Mese: Febbraio 2014

  • Quinto, area ex Aciom: un immenso cantiere abbandonato sul rio Bagnara

    Quinto, area ex Aciom: un immenso cantiere abbandonato sul rio Bagnara

    quinto_via majorana optUn immenso sbancamento che spesso si trasforma in acquitrino, quasi 6 anni di cantiere in abbandono, nel mezzo due ricorsi al Tar della Liguria e almeno 4 diverse versioni progettuali per un intervento che resta solo sulla carta, infatti, ancora oggi non sappiamo quale sarà il destino dell’ex area industriale di via Majorana, a Genova Quinto, un tempo occupata dai capannoni dell’Aciom. Qui, fin dal lontano 2007, anno della prima approvazione del progetto della società Pama & Partners srl, è prevista la realizzazione di un edifico residenziale con annessi box interrati, una grande piscina condominiale e un giardino pubblico. Ma il contenzioso giudiziario e la crisi del mattone hanno fatto sì che – dalla primavera 2008 – una volta eseguita la demolizione dei preesistenti manufatti, realizzato lo scavo e la palificazione del terreno, in pratica non si sia più mossa una foglia. Con grande disappunto degli abitanti, all’inizio preoccupati dall’impatto della nuova edificazione (la prima soluzione progettuale prevedeva addirittura un unico corpo di fabbrica alto 8 piani, poi in seguito, come vedremo, le volumetrie sono state parzialmente ridotte, per lo meno in altezza), e adesso altrettanto scorati dinanzi ad un cantiere perennemente fermo, senza alcuna notizia in merito al futuro dell’area. Siamo nel fondo valle del rio Bagnara, estremo Levante genovese, un territorio che – nonostante la speculazione edilizia degli anni ’70, evidenziata dalla presenza di palazzi a 3-4 piani – conserva tutt’oggi una qualità ambientale apprezzabile vista la disseminazione di tracce architettoniche del recente passato legato a frantoi, canalizzazioni per l’acqua e coltivazioni d’ulivo, senza dimenticare la sopravvivenza di un antico percorso pedonale che fiancheggia il rivo, dotato di significativa valenza storico-culturale.
    L’ambizioso progetto denominato pomposamente “Le Terrazze del Levante”, così è descritto nel sito della società proponente, la Pama e Partners srl (con sede a Genova in via Assarotti): “Realizzazione di un fabbricato di moderne caratteristiche, rientrante nella classe energetica “A”, circondato dal verde di un parco e del tutto staccato dal traffico automobilistico. Il complesso sarà dotato di una piscina di proprietà, mentre le unità residenziali – dotate di ampie terrazze saranno climatizzate e munite di diversi servizi di domotica. Nel sottosuolo del fabbricato e del parco verranno realizzati ampi box auto destinati, oltre che agli appartamenti sovrastanti, anche ad essere ceduti ad utenti residenti nelle vicinanze”.

    L’iter approvativo

    Il progetto di “ristrutturazione urbanistica per la realizzazione di un edificio residenziale, spazi pubblici e relative opere urbanizzazione in via Majorana a Genova Quinto e rinaturalizzazione del rio Bagnara fino alla foce” è stato approvato dalla Conferenza dei servizi deliberante lo scorso 4 marzo 2013.
    La Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio della Liguria, con nota 14598 del 15/5/2012, ha rilasciato, nell’ambito dell’Autorizzazione Paesaggistica, parere favorevole. Da tale autorizzazione si evince “…la nuova soluzione presentata vede una cospicua riduzione delle altezze del fabbricato, migliora decisamente l’inserimento della nuova volumetria residenziale nel contesto, in quanto il nuovo edificio si attesta al di sotto delle quote delle coperture degli edifici posti a monte sul versante destro della valletta, e non ostruisce gli affacci più qualificanti degli edifici circostanti”.
    Con deliberazione di Giunta del 7 febbraio 2013 il Comune ha approvato il progetto e la bozza di convenzione relativa alle opere di urbanizzazione. La deliberazione ha recepito i pareri dei civici settori competenti, tra i quali il settore Pianificazione urbanistica del Comune che, nell’ottobre 2012, afferma “…l’intervento risulta conforme alla disciplina urbanistica vigente e al progetto preliminare di PUC”.
    Nel verbale della Conferenza dei servizi deliberante del 4 marzo 2013, inoltre, si legge “…la Provincia di Genova, Direzione pianificazione generale e di bacino, Servizio controllo e gestione del territorio, con nota prot. 92125 del 17/07/2012, ha trasmesso il provvedimento dirigenziale n. 3826 datato 11 luglio 2012 NO 01883, nulla osta idraulico di autorizzazione per gli interventi di riqualificazione idraulica e rinaturalizzazione previsti dal progetto… con nota prot. 54032 del 27 aprile 2012 ha trasmesso il provvedimento dirigenziale n. 1831 del 30 marzo 2010 di rinnovo alla società Pama & Partners srl della concessione idraulica per tombinatura in c.a., in attraversamento del rio Bagnara in località Genova Quinto costituente pertinenza del demanio idrico, con validità fino al 31/12/2017”.

    Dagli uffici comunali preposti si viene a sapere che il titolo abilitativo è stato rilasciato il 30 maggio 2013. Dunque, ai sensi di Legge, i titolari del progetto hanno un anno di tempo per dare inizio ai lavori, ovvero entro il prossimo 30 maggio 2014. Bisogna ricordare, però, che il recente “Decreto del fare”, per i titoli abilitativi efficaci in base all’entrata in vigore del decreto e non in contrasto con le vigenti norme urbanistiche, consente un’ulteriore possibilità: previa adeguata comunicazione, la società proponente ha la facoltà di chiedere una proroga di altri due anni del termine di inizio lavori.
    Al momento non sarebbe arrivata alcuna informazione in tal senso ma è altrettanto vero che non si ha alcun sentore di un’accelerazione da parte di Pama & Partners srl ai fini di avviare la costruzione dell’opera. Era Superba ha provato più volte a contattare telefonicamente i responsabili della società, senza ottenere risposta.

    L’ultima versione del progetto e gli oneri di urbanizzazione

    L’ultima versione del progetto prevede la realizzazione di un insediamento residenziale di qualità alta articolato in due corpi (mentre originariamente il volume era compatto): un edificio per complessivi 2757 mq con 39 unità abitative che si sviluppano su blocco principale di 6 piani fuori terra (con una riduzione di circa 5,30 metri di altezza rispetto al precedente progetto) che conferma la profondità e lo sviluppo di facciata della prima versione e da un piccolo volume adiacente suddiviso in due unità immobiliari posto in corrispondenza dell’angolo nord-ovest; un’autorimessa interrata, in parte sottostante l’intervento residenziale, con 39 box di pertinenza alle nuove unità immobiliari e circa un’ottantina di libera commercializzazione per gli abitanti dell’intorno; impianti sportivi condominiali (grande piscina) in continuità con la superficie verde d’uso pubblico. E ancora, la realizzazione di un giardino pubblico per complessivi mq 2631 mq e di nuovi percorsi di uso pubblico; il miglioramento delle dotazioni di parcheggio pubblico. Infine, alcuni interventi di bonifica idraulica e rinaturalizzazione del rio Bagnara; la tombinatura sul torrente stesso quale accesso alle abitazioni, ai box e al passaggio pedonale.

    “La viabilità pedonale viene ricucita tramite la realizzazione di un nuovo tratto di via dell’Ulivo in sponda destra e di una nuova passerella in corrispondenza di via Cuniolo – si legge nel verbale della Conferenza dei servizi deliberante del 4 marzo 2013 – Il nuovo tratto di via dell’Ulivo previsto in sponda destra sarà ceduto alla civica amministrazione e costituirà viabilità pubblica pedonale [… ] Le opere previste consentono un sostanziale miglioramento della viabilità e degli spazi pubblici in quanto il sito viene collegato alla rete dei percorsi pedonali esistenti attraverso un percorso pubblico a norma, vengono demolite due passerelle ritenute di potenziale rischio idraulico, pertanto in contrasto con il Piano di bacino, e vengono sostituite da idonea passerella […] Viene riqualificato con adeguati interventi di pulizia e rinaturalizzazione l’alveo del rio Bagnara”.

    La quota oneri di urbanizzazione complessivamente dovuti per l’intervento è pari ad euro 510.517,39. Come si evince dalla bozza di convenzione “…la parte privata si impegna a realizzare a propria cura e spese le opere di urbanizzazione: parcheggio a uso pubblico a raso con verde di arredo e di completamento in fregio a via Majorana, per una superficie di circa mq 514 (in servitù d’uso pubblico); viabilità carrabile e pedonale di raccordo con il nuovo tracciato di via dell’Ulivo; percorso viario pedonale (transitabile carrabilmente esclusivamente da mezzi di soccorso) con pavimentazione in pietra; tratto di rete nera e raccordo acque bianche in sostituzione del collettore esistente nell’alveo del rio Bagnara; sistemazione a giardino, di uso pubblico, di un’area adiacente al complesso residenziale in parte su copertura di autorimessa privata, per complessivi mq 2631; opere di adeguamento e connessione tra nuova viabilità pedonale e le strade comunali via dell’Ulivo e via Granello; costruzione nuova passerella pedonale sul rio Bagnara di collegamento con la viabilità pubblica pedonale (via Cuniolo) previa demolizione di due passerelle per eliminare la criticità di rischio idraulico”.
    La parte privata, inoltre, si impegna a realizzare, sempre a propria cura e spese, le seguenti opere di rinaturalizzazione del rio Bagnara (in parte nel tratto corrispondente alla proiezione della proprietà ed in parte su tratti esterni): realizzazione di opere di riqualificazione per ripristinare la naturalità del torrente mediante interventi di pulizia e creazione di piccole briglie e raschi con materiali lapidei analoghi a quelli caratteristici del sito; riqualificazione delle sponde; ripristino della naturalità e pulizia dell’alveo; riduzione del volume della cabina Enel posta a valle dell’intervento, tramite demolizione parziale del fabbricato per consentire l’allargamento della sponda del torrente, previo specifico accordo con la società stessa.
    Nella delibera di Giunta comunale del 7 febbraio 2013 si legge “…dal contributo afferente il permesso di costruire commisurato all’incidenza delle opere di urbanizzazione sarà scomputato, al momento del rilascio del titolo abilitativo, il costo delle opere di urbanizzazione che la parte privata si è impegnata a realizzare […] Gli importi delle opere previste non a scomputo dal contributo per il rilascio del permesso di costruire determinati in via preliminare e provvisoria dal soggetto attuatore ammontano a euro 1.157.100,86; all’atto della presentazione della progettazione esecutiva delle opere di urbanizzazione si provvederà alla determinazione dell’esatto importo per la realizzazione delle stesse; a garanzia della puntuale e completa esecuzione delle opere, la parte privata si impegna a consegnare al Comune, all’atto di acquisizione del titolo abilitativo, idonee fideiussioni per un importo commisurato al costo delle opere”.

