Categoria: Notizie

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  • Varigotti Festival 2013: concorso musicale per cantautori

    Varigotti Festival 2013: concorso musicale per cantautori

    musica-concerti-chitarra-elettricaSono aperte fino a venerdì 31 maggio 2013 le iscrizioni per la terza edizione del Varigotti Festival, organizzato dall’Associazione Culturale E20 con il patrocino del Comune di Finale Ligure e di Radio Savona Sound.

    Il concorso è aperto a tutti gli autori e cantautori italiani, solisti o in gruppo, emergenti o con un contratto discografico. Scopo dell’iniziativa è valorizzare proposte eccellenti di musica d’autore, troppo spesso prive di visibilità.

    Per iscriversi è necessario inviare una canzone inedita e originale che non superi i 5 minuti di durata, che i partecipanti stessi dovranno interpretare e di cui devono essere autori o coautori. Il materiale, con dati anagrafici e recapiti, dovrà essere inviato tramite mail a varigottifestival@libero.it insieme alla ricevuta della quota di iscrizione (30 € per i singoli, 50 € per i gruppi).

    L’evento si svolgerà il 25 e 27 luglio 2013: saranno scelti entro quella data otto artisti finalisti che dovranno esibirsi dal vivo con il brano presentato.

    Una giuria selezionerà il vincitore, che avrà in premio un servizio fotografico, il videoclip professionale della sua esibizione e una promozione radiofonica.

    L’organizzazione si farà carico delle spese di pernottamento dei finalisti alla serata del 27 luglio, se provenienti da una distanza da Finale Ligure superiore a 200 km e previo accordo. Per i pasti è previsto un rinfresco a spese dell’organizzazione e la distribuzione di buoni pasto a prezzo convenzionato. Le spese di viaggio sono a carico degli artisti.

  • San Fruttuoso, il futuro di Villa Imperiale in una due giorni di incontri

    San Fruttuoso, il futuro di Villa Imperiale in una due giorni di incontri

    Villa Imperiale, GenovaCon il patronato del Municipio 3 Bassa Valbisagno si svolgerà nelle giornate di oggi e domani, giovedì 23 e venerdì 24 maggio 2013, nei locali di Villa Imperiale, a San Fruttuoso, il Convegno di Studio Cittadino sul tema “Il ruolo di Villa Imperiale di Terralba nello sviluppo culturale della città”.

    Presso la Sala Cambiaso della biblioteca civica Lercari, all’interno della Villa, sono previsti una serie di incontri aperti all’intera cittadinanza e alla presenza dei rappresentanti municipali (primo tra tutti, il Presidente Massimo Ferrante) e del Centro Terralba, con la presidente Marisa Romano. Due giorni di dialogo, tavole rotonde e visite guidate, per parlare dei problemi –soprattutto manutentivi- della Villa e del Parco, e per decidere del suo futuro.

    Questa mattina, gli appuntamenti sono stati aperti con i saluti del Presidente Ferrante e del Consigliere Comunale Alberto Pandolfo, in rappresentanza dell’amministrazione comunale e in rappresentanza del sindaco Doria, assente a causa di impegni istituzionali. Proprio Pandolfo commenta: «Essere qui oggi ad aprire questa due giorni di meeting ha un grande valore per me. Lo stesso era stato in occasione dell’inaugurazione del Museo Navale di Pegli, in cui ho avuto modo personalmente di constatare come quello che è un presidio culturale ha assunto altri significati sociali e formativi e si è confermato un elemento essenziale e vitale per la nostra città. Da parte nostra, è confermato l’impegno per rendere questi luoghi sempre più utilizzati e variamente sfruttati a beneficio della cittadinanza. Ben vengano questi convegni, per favorire l’interesse e l’attenzione per questo grande patrimonio di cui disponiamo e che spesso ignoriamo».

    Ai saluti è seguita la tavola rotonda a cura di Erminia Federico, con gli interventi dei professori Paolo Torsello, Raimondo Sirotti, Bruno Bruzzone, Teresita Totis, Ettore Zauli e dall’architetto Matteo Marino. Tra i temi affrontati, quello del restauro dell’edificio e dell’attuale mancanza di alcuni dipinti prima ospitati dalla Villa, ora conservati –intuilizzati- in qualche magazzino del Comune: un vuoto pesante, commenta Sirotti, per cui si deve fare di tutto per far tornare i dipinti al loro posto e permettere alla cittadinanza di goderne.

    Particolarmente accorato e ispirante l’intervento dell’architetto Matteo Marino. Consulente del Centro Culturale Terralba (tra le altre cose), Marino -espresso il rammarico per l’assenza delle istituzioni, che dovevano essere i veri recettori delle discussioni odierne, ed espresso l’auspicio per un intervento inserito in una strategia intelligente- parla della necessità di un lavoro di restauro oculato. Villa Imperiale va vista in un contesto più ampio e non solo architettonico: non è un problema murale, ma di comprensione della logica costruttiva di questa villa. L’edificio è stato pensato per perdurare nel tempo ed essere utilizzato dagli studenti e dai cittadini tutti. Per questo motivo è necessario sì un restauro, ma non nel senso della ricomposizione asettica: il salone di prima, in senso storico, non esiste più e la villa è da ripensare in termini funzionali e moderni.

