Categoria: Rifiuti

  • Isola di plastica, correnti salvano (per ora) la Liguria, ma il nostro mare è una zuppa. E dovremmo preoccuparcene

    Isola di plastica, correnti salvano (per ora) la Liguria, ma il nostro mare è una zuppa. E dovremmo preoccuparcene

    Isola di plastica nel Tirreno, @Francesco Alesi/ Greenpeace

    Nelle scorse settimane, l’Istituto francese di ricerca sull’inquinamento del mare (Institut français de recherche pour l’exploitation de la mer – Ifmer, di Bastia) ha rilevato una concentrazione altissima di plastiche e microplastiche nel tratto di Mar Tirreno tra la Corsica e l’Isola d’Elba. Un’“isola di plastica”, come si sono affrettati a battezzarla i giornali francesi e i pochi giornali italiani che ne hanno dato notizia, con chiaro riferimento al più famoso Great Pacific Garbage Patch (o Pacific Trash Vortex) dell’Oceano Pacifico settentrionale. Una notizia che sulla sponda ligure del Tirreno non ha avuto molto seguito, passata praticamente rapidamente in archivio: eppure quello che oramai è dato empirico dovrebbe preoccuparci molto. Oggi.

    L’isola scoperta nel Tirreno non ha la stessa estensione di quella oceanica e a differenza di questa, come ha spiegato il direttore dell’Ifmer François Galgani non è permanente, ma generata periodicamente dal particolare gioco delle correnti del Mediterraneo nord-occidentale, che tendono a risalire la costa italiana e poi, ostacolate dall’isola Elba e dalle altre isole dell’arcipelago toscano, ad accumulare in quell’area il materiale trasportato, con le concentrazioni maggiori lungo le coste della Corsica.

    Occhio non vede…

    Questo però non vuol dire che il problema della plastica nel Mar Mediterraneo sia meno grave che quello nel Pacifico. Anzi. «Il Mediterraneo è un mare chiuso – spiega Stefano Pedone, dell’associazione Worldrisee questo fa si che le concentrazioni di plastiche siano molto più elevate di quanto non accada nell’Oceano, che ha la possibilità di diluire maggiormente la concentrazione di microplastiche. Tanto che, nell’intero Mediterraneo, la concentrazione di plastica è quasi pari a quella delle isole, o “zuppe” oceaniche. Per la zona tra l’Isola d’Elba e la Corsica parliamo quindi di concentrazioni assolutamente straordinarie».

    Plastica raccolta sulla spiaggia di Santa Margherita – Dicembre 2018, foto Worldrise

    Isola di plastica è un termine mediaticamente efficace ma in realtà improprio: «Dà l’idea di una vera e propria isola su cui si possa camminare – spiega Pedone, che è laureato in Scienze Naturali all’Università di Genova e in questo momento sta studiando per ottenere la seconda magistrale in biologia marina – in realtà le plastiche che finiscono in mare si riducono progressivamente di dimensioni per effetto del sole, del sale e del moto ondoso, fino a diventare microplastiche e a mischiarsi con l’acqua marina. Passando con la barca in aree che chiamiamo “isole di plastica” quasi non ci se ne accorge, perché la superficie è uguale a quella di una zona normale. Le microplastiche sono invisibili a occhio nudo, in realtà, senza accorgersene, si naviga in una sorta di zuppa di acqua e plastica».

    Grazie correnti, ma ci pensa il porto

    E Genova? Nel golfo ligure il particolare gioco delle correnti rende in teoria poco probabile una concentrazione in stile “isola di plastica” al largo delle nostre coste, ci racconta Pedone nel corso della nostra chiacchierata. Ciò non vuol dire, però, che nel mar ligure la plastica non ci sia: «I porti sono grandi produttori di microplastiche – spiega infatti Pedone – come confermato di recente da forti concentrazioni di microplastiche rilevate al largo del porto di Napoli». A noi, in un certo senso, non serve una sfortunata combinazione di correnti marine come quella che interessa il mare tra l’Elba e la Corsica. Basta la principale attività economica cittadina. Un’attività che, tra l’altro, ci rende di fatto esportatori netti di microplastiche che, prodotte dal nostro porto, si ritrovano poi a viaggiare per tutto il Mediterraneo: «Ovviamente non sono gli abitanti dell’Elba o delle Tremiti a produrre tutta quella plastica – sottolinea Pedone – sono in generale le città di riviera, e in particolare quelle portuali come Genova, o altri fattori come, per quel che riguarda le isole Tremiti, nell’Adriatico, il fiume Po, che riversa in mare tutte le plastiche raccolte lungo la Pianura Padana, che vengono trasportate verso sud dalle correnti superficiali finché non vengono bloccate delle Tremiti».

    Il Mediterraneo che cambia

    Se le correnti, ad oggi, ci stanno tenendo lontani dalla parte più visibile del problema, è anche vero che il contesto del Mediterraneo è soggetto a forti mutamenti, dovuti alla attività antropica e a cambiamenti microclimatici in atto da diversi decenni.

    Foto di Kevin Krejci

    Diversi sono gli studi scientifici che hanno certificato un aumento della temperatura media del nostro mare registrata negli ultimi decenni: un dato che può arrivare ad incidere sulle correnti e sulle quantità e qualità delle precipitazioni e dei fenomeni atmosferici. Un mare sempre più “tropicale” favorisce fenomeni altrettanto “tropicali”, con estremi inediti per le nostre coste. Fenomeni a cui non siamo preparati.

    Il dibattito sui cambiamenti climatici è molto ampio e discusso, talvolta anche “tifato”ma gli eventi degli ultimi mesi ci portano sul piatto alcune evidenze, che se diventassero “strutturali” ad un rinnovato contesto appunto climatico, potrebbero non essere troppo da sottovalutare, anche nel breve periodo: la mareggiata dello scorso ottobre ne è un esempio lampante, con una altezza di onde registrata fuori dalla media. Il day after, lo ricordiamo, fu caratterizzato, oltre che dalla conta dei danni, dalla necessità di ripulire le coste da decine di quintali di rifiuti plastici spiaggiati, che il mare conservava da qualche parte e che ci ha restituito. Con gli interessi, visto la difficoltà di una bonifica quasi impossibile, se si parla di microplastiche, oramai presenza fissa e invisibile sulle nostre spiagge. 

    La nostra zuppa di plastica

    Sulla immediata costa di questo “quasi lago”, che è il Mediterraneo, vivono almeno 150 milioni di persone, ma i fiumi portano il fall-out di un bacino umano molto più ampio. Il Wwf, in uno studio del 2018 ha calcolato che la concentrazione di frammenti per chilometro quadrato è pari a 1,25 milioni, circa quattro volte quella registrata presso l’isola di plastica trovata nel nord del pacifico. Numeri estremamente sensibili alle attività umane: durante il periodo estivo, infatti, il numero di persone sulla costa praticamente raddoppia, con un aumento di immissione di plastica in mare che sale, durante i “mesi delle vacanze” del 40%. Milioni di rifiuti plastici giacciono da qualche parte sui fondali marini, in balia degli eventi, e rilasciano costantemente piccoli frammenti: una miniera ad estrazione continua che ha trasformato il nostro mare in una vera zuppa di plastica.

    Sempre il Wwf ha riportato in un recente studio che nel Santuario dei Cetacei Pelagos, che comprende tutto il mar ligure fino alla Sardegna, cioè tutto il nostro mare, il 56% del plankton è contaminato da microplastiche, avendo trovato nei fanoni delle balene abituate a vivere in questa acque quantità 4 o 5 volte superiori ai livelli considerati normali. E forse, quindi, non è un caso che gli spiaggiamenti di balene e delfini morti siano sempre più frequenti nel Tirreno, spesso con le viscere piene di plastica. Un santuario che sta diventando un sepolcro.

    L’inquinamento del Mediterraneo, uno dei più “abitati” e trafficati del pianeta è, quindi, per lo più invisibile, ma inequivocabile. L’isola di plastica della Corsica e dell’Elba sono solo una versione tangibile e ingombrante di un problema molto esteso, che ci coinvolge in prima persona. Anche se ad oggi le correnti ci hanno fatto da scudo di quella parte del problema maggiormente impressionante, forse dovremmo iniziare a preoccuparci seriamente della salute del nostro mare. E della nostra.

    Luca Lottero, Nicola Giordanella

     

     

     

  • Stoppani e la bonifica senza fine della Cernobyl genovese. Storia di una bomba ambientale ancora innescata

    Stoppani e la bonifica senza fine della Cernobyl genovese. Storia di una bomba ambientale ancora innescata

    StoppaniNell’elenco dei più di 12 mila siti inquinati sparsi in tutta Italia realizzato a inizio maggio di quest’anno dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), 41 tra quelli considerati a elevato rischio sanitario sono classificati come “Siti di interesse nazionale” (Sin) per la particolare gravità della loro situazione e sono sotto la diretta responsabilità del Ministero dell’Ambiente. Di questi, due si trovano in Liguria. Il più esteso è il sito di Cengio e Saliceto, in provincia di Savona, che per più di un secolo ha ospitato uno spazio industriale divenuto col tempo il più grosso polo della chimica italiana (l’Acna) ed è ancora alle prese con un lungo processo di bonifica che, se tutti i tempi saranno rispettati, si concluderà nel 2020. Al sito di Cengio e Saliceto Era Superba ha recentemente dedicato un lungo approfondimento, che potete leggere cliccando qui.

    L’altro sito ligure nell’elenco è invece l’area intorno alla ex Stoppani tra i Comuni di Arenzano e Cogoleto, nell’estremo ovest della Provincia di Genova. La storia della Stoppani è simile a quella dell’ex Acna, nei suoi tratti fondamentali. È quella di una grossa realtà industriale che per decenni ha portato posti di lavoro che hanno arricchito la comunità locale, lasciando però in eredità gravi problemi ambientali che forse non verranno mai del tutto risolti. Negli anni 70 e 80 del secolo scorso, tra dipendenti diretti e di ditte esterne la Stoppani dava lavoro a più di 400 persone. Al momento della chiusura, nel 2003, i lavoratori dell’azienda erano ancora 140. Alla Stoppani si producevano composti di cromo esavalente, una sostanza dalle molte applicazioni, dalla metallurgia alla produzione di nastri magnetici. Una sostanza che, però, è anche molto tossica e cancerogena. La legge italiana consente una concentrazione massima di 5 microgrammi di cromo in ogni litro d’acqua, nella falda acquifera nel sottosuolo dell’area Stoppani, prima dell’inizio dei lavori di bonifica, per ogni litro d’acqua ce n’erano in media 250mila, poi scesi a 15mila. Nel 2010, l’allora capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, in visita allo stabilimento, parlò di “scenario post Chernobyl”.

    Bonifica a colpi di emergenze

    Quel giorno Bertolaso si trovava a Cogoleto, insieme al presidente della Regione Liguria Claudio Burlando e il vicecommissario alla bonifica Cecilia Bressanini, per sostenere la necessità di andare avanti con le operazioni di messa in sicurezza del sito. L’area della ex Stoppani è in stato d’emergenza dal 2006, quando la Regione Liguria chiese e ottenne dal Governo la gestione emergenziale del sito. Poche settimane dopo, il Governo nominò un commissario per il superamento della situazione d’emergenza. Da allora, la gestione emergenziale è stata rinnovata con cadenza annuale e diversi commissari si sono alternati senza soluzione di continuità.

