Mese: Febbraio 2014

  • Visita alla Lanterna: museo, parco e passeggiata. Mancano fondi per eventi e promozione

    Visita alla Lanterna: museo, parco e passeggiata. Mancano fondi per eventi e promozione

    Visita alla Lanterna di Genova“La Lanterna di Genova è da sempre il simbolo della città, la costruzione che la identifica topograficamente fin dal Trecento, e la sua immagine corredata dello stemma comunale (dipinto sulla parte inferiore della torre nel 1340) si ripete in tutte le antiche mappe geografiche e carte nautiche”, si legge su Guidadigenova.it. Ancora oggi si staglia sulla collina che un tempo costituiva il promontorio di San Benigno e qui c’era la porta d’ingresso della città. Siamo di fronte al simbolo nel quale i genovesi tutti si riconoscono, senza però, nella maggior parte dei casi, averla mai visitata, senza conoscerla davvero.

    Pochi giorni fa abbiamo avuto la possibilità di averla tutta per noi e di visitarla nel corso di #EraOnTheRoad, accompagnati da Barbara Delucchi della Fondazione Muvita e da Marco Fezzardi, del Servizio Promozione Turistica e Sportiva, Cultura e Politiche Sociali della Provincia di Genova (Direzione Affari Generali, Sistemi Informativi e Polizia Provinciale). In quell’occasione abbiamo avuto a nostra disposizione il museo della Lanterna, la passeggiata, il parco, il faro: un privilegio non da poco, di cui abbiamo voluto far partecipi i nostri lettori mediante il consueto live tweet e la condivisione di foto da un “punto di vista privilegiato”. Nemmeno la pioggia ha scalfito la naturale bellezza di quel luogo: la Lanterna, maestosa, imponente, un po’ austera ma anche famigliare, ha offerto scorci impagabili, facendoci dominare tutta Genova e il suo porto, fino al promontorio di Portofino a Levante e Capo Noli a Ponente.

    Visita alla Lanterna di Genova: la passeggiata, il museo, il faro e il parco

    [image_sliders]
    [image_slider link=”http://genova.erasuperba.it/wp-content/uploads/2014/02/lanterna-interno-scalini.jpg” source=”http://genova.erasuperba.it/wp-content/uploads/2014/02/lanterna-interno-scalini.jpg”][/image_slider]
    [image_slider link=”http://genova.erasuperba.it/wp-content/uploads/2014/02/lanterna-interno-museo-9.jpg” source=”http://genova.erasuperba.it/wp-content/uploads/2014/02/lanterna-interno-museo-9.jpg”][/image_slider]
    [image_slider link=”http://genova.erasuperba.it/wp-content/uploads/2014/02/parco-lanterna.jpg” source=”http://genova.erasuperba.it/wp-content/uploads/2014/02/parco-lanterna.jpg”][/image_slider]
    [/image_sliders]

    Vi siete mai spinti fino alla rampa della Lanterna per visitare museo, parco e interno del faro? Vi attende un bel percorso strutturato e interessante, alla scoperta della storia non solo del faro ma di tutta la città.
    Si parte con la passeggiata che collega Via Milano, all’altezza del terminal traghetti, alla rampa: costruita nel 2001, in occasione del G8, è utilizzata dagli abitanti della zona come piacevole percorso pedonale, mentre molti genovesi non l’hanno nemmeno mai vista e non sanno come raggiungere la Lanterna. Un peccato che siano pochi i visitatori genovesi, anche considerando che è un’opportunità unica per affacciarsi direttamente sul porto e “spiare” il lavoro di camalli e operai. Un accesso privilegiato a una zona che di solito resta estranea ai normali transiti: «Forse noi -dice Fezzardi- diamo per scontato il porto e non ci rendiamo conto di quale possibilità sia poterlo attraversare e guardare così da vicino».

    Finalmente, si arriva proprio sotto alla maestosa Lanterna. Qui si trova il museo: un museo multimediale, moderno e tecnologico, ospitato all’interno delle antiche fortificazioni sabaude, datate 1830. Oggi si articola in vari spazi: le sale dei fucilieri, in cui i soldati del regno di Savoia presidiavano il territorio circostante e non esitavano a difendere la città dagli attacchi esterni, sparando dalla apposite feritoie oggi confuse con semplici finestre. Qui, una serie di schermi con filmati dedicati alla marineria; ai fari e al loro uso per segnalazioni in mare aperto; a Genova e alla “genovesità”, con filmati dedicati ai caruggi, al centro storico, al territorio limitrofo e alle tradizioni, culturali e popolari. C’è anche la gastronomia, con piatti tipici e filmati di locali storici (come la Trattoria Da Maria, in Vico Testadoro). «Offriamo una panoramica a 360 gradi su Genovaracconta Barbara Delucchichi viene qui per la prima volta può farsi un’idea generale della città, restare incuriosito da qualche aspetto e decidere di andare sul posto, per vedere di persona. Anche gli stessi genovesi qui notano cose di Genova che magari non conoscevano».

    Proseguendo, una lunga galleria multimediale ci congiunge alle sale dei cannonieri: qui, esposizioni più tradizionali di oggetti e reperti legati al mondo del mare. Una volta qui stavano i cannonieri del Regno di Savoia che, come i fucilieri delle prime sale, avevano lo scopo di difendere la città e sparare sui nemici. A ricordarci la storia del luogo, ci sono ancora i tradizionali sfiatatoi sul soffitto e le aperture per i cannoni. C’è anche una botola nel pavimento che serviva per custodire riserve alimentari e un “pezzo di faro” uguale a quello posto sulla sommità della Lanterna e a cui i visitatori non hanno accesso, essendo proprietà della Marina Militare Italiana e del Ministero della Difesa.

    lanterna-faro-vietato-accessoProprio qui ci raccontano i nostri accompagnatori: «Non si può accedere fin sulla sommità del faro, ci si ferma alla prima terrazza perché la seconda soggetta al controllo militare. Forse non tutti sanno che la Lanterna di Genova è operativa e svolge ancora un’importante funzione: è l’unico faro aeroportuale ancora operativo in Italia e regola il traffico sia aereo che navale. È il più importante di tutta la nazione e l’unico ancora custodito: qui lavora il farista Angelo De Caro, il nostro “guardiano del faro”».
    Il museo è stato edificato tra 2001-2004: in quegli anni, la Provincia ha ottenuto in concessione il luogo e ha messo in atto i primi di lavori di ristrutturazione. Si è trattato di un restauro conservativo in cui si è cercato di rispettare la tradizione e di inserire arredi sobri, nel rispetto della storicità. Prima, ci raccontano i nostri accompagnatori, qui non c’era niente: non solo il luogo non era accessibile, ma quando gli operatori della Provincia sono arrivati hanno trovato ammassi di detriti all’interno, e all’esterno una vegetazione selvaggia.

    Fuori, il parco e la porta di ingresso alla città, edificata dal generale Agostino Chiodo nel 1840. Questa, dotata di simbologie sabaude e scolpita, è ora addossata alle fortificazioni ma un tempo era ruotata di 90 gradi e garantiva l’accesso ufficiale a Genova. Il parco presenta un’ampia area in cui si svolgono le tradizionali manifestazioni estive ed è dotato di belvedere, spazio ulteriore riservato agli eventi. Queste due zone sono state recuperate tra 2004-2006 da Provincia e Soprintendenza ai Beni Architettonici. Infine, saliamo all’interno del faro vero e proprio: 172 scalini senza la possibilità di usare l’ascensore, di proprietà della Marina e usato come montacarichi. Dalla terrazza, una vista sconfinata sulla Genova che lavora (simboleggiata dal porto), tra terra e mare.

    Scarsa visibilità e poca promozione

    [quote]I fondi al momento ci bastano a malapena per la manutenzione e per garantire la prosecuzione della gestione.[/quote]

    «Lavoriamo molto con le scuole di Genova e Provincia, ci sono molti stranieri ma ci discostiamo dal trend che accomuna gli altri musei genovesi (popolati all’80% da visitatori dall’estero, ndr). I turisti stranieri e i croceristi sono “mordi e fuggi” e non si prestano alla nostra tipologia di offerta, con visite di circa 2 ore e piuttosto impegnative. Inoltre, i turisti stranieri si fermano spesso al livello del waterfront e sono restii ad avventurarsi fuori dal centro. Per questo non cerchiamo particolari collaborazioni con il vicino terminal traghetti, nonostante abbiamo attivato in 10 anni tantissime convenzioni (Coop, Genoa Port Center, Genoa Store al Porto Antico, Basko, ecc.). Inoltre, va detto che soffriamo della posizione isolata». Certo, un peccato: non sarebbe opportuno creare un circuito virtuoso tra termnial traghetti e Lanterna, con apposito percorso, facilitato dall’introduzione di bus-navetta e riduzione sul biglietto?

    E i genovesi? Il più delle volte, ci raccontano le nostre “guide”, i visitatori autoctoni si recano in visita rivelando di non esserci mai stati prima, di averla trovata a fatica, di non sapere bene come accedervi e di non aver mai utilizzato la “nuova” passeggiata prima d’ora. Possibile? Sì. Chi è senza peccato, scagli la prima pietra.

    Qualcosa non funziona nell’ambito della promozione? Delucchi e Fezzardi ci raccontano di promozione su siti ufficiali, newsletter, ufficio stampa provinciale, giornale “Tabloid”, infopoint al Porto Antico e anche attraverso i social network. Non ci sono soldi e questo si sa. «Vogliamo arrivare al cuore dei genovesi -dice Delucchi- ma mancano risorse. L’unica pecca è la scarsa segnaletica, presente solo in quest’area (portuale e già di per sé poco frequentata). Dovrebbero esserci cartelli anche al Porto Antico e nel centro. Finora, abbiamo fatto accordi con un’agenzia di trasporto privata, con il trenino “Pippo” e con AMT per incentivare l’uso del trasporto pubblico: chi ha l’abbonamento AMT, gode di sconti sul biglietto. Inoltre, andiamo fieri del fatto che, per non dissuadere i visitatori, in 10 anni non abbiamo mai aumentato i prezzi dei biglietti».

    Sempre per quanto riguarda le presenze, infine: «Siamo soddisfatti del traffico di visitatori, nonostante siamo stati costretti alla chiusura di un anno e mezzo per lavori svolti dal Provveditorato alle Opere Pubbliche e che non dipendevano quindi da noi -raccontano i nostri accompagnatori-. Abbiamo riaperto solo a marzo 2013 e, anche è stato penalizzante, l’attenzione non è venuta mai meno e ci sono state tante richieste di visita e dimostrazioni di affetto».

    Il futuro della Lanterna di Genova

    Quest’anno anche la Lanterna, come molti musei genovesi aperti nel 2004 in occasione di Genova Capitale della Cultura, festeggia il decennale. Cosa ci aspetta? Probabilmente non molto, dal momento che sono stati fatti tagli pesanti ai bilanci delle Province. Non a caso, ricorderete che la scorsa estate non si sono svolti i consueti eventi e non c’è stato, come previsto, il festival “Luci sui Forti” (qui l’approfondimento). Oggi la situazione non è migliorata e, confermano le nostre guide, non ci sono finanziamenti per organizzare eventi culturali.

    Ma cosa accadrà in caso di nuovi scenari sul futuro dell’ente provinciale o se i finanziamenti per il prossimo anno si rivelassero del tutto insufficienti? Saremmo davanti alla prospettiva della chiusura definitiva? Dopo 10 anni, sarebbe un brusco ritorno indietro e un fallimento per la città.

    Una nota positiva: al momento si lavora all’allestimento del “Festival del Porto” 2014, in collaborazione con il Genoa Port Center: un progetto transfrontaliero che coinvolgerà, tra le altre, Corsica e Toscana e che a Genova avrà varie sedi. Alla Lanterna si svolgerà un sottoprogetto del Festival, legato al rapporto tra città e porti. Ci saranno rassegne teatrali (una preview c’era stata nel settembre 2013, con gli spettacoli della compagnia La Pozzanghera), mostre e manifestazioni. Per ora si lavora alla selezione del direttore artistico, dopo sarà aperto un bando per le compagnie. «Non ci sono finanziamenti per gli spettacoli, ma chi parteciperà al bando avrà  a disposizione gli spazi gratuitamente. Le spese sono a carico loro: finora gli spettacoli sono stati gratuiti ma le compagnie potrebbero decidere di far pagare un biglietto per pareggiare le loro uscite».

