Categoria: Rifiuti

  • Amiu, Iren vuole il 51% e ci mette Tortona. Chieste assicurazioni su Scarpino. Bozza accordo entro gennaio

    Amiu, Iren vuole il 51% e ci mette Tortona. Chieste assicurazioni su Scarpino. Bozza accordo entro gennaio

    rifiuti-amiuMaggioranza assoluta delle quote di Amiu, proroga della scadenza del contratto di servizio attualmente prevista al 2020, revisione del sistema di governance proposto dal Comune di Genova e definizione degli accantonamenti per la gestione post mortem delle discariche di Scarpino 1 e 2 e per l’apertura di Scarpino 3. Secondo quanto riportato dall’agenzia Dire, sono queste le condizioni dettate da Iren Ambiente all’amministrazione genovese per dare vita all’aggregazione industriale con Amiu, illustrate questa mattina alla stampa dagli assessori al Bilancio e all’Ambiente del Comune di Genova, Franco Miceli e Italo Porcile, e dal direttore generale, Franco Giampaoletti, che hanno così sintetizzato la proposta dell’azienda, unica ad aver risposto all’offerta del Comune di Genova: «La manifestazione di interesse di Iren – puntualizza l’assessore Miceli – non è il modello aggregativo. Iren ha fatto le sue proposte, ora si entra nella fase negoziale per definire le condizioni di soddisfacimento delle reciproche esigenze». Dunque, si affretta a specificare l’assessore, «non è detto che la percentuale di acquisizione che scaturirà alla fine del processo sia questa: dipenderà dagli apporti di Iren in termini di capitale misto impianti e cache». E dipenderà anche dalla due diligence che metterà nero su bianco il valore attuale di Amiu, nonché da una valutazione strategica dell’azienda pubblica, anche in vista di un ampliamento territoriale che ha già suscitato l’interesse di Iren.

    I chiarimenti chiesti a Iren

    Anche la multiutility dovrà dettagliare alcune valutazioni concrete. «Nella risposta alla manifestazione di interesse – spiega il direttore generale di Palazzo Tursi, Franco Giampaoletti – non si parla di altri due impianti previsti nel piano industriale di Amiu: la separazione secco-umido e la depurazione delle acque. Inoltre, non viene esplicitato il valore del biodigestore di Tortona che l’azienda si dice disposta a conferire». Da tutte queste valutazioni scaturiranno le percentuali che resteranno in mano pubblica e quelle che finiranno in mano privata. Una discussione complessa per la quale il Comune non sembra intenzionato a individuare un interlocutore unico. «La trattativa riguarda argomenti tecnici, economici e legali – prosegue Giampaoletti – e richiede competenze specifiche, per cui al tavolo siederanno di volta in volta persone competenti per i settori in questione». L’obiettivo è quello di giungere «entro fine anno, massimo inizio gennaio 2017, a una sorta di protocollo di intesa, di accordo preliminare che formalizzi obblighi e diritti da ambo le parti», spiegano Miceli e Giampaoletti. Documento che, una volta stilato, dovrà passare al vaglio del Consiglio comunale. «Non significa che l’operazione sarà conclusa entro quei tempi perché saranno necessari i passaggi di natura formale per processare il conferimento dei beni e la costituzione della nuova compagine societaria». Passaggio, quest’ultimo, che potrebbe avvenire anche in due tappe: la prima solo per quanto riguarda un aumento di capitale diretto con iniezione di soldi freschi, la seconda per il conferimento degli impianti.

    La sorte dei lavoratori

    Rimangono da chiarire le questioni legate ai lavoratori, che in passato si sono opposti al passaggio di Amiu a privati: con il primo ingresso solo economico, la partecipazione di Iren potrebbe restare sotto il 50% per poi superare la soglia fatidica a operazione effettivamente completata anche con gli impianti. Ma il tavolo con i sindacati si annuncia tra i più problematici: un primo incontro, già previsto dall’accordo precedente alla pubblicazione della manifestazione di interesse, si sarebbe dovuto tenere oggi ma potrebbe slittare. «Non ci sono punti su cui la distanza sia tale da non consentire neppure l’avvio della negoziazione con Iren», sostiene l’assessore Porcile, come riportato dall’agenzia Dire. «Ci sembra che Iren Ambiente abbia le caratteristiche adeguate per iniziare la negoziazione – prosegue – d’altronde, eravamo formalmente liberi di decidere che la manifestazione non avesse portato agli esiti sperati». Più diretto Giampaoletti: «Se qualcuno pensa che facciamo la trattativa con i pantaloni alle caviglie, sta sbagliando. Amiu non è una bad company da scaricare. L’operazione Amiu-Iren rappresenta un’opportunità da entrambe le parti».

    Tra i paletti insormontabili posti dal Comune, il mantenimento dei livelli occupazionali (già accolto da Iren), il mantenimento dell’indipendenza di Amiu rispetto a Iren e la sua identità e collocazione nel territorio genovese, e la partecipazione in maniera qualificata a decisioni strategiche. Impensabile, comunque, uno scenario dall’esito negativo. «Nel caso – conclude Miceli – o si trova una molto complicata soluzione interna oppure si procede a nuova gara con evidenza pubblica, sperando in candidati nuovi. Ma ci impegneremo perché l’operazione si concluda con soddisfazione di tutti, compresi i lavoratori».

  • Amiu, l’offerta di Iren è ammissibile. Ora si passa all’esame della proposta nel merito

    Amiu, l’offerta di Iren è ammissibile. Ora si passa all’esame della proposta nel merito

    amiu-iren-busteL’offerta di Iren per entrare in Amiu come partner privato è formalmente ammissibile. «Completato l’esame della documentazione pervenuta, la manifestazione di interesse di Iren Ambiente spa, società del gruppo Iren, è conforme ai requisiti contenuti nell’avviso esplorativo del Comune di Genova». Lo dice il direttore generale di Palazzo Tursi, Franco Giampaoletti, al termine della seduta pubblica nel corso della quale è stata aperta la busta dell’unica offerta arrivata per aderire alla manifestazione di interesse indetta dal Comune di Genova per trovare un partner industriale privato ad Amiu, come riportato dall’agenzia Dire.

    Presente anche una trentina di lavoratori. «Siamo preoccupati di come il Comune ha gestito tutta la vicenda- dicono- e di quello che accadrà con l’aggregazione. Chiediamo che riparta immediatamente il confronto con l’amministrazione visto che non sappiano che valore abbia l’accordo firmato lo scorso luglio».

    L’amministrazione ora entrerà nel merito dell’ammissibilità della proposta di Iren, con particolare attenzione alle 43 pagine di relazione tecnica economica contenuta nell’offerta. La speranza dell’assessore all’Ambiente, Italo Porcile, è di chiudere questa fase già entro la settimana o, al massimo, nei primi giorni della prossima. Si potrà così procedere alla trattativa privata tra l’amministrazione comunale, i vertici della partecipata che si occupa del ciclo dei rifiuti e quelli della multiutility.

    Così, entro la fine dell’anno, dovrebbe concludersi il percorso per la definizione del nuovo assetto societario della realtà che gestirà i rifiuti a Genova.

  • Rifiuti, solo Iren risponde al Comune. Entro fine anno il matrimonio con Amiu

    Rifiuti, solo Iren risponde al Comune. Entro fine anno il matrimonio con Amiu

    amiuScaduti alle 12 di oggi i termini per aderire alla manifestazione di interesse indetta dal Comune di Genova per trovare un partner industriale privato ad Amiu. Come riporta l’agenzia Dire, negli uffici di Palazzo Tursi è arrivata una sola offerta, firmata Iren. Si concretizza così lo scenario temuto dai fautori di un gara pubblica e detrattori della multinazionale: il Comune non dovrà procedere con un bando di gara pubblico per concludere l’accordo ma potrà affidarsi a una più rapida e semplice trattativa privata.

    E’ in corso di definizione la commissione che dovrà valutare l’ammissibilità dell’interesse di Iren e la corrispondenza della multiutility ai requisiti tecnici chiesti dal Comune. Tra questi: un patrimonio netto non inferiore a 15 milioni di euro, un bilancio annuale non inferiore ai 120 milioni di euro riferito alla media degli ultimi tre anni esclusivamente per attività di igiene urbana e gestione dei rifiuti, la possibilità realizzare l’aumento di capitale di Amiu per almeno il 49% attraverso impianti, aree, attrezzature, mezzi, diritti e altre dotazioni patrimoniali funzionali alla realizzazione del piano industriale e impiantistico di Amiu, anche in province diverse da quella di Genova. Inoltre, è prevista la possibilità di candidarsi in formazione collettiva, a patto che i requisiti di idoneità siano soddisfatti per almeno il 60% dal capofila e per non meno del 20% da ciascuno degli altri membri.

    L’apertura delle buste potrebbe avvenire già la prossima settimana per dare poi il via libera alla trattativa privata e segnare, di fatto, l’ingresso di Iren in Amiu entro l’obiettivo fissato dalla giunta Doria della fine dell’anno. Possibile anche un nuovo passaggio in Consiglio comunale per indicare le linee guida da seguire prima di chiudere formalmente l’accordo.