    Negli scorsi mesi, il mancato rinnovo del commissariamento dell’area entro il 14 febbraio (giorno in cui scadeva la gestione precedente) ha causato uno scontro tra Regione e Governo, con il presidente Giovanni Toti che ha mandato una lettera di diffida al Ministero dell’Ambiente. Scaduto il termine, è stato il Prefetto di Genova Fiamma Spena a intervenire con un’ordinanza tampone per non fermare i lavori di messa in sicurezza e garantire che non venissero interrotte le attività fondamentali per la salute pubblica come il trattamento delle acque di falda. L’ordinanza del Prefetto è rimasta in vigore fino al 6 marzo e il 7 marzo il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto per il rinnovo del Commissariamento. Esprimendo la soddisfazione sua e dell’amministrazione regionale per il decreto, quel giorno l’assessore alla Protezione Civile della Regione Liguria Giacomo Giampedrone sottolineò l’urgenza di concludere i lavori di un sito che ha raggiunto il 90% della messa in sicurezza, ma per cui mancano ancora passi importanti per la bonifica completa.

    Cosa è stato fatto, cosa resta da fare

    L’area inquinata dalla ex Stoppani occupa circa 2 chilometri quadrati, di cui circa 1,6 a mare e 0,4 a terra (dati Ispra). Passando con la macchina dalla tangenziale, fino a qualche anno fa si scorgevano le carcasse dei vecchi forni che incombevano sulle rive del torrente Lerone, che nasce a un’altitudine di circa 1000 metri sul Passo della Gava e arriva fino al mare. Oggi, di quei monumenti di archeologia industriale non è rimasto quasi più nulla, se non le poche strutture ancora presenti nell’area nord. Tutte le altre sono state abbattute tra il 2008 e il 2016. L’ultima è stata la vecchia portineria, detta “il fungo”, per la sua forma particolare, abbattuta a gennaio del 2016. Pochi mesi prima era stato il turno del forno 70 (il numero indica l’anno di costruzione), rimasto in funzione fino al 2003. Il forno 70 era tra i più grandi di tutta l’azienda, insieme al forno 58, ed è rimasto in funzione fino alla chiusura nel 2003. La sua figura imponente svettava proprio a fianco alla strada provinciale di Lerca.

    Negli anni precedenti erano stati demoliti il magazzino scorte, la palazzina uffici e tutti gli altri forni, ed erano stati trasferiti e smaltiti i rifiuti di solfato di sodio anidro (più comunemente detto solfato giallo) impacchettati nel magazzino V che, per le loro caratteristiche, non potevano essere smaltiti in discarica.

    Tra il 2010 e il 2012, inoltre, sono state bonificate le spiagge di Cogoleto e Arenzano, con la rimozione dei cosiddetti crostoni di cromo presenti sottoterra e il ripascimento della battigia con materiali puliti. L’unico tratto di spiaggia ancora da bonificare è la cosiddetta area Envireg, dove i crostoni raggiungevano una profondità di 9 metri sottoterra. I crostoni presenti nei fondali marini, invece, potrebbero rimanere lì per sempre. Quando una violenta mareggiata, a febbraio del 2014, ne fece emergere alcuni l’Associazione Amici di Arenzano lo fece notare al Ministero dell’Ambiente, ma la conferenza dei servizi convocata per l’occasione dal Commissario delegato arrivò alla conclusione che la rimozione dei crostoni sommersi avrebbe liberato quantità eccessive di cromo in mare e, in definitiva, peggiorato la situazione. I monitoraggi annuali che Arpal, insieme ad altri soggetti, conduce sulle acque marine della zona, d’altronde, evidenziano livelli di inquinamento accettabili, sicuramente inferiori rispetto a quando quelle acque accoglievano direttamente le scorie della Stoppani trasportate a mare dal Lerone.

    Gli interventi ancora da realizzare, secondo quanto si legge in un documento del Parlamento del marzo 2018 dovrebbero costare allo Stato italiano ancora 20 milioni di euro, da aggiungere ai 40 milioni stanziati nel 2006 e alle varie aggiunte che si sono alternate negli anni. Una spesa ricaduta interamente sulle spalle dello Stato italiano, dal momento che l’Immobiliare Val Lerone, l’azienda erede della Stoppani, dichiarò fallimento ad aprile del 2007, non potendo così ripagare gli obblighi che pochi mesi prima le aveva imposto il Consiglio dei Ministri, ma continuando la produzione all’estero.

    I rifiuti e le scorie nel sottosuolo, l’eredità della Stoppani più pesante da gestire

    Tra i vari interventi condotti negli anni della bonifica, c’è anche una barriera fisica, costruita sottoterra, per separare l’area di Pian Masino da quella del torrente Lerone. Sulla parete esterna di quella muraglia, però, negli anni scorsi sono state trovate macchie giallastre visibili a occhio nudo, segno inequivocabile che nella parte interna erano ancora ammassate grandi quantità di cromo esavalente e che quei rifiuti, frutto di più di un secolo di sversamento di materiali nocivi nel sottosuolo, erano ancora potenzialmente in grado di strabordare fuori dai confini delimitati. La scoperta divenne di dominio pubblico a seguito dell’ispezione della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti, promossa dal parlamentare del Pd Alessandro Bratti. Il deputato del Movimento Cinque Stelle Alberto Zolezzi, anche lui membro della Commissione, commentò che quella scoperta rendeva necessaria una nuova bonifica, e che i lavori avrebbero potuto prolungarsi per altri quattro o cinque decenni.

    Non era bastato, evidentemente, oltre ai tanti soldi spesi fino a quel momento, il trasferimento di 500mila metri cubi di rifiuti tossici nella discarica di Molinetto, al confine tra Cogoleto e Varazze. La gestione della discarica, adibita al trattamento di rifiuti pericolosi, era stata attribuita dalla Provincia di Genova alla Immobiliare Val Lerone. Dopo il fallimento dell’azienda, la discarica è stata sostanzialmente abbandonata al suo destino, con sversamenti illegali di rifiuti (anche contenenti amianto) che hanno generato un’ulteriore emergenza ambientale. Le istituzioni hanno messo una pezza sulla situazione con un protocollo d’intesa per la gestione della discarica, firmato a novembre del 2007 dalla Regione Liguria, la Provincia di Genova, i Comuni di Cogoleto e Arenzano e il Commissario delegato. La discarica è comunque rimasta oggetto di una procedura di infrazione da parte dell’Unione europea per il mancato rispetto delle direttive sulle discariche. La procedura è stata annullata nel 2014, quando con una gara si è affidata la gestione e la messa in sicurezza di Molinetto alla Riccoboni Spa. Anche quel passaggio, però, non fu indolore. La Riccoboni fu l’unico partecipante alla gara, e questo fattore attirò l’attenzione della Guardia di Finanza, che sospettava la gara fosse stata cucita su misura della società poi emersa vincitrice. A seguito di quell’indagine, a settembre del 2016 la discarica è stata sequestrata e poi dissequestrata e restituita al Prefetto di Genova a marzo di quest’anno.

     

    Luca Lottero

     

     

  • Ex Acna di Cengio e Saliceto e la bonifica attesa da 20 anni. La storia di un impianto industriale che inquina ancora

    Ex Acna di Cengio e Saliceto e la bonifica attesa da 20 anni. La storia di un impianto industriale che inquina ancora

    Foto Eni.com

    A inizio maggio di quest’anno, l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) ha stilato un elenco di tutti i luoghi contaminati in Italia. Sono in totale 12.482, di cui 58 classificati come gravemente inquinati e a elevato rischio sanitario. Di questi 58, 41 sono classificati come “Siti di interesse nazionale” (Sin), sotto la diretta responsabilità del Ministero dell’Ambiente, e di questi due si trovano in Liguria: un’area di più di 220 chilometri quadrati nei Comuni di Cengio e Saliceto (in provincia di Savona) e la zona intorno alla Stoppani di Cogoleto (provincia di Genova) per un totale di più di due chilometri quadrati, di cui 1,67 a mare e 0,45 a terra. Il sito di Pitelli, in provincia di La Spezia, è stato invece cancellato dall’elenco dei Sin nel 2013, quando la responsabilità dell’area venne trasferita alla Regione Liguria provocando le polemiche di associazioni ambientaliste come Legambiente.

    Due siti possono sembrare pochi rispetto, per esempio, ai cinque della Lombardia, ma bastano a fare della Liguria la quinta regione italiana per estensione delle proprie zone Sin, alle spalle di Piemonte, Sardegna, Sicilia e Puglia. Inoltre, non sono conteggiati come liguri due Sin appena fuori i confini della nostra Regione, come quello di Serravalle Scrivia e quello di Massa Carrara.

    L’Italia iniziò a interessarsi seriamente della gestione dei propri siti inquinati nella seconda metà degli anni 80. Nel 1986 venne istituito il Ministero dell’Ambiente, a cui le leggi degli anni successivi attribuirono la responsabilità della gestione dei siti ritenuti inquinati secondo criteri come la quantità e la pericolosità degli agenti inquinanti presenti nel terreno e nelle acque sotterranee e l’impatto di tali sostanze sull’ambiente circostante.

    Da allora, i lavori di bonifica si sono conclusi solo sul 15% della superficie dei Sin individuati e il 12% delle acque sotterranee, e nonostante la caratterizzazione (cioè la definizione dei fenomeni inquinanti) sia già stata fatta su più del 60% dei terreni e delle acque, ad oggi sono approvati interventi solo per il 12% dei suoli e il 17% delle acque. A rallentare le operazioni di bonifica sono, oltre alle difficoltà tecniche, anche la frammentazione o la mancanza di chiarezza nella proprietà di diverse aree, che rende difficile comprendere di chi sia la responsabilità operativa delle opere di bonifica richieste, oltre a una selva di regolamenti farraginosi.

    Il Sin di Cengio e Saliceto

    La storia del sito di Cengio e Saliceto inizia nel 1882, quando nella valle del fiume Bormida si installa il Dinamitificio Barbieri. La fabbrica, a poca distanza dal porto di Savona che la rifornisce in modo efficiente di materie prime, fiorisce nei primi decenni del 900, quando è già diventata la Sipe (Società italiana prodotti esplodenti) e occupa un’area di mezzo milione di metri quadrati. Le numerose guerre del Regno d’Italia nella prima parte del secolo assicurano una dose costante di lavoro allo stabilimento, ma i danni ambientali sono già evidenti al punto che nel 1909 il pretore di Mondovì vieta qualsiasi utilizzo dell’acqua contenuta nei pozzi a valle dello stabilimento. Nel libro Un giorno di fuoco, del 1963, lo scrittore Beppe Fenoglio descriverà così il fiume che raccoglieva gli scarti dell’industria: “Hai mai visto Bormida? Ha l’acqua color del sangue raggrumato, perché porta via i rifiuti delle fabbriche di Cengio e sulle rive non cresce più un filo d’erba. Un’acqua più porca e avvelenata, che ti mette freddo nel midollo, specie a vederla di notte sotto la luna”.

    Nel 1925 l’Italgas rileva l’impianto per renderlo una fabbrica di coloranti, nel 1929 il regime fascista rende lo stabilimento uno dei centri dell’immensa Acna (Aziende Chimiche Nazionali Associate), ma nonostante l’intervento del Governo il progetto è un fallimento e nel 1931 l’Acna viene svenduta alla Montecatini. L’Acna mantiene lo stesso acronimo, ma diventa “Società anonima colori nazionali affini” e poi “Aziende Colori Nazionali e Affini”. A parte la parentesi della Seconda Guerra Mondiale, che vede l’Acna tornare alla produzione bellica, il centro di Cengio diventa un importante polo chimico dell’Italia repubblicana, con una storia che nei decenni successivi vede contrapposte da un lato le proteste degli abitanti della valle per i livelli insostenibili di inquinamento e dall’altra un fronte compatto di politica, industria e sindacati, più attenti alla tutela dei posti di lavoro.