    Elettra Antognetti

  • Valpolcevera, apertura punto informativo su lavori Terzo Valico: approvata mozione M5S

    Valpolcevera, apertura punto informativo su lavori Terzo Valico: approvata mozione M5S

    terzo valico trasta3Il Municipio Valpolcevera ha approvato una mozione del M5S che sollecita l’apertura di uno sportello sul territorio, dedicato a fornire ai cittadini informazioni corrette e puntuali sui lavori del Terzo Valico, tramite il supporto e la presenza in loco di personale qualificato delle istituzioni locali (Municipio e Comune) e del general contractor dell’opera (il consorzio Cociv). Il documento, passato con emendamenti di Pd, Sel e Idv, è stato votato dalla medesima maggioranza e dal gruppo misto, unico voto contrario quello di Davide Ghiglione, capogruppo di Fds.

    «Chiaramente immaginavamo che la maggioranza accogliesse con grande favore la nostra iniziativa – ammette Carlo Di Bernardo, capogruppo Movimento 5 Stelle in Municipio Valpolcevera – cogliendo l’occasione per trasformarla in un’azione di propaganda tesa a rivendicare un presunto ruolo informativo avuto finora dalle istituzioni locali. Sono stati molto bravi in questo, ma già lo sapevamo». Detto ciò, aggiunge Di Bernardo «Quello che ci ha spinto a presentare il documento è un problema reale. Noi, come è noto, siamo contrari al Terzo valico e ci siamo opposti più volte in consiglio sui temi degli espropri e della cantierizzazione. Ma oggi, in un’ottica di realismo politico, preso atto che questa maggioranza vuole quest’opera, dobbiamo ragionare per il bene dei cittadini. Gli abitanti delle zone interessate si pongono diverse domande, dai tempi di durata dei lavori al pericolo amianto, quindi l’idea è mitigare un disagio, comunque enorme, fornendo almeno un supporto informativo».
    Resta il fatto che «Dovremo vigilare affinché tale sportello informativo funzioni realmente, dando risposte precise e chiare sull’opera – sottolinea Di Bernardo – Noi abbiamo richiesto la presenza sia del Comune sia del general contractor Cociv. L’interfaccia deve essere unica. Sono entrambi soggetti corresponsabili di ciò che sta accadendo e accadrà sul territorio». Certo, ammette il consigliere M5S «Vedendo come sono andate precedenti esperienze, ad esempio l’osservatorio comunale sulla Gronda, siamo pure noi scettici sull’effettiva funzionalità del punto informativo. È evidente però che, se lo sportello sarà un’altra operazione di facciata, inutile ai fini della trasparenza, dal punto di vista politico la maggioranza sarà chiamata a renderne conto».
    Ma ormai non è troppo tardi per promuovere un’azione informativa? «Forse è vero – conclude Di Bernardo – ma è altrettanto vero che i lavori del Terzo Valico perdureranno molti anni, così come i conseguenti disagi per la popolazione».

    Federazione della Sinistra, con il capogruppo Davide Ghiglione (esponente del movimento No Tav-Terzo Valico), ha votato contro soprattutto perché la ritiene «Un’iniziativa tardiva che rischia di suonare come una beffa per i cittadini, mai interpellati sull’opportunità o meno di realizzare la grande opera ferroviaria. Io ritengo che una maggiore consapevolezza della popolazione in merito al Terzo Valico sia senza dubbio necessaria, infatti da circa due anni sono impegnato in assemblee informative, ma francamente affidare questo ruolo al Cociv mi sembra quanto meno pericoloso».
    Tra l’altro, la mozione approvata dal consiglio del Municipio Valpolcevera «È stata stravolta dagli emendamenti Pd, Sel e Idv, in cui sostanzialmente si rivendica il ruolo informativo, di presunto appoggio alle istanze della cittadinanza, svolto dalle istituzioni locali, e si ripropone la logica delle compensazioni e dei “tavoli di regia”», sottolinea Ghiglione. Dal punto di vista politico, conclude il consigliere Fds «È un atto che legittima i partiti che sostengono il Terzo Valico, i quali non hanno mai promosso reali azioni di informazione, soprattutto a tempo debito, cioè molti anni fa, quando si sarebbe potuta affrontare una discussione seria».

    Allo stesso modo l’esponente Fds giudica l’Osservatorio ambientale “partecipato” della Valverde, approvato una decina di giorni orsono dal consiglio comunale di Campomorone (nel quale siede anche lo stesso Davide Ghiglione). L’Osservatorio è un organismo creato insieme al Comune confinante, quello di Ceranesi, composto da rappresentanti amministrativi e cittadini volontari, il quale secondo statuto si occuperà del monitoraggio sui lavori del Terzo Valico, con particolare riferimento alla qualità ambientale. Sul territorio di Campomorone e Ceranesi, infatti, è prevista l’installazione di due cantieri collaterali ma non di piccole dimensioni: un grande campo base per l’alloggio degli operai in località Maglietto e soprattutto il cantiere per la finestra di servizio del tunnel vero e proprio, in località Cravasco nei pressi di un’ex cava di calcare.
    «Ritengo che tutto questo ormai sia tardivo per una popolazione che, da Fegino a Tortona, mai è stata interpellata in merito alla grande opera ferroviaria – conclude Ghiglione – Che senso ha creare un osservatorio dopo anni di silenzio sul Terzo Valico? Qualcuno sostiene che buona parte della popolazione è favorevole alla realizzazione del Terzo Valico. Ma se anche così fosse, qualcuno ha mai posto il quesito ai cittadini? Almeno per quanto riguarda la Gronda l’ex Sindaco di Genova, Marta Vincenzi, aveva promosso un dibattito pubblico, sebbene non si sia rivelato un vero strumento di partecipazione. Per il Terzo Valico, invece, non c’è stato neppure un tentativo di coinvolgere la popolazione sulle scelte fondamentali che delineeranno il futuro del territorio».

    Matteo Quadrone

  • Un “Bang!” nella movida genovese: niente spari, sono i Nonostante Clizia live ai Luzzati

    Un “Bang!” nella movida genovese: niente spari, sono i Nonostante Clizia live ai Luzzati

    I NonostanteClizia ai LuzzatiLa nuova gestione dei Luzzati (qui l’approfondimento) si conferma ormai come una realtà consolidata e di successo. I giardini sono probabilmente una tra le mete più tranquille del dopocena nel centro genovese, via via più vivaci con il passare delle ore. E la dimostrazione di una movida intelligente e giovane (visto che, a differenza di quanto pensano i più, l’accostamento è possibile) non ne compromette il divertimento. All’ingresso c’è la simpatia e la grinta di Michele Ferrero, promoter d’eccezione con i suoi slogan e la sua parlantina da tribuno. Presenta i “Nonostante Clizia, un giovane gruppo di Acqui Terme che stasera terrà un concerto mirabolante”. E a fine serata, nessuno avrà il coraggio di contraddirlo. I Nonostante Clizia sono una formazione a cavallo tra alternative rock e synth pop di Acqui Terme, con influenze «che vanno dai Bluvertigo agli Arcade Fire», composta da Valerio Gaglione (voce e chitarra), Marco Gervino (chitarra), Matteo Porta (basso), Simone Barisone (tastiere) e Manuel Concilio (batteria). Attivi dal 2009, anno del loro primo demo “Sarà la Moda”, al quale segue “Amori Etichettati” (2010), hanno registrato l’EP “BANG!” nel 2013 (registrazione e produzione di Matteo Cantaluppi).

    Con le luci spente si vede bene il clima di festa del venerdì sera che c’è fuori; e, dall’altra parte, s’intravedono gli scavi romani dalle vetrate scure, e ci si chiede come sarebbe quello spazio illuminato con luci adatte, immaginandosi uno sfondo unico per un locale e il suo palcoscenico live. I ragazzi si lasciano sfuggire le ultime note preparando gli strumenti già caldi e, a un certo punto, rullano le bacchette di Manuel, preludio della sua serata… riceverà dal pubblico i cori tutti per lui. Pezzo d’apertura L.A., un’analisi intima di una generazione che si domanda: “che cosa sono gli incubi per noi: viver come chi apre nei locali, sentirci vuoti dentro e imbarazzati, vederci belli fuori ma scoppiati”. Julian è un brano ispirato al film Less than Zero, e fornisce in qualche modo il fulcro della politica dei Nonostante Clizia: “e non lo so se lo apprezzo svendermi a poco prezzo”. A buon diritto, dato che, come ha scritto lo stesso Andrea Pinketts, autore del libro che da il nome al gruppo, “le bugie sono sempre regali. Le verità si pagano”.

    nonostante-clizia-scaletta-live

    A chi bazzica su MTV, I Ragazzi dell’Alaska potrebbe essere un titolo familiare. Il pezzo, infatti, è stato mandato in rotazione su MTV new generation, in onore dell’elezione del gruppo ad artisti del mese. Il synth pop dei Nonostante qui raggiunge una forma compiuta: interventi strumentali giustapposti a una struttura melodica piacevolissima. Il testo diventa un setaccio della freddezza della gente: chi al cuore, chi al collo, chi alla testa, per cui “la malizia serve a conquistare; la furbizia invece per scappare”. Insomma, come dare torto alle motivazioni per cui MTV new generation ha scelto loro: “Anticonformisti e coinvolgenti, i NonostanteClizia possono davvero fare strada nel panorama indie italiano”. Il tuo stile è una ballata in cui il basso e la batteria si fondono in una ritmica metafisica e cupa; l’arpeggio strozzato della chitarra e i rintocchi delle tastiere completano il telaio armonico del pezzo, su cui, alla fine, la voce di Valerio, profonda e (in pieno accordo con Giovanni Facelli, chitarrista dei Tomakin e amico dei concittadini acquesi) resa ancora più efficace dall’effetto ruvido dell’altoparlante, canta un momento di introspezione: “guarda lo specchio, dimmi cosa riflette quando ti svegli alle tre”.

    A fine concerto, richieste di bis e complimenti confermano l’ottima prova del gruppo e lo stato di grazia che il palco gli fornisce. A proposito di live, parlando con i ragazzi scopriamo che «le date non mancano: saremo ad Alessandria, Imperia, Prato, Grosseto, Roma, Brindisi, Bari, Catania, a partire da questa primavera». Nel frattempo, «stiamo preparando la pre-produzione del nuovo disco, che uscirà molto probabilmente in autunno 2014». Con la certezza che il risultato sarà all’altezza delle aspettative, a giudicare dagli inediti che abbiamo potuto sentire durante il live. Che quel “Bang!” sia il colpo di pistola che dia il via alla loro corsa musicale e che Bolivar, alter ego dei Nonostante che compare sulla copertina, con il suo ghigno, il sangue al naso e gli occhiali da sole, riesca ancora sbeffeggiare, pestare e scrutare i suoi coetanei e le loro vicende.

    Nicola Damassino

  • Forti di Genova, progetto di riqualificazione del Comune. Il punto con l’architetto Corsi

    Forti di Genova, progetto di riqualificazione del Comune. Il punto con l’architetto Corsi

    righi-forti-DIUn grande museo all’aperto lungo tutti i 19 chilometri di mura che raccolgono manufatti del XVI-XVII secolo. È questo il fulcro del nuovo, ambizioso progetto del Settore Progetti Speciali del Comune di Genova che punta alla riqualificazione di tutti i Forti di Genova che erano parte del sistema difensivo cittadino. Un programma di valorizzazione che passa necessariamente dal trasferimento a titolo gratuito della proprietà dal Demanio storico-artistico, appunto, al Comune. E non si tratta solo dello Sperone, del Diamante o del Puin: il sistema comprende, infatti, una ricchissima serie di polveriere, trincee, torri e altri manufatti magari più sconosciuti a molti genovesi ma studiati con grande attenzione a livello europeo.

    «In passato la città aveva innanzitutto puntato sul mare e sul recupero del Porto Antico – spiega l’architetto Anna Iole Corsi, dirigente del settore Progetti speciali della Direzione Patrimonio e Demanio – poi si è passati ai palazzi dei Rolli e al centro storico, ora è venuto il momento di pensare ai nostri monti». L’obiettivo, dunque, è quello di programmare nel dettaglio una serie di interventi di trasformazione per ogni bene, rendendolo accessibile alla cittadinanza e mettendo a frutto le proprie peculiarità. Per questo motivo, ad esempio, a Forte Begato potrebbe sorgere una sorta di albergo storico con attività di catering (ricevimento per matrimoni, battesimi, feste e anniversari…), mentre lo Sperone dovrebbe diventare il punto di accoglienza principale per chi vuole addentrarsi nel Parco Urbano della Mura. Man mano che ci si addentra lungo i percorsi sulle colline genovesi, invece, sono previste altre attività di rifugio per escursionisti, scout e associazioni.

