Categoria: Rifiuti

  • Amiu, Doria e il futuro di Genova. Quelle dimissioni inevitabili che non risolvono nulla

    Amiu, Doria e il futuro di Genova. Quelle dimissioni inevitabili che non risolvono nulla

    Marco Doria, sindaco di GenovaMercato del pesce (che oggi ha riaperto senza grandi entusiasmi), concorso per il Blueprint dall’esito tragicomico e, ora, netta bocciatura in Consiglio comunale della privatizzazione di Amiu. Negli ultimi giorni, il crollo della giunta del sindaco arancione è stato vertiginoso. Che la maggioranza di centrosinistra traballasse e in molte occasioni non potesse neanche più essere considerata tale, è ormai noto da anni. D’altronde, dal risultato di quelle urne del 6-7 maggio 2012, che avevano visto il marchese Marco Doria – scelto a sorpresa dalle primarie di coalizione del centrosinistra, al posto di Marta Vincenzi, sindaco uscente, e di Roberta Pinotti – sconfiggere la candidatura civica ma appoggiata dal centrodestra di Enrico Musso, e prima ancora di Paolo Putti, Pierluigi Vinai e Edoardo Rixi, si erano già sfilati in molti. Federazione della sinistra, ad esempio, con il capogruppo Antonio Bruno che si è trascinato il transfugo da Sel, Gianpiero Pastorino. E che dire degli ex Idv, Stefano Anzalone, Franco De Benedictis e Salvatore Mazzei? Gli ultimi due sono a tutti gli effetti passati all’opposizione entrando nelle fila dei riformisti fittiani, mentre Anzalone è tornato fedele alla maggioranza grazie alla consegna della delega allo Sport. Dal Pd, invece, sono usciti Gianni Vassallo, Salvatore Caratozzolo e Paolo Gozzi, che hanno dato vita al gruppo indipendente di Percorso comune. Poi c’è Gianpaolo Malatesta, altro ex Pd, ora con Possibile e ieri in seria difficoltà a voltare le spalle alla maggioranza, tanto che il suo voto che doveva essere contrario alla delibera si è trasformato in un’astensione. E, infine, le spaccature nei sei consiglieri di Lista Doria: due avevano abbandonato per strada (Pierclaudio Brasesco e Maddalena Bartolini sostituiti da Antonio Gibelli e Barbara Comparini), gli altri si sono sempre più divisi tra la fedeltà alla linea politica di sinistra e quella a un sindaco che ha sempre guardato sempre con più attenzione all’appoggio del Partito democratico che della sua lista. Anche i rimpasti di giunta sono stati sintomatici delle difficoltà di Doria a trovare una quadra nel sostegno dei “suoi”: Francesco Oddone è stato fatto da parte per far entrare Emanuele Piazza, ma avevano lasciato anche Valeria Garotta e Paola Dameri per Italo Porcile ed Emanuela Fracassi.
    Dopo il voto di ieri pomeriggio, tutti gli sforzi di Doria sembrano destinati a terminare, con un addio ormai improrogabile. Sul fronte amministrativo, forse, non sarebbe una così grande rivoluzione: nonostante una campagna elettorale ancora sonnacchiosa, le elezioni sono ormai alle porte anche se non è proprio il massimo arrivarci con un commissario e senza un bilancio approvato. Ma sul fronte politico la giornata di ieri rischia di rappresentare il triplice fischio del centrosinistra a Palazzo Tursi, dopo 42 anni, ovvero da quando il socialista Fulvio Cerofolini succedette al democristiano Giancarlo Piombino. E poco importa se la consigliera Marianna Pederzolli, ieri motivando il suo voto contrario alla delibera ha chiaramente specificato che esprimeva dissenso solo sulla delibera e non era un giudizio politico sul mandato Doria né la preclusione a qualsiasi alleanza futura. L’alleanza di centrosinistra sembra sempre più una chimera e rischia anche di allontanarsi pericolosamente il ballottaggio dato per scontato a cui il Movimento 5 Stelle questa volta dovrebbe arrivare, considerato inoltre che il governatore Giovanni Toti sembra intenzionato a presentare una coalizione di centrodestra assolutamente compatta.
    Doria, dunque, potrebbe lasciare già oggi. Ma nei 20 giorni di tempo che lo separerebbero dall’addio formale, il sindaco uscente vorrebbe comunque provare a mettere una pezza al futuro di Amiu e della raccolta dei rifiuti in città. Un gesto di responsabilità che, però, dovrebbe essere suffragato anche dai voti dei consiglieri comunali ormai in ordine sparso. Che cosa rischiano Amiu, i lavoratori e i genovesi? Dalle pagine di Era Superba abbiamo già più volte analizzato la situazione. Intanto, un eventuale commissariamento del Comune porterebbe a riversare immediatamente sulla tassa dei rifiuti pagata dai genovesi tutti gli extracosti per la chiusura della discarica di Scarpino, la gestione post mortem di Scarpino 1 e 2 e il conferimento dei rifiuti fuori Liguria in un’unica soluzione. Senza aggregazione, poi, non può esserci prolungamento del contratto di servizio in scadenza nel 2020 e, date le difficoltà economiche di Amiu, sono a rischio anche i contratti integrativi dei lavoratori. L’azienda ha comunque necessità di legge di realizzare gli impianti previsti dal piano industriale approvato dallo stesso Consiglio comunale ma non ne ha i soldi. Con un contratto in scadenza, le banche non concedono finanziamenti. Impossibile pensare a un aiuto diretto del Comune, con le casse sempre più vuote, anche perché, scadendo il contratto, nel 2021 potrebbe realizzarsi l’assurdo di un’azienda con gli impianti ma senza lavoro e lavoratori che nel frattempo sarebbero passati a chi dovesse vincere la gara per il rinnovo. Unica alternativa sembrerebbe essere un project financing con gli impianti che resterebbero di proprietà e gestione dei privati, senza un alcuno controllo del pubblico.
    Ecco, quindi, che il problema Iren, uscito dalla porta, potrebbe rientrare dalla finestra. Quadro che non cambierebbe molto se il centrodestra, non certo avverso alle privatizzazioni, dovesse conquistare lo scranno di Tursi. Impostare qualsiasi altra via d’uscita con uno scenario politico così caotico sembra una missione impossibile.
    Simone D’Ambrosio
  • Amiu, anche il Consiglio boccia la delibera. Trattativa con Iren in bilico? Bernini: «Da domani riflessioni sulla continuità amministrativa»

    Amiu, anche il Consiglio boccia la delibera. Trattativa con Iren in bilico? Bernini: «Da domani riflessioni sulla continuità amministrativa»

    delibera-amiu-lavoratoriDopo una seduta fiume della Consiglio comunale, arriva il verdetto del voto: la delibera non passa. 19 i voti contrari, 14 favorevoli e 6 astenuti. Incerto adesso il destino della trattativa con Iren. Festeggiano i lavoratori, che hanno atteso fino alle 20 l’esito delle votazioni fuori da Palazzo Tursi. Una delegazione, presente in Sala Rossa, ha accolto con un applauso l’ufficializzazione dello scrutinio. In serata arrivano le prime reazioni politiche, con le dichiarazioni del vicesindaco Stefano Bernini: «Da domani riflessioni e scelte di carattere sulla continuità amministrativa»

    Durante la seduta, iniziata questa mattina, sono stati presentati più di dieci ordini del giorno e oltre sessanta emendamenti. Nel pomeriggio la discussione è terminata, lasciando spazio ai voti: i molti emendamenti comunque passati in aula inizialmente facevano pensare ad una qualche possibilità di passaggio del testo che avrebbe dovuto definire i criteri operativi a cui ispirare il modello di aggregazione industriale e societaria tra Amiu S.p.A. ed Iren Ambiente S.p.A., ma alla fine la conta ha dato un esito diverso e inequivocabile: i 19 voti contrari sono arrivati da Pdl, M5s, Effetto Genova, Udc, Lega Nord e dalle consigliere di Lista Doria Pederzolli e Nicolella. Astenuti Caratozzolo, Gozzi, Musso, Malatesta Padovani e Vassallo. A favore Tutto il gruppo Pd, Lista Doria, Sel, Anzalone, Guerello e lo stesso Marco Doria.

