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  • San Valentino, dalla celebrazione pagana alla ricorrenza globale, tra storia, santi e prove d’amore

    San Valentino, dalla celebrazione pagana alla ricorrenza globale, tra storia, santi e prove d’amore

    Les Oreades di W.A. Bouguereau
    Les Oreades di W.A. Bouguereau

    Il 14 febbraio si celebra la ricorrenza più dolce di tutto l’anno, dalle origini antichissime. Il primo San Valentino fu istituito nel 496 d.C., da papa Gelasio I, per porre fine ai Lupercali: gli antichi riti pagani dedicati al dio della fertilità. Il 15 febbraio, in onore di Lupercus (il fauno cacciatore di ninfe, da cui la festa prende il nome), i giovani si riunivano ai piedi del Palatino, nella grotta in cui la lupa trovò e allattò i gemelli Romolo e Remo. I nomi delle donne e degli uomini presenti erano messi in un’urna e mescolati. Un bambino li estraeva a caso e formava così delle coppie che, per un intero anno, s’impegnavano a vivere insieme in intimità, per mettere alla prova la propria fertilità.

    Quando la religione cattolica si diffuse a Roma e nell’Impero, come sostituto cristiano del dio Luperco, fu scelto Valentino da Terni (176 d.C. -273 d.C.). Il vescovo, decapitato il 14 febbraio, a novantasette anni, per il suo rifiuto di convertirsi al paganesimo, divenne così il Santo protettore degli innamorati. Era un candidato ideale perché fu il primo religioso a celebrare un matrimonio misto, tra Serapia, una giovane cristiana, gravemente malata, e Sabino, un centurione romano. Anche l’abitudine di donare fiori all’amata in questa ricorrenza risale a San Valentino. Si narra, infatti, che il vescovo cristiano riconciliò due fidanzati che stavano litigando, offrendo loro una rosa. In seguito, per tutto l’Alto Medioevo, anche grazie all’amor cortese, si diffuse e consolidò la pratica, ancora in auge, di organizzare appuntamenti romantici e scambiarsi regali.

    San Valentino nel mondo

    Ma vi siete mai chiesti come si celebra San Valentino nelle varie parti del globo? Il nostro viaggio parte dalla città dell’amore e del romanticismo: Parigi. I francesi ricordano questa giornata, ricoprendo gli alberi di messaggi e proposte di matrimonio. Per i Rumeni, invece, il giorno dell’amore è il 24 febbraio, ed è chiamato Dragobete. Nella mitologia rumena, Dragobete è il figlio di Baba Dochia e rappresenta l’impazienza degli uomini per l’arrivo della primavera. È uso raccogliere fiori (in Ungheria bucaneve) e lavare il viso con la neve, come buon auspicio. I Gallesi anticipano la festa dell’amore al 25 gennaio, giorno di San Dwynwen. In base ad una consuetudine del 1500, i giovani si regalano a vicenda cucchiaini di legno decorati.

    Gli innamorati dei paesi anglosassoni preferiscono le “ Valentine”: bigliettini d’amore anonimi, a forma di cuore o di colomba, siglati From Your Valentine. Il nome deriva dal miracolo più famoso del Santo. Durante la prigionia ridiede la vista alla figlia del suo carceriere, Asterius, di cui secondo alcuni si era innamorato. Prima di morire le scrisse una lettera d’addio firmata “Il vostro Valentino”. Gli Stati Uniti hanno il primato nell’invio di valentine. I bigliettini sono realizzati in classe dai bambini, ed hanno tra le maestre le principali fortunate. I festeggiamenti coinvolgono tutta la famiglia, perché San Valentino non è solo riservato ai fidanzati ma a tutti quelli che si vogliono bene.

    In alcune parti del Mondo, infatti, il 14 febbraio è solo il giorno dell’amore ma anche dell’amicizia, ad esempio in quasi tutto il Sud dell’America (dia del amor y de la amistad), in Finlandia, ed Estonia.

    I Danesi sono i più poetici. I maschi inviano alle amate i gaekkebrev, poemi in rima e, se la destinataria riuscirà a capire il mittente, avrà come premio un uovo di Pasqua.

    Usi e costumi che non ti aspetti

    Addentrandoci nelle diverse tradizioni scopriamo anche usi molto particolari, come in Kenya, dove gli sposi bevono insieme dalla “coppa dell’amore” una zucca colma di vino di palma, ricevendo in cambio una focaccia di tiglio. Il vino è protagonista anche in Bulgaria, dove si celebra St Trison Zarezan, conosciuto anche come giorno dei vinicoltori. In Cina, invece, il festeggiamento s’ispira alla triste storia di due amanti, che a causa del diverso status sociale, potevano stare insieme soltanto in questo giorno. Una delle tradizioni più particolari è quella seguita nei paesi asiatici, dove l’uomo regala alla donna un abito. Se lei accetterà di indossarlo, significherà che ha intenzione di sposare il suo spasimante. I giapponesi sono la popolazione con le tradizioni più simili alle nostre. Il 14 febbraio le donne regalano cioccolatini fatti a mano agli innamorati. La particolarità è che possono essere donati anche ad amici, o colleghi di lavoro. I fortunati dovranno ricambiare il gesto un mese dopo, nel White Day, con cioccolato o regali di vario genere, ma, come suggerisce il nome, rigorosamente bianchi. In Corea del Sud esiste anche il Black Day: il nostro San Faustino! Chi non ha ricevuto nulla (a San Valentino e al White Day), si riunisce nel giorno nero, il 14 aprile, per mangiare noodles ai fagioli neri (Jajangmyeon).

    Questa ricorrenza così sentita in Italia, viene quindi in realtà celebrata in tutto il mondo, con diversi usi, che non prevedono solo cene e bigliettini romantici, ma anche dimostrazioni di lealtà, forza, abilità.

    In Brasile le persone che si amano festeggiano il 12 giugno, giorno che precede la celebrazione di sant’Antonio, patrono dei matrimoni. In questa ricorrenza i ragazzi si sfidano nella “prova del tronco”: una gara di corsa di sei chilometri con un tronco di barauna; il vincitore conquista il diritto di ballare con la propria bella.

    Nel mondo islamico il promesso sposo deve dimostrare il suo amore fornendo prova di resistenza al dolore. Alla donna sarà regalato, come prova di coraggio, un fazzoletto bagnato di sangue. Anche il gentil sesso è messo alla prova: in Cina, le ragazze devono esibire le proprie abilità domestiche; in Africa meridionale, invece, ispirandosi a un antico costume romano, le innamorate cuciono il nome dell’amato sulla maglietta, come simbolo del loro amore.

    Ci sono anche Paesi, come la Russia e altri stati dell’Ex Urss, dove questo festeggiamento è vietato, perché non presente nel calendario religioso.

    San Valentino oggi

    Terminiamo il nostro viaggio con alcuni suggerimenti per stupire la vostra amata. In rete potete trovare addirittura piattaforme online che offrono servizi di pulizia a domicilio, a prezzi scontatissimi. Ai più tradizionali e romantici si propone come sussurrare le magiche parole dell’amore nelle diverse lingue del mondo: “Ti amo”. In Arabo habibi; in Greco s’agapo; in Albanese te dua; in Filippino mahal kita; in Spagnolo te amo o te quiero; in Africano mena tanda wena; in Rumeno te iubesc; in Svizzero, i lieb di; in Tedesco, ich liebe dich.

    Il mio ultimo pensiero va ai single. Non disperate se il 14 febbraio non troverete l’amore. Come dice il noto proverbio “La primavera è vicina” pronta a riscaldare il vostro corpo, laddove il canto degli uccellini non è riuscito con il vostro cuore! Feliz dia dos namorados

    Emilia Fortunato
    Antropologa, esperta di Tradizioni Popolari.

  • San Martino, Comune di Genova verso acquisizione aree da Demanio in piazzale Benzi e presso il Forte San Martino

    San Martino, Comune di Genova verso acquisizione aree da Demanio in piazzale Benzi e presso il Forte San Martino

    Genova_forte_San_MartinoPrimo passaggio tecnico in commissione per procedere con l’acquisizione da parte del Comune di Genova di due aree ancora di proprietà del Demanio, e che potrebbero “sbloccare” due questioni focali per il quartiere: l’autosilos dell’ospedale e l’utilizzo dell’area verde che circondo il forte di San Martino.