    Quanta trascuratezza possiamo tollerare? Possiamo assumere la prospettiva anglosassone della “trascuratezza controllata”? «Sì, nel caso ad esempio delle arcate del ponte di Sant’Agata, da mantenere così com’è e da preservare dall’azione del tempo – commenta l’architetto Marino – No, nel caso del la villa, per cui è necessaria un’azione di manutenzione importante e articolata, che conservi la memoria storica e permetta al contempo un nuovo utilizzo produttivo». Non si deve assumere un’ottica ristretta e lasciare la villa come un quadro in una cornice abbandonata, valorizzando non solo la limitrofa Piazza Terralba, per esempio, o le situazioni a monte. «Dobbiamo difendere ogni pezzo di questa città – continua Marino – per dare senso di appartenenza anche alle ondate migratorie che hanno permesso a Genova di sopravvivere fino ad oggi. Dobbiamo elevare al qualità della città non spendendo soldi pubblici ma facendo agire le parti cittadine di concerto per migliorare la vivibilità. A Villa Imperiale, come ad esempio a Villa Donghi, in Salita della Noce: servono programmi e azioni concertistiche per combattere la trascuratezza. Io mi batto con spirito volontaristico e penso che ognuno possa fare molto per la proprio comunità, prendendo coscienza delle problematiche e facendo di Genova una città accogliente».

    Altro fattore importante e non trascurabile, il verde: il parco della Villa ha anch’esso un valore culturale e storico non trascurabile, che lo rendono patrimonio di tutta la cittadinanza. «A tale proposito, è stato prevista –racconta Bruzzone, del Comitato Amici di Villa Imperiale – l’adesione da parte di un gruppo di volontari (per esempio, persone agli arresti domiciliari o soggetti che affrontano percorsi di recupero) che danno aiuto per il mantenimento del parco in buono stato, coordinati da esperti.  A Genova ci sono varie associazioni volontaristiche per la cura dei parchi, ma manca un maggior coordinamento da parte di Comune e Regione, per gestire al meglio questa situazione».

    Interessante anche il progetto di Teresita Totis, di catalogazione delle piante del parco e di giardinaggio vero e proprio, che ha coinvolto in prima persona gli alunni delle scuole, con il duplice scopo di curare un bene pubblico e sensibilizzare i giovani verso oggetti, come le piante, che fanno parte del nostro arredo urbano. Interviene anche Ettore Zauli, ex direttore del Settore Servizio Giardini e Foreste del Comune di Genova, che offre la visione istituzionale-amministrativa sulla problematica, inserendo la villa nella catena di parchi storici e di patrimonio verde, di cui Genova è così ben fornita. «La gestione di un parco storico costa -commenta Zauli- le stime si aggirano attorno ai 6, 7 euro al metro quadrato e, su una superficie come quella della Villa di circa 22.700 mq, occorrerebbero cifre smisurate, che non possono essere sborsate. Nemmeno gli addetti al verde degli uffici comunali sanno quanto effettivamente venga speso per la manutenzione di tutti i parchi: scorporato l’ex-Servizio Giardini del Comune, una parte è oggi amministrata da ASTER, un’altra dai Municipi. Si sono perse così molte professionalità (fabbri, artigiani, restauratori) difficili da recuperare e si sono scorporate le attribuzioni, per cui oggi non è possibile capire quanto e come viene effettivamente speso per la manutenzione. Molti parchi, inoltre, come quello di Villa Imperiale, vive grazie al servizio dei volontari: se questo parco oggi è in queste condizioni lo dobbiamo al lavoro di queste persone».

    Così commenta questa prima mezza giornata di convegno il presidente del Municipio Massimo Ferrante:

    «Questo convegno è stato voluto fortemente da noi perché cerchiamo di promuovere una politica di rivalutazione della Villa, dal punto di vista storico, culturale e architettonico. Si tratta di un patrimonio importante per la nostra città: costruita nel XVI secolo, la villa ha ospitato varie personalità degne di nota, tra cui anche Luigi XIII.  Ancora oggi svolge un ruolo importante per la comunità genovese e in particolare per il quartiere di San Fruttuoso-San Martino, tanto che non da ultimo lo scorso 29 aprile si sono svolte qui le celebrazioni per la consegna del Grifo a Salvatore Settis, premiato alla presenza mia e del Sindaco Doria in considerazione del valore delle sue attività di archeologo e storico, e il suo impegno nella difesa del paesaggio e la tutela del territorio. Inoltre, anche la consegna del Grifo d’Argento a vari personaggi del mondo della cultura, sempre svolte da Municipio e Comune, in partnership con la Fondazione Palazzo Ducale. Per quanto riguarda queste due giornate, è soprattutto importante sottolineare la presenza del Centro Terralba, soggetto attivo e molto adatto a promuovere la rivalutazione architettonica del sito».