    Resta da capire come mai altri colossi del settore del calibro di A2A, Hera e Veolia, che si erano detti potenzialmente interessati a partecipare al bando, non abbiano risposto alla manifestazione del Comune.
    Nella fase di trattativa privata, il Comune dovrà poi garantire l’affermazione di Amiu quale veicolo societario esclusivo per l’erogazione del servizio, la tutela dei livelli occupazionali e della territorialità genovese, la configurazione di un modello di governance che garantisca al socio pubblico la partecipazione in maniera qualificata alle decisioni strategiche di carattere straordinario. Nelle prossime settimane, Palazzo Tursi e Amiu dovrebbero tornare a incontrarsi con i sindacati e i lavoratori della partecipata così come sancito dall’accordo firmato quest’estate.

  • Amiu, via al bando per i privati. Iren potrebbe arrivare già entro fine settembre

    Amiu, via al bando per i privati. Iren potrebbe arrivare già entro fine settembre

    RifiutiSe fosse solo Iren a manifestare il proprio interesse per l’ingresso come partner privato in Amiu, la partita potrebbe chiudersi già entro fine settembre. E’ stata, infatti, approvata ieri dalla giunta del Comune di Genova la delibera che fornisce le linee guida per il bando che dovrebbe essere pubblicato ufficialmente nei prossimi giorni e concludersi, appunto, entro la fine di settembre. Tecnicamente, si tratta di un’indagine di mercato al termine della quale verrà attivato un confronto tra gli interessati ritenuti idonei, a meno che la domanda esplorativa non sia pervenuta da un solo soggetto, nel qual caso si passerebbe a trattativa diretta.

    «Si è avviato un percorso decisivo per la ricerca di un partner industriale per Amiu – commenta il sindaco Marco Doria – l’obiettivo è rendere l’azienda più forte e dotata degli impianti necessari, in un quadro di garanzie per i lavoratori dell’azienda. Viene così rispettato un altro degli importanti impegni che la giunta si era assunta».

    I contenuti della delibera

    La delibera approvata dalla giunta elenca i requisiti richiesti ai soggetti industriali che aderiranno alla manifestazione d’interesse e le caratteristiche qualificanti cui dovranno attenersi nella loro proposta. Come ampiamente anticipato, sono previsti parametri di idoneità patrimoniale (almeno 15 milioni di euro netti), di idoneità economica (una media di almeno 120 milioni di euro negli ultimi tre anni per attività riferite all’igiene urbana e alla produzione di rifiuti) e di idoneità tecnica, tra cui la dotazione di impianti, aree, attrezzature, mezzi, diritti idonei alla copertura dell’intera filiera del ciclo integrato dei rifiuti. E’ prevista anche la partecipazione in forme collettive tra più soggetti: in questo caso, i requisiti di idoneità patrimoniale ed economica devono essere soddisfatti per almeno il 60% dall’operatore capofila e per almeno il 20% da ciascuno degli altri operatori.

    Come ampiamente anticipato, viene anche esplicitata la strada per garantire ad Amiu la prosecuzione del contratto del servizio oltre la naturale scadenza del 2020, derogando almeno fino al 2030 quanto previsto dalla legge regionale e nazionale che imporrebbe una gara pubblica per la gestione della raccolta dei rifiuti.

    L’aumento di capitale di Amiu da parte del soggetto privato potrà essere realizzato attraverso dotazioni patrimoniali-impiantistiche (impianti, aree, attrezzature, mezzi, diritti ed altre dotazioni patrimoniali) utili alla chiusura del ciclo rifiuti e coerenti con la realizzazione del piano industriale di Amiu, L’azienda attualmente in house al Comune di Genova dovrà essere il veicolo societario esclusivo per l’erogazione del servizio di gestione integrata dei rifiuti del Comune di Genova e, in prospettiva, dell’intera Città metropolitana.

    La governance della nuova società mista pubblica-privata (nella delibera non sono esplicitate percentuali massime o minime per l’ingresso dei nuovi capitali) dovrà garantire al Comune di Genova la partecipazione in maniera qualificata alle decisioni strategiche di carattere straordinario. In particolare, Palazzo Tursi manterrà potere di veto su: autorizzazione al Consiglio di amministrazione alla modifica del piano industriale ed impiantistico, autorizzazione al compimento di operazioni non comprese nel piano industriale eccedenti un determinato importo o di particolare importanza al momento non meglio precisato, autorizzazione al compimento di operazioni di carattere puramente finanziario, con parti correlate, e operazioni straordinarie sul capitale. Inoltre, nel contratto saranno poi previste clausole a garanzia dell’ l’intrasferibilità della partecipazione acquisita dall’operatore socio per “un congruo periodo di tempo”, il riconoscimento del “diritto di gradimento, non mero, del Comune nei confronti di terzi trasferitari, a qualunque titolo, di tutta o parte la partecipazione societaria” e il “riconoscimento al Comune del diritto di prelazione con facoltà di determinazione in contraddittorio del valore delle partecipazioni oggetto di trasferimento”.

    Il nuovo assetto aziendale dovrà prevedere il mantenimento nel capoluogo ligure della sede legale, amministrativa e della parte più rilevante della struttura operativa di Amiu.

    Viene, infine, messa nero su bianco la tutela dei livelli occupazionali.

    L’accordo tra Comune di Genova e sindacati

    consiglio-comunale-protesta-amiuSempre ieri, prima dell’approvazione del provvedimento da parte del sindaco Marco Doria e degli assessori, era arrivata finalmente la fumata bianca nella complessa trattativa tra l’amministrazione, Amiu e i sindacati. Benché con diversi gradi di soddisfazione, tutte le sigle hanno sottoscritto l’accordo che prevede, tra l’altro, il mantenimento dei livelli occupazionali e degli impegni relativi alle assunzioni future, il mantenimento dei livelli salariali e normativi compresi gli accordi di secondo livello, la rinuncia all’applicazione del jobs act per tutti i lavoratori per la durata del contratto di servizi. Dal punto di vista industriale, nell’accordo viene anche esplicitato il mantenimento dell’unitarietà del ciclo integrale dei rifiuti e di Amiu come unico operatore di Genova e in prospettiva della Città metropolitana, il prolungamento del contratto di servizio almeno sino al 2030, l’impegno a realizzare gli impianti previsti dal piano industriale di Amiu sul territorio genovese o metropolitano (realizzazione della discarica di servizio di Scarpino 3 entro gennaio 2017; Fabbrica della materia a Scarpino 3 con impianto di selezione e biostabilizzazione del rifiuto indifferenziato residuo entro gennaio 2018 e impianto di trattamento del residuo secco entro gennaio 2019; biodigestore per il trattamento dell’organico da raccolta differenziata in area Cerjac, esterna a Scarpino 3 entro gennaio 2022), l’effettivo controllo del Comune di Genova su tutti gli atti riguardanti gli assetti societari. Inoltre, le parti si sono impegnate a rivedersi entro i 15 giorni successivi alla conclusione della manifestazione di interesse.

  • Amiu, delibera per l’ingresso di Iren pubblicata entro i primi di agosto. Si và verso la proroga del servizio

    Amiu, delibera per l’ingresso di Iren pubblicata entro i primi di agosto. Si và verso la proroga del servizio

    Arriverà tra giovedì e venerdì in giunta comunale il provvedimento che dà il via libera alla tanto attesa manifestazione di interesse per la ricerca di un partner privato per Amiu. I contenuti saranno discussi nel dettaglio nel corso di una riunione di maggioranza, convocata per questa sera. L’assessore all’Ambiente, Italo Porcile, ha incontrato questa mattina i sindacati per presentare i capisaldi della delibera incassando, a suo dire, una sostanziale approvazione dal punto di vista contenutistico ma forti critiche sullo scarso percorso di condivisione degli ultimi mesi.

    Confermata l’indiscrezione raccolta dalla “Dire” la scorsa settimana e riportata su “Era Superba” per cui all’interno della delibera, nelle condizioni di ingresso del partner privato all’interno del capitale delle società in house del Comune di Genova, sarà fatto esplicito richiamo all’impegno di Palazzo Tursi per allungare la concessione del contratto di servizio della raccolta dei rifiuti, attualmente in scadenza 2020. Strada che, secondo l’avvocatura di Palazzo Tursi, sarebbe prevista nelle pieghe del decreto di stabilità del 2015, essendo Amiu società attualmente partecipata al 100% dal Comune di Genova.
    Prosegue anche il percorso condiviso da Comune, Città Metropolitana e Regione Liguria per formalizzare una proposta da inoltrare al ministero per ottenere il via libera alla proroga per il contratto di servizio, in deroga alla normativa nazionale e regionale che obbligherebbe a effettuare una gara a evidenza europea nel 2020. Ma i tempi non saranno certo rapidissimi e il Comune di Genova deve muoversi autonomamente.

    La delibera, in realtà potrebbe arrivare in giunta anche nei primi giorni della prossima settimana, qualora i sindacati chiedessero ancora qualche ora di tempo per siglare con il Comune un accordo preventivo. L’obiettivo dell’amministrazione comunale è, comunque, quello di avere la delibera pubblicata ufficialmente entro i primi giorni di agosto e procedere poi al bando per la manifestazione di interesse. Nel frattempo, lunedì prossimo dovrebbe anche essere approvato il bilancio di Amiu.