    Le reazioni della Giunta

    Dopo il risultato del voto, la giunta si è riunita per coordinare le prime mosse dopo questa pesante debacle; all’uscita, bocche cucite tra gli assessore, l’unico a parlare è il vicesindaco, Stefano Bernini: «E’ sulla delibera il problema. Sulla base della delibera faremo da domani delle riflessioni che comporteranno anche delle scelte di carattere sulla continuità amministrativa. E’ corretto – ha continuato – che i cittadini sappiano che tipo di conseguenze ha per le loro tasche la scelta del Consiglio comunale anche i cittadini dovranno trarre le proprie conclusioni, se viene salvaguardato il loro interesse o quello di bottega».

    Gli ultimi mesi della amministrazione targata Marco Doria, quindi, si apprestano ad essere incerti e traballanti. Le conseguenze, in ogni caso, saranno sulle spalle della città.

    Nicola Giordanella

     

  • Amiu, le reazioni dei lavoratori durante il presidio sotto Palazzo Tursi. «Il peccato originale è la privatizzazione»

    Amiu, le reazioni dei lavoratori durante il presidio sotto Palazzo Tursi. «Il peccato originale è la privatizzazione»

    amiu-sciopero-tursiMentre a Palazzo a Tursi il consiglio comunale si preparava ad affrontare la discussione sulla delibera, poi ritirata, i lavoratori Amiu manifestavano in via Garibaldi. Alla notizia del voto sulla sospensiva, le reazioni “in piazza” sono state molteplici: dalla contentezza per aver fermato la delibera, alla consapevolezza che la questione non è ancora chiusa; dalla soddisfazione di aver impedito l’approvazione di una delibera considerata ingiusta, alla rassegnazione nei confronti di un percorso che comunque porterà alla privatizzazione di Amiu.

    Speciale Amiu-Iren: tutto il percorso verso la “privatizzazione”

    Dopo la decisione del Consiglio comunale sul rinvio della votazione, i rappresentanti dei lavoratori sono stati ricevuti dalla conferenza capi-gruppo, per spiegare ancora una volta quali sono le posizioni di chi questo accorpamento lo vivrà sulla pelle. Ai consiglieri hanno spiegato che «l’unica base di discussione possibile è partire dall’accordo di luglio – riporta un lavoratore a margine dell’incontro – che rimane l’unico documento ad oggi approvato dalla maggioranza dei lavoratori». Il verbale di qualche giorno fa, quindi, non rappresenta più nulla: «è stato bocciato – ci spiega Roberto Gulli, Uil – e perciò abbiamo deciso di levare la firma, facendo pressione affinché nel testo della delibera non sia più presente».

    Ma in piazza diversi sono gli umori dei lavoratori. Di certo non si parla di vittoria, e questo rinvio sarà seguito da ulteriori iniziative: «perché non ci hanno garantito che applicheranno all’interno della delibera l’accordo di luglio – sottolinea Umberto Zane, Fit Cisll’unico che tutelava sia i dipendenti che i cittadini, e che arginava una privatizzazione selvaggia».

    Monteforte Michele, funzionario Cgil ricorda come «la volontà dei lavoratori debba essere rispettata» e come questo accorpamento, «voluto sia da destra che da sinistra» nei fatti nasce da un “peccato originale” che è «proprio la privatizzazione, per la quale noi restiamo contrari». Monteforte ricorda lo sciopero Amt del 2013, durato cinque giorni, organizzato proprio per evitare una «svendita» del servizio pubblico. Una vertenza, quella su Amiu, che però ha spaccato anche i sindacati: «Oggi è stato dimostrato che la spaccatura dei giorni scorsi è stata una scelta sbagliata», sottolinea Banella Roberto, della Cgil, ricordando le trattative per l’accordo di luglio.

    Alcuni lavoratori sono comunque in parte soddisfatti di questo rinvio, perché consente di continuare la discussione e il “braccio di ferro”; quello che si teme è che sia solo una «tattica politica della giunta per ricompattarsi e trovare i voti necessari in Consiglio comunale», riflette ad alta voce un lavoratore amareggiato. Il “peccato originale” rimane per molti la scelta della privatizzazione «che svende un servizio pubblico e rimettendo al mercato le scelte aziendali che ricadranno su lavoratori e città».

    Con queste incertezze, dopo ore di presidio, i lavoratori abbandonano via Garibaldi, per dedicare le ultime ore di turno per discutere in assemblea, preparando il terreno per i prossimi giorni. Un terreno che assomiglia sempre di più ad un campo minato.

    Gianluca Pedemonte
    Nicola Giordanella

  • Amiu, delibera rinviata di una settimana. Il Consiglio comunale vota la sospensiva. Doria contestato dai lavoratori

    Amiu, delibera rinviata di una settimana. Il Consiglio comunale vota la sospensiva. Doria contestato dai lavoratori

    amiu-manifestazione-tursiLa delibera di giunta per procedere nella trattativa con Iren per l’acquisizione di Amiu, è stata rinviata. La decisione arriva dopo il caos delle ultime ore, che ha visto i lavoratori bocciare il verbale di accordo siglato da sindacati e Comune di Genova prima, per poi manifestare sotto Palazzo Tursi in occasione del Consiglio comunale, che avrebbe appunto dovuto votare il provvedimento.

    Speciale Amiu-Iren: tutto il percorso verso la “privatizzazione”

    La delibera, oggi ritirata dall’ordine del giorno, sarà discussa la settimana prossima: votata, infatti, la sospensiva presentata dal consigliere Malatesta. La giunta, quindi può prendere tempo, per provare a trovare una rinnovata compattezza politica e lavorare per trovare un nuovo accordo con i lavoratori. Questi, di cui una delegazione era presente in Sala Rossa, hanno accompagnato la notizia con proteste, e la promessa che saranno presenti anche al prossimo passaggio in Aula. Contestato il sindaco Marco Doria, non presente durante la votazione, ma entrato in Sala Rossa appena terminato.

    La scelta arriva anche dopo un’incerta conta dei voti in Consiglio comunale: la maggioranza, infatti, è spaccata sulla questione, e ci si sarebbe affidati ad una eventuale astensione di alcuni consiglieri di minoranza. La giunta, in questo modo, prende tempo anche per recuperare la compattezza politica sulla questione.

