Categoria: Notizie

Notizie di cronaca e cultura da Genova e provincia, news da tutto il mondo di economia, curiosità e tecnologia

  • Facoltà di Architettura: seminario di fotografia in diretta streaming

    Facoltà di Architettura: seminario di fotografia in diretta streaming

    concorso-fotografia-DIMartedì 21 e mercoledì 22 maggio la Facoltà di Architettura dell’Università di Genova ospita un incontro a cura del Collettivo Wsp Photography, un’associazione di fotografi liberi professionisti che si dedicano in particolare al reportage di attualità.

    L’evento Fotografia: parliamone prevede due appuntamenti (martedì alle 10 e mercoledì alle 15) in programma presso l’Aula Benvenuto del Dipartimento di Architettura, visibili anche in diretta streaming sul blog di Sandro Iovine, direttore della rivista “Il Fotografo” e ospite dei due incontri.

    [foto di Diego Arbore]

  • Notte dei Musei: l’appello dei professionisti della cultura

    Notte dei Musei: l’appello dei professionisti della cultura

    Palazzo Reale«Apriamo alla collaborazione del mondo del volontariato per migliorare la fruizione del patrimonio culturale durante la Notte dei Musei 2013. Per maggiori dettagli potete chiamare il numero di tel. 06….»: così si legge, in un post dello scorso 23 aprile (attualmente rimosso) sulla pagina Facebook del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

    E ancora: «È assolutamente impossibile che lo Stato abbia risorse sufficienti per ampliare l’offerta culturale senza ricorrere anche al sostegno dei volontari». Con queste parole, pubblicate sul suo blog, Ilaria Borletti Buitoni (deputata di Scelta Civica e sottosegretario al MiBAC) risponde alle polemiche legate all’impiego di volontari per tenere aperti molti fra i beni culturali che aderiscono alla Notte dei Musei 2013, svoltasi su tutto il territorio nazionale sabato 18 maggio.

    In risposta al post – una goccia che ha fatto traboccare un vaso aperto da tempo – l’archeologo Gabriele Gattiglia ha creato su Twitter l’hashtag #no18maggio: «Su Internet ho letto diverse voci che in maniera sparsa protestavano contro queste dichiarazioni. Ho creato l’hashtag per dare loro un filo conduttore, a seguire ho contattato diversi operatori culturali per sondare la loro disponibilità a dare voce a un’iniziativa comune. La risposta maggiore è arrivata dagli archeologi. Da lì sono nate altre forme di mobilitazione: #VolontarioAchi in cui molti archeologi si sono fotografati per testimoniare il loro essere professionisti; #generazionepro, allo scopo di trasformare le proteste in proposte; infine il flash mob #nottedeiprofessionisti».

    Come si legge sul sito della Confederazione Italiana Archeologi, che ha organizzato l’evento, la Notte dei Professionisti si è svolta a Roma lo scorso sabato – in concomitanza con la Notte dei Musei – ed è stata «una manifestazione indetta da professionisti e operatori della Cultura per affermare la necessità che il Governo Italiano assuma tra le sue priorità quella di elaborare un piano strutturale di riforma del settore culturale del nostro Paese, che parta dal riconoscimento dei professionisti ed il rilancio delle imprese. Al centro delle politiche per la cultura devono tornare ad essere il lavoro e le persone: i professionisti con il loro straordinario bagaglio di esperienze e conoscenze e le imprese sane che creano occupazione vera».

    Perché proprio gli archeologi hanno portato avanti questa campagna? Come spiega Gattigli «sono due le istanze principali: anzitutto non esiste alcun riconoscimento professionale degli archeologi, Albi o simili. Da qui la seconda istanza, ossia che sono attivi in molte Regioni italiane gruppi archeologici che – privi di specifici titoli o competenze – svolgono lo stesso lavoro dei professionisti in forma volontaria o a prezzi da “concorrenza sleale” (non essendoci un Albo né alcuna forma di tutela giuridica, non esiste neanche un tariffario minimo, ndr). Era già stata fatta una manifestazione, lo scorso 15 dicembre, per chiedere il riconoscimento professionale degli archeologi e il loro inserimento nel Codice Unico dei Beni Culturali, dove la parola “archeologo” non è nemmeno citata. È stata fatta a riguardo una proposta di legge da Marianna Madia (deputata PD) ma la caduta del governo Monti ne ha bloccato l’iter a un passo dall’approvazione in Parlamento. Gli archeologi hanno due associazioni di categoria (Ana e Cia) nate di recente, e che dunque – a differenza delle associazioni di categoria di altri settori della cultura – sono composte da professionisti che non hanno più una visione solo “statalista/ministeriale” dei beni culturali».

    Chi fa arte e cultura è anzitutto una persona che vuole lavorare: un mantra che a Era Superba abbiamo sentito spesso, da cosiddetti “giovani artisti” a cosiddetti “addetti ai lavori” che interpelliamo quotidianamente nel nostro lavoro. Ad approfondire questo concetto è la geoarcheologa Caterina Ottomano, che sui social network gestisce gli account Sos Via Garibaldi: «In Italia esistono diverse Facoltà universitarie di Beni Culturali, che formano persone e che ricevono fondi dallo Stato, ma quale collocazione professionale è offerta ai laureati? Non ci sono concorsi pubblici né assunzioni e l’assenza, né tantomeno un riconoscimento della figura professionale dell’archeologo che porti una tutela giuridica a questa figura. Un tema che porta anche contraddizioni. Mi spiego meglio: quando si inizia un opera pubblica è obbligatorio redigere uno studio di rischio archeologico preventivo, ossia una perizia che deve essere firmata da un professionista con una specializzazione o un dottorato in archeologia. La contraddizione emerge in due casi: da un lato perché, ad esempio, un geologo o altri professionisti hanno facoltà di firmare perizie se sono iscritti a un albo; la seconda è l’obbligo di specializzazione o dottorato, titoli accademici che gli archeologi nati negli anni Sessanta (ossia che operano da prima che la legge in merito fosse approvata) non possiedono, e che hanno dovuto conseguire re-iscrivendosi all’Università».