    Il Comune, naturalmente, non ha un euro quindi tutto il programma di valorizzazione deve essere pensato con un forte concorso di soggetti privati che possano essere interessati a riqualificare e prendere in gestione gli immobili, attraverso concessioni a canoni ragionevoli. «È impensabile – ammette Corsi – che il Comune gestisca direttamente questi spazi ma dovrà farsi garante affinché tutti i beni vengano presidiati efficacemente. Dovremo quindi redigere un attento bilancio gestionale ed economico in modo che gli interventi più attrattivi si portino a ruota anche quelli più di servizio, in cui è necessariamente prioritario una partecipazione del settore pubblico».

    Il progetto di riqualificazione dei Forti di Genova e del Parco urbano delle Mura

    A livello operativo, gli uffici stanno predisponendo un programma generale che riguarda l’intero sistema fortificato, dall’altro sono già in fase di elaborazione alcuni zoom di dettaglio sui singoli beni. «Il trasferimento della proprietà – spiega l’architetto Corsi – avverrà per fasi perché è impossibile pensare che il Demanio ceda in un blocco solo 19 chilometri di percorsi con tutti i rispettivi manufatti. E meno male perché, altrimenti, la situazione sarebbe difficilissima da gestire. È necessario, dunque, lavorare in parallelo sul progetto d’insieme e sui particolari delle fortificazioni che ci auguriamo entreranno per prime in nostro possesso».

    Il primo focus, con un programma sostanzialmente già pronto e illustrato in Consiglio comunale alla Commissione competente, si concentra sul Parco urbano delle Mura e sui forti Begato e Sperone, «un po’ per posizione, un po’ per le funzionalità, un po’ perché Begato è già stato restaurato» commenta Corsi.

    Il Forte Begato, GenovaPartiamo, dunque, dal Forte Begato, caserma del XIX secolo già sistemata negli anni ’90 ma mai data in concessione e lasciata all’abbandono e al degrado. Data la sua facile accessibilità carrabile e pedonale, potrebbe diventare un polo di richiamo sia di servizi cittadini sia di opportunità turistiche. Al piano terra è stato pensato l’insediamento di attività artigianali e creative, con laboratori legati al tema della sostenibilità. Ci sarebbero poi gli spazi per dare vita a un piccolo centro museale sulla storia delle mura e dei forti, ma il fiore all’occhiello di tutta la struttura dovrebbe diventare la parte dedicata a funzioni alberghiere e ricettive con attività di catering come già avviene in altri luoghi di interesse storico (ricevimenti di matrimoni, feste, convegni). Nell’area esterna, invece, esiste già lo spazio per ospitare una trattoria e piccole fiere periodiche. Inoltre, si pensa anche all’insediamento di qualche attività sportiva compatibile con il manufatto storico, come pedane per la scherma e arti marziali. Insomma, un polo fortemente multifunzionale, con tanti servizi integrati e un presidio continuativo garantito probabilmente anche da un apposito guardianaggio.

    Forte Sperone, interniPer quanto riguarda il Forte Sperone, invece, si punterà di più sulla promozione turistica di quello che potrebbe diventare un vero e proprio museo all’aperto. Oltre al classico info point per le attività escursionistiche, è previsto l’insediamento di un noleggio mountain bike e cavalli per godersi al meglio il Parco Urbano delle Mura. Anche in questo caso vi sono gli spazi interni per attività artigianali, laboratoriali e di commercio a chilometro zero ma anche la possibilità di ospitare mostre temporanee e spettacoli che già periodicamente hanno trovato spazio al forte. Infine, nel programma di rivalutazione è prevista anche la creazione di un percorso interno allo Sperone che culmini sul terrapieno con un affascinante punto di osservazione su tutta la Superba.

    Difficile, se non impossibile, parlare di tempistiche. Mentre per quanto riguarda il trasferimento sempre a titolo gratuito di beni attualmente di proprietà del Demanio civile e militare la legge prevedeva scadenze precise (in realtà del tutto disattese dato che entro la fine di gennaio sarebbero dovute arrivare tutte le risposte, ma al momento ci si ferma a 4 e neppure formalizzate sulle circa 120 domande inviate, qui l’approfondimento), qui siamo di fronte a una assoluta assenza di vincoli. La legge, infatti, prevede che il passaggio di proprietà si possa configurare solo in seguito all’approvazione di programma dettagliato di valorizzazione da parte del tavolo operativo a cui, oltre al Comune, si siederanno il direttore regionale della Sovrintendenza dei beni culturali e il Demanio storico-artistico attuale proprietario dei forti. «Tenuto conto dello stato di avanzamento dei lavori – si augura l’architetto Corsi – è possibile che un primo incontro di questo tavolo operativo avvenga in estate per valutare la fattibilità del progetto di massima. Se così fosse, entro fine anno potremmo avere l’assenso al trasferimento della prima fase, quella dei forti Begato e Sperone».

    Perché questo nuovo progetto di riqualificazione dovrebbe avere successo a differenza dei diversi tentativi già fatti in passato?

    A risponderci è ancora Anna Iole Corsi: «Innanzitutto la novità più importante è che si è sempre parlato di immobili di proprietà demaniale mentre adesso entriamo in una ottica di passaggio di proprietà al Comune che, al momento, non ha neppure le chiavi per entrare ai forti. Una situazione che certamente ci responsabilizza maggiormente ma ci dà anche un respiro molto più ampio per quanto riguarda la gestione: certo, dovremmo sempre tenere presente il coordinamento con la Sovrintendenza, ma i padroni di casa saremo noi». Senza dimenticare che l’acquisizione è praticamente a costo zero per le casse di Tursi, fatto salvo il lavoro degli uffici che devono presiedere alle operazioni. Ulteriore elemento che dovrebbe far presupporre una buona riuscita del progetto è proprio la sua globalità. «Il sistema – sottolinea Corsi – ha senso solo se viene considerato nel suo complesso di programma unitario perché tutte le parti devono differenziarsi ma funzionare tra loro in maniera perfettamente integrata».

    Le linee guida per gli altri forti

    forte-crocetta-ilaria-laisiIn questo senso allora, ecco che a fianco al primo “blocco” Begato-Sperone, si possono identificare già altre linee guida: «L’importante – sostiene l’architetto – è differenziare le attività il più possibile, tenendo conto delle peculiarità di ogni struttura. Senza pensare a cose faraoniche ma prevedendo interventi che consentano un presidio costante e la reale partecipazione della gente». Come dire, inutile fare un albergo al Puin visto che ci si può arrivare solo a piedi. Così, questo  approvvigionamento del XIX secolo è destinato a diventare “luogo di sosta e alloggio temporaneo per itinerari escursionistici” e per “attività didattiche e formative per associazioni”. Viene, inoltre, confermata la nobile destinazione sociale del Forte Tenaglia (forte difensivo e batteria antiaerea con elementi risalanti al XVI e al XIX secolo), già attualmente in concessione all’associazione “La Piuma” (qui l’approfondimento) che vuole farne la sede di una casa famiglia con attività didattiche legate al campo agricolo e dell’allevamento.

    Al Forte Belvedere (qualitativamente simile al Tenaglia), invece, è previsto un polo di servizi pubblici a carattere sportivo che non può prescindere, però, dal ripristino dell’accessibilità pedonale. Lo stesso dicasi per il Crocetta che potrebbe essere direttamente collegato al Tenaglia. Tra i manufatti che insistono sul Parco urbano delle Mura, c’è anche il forte Castellaccio, porta di accesso al Peralto con la sua Torre Specola utilizzata in parte come magazzino dell’Istituto Idrografico della Marina e parte occupata da una nota osteria.

    E poi ci sono tutti gli altri… work in progress!

    Simone D’Ambrosio

  • Agenzia Sociale per la Casa, Tursi rilancia: minori restrizioni e maggiore promozione

    Agenzia Sociale per la Casa, Tursi rilancia: minori restrizioni e maggiore promozione

    casa-ediizia-popolareIl Comune di Genova ha presentato oggi le linee guida per il rilancio dell’Agenzia Sociale della Casa, uno strumento che nel suo primo periodo di vita non ha raccolto i risultati sperati (in tre anni  hanno presentato domanda 250 inquilini e sono stati stipulati 28 contratti di locazione), come aveva ammesso ad Era Superba l’ex assessore alla casa Paola Dameri (qui l’approfondimento e il quadro generale sull’emergenza casa a Genova). Stiamo parlando sostanzialmente di affitti di alloggi privati a canone calmierato, un’iniziativa che ad oggi si è scontrata con la poca disponibilità da parte dei proprietari a concedere i propri immobili (circa 100 in tre anni) e con la scarsa attività di promozione da parte degli uffici comunali; a questo proposito, Dameri aveva anticipato l’intenzione del Comune di inaugurare in via Balbi una sorta di sportello–agenzia immobiliare dedicato esclusivamente agli affitti privati calmierati. Anticipazione che non ha più trovato conferme, lo sportello al momento rimane al Matitone, ma «per ottenere risultati migliori rispetto ai primi anni, bisognerà senza dubbio intensificare l’attività di promozione, perché sono tantissimi a non essere a conoscenza di questa opportunità», ha ammesso l’assessore alle politiche sanitarie e alla casa Emanuela Fracassi.

    L’assessore non ha nascosto i limiti dell’attuale gestione delle liste di assegnazione degli alloggi pubblici, e ha manifestato chiaramente l’intenzione di puntare sull’Agenzia Sociale per provare ad arginare un’emergenza, quella abitativa, che con il passare del tempo diventa sempre più preoccupante. “La composizione reddituale delle famiglie in affitto nel comparto pubblico non differisce, se non marginalmente, dalla composizione reddituale delle famiglie del comparto dell’affitto privato, con la conseguenza di una decisa riduzione dell’efficacia sociale dell’edilizia residenziale pubblica”, si legge nella relazione consegnata alla stampa. Per questo, l’obiettivo principale del Comune è quello di sviluppare, parallelamente alla consegna degli alloggi, ogni altra iniziativa volta all’incremento del numero di alloggi da immettere sul mercato privato della locazione con canoni concordati.

    Privati cittadini proprietari di case sfitte, ma anche e soprattutto “grandi proprietà immobiliari detenute dalle Opere Pie, Istituzioni Cattoliche, Fondazioni ecc.; con le quali si potrebbe instaurare una collaborazione, considerando che tali strutture operano già senza fini di lucro e si rivolgono a fasce marginali della popolazione”. Verranno attivate collaborazioni anche con le agenzie immobiliari che lavorano su standard vicini a quelli dell’Agenzia.

    Oltre alla promozione, tuttavia, in questi primi tre anni l’Agenzia ha mostrato limiti burocratici che hanno ridotto di molto il potenziale bacino d’utenza a cui rivolgere il servizio. In particolare è stato eliminato il riferimento all’ISEE/FSA come requisito di reddito per l’aspirante inquilino e per la determinazione del canone sostenibile, oltre alle soppressione dell numerose fasce per determinare il rapporto tra il canone e il reddito familiare, sempre con riferimento al FSA.

    Un’altra novità sostanziale riguarda l’introduzione del concetto di morosità, dunque, dopo accertamento sul singolo caso, anche queste persone/nuclei familiari possono accedere all’agenzia. Confermati, inoltre, i due fondi di garanzia: quello per morosità incolpevole a sostegno dell’inquilino, che San Paolo ha dato al Comune (100 mila euro) e il fondo Filse (illimitato) che garantisce il proprietario per il pagamento di 12 mesi di locazione. «L’Agenzia si prefigge anche azioni volte a sostenere l’inquilino, coniugando efficienza economica e finalità solidaristiche, come la possibilità di concedere agevolazioni per il pagamento delle spese vive del nuovo alloggio (ad esempio le spese di trasloco o quelle relative agli allacci delle utenze)».