  • Amiu-Iren, i lavoratori bocciano l’accordo siglato con Comune, la delibera potrebbe essere ritirata

    Amiu-Iren, i lavoratori bocciano l’accordo siglato con Comune, la delibera potrebbe essere ritirata

    amiuColpo di scena, neanche troppo inaspettato, nella complessa vertenza che dovrebbe portare all’ingresso di Iren nel capitale sociale di Amiu, attualmente azienda in house del Comune di Genova che gestisce il ciclo dei rifiuti. Questa mattina, nel corso di un’assemblea generale molto tesa, i lavoratori hanno respinto a larghissima maggioranza il verbale di accordo tra l’amministrazione e i rappresentanti sindacali che avrebbe modificato in maniera sostanziale la delibera per l’avvio della negoziazione tra Comune e Iren, il cui voto in Consiglio comunale sarebbe previsto tra domani e dopodomani.

    Speciale Amiu-Iren: tutto il percorso verso la “privatizzazione”

    Condizionale ormai d’obbligo. A Palazzo Tursi il voto ha colto tutti di sorpresa e nel pomeriggio un incontro tra gli assessori al Bilancio e all’Ambiente, Francesco Miceli e Italo Porcile, dovrebbe decidere il da farsi: andare lo stesso in Aula senza l’accordo con i sindacati e con il rischio di ripercussioni sul voto già così non scontato? E con quale versione della delibera? Quella che mantiene comunque le richieste dei sindacati o quella iniziale fortemente contestata perché non aderente all’accordo siglato nel luglio scorso? Oppure prendere tempo, ritirare la delibera o cercare l’appoggio dei consiglieri di maggioranza per far saltare il numero legale?
    Qualche incertezza anche sul fronte sindacale, con la situazione che potrebbe essere sbrogliata questa sera nel corso di una segreteria unitaria. Con lo sciopero respinto dalla prefettura, se il Comune mantenesse la delibera in votazione tra domani e dopodomani potrebbero essere convocate della assemblee dei lavoratori per consentire la partecipazione ai lavori del Consiglio. «Sinceramente non so che cosa accadrà ora», afferma alla agenzia Dire Corrado Cavanna, Fp Cgil, il più favorevole tra i sindacalisti all’accordo. «Pur avendo disdetto lo sciopero in seguito alle segnalazioni della Prefettura per evitare sanzioni – spiega Umberto Zane, Fit Cisl- siamo stati buoni profeti a non siglare nemmeno il verbale di incontro con il Comune (vidimato, invece, da Cgil, Uil e Fiadel, ndr), perché sapevamo più di altri che per i lavoratori non sarebbe stato sufficiente». Sul futuro, «siamo disposti a parlare con chiunque – afferma Roberto Gulli, Uil trasporti ma il nostro punto di caduta è il mantenimento della maggioranza pubblica di Amiu».
  • Amiu-Iren, sindacati in ordine sparso. Lunedì il voto dei lavoratori sull’accordo con il Comune

    Amiu-Iren, sindacati in ordine sparso. Lunedì il voto dei lavoratori sull’accordo con il Comune

    Tursi, protesta dei lavoratoriDopo la spaccatura delle sigle sindacali di ieri, con la Cisl che non ha siglato il verbale di intesa al termine di una lunga trattativa con il Comune, anche la Uil, che aveva dato il proprio benestare all’accordo, compie un mezzo passo indietro. In una lettera inviata alla prefettura, infatti, si respingono le motivazioni che avevano portato a rigettare lo sciopero previsto per martedì 31 e si ribadisce la volontà di incrociare le braccia nel giorno in cui la delibera che darebbe il nulla osta al Comune di Genova a trattare con Iren per la privatizzazione di Amiu approda in Consiglio comunale.

    Speciale Amiu-Iren: tutto il percorso verso la “privatizzazione”

    Resta, almeno per il momento, la sigla della Uil sul verbale di accordo, così come quelle dei sindacati Cigl e Fiadel. L’ultima parola, dunque, spetta all’assemblea generale dei lavoratori convocata per lunedì mattina ai Magazzini del cotone. «Non so che film abbia visto la Uil – commenta Corrado Cavanna, segretario Cgil Funzione Pubblicacon il verbale di accordo siglato, lo sciopero di martedì è stato ufficialmente ritirato. Saranno i lavoratori a decidere il da farsi. Ma se si dovesse bocciare l’accordo o comunque scegliere la strada dell’agitazione, bisognerebbe ricominciare da zero tutte le procedure e quindi sarebbe impossibile scioperare martedì». Questo in risposta a quanto comunicato oggi dalla Uil, che in una nota afferma di aver presentato istanza di rivisitazione a seguito della intimidazione alla sospensione da parte della Commissione di garanzia: «Non riteniamo di aver violato le norme sugli scioperi nei servizi essenziali – scrive Roberto Gulli, segretario Uil – e aspettiamo una risposta della commissione».

    La parola, si diceva, adesso passa ai lavoratori Amiu, convocati in assemblea generale lunedì mattina. Poi, la partita si sposterà nella Sala Rossa di Palazzo Tursi, dove comunque la discussione sarà piuttosto calda, vista la decina di commissioni che l’hanno preceduta e la già prevista doppia convocazione del Consiglio comunale martedì pomeriggio e mercoledì mattina.

  • Amiu-Iren, si spaccano anche i sindacati: Cisl non sigla accordo con Comune. Martedì o mercoledì il voto

    Amiu-Iren, si spaccano anche i sindacati: Cisl non sigla accordo con Comune. Martedì o mercoledì il voto

    Rifiuti raccolta differenziataLa delibera che consente all”amministrazione di procedere alla trattativa con Iren in vista della privatizzazione di Amiu divide anche i sindacati. La scissione si celebra sull”accordo con il Comune redatto ieri sera, poco prima della mezzanotte, al termine di una lunga trattativa propedeutica, se non formalmente quantomeno politicamente, all’approdo in Consiglio comunale, martedì e mercoledì prossimi, della delibera che consente all”amministrazione di procedere alla trattativa con Iren in vista della privatizzazione di Amiu. Cigl, Uil e Fiadel hanno siglato il testo in attesa di sottoporlo al voto dei lavoratori per la firma definitiva; la Cisl, invece, no.

    Speciale Amiu-Iren: tutto il percorso verso la “privatizzazione”

    Un atteggiamento “incomprensibile – afferma all’Agenzia Dire Corrado Cavanna, Fp Cgil – perché, seppure senza toni trionfalistici, possiamo dire di aver trasformato una delibera che nasce sotto dettatura di Iren in una delibera del Comune di Genova, recuperando elementi valoriali dell’accordo sindacale di luglio. Abbiamo tirato tutto il tirabile”.

    Come cambierà la delibera dopo l’accordo

    Il testo finale della delibera conterrà ancora qualche ulteriore novità rispetto agli emendamenti presentati definitivamente ieri dalla giunta in Commissione comunale. Ad esempio, anche nella seconda fase di privatizzazione in cui Iren potrà ottenere la maggioranza del capitale sociale, dovrà comunque non superare il 69%: Amiu, dunque, come previsto dal Codice civile, con una partecipazione pubblica minima del 31%, resterà sempre una partecipata del Comune e non diventerà una vera e propria divisione di Iren.
    Introdotta anche una clausola di salvaguardia con cui il Comune si riserva di mantenere il 51% di Amiu qualora non dovesse andare a buon fine il prolungamento del contratto di servizio. Inoltre, la previsione di trattare i rifiuti organici fuori regione sarà consentita solo in un regime transitorio, con l”obiettivo ultimo di realizzare un biodigestore nel genovesato. Infine, viene specificato che il tempo di recupero degli extra costi dovuti alla chiusura della discarica di Scarpino non potrà essere inferiore ai 10 anni “perché – spiega Cavanna – con una dicitura sibillina tipo le clausole delle assicurazioni, si rischiava anche di consentire un rientro in tempi minori con il conseguente aggravio per le tasche dei genovesi”.