    «E’ solamente un primo passaggio tecnico – spiega Alessandro Morgante, presidente del Municipio VIII Medio-levantee se sarà confermato dall’aula, aprirà una nuova fase anche operativa per due zone del quartiere fondamentali». Questo il commento sui lavori odierni della commissioni Bilancio e Territorio, che questa mattina si sono riunite congiuntamente per lavorare sull’acquisizione dall’agenzia del Demanio di una porzione di area sita in piazzale Benzi e dell’area esterna al forte San Martino. Un “passaggio” nel solco di quel Federalismo demaniale che sta portando il Comune a “riprendersi” importanti parti del proprio territorio.

    Piazzale Benzi

    Il cantiere davanti al San Martino, fermo da anni, come è noto è divenuto uno dei buchi neri della città, sospeso tra fallimenti, progetti sbagliati e trattative. Oggi un piccolo sasso è stato buttato in questo stagno: Comune di Genova, infatti, se la proposta di acquisizione sarà confermata in Sala Rossa, potrà prendere possesso di quel triangolo di piazzale, carrabile, tra il cantiere e l’ingresso temporaneo attualmente in utilizzo. In questo modo potrà riprendere vita la progettazione che mira a risolvere uno dei “rebus” più difficili della città, da molti considerato uno scandalo. «Una piccola operazione che potrà rimettere in moto la macchina – spiega Morgante – anche se sicuramente i tempi rimangono incerti».

    Forte di San Martino

    Più facile, forse, la questione legata alle aree verdi che circondano il forte ottocentesco di San Martino. Tutta la zona che lo circonda, infatti, era stata destinata al Corpo Forestale dello Stato, il cui assorbimento nell’Arma dei Carabinieri, però, ha fatto saltare il passaggio. Con l’acquisizione da parte del Comune di Genova, però, riprende vita il progetto già più volte “disegnato” di allestire un’area verde pubblica: «Una soluzione che sarebbe importantissima per il quartiere – osserva Alessandro Morgante – perché il forte si trova al centro di un’area fortemente urbanizzata, e un parco potrebbe dare un po’ di respiro agli abitanti». Negli anni molte sono state le proposte per questa zona; tra le altre quelle di predisporre degli orti urbani: «Un’idea assolutamente interessante – conclude il presidente del Municipio – e che terremo in considerazione. Oggi è stato fatto solo un primo passaggio tecnico, il percorso è ancora lungo e andrà condiviso con i cittadini».

    I lavori della Commissione si sono conclusi con il rimando della discussione in sede di Consiglio comunale, dove si deciderà se far partire questo “macchina”, che, lentamente, potrà restituire due aree fondamentali ai cittadini di San Martino, e non solo.

    Nicola Giordanella

  • Cronaca di un pomeriggio “nero”

    Cronaca di un pomeriggio “nero”

    IMG_8617Sono quasi le 18 quando esco a rivedere le stelle. Sono frastornato, parlo con i colleghi, si scherza e fa freddo: la giornata “più calda” dell’anno è scivolata via senza intoppi e drammi. Nella testa, però, si fa strada un disagio, un dubbio, un’incertezza: quello che ho appena visto è derubricabile come una commedia triste oppure deve essere considerata una deriva della realtà da non sottovalutare? Ho bisogno di staccare e far decantare il cervello. 
Prima di scrivere, quindi, mi sono preso qualche ora per riflettere: riflettere e mettere in ordine le idee e le priorità. Questo perché ho dovuto affrontare una “criticità” che non avevo considerato, quando, nel raggiungere Sturla, ho preso la decisione di seguire l’altra piazza, quella “nera”.

    Come gestire la restituzione di questa esperienza? Negargli spazio e tempo, o provare a raccontare una realtà con il rischio inevitabile di accrescerne la visibilità? Dovere di cronaca, curiosità e necessità di capire sono le suggestioni che abbozza la mia coscienza, mentre mi accodo all’ingresso della sede di Forza Nuova, in attesa che facciano entrare i giornalisti per assistere al convegno internazionale “Per l’Europa delle Patrie”. Nelle ore precedenti, con un occhio a piazza Sturla, dove si stava svolgendo la contromanifestazione, e uno in via Orlando, sede locale di Forza Nuova e del convegno, ho osservato la spicciolata di persone che ha raggiunto il posto, in attesa dei leader; una cinquantina, mal contati, tra genovesi, qualche torinese e una manciata di francesi e rumeni. Il servizio d’ordine è composto da una decina di ragazzi, giovani ed emozionati, un po’ a disagio nell’interfacciarsi con giornalisti e telecamere. Altri, evidentemente più navigati, sembrano essere in confidenza con lo schieramento di forze dell’ordine che osserva la scena. Quando arriva Roberto Fiore, scatta il parapiglia: l’assalto di giornalisti e fotografi è contenuto da un cordone di militanti; nella confusione, un paio di carabinieri danno una mano, subito richiamati dai superiori: «Levatevi da lì, c’è la loro sicurezza». Con Fiore arrivano anche Nick Griffin, ex presidente del Partito Nazionale Britannico, e Udo Voigt, segretario del Partito Nazional Democratico di Germania, attualmente europarlamentare. Entrano nella sede e, poco dopo, anche i giornalisti.

    Una volta nel portone, scendiamo di un piano, per entrare in un appartamento, il cui ingresso è stracolmo di persone. Siamo una quindicina tra giornalisti, fotografi e cameraman, mentre una trentina sono i militanti che riescono a prendere posto; per tutti gli altri è stato attrezzato il giardino, con casse acustiche e ristoro. Una parete ospita, in caratteri cubitali, una frase di Mussolini pronunciata nel 1938 a De Ferrari, in cui sprona Genova a “compiere un poderoso balzo verso il suo più grande futuro“. Un discorso che i genovesi avrebbero preso alla lettera, il 25 aprile 1945.

    Il convegno

    roberto-fioreLe prime parole sono di ringraziamento per la sezione genovese di Forza Nuova, che, come ricorderà anche Fiore, sta prendendo spazio in una «piazza critica» come quella del capoluogo ligure, e si sta distinguendo per il lavoro di propaganda nelle scuole e di assistenza a quegli italiani colpiti dalla crisi economica e dalla disoccupazione. Il primo a prendere la parola è Yvan Benedetti, militante storico della ultra-destra d’oltralpe, che attacca le istituzioni e i partiti francesi per la gestione migranti e ricorda la crisi demografica della nazione francese. Un tema questo che sarà focale in tutti gli interventi che seguiranno. Dopo di lui è il turno della delegazione rumena, che tratteggia il clima di sfiducia e rabbia che assedia i palazzi del potere di Bucarest, ricordando come i «compagni, ehm scusate, i camerati nazionalisti locali» stiano facendo «un gran lavoro» per cogliere e alimentare questo vento di cambiamento.

    Segue Nick Griffin, ultranazionalista inglese, che tra le altre cose ha fondato l’azienda Easy London (un portale che aiuta i giovani “europei” a trasferirsi a Londra, trovandogli casa e lavoro, e i cui ricavi vengono utilizzati per finanziare anche iniziative politiche), e che incentra il suo intervento sulla lotta demografica: secondo il britannico, infatti, ogni nazionalista ha il dovere politico di mettere al mondo più figli possibile, per evitare il «genocidio delle nostre nazioni». Ed è proprio su questo terreno che «bisogna distinguersi dai quei movimenti di destra che scendono a compromessi su tematiche come l’aborto». Entra nello specifico parlando di Trump, il cui operato potrebbe essere inficiato da esponenti dell’Alt-Right (che sta per Alternative Right, un movimento fondato sul nazionalismo bianco, considerato dalle destre ultra-conservatrici troppo riformista) mentre «noi siamo l’Eternal Right, ovvero la Giustizia eterna» conclude Griffin tra l’entusiasmo dei militanti.

    Ecco poi l’intervento di Udo Voigt che, tra gli applausi, ricorda come nelle settimane scorse la Corte costituzionale tedesca abbia respinto la messa al bando del suo partito, il NPD: «Se difendere la nazione germanica, le sue tradizioni e i suoi valori vuol dire essere nazisti, allora sì, siamo nazisti». Segue un attacco al capitalismo globale e ai burocrati che hanno tradito l’idea di un’Europa fondata sulle identità e le tradizioni delle nazioni.