    Negli anni 60 l’Acna acquisisce quasi tutte le fabbriche di coloranti in Italia, per chiuderle e trasferire tutta la produzione nello stabilimento di Cengio, che nel 1979 ha più di 4.000 dipendenti. Le proteste popolari per i livelli di inquinamento ormai insostenibili raggiungono l’apice nel 1987, quando i cittadini si organizzano nell’Associazione per la Rinascita della Val Bormida. L’anno dopo, il 23 luglio, un’enorme nube bianca fuoriesce dallo stabilimento. Quel giorno, come riportano le cronache dell’epoca, un odore acre raggiunse tutti i comuni limitrofi e gli abitanti di Saliceto denunciarono irritazione agli occhi e alle vie respiratorie e attacchi di nausea. Solo l’anno prima il Consiglio dei Ministri aveva dichiarato la Val Bormida “area ad elevato rischio ambientale”.

    Persino in quell’occasione, alla proposta del ministro dell’ambiente Giorgio Ruffolo di chiudere a turno i vari comparti dello stabilimento per poterli risanare, i sindacati risposero con un’assemblea per presidiare lo stabilimento, invitando a non farsi prendere dall’emotività del momento e ricordando che l’azienda dava da mangiare a quattromila famiglie. Il ministro dell’industria Adolfo Battaglia la pensava allo stesso modo.

    [quote]“Hai mai visto Bormida? Ha l’acqua color del sangue raggrumato, perché porta via i rifiuti delle fabbriche di Cengio e sulle rive non cresce più un filo d’erba. Un’acqua più porca e avvelenata, che ti mette freddo nel midollo, specie a vederla di notte sotto la luna”.[/quote]

    Il passaggio a Eni e il piano di bonifica

    Lo stesso anno in cui esplodeva la nube tossica, la Montedison (azienda erede della Montecatini proprietaria dello stabilimento) conferì le attività di Acna alla Enimont, una società nata dalla fusione di Enichem (all’epoca interamente pubblica) e, appunto, Montedison. Enimont doveva essere un enorme polo della chimica, nato dalla fusione tra pubblico e privato. La sua storia, però, dura pochi anni e finisce per disaccordi tra le parti che porta all’uscita di scena del socio privato. L’accordo per la fusione, inoltre, è accompagnato da un giro di tangenti pagati a politici di tutto l’arco parlamentare, che fecero dello “scandalo Enimont” uno degli eventi centrali della stagione di mani pulite. Finita la breve parentesi Enimont, nel 1991 il controllo del sito di Cengio passa interamente alla Enichem, in un momento in cui il gruppo Eni si sta già orientando al mercato del petrolio e dell’energia, più che su quello della chimica. La Enichem (che oggi si chiama Syndial, ed è la controllata di Eni che si occupa delle attività di bonifica dei siti Eni dismessi) negli anni successivi riduce progressivamente la produzione, fino alla chiusura definitiva dello stabilimento, nel 1999.

    L’anno successivo viene siglato un accordo di programma tra l’Acna, i ministeri dell’Ambiente, della Salute e dell’Industria, le Regioni Liguria e Piemonte e il Commissario Delegato alla bonifica, che prevede la divisione del sito in quattro aree e un piano di bonifica. «Le attività di bonifica dovrebbero formalmente concludersi nel 2020» racconta a Era Superba Andrea Melis, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle. Melis è primo firmatario di una mozione presentata lo scorso 10 giugno in Commissione Ambiente per tirare le somme di un ciclo di audizioni tenuto la settimana prima con tutti gli attori istituzionali coinvolti nel piano di bonifica, durante il quale si è discusso di eventuali modifiche e integrazioni al piano di bonifica.

    «L’ultima attività – prosegue Melis – dovrebbe essere il cosiddetto capping, si prevede cioè che in un’area del sito vengano raccolti tutti i materiali inquinanti raccolti nelle altre aree e messi in sicurezza. Per le altre aree del sito, invece, è prevista la bonifica. Non si parla infatti di un sito per cui è prevista la bonifica completa, ma in parte la bonifica e in parte la messa in sicurezza».

    Secondo quanto scritto sul sito di Eni, l’area dedicata al capping dovrebbe essere la zona nominata A1. Sempre sul sito della compagnia, leggiamo che al 31 dicembre 2018 Syndial ha investito 340 milioni di euro per la bonifica del sito, e che conta di investirne altri 15 per concludere i lavori. L’accordo di programma iniziale prevedeva una spesa di 300 miliardi di lire, vale a dire qualcosa in più di 150 milioni di euro.

    Foto Eni.com

    Un piano che ha bisogno di modifiche?

    «Dal ciclo di audizioni – racconta Melis – è emerso che ci sono attività di bonifica ancora da concludere, e che alcune attività di bonifica hanno dimostrato che ci sono ancora lacune o mancanze che ci ripromettiamo di analizzare e discutere meglio». In particolare, sarebbero state le alluvioni che nel 2016 hanno colpito la Val Bormida a far emergere le lacune di cui parla Melis. In quell’occasione l’acqua era entrata nell’area del sito, portandosi dietro tutte le sue sostanze inquinanti, per questo ora gli attori coinvolti ritengono si debba includere nel piano di messa in sicurezza anche un rafforzamento di alcune parti degli argini del Bormida.

    «Per questo – sottolinea il consigliere – riteniamo di debba valutare, anche in relazione al progetto iniziale di messa in sicurezza, se tutto è stato fatto correttamente e se è necessario prevedere ulteriori integrazioni al progetto in modo che quelle criticità che si sono presentate siano definitivamente risolte e non si presentino più». Negli anni, inoltre, è emersa la necessità di bonificare aree inizialmente non incluse nel piano di bonifica, come la cosiddetta area Merlo.

    La bonifica del sito industriale di Cengio ha attirato anche l’attenzione dell’Unione europea, perché violerebbe una direttiva del 1999 sulle discariche di rifiuti. «In particolare – spiega Melis – allora il commissario governativo non aveva fatto la procedura d’impatto ambientale perché non era previsto per il tipo di intervento, dal momento che non trattandosi di una discarica non aveva seguito la procedura tecnica necessaria per quel tipo di sito».

    Le 52 discariche non ancora bonificate – tra cui anche quella di Cengio, dove sono radunati i rifiuti industriali dell’impianto – costano all’Italia ogni anno 21.200 milioni di euro. Per uscire dalla procedura di infrazione europea, il ministero dell’ambiente che dovrebbe fare una procedura d’impatto ambientale ex-post. «In questo frangente – spiega Melis – sarà importante attenzionare il ministero dell’ambiente perché sia tutto analizzato, anche le aree che al tempo non erano ricomprese e che il progetto iniziale sia aggiornato a tutte le variabili che negli anni sono emerse e che in qualche modo ne preveda la totale bonifica e messa in sicurezza».

    Dopo la conclusione dei lavori di bonifica, prevista nel 2020, Syndial avrebbe l’onere di un presidio costante sul sito per i successivi 30 anni. Ma non c’è il rischio che le modifiche e le integrazioni necessarie che stanno emergendo facciano allungare i tempi per la conclusione dei lavori? «Per noi – risponde Melis – è importante che verifichi la congruenza del progetto e che se necessario si facciano ulteriori interventi, per essere certi che le aree bonificate lo siano davvero e possano essere adatte a ospitare nuovi stabilimenti industriali».

    Luca Lottero

     

     

  • Amiu, tutto da rifare. La delibera in “eredità” al prossimo Consiglio Comunale. I retroscena del voto in Sala Rossa

    Amiu, tutto da rifare. La delibera in “eredità” al prossimo Consiglio Comunale. I retroscena del voto in Sala Rossa

    consiglio-comunale-sala-rossaNiente aggregazione Amiu-Iren nel ciclo amministrativo della giunta Doria. Sul futuro della partecipata della gestione dei rifiuti di Genova deciderà la nuova maggioranza, dopo le elezioni di giugno. La proposta di rinvio in Commissione presentata dal Partito democratico nel corso dell’ultima seduta di Consiglio comunale è stata infatti approvata, contro la volontà della giunta di centrosinistra, con un’insolita larga alleanza tra Pd, Forza Italia e Lega Nord. Alla fine sono stati 23 i voti a favore della sospensiva, 15 i no. Il sindaco ha votato contro, in disaccordo con il Partito democratico.

    «Non vogliamo dare ancora la possibilità a questa giunta confusa, governata da una maggioranza che la pensa in un modo, con un candidato sindaco che la pensa in un altro, l’estrema sinistra in terzo e il Pd in totale confusione. La proposta di sospensiva non ci interessa ma votiamo sì perché vogliamo che tutto quello che venga dopo sia in mano a chi in maniera cosciente amministrerà la città». Lo dice la capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale, Lilli Lauro, motivando il voto del proprio gruppo.

    Il sindaco, Marco Doria, che inizialmente sembrava non aver votato, ha fatto aggiungere il proprio voto nell’elenco dei contrari. Con il primo cittadino uscente hanno votato i fratelli Vittoria Emilia ed Enrico Musso, entrati in Direzione Italia di Raffaele Fitto, i quattro consiglieri di Effetto Genova (Paolo Putti, Stefano De Pietro, Mauro Muscarà, Emanuela Burlando), Gianpaolo Malatesta di Possibile, i due consiglieri di Federazione della Sinistra (Antonio Bruno e Gianpiero Pastorino), due consiglieri di Lista Doria Luciovalerio Padovani e Clizia Nicolella, due consiglieri di Percorso comune (Gianni Vassallo e Paolo Gozzi), e Andrea Boccaccio del Movimento 5 Stelle. A favore della sospensiva, invece, tutti gli otto consiglieri del Partito democratico, compreso il presidente del Consiglio Giorgio Guerello, quattro consiglieri di Lista Doria (il capogruppo Enrico Pignone, Marianna Pederzolli, Antonio Gibelli, Barbara Comparini), Salvatore Caratozzolo di Percorso comune, Leonardo Chessa di Sel, sette consiglieri a vario titolo facenti parti di Forza Italia (Lilli Lauro, Stefano Balleari, Guido Grillo, Matteo Campora, Alfonso Gioia, Paolo Repetto, Stefano Anzalone), Alessio Piana della Lega nord, Pietro Salemi del Gruppo misto. Non hanno partecipato al voto Franco De Benedictis di Direzione Italia. Assenti i due consiglieri del centrodestra Mario Baroni e Salvatore Mazzei. Alleanze politiche saltate definitivamente all’interno di un quadro che, tuttavia, non rispecchiano neppure quanto si vedrà nelle schede elettorali il prossimo giugno, fatto salvo i nove consiglieri confluiti nella lista civica “Chiamami Genova”, che candida a sindaco Paolo Putti, e che ha votato compattamente.

    Game Over

    Finiscono così i 5 anni di mandato dell’arancione giunta Doria. A tracciarne la sintesi, il consigliere del Movimento 5 Stelle, Andrea Boccaccio: «La destra vota uguale alla sinistra, lo è anche nella proposta politica della nostra città. Questi cinque anni sono stati una via crucis. La sua giunta nasceva da un’operazione di marketing in cui un partito dominanti si è nascosto dietro un volto onesto e una serie di persone nuove».

    Per l’ex senatore Enrico Musso, la discussione sarebbe dovuta andare avanti perché «la tragedia Amiu-Iren rischia di tramutarsi in una farsa dato che non si non si parla più del merito della delibera». Per Clizia Nicolella, invece, «la delibera non doveva tornare in Consiglio, perché il Consiglio si era già espresso». «Un voto, quello di oggi che conclude un percorso fatto da molte parti politiche – sottolinea Malatesta – e che apre ai nuovi scenari. Sembrava un voto del prossimo ipotetico Consiglio comunale».