    La Cisl avrebbe voluto di più: in particolare, il sindacato chiede una formale compartecipazione dei lavoratori nella governance della nuova società. E pare che, per raggiungere l’obiettivo, abbia anche chiesto un incontro con il sindaco Marco Doria.

    Oggi pomeriggio, intanto, le rsu hanno approvato il testo dell’accordo a maggioranza e martedì mattina dovrebbe tenersi l’assemblea generale dei lavoratori per votare il documento. Poche ore dopo, la parola passera” al Consiglio comunale.

  • Amiu, da Prefettura no a sciopero, “illegittimo” per trattativa ancora in corso. Comune tenta mediazione con nuove modifiche alla delibera

    Amiu, da Prefettura no a sciopero, “illegittimo” per trattativa ancora in corso. Comune tenta mediazione con nuove modifiche alla delibera

    rifiuti-amiu-cassonettiLa proclamazione dello sciopero dei lavoratori Amiu per martedì 31 gennaio, giorno in cui è prevista la votazione nel Consiglio comunale di Genova della delibera con contiene gli indirizzi per la trattativa con Iren ambiente in vista della privatizzazione di Amiu, non è legittima. A dirlo è la prefettura di Genova che spiega come la comunicazione dello stato di agitazione dello scorso 19 gennaio sia avvenuta con un percorso di confronto ancora in atto tra Comune, Amiu e sindacati. Pertanto, «si ritiene opportuno convocare la richiesta di procedura di raffreddamento all’esito del citato percorso», che prosegue oggi stesso con un nuovo incontro tra le parti.

    Approfondimento: Amiu e lo scontro con i sindacati

    La prefettura, inoltre, evidenzia che il 20 gennaio i sindacati hanno firmato un verbale di incontro «al fine di individuare i punti di accordo nello stato di avanzamento della trattativa che, pur avendo prodotto utili avanzamenti, riprenderà il 25 gennaio ore 17 con l’obiettivo condiviso di esperire ogni utile tentativo per produrre un accordo complessivo». Documento che, di fatto, pre-configura un accordo tra le parti e la conseguente impossibilità di proclamare lo sciopero, che potrebbe comunque essere scongiurato da un positivo esito del confronto con il Comune e Amiu. Tra i sindacati al momento sembra prevalere la posizione che considera un “cavillo formale” il rilievo della prefettura, nel contesto in cui i lavoratori, all’interno delle assemblea svolte negli ultimi giorni, stanno votando un documento che chiede il rispetto letterale dell’accordo del luglio scorso.

    La giunta Doria tenta ulteriore mediazione

    Il Comune di Genova tenta la mediazione con il Consiglio comunale per ottenere i voti sulla delibera che dà il là alla trattativa con Iren ambiente per l’ingresso nel capitale sociale di Amiu, la partecipata di Palazzo Tursi che si occupa del ciclo dei rifiuti, e inizia in Commissione l’illustrazione di una serie di emendamenti di giunta che verranno approfonditi domani e discussi e votati martedì prossimo. «Non sono ancora modifiche definitive – precisa l’assessore al Bilancio, Francesco Miceli, come riportato dall’agenzia Dire perché sono in corso gli ultimi confronti e aggiustamenti». Tra gli elementi più significativi e, in parte, già ampiamente annunciati, è previsto lo stralcio del piano industriale ottimizzato sostituito con una serie di linee guida pensate dal consigliere di Lista Doria, Enrico Pignone, che ha anche la delega all’ambiente in Città metropolitana. Seconda modifica interessante, la possibilità di chiudere il ciclo dei rifiuti sì al di fuori dell’area metropolitana genovese ma all’interno della regione Liguria (e non anche al di fuori di essa, come nel testo originale della delibera) «nel rispetto dei vincoli discendenti dal Piano metropolitano, dal Piano d’ambito, dal Piano regionale di gestione dei rifiuti e dalla normativa regionale e statale». Sembrerebbe, dunque, scongiurato il trasporto dei rifiuti residui post trattamento all’inceneritore del Gerbido, a Torino, o ad altri impianti di trattamento a caldo, terminata questa fase di emergenza a causa della chiusura della discarica di Scarpino.

    L’amministrazione esplicita anche che la sede legale della nuova società dovrà essere mantenuta a Genova, che dovranno essere mantenuti gli attuali livelli occupazionali, i relativi contratti collettivi nazionali vigenti, e che Amiu e Iren si impegnano alla regolarizzazione dei 31 precari. Tra gli emendamenti proposti dalla giunta, anche l’assegnazione al presidente della nuova Amiu di un potere di supervisione e controllo dell’esecuzione del contratto di servizio e degli standard dei livelli di qualità. Infine, secondo quanto affermato dall’assessore Miceli, il Comune non si «preclude la via per rivedere il piano tariffario in funzione migliorativa dei genovesi»; resta però in delibera la modifica del piano di rientro da 30 a 10 anni degli extracosti in seguito alla chiusura della discarica di Scarpino.

    Complicato al momento fare previsioni sull’esito del voto a causa delle molteplici varianti: dato per scontato l’appoggio del Pd e i no del Movimento 5 Stelle e della lista Musso, come si comporteranno i quattro consiglieri del Pdl e i tre di Percorso comune? Come si divideranno i sette consiglieri di Rete a sinistra, tra le intenzioni di appoggio alla giunta del capogruppo Enrico Pignone e l’appello di Federazione della sinistra a bocciare la delibera?

     

  • Amiu, incontro tra Comune di Genova e sindacati. Impegno per difendere contratto di servizio, personale e utenti

    Amiu, incontro tra Comune di Genova e sindacati. Impegno per difendere contratto di servizio, personale e utenti

    ex-fonderie-ansaldo-deposito-amiuIncontro fiume oggi a Palazzo Tursi tra i rappresentanti delle organizzazioni sindacali che rappresentano i lavoratori Amiu e gli assessori comunali Italo Porcile (Ambiente) e Franco Miceli (Finanze). Oggetto dei lavori le tematiche relative alle modalità di integrazione industriale tra Amiu S.p.A. e Iren Ambiente S.p.A.

    Approfondimento: I sindacati contro la delibera per la fusione di Amiu in Iren

    Al termine dell’incontro è stato siglato un verbale, che potrebbe essere un primo passo verso la risoluzione della “crisi” apertasi con le ipotesi messe sul tavolo da Iren per procedere all’accordo di fusione delle due aziende. Al centro del dibattito le questioni legate al modello aggregativo, all’occupazione, all’utenze e al servizio.