    Senza nulla togliere al prezioso contributo che le associazioni di volontariato forniscono in numerosi ambiti, incluso quello culturale, è importante ricordare che moltissimi operatori della cultura – con titoli quali laurea, master e iscrizione a Ordini professionali – sono disoccupati o ingabbiati in partite Iva che li portano a dividersi fra due, tre o più lavori sottopagati, spesso senza alcun riconoscimento ufficiale dalle stesse istituzioni in cui operano.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Maddalena Jungle: una pioggia di fiori per riqualificare il quartiere

    Maddalena Jungle: una pioggia di fiori per riqualificare il quartiere

    chiesa-san-siro-maddalenaMettete dei fiori sui vostri balconi, questo potrebbe essere il motto di Maddalena Jungle, un’iniziativa promossa dagli abitanti della Maddalena per sconfiggere, con le sue stesse armi, chi definisce il quartiere “una giungla”. Fiori esotici, piante d’appartamento, colori, profumi, risate e impegno sociale per combattere il degrado e regalare, a chi guarda, uno scorcio di vitalità e riscossa.

    Organizzata dal consorzio CIV Maddalena e dall’A.Ma – Abitanti della Maddalena, con il patrocinio del Comune di Genova, dell’Assessorato all’Ambiente e del Municipio I Genova Centro Est, la manifestazione ha preso il via da un seminario sull’amministrazione del verde pubblico, che ha visto la partecipazione di esperti e di cittadini, estranei alla burocrazia e coinvolti personalmente, che preferiscono, piuttosto che comprare o prendere in gestione, “adottare” una pianta, un’aiuola (come nel caso degli Angeli col fango sulle magliette) o, addirittura, un giardino intero; perché autocostruzione e partecipazione portano all’affezione, e affezione significa cura e attenzione, come anche Paolo Spotore ha ribadito nella presentazione del progetto DOWN PLASTIC TOWN per i giardini Baltimora.

    Sfortunatamente, la riuscita della kermesse è stata ostacolata da una pioggia torrenziale, che ha spaventato i visitatori potenziali. Purtroppo, però, gli intoppi non sono stati solo meteorologici: sebbene l’essenza stessa del Jungle fosse proprio la vendita e l’acquisto di fiori da esporre, subito dopo, sui propri balconi, per colorare le vie e, come Luca Curtaz, presidente dell’A.Ma, scrive sulla pagina Facebook dell’evento, “suscitare anche un po’ d’invidia”, hanno risposto all’invito solo due fioristi (tra cui I Fiori Di Simonetta, costretti a sdoppiarsi tra piazza delle Vigne e piazza della Posta Vecchia). L’adesione mancata non ha solo annullato l’effetto “giungla” desiderato dagli organizzatori, ma lo ha anche snaturato, limitandolo alle piazze più conosciute e frequentate.

    Inoltre, il patrocinio da parte del Comune, unito all’esistenza del Patto per lo Sviluppo della Maddalena, avrebbe dovuto garantire ai coordinatori un aiuto, se non economico, quanto meno “materiale”; un aiuto che, soprattutto nel pomeriggio, quando ce ne sarebbe stato più bisogno (spostare sede a ogni evento, smontare i gazebo, caricare la merce sul furgone non sono imprese semplici, sotto il diluvio), non è arrivato. Questo però ha rafforzato la volontà dei cittadini, delle associazioni e delle imprese commerciali che si sono prestate, pronte a ingegnarsi, a scambiarsi soccorso reciproco e a perseverare nel proprio proposito di riqualificazione senza batter ciglio.

    Oggettive difficoltà a parte, Maddalena Jungle ha riscosso comunque un buon successo di pubblico, tra abitanti, negozianti della zona (che hanno acquistato piante da esporre fuori da bar e locali) e visitatori di ogni età. L’iniziativa è stata indubbiamente lodevole, così come la tenacia e l’intraprendenza degli organizzatori, di chi vuole migliorare la propria situazione con le proprie idee e con il proprio lavoro; se il pensiero è ciò che conta, gli abitanti della Maddalena possono ritenersi soddisfatti. Perché anche un fiorellino in un vasetto, che faccia capolino da una finestra o bella mostra di sé su un davanzale, può essere sinonimo di primavera, di rinascita.

     

    Giulia Fusaro

  • Forti di Genova, sentieri e percorsi: le proposte dei genovesi

    Forti di Genova, sentieri e percorsi: le proposte dei genovesi

    righi-forti-DIIL PRECEDENTE

    Aprile 2010: «D’accordo con la Regione Liguria e il Comune di Genova, stiamo trovando una soluzione a canone agevolato per due forti. A Forte Tenaglia andrà una casa-famiglia con fattoria didattica, a Forte San Martino andrà il comando regionale del corpo Forestale dello Stato. Il canone agevolato è per la valenza sociale delle due istituzioni». Questa dichiarazione del Demanio pone nuovamente l’accento sulla questione dei Forti di Genova, un ricco patrimonio cittadino che copre tutte le alture – da Begato alla Valbisagno – e che negli anni è stato tuttavia abbandonato in condizioni di degrado.

    La dichiarazione riguarda solo due dei tanti Forti che compongono il Parco Urbano delle Mura, ma esemplifica a dovere la necessità di trovare opportune destinazioni d’uso per tutte queste strutture.

    Aprile 2011: di chi sono i Forti di Genova? Una sentenza del Tar della Liguria ribadisce che la proprietà effettiva di questi beni culturali è dello Stato: una causa iniziata nel 2000 con un ricorso del Comune che voleva impedire l’eventuale vendita – da parte del Demanio – di una serie di beni fra cui i Forti stessi.

    Aprile 2012: nuovi spiragli sulla sorte dei Forti di Genova, la cui gestione potrebbe passare al Comune. Pare infatti imminente l’applicazione della legge sul federalismo demaniale, approvata nel maggio 2010 e che consente al Demanio di delegare agli enti locali la gestione dei Forti. Un gruppo di lavoro dovrà, entro giugno 2012, individuare quali aree possono essere destinate al Comune per opportuni progetti di valorizzazione paesaggistica e culturale.

    Giugno 2012: Era Superba indaga sui lavori per la casa famiglia di Forte Tenaglia, gestita dall’associazione La Piuma. Il progetto non è ancora stato realizzato, ma presto lo spazio ospiterà una casa famiglia, due alloggi per donne in difficoltà, una fattoria didattica, un giardino pubblico e laboratori per giovani studenti.

    Marzo 2013: il Forte Santa Tecla è uno dei due spazi cittadini – l’altro è Villa Pallavicini a Pegli – ad aderire al progetto europeo Peripheria, che unirà la riqualificazione del Forte a quella delle aree verdi circostanti.

    IL PRESENTE

    Negli ultimi anni, varie testate giornalistiche locali hanno dedicato periodicamente reportage fotografici all’immondizia del Parco delle Mura, per sottolineare un’incuria di cui nessuna istituzione pare realmente responsabile. Chi dovrebbe occuparsi della pulizia e manutenzione dell’area? Esistono associazioni del territorio cui può esserne affidata la gestione per eventi e iniziative?