    Quinto via Majorana: la storia e il contenzioso giudiziario

    Come detto in apertura il progetto di via Majorana ha avuto un iter a dir poco travagliato. La prima approvazione in Conferenza dei servizi deliberante risale addirittura al 19 gennaio 2007, ai tempi della Giunta dell’ex Sindaco Giuseppe Pericu.
    A seguito del ricorso promosso da alcuni abitanti della zona, con sentenza del Tar Liguria n. 308 del 20 febbraio 2008, sono stati annullati gli atti impugnati.
    Nel marzo 2008 risultavano realizzate esclusivamente tutte le demolizioni dei corpi di fabbrica, il parziale sbancamento e le opere di contenimento del terreno. Nell’aprile 2008 i lavori sono pressoché sospesi.
    La società proponente, però, non si dà per vinta e presenta un nuovo progetto. Nel dicembre 2009 il Comune concede il titolo abilitativo all’intervento.
    Ma interviene un nuovo ricorso al Tar Liguria che, con sentenza n. 5007 del 21/06/2010, annulla l’atto di assenso edilizio ritenendo fondati due punti del menzionato ricorso, riferiti alla computabilità nella superficie agibile (S.A.) del piano parcheggi.

    L’avvocato Giovanna Lombardi è uno dei legali di parte dei residenti, vincitori di due ricorsi «Il Tar ha dato indicazioni su come deve essere computata la superficie agibile complessiva dell’edificio, quindi tenendo conto anche dei parcheggi interrati. Il giudice amministrativo ha stabilito che le volumetrie previste dovevano essere ridotte. Il soggetto attuatore del progetto ha interpretata la sentenza a modo suo, ovvero riducendo l’altezza dell’edificio principale. Questo secondo l’ultima versione progettuale che abbiamo visto. Adesso la situazione è in divenire. Noi comunque siamo pronti ad agire nel caso dovesse configurarsi un intervento non in linea con le indicazioni del Tar».

    Nel 2010, dunque, la società Pama & Partners elabora l’ennesima versione progettuale in attuazione della sentenza. La seduta referente della Conferenza dei servizi si svolge il 10 marzo 2011. Ma nel frattempo, a seguito di osservazioni del Municipio Levante, i proponenti rielaborano ancora il progetto.
    La nuova seduta di Conferenza dei servizi si svolge il 2 settembre 2011.
    Gli avvocati Lombardi e Piscitelli, con nota del 31 ottobre 2011, in nome e per conto di alcuni proprietari di unità immobiliari poste in prossimità di via Majorana, scrivono “…la soluzione proposta è meno impattante della precedente versione, rileviamo, però, che la riduzione in altezza non comporta la riduzione volumetrica specificando che la scelta di riproporre di suddividere il volume recuperato in due corpi di fabbrica tende ad aggravare la percezione dell’ingombro volumetrico con un fronte di maggiore ampiezza rispetto a quello dell’edificio unico presentato in referente del 2011; le modifiche apportate al progetto non risultano tali da poter superare i profili ostativi che derivano dal vincolo paesistico che grava sull’area… gli esponenti chiedono che il Comune e la Soprintendenza valutino rigorosamente la compatibilità dell’intervento… si rinnovano le preoccupazioni relative all’impatto che l’intervento avrà sulla viabilità della zona, in quanto il nuovo progetto prevede 39 unità abitative a fronte delle 33 precedentemente previste… per quanto concerne la sistemazione della viabilità pedonale anche la soluzione proposta in questo ultimo progetto non consente di soddisfare la ricucitura e la ricostruzione di tutti i percorsi pedonali pubblici esistenti”.

    Il fronte dei contrari

    «Con un intervento così impattante si distrugge l’equilibrio naturale di un terreno già compromesso dalle precedenti cementificazioni, deviando per sempre il flusso naturale dei rii esistenti – spiega Ester Quadri, residente in zona e ambientalista del circolo Nuova Ecologia di Legambiente – Questo insediamento potrebbe trasformarsi nell’ennesima bomba ambientale. Occorre un risanamento completo perché non si può lasciare un simile spazio degradato in mezzo alla città».

    L’associazione ambientalista Italia Nostra – intervenuta in sede di Conferenza dei servizi – oltre a denunciare il pesante impatto sull’ambiente circostante di un simile intervento a pochi passi da un corso d’acqua, con nota del 9 maggio 2011 ha richiamato “…il valore della conservazione dei percorsi pedonali, richiedendo di evidenziare, attraverso segnaletica adeguata, l’antica percorrenza storica dei tracciati in oggetto con l’individuazione e valorizzazione degli antichi frantoi rimasti lungo il tracciato”. Per quanto riguarda la mobilità, invece Italia Nostra ha sottolineato che “…il progetto è privo di documentazione che certifichi la sostenibilità dell’intervento dal punto di vista del transito auto veicolare, data la contenuta sezione stradale e la prevista realizzazione di box che verranno in parte destinati alla libera commercializzazione”, chiedendo in conclusione di “…modificare il progetto con un percorso condiviso con i cittadini”.

    Patrizia Pivetta è uno dei residenti che ha promosso i due ricorsi al Tar Liguria «In sintonia con i nostri avvocati abbiamo deciso di fermarci e di non presentare un ulteriore ricorso. Anche perché, da quello che ci hanno spiegato, sarebbe difficile ottenere altri risultati. Ovviamente, almeno per una parte di abitanti, sarebbe stata meglio l’opzione zero, visto che l’ultimo progetto recentemente approvato dall’amministrazione comunale, seppure di dimensioni leggermente ridotte, è comunque impattante». Dopo l’avvenuta approvazione «Sinceramente immaginavamo che la società proponente avrebbe dato il via ai lavori – continua Pivetta – E, invece, il cantiere è tuttora fermo e abbandonato».
    I possibili scenari futuri sono molteplici. Ad esempio, la società potrebbe attendere di incamerare le risorse necessarie, tramite altre operazioni immobiliari, oppure starebbe pensando di cedere il progetto ad eventuali società terze interessate all’intervento.

    Fatto sta che oggi, febbraio 2014, l’area di via Majorana «È ormai diventata un grande scavo che si riempie continuamente d’acqua non solo per colpa delle frequenti piogge – conclude la signora Pivetta, residente in zona – Prima, almeno, c’era una pompa che asciugava il terreno, adesso nemmeno più quella. Ricordo che si parlava di riqualificazione del rio Bagnara. Ma come è possibile parlare di riqualificazione in un sito abbandonato a se stesso da quasi 6 anni? Noi abitanti vogliamo sapere quale destino ci attende».

    Matteo Quadrone

  • Acquistare un’auto vecchia di due anni come nuova di pacca. Occhio all’imbroglio

    Acquistare un’auto vecchia di due anni come nuova di pacca. Occhio all’imbroglio

    macchine-parcheggiCari lettori e care lettrici, vicini e lontani. Questa settimana vi voglio raccontare una storia, una storia vera, non una favola. Si tratta di un caso segnalato alla redazione. Il nostro lettore ha acquisto una autovettura di un certo valore (Mercedes) , ritenendo di ottenere un’agevolazione o, se vogliamo, una promozioneDai conteggi della finanziaria, ovviamente e normalmente collegata alla casa automobilistica, risulta però un prezzo ben diverso da quello pattuito, qui vi voglio mettere in guardia da un’insidia.

    Purtroppo, negli ultimi anni, le case automobilistiche hanno il meraviglioso vizio di mettere in produzione i cosiddetti “model year”; moda secondo la quale ogni anno cambia il modello di un’auto. Ah, potere del consumismo capitalistico!

    Questo fa sì che quasi tutte le vetture in vendita, di anno in anno differiscano, seppur per dettagli talvolta trascurabili, di un poco rispetto alle corrispondenti versioni dell’anno precedente. Si tratta di particolari per gli occhi più attenti, tanto che per soggetti non proprio intenditori di automobili l’inganno viene facilmente servito sul tavolo…

    Voi direte: compro una rivista specializzata in automobili, vado a verificare versioni e prezzi della vettura che voglio comprare e sono tranquillo. Assolutamente no, non basta. Le automobili possiedono un numero di telaio, che identifica ancor più precisamente l’anno di produzione del veicolo ed il modello. Certo, mica possiamo andare dal concessionario e coricarci sotto la macchina!

    Però il trucco c’è e talvolta si vede. Prima di ritirare la vostra nuova auto, verificate sul libretto di circolazione il numero di telaio, così potete fare in un tempo relativamente rapido le verifiche del caso. Il nostro lettore, che non l’ha fatto, nel 2013 ha acquistato un’auto che stazionava nei locali di vendita da… due anni! E glielo hanno venduto come nuovo di zecca.

    Sicuramente, costui potrà fare le sue ragioni, ma si sa, le vertenze sono lunghine. Ve l’avevo detto che non si trattava di una favola: in quel caso avremmo avuto un lieto fine.

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Porto di Genova, ritrovato ordigno bellico a Calata Tripoli: attivate procedure per la rimozione

    Porto di Genova, ritrovato ordigno bellico a Calata Tripoli: attivate procedure per la rimozione

    Porto di Genova, ritrovamento ordigno bellicoNel Porto di Genova, a Calata Tripoli,  è stato ritrovato durante i lavori in corso al Terminal San Giorgio, un ordigno bellico che sembrerebbe risalire alla Seconda guerra mondiale. “L’ordigno è di medie dimensioni – si legge nella nota stampa diffusa dall’Autorità portuale –  è lungo 160 cm ed ha un diametro di 60 cm. L’area, è stata messa in sicurezza grazie alla costruzione di un terrapieno alto due metri che isola l’ordigno dal resto del terminal. A seguito del ritrovamento, sono state attivate tutte le procedure necessarie alla rimozione dell’ordigno che avverrà nel più breve tempo possibile. Come è accaduto anche per gran parte dei residuati bellici ritrovati durante i lavori in porto negli ultimi anni, verrà trasportato in sicurezza fuori dal porto e verrà fatto brillare in un luogo isolato”.

    L’Autorithy nella nota ricorda che negli ultimi dieci anni, in concomitanza con i lavori che sono stati effettuati a terra e i dragaggi nel porto di Genova, sono stati riportati alla luce circa una ventina di ordigni bellici: “il più grande rinvenuto fino ad oggi era stato ritrovato nel 2012 a Calata Giaccone a 12 metri di profondità e, a seguito dell’intervento degli artificieri, era stato trasferito e fatto brillare”.

  • Bike Sharing a Genova, ecco il nuovo piano tarrifario per rilanciare il servizio

    Bike Sharing a Genova, ecco il nuovo piano tarrifario per rilanciare il servizio

    biciclette-posteggi-DIEcco i nuovi piani tariffari per il servizio di bike sharing offerto dal Comune di Genova. Per quanto riguarda il bike sharing, che ora sarà esteso anche agli utenti occasionali, si darà mandato al gestore Genova Parcheggi (divenuta a tutti gli effetti società partecipata del Comune, qui l’approfondimento) di applicare un piano tariffario che prevede una quota fissa ovvero un abbonamento annuale (50 euro) e una tariffa oraria massima pari a 3 euro. Per quanto riguarda gli utenti definiti “occasionali”, ovvero turisti e genovesi senza abbonamento annuale, ecco la possibilità dell’acquisto a 6 euro di un ticket giornaliero valido dalle 6 alle 22 (estendibile anche a tre giorni al prezzo di 12 euro, mantendendo però invariata la restituzione del mezzo alle 22 di ogni giorno) e un ticket settimanale (composto da quota fissa, con tariffa di 12 euro e quota variabile a consumo a 3 euro all’ora).