    Palazzo Tursi si è impegnato a esperire tutte le attività istruttorie necessarie alla valutazione dell’istanza di proroga della durata del Contratto di Servizio con Amiu S.p.A. L’operazione di integrazione, inoltrei dovrà confermare i livelli occupazionali, i contratti vigenti nel gruppo Amiu e gli accordi integrativi aziendali. Sui cosiddetti “lavoratori precari” si è convenuto di inserire nel dispositivo della delibera un mandato ad Amiu per l’avvio di un accordo aziendale che preveda la deroga al limite temporale dei 36 mesi per le assunzioni a tempo determinato, ciò per consentire da subito le assunzioni già autorizzate.

    L’ultima nota ha riguardato il Piano industriale: l’amministrazione comunale si è impegnata a difendere la genovesità del nuovo soggetto che scaturirà dall’aggregazione, adottando alcune linee di indirizzo che tengano conto della «specificità» della città e con l’impegno a mantenere la sede legale a Genova. La trattativa riprenderà il 25 gennaio.

     

  • Amiu conferma: “Nel 2017 bolletta rifiuti aumenta del 6%”. Ma se non passa delibera, rischio +20%

    Amiu conferma: “Nel 2017 bolletta rifiuti aumenta del 6%”. Ma se non passa delibera, rischio +20%

    AmiuInizia a prendere più concretezza la quantificazione dell’aumento della Tari (tassa sui rifiuti) che i cittadini genovesi dovranno pagare nel 2017 a seguito degli extra costi per la messa in sicurezza e la gestione post mortem della discarica di Scarpino 1 e 2 e per il conferimento dei rifiuti fuori Regione a causa della chiusura della stessa discarica. Se verrà approvata la delibera (il cui passaggio in Consiglio comunale è slittato nuovamente a martedì 31 gennaio), che fornisce le linee guida per la trattativa in vista dell’ingresso dei capitali privati di Iren, il piano complessivo di rientro passerà dai 30 anni inizialmente previsti a 10.

    Approfondimento: Tutti i costi dietro all’aumento della Tari

    Ciò comporterà un aumento complessivo di costi (che nel 2015 erano stati di poco inferiori ai 125 milioni di euro) che supera i 198 milioni di euro, nella peggiore delle ipotesi che vedrebbe la chiusura di Scarpino prorogata a tutto il 2017. Con ammortamento in 10 anni, i costi nel 2017 crescerebbero di 19,8 milioni di euro, con un riflesso sulla tariffa pari a un aumento dell’8,5%. Ma è praticamente certo che l’aumento sarà contenuto a poco più del 6%, grazie ai risparmi di circa 15 milioni di euro per la messa in sicurezza di Scarpino 2 in virtù della contestuale realizzazione della nuova discarica di servizio di Scarpino 3. A parità di costi del servizio, la tariffa dovrebbe rimanere stabile per i prossimi 7 anni. Dal 2024, invece, ammortizzati i circa 40 milioni per l’impianto di trattamento del percolato, la quota annuale del recupero degli extra costi scenderebbe per i restanti 3 anni a poco più di 14 milioni. Resterebbero invece spalmati su 30 anni i 25 milioni per la gestione post mortem di Scarpino 1 e 2 (poco meno di 860.000 euro all’anno).

    Ma che cosa succederebbe se l’ammortamento restasse spalmato sui 30 anni? Secondo Amiu, l’aumento sarebbe molto più sostanzioso per il 2017 e 2018: quasi 34 milioni all’anno, pari a un 20% in più in tariffa «perché tutto l’extra costo sostenuto nel 2016 non avrebbe piani di rientro ma sarebbe caricato interamente sulla tariffa 2017, altrimenti l’azienda non reggerebbe dal punto di vista finanziario», spiega il presidente Castagna, come riportato dall’agenzia Dire. Ma l’aumento scenderebbe poi a 4,7 milioni per i successivi 28 anni. La scelta di accorciare i tempi serve anche e soprattutto all’azienda per non perdere troppo valore in vista della trattativa con Iren, dal momento che andrebbe ben oltre la scadenza del contratto di servizio attualmente fissata al 2020. «Lo scenario trentennale – conclude Castagna – per i cittadini sarebbe micidiale solo nei prossimi due anni, ma sarebbe definitivamente micidiale per il futuro dell’azienda»

  • Amiu, il presidente Castagna «Senza Iren impossibile proroga contratto perché Comune senza soldi per impianti»

    Amiu, il presidente Castagna «Senza Iren impossibile proroga contratto perché Comune senza soldi per impianti»

    amiuL’ingresso di Iren in Amiu, con l’approvazione da parte del Consiglio comunale della delibera attualmente in discussione in Commissione e la positiva chiusura della conseguente trattativa tra il Comune di Genova e la multiutility, è l’unica strada per chiedere la proroga del contratto di servizio per la raccolta urbana dei rifiuti in scadenza nel 2020.

    Approfondimento: La trattativa per l’ingresso di Iren

     

    «Senza aggregazione, non può esserci prolungamento del contratto di servizio». E’ quanto afferma, senza troppe mezze misure, il presidente di Amiu, Marco Castagna, questa mattina nel corso di un’audizione in Commissione comunale, disertata dalla maggior parte dei presidenti di Municipio invitati (presente solo Nerio Farinelli per il Levante e un rappresentante del Medio Levante). «Il prolungamento del contratto di servizio – spiega Castagna, come riportato dall’agenzia Dire – sarebbe necessario anche se non esistesse la trattativa con Iren e si decidesse di procedere autonomamente con il piano del Conai per la raccolta differenziata». Se il Consiglio comunale dovesse respingere la delibera, ipotesi al momento scolastica ma nei fatti non così remota, «Amiu avrebbe comunque la necessità di realizzare gli impianti previsti dal piano industriale approvato dallo stesso Consiglio comunale», ricorda il presidente della partecipata di Tursi.

    Ma Amiu non ha i soldi per procedere in autonomia. «Senza prolungamento del contratto di servizio – prosegue Castagna – le banche non concedono finanziamenti. Potremmo chiedere al Comune di farci da garante, ma una volta scaduto il contratto di servizio rischieremmo di restare con gli impianti in mano e senza operatori ecologici, se Amiu non dovesse vincere la gara per il rinnovo del servizio». Alternative? Praticamente nessuna perché «il Comune non ha i soldi per finanziarie direttamente la costruzione degli impianti – ribadisce il presidente di Amiu – per cui si dovrebbe procedere con un project financing con gli impianti che resterebbero di proprietà e gestione dei privati, senza alcun potere decisionale per il pubblico, mentre credo che il controllo pubblico per l’intera filiera sia necessario almeno ancora per una decina di anni». 

     

  • Rifiuti, in arrivo aumento Tari tra il 4% e 6% per colpa della riduzione da 10 a 30 anni del piano di rientro

    Rifiuti, in arrivo aumento Tari tra il 4% e 6% per colpa della riduzione da 10 a 30 anni del piano di rientro

    ScarpinoPotrebbe aumentare tra il 4% e il 6% la Tari, la tariffa dei rifiuti per i genovesi nel 2017. Lo afferma l’assessore comunale al Bilancio, Francesco Miceli, questa mattina nel corso di una Commissione comunale dedicata all’esame delle linee guida per la trattativa della privatizzazione di Amiu in vista dell’ingresso di Iren, la cui delibera dovrebbe approdare in Consiglio comunale tra due martedì. «Impossibile al momento essere più precisi – spiega Miceli, come riportato dall’agenzia Dire – perché i conti devono essere ancora fatti. Ci incontreremo con le categorie come ogni anno per arrivare a soluzioni più o meno condivise per la ripartizione della tariffa tra utenze domestiche e non domestiche».