    Nella seduta del Consiglio Comunale dello scorso 14 maggio, è stata lanciata la proposta di rendere i Forti di Genova Patrimonio dell’Umanità Unesco. L’Assessore Valeria Garotta ha spiegato che il processo di acquisizione da parte del Demanio non è ancora ultimato e che a seguire sarà creato un gruppo di lavoro per individuare fattibilità dei progetti e tempi di realizzazione. L’obiettivo del Comune pare quello di realizzare un museo a cielo aperto nelle aree meglio conservate, mentre per la riqualificazione dell’intero complesso si tenterà di accedere a fondi europei.

    Cosa ne pensano i genovesi? Nel condividere l’articolo sulla pagina Facebook e su Twitter, diversi lettori hanno espresso la loro opinione su presente e futuro dei Forti. Riportiamo alcune testimonianze, sperando che possano essere utili ha chi avrà l’autorità di prendere decisioni in merito.

    Anzitutto Matteo Braschi, che ci scrive su Facebook: «Con i forti patrimonio dell’Unesco, il centro storico più grande d’Europa, il secondo Acquario piu grande d’Europa, i parchi di Nervi, villa Pallavicini e un patrimonio enogastronomico inestimabile potremmo vivere di turismo e invece grazie all’ottusità della classe politica locale – secondo cui Genova non può essere una città di camerieri – siamo costretti a emigrare e vedere questa meravigliosa città morire.

    Contribuisce anche Gianluca Fontana, curatore del blog Anemmu in bici a Zena, che rilancia: «Se servisse per tenerli in attività e non lasciarli morire…. ci metterei anche i tratti di costa non ancora trasformata che rischiano di essere cancellati. È l’unica parte di Genova che non è stata trasformata nei millenni, preserviamola». Sempre Gianluca, su Twitter, fa una segnalazione importante: «per le famiglie e turisti manca un collegamento tra l’arrivo della funicolare del righi e l’imbocco dei sentieri».

    Risponde anche Pierluigi Deodato, sia su Facebook sia tramite mail. Ecco una parte del suo contributo: «Credo che le segnalazioni fatte nei commenti (su Facebook, ndr) siano già due spie che i cittadini non si sono dimenticati del loro patrimonio. Ciò è sicuramente un buon passo, ma da solo non basta. Tursi pare si stia muovendo con una certa cognizione di causa: occorre però uno zoccolo duro e resta auspicabile la nascita di un comitato dedicato ed esclusivo, che funga da coordinamento tra tutti gli enti che per competenza hanno voce in capitolo sui Forti. Sono molte le associazioni che avrebbero interesse alla valorizzazione di questi edifici e che possiedono conoscenze e competenze che vanno necessariamente raccolte e concertate. Non ultimo il “soldo” del privato, lo sponsor. Il rischio? Che una grande occasione per mostrare quanto sia possibile innovare nella gestione del patrimonio naufraghi nella gretta gestione dei beni artistici comunali,  in cui troppo spesso siamo incappati in passato».

    Su Twitter vari contributi, tra cui quello di Fabio…

     

    …che ci ha anche inviato una mail con alcune idee, di cui riportiamo un estratto: «Penso che a differenza di tante altre cose, i Forti di Genova siano già pronti non già per una trasformazione, ma per un vero e proprio consolidamento di usi e costumi esistenti. Parte tutto dal “mitico” Giro dei Forti, quell’allegra scampagnata fai-da-te che chi prima o chi dopo ha fatto o avrebbe voluto fare. Nulla di codificato, nessuna regola scritta, solo la consuetudine rituale che porta ogni anno tantissimi genovesi a farsi tranquille e gioiose passeggiate sulle alture che cingono la città. Quale idea potrebbe essere migliore di quella che assume questa usanza come una pista tracciata per creare qualcosa di codificato, assistito, divulgato oltre i confini genovesi? Bisognerebbe fare tre cose importanti per rendere il “Giro dei Forti” un modello:
    1) investire sul restauro dei Forti, facendo in modo che tutte le strutture siano stabili, sicure e visitabili. Che sia un restauro finalizzato alla conservazione e non alla trasformazione, eccetto nei casi che fossero ritenuti idonei a supportare attività complementari come allestimenti museali o spazi per spettacoli di intrattenimento (che siano musica, teatro, balletto, non importa)
    2) investire sulla strutturazione dei percorsi che collegano le strutture, con la necessaria pulizia delle piste, la necessaria segnaletica sia per i camminatori che per i ciclisti (non vorremo mica escludere le mountain bike dal discorso?), allestimento di aree attrezzate per la sosta e i pic nic e tutti quegli interventi necessari per trasformare quello che ora è un giro autonomo e disordinato in un percorso pulito, accessibile e organizzato.
    3) investire sui collegamenti per accedere al percorso in tutti i punti da dove è possibile farlo, con un pensiero di riguardo al Trenino di Casella, che tra tutte le opzioni è quella sicuramente che offre – turisticamente parlando – la scelta più suggestiva. Mi immagino che se il percorso fosse “usabile” come si diceva al punto 2, una bella carrozza per le mountain bike per quelli che vogliono iniziare il loro giro da uno dei forti raggiungibili col trenino, sarebbe un’ottima innovazione».

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Officine Sampierdarenesi: il comitato incontra le istituzioni

    Officine Sampierdarenesi: il comitato incontra le istituzioni

    Via Buranello SampierdarenaDopo gli incontri con l’assessore comunale a Legalità e Diritti, Elena Fiorini (2 maggio) e quello con presidente e capigruppo consiliari del Municipio Centro Ovest (14 maggio), il comitato di cittadini Officine Sampierdarenesi continua il suo impegno a favore della vivibilità del quartiere e non perde occasione per sottolineare le criticità di Sampierdarena affinché dalla presa di coscienza si passi – al più presto – alle azioni concrete.