    A chi si rivolge l’Agenzia Sociale per la Casa?

    tallin5-casa-DI“Di norma, tra gli aspiranti inquilini vi sono molte persone o famiglie che hanno un reddito che non consente loro di accedere all’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica (pur risultando idonee all’inserimento in graduatoria) ma che non è comunque sufficiente per accedere al mercato libero. Spesso si tratta di nuclei familiari di stranieri immigrati (per i quali il servizio di mediazione immobiliare era stato individuato come auspicabile dalla L.R. n°7/2007), considerando la difficoltà che permane per gli stranieri per l’accesso alla casa. Altre tipologie di aspiranti inquilini sono i nuclei con sfratto esecutivo per fine locazione o morosità incolpevole, i giovani in cerca della prima casa, i nuclei familiari per i quali l’ammontare dell’affitto incide in percentuale non ragionevole sul reddito complessivo e che sono in cerca di contratti più vantaggiosi. Nel rapporto con gli aspiranti inquilini, l’Agenzia valuta la loro solvibilità verificando che possiedano un reddito certo e tale che il canone annuo richiesto non incida sullo stesso in misura superiore a quella sostenibile, nell’interesse di inquilino e proprietario e comunque non oltre la percentuale del 30%”.

    Requisiti degli aspiranti inquilini

    Gli aspiranti conduttori devono possedere i seguenti requisiti tra quelli previsti dall’art. 24 , L.R.38/2007:
    – cittadinanza italiana o di un paese UE o cittadinanza in paese non aderenti UE in regola con le vigenti norme in materia di immigrazione;
    – residenza o attività lavorativa nell’ambito territoriale di operatività dell’Agenzia;
    – non titolarità di diritti di proprietà, usufrutto uso e abitazione su un alloggio adeguato alle esigenze del nucleo familiare nell’ambito territoriale provinciale.
    – Non essere stati sfrattati per morosità nei tre anni precedenti, tranne i casi accertati di morosità incolpevole, a seguito di perdita del lavoro, ove vi sia assoluta necessità di reperire un alloggio, ovvero dimostrare di aver completamente saldato la morosità che ha determinato lo sfratto o comunque di essere adempiente rispetto agli eventuali piani di rientro concordati;
    – Svolgere attività lavorativa subordinata o autonoma, o essere titolare di reddito certo.
    – Si intende quindi che l’Agenzia deve poter valutare la solvibilità del conduttore proposto al proprietario dell’alloggio, secondo criteri di valutazione dalla stessa determinati in funzione della realtà socio-economico locale. In tal senso devono essere considerati ammissibili, con criteri predeterminati, anche i candidati i cui redditi derivino da contratti (in corso) di lavoro subordinato a tempo determinato o da rapporti di collaborazione tipici (co.co.co., co.co.pro ecc). La conseguente ammissione o esclusione sarà motivata dall’Agenzia stessa.
    – Valore dell’Isee inferiore al doppio dell’Isee massimo per l’accesso all’Erp.

    Le risorse finanziarie previste per l’Agenzia

    – € 493.523,69: risorse finanziarie regionali ( per tutto l’Ambito di riferimento) di cui alla D.G.R. n° 333/2009;
    – Costo del personale a carico del Comune di Genova ;
    – Eventuali contributi da altri Comuni dell’Ambito di riferimento (trasferimenti finanziari, comando di personale, assegnazione di immobili, dotazioni);
    – Eventuale contributo del conduttore in fase di stipula del contratto di locazione, per il servizio prestato;
    – Contributi regionali in funzione dei risultati raggiunti, a regime.
    – Fondo per la morosità Incolpevole San Paolo euro 100.000.
    – Non è stata altresì quantificata la quota di contributi regionali in funzione dei risultati raggiunti, a regime.

  • Cia Liguria e Piano di Sviluppo Rurale: i dati sull’occupazione per il periodo 2007-2013

    Cia Liguria e Piano di Sviluppo Rurale: i dati sull’occupazione per il periodo 2007-2013

    orto-orti-urbani-agricoltura-coltivareSi è svolta questa mattina presso il Palazzo della Borsa l’assemblea di Cia Liguria (Confederazione Italiana Agricoltori) che ha eletto Aldo Alberto nuovo presidente regionale. L’occasione è stata utili anche per diffondere i dati del settenato appena concluso (2007-2013) per l’occupazione nell’agricoltura nel territorio ligure.

    “Il Piano di sviluppo rurale – si legge nella nota stampa – è il cardine intorno al quale ruota il futuro dell’agricoltura. A testimoniarne l’importanza, due dati relativi al settennato appena concluso che si riferiscono all’occupazione e al consolidamento del territorio: grazie alle risorse ricevute dal Psr, nella sola Liguria sono stati ricostruiti 103.000 m2 di muretti a secco – come dire un muro alto un metro che corre ininterrottamente da Genova a Imperia; o, se preferite, da Genova a Sarzana – e sono stati inseriti nel mondo del lavoro 600 giovani under 40. Per i due terzi di questi ragazzi si può parlare di “ritorno all’agricoltura”, trattandosi di persone precedentemente occupate in altri settori, o senza lavoro”.

    Anche se occorre sottolineare che lo sviluppo del primario nella nostra regione passa soprattutto dalle linee di indirizzo delle varie amministrazioni, a partire dai Piani Urbanistici Comunali, come nel caso del Puc genovese in via di definitiva approvazione, spesso aspramente criticati proprio per la scarsa lungimiranza in tema di rilancio dell’attività agricola (qui il dossier che la Rete If di Genova ha inviato alla Commissione Territorio del Comune con osservazioni al Puc, ndr), Cia Liguria sottolinea anche l’importanza dell possibilità di creare ricchezza per il settore anche attraverso percorsi di promozione turistica: “Da questo punto di vista è sicuramente interessante la crescita della filiera corta e di quella cortissima, che mette direttamente in contatto produttore e consumatore. Le imprese liguri di quest’ultima tipologia sono oggi più di 300, prevalentemente di piccola dimensione e a gestione familiare: un dato ricavabile dall’agenda “Spesa in campagna” curata proprio da Cia Liguria, che ha censito 130 aziende di vendita diretta e circa 200 agriturismi attivi nella nostra regione. A queste vanno aggiunte le molte imprese che vendono direttamente a ristoranti, esercizi al dettaglio e grande distribuzione, per le quali si può comunque parlare di filiera corta, esistendo un solo passaggio intermedio tra produttore e consumatore finale”.

    Cia Liguria si basa sui dati forniti da Unioncamere per tracciare l’identikit dell’agricoltura ligure: “Un settore che nel complesso rappresenta l’8% delle imprese attive in Liguria e un’incidenza del 7,7% sul totale delle imprese giovani, dato interessante se rapportato al 7% medio a livello nazionale, con una punta addirittura del 12% nella provincia di La Spezia. Ben superiore alla media anche il numero di imprese femminili, che rappresentano il 37% del totale, ben 8 punti percentuali oltre la media nazionale del 29%, e a Genova sono addirittura il 40%. Un ultimo dato superiore a quello medio riguarda, infine, le imprese con titolare straniero: il 2,7% contro l’1,8% su scala nazionale, e un picco del 3,7% in provincia di Imperia”.

  • Persona fisica e giuridica; residenza, domicilio e dimora; possesso e proprietà: le differenze

    Persona fisica e giuridica; residenza, domicilio e dimora; possesso e proprietà: le differenze

    FinestraQuesta settimana mi preme dare qualche indicazione lessical / letteraria ai nostri affezionati lettori. Già, perché se si conoscono bene i termini, si comprendono molte più cose. In questo periodo in cui gli slogan vanno così di moda, generando peraltro confusione e falsi miti, mettiamo un po’ d’ordine:

    – Iniziamo con due concetti che stanno alla base del diritto: persona fisica e persone giuridica. Alla prima categoria appartengono tutte le persone munite di codice fiscale; alla seconda categoria, appartengono quei soggetti formati da un insieme di persone fisiche e quindi società, associazioni e ditte individuali. Questa categoria si contraddistingue per il fatto di essere individuate non con un codice fiscale ma con una partita IVA. I condomini e le associazioni, per la verità, sono muniti di un codice fiscale solamente numerico, diverso da quello che tutti noi possediamo nel nostro tesserino sanitario.
    Questa distinzione si riverbera quando parliamo di consumatori: solo la prima categoria può appartenere alla “classe” dei consumatori, mentre la seconda contiene normalmente i cosiddetti professionisti. Con una eccezione: condomini e associazioni godono della qualifica di consumatori, proprio perché non sono professionisti……

    – Proseguiamo ora con un trittico: residenza, domicilio e dimora. La residenza può essere a tutti gli effetti considerato uno “stato” di diritto, rispetto agli altri due che oserei definire “stati” di fatto. Il motivo è semplice: le notifiche degli atti giudiziari e/o delle raccomandate vanno fatte sempre nel luogo di residenza, che viene certificato dal Comune ove, per l’appunto si risiede. Il domicilio può essere – ad esempio – il luogo di lavoro, laddove un soggetto più facilmente può essere reperito durante una giornata… lavorativa. La dimora può essere, invece, il luogo dove passiamo le vacanze per un tempo assolutamente limitato.

    – Concludiamo con un altro trittico: possesso, proprietà e detenzione. La proprietà, definita ampiamente dal codice civile (art. 832) consiste nel pieno godimento di una cosa; essa ha valore di diritto, al contrario del possesso, che è più un fatto. Ma con precise eccezioni. Un’espressione tipica del diritto è “possesso vale titolo”. Ossia, per quanto attiene ai beni mobili, (quindi escluse le case, i terreni e i beni mobili registrati come imbarcazioni ed automobili), la proprietà – che non può essere accertata con un documento formale – la si presume dal fatto che uno possieda la cosa, fino a prova contraria, ovviamente. Un esempio: un libro è di chi lo possiede materialmente; un’automobile è di chi risulta esserne proprietario presso il P.R.A. (pubblico Registro Automobilistico).
    Proprietà e possesso hanno in comune il cd. animus possidendi, ossia la consapevolezza del fatto che un oggetto ci appartenga. Al contrario della detenzione, che non possiede codesto requisito psicologico; ed è proprio per questo che la detenzione di un oggetto può – in determinati casi – può sfociare in una fattispecie di tipo penale: un reato punibile dalla legge.

    Sperando di avervi chiarito alcune cose, non mi resta che consigliarvi sempre di utilizzare i termini corretti, quando parlate e quando scrivete. Così quando ascolterete, sarete sicuri di aver capito bene i vostri interlocutori.

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

    [foto di Alberto Marubbi]

  • Lettera per gli amici di sinistra: cari proletari, che fine avete fatto?

    Lettera per gli amici di sinistra: cari proletari, che fine avete fatto?

    Anni 70, proteste studentiCari amici di sinistra, una volta si sarebbe detto “compagni”: ma io sono troppo giovane per ricordarmi di quando si usava dire così. Mi ricordo però che una volta la parola “sinistra” si poteva ancora pronunciare.

    Erano i mitici anni 2000. Avevamo appena assistito ai funerali di De Andrè e di lì a poco sarebbe mancato anche Giorgio Gaber: ma avevamo ancora Manu Chao, gli Ska-P e i concertoni del 1° maggio. Al cinema usciva «La Stanza del Figlio» e in televisione si rideva con Corrado Guzzanti e il suo «L’Ottavo Nano». In Parlamento c’era ancora Rifondazione Comunista; Nanni Moretti partecipava ai girotondi; Umberto Eco, Gae Aulenti ed Enzo Biagi (solo per citarne alcuni) fondavano Libertà e Giustizia. Insomma, il mondo della cultura – inteso in senso lato, senza giudizi di merito – era quasi tutto schierato.

    Appartenere al  “popolo della sinistra” voleva dire ancora qualcosa; anche se – dobbiamo ammetterlo – cosa fosse questo “qualcosa” nessuno sapeva dirlo con esattezza. Si sentivano di sinistra non solo i vecchi simpatizzanti del PCI, gli intellettuali, gli insegnanti e i soliti ragazzi dei centri sociali, ma anche gli studenti Erasmus, diversi cattolici e – pensate un po’ – si sentiva di sinistra anche qualche lavoratore! Tutto questo in nome di pochi principi; o forse solo della presunzione di monopolizzare l’esercizio dell’altruismo e della tolleranza. Per lo meno era chiaro chi fossero i nemici: l’inquinamento, una certa globalizzazione, Bush, le sue guerre imperialiste, il capitalismo iper-liberista, e soprattutto, in Italia, l’odiatissimo Silvio Berlusconi. Tutto questo contribuiva a formare il collante che teneva insieme un universo variopinto.

    L’incantesimo ha cominciato a rompersi già molto prima che terminasse il decennio. I primi scricchiolii si avvertono con il secondo governo Prodi, poi con la scomparsa di Rifondazione dal Parlamento e infine con la nascita di un ibrido frankensteiniano chiamato “Partito Democratico” (come se ci fosse, dall’altra parte, un “partito anti-democratico”). Ma questi fallimenti politici intaccavano solo relativamente il mondo della sinistra. In fin dei conti quello che ci univa era proprio la predilezione per gli ultimi e i perdenti.