     

    Elettra Antognetti

  • Aspettando il Suq: lo sport a Genova per favorire l’integrazione

    Aspettando il Suq: lo sport a Genova per favorire l’integrazione

    footballNella giornata di ieri, mercoledi 22 maggio 2013, presso la Loggia della Mercanzia in piazza Banchi, si è tenuto il sesto e penultimo incontro del ciclo “Luoghi, spazi e persone” organizzato da “Aspettando il Suq”.

    Temi dell’ iniziativa sono stati gli spazi urbani, ufficiali o ricavati, che diventano teatro di manifestazioni sportive di vario genere e lo sport come strumento di socializzazione e integrazione.

    Relatori dell’incontro sono stati il professore di Antropologia dell’Università di Genova Bruno Barba e Fabrizio De Meo, di Uisp Genova, intervistati dalla giornalista Domenica Canchano.

    La prima domanda rivolta al prof. Barba ha riguardato la situazione generale dello sport nel nostro paese: «È un’occasione persa», ha risposto il professore, aggiungendo che è troppo spesso vissuto come un fastidio, un’attività da svolgere per fare contenti genitori o insegnanti. Secondo lui andrebbe invece valorizzato in quanto strumento di veicolazione della cultura: l’attenzione alla pratica sportiva è infatti specchio dei valori pregnanti di una società e contribuisce a costruire l’identità individuale.

    Da questo primo intervento si è sviluppata una discussione sull’importanza della pratica sportiva come elemento per contribuire all’integrazione in una società multiculturale: lo dimostra, come evidenziato da Barba, la nazionale francese di calcio di fine anni Novanta composta da giocatori provenienti sia dal territorio francese sia dalle aree ex coloniali oppure la nazionale tedesca di questo periodo in cui giocano parecchi tedeschi di seconda generazione, entrambe hanno contribuito a favorire il melting pot anche a livello sociale.

    Secondo Fabrizio De Meo di Uisp Genova bisogna però prestare attenzione agli aspetti che potrebbero marcare una differenza culturale tra persone e quindi provocare esclusione: gli impianti sportivi sono spesso strutturati in modo occidentale, senza tenere presenti le esigenze di persone di altre culture che hanno un rapporto differente dal nostro con la loro corporeità. Inoltre a suo parere nella progettazione degli spazi pubblici pensati per lo sport bisogna far in modo di non caratterizzarli ma di lasciare liberi gli individui di appropriarsene per svolgerci lo sport che preferiscono.

    De Meo ha poi osservato come vada cambiata l’impostazione culturale attuale dove vige un’iperattenzione per lo sport professionistico, anche nei suoi aspetti più insignificanti, e c’è un disinteresse diffuso per la pratica sportiva. Ha sottolineato inoltre come lo sport non possa essere un fenomeno accessorio nella società e vadano quindi pensati degli interventi mirati, poiché una città disegnata a misura di sportivo è più vivibile per tutti. Secondo lui i migliori progetti per la realizzazione di spazi pubblici riservati allo sport sarebbero quelli che tengono conto di una logica trasversale, ossia di cui tutti possono usufruire indipendentemente dalle loro capacità.

    Il dibattito ha riscosso una buona partecipazione di pubblico dimostrando come la tematica sia di generale interesse nella nostra città.

     

    Giorgio Doria

  • Lidia Giusto: la fotografa genovese selezionata per il bando Creart

    Lidia Giusto: la fotografa genovese selezionata per il bando Creart

    lidia-giusto-creartCreArt è un progetto europeo rivolto a giovani artisti, approvato nel marzo 2012 dalla Commissione Europea e che prevede l’impegno di 12 città partner in tutta Europa (tra cui Genova) coordinate da Valladolid.

    Tra le varie iniziative in campo, è in programma una Mostra Itinerante Europea “Più reale del reale” che, percorrendo diverse città, mostrerà il lavoro di 17 artisti selezionati in rappresentanza del proprio Paese. Scopo del progetto è incentivare la mobilità degli artisti e la circolazione delle loro opere.

    Tra gli artisti scelti dalla curatrice del progetto Ilaria Bonacossa, due italiane: Annalisa Macagnino di Lecce e Lidia Giusto di Genova (più precisamente, di Cogoleto).