    Nel frattempo la calca nella stanza è aumentata: sono fatte portar via le sedie, per permettere a più persone di assistere, «tranne quelle per le nostre donne», come suggerito al microfono. Ed è proprio dalle donne che incomincia l’atteso discorso di Roberto Fiore: «Noi italiani lo sappiamo bene, le nostre donne sono il fulcro nella nostra nazione, e per questo dobbiamo difenderle – spiega – come dobbiamo difendere l’importanza dell’unione tra un uomo e una donna». Il leader-fondatore di Forza Nuova porta Putin e Trump come esempi da seguire per il loro impegno nazionalistico. In particolare, viene ricordata la lotta contro l’aborto messa in atto dal presidente russo, paradossalmente già anticipata da Stalin, ma interrotta da Chruscev: «Dal 1953 in Russia sono stati praticati circa 230 milioni di aborti, un vero genocidio per la grande nazione russa». Dopo la digressione storica, Fiore arriva al presente, interpretando alcuni segni congiunturali come un’inequivocabile evidenza del «vento che sta cambiando»: dalla crisi economica alla crisi migratoria, contesti in cui i nazionalisti «porteranno avanti la loro rivoluzione» i cui semi sono già in circolazione, anche se spesso in maniera inconsapevole e non riconosciuta. Porta un esempio: l’icona di Anonymous, la maschera ispirata a Guy Fawkes, che, secondo Fiore, è una figura-simbolo del nazionalismo britannico che agì in difesa dei valori della patria, e che negli ultimi anni è presenza fissa nelle grandi manifestazioni di piazza anti-sistema.

    Disagio

    Un dettaglio, questo, che attira la mia attenzione, innescando una serie di considerazioni che porteranno al disagio di cui sopra. Quali sono, quanti sono e quanto sono diffuse idee e simboli, magari sdoganati inconsapevolmente, che rappresentano i prodomi di ideologie come il fascismo? Quanto terreno è stato perso nell’ambito della cultura dei diritti dell’uomo e dei popoli? Quanto sono diventati quotidiani e massificati i germogli del razzismo, della xenofobia, dell’odio, del sessismo e dell’iniquità sociale? Banale è dire che nei periodi di crisi, i populismi germinino, ma preoccupante è non avere un riferimento vero e solido che li sappia arginare. Forza Nuova è solo un esempio, con il suo processo di “ripulitura” in corso da anni: durante il convegno non si è visto un saluto romano e nessun diretto revisionismo e “nostalgicismo”. Ma quanto di quello sentito in questa conferenza lo si può sentire, anche in parte, in contesti ben più mainstream? «Quelli qua fuori (riferendosi alla contro-manifestazione, ndr) dicono che le nostre idee sono da temere – conclude Fiore – ma non sanno che sono questi combattenti (riferendosi ai militanti, ndr) che sono da temere». Una frase che funziona meglio capovolta, senza dubbio.

     

    Esco, il contro-corteo si è sciolto da un po’ e la polizia sta smantellando la “zona rossa”, riportando Genova alla sua normalità. I dubbi e il disagio, dopo qualche ora si placheranno: anche raccontare e documentare il nero può avere un significato, perché l’indifferenza è il primo passo della resa, e il terreno dei diritti, della giustizia e dell’equità sociale deve continuare ad essere presidiato, per riconoscere e disinnescare mistificazioni pericolose. Ed è per questo che l’antifascismo rimane un valore imprescindibile, oggi come ieri.

    Nicola Giordanella

  • Convegno nazionalisti, quasi duemila persone al corteo di Anpi e Fiom: «Genova ha respinto questa provocazione»

    Convegno nazionalisti, quasi duemila persone al corteo di Anpi e Fiom: «Genova ha respinto questa provocazione»

    convegno-manifestazione-04In un quartiere, quello di Sturla, totalmente blindato si è svolto oggi il convegno dei Nazionalisti Europei dal titolo “For a Europe of Fatherlands”, ospitato nella sede genovese di Forza Nuova. Fuori la contro-manifestazione organizzata da Anpi e Fiom, che ha richiamato in piazza quasi 2000 persone, che hanno dato via ad un corteo, che, partito da piazza Ragazzi del ’99, ha raggiunto piazza Sturla, presidiandola per diverse ore.

    La notizia: Convegno internazionale dei nazionalisti europei a Genova

    I timori di scontri e disordini ha fatto propendere Questura e Prefettura per un massiccio schieramento di forze dell’ordine, oltre 300 agenti, che hanno dato vita ad una sorta di “zona rossa” tutto intorno a via Orlando, luogo del convegno.

    In piazza il vicesindaco, Stefano Bernini, con la fascia tricolore, e il primo cittadino di Sestri levante, Valentina Ghio. Tante le bandiere “presenti” al corteo, dall’Anpi alla Fiom alla Culmv, da Rifondazione Comunista al Pd, presente anche con il segretario provinciale Alessandro Terrile. «Credo che Genova antifascista abbia risposto positivamente – ha dichiarato il segretario provinciale della Fiom, Bruno Manganaro durante il presidio, come riportato dall’agenzia Dire – intanto fascisti e nazisti si devono riunire in un sottoscala e questa e’ una prima risposta: Genova ha respinto questa provocazione, negando gli spazi. Questo è già un grande risultato». Massimo Bisca, presidente provinciale dell’Anpi, ha voluto sottolineare lo «sdegno rispetto alle presenze oggi, persone condannate nei loro paesi per avere esaltato le SS, partecipato a pestaggi, aver negato l’Olocausto, essere stati xenofobi, razzisti. Idee che sono l’esatto contrario di valori per cui tanti uomini e donne genovesi hanno combattuto e dato la vita»

    Mentre alla spicciolata arrivavano in via Orlando i relatori del convegno e i militanti di Forza Nuova (circa una cinquantina), qualche momento di tensione alla contro-manifestazione: alcuni antagonisti, infatti, hanno provato a forzare il blocco della polizia approfittando del passaggio di un’ambulanza, fermati però da una breve carica di alleggerimento delle forze dell’ordine. Non si sono registrati feriti. Poco dopo si è accesso un diverbio tra alcuni manifestanti all’interno del presidio: pochi attimi di contrapposizione tra diverse idee sul come proseguire la giornata, subito “gestiti” dal servizio d’ordine della Fiom, che ha riportato la calma.

    Come annunciato, nel pomeriggio è arrivato anche il sindaco Marco Doria, che ha raggiunto la manifestazione in piazza Sturla: «La provocazione contro Genova tentata da qualche decina di neofascisti ha incontrato una risposta decisa – ha dichiarato ai giornalisti, come riportato dall’agenzia Dire – non sono state concesse piazze né spazi pubblici e privati di una città che ha saputo isolare chi istiga all’odio razziale e propaganda ideologie incompatibili con la nostra Costituzione e i suoi valori»

    Verso le 17 la manifestazione si scioglie, mentre il Convegno volge alla sua conclusione. La polizia ha mantenuto il presidio fino a sera, per sicurezza, smobilitando la “zona rossa” solo verso l’ora di cena. Non si sono registrati disordini e criticità, e dopo una giornata densa di tensione e timori Genova può tornare alla sua normalità, non meno difficile.

  • Voltri, inaugurata (finalmente) la “nuova” biblioteca Rosanna Benzi

    Voltri, inaugurata (finalmente) la “nuova” biblioteca Rosanna Benzi

    biblioteca-rosanna-benzi-voltri-01Inaugurata oggi la “nuova” biblioteca Rosanna Benzi di Voltri, che riapre i battenti, con un orario potenziato, dopo più di 3 anni di chiusura a causa di lavori per la messa in sicurezza della struttura. Il servizio sarà a disposizione del pubblico il lunedì e il venerdì dalle 14 alle 19 e martedì, mercoledì e giovedì dalle 9 alle 19, e comprenderà tra le novità un servizio di autoprestito.

    Approfondimento: I ritardi per la messa in sicurezza

    L’attesa della cittadinanza è testimoniata dalla presenza di circa 100 persone all’inaugurazione di questa mattina, a cui hanno partecipato il sindaco Marco Doria, gli assessori Crivello, Boero e Dagnino, oltre al presidente del Municipio 7 Ponente Mauro Avvenente. «Domani dei figuri celebreranno un’epoca in cui i libri venivano bruciati – ha riflettuto il primo cittadino in riferimento al raduno di neofascisti previsto a Sturla – noi vogliamo invece che i libri vengano letti». In tutti gli interventi ritorna il riferimento all’impegno istituzionale degli ultimi anni, che si è tradotto in un investimento di circa 800 mila euro per la ristrutturazione complessiva della biblioteca e dell’adiacente teatro Cargo. I ringraziamenti si sono poi rivolti ai dipendenti comunali che hanno lavorato e lavoreranno alla modernizzazione del servizio, ai privati cittadini che (in tanti) hanno regalato dei volumi e ai 3 dipendenti Ilva che, nell’ambito dei lavori socialmente utili previsti per i lavoratori in cassa integrazione, hanno contribuito alla riapertura dell’impianto.