    I guai veri sono cominciati, paradossalmente, con il declino del Cavaliere. L’arrivo di Monti ha reso evidente per molti di noi che la lotta a Berlusconi era solo una parte piccolissima del lavoro che andava fatto. Ma la disgregazione finale, quello che oggi davvero ci divide, non è né Berlusconi né Monti: è Beppe Grillo.

    È il comico genovese il vero responsabile della diaspora del popolo della sinistra, perché è stato il primo in grado di conquistarsi una fetta consistente di delusi: e questa rottura ha creato due parti distinte, che col tempo hanno imparato ad odiarsi. Il risultato è che gli ex-appartenenti alla koiné di sinistra, quegli stessi a cui bastava una battuta su Berlusconi per intendersi subito, anche tra estranei, oggi si guardano in cagnesco e si scambiano insulti.

    Nostalgia del passato? Per carità! Non ho ripercorso tutta questa storia perché spero che un giorno potremo tornare tutti insieme. Anzi, è stato meglio così: probabilmente a tenerci uniti era solo una serie di equivoci, più che una visione realmente comune. Ho ripercorso questa storia perché oggi siamo tutti ugualmente impegnati, anche se in modi diversi, nella ricerca di una identità perduta e di uno spazio di rappresentanza politica: e forse può avere ancora un senso ricordarsi chi eravamo per capire dove vogliamo andare.

    Beppe GrilloCon gli sconvolgimenti imposti dalla difficile realtà politica ed economica, che qualcuno di noi abbia scelto di seguire Grillo e qualcun altro di rimanere dove era è una dinamica del tutto comprensibile. Capisco benissimo chi ha visto nel M5S la promessa di un cambiamento dal basso, dove il singolo può di nuovo partecipare direttamente; ma capisco anche chi, all’opposto, ha preso in antipatia le liturgie pentastellate e il rifiuto di vedere differenze tra un’ideologia di destra e una di sinistra. Capisco persino che si possa arrivare a vedersi come nemici. C’è solo una cosa che non capisco: quelli di sinistra che sono “rimasti a sinistra” cosa si aspettano dalla vita?

    Lo si può criticare quanto si vuole, ma a Grillo va riconosciuto il merito di aver fatto almeno il minimo sindacale, ossia di aver indicato una diagnosi e una terapia. Sappiamo, cioè, che per il M5S i rappresentanti eletti sono stati lasciati liberi di farsi corrompere e di pensare all’arricchimento personale, per cui ora è necessario che rinuncino alla loro autonomia e si facciano guidare della rete. È un presupposto che criticai radicalmente già a novembre di due anni fa: ma il mio parere personale conta relativamente e al movimento resta una ragione d’essere, un’idea, un’aspettativa che, se fosse davvero sbagliata, si potrà ancora correggere in futuro. Dall’altra parte, invece, mi spiegate cosa c’è?

    Dopo vent’anni pressapoco disastrosi – vent’anni in cui, lo ricordo, la sinistra ha governato e ha fatto opposizione; e dunque, evidentemente, a giudicare dai risultati, ha fatto male l’una e l’altra cosa – come si può oggi continuare senza uno straccio di autocritica, senza una spiegazione che renda conto del fallimento passato e che possa garantire che, per il futuro, non si ripeteranno gli stessi errori? Se le aspettative del M5S sono solo un’illusione, si può sapere almeno quali sarebbero le aspettative di PD e SEL? Quelli di voi che ancora votano da quella parte mi spiegano a quale speranza si affidano?

    A meno che la speranza non sia Renzi… Ma mi rifiuto di credere che persone che erano in Italia vent’anni fa oggi non vedano che il progetto di riforma di Renzi ricalca addirittura la Bicamerale di D’Alema: cioè ha lo stesso identico obiettivo di rafforzamento dell’esecutivo, che è da sempre storicamente un obiettivo delle destre. Mi rifiuto di credere che quegli stessi che criticavano la globalizzazione e le multinazionali oggi si accontentino di uno che è diverso solo perché più giovane, più cool e con il pollice opponibile per twittare. Mi rifiuto di pensare che una qualunque persona che ancora vede un senso nella parola “sinistra” sia a proprio agio con il fatto che il leader del suo partito si sia fatto pagare le spese elettorali da finanzieri con idee iperliberiste. A sinistra è rimasto ancora qualcosa di sinistra, che non sia la vecchia abitudine di dare del fascista a chi ci critica?

    Ecco, cari amici di sinistra che continuate a votare a sinistra: anziché distrarvi con Beppe Grillo e con le tante variazioni sul tema della reductio ad Hitlerum che piace a Repubblica, ditemi voi come conciliate quello che eravamo solo dieci anni fa con quello che siete adesso. Ditemi voi se esiste ancora un mondo a sinistra, e se il PD di Renzi o SEL di Vendola (lo stesso che sghignazzava al telefono con la dirigenza dell’ILVA) sono in grado di rappresentare quel mondo. E soprattutto ditemi come; perché fin qui di spiegazioni sensate non se ne vedono molte.

    Io questo dibattito ho provato ad avviarlo: ma voi potete continuare a pensare di essere, come al solito, dalla parte della Storia e della ragione. Solo che, se fossi in voi, farei attenzione: perché se poi siete dalla parte sbagliata, e Grillo è quel bastian contrario che dite, col vostro esempio finirete per insegnarli a fare la cosa giusta.

    Cordialmente.

    Andrea Giannini

  • Il Mini Scolmatore Fereggiano e la bocciatura del Consiglio Nazionale dei Lavori Pubblici

    Il Mini Scolmatore Fereggiano e la bocciatura del Consiglio Nazionale dei Lavori Pubblici

    fereggiano2Il progetto per il mini scolmatore del Fereggiano è stato bocciato dal Consiglio Nazionale dei Lavori Pubblici. Questa la notizia circolata già nei giorni scorsi e confermata da 64 pagine di osservazioni (qui il pdf completo) che ufficializzano un parere tecnico il cui esito negativo era prevedibile già qualche mese fa, nonostante la presentazione in pompa magna del progetto (qui l’inchiesta di Era Superba di settembre che anticipava le problematiche relative al mini scolmatore).

    L’Assemblea sottolinea nel documento innanzitutto l’incompatibilità della definizione di “1 Lotto dello Scolmatore del Bisagno” con il progetto del mini scolmatore: “Il progetto presentato, per le soluzioni adottate, prevede una configurazione di opere con variazioni rispetto all’originario progetto generale; pertanto rappresenta un progetto a sé stante, anziché costituire il 1 Lotto del progetto definitivo (dello Scolmatore del Bisagno)”, si legge nel documento. Le osservazioni del Consiglio si soffermano poi sia sugli aspetti idrologici che su quelli idraulici, ma anche quelli legati alla copertura finanziaria, oltre agli ambientali, urbanistici, impiantistici ecc.

    In particolare viene richiesto l’aggiornamento dello studio idrologico fermo a oltre trent’anni fa, evidenziando che: “La portata di dimensionamento dell’opera è stata definita in maniera convenzionale senza sviluppare un apposito studio idrologico riferito ai bacini idrografici di interesse.” E ancora: “Essendo basate su serie idrologiche aggiornate alla fine del secolo scorso, le stime del tempo di ritorno della portata di progetto definiscono probabilmente in modo non sufficientemente preciso il rischio residuo di inondazione per incapacità dell’opera di scolmo di convogliare la portata in arrivo da monte”.

    Una delle critiche è quella di non aver preso in esame eventuali soluzioni alternative prima di sviluppare il progetto definitivo: “[…] l’Assemblea rileva che il criterio guida, che ha condizionato il progetto in esame ed il piano degli interventi, è riconducibile alla ristretta disponibilità delle forme e fonti di finanziamento. Peraltro, la soluzione sviluppata dal Progetto Definitivo in esame non è stata selezionata tra diverse alternative, ma piuttosto è stata ritenuta l’unica realizzabile con il finanziamento disponibile, senza supportare la soluzione prescelta con una sommaria stima economica del costo di una soluzione diversa che non prevedesse quale condizione il reimpiego della tratta di galleria esistente, con una galleria unica, sia per il Fereggiano – Rovare – Noce, che per il Bisagno”.

    Osservazioni tecniche specifiche, inoltre, per quanto riguarda il funzionamento della galleria Fereggiano; lo sbocco a mare e gli accessi per la manutenzione; le opere di presa e le vasche di dissipazione al sotto dei pozzi a vertice.

    “Come insieme di associazioni e comitati – si legge in una nota congiunta diffusa da WWF Genova, Associazione Amici di Ponte Carrega, Comitato Protezione Bosco Pelato, Associazione Vivere in Collina Quezzi, Comitato NoCementificazione Terralba  Genova – abbiamo cercato di indicare strade diverse con il nostro evento dello scorso 8 e 9 Novembre ed in particolare durante il convegno a Palazzo Ducale abbiamo proposto un’idea progettuale alternativa allo scolmatore del Fereggiano, bellamente accantonata dagli assessori presenti seppur ritenuta interessante da uno dei Professori intervenuti. L’assessore Garotta ha detto che si applicava il Piano di Bacino in quanto era il primo lotto dello scolmatore del Bisagno, mentre l’assessore Crivello ha detto che c’erano da prendere i soldi del “Piano Città” grazie a questo progetto definitivo”.

     

  • Quarto, tra box interrati e interventi edilizi. Via degli Albanesi, Castagna, Quartara

    Quarto, tra box interrati e interventi edilizi. Via degli Albanesi, Castagna, Quartara

    Uliveto murato di QuartoDel Levante genovese, in particolare di Quarto, ci siamo occupati più volte nel passato per raccontare i diversi interventi edilizi che insistono sul territorio. L’ultima nell’autunno scorso, quando Legambiente ha lanciato l’allarme sul tentativo di cementificazione (in particolare nell’area ex Fischer) a scapito dell’antica via Romana della Castagna, nel cuore del quartiere attraversato dall’omonimo rio. Oggi facciamo il punto sulle immediate vicinanze: dal datato cantiere di Viale Quartara, dove i lavori sono da poco ripresi, alla nuova operazione immobiliare – per la costruzione di 119 box interrati tra via Prasca e via degli Albanesi nei pressi della parrocchia di San Giovanni Battista – pronta ad approdare in Conferenza dei Servizi deliberante (il prossimo 14 febbraio); senza dimenticare il sito storico di Villa Gervasoni e dell’Uliveto Murato di Quarto (in gran parte vincolato dalla Soprintendenza), nel quale è previsto l’ampliamento volumetrico di una casa privata e la realizzazione di un’autorimessa, previo sbancamento del sedime circostante.

    Via degli Albanesi – via Prasca, 119 nuovi box

    Partiamo dal progetto del Gruppo Viziano che contempla la costruzione di un parcheggio su tre livelli interrati tra via degli Albanesi e via Prasca, per complessivi 119 box. L’area, di proprietà della parrocchia di San Giovanni Battista, è quella attualmente occupata dal campo di calcio G. Mora. La parrocchia, in cambio del diritto di superficie del sottosuolo, guadagnerà il rifacimento del campo da calcio (che diventerà più piccolo), nuovi posteggi e nuovi locali per l’oratorio e lo svolgimento delle sue attività pastorali.
    «Il 23 gennaio si è svolta una Commissione municipale per discutere la questione – spiega Nerio Farinelli, Presidente del Municipio Levante – Abbiamo invitato gli abitanti dei civici interessati, i rappresentanti della parrocchia e il progettista responsabile del Gruppo, l’ingegnere Davide Viziano. L’intenzione era illustrare il progetto e ascoltare i diversi pareri». In tale occasione è emersa la contrarietà dei residenti, preoccupati soprattutto da due aspetti «Le criticità sollevate dai cittadini – continua Farinelli – riguardano in particolare le difficoltà che si potrebbero ripercuotere, a fine lavori, sulla viabilità di via degli Albanesi, già di per sé stretta, a fronte dei tre nuovi accessi a piano strada dei 119 box. Inoltre, c’è preoccupazione per la stabilità delle fondamenta di alcuni palazzi ubicati nelle immediate vicinanze del cantiere. Noi, come Municipio Levante, giochiamo solo un ruolo consultivo, ma cerchiamo di prevenire situazioni conflittuali per giungere ad una soluzione il più possibile condivisa dai soggetti interessati. Prendiamo atto dell’esistenza di forti pareri contrari in una parte di residenti. E per questo motivo chiediamo delle modifiche progettuali che tengano conto degli elementi emersi nel dibattito». Secondo il presidente Farinelli «Occorre agire senza limitare il diritto alla mobilità degli abitanti di via degli Albanesi. Ma soprattutto deve essere garantito loro il massimo grado di sicurezza in merito alla stabilità dei palazzi».