    La sua attività artistica, basata su immagini in bianco e nero con una forte ricerca del chiaroscuro, ha trovato da tempo sua primaria fonte di ispirazione – come lei stessa spiega a introduzione del suo portfolio – è il «tema degli abbandoni industriali, civili. Si è posto di fronte ai miei occhi un nuovo modo di vedere, filtrandolo attraverso l’obiettivo e cercando di trasmettere sensazioni. Fotografia dell’abbandono, archeologia industriale e urbana, è per me una ricerca di tracce di ciò che un tempo era e che oggi ancora è (anche se a volte profondamente mutato nella sua struttura originaria) e di solito non viene osservato con consapevolezza. Il percorso che ho intrapreso sulla tematica dell’abbandono è un progetto di divulgazione visiva, il cui scopo è quello di comprendere come sia possibile riscoprire emozioni in luoghi dimenticati, ma allo stesso tempo vivissimi, con il fardello di storia importante che tutto ha dietro di sé».

    Lidia ha partecipato con le sue opere fotografiche a diverse mostre in città, personali e collettive, e ha collaborato con numerosi progetti artistici genovesi tra cui Vanuart e la casa editrice Cani dall’inferno.

    Chiediamo a Lidia di spiegare come è nata e com’è nata e come si è evoluta la sua ricerca artistica: «Ho iniziato a fotografare da bambina, con una Nikon analogica di mio padre. Intorno ai sedici anni ho preso coscienza del fatto che la macchina fotografica poteva essere il mezzo per esprimere sensazioni che avevo dentro, che non riuscivo a tirare fuori con le parole. La macchina fotografica è perciò diventata un mezzo di comunicazione più “interiore”: evidentemente avevo bisogno di far uscire delle cose da dentro di me, tirarle fuori, anche per stare meglio. Nelle mie immagini è sempre presente una parte malinconica, triste e dolorosa, anche se io non mi ritengo una persona altrettanto malinconica. Da qui la scelta del bianco e nero: buio e scuro come il mio lato triste e malinconico, in contrasto con la luce forte che rappresenta la ricerca di un benessere, una speranza. I luoghi abbandonati mi servono per riflettere su quello che mi circonda e su me stessa».

    La prima tappa della mostra sarà a Valladolid dal 21 giugno 2013, a seguire sarà allestita a Lecce (settembre – ottobre) e ad Arad, Romania (novembre – dicembre).

    [foto di Lidia Giusto]

  • Berio Cafè: concorso letterario per riscoprire le cartoline

    Berio Cafè: concorso letterario per riscoprire le cartoline

    berio-cafeChi non ricorda i tempi in cui – durante le vacanze – si sceglieva, affrancava e spediva un gran numero di cartoline? Chi non ricorda i minuti passati a trovare un pensiero per un parente o un amico, abbastanza efficace pur nello spazio così contenuto? Una forma di comunicazione ormai un po’ “dimenticata”, che un concorso letterario sui generis cerca di riportare alla luce.

    Il bando è stato presentato durante la festa delle librerie indipendenti tenutasi ieri al Berio Cafè, che si è fatto promotore dell’iniziativa insieme alla Libreria Libro Più di Genova Pontedecimo e all’artista Mabi Col.

    Come funziona Estate 2013, è tempo di cartoline? È sufficiente comporre la propria cartolina (formato 10×15 cm) con qualsiasi tecnica o materiale e scrivere all’interno un pensiero, per poi inviarla tramite posta al Berio Cafè entro il 15 settembre 2013. Ogni autore potrà inviare più di una cartolina, purché proveniente da luoghi diversi. Il locale esporrà tutte le opere pervenute e offrirà un caffè a ogni partecipante per “rimborsare” la spesa del francobollo.

    Al termine del concorso, una giuria selezionerà le tre opere migliori, i cui autori avranno in premio un buono da 50 € da spendere nel locale.

  • Viaggio nelle Fiandre: lezione – concerto al Museo dell’Accademia

    Viaggio nelle Fiandre: lezione – concerto al Museo dell’Accademia

    Piazza de Ferrari accademia di belle artiGiovedì 23 maggio 2013 si svolge l’ultimo incontro del corso multidisciplinare Viaggio nelle Fiandre, pensato dall’associazione Amici dell’Accademia per far conoscere le attività del Museo e sostenerne le attività attraverso le donazioni del pubblico.

    L’appuntamento di oggi (inizio ore 18.30) è una lezione – concerto a cura di Fabio Rinaudo che mette a confronto dipinti fiamminghi del ‘500-‘600 e brani musicali della medesima epoca.

    Per partecipare è necessario contattare l’Associazione Amici dell’Accademia.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Adotta un’aiuola: aree verdi a Genova, l’impegno dei cittadini

    Adotta un’aiuola: aree verdi a Genova, l’impegno dei cittadini

    ambiente-natura-verde-green-alberiDI«È un fatto che pochissimi genovesi conoscono, ma chiunque può adottare o prendere in affido un’aiuola e contribuire a tenerla pulita. È sufficiente prendere accordi con l’Ufficio Tecnico del Verde del proprio Municipio»: così mi spiega Cristina Torriano, che fa parte del gruppo Angeli col fango sulle magliette e da alcuni mesi collabora al progetto di riqualificazione delle aiuole all’angolo tra via Fiume e via XX Settembre.