    Le cause

    La causa principale dell’aumento Tari è dovuta alla diminuzione, prevista dalla delibera, da 30 a 10 anni dei tempi di ammortamento per la copertura dei costi in seguito alla chiusura della discarica di Scarpino, alla sua messa in sicurezza e al trasporto dei rifiuti fuori regione da fine 2014. Una cifra che inizialmente era stata valutata in 130 milioni di euro ma dovrà essere rivista alla luce dei 28 milioni di costi per il 2016 inizialmente non previsti, dell’aumento dei costi per la realizzazione dell’impianto di trattamento del percolato della discarica di Scarpino e della diminuzione dei costi per la realizzazione di Scarpino 3 che, in parte, sorgerà sopra la vecchia discarica di Scarpino 2. Fatte salve queste due ultime variazioni, le spese per il trasporto dei rifiuti fuori Liguria ammontano a 28 milioni di euro per il 2015 e altrettanti per il 2016 (per i due mesi di chiusura del 2014, i 7 milioni di costi erano già rientrati nella bolletta del 2015) e devono essere interamente coperti per legge dal gettito della tariffa sui rifiuti. A ciò si aggiungono gli 85 milioni di euro inizialmente stimati per la messa in sicurezza di Scarpino 1 e 2 e la gestione post mortem delle due discariche. «L’aumento era già sicuro anche con il piano di rientro in 30 anni – spiega Ilaria Mussini, Ascom Confcommercio, ricevuta questa mattina in Commissione – ma se la spalmatura si concentra in un terzo del tempo, rischiamo il disastro».

    Ascoltati in Commissione tutti i rappresentanti del tavolo della piccola e media impresa (Ascom, Confartigianato, Cna, Coldiretti, Confesercenti e Confindustria) che hanno consegnato un documento in cui vengono elencate tutte le criticità in vista della privatizzazione di Amiu. Tra queste, le principali riguardano: la governance della nuova Amiu con il rischio di perdita di controllo da parte del socio pubblico che non sarebbe più di maggioranza; le incertezze sulla proroga del contratto di servizio in scadenza nel 2020; la non aderenza del piano industriale ottimizzato proposto da Iren con il piano industriale di Amiu approvato dal Consiglio comunale e il progetto di raccolta differenziata proposto dal Conai.

    Le risposte della Giunta

    «La trattativa con Iren ci impone di rivedere il piano di rientro – spiega Miceli in Sala Rossa – non possiamo rateizzare la cifra in un periodo superiore alla durata del contratto di servizio di Amiu, la cui proroga potrà essere chiesta per legge solo al termine del processo di aggregazione con Iren. Anche perché rischieremmo di introdurre un elemento discorsivo nella trattativa e potremmo venire accusati di aver svenduto o sovrastimato Amiu». Viene da chiedersi come mai questo ragionamento non fosse stato fatto prima della decisione della rateizzazione in 30 anni. Per quanto riguarda il problema della governance e della possibile perdite di potere da parte del Comune che entro la fine dell’anno dovrebbe diventare socio di minoranza di Amiu, Miceli sostiene che «ci sono società che vengono controllate anche solo con il 20-30% delle capitale sociale, non è determinante che il Comune sia socio di maggioranza. Già adesso sono previste materie per cui è necessaria una maggioranza qualificata nelle votazioni del Consiglio di amministrazione, per cui i membri espressi dal Come saranno decisivi. Si tratta di 12 materie che determinano la strategia industriale, societaria, operazioni straordinarie…insomma, tutto quello che rappresenta la sostanza delle strategie di un’azienda».

    Sulle incongruenze del piano industriale ottimizzato, infine, è l’assessore all’Ambiente Italo Porcile che prova ad abbozzare una risposta non del tutto convincente: «Quella di Iren – afferma – è una bozza di discussione per provare a costruire un eventuale nuovo piano industriale che, in ogni caso, dovrebbe essere votato dal Consiglio comunale, organo sovrano sulle scelte della gestione del ciclo dei rifiuti. Al momento esiste un piano industriale di Amiu approvato da questo Consiglio, un piano per la raccolta differenziata sviluppato dal Conai in seguito a un protocollo con Amiu e Comune di Genova, azioni concrete messe in campo per realizzare entrambi i documenti e la necessità di sviluppare un piano industriale ottimizzato con il partner industriale della futura azienda che, comunque, non stravolge per il momento e con la delibera che stiamo discutendo quanto già deciso dal Consiglio comunale».

  • Amiu, tavolo Comune-sindacati per modificare la delibera. Cgil: «Linee guida rispettino accordo di luglio»

    Amiu, tavolo Comune-sindacati per modificare la delibera. Cgil: «Linee guida rispettino accordo di luglio»

    rifiuti-amiuL’affaire Amiu-Iren, che aveva infiammato la politica amministrativa delle ultime settimane del 2016, continua a “scaldare” la Sala Rossa anche in questi primi giorni del 2017: tornano alla carica i sindacati, che trovano l’apertura di un tavolo per ridiscutere la delibera di giunta, che nei fatti aveva superato quanto accordato tra azienda e lavoratori nel luglio scorso.
    «Stiamo cercando di costruire un emendamento di maggioranza o dei capigruppo che consenta di far corrispondere la delibera presentata dal Comune di Genova sugli indirizzi per la trattativa dell’ingresso di Iren in Amiu all’accordo sindacale siglato a luglio». Lo afferma Corrado Cavanna, Fp Cgil, oggi pomeriggio in Commissione comunale a Genova nel corso della discussione sulla delibera che contiene le linee guida per la trattativa con Iren nel processo di privatizzazione dell’azienda pubblica genovese che gestisce il ciclo di rifiuti e che nelle prossime settimane dovrà essere votata dal Consiglio comunale. «Abbiamo in corso un processo di confronto con l’amministrazione – prosegue Cavanna, come riportato dall’agenzia Dire – perché la delibera non corrisponde all’accordo di luglio, anzi lo nega in radice. Ma potremmo dare un giudizio definitivo e sereno solo al termine delle trattative». Ancora più duro Umberto Zane, Fit-Cis: «Questa è un’operazione finanziaria fatta alle spalle dei lavoratori e dei cittadino perchè il Comune non controllerà più la tariffa ma sarà Iren, come ha già fatto con l’acqua; inoltre il modello di raccolta indifferenziata di Iren è completamente diverso da quello che sta programmando Amiu»

    I nodi venuti al pettine

    Oltre al mancato mantenimento della maggioranza pubblica di Amiu, che vedrebbe il definitivo ingresso di Iren oltre il 51% entro la fine dell’anno, noti i punti del contendere. Innanzitutto la proposta di ridurre da 30 a 10 anni la spalmatura sulla tariffa dei rifiuti per rientrare degli extra-costi dovuti alla messa in sicurezza della discarica di Scarpino e al trasporto dei rifiuti fuori Regione: i sindacati chiederebbero una via di mezzo, con la spalmatura dei costi fino al 2028. «Stiamo cercando di ridurre il periodo di rientro da 30 a 10 anni, evitando che questo generi ricadute in tariffa particolarmente pesanti per i cittadini – spiega l’assessore comunale all’Ambiente, Italo Porcile se si riuscisse nell’obiettivo, se ne avrebbe un oggettivo beneficio per il valore dell’azienda. Presenteremo degli scenari a riguardo».