    Luca Lottero

  • Centro Storico: la storia di un rilancio ancora sospeso tra riqualificazioni, movida e mercato immobiliare

    Centro Storico: la storia di un rilancio ancora sospeso tra riqualificazioni, movida e mercato immobiliare

    centro-storico-vicoli-piazza-delle-erbe-d2Il Centro Storico, croce e delizia della Genova post industriale, è spesso al centro dell’attenzione mediatica. Movida, movida fracassona e ordinanze, turismo, patrimonio artistico da proteggere e valorizzare, micro criminalità, degrado e rilancio. Questi sono alcuni dei temi che ruotano intorno a quello che viene definito (non proprio a ragione) il Centro Storico più grande d’Europa.

    Nel corso dei decenni il centro storico genovese ha attraversato fasi alterne, dalla sua centralità negli anni antecedenti alla prima Guerra Mondiale, alla sua progressiva periferizzazione cominciata negli anni 30 con il Piano Regolatore delle Zone Centrali della Città (1932) che ha visto la demolizione dell’antico quartiere di Ponticello in favore della costruzione dell’odierna Piazza Dante. E successivamente – tra la seconda metà degli anni sessanta e i primi anni 70 – la demolizione di un altri quartieri storici del centro genovese, come quello che prendeva il nome dalla sua strada principale: via Madre di Dio, oggi occupato dai Giardini Baltimora, e la zona di Piccapietra.

    Già nella seconda fase di rimodernamento la zona scivola in una spirale di degrado destinata a durare a lungo. L’assenza prolungata di opere di manutenzione edilizia e riqualificazione urbana contribuirono a rendere il Centro Storico un quartiere caratterizzato da una forte marginalità sociale. Con il passare degli anni questa condizione si andò cristallizzando dando vita a un’immagine negativa dell’area storica di Genova, che ha raggiunto il suo picco tra gli anni settanta e ottanta, quando al degrado sociale e igienico sanitario si sono aggiunsero ulteriori problematiche legate all’immigrazione extraeuropea, allo spaccio/consumo di droghe pesanti, e allo sfruttamento della prostituzione.

    Proprio In questa fase oscura della storia genovese i prezzi del mercato immobiliare subirono un crollo, e complice le cattive condizioni igienico-sanitarie del patrimonio edilizio, il centro storico perse definitivamente il suo ruolo di quartiere residenziale misto entrando effettivamente nel tunnel di un degrado che appariva irreversibile.

    Il rilancio e la stratificazione sociale degli edifici

    I primi segnali di ripresa si registrano a inizio anni 90, grazie ad alcune scelte politiche mirate: l’ubicazione nel centro storico della Facoltà di Architettura, e l’idea di organizzare le Colombiaidi nell’area oggi conosciuta come Porto Antico, all’epoca una zona dismessa del Porto di Genova. A queste due grandi operazioni, le amministrazioni comunali degli anni 90 affiancarono altre iniziative di prestigio recuperando e trasformando in contenitori culturali di rilievo il Teatro Carlo Felice, Palazzo Ducale, il complesso museale di Sant’Agostino e la Commenda di Pre.

    È in questo clima di rilancio e novità, che le aree limitrofe al nuovo Porto Antico attirano l’attenzione e soprattutto gli investimenti del settore immobiliare che da il via a vere e proprie opere di riqualificazione urbana. Comincia così un processo di ripopolamento da parte di giovani coppie, di intellettuali e in modo molto timido di studenti. Questi nuovi soggetti si vanno ad affiancare e a integrare alle frange sociali emarginate e ghettizzate del centro storico, riportando vitalità e dinamicità nel quartiere.

    Questo fenomeno di ripopolamento, complice un costo ancora basso degli appartamenti del centro storico, ha determinato un fenomeno particolare che in diverse zone del quartiere sussiste ancora oggi: la stratificazione sociale in verticale degli edifici.

    Gli edifici dell’area storica di Genova si sviluppano per ovvie ragioni in altezza e arrivano ad essere alti anche fino a dieci piani. Le condizioni igienico-edilizie cambiano notevolmente dai piani bassi, che si presentano bui e poco areati, ai piani alti, spesso dotati di vista sul mare e sul centro storico e di terrazzi caratteristici. Questo ha determinato negli anni una sensibile differenziazione sociale per strati che vede ai piani bassi degli edifici una popolazione economicamente più debole e in certi casi marginalizzata (prostitute, extracomunitari); ai piani intermedi i residenti storici che hanno resistito ai cambiamenti demografici nel corso dei decenni, gli studenti, le giovani coppie, mentre gli ultimi piani ospitano professionisti, o intellettuali che spesso hanno restaurano gli appartamenti con notevoli investimenti economici.

    Movida e crescita dei valori immobiliari

    Grazie a questo processo di ripopolamento, il centro storico comincia a mutare sia a livello demografico che economico, e a metà anni 90 si sviluppano le attività economiche e commerciali che conosciamo oggi, compresi i locali di intrattenimento che diventano in un breve periodo la meta prediletta delle giovani generazioni, che in maniera inconsapevole danno vita a quella che oggi è conosciuta come la Movida. Il grande afflusso di giovani all’interno del centro storico, soprattutto nelle aree di Piazza delle Erbe, piazza Banchi, piazza Lavagna va a risanare ulteriormente molte aree ancora in mano al degrado e alla microcriminalità, dando vita a un circolo virtuoso che ha cambiato i connotati di un quartiere allora sospeso tra stagnazione e rilancio, compreso il prezzo delle abitazioni che oggi ha una quotazione media di 2.390 euro a metro quadro.

    Movida oggi, è giusto demonizzarla?

    Ad oggi la riqualificazione del centro storico cittadino non risulta completa, proprio per via della sua storia e della sua normale connotazione multiculturale e multi sociale, che rende questo quartiere una città nella città con zone centrali e zone periferiche. L’iter intrapreso negli ultimi decenni sembra quello da seguire per evitare che il circolo virtuoso capace di risollevare le sorti del centro storico negli ultimi vent’anni si fermi. Le opere portate aventi dalle istituzioni genovesi, che hanno portato negli anni 90 alla riqualificazione di spazi oggi ben consolidati nel panorama socio culturale genovese sono andate di pari passo con un ripopolamento del centro storico da parte delle giovani generazioni, che hanno reso il quartiere più vivo, e meno incline ad essere ostaggio della microcriminalità. La cosiddetta “movida fracassona” è stata quindi negli anni un tassello nel piccolo grande mosaico di azioni che hanno portato il centro storico fuori da una stagnazione dalla quale sembrava non uscirne più. Siamo sicuri che un suo ridimensionamento porti sul lungo periodo dei benefici al tessuto economico sociale della città vecchia?

    Andrea Carozzi

  • Convegno nazionalisti, confermata sede Forza Nuova in via Orlando come location. Contromanifestazione in piazza Ragazzi del 99

    Convegno nazionalisti, confermata sede Forza Nuova in via Orlando come location. Contromanifestazione in piazza Ragazzi del 99

    anpiArrivata pochi minuti fa la conferma del luogo dove si terrà la conferenza internazionale dei nazionalisti europei: è la sede di Forza Nuova di via Orlando, a Sturla, inaugurata l’anno scorso. La conferma ufficiale arriva direttamente dalla pagina Facebook di Forza Nuova Genova, attraverso un post che attacca duramente soprattutto il centro-destra ligure.

     

    La notizia: Convegno internazionale dei nazionalisti europei a Genova

    L’evento dovrebbe incominciare alle 15,30, un’ora e mezza in anticipo rispetto a quanto annunciato inizialmente. «È indecente il comportamento di un centro destra – scrivono su Facebook – in particolare quello regionale, liberale solo a parole, che ha paura di se stesso. Quando ci leccano il culo per avere i nostri voti alle elezioni non siamo “nazifascisti” e pericolosi per la democrazia. Quando invece vogliamo solo fare un convegno, lo diventiamo. Ce ne ricorderemo». 

    La contro-manifestazione, in fase di organizzazione da parte di Anpi, sindacati e movimenti, dovrebbe concentrarsi in piazza Ragazzi del 99, per poi scendere in zona Caprera; esattamente come un anno e mezzo fa, quando diverse centinaia di persone scesero in strada per manifestare proprio contro l’apertura delle sede genovese di Forza Nuova; e come in quell’occasione, lo schieramento delle forze dell’ordine sarà massiccio.

  • Fiera di Sant’Agata, Comune conferma: si replica domenica 19 febbraio

    Fiera di Sant’Agata, Comune conferma: si replica domenica 19 febbraio

    fiera-sant-agataConsiderate le avverse condizioni meteo che domenica 5 febbraio hanno condizionato lo svolgimento della Fiera di Sant’Agata, l’Amministrazione comunale ha accolto la richiesta delle associazioni di categoria dei commercianti ambulanti e in sede fissa e del presidente del Municipio di ripetere la manifestazione commerciale. È stato quindi concordato di ripetere la manifestazione nella data di domenica 19 febbraio. 