    Durante la riunione del 23 gennaio i cittadini hanno sottolineato i pericoli legati alla presenza, sotto il medesimo terreno interessato dall’intervento edilizio, di una falda acquifera. A tal proposito, il tecnico comunale dell’Ufficio geologico, il geologo Claudio Falcioni, così ha risposto «Non abbiamo rilevato gravi carenze di tipo geologico. Il substrato roccioso, a circa 10 metri di profondità, presenta un certo grado di frantumazione, ma questo fatto non preclude che, con una corretta esecuzione, i lavori si possano fare. Per rilevare la quota dell’acqua abbiamo effettuato due sondaggi in pochi giorni: potrebbe esserci un margine di errore, ma ripetendo le indagini e continuando a monitorare i livelli, tale margine si ridurrebbe in maniera significativa».
    L’ingegnere Viziano, dopo aver premesso «Noi facciamo i parcheggi dove servono, a seguito di indagini serie. In un raggio di 500 metri abbiamo rilevato un gap di 300 posti auto», ha aggiunto «Siamo disponibili a concordare un incontro di verifica con i comitati in modo che, insieme a Municipio e condomini, possano nominare un tecnico di parte per verificare lo stato degli edifici prima dell’inizio dei lavori».
    Il Gruppo Viziano si occuperà sia della progettazione sia della realizzazione delle strutture. I tempi di lavoro previsti sono in totale 24-26 mesi. «Il fondo delle strutture si troverà ad un livello superiore rispetto all’acqua, quindi non influirà sul suo smaltimento – conclude l’ingegnere Viziano – La strada verrà allargata con la realizzazione del marciapiede (oggi inesistente), avrà un nuovo sistema di tombinatura e una rete fognaria rinnovata. Solo il 10% dei mezzi da lavoro passerà da via degli Albanesi, mentre la maggior parte dei veicoli accederà al cantiere per mezzo di una rampa da via Prasca».

    Il progetto è stato presentato in Conferenza dei Servizi in fase istruttoria a metà novembre 2013. Tra pochi giorni, il prossimo 14 febbraio, approderà nella Conferenza dei Servizi in fase deliberante, sede deputata alla scelta definitiva. Laura Marinato, architetto dell’ufficio urbanistico di Palazzo Tursi, ha spiegato «È un’opera ammessa dal piano regolatore adottato in via preliminare e da quello vigente. Sono state chieste alcune modifiche e ora l’istruttoria è quasi completata».
    Insomma, come ricorda il consigliere municipale Paola Borghini (Fds) «Non ci sono molte possibilità di ostacolare un progetto promosso da soggetti privati su un’area privata. Qui non si tratta di valutare politicamente l’opportunità o meno di realizzare una simile operazione. Bisogna, invece, valutare attentamente tutti gli aspetti tecnici. L’impatto dell’intervento, comunque, sarebbe soprattutto sulla viabilità. In merito al presunto rischio idrogeologico, io personalmente non faccio supposizioni senza avere sotto mano dati certi, che a livello di Municipio non abbiamo ancora visto. Per approfondire il progetto ho chiesto un ulteriore passaggio in Commissione municipale. La preoccupazione dei residenti è tangibile. Ma è compito dell’amministrazione comunale, tramite adeguate perizie, stabilire l’eventuale fattibilità del progetto. Se in questo senso dovessero permanere dei dubbi, esiste sempre l’opportunità di una contro-perizia di parte dei cittadini».

    Viale Quartara

    Quarto - viale QuartaraNel corso del 2012 avevamo parlato di Viale Quartara, la creuza che dall’antica Aurelia conduceva fino al mare, dove un notevole appezzamento di terreno in fregio a chiesa e convento dei frati cappuccini (via Montani n. 1) – entrambi risalenti ai primi del ‘900 – è destinato alla costruzione di 2 ville di lusso con annessi box interrati pertinenziali. All’epoca della nostra visita il cantiere, sorto al posto di un vasto uliveto e dopo il taglio di diversi alberi secolari, era pressoché abbandonato ormai da alcuni mesi, mentre il profondo sbancamento, causa piogge, spesso assumeva le sembianze di un acquitrino.

    Attualmente i lavori nel cantiere hanno ripreso vigore e sono già state realizzate le fondamenta degli edifici. Tuttavia, quando piove l’acqua continua a fuoriuscire da tutte le parti, come racconta Ester Quadri, residente nel quartiere e attivista del circolo Nuova Ecologia di Legambiente «Proprio ieri (5 febbraio, ndr) passando di lì ho visto delle cascate d’acqua mista a fango uscire dai muretti. Vorrei ricordare che questo era uno dei pochissimi spazi verdi rimasti in zona. Io a suo tempo avevo denunciato il taglio degli alberi. L’ex assessore comunale Pinuccia Montanari, persona senza dubbio competente, se ne era anche occupata, ma in seguito, nessuno si è più interessato alla salvaguardia di questo sito storico».
    Dopo un lungo contenzioso giudiziario, i lavori sono partiti nell’estate 2011, per poi arrestarsi subito dopo. Oggi il cantiere è nuovamente operativo «Per me è una vera indecenza – accusa l’ambientalista Quadri – pensando a tutto quello che sta accadendo sul territorio ligure. Va bene, parliamo di progetti approvati anche molti anni addietro, però, i segnali che ci manda la natura sono inequivocabili. Forse varrebbe la pena di ascoltarli. E se possibile bloccare gli interventi incongrui».

    Uliveto Murato e la zona della Castagna

    UlivetoCome detto in apertura, Legambiente ha lanciato l’allarme in difesa della zona della Castagna di Quarto, un presidio storico-ambientale, il cui simbolo è indubbiamente l’Uliveto Murato, adesso minacciato da un piccolo quanto significativo intervento. All’interno delle antiche mura dell’Uliveto – nella porzione non vincolata dalla Sopraintendenza – è ubicata una casa famigliare di proprietà privata per la quale è previsto l’ampliamento delle volumetrie, oltre alla costruzione di un’autorimessa interrata che coprirà tutto il sedime del fabbricato, e di una piscina al posto del giardino dove una volta sopravvivevano alberi ad alto fusto.
    «Siamo praticamente a ridosso dei bastioni di via Romana della Castagna – racconta Ester Quadri – Lo sbancamento di terreno è pesante. Senza dimenticare che sotto scorre un altro ruscello, il rio Fontagne, perché questa, un tempo, era una zona colma di fontane». Secondo Quadri «Autorizzare un intervento simile, seppure limitato ad una sola abitazione privata, è veramente fuori da ogni logica. In tal senso è assurdo che un pollaio venga considerato volume utile per ampliare, con il piano casa, un edificio residenziale. La realizzazione, ad oggi, non è ancora avviata, ma sappiamo che hanno già il permesso di costruire».

    Allargando il discorso a tutta la zona della Castagna, attraversata dal rivo omonimo, l’ambientalista aggiunge «Stiamo parlando di progetti che insistono tutti a lato dei torrenti (vedi ex Fischer). È evidente il cortocircuito tra quello che le istituzioni locali dicono a parole e quello che poi mettono in atto. Da un lato, affermano di mettere in sicurezza i rivi e le loro aree di pertinenza. Dall’altro, autorizzano costruzioni a pochi metri di distanza dagli alvei dei corsi d’acqua. Occorre ricordare l’esistenza in città di numerosissimi piccoli rivi, riguardo ai quali non c’è sufficiente attenzione da parte dell’amministrazione. Sono aree esondabili che dovrebbero essere lasciate libere».
    A pochi kilometri di distanza, lungo la via Romana di Quinto, è il rio Bagnara ad esser minacciato, non solo dal progetto sempre in bilico di via Majorana (che merita una successiva trattazione a parte), ma pure da altre costruzioni residenziali (villette) già realizzate nei pressi di via Palloa. «Edifici di dimensioni più contenute ma non per questo meno pericolosi – sottolinea Quadri – Sono costruzioni non conformi alla natura e alla storia del luogo che mettono a rischio l’equilibrio ambientale del territorio».
    L’ambientalista conclude lanciando un appello «Bisogna vigilare con attenzione anche sui torrenti minori che, sennò, possono esplodere da un momento all’altro. Al loro fianco corrono antichi percorsi pedonali che, invece di essere danneggiati, dovrebbero essere valorizzati a fini turistici. Insomma, invito l’amministrazione comunale a pensare alle piccole opere e non solo alle grandi opere sempre sulla bocca di tutti».

     

    Matteo Quadrone

  • Piaggio Aero: i vertici dell’azienda confermano piano industriale ed esuberi

    Piaggio Aero: i vertici dell’azienda confermano piano industriale ed esuberi

    aeroporto-sestri-ponente-dCon una note le organizzazioni sindacali aggiornano sull’esito del confronto a Roma fra le stesse e la proprietà di Piaggio Aero presso il Ministero dello Sviluppo Economico. “Nel confronto l’Azienda ha confermato un piano industriale che per le OO.SS. è inaccettabile. Una mediazione tra le parti è stata proposta dal Ministero dello Sviluppo Economico che si è posto come mediatore per salvare le professionalità e le tecnologie di Piaggio, proponendo un confronto che coinvolga anche il Ministero del Lavoro. La prossima riunione si terrà la settimana prossima a Roma. Nel frattempo l’Azienda si è impegnata a non aprire alcuna procedura. Domani negli stabilimenti di Genova e Finale Ligure si terranno assemblee informative”.

    Dopo lo sciopero di oggi dei lavoratori dei due stabilimenti, la situazione rimane dunque appesa ad un filo. Qui l’ultimo approfondimento di Era Superba.

     

  • Patto di Sussidiarietà, il Comune fa il punto: le iniziative svolte per la lotta alla povertà

    Patto di Sussidiarietà, il Comune fa il punto: le iniziative svolte per la lotta alla povertà

    palazzo-tursi-D9Con una lunga nota stampa, il Comune di Genova ha diffuso la relazione sulle attività svolte negli ultimi due anni nell’ambito del Patto di Sussidiarietà cittadino.  A dare il via a questo progetto una deliberazione adottata dalla Giunta Vincenzi sul finire del luglio 2011, che aveva lo scopo di aprire un tavolo di discussione per stipulare specifici accordi con le realtà associative che operano sul territorio nell’ambito dell’inclusione sociale e della lotta alla povertà. Fra queste l’operazione più significativa è sicuramente quella legata al progetto C.r.e.a (qui l’approfondimento di Era Superba) nel territorio della Val Polcevera (e non solo) in collaborazione con la Comunità di San Benedetto, il Municipio e A.T.S. 41 (ambito territoriale sociale n. 41 del Comune di Genova).

    Ma vediamo nel dettaglio la relazione del Comune. Per quanto riguarda la promozione del Patto, “si sono svolti alcuni incontri di presentazione e di condivisione delle azioni con i coordinatori di Ambito Territoriale Sociale e dell’Ufficio Cittadini Senza Territorio. Si è costituito il gruppo di referenti tecnici, composto da un assistente sociale per Ambito Territoriale Sociale e per l’Ufficio Cittadini Senza Territorio. Il gruppo si incontra a cadenza mensile”.

    Tursi segnala fra le collaborazioni il progetto “Dalla gente per la gente” in sinergia con l’associazione Creativi della Notte Music for Peace: “È stato firmato un accordo di collaborazione ed un protocollo di funzionamento il 27 gennaio 2012. È stata avviata una forma di collaborazione, che prevede la distribuzione mensile di pacchi con generi alimentari, prodotti per la pulizia e materiale scolastico (massimo 32 pacchi al mese)”. Fra i punto di forza individuati dal Comune per questa specifica iniziativa “l’elevata quantità di prodotti e possibilità di comporre pacchi personalizzati in base alle esigenze delle famiglie, il coinvolgimento degli utenti nelle attività dell’associazione”. E fra le criticità: “si tratta di una risorsa poco utilizzata dagli ATS più lontani dalla sede dell’associazione”. Alla luce di ciò, Tursi indica come linea di sviluppo il “cambiamento nelle modalità di consegna dei prodotti; dal pacco pre-confezionato alla possibilità di scelta da parte delle famiglie. Ampliamento delle donazioni anche ad arredi dismessi”.