    Un’idea nata lo scorso settembre: il gruppo costituito a seguito dell’alluvione del 4 novembre 2011 ha voluto impegnarsi un progetto a favore della città, per «creare qualcosa che “rimanesse”. Tra settembre e ottobre abbiamo provveduto alla stipula di un contratto di manutenzione con il Municipio Centro Est, perché l’inaugurazione del progetto Dai diamanti non nasce niente coincidesse con l’anniversario dell’alluvione. Attualmente stiamo aspettando che il Municipio porti a termine i suoi impegni, ossia la pulizia dell’area e il posizionamento delle fioriere in ghisa: la burocrazia e il maltempo hanno purtroppo rallentato i tempi. A seguire inizierà la nostra parte, con la manutenzione ordinaria in base agli impegni presi nel contratto».

    Sono molti i progetti attivi a Genova per riqualificare le aree verdi di singoli quartieri, messi in moto da associazioni, comitati e gruppi spontanei di cittadini. L’iniziativa degli Angeli del fango vuole entrare in rete con tutte queste realtà: «Il Comune e i Municipi non hanno soldi per la manutenzione dei piccoli spazi verdi, né hanno la possibilità di assumere giardinieri. Qualche giorno fa, a Maddalena Jungle, qualcuno ha detto: “Non esiste al mondo una sola persona che possa preferire un’aiuola sporca e non curata rispetto a una pulita e ben tenuta”. Per avere questo risultato, se l’ente pubblico non ha risorse, è importante attivarsi in prima persona. Eventi come quello di sabato scorso, ma anche il lavoro di “gruppi in rete” come Open Genova, sono importantissimi per creare un collante fra tutte queste iniziative, che in punti diversi della città portano avanti gli stessi obiettivi».

    Come funziona, in pratica? Anzitutto non è indispensabile essere costituiti in comitato o associazione: chiunque, anche un singolo cittadino, può fare domanda per adottare o avere in affido uno spazio verde. Il passaggio necessario è contattare l’Ufficio Tecnico del Verde del proprio Municipio e concordare il contratto di manutenzione, che prevede diritti e doveri reciproci.

    Sono due le opzioni praticabili: in caso di affido di un’aiuola, il cittadino o gruppo si impegna a mantenere pulito lo spazio con il supporto di un’attrezzatura (guanti, pale etc) fornita in usufrutto dal Municipio, che però dovrà essere conservata dal cittadino; tempi e modalità di lavoro saranno stabiliti dal Municipio e il cittadino sarà “semplice esecutore”.

    Nel caso invece di adozione di un’aiuola, il cittadino o gruppo si impegna a procurarsi “di tasca propria” l’attrezzatura e propone al Municipio tempi e modalità di azione. Ogni attività dovrà essere concordata insieme al Municipio, che si impegna a monitorare l’effettivo svolgimento dell’impegno preso.

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Ciao Don

    Ciao Don

    Don GalloÈ morto Don Andrea Gallo. Poco dopo le 17 e 30.

    Genova e i genovesi salutano un valoroso ed illustre concittadino.

    Ciao Don.

     

    UN RICORDO, UNA CHIACCHIERATA

    Come viene percepita la presenza di un dio nella vita?
    «Qui, bisogna ammetterlo con sincerità, arriviamo di fronte agli enigmi. Non è un enigma la morte? Enigma vuol dire che non si capirà mai fino in fondo».

     

  • Critica in Movimento 2013: bando di concorso per critici e recensori

    Critica in Movimento 2013: bando di concorso per critici e recensori

    scrivere-scrittura-2Sono aperte le iscrizioni per partecipare a Critica in MOVimento il bando promosso da Studio28 Tv per le iniziative del progetto Un palinsesto culturale 2.0 sostenuto da Fondazione Cariplo.

    Il concorso permette a chiunque di realizzare una recensione video di uno spettacolo, una performance o un film, oppure il videoracconto della propria partecipazione a un evento teatrale o un festival. La durata massima del filmato dovrà essere di 10 minuti e si potrà utilizzare anche la webcam o il telefono cellulare.

    Studio28 TV ha avviato delle convenzioni con alcuni enti che organizzano spettacoli di teatro, danza e cinema: chi parteciperà a eventi degli enti convenzionati, potrà beneficiare di un accredito stampa e dunque non pagare l’eventuale biglietto di ingresso. È tuttavia possibile visionare e recensire eventi anche organizzati da enti non convenzionati.

    Sarà possibile inviare i propri contributi entro il 15 dicembre 2013 compilando il form di iscrizione sul sito del concorso.