    Difficile, invece, che il Comune accolga le richieste dei sindacati sulla formalizzazione del prolungamento del contratto di servizio per Amiu, in scadenza al 2020, prima della fine della trattativa con Iren. I sindacati chiedono anche la stabilizzazione di 31 precari «perché non ci possiamo permettere di trattare la questione per la terza volta. La trattativa a riguardo si è chiusa nel 2015». I rappresentanti dei lavoratori chiedono anche garanzie sul fatto che Amiu diventi player della gestione dei rifiuti almeno in tutto l’ambito della Città metropolitana genovese e che il ciclo dei rifiuti sia chiuso all’interno della stessa area. «La chiusura del ciclo a Genova determina il valore della società – risponde Simone Farello, capogruppo Pd in Consiglio comunale – ma oggi Amiu non è in grado di chiudere il ciclo, neanche se si riapre Scarpino; ci vogliono impianti e soldi, e Amiu da sola non li ha». Note anche le differenze tra quanto previsto nell’attuale delibera e quanto concordato in precedenza con i sindacati in termini di governance: «Il presidente espresso dal Comune non conta nulla – spiega Cavanna – mentre l’amministratore delegato espresso da Iren conterà su tutto, anche sulla determinazione della tariffa».

    Infine, i sindacati contestano il piano industriale ottimizzato allegato alla delibera, che preoccupa anche il consigliere delegato all’Ambiente della Città metropolitana, Enrico Pignone: «Oltre a non corrispondere a quanto votato dal Consiglio comunale e scritto nel piano industriale di Amiu – afferma il consigliere, come riportato dall’agenzia Dire – si tratta di previsioni di trattamento dei rifiuti congiunti differenziati-indifferenziati che non sono consentiti dalla normativa nazionale». Per Cavanna, addirittura, questo comporterebbe «il compimento di un reato di natura ambientale, che è ciò che ha già portato alla chiusura e al sequestro della discarica di Scarpino». Benché piuttosto sostanziali, per l’assessore Porcile si tratta solo di «4-5 punti su cui stiamo ragionando, questo è il primo di almeno tre passaggi in Consiglio comunale: non mi pare si possa dire che il Consiglio non abbia avuto spazio di condivisione rispetto a questa operazione» e ostenta ottimismo per una positiva chiusura della trattativa, attualmente in corso nella sede del Comune di Genova, ma che certamente proseguirà anche nei prossimi giorni. «Iren e Amiu stanno già trattando da un pezzo – conclude Umberto Zane, Fit-Cisl – questa delibera che dà mandato al Comune a trattare con Iren è di fatto superata». 

  • Amiu, entro fine 2017 maggioranza a Iren. Prima aumento di capitale al 49%, poi arriveranno gli impianti

    Amiu, entro fine 2017 maggioranza a Iren. Prima aumento di capitale al 49%, poi arriveranno gli impianti

    amiuEntro la fine del 2017 Amiu non sarà più a maggioranza pubblica. A stabilirlo è la delibera di giunta, approvata questa mattina, che fissa le linee guida per l’aggregazione societaria industriale tra la partecipata del Comune di Genova per la gestione del ciclo dei rifiuti e Iren ambiente spa. Nei criteri operativi, illustrati alla stampa dagli assessori al Bilancio e all’Ambiente, Francesco Miceli e Italo Porcile, l’ingresso della multiutility come aumento di capitale di Amiu è, infatti, fissato in due passaggi. Una prima fase, da concludersi appena terminato l’iter procedurale, che consiste nell’apporto in denaro che fisserà la presenza di Iren al 49%. La seconda fase, da concludersi entro un anno, vedrà, invece, un nuovo aumento di capitale, nelle forme di apporto di impianti o di interventi finanziari vincolati alla realizzazione degli stessi in territorio metropolitano o limitrofo, che porterà Iren oltre al 51% del capitale sociale e, dunque, a far perdere la vocazione a maggioranza pubblica di Amiu. Passaggio, quest’ultimo, che, nonostante le rassicurazioni di palazzo Tursi, smentirebbe nei fatti l’accordo con i sindacati, già comunque in parte disatteso dalla manifestazione di interesse che il Comune aveva pubblicato a riguardo. La governance della nuova Amiu penderà fin da subito verso Iren, a cui spetterà la nomina del nuovo amministratore delegato. «Ma si ipotizza un sistema – assicura Miceli, come riportato dall’agenzia Dire – che permetta sempre al Comune di presidiare le strategie complessive e cruciali della società, mentre spetterà a Iren la gestione quotidiana. Inoltre, vi è la garanzia che l’identità territoriale dell’azienda rimarrà a Genova».

    Scarpino 3

    Ai sensi di una norma contenuta nella finanziaria del 2015, non dovrebbero esserci particolari ostacoli per la concessione di una proroga al contratto di servizio per Amiu altrimenti in scadenza nel 2020, anche se i delicati rapporti tra Comune e Città metropolitana, da un lato, e Regione Liguria, dall’altro, invitano alla prudenza. Nel frattempo, sarà ottenuta l’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) per l’apertura di Scarpino 3, la cosiddetta discarica di servizio, e sarà presentato un nuovo piano finanziario alla Città metropolitana che comprende i costi di accantonamento per la gestione post mortem di Scarpino 1 e 2. Inoltre, verrà ridefinita in 10 anni la rateizzazione per la copertura degli extra costi dovuti al conferimento dei rifiuti fuori gestione, dopo la chiusura di Scarpino.

    Impossibile, al momento, quantificare economicamente il valore delle partecipazioni nella nuova Amiu perché il Comune ha chiesto una nuova valutazione del valore attuale della partecipata, prezzo base su cui fare i calcoli per il primo ingresso di Iren al 49% e il valore potenziale futuro in vista del secondo aumento di capitale. «Una volta che saranno noti i valori – spiega Miceli – le parti firmeranno un accordo di investimento che prevedrà il contratto di servizio prorogato, lo statuto di Amiu rivisto, la garanzia di patti parasociali, un nuovo piano industriale ottimizzato ottimizzato, che dovrà recepire quello già realizzato da Amiu per il 2020». Il tutto entro fine marzo. Garantiti anche gli attuali livelli occupazionali e l’attivazione di un processo per la stabilizzazione del precariato.

    Tutto a buon fine?

    Iren, nei fatti, sembra aver “vinto” su tutto. Ora la parola passerà al Consiglio comunale che voterà, verosimilmente a metà gennaio, la delibera approvata oggi dalla giunta e che già domani inizierà l’iter in Commissione. A quel punto, il Comune dovrebbe avere il via libera ad attivare il vero e proprio tavolo negoziale con Iren. «La finalità – sottolinea Miceli sempre all’agenzia Dire  – è avere un soggetto societario in grado di garantire il migliore sviluppo possibile sul tema dei rifiuti, creando un soggetto forte in un settore strategico per gli enti locali, evitando il rischio di situazioni viste ad esempio a Roma e Napoli». Secondo l’amministrazione, tutto questo processo dovrebbe terminare entro la fine di marzo. Poi, un secondo passaggio in Consiglio comunale a sigillo della trattativa, in tempo per la fine del ciclo amministrativo. Prodromica a tutto il processo, l’autorizzazione all’aggregazione che il Comune di Genova dovrà immediatamente chiedere all’Autorità garante della concorrenza e del mercato perché Iren è un società quotata in borsa.