    [foto di Diego Arbore]

  • Grillo vs Renzi, la sagra delle polemiche inutili e i veri limiti del Movimento 5 Stelle

    Grillo vs Renzi, la sagra delle polemiche inutili e i veri limiti del Movimento 5 Stelle

    Beppe GrilloQuasi ogni giorno arrivano conferme del fatto che il Movimento 5 Stelle è un progetto politico deficitario. Un episodio rivelatore è proprio quello recente della “non-consultazione” in streaming con Renzi: ma a questo riguardo occorre subito precisare per quali aspetti questa “scenetta” non è rilevante.

    La sagra delle polemiche inutili

    Ovviamente non ci interessa il “fascismo verbale” e le altre amenità che piacciono tanto alla maggioranza dei detrattori: quello è solo folklore. Neppure si può sostenere, come ho già avuto occasione di dire, che al M5S manchi coerenza

    Sappiamo già che i nuovi arrivati in Parlamento si propongono innanzitutto di mandare a casa la vecchia politica, identificata nella forma-partito tradizionale fatta di dirigenti autoreferenziali e accordi presi alle spalle degli elettori: e dunque era piuttosto prevedibile che non si potesse fare eccezione per un Renzi qualsiasi solo perché all’anagrafe conta 39 anni. Né si può dire che Grillo avesse ricevuto un mandato preciso per cercare il dialogo. La votazione on-line promossa tra gli iscritti doveva decidere sull’opportunità o meno di partecipare – cito letteralmente – a “una farsa”: per cui non si può concludere che la consultazione sia stata un’occasione sprecata, dato che l’utilità della cosa era evidentemente esclusa sin dal principio. E non si tratta certo di un’idea personale di Grillo calato dall’alto: al contrario, stiamo parlando di quella che da sempre è la linea ufficiale del movimento.

    Ovviamente si può essere in disaccordo; e ci si può anche chiedere che senso abbia partecipare a una votazione in cui decidere, sostanzialmente, se insultare Renzi di persona o spedendogli una cartolina. Ma un iscritto al movimento non si può lamentare con Grillo perché fa quello che ha sempre sostenuto e praticato. La realtà è che probabilmente molti si sono avvicinati alla nuova forza politica senza capire bene di cosa si trattasse: e ora cominciano a rendersi conto di tutti quei limiti che forse si intuivano da subito e che ad oggi ancora non sono stati affrontati.

    Limiti strutturali

    Beppe GrilloSembra dimostrarsi corretto, ad esempio, quello che avevo scritto due anni fa: ossia che l’idea di sfruttare la verve comunicativa di Grillo, alla lunga, si sarebbe rivelata un’arma a doppio taglio; perché, se da un lato porta consensi, dall’altro impedisce la formazione di una leadership interna con una visione politica e un programma alternativo, e con ciò messa in grado di rispondere all’elettorato e di confrontarsi con le altre forze politiche.

    L’idea stessa che si possa rinunciare a una leadership e ad una visione politica semplicemente ricorrendo a consultazioni sulla rete (anche questo lo avevo scritto) alla prova dei fatti non sta funzionando. Ogni volta che c’è da decidere qualcosa Grillo deve trovare degli esperti fidati, metterli sul web, avviare una discussione e indire una votazione: il che è tutto molto bello, se non fosse che, nel mentre, le altre forze politiche hanno già trovato un accordo per votare quello che piace a loro. E non è solo un problema pratico: è anche un problema ideologico.

    Le votazioni on-line finiscono spesso in sostanziale parità, col risultato che pochi voti possono ribaltare completamente la linea di tutto il movimento. Cosa succederebbe se la votazione venisse ripetuta e il risultato fosse diverso? Di Maio e Di Battista si dovrebbero mettere a difendere di colpo la tesi contraria? È evidente, insomma, che una proposta politica si riconosce soprattutto dalle idee; che è con il merito dei contenuti, e non solo per un metodo, che si può chiedere il voto agli elettori; e infine che non si può rinunciare ad avere un’anima in cambio di un sondaggio su internet.

    Limiti di programma: occhio al luogocomunismo

    La scenetta del “colloquio” con Renzi dovrebbe far venire qualche perplessità anche per quello che riguarda il merito delle proposte. Ad esempio: com’è che il Partito Democratico (Grillo dixit) fa “copia e incolla di metà del programma” del movimento? Se da iscritto del M5S mi accorgo che quello che faccio viene replicato dal premier in pectore di un partito “morto”, che difende “banche, poteri forti e De Benedetti” e che non vale nemmeno la pena stare a sentire, come minimo devo cominciare a preoccuparmi. E forse dovrei anche chiedermi cosa ci sia nel mio programma che piace così tanto a quelle stesse “banche, poteri forti e industriali”.

    La risposta è che, purtroppo, anche il M5S, in mancanza di una visione ideologica di riferimento, può diventare preda del conformismo del ricettario politico pret-a-porter; vale a dire un miscuglio improbabile di tagli agli sprechi”, diminuzione delle tasse”, investimenti produttivi”, riforme strutturali”, “riduzione dei costi della politica”, “lotta alla corruzione”, “grinnecconomi”, “niutecnologgi” e “bisogna-sbattere-i-pugni-sul-tavolo-in-Europa” che l’economista Alberto Bagnai, con felice espressione, ha ribattezzato “luogocomunismo”.

    Questa definizione coglie bene il senso di una politica che trasversalmente è tutta dedita alla ripetizione di un mantra, cioè una formuletta che sta a metà tra la buona intenzione e l’inutile tautologia, che è svincolata da ogni seria riflessione scientifica e che chiunque può far sua per dare l’impressione di avere capito cosa vada fatto. Ma dietro al luogocomunismo, in realtà, si nasconde un pauroso vuoto culturale che è la cifra vera della inadeguatezza della nostra classe dirigente e che è invece funzionale agli interessi dell’establishment, ben contento del fatto che la gente non sappia più distinguere tra politiche di destra e politiche di sinistra.

    A fronte di questo scenario sconfortante la giovane età e la dimestichezza nell’uso di internet servono a poco, se non a buttare nello stesso calderone Renzi e Grillo.

    Il merito di fare opposizione

    Ciò non toglie che alcune intuizioni e alcuni esiti del M5S restino positivi: il problema sta nell’avere declinato coerenza e democrazia in senso ottusamente radicale. Pertanto senza un processo di rinnovamento interno che passi per la critica a certi capisaldi – sempre ammesso che sia possibile –, ad oggi il M5S può contare su un solo vero punto di forza: quello di continuare a fare opposizione. Checché se ne dica, infatti, non è l’accordo a tutti i costi, ma il confronto che fa la democrazia. E la virtù di Grillo è proprio quella di opporsi a partiti che, dal canto loro, continuano a sbagliare tutto.

    Andrea Giannini

  • Pontedecimo, demolito il palazzo costruito sul fiume. Spazio ai mezzi del Terzo Valico nella “valle militarizzata”

    Pontedecimo, demolito il palazzo costruito sul fiume. Spazio ai mezzi del Terzo Valico nella “valle militarizzata”

    Demolizione Palazzo PontedecimoGiorni caldi in Val Polcevera per quanto riguarda l’avanzamento dei lavori nei cantieri del Terzo Valico. Dopo la demolizione del palazzo in via Pieve di Cadore, a Pontedecimo, effettuata lo scorso fine settimana in una valle letteralmente blindata dalle forze dell’ordine, si avvicina la giornata nazionale di mobilitazione – sabato 22 febbraio – organizzata dal Movimento No Tav No Terzo Valico in tutta Italia. Nel frattempo, questo pomeriggio, dalle ore 18:30, presso la S.O.C. di San Biagio, AperiNoTav per finanziare le spese legali del ricorso al Tar, promosso da comitati e residenti (che sarà presentato domani, rimandiamo a ulteriore approfondimento su questo pagine, ndr), contro il cantiere del Terzo Valico “CLB 4 – Bolzaneto” in zona cimitero della Biacca.

    Partiamo da Pontedecimo e da una “valle militarizzata”, come l’ha definita Davide Ghiglione, capogruppo Federazione Sinistra in Municipio Valpolcevera e militante No Tav «I blindati e i blocchi stradali presenti nel week end a Pontedecimo richiamavano gli ambienti del “Deserto dei Tartari”: decine di esponenti delle forze dell’ordine che, invece di contrastare la criminalità organizzata, aspettavano improbabili contestazioni. Nelle coscienze di tutti stanno i soldi sprecati che, invece, potrebbero essere utilizzati per il trasporto pubblico e l’ammodernamento delle linee ferroviarie».

    Il civico 1prima della demolizione
    Il civico 1prima della demolizione

    L’abbattimento del palazzo, costruito direttamente nell’alveo del torrente Verde che impazzì nell’alluvione del 1993 (qui un video amatoriale dell’epoca) distruggendo due ponti fra cui quello distante pochi passi dall’ormai ex civico 1, è funzionale alla realizzazione di un by-pass stradale per facilitare il passaggio di camion e mezzi pesanti diretti ai cantieri del Terzo Valico. Anche la strada di S. Marta sarà allargata in alcuni punti e verrà realizzato un nuovo tratto, tra i ponti ferroviari e le piscine di Pontedecimo, meno tortuoso rispetto a quello esistente. Difficile al momento essere precisi sui tempi di intervento, anche alla luce dei numerosi rimandi che hanno preceduto la demolizione dell’edificio di via Pieve di Cadore 1: «Interventi sicuramente utili per la popolazione –  sottolinea Ghiglione – peccato però che la stessa dovrà subire traffico e inquinamento per almeno una decina di anni».

    Le foto della demolizione

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    La giornata nazionale NoTav  a Genova

    Come detto in apertura, sabato 22 febbraio si svolgerà la giornata nazionale di mobilitazione contro l’alta velocità ferroviaria «A Genova saremo in presidio in piazza San Lorenzo a partire dalle ore 15 – ricorda Ghiglione – Ribadiremo le nostre posizioni contro lo spreco delle risorse pubbliche e contro la devastazione del territorio. Ma soprattutto vogliamo focalizzare l’attenzione sulla repressione del dissenso che vediamo allargarsi a macchia d’olio dal Piemonte fino in Liguria. Infatti, sono arrivate delle notifiche di avviso, ad alcuni militanti, per le giornate di lotta agli espropri, svoltesi nel luglio scorso a Trasta, in Val Polcevera. La giornata di sabato è un atto di solidarietà nei confronti di Chiara, Mattia, Claudio, Nico e di tutti quelli che, come loro, devono affrontare il giudizio della magistratura soltanto per aver difeso i beni comuni».

    Matteo Quadrone

  • Cantiere via Montezovetto, Albaro: tutto fermo sino a giugno, quale futuro per l’area?

    Cantiere via Montezovetto, Albaro: tutto fermo sino a giugno, quale futuro per l’area?