    Tutto pronto, dunque, per l’ingresso di Iren anche se il Comune di Genova non può naturalmente fare nome e cognome dell’azienda che verrà scelta dopo la procedura a evidenza pubblica. «Non siamo di fronte a una clamorosa distorsione delle procedure di gara e di trasparenza chiede retoricamente il capogruppo di Federazione della Sinistra in Consiglio comunale, Antonio Bruno. «L’unico modo di evitare il conflitto di interessi – sostiene provocatoriamente – è che Iren non partecipi alla gara».

  • Amiu, il Comune prepara la strada per la proroga del contratto. Richiesta al ministero e delibera “fai-da-te”

    Amiu, il Comune prepara la strada per la proroga del contratto. Richiesta al ministero e delibera “fai-da-te”

    Rifiuti raccolta differenziataSono due i percorsi che il Comune di Genova sta tentando per poter prorogare il contratto di servizio di Amiu, la partecipata che gestisce il ciclo dei rifiuti nel capoluogo ligure, in scadenza nel 2020 e, in questa situazione, non così appetibile agli investimenti dei privati indispensabili per dare attuazione all’ambizioso piano industriale dell’azienda. Secondo quanto raccolto dalla ”Dire”, è questo il frutto di due confronti avvenuti questa mattina: il primo tra Comune di Genova, Città metropolitana, Regione Liguria e rappresentanti sindacali dell’azienda; il secondo solamente tra Comune di Genova e sindacati. Dall’incontro a cui hanno partecipato gli esponenti di tutte le istituzioni locali, è emersa la volontà di avviare un tavolo tecnico che porti alla formalizzazione di una proposta da inoltrare al ministero per ottenere il via libera alla proroga per il contratto di servizio, in deroga alla normativa nazionale, in primis, e regionale, in secundis, che obbligherebbe a effettuare una gara a evidenza europea nel 2020. Si tratterebbe, in pratica, dell’avvio di quel percorso che potrebbe portare a una sorta di “decreto salva Genova” che l”assessore regionale all”Ambiente, Giacomo Giampedrone, aveva lontanamente ipotizzato nelle scorse settimane. A tal proposito, le parti torneranno a incontrarsi venerdì 22 luglio.

    Tuttavia, dal momento che i tempi potrebbero non essere rapidissimi e gli esiti non così certi, più interessante è’ il percorso scaturito dall’incontro ristretto tra Comune di Genova e rappresentanti dei lavoratori. L’amministrazione comunale, infatti, sarebbe pronta a inserire una clausola vincolante per il rinnovo del contratto di servizio, probabilmente al 2035, nella delibera di giunta che darebbe il via libera alla tanto attesa manifestazione di interesse per la ricerca di un partner privato per Amiu. Strada che, secondo l’avvocatura di Palazzo Tursi, sarebbe prevista nelle pieghe del decreto di stabilità del 2015, essendo Amiu società in house del Comune di Genova. Non è ancora detto che la delibera passi attraverso il Consiglio comunale, dove comunque non dovrebbe avere particolari problemi ad essere approvata, dal momento nelle scorse riunioni di commissione la richiesta al Comune di “fare da sé’” sulla proroga del contratto di servizio era stata caldeggiata non solo dalle forze di maggioranza. Una prima bozza di questa delibera, che dovrebbe contenere anche tutte le garanzie richieste sul futuro lavorativo e salariale per gli attuali dipendenti di Amiu, sarà presentata dal Comune ai sindacati martedì 19 luglio.

  • Amiu, proroga del contratto di servizio? La Regione frena: “Non è come Spezia”

    Amiu, proroga del contratto di servizio? La Regione frena: “Non è come Spezia”

    rifiuti-amiuPer dare maggior peso alla quota pubblica di Amiu e un potere contrattuale più forte al Comune di Genova nel percorso di ingresso del partner privato (sempre più vicino il matrimonio con Iren), azienda e amministrazioni sono concordi nel sottolineare che sia imprescindibile una proroga del contratto di servizio in scadenza nel 2020. Il direttore generale di Amiu, Franco Giampaoletti, spiega che l’opzione potrebbe essere percorribile «utilizzando una norma della legge finanziaria del 2015, nel momento in cui siano previste operazioni straordinarie come un’aggregazione di aziende». La richiesta dovrebbe essere quella di una proroga fino al 2035 anche e soprattutto per garantire più tempo al nuovo privato per ammortizzare gli investimenti e fare anche un po’ di cassa.

    Il sindaco, Marco Doria, bussa alle porte della Regione: «Il nostro problema – dice il primo cittadino – è verificare la fattibilità e la sostenibilità giuridica di quanto seguito da altre parti. E, in questo, è fondamentale l’apporto della Regione Liguria che deve dimostrare, affrontando la situazione della Città metropolitana di Genova, la stessa premura dedicata alla provincia della Spezia». Esplicito il riferimento alla proroga concessa ad Acam.

    Ma, secondo quanto spiegato all’agenzia Dire dall’assessore regionale all’Ambiente, Giacomo Giampedrone, la situazione spezzina sarebbe molto diversa rispetto a quanto chiede il Comune di Genova. «Il contratto di servizio del Comune di Genova con Amiu per la raccolta dei rifiuti – spiega – non c’entra nulla con la concessione di un’eventuale proroga a garanzia dell’investimento di chi gestirà l’impianto, come ad esempio è stata concessa alla Spezia».

    Se, da un lato, il termine del 2020 è sancito dalla nuova legge regionale sulla gestione dei rifiuti, dall’altro l’assessore spiega che si tratta del recepimento di una norma nazionale che prevede la definizione dei bacini di raccolta e l’affidamento del servizio con gara entro il 2017. «Già l’inserimento del termine del 2020, fortemente voluto dal Cal (Consiglio delle autonomie locali, ndr) – dice Giampedrone – è di per sé una proroga rispetto alla legge nazionale ed è stato frutto di una serrata trattava con il ministero per evitare l’impugnazione della legge regionale da parte del governo».

    Per quanto riguarda la situazione genovese, l’assessore sostiene che «condizionare il piano futuro di gestione dei rifiuti al contratto di servizio Amiu è una cosa che sta poco in piedi ed è piuttosto allineata alla logica del non fare che è stata imperante negli ultimi anni. Capisco che per Genova sia una questione preminente ma non è una scelta che spetta alla Regione. A noi, che siamo ente di programmazione, non interessano gli affidamenti del contratto di servizio per la raccolta: le norme regionali a riguardo altro non sono che il recepimento di quelle nazionali». Per Giampedrone, invece, «le politiche di raccolta differenziata sono indipendenti da chi svolge il servizio di raccolta che non è detto debba essere lo stesso soggetto che gestisce gli impianti, su cui la legge, invece, non dà alcun limite».

    La Regione al Comune: “Presentataci un progetto”

    giampedrone-totiIl vero problema di Genova, attacca l’assessore, «è che chiede modifiche di una legge regionale, che sta rivoluzionando il campo della raccolta differenziata, senza avere un progetto in campo». Giampedrone, infatti, sostiene di non aver mai ricevuto ufficialmente il progetto del Conai su cui si basa la riorganizzazione del servizio di raccolta dei rifiuti, incentrato sul porta a porta, né di aver avuto indicazioni precise sull’impiantistica inserita nel nuovo piano industriale di Amiu, indispensabile per far fare un salto di qualità a Genova.

    Perché Tursi non ha presentato il progetto alla Regione? «Perché – sostiene Giampedrone – non ha il coraggio di dire al proprio elettorato che è indispensabile aprirsi agli investimenti dei privati. E, invece, tutto potrebbe diventare più semplice se la smettessero di fare delle chiacchiere e mettessero in campo un progetto integrato di raccolta differenziata dei rifiuti e di investimenti sull’impiantistica, su cui lanciare un project financing come successo alla Spezia».

    Qualcosa non quadra. Da un lato, Doria sostiene che Amiu non riesca ad attuare con le proprie gambe il piano industriale e sancisce, di fatto, l’ingresso di un capitale privato, probabilmente Iren, con quote di maggioranza. Dall’altro, la Regione denuncia che questo percorso non sia mai stato presentato ufficialmente. E’ solo normale scontro politico tra due amministrazione di colore decisamente diverso o c’è dell’altro?

    Nel corso dell’ultima interlocuzione ufficiale avvenuta marterdì tra Regione, Comune di Genova e Amiu, l’assessore Giampedrone si sarebbe aspettato proprio la presentazione di questo piano e, invece, è arrivata nuovamente la richiesta della deroga. «Basta continuare a discutere la legge regionale senza fare progettualità facendo come Calimero – attacca il membro della giunta Toti – il Comune di Genova è come una squadra che gioca di tacco quando è sotto cinque a zero. La Regione non può certo stare ferma perché se no crea difficoltà a Genova: io devo muovermi perché siamo già ben oltre il tempo massimo e non credo neppure che il Comune di Genova, di cui la legge regionale ha riconosciuto la specificità inserendo obiettivi di raccolta differenzia più bassi rispetto alle altre realtà liguri, riuscirà a rispettare i limiti entro la fine del 2016».