  • Amiu, spesi 28 milioni per smaltire i rifiuti fuori regione. L’azienda risponde alla denuncia di Camera di Commercio

    Amiu, spesi 28 milioni per smaltire i rifiuti fuori regione. L’azienda risponde alla denuncia di Camera di Commercio

    rifiuti boccadasseNel 2015 Amiu ha raccolto oltre 326.000 tonnellate di rifiuti, 200.000 delle quali sono state smaltite fuori regione a causa della chiusura della discarica di Scarpino, per un costo di circa 28 milioni di euro. Il dato emerge dal primo Bilancio di sostenibilità della partecipata del Comune di Genova per la gestione del ciclo dei rifiuti, presentato oggi pomeriggio a Palazzo Tursi. Il documento si affianca al bilancio di esercizio e punta sugli aspetti sociali e ambientali e sul valore aggiunto prodotto e distribuito sul territorio dall’azienda. «è il primo bilancio di sostenibilità della storia di Amiu – spiega il presidente Marco Castagna alla agenzia Dire – e riguarda il 2015, probabilmente l’anno più difficile per la vita di questa società, ma anche l’anno della svolta. Questo bilancio è un primo approccio di trasparenza verso i cittadini che contiamo di tenere i prossimi anni». Il documento da gennaio 2017 diventerà obbligatorio per le grandi organizzazioni italiane, come previsto dalla riforma Madia. Dal bilancio emergono le criticità di Amiu sia dal punto di vista degli impianti, con l’emergenza percolato e la chiusura della discarica di Scarpino, sia dal punto di vista delle indagini giudiziarie che hanno portato a una profonda trasformazione del management nel corso degli ultimi anni.

    All’orizzonte, l’attuazione del nuovo piano industriale alla ricerca di un partner privato per un futuro basato non più sulla discarica ma sul recupero di valore e di materia. Secondo il documento presentato oggi, a fine 2015 la raccolta differenziata a Genova aveva raggiunto il 39%, dato consolidato nel 2016 anche attraverso il nuovo piano di raccolta sempre più orientato alla domiciliazione. L’azienda nel complesso conta 5 società partecipate, 173 milioni di euro di fatturato, oltre 1.700 dipendenti, 902 mezzi di cui 524 dedicata alla raccolta dei rifiuti. Nell’area metropolitana di Genova vengono serviti circa 700.00 cittadini con la pulizia nel solo capoluogo di 3 milioni di metri quadrati di strade e marciapiedi. Oltre allo spazzamento, lavaggio e diserbo delle strade, il servizio di Amiu prevede lo svuotamento di 17.646 cassonetti della raccolta differenziata, 10.452 di quella indifferenziata e 7.000 cestini gettacarte. A ciò va aggiunta la pulizia di circa 70.000 caditoie. Dal punto di vista economico, la capogruppo Amiu spa, che conta 1.578 dipendenti, ha fatturato 168 milioni di euro e ne ha distribuiti 85 attraverso gli stipendi ai dipendenti e le attività esternalizzate. Nel 2015, la raccolta differenziata ha garantito ricavi per 4,4 milioni di euro mentre l”impianto di captazione di biogas a Scarpino a prodotto 70 milioni di chilowatt all’ora di energia che corrispondo al fabbisogno di una città di 120.000 abitanti e permettono un risparmio di 320.000 tonnellate di anidride carbonica.

    La risposta a Camera di Commercio

    Non è vero che Genova è una della città più care per la tariffa sui rifiuti. Il problema del carico per le piccole e medie imprese va ricercato soprattutto nella distribuzione del costo complessivo della tariffa, tra quota domestica e non, e sulla quantità relativamente modesta di esercenti che devono sobbarcarsi la copertura di questo onere. Questa, in estrema sintesi, la risposta di Amiu alla denuncia lanciata dalla Camera di Commercio di Genova nel corso dell”illustrazione del rapporto 2016 sui rifiuti urbani e l’acqua potabile a cura dell’Osservatorio tariffe per la Liguria. «Nel bilancio di sostenibilità di Amiu che presentiamo oggi – sottolinea all’agenzia Dire il presidente Marco Castagna – si danno tante risposte ai quesiti tipici dei genovesi: dove va la spazzatura? Andava tutta a Scarpino? è vero che la Tari di Genova è la più cara d’Italia?“. Tra le risposte, si scopre, ad esempio, che «il costo medio per abitante spalmato indifferentemente tra cittadini ed esercizi – spiega Castagna – colloca la Tari pagata a Genova assolutamente nella norma rispetto al resto del Paese; è chiaro che se riusciamo a realizzare un ciclo virtuoso, sono costi che nel futuro posso progressivamente scendere”. Facendo riferimento ai dati 2013 relativi ai conti consuntivi dei Comuni sopra i 200.000 abitanti, Genova si colloca al 9° posto su 16 nella classifica delle città più care con un costo medio per abitante di 203,2 euro: la classifica è guidata da Venezia con 366,8 euro all”anno per abitante e chiusa da Trieste con 165,1 euro per abitante all”anno. Nel 2015, il gettito complessivo della Tari per il Comune di Genova (che per legge deve coprire tutti i costi del servizio Amiu) ammontava a poco più di 126,5 milioni di euro, con un carico ripartito per il 56% sull”utenza domestica e per il restante 44% sull”utenza non domestica, ovvero rispettivamente poco piu” di 70,8 milioni e poco meno di 55,7 milioni, secondo quanto stabilito da una delibera comunale del 9 luglio 2015. Il costo pro capite per la sola quota domestica risulta quindi di circa 0,33 euro al giorno per abitante.

    L’attacco di Antonio Bruno

    Dopo l’uscita dei dati, arriva l’attacco di Antonio Bruno, consigliere comunale della Federazione della Sinistra. Analizzando i numeri, infatti, oltre la metà dei rifiuti Indifferenziati raccolti a Genova (2015: 223.981, dati assesorato Ambiente Comune Genova) a Genova vengono inceneriti. Le quantità rimanenti sono così distribuite: 45.850 all’inceneritore di Parola (Pavia), 38.684 in quello Iren di Torino, 22.037 da A2A Ambiente. «E’ il frutto delle politiche di questi decenni, compresi quelli dalle giunta di centro sinistra che in 4 anni non è riuscita a trovare il posto per fare un impianto di compostaggio», commenta il consigliere comunale FdS Antonio Bruno.
    «La maggioranza di Comune e città Metropolitana dovrebbero spiegare perché non hanno preteso che la bonifica e la messa in sicurezza della discarica di Scarpino non venga finanziata dallo Stato come emergenza ambientale e sanitaria – continua il consigliere – con la conseguenza che i 60 milioni di euro che servono verranno pagati dai genovesi, essendo molto improbabile che i privati di Iren – a cui la Giunta si accinge a cedere la gestione dei rifiuti – si accollino questa spesa». Nel frattempo nei prossimi giorni arriverà in città il premier Matteo Renzi, con in tasca un accordo strategico di finanziamenti straordinari: sarà previsto qualcosa per la gestione dei rifiuti?