    Via Montezovetto, Genova AlbaroDopo le proteste dei cittadini era inevitabile che l’annosa questione del cantiere di via Montezovetto, in Albaro, fosse nuovamente affrontata in Consiglio comunale. Da cinque anni ormai sono iniziati i lavori per la costruzione di 140 box sotterranei privati in un’area di circa 4 mila metri quadrati. Ma, al di là del fatto che i posti auto mai realizzati e già venduti si contano sulle dita delle mani, il grosso ostacolo al completamento dell’opera è giunto in seguito alle difficoltà economiche che hanno colpito la ditta Carena sottoposta a processo di concordato in continuità (procedura attraverso la quale viene cercato un accordo con i creditori per evitare il fallimento e tentare il superamento della crisi).

    L’interrogazione in Consiglio

    «Nella commissione di dicembre – ricorda il capogruppo Pdl, Lilli Lauro – i cittadini chiedevano di aprire alcuni varchi per poter raggiungere più agevolmente i condomini ma la sensazione è che ci sia sempre un completo immobilismo».

    «Amministrare – ricorda Alfonso Gioia, capogruppo Udc – significa fornire servizi e curare la salvaguardia dei diritti dei cittadini. Qui, invece, siamo di fronte a una situazione in cui viene lesa persino la tutela della salute dei cittadini visto che pure le ambulanze hanno difficoltà di accesso in caso di necessità».

    «Gli abitanti della zona – prosegue Edoardo Rixi, capogruppo Lega Nord – sono talmente chiusi in gabbia che nelle scorse settimane una salma è stata portata via in carriola perché il carro funebre non riusciva a passare. Neppure i vigili del fuoco riuscirebbero a fare il proprio lavoro in caso di emergenza. Dato che le decisioni sul futuro di Carena andranno per le lunghe mi chiedo che cosa si stia facendo per mettere in sicurezza i cantieri almeno dal punto di vista dell’incolumità pubblica».

    La risposta arriva dal vicesindaco con delega all’Urbanistica, Stefano Bernini: «Dopo un secondo sopralluogo effettuato dei tecnici per verificare la sicurezza dei cantieri, come richiesto da un ordine del giorno del Consiglio comunale (in data 12 novembre 2013, NdR), gli uffici hanno richiesto a Carena che venissero realizzati alcuni interventi voluti dai cittadini per la propria incolumità. La ditta ha risposto che si trovava in situazione di concordato in continuità presso il Tribunale e che per 60 giorni non avrebbe potuto svolgere alcuna attività. Gli uffici, a quel punto, hanno stilato una lista dettagliata dei miglioramenti inderogabili e il 14 febbraio ne hanno intimato la realizzazione per il rispetto della sicurezza degli abitanti. Si tratta di richieste con impatto economico assolutamente non rilevante come lo spostamento di alcune protezioni e barriere new jersey. Nei giorni scorsi, il responsabile di Carena mi ha assicurato la disponibilità per la messa in pratica di questi interventi urgenti, compresa la creazione di un passaggio pedonale al centro del cantiere per limitare le difficoltà di accesso alle abitazioni».

    Il futuro: cosa ne sarà del cantiere di via Montezovetto?

    Fin qui la gestione dell’emergenza. Ma che ne sarà del cantiere in futuro? Fino a giugno la situazione è destinata a rimanere pressoché immobile, come spiega ancora il vicesindaco: «A giugno scade la possibilità di Carena di avere a disposizione gli spazi di quel cantiere. Personalmente mi auguro che la ditta possa uscire bene dalla situazione economica deficitaria per i tanti lavoratori che impiega ma se ciò non dovesse avvenire e se il cantiere non fosse rilevato da altre aziende nell’ambito della procedura legale in corso, allora il Comune potrà discutere la fidejussione lasciata da Carena e compiere a spese della ditta gli atti necessari per il ripristino di via Montezovetto». Fino ad allora, però, bocce ferme perché un intervento dell’amministrazione potrebbe essere sanzionabile come danno erariale da parte della corte dei conti poiché Tursi dovrebbe spendere soldi pubblici (che comunque non ci sono) a favore di un privato. Il tutto senza considerare le difficoltà di intervento in un cantiere aperto.

    Simone D’Ambrosio

  • Consiglio comunale: le comiche. Ancora rinvio per il Regolamento e il Puc rimane in coda

    Consiglio comunale: le comiche. Ancora rinvio per il Regolamento e il Puc rimane in coda

    palazzo-tursi-aula-rossa-d11Oggi le comiche, atto terzo. Dopo 25 sedute di Commissione e 3 Consigli (qui l’approfondimento), l’approvazione del nuovo Regolamento del Consiglio comunale di Genova subisce l’ennesimo rinvio alla prossima settimana. Ci sarebbe veramente da ridere se nel frattempo non venissero sprecate risorse pubbliche e sottratto tempo ad altre questioni ben più cruciali che sono costrette a rimanere in coda, come la Valutazione ambientale strategica sul Puc in seguito alle eccezioni sollevate dalla Regione o la formalizzazione dell’acquisizione delle aree per il nuovo depuratore di Cornigliano, di cui abbiamo parlato la scorsa settimana.

    Questa volta, com’era ampiamente prevedibile, la discussione dei consiglieri si è arenata sulla rimodulazione degli art. 54, il question time o interrogazione a risposta immediata che, almeno finora, precede di un’ora ogni seduta ordinaria del Consiglio. In passato avevamo già dato conto delle varie anime che si sarebbero scontrate in proposito (qui l’approfondimento): la volontà emersa a larghissima maggioranza dalla Commissione era quella di procedere verso una diminuzione di discrezionalità attualmente in capo al presidente del Consiglio comunale circa gli argomenti da porre o meno in discussione. Ma il rischio sarebbe stato un po’ troppo elevato per la maggioranza e il Pd in particolare, che ha presentato in aula un emendamento alle modifiche approvate in Commissione, pur sottolineando come la tutela dell’art. 54 sia una questione fondamentale per garantire il diritto di espressione dell’opposizione.

    «Premesso che anche qualora venisse bocciato l’emendamento voteremmo a favore dell’intera delibera sul regolamento – ha detto il capogruppo dei democratici, Simone Farello – la nostra modifica va nella direzione di lasciare al presidente il giudizio sull’ammissibilità e l’urgenza degli articoli 54, consentendo una gestione flessibile che offra più spazio a disposizione per le minoranze e che elimini la discrezionalità della giunta nel rispondere o meno alle varie interrogazioni».

    D’altronde, è assolutamente legittimo riportare in discussione in aula quanto discusso in Commissione. Tuttavia, in casi come questo in cui i documenti prodotti avevano ricevuto un consenso quasi unanime, voler rimettere tutto in gioco rischia di essere, o quantomeno apparire, come la volontà di sfruttare i numeri forti del plenum dell’assemblea per far passare a tutti i costi la propria linea.

    «Di fatto – sostiene Enrico Musso – il presidente del Consiglio comunale è espressione della maggioranza che, dunque, più o meno indirettamente può decidere essa stessa di quali argomenti si possa o meno parlare. È evidente che quando c’è una questione scomoda, dietro la scusa che vi sono infinite richieste di articoli 54, il presidente può decidere tranquillamente che di una determinata cosa non si parlerà mai. Ma attenzione a risolvere la questione a colpi di maggioranza perché cercherete e troverete uno scontro».

    Risulta, dunque, difficile capire come si possa arrivare a una quadra condivisa da tutti. Eppure i consiglieri hanno chiuso i lavori di ieri sera convocando una Conferenza straordinaria dei Capigruppo per lunedì prossimo allo scopo di pervenire a una versione dell’art. 54 da approvare all’unanimità. Ma proprio nel corso della Conferenza capigruppo che ha maturato questa decisione, Alfonso Gioia (Udc) ha abbandonato i colleghi sbattendo la porta, con parole non propriamente dolci verso chi ha favorito questa evitabilissima deriva.

    Ordini del giorno “fuori sacco”: cosa cambierà

    Tra i deliri dell’ennesimo martedì gettato al vento, va segnalato comunque che dovrebbe essere definitivamente calato il sipario su un altro aspetto molto caldo: la modifica delle norme riguardanti la presentazione degli ordini del giorno fuori sacco.  Sul tema ha avuto la meglio ancora una volta l’emendamento voluto dal Partito democratico e riscritto alla nausea per cercare di recepire la maggior parte delle istanze emerse dal dibattito di queste tre settimane di lavori.  Il vecchio testo, al comma 8 dell’articolo 22, prevedeva che il presidente, sentita la Conferenza dei Capigruppo, potesse mettere in votazione ordini del giorno su questioni di interesse cittadino o generale non attinenti agli argomenti previsti dal calendario della seduta. Se, un solo consigliere si fosse opposto, con motivazione, l’ordine del giorno sarebbe stato posto in votazione nella seduta successiva. Inoltre, era consentita una breve dichiarazione di voto in dissenso ai Consiglieri e alle Consigliere che avessero voluto astenersi o votare contro tale ordine del giorno. Una disposizione sostanzialmente lasciata invariata dai lavori della Commissione e che, invece, ha subito una sostanziale modifica per iniziativa del Pd che ha limitato la possibilità di presentare i “fuori sacco” a un documento per ogni consigliere, per porre un freno alle pratiche ostruzionistiche.

    Decade la possibilità di opporsi alla presentazione del documento per farlo slittare alla seduta successiva e, di conseguenza, resta in capo al presidente la facoltà di non inserire mai in discussione determinati documenti, dal momento che nel dettato regolamentare non è previsto alcun vincolo in proposito. Inoltre, viene abrogata tutta la parte relativa alla dichiarazione di voto in dissenso, facendo così sorgere un dubbio: gli ordini del giorno fuori sacco dovranno solamente essere presentati e votati o potrà esserci una discussione, normata dagli articoli che regolamentano il dibattito tradizionale in aula? La parola spetterà a questo punto all’interpretazione della Segreteria generale e del Presidente del Consiglio comunale di turno: un’incertezza assurda, dopo le innumerevoli ore spese dietro a questa discussione.

    «È chiaro – commenta il capogruppo del M5S, Paolo Putti – che è stato chirurgicamente individuato ed eliminato un metodo di lavoro adottato da un gruppo consigliare (lo stesso M5S, ndr) che, evidentemente, dava molto fastidio ad altri ma è inaccettabile che si tolga il potere di iniziativa ad alcuni consiglieri. Tutto ciò è avvenuto per iniziativa del Pd ma su richiesta del Pdl che, in cambio, è disponibile a offrire il proprio appoggio alla modifica degli articoli 54 voluti dalla maggioranza».  Vero endorsement da larghe intese o malignità politica? Lo scopriremo la prossima settimana… forse.

    Simone D’Ambrosio

  • Valletta Carbonara, Albergo dei Poveri: accordo fra gli enti. E il progetto dei cittadini?

    Valletta Carbonara, Albergo dei Poveri: accordo fra gli enti. E il progetto dei cittadini?

