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  • Vaccini, Liguria già in linea con il nuovo piano nazionale, ma la copertura totale scende al 94%

    Vaccini, Liguria già in linea con il nuovo piano nazionale, ma la copertura totale scende al 94%

    SanitàLa regione Liguria è già da due anni allineata con il nuovo piano nazionale dei vaccini, appena pubblicato in gazzetta ufficiale. I dati che ASL3 sta elaborando proprio in questi giorni confermano una copertura vaccinale intorno al 96/98% per le vaccinazioni raccomandate nei primi anni di vita. Diminuiscono, invece, gli accessi quando i bimbi crescono, dato calcolato sul tasso di risposta agli inviti che ASL3 fa per i cosiddetti richiami e per gli anziani: dal 2000 al 2015, infatti, dalla quasi copertura totale del 100% si è scesi di 6 punti percentuali, portando la copertura totale dei vaccini sulla popolazione ligure al 96%. Nello specifico basse sono le risposte per il vaccino Zoster (utilizzato contro il cosiddetto fuoco di Sant’Antonio), uno fra quelli introdotto nell’ultimo piano nazionale: in Liguria è offerto gratuitamente da due anni agli adulti al di sopra dei 70 anni di età, e ha registrato accessi intorno al 10%.

    Psicosi e informazione

    Anche Genova non è sfuggita alla psicosi meningite, ma i risvolti possono essere considerati anche positivi, stando ai dati di Asl e i pareri dei medici: nel 2016 sono state somministrate 23.000 dosi di cui circa 11.000 da prestazione gratuita (ai bambini nei primi due anni di vita e alle categorie a rischio) e 12.000 sono state le dosi a pagamento, cioè richieste dai singoli, spontaneamente. Il dato è dovuto principalmente all’allarmismo mediatico che sulla meningite si è prodotto ed autoalimentato nei mesi scorsi. Secondo i medici, il rovescio di questa medaglia in questo caso potrebbe essere positivo: per moltissime recarsi presso gli ambulatori per farsi somministrare la dose di vaccino è stata l’occasione per ricevere un’informazione più ampia sulla pratica della vaccinazione in generale, direttamente dal personale medico specializzato. «Il dottor Google e il dottor Facebook – come li apostrofa il dottor Elio Castagnola Responsabile dell’Unità Operativa Complessa Malattie Infettive dell’ospedale Gaslinihanno contribuito alla confusione informativa sui vaccini, senza dimenticare che la mancanza del “toccare con mano” le malattie per le quali si viene vaccinati contribuisce a consolidare certe convinzioni»

    Le novità del piano nazionale e i dati regionali

    san-martino-ospedale-sanitaIl nuovo piano nazionale introduce, in regime di gratuità, i vaccini contro pneumococco, Zoster, meningococco B, rotavirus, varicella e papillomavirus per i maschi. La nostra regione già da due anni ha inserito questi vaccini nel calendario, unica eccezione il rotavirus, che verrà introdotto ora.

    Secondo i dati reperibili sul portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica Epicentro, la nostra regione registra, nel 2000, un’ottima copertura, molto vicina al 100%; più recentemente (i dati a disposizione sono aggiornati al 2015, ndr), però, si è verificata una diminuzione per il cosiddetto esavalente somministrato dei primi anni di vita (difterite-tetano-pertosse acellulare, Polio, Hib, Epatite B) che vede percentuali passare dal circa 95% del 2014 al circa 94% del 2015. Tendenza inversa sul lungo periodo, per vaccini contro parotite, morbillo e rosolia in aumento rispetto al 74% del 2000 si attestano, due anni fa, al 81%.

    Riguardo ad altre vaccinazioni, più recentemente inserite nel regime di gratuità, quelle contro il pneumococco e il meningococco C (fra i responsabili della meningite) spiccano per aver raggiunto una copertura di 3 punti percentuali più alta rispetto al dato nazionale. Non uniforme il dato del vaccino contro la varicella (disponibile da circa 10 anni e in gratuità dal 2015, ndr) che vede la Liguria con una copertura del solo 10%.

    «Possiamo parlare di regione all’avanguardia – ci spiega il dottor Giancarlo Icardi direttore Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di Genova e dell’ Unità Operativa Igiene dell’ospedale San Martinoperché proprio nel dicembre 2014, quando fu evidente che il piano nazionale stava terminando ma mancava ancora quello nuovo, proprio nell’ottica dell’importanza della vaccinazione, una delibera di regione passava un aggiornamento del calendario. Il calendario in uso dal primo gennaio 2015 è, non del tutto, ma nella quasi totalità sovrapponibile a quello del piano del nuovo triennio».

    La nostra regione fu fra le prime ad inserire in questo nuovo calendario il vaccino per la meningite di tipo B per i nati dal 2015 e quello contro lo zoster sopra i 70 anni. «Insomma si può dire che il piano 2017 sia operativo in Liguria praticamente già da un paio d’anni e con risultati più che soddisfacenti – conclude Icardi – questo perché sui vaccini “nuovi” (nel senso di nuovi al regime di gratuità, ndr) siamo a copertura quasi al 90%».

    Anna Opisso, dirigente medico della Struttura Igiene e Salute pubblica Asl3 Genovese, conferma: «La nostra regione in un certo senso con quell’azione ha ottimizzato. La scelta del meningococco B è stata una scelta impegnativa – spiega – che si è fatta carico della somministrazione di 4 dosi vaccinali, ma è una scelta positiva in termini di prevenzione».

    L’aggiornamento del calendario

    sanita-corsia-ospedale«La dichiarazione di principio da cui partire è che una delle costanti nella vita è il cambiamento, economico, delle malattie, dei vaccini – spiega meglio Alberto Ferrando, pediatracambiando e migliorando le conoscenze mediche cambiano i vaccini». L’iter che porta un vaccino ad essere commercializzato è lungo e prevede diverse fasi: una prima sperimentale in laboratorio, seguita da quella di sperimentazione animale e poi sull’uomo; solo a questo punto il vaccino entra in commercio, ma in fase di sorveglianza: un passaggio che monitora eventuali insorgenze o criticità. «Un vaccino è ancora più sperimentato di un farmaco – sottolinea Ferrando – per un vaccino messo in commercio 100 sono stati bloccati».

    Dall’obbligo alla raccomandazione

    La levata di scudi contro le vaccinazioni obbligatorie, come dicevamo, è stata alimentato anche dalla “valanga” delle opinioni e testimonianze veicolate dalla rete. La distanza temporale con le pandemie del passato, e quindi, la mancanza di memoria storica sul tema ha fatto il resto. Altro fattore da mettere in conto è che con il passare del tempo nuovi vaccini sono stati sviluppati e la lista delle vaccinazioni obbligatorie (antidifterica, antitetanica, antipoliomelitica e antiepatite B) è rimasta inalterata, dando vita alla suddivisione dei vaccini in due gruppi: quelli obbligatori e quelli raccomandati. In entrambi i casi le dosi vengono offerte gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale. L’esistenza delle due categorie ha fatto si che si sia sviluppata la percezione che raccomandato significhi facoltativo.

    Le due scuole di pensiero contrapposte, però stanno iniziando a trovare una sintesi: l’alfabetizzazione sanitaria della popolazione è senza dubbio cambiata, e si è arrivati ad affermare che: «Un presidio così importante come i vaccini ha un valore non solo sanitario ma anche sociale – sottolinea Icardi – chi si vaccina, infatti, protegge se stesso e gli altri» «Negli ultimi anni i vaccini sono sempre considerati non come un dovere ma un diritto del bambino – sottolinea Ferrando – e la decisione sta alla famiglia. Per questo ritengo sia necessario lavorare sull’informazione e sul coinvolgimento dei genitori». In altre parole, lavorare sull’informazione, tenendo conto del valore sociale della vaccinazione potrebbe portare ad un cambio di cultura sulla materia, che faccia prevalere il senso collettivo di alcune scelte, raccomandabili prima ancora che obbligatorie.