    Nessuna speranza dunque di ottenere una proroga per Amiu? «La gestione della raccolta dei rifiuti di Genova è un problema di Genova – conclude Giampedrone – noi non dobbiamo concedere proprio nulla. Poi, se il Comune dovesse presentare un progetto e il governo – cosa che credo molto difficile – concedesse una proroga nell’ambito di un decreto ‘salva Genova’, io sono pronto a far approvare la richiesta il giorno dopo in Consiglio regionale».

  • Amiu-Iren: l’azienda conferma, il sindaco smentisce. Entro fine luglio la scelta del partner industriale

    Amiu-Iren: l’azienda conferma, il sindaco smentisce. Entro fine luglio la scelta del partner industriale

    Rifiuti«Il nostro obiettivo è avere entro la fine di luglio a nostra disposizione un’offerta vincolante» per la definizione del partner industriale di Amiu. Lo ha detto ieri mattina in Commissione comunale il direttore generale dell’azienda interamente partecipata dal Comune di Genova per la gestione del ciclo dei rifiuti, Franco Giampaoletti. Il primo passo di questo percorso sarà la pubblicazione «nel più breve tempo possibile» di un bando per la manifestazione di interesse all’ingresso di un nuovo partner «all’interno di un perimetro pubblico, con la definizione delle condizioni affinché l’offerta possa essere accettabile e con la totale sicurezza del Comune di mantenere la capacità di gestione della società in futuro». Nel caso arrivasse più di una manifestazione di interesse, dovrà iniziare un percorso di valutazione per scegliere il soggetto migliore; se, invece, l’offerta fosse solo una e fosse ritenuta coerente, si passerebbe direttamente alla negoziazione di dettaglio tra le parti per concludere l’accordo.

    Una risposta, certamente e celermente, arriverà da Iren con cui Giampaoletti non nasconde essere già iniziato un percorso di confronto «finalizzato all’analisi di elementi di sinergia nei rispettivi piani industriali». Tanto che il prossimo 4 luglio è previsto un incontro tra azienda e sindacati. Tra un mese, dunque, si dovrebbe finalmente celebrare il tanto chiacchierato matrimonio tra Iren e Amiu. D’altronde, anche l’assessore all’Ambiente, Italo Porcile, qualche settimana fa aveva risposto per iscritto a un’interrogazione di Antonio Bruno, capogruppo di Federazione della Sinistra, confermando che “il Comune di Genova ha dato mandato ad Amiu di avviare un dialogo con Iren su base tecnica finalizzato alla verifica di elementi di potenziale sinergia fra i rispettivi piani industriali. Conseguentemente Amiu ha attivato un tavolo tecnico con Iren nel quale sono tuttora in corso discussioni finalizzate ad un esame dei reciproci programmi di sviluppo”.

    Eppure, il sindaco Marco Doria prova, non senza imbarazzi piuttosto evidenti e con risultati poco convincenti, a smentire che tutto sia, di fatto, già scritto. «Dell’interesse di Iren sappiamo soprattutto dai giornali – sostiene il primo cittadino – ma noi dovremo andare a vedere chi risponderà alla manifestazione di interesse e procedere con una comparazione pubblica e trasparente: non c’è già un soggetto designato». Un percorso che per il sindaco deve essere compiuto rapidamente «per evitare situazioni disastrose per tutti come quella di Livorno in cui un’azienda totalmente comunale è in procedura pre-fallimentare». Doria sottolinea ancora una volta che il Comune «non può avere preferenze che influenzino la procedura in cui siamo chiamati a scegliere un soggetto qualificato, non il primo che capita, perché in questo settore le presenze inquietanti sono numerose». I soggetti interessati «dovranno dare piena attuazione al piano industriale che l’azienda ha elaborato, per dare all’azienda stessa e alla città impianti che oggi Amiu non ha e non è in condizioni di farsi da sola».

    Duro l’attacco proprio di Antonio Bruno che, un tempo, faceva parte di quella maggioranza che aveva portato all’elezione di Doria: «Rimane il forte sospetto di una possibile turbativa d’asta», tuona il capogruppo di Federazione della Sinistra.

    Verso una maggioranza privata

    Il sindaco di Genova, Marco DoriaIl sindaco fissa poi i paletti di questa aggregazione pubblico-privato, affermando che «l’azienda dovrà continuare a chiamarsi Amiu, dovrà continuare a essere genovese, con il comune azionista e in grado di dire la propria sulle scelte essenziali della vita dell’impresa».

    Già, ma con quale percentuale il Comune di Genova resterà dentro Amiu? Il sindaco non si sbilancia, anche se dalle sue parole risulta ormai evidente che il nuovo socio privato rileverà la maggioranza dell’azienda, con buona pace di chi vorrebbe mantenere il controllo di pubblico di quella che attualmente è un’azienda di proprietà al 100% di Palazzo Tursi.

    Doria sostiene che la percentuale di ingresso di un partner privato in Amiu non possa essere predeterminata a tavolino e la nuova suddivisione delle quote tra pubblico e privato dipenderà dal valore di Amiu, in base all’eventuale prolungamento del contratto di servizio attualmente in scadenza nel 2020 e da quanto il soggetto privato, la cui manifestazione di interesse sarà ritenuta più convincente, sarà disposto a investire economicamente e in nuovi impianti per realizzare il piano industriale dell’azienda. Sarà «la combinazione di questi due fattori – ribadisce il primo cittadino – a dare il valore delle quote di chi entrerà e di quelle che resteranno al Comune. Ma, indipendentemente dalle quote, il Comune azionista dovrà rimanere in grado di dire la propria sulle scelte essenziali e strategiche della vita dell’azienda».
    Anche in questo caso la teoria del sindaco non appare del tutto convincente. Com’è possibile che sia il privato a decidere quanto capitale rilevare della società pubblica in base alle disponibilità di investimento? In base a questo criterio, iperbolicamente, Amiu potrebbe allora teoricamente anche essere venduta al 100%.

    Più sicuro, invece, il sindaco sulla tutela dei lavoratori in questo processo di aggregazione. «Non ci dovranno essere licenziamenti e dovrà essere garantita la piena occupazione» sottolinea Doria. Il tutto sarà suggellato da uno statuto che detterà le regole interne e assicurerà il mantenimento della “genovesità” dell’azienda.

  • Rifiuti, raccolta domiciliare solo per 1/5 dei genovesi. Per gli altri, cassonetti intelligenti per indifferenziata e organico

    Rifiuti, raccolta domiciliare solo per 1/5 dei genovesi. Per gli altri, cassonetti intelligenti per indifferenziata e organico

    differenziata-mappa-genova-rifiutiLa notizia ormai è nota. Entro la fine dell’anno o, più probabilmente, dall’inizio del 2017 prenderà finalmente via il tanto attesto nuovo sistema di raccolta differenziata nel Comune di Genova. Non si tratta di una vera e propria e rivoluzione, come in molti si aspettavano, ma è comunque un cambio di passo notevole per riuscire a raggiungere le percentuali di differenziata imposte per legge regionale al 40% entro il 2016 e al 65% entro il 2020. Il nuovo piano di raccolta è stato presentato dal Conai, su commissione di Amiu e di Palazzo Tursi, e, seppure in modalità tra loro molto diverse, riguarderà tutti i genovesi. «Abbiamo suddiviso la città in quattro categorie per colore a seconda della predisposizione alla raccolta domiciliare – spiega Luca Piatto del Conai, come riportato dall’agenzia Dire – dalle verdi più adatte, alle rosse in cui è assolutamente sconsigliata la raccolta porta a porta. Ci sarebbero anche delle micro aree verdi e felici all’interno delle zone più difficoltose ma ci siamo organizzati per macro aree, cercando barriere naturali, per evitare fenomeni di migrazioni dei rifiuti da un quartiere all’altro».

    Come cambierà la raccolta differenziata, quartiere per quartiere

    differenziata-percentuali-genova-rifiutiI cambiamenti inizieranno con l’avvio della raccolta domiciliare nelle aree verdi e gialle, che interessano poco meno di 122 mila residenti (circa il 20% del totale), pari a quasi 59 mila utenze domestiche e 4500 utente non domestiche. Le zone interessate sono prevalentemente quelle collinari dei municipi di Ponente (a cui si aggiungono le abitazioni più vicini al mare dei quartieri più “esterni”), Medio Ponente, Valpolcevera, Media Val Bisagno, Levante (compresi ampi sconfinamenti “sul mare”), più qualche piccola enclave felice di Medio Levante e Bassa Val Bisagno.
    «Il quadro lascia un po’ l’amaro in bocca – ammette Piatto – e possiamo dire di aver scoperto un po’ l’acqua calda evidenziando che la raccolta domiciliare differenziata a Genova è complicata». 

    Per i restanti 470 mila genovesi, residenti nelle zone rosse e arancioni che corrispondono ai quartieri a più alta densità abitativa, la raccolta rimarrà stradale ma diventerà tracciabile attraverso i cosiddetti cassonetti intelligenti. Il sistema elettronico riguarderà solo l’indifferenziato e l’organico e consentirà di arrivare a una tariffazione Tari “puntuale”, basata sul principio “pago quanto produco”. I cambiamenti in questo caso inizieranno dalle zone arancioni (52% dei genovesi), che interessano oltre 306 mila cittadini per 148 mila utenze domestiche e 22 mila non domestiche, e saranno avviate progressivamente a partire dal 2017.