    Valletta Carbonara San NicolaManca ancora la formalizzazione dell’accordo, che dovrà per forza di cosa essere ratificato dal Consiglio comunale, ma il futuro della Valletta Carbonara sarà ancora verde. Risale al 25 giugno 2013 la mozione presentata in Consiglio comunale da Marianna Pederzolli (Lista Doria) e approvata a larghissima maggioranza (qui l’approfondimento) che impegnava sindaco e giunta a modificare la destinazione d’uso di questi terreni all’interno del nuovo Piano urbanistico cittadino, per vincolarli alle funzioni di area pubblica a uso florovivaistico, come previsto dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e dalla volontà testamentaria del primo proprietario, Emanuele Brignole. Da allora in Sala Rossa non se n’era più parlato. Fino a ieri, quando rispondendo a un articolo 54, il vicesindaco Stefano Bernini ha illustrato gli ultimi passi del percorso che punta al mantenimento della destinazione agricola dei circa 27 mila metri quadrati a  San Nicola, eliminando il parcheggio interrato e altri progetti di natura edilizia previsti in un primo tempo dal progetto preliminare del nuovo Puc.

    «È attualmente al vaglio dell’avvocatura – ha spiegato Bernini – il testo dell’accordo tra Comune, Istituto Brignole, Università e Regione che definisce la sistemazione dei rapporti tra i vari enti sull’area. Nel testo è prevista la conferma della permanenza delle felci storiche nella Valletta in un’area in capo al Comune e si manifesta l’interesse da parte dell’Università ad acquisire alcuni spazi verdi per il futuro Campus. La restante parte del terreno rimarrà di proprietà dell’Istituto Brignole che dovrà gestirla in coordinamento con il Municipio Centro Est».

    [quote]Una volta sottoscritto l’accordo, l’intervento dell’amministrazione sarà duplice: da un lato l’assessorato all’Ambiente dovrà mettere a sistema la regimazione delle aree dal punto di vista del loro inserimento nel piano del Verde della città; dall’altro, il Municipio dovrà cercare di far coincidere le esigenze istituzionali con le aspirazioni dei cittadini». [/quote]

    Ma che cosa ne sarà in concreto di queste aree? Marianna Pederzolli ha evidenziato la necessità di allargare i tavoli di discussione tra i privati e le istituzioni anche alle associazioni che stanno spendendo molte energie per il futuro della Valletta.

    «Il 5 aprile 2013 – aggiunge Guido Grillo (Pdl) – la Commissione competente effettuò un sopralluogo su sollecitazione dei cittadini per ascoltare l’illustrazione dell’interessante progetto studiato dal comitato Le Serre. Ora, veniamo a sapere che potrebbero essere sfruttati alcuni finanziamenti europei per mettere in pratica questi contenuti: sarebbe perciò auspicabile che l’amministrazione si attivasse in questo senso».

    In sintesi, la proposta del comitato Le Serre (qui l’approfondimento) prevede la realizzazione di uno spazio per attività ricreative, didattiche e produttive attraverso l’insediamento di un polo botanico per la produzione orticola, di un polo vivaistico-produttivo, di alcune serre didattiche e di uno spazio per l’aggregazione sociale. Sarebbe, dunque, importante poter sfruttare un po’ di risorse europee per dare slancio al progetto. «Innanzitutto – precisa Bernini – si dovrebbe trovare un co-finanziatore sia dal punto di vista del personale da impiegare sia dal punto di vista delle risorse meramente economiche. L’Istituto Brignole ha avanzato una proposta che deve necessariamente essere vagliata con attenzione da un apposito tavolo territoriale che, sotto la regia del Municipio, coinvolga tutte le associazioni e i cittadini che hanno a cuore la Valletta».

    Sul coinvolgimento dei cittadini punta molto anche Leonardo Chessa (Sel), presidente della Commissione IV – Promozione della Città: «Questo “buco verde”, insieme con la riqualificazione dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto, potrebbe diventare un simbolo della tutela del territorio da parte dell’amministrazione. Per fare ciò è necessario però ascoltare – e ho intenzione di farlo in un’apposita seduta di Commissione – i progetti di tutte le associazioni che vivono o vorrebbero vivere quel territorio, iniziando fin da ora un percorso condiviso e partecipativo che possa spianare la strada non appena avremo il via libera formale».

    Simone D’Ambrosio

  • Via delle Campanule, la riqualificazione opera dei volontari e la polemica con il Municipio

    Via delle Campanule, la riqualificazione opera dei volontari e la polemica con il Municipio

    Campanule giardini GenovaTempo fa avevamo pubblicato la notizia del bando “Ser.Vo.con.te” promosso dal Municipio IX Levante in collaborazione con Legambiente Liguria Onlus. Una bella iniziativa per il coinvolgimento dei giovani – del quartiere ma non solo – in una serie di interventi di ripristino ambientale in aree in stato di semi abbandono all’interno del territorio levantino. Nello specifico,  la zona di via delle Campanule, a due passi dal casello autostradale di Genova Nervi e ai piedi della collina di Quarto Alto. Per i partecipanti, era previsto un contributo di 300 euro da parte del Municipio, rimborso che alla fine – a distanza di mesi – si è trasformato in “buoni spesa” suscitando il malcontento dei partecipanti e una lettera di spiegazioni divulgata dall’ente municipale. Ma andiamo con ordine.

    Il complesso di via delle Campanule

    Si tratta di un complesso costruito più di vent’anni fa grazie a un consorzio di cooperative della zona, oltre 20.000 metri quadri di spazi verde per il quartiere, con campi da tennis e da calcetto. I lavori per il completamento dell’area sono proseguiti a rilento fino al 1998, anno in cui alcune cooperative del consorzio fallirono decretando di fatto la sospensione dei lavori. Dopo una serie di vicissitudini l’intera area diventa proprietà del Comune di Genova, ma la sostanza non cambia e per oltre dieci anni l’intera area rimane in stato di abbandono nell’incuria e nel degrado. Solo nel 2011, il Municipio decide di muovere i primi passi verso la riqualificazione affidando l’area all’associazione composta dagli abitanti della zona “Si può fare”, che si è messa subito all’opera ripulendo in parte l’area, ridipingendo i muri, recuperando i campi da tennis, la palestrina e il terreno circostante. Ai lavori dell’associazione si sono aggiunti, alla fine del 2013, quelli dei giovani partecipanti al progetto del Municipio coordinati da Legambiente.

    Le attività svolte dai giovani per il quartiere

    cento giovani selezionati per partecipare a Ser.Vo.con.te, tutti residenti nel Comune di Genova e di età compresa tra i 18 e i 30, hanno prima partecipato a una formazione specifica sul rischio idrogeologico a cura di Arpal e solo a quel punto, armati di rastrelli, zappe, cesoie e carriole, ha preso il via l’attività di recupero dell’area di via delle Campanule. Divisi in gruppi (due giornate da otto ore l’una per ognuno dei partecipanti), hanno lavorato con grande impegno, estirpando erbacce, rovi e canneti, piantando agavi e alberi, progettando un giardino roccioso e delle aiuole, pitturando i muri e ripulendo da rifiuti e sporcizia, pietre e tutti i materiali ‘non identificati’ presenti sottoterra. Un lavoro notevole, condotto sempre con un grande spirito di iniziativa e voglia di contribuire al miglioramento della propria città. Anche perché, i responsabili del Municipio IX Levante, nel corso del primo incontro conoscitivo legato al progetto, avevano espressamente manifestato l’intenzione di iniziare un percorso duraturo con i volontari per il mantenimento e il miglioramento delle aree verdi del Levante cittadino. Ma la linea comune si è spezzata presto.

    La “sorpresa finale”, le polemiche e la lettera del Municipio Levante

    Per tutti i volontari del progetto Ser.vo.con.te era previsto un contributo di 300 euro per il lavoro svolto; tutti i ragazzi avevano compilato e firmato un foglio indicando la preferenza sul metodo di pagamento (bonifico o contanti). A quattro giorni dall’incontro finale del progetto e del saldo dei 300 euro, il Municipio avvisa Legambiente, e in seguito i ragazzi, che il saldo avverrà tramite dei voucher, forma di pagamento mai nominata nel corso degli incontri presso la sede di via Pinasco. Ma le sorprese non sono finite, perché nel corso dell’incontro i ragazzi scoprono che i 300 euro sono pagati con buoni della spesa da 10 euro l’uno (My Voucher), utilizzabili in alcuni supermercati e negozi di elettronica.

    La reazione dei ragazzi non si è fatta attendere, dai social network alle email, arrivano copiose le critiche al Municipio per la scarsa chiarezza e la scorrettezza nel comunicare con colpevole ritardo questa inversione di rotta. I ragazzi lamentano soprattutto la mancanza di professionalità da parte del Municipio, al di là della questione economica, che è comunque importante e non va dimenticata soprattutto perché i partecipanti sono perlopiù giovani studenti, disoccupati, stagisti o tirocinanti.

    La sensazione di essere stati presi in giro e il disarmo di fronte a un comportamento poco ortodosso non hanno contribuito e non contribuiranno di certo a migliorare l’opinione di questi giovani verso il Municipio e non potranno essere la base per iniziare una proficua collaborazione per il miglioramento della città.

    Il Municipio, dal canto suo, si difende con una comunicazione ufficiale del 17/2/2014 firmata dal presidente Farinelli: “Il Municipio non era a conoscenza di tutti i dettagli del percorso del progetto che ebbe inizio con il Ministero del lavoro e delle Politiche sociali che sottoscrisse con il Comune di Genova in un protocollo d’intesa prendendo spunto dall’esperienza di solidarietà ed impegno, definiti ‘angeli del fango’, durante l’alluvione che colpì Genova nel settembre 2011″, si legge nella lettera inviata dal presidente del Municipio IX Levante. “L’idea era quella di dare continuità a quell’esperienza da realizzare nei tre territori che erano stati vittime dell’alluvione attraverso bandi che avrebbero dovuto individuare associazioni di promozione sociale interessate a presentare progetti per la realizzazione di attività rivolte ai giovani. La Giunta e il sottoscritto si limitarono ad individuare l’area oggetto della riqualificazione e ad approvare il relativo bando che fu vinto da Legambiente”.

    Manuela Stella

  • Boschi Superbi, il territorio boschivo genovese: gestione, manutenzione e valorizzazione

    Boschi Superbi, il territorio boschivo genovese: gestione, manutenzione e valorizzazione

    valtrebbia-verde-alberi-bosco-ambienteForse non sarà il Wienerwald, il “polmone verde di Vienna” con i suoi 6000 chilometri di ampiezza, ma si tratta comunque di un’area boschiva di tutto rispetto. Parliamo della nostra cintura verde, i boschi di Genova, la macchia mediterranea in riviera, alternata a pinete che nelle zone interne diventano bosco misto e poi faggete; foreste, talvolta anche molto fitte e scoscese, popolate principalmente da cinghiali che si spingono anche entro l’area urbana genovese.  Ma si possono incontrare anche i caprioli, specialmente in Val Trebbia e nella Valle Stura, e i lupi in Val d’Aveto o Val Graveglia. Un patrimonio verde significativo di cui andare orgogliosi, da conservare e valorizzare.