    L’anticipazione: Fiera di Sant’Agata, Comune al lavoro per la replica

    «La scelta del 19 febbraio – spiega l’assessore allo Sviluppo economico, Emanuele Piazza  è dovuta alla volontà di mantenere la maggior prossimità temporale possibile con l’evento originario. Come è evidente si tratta di uno sforzo organizzativo notevole per tutte le componenti cittadine che l’Amministrazione ha voluto però affrontare anche in considerazione delle notevoli difficoltà in cui il settore commerciale si trova ad operare».

    Nella stessa ottica, è stato stabilito, nel rispetto del vigente regolamento Cosap, di applicare una riduzione del 50% al canone, introito che verrà destinato a coprire i costi vivi della manifestazione.

  • Amiu-Iren, giunta Doria passa al contrattacco: «Se non si torna indietro, ce ne andremo»

    Amiu-Iren, giunta Doria passa al contrattacco: «Se non si torna indietro, ce ne andremo»

    amiu-lotta“Se non si creeranno da subito le condizioni per la ripresa di un dialogo a favore delle prospettive industriali di Amiu non sarà certo questa amministrazione a imporre il costo sociale derivante dal voto di martedì scorso. Torna lo spettro delle dimissioni di tutta la giunta Doria, in seguito alla bocciatura della delibera di aggregazione Amiu-Iren da parte del Consiglio comunale di Genova. Sindaco e assessori, con l’appoggio del Partito democratico, passano al contrattacco dopo che il Consiglio di amministrazione della partecipata del Comune di Genova per la gestione del ciclo dei rifiuti ha messo nero su bianco lo scenario che si è configurato con la bocciatura della delibera di martedì scorso. La giunta Doria non vuole essere ricordata per quella che ha aumentato la “bolletta sulla spazzatura” del 20% e, dunque, se le consultazioni dei prossimi giorni non daranno sufficienti rassicurazioni per riportare in Sala Rossa un documento che rimedi a quanto votato nell’ultima seduta di Consiglio comunale, la crisi di governo della città porterebbe alle inevitabili dimissioni e al probabile commissariamento in vista delle elezioni della prossima primavera.

    Editoriale: Amiu, Doria e il futuro di Genova. Quelle dimissioni inevitabili che non risolvono nulla

    “Essendo venuta meno la prospettiva di un’aggregazione industriale con apporto di capitali e impianti – si legge in nota dell’amministrazione, ripresa dall’Agenzia “Dire” – Amiu, per salvarsi, sarà costretta a tagliare drasticamente i costi di personale e del servizio e a chiedere al Comune la totale corresponsione dei costi sostenuti per lo smaltimento dei rifiuti nel 2016, ciò che significherebbe un aumento della Tari di oltre il 20%”. Eppure, sostiene Palazzo Tursi, le condizioni erano note e ampiamente illustrate da tempo, con la precisa volontà dell’amministrazione di non scaricare il peso sui lavoratori e sui genovesi la delibera per l’aggregazione con Iren era stata approntata con grande attenzione ad ogni aspetto, discussa e migliorata nel confronto sindacale e nel Consiglio comunale: una prospettiva di sviluppo, non di ripiego, che avrebbe ridato forza alla nostra azienda”. Arriva anche il momento della resa dei conti politica: “La miopia di alcuni e il cinico calcolo politico elettorale di altri che pur sapevano quali sarebbero state le conseguenze – si legge ancora – hanno impedito che si intraprendesse questa strada nell’interesse della città”.

    Le decisioni del cda di Amiu

    L’assist al Comune era stato fornito pochi minuti prima dall’esito di un lungo Consiglio di amministrazione di Amiu, durato oltre due ore, al termine del quale l’azienda ha messo nero su bianco gli scenari dell’immediato futuro. “Il Consiglio di amministrazione di Amiu prende atto con rammarico che la bocciatura della delibera sull’integrazione Amiu-Iren Ambiente da parte del Consiglio comunale pregiudica la possibilità di richiedere la proroga del contratto di servizio in essere con il Comune di Genova e la disponibilità degli investimenti necessari a incrementare la raccolta differenziata e la realizzazione dei nuovi impianti da parte di Amiu”. E lo scenario delineato dall’azienda assume i contorni di un potenziale disastro per gli stessi cittadini. L’esito del cda, infatti, è un mandato al presidente Marco Castagna a inviare al Comune il progetto di Piano finanziario per la Tari 2017 che, al fine di mantenere l’equilibrio finanziario aziendale, “prevederà (secondo quanto già definito in sede di approvazione del bilancio 2015) la totale corresponsione a favore di Amiu dei costi sostenuti dall’azienda per lo smaltimento dei rifiuti nel 2016 – compresivi, dunque, dei 28 milioni di euro di extracosti per il conferimento dei rifiuti fuori Regione, ndr – con un significativo impatto sulla tariffa”. Che, detto con le parole del Comune, significa che, così stanti le cose, la “bolletta della spazzatura” per i genovesi aumenterebbe del 20%. E lo avrebbe fatto anche di più se Amiu non avesse prodotto una serie di ottimizzazioni interne.

    Nel contempo, viene dato mandato a Castagna di richiedere formalmente al Comune di Genova la conferma dell’anticipazione di cassa anche per il 2017 della somma di 25 milioni di euro già concessa lo scorso anno per sostenere finanziariamente l’azienda in relazione ai costi per lo smaltimento dei rifiuti sostenuti nel 2015 e solo parzialmente recuperati in tariffa. Per non rischiare di portare i libri in tribunale, il consiglio di amministrazione di Amiu chiede anche la predisposizione di una revisione del budget 2017 “rafforzando la spending review già in corso, salvaguardando la gestione ordinaria del Contratto di servizio, la realizzazione delle opere di messa in sicurezza e chiusura” di Scarpino 1 e 2 e la realizzazione della prima parte di Scarpino 3. Come anticipato, le altre immediate conseguenze negative sono: sospendere ogni atto relativo ad assunzioni di personale a tempo indeterminato; procedere con il piano di raccolta differenziata del Conai solo per attività che non comportano maggiori costi; sospendere le trattative sulle premialità aziendali e gli straordinari. Lo scenario napoletano è lontano, ma anche il servizio di raccolta di rifiuti rischia di pagare le conseguenze della decisione del Consiglio comunale.

  • Amiu, entro marzo privatizzazione torna in aula. Evento in città per convincere consiglieri a cambiare opinione

    Amiu, entro marzo privatizzazione torna in aula. Evento in città per convincere consiglieri a cambiare opinione

    amiu-manifestazione-tursiLa delibera per l’aggregazione di Amiu in Iren potrebbe tornare in aula già entro il prossimo mese: a dirlo Alessandro Terrile, segretario provinciale del Pd, che spiega i lavori dei prossimi giorni per ricomporre la maggioranza in Consiglio Comunale. Ma non solo: partirà campagna di informazione e mobilitazione in città per spiegare le conseguenze della bocciatura della delibera attraverso un non meglio specificato evento pubblico da organizzare per la prossima settimana. Una nuova delibera, quindi, da collegare a doppia mandata con il bilancio previsionale dell’ente. E’ questo il percorso individuato dalla giunta Doria e condiviso oggi in una segretaria del Partito democratico allargata ai consiglieri regionali, comunali, assessori e presidenti di Municipio, a cui hanno preso parte anche due “senatori” dei dem genovesi, Claudio Burlando e Mario Margini. «Sono soddisfatto – commenta al termine del vertice il segretario provinciale, Alessandro Terrile, come riporta l’agenzia Dire – la strada è quella di trovare una soluzione che leghi il futuro di Amiu a quello del bilancio del Comune».
    Niente project financing, dunque, ma una nuova delibera che, grazie ai numeri del bilancio, sappia “passare” l’ineluttabilità dell’ingresso di Iren in Amiu e non chieda più il benestare a trattare con la multiutility ma solo l’ok a ratificare l’accordo. «E dobbiamo smetterla di parlare di privatizzazione – alza i toni Terrile – perché Iren è un soggetto partecipato dal pubblico e gli eventuali utili vengono distribuiti in percentuale anche al Comune di Genova».
    Tutto ciò sarà spiegato alla città la prossima settimana. L’obiettivo è far capire ai consiglieri comunali, ai genovesi, ai rappresentanti delle categorie e ai lavoratori che «non c’è alternativa a Iren. O meglio – precisa Terrile – le alternative ci sono ma non sono sostenibili: aumento della tassa dei rifiuti del 20%, far saltare il contratto integrativo a tutti i lavoratori, non assumere i 31 precari; oppure, far coprire i 28 milioni di extracosti di Amiu del 2016 interamente al Comune, tagliando parallelamente altri servizi come il sociale». Intanto, alla giunta e al sindaco, in particolare, spetterà l’arduo compito di serrare nuovamente le fila e invocare una sorta di patto di responsabilità per non abbandonare la città a se stessa.
    L’ex senatore di centrodestra, Enrico Musso, che sulla delibera si era astenuto, si sarebbe già detto disponibile. Ora si dovrà trasformare qualche voto negativo in astensione (i fittiani Franco De Benedictis e Salvatore Mazzei, ad esempio) e qualche astensione in voto positivo (Gianpaolo Malatesta di Possibile e Lucio Padovani di Lista Doria). Più complicato convincere i tre consiglieri di Percorso comune a passare dal tasto bianco a quello verde e far cambiare idea a Marianna Pederzolli e Clizia Nicolella, rappresentanti di Lista Doria che avevano votato contro la delibera. Con questo scenario, sembra dunque allontanarsi lo spettro delle dimissioni di Doria. Quasi definitivamente dato che, se il percorso individuato dovesse giungere al traguardo, lo farebbe praticamente in concomitanza con la fine del mandato del sindaco arancione. Tempi non immediati ma comunque stretti perché, salvo proroghe concesse da Roma, il bilancio va approvato entro il 31 marzo anche se Terrile si augura che il percorso si possa definire ben prima per potersi finalmente concentrare sulle prossime amministrative