    Il processo dovrebbe terminare tra il 2019 e il 2020 con le zone rosse della città (28% degli abitanti), che riguardano 165 mila residenti, più di 77 mila utenze domestiche e oltre 5500 non domestiche, e sono prevalentemente concentrate nei municipi Centro Ovest, Centro Est e Bassa Val Bisagno, ovvero il cuore della città.

    Nuovi bidoncini per tutti

    RACCOLTA-DIFFERENZIATAPer tutti i genovesi, invece, è prevista la fornitura gratuita di un nuovo kit che aiuterà a differenziare i rifiuti a casa e consisterà in bidoncini dedicati per carta, vetro, organico e indifferenziato e sacchetti etichettati e tracciati per il multimateriale plastica-alluminio. La consegna avverrà progressivamente a seconda dell’avvio del nuovo piano di raccolta. Il costo dell’intera operazione di rinnovo dei contenitori con il sistema di tracciabilità si aggira attorno ai 15 milioni di euro per tutta la città, con un piano di ammortamento di almeno 5 anni. Mentre la cifra complessiva degli investimenti necessari per il radicale cambiamento di tutto il sistema sarà quantificata solo dopo l’estate, una volta terminata la redazione del piano di dettaglio che dovrebbe definire meglio anche in quali quartieri la raccolta domiciliare avverrà col sistema porta a porta e in quali attraverso cassonetti condominiali.

     «E’ stato fatto un ottimo lavoro – commenta l’assessore al Ciclo dei rifiuti, Italo Porcile – e dal momento che alla raccolta a domicilio non è interessata una fascia altissima della popolazione, ho chiesto un cronoprogramma molto ambizioso che ci consenta di essere operativi già negli ultimi mesi di quest’anno. La città è culturalmente pronta, con questo piano ora lo è un po’ di più anche l’amministrazione». L’assessore non si sottrae alle domande su chi si accollerà il finanziamento di questo piano e bussa alla porta della Regione: «Gli obiettivi così ambiziosi di riciclo – ricorda – sono stati imposti da una norma regionale. Sarebbe coerente che la stessa regione accompagnasse le richieste con risorse significative e non il grottesco milione di euro stanziato finora per tutto il territorio regionale».

    Intanto, il sistema di raccolta porta a porta inizierà in via sperimentale nei mesi di giugno e luglio nei quartieri collinari di Colle degli Ometti (1121 abitanti) e Quarto alta (3367 abitanti), mentre è in corso di studio una riprogettazione della raccolta dell’organico nelle utenze non domestiche e della carta e cartone per gli uffici pubblici.

  • Amiu, il futuro è adesso. Giorni caldi per decidere la riapertura di Scarpino e l’ingresso di Iren

    Amiu, il futuro è adesso. Giorni caldi per decidere la riapertura di Scarpino e l’ingresso di Iren

    rifiuti-amiuE’ già iniziata la primavera per il ciclo dei rifiuti genovesi che in questi giorni si gioca una fetta decisiva del proprio futuro. Mentre il mese scorso Amiu aveva annunciato l’avvio in autotutela delle opere preparatorie alla copertura (in gergo, capping) e messa definitivamente in sicurezza delle aree di Scarpino 1 e 2, il 2 marzo si è riunita la prima seduta della Conferenza dei servizi che dovrebbe dare il via libera anche alla riapertura della discarica genovese e ai lavori per la preparazione della nuova area di Scarpino 3 che sarà una cosiddetta “discarica di servizio”. Qui verrà costruita parte degli impianti per una gestione avanzata del ciclo dei rifiuti prevista dal nuovo piano industriale Amiu, redatto già a partire dal 2014, e verrà abbancata quella parte dei rifiuti residui a fine ciclo che dovrebbe essere sempre più marginale.
    E’ noto che sul per dare vita a tutte queste innovazioni la partecipata al 100% di Tursi abbia bisogno di un partner industriale che investa il necessario per realizzare gli impianti, il cui carico non può ricadere sulle bollette dei genovesi che già dovranno affrontare nei prossimi anni i maggiori costi dovuti al trasporto dei rifiuti fuori Regione nell’ultimo anno e mezzo di chiusura di Scarpino. Ed è qui che arriva il grande interesse di Iren che, nelle forme di un aumento di capitale, potrebbe rilevare anche la maggioranza di Amiu. Ma, nelle ultime settimane, benché il Comune di Genova prosegua deciso verso questa ipotesi che potrebbe anche concretizzarsi senza una vera e propria gara, si sono fatti avanti altri soggetti interessati all’operazione, come l’imprenditore Giovanni Calabrò (già noto in città per possibili operazioni calcistiche e imprenditorial-commerciali) e, soprattutto, una società sarda, Mefin, con due misteriose multinazionali alle spalle.

    Il punto sul nuovo piano industriale

    RifiutiSono tre le principali linee impiantistiche di sviluppo su cui Amiu sta lavorando: la prima riguarda la separazione della frazione secca da quella umida di tutto ciò che gettiamo nei cassonetti dell’indifferenziata, attraverso un progetto depositato ad aprile scorso presso le istituzioni e di cui l’azienda è in attesa di approvazione. Un passo fondamentale per non conferire più in discarica la parte putrescibile dell’indifferenziato che dovrà invece essere inviata ad appositi impianti di biodigestione (da non confondere con il biodigestore per l’umido di qualità, ovvero quello ottenuto dalla raccolta differenziata dei cassonetti marroni), al momento anch’essi fuori regione.

    Il secondo filone riguarda quella che nel gergo viene definita “fabbrica della materia”, ossia un impianto che andrà a recuperare dalla frazione secca residua, elementi di carta, plastica, vetro e metalli che possono ancora essere valorizzati: questo impianto dovrebbe sorgere nell’ex area Amt di Genova Campi, per cui a breve dovrebbe concludersi il passaggio di proprietà tra le partecipate dell’amministrazione comunale della Lanterna.

    Il terzo filone riguarda una sensibile accelerata sul sistema di raccolta differenziata: «A Genova – spiegava il mese scorso alla ‘Dire’ il presidente di Amiu, Marco Castagna – attualmente veleggiamo attorno al 39% ma entro marzo vedrà la luce un nuovo piano studiato anche grazie al contributo del Conai (Consorzio nazionale imballaggi)». Legato a questo tema, c’è anche la realizzazione del biodigestore per l’umido di qualità del Comune capoluogo: qui i ritardi sono più elevati e riguardano sia la scelta tecnica dell’impianto più adeguato sia la sua futura collocazione. «Stiamo cercando di superare il ritardo impiantistico nel più breve tempo possibile – commenta Castagna – ma scontiamo un’arretratezza di diversi anni. L’obiettivo è far presto sperando anche che i cittadini superino la classica ‘sindrome nimby’ (‘not in my backyard’, letteralmente ‘non nel mio cortile’, ndr) e comprendano che questi impianti sono fondamentali anche per pagare meno tasse sui rifiuti. Gli attuali costi elevati dipendono in massima parte dal fatto che non avendo le strutture adeguate dobbiamo smaltire il materiale fuori regione».

    Ma, secondo le associazioni ambientaliste, oltre all’umido non si deve dimenticare neppure la raccolta dei materiali che già vengono conferiti in maniera differenziata, come carta, plastica e lattine il cui processo di trattamento al momento risulterebbe saturo, e come il vetro, che deve essere conferito fuori regione al pari dell’umido.
    Nel frattempo si dovrà anche pensare a come impiegare il biogas prodotto dai biodigestori e, soprattutto, che cosa fare del materiale residuato dai processi di riciclo e riuso. Ma quando si arriverà a discutere nel concreto di questo, la realizzazione del piano industriale sarà già a buon punto.

    Il punto sul riassetto di Amiu e l’arrivo di Iren

    percolato-scarpinoCome si diceva, per realizzare i nuovi impianti servono denari freschi. Denari che, secondo quanto previsto da una delibera approvata con fuoco e fiamme dal Comune di Genova, dovrebbero essere garantiti da un partener industriale di Amiu. Negli ultimi mesi, questo partner sta sempre più prendendo le fattezze di Iren (la multiutility con quote possedute tra l’altro dai Comuni di Genova, Torino, Reggio Emilia, Parma e Piacenza), nonostante l’opposizione della sinistra genovese (in parte anche “di governo” con Sel e Lista Doria) preoccupata per una possibile privatizzazione mascherata anche della gestione dei rifiuti in città. Un timore confermato anche dal fatto che da una partecipazione di minoranza, l’ingresso della multiutility si sta trasformando, almeno secondo le voci dei soliti bene informati, in un forte aumento di capitale che consentirebbe a Iren di entrare in possesso della maggioranza di Amiu, proprio per le ingenti necessità di liquidità della partecipata.

    Secondo i fautori dell’ingresso di Iren, l’operazione potrebbe avvenire senza gara ma più semplicemente con “procedure di trasparenza a evidenza pubblica” seguendo la strada già imboccata da A2A, multiutility bresciana, sfruttando la possibilità data dai decreti governativi di aggregare società riferite allo stesso azionista. Certo, l’aggregazione dovrebbe rispettare alcuni requisiti fondamentali che, a detta del Comune, potrebbero essere garantiti ad esempio dalla necessità di non separare Scarpino dal processo di gestione del ciclo delle acque, già di competenza di Mediterranea delle Acque, controllata proprio da Iren.