    Sono tre i livelli che il comitato chiama “d’urgenza”. Innanzitutto i locali “disturbatori della quiete pubblica”: alcuni dei quali, nonostante le proteste degli abitanti, non sono ancora stati chiusi. A onor del vero qualcosa è stato fatto, vedi la recente chiusura definitiva del club ex Govi di Piazza Ghiglione. Tuttavia, è necessario intensificare i controlli sui locali che in passato hanno creato problemi di sicurezza non escludendo misure drastiche, come la revoca della licenza, per i casi più gravi.
    La richiesta di maggiori controlli si estende anche a sale gioco e minicasinò che prolungano l’attività oltre le ore 21 – orario di chiusura stabilito dal nuovo regolamento comunale in materia di videolottery – spesso completamente disatteso.
    Quindi l’ordinanza anti alcol: invocata da Officine, cittadini e dallo stesso presidente del Municipio, Franco Marenco, il decreto che limita la vendita di bevande alcoliche deve essere ripristinato, come è già stato ribadito all’assessore comunale Fiorini.

    Per quanto riguarda il tessuto commerciale, il comitato ritiene importante studiare delle formule in grado di facilitare l’avvio di nuove imprese, onde scongiurare l’inesorabile chiusura delle attività di quartiere. Le Officine citano a titolo di esempio il mercato Tre Ponti che lentamente sta scomparendo. E propongono l’istituzione di una zona franca urbana nel centro storico di Sampierdarena che comprenda le vie Daste, Buranello, Dottesio, Sampierdarena.

     

    Matteo Quadrone

  • Tegras: al Teatro Govi gli spettacoli delle scuole di Genova

    Tegras: al Teatro Govi gli spettacoli delle scuole di Genova

    Teatro GoviInizia oggi (lunedì 20 maggio 2013) e termina giovedì la prima fase di Tegras 2013, la rassegna di teatro educazione che ogni anno il Comune di Genova organizza in collaborazione con alcune scuole della città.

    A differenza delle passate edizioni, che vedevano coinvolti diversi teatri cittadini in un lungo arco di tempo, la rassegna di quest’anno si svolgerà in un’unica sede, il Teatro Govi di Genova Bolzaneto. Diciotto scuole genovesi, per un totale di circa 400 bambini e ragazzi, coordinati con il contributo di Akropolis, La Chascona, Officine Papage e Teatro dell’Ortica.

    A seguire, mercoledì 5 giugno si terrà una giornata di festa a cura del progetto Giovani della Fondazione Carige, a cui potranno partecipare tutte le scuole iscritte alla rassegna e anche altre che fossero interessate.

    L’ingresso è libero a tutti gli spettacoli: in agenda eventi trovate il programma di Tegras 2013.

  • Ex canile di via Adamoli: ancora nessun progetto di riqualificazione

    Ex canile di via Adamoli: ancora nessun progetto di riqualificazione

    bisagno-adamoliUn’area di 5 mila metri quadri in Val Bisagno, affacciata su via Adamoli e immersa nel traffico dell’arteria che collega la valle al centro città, tra le fabbriche e gli iper-mercati. Una volta questi spazi erano occupati dal canile comunale (dal 2009, ormai ricordato come l’ex canile di Via Adamoli), dal centro sociale Pinelli, da uffici della ASL e dai vecchi macelli,  ma da anni ormai più niente: sfrattato il Pinelli; chiusi gli uffici; messi fuori uso i macelli e ridotti a meri locali di stoccaggio carni. Sorte analoga non poteva che toccare anche al canile, che è stato sgomberato a causa delle accorate proteste dei volontari che lamentavano le condizioni inadeguate dell’edificio. Dopo il definitivo trasferimento della struttura  a Sestri Ponente, nulla è stato fatto per sistemare una situazione già all’epoca problematica.

    Tra i disagi, il degrado e i periodici sgomberi da parte delle forze dell’ordine, quali sono oggi le proposte per il risanamento della struttura?

    A rispondere alla nostra domanda, Gianpaolo Malatesta, Consigliere Comunale (PD) «In questo momento non ci sono proposte di risanamento e recupero dell’area. Per quanto riguarda AMIU, nella zona di sua competenza ha attuato una riconversione, che non ha però soddisfatto le aspettative iniziali. Per quanto riguarda invece la competenza comunale, non ci sono progetti in essere. L’ultima volta che è stata affrontata la questione, è stato tempo fa, quando si pensava di adibire la struttura a deposito bus assegnandola a AMT, ma la proposta non è andata in porto. Si parlava anche di insediare in quest’area un mercato del pesce, ma il progetto non ha trovato il sostegno degli operatori coinvolti nell’operazione in qualità di finanziatori parziali».

     

    LA STRUTTURA

    Il complesso in questione, infatti, è vasto e variamente articolato, suddiviso in diversi lotti stabiliti in base all’attribuzione e alla proprietà. La parte iniziale, a ridosso di Via Adamoli fino al confine con il canile e compresa la zona prima occupata dagli uffici ASL, è di proprietà di AMIU. Qui oggi si trova un deposito di sale e sono stati sistemati cassonetti di raccolta dei rifiuti.

    Il canile vero e proprio, così come il capannone retrostante, sono di proprietà del Comune. Si tratta dei locali che più hanno fatto parlare e hanno suscitato varie polemiche. Dopo anni di denunce e proteste, tra 2007 e 2009 sono arrivate le gravi accuse dei volontari del canile, che denunciavano le carenze gestionali e l’inadeguatezza della struttura in un’interpellanza urgente al Presidente della Regione, Claudio Burlando. Addirittura si parlava di un consistente numero di animali deceduti in pochi mesi a causa delle condizioni inappropriate dei locali. Dai primi mesi del 2009, il trasferimento definitivo del canile comunale nei nuovi spazi sulle alture di Monte Contessa, a Sestri Ponente.

    Da quel momento poco o nulla è stato fatto per risanare le inadeguate strutture di Via Adamoli, che pur potrebbero essere variamente impiegate per fornire servizi alla cittadinanza dei quartieri di Molassana, San Gottardo e Montesignano. Il torpore delle amministrazioni è stato costante in questi anni, e perdura tuttora.

    Le ultime notizie circa la struttura risalgono al febbraio 2012, quando l’amministrazione era sul punto di emettere l’ennesima ordinanza di sgombro (caldeggiata dall’ex Assessore ai Lavori Pubblici Mario Margini) e inviare ruspe sul luogo per smantellare definitivamente l’edificio, all’epoca già dismesso da due anni. Caduta la proposta di demolizione, che sarebbe dovuta costare 100 mila euro e che non sarebbe stata sostenuta altresì da alcun progetto di riqualificazione, si è optato per l’interdizione dell’accesso, ancora oggi proibito. Si restava in attesa di misure di riordino, ma niente.

    Sempre di proprietà comunale è anche il capannone prima occupato dal Centro Sociale Occupato Autogestito Pinelli e ora sgomberato. Ancora prima, qui, il deposito della Cooperativa Burlando.