    I filmati saranno visionati e votati da una giuria popolare – formata dagli utenti di Studio28 Tv – e da una giuria critica composta da:
    Massimiliano Coviello, dottore di ricerca in Studi sulla Rappresentazione visiva, membro della redazione di Lavoro culturale
    Luigi Mascheroni, docente di giornalismo culturale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, critico, ha un video-blog su Il Giornale
    Oliviero Ponte Di Pino, critico teatrale e coordinatore del sito ateatro
    Simone Pacini, cura il blog fattiditeatro e organizza il workshop #comunicateatro
    Simone Spoladori, critico cinematografico, collabora con la rivista specializzata duellanti. Lavora nell’ambito della media education con l’associazione Inwonderland
    – lo staff dell’associazione culturale Perypezye Urbane

    L’autore del video vincitore avrà un premio di 1.000 €.

  • Unioni civili, Genova ha il suo registro: commenti e valutazioni

    Unioni civili, Genova ha il suo registro: commenti e valutazioni

    unioni-civiliDopo 69 emendamenti, 2 ordini del giorno e oltre 7 ore di discussione, il Consiglio comunale ha approvato il regolamento del Registro amministrativo delle unioni civili. Pochi minuti prima delle 23 il presidente Guerello legge i risultati della votazione: 27 sì, che oltre ai voti della maggioranza (Pd, Sel e Lista Doria) hanno potuto contare sul sostegno del Movimento 5 Stelle, 11 contrari, 2 astenuti (Enrico Musso e De Benedictis).

    E finalmente può partire l’applauso liberatorio, sottolineato dalle parole del sindaco Marco Doria: «Il Consiglio comunale realizza uno degli impegni programmatici della maggioranza e della giunta, al termine di un percorso di confronto e discussione ampio e partecipato. Si tratta di una decisione di grande valore civile, pur nei limiti delle competenze amministrative. Si riconoscono, infatti, diritti di persone e legami presenti e diffusi nella nostra società. Ritengo che tali temi debbano essere affrontati anche a livello legislativo. Come amministratori siamo impegnati ogni giorno sulle emergenze occupazionali, economiche e sociali e anche per provvedimenti ispirati a valori di civiltà e di cultura. Abbiamo varato recentemente una normativa comunale contro la piaga delle sale da gioco, approviamo stasera il regolamento per il registro delle unioni civili».

    Assolutamente sulla stessa linea Alberto Villa, presidente del PD Genova, che così commenta con noi a fine serata: «Ringrazio Genova che oggi si è messa alla pari delle grandi città europee in materia di diritti civili. Sono convinto che questa ennesima dimostrazione di civiltà da parte dei genovesi contribuisca a far sì che anche il Parlamento italiano possa giungere a legiferare urgentemente in materia».

    Nonostante l’immensa mole di emendamenti che ha richiamato alla mente ben altri tempi della politica nazionale, la sensazione a inizio giornata era quella di un sì scontato, grazie al voto compatto della maggioranza. Una convinzione che, tuttavia, ha rischiato di sciogliersi come neve al sole quando la Segreteria generale ha dichiarato inammissibili le richieste che puntavano a esplicitare la necessità del Registro di essere un atto pubblico. Dopo diverse interruzioni dei lavori e un dibattito molto accesso, il chiarimento finale non ha convinto tutti i consiglieri. Secondo la Segreteria generale, infatti, il Registro è da considerarsi pubblico in quanto documento custodito dal Comune e accessibile a tutti gli uffici che ne avranno necessità ma, per questioni di privacy, non potrà essere consultato liberamente dai singoli cittadini.

    È per questo motivo che la maggioranza è stata sì ampia, ma non completamente trasversale. Enrico Musso, ad esempio, ammette che sarebbe stato favorevole a un provvedimento mosso dalla volontà di eliminare alcune discriminazioni, ma il dibattito in aula lo ha portato a optare per l’astensione: «Sembra si istituisca un’unione civile di serie b; non c’è motivo perché i provvedimenti valgano solo per due persone e non per un numero maggiore. Purtroppo, il Comune ha fatto una cosa fuori portata e quindi non ha gli strumenti per porla in atto nella sua completezza“. Stupisce anche la posizione del consigliere Guido Grillo (Pdl) che avrebbe visto di buon grado il provvedimento, andando contro alla linea generale del suo partito, se non fosse stato per la bocciatura da parte della giunta del proprio ordine del giorno. Pure la dura opposizione dell’Idv è sembrata soprattutto una reazione al rifiuto in blocco da parte di sindaco e assessori di tutti gli emendamenti proposti dal capogruppo Anzalone.

    A proposito di emendamenti, neanche a dirlo gli unici a essere passati sono stati quelli proposti dalla maggioranza e illustrati dalla consigliera Cristina Lodi (PD), che non ha fatto mancare un rimprovero alla giunta per non aver recepito a pieno i lavori della Commissione. Le modifiche recepite hanno riguardato soprattutto aspetti formali, una ridefinizione delle condizioni di cessazione dell’unione civile e la volontà di sottolineare l’importanza del vincolo affettivo.