     

  • Sviluppo economico, Comune al lavoro su due nuovi bandi per sostengo imprese commerciali esistenti in centro storico e a Pra’

    Sviluppo economico, Comune al lavoro su due nuovi bandi per sostengo imprese commerciali esistenti in centro storico e a Pra’

    commercioIn arrivo due nuovi bandi per il sostegno alle imprese. Questa la notizia arrivata oggi dalla riunione di Giunta, durante la quale sono state approvate le linee di indirizzo per favorire azioni in aiuto a tutte quelle attività che vogliono investire per tenere vivo il territorio in cui sono ubicate. «Una scelta che rappresenta di per sé un elemento di presidio territoriale – spiega l’assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Genova Emanuele Piazza, promotore dell’iniziativa – favorendo quell’animazione e vivacità che contribuiscono a rendere i quartieri più sicuri e vissuti».

    Approfondimento: i “Patti d’Area”

    A queste linee seguirà la pubblicazione di due bandi pubblici, ognuno di 350 mila euro, per l’erogazione di agevolazioni finanziarie. I bandi saranno attivi per un anno dalla data di pubblicazione e le domande verranno valutate a cadenza mensile seguendo l’ordine di presentazione, fino all’esaurimento delle risorse: le aree della città coinvolte sono Giustiniani/San Bernardo, in centro storico, e nella zona di Pra’. Questa iniziativa si aggiunge a bandi analoghi già attivati nel quartiere della Maddalena e nell’area Centro Storico centrale, agevolazioni nell’ambito del Patto d’Area di Prè e a Sampierdarena.

    «Un’azionesottolinea Emanuele Piazzaper aiutare le piccole imprese nel consolidamento e nello sviluppo di progetti imprenditoriali. Il rafforzamento e il supporto al dinamismo commerciale rappresenta di per sé un elemento di presidio territoriale, favorendo quell’animazione e vivacità che contribuiscono a rendere i quartieri più sicuri e vissuti. I bandi già attivi hanno permesso di avviare circa 30 interventi. In alcuni casi si tratta di proposte che rispondono in modo creativo ad esigenze sentite dal territorio. È in corso di valutazione, per esempio, l’acquisizione all’interno del Patto d’Area di Prè di un locale di via Gramsci in cui verrà aperto un Family Hostel, un ostello cioè prevalentemente dedicato a gruppi familiari. Si tratta di un segmento di mercato, molto sviluppato soprattutto nel nord Europa e inserito all’interno di circuiti ad hoc, che ci auguriamo possa avere una buona risposta in una città che sta crescendo dal punto di vista turistico. E poi – conclude Piazza – mi piace ricordare anche uno dei primi progetti approvati: l’apertura in piazza Trogoli di Santa Brigida di un punto di ristorazione tradizionale con la vendita di prodotti tipici genovesi, dal baccalà fritto, alla focaccia, dalla farinata alle torte di verdure».

    Sono ammesse alle agevolazioni le spese relative all’acquisto di beni, materiali e immateriali, direttamente collegati al ciclo produttivo aziendale come opere murarie o lavori simili, studi di fattibilità economico-finanziari, realizzazione di sistemi di qualità, acquisto di software e relative licenze d’uso, acquisto ed installazione di macchinari e attrezzature compresi gli arredi, interventi migliorativi dell’estetica esterna. Tra i criteri di valutazione ci sarà anche la coerenza del progetto con la vocazione delle aree. Questi bandi, però, escludono alcune tipologie di attività come sexy shop, distributori automatici, internet point, lavanderie a gettone, money transfert e money change e compro oro.

    I Bandi già in corso di validità

    – Bando pubblico per l’erogazione delle agevolazioni finanziarie a favore di imprese che sono già insediate nell’ambito della Maddalena e area Centro Storico centrale (euro 350 mila – scadenza 11 agosto 2017).

    – Bando pubblico per l’erogazione delle agevolazioni finanziarie a favore di nuove attività economiche nell’ambito della Maddalena e area Centro Storico centrale (euro 400 mila – scadenza 25 gennaio 2018)

    – Bando pubblico per agevolazioni finanziarie a piccole imprese nell’ambito del Patto d’Area di Prè, denominato Pré – Esistenti (euro 140 mila – scadenza 31 gennaio 2017, prorogata al 7 luglio 2017.

    – Bando pubblico per agevolazioni finanziarie a piccole imprese nell’ambito del Patto d’Area di Prè, denominato Pré Nuove Attività Economiche (euro 550 mila, scadenza 31 gennaio 2017, prorogata al 7 luglio 2017.

    – Bando pubblico per l’erogazione delle agevolazioni finanziarie a favore di imprese esistenti consorziate ai CIV di Sampierdarena (euro 225 mila, scadenza 7 febbraio 2017, prorogata al 7 luglio 2017.

  • Digital Tree, in arrivo il bando per i progetti sull’intelligenza artificiale. Genova “hub” per tecnologie 4.0

    Digital Tree, in arrivo il bando per i progetti sull’intelligenza artificiale. Genova “hub” per tecnologie 4.0

    digital-tree1600 metri quadrati allestiti appositamente per ideare progetti d’intelligenza artificiale. Cognitive computing, machine learning, internet of thing saranno i temi che si discuteranno tra i “banchi” di Digital Tree, il primo Innovation Hub di startup a Genova dedicato a chi voglia investire nella tecnologia 4.0. Lo spazio completamente dedicato a chi punta tutto sulle nuovissime tecnologie, aprirà le porte il prossimo maggio. A riempire e vivere queste grandissime aree saranno tutti coloro che vogliono mettersi in gioco nel mondo digitale. Quattro piani dell’edificio di Viale Cembrano a Sturla, di proprietà del Comune, ospiterà start-upper e coworker del settore. Ecco che tra i caruggi genovesi si parlerà anche d’intelligenza artificiale.

    «Siamo il primo incubatore di start up 4.0 in Italia e pensiamo che questo nostro progetto possa portare benefici sia a livello nazionale sia alla nostra città». Spiega Andrea Pescino, amministratore delegato di SoftJam, azienda madre di Digital Tree. «Puntiamo sulla tecnologia 4.0 perché rappresenta il futuro, tra una decina anni penso che coinvolgerà moltissimi aspetti della nostra vita e porterà milioni di posti di lavoro». L’edificio di Sturla, che presto diventerà uno smart building, verrà suddiviso in quattro grandi aree ognuna delle quali dedicata a un’attività distinta. Un piano riservato per i corsi di formazione, uno per le start-up, uno per chi vuole affittare scrivanie, i cosiddetti co-worker e un piano per la nuova sede di Soft Jam, l’azienda madre di Digital Tree. «Affiancheremo le start-up ritenute da noi vincenti, – dice Pescino – daremo loro supporto e affiancamento professionale, forniremo loro l’utilizzo gratuito di tecnologie e scrivanie».