    Claudia Dani

  • Confisca Canfarotta, sgomberati i primi immobili a Coronata, Sampierdarena e Centro Storico

    Confisca Canfarotta, sgomberati i primi immobili a Coronata, Sampierdarena e Centro Storico

    Via-Soziglia-vicoli-centro-storico-DQuesta mattina le Forze dell’Ordine, con l’ausilio della Polizia Municipale, hanno proceduto alle operazioni di sgombero di alcuni immobili confiscati, ancora occupati dalla famiglia Canfarotta. Gli sgomberi riguardano una palazzina di Coronata, una in Salita Padre Umile, e due appartamentl, in via Stefano Canzio a Sampierdarena e in via Macelli di Soziglia, nel cuore del Centro storico: questi ultimi sono ricompresi nella delibera di acquisizione approvata lo scorso 14 febbraio in Consiglio comunale, che riguarda complessivamente undici immobili, e il cui formale trasferimento avverrà con un decreto emanato dall’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati.

    Approfondimento: La riqualificazione degli immobili canfarotta

    Per completare l’acquisizione al patrimonio indisponibile del Comune di Genova degli immobili inseriti nella delibera si dovranno attendere ancora alcune settimane. L’Amministrazione, al contempo, ha costituito al proprio interno un gruppo di lavoro tecnico per coordinare l’attività dei propri diversi settori, al fine di una più celere restituzione alla collettività dei beni confiscati; il Comune si appresta inoltre ad istituire un tavolo di dialogo aperto alle realtà associative territoriali impegnate sul tema «Sono passaggi indispensabili al raggiungimento dell’obiettivo del recupero complessivo di questi immobili e del loro utilizzo come bene comune – dichiara l’assessore alla Legalità e Diritti Elena Fiorinilo strumento della confisca è infatti sempre più applicato e diffuso, anche nelle regioni del Nord Italia, ed occorre dotarsi di nuovi strumenti di lavoro che possano consentire, in futuro, un intervento più celere e una migliore organizzazione del lavoro».

  • Palmaro, tempi ancora incerti per la galleria fonica dell’autostrada. Progetto bloccato in Ministero

    Palmaro, tempi ancora incerti per la galleria fonica dell’autostrada. Progetto bloccato in Ministero

    autostrada-galleria-2Una richiesta in pendenza da anni, con un progetto giù pronto ed approvato ma “fermo” nel cassetto del ministro. Questo il destino fino ad oggi della galleria fonica di Palmaro, l’infrastruttura fono-assorbente che dovrebbe mitigare i rumori del traffico autostradale, per quel tratto di A10 che passa proprio in mezzo a numerosi condomini della delegazione del ponente genovese.

     Approfondimento: Autostrada “obbligata” a ridurre inquinamento acustico

    «Ieri ho sentito l’ingegnere responsabile dell’area, il quale mi ha assicurato che il progetto esecutivo della galleria fonica ha ricevuto tutti i pareri positivi – afferma il vicesindaco Stefano Bernini, in risposta ad un’interrogazione del consigliere Caratozzolo (in quota Percorso Comune) – la mancata firma del ministro deriva dal fatto che il percorso di approvazione è stato modificato dal nuovo testo unico sugli appalti».

    Un inciampo, quindi, puramente burocratico, ma che ha provocato un ritardo di anni: «Una volta ricevuto l’ok del ministero – ha concluso Bernini – Società Autostrade potrà in quattro mesi arrivare ad appaltare i lavori, previa gara d’appalto. I lavori dovrebbero durare un anno, e la speranza è che possano iniziare entro il 2017».

    «Devo fare i complimenti alla giunta – ha commentato ironicamente Caratozzolo – perché forse stiamo per incominciare ciò che avremmo dovuto aver terminato già da anni».

  • Verso l’8 marzo, la testimonianza di Anna, allontanata ed isolata dalla rabbia del marito violento

    Verso l’8 marzo, la testimonianza di Anna, allontanata ed isolata dalla rabbia del marito violento

    mamma-figliaAnna – il nome ovviamente è di fantasia – è una donna che non riesce ad uscire da una storia di molestie e persecuzioni, e di cui in passato ci eravamo già occupati. Anni dopo, ascoltando le sue parole, mi rendo conto che pochi passi avanti sono stati fatti nonostante una legge dedicata ed una sensibilizzazione estrema, o almeno così dovrebbe essere, per reati di questo tipo.

    Approfondimento:  Centri antiviolenza e uomini maltrattanti

    «Con il padre di mia figlia la relazione inizialmente sembrava felice, lui era interessante, brillante, si mostrava orgoglioso anche del mio lavoro che andava bene ma un giorno, per una banalissima assenza di poche ore, è esploso e mi ha dato il primo ceffone. Ho interrotto la relazione, l’ho allontanato e lui è scomparso. Sono passati mesi e poi un incontro, forse casuale forse no, e dopo le sue lacrime di pentimento e vergogna ho deciso di riprendere a vederlo. In realtà la sua famiglia conosceva già questo suo lato violento, ma quando ne ho accennato si sono ben guardati dal dirmelo, tutto si doveva e tuttora si deve nascondere. Ad un certo punto, lo so che sembra incredibile, mi sono resa conto che avevo iniziato ad avere paura di lui, delle sue esplosioni d’ira, dei suoi scatti di collera, della terra bruciata che mi aveva fatto intorno, allontanandomi dagli amici, dalla famiglia, anche dallo sport che adoravo. Allontanata ed isolata, ogni pretesto era buono per punirmi con calci e schiaffi: un barattolo fuori posto in frigo, un po’ di polvere sul mobile, persino la lampada accesa per leggere se lui voleva dormire».

    «Quando ho scoperto di aspettare un bambino –  continua a raccontare – sono stata felice, ed ho sperato che questo lo cambiasse, ma ha continuato con le violenze esattamente come prima, solo che adesso c’era anche l’obiettivo di allontanarmi da mia figlia»

    Questo ha fatto scattare qualcosa in Anna , che ha preso forza per raccontare ai proprio genitori quello che stava succedendo ma anche loro hanno dovuto fare i conti con la violenza fisica dell’uomo: «In seguito a queste lesioni gravissime ho ottenuto un primo provvedimento restrittivo per allontanarlo da casa».

    «Nel frattempo gli anni passavano, la bambina cresceva ed il mio desiderio di darle una vita serena senza rovesciarle addosso le patologie paterne è definitivamente crollato dopo parecchi anni di relativa tranquillità, in cui mia figlia vedeva il padre alla presenza di un educatore, la psicologa seguiva questo percorso ed entrambi una volta al mese tentavamo la mediazione familiare. Infatti, appena ha avuto nuovamente la possibilità di vederla da solo, ha iniziato a parlarle male di me, la madre sbagliata che cerca di rovinare la vita a tutti perché incapace di farsene una, a costringerla a stili di vita che a lei non piacciono e a rinfacciarle presunte inadeguatezze fisiche per poi ricominciare (lo aveva già fatto quando era molto piccola) con gli schiaffi e le violenze, fino a portarla a fuggire da lui chiedendo aiuto».

    Oggi? «Adesso siamo in attesa nuovamente di una sentenza, per fortuna crescendo i ragazzi possono scegliere di non vedere una persona che li terrorizza ma il mio pensiero è sempre lo stesso: perché si è permesso che si arrivasse a questo, perché si è prodotto un danno che poteva essere evitato»

    Lo sfogo di Anna, arriva anche a toccare il sistema istituzionale che dovrebbe aiutare le donne nella sua situazione: «I servizi sociali, il Tribunale, gli educatori hanno talvolta (in certi casi colpevolmente) trascurato l’evidenza dei fatti per rifugiarsi negli stereotipi, nelle dichiarazioni di facciata e hanno fatto pressione sulla parte debole, cioè noi, invitati a più riprese ad “accettare” il padre con i suoi difetti e le sue mancanze e, aggiungo io, le sue gravi patologie evidenziate nei resoconti ma mai adeguatamente considerate quando era il momento»

    «Certamente – conclude amara – scontrarsi è sempre difficile e può causare guai, alla fine le istituzioni sono fatte da persone, con le proprie debolezze, credenze ed anche, lasciatemelo dire, pregiudizi. Perché è facile essere inflessibili con un genitore maltrattante che magari non sa neanche negare i fatti riferiti, mentre è ben più complicato con una persona attrezzata a difendersi, probabilmente patologica ma certamente abile nel mostrare il profilo migliore, quello che sa che ci si aspetta da lui. Io però adesso voglio delle risposte rispetto alle cose che ha fatto, se non a me, almeno rispetto alla bambina. La verità è che io ho sempre avuto, per tutti questi anni, un faro puntato sulla mia vita, sulle mie relazioni, sulla mia conduzione della famiglia: da lui si accontentano di una parvenza di normalità perché, mi ha detto un assistente sociale, alla fine la ragazza deve accettare il padre che le è capitato».

