non deve essere una presa di posizione e, soprattutto, non deve trattarsi di una scelta rivelatrice, non deve rivelare proprio nulla circa colui che la compie.

    E vorrei capire, stasera, perché si finisce sempre nel deve o non deve, perché diventiamo assolutisti ogni volta che prendiamo una decisione o che maturiamo un nostro parere su qualsivoglia argomento.

    Io stasera vorrei tanto non avere pareri, essere vergine, e non sentire il bisogno di farmi penetrare da qualcosa o qualcuno.

    Questa sera vorrei pensare alla mia persona come un soggetto privo di desideri, o anche solo timide attitudini, vorrei essere privo di me e ricominciare da capo. Per poi, magari, rifare ogni singola cosa. Questa volta, però, senza prima pensarci.

    PS Bisognerebbe ricoprire il mondo di pannelli fonoassorbenti, ché il vero rumore arriva da fuori, quello del nulla, dell’ignoto.

    Gabriele Serpe

  • Teatro indipendente in Liguria: le compagnie riunite in Vetrina

    Teatro indipendente in Liguria: le compagnie riunite in Vetrina

    tilt-teatroSi è svolta questo fine settimana la Vetrina Expò 2013 di Tilt – Teatro Indipendente Ligure, la rete di sedici compagnie indipendenti nata nel luglio 2011: due giorni di spettacoli a ingresso gratuito in un luogo inedito per eventi di questo tipo e sconosciuto a buona parte dei genovesi, l’ex Abbazia di San Bernardino in zona Carmine.

    Ho preso parte alla giornata di domenica, in cui si è svolta nel pomeriggio una nuova assemblea di dIstruzioni per l’uso: Anna Russo e Danilo Spadoni di Tilt e Mirco Bonomi del Teatro dell’Ortica hanno fatto il punto sul primo incontro con l’Assessore Angelo Berlangieri, avvenuto lo scorso 22 aprile. È emersa la necessità di definire quali categorie faranno parte della Consulta Regionale: solo il teatro o tutte le categorie di spettacolo dal vivo (incluse musica, arte di strada, etc)? Solo lo spettacolo dal vivo o anche il cinema? Solo professionisti o anche amatori?

    Il dibattito con il pubblico, durato poco più di un’ora, ha fatto emergere l’esigenza di ripensare il senso della cultura, a partire da alcuni ambiti già analizzati negli incontri precedenti: garantire maggiore trasparenza nei bandi e nei finanziamenti, che non devono essere più limitati a una “politica assistenzialista” per tamponare situazioni di crisi ma ripensati in progetti condivisi e a lungo termine; censire gli spazi non utilizzati di proprietà della Pubblica Amministrazione per aprirli in occasione di eventi e rassegne, destinarli a compagnie che vogliono usarli come luogo di lavoro, etc; sottolineare che gli operatori della cultura sono anzitutto professionisti che vogliono lavorare e vivere del loro lavoro.

    A seguire, si sono svolti alcuni spettacoli a cura delle compagnie di Tilt. Ogni compagnia aveva a disposizione mezz’ora, per mettere in scena una pillola di un proprio spettacolo e raccontare la propria attività. Fiona Dovo del Teatro delle Formiche ha rappresentato due facce del proprio percorso di ricerca: Piedi per terra e testa per aria, uno spettacolo per bambini sul tema della natura e il video Per colpa di Nevio (realizzato con Irene Pacini) sul tema dell’omosessualità. La Compagnia del Teatro SACCO di Savona porta La sindrome di Stoccolma, nato in collaborazione con Il Sipario Strappato di Arenzano: uno spettacolo di attualità che ha richiamato alla mente di tutti i presenti l’ultimo fatto di cronaca sull’argomento, le tre donne liberate in Ohio dopo dieci anni di prigionia. Molto toccante The Cut | Lo strappo, progetto del Teatro dell’Aria realizzato in Sudafrica dal collettivo Gugu Women Lab sul tema delle mutilazioni genitali femminili. La Compagnia dell’Ordine Sparso di Sarzana propone una pillola di Igor, spettacolo sui vizi capitali. Una carrellata su “cos’è oggi il giornalismo”, che chiunque fa o vorrebbe fare questo mestiere dovrebbe guardare, è il tema di NewsCy®cle della Compagnia Filò (che sarà, sotto forma di installazione, al Teatro della Tosse per Danzareteatro). Infine il Gruppo Stranità, laboratorio che da 14 anni Anna Solaro cura al Teatro dell’Ortica con pazienti psichiatrici, propone un estratto di Voci di dentro, spettacolo di “antipsichiatria” sul tema delle dispercezioni uditive.

    Marta Traverso