    Significativa anche la collaborazione con il comitato genovese della Croce Rossa Italiana, il cui accordo è stato siglato l’11 aprile 2012. “È stata avviata una forma di collaborazione che prevede la distribuzione settimanale di pacchi con generi alimentari (massimo 30 pacchi alla settimana)”.

    Con la “Fondazione Torna qui”, invece,  è stato firmato un protocollo il 5 maggio 2011 che prevede la fornitura di “pasti a costi contenuti presso gli esercizi commerciali aderenti all’iniziativa, tramite la presentazione di una tessera”. Ma in questo caso la relazione del Comune parla di risultati non soddisfacenti: “I problemi principali rilevati sono stati il menù differente e di scarsa qualità proposto ai nostri utenti, in alcuni casi modalità di consegna del pasto poco adeguata (atteggiamento sgarbato da parte dei ristoratori), orari di distribuzione poco adeguati (per esempio, per le rosticcerie dalle ore 14.30 alle ore 14.45 o dalle ore 21 alle ore 22). A seguito di un incontro di verifica con i referenti della Fondazione, si è deciso di sospendere l’introduzione di nuove persone nel progetto. Rimangono attive ancora 42 tessere utilizzabili in due ristoranti-self service, di cui circa 17 sono utilizzate costantemente. Sono state esposte alla Fondazione altre proposte per mantenere la collaborazione sempre in ambito di lotta alla povertà (tra queste, la fornitura da parte della Fondazione di buoni pasto cartacei del valore di 5 euro da distribuire a famiglie in carico ai servizi sociali). Ad oggi non abbiamo ancora avuto riscontro in merito alle proposte avanzate”.

    Progetto “Buon fine” con Coop Liguria e varie associazioni di volontariato. In questo caso si tratta di donazioni da parte di Coop Liguria di generi alimentari alle associazioni che poi a loro volta si occupano della distrubuzione. Si tratta di un progetto già funzionante dal lontano 2006 che Tursi vorrebbe estendere in tutte le zone della città. Attualmente l’esempio virtuoso è quello de “Il Punto” di via Canepari a Certosa di cui Era Superba vi aveva già parlato in passato. “Attualmente gli ATS stanno definendo l’avvio delle collaborazioni anche nei territori mancanti anche se i prodotti donati da Coop Liguria sono diminuiti nel tempo”, da qui l’allarme lanciato dal Comune: “il progetto è a rischio chiusura“.

    Avviata recentemente (novembre 2013) anche una collaborazione con Confindustria e Ferservizi: “È stata accertata la loro disponibilità a donare arredi in buono stato dismessi dagli alberghi“. Sulla scia di questo ultimo accordo, Tursi si augura di riuscire a firmare un’intesa anche con Ascom, Spim e Arte ( per la donazione degli arredi in buono stato lasciati negli alloggi dagli ex inquilini) e Lions Club.

    sanità-farmacie-D1Il Patto di Sussidiarietà riguarda anche alcune farmacie del territorio genovese : “Attualmente alcune farmacie che operano nei Municipi della Val Bisagno hanno aderito al progetto “Prevenzione neonatale” dell’ATS Media Valbisagno, donando prodotti alimentari per la prima infanzia a neonati in carico sia all’ATS che al NOAC”. L’obiettivo del Comune è quello di “estendere la collaborazione sugli altri territori cittadini, tramite la stipula di un accordo cittadino con gli organi rappresentativi dei farmacisti (Ordine, Associazioni di categoria), ed eventualmente ampliarla, estendendola anche alla donazione di farmaci da banco. A tal fine sono stati individuati i referenti territoriali delle farmacie aderenti a federfarmacie ai quali, a cura degli ATS, verrà proposto di aderire al progetto”.

    I progetti con i Municipi

    Oltre al già citato progetto C.r.e.a, fiore all’occhiello del Patto di Sussidiarietà, con l’inaugurazione dello scorso novembre dello spazio di distribuzione fisso all’interno del mercato comunale di Bolzaneto, il Comune ha avviato o sta avviando collaborazioni con i nove Municipi.

    Progetto “Accordi”, Municipio Ponente – Associazione Prà Viva – Centro di Ascolto Vicariale di Voltri – Prà.
    “Sono stati avviati i progetti individuali di attivazione sociale per persone in carico sia ai servizi sociali che al Centro di Ascolto Vicariale. I progetti si svolgeranno all’interno dell’associazione Prà Viva ed il contributo economico verrà erogato alla persona dal Centro di Ascolto Vicariale”.

    Progetto “La Sporta Aperta”, Municipio Media Valbisagno – Caritas – Centri di Ascolto Molassana e Staglieno
    “È stato sottoscritto il 14 novembre 2013 un accordo di collaborazione e un protocollo di funzionamento che prevedono la creazione di un sistema di raccolta e distribuzione di prodotti alimentari e beni vari, forniti da aziende private, cooperative ed associazioni, in locali messi a disposizione dalla Caritas, ma di proprietà comunale”.

    Progetto “Insieme per Sport”, Municipio Media Valbisagno – Associazioni sportive – Ditte fornitrici di abbigliamento sportivo
    “Il progetto, in fase di elaborazione, si prefigge di rafforzare l’integrazione sociale e il diritto allo sport, dei bambini e degli adolescenti in situazioni di disagio psicologico, sociale, economico o familiare, con potenziale rischio di emarginazione, seguiti dall’ATS del Municipio della IV Val Bisagno. L’obiettivo è quello di offrire loro l’opportunità di intraprendere un percorso sportivo gratuito da praticare con continuità insieme ad altri bambini provenienti da realtà sociali diverse, sotto la guida di insegnanti sportivi qualificati”.

    Indagine conoscitiva sull’attività svolta in tema di lotta alla povertà, Municipio centro Est – Centri di Ascolto Vicariali di zona – Centro Emergenza Pré – Comunità di Sant’Egidio
    “Di recente è stato presentato un documento che riporta gli esiti di un’indagine, quantitativa e qualitativa, condotta dall’ATS Centro Est, sull’attività svolta dai Centri di Ascolto Vicariali, dal Centro Emergenza Pré e dalla Comunità di Sant’Egidio in merito al tema della lotta alla povertà ed in particolare della risposta ai bisogni primari di persone e famiglieche si trovano in condizioni di difficoltà. L’indagine ha portato i soggetti coinvolti a prendere accordi circa le iniziative da intraprendere per rafforzare ed ottimizzare l’offerta di beni primari alle famiglie in difficoltà. Attuano periodicamente raccolte di generi alimentari e prodotti per l’igiene presso i supermercati del Municipio a cura della associazioni aderenti alla rete territoriale”.

    Progetto “il cerchio della vita”, Municipio Bassa Valbisagno, recupero eccedenze alimentari.
    “In locali messi a disposizione dal Municipio, che si trovano in viale Bracelli 154-156-158 rosso, il 18 novembre 2013 è stato realizzato il progetto “il cerchio della vita”, che si basa sul recupero e sulla distribuzione di eccedenze alimentari a famiglie che vivono in condizione di povertà seguite dagli ATS e dai Centri Vicariali d’Ascolto. Sono previste attività parallele e integrative, che si attuano nei locali attigui al social market, rivolte al quartiere, laboratori, conferenze a tema. Nel 2014 è previsto un ampliamento delle attività, quali, ad esempio, diete alimentare, recupero arredi”.

    Progetto “Fine Pasto”, di prossima realizzazione nel Municipio Media Valbisagno.
    “Recupero delle eccedenze delle diete alimentari di asili nido e scuole per l’infanzia, da destinare, in collaborazione con realtà associative e parrocchiali della zona, a persone senza dimora e famiglie in difficoltà. Nel 2014 si prevede l’avvio di altri due progetti nei Municipi Ponente e Media Valbisagno”.

  • Farmacia Serra: la piccola realtà è diventata grande. Da genitori a “guru del web”

    Farmacia Serra: la piccola realtà è diventata grande. Da genitori a “guru del web”

    Farmacia Serra GenovaAlla Farmacia Serra di Genova Voltri eravamo già stati due anni fa. All’epoca avevamo colto la palla al balzo ed eravamo andati a conoscerli in occasione dell’apertura di una zona wi-fi all’interno della loro farmacia in Via Camozzini. Oggi, a distanza di due anni, ci siamo tornati: la scusa ufficiale era la puntata di #EraOnTheRoad a Voltri; la motivazione vera era il desiderio di tornare a trovarli e fare quattro chiacchiere con dei veri e propri guru del web, nonché genovesi doc. Tra l’altro, cosa ancora più straordinaria, sono dei “guru per caso”: appassionati di tecnologia, hanno aperto un blog nel marzo 2009 e, sull’onda di questo primo successo, si sono poi avvicinati ad altri mezzi, riscuotendo un inaspettato successo.
    Due anni fa scrivevamo del loro canale di vendita e-commerce, che resiste tuttora; i quasi mille follower su Twitter sono ben 2.754 (dato in costante aumento e probabilmente ora già sorpassato); il profilo su Foursquare, aperto due anni fa in tempi non sospetti, è sempre usatissimo, anche se per molti resta un social “d’élite”; il canale YouTube, su cui insegnano come usare un sacco invernale per passeggino o parlano di Nutrigenomica e alimentazione, ha raggiunto quota 53.447 visualizzazioni, nonostante il video più recente risalga ad un anno fa.

    Cosa c’è di diverso dal 2012, a parte numeri e cifre? Oggi Edoardo e Maddalena Schenardi partecipano a convegni, tengono conferenze, si sono guadagnati un posto nel mondo dei new media e sono tra le figure più influenti. Già citati in vari libri del settore come esempio virtuoso di “salute 2.0”, lo scorso settembre hanno partecipato alla Startup Weekend di Genova, poi al convegno “Good Media” all’Ospedale Galliera su come cambia la salute. Sono saliti in cattedra all’Università degli Studi di Pavia e alla IULM di Milano a novembre, selezionati tra le 8 PMI che hanno saputo integrare nella loro attività imprenditoriale l’uso dei social.
    Non dimentichiamo che tutto è cominciato un anno fa, il 22 febbraio 2013, quando Edoardo e Maddalena sono stati invitati a raccontare la loro esperienza alla Social Media Week di Milano. A questa prima partecipazione sono seguiti altri 6 inviti (da ultimo, si prefigura l’ipotesi di un prossimo convegno a Milano nel mese di marzo).

    Cos’altro? Per chi ancora non fosse pago dell’elenco di successi, Edoardo e Maddalena sono soprattutto genitori di quattro figli, adolescenti e pre-adolescenti. Proprio dall’impegno scaturito dal dover gestire una famiglia così numerosa, hanno avuto l’idea di rivolgersi agli altri genitori che stavano vivendo problematiche simili alle loro e hanno messo a disposizione l’esperienza maturata “sul campo”.
    «Da genitori di quattro figli, abbiamo fatto fronte a varie problematiche, dal curare certe malattie all’acquistare vestitini e oggetti che resistessero e si potessero riutilizzare per i figli minori. I nostri clienti conoscono la nostra storia, così anni fa hanno cominciato a rivolgersi a noi e chiedere consigli legati alla genitorialità e al mondo dei più piccoli. Con l’aumento delle richieste, abbiamo avuto l’idea di creare un blog in cui trascrivere i nostri consigli, e da qui è nato tutto. Ad esempio, i tutorial su Youtube: è più facile mostrare come usare un termometro wireless o come usare un biberon auto-riscalandate piuttosto che spiegarlo a parole».

    Tutto ciò provoca uno sdoppiamento dei piani, reale e virtuale. In tanti si rivolgono a loro da tutta Italia perché sono diventati punto di riferimento certificato nel panorama della salute sul web. Edoardo e Maddalena hanno scelto di essere sempre raggiungibili e di fare di un lavoro già impegnativo una vera e propria vocazione a tempo pieno. Anche quando sono chiusi, i follower e gli iscritti al blog che li contattano per spiegare le loro problematiche ricevono sempre risposte. D’altro canto, i loro clienti abituali, i genovesi e gli abitanti di Voltri che hanno la possibilità di raggiungerli fisicamente continuano a farlo.