    A cura di Bruna Tavarello

  • Voltri, pronta la riqualificazione per l’ex Verrina e il trasloco Pam. Ecco tutti i dettagli del progetto

    Voltri, pronta la riqualificazione per l’ex Verrina e il trasloco Pam. Ecco tutti i dettagli del progetto

    verrina-voltriRiqualificazione dell’area industriale ex Verrina e contestuale trasferimento del supermercato Pam. Questa la “grande opera” che interesserà nei prossimi anni il quartiere di Voltri. Un intervento di cui si parla ormai da anni. Contestato prima, poi fermato dalla crisi economica nel 2011 e oggi riproposto in una nuova versione, più “verde” e più vicina alle istanze della cittadinanza, almeno a giudicare dall’accoglienza riservata al progetto, presentato ufficialmente dall’architetto Fabio Pontiggia lo scorso 6 febbraio, in occasione di una Commissione urbanistica del Municipio 7 Ponente. «Il nuovo progetto – spiega il presidente della commissione Matteo Fruliorispetta le indicazioni recepite dalla Pubblica amministrazione in occasione del percorso partecipato di qualche anno fa». Il riferimento è al processo di coinvolgimento dei cittadini che culminò, nel 2009, con una sorta di referendum che chiedeva di scegliere tra una costruzione “verticale” (una torre dell’altezza di 90 metri) e una “orizzontale”. Un processo che il presidente del Municipio Mauro Avvenente paragonò al debat publique di vincenziana memoria sulla gronda di Ponente, ma che vide diversi oppositori, scontenti da entrambe le soluzioni. Tra questi, Carlo Calcagno, storico volto dei comitati del ponente e attualmente consigliere municipale e assessore all’ambiente in quota Sel, che oggi accoglie positivamente la nuova versione del progetto: «Come comitati abbiamo sempre contestato l’altezza del grattacielo – spiega – che non ci sembrava opportuna in quel contesto urbano. Eravamo contrari anche alla “barriera”, cioè di fatto lo stesso grattacielo abbattuto ma con la stessa volumetria. Il nuovo progetto, con più verde e meno cemento, viene incontro alle esigenze di tutti». Gradita anche la cancellazione dei riferimenti all’asilo e alla residenza per anziani ipotizzati nella vecchia versione.

    I dettagli

    L’area ex Verrina affaccia sul lato “voltrese” del rettilineo che segna il confine tra Voltri e Prà si estende per una superficie di circa 19 mila metri quadrati. Di questi, circa 4.500 mq saranno dedicati a nuove residenze, e 5.400 mq alla parte commerciale, per un totale di 10 mila mq di costruito. Un calo considerevole rispetto alla vecchia versione del progetto, che ne prevedeva invece 16 mila. E se c’è chi storce il naso di fronte allo spazio maggiore che verrà concesso al supermercato Pam (che occuperà una superficie di 2.500 mq che arrivano a 4.075 se si considerano i magazzini), il vicesindaco e assessore all’urbanistica del Comune di Genova Stefano Bernini, invitato alla presentazione, rivendica la bontà del progetto, nato da un compromesso tra esigenze diverse: «Questo risultato – ha affermato – è frutto di un lavoro faticoso portato avanti con la proprietà, che voleva costruire il più possibile. Poteva essere migliore? Forse si, ma quando si amministra bisogna mediare tra proprietà che vogliono cemento e cittadini che vogliono verde. Credo che questo sia un accordo buono perché recupera spazi e razionalizza un’area un tempo produttiva ma che oggi non avrebbe le caratteristiche per esserlo».

    Nel nuovo progetto, sparisce la torre di 90 metri prevista in precedenza, per far spazio a un edificio di altezza non superiore a quella dei caseggiati della zona. Il piano terra ospiterà l’attività commerciale, mentre sopra di esso un piano sarà occupato dai parcheggi. Sul tetto, infine, previsto un giardino pubblico attrezzato, che occuperà 2/3 della copertura, completata da un impianto fotovoltaico. Questa la parte commerciale, che affaccerà direttamente sull’Aurelia, e avrà alle spalle gli edifici residenziali, in cui saranno inclusi anche 6 esercizi di vicinato non più grandi di 250 mq ciascuno. L’intera area sarà attraversata da una nuova strada pubblica che collegherà l’Aurelia a via Ventimiglia (un intervento, questo, pensato per decongestionare il traffico) e verrà separata dall’autostrada da un ulteriore zona verde che potrebbe essere dedicata a orti urbani, in linea con la sua tradizione agricola. Previsti anche nuovi parcheggi pubblici per un totale di 1.100 mq. Complessivamente, la zona sarà occupata al 60% da spazi pubblici e al 40% da privati.

    Nel corso della presentazione, Pontiggia ha posto grande importanza all’espansione del verde che, oltre a offrire nuovi spazi di socialità alla cittadinanza, consente di migliorare la permeabilità del terreno: «Oggi – ha infatti sottolineato l’architetto – la zona in questione è del tutto impermeabile, se si esclude la parte occupata dalle serre. Con la realizzazione del progetto, si raggiungerebbe un coefficiente di permeabilità del 70%». Un elemento da non sottovalutare in un’area che, ad ovest, è bagnata dal Rio San Giuliano, la cui messa in sicurezza è la conditio sine qua non per l’inizio dei lavori: «La regimazione delle acque – ha spiegato durante la presentazione il dirigente dell’urbanistica del Comune di Genova Ferdinando De Fornarinon solo rimarrà invariata, che è la condizione minima richiesta a ogni nuovo progetto, ma andrà a migliorare». Gli interventi sul rivo si completano con l’allargamento di alcune sue sezioni per garantire il massimo flusso possibile dell’acqua e l’inserimento di una fascia di verde nei 10 metri che lo circondano. Oltre alla messa in sicurezza del corso d’acqua la prima parte dei lavori prevede l’abbattimento dei volumi esistenti.

    Lo spostamento della Pam

    verrina-voltri-progetto-07-pamL’aspetto che più degli altri andrà a impattare sulla conformazione del quartiere è però lo spostamento della Pam dall’attuale posizione in via Don Giovanni Verità. La collocazione attuale del supermercato (la cui concessione per lo spazio scade nel 2020) è da sempre oggetto di riflessioni e polemiche, sia per gli intralci che porterebbe al traffico già critico del quartiere sia per il parcheggio auto, che va ad occupare parte della spiaggia, dove avvengono anche le operazioni di carico e scarico delle merci. Il suo trasferimento, inoltre, risponde a esigenze di carattere strategico nella progettazione del litorale: «Il nuovo Puc – ha spiegato Pontiggia – individua nell’area che va dal Leira fino al confine dell’area Verrina un distretto di trasformazione per interventi che riguardano l’affaccio a mare di Voltri. Il trasferimento della Pam è strategico per poter mettere mano a questo progetto. La presenza lì di un supermercato di quelle dimensioni di fatto è ostacolo a ogni ipotesi di trasformazione di quell’area».

    Alla prossima amministrazione spetterà decidere cosa sarà dell’area (di proprietà di Autorità Portuale) dopo il trasloco del supermercato. Quel che è certo è che, in virtù della convenzione urbanistica che verrà sottoscritta anche da Pam, gli spazi non potranno essere occupati da una nuova attività commerciale, ma solo da “servizi”. La parte in legno degli edifici (l’ex Costaguta) è tutelata dalla sovrintendenza in quanto “archeologia industriale”, mentre la parte più nuova (in lamiera) potrebbe anche essere abbattuta. Tra le ipotesi sul nuovo utilizzo, la realizzazione di un nuovo polo scolastico.