    Dalle attività agricole ai “boschi deboli”

    L‘ultimo censimento Istat dell’agricoltura (2010) ha fotografato per la provincia di Genova una riduzione del 40% del numero di imprese agricole rispetto al precedente del 2000 (anche se gli occupati nel settore negli ultimi anni sono in crescita e diminuisce l’età media dei conduttori, ndr); questo progressivo abbandono ha rappresentato un danno in termini puramente economici – poiché un terreno agricolo che ritorna bosco perde buona parte del proprio valore – ma anche di salute del territorio, in quanto il bosco che si forma in maniera casuale è spesso un bosco “debole” con molti arbusti e pochi alberi, facilmente attaccabile dagli incendi e con radici in grado di assorbire meno acqua rispetto a giovani alberi in crescita.

    Il territorio non presidiato dall’attività umana resta a carico della pubblica amministrazione, se appartenente al demanio, oppure è lasciato al buon cuore dei proprietari, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.

    Infatti anche se siamo la regione in Italia con la maggior percentuale di territorio boschivo, e Genova ne è la provincia più ricca (circa il 50% del territorio), la percentuale di necromassa (piante morte) è più che doppia rispetto alla media nazionale (13,2 metri cubi contro i 5,2 di media nazionale per gli alberi “morti in piedi”; 3,1 contro 1,3 per i “morti a terra”). Questo potrebbe essere dovuto in parte agli estesi rimboschimenti di conifere del secolo scorso, che ponendo gli alberi a latitudini non particolarmente favorevoli li ha resi più fragili e più facilmente soggetti alle epidemie, che peraltro negli ultimi decenni sono state particolarmente diffuse. D’altra parte la macchia mediterranea, tipica delle nostre zone, è composta da piante che possono resistere alla siccità grazie alla composizione del loro fusto: ciò però le rende anche estremamente infiammabili. Quando arrivano le piogge violente, parte di questi alberi morti si aggiungono agli altri già caduti intasando ulteriormente il flusso delle acque nel breve viaggio dal bosco al mare.

    Regione Liguria: la Banca della Terra e il bando per la gestione di 7000 ettari di bosco pubblico

    Lago del Brugneto LiguriaÈ quindi l’incuria del territorio il nemico principale, ed è anche l’unica cosa sulla quale si può veramente agire.
    Per questo, o anche per questo, la Regione Liguria ha deciso di correre ai ripari, e a novembre la Giunta ha approvato il Ddl sulla Banca della Terra, per favorire il recupero del territorio e restituirlo all’uso, sia agricolo che selvicolturale. «Vogliamo favorire il recupero produttivo delle aree a vocazione agricola abbandonate o sottoutilizzate – aveva spiegato in quell’occasione l’assessore Barbagallo, promotore della proposta – e perseguire anche l’aumento della superficie media aziendale, la costituzione di unità produttive più ampie ed efficienti, con enormi conseguenze anche sul piano occupazionale e di reddito, tenendo conto che il 70% delle aziende vitivinicole liguri sono sotto l’ettaro di superficie».
    In sostanza si vorrebbero convincere i proprietari di terreni ad occuparsene, e gli enti locali ad essere meno negligenti, instaurando una sorta di circolo virtuoso. «Ma – sottolineava Barbagallo – siccome non tutti possono dedicarsi all’attività agricola la legge prevede che le terre di cui i proprietari non possono o non riescono a prendersi cura siano trasferite nella disponibilità di chi vuole farne uso, attraverso un soggetto terzo garante».
    Il soggetto terzo dovrebbe essere un Fondo affidato alla gestione di Filse, la finanziaria regionale, con una dotazione finanziaria iniziale di 1,3 milioni di euro che dovrebbe servire a favorire il riordino finanziario delle aziende esistenti, svolgendo una funzione del tutto simile ad una banca. Vedremo poi, nel concreto, quanto i diffidenti liguri saranno disposti a concedere e quanto le istituzioni vorranno credere in questo provvedimento, che in Toscana sta muovendo i primi passi operativi mentre in Sicilia è già una realtà con alcuni appezzamenti sulle Madonie dati in gestione a cooperative di giovani. Altre Regioni, invece, hanno preferito battere strade diverse: ad esempio, la Regione Lombardia, che ha problemi di sotto utilizzo del patrimonio boschivo, incentiva la meccanizzazione delle aziende selvicolturali con finanziamenti e corsi di formazione.

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    Frammentazione della proprietà – Tanti appezzamenti in capo a soggetti diversi erano dovuti, in origine, al tentativo di salvarsi anche in annate climaticamente ostili: in caso di grandinate o temporali molto localizzati, tipicamente liguri, il raccolto andava perduto solo su una parte e non sul totale delle proprietà. Poi il passare delle generazioni ha ovviamente acuito questa caratteristica che, unita al territorio spesso aspro e ripido, ha reso l’uso degli attrezzi a motore quasi proibitivo.

    Una direzione, quella intrapresa dalla Giunta, assolutamente condivisibile, anche perché oggi la frammentazione della proprietà è una delle cause principali che portano all’abbandono del territorio.

    Nella sede di Piazza De Ferrari, tuttavia, devono soffrire di bipolarismo. La stessa Giunta che ha avuto il merito del Ddl sulla Banca della Terra per le aree a vocazione agricola, infatti, ha preso una decisione controversa per quanto riguarda la gestione delle selve più remote e apparentemente meno strategiche. Se le norme severe volte alla protezione dell’integrità ambientale (norme alle quali sono sottoposti anche i terreni dei privati che ricadano nei Sic – siti di importanza comunitaria) in alcuni casi impediscono di fatto lo sviluppo di attività agricole o boschive (vietato l’uso della motosega, vietato aprire sentieri anche solo per disboscare, piani di impatto ambientale prima di tagliare alberi o modificare casolari), ecco il bando regionale che scade questo mese per la concessione di 7 lotti di bosco pubblico con durata di dodici anni (3 in provincia di Imperia, 2 a Savona, 1 a testa per Genova e La Spezia, quasi tutti in aree Sic) per lo svolgimento di attività da iscrivere alla Camera di CommercioCerto, gli assegnatari dovranno rispettare il Piano di assestamento (su cui la Regione avrà potere di controllo) o predisporne uno idoneo qualora manchi per quella specifica zona, tuttavia i concessionari che arriveranno quali ospiti paganti potranno scegliere “l’offerta tecnico gestionale” da presentare; viene naturale chiedersi: sarà sufficiente il potere di controllo della Regione ad evitare utilizzi impropri del territorio? 

    Boschi di Genova: cosa ne pensa Tiziano Fratus?

    Abbiamo raccolto il pensiero di Tiziano Fratus, “homoradix” per eccellenza, una passione per gli alberi secolari e la capacità unica di ascoltare il respiro che ogni bosco possiede. «I liguri hanno gli stessi difetti di tutti gli altri italiani, in ogni zona si presentano le stesse dinamiche. La Regione dovrà tutelare i luoghi che darà in concessione con il nuovo bando e non dovrà limitarsi a sperare che i privati riescano dove lo Stato non è riuscito. Se fosse questa la strategia, suonerebbe ridicola. Sia chiaro, la partecipazione dei cittadini alla gestione, il cosiddetto partenariato sociale, è una strada in cui credo anch’io, ma la gestione in toto ad un privato non è a mio modo di vedere la soluzione migliore per recuperare i terreni boschivi».
    La Liguria è una regione di cui Tiziano si è occupato più volte, sia nel suo libro “L’Italia è un bosco” sia nella rubrica settimanale su La Stampa, “Il cercatore d’alberi”: da Villa Hanbury alle sequoie della Val d’Aveto, passando per quelle, monumentali, di Pegli, dell’Orto Botanico e di Villa Serra. «La Liguria dell’entroterra è ben diversa da quella di costa, sono due mondi che non si parlano». Che non sia arrivata l’ora di provare a far loro scambiare almeno due chiacchiere?

    Bruna Taravello

  • Genova in un libro di Nicholas Walton, giornalista della BBC: la nostra intervista

    Genova in un libro di Nicholas Walton, giornalista della BBC: la nostra intervista

    GenovaNicholas Walton, un nome che magari a molti è capitato di sentire e apprezzare, ma che forse ai più di voi non accenderà alcuna lampadina. Se fate parte di questo secondo gruppo di persone, vi consigliamo di tendere le orecchie e informarvi sul suo conto perché ne sentirete parlare presto: Walton ha scritto un libro sulla storia di Genova, in cui ha cercato di ricostruire il passato e interpretare il presente, interessandosi alle storie dei genovesi di ieri, ma anche a quelli di oggi. La stesura del suo libro è in corso: la prima bozza sta per essere ultimata, mentre per la pubblicazione – l’editore sarà l’inglese Hurst, ma sembra sarà pubblicato anche negli USA con la Oxford University Press – ci sarà da attendere ancora un po’.

    Leggendo la biografia di Walton, si capisce subito che non servono grandi presentazioni. Originario di Newcastle, nell’Ighilterra del nord, ha studiato Scienze Politiche, Filosofia ed Economica all’Università di Oxford, prima di diventare giornalista. Poi, 14 anni trascorsi alla BBC ad occuparsi soprattutto di esteri: corrispondente da Sarajevo e Varsavia, si occupa anche di Russia, Turchia, Stati Uniti e Sierra Leone. Inoltre, si interessa anche di Europa (Europe Editor per la redazione BBC World Service, ha collaborato con il think-tank ECFR – European Council on Foreing Relations).
    Coltiva da sempre un profondo interesse per la storia e di recente ha sviluppato una spiccata propensione per le vicende genovesi: sarà che, sposato con una genovese, ha avuto modo di vivere qui per un po’ durante il congedo di maternità della moglie. Genova lo ha colpito tanto che, dopo la nascita di suo figlio (che ha ormai un anno) ha continuato a vivere qui con la sua famiglia, dividendosi tra il capoluogo ligure e l’Inghilterra. Ora si avvicina, però, un nuovo cambiamento: il trasferimento a Singapore, che costringerà la famiglia Walton ad assentarsi da Genova (almeno per un po’).

    Parliamo del libro: di cosa tratta?
    «È una biografia della città: mi piace la storia ma sono un giornalista, così ho deciso di affiancare all’approccio storico una presentazione della Genova contemporanea. Il libro racconta le vicende di alcuni dei più grandi personaggi che hanno segnato la storia della città, dal più noto Andrea Doria ad altri meno famosi, cercando di mettere in luce gli aspetti meno conosciuti, come le vicende che hanno portato alla fondazione dell’Albergo dei Poveri.
    Non si tratta di un semplice libro che racconta la città, ma di un testo che coinvolge l’intera Liguria e che prende in considerazione molti aspetti della vita quotidiana e della cultura, come il calcio e il cibo, la storia e le tradizioni».