    [quote]Cosa ci guadagnate?, ci chiedono in molti. La risposta è: niente, il web è solo un modo per farci trovare.[/quote]

    «È strano: spesso chi ci segue online non viene fisicamente in farmacia, e viceversa i clienti della farmacia (tranne poche eccezioni) non ci seguono su blog e social. Abbiamo fatto una scelta, quella di mettere la nostra professionalità e la nostra esperienza a disposizione di tutti quelli che vogliono fruirne, sapendo bene che a questo non avrebbe corrisposto un riscontro sul piano economico o un incremento della clientela. Anzi, è probabile che le persone che ci contattano per qualche consiglio, poi si rechino alla farmacia sotto casa e acquistino lì.  Parlare di persona con i clienti o farlo virtualmente online per noi è lo stesso. Oggi siamo molto soddisfatti di aver raggiunto questi risultati, tanto più dal momento che non ci siamo mai posti obiettivi in questo senso e il riscontro è stato superiore alle aspettative: non abbiamo ferie, riceviamo mail anche quando siamo chiusi, ma amiamo il nostro lavoro e siamo contenti di essere arrivati fin qua. Tutto questo sempre consci dei nostri limiti e senza volerci sostituire ai medici».

    Numeri e curiosità

    Su Blogger dal marzo 2009, il loro blog ha superato le 8640 visualizzazioni profilo. E proprio il blog è fonte di continuo rinnovamento, su cui si alternano rubriche ormai molto seguite: dai “Cinque dischi per…”, rubrica musicale di Adele Macca che ogni settimana consiglia canzoni ispirate a eventi di attualità; alle #risateinfarmacia, in cui Edoardo e Maddalena raccontano alcune delle “disavventure”, piccole gaffe e strane richieste dei clienti, con l’ironia delicata che li contraddistingue. Ci sono anche indicazioni pratiche (“Prenotazione infermiere in farmacia a Genova: come funziona”), informazioni sui farmaci in commercio, sulle problematiche femminili e sulle nuove tendenze in fatto di alimentazione sana ed equilibrata. Quest’ultimo è un interesse remoto, che di recente a trovato slancio grazie alla collaborazione con Roberto Panizza, ristoratore genovese ed esperto di gastronomia: insieme, hanno creato una zuppa di legumi, con ingredienti scelti e salutari, che a breve sarà messa in commercio.

    Elettra Antognetti

  • Pulizia dei torrenti fai da te, adesso si può: via libera a privati cittadini e associazioni

    Pulizia dei torrenti fai da te, adesso si può: via libera a privati cittadini e associazioni

    Via Romana Castagna, GenovaEra un regio decreto del 1904 l’intoppo burocratico che impediva a liberi cittadini e associazioni di impegnarsi in prima persona per la pulizia dei piccoli corsi d’acqua (bacino inferiore a 1 km quadrato). Parliamo di piante pericolanti che proliferano sulle sponde dei rii e  dei torrenti della provincia di Genova e che talvolta diventano causa di problematici ostacoli per il regolare deflusso delle acque.

    Da oggi sarà possibile effettuare di propria spontanea volontà queste operazioni di pulizia, purché manuali, ovvero senza l’ausilio di mezzi meccanici come pale o escavatori. In passato era obbligatoria l’autorizzazione alla Provincia, con questo nuovo provvedimento basterà dare all’ente comunicazione che si intende procedere al taglio, senza dover sborsare denaro in oneri di istruttoria.

    “Questo snellimento amministrativo, che risponde a una logica di buon senso, è previsto dal nuovo ‘regolamento di polizia idraulica’ che la Provincia di Genova ha approvato pochi giorni fa cogliendo l’opportunità data da un regolamento regionale (n. 7, ‘Disposizioni per il rilascio delle concessioni ai fini dell’utilizzo delle aree del demanio idrico’ pubblicato sul B.U.R.L. n. 15 del 16/10/2013). La Provincia di Genova, infatti, dal 2001 è delegata dalla Regione Liguria, con la legge regionale. n. 18/99, a svolgere le funzioni di gestione del demanio idrico fluviale”, si legge nella nota stampa diffusa dall’ente.

  • Scarpino, emergenza percolato: piano interventi di Amiu, dalle trivellazioni al compostaggio

    Scarpino, emergenza percolato: piano interventi di Amiu, dalle trivellazioni al compostaggio

    Scarpino, discarica di GenovaUn team di esperti sta affiancando Amiu nelle operazioni di scavo per la trivellazione di otto pozzi lungo il perimetro della discarica per l’analisi approfondita del sottosuolo con l’obiettivo di intercettare in profondità le acque delle falde che hanno fatto impazzire Scarpino 1 (la vecchia discarica dismessa nel ’95, costruita senza i più banali accorgimenti in tema di impermeabilizzazione, conseguenza della superficialità delle norme dell’epoca) e che da quasi un mese fanno sì che vengano prodotte quantità fuori controllo di percolato. Le vasche a valle della discarica, è ormai storia nota, tracimano e il liquido inquinato si riversa nel rio Cassinelle, quindi nel Chiaravagna e alla fine in mare all’altezza della zona residenziale della Marina di Sestri Ponente.

    Partiamo dai dati. Da che cosa è composto il percolato riversato in mare? Questa banale domanda aveva causato nelle scorse settimane forte imbarazzo in Consiglio comunale (qui l’approfondimento), quando l’assessore Valeria Garotta aveva allargato le braccia davanti ad una preoccupante mancanza di informazioni. Poi la pubblicazione dei primi dati (qui l’approfondimento) dove mancavano però i valori più pericolosi per l’ambiente, ovvero i metalli pesanti.

    Scarpino, percolato nel torrente

    «I valori sui metalli che sono stati registrati da Arpal sono inferiori ai limiti previsti dalla legge – ha dichiarato l’ad Amiu Pietro D’Alema che ha convocato i giornalisti questa mattina nella sede di via D’Annunzio per illustrare la strategia di interventi sulla discarica –  questo non vuol dire che non ci siano, ma stiamo parlando di un quantitativo non problematico per la salute umana. Il problema vero di questo percolato è l’ammoniaca e ognuno di noi reagisce in modo diverso al contatto con l’ammoniaca. Il rio Cassinelle fa una cascata prima di immettersi nel Chiaravagna, ed è lì che avviene l’anomalo innalzamento di fumi di ammoniaca. Leggendo i dati, parliamo di 80/85 mg per metro cubo, ovvero la stessa quantità che si registra presso allevamenti di bovini e suini in pianura padana, tanto per fare un esempio. I dati continueranno comunque a essere monitorati». Va detto che se i valori generali nell’acqua del rio Cassinelle e del Chiaravagna non non sono tali da incidere sulla salute umana, in alcuni casi lo sono eccome per quanto riguarda la vita dei pesci e quindi dell’ecosistema, un’emergenza ambientale che non sarà certo possibile arginare nel breve periodo.

    Il piano di Amiu per fronteggiare l’emergenza e risolvere il problema

    «Negli ultimi tre anni sono stati effettuati investimenti importanti (4 milioni di euro) per opere idrauliche di regimazione delle acque all’interno di Scarpino finalizzate a ridurre la produzione di percolato e garantire la stabilità della discarica – ha precisato D’Alema – Non dimentichiamoci che Amiu ha ereditato la situazione di Scarpino 1 e non può fare altro che intervenire per arginare le inevitabili problematiche causate da evidenti limiti in fase di progettazione».

    percolato-scarpino-1-graficoPoi, l’imprevedibile: le piogge di questo inverno hanno registrato un’insistenza fuori dalla norma (non per intensità, ma per costanza e progressività nel tempo creando effetto spugna nel terreno) e hanno alimentato le falde sottostanti Scarpino 1. La situazione è quindi degenerata e il grafico qui accanto lo dimostra: solo la produzione di percolato della vecchia discarica in disuso supera il quantitativo massimo sopportato dal percolatodotto e dal depuratore di Cornigliano (3000 metri cubi). «Basti pensare che durante l’alluvione del 2011 la quantità media registrata era di circa 1800 metri cubi al giorno», ha sottolineato D’Alema.

    «I livelli di intervento sono due – continua D’Alema – il primo è legato alla gestione dell’emergenza e le operazioni sono ancora in corso, abbiamo innanzitutto attivato il sistema di prelievo con autobotti (ad oggi 10.000 metri cubi di liquame) che portano il percolato agli impianti di depurazione di La Spezia e Piacenza. Abbiamo posato dei teli sulla discarica di Scarpino 2 per evitare eccesiva produzione di percolato anche dalla discarica attiva (che in media nelle giornate piovose produce poco più di 1200 metri cubi al giorno, ndr) e abbiamo immesso dell’aria nel percolatodotto per abbattere i livelli di ammoniaca. Aldilà del percolato, abbiamo anche fatto analisi sul terreno per evitare brutte sorprese per quanto riguarda la stabilità del terreno della discarica, vista la situazione ligure in tema di frane, ma sorprese di questo genere sono da escludere categoricamente».

    L’altro livello di intervento è quello più a lungo termine e che dovrebbe risolvere definitivamente il problema. «In questi giorni abbiamo avviato, coadiuvati da un team di esperti, attività di trivellazione per provare ad intercettare i “rivi” sotterranei che, dall’esterno della discarica, alimentano le sorgenti sotto Scarpino 1 che non è mai stata impermeabilizzata». Il che significa che i rifiuti di Sacrpino 1 (ormai mineralizzati) sono a contatto con le falde, non esiste impermeabilizzazione fra il terreno e i rifiuti. Una situazione che non si può recuperare e che non ha margini di intervento. Ma non è tutto. Per voltare davvero pagina sono necessari investimenti importanti.

    Nuovi investimenti per impianto di compostaggio dell’organico e depuratore ad hoc

    Amiu, ad D'Alema e presidente Castagna
    L’ad Pietro D’Alema (a sinistra) e il presidente Amiu Marco Castagna

    «Dobbiamo intercettare l’acqua prima che entri a contatto con i rifiuti, ma questo non basterà a risolvere definitivamente le problematiche della nostra discarica – ha ammesso D’Alema – È necessario andare a monte del problema. Ovvero evitare in futuro di scaricare rifiuti organici a Scarpino. Per fare ciò proseguiremo con il percorso di crescita della raccolta differenziata grazie all’installazione di postazioni multiraccolta in città per la separazione dell’umido, che pesa un terzo dei rifiuti totali. Ma se in passato l’idea era quella di procedere prima con il potenziamento della differenziata (che ha costi relativamente bassi) e poi solo in un secondo tempo con la realizzazione di un impianto di compostaggio a Genova, ora l’iter va assolutamente velocizzato come ci impone, tra l’altro, il nuovo piano regionale e le nostre linee guida (qui l’inchiesta di Era Superba sul nuovo Piano dei rifiuti, ndr). Sono necessari investimenti anche da parte della Regione per poter compiere questo fondamentale passo in avanti. Anche perché senza investimenti non si può guardare al futuro con ottimismo». 

    E l’impianto di compostaggio dismesso in Val Varenna? «Era un impianto costruito all’interno di una cava – ha risposto D’Alema – e trattava 7000/8000 tonnellate di rifiuti organici ogni anno, troppo poco. Una frana aveva portato alla luce rischi per l’incolumità di chi ci lavorava e i costi per la messa in sicurezza sarebbero stati superiori rispetto a quelli sostenuti in questi anni per il trasporto di rifiuti fuori dalla Liguria. A noi serve un impianto capace di smaltire 60000 / 70000 tonnellate all’anno».

    L’altro aspetto fondamentale riguarda il nuovo impianto di depurazione che Iren realizzerà a Cornigliano (qui l’approfondimento di Era Superba) e che sarà capace di trattare quantitativi superiori rispetto ai 3000 attualmente trattati. «Noi nel progetto preliminare del polo impiantistico che comprendeva anche il famoso gassificatore (ora non più realizzabile per effetto del nuovo Piano di gestione rifiuti, ndr) avevamo già previsto un impianto di digestione anaerobica a Scarpino (per la degradazione della sostanza organica, ndr) a cui ora intendiamo aggiungere il già citato impianto di compostaggio che inizialmente non era previsto (costo totale dell’operazione fra i 60 e i 70 milioni di euro, tre anni per la realizzazione) e, infine, l’impianto ad hoc per il trattamento del percolato direttamente in loco, a ridosso delle attuali vasche che sorgono proprio sopra il rio Cassinelle».

    Se il piano d’azione di Amiu riuscirà ad andare di pari passo con i futuri stanziamenti regionali, potrebbe dunque aprirsi una nuova era per la gestione dei rifiuti nella nostra città. Certo, sarà fondamentale lo stanziamento di fondi da parte della Regione, ma non è da escludere che per arrivare a sostenere l’investimento previsto sia necessario passare anche da aumenti della tassa comunale che sicuramente non faranno felici i genovesi. D’altronde, come dicono i saggi, sciûsciâ e sciorbî no se pêu.

    Gabriele Serpe