    Il destino di Amiu

    delibera-amiu-lavoratori«Per il dissesto idrogeologico della discarica di Scarpino abbiamo già chiesto fondi allo Stato che però non ha considerato questa emergenza, mentre con il governo abbiamo lavorato egregiamente sulla messa in sicurezza dalle alluvioni». Lo afferma Marco Doria, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine della seduta di Consiglio sul perché il Comune non avesse chiesto un intervento del governo per risolvere l’emergenza Amiu. «Le vie del Signore sono infinite – risponde il sindaco – è molto facile fare dieci telefonate e le posso fare anche io ma siamo sempre nel contesto di un ente che chiede i sodi a un altro. Non sono queste strade a risolvere il problema, possono attenuare il peso degli oneri da sostenere ma non li azzerano. Non è credibile pensarlo ed è poco serio dirlo»

    Per il sindaco uscente, «Amiu può andare avanti ma deve avere un quadro di certezze che deve essere definito. In campo esiste una proposta che dovrà essere portata all’attenzione del prossimo Consiglio comunale, che potrà avere anche altre proposte ma dovrà sciogliere questi nodi ed ha anche già una proposta sul tavolo». Doria si aspetta che nelle prossime settimane «i candidati presentino le loro proposte serie e concrete sul futuro di Amiu perché, ad esempio, al momento non ho sentito dire nulla sugli impianti da realizzare e i finanziamenti da trovare». Infine, il primo cittadino ribatte alle parole del capogruppo del Pd, Simone Farello, in una sorta di ultimo scambio dopo che il consigliere in Aula aveva accusato la giunta di aver «portato una decisione così rilevante nell’ultimo semestre del mandato». Per Doria, infatti, «forse si poteva anticipare la discussione di un paio di mesi, ma i tempi erano questi».

    «Se il Comune di Genova ci garantisce la puntualità dei pagamenti delle varie tranche del contratto di servizio, fino all’inizio dell’estate ci arriviamo. Poi, però, o si fa l’aggregazione o l’assestamento di bilancio che, comunque, è un atto dovuto entro la fine di luglio altrimenti il nuovo Consiglio regionale rischia il commissariamento appena eletto». Lo afferma alla “Dire” il presidente di Amiu, Marco Castagna. Da Tursi dovrebbero arrivare nelle casse della partecipata circa 60 milioni di euro nei prossimi tre mesi, tutti risorse che rientrano nel contratto di servizio che lega il Comune di Genova alla società che gestisce il ciclo dei rifiuti. Liquidità indispensabile, spiega il presidente della partecipata, «perché nel frattempo non possiamo certo stare fermi ma dobbiamo portare avanti i lavori di messa in sicurezza di Scarpino 1 e 2 e di realizzazione di Scarpino 3, completare l’impianto per il trattamento e il trasporto del percolato e arrivare al progetto definitivo per la fabbrica della materia». Ma non sono questi 60 milioni a poter garantire le continuità aziendale di Amiu che va calcolata su 12 mesi. Per questa, dunque, serve per forza di cose l’assestamento di bilancio che toccherà alla nuova giunta e con cui dovranno essere garantiti alla partecipata quantomeno 38 milioni di euro aggiuntivi, 25 di anticipo di cassa chiesti a Tursi e 13 dovuti all’aumento della Tari per il 2017 contenuto al 6,89% e non portato fino al 18% come invece sarebbe necessario per coprire tutti i costi dovuti al servizio, così come imposto dalla legge. Solo a quel punto, tra l’altro, la partecipata potrà chiudere il proprio bilancio consuntivo 2016, ultimo atto della presidenza di Marco Castagna. Domani pomeriggio, intanto, è in calendario un consiglio di amministrazione ma sembrerebbero esclusi colpi di scena. Insomma, il voto di oggi in Consiglio comunale ha semplicemente dilatato i tempi ma è chiaro che più passa il tempo più la decisione diventerà urgente, imprescindibile e capitale per il futuro di Amiu.

    I lavoratori Amiu, giunti sotto Tursi dopo un lungo corteo partito dalla Volpara, hanno festeggiato alla notizia della sospensiva. «Sappiamo ovviamente che non è finita, ma ora la vertenza avrà un peso anche per il prossimo ciclo amministrativo – sottolinea un lavoratore – e noi saremo ancora qua, a Luglio, a ricordarlo».

    Il retroscena

    amiu-manifestazione-tursiSe fosse stata messa al voto questa mattina in Consiglio comunale a Genova, la delibera di aggregazione Amiu-Iren avrebbe anche potuto essere approvata, contando sull’assenza di tre consiglieri di opposizione Mario Baroni e Salvatore Mazzei (Forza Italia), Franco De Benedictis (Direzione Italia) – gli ultimi due eletti in Sala Rossa nel 2012 con Italia dei Valori, a sostegno del sindaco Marco Doria. Ma sembra quasi che maggioranza e giunta non se ne siano accorti o non abbiano voluto farlo.

    E’ questo il retroscena che filtra dai corridoi di Palazzo Tursi, secondo quando raccontato da un consigliere di opposizione. La decisione del centrodestra di votare assieme al Pd a favore della sospensiva che rimanda la decisione sull’aggregazione Amiu-Iren al prossimo ciclo amministrativo, infatti, sarebbe maturata solo nel corso della mattinata, durante le prime schermaglie di dibattito in Consiglio comunale, quando le opposizioni si sarebbero accorte di non avere più la certezza di poter bocciare definitivamente la delibera, se fosse stata messa al voto dalla giunta Doria. Si spiegherebbe così anche l’arrivo in fretta e furia in Sala Rossa della capogruppo del Pdl-Forza Italia, Lilli Lauro, assente all’inizio dei lavori ma la cui presenza è stata richiesta proprio dalla necessità di coordinare le votazioni. In realtà, pare che l’assessore all’Ambiente, Italo Porcile, abbia fatto notare l’opportunità al sindaco Marco Doria e all’assessore al Bilancio, Franco Miceli, che però avrebbero frenato facili entusiasmi: il rischio dell’ostruzionismo dell’opposizione con circa un centinaio di emendamenti di Antonio Bruno (Federazione della sinistra) pronti ad essere discussi per attendere l’arrivo dei consiglieri assenti ed eventualmente decisivi per bocciare la delibera era troppo alto. Così ha prevalso quello che sindaco e maggioranza hanno ritenuto il male minore: congelare l’aggregazione e rimandare ogni decisione a dopo il 25 giugno. Una bocciatura della delibera da parte del Consiglio, infatti, avrebbe definitivamente affossato la proposta, legando le mani alla prossima giunta «Non è una questione di giocare sugli assenti – commenta il sindaco Doria – qui siamo di fronte a un comportamento lineare dell’amministrazione che si è assunta i propri oneri provando a riproporre la delibera definitiva in sede di votazione del bilancio come era stato detto quando l’avevamo ritirata poco più di un mese fa. Il bilancio è trasparente e necessita di un riequilibrio entro fine luglio, a meno che l’aggregazione non venga approvata dal prossimo ciclo amministrativo».

    Si chiude in questo modo il sipario sulla giunta Marco Doria: la vertenza Amiu è solamente sospesa di qualche mese, lasciando in attesa la città e i lavoratori. Nel frattempo la campagna elettorale si appresta ed entrare nel vivo, e c’è da scommettere che su questo argomento si giocheranno le sorti della composizione del prossimo Consiglio comunale. Per la gioia di tutti i genovesi.

  • Consiglio comunale, passa il bilancio ma delibera su Amiu ancora in sospeso. Domani nuova (e ultima) seduta in Sala Rossa

    Consiglio comunale, passa il bilancio ma delibera su Amiu ancora in sospeso. Domani nuova (e ultima) seduta in Sala Rossa

    consiglio-comunaleLa discussione in Sala Rossa scorre rapidamente, e arriva alla approvazione del documento di bilancio con poche sorprese: l’aula vota l’approvazione con con 17 voti a favore: Pd, Sel, Lista Doria, Malatesta (Gruppo Misto); 14 contrari: Anzalone (Gruppo Misto), Pdl, M5s, Fds, Lista Musso-Direzione Italia, Udc, Lega Nord e 8 astenuti: Salemi (Gruppo Misto), Percorso Comune, Effetto Genova. L’attesa discussione sulla delibera Amiu viene nuovamente rimandata, su scelta della conferenza capigruppo: l’appuntamento è per domani mattina.

    Gli schieramenti politici hanno in qualche modo seguito il percorso fin qui fatto, senza sorprese di sorte: da un lato la maggioranza ha difeso il documento, ricordando come i conti siano rimasti in ordine, nonostante una congiuntura particolarmente tragica dal punto di vista economico che ha colpita la città. In aula si cita la crisi di Banca Carige, i continui tagli di Roma e la congiuntura economica nazionale; a fronte di questo, però si sono tenuti i «numeri in ordine – ha spiegato Simone Farelloportando a termine un ciclo che non ha messo in difficoltà la città». Dure lo opposizioni: Enrico Musso addirittura parla di «un bilancio pieno di “cazzo” di marchette – tra lo stupore dell’aula – e quindi voterò no a questo “cazzo” di bilancio». Anche la Lega denuncia una gestione fallimentare della città, mentre il Guido Grillo ricorda come troppe volte l’aula non è stata ascoltata come si doveva. Tra gli astenuti Effetto Genova che fa sapere, attraverso un post su Facebook pubblicato in diretta, le preoccupazioni di «andare in gestione provvisoria che comporta la non possibilità di assumere spese se non obbligatorie, mettendo quindi a rischio risorse per le manutenzioni, le risorse ad esempio per il funzionamento del Carlo Felice, le risorse per i servizi alla persona tranne gli interventi legati al Tribunale o di tutela e così via...».

    In mattinata è stata approvato il riconoscimento della legittimità del debito fuori bilancio in merito all’esecuzione della sentenza n.641/2016 emanata dal TAR Liguria a seguito del ricorso con richiesta di risarcimento del danno promosso dalla Fondazione Contubernio D’Albertis per le sordomute; il riconoscimento del debito fuori bilancio dei Bagni Marina Genovese; e infine approvato anche il protocollo d’intesa tra Rete Ferroviaria Italiana S.p.A., Regione Liguria e Comune di Genova in ordine all’acquisizione, da parte di RFI, dell’edificio sito in via Ferri 10, destinato alla demolizione in vista dei lavori del Nodo Ferroviario. Una demolizione richiesta dagli abitanti stessi, preoccupati per la stabilità dell’edificio, in vista della già stabilità demolizione dell’adiacente caserma dei Carabinieri. Ogni nucleo familiare, oltre a ricevere una locazione alternativa, avrà un indennizzo di 40mila euro.

    Il ciclo amministrativo, quindi, si avvia ad una chiusura naturale, senza il paventato ricorso al commissario prefettizio. Ancora incerta invece la sorte di Amiu, ancora appesa al destino della delibera di aggregazione con Iren.