    Iren o non Iren, il Comune deve decidere in fretta perché, una volta trovati i fondi, gli impianti non si realizzano certo con la bacchetta magica.

    Simone D’Ambrosio

  • La misteriosa proposta arrivata dalla Sardegna per “soffiare” Amiu ad Iren e gestire i rifiuti di Genova

    La misteriosa proposta arrivata dalla Sardegna per “soffiare” Amiu ad Iren e gestire i rifiuti di Genova

    raccolta-rifiutiQualcuno sta provando a mettere i “bastoni tra le ruote” nel processo di “privatizzazione” di Amiu che dovrebbe vedere l’ingresso come socio di maggioranza da parte di Iren. Dopo le voci di un possibile interesse dell’imprenditore Giovanni Calabrò, noto alle cronache per il suo avvicinamento al Genoa e alla Giochi Preziosi nonché per il possibile interesse ad arrivare in città con operazioni legate al commercio e alla grande distribuzione, negli ultimi giorni della settimana è circolata una curiosa manifestazione di interesse per l’acquisto di Amiu, protocollata dal Comune di Genova e dalla Regione Liguria, arrivata da Mefin (Management environment finance srl), società con sede a Cagliari e a Oristano.

    Anche i sardi vogliono Amiu

    Come raccontato giovedì in esclusiva dall’agenzia Dire, la proposta riguarda un investimento da 150 milioni di euro, resi disponibili grazie all’accordo con due multinazionali (che per ragioni di riservatezza non possono ancora venire allo scoperto ma di cui si sa che una delle due ha fatturato 134 miliardi di dollari nell’ultimo anno, controlla società anche in Italia e lavora anche nel settore dell’ambiente), e la volontà di entrare in Amiu, rilevandola al 100% ma con la disponibilità anche a trovare un accordo con il Comune per eventuali partecipazioni strumentali di minoranza.

    Qualsiasi sia la strada, i vertici di Mefin tengono a ribadire che non è a rischio alcun posto di lavoro: «La nostra proposta – spiegano alla Dire – non è altro che un piano industriale completo, dalla raccolta allo smaltimento, che permette di sanare la situazione genovese senza operare alcun licenziamento o mobilità o cassa integrazione, con pieno mantenimento dell’attuale livello occupazionale. Questa ristrutturazione ci permetterebbe di rendere solvibile l’Amiu, azzerando perdite e debiti dato che la partecipata del Comune di Genova al momento non sembra più affidabile neppure per il sistema bancario e rischia il fallimento. Ci risultano circa 60 milioni di debiti ed esuberi di personale per oltre 500 addetti». Affermazioni pesanti che non sono destinate a lasciare il tempo che trovano visto che Amiu ha manifestato l’intenzione di rivolgersi agli avvocati per tutelare la propria immagine e dimostrare la non fondatezza dei conti sardi.

    Raccolta differenziata, la rivoluzione di Mefin

    Rifiuti raccolta differenziataTornando alla proposta di Mefin, si diceva, mantenimento degli attuali livelli occupazionali ma parte del personale dovrebbe probabilmente cambiare mansione e sarebbe coinvolta all’interno di quello che potrebbe diventare un nuovo ciclo di rifiuti che si ispira a una tecnologia impiegata a Sidney e unifica le operazioni di riciclo delle diverse filiere di trattamento per singolo materiale. «L’investimento interamente con capitali privati di 150 milioni di euro – precisa alla ‘Dire’ il portavoce della società, Gonario Cugis – riguarda la realizzazione di un impianto integrato per operare il riciclo di tutte le frazioni raccolte, il recupero energetico da biogas dalla frazione umida biodegradabile, attraverso una prima fase di digestione anaerobica e il successivo compostaggio, e l’assorbimento nel sistema di trattamento di rifiuti finale di una parte degli esuberi. Questo permette di ridurre i costi nel settore raccolta e avere dei ricavi dalla vendita di materie prime nel settore trattamento e, quindi, coprire l’esposizione finanziaria». Escluso qualsiasi collegamento con l’imprenditore Giovanni Calabrò, l’obiettivo della Mefin sarebbe l’ottimizzazione del sistema di raccolta differenziata genovese: «Il Comune, e quindi le tasche dei cittadini – sostiene la presidente Melas – soffrono sanzioni per non aver raggiunto una percentuale adeguata. Ma la colpa non è dei genovesi perché, in tutto il mondo, dove si utilizza il classico sistema a cassonetto non si raggiungono i risultati sperati». Due, dunque, gli interventi che verrebbero fatti in questo senso. «Il primo – entra nel dettaglio il portavoce della società sarda – riguarda il potenziamento del porta a porta che in alcuni casi consente di raggiungere anche il 75% di differenziata: in questo modo si evitano sanzioni e si riesce a ridurre la tariffa per i cittadini perché si andrebbe a dover smaltire meno indifferenziato e si annullerebbero i costi di trasporto per lo smaltimento fuori Regione». Più innovativo il secondo elemento: «Stiamo studiando – annuncia la presidente Melas – la possibilità di ridurre e semplificare le frazioni raccolte passando dalle classiche cinque (vetro-allumino, carta-cartone, plastica, umido, secco indifferenziata) a due, umido e secco. Il secco verrebbe poi frazionato in un apposito impianto che seleziona il multimateriale, già sperimentato a Buenos Aires». In realtà, a Genova le frazioni raccolte potrebbero essere tre, tenendo da parte il vetro un po’ più complicato da separare con questa tipologia di impianto multimateriale. Ma il progetto, per quanto interessante, stando a quanto riferito da Amiu, non sembra essere accoglibile nel rispetto dell’attuale normativa nazionale e locale.

    Il pedigree di Mefin

    Secondo ciò che i rappresenti della Mefin hanno raccontato alla ‘Dire’, anche la delicata questione delle aree in cui realizzare gli impianti, che tanto sta creando difficoltà ad Amiu per la messa in pratica del nuovo piano industriale, non sarebbe un problema: «Il nostro impianto integrato – spiegano – dovrebbe idealmente trovare collocazione tra i 20 e i 50 chilometri di distanza dal centro della città. E i genovesi possono stare tranquilli perché non verrebbe prodotto alcun odore nocivo o fastidioso: la digestione anaerobica dell’umido si svolgerebbe in ambiente ermeticamente chiuso necessario per estrarre il biogas. Abbiamo già individuato diverse aree e opzionato alcune zone industriali, il cui reperimento comunque rientrerebbe nel nostro investimento iniziale». Anche le aree sono naturalmente coperte da riserbo ma i rappresentati della Mefin non escludono che l’operazione possa essere realizzata anche a Scarpino. «Tutti gli impianti che compongono il nostro sistema integrato – dicono – sono già funzionanti, anche in Italia, ma in maniera disgiunta. Nel nostro Paese è stata fatta un’operazione a macchia di leopardo sulla raccolta differenziata ma in realtà la normativa europea prevede che ogni bacino arrivi almeno al 60% di differenziata. Il nostro sistema che fa riferimento alla tecnologia Rienerg System, brevettata nel 2010 dal World International Patent Protection Inventory Organization di Ginevra, è la migliore soluzione sia dal punto vista economico che ambientale ed è anche l’unica che ci risulti tecnicamente realizzabile seguendo i dettami dell’ultima conferenza mondiale sull’ambiente e sul clima che ha decretato la fine del sistema delle discariche e degli inceneritori».

    Per rispondere a chi solleva dubbi sulle competenze dell’azienda sarda, la presidente Melas spiega che Mefin ha già vinto gare internazionali a Dacca, (capitale del Bangladesh) per 300 milioni e due impianti in corso di realizzazione, assimilabili a quello che vorrebbero realizzare a Genova, a Khartoum (Sudan) per il trattamento di 700 mila tonnellate di rifiuti, in Nigeria per due impianti da complessivo 1 milione di tonnellate e ha superato la prima selezione a Dubai per un impianto da 200 milioni di dollari e 700 mila tonnellate l’anno. Insomma, il pacchetto presentato a Genova sembrerebbe, almeno apparentemente, completo. «Ora – confermano i sardi – la palla passa alla politica».

    Simone D’Ambrosio

  • Amiu risponde a Mefin: “Bello ma impossibile”. Dati su situazione azienda non veritieri, rischio querela

    Amiu risponde a Mefin: “Bello ma impossibile”. Dati su situazione azienda non veritieri, rischio querela

    Rifiuti«Ora la palla passa alla politica» dicevano i vertici di Mefin, dopo aver presentato il proprio progetto per rivoluzionare il ciclo dei rifiuti a Genova e la manifestazione di interesse per l’acquisto di Amiu. E la risposta della politica, e pure dell’amministrazione, non è certo tardata ad arrivare.