    Il bando per inviare le idee 4.0 sarà online sul sito di Digital Tree entro fine febbraio, anche se le prime candidature, secondo quanto riferito da Pescino, stanno già arrivando alla sede di Soft Jam. Per partecipare basta avere una bella idea, naturalmente nel settore dell’intelligenza artificiale, e avere il coraggio di buttarsi. «Ai coworker, invece, offriremo scrivanie e l’utilizzo di tecnologie avanzate a bassi prezzi – aggiunge l’amministratore delegato – ma soprattutto diamo la possibilità di fare conoscenze con altri professionisti del settore, creare network informali e chissà magari ideare una start-up».

    E per rimanere sempre aggiornati o per fare i primi passi nel modo dell’intelligenza artificiale, nella nuova sede di Digital Tree, verranno organizzati corsi di formazione. «I nostri corsi, tenuti per il 90% da professionisti esterni alla Soft Jam, saranno aperti a tutti, a pagamento per gli esterni e gratuiti per i nostri ospiti». Per far arrivare la cultura tecnologica anche ai più piccini l’Innovation Hub ha anche avviato collaborazioni con alcune scuole genovesi, dalle elementari alle superiori.

    Attorno al progetto , inoltre, è stato anche avviato un imponente “lavoro delle menti” con l’attivazione di partenariati come lo Startup District & Incubator della Fondazione Politecnico di Milano, con l’Università di Genova che vanta una delle migliori facoltà di ingegneria d’Italia e con Microsoft Italia.

    Bando Comune

    Un incontro, quello tra Digital Tree e la città di Genova, nato con il bando indetto l’anno passato dall’Amministrazione comunale per la riqualificazione e la valorizzazione dell’edificio di viale Cembrano 2 a Sturla, di proprietà del Comune di Genova. Il bando mirava a sviluppare imprenditorialità e innovazione nel territorio ed era rivolto a tutte le aziende che avrebbero potuto favorire questa crescita. «Noi della Soft Jam abbiamo colto la palla al balzo – dice Pescino – credo in Genova, non solo perché è la mia città natale e le città in cui mi sono formato come ingegnere, ma anche perché ha un sacco di lati positivi e un buon assetto per poter attivare uno sviluppo di intelligenza artificiale».

    Grazie al bando Soft Jam ha potuto trasformare l’edificio novecentesco di Sturla in un modernissimo smart building. Un palazzo, quindi, che una volta completati i lavori, darà una risposta digitale alle esigenze degli utenti, sarà dotato di pannelli solari e sarà ergonomico ed efficiente nei servizi. «Ogni ospite verrà riconosciuto dal bulding attraverso il proprio badge – spiega Pescino – e ad ogni profilo utente corrisponderanno le esigenze dell’ospite che sono state memorizzate in precedenza grazie all’intelligenza artificiale». Il riscaldamento, ad esempio verrà calibrato automaticamente in base alle persone presenti in quel momento nella sede, se il sistema riconoscerà tramite il badge che ci sono alcuni freddolosi aumenterà la temperatura in automatico. Un investimento che è costato esclusivamente alle tasche di Soft Jam 1 milione e 300 mila euro.

    Il Comune, invece, sul piano economico ha contribuito mettendo l’affitto dell’edificio a prezzi bassissimi: «Paghiamo intorno ai 15 mila euro l’anno d’affitto, meno di un quarto dei 60 mila euro che l’amministrazione comunale aveva chiesto in un primo bando andato a buca» – conclude Pescino.

    Tecnologia 4.0

    «L’intelligenza artificiale e la tecnologia hanno fatto passi da giganti in questi anni – dice Pescino – e credo che lo sviluppo di questo settore sarà sempre più veloce». In effetti siamo passati senza nemmeno accorgercene dalle cabine telefoniche a gettoni degli anni novanta a fare conference call proiettati con avatar che ci rappresentano in realtà virtuali. Oggi la tecnologia è in grado di fare cose che non ci saremo mai immaginati. I computer sono capaci di comprendere segnali complessi, di riconoscere la voce, il viso e addirittura di codificare le emozioni che sta provando l’utente. L’intelligenza artificiale è entrata sempre di più nelle nostre vite e spesso senza che noi ce ne rendiamo conto, basti pensare ai siti web che ci suggeriscono di vedere, e magari anche comprare, prodotti che potrebbero rientrare nei nostri interessi. E guarda caso, i prodotti proposti sono proprio quelli ci piacciono; un meccanismo che non è frutto di una coincidenza o di una botta di fortuna, ma deriva appunto dalla tecnologia 4.0 in grado di riconoscere i gusti e le preferenze di ogni singolo fruitore in base ai dati che ha memorizzato nel tempo dagli utenti. «Ci troviamo nel mezzo di una trasformazione industriale straordinaria, ricca di opportunità e di rischi – conclude Pescino – in questo contesto siamo convinti che Digital Tree possa favorire la crescita del settore aiutando sviluppo di scenari di innovazione».

    Nei prossimi mesi vedremo se questo “albero” sarà riuscito a mettere radici nella nostra città, iniziando a lavorare per dare i frutti sperati

    Elisabetta Cantalini

     

  • Crisi Amiu, Sindaco Doria: «Non mi ricandido e valuto dimissioni, se responsabilità non sarà condivisa da forze politiche»

    Crisi Amiu, Sindaco Doria: «Non mi ricandido e valuto dimissioni, se responsabilità non sarà condivisa da forze politiche»

    palazzo-tursi-bernini-doria-guerello-DDopo la crisi aperta dal voto in Consiglio comunale contro la delibera su la trattativa per aggregazione di Amiu in Iren, oggi il sindaco di Genova Marco Doria annuncia che non si ricandiderà alla prossime amministrative. In fase di valutazione anche le dimissioni, considerate però un’ultima spiaggia: i prossimi mesi saranno decisivi per la città, ma un eventuale utlimo percorso di politico di questa amministrazione deve essere sostenuto con “responsabilità” da tutte le forze politiche e sociali, con spirito di servizio.

    Editoriale: Amiu, Doria e il futuro di Genova. Quelle dimissioni inevitabili che non risolvono nulla

    Ecco il comunicato integrale diffuso in giornata:

    «Il voto del Consiglio comunale su Amiu ha determinato una situazione assolutamente grave di cui è doveroso prendere atto. Si è così minata e si chiude una esperienza nel corso della quale sono state affrontate, tra mille difficoltà, con serietà e onestà, tante complesse questioni e si sono ottenuti importanti risultati (basti pensare tra l’altro ai cantieri aperti per la messa in sicurezza del nostro territorio e al lavoro efficace per lo sviluppo turistico e culturale della città). La proposta avanzata per dare un futuro ad Amiu rispondeva a questi criteri.

    Ho svolto il mio ruolo di sindaco per spirito di servizio, senza essere mai mosso da calcoli opportunistici o da interessi personali. Non intendo ricandidarmi alle prossime elezioni. Si tratta di una scelta maturata da tempo e comunicata e discussa con chi mi ha sostenuto, senza farla diventare pubblica alimentando anzi tempo quel clima da campagna elettorale permanente che tanto nuoce al nostro Paese. Con immutata passione non intendo sottrarmi all’impegno per costruire per Genova un credibile schieramento di centrosinistra aperto alla società civile.

    Adesso con lo stesso spirito di servizio e senso di responsabilità nei confronti della città e del Comune sto valutando l’effetto che avrebbero oggi le mie dimissioni. Una valutazione concreta e circostanziata delle ricadute di un commissariamento dell’amministrazione a pochi mesi dal voto sulla operatività del Patto per Genova o del bando periferie, sulla possibilità di far arrivare e di impiegare al più presto a Genova i fondi che il Comune ha ottenuto dal governo. E ancora un esame non superficiale del disastro che il voto irresponsabile di ieri crea per Amiu, per la Tari, e per i suoi impatti sul bilancio del Comune in via di definizione. Egualmente considero gli effetti di una gestione commissariale della Città Metropolitana, che (allora come Provincia) ha vissuto in tempi recenti una lunga stagione di commissariamento.

    Sulla base di tali non affrettate ma comunque rapide analisi, per una assunzione di responsabilità nei confronti della città, è necessaria una condivisione di questo percorso e soprattutto di questo spirito ancora una volta di servizio, da parte di soggetti politici e della società civile e di quei consiglieri comunali che non intendono seguire logiche di contrapposizione politica ma vogliono lavorare sino all’ultimo sui diversi problemi della nostra comunità. Questa condivisione deve essere chiara ed esplicita e tale da giustificare l’opportunità per alcuni mesi di un’azione amministrativa rigorosa e non delegata a un commissario di governo».