    I tempi lunghi per l’approvazione

    L’iter per l’approvazione del progetto comincerà il prossimo 22 febbraio, con il passaggio in Commissione consigliare a Tursi. Il Progetto Urbanistico Operativo (PUO) dovrà poi essere adottato contestualmente a una delibera del Consiglio Comunale, che dovrà poi approvare la modifica al piano urbanistico vigente. Il progetto dovrà poi essere trasmesso alla Regione Liguria, che svolgerà le verifiche di assoggettabilità. Solo a quel punto si saprà se il nuovo progetto comporta un aggiornamento o una variante al piano originario. Quella che sembra una formalità nasconde in realtà una differenza sostanziale: nel primo caso, infatti, i tempi sarebbero più ristretti rispetto al secondo. Completa l’iter l’ormai nota VAS, la Valutazione Ambientale Strategica, da parte del Ministero dell’Ambiente. «Prevediamo l’arrivo in Consiglio Comunale entro la fine di questo ciclo amministrativo – ha spiegato De Fornari – mentre la Regione ha 120 giorni di tempo per le verifiche di assoggettabilità, e la procedura di approvazione del PUO prevede altri 90 giorni».

    È un attimo perdersi nella selva di sigle ed enti che faranno tutte le valutazioni del caso, e se già è complicato indicare una scadenza precisa per l’approvazione del progetto, del tutto impossibile è immaginare la data di inizio dei lavori. Quel che è certo è che i tempi non saranno brevi. «Ammesso che vada tutto bene – ha azzardato De Fornari – il procedimento amministrativo per l’approvazione del progetto, che non significa il rilascio del titolo edilizio, potrebbe finire tra 7-8 mesi».

    Luca Lottero

  • Sant’Agata, una devozione che dura da quasi duemila anni. Il reportage fotografico della festa catanese

    Sant’Agata, una devozione che dura da quasi duemila anni. Il reportage fotografico della festa catanese

    senza titolo-19 Oggi a Genova si svolge la Fiera di Sant’Agata, un rituale cittadino legato al commercio di beni, sementi e un tempo anche di bestiame, in vista della primavera oramai alle porte. Pubblichiamo un reportage fotografico di Veronica Onofri e Giandomico Cosentino, che sono andati nella città natale della santa, Catania, per documentarne la devozione e i rituali unici. 

    L’amore e la devozione dei catanesi per Sant’Agata hanno trasformato la festa in suo onore in uno degli eventi religiosi più importanti al mondo. Dal 252, anno successivo a quello del martirio, il popolo catanese nutrì subito una grande devozione per la giovane martire ma i festeggiamenti, così come possiamo vederli oggi risalgono al 1126 quando ritornarono a Catania le spoglie della Santa che erano state trafugate. E’ questa l’origine di una festa civica che tutt’oggi caratterizza i festeggiamenti di Sant’Agata e che, fino quasi alla fine del ‘600, si svolgeva in una sola giornata, quella del 4 febbraio. Dal 1712, vista l’importanza crescente dell’evento, le giornate dei festeggiamenti divennero due, probabilmente perché la città si era espansa talmente tanto che non bastò più un solo giorno per il giro dei diversi quartieri. La festa ai giorni nostri dura dal 3 al 5 febbraio, concludendosi sempre più spesso nella tarda mattinata del 6.

    Oggi, la festa di Sant’Agata richiama migliaia di fedeli e curiosi da tutta Italia e da tutto il mondo. La città viene completamente agghindata con luci e fiori e le strade si riempiono di devoti instancabili di ogni età che seguono la sfarzosissima vara con il busto della Santa per tutta la città. Si mangia nelle innumerevoli bancarelle, si fa festa ma soprattutto si prega. Gli uomini e le donne più forti trascinano per le vie di Catania ceri che arrivano a pesare anche più di 100 Kg, senza sosta, per poi fermarsi e urlare in dialetto siciliano, davanti a tutti i cittadini, la propria devozione. I giorni della Festa dedicata alla Santa sono sicuramente uno dei modi migliori per conoscere Catania e percepire l’anima della Sicilia.

    Foto e testi di Veronica Onofri e Giandomenico Cosentino

  • Federico Gasperi, il “metallaro dolce” con in mano la musica di Genova, e non solo

    Federico Gasperi, il “metallaro dolce” con in mano la musica di Genova, e non solo

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    ©Veronica Onofri

    Federico Gasperi

    Federico Gasperi, general manager di Nadir Music, società che opera in ambito musicale in svariati settori di attività: recording & mastering studio, discografia, Artist management e music publishing. Ha lavorato con decine di importanti artisti nazionali e stranieri: tra gli altri Elio e le Storie Tese, Antonella Ruggiero e Mario Biondi. Gestisce il management e l’attività live di alcune note formazioni italiane: Sadist, GnuQuartet, i Tuamadre, nonché il Trio Bobo (Faso, Christian Meyer, Alessio Menconi) e La Drummeria (Ellade Bandini, Walter Calloni, Christian Meyer, Maxx Furian, Paolo Pellegatti). Ha prodotto svariati dischi incluso, di recente, il nuovo singolo di Francesco Baccini, attualmente in programmazione sui principali network radiofonici italiani.

    [quote]Federico è un ragazzo decisamente solare e simpatico, ma come ogni amante della musica metal ha una parte dentro di sé più dura e decisa, come una strana “contraddizione”: musica estrema ed estrema dolcezza. Mentre scattavo è venuto fuori il suo lato “metallaro”, ma con grande ironia[/quote]

    Quando eri un bambino quali erano i tuoi sogni “da grande”? e quanti ne hai conquistati cammin facendo?
    «Da bambino volevo fare il veterinario, che è pur sempre una valida alternativa ai classici evergreen astronauta/pompiere. Dopodichè, come molti, sulla mia personale “Via di Damasco” sono rimasto letteralmente folgorato dalla Musica, e non solo da quella suonata (per fortuna del mondo…) ma anche da quella lavorata, organizzata  e gestita».

    Cosa ami e cosa odi di Genova?
    «Parto dal fondo: odio la diffidenza aprioristica, la lentezza nel fare e nel decidere che sfocia spesso nell’immobilismo tout court, la mancanza di audacia e la paura del rischio. Odio il “maniman” e il divano moschicida che incolla ed inghiotte chiunque, a casa, ci si sieda sopra dopo le 20:00. Tutto il resto lo amo alla follia».

    Se non vivessi a Genova dove saresti e a fare cosa?
    «In Italia credo necessariamente a Milano, per mere esigenze professionali e perché è una città in cui ho vissuto e che mi ha dato molto. All’estero probabilmente in Inghilterra. Si lo so… Fossi figo (cit.) avrei dovuto rispondere “a pescare su un atollo in Polinesia o in Papua Nuova Guinea”, ma per fortuna non lo sono».

    Esiste un luogo comune sulla “Superba” che ritieni falso?
    «Vorrei provare a sfatarne tre in un colpo solo: il primo riguarda la mai troppa citata avarizia, che personalmente non ho mai avuto modo di constatare davvero tra le mie cerchie di amici e conoscenti. Il secondo è quello secondo il quale suppostamente noi genovesi ci nutriremmo di pasta al pesto o di cappuccino e focaccia quasi a titolo esclusivo. Non è assolutamente vero: io ad esempio amo molto anche i gianchetti. Il terzo è quello che ci vedrebbe ombrosi, imbronciati e schivi: dissento su tutta la linea… Pensate ad esempio a Paoli, De Andrè o Tenco: non vi sale già un mezzo sorriso?».

    Se una persona per te molto importante venisse a trovarti per la prima volta a Genova dove la porteresti?
    Ho decine di luoghi (anche tralasciando Caruggi, Spianata e Lanterna) e di grandi ristoranti in mente. Ne cito uno al volo: La Locanda degli Adorno, in pieno centro storico. Un mix di ottima cucina ed impegno sociale. Top e consigliatissimo.