    Bello e impossibile, suona un po’ così la risposta del presidente di Amiu, Marco Castagna, al progetto di Mefin, riportata dall’agenzia Dire. «La soluzione proposta da Mefin – dice Castagna – a quanto ci è dato sapere dalle dichiarazioni dei loro vertici, non sembra compatibile né con il decreto 152/2006 né con l’attuale Piano dei rifiuti regionale che individua le tipologie di impianto consentite, tra cui non rientra quello pensato da Mefin. Si tratta di una proposta fatta da chi non conosce bene la realtà locale e italiana. A Buenos Aires ci sono tanti genovesi ma questo non rende l’impianto di Mefin autorizzabile anche nella provincia di Genova». Il presidente di Amiu spiega infatti che «la legge italiana dice che devi ‘raccogliere’ in maniera differenziata il 65%. Mettere tutto in un sacco e separarlo successivamente non è considerato raccolta differenzia ma recupero. L’impianto così come pare sia stato presentato non è dunque autorizzabile da nessuna parte in Italia». Di conseguenza, il piano industriale prospettato da Mefin rischierebbe di non poter andare in tariffa: «E’ industrialmente corretto – ribadisce Castagna – ma non è consentito dalla legge attuale».

    Normativa europea vs legge italiana

    Quello della legislazione italiana è un limite invalicabile che mal si concilia, però, con la normativa europea che non parla di raccolta differenziata ma di obiettivi di riciclo, stando a quello che spiega Marco Castagna: «Noi – specifica il presidente di Amiu – dobbiamo raccogliere i rifiuti in maniera separata: potrei riciclare il 100% ma se non lo raccolgo in maniera separata non mi conta come raccolta differenziata. La separazione, per essere considerata raccolta differenziata, deve essere fatta prima che il rifiuto giunga agli impianti. Anche l’impianto previsto dal nostro piano industriale per il recupero del secco, la cosiddetta ‘Fabbrica della materia’, non concorrerà ad aumentare le percentuali di raccolta differenziata a Genova perché quello che viene recuperato è stato buttato dai cittadini nel cassonetto dell’indifferenziato».

    In sintesi, dunque, il sistema presentato da Mefin sarebbe intelligente dal punto di vista industriale e probabilmente molto efficace in una realtà orograficamente complessa come quella genovese, ma non sembrerebbe essere autorizzabile. In realtà, il vertice di Amiu solleva più di una perplessità anche su alcune proposte concrete soprattutto per quanto riguarda il reimpiego degli esuberi: «Da quanto possiamo leggere – accusa – nella proposta di Mefin i lavoratori verrebbero reimpiegati al nastro, a separare con mano i rifiuti non differenziati, un po’ come avviene a San Francisco dove però non si deve sottostare alla normativa italiana».

    Amiu vs Mefin

    rifiutiA proposito degli esuberi ma soprattutto riguardo alla situazione finanziaria di Amiu dichiarata da Mefin, Castagna annuncia una querela ai vertici di Mefin «per le false affermazioni fatte a proposito della solvibilità, dell’affidabilità della società presso il sistema bancario, del rischio di fallimento e dei conseguenti esuberi, oltre che per le inesattezze circa la situazione debitoria dell’azienda». Il presidente di Amiu precisa, inoltre, che «nessun fornitore fino ad oggi ha lamentato alcun ritardo nei pagamenti da parte dell’azienda» e ricorda che «Amiu nel 2015 ha assunto 90 persone». Castagna conclude ribattendo che «è vero che risultano circa 60 milioni di debiti per la situazione di Scarpino ma ciò che Mefin non dice è che ci sono anche altrettanti crediti».

    Peraltro, dopo approfondite ricerche, i vertici di Amiu e del Comune di Genova avrebbero ben più qualche perplessità sulla solidità economico-finanziaria di Mefin e sulla conoscenza del settore rifiuti, quantomeno in Italia.

    Se questa possa già essere la parola fine sulla proposta sarda e avvicini ancora di più Iren ad Amiu, saranno i prossimi giorni a dirlo. Di certo resta che l’iniziativa della Mefin potrebbe aver sollevato l’interesse di molti per un’operazione che, a questo punto, non pare più così “scontata”. Intanto, lunedì prossimo, azienda, Comune e sindacati si incontreranno alle 17 per fare il punto sul futuro occupazionale mentre entro il 30 marzo Amiu dovrà presentare il progetto per l’impianto di pre-trattamento del percolato di Scarpino 1 e 2 ed entro la prima settimana di aprile tornerà a riunirsi la Conferenza dei servizi, quando dovrebbe già essere stato reso noto il piano metropolitano dei rifiuti che, in base anche a quanto previsto dalla normativa regionale, dovrebbe dire con più precisioni quali impianti si possono realizzare a Genova e dove (naturalmente in accordo con il Piano urbanistico comunale).

    Simone D’Ambrosio

  • Ciclo dei rifiuti, ecco il programma di Amiu per uscire dalla crisi: ma chi pagherà?

    Ciclo dei rifiuti, ecco il programma di Amiu per uscire dalla crisi: ma chi pagherà?

    percolato-scarpinoLa domanda è sempre la stessa. Chi troverà i 150 milioni che nei prossimi 5 anni serviranno a dare concretezza al nuovo piano industriale di Amiu? È evidente che le risorse pubbliche non possano bastare per le innovazioni tecnologiche necessarie a trasformare la partecipata del Comune di Genova da società di servizi a vera e propria società industriale. Nella tanto discussa delibera sulla razionalizzazione delle società partecipate (che dovrebbe essere messa in votazione nel Consiglio comunale di martedì prossimo), come d’altronde già previsto nella delibera di novembre 2013, si fa esplicitamente riferimento all’ingresso di un partner privato: le modalità, però, restano tutte da discutere, soprattutto all’interno della maggioranza che (e non è certo una novità) non è compatta sul tema.

    Decisamente più concordi sono tutti i consiglieri nel commentare positivamente le evoluzioni del piano industriale che Amiu ha presentato questa mattina in Commissione a Palazzo Tursi. «Nel piano industriale presentato in autunno – ha ricordato il presidente Castagna, intervenuto in Sala Rossa assieme al responsabile tecnico e progettuale di Amiu, ing. Cinquetti – delineavamo una serie di interventi da fare a Scarpino e ipotizzavamo un’evoluzione impiantistica ancora abbozzata. Sostanzialmente si lasciavano aperti alcuni scenari che, adesso, sono stati focalizzati».

    Innanzitutto, si prova a mettere la parola fine sulla stabilità della discarica di Scarpino. «È stato realizzato – assicura l’azienda – un sistema completo, semi automatizzato e in tempo reale di monitoraggio con oltre 100 punti di misurazione. Bisogna dire con chiarezza che la discarica è ed è sempre stata stabile: l’unico problema riguardava il coefficiente di sicurezza, ulteriore garanzia di stabilità, che era sceso sotto il valore di legge».

    In via di soluzione anche le problematiche riguardanti il trattamento del percolato e il bilancio idrico della discarica sestrese. «Sono state confermate le nostre supposizioni iniziali – spiega Castagna – e cioè che l’afflusso del percolato di Scarpino 1 è più del doppio di Scarpino 2. Il fondo della vecchia discarica non è stato impermeabilizzato e risente del flusso delle acque piovane». Per risolvere la questione, è stato messo a un punto un sistema di emungimento delle acque piovane e il loro drenaggio in versanti naturali.  «Va ricordato – sottolinea Amiu – che nel 2014 sono piovuti circa 3200 mm di pioggia contro una media degli anni passati tra 1500-1700. Tenendo conto delle variazioni climatiche abbiamo realizzato un bacino supplementare di accumulo percolato per circa 2500 metri cubi e 10 serbatoi mobili (per un totale di 3 mila metri cubi). Inoltre, sono stati predisposti due piccoli impianti mobili di depurazione da 100 metri cubi/ora». Risultato: si aumenta del 40% la capacità di stoccaggio del percolato, precedentemente di circa 14 mila metri cubi e ora salito a 19500 mc.

    Scarpino 3, la “nuova discarica”

    Più interessante e delicata la questione che riguarda la realizzazione di un nuovo lotto di discarica che verrà inevitabilmente battezzato Scarpino 3 ed entrerà esclusivamente in servizio per le frazioni residuali di rifiuti non recuperabili. Il progetto, soprattutto in vista di una potenziale estensione del servizio di Amiu a tutto il bacino della Città Metropolitana, punta ad ottenere la disponibilità di oltre 1,3 milioni di metri cubi di nuovi spazi ma, al momento, l’autorizzazione è stata richiesta solo per 150 mila metri cubi. I nuovi spazi sarà indispensabili alla riapertura della discarica perché Scarpino 2 sarà chiusa e sigillata. Contemporaneamente dovrebbero partire anche i lavori per la definitiva impermeabilizzazioni di Scarpino 1.