    Infine, l’area occupata dall’inceneritore dell’ex canile, proprio di fronte al canile stesso, che è di pertinenza dei macelli – locali di stoccaggio e deposito delle carni- e di ASTER, un altro dei soggetti coinvolti in questa “lottizzazione”.

     

    Elettra Antognetti

     

  • Sestri Ponente, eventi: dal forno di quartiere al corso di pesca

    Sestri Ponente, eventi: dal forno di quartiere al corso di pesca

    marina-aeroporto-d3Domenica 19 maggio 2013 tanti appuntamenti nel quartiere di Genova Sestri Ponente: il più interessante è senza dubbio l’inaugurazione del forno di quartiere, costruito in terra cruda e che potrà essere usato dagli abitanti della zona su coordinamento del Circolo Arci Merlino.

    Per chi ama il mare e l’ambiente, Marina Genova Aeroporto ospita l’ultima giornata della fiera Yacht & Garden, mostra mercato di arte e fiori giunta alla sesta edizione. In programma incontri pubblici e laboratori per bambini.

    Infine, sempre in zona Marina in programma un corso di pesca gratuito a partire dalle 15, con la prima edizione dell’evento Mare nostro.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Maddalena: fiori in strada, visite guidate e giochi per bambini

    Maddalena: fiori in strada, visite guidate e giochi per bambini

    maddalenaSabato 18 maggio tanti appuntamenti nel quartiere della Maddalena, il cuore del centro storico di Genova: per l’intera giornata piante e fiori decoreranno piazza della Posta Vecchia, piazza delle Vigne, piazza Quattro Canti di San Francesco e piazza del Ferro, con l’evento Maddalena Jungle.

    In programma un seminario sul valore sociale del verde alla presenza di alcune associazioni attive in città, come Terra! Onlus, il comitato di riqualificazione dei Giardini di plastica e gli Angeli col fango sulle magliette.

    Nel pomeriggio appuntamento con i bambini in piazza Cernaia per Tira il dado e scopri la Maddalena, appuntamento conclusivo del ciclo di visite guidate nel quartiere. Alle 15 gioco dell’oca, merenda collettiva e la possibilità di visitare una mostra con i disegni dei bambini di 10 scuole genovesi, che nel corso di questo anno scolastico hanno dato una loro “interpretazione” del quartiere.

    Le iniziative per rilanciare la zona del centro storico però non si fermano qui: questo è il video girato dal laboratorio probabile Bellamy, ideato dal Civ Maddalena e dall’associazione A.Ma Abitanti Maddalena.

    Maddalena vive from laboratorio probabile on Vimeo.

  • Parchi Liguri, ipotesi unico ente e difficoltà fra tagli e burocrazia

    Parchi Liguri, ipotesi unico ente e difficoltà fra tagli e burocrazia

    foto di Daniele OrlandiCome avevamo anticipato il mese scorso, prosegue in Regione il cammino verso una sostanziale revisione del provvedimento che avrebbe dovuto portare entro settembre all’accorpamento dei sei enti parco regionali. La normativa licenziata dalla giunta per rispondere a un’esigenza di spending review, potrebbe anche essere totalmente revocata.

    Tuttavia, il direttore dell’Ente Parco di Portofino, Alberto Girani, capofila della protesta via web lanciata ad aprile, non riesce a essere pienamente soddisfatto: «Ho la sensazione che qualche danno irreparabile sia già stato creato». Il riferimento è all’obbligo dei parchi di doversi affidare alla Suar (Stazione unica appaltante regionale) per gli appalti economicamente più significativi, che in precedenza venivano gestiti con più fluidità dalla Provincia. «Abbiamo dovuto aderire al sistema del Suar all’inizio dell’inverno – spiega il presidente del Parco dell’Antola, Roberto Costalasciando la stazione appaltante provinciale a cui ci appoggiavamo, per scelta, nel caso di bandi di gara piuttosto sostanziosi come quello relativo all’osservatorio astronomico per “la casa del Romano”, di tre anni fa, che prevedeva un telescopio da 350 mila euro. Il problema è che mentre i tempi provinciali erano molto fluidi, la stazione appaltante regionale non riesce a darci nessuna garanzia bloccando la partenza di lavori per cui sono già state stanziate le coperture economiche: situazione ancora più grave per i parchi di montagna che possono contare su una stagione turistica molto corta, senza considerare il fatto che i finanziamenti non saranno disponibili in eterno».

    Razionalizzazione sì, dunque, ma a essere razionalizzata dovrebbe essere prima di tutto la burocrazia amministrativa. «Inoltre – prosegue Costa – la stazione unica appaltante regionale ha una visibilità di gran lunga maggiore rispetto alle gare che potevamo indire prima, così che muovendosi sui grandi numeri è abbastanza probabile che la ditta vincitrice sia assolutamente ignara delle peculiarità del territorio su cui andrà a lavorare. A ciò si aggiunga il fatto che, per il relativamente semplice ripristino della mulattiera che porta al rifugio dell’Antola, abbiamo oltre 200 ditte che vogliono fare un sopralluogo, tutte da accompagnare con i nostri mezzi, per cui per altra legge siamo costretti a stare sotto la soglia del 50% delle spese del 2011».

    Il futuro dei parchi è tornato di estrema attualità dopo la seduta di giunta regionale della settimana scorsa, trasmessa come di consueto in diretta streaming, in cui il presidente Burlando si è scagliato contro l’attuale sistema di gestione. Una presa di posizione che a molti è sembrata piuttosto contraddittoria rispetto a quanto lo stesso Burlando aveva dichiarato nell’estate 2009: «Se il Parco di Portofino è quello che è oggi, il merito è dell’Ente che lo gestisce. Questo Parco ha 10 dipendenti per mille ettari di estensione, non è certo un carrozzone. Anche gli altri Enti Parco liguri hanno pochi dipendenti, e in più, così strutturati, possono svolgere un lavoro più proficuo per il territorio che se fossero organizzati come uffici centralizzati regionali». Certo, il contesto economico nel frattempo è peggiorato senza sosta e l’incertezza sul coinvolgimento o meno dei parchi all’interno delle imposizioni della spending review non ha facilitato le decisioni.

    ambiente-sole-energia-natura-DL’ultima parola spetta a Roma ma, in attesa di un pronunciamento ministeriale, la sensazione è che il tanto dibattuto accorpamento alla fine non si farà. Merito anche della preziosa mediazione dell’assessore all’Ambiente, Renata Briano, che ha fatto sua la proposta che lo stesso Girani aveva lanciato il mese scorso dalle pagine di Era Superba, convincendo la giunta a deliberare la costituzione di una commissione tecnica con il compito di razionalizzare ulteriormente l’assetto organizzativo ed economico degli enti. Di questo gruppo di lavoro faranno parte lo stesso Girani, Maurizio Burlando (direttore Parco Beigua), Antonio Federici (direttore Parco Antola), a cui dovranno aggiungersi alcuni membri nominati dalla Regione.  «L’auspicio – afferma Roberto Costa – è che la commissione possa lavorare bene, portando a un risparmio per le casse pubbliche a cui teniamo tutti ma garantendo l’operatività degli enti. Al di là dei commenti a margine che tutti abbiamo potuto vedere, i presupposti per lavorare bene ci sono dato che si parte sulla base di una delibera di giunta approvata, dimostrazione della volontà di tornare su un argomento che risultava piuttosto controverso».