    Maggioranza compatta, dunque, e apparentemente senza troppi mal di pancia, appoggiata anche con convinzione dai consiglieri grillini, nonostante la bocciatura di un interessante ordine del giorno che avrebbe impegnato sindaco e giunta a farsi garanti presso la Regione Liguria e le altre Regioni italiane del riconoscimento in ambito sanitario dei certificati di unione civile emessi dal Comune di Genova come titolo per accedere ai servizi e alle autorizzazioni oggi riservati ai soli familiari. «Votiamo sì – ha dichiarato il capogruppo Paolo Putti – perché questo provvedimento va nella direzione di un ampliamento dei diritti delle persone. Trovo bellissimo che la stessa gioia che provo io ad avere una famiglia possa essere estesa ad altri».

    Insomma, tutto è bene ciò che finisce bene.

    Simone D’Ambrosio

  • Mi consigli un libro? Incontro con le librerie indipendenti

    Mi consigli un libro? Incontro con le librerie indipendenti

    libri-leggereUn pomeriggio (e una sera) di festa per incontrare chi a Genova gestisce una libreria indipendente.

    A poche settimane dalla chiusura di Assolibro le librerie che da tempo promuovono cultura e territorio attraverso una pagina Facebook incontrano i lettori alla biblioteca Berio: in programma un pomeriggio di laboratori didattici, consigli di lettura e una cena al Berio Cafè.

    Le librerie che aderiscono sono Finisterre (piazza Truogoli di Santa Brigida), Libro+ (Pontedecimo), Mastro Libraio (Rivarolo) e Sottosopra (via Assarotti).

    Questo il programma della giornata.

  • Consiglio Comunale Genova: sì al Registro delle unioni civili

    Consiglio Comunale Genova: sì al Registro delle unioni civili

    palazzo-tursi-movimento-5-stelle-DIl Consiglio comunale di Genova ha approvato il regolamento del Registro amministrativo delle unioni civili, dopo oltre sette ore di discussione. Ben 69 gli emendamenti presentati al documento proposto dalla Giunta.
    Il commento del sindaco Marco Doria: «Con l’approvazione del regolamento delle unioni civili il Consiglio Comunale realizza uno degli impegni programmatici della maggioranza e della giunta, al termine di un percorso di confronto e discussione ampio e partecipato. Si tratta di una decisione di grande valore civile, pur nei limiti delle competenze amministrative.
    Si riconoscono infatti diritti di persone e legami presenti e diffusi nella nostra società. Ritengo che tali temi debbano essere affrontati anche a livello legislativo.
    Come amministratori siamo impegnati ogni giorno sulle emergenze occupazionali, economiche e sociali e anche per provvedimenti ispirati a valori di civiltà e di cultura. Abbiamo varato recentemente una normativa comunale contro la piaga delle sale da gioco, approviamo stasera il regolamento per il registro delle unioni civili
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    Rivivi con noi tutta la giornata dalla Sala Rossa di Palazzo Tursi.

    Simone D’Ambrosio

  • Lavorare alla Microsoft: programma di formazione per neolaureati

    Lavorare alla Microsoft: programma di formazione per neolaureati

    lavoro-tecnologia-internet-computer-ufficio-impiegato-DIMicrosoft, una delle più note aziende informatiche al mondo, propone un programma di formazione biennale per l’inserimento in azienda, rivolto a giovani neolaureati che vogliono lavorare negli ambiti sales, marketing e technical services.

    I requisiti per partecipare al Microsoft Academy for College Hires (Mach) sono: essere in possesso di laurea, master o Mba (in economia, ingegneria, informatica, marketing, comunicazione ed equivalenti), perfetta conoscenza della lingua inglese, flessibilità, forte motivazione e capacità di adattamento, spiccata propensione all’apprendimento, buone doti comunicative e capacità di lavorare in gruppo.

    Preferibili, ma non indispensabili, anche i seguenti requisiti: esperienza di lavoro all’estero, master nelle discipline indicate, certificazioni TOEFL o GMAT.

    Il programma prevede l’assunzione in Microsoft entro i primi 12 mesi.

    Per partecipare è necessario inviare la propria candidatura sul sito web di Microsoft.

    [foto di Diego Arbore]

  • Alterazioni musicali 2013: festival per band emergenti, il concorso

    Alterazioni musicali 2013: festival per band emergenti, il concorso

    musica-concerti-pianoforteInterpretare attraverso la musica il risveglio delle origini: questo lo slogan di Alterazioni musicali, festival dedicato a cantanti e band musicali emergenti che si svolgerà dal 26 al 28 luglio ad Arcidosso, in provincia di Grosseto.

    Tre giorni di Festival che riguarderanno non solo la musica, ma anche il teatro e le arti visive: tutti gli artisti partecipanti saranno selezionati tramite appositi bandi di concorso.

    Gli artisti saranno selezionati da una giuria composta da Marco Gargiulo, direttore responsabile di MagMusic.it; Robidat di 51 beats records; Daniele Citriniti, direttore artistico di Reset Festival; Andrea Porceddu di Forevergreen Festival e Mike Marchionni di ARTQ.