    Con Scarpino 3 si modifica parzialmente il ciclo dei rifiuti indifferenziati genovesi. Dal cassonetto verde arriveranno in discarica e verranno sottoposti all’impianto di separazione secco-umido. In Commissione è stato definitivamente confermato l’abbandono del progetto che preveda l’installazione degli impianti di separazione a Volpara e Rialzo: «A gara già fatta – ricorda Castagna – l’evoluzione normativa regionale ha imposto un cambiamento dell’impiantistica: a quel punto abbiamo deciso di sfruttare un’area interna a Scarpino per questo tipo di trattamento». Dopo la separazione, la frazione secca stabilizzata non entrerà nel giro della discarica, almeno in questa prima fase, e dovrà essere conferita fuori Regione a causa degli indici restrittivi imposti da via Fieschi per questo tipo di trattamento. L’umido residuale, invece, dopo essere stato stabilizzato, verrà abbancato negli spazi di Scarpino 3. La biostabilizzazione avverrà all’interno di una ventina di corridoi di cemento coperti da teli che consentono aerazione: un processo simile a quello del compostaggio domestico, che durerà circa una ventina di giorni per ogni ciclo.

    La differenziata secca di qualità continuerà ad andare, invece, all’impianto di via Sardorella a Bolzaneto per essere opportunatamente selezionata e valorizzata prima della vendita sul mercato.

    In questa prima fase, invece, continuerà ad essere conferito fuori Regione l’umido di qualità, proveniente dai cassonetti marroni. Un passaggio, quest’ultimo, che potrà essere internalizzato solo dopo l’entrata in funzione del biodigestore.

    Il piano industriale di Amiu prevede poi l’inizio di una seconda fase, all’interno di questo processo di nuova vita del trattamento dei rifiuti genovesi, che potrebbe partire tra il 2017 e il 2018, ovvero quando verrà realizzato l’impianto per il recupero spinto di materia secca che interverrà dopo la separazione dall’umido del rifiuto indifferenziato. In questo caso, il materiale recuperato sarà venduto mentre gli scarti residuali potranno essere finalmente abbancanti a Scarpino 3, così come l’umido non di qualità.

    A quel punto, per completare la chiusura del ciclo all’interno del territorio genovese e diminuire in maniera sempre più sensibile i rifiuti indifferenziati da abbancare in discarica, mancherà solo il biodigestore che dovrà trattare il materiale organico di qualità (quello raccolto nei cassonetti marroni), indirizzarlo all’impianto di compostaggio e vendere i prodotti sul mercato (gli scarti, invece, andranno a Scarpino 3). Ma dove verrà realizzato questo ormai famoso biodigestore? La scelta, come ricorda Enrico Pignone, capogruppo di Lista Doria, spetta al Comune: «Oltre alla ricerca delle risorse economiche e finanziarie per realizzare questo percorso dobbiamo per forza di cose risolvere il tema della disponibilità delle aree. Non tutte le innovazioni impiantistiche potranno trovare spazio a Scarpino: è indispensabile dare attuazione al recente accordo di programma siglato tra enti locali e sindacati, nel quale il Comune si impegna e risolvere la questione della scelta delle aree entro il 30 giugno. Solo una volta che avremmo definito le aree potremmo avere una più precisa definizione delle risorse economiche e degli investimenti necessari». Per il biodigestore il ballottaggio è sempre lo stesso: ex Colisa o Ilva. Tra meno di due mesi, finalmente, si avrà una risposta.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Ciclo dei rifiuti e futuro di Amiu, il tempo sta per scadere: accordo di programma e capitali privati

    Ciclo dei rifiuti e futuro di Amiu, il tempo sta per scadere: accordo di programma e capitali privati

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-discorso-D3Scongiurato lo sciopero Amiu. Il servizio di raccolta dei rifiuti sarà regolare anche lunedì 4 e martedì 5 maggio, evitando così il replicarsi di spiacevoli accumuli di spazzatura a ridosso del ponte del primo maggio, come accaduto invece durante le vacanze natalizie. La sospensione dell’agitazione è stata confermata oggi pomeriggio, dopo la sigla dell’accordo tra Regione, Città Metropolitana, Comune, azienda e organizzazioni sindacali sul futuro di Amiu.

    Come ampiamente circolato già a partire dalla serata di ieri, l’accordo prevede che entro fine 2015 la raccolta differenziata raggiunga il 42% e il 50% a fine 2016. Comune e Amiu dovranno individuare entro la fine di giugno l’area che ospiterà il biodigestore (in ballottaggio ci sono gli spazi ex Colisa ed ex Ilva), il cui progetto preliminare dovrà essere pronto entro fine anno e approvato dalla Città Metropolitana entro giugno 2016. A riguardo, inoltre, la Regione si impegna a trasferire risorse economiche europee derivanti dai fondi FESR. Inoltre, la Città Metropolitana si impegna ad approvare il piano relativo all’impiantistica del ciclo dei rifiuti entro luglio, mentre un mese prima dovrà essere siglato l’accordo tra tutti gli enti pubblici locali per la gestione del percolato di Scarpino indentificandone la migliore soluzione impiantistica e i relativi finanziamenti, attraverso l’impegno della Regione e il coinvolgimento dei Ministeri competenti. Infine, mentre Amiu si impegna a espletare tutte le procedure per la riapertura di Scarpino, la Regione ha siglato  un nuovo accordo con il Piemonte per il conferimento di 149 mila tonnellate di rifiuti della provincia di Genova.

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    In allegato all’accordo siglato questo pomeriggio, che conferma la condizione fondamentale del mantenimento dei livelli occupazionali e la salvaguardia delle attuali condizioni contrattuali di lavoro in Amiu, viene inserito uno schema programmatico (consultabile qui) per riassumere impegni e responsabilità che ogni ente pubblico si è assunto riguardo le diverse aree di criticità dell’azienda. Stralciato, invece, ogni riferimento all’ingresso di capitali privati in Amiu, anche se questa strada sembra sempre più ineluttabile per il mantenimento in vita della società.

    A seguito della contrattazione è stata aggiornata la commissione comunale odierna dedicata all’approfondimento della delibera sul riordino delle partecipazioni del Comune di Genova in altre società. I sindacati, infatti, non sono riusciti a raggiungere Tursi creando, tuttavia, l’ennesimo intoppo istituzionale: nell’ordine del giorno del prossimo Consiglio comunale, previsto martedì 5 maggio, era già in calendario la discussione e la votazione sulla stessa delibera che, tuttavia, l’aggiornamento della Commissione odierna ha impedito di licenziare. Tutto rinviato quantomeno di una settimana.

    Non ha però torto l’assessore Miceli a ricordare che «quella in esame non è una delibera su Amiu perché le società partecipate dal Comune di Genova sono decine. Dalla discussione che è sorta sembra che si tratti della delibera che decide i destini di Amiu ma, in realtà, su questa azienda ci si limita solamente a ribadire quanto già affermato a novembre 2013. E cioè che Amiu necessita di un partner industriale. Tutte le altre discussioni anticipano una discussione che dovrà essere fatta successivamente».

    Sul tema è già stata convocata un’apposita riunione di Commissione comunale per venerdì prossimo, nel corso della quale si dovrebbe anche fare luce sulle modifiche del piano industriale di Amiu in seguito all’approvazione del piano regionale dei rifiuti.
    Il nodo più importante da sciogliere resta quello legato ai soldi: chi e soprattutto come pagherà la messa in sicurezza di Scarpino 1 e le innovazioni tecnologiche previste dal nuovo piano industriale? E ancora: come verranno coperti i maggiori costi dell’azienda che, dalla chiusura della discarica sestrese, spende circa 2,5 milioni di euro al mese per lo smaltimento? Qualcosa in più sicuramente si inizierà a capire dopo il consiglio di amministrazione di Amiu in corso in queste ore, in cui dovrebbero finalmente essere fatti i conti nero su bianco. Le ultime indiscrezioni sembrerebbero confermare l’assoluta necessità di un’iniezione di denaro fresco: i conti dell’azienda sarebbero molto vicini al collasso e difficilmente si potrà andare avanti solo con le casse pubbliche. In proposito, si fa sempre più concreta la voce di un interessamento di Iren.

    Ma non tutte le forze politiche sarebbero d’accordo. Se, infatti, il Pd spinge sull’acceleratore per la vendita, le sinistre di Tursi non sono dello stesso avviso. «In questo momento – commenta il consigliere di Lista Doria, Luciovalerio Padovani – Amiu è certamente in forte sofferenza e mi chiedo, quindi, se sia opportuno procedere alla “valorizzazione” dell’azienda con l’ingresso di capitali privati o se non ci si esponga al rischio che la società possa essere svenduta piuttosto che valorizzata. Lascerei una porta aperta a diverse soluzioni che non comportino l’obbligo di cedere quote e di condividere il controllo dell’azienda con altri. Ad esempio, si potrebbe identificare un socio finanziario (non necessariamente industriale) oppure la partnership potrebbe limitarsi ad aggregazioni di scopo con la finalità di gestire insieme gli impianti. Almeno sulla carta, la possibilità di accesso a finanziamenti (cassa depositi e prestiti?) potrebbe darci il vantaggio di realizzare gli investimenti necessari, di mantenere il controllo dell’azienda più vicino a noi, senza necessariamente cedere quote di proprietà. In sostanza, quando si parla di partner industriale, si parla di Iren che è sì una società a controllo pubblico ma, come abbiamo visto, nel momento in cui la gestione strategica si allontana dal territorio, c’è il rischio di una riduzione sostanziale della capacità di governo dei processi e delle scelte da parte dell’azionista di riferimento». La discussione pubblica in Sala Rossa e privata in maggioranza si annuncia molto più che accesa.

     

    Simone D’Ambrosio