    I responsabili dei parchi si sono già portati avanti con il lavoro redigendo una prima traccia delle aree in cui si potrà intervenire con un’efficace razionalizzazione. A questo proposito, Girani ribadisce due proposte già illustrate il mese scorso: «La prima riguarda la valutazione dei dirigenti e dei lavoratori dei parchi che potrebbe essere unificata e messa in capo all’ufficio che già si occupa di queste mansioni per gli altri dipendenti regionali. Un secondo aspetto, a mio giudizio molto importante, è quello che riguarda la politica faunistica: i parchi, le province e gli Atc (Ambiti territoriali di caccia) utilizzano spesso le consulenze universitarie per gli ottimi specialisti su cui si può fare affidamento; in questo caso è inutile muoversi con cinque, sei contratti separati e indipendenti ma sarebbe molto più razionale ed economico stipulare un unico contratto generale omnicomprensivo».

    Monte AntolaLa situazione si fa, invece, più delicata quando si arriva a parlare di tagli diretti: «Come si può pensare di tagliare ulteriormente il bilancio di un ente come il Parco di Portofino che è alla disperata ricerca di 10mila euro per pareggiare il bilancio in conto corrente?» si chiede Girani, che prosegue: «I tagli sono già stati fatti negli ultimi tre anni. Adesso siamo alle briciole e ai dettagli: non abbiamo praticamente più soldi per le spese di rappresentanza e i trasporti per le riunioni da fare a Genova li paghiamo di tasca nostra. È doveroso andare a ritoccare tutto ciò che è ancora limabile, ma è anche indispensabile dare un’occhiata al lavoro fatto in passato, quando magari non tutti sono stati sottoposti agli stessi sacrifici. Non vorrei che alla fine di tutti questi discorsi si arrivasse a sfasciare una macchina che funziona per poter dire “ve l’avevamo detto che gli enti parco non servivano a nulla”».

    «La tutela dell’ambiente – prosegue il direttore del Parco di Portofino, punto nel vivo – non è una decorazione ma un elemento strutturale della nostra Regione, in cui negli ultimi anni abbiamo avuto due alluvioni con un sacco di morti. Non è questione di fare i capricci come i bambini: la tutela dell’ambiente deve essere questione strategica per il nostro territorio, insieme con lo sviluppo economico, a cui peraltro è strettamente connessa grazie al turismo».

    Secondo Girani è necessario un ribaltamento della prospettiva: «La razionalizzazione degli enti virtuosi come i parchi dovrebbe consistere nel loro potenziamento. Gli stipendi e i trasferimenti economici effettuati dalla Regione vengono abbondantemente ripagati dai parchi stessi che moltiplicano esponenzialmente le risorse attraverso la ricerca di fondi europei e altri finanziamenti (oltre 7 milioni di euro per il solo Parco di Portofino negli ultimi 10 anni, ndr), che vengono reinvestiti sul territorio e danno lavoro a parecchie persone, diventando una forma di nuovo finanziamento per la Regione. Senza considerare il fatto che altri soggetti probabilmente non sarebbero mai riusciti ad arrivare a quei soldi. Realtà che riescono a “moltiplicare” il denaro, come le nostre, dovrebbero essere tenute molto di riguardo».

    Una riflessione condivisa in tutto e per tutto anche da Costa: «Sembra che i soldi dati ai Parchi siano beneficienza regalata ma in realtà vengono utilizzati per fare della tutela dell’ambiente un’occasione di sviluppo del territorio, specialmente in aree sacrificate come quelle dell’entroterra».

     

    Simone D’Ambrosio
    [foto di Daniele Orlandi]

     

  • Corto Acquario: bando di concorso per video, corti e documentari

    Corto Acquario: bando di concorso per video, corti e documentari

    acquarioIl Festival Cortoacquario fa parte di un progetto di “sensibilizzazione al mare” a cura dell’Associazione Acquario Infinito, nata per ricordare Giulio Balestreri, investito ed ucciso da un’imbarcazione che non rispettava limiti di velocità e distanze di sicurezza.

    Per l’edizione 2013 si è scelto di indire un bando di concorso per registi emergenti, che potranno proporre cortometraggi e documentari sul tema della sicurezza in mare e dell’uso responsabile dell’acqua.

    Le opere (in dvd) e la scheda di iscrizione dovranno essere inviate entro venerdì 7 giugno 2013 via posta all’indirizzo Festival Cortoacquario – via della Selciata, 25 – 00058 Santa Marinella (Roma). Non è prevista alcuna quota di iscrizione.

    Fra i partecipanti saranno scelte tre opere vincitrici, che avranno rispettivamente un premio in denaro di 1.000 € ciascuna: miglior corto, miglior documentario e premio speciale della giuria. La premiazione avverrà nel mese di luglio 2013.

  • Giornata mondiale contro l’omofobia: programma degli eventi a Genova

    Giornata mondiale contro l’omofobia: programma degli eventi a Genova

    omofobiaVenerdì 17 maggio 2013 in tutto il mondo è la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia, istituita dall’Unione Europea nel 2007 e che ricorda due temi importanti: la cancellazione dell’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali (avvenuta nel 1990 su direttiva dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) e la lotta alla discriminazione nei confronti di persone omosessuali e transgender.

    A Genova si tengono diversi eventi per questa giornata: Palazzo Ducale ospita la proiezione di alcuni video, tra cui Questo è amore / This is love – curato dalla stessa Fondazione Cultura – e Articolo 3, realizzato da Arcigay Approdo in collaborazione con la compagnia teatrale Musicalmente.