    Tu lavori nell’ambito della musica e dello spettacolo, come ti sembra Genova da questo punto di vista?
    «Alcuni blasonati decani dello show biz ed alcune nuove leve (nonchè amici) più che promettenti. Molte belle idee ma di contro ahimè pochi luoghi fisici per esprimerle davvero nella pratica e per sperimentarle concretamente sul campo. Penso ad esempio all’atavica mancanza di spazi adeguati per la musica live di qualità che fa però spesso il paio (va detto per onestà intellettuale) con l’altrettanto atavica e proverbiale pigrizia di molta parte del Pubblico cittadino che tende a muoversi in blocco solo per i grandi happening “patinati” e per le star da classifica trascurando invece gli eventi non prettamente mainstream ma spesso molto più stimolanti e interessanti artisticamente».

    Veronica Onofri

     

     

  • Eccidio de la Squazza, commemorazione nel 72° anniversario della strage fascista a Borzonasca

    Eccidio de la Squazza, commemorazione nel 72° anniversario della strage fascista a Borzonasca

    Partigiani_mortiroloSabato 18 febbraio, alle ore 10.30, in località La Squazza a Borzonasca, si terrà la commemorazione dell’eccidio avvenuto in quel luogo il 15 febbraio 1945, nonché del sacrificio del partigiano Antonio Cabane “Nino”, caduto al passo della Forcella il 10 aprile 1945. Il programma prevede, dopo la deposizione di corone, l’orazione commemorativa di Laura Repetto, consigliera della Città Metropolitana di Genova.

    Reportage: Il racconto del Convegno nazionalista 

    Gli archivi dell’Anpi riportano l’accaduto e le motivazioni dell’ eccidio: «In risposta all’uccisione di un alpino della Divisione Monterosa della Repubblica di Salò, il 15 febbraio 1945, in località La Squazza, furono prelevati dal carcere di Chiavari e fucilati senza processo dalle brigate nere 10 partigiani della divisione garibaldina “Coduri”: Fortunato Acquario “Ercole”, Vittorio Annuti “Califfo”, Otello Beorchia “Venti”, Armando Berretti “Quattordici”, Augusto Betti “Titti”, Renato Colombo “Pesce”, Giovanni De Ambrosis “Cian”, Erminio Labbrati “Spalla”, Domenico Mori “Lanzi”, Ubaldo Noceti “Kobah”».

  • Lo chiamano amore ma è solo violenza. Centri antiviolenza, uomini maltrattanti e diseguaglianze sociali

    Lo chiamano amore ma è solo violenza. Centri antiviolenza, uomini maltrattanti e diseguaglianze sociali

    solitudine-donnaLo chiamano amore, troppo amore, amore criminale o amore malato: è solo violenza. In Italia, oltre 100 donne ogni anno vengono uccise da uomini, mentre è quasi impossibile calcolare quante riescano in qualche modo a salvarsi la vita dopo aver subito violenze; l’Istat stima che il 31.5% delle donne fra i 16 ed i 70 anni abbia subito violenze e per il 16% circa si è trattato di stalking (circa la metà da un ex partner) ma anche che 8 su 10 non si siano rivolte ad alcun ente per cercare aiuto.

    Genova e la Liguria non fanno eccezione rispetto a questi dati; è dello scorso anno l’uscita di un documento pubblicato dall’Ars (Agenzia regionale per la sanità) con i risultati di una ricerca condotta dall’Unità di Criminologia dell’Università di Genova: ebbene i dati di accesso ai vari Pronto Soccorso liguri mostrano 2.476 donne che nel 2013 hanno denunciato violenze domestiche; sono invece 1.121 le donne che nel 2015 si sono rivolte ai centri antiviolenza e poco meno di 800 nel 2016. Ma questi dati devono ancora essere interpretati, visto che ogni anno circa 400-500 donne vengono prese in carico dal centro e solo un terzo di queste ha sporto denuncia alla polizia contro il partner.

    Cifre gonfiate, ritorsioni, paura: ognuno può dare la propria interpretazione di questo fenomeno ma sembra difficile riuscire a sminuirne davvero l’impatto. Persino il procuratore Capo di Genova, Francesco Cozzi, in un recente intervento ha ammesso che senza un percorso di recupero e rieducazione maschile la recidiva è quasi inevitabile, ammettendo quindi implicitamente un certo “radicamento” del fenomeno all’interno di relazioni disturbate. EraSuperba si occupò di questo argomento nel 2014, al momento del varo del Patto di Sussidiarietà che ora dovrebbe essere andato definitivamente a regime.

    Centro Antiviolenza

    Ne abbiamo parlato con Rita, da diversi anni volontaria del Centro Antiviolenza di Via Mascherona a Genova:

    Come è attualmente la situazione? Rispetto al 2013, quando si è partiti con i patti di sussidiarietà, c’è stata una sistematizzazione dei vari servizi?
    «La gestione è affidata, proprio attraverso questo meccanismo, alle varie associazioni, cooperative e gruppi di volontariato che in questo modo riescono ad occuparsi in maniera autonoma dei vari aspetti così come richiesto dall’Ente. Il rovescio della medaglia è che a dividersi lo stesso piatto sono più soggetti, quindi in buona sostanza ci sono meno soldi per tutti. Questo dal punto di vista attuale, del qui ed ora, quando è ancora il Comune che gestisce e coordina questo servizio, senza che dal Governo centrale arrivino chiare disposizioni in materia».

    Lo Stato non si sta facendo carico di questi servizi?
    «Diciamo che per due anni, dall’insediamento del Governo Renzi che si era assegnato la delega alle Pari Opportunità, affidandole poi alla Boschi che le mantiene tuttora, un vero Ministero non c’è stato, e questa mancanza si è fatta sentire».

    La Regione Liguria non è intervenuta?
    «Si, in realtà l’assessore regionale alla Cultura con delega per le Pari Opportunità Ilaria Cavo ha dichiarato di avere intenzione di rimettere ordine nel settore, stabilendo in maniera univoca gli incarichi e le competenze, in modo da assicurare uniformità e continuità a tutti i Centri liguri coinvolti. Ci sono stati stanziamenti finanziari abbastanza significativi anche se ovviamente sono sempre molto inferiori alle reali necessità».

    Ecco, a questo proposito, quanti sono i Centri Antiviolenza in Liguria?
    «Abbiamo 7 centri, di cui 3 a Genova città, uno a Chiavari ed uno a testa per le altre tre provincie; poi ci sono gli alloggi sociali e le case rifugio ad indirizzo segreto, ma diciamo che questo esula un po’ da quello che è il nostro compito primario».

    …che sarebbe?
    «Sarebbe, anzi è, accoglienza per le donne che subiscono violenza, sia fisica che psicologica attraverso comportamenti minacciosi o persecutori; è l’ottenimento di una consulenza legale per informare la donna sulle procedure a cui andrà incontro in caso di denuncia ed è un supporto psicologico affinché tutto questo percorso sia sostenuto il più serenamente e consapevolmente possibile».

    Ed in presenza di eventuali figli come vi comportate?
    «Dipende ovviamente dal grado di violenza o tensione che ci viene riferito dalla madre. In ogni caso in presenza di minori devono sempre intervenire i servizi sociali, anche perché se la signora deve rifugiarsi in una struttura occorre l’autorizzazione di entrambi i genitori, per assurdo che possa sembrare, a meno che il padre non perda la patria potestà sui figli: ma sono casi delicati da giudice dei minori e che devono essere valutati singolarmente. Comunque per gli uomini esiste un Centro apposito, Lo Spazio Uomo Maltrattante, in Piazza Colombo a Genova, gestito da Il Cerchio delle Relazioni, al quale si possono rivolgere gli uomini che riescono ad ammettere di avere un problema grave e di volerlo affrontare».

    Uomini Maltrattanti

    disperazione-uomoA questo punto la persona più adatta per parlarci delle difficoltà anche maschili è proprio Manuela Caccioni, pedagogista, responsabile del Centro Antiviolenza Mascherona, che ci racconta di come fin dal 2012 la Cooperativa Il Cerchio delle Relazioni abbia emesso il bando per un Centro di ascolto per l’uomo, una vera novità in quel momento, che adesso funziona regolarmente e che non è neanche l’unico in città.