  • Amiu, Doria e il futuro di Genova. Quelle dimissioni inevitabili che non risolvono nulla

    Amiu, Doria e il futuro di Genova. Quelle dimissioni inevitabili che non risolvono nulla

    Marco Doria, sindaco di GenovaMercato del pesce (che oggi ha riaperto senza grandi entusiasmi), concorso per il Blueprint dall’esito tragicomico e, ora, netta bocciatura in Consiglio comunale della privatizzazione di Amiu. Negli ultimi giorni, il crollo della giunta del sindaco arancione è stato vertiginoso. Che la maggioranza di centrosinistra traballasse e in molte occasioni non potesse neanche più essere considerata tale, è ormai noto da anni. D’altronde, dal risultato di quelle urne del 6-7 maggio 2012, che avevano visto il marchese Marco Doria – scelto a sorpresa dalle primarie di coalizione del centrosinistra, al posto di Marta Vincenzi, sindaco uscente, e di Roberta Pinotti – sconfiggere la candidatura civica ma appoggiata dal centrodestra di Enrico Musso, e prima ancora di Paolo Putti, Pierluigi Vinai e Edoardo Rixi, si erano già sfilati in molti. Federazione della sinistra, ad esempio, con il capogruppo Antonio Bruno che si è trascinato il transfugo da Sel, Gianpiero Pastorino. E che dire degli ex Idv, Stefano Anzalone, Franco De Benedictis e Salvatore Mazzei? Gli ultimi due sono a tutti gli effetti passati all’opposizione entrando nelle fila dei riformisti fittiani, mentre Anzalone è tornato fedele alla maggioranza grazie alla consegna della delega allo Sport. Dal Pd, invece, sono usciti Gianni Vassallo, Salvatore Caratozzolo e Paolo Gozzi, che hanno dato vita al gruppo indipendente di Percorso comune. Poi c’è Gianpaolo Malatesta, altro ex Pd, ora con Possibile e ieri in seria difficoltà a voltare le spalle alla maggioranza, tanto che il suo voto che doveva essere contrario alla delibera si è trasformato in un’astensione. E, infine, le spaccature nei sei consiglieri di Lista Doria: due avevano abbandonato per strada (Pierclaudio Brasesco e Maddalena Bartolini sostituiti da Antonio Gibelli e Barbara Comparini), gli altri si sono sempre più divisi tra la fedeltà alla linea politica di sinistra e quella a un sindaco che ha sempre guardato sempre con più attenzione all’appoggio del Partito democratico che della sua lista. Anche i rimpasti di giunta sono stati sintomatici delle difficoltà di Doria a trovare una quadra nel sostegno dei “suoi”: Francesco Oddone è stato fatto da parte per far entrare Emanuele Piazza, ma avevano lasciato anche Valeria Garotta e Paola Dameri per Italo Porcile ed Emanuela Fracassi.
    Dopo il voto di ieri pomeriggio, tutti gli sforzi di Doria sembrano destinati a terminare, con un addio ormai improrogabile. Sul fronte amministrativo, forse, non sarebbe una così grande rivoluzione: nonostante una campagna elettorale ancora sonnacchiosa, le elezioni sono ormai alle porte anche se non è proprio il massimo arrivarci con un commissario e senza un bilancio approvato. Ma sul fronte politico la giornata di ieri rischia di rappresentare il triplice fischio del centrosinistra a Palazzo Tursi, dopo 42 anni, ovvero da quando il socialista Fulvio Cerofolini succedette al democristiano Giancarlo Piombino. E poco importa se la consigliera Marianna Pederzolli, ieri motivando il suo voto contrario alla delibera ha chiaramente specificato che esprimeva dissenso solo sulla delibera e non era un giudizio politico sul mandato Doria né la preclusione a qualsiasi alleanza futura. L’alleanza di centrosinistra sembra sempre più una chimera e rischia anche di allontanarsi pericolosamente il ballottaggio dato per scontato a cui il Movimento 5 Stelle questa volta dovrebbe arrivare, considerato inoltre che il governatore Giovanni Toti sembra intenzionato a presentare una coalizione di centrodestra assolutamente compatta.
    Doria, dunque, potrebbe lasciare già oggi. Ma nei 20 giorni di tempo che lo separerebbero dall’addio formale, il sindaco uscente vorrebbe comunque provare a mettere una pezza al futuro di Amiu e della raccolta dei rifiuti in città. Un gesto di responsabilità che, però, dovrebbe essere suffragato anche dai voti dei consiglieri comunali ormai in ordine sparso. Che cosa rischiano Amiu, i lavoratori e i genovesi? Dalle pagine di Era Superba abbiamo già più volte analizzato la situazione. Intanto, un eventuale commissariamento del Comune porterebbe a riversare immediatamente sulla tassa dei rifiuti pagata dai genovesi tutti gli extracosti per la chiusura della discarica di Scarpino, la gestione post mortem di Scarpino 1 e 2 e il conferimento dei rifiuti fuori Liguria in un’unica soluzione. Senza aggregazione, poi, non può esserci prolungamento del contratto di servizio in scadenza nel 2020 e, date le difficoltà economiche di Amiu, sono a rischio anche i contratti integrativi dei lavoratori. L’azienda ha comunque necessità di legge di realizzare gli impianti previsti dal piano industriale approvato dallo stesso Consiglio comunale ma non ne ha i soldi. Con un contratto in scadenza, le banche non concedono finanziamenti. Impossibile pensare a un aiuto diretto del Comune, con le casse sempre più vuote, anche perché, scadendo il contratto, nel 2021 potrebbe realizzarsi l’assurdo di un’azienda con gli impianti ma senza lavoro e lavoratori che nel frattempo sarebbero passati a chi dovesse vincere la gara per il rinnovo. Unica alternativa sembrerebbe essere un project financing con gli impianti che resterebbero di proprietà e gestione dei privati, senza un alcuno controllo del pubblico.
    Ecco, quindi, che il problema Iren, uscito dalla porta, potrebbe rientrare dalla finestra. Quadro che non cambierebbe molto se il centrodestra, non certo avverso alle privatizzazioni, dovesse conquistare lo scranno di Tursi. Impostare qualsiasi altra via d’uscita con uno scenario politico così caotico sembra una missione impossibile.
    Simone D’Ambrosio
  • Convegno Nazionalisti, movimenti e antagonisti pronti a scendere in piazza. «Antifascismo pratica quotidiana»

    Convegno Nazionalisti, movimenti e antagonisti pronti a scendere in piazza. «Antifascismo pratica quotidiana»

    aut autA pochi giorni dalla presunta data del convegno internazionale dei nazionalisti europei, arriva il comunicato degli autonomi e attivisti di Aut Aut 357, CSOA Emiliano Zapata, Collettivo Degeneriot, Ex Latteria Occupata, Alternativa Libertaria Genova: sabato anche gli antagonisti saranno in piazza per contrastare l’eventuale raduno delle ultra destre. L’annuncio arriva con un comunicato che rivendica come l’Antifascismo sia pratica quotidiana.

    La notizia: Convegno internazionale dei nazionalisti europei a Genova

    «Siamo lieti che, per una volta, anche la “sinistra istituzionale” si sia apertamente schierata contro questo rigurgito fascista lanciando una mobilitazione di piazza che contrasti il presunto convegno – affermano nel comunicato gli autonomi genovesi – Da parte nostra, possiamo dire che se il convegno dovesse esserci saremo in piazza per cercare di impedirlo, esattamente come lo siamo stati un anno e mezzo fa quando Forza Nuova ha aperto la propria sede nel quartiere di Sturla, oppure quando Salvini in Piazza De Ferrari ha cercato di diffondere la sua retorica razzista o, ancora, quando Casa Pound ha provato a diffondere le proprie idee di “fascisti del terzo millennio” nelle scuole genovesi – tutte occasioni in cui la “sinistra istituzionale” ha purtroppo latitato»

    Oltre alle occasioni più facilmente riconoscibili, secondo gli attivisti, esistono tutta una serie di pratiche che quotidianamente “sostanziano l’antifascismo”: battersi per l’accoglienza dignitosa dei migranti, il rispetto delle scelte sessuali e affettive di tutti, la lotta all’iniquità sui cui si fonda la società neo-liberista e opposizione al ricatto delle precarietà lavorativa ed esistenziale. «Per tutti questi motivi, continueremo a scendere in piazza con la convinzione che l’antifascismo non possa ridursi ad un evento commemorativo e retorico – concludono – ma sia una pratica quotidiana, una lente attraverso cui leggere il mondo e autodeterminare le proprie scelte di vita».

    A questo punto tutta la città ha fatto capire che questo convegno “non s’ha da fare”; al momento non esistono conferme e dettagli sull’eventuale location. L’unica cosa certa è che Genova, in ogni caso, è già pronta.

    Nicola Giordanella