    Sono tre gli eventi che coinvolgeranno il pubblico. Il primo è Mettiamoci la faccia, organizzato dal Segretariato Studenti di Medicina: dalle 15 alle 19 i passanti a Palazzo Ducale saranno invitati a farsi fotografare all’interno di una cornice, una campagna di sensibilizzazione contro l’omofobia. Dalle 17 alle 20 Mettiamoci la voce, reading collettivo di brani a cura di Musicalmente. Infine alle 19 Frozen Kiss: i partecipanti rimarranno immobili durante lo scambio di un bacio.

    Alle 19 la chiesa di San Benedetto al Porto ospita una veglia di preghiera per le vittime dell’omofobia a cura del Gruppo Bethel. L’evento si svolge in diverse città italiane, presso luoghi di culto di diverse confessioni religiose, ed è coordinato dal Forum europeo degli omosessuali credenti. Come spiega la presidente Laura Ridolfi «si tratta di un evento aperto a tutti e coordinato da don Claudio Boldrini, un diacono che supporta Don Andrea Gallo e che dopo la morte di Don Piero Borelli – che nel 2009 ci aiutò a fondare il gruppo Bethel – ha da pochi mesi preso il suo posto come nostra guida spirituale. Si tratta di un evento “autonomo” dgli altri organizzati a Genova in questa giornata, perché gli omosessuali credenti sono – se così si può dire – un gruppo ancora più nascosto rispetto alle altre associazioni presenti sul territorio».

    Sabato 18 maggio, nel laboratorio sociale di Vico Papa, il gruppo Bethel organizza anche l’incontro Omo/Trans-Philia, con la presentazione del libro Sesso mutante. I transgender si raccontano e la proiezione del documentario L’amore autentico. A tu per tu con le madri cristiane di due ragazzi gay.

  • Begato, palazzo via Maritano-via Ortigara: incertezza sul nuovo progetto

    Begato, palazzo via Maritano-via Ortigara: incertezza sul nuovo progetto

    via-ortigara-edilizia-begato-d12C’è la volontà di rivedere il progetto ma sull’eventuale nuova soluzione le idee sono ancora confuse. Ci riferiamo al contestato intervento edilizio previsto a Begato – tra via Maritano e via Ortigara – che nei mesi scorsi, a causa della sua invasività, aveva suscitato le vibranti polemiche di residenti e Municipio Valpolcevera.
    L’assessore regionale Giovanni Boitano (Politiche abitative, Edilizia, Lavori pubblici), rispondendo ad un’interrogazione presentata dal consigliere Lorenzo Pellerano (Lista Biasotti), ha annunciato che il progetto sarà rivisto al ribasso, con una diminuzione degli alloggi (come già era stato ipotizzato) e soprattutto delle volumetrie sviluppate in altezza.
    «L’opera secondo noi va realizzata – spiega Boitano – e non ce la sentiamo di rinunciare a questo intervento, così come non se la sente il Comune di Genova. Pensiamo tutti che l’intervento debba essere rivisto. La Giunta comunale, già nella seduta del 31 gennaio, ha deciso di rivedere il progetto. Da 67 alloggi scenderemo ad una cinquantina. È stato affidato ai tecnici l’incarico di studiare una costruzione con una disposizione diversa, probabilmente suddivisa in due strutture».

    La Regione Liguria contribuisce alla nuova edificazione con un finanziamento di circa 2 milioni e mezzo di euro. «Quando, invece, si potrebbero utilizzare queste risorse per ristrutturare i numerosi immobili sfitti sparsi per la città – spiega Pellerano – e recuperare gli altrettanto numerosi alloggi che versano in condizioni fatiscenti, al fine di una loro assegnazione alle persone in attesa di una casa popolare (oltre 4000 nell’ultima graduatoria)». Il Comune mette sul piatto la bellezza di quasi 6 milioni di euro.

    «Occorre modificare il progetto confrontandosi con gli abitanti – continua Pellerano – i quali, a priori, non sono contrari a qualsiasi intervento, ma semplicemente chiedono di non deturpare la zona con una nuova colata di cemento». Secondo il consigliere regionale, in questo modo «Sarebbe possibile stornare delle risorse da indirizzare verso altre opere di manutenzione degli alloggi pubblici che consentirebbero di dare una risposta immediata all’esigenza abitativa».

    Pellerano accoglie positivamente la disponibilità dell’assessore Boitano ma sottolinea «Forse tra Regione e Comune si è generato un equivoco: la riduzione a 50 appartamenti non basta. In questo contesto una trentina di appartamenti sarebbero più che sufficienti».
    La II Commissione (Bilancio, Assetto del Territorio, Sviluppo Economico, Tutela Ambiente) del Municipio Valpolcevera – già nel parere del 19 ottobre 2012 – aveva bocciato l’ipotesi di riduzione da 67 a 55 alloggi considerandola comunque troppo impattante. Inoltre affermava: «È necessario un riesame del progetto edilizio cui segua un suo ulteriore ridimensionamento nei volumi e nelle dimensioni, soprattutto in sviluppo verticale, in modo da realizzare un’opera di altezza non eccedente i volumi di altezza del precedente edificio già demolito riprendendo lo sky line di tale costruzione (32 alloggi)».

    Il comitato di cittadini, da parte sua, è parecchio perplesso «Ancora non è chiaro quale sarà la nuova soluzione architettonica. Abbiamo chiesto lumi al Comune ma finora senza ottenere risposta».
    Il timore è che – fingendo di venire incontro alle esigenze degli abitanti – nella realtà delle cose tutto resti così com’è.

     

    Matteo Quadrone

  • Pechakucha night #6: bando per progetti e artisti

    Pechakucha night #6: bando per progetti e artisti

    Mostra fotograficaAppena terminata la quinta edizione di Pechakucha night, sono già partiti i preparativi per il sesto evento: l’appuntamento sarà il prossimo 20 giugno ai Giardini Luzzati, per la rassegna che mette in evidenza progetti creativi e di innovazione per la città.

    Il format è sempre lo stesso, 20 slide in 20 secondi ciascuna (seguendo il format Pechakucha). Possono partecipare designer, architetti, grafici, fotografi, artisti, stilisti, scrittori, fumettisti, musicisti, videomaker, inventori, scienziati, professionisti che si occupano di comunicazione o editoria.

    Non è prevista alcuna quota di partecipazione: l’invio dei materiali (scheda di partecipazione e 7 slide di prova) è entro lunedì 3 giugno 2013 all’indirizzo mail pkn.genova@gmail.com. La comunicazione ai selezionati avverrà entro venerdì 7 giugno.