     

  • Amiu batte cassa a Comune di Genova. Castagna: «Non possiamo più aspettare». Congelate le spese: tempi più lunghi per riapertura Scarpino

    Amiu batte cassa a Comune di Genova. Castagna: «Non possiamo più aspettare». Congelate le spese: tempi più lunghi per riapertura Scarpino

    ScarpinoAmiu chiede al Comune il saldo del debito, per fare fronte alle spese correnti, oggi in via di congelamento. L’appello arriva dal presidente dell’azienda Marco Castagna, oggi ascoltato in Commissione consigliare. Una situazione, quella della partecipata, notoriamente complicata: i soldi del credito verso l’amministrazione civica potrebbero essere necessari per tamponare, almeno temporaneamente, gli impegni finanziari preventivati per la riapertura di Scarpino.
    «Il Comune, nella doppia veste di debitore e azionista unico di Amiu – attacca Castagna – deve intervenire al più presto per assicurare i mezzi finanziari necessari alla continuità aziendale, a prescindere da operazioni di aggregazione». Una richiesta deliberata anche dall’ultimo consiglio di amministrazione dello scorso 13 aprile, su invito del collegio sindacale della partecipata. Ad Amiu, Palazzo Tursi deve 55 milioni di euro per gli extracosti già sostenuti nel 2015 e nel 2016, ma il debito complessivo è di circa 200 milioni di euro. «La continuità aziendale – ribadisce il presidente – è subordinata al fatto che Amiu ottenga le somme già spese, come di diritto. Non possiamo aspettare un eventuale ri-equilibrio di bilancio a luglio per interventi a garanzia del nostro credito: non esiste l’ipotesi di congelare la situazione attuale», come invece sarebbe intenzione della giunta se, come probabile, la delibera di aggregazione dovesse fallire per la terza volta. Non si può più aspettare, quindi. Lo spettro del default aleggia prepotentemente, e le concrete ipotesi dell’arrivo di un commissario prefettizio per l’approvazione del bilancio lasciano pochi margini di manovra: «In assenza della delibera di aggregazione o di un piano che metta in sicurezza la continuità aziendale – annuncia Castagna – Amiu si riserva di adottare tutte le deliberazioni ritenute più adeguate per vedersi riconosciuto il dovuto prima di portare i libri in tribunale». Eventuali iniziative che potrebbero anche prevedere una ingiunzione di pagamento a carico di Comune.

    Soldi non identificati
    «In caso di non esito positivo dell’opportunità aggregativa – replica l’assessore al Bilancio, Franco Miceli – se l’azienda chiede senza ulteriori indugi il rimborso degli extracosti già sostenuti è un problema di Tari che dovrebbe essere aumentata». Non sono però esclusi non meglio specificati «altri tipi di interventi per dare supporto finanziario all’azienda per traguardare prossimi mesi», con il rischio però di «problemi di mantenimento degli equilibri di bilancio del Comune». Che significa tagli ai servizi, o un “salvagente” romano, come già qualche voce di corridoio sembrerebbe dare per probabile regalo da “campagna elettorale”.  La situazione si dipanerà definitivamente nelle prossime due settimane, visto che il bilancio deve essere approvato in Consiglio comunale entro il 9 maggio.
    Reazioni
    Diverse le reazioni dei consiglieri presenti Sala Rossa, non proprio gremita nonostante l’importanza della questione. Putti (Effetto Genova) domanda alla giunta come mai non si sono fatte, a suo tempo, pressioni su Roma per ottenere finanziamenti dedicati, mentre Grillo (Pdl) ricorda ai consiglieri del Partito Democratico, al governo della città da tre mandati, che la questione era stata affrontata per tempo dal Consiglio comunale, senza però trovare riscontro nelle determinazioni della giunta.
    Tra le operazioni a rischio blocco, le gare relative alla realizzazione degli impianti per il trattamento e il trasporto del percolato dalle discariche chiuse di Scarpino 1 e 2, la realizzazione del sistema di drenaggio per la stabilità della discarica, la realizzazione del terzo lotto della discarica e del progetto esecutivo della “fabbrica della materia” il cui progetto preliminare è stato definitivamente approvato una decina di giorni fa in conferenza dei servizi. «Ogni rallentamento – ha concluso Castagna – allunga i tempi per la riapertura della discarica e quindi la durata e i costi del conferimento dei rifiuti fuori regione».
    Nicola Giordanella
  • Bilancio, la Prefettura mette “in mora” il Consiglio comunale. Commissario se salta approvazione entro 9 maggio

    Bilancio, la Prefettura mette “in mora” il Consiglio comunale. Commissario se salta approvazione entro 9 maggio

    Tursi, protesta dei lavoratoriUn commissario prefettizio potrebbe prendere le veci del Consiglio comunale, per svolgere l’ordinaria amministrazione e far “tornare i conti”, se il bilancio non sarà approvato entro i termini di legge. Una eventualità non da escludere, visto che il documento contabile è stato “legato” a filo doppio con l’aggregazione di Amiu.

    L’atto del Prefetto è un atto dovuto, previsto dal Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (D. Lgs n.267/2000): se non viene approvato il bilancio dell’ente locale entro i termini di legge, attraverso decreto di proposta ministeriale viene sciolto il Consiglio comunale, rimpiazzandolo con un commissario. Questi deve svolgere il ruolo dell’organo per l’ordinaria amministrazione, fino all’esito delle nuove elezioni. La comunicazione della Prefettura di Genova è arrivata al presidente del Consiglio comunale, che tramite i capigruppo ha informato l’assemblea: il termine ultimo per l’approvazione del documento di bilancio è l’8 maggio, dopo il quale scatterà il commissariamento.

    «Il bilancio così come è stato presentato non può prescindere dal completamento del percorso di aggregazione di Amiu – ha sottolineato il vicesindaco Stefano Bernini a margine della seduta di Consiglio comunale – per cui i soldi che servono per Amiu si possono trovare solo in questo modo. Un eventuale commissario dovrebbe fare i “conti della serva”, tagliando servizi e aumentando tariffe per produrre un nuovo bilancio in regola». Eventuale neanche tanto, visto che la conta dei voti necessari per far passare la delibera su Amiu, (alla terza presentazione) è quanto mai dall’esito incerto. «Amiu potrebbe andare in default – conclude Bernini – se il commissario non trovasse la quadra dei conti».

    Le prossime settimana, quindi, si preannunciano di fuoco, lacrime e sangue: in Sala Rossa sarà ripresentata la delibera su Amiu a precedere il bilancio, con lo spauracchio del commissariamento messo nero su bianco. L’appuntamento potrebbe essere calendarizzato il 2 o il 3 maggio, ma l’incertezza regna sovrana a Tursi. Come andrà a finire?

     

  • Bilancio, sarà riproposta la aggregazione Amiu-Iren. Doria: «Così i conti sono in ordine, non esiste un piano B»

    Bilancio, sarà riproposta la aggregazione Amiu-Iren. Doria: «Così i conti sono in ordine, non esiste un piano B»

    Palazzo TursiGiunta approva bilancio previsionale 2017, con i conti in ordine ma vincolati alla aggregazione di Amiu con Iren, che sarà riproposta per la terza volta al Consiglio comunale. «Lasciamo alla prossima amministrazione una situazione tranquilla, con qualche margine di manovra – afferma il sindaco Marco Doria ma se non passasse l’aggregazione non ci prenderemo la responsabilità politica di tagliare servizi e aumentare la tassazione». Non esiste, infatti, un piano B già pronto nel cassetto: «Nel caso non sarà il nostro compito – sottolinea il primo cittadino – ma di chi prenderà in mano l’amministrazione della città»

    Fatto salvo il discorso Amiu, per cui ancora una volta deciderà il Consiglio comunale, i numeri del bilancio del Comune di Genova sono buoni: nonostante ulteriori tagli dal Fondo di solidarietà e della quota Imu/Tasi (rispettivamenti di 3,4 e 4 milioni), aumenta il plafond a disposizione dei servizi resi dai settori, che passa da 89,2 milioni del 2016 a circa 102 milioni: la prossima amministrazione, quindi avrà qualche margine in più di iniziativa. Salvi anche i servizi, che non subisco tagli, anzi: previsti 39 milioni per i servizi sociali e 28,9 milioni per la scuola. Le risorse recuperate sono dovute ad un contenimento della spesa (soprattutto riguardo al personale, che continua a decrescere), alla anticipazione contabile dei vari oneri di urbanizzazione e dell’avanzo dello scorso esercizio.

    «Un bilancio che mantiene tutti i servizi del Comune – spiega Marco Doria – e che non va a pescare nelle tasche dei cittadini». Ma, come dicevamo, il tutto vincolato alla passaggio dell’aggregazione: «Nel caso non passasse nuovamente la delibera – spiega il primo cittadino – bisognerà incidere “sulla carne dei cittadini” e non saremo noi a farlo». La prossima settimana le commissioni inizieranno a lavorare sul bilancio, che con ogni probabilità sarà presentato in Sala Rossa il 27 aprile. «La delibera sull’aggregazione – spiega l’assessore al Bilancio Francesco Miceli – invece sarà riproposta uguale, probabilmente contestualmente al bilancio».

    Per chiudere su Amiu, quindi, la giunta Doria, come previsto, “mette il carico”, legando la aggregazione a doppia giro con la stabilità economica dell’ente stesso. Nel caso il piano A fallisse, però, la “patata bollente” finirà nelle mani del prossimo sindaco.

    Nicola Giordanella

  • Amiu-Iren, delibera ritirata (momentaneamente?) dalla giunta. Tari confermata al 6,9%, conti azienda e Comune a rischio

    Amiu-Iren, delibera ritirata (momentaneamente?) dalla giunta. Tari confermata al 6,9%, conti azienda e Comune a rischio

    IMG_20170330_183138I numeri non ci sono. La giunta del Comune di Genova è costretta a ritirare la delibera sull’aggregazione Amiu-Iren per non andare incontro a una nuova bocciatura dell’aula. Il sindaco Marco Doria da l’annuncio alla ripresa pomeridiana dei lavori dell’aula, interrotti diverse volte durante la mattinata: «Non seguire il percorso di aggregazione comporta un aumento della Tari per coprire i costi necessari». La richiesta è arrivata dal capogruppo del Partito democratico, Simone Farello che in aula ha dichiarato: «Non c’è la maggioranza per approvare questa delibera. E’ un fatto politico di cui dobbiamo prendere atto». Una decisione che cerca di tutelare da una pesante ripercussione “politica” la candidatura di Gianni Crivello, attuale assessore ai Lavori Pubblici, fresco di investitura come candidato del centro sinistra per le amministrative di maggio. Ma l’aggregazione non è cancellata: con ogni probabilità la giunta la riproporrà tra una quindicina di giorni all’interno dei documenti relativi all’approvazione del bilancio previsionale.

    Tariffa sui Rifiuti

    Una volta archiviata la pratica sull’aggregazione Amiu-Iren, l’aula affronta la determinazione della tariffa Tari per il 2017, per cui il termine era previsto per la giornata di oggi. Contro il parere della giunta di centrosinistra e contro il parere tecnico degli uffici, il Consiglio comunale approva l’emendamento del Partito democratico che riporta al 6,89% l’aumento della tariffa sui rifiuti, ovvero al valore che sarebbe stato consentito dall’aggregazione Amiu-Iren. Viene così modificata la proposta della giunta di approvare un aumento tariffario del 18%, nonostante il parere negativo della giunta stessa e degli uffici tecnici del Comune. A conti fatti, a consentire l’approvazione dell’emendamento è stata l’uscita dall’aula dei consiglieri di centrodestra, esclusi i tre rappresentanti della Lista Musso. La proposta è stata approvata con 13 voti a favore, 9 contrari (Federazione della Sinistra, Clizia Nicolella di Lista Doria, Effetto Genova e il sindaco Marco Doria), 2 astenuti (Enrico Musso e Pietro Salemi), 5 presenti non votanti (Percorso Comune, M5s, Vittoria Musso). A questo punto, l’ultimo appiglio per evitare il dissesto sembra essere far rientrare l’aggregazione Amiu-Iren all’interno dei documenti collegati al bilancio previsionale o, comunque, prevedere un bilancio con spese notevolmente contratte per i servizi per poter garantire un futuro all’azienda partecipata che gestisce il ciclo dei rifiuti.