    «In ogni caso le persone vengono sempre ascoltate separatamente, non ci può essere mediazione di coppia quando il problema è la violenza – chiarisce subito – raramente gli uomini arrivano di propria iniziativa, molto spesso sono caldamente invitati a farlo dai Servizi Sociali o dalla Polizia. Però poi sono abbastanza collaborativi, anche perché allettati dalla possibilità di essere considerati con maggiore indulgenza se dimostrano voglia di cambiare».

    Dal 2012 ad oggi è comunque cambiato molto l’atteggiamento verso questo gravissimo problema, abbiamo potuto fare formazione per gli agenti di Polizia con cui lavoriamo con buona sinergia insieme ai Servizi sociali. Questa collaborazione non solo è utile perché, come dicevo, spesso le persone vengono inviate a noi in seguito a richieste di intervento, ma diventa indispensabile per evitare un appesantimento burocratico ed anche legale che di fatto annullerebbe gli effetti dei Centri: «Basti pensare che una donna che si allontanasse da casa con il bambino a causa delle botte potrebbe essere denunciata dal marito per sottrazione di minore ed abbandono del tetto coniugale, innescando un circolo dispendioso ed estenuante di ricorsi e citazioni in giudizio».

    Ma come ottenere la protezione delle istituzioni? «Se si parla di violenza fisica –  continua la dottoressa Caccioni – la cosa migliore è rivolgersi alla Polizia che, teoricamente, sarebbe anche il primo soggetto cui chiedere aiuto in tutti i casi, anche per maltrattamenti morali, persecuzioni, stalking insomma. In questo caso non è neanche necessaria una denuncia, viene avvisato il persecutore che non saranno tollerati ulteriori comportamenti di questo tipo e nessuna iscrizione giudiziaria viene posta sulla fedina penale del presunto colpevole, tranne i casi in cui sia procedibile d’ufficio, per concorso di altro reato o qualora la vittima fosse minorenne o perché il colpevole era già precedentemente stato ammonito»

    A questo proposito la pedagogista specifica: «lo stalking è comunque una forma di violenza vera e propria, per questo le donne che si rivolgono a noi, o che sono state inviate dalla Polizia di Stato, trovano una consulenza legale con il nostro avvocato, in modo che abbiano chiaro il percorso che dovranno affrontare e si preparino a seguirlo con serenità».  A volte, però, bisogno intervenire in situazione che stanno a metà strada: «può anche succedere che la donna arrivi da noi esasperata da una serie di comportamenti distruttivi del compagno – spiega Caccioni – ma che non voglia interrompere la relazione: in questi casi noi ci adeguiamo al suo volere, non cerchiamo mai di forzarne le scelte».

    Diseguaglianze sociali

    Quando si parla di questo argomenti, però, occorre considerare un altro aspetto: in Italia la diseguaglianza sociale è sempre stata una delle più marcate fra i paesi ad economia avanzata. Questo divario fra redditi alti e bassi è poi gradualmente diminuito dalla metà degli anni ’70 fino alla fine del 1991 quando iniziarono le prime contrattazioni flessibili. Negli anni 2000 è rimasta stazionaria ma dal 2008 ha ripreso a salire. La curva della povertà segue più o meno lo stesso andamento, con alcuni scostamenti in base all’età (fonte Istat).

    Ne consegue che le politiche sociali, così come quelle delle pari opportunità sono diventate qualcosa di diverso rispetto a quando furono create, e ancora di più lo saranno in futuro, se vorranno rispondere alle nuove e mutate esigenze dei cittadini, rendendo di fatto obsolete leggi emanate anche solo pochi anni fa.

    Risulta infatti evidente come sembrino inadeguate risposte uguali ad istanze diverse, che arrivano da una società sempre più stratificata e variegata; per fare questo occorrerà ripensare, riprogettare e sostenere i servizi alla persona ed in particolare quelli socio assistenziali. Per ritornare al nostro argomento, abbiamo visto come sia i servizi sociali, sia le associazioni alle quali il Comune delega i compiti assistenziali siano, a parte la cronica carenza di fondi, effettivamente presenti ed anzi preziosi per il presidio del territorio, e come rappresentino in ogni caso un punto di riferimento imprescindibile.

    Ma occorre attenzione: nell’ultimo film di Ken Loach “Io sono Daniel Blake” c’è un operaio che cerca di ottenere una risposta da una Pubblica Amministrazione che dovrebbe aiutarlo, ma che invece diventa spietata perché il suo problema non è codificato e nessuno è preparato a gestire la complessità: se le risposte sono uniformi, i problemi si devono uniformare. Ecco, questo è ciò che i nostri servizi sociali adesso non sono, ed è anche quello che non devono mai diventare per quanto ciò possa rappresentare uno sforzo sia economico che, soprattutto, mentale e culturale.

    Bruna Taravello

  • Piazza Matteotti, dagli scavi spuntano resti attigui ad una domus romana già scoperta negli anni ’70

    Piazza Matteotti, dagli scavi spuntano resti attigui ad una domus romana già scoperta negli anni ’70

    scavi-matteotti-domus-romana-01Nessuna sorpresa emerge dal selciato di piazza Matteotti: i resti murari che in queste ore sono “sotto indagine” da parte degli specialisti della Soprintendenza Archeologica della Liguria, sono connessi planimetricamente a strutture di epoca romana già conosciute. I lavori di manutenzione straordinaria delle tubature del gas, quindi, hanno permesso un aggiornamento di studio, senza però portare, per il momento, nessuna nuova scoperta di rilievo.

    L’archeologo Ferdinando Bonora, oggi uno dei responsabili del sito dell’Anfiteatro romano “custodito” sotto i Giardini Luzzati, ricorda quella scoperta: «Nell’area di piazza Matteotti nel 1975 avevo segnalato l’esistenza di resti di epoca romana, “centrati” da una ruspa intervenuta per la posa di cavi telefonici. I successivi scavi avrebbero permesso di trovare i resti di una grande domus romana»

    Si tratta di una costruzione risalente al periodo tardo-repubblicano con pavimenti musivi e decorazioni parietali, posta ai margini dell’area urbana romana: come è noto, infatti, in zona San Lorenzo esisteva una necropoli, mentre le zone limitrofe erano occupate da ville e abitazioni. Il nucleo romano è probabile che si articolasse tra via San Bernardo (il decumano del classico schema urbano romano) e Canneto il Curto (il cardo), proprio ai piedi della Collina di Castello, l’antichissimo primo insediamento urbano della Genova pre-romana.

    Quello di Piazza Matteotti, quindi, è uno scavo «che non ha portato alla luce nessuna strada, bensì strutture murarie romane, connesse planimetricamete a quelle precedentemente individuate – conferma Simon Luca Trigona, funzionario archeologo responsabile del Comune di Genova per la Soprintendenza – e una serie di strati di distruzione delle stesse che ci testimoniano l’abbandono in età medio-tardo imperiale della domus. Le altre murature visibili invece sono fondazioni prive di livelli d’uso comnnessi che si inseriscono in età tardo-medievale».

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    Foto dal volume Archeologia in Liguria III.2 – Scavi e scoperte 1982-1986. A cura della dott.ssa Piera Melli. Per gentile concessione della Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio della Liguria

    Ovviamente questo non ha impedito agli archeologi di portar avanti la ricerca: «L’archeologia urbana soprattutto a Genova è un colligere disiecta membra – ha sottolineato Trigona – solo in una successiva fase di analisi e comparazione dei dati di scavo sarà possibile spingersi a ricostruzioni più dettagliate». Rimane il fatto che il passato romano della città, spesso non troppo considerato dalla letteratura anche istituzionale sulla archeologia genovese, riaffiora sempre con maggior frequenza, aumentando il fascino di una città dalla storia millenaria come la nostra Genova.

    Nicola Giordanella
    Foto di Andrea Carozzi

  • Sestri e Borzoli, inaugurata la nuova viabilità tra autostrada e Chiaravagna. Entro 10 giorni al via lavori in via Giotto

    Sestri e Borzoli, inaugurata la nuova viabilità tra autostrada e Chiaravagna. Entro 10 giorni al via lavori in via Giotto

    tunnel-terzo-valico-sestri-borzoli-chiaravagnaAperta al traffico la nuova viabilità ChiaravagnaBorzoliErzelli, che da oggi collegherà il casello autostradale di Genova-Aeroporto e la val Chiaravagna. La strada, considerata opera accessoria ai lavori del Terzo Valico, si articola per quasi 2 chilometri, attraversando tre tunnel: la sua apertura permetterà di deviare il traffico pesante, alleggerendo la congestione dei quartieri di Sestri e Borzoli.