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Anvag: il cittadino sceglie l’avvocato, la parcella la paga lo Stato

    Anvag: il cittadino sceglie l’avvocato, la parcella la paga lo Stato

    Sentenza del TribunaleForse non tutti sanno che… da qualche anno a Genova esiste un’associazione di avvocati e praticanti che si mettono a disposizione dei cittadini, offrendo servizi legali totalmente gratuiti. Vista l’importanza di questo servizio, abbiamo deciso di approfondire l’iniziativa e riportarne qui tutti i dettagli.

    Vediamo come funziona.

    Si tratta di un’Associazione Nazionale Volontari per il Gratuito Patrocinio (ovvero ANGAV) con sede a Roma, cui possono liberamente aderire gli avvocati e i praticanti che decidono di mettere la loro professionalità al servizio della cittadinanza. Il patrocinio legale viene offerto per dirimere controversie penali, civili, amministrative e tributarie, famigliari. Il tutto a spese dello Stato. Inoltre, anche l’assistenza di consulenza sia processuale che extra-processuale, come servizio di volontariato prestato al fine di informare il cittadino su metodi di risoluzione alternativa al potenziale conflitto.

    Possibile? Pare proprio di sì. In base a un Decreto del Presidente della Repubblica (DPR n. 115/2002 – artt. dal 74 al 141), che permette l’attuazione dell’ art. 24 della Costituzione in materia di “diritto di difesa” e che consente di godere dell’assistenza legale gratuita per promuovere un giudizio o per difendersi davanti al giudice.

    Ma chi può usufruire di questi servizi? Naturalmente ci sono delle condizioni da rispettare. L’iniziativa si rivolge alle fasce di persone cosiddette meno abbienti, ovvero quello il cui reddito famigliare sia inferiore a 10.700 (10.766,33, per la precisione) euro annuali. In caso di controversie esistenti tra i componenti dello stesso nucleo famigliare, naturalmente, la soglia reddituale sopra indicata non è da riferirsi al reddito complessivo, bensì soggettivo. Nel caso di controversie penali, invece, questo limite di 10.700 euro viene elevato di 1.032,91 euro per ogni familiare a carico. Per raggiungere gli obiettivi di tutela e assistenza alla cittadinanza, ANVAG si avvale di sedi locali, dislocate su tutto il nostro territorio: ciascuna di esse prevede l’adesione da parte di almeno cinque professionisti, tra avvocati e praticanti (la successiva adesione da parte di altri membri è libera), tra i quali dovrà esserne indicato uno come rappresentante e referente di sezione, che risponderà alla sede centrale romana. A Genova, in particolare, presso ogni struttura municipale genovese è stato aperto un apposito sportello di consulenza  ANGAV che una volta a settimana (per esempio, ogni mercoledì pomeriggio su appuntamento presso i locali del  Municipio IV – Media Val Bisagno) offre ai cittadini meno abbienti una prima consulenza legale di indirizzo e orientamento e, dopo una valutazione del caso, vengono fornite le indicazioni necessarie per l’accesso al gratuito patrocinio a spese dello Stato.

    Capofila del progetto, il Municipio II – Centro Ovest che a Sampierdarena aveva avviato questo percorso già nel dicembre 2010. Sì, perché la difesa del non abbiente non si esaurisce nelle aule di giustizia, sostengono i professionisti aderenti ad ANVAG, capitanati dal presidente della sezione locale Avv. Guerino Donadeo: mossi da spirito umanitario e con un’attenzione particolare alla solidarietà sociale e morale, questi legali hanno deciso di riunirsi, dando un esempio positivo e ribadendo che quella dell’avvocato non è poi la figura ambigua del “leguleio” Azzeccagarbugli cui molti di noi sono abituati a pensare, ma è piuttosto una professione seria e rigorosa che sa però anche mantenere il contatto con la società e ascoltare i bisogni dei cittadini. L’obiettivo è quello di guidare quei molti che non hanno un’adeguata conoscenza del contesto normativo (spesso reso ostile dal’”giuridichese” in cui è espresso) e dei diritti-doveri sociali, e che rischiano quotidianamente di incappare in situazioni intricate.

    ANVAG E PATROCINIO GRATUITO

    Come funziona? Per ricevere assistenza giudiziaria e essere ammessi ad usufruire del gratuito patrocinio a spese statali è necessario presentare una domanda, debitamente compilata su modulo predisposto (che si trova anche online, sul sito www.ordineavvocatigenova.it o presso la Segreteria del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e all’Ufficio Relazioni per il Pubblico). La domanda dev’essere presentata agli uffici competenti (per i giudizi civili, all’Ordine degli Avvocati, per quelli amministrativi al TAR, per i tributari alla Commissione Tributaria e per i penali al giudice di merito) e deve pervenire in carta semplice, con l’indicazione delle generalità anagrafiche, codice fiscale, attestazione dei redditi percepiti l’anno precedente alla domanda e dichiarazione dei redditi. Valutata la fondatezza delle richieste, entro 10 giorni viene emesso un provvedimento in via provvisoria di ammissibilità, di non ammissibilità o di rigetto della domanda, comunicando l’esito ai diretti interessati. Se la domanda viene accolta, l’interessato può nominare un difensore, scegliendolo dagli elenchi presenti sul sito e divisi per competenze dei professionisti. L’istituto del diritto patrocinio vale nell’ambito di un processo civile, ai casi di separazioni consensuali, divorzi congiunti, ecc., e consente la nomina di un avvocato e la sua assistenza a spese dello Stato. L’ammissione al gratuito patrocinio è valida per ogni grado del processo e per le procedure connesse. Lo stesso vale per i processi amministrativi, contabili e tributari.

    Chi ne ha diritto ? Il cittadino italiano, o residente in uno dei paesi dell’Unione Europea, non comunitario se soggiornante in Italia, l’apolide, gli enti associati e no-profit.

    Quali sono le condizioni? L’unico fatto discriminante è quello economico: il richiedente deve dimostrare che il reddito annuo imponibile risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi relativo a tutto il nucleo familiare, compresi i conviventi, è inferiore alle soglie previste. Pesa esclusivamente il reddito del richiedente in caso di questioni attinenti a diritti della personalità (separazione, divorzio, ecc.).

    Quale documentazione è necessaria? Stato di famiglia e certificato residenza uso gratuito patrocinio, ultimo dichiarazione dei redditi, copia carta identità e codice fiscale. Nei giudizi familiari anche certificato di matrimonio.

     

    Elettra Antognetti