    Il prezzo da pagare e l’ipotesi Roma

    IMG_20170330_104823L’emendamento “Farello” costerà almeno 13 milioni di euro alle casse del Comune di Genova. E’ questa, infatti, la differenza tra l’importo della Tari per il 2017 aumentata del 6,89% rispetto all’importo dello scorso anno e quella aumentata al 18% che la giunta Doria aveva proposto in Consiglio comunale. Nel complesso, aggiungendo i 25 milioni di euro di anticipo di cassa che il Comune avrebbe comunque garantito alla sua partecipata in caso di aggregazione, Palazzo Tursi dovrà trovare nel prossimo bilancio almeno 38 milioni di euro per evitare di portare i libri in tribunale. In caso contrario, il consiglio di amministrazione dell’azienda sarà costretto ad avviare le procedure di liquidazione. «Un assurdo – commenta alla “Dire” il presidente di Amiu, Marco Castagnaconsiderato che abbiamo un credito verso il Comune di quasi di 200 milioni di euro». Intanto, lo stesso presidente lunedì chiederà formalmente la trasmissione di tutti gli atti del dibattito odierno in Consiglio comunale per trasmetterli al consiglio di amministrazione che dovrà poi quantificare la richiesta finanziaria all’attualmente unico azionista, ovvero il Comune di Genova. Nei prossimi mesi, quindi, la ricerca del denaro necessario potrebbe costringere operazione da “lacrime e sangue”: qualche aiuto potrebbe arrivare da Roma, come più volte successo in passato (leggi Carlo Felice) ed è una ipotesi che gira sottovoce nei corridoi di Tursi; un assist dal Pd nazionale che potrebbe arrivare in piena campagna elettorale.

    Le dichiarazioni di Marco Doria

    «Che fosse terminata un’esperienza politica ne avevo già preso atto tempo fa – dichiara il sindaco di Genova Marco Doria a margine della giornata di Consiglio – diversi consiglieri che sono stati votati sul mio programma oggi fanno le riunioni con i gruppi di opposizione». Il paragone suggerito dal primo cittadino non lascia dubbi: «Mi sento come Prodi e Berlusconi, quando i loro governi sono stati interrotti da scelte prese all’interno delle loro stesso maggioranze». Rivendica inoltre il lavoro fatto dall’amministrazione: «Avevamo fatto una proposta finalizzata a garantire un equilibrio industriale che consentisse anche la possibilità di fare degli investimenti, lo scenario di oggi invece è preoccupante perché adesso dobbiamo capire come gestire anche solo l’emergenza». Durante la seduta di Consiglio dagli spalti e dai banchi delle opposizioni più volte sono state invocate le dimissioni: «Ci sono molte cose ancora in ballo da gestire e portare a compimento – ha concluso Doria – e chi meglio dell’amministrazione che ci ha lavorato fino ad oggi può portarle a termine?». Sull’aggregazione, però, il discorso non è chiuso: «Il percorso a mio avviso non è ancora tramontato», chiude tranchant il sindaco.

    Insomma, la saga Amiu non è ancora terminata, anzi. Nelle prossime settimane si dovranno trovare i soldi necessari per mettere in salvo l’azienda, soldi che da qualche parte dovranno essere tirati fuori. L’ipotesi aggregative non sono ancora definitivamente tramontate, stando a quanto dichiarato dal Sindaco; e la campagna elettorale è appena incominciata.

  • Amiu-Iren, voto ancora rimandato, il presidente del Consiglio comunale “salva” delibera e giunta

    Amiu-Iren, voto ancora rimandato, il presidente del Consiglio comunale “salva” delibera e giunta

    palazzo-tursi-presidente-guerello-DLa partita su Iren è solo sospesa di qualche ora, l’esito potrebbe essere ancora incerto. Oggi i numeri per il sì non c’erano, ma domani la giunta potrebbe recuperare. Decisiva la decisione del presidente del Consiglio comunale Giorgio Guerello, che opta per la sospensione della seduta, per permettere un ulteriore passaggio con Iren su emendamenti presentati dal Pd. Se le assenze di oggi sarenno recuperate, probabile il voto positivo per la delibera. Salvo sorprese: le opposizione promettono battaglia fino all’ultimo minuto.

    La giornata è stata intensa e a più velocità. In mattinata la seduta in Sala Rossa si è aperta con la presentazione di 123 emendamenti e 41 ordini del giorno, firmati dai vari consiglieri di opposizione. In via Garibaldi il presidio dei lavoratori Amiu, che hanno dato seguito allo sciopero proclamato da Cisl e Usb: striscioni, cori e fumogeni per ribadire la contrarietà dei dipendenti all’operazione. In molti ricordano come il riproporre al Consiglio comunale una delibera già bocciata una volta sia uno “strappo” poco digeribile, soprattutto in vista delle prossime elezioni.

    In Consiglio la seduta è interrotta diverse volte, fino alla sospensione di un tre ore decisa per permettere ai consiglieri di centro destra di assistere alla conferenza stampa di presentazione del candidato sindaco. Nel frattempo i lavoratori danno vita ad un corteo, che dopo aver raggiunto piazza Corvetto, si attesta sotto la Prefettura. Successivamente il tentativo di raggiungere De Ferrari viene “deviato” nuovamente verso via Garibaldi dalla Digos.

    I lavori riprendono nel pomeriggio: si parte con la illustrazione degli ordini del giorno e degli emendamenti. Si alternano gli interventi di Bruno e Pastorino, firmatari della maggior parte dei documenti; dopo due ore e mezza di “assoli” dei due consiglieri di Federazione delle Sinistra, la giornata “politica” subisce una brusca accelerata. Dopo un breve “summit”, le opposizioni ritirano gli emendamenti, chiedendo di votare: la conta dei voti è favorevole al “No”. Parapiglia: viene chiesta una sospensione da parte delle Segreteria, dopo la quale si torna in aula con dei nuovi emendamenti presentati dal Pd. Uno di questi contiene modifiche agli accordi presi con Iren. A questo punto viene convocata una conferenza capi gruppo, che dopo circa un’ora restituisce all’aula la necessità di richiedere il parere alla stessa Iren. La decisione quindi passa alla presidenza del Consiglio: la maggioranza dei capogruppo vorrebbe continuare la seduta, ma Giorgio Guerello, “nel rispetto della prassi e del regolamento”, si assume la responsabilità di sospendere i lavori dell’assemblea.

    La partita su Amiu, quindi, non è ancora chiusa: il duello politico, “senza esclusione di colpi”, potrebbe riservare ancora delle sorprese. L’unica certezza è che le dinamiche di queste ore potranno avere un diretta conseguenza sul consenso in sede elettorale per le varie parti in gioco. Questa è l’altra faccia della medaglia dell’epopea Amiu.

    Nicola Giordanella

  • Amiu-Iren, giunta Doria alla conta dei voti. Pronto il “Piano C” e lo spettro della responsabilità “in solido” per i consiglieri

    Amiu-Iren, giunta Doria alla conta dei voti. Pronto il “Piano C” e lo spettro della responsabilità “in solido” per i consiglieri

    consiglio-comunaleCome trasformare i 19 voti contrari, 6 astenuti e solo 14 a favore della delibera bocciata lo scorso 7 febbraio in 21 voti favorevoli o, quantomeno, in una maggioranza relativa dei consiglieri comunali genovesi che saranno presenti al momento del voto della nuova delibera di aggregazione tra Amiu e Iren prevista tra giovedì e venerdì prossimi? E’ la domanda che si sta ponendo la giunta Doria in questi giorni, per non incorrere in una bocciatura bis che al momento sembra tutt’altro che remota. Sindaco e assessori hanno, di fatto, superato la decisione del Consiglio comunale di febbraio che aveva bocciato il mandato per la negoziazione, proponendo una delibera che è già frutto della negoziazione stessa. Una nuova bocciatura dell’Aula oltre alle implicazioni amministrative già ampiamente illustrate dalla giunta – con la Tari, da approvare per legge entro venerdì sera, che vedrebbe confermato l’importo dello scorso anno aprendo una voragine nei conti di Amiu – sarebbe anche piuttosto clamorosa dal punto di vista politico.

    Approfondimento: Ecco la nuova delibera su aggregazione Amiu-Iren

    A febbraio avevano votato sì solo tutti gli 8 consiglieri del Pd (tra cui il presidente del Consiglio), a cui si erano aggiunti il sindaco, Stefano Anzalone (Progresso ligure), Leonardo Chessa (Sel) e 3 dei 6 consiglieri di Lista Doria (Enrico Pignone, Barbara Comparini, Antonio Gibelli). Tutti voti che dovrebbero essere confermati. A questi potrebbero aggiungersi gli allora assenti Vittoria Musso e Pietro Salemi e, teoricamente, l’ex senatore Enrico Musso che tuttavia, potrebbe essere assente sia giovedì che venerdì: i tre sarebbero intenzionati ad astenersi ma, qualora il loro voto risultasse decisivo, potrebbero anche convergere sul sì. Difficile, invece, trasformare in voti positivi le astensioni dei due consiglieri di maggioranza Lucio Padovani (Lista Doria, area Sinistra italiana) e Gianpaolo Malatesta (Possibile), anche in ottica della prossima campagna elettorale. Così come è ostico il tentativo del sindaco di convincere Clizia Nicolella (Lista Doria) a modificare il proprio no. Qualche apertura in più, invece, dovrebbe arrivare da Marianna Pederzolli (Lista Doria, area “giovani” Rete a sinistra) che a febbraio aveva votato no. Tra color che son sospesi restano i tre consiglieri di Percorso comune, fuoriusciti del Pd, (Gianni Vassallo, Salvatore Caratozzolo, Paolo Gozzi), che si erano astenuti: due su tre potrebbero confermare il tasto bianco, mentre Paolo Gozzi, molto vicino a Effetto Genova, dovrebbe votare contro. Insomma, arriverà all’approvazione della delibera non è così scontato.

    Le strategie dell’opposizione

    L’ultima arma dell’opposizione per far saltare l’aggregazione Amiu-Iren in Consiglio comunale è una sentenza del Consiglio di Stato del 15 marzo 2016, numero 1.034, con cui la giustizia amministrativa dava il via libera al Comune di Rodigo, piccola realtà sulla sponda lombarda del lago di Garda, a procedere in via diretta all’assegnazione del ciclo dei rifiuti, modalità legittimamente riconosciuta dallo Stato al pari dell’affidamento a società in house o attraverso gara pubblica. Secondo l’interpretazione della sentenza fornita dal consigliere di Effetto Genova, Stefano De Pietro, e dai consiglieri di Federazione della Sinistra, Antonio Bruno e Gianpiero Pastorino, i Comuni dunque non sarebbero disposti a procedere a gara per l’assegnazione del servizio e Palazzo Tursi potrebbe autonomamente procedere alla proroga del contratto di servizio senza dover fare ricorso all’aggregazione.

    L’arma, però, sembra perdente in partenza, almeno ad ascoltare le parole dell’avvocato Luca Lanzalone che dal 30 settembre assiste legalmente il Comune di Genova nel percorso di aggregazione Amiu-Iren. «Si fa dire a questa sentenza più di quello che in realtà dice – spiega il legale – perché il dispositivo è frutto della particolare legislazione regionale esistente in Lombardia. Qui in Liguria e a Genova in particolare, da inizio gennaio 2021 le competenze sul ciclo dei rifiuti passano dai Comuni alla Città metropolitana che dovrà procedere a gara. Per questo, un eventuale proroga arbitraria da parte dei Comuni del contratto di servizio oltre il 2020 sarebbe illegittima».

    Per evitare un voto comunque dall’esito molto incerto, dunque, alle opposizioni non restano che le armi politiche. In primis, far mancare il numero legale; ma la presenza massiccia di consiglieri comunali che si annuncia per la doppia seduta del fine settimana, rende piuttosto complicato questo scenario. Altra strada, altrettanto complicata, a cui alcuni consiglieri starebbero pensando è un ostruzionismo monstre per arrivare alla votazione della delibera oltre la mezzanotte di venerdì 31 marzo, quando comunque il Comune sarebbe costretto ad applicare la Tari dello scorso anno e l’aggregazione industriale Amiu-Iren non consentirebbe più la spalmatura dei costi in un arco temporale di maggior respiro.