    Perché un libro sulla storia di Genova?
    «È stata una scelta inevitabile: Genova ha una straordinaria tradizione storica che non può essere ignorata, ma che tuttavia resta in gran parte sconosciuta ai più. La città in passato era considerata una vera potenza, ha assunto un ruolo di rilievo in età medievale e ha contribuito in prima istanza al consolidamento dei rapporti tra oriente e occidente e all’unione di questi due mondi.
    All’epoca non si può dire che non abbia svolto un ruolo di primo piano in molti momenti cruciali: si pensi al periodo della “Peste nera”, al contributo dato alle esplorazioni dell’Impero spagnolo nelle Americhe, ai primi grandi movimenti di emigrazione italiana e all’introduzione del gioco del calcio nel Paese. È una storia travagliata e complicata (specialmente per quanto riguarda il periodo medievale e quello tra XVI-XVIII secolo), ma allo stesso tempo molto potente: sentivo che se avessi provato a mettere in luce certi aspetti, svelarne le dinamiche e renderli più comprensibili, raccontando storie di vita vissuta piuttosto che fornendo un freddo resoconto di numeri e date, sarei riuscito a scrivere un libro molto potente e d’impatto. Io personalmente adoro leggere libri di storia, ma ritengo che la storia dovrebbe riguardare le vite delle persone, invece di trasformarsi in qualcosa di noioso!».

    Come è nata l’idea di questo libro?
    «Casualmente: in una delle mie visite in città, stavo facendo una passeggiata con mia moglie nella zona dei forti sulle alture di Righi, e abbiamo iniziato a parlare della storia della città. Appena rientrato a casa, ho cercato su Amazon e ho notato che non c’erano libri su Genova in inglese (se non testi accademici e guide turistiche). Più mi addentravo all’interno delle dinamiche storiche della città, più mi intrigavano e ne restavo affascinato, soprattutto da quando ho iniziato a interessarmi alla rivalità con Venezia, un anno fa: una storia impressionante che non penso sia abbastanza nota fuori dai confini nazionali italiani. Quando poi è arrivata la notizia che io e mia moglie ci saremmo dovuti trasferire in città per un paio di mesi, ho preparato una bozza e ho contattato il mio editore. Anche lui era stato da poco a Genova e si era innamorato della città, così si è subito interessato al mio progetto».

    Genova nel passato, Genova oggi: cosa pensi della città?
    «Oggi resta una città straordinaria: amo il suo porto, la sua conformazione urbana, con le strade che si inerpicano e salgono fino alle colline. Amo soprattutto il suo centro storico, i vicoli, quella sensazione di trovarsi di fronte a una città inalterabile, molto più simile a quel che è stata in passato di quanto non lo siano oggi altre città italiane (come Firenze, Venezia, Roma, che sembrano tutte costruite esclusivamente in funzione dei turisti). Senza contare i suoi magnifici musei, come il Galata – Museo del Mare e il Castello D’Albertis.
    Ad ogni modo, resta il fatto che oggigiorno Genova si è trasformata molto ed è cambiata rispetto a come era un tempo: ha i suoi problemi e le sfide specifiche da affrontare (come, d’altra parte, il resto dell’Italia e l’Europa intera). La vera domanda per la città è se sia in grado di dare risposte a questi problemi e a queste sfide, per continuare ad essere un luogo accogliente in cui vivere e in cui progettare il futuro. Personalmente, vedo molti giovani convinti di dover andare altrove a cercare lavoro, e questo è molto triste».

    Vero: come pensi che si dovrebbero affrontare i problemi e come accendere i riflettori sulla città?
    «Ogni città deve fare leva su propri punti di forza. Nel caso di Genova, questo significa puntare sul suo passato di superpotenza mercantile e sul suo ruolo di primo piano nella determinazione dell’assetto europeo, sulle storie di pirateria, schiavitù, rivalità con Venezia (e Pisa), su personaggi come Andrea Doria, gli esploratori, e così via. Alcune di queste cose possono anche essere sgradevoli e non piacere, ma è tutto molto affascinante! È ciò che rende Genova diversa da qualsiasi altro posto. I Rolli, ad esempio, sono splendidi, ma l’Italia è piena di edifici altrettanto magnifici, per questo è necessario puntare l’attenzione altrove».

    Abbiamo visto di recente dei documentari sulla BBC dedicati a Genova e alla Liguria e ci siamo chiesti: cosa pensano i tuoi connazionali della nostra città?
    «Sfortunatamente, non penso che molti di loro conoscano Genova e il suo passato (per questo spero di cambiare le cose grazie al mio libro!). Tutti conoscono Venezia, Firenze, Roma, ma Genova è una realtà differente. Certo, non è un posto facile per un turista: a volte, è troppo sporca, o troppo affollata, ed è spesso difficile per i visitatori ritrovarsi in questa cornice. Sono sicuro che, una volta tornati a casa, scopriranno di avere fatto molte più foto in altre città! Ma se i visitatori potessero vedere Genova attraverso il prisma del suo passato (i caotici caruggi medievali, la grandi famiglie feudali, le galee che hanno combattuto contro i pirati e contro Venezia), acquisirebbero una nuova visione della città, comprendendola meglio per le sue origini.
    In Gran Bretagna, c’è un forte interesse anche per il futuro dell’Italia e a noi sono ben noti i problemi che il Paese ha dovuto affrontare negli ultimi anni. Molti miei connazionali amano l’Italia e hanno esperienze magnifiche quando vengono qui in vacanza. Io credo che ci sia un desiderio profondo di capire il Paese oltre gli stereotipi e oltre le banali esperienze da turista “mordi e fuggi”. Accendere i riflettori su una città così affascinante ma ancora poco conosciuta come Genova potrebbe permettere a noi inglesi (e agli americani) di capire qualcosa in più riguardo alla vita di oggi in Italia, e incoraggerebbe molti a prenotare un volo per la vostra città, piuttosto che per Roma o Venezia».

    Tu dici che c’è “un desiderio profondo di capire il Paese oltre gli stereotipi”, lontano dalle copertine patinate dei magazine da un lato, e dai disastri politici dall’altro. Perché Genova dovrebbe essere la città giusta?
    «Ci sono diversi tipi di turisti in Italia: molti sono alla ricerca delle cose più scontate, ma molti altri amano profondamente l’Italia e hanno visitato, oltre alle attrazioni principali del Paese, anche Toscana, Sicilia, Verona, le Cinque Terre e la Liguria, lo splendido porto di Genova con la sua storia unica, e una quantità infinita di splendidi panorami e che davvero vale la pena vedere. Dunque, sì, penso che un turista che voglia sul serio conoscere aspetti più profondi dell’Italia dovrebbe venire qui (a Genova per una breve visita in città, o a Genova e in Liguria per una vacanza più lunga). Certamente la città dovrebbe puntare di più sulla sua promozione all’estero come “città degli esploratori”, facendo in modo di attirare visitatori desiderosi di capire e ricostruirne le vicende storiche».

    La città e i suoi abitanti: l’accoglienza che hai ricevuto dai genovesi ha confermato lo stereotipo dell’animo brusco e scontroso o hai avuto un’impressione diversa?
    «Molti sono stati estremamente gentili, e li ho trovati molto attenti al loro lavoro. Ad esempio, un ragazzo che lavorava all’Albergo dei Poveri era dispiaciuto che l’edificio, con alle spalle secoli di storia, si trovasse adesso in uno stato orribile. Ho intervistato anche persone sorprendenti, come una prostituta trans e una coppia di immigrati: le loro storie oggi rappresentano una parte vitale della città. Molti genovesi sono riservati, ma ho notato che il fatto che qualcuno si interessi alla storia della loro città suscita orgoglio.
    Penso che i cittadini debbano credere di più nella città in cui vivono, accettare sia i momenti affascinanti ma bui della loro storia, sia quelli positivi. Allo stesso tempo, per alcuni è forte l’orgoglio di essere genovesi e c’è il desiderio di rendere nota la storia della città in tutto il mondo. Ho riscontrato anche preoccupazione per il futuro e le nuove generazioni, e per il fatto che gli stessi genovesi stanno cominciando a dimenticare il loro passato glorioso».

    Elettra Antognetti

  • Turismo a Genova, dati 2013: nazionalità dei visitatori e periodi di maggiore affluenza

    Turismo a Genova, dati 2013: nazionalità dei visitatori e periodi di maggiore affluenza

    genova-castelletto-veduta-DIIl turismo a Genova si conferma, anno dopo anno, un’opportunità su cui investire per sbloccare un’economia stagnante e priva di slancio. Anche se con colpevole ritardo, in questi ultimi cinque anni la città ha mosso importanti passi in avanti e c’è da augurarsi che il futuro riservi investimenti rilevanti, siano pubblici o privati, capaci di migliorare l’offerta.

    Ecco la panoramica del flusso turistico che ha interessato la città di Genova nel 2013, con il dettaglio delle nazionalità legate ai mercati di maggior affluenza, aggiornata a settembre 2013 e redatta dalla Provincia, ente deputato per legge alla raccolta dei dati per quanto riguarda le strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere genovesi. Il numero totale di visitatori (sia italiani che stranieri) è di 613.937 (esclusi i mesi di ottobre, novembre e dicembre) con un aumento del 4,6% rispetto al 2012. Sostanziale equilibrio fra turisti stranieri (che sono stati 310.637, + 11,2% sul 2012 ) e italiani (303.300, in leggero calo rispetto ai 307mila del 2012).

    Per quanto riguarda la nazione di provenienza dei visitatori, a guidare la speciale classifica è la Francia con 42.911 visite, seguono Germania e Russia rispettivamente con 27.292 e 26.569 presenze. Stati Uniti e Svizzera seguono con 17.100 e 16.372, subito dietro Regno Unito, Cina e Spagna che rispettivamente contano 15.506, 13.935 e 12.789 presenze. In tutti i casi si tratta di un aumento rispetto all’anno precedente, addirittura un +43,2%  per quanto riguarda l’affluenza dalla Russia.

    In quali periodi dell’anno è maggiormente visitata la nostra città? I dati ci dicono che luglio e agosto sono i mesi in cui si registra il picco di visite, si intende sia di turisti italiani che stranieri, con un valore che nel mese di agosto sfiora le 100.000 unità. Un dato che, ad essere sinceri, scontra un po’ con quella che è la strategia di promozione della città che nell’agosto 2013, giusto per fare due esempi, presentava via Garibaldi sottosopra per i lavori di pavimentazione e lo Iat del Carlo Felice chiuso per ferie. Senza contare che agosto rimane per buona parte dei commercianti il mese delle ferie e della chiusura stagionale. Tuttavia i numeri sono alti anche nei mesi primaverili con picco nel mese di maggio, a conferma di un andamento positivo che non vive esclusivamente del picco estivo, ma gode di una certa stabilità da marzo a ottobre.

    Le zone di più forte concentrazione sono il Porto Antico e il Centro Storico, ma ultimamente stanno prendendo piede anche altre zone della città, come la parte che gravita intorno a via XX Settembre e Galleria Mazzini e Corso Italia/Boccadasse (anche se in misura più contenuta).