    Approfondimento: Borzoli e Fegino, due quartieri assediati dai camion

    Oggi l’inaugurazione ma al 31 marzo, dalle ore 22 alle ore 6, il traffico sarà interdetto per consentire alcuni lavori di rifinitura sugli impianti. Il costo dell’opera è stato di 53 milioni, è i lavori sono durati 40 mesi: particolari criticità sono stare riscontrare nella realizzazione del terzo tunnel, quello che da via Borzoli arriva al casello, perché si è dovuto scavare sopra le gallerie della Genova-Ventimiglia e sotto una zona fortemente urbanizzata. Stando a quanto comunicato da Comune di Genova, per far fronte a questa situazione sono state adottate soluzioni “ingegneristiche di eccellenza”, monitorando il tratto autostradale interessato in maniera costante.

    Entro dieci giorni da oggi, sarà quindi interdetto il “traffico pesante” (cioè dei mezzi con massa superiore alle 7,5 tonnellate) su tutta via Borzoli, in entrambi i versanti: in questo modo la viabilità di Sestri dovrebbe risultare decisamente alleggerita, e soprattutto le strade del quartiere potranno essere più sicure. Contestualmente partiranno anche i lavori in via Giotto, necessari per la sistemazione idrica del torrente Chiaravagna: sarà demolito il ponte che lo attraversa e quindi verrà predisposta una viabilità temporanea con la riapertura al traffico di via Manara in direzione ponente, e mentre via Giotto sarà regolata a doppio senso di marcia per permettere la salir in via Borzoli e la discesa da via Chiaravagna.

    tunnel-terzo-valico-sestri-borzoli-chiaravagna-inaugurazione«Un’opera molto attesa dalla popolazione – assicura Stefano Bernini, vicesindaco di Genovache permetterà di alleggerire il traffico, ridando vita alle attività del quartiere. Aver deviato i mezzi pesanti, inoltre, permetterà di partire con quei lavori di messa in sicurezza del Chiaravagna che sono fondamentali per tutta la zona». Sulla questione sicurezza torna l’assessore alla Viabilità Anna Maria Dagnino: «Grande cura è stata prestata all’allestimento del percorso pedonale lungo la rotatoria posta all’uscita della galleria di via Borzoli – conclude l’assessore – e il nuovo percorso avrà positive ricadute ambientali e di sicurezza stradale».

  • Ireti, la protesta dei lavoratori arriva a Palazzo Tursi. Assessore Porcile promette mediazione con Iren

    Ireti, la protesta dei lavoratori arriva a Palazzo Tursi. Assessore Porcile promette mediazione con Iren

    gasometro-pra-ireti-irenDopo essere scesi in strada per proclamare la loro contrarietà allo spostamento del presidio tecnico da Pra’ a Campi, i lavoratori Ireti portano la loro protesta a Palazzo Tursi, incontrando l’assessore all’Ambiente Italo Porcile. A margine della seduta del Consiglio comunale, inoltre, sono stati ricevuti informalmente dalla Conferenza capigruppo, per spiegare le ragioni della loro agitazione

    Approfondimento: Un supermercato al posto del Gasometro

    Durante l’incontro i lavoratori hanno sottolineato l’importanza del presidio territoriale a ponente, riscontrando le possibili criticità di uno spostamento altamente “delocalizzante”: se la cosa fosse confermata, infatti, qualsiasi uscita di servizio dovrebbe fare i conti con il traffico di metà città, cosa che inficerebbe la tempestività dell’intervento, e, quindi, la relativa sicurezza di tutto il ponente genovese. L’assessore Porcile ha assicurato che si farà mediatore con Iren per provare a trovare una soluzione, anche perchè in quell’area sono ospitate anche Amiu e Aster: «Sarebbe un problema per tutto ponente – ha sottolineato Mauro Avvenente, presidente del Municipio VII – che in questo modo sarebbe lasciato sguarnito di un presidio tecnico molto importante».

    Nei prossimi giorni è atteso un incontro tra lavoratori e assessore, per fare il punto sulla situazione e sulla disponibilità dell’azienda. I lavoratori si sono detti pronti a nuove azioni di protesta nel caso non ci fossero progressi di rilievo.

  • Valpolcevera, sanità e trasporto pubblico a rischio collasso. Intervista a Iole Murruni, presidente del Municipio V

    Valpolcevera, sanità e trasporto pubblico a rischio collasso. Intervista a Iole Murruni, presidente del Municipio V

    valpolceveraEmergenza abitativa, sistema sanitario al collasso, trasporto pubblico inadeguato e grandi opere: questi sono solo alcuni dei problemi che affliggono la Valpolcevera oggi, e che potrebbero marchiarne indelebilmente il futuro. Nell’ultimo decennio questa terra ha vissuto un periodo di grandi cambiamenti, non sempre positivi, destinati a modificare definitivamente una valle costretta a fare i conti con la delocalizzazione delle aziende che per decenni l’hanno resa il cuore industriale della città. Adesso questa parte importante di Genova dovrà reinventarsi, obbligata a fare i conti prima di tutto con una morfologia territoriale complessa, prevalentemente collinare, e una situazione socio economica difficile e stratificata.  Per capire quale futuro attende questa periferia abbiamo fatto un bilancio della situazione con Iole Murruni, presidente del Municipio V Valpolcevera, giunta al termine del suo mandato.

    Presidente, dopo cinque anni di mandato cosa ne pensa del fenomeno dell’abbandono delle periferie?
    «Innanzitutto bisogna sottolineare che Genova è una città policentrica nata dall’unione di più comuni e questi centri tuttora mantengono alcune delle loro antiche peculiarità. Durante gli anni ‘80 si decise di edificare nuovi quartieri residenziali pubblici nelle varie zone collinari e adesso questi quartieri sono delle periferie nelle periferie e si configurano in una situazione ancora peggiore. Il quartiere Diamante per esempio è stato il classico caso di questa disastrosa operazione. Sono stati trasferiti da altri quartieri persone con disagio economico, sociale, sanitario, psichiatrico e questo ha aumentato il degrado. Ora si sta tentando con il nuovo regolamento ERP di porre qualche correttivo ma non è facile»

    Forse l’attenzione posta sul quartiere del Diamante dovrebbe essere data anche a quelle zone di interconnessione tra quartieri? Penso a zone come San Quirico, Teglia, Trasta, giusto per citarne alcuni. Secondo lei esiste un’emergenza abitativa in questi quartieri?
    «L’emergenza abitativa è prima di tutto un’emergenza qualitativa delle abitazioni, esiste un problema di mancata manutenzione e anche un problema di abusivismo ma non è così semplice da risolvere».

    La Valpolcevera è una zona che negli ultimi decenni ha subito più di altre il fenomeno delle de-industrializzazione eppure tuttora, stando alle recenti indagini, la mortalità è più alta che in altre zone della città.
    «L’alta mortalità è sicuramente connessa alle industrie che per decenni hanno operato in Valpolcevera, poi aggiungerei che anche la situazione socio economica influisce. La popolazione è socialmente ed economicamente più debole che nel resto della città e purtroppo il tipo di sanità che si sta prefigurando porta alcune persone a non curarsi. Esiste il fenomeno dei nuovi poveri, persone che perdono il lavoro in età avanzata e non riescono a ricollocarsi nel mondo del lavoro oppure quello dei working poor, persone che lavorano ma non riescono comunque ad arrivare a fine mese».

    Valpolcevera_da_MurtaAnche la qualità del sistema sanitario influisce in questo quadro? Negli ultimi anni la situazione inerente gli ospedali è peggiorata notevolmente e ci sono stati moltissimi tagli.
    «Il sistema sanitario in Valpolcevera non va bene; negli ultimi anni sono stati chiusi tutti i piccoli ospedali come il Celesia e il Pastorino mentre il Gallino a Pontedecimo è stato ridimensionato notevolmente. Inoltre la Valpolcevera è l’unico territorio che non ha una Casa della Salute e abbiamo anche il triste primato dei minori allontanati dalle famiglie. Nonostante questo la Regione ha detto che non ci sono i soldi per costruire una Casa della Salute e ha proposto semplicemente di trasferire alcuni ambulatori nell’ex ospedale Pastorino di Bolzaneto mentre il Celesia è destinato a diventare una residenza per anziani. A Pontedecimo invece l’ospedale continuerà la sua attività nonostante i tagli e i ridimensionamenti degli scorsi anni».