    Il “Piano C” della giunta

    Se il Consiglio comunale di Genova venerdì prossimo dovesse bocciare nuovamente l’aggregazione Amiu-Iren, la giunta Doria ha già pronto il piano B – o meglio, piano C, vista la prima bocciatura della delibera che avrebbe dovuto dare il via alla negoziazione a febbraio- per evitare di portare in tribunale i libri della partecipata per il ciclo dei rifiuti. Se per qualsiasi ragione il Comune non dovesse approvare la nuova Tari entro la scadenza del 31 marzo prevista dalla legge, infatti, automaticamente scatterebbe per il 2017 la stessa Tari pagata lo scorso anno, Amiu avvierebbe la procedura di liquidazione, come dichiarato dal sindaco Marco Doria, e i consiglieri comunali sarebbero responsabili in solido del quadro di dissesto che si verrebbe a creare.

    Ma a Tursi la giunta si è lasciata un’ultima porta aperta. Nell’ordine dei lavori del Consiglio comunale di giovedì e venerdì, l’approvazione della Tari, già deliberata dalla giunta, segue la votazione sull’aggregazione Amiu-Iren. Il secondo provvedimento, al momento, è stato predisposto in vista di una votazione positiva del primo,  con una bolletta che mediamente dovrebbe crescere del 6,89% nel 2017 e di oltre il 30% nei prossimi 4 anni. Ma se la prima votazione dovesse andare male, un maxi-emendamento di giunta trasformerebbe gli aumenti della Tari in un rincaro del 18% per 4 anni, ovvero fino alla scadenza naturale dell’attuale contratto di servizio non prorogabile senza aggregazione. A quel punto, i consiglieri sarebbero praticamente costretti ad approvare la nuova versione della tariffazione per evitare risvolti giudiziari e consentire ad Amiu, a quel punto rimasta pubblica, di coprire tutti i costi per la messa in sicurezza di Scarpino e lo smaltimento dei rifiuti fuori regione fino alla fine dell’anno.

     

     

  • Amiu-Iren, bolletta rifiuti aumenta oltre il 30% in 4 anni, nel 2017 subito +6,89%. Partecipazione Iren fino al 69% ma possibilità veto per Comune

    Amiu-Iren, bolletta rifiuti aumenta oltre il 30% in 4 anni, nel 2017 subito +6,89%. Partecipazione Iren fino al 69% ma possibilità veto per Comune

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-D5La tassa dei rifiuti per i genovesi aumenterà mediamente e complessivamente più del 30% in 4 anni. E’ quanto emerge dalla nuova delibera per l’aggregazione Amiu-Iren, approvata questa mattina dalla giunta del Comune di Genova e presentata poco dopo alla stampa. Per il 2017, la Tari crescerà mediamente del 6,89% tra utenze domestiche e commerciali; ma l’aumento verrà poi progressivamente cumulato del 6% nel 2018, dell’8% nel 2019 e del 2% nel 2020.

    Aumento delle “bollette”

    Com’è noto, la crescita della tariffa è necessaria a coprire i costi della messa in sicurezza della discarica di Scarpino, la realizzazione di Scarpino 3 e la gestione post mortem delle discariche chiuse di Scarpino 1 e 2, per circa 101 milioni di euro a cui si aggiungo altri 83 milioni per il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti fuori regione in seguito alla chiusura della discarica sulle colline di Sestri ponente. Lo scorso anno il Comune di Genova aveva approvato una dilazione dei sovraccosti in 30 anni che però deve essere ridotta a 10 perché l’eventuale proroga al contratto di servizio di Amiu, attualmente in scadenza al 2020, una volta approvata l’aggregazione con Iren potrà essere concessa solo fino al 2028. E, naturalmente, l’amministrazione non può prevedere oneri di spesa successivi a un contesto che probabilmente dovrà rimodularsi con una gara pubblica: «Anche perché non riusciremmo a ottenere le fideiussioni necessarie che sono quinquennali», spiega il presidente di Amiu, Marco Castagna, all’agenzia Dire. Salvo altre emergenze, comunque, tra il 2020 e il 2028 le bollette si stabilizzeranno e torneranno anche ad abbassarsi.

    Per quanto riguarda la Tari di quest’anno, infine, il Comune di Genova prevede un fondo per le agevolazioni da complessivi 900.000 euro: 400.000 destinati alle famiglie più numerose e derivanti dagli avanzi dello stesso fondo da 500.000 euro predisposto lo scorso anno, e altri 500.000 euro per nuove agevolazioni alle categorie economiche più penalizzate.

    Se, invece, il Consiglio comunale dovesse bocciare per la seconda volta l’aggregazione, gli aumenti delle bollette potrebbero addirittura schizzare al +46,2% se tutti i costi venissero coperti dalla tariffa del 2017, al 18% per quattro anni rateizzandoli fino alla naturale scadenza del contratto di servizio nel 2020. «Abbiamo comunque la necessità per legge di approvare una Tari entro il 31 marzo – ricorda il sindaco di Genova, Marco Doria – e comunque lo scenario alternativo all’approvazione dell’aggregazione è disastroso per il Comune di Genova, anche per il sindaco che verrà».

    Aumento di capitale sociale fino al 69%

    delibera-amiu-lavoratoriStando al testo della nuova delibera, il valore di Amiù passerà dagli attuali 5,57 milioni di euro ai 17,85 milioni grazie alla possibilità di prorogare il contratto di servizio fino al 2028, rispetto all’attuale scadenza del 2020. In base a queste cifre, la prima fase dell’ingresso di Iren in Amiu, attraverso un’iniziale ricapitalizzazione che porterà la multiutility al 49% del capitale sociale, comporterà la transazione cache di circa 5 milioni di euro. Successivamente, anche attraverso l’apporto di impianti, Iren potrà aumentare la propria partecipazione in Amiu – che a quel punto avrà più che triplicato il proprio attuale valore – fino al 69%, con un ulteriore apporto di circa 34 milioni di euro.

    Inoltre, la delibera stabilisce che fino al 2020 gli eventuali dividendi della nuova Amiu dovranno restare in azienda, anche per quanto riguarderà la quota spettante a Iren, che potrà utilizzarli per concorrere gli investimenti necessari. Per la sua parte, invece, il Comune potrebbe anche sfruttare gli utili per abbassare la tassa sui rifiuti. Fino al 2028, invece, le quote azionarie di Iren ambiente non potranno essere vendute.

    Alla base dell’accordo, e parte integrante della delibera, il piano industriale di Amiu per il periodo 2017-2020 già approvato dal Consiglio comunale, per la cui realizzazione servono complessivamente 93 milioni di euro: 68 milioni sicuramente destinati a Scarpino per la realizzazione dell’impianto di smaltimento di Scarpino 3 (13 milioni) entro la fine di quest’anno e per il completamento della cosiddetta “fabbrica della materia” (55 milioni) entro il 2019, che dovrebbe definitamente essere approvata dalla Conferenza dei servizi non prima dei prossimi 10 giorni, dal momento che Amiu ha recepito le modifiche richieste dalla Regione Liguria.

    I restanti 25 milioni di euro servirebbero entro il 2020 per la realizzazione del biodigestore che, tuttavia, non è detto sorga a Scarpino: Iren potrebbe utilizzare anche impianti di sua proprietà che, comunque, il Comune chiede siano situati in stretta prossimità con il territorio genovese e preferibilmente in aree pubbliche. Infine, previsto anche un anticipo di cassa da parte di Iren ad Amiu di 8 milioni di euro subito dopo la sottoscrizione del primo aumento di capitale sociale, e di 25 milioni di euro nel medio termine. Stessa cifra verrà anticipata dal Comune di Genova per il 2017.

    Lavoro

    Secondo questo nuovo testo, occupazione e salario degli attuali lavoratori di Amiu sembrerebbero al sicuro fino al 2028 se il Consiglio comunale dirà di sì al testo, consentendo la proroga del contratto di servizio altrimenti in scadenza nel 2020. Inoltre, Comune e Iren stabiliscono che entro 3 mesi dall’ingresso della multiutility al 49% nella nuova Amiu, verranno stabilizzati i 31 precari dando concretizzazione ad accordi già siglati in passato. Dal punto di vista della governance, spetteranno a Iren le competenze gestionali e industriali, anche attraverso l’espressione dell’amministratore delegato. Al Comune di Genova, che avrà un parere obbligatorio e vincolante per qualsiasi scelta strategica, compresa ogni modifica del modello di raccolta dei rifiuti- in delibera è allegato il piano industriale di Amiu fino al 2020 che prevede la raccolta differenziata spinta, potenziando molto sulla diffusione dell’organico, anche porta a porta, ove possibile- spetterà invece la nomina del presidente. «Nello statuto c’è un meccanismo di equilibrio dei ruoli – spiega il sindaco, Marco Doria – l’amministratore delegato ha competenze per la gestione industriale, il presidente ha ruolo determinante e necessario per le scelte strategiche, per cui il Comune conserva un potere di veto anche quando Iren arriverà al 69%». Infine, nello statuto della nuova Amiu sarà scritto anche nero su bianco che la società è genovese e avrà sede operativa a Genova, non trasferibile.

    Le dichiarazioni del Sindaco Marco Doria

    Il primo cittadino, in scadenza di mandato, aveva in passato paventato le dimissioni qualora la Sala Rossa non dovesse approvare per la seconda volta il documento. Oggi, però, sembra ritrattare. «Dimissioni? Questo lo vedremo – afferma, come riportato dall’agenzia Dire – anche perché per legge abbiamo comunque la necessità di approvare una Tari entro il 31 marzo e, poi, di conseguenza il bilancio. Comunque, lo scenario alternativo sarebbe disastroso per il Comune di Genova e per Amiu, anche per qualunque sindaco verrà dopo di me». Il primo cittadino, comunque, difende la bontà della nuova delibera: «Prima era una cornice, ora è un progetto definito, un atto per la città». Doria, infine, avendo eliminato ogni possibile interferenza politica da prossimo voto del Consiglio comunale annunciando che non si presenterà alle urne per un secondo mandato, chiede a tutti i consiglieri di entrare nel merito della proposta per «valutare le conseguenze di una sua approvazione o non approvazione. E’ un’operazione equilibrata in cui nessuno riceve o fa regali». E ricorda che «la ricerca di un partner industriale per Amiu era uno dei punti del mio programma elettorale». Infine, il sindaco rilancia una proposta fatta già qualche settimana fa alla Regione, ovvero quella di una legge regionale per dare «un contributo al risanamento ambientale delle discariche in tutta la Liguria, senza pretendere naturalmente che copra tutti i costi».

    La delibera inizierà il suo iter in Commissione lunedì mattina, proseguirà nel pomeriggio e il mattino seguente, per poi giungere in Consiglio comunale giovedì e venerdì prossimi, con convocazione a partire dal mattino.

  • Amiu-Iren, giunta Doria passa al contrattacco: «Se non si torna indietro, ce ne andremo»

    Amiu-Iren, giunta Doria passa al contrattacco: «Se non si torna indietro, ce ne andremo»

    amiu-lotta“Se non si creeranno da subito le condizioni per la ripresa di un dialogo a favore delle prospettive industriali di Amiu non sarà certo questa amministrazione a imporre il costo sociale derivante dal voto di martedì scorso. Torna lo spettro delle dimissioni di tutta la giunta Doria, in seguito alla bocciatura della delibera di aggregazione Amiu-Iren da parte del Consiglio comunale di Genova. Sindaco e assessori, con l’appoggio del Partito democratico, passano al contrattacco dopo che il Consiglio di amministrazione della partecipata del Comune di Genova per la gestione del ciclo dei rifiuti ha messo nero su bianco lo scenario che si è configurato con la bocciatura della delibera di martedì scorso. La giunta Doria non vuole essere ricordata per quella che ha aumentato la “bolletta sulla spazzatura” del 20% e, dunque, se le consultazioni dei prossimi giorni non daranno sufficienti rassicurazioni per riportare in Sala Rossa un documento che rimedi a quanto votato nell’ultima seduta di Consiglio comunale, la crisi di governo della città porterebbe alle inevitabili dimissioni e al probabile commissariamento in vista delle elezioni della prossima primavera.