    In palio per i vincitori la possibilità di esibirsi sul palco di Alterazioni nella serata del 27 luglio e due esibizioni live: al Reset Festival 2013 di Torino e al Forevergreen Festival 2013 di Milano.

    Gli artisti che vogliono partecipare devono compilare il form di iscrizione e versare la quota di iscrizione di 20 € entro sabato 15 giugno 2013. Non sono previsti requisiti di età o nazionalità.

  • Staglieno, antiche creuze e percorsi turistici abbandonati al degrado

    Staglieno, antiche creuze e percorsi turistici abbandonati al degrado

    chiesa-staglienoUna risorsa per il territorio genovese, sotto il profilo storico e naturalistico: sono le antiche creuze che si trovano in Val Bisagno, dal cimitero di Staglieno sino a Struppa: acquedotti, torrenti, rivi e quant’altro. In particolare, questo è il caso di Salita alla Chiesa di Staglieno, una piccola mulattiera che si apre poco dietro il cimitero di Staglieno, tra il verde, e si inerpica sulle colline. La salita è una creuza storica e antichissima, usata inizialmente come unica via d’accesso per risalire la valle, all’altezza del cimitero, sulle alture, alla Chiesa di Staglieno. Vi si accede dalla vicina Via delle Gavette che, incrociando con Via delle Banchelle, apre ad una scalinata di pietra e mattoni che immette sulla salita stessa. Lì vicino, altre creuze storiche, simili a quella in questione: Salita Chiappa di Struppa, Via Superiore delle Banchelle, Salita della Chiappa, Via Preli, per citarne alcune.

    All’incirca sono tutte nelle stesse condizioni: nonostante la posizione strategica dal punto di vista turistico (per la vicinanza al cimitero) e funzionale al collegamento tra Molassana bassa e le alture circostanti, versano in stato di semi-abbandono e sono danneggiate dal degrado. Senza contare la viabilità, difficile quando non del tutto impossibile. Si deve pensare che si tratta di strade storiche, e per questo strette e non pensate per il transito, se non in base alle esigenze dell’epoca in cui sono state costruite.

    cimitero-staglienoTra le difficoltà, le lamentele e la perplessità di molti, e soprattutto incuriositi da questa parte delle città che resta un po’ dimenticata, siamo andati a vedere qual è lo stato effettivo della salita e delle altre creuze della zona, e ne abbiamo parlato con Gian Antonio Baghino, vicepresidente e Assessore alle Manutenzioni del Municipio Media Valbisagno.

    Così commenta Baghino: «Si tratta di una vecchia creuza dalle parti del cimitero di Staglieno, e quindi molto centrale e strategica sia per i frequentatori del cimitero, sia sotto il profilo turistico. Dal cimitero, la strada sale e si inerpica fino alla Chiesa di Staglieno: anticamente era nata con questa funzione di collegamento, ma da quando è stata edificata la più recente Via delle Gavette, l’antica creuza ha perso la sua funzione originaria e il suo uso è stato ridotto a semplice viuzza di passaggio per i –pochi- residenti della zona.  Il resto del traffico e del passaggio è stato dirottato, appunto, sull’altra via e su quelle limitrofe. Lo stato della creuza non è certo dei migliori, ma ora come ora non siamo in grado di procedere al recupero e avviare lavori di risanamento. In compenso, abbiamo da poco riscoperto il vecchio lavatoio lungo il tragitto che porta all’acquedotto storico e stiamo pensando di recuperarlo e restaurarlo. Non c’è ancora un progetto concreto, ma rientra nelle priorità del Municipio operare una riqualifica di questo sito, considerato strategico: la sua posizione, infatti, inserita all’interno del percorso turistico tracciato per arrivare all’acquedotto (il lavatoio dista non più di 20 metri e sarebbe nostra intenzione inserirlo nel suddetto percorso) e centrale all’interno del quartiere, ha la duplice funzione di attrattiva turistica e punto di aggregazione per gli abitanti della zona».

    Come racconta Baghino, la salita è stata inserita all’interno di uno dei dieci itinerari individuati per raggiungere l’antico acquedotto storico. Tra i percorsi, ad esempio quello che partendo dal Borgo di Cavassolo, arriva fino al cimitero di Staglieno. Il percorso include un itinerario in un paesaggio di campagna molto prossima alla città e che, passando per il secondo tronco dell’acquedotto, giunge alla valle del Rio Torbido, fino alla chiesa di Molassana, dove l’acquedotto supera la valle del rio Geirato su un lungo ponte-sifone. Un percorso in campagna che ha per tema l’acqua, quella potabile, nelle colline a monte della città. O ancora, l’itinerario che da Molassana arriva a Pino Sottano, o quello che collega Staglieno a Via Burlando. Proprio in questo contesto si inserisce anche la visita delle antiche creuze di Molassana.

     

    Elettra Antognetti