    [foto di Diego Arbore]

     

  • Sanità, residenze sanitarie assistenziali (RSA) in mano ai privati: denuncia del sindacato

    Sanità, residenze sanitarie assistenziali (RSA) in mano ai privati: denuncia del sindacato

    sanita-corsia-ospedaleL’imminente chiusura della RSA “psicogeriatrica” di Rossiglione, finora gestita direttamente dall’Azienda sanitaria locale genovese (Asl 3), scatena la reazione del sindacato autonomo Fials che già in passato aveva denunciato l’esistenza di un piano, concordato tra Regione Liguria e Direzione Asl 3, per chiudere e privatizzare tutte le RSA (residenze sanitarie assistenziali) sia geriatriche che psicogeriatriche (qui la nostra inchiesta).
    Secondo la Fials le argomentazioni dell’azienda sono inaccettabili «La chiusura con successivo appalto ai privati che riaprirebbero Rossiglione con le stesse funzioni attualmente gestite dalla Asl 3 sarebbe giustificata unicamente dal “blocco delle assunzioni”. Per non assumere una manciata di lavoratori si chiude, si esternalizza, si privatizza. E probabilmente, nel prossimo futuro, si andrà incontro anche ad un aumento complessivo dei costi di gestione, visto che le esternalizzazioni e le convenzioni non sono certo gratuite».

    «La Regione Liguria e la Direzione Asl 3 porgono il fianco ad una operazione che fa gola ai privati per ragioni di mercato e di profitto in un settore dove la presenza privata è già preponderante – spiega il segretario Fials Genova, Mario Iannuzzi – Una scelta chiaramente esplicitata non solo con la vicenda di Rossiglione, ma anche nelle delibere della Asl 3».
    Il sindacato Fials cita per tutte la delibera n. 794 del 23.12.2013 – bilancio di previsione 2014 – pag. 54/55 – Relazione del Direttore Generale, dove si legge chiaramente: “ … l’attivazione al 2° piano del padiglione anteriore dell’ex Ospedale Celesia (RSA Geriatrica) […], sarà orientata alla concessione della gestione ad un soggetto concessionario. Tale azione di esternalizzazione consentirà l’utilizzo della nuova struttura con costi più contenuti rispetto alla gestione diretta (costi di cui nella delibera non c’è traccia, sottolinea la Fials). La concessione potrebbe anche comprendere la gestione della RSA di mantenimento Celesia attualmente a gestione diretta ASL 3 dotata di 25 pl e situata al piano superiore. […] Anche l’attivazione di una RSA di mantenimento di 20 pl presso l’ospedale di Busalla deve essere vista in un’ottica di esternalizzazione della gestione affidata ad un Concessionario attraverso l’espletamento di una gara …”.

    Ma a rischio sarebbero tutte le RSA attualmente gestite dall’Asl 3 (le uniche a gestione pubblica) «RSA Quarto, dove i progetti di ristrutturazione dell’area prevedono il ridimensionamento dei posti letto attualmente destinati a RSA psicogeriatriche – continua Iannuzzi – RSA Pastorino di Bolzaneto, dove si rincorrono le voci di una cessione che fa gola a molti, e RSA Campo Ligure in forse un giorno si e l’altro anche».
    Per il sindacato autonomo si tratta di scelte inaccettabili «Scelte che cadono nel silenzio generale sia delle istituzioni locali che di altre sigle sindacali (vedi CGIL-CISL-UIL), le cui politiche si confermano come uno sfacciato fiancheggiamento alle scelte di privatizzazione della Regione Liguria – conclude il segretario Fials Iannuzzi – Lo stesso silenzio di chi finge di non sapere cosa sta accadendo con lo scandaloso appalto delle cucine e con la mancanza totale di investimenti in risorse nei distretti territoriali e nel necessario potenziamento dell’assistenza domiciliare, oggi in forte sofferenza».

    Matteo Quadrone

  • Voltri, Villa Duchessa di Galliera: stato dei lavori e futura gestione. La nostra visita

    Voltri, Villa Duchessa di Galliera: stato dei lavori e futura gestione. La nostra visita

    villa-duchessa-di-galliera-voltriDopo la puntata di #EraOnTheRoad a Villa Duchessa di Galliera con le anticipazioni sullo stato dei lavori e sulla temporanea gestione della villa e del parco, è arrivata nei giorni scorsi anche la conferenza stampa a Tursi. Stiamo parlando di una delle residenze più belle, antiche e ricche di storia del Ponente genovese e di tutta la città. L’abbiamo visitata in compagnia di Maria Rosa Morlè, assessore del Municipio VII (Federazione della Sinistra), e Matteo Frulio, dell’Associazione di Promozione Sociale Sistema Paesaggio. Quel che ne emerso è un resoconto sullo stato dei lavori per la ristrutturazione del teatro privato e del parco storico, iniziati rispettivamente nel 2007 e nel 2012.

    Il parco di Villa Duchessa di Galliera

    Per quanto riguarda il parco, i lavori sono stati suddivisi in due lotti. Il primo, finanziato con quasi 500 mila euro, per la risistemazione del giardino all’italiana, nella parte anteriore della villa. I fondi per il restauro sono stati stanziati da Tursi che, dopo la pubblicazione di apposito bando, aveva affidato gli interventi alla Cooperativa Archeologica SCRL nell’agosto 2012. I lavori sono iniziati tra fine 2012 e inizio 2013, e sono stati ultimati verso la fine dell’anno (la fine era prevista per il mese di settembre, ma il cantiere è stato sgomberato di fatto a novembre).
    In questo caso gli interventi sono serviti ad arginare il degrado in cui versava l’area e a limitare il vandalismo (la zona, accessibile a tutti, veniva usata negli ultimi tempi come parcheggio per scooter, e c’era anche chi scambiava la parte a ridosso delle aiuole come area camping). Sono state apportate anche migliorie a livello generale, con l’inserimento di nuovi arredi o il ripristino di quelli storici: ad esempio, è stata reinserita una panca del 1872, una rovina archeologica ora restaurata, e sono stati ripristinati i pilastrini delle panche originali del 1700. È stato rifatto il prato, rovinato poiché il parco storico era prima scambiato per un campo da calcio, e gli interventi sulla vegetazione sono stati tanti: nei ventagli laterali sono stati inseriti bossi, collezioni di bulbose (amaryllis e agapanthus), rose, gerani. C’è anche la rosa Duchessa di Galliera, un ibrido donato al parco a fine lavori che oggi non è ancora in commercio e che sarà presentato all’Expo 2015.

    Nel secondo lotto, invece, i finanziamenti ammontano a 1,6 milioni di euro, anche questi stanziati direttamente da Tursi. I lavori non sono ancora iniziati: il Comune di Genova ha emesso un bando per appaltare i lavori, che scadrà il 24 febbraio. I tempi stringono e non si sa quale sarà il destino del parco. Per questo, non saranno rispettati nemmeno i canonici 30 giorni tra l’assegnazione dell’appalto e l’inizio dei lavori.
    Gli interventi in questo lotto saranno mirati e riguarderanno la zona superiore del parco, quella delle terrazze. Sarà ripristinato l’agrumeto così com’era ai tempi del padre della Duchessa di Galliera che, ci dicono i nostri interlocutori, pare fosse molto rinomato all’epoca: i suoi prodotti venivano scambiati con la famiglia dei Savoia. Inoltre, ci saranno interventi sulle cascate, si introdurranno azalee e rododendri, in base alle indicazioni lasciate dalla stessa Duchessa nei suoi elenchi, e si predisporranno aree pic-nic. Ci saranno anche interventi sugli edifici all’interno del vasto complesso: il castello, la coffee-house, la casa colonica Borromeo.

    Il Teatro della villa

    I lavori per riportare in vita il teatro privato sono iniziati tra 2006 e 2007, conclusi nel 2010. In questo caso è stato stanziato 1 milione di euro con un cofinanziamento di Comune e Compagnia di San Paolo. Gli interventi si sono rivolti alla messa in sicurezza del soffitto pericolante e alla ricostruzione di una parete crollata.  Si tratta del più antico teatro di villa della Liguria rimasto in vita, riportato alla luce dopo 200 anni. Prima era usato come teatro per le scuole e poi come palestra; poi, la chiusura per oltre un decennio, fino alla riapertura, con l’inaugurazione organizzata dal Teatro Cargo, che oggi ancora lo usa per concerti e eventi, così come il Municipio e le altre associazioni locali.

    Il futuro: la gestione del complesso di Villa Duchessa di Galliera

    In previsione della fine degli interventi, si pone il problema della manutenzione e promozione del complesso. È bene iniziare a pensare a una possibile soluzione per non far naufragare tutti gli sforzi fatti e i soldi spesi finora: in totale, solo Tursi ha messo a disposizione oltre 2 milioni di euro, cui si aggiunge un altro milione e mezzo per il teatro, tra Comune e Compagna di San Paolo. Il Comune ha aperto un bando, in scadenza il 17 marzo 2014: dopo quella data si saprà chi sarà il gestore. Tra tutti, partecipano due soggetti particolarmente attivi sul territorio, molto motivati e determinati ad arrivare fino in fondo: si tratta del Teatro Cargo e dell’APS Sistema Paesaggio, associazione con ragione sociale nata da quella di volontariato Amici di Villa Duchessa di Galliera.

    Per quanto riguarda il Teatro Cargo, lo staff sta valutando la fattibilità del progetto e cercando sponsor. Si tratta di un soggetto culturale molto importante nel quartiere e in tutta Genova. Nel 2006 il Cargo già aveva partecipato al bando della Compagnia di San Paolo per la ristrutturazione del teatro: aveva seguito i lavori, lanciato e promosso il teatrino, contribuendo a renderlo vivo per tutti questi anni, come ci racconta la direttrice Laura Sicignano «conosciamo questi spazi e il territorio, ci siamo spesi da subito per questa causa, abbiamo lanciato e salvaguardato questo bene. La manutenzione è fondamentale e ci piacerebbe far parte di questo progetto».

    Per quanto riguarda invece Sistema Paesaggio, il Comune le ha affidato momentaneamente la gestione con una convenzione ad interim, in attesa di trovare il gestore ufficiale. Ora si occupa di pulizia, manutenzione base (per quella specifica c’è Aster), organizzazione di eventi e visite guidate a pagamento. Queste ultime partiranno il 27 febbraio e si svolgeranno nel primo letto del parco e nella villa. La necessità di dar vita a Sistema Paesaggio è dovuta a motivi burocratici: Amici di Villa Duchessa di Galliera, essendo volontaria, non poteva gestire la bigliettazione relativa alle visite.

    «Senza alcun tipo di pubblicità e promozione, abbiamo già varie richieste per le visite, tra cui quelle di un gruppo di Biella, uno di Varese e uno di Alessandria – racconta Matteo Frulio – Le visite saranno a pagamento: 5 euro, con incentivi per le fasce più deboli, cioè anziani e bambini. In base alla convenzione con il Comune, il ricavato verrà reinvestito nella manutenzione. Un buon compromesso: a Villa Pallavicini si pagano 10 euro per visitare dei cantieri. Lo scopo è che questo diventi un posto aperto, non riservato a pochi, ma resta il fatto che questa è una realtà delicata che è necessario presidiare: si potrà accedere nei weekend e su prenotazione, in base a una precisa calendarizzazione. Avremmo voluto renderlo più aperto, magari mettendo un gazebo all’ingresso, garantendo l’accesso su offerta libera, ma da Tursi abbiamo avuto restrizioni in questo senso. Sappiamo che l’introduzione di un biglietto inasprirà alcuni, ma l’unica alternativa era tenere chiuso fino all’arrivo del nuovo gestore».

    Elettra Antognetti

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