    Editoriale: Amiu, Doria e il futuro di Genova. Quelle dimissioni inevitabili che non risolvono nulla

    “Essendo venuta meno la prospettiva di un’aggregazione industriale con apporto di capitali e impianti – si legge in nota dell’amministrazione, ripresa dall’Agenzia “Dire” – Amiu, per salvarsi, sarà costretta a tagliare drasticamente i costi di personale e del servizio e a chiedere al Comune la totale corresponsione dei costi sostenuti per lo smaltimento dei rifiuti nel 2016, ciò che significherebbe un aumento della Tari di oltre il 20%”. Eppure, sostiene Palazzo Tursi, le condizioni erano note e ampiamente illustrate da tempo, con la precisa volontà dell’amministrazione di non scaricare il peso sui lavoratori e sui genovesi la delibera per l’aggregazione con Iren era stata approntata con grande attenzione ad ogni aspetto, discussa e migliorata nel confronto sindacale e nel Consiglio comunale: una prospettiva di sviluppo, non di ripiego, che avrebbe ridato forza alla nostra azienda”. Arriva anche il momento della resa dei conti politica: “La miopia di alcuni e il cinico calcolo politico elettorale di altri che pur sapevano quali sarebbero state le conseguenze – si legge ancora – hanno impedito che si intraprendesse questa strada nell’interesse della città”.

    Le decisioni del cda di Amiu

    L’assist al Comune era stato fornito pochi minuti prima dall’esito di un lungo Consiglio di amministrazione di Amiu, durato oltre due ore, al termine del quale l’azienda ha messo nero su bianco gli scenari dell’immediato futuro. “Il Consiglio di amministrazione di Amiu prende atto con rammarico che la bocciatura della delibera sull’integrazione Amiu-Iren Ambiente da parte del Consiglio comunale pregiudica la possibilità di richiedere la proroga del contratto di servizio in essere con il Comune di Genova e la disponibilità degli investimenti necessari a incrementare la raccolta differenziata e la realizzazione dei nuovi impianti da parte di Amiu”. E lo scenario delineato dall’azienda assume i contorni di un potenziale disastro per gli stessi cittadini. L’esito del cda, infatti, è un mandato al presidente Marco Castagna a inviare al Comune il progetto di Piano finanziario per la Tari 2017 che, al fine di mantenere l’equilibrio finanziario aziendale, “prevederà (secondo quanto già definito in sede di approvazione del bilancio 2015) la totale corresponsione a favore di Amiu dei costi sostenuti dall’azienda per lo smaltimento dei rifiuti nel 2016 – compresivi, dunque, dei 28 milioni di euro di extracosti per il conferimento dei rifiuti fuori Regione, ndr – con un significativo impatto sulla tariffa”. Che, detto con le parole del Comune, significa che, così stanti le cose, la “bolletta della spazzatura” per i genovesi aumenterebbe del 20%. E lo avrebbe fatto anche di più se Amiu non avesse prodotto una serie di ottimizzazioni interne.

    Nel contempo, viene dato mandato a Castagna di richiedere formalmente al Comune di Genova la conferma dell’anticipazione di cassa anche per il 2017 della somma di 25 milioni di euro già concessa lo scorso anno per sostenere finanziariamente l’azienda in relazione ai costi per lo smaltimento dei rifiuti sostenuti nel 2015 e solo parzialmente recuperati in tariffa. Per non rischiare di portare i libri in tribunale, il consiglio di amministrazione di Amiu chiede anche la predisposizione di una revisione del budget 2017 “rafforzando la spending review già in corso, salvaguardando la gestione ordinaria del Contratto di servizio, la realizzazione delle opere di messa in sicurezza e chiusura” di Scarpino 1 e 2 e la realizzazione della prima parte di Scarpino 3. Come anticipato, le altre immediate conseguenze negative sono: sospendere ogni atto relativo ad assunzioni di personale a tempo indeterminato; procedere con il piano di raccolta differenziata del Conai solo per attività che non comportano maggiori costi; sospendere le trattative sulle premialità aziendali e gli straordinari. Lo scenario napoletano è lontano, ma anche il servizio di raccolta di rifiuti rischia di pagare le conseguenze della decisione del Consiglio comunale.

  • Amiu, entro marzo privatizzazione torna in aula. Evento in città per convincere consiglieri a cambiare opinione

    Amiu, entro marzo privatizzazione torna in aula. Evento in città per convincere consiglieri a cambiare opinione

    amiu-manifestazione-tursiLa delibera per l’aggregazione di Amiu in Iren potrebbe tornare in aula già entro il prossimo mese: a dirlo Alessandro Terrile, segretario provinciale del Pd, che spiega i lavori dei prossimi giorni per ricomporre la maggioranza in Consiglio Comunale. Ma non solo: partirà campagna di informazione e mobilitazione in città per spiegare le conseguenze della bocciatura della delibera attraverso un non meglio specificato evento pubblico da organizzare per la prossima settimana. Una nuova delibera, quindi, da collegare a doppia mandata con il bilancio previsionale dell’ente. E’ questo il percorso individuato dalla giunta Doria e condiviso oggi in una segretaria del Partito democratico allargata ai consiglieri regionali, comunali, assessori e presidenti di Municipio, a cui hanno preso parte anche due “senatori” dei dem genovesi, Claudio Burlando e Mario Margini. «Sono soddisfatto – commenta al termine del vertice il segretario provinciale, Alessandro Terrile, come riporta l’agenzia Dire – la strada è quella di trovare una soluzione che leghi il futuro di Amiu a quello del bilancio del Comune».
    Niente project financing, dunque, ma una nuova delibera che, grazie ai numeri del bilancio, sappia “passare” l’ineluttabilità dell’ingresso di Iren in Amiu e non chieda più il benestare a trattare con la multiutility ma solo l’ok a ratificare l’accordo. «E dobbiamo smetterla di parlare di privatizzazione – alza i toni Terrile – perché Iren è un soggetto partecipato dal pubblico e gli eventuali utili vengono distribuiti in percentuale anche al Comune di Genova».
    Tutto ciò sarà spiegato alla città la prossima settimana. L’obiettivo è far capire ai consiglieri comunali, ai genovesi, ai rappresentanti delle categorie e ai lavoratori che «non c’è alternativa a Iren. O meglio – precisa Terrile – le alternative ci sono ma non sono sostenibili: aumento della tassa dei rifiuti del 20%, far saltare il contratto integrativo a tutti i lavoratori, non assumere i 31 precari; oppure, far coprire i 28 milioni di extracosti di Amiu del 2016 interamente al Comune, tagliando parallelamente altri servizi come il sociale». Intanto, alla giunta e al sindaco, in particolare, spetterà l’arduo compito di serrare nuovamente le fila e invocare una sorta di patto di responsabilità per non abbandonare la città a se stessa.
    L’ex senatore di centrodestra, Enrico Musso, che sulla delibera si era astenuto, si sarebbe già detto disponibile. Ora si dovrà trasformare qualche voto negativo in astensione (i fittiani Franco De Benedictis e Salvatore Mazzei, ad esempio) e qualche astensione in voto positivo (Gianpaolo Malatesta di Possibile e Lucio Padovani di Lista Doria). Più complicato convincere i tre consiglieri di Percorso comune a passare dal tasto bianco a quello verde e far cambiare idea a Marianna Pederzolli e Clizia Nicolella, rappresentanti di Lista Doria che avevano votato contro la delibera. Con questo scenario, sembra dunque allontanarsi lo spettro delle dimissioni di Doria. Quasi definitivamente dato che, se il percorso individuato dovesse giungere al traguardo, lo farebbe praticamente in concomitanza con la fine del mandato del sindaco arancione. Tempi non immediati ma comunque stretti perché, salvo proroghe concesse da Roma, il bilancio va approvato entro il 31 marzo anche se Terrile si augura che il percorso si possa definire ben prima per potersi finalmente concentrare sulle prossime amministrative

     

  • Crisi Amiu, Sindaco Doria: «Non mi ricandido e valuto dimissioni, se responsabilità non sarà condivisa da forze politiche»

    Crisi Amiu, Sindaco Doria: «Non mi ricandido e valuto dimissioni, se responsabilità non sarà condivisa da forze politiche»

    palazzo-tursi-bernini-doria-guerello-DDopo la crisi aperta dal voto in Consiglio comunale contro la delibera su la trattativa per aggregazione di Amiu in Iren, oggi il sindaco di Genova Marco Doria annuncia che non si ricandiderà alla prossime amministrative. In fase di valutazione anche le dimissioni, considerate però un’ultima spiaggia: i prossimi mesi saranno decisivi per la città, ma un eventuale utlimo percorso di politico di questa amministrazione deve essere sostenuto con “responsabilità” da tutte le forze politiche e sociali, con spirito di servizio.

    Editoriale: Amiu, Doria e il futuro di Genova. Quelle dimissioni inevitabili che non risolvono nulla

    Ecco il comunicato integrale diffuso in giornata:

    «Il voto del Consiglio comunale su Amiu ha determinato una situazione assolutamente grave di cui è doveroso prendere atto. Si è così minata e si chiude una esperienza nel corso della quale sono state affrontate, tra mille difficoltà, con serietà e onestà, tante complesse questioni e si sono ottenuti importanti risultati (basti pensare tra l’altro ai cantieri aperti per la messa in sicurezza del nostro territorio e al lavoro efficace per lo sviluppo turistico e culturale della città). La proposta avanzata per dare un futuro ad Amiu rispondeva a questi criteri.

    Ho svolto il mio ruolo di sindaco per spirito di servizio, senza essere mai mosso da calcoli opportunistici o da interessi personali. Non intendo ricandidarmi alle prossime elezioni. Si tratta di una scelta maturata da tempo e comunicata e discussa con chi mi ha sostenuto, senza farla diventare pubblica alimentando anzi tempo quel clima da campagna elettorale permanente che tanto nuoce al nostro Paese. Con immutata passione non intendo sottrarmi all’impegno per costruire per Genova un credibile schieramento di centrosinistra aperto alla società civile.

    Adesso con lo stesso spirito di servizio e senso di responsabilità nei confronti della città e del Comune sto valutando l’effetto che avrebbero oggi le mie dimissioni. Una valutazione concreta e circostanziata delle ricadute di un commissariamento dell’amministrazione a pochi mesi dal voto sulla operatività del Patto per Genova o del bando periferie, sulla possibilità di far arrivare e di impiegare al più presto a Genova i fondi che il Comune ha ottenuto dal governo. E ancora un esame non superficiale del disastro che il voto irresponsabile di ieri crea per Amiu, per la Tari, e per i suoi impatti sul bilancio del Comune in via di definizione. Egualmente considero gli effetti di una gestione commissariale della Città Metropolitana, che (allora come Provincia) ha vissuto in tempi recenti una lunga stagione di commissariamento.

    Sulla base di tali non affrettate ma comunque rapide analisi, per una assunzione di responsabilità nei confronti della città, è necessaria una condivisione di questo percorso e soprattutto di questo spirito ancora una volta di servizio, da parte di soggetti politici e della società civile e di quei consiglieri comunali che non intendono seguire logiche di contrapposizione politica ma vogliono lavorare sino all’ultimo sui diversi problemi della nostra comunità. Questa condivisione deve essere chiara ed esplicita e tale da giustificare l’opportunità per alcuni mesi di un’azione amministrativa rigorosa e non delegata a un commissario di governo».