    Lo scorso Aprile abbiamo assistito allo sversamento di greggio nel Polcevera in seguito alla rottura dei tubi di proprietà di Iplom. Un paio di settimane fa la popolazione di Fegino ha protestato a causa dei rallentamenti nella bonifica. Qual è il vostro giudizio in questa situazione?
    «La reazione della cittadinanza è arrivata quando Iplom ha chiesto il trasferimento delle competenze al Ministero tuttavia questo fatto sembra scongiurato e la competenza dovrebbe restare agli enti locali. Questa è una notizia positiva dato che è difficile intervenire tempestivamente quando le competenze si allontanano dal territorio»

    Quale futuro invece per Pontedecimo?
    «A Pontedecimo abbiamo ottenuto una “piccola” vittoria con l’apertura del parcheggio vicino alla stazione. Quest’area, di proprietà delle Ferrovie, era stata data in gestione ad un privato per fare dei parcheggi a pagamento ma questa cosa non aveva funzionato e l’area era rimasta inutilizzata per anni.  Noi siamo riusciti a fare un accordo, temporaneo per ora, e lo abbiamo riaperto alla cittadinanza. Adesso funziona come un vero parcheggio d’interscambio». Esiste poi tutta la partita sul Terzo Valico dove io vedo fin dall’inizio molte criticità. Abbiamo chiesto un tavolo di lavoro che potesse integrare i vari punti di vista però, purtroppo, non c’è stata la volontà di creare questo tavolo. Inoltre si affacciano altre opere come la Gronda. Apprendo dai giornali che il ministro potrebbe firmare da un momento all’altro l’accordo che darebbe il via ai lavori»

    Lei sente la necessità di quest’opera?
    «Ho delle perplessità sul fatto che queste opere vengano portate avanti tutte contemporaneamente. Penso che la Valpolcevera non sia pronta a sopportare tutti questi cantieri insieme. Abbiamo il Nodo ferroviario, che è fermo, ed è l’unica opera mai contestata da nessuno in quanto doveva portare alla creazione della metropolitana veloce, il Terzo Valico e prossimamente la Gronda, troppe opere per un territorio che già soffre».

    Inoltre negli ultimi anni è peggiorata anche la qualità del servizio di trasporto pubblico, sia quello ferroviario che quello su ruota.
    «È difficile puntare sul trasporto pubblico quando il trasporto pubblico non regge. Abbiamo fatto una mozione quando è stato ridotta la frequenza sulla linea Busalla-Genova Brignole ma è stata inutile. Anche le linee di fondovalle dei bus sono insufficienti, per non parlare di quelle collinari, decisamente inadeguate. Però purtroppo questo rientra nei problemi di AMT. In una città come Genova se il servizio pubblico funzionasse bene si potrebbe lasciare la macchina a casa ma purtroppo non è così»

    Gianluca Pedemonte

     

     

  • Vigili del Fuoco, scatta la protesta sotto la sede Rai: «Le carenze strutturali portano ad emergenza continua»

    Vigili del Fuoco, scatta la protesta sotto la sede Rai: «Le carenze strutturali portano ad emergenza continua»

    vigili_del_fuoco_198Sensibilizzare la popolazione sulla precaria condizione del soccorso, appesantita dalla carenza di personale e dalle nuove competenze. Per questo motivo stamattina decine di vigili del Fuoco, mobilitati da Usb, hanno manifestato sotto la sede Rai di Corso Europa, nella speranza di far arrivare al grande pubblico la «situazione reale» in cui si trova il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

    Approfondimento: Le nuove competenze del Vigili del Fuoco

    La protesta arriva a due giorni dall’incontro avvenuto in regione tra una delegazione dell’Unione Sindacale di Base dei Vigili del fuoco ela  IV commissione ambiente e territorio di Regione Liguria, avvenuto dopo una richiesta fatta all’indomani della chiusura del Corpo Forestale ed il passaggio di alcune competenze ai Vigili del fuoco. Da piazza De Ferrari, come avevamo anticipato, nei prossimi mesi dovrebbe arrivare il finanziamento della convenzione per gli incendi boschivi pari a 500 mila euro, ma per i pompieri questo potrebbe non bastare «Noi come USB ribadiamo l’importanza di avere un sistema strutturato e nazionale che vada aldilà dell’accordo economico ed organizzativo con la regione – sottolinea il sindacato – attraverso il potenziamento dei nostri organici su tutto il territorio nazionale. La promessa del governo sull’assunzione di 1700 uomini non corrisponde a verità perché non risulta una coperture finanziaria sufficiente ed inoltre l’aumento di questo personale sarebbe lontano dalle medie europee (1 pompiere ogni 1000 abitanti)».

    Il rischio è che si arrivi al collasso: l’emergenza incendi del mese scorso ha reso palese tutti i limiti di questa nuova impostazione, e in previsione della stagione estiva, è urgente evitare che un contesto del genere si ripeta «Oggi con questi organici l’ordinario si trasforma in una emergenza permanente, mettendo in seria difficoltà il sistema e sguarnendo le sedi cittadine a favore degli interventi per incendi boschivi»

  • Sanità, via al 112 numero unico europeo per l’emergenza. Chiamate localizzate, entro l’estate valido anche per Guardia Costiera

    Sanità, via al 112 numero unico europeo per l’emergenza. Chiamate localizzate, entro l’estate valido anche per Guardia Costiera

    Sanità, l'ambulanza«La Liguria, che troppo spesso è stata fanalino di coda, ora si candida a essere grande fanale abbagliante di testa dell’automobile Italia». Così il presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti, annuncia l’avvio ufficiale del Numero unico europeo per le chiamate di emergenza 112, attivo da oggi in tutto il territorio metropolitano genovese. Dopo Lombardia e Roma capitale, tocca dunque alla Liguria: i numeri tradizionali di Carabinieri (112), Polizia di Stato (113), Vigili del fuoco (115) e Soccorsi sanitari (118) al momento resteranno comunque in vigore ma verranno reindirizzati al numero unico di emergenza.
    Il servizio sarà esteso alle altre province liguri nel mese di aprile mentre, prima dell’estate, entrerà nel numero unico anche il 1530 della Guardia Costiera. Gli operatori, dopo aver localizzato la chiamata attraverso il ministero dell’Interno, smisteranno la comunicazione ai soggetti competenti con un processo mediamente completato in 40 secondi e il dimezzamento delle chiamate inappropriate. In concomitanza con l’avvio del numero unico, la cui sede centrale unica di risposta è collocata all’Irccs San Martino-Ist, sono stati assunti e formati 38 operatori. Disponibile anche l’app gratuita “where are u” collegata alle centrali uniche di risposta del 112 che consente di effettuare una chiamata di emergenza con il contestuale invio della posizione esatta del chiamante. «Sarà sempre garantita una risposta – assicura Alberto Zoli, direttore generale dell’Areu (Agenzia regionale emergenza urgenza) della Lombardia e formatore degli operatori liguri, come riportato dall’agenzia Dire – perché il cittadino, se non riceve subito la risposta o cade la linea, viene richiamato». Tra gli altri servizi, la traduzione simultanea in teleconferenza per chi non parla italiano, un accesso per i sordomuti, la localizzazione della chiamata per intervenire tempestivamente. Nel 2016 in provincia di Genova sono giunte ai quattro Enti coinvolti 837.401 chiamate (151.467 ai Carabinieri, 371.622 alla Polizia di Stato, 150.000 ai Vigili del fuoco e 164.312 al centralino per l’Emergenza sanitaria). Nel 2017 il servizio sarà operativo anche in tutto il Lazio, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Piemonte, Valle d’Aosta per un totale di 27 milioni di italiani.