Categoria: Notizie

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  • Viaggio “fuori porta” alla scoperta di una ligure doc, la mucca cabannina

    Viaggio “fuori porta” alla scoperta di una ligure doc, la mucca cabannina

    mucca-cabannina (1)Per la prima avventura “fuori porta” di #EraOnTheRoad abbiamo scelto di parlare di allevamento. Non quello intensivo, dei grandi numeri, ma quello a misura del nostro Appennino, fatto di pochi capi e di razze autoctone. Siamo andati a in Valle Scrivia, nel comune di Savignone nel Parco dell’Antola, alla scoperta della mucca cabannina.
    In un sabato di settembre, sotto un cielo un po’ incerto, ci siamo lasciati Genova alle spalle, abbiamo superato Montoggio e Avosso e, dopo il bivio per Valbrevenna, abbiamo svoltato in una strada stretta che attraverso i boschi ci ha portati a destinazione. L’Autra è conosciuta come agriturismo e fattoria didattica ma prima di tutto è un’azienda agricola che nasce nel 1983 dal desiderio di Alfredo Bagnasco di avere una vita diversa fatta di animali, di campagna e di vita lontano dalla città.

    All’Autra ci sono venti vacche di razza cabannina, l’unica razza bovina interamente ligure che deve il suo nome alla frazione di Cabanne, nel comune di Rezzoaglio, nel cuore del Parco dell’Aveto. Alfredo alleva le mucche di razza cabannina principalmente per il latte e per il formaggio: il piccolo caseificio annesso all’azienda agricola produce due o tre volte la settimana delle formaggette e della ricotta che vengono distribuite in un circuito di commercianti locali. Con Alfredo andiamo a cercare le mucche al pascolo e, prima di vederle, ne intuiamo la presenza dai prati puliti e rasati. «Un tempo questi pascoli erano incolti e abbandonati – racconta Alfredo – le cabannine ora pascolano libere in un’area di circa 8 ettari e contribuiscono così alla pulizia di prati e boschi».

    Nel XIX secolo i capi di razza cabannina erano circa 40.000, oggi siamo nell’ordine di poche centinaia. Ma l’estinzione, che agli inizi negli anni ’70 era un rischio concreto, per ora è scongiurata grazie al congelamento del seme e all’intervento, tra gli altri, dell’Associazione Provinciale Allevatori di Genova e di Slow Food che tutela la razza come Presidio.
    Le ragioni di questa caduta libera verso l’estinzione? Alfredo cita le mucche di razza bruna, animali più massicci e molto più produttivi spesso prediletti dagli allevatori a discapito delle razze autoctone. Ma le caratteristiche di un animale da allevamento vanno inevitabilmente incrociate con le caratteristiche di un territorio. E quando ci troviamo davanti il primo esemplare di cabannina possiamo constatare che si tratta di una mucca piccola, robusta e compatta, evidentemente perfetta per sfruttare i pascoli ripidi del nostro entroterra. La bruna, una mucca di dimensioni decisamente più grandi, non sarebbe adatta a questi terreni poveri e impervi. È evidente, dunque, che parliamo di una razza meno produttiva rispetto ad altre oggi tanto diffuse, ma si tratta di un animale da allevamento con l’Appennino genovese nel dna e le cui caratteristiche sono perfette per dare il meglio proprio in questo habitat.

    Dopo l’incontro ravvicinato con le cabannine, che si sono dimostrate anche estremamente fotogeniche, siamo ritornati verso il caseificio e con Alfredo abbiamo parlato di futuro. Innanzitutto ci siamo chiesti se l’allevamento può essere una chance per il domani di tanti giovani in cerca di opportunità. «Sicuramente i margini per lavorare ci sono anche se la vita a cui si va incontro è fatta di sacrifici e di tanto lavoro», racconta Alfredo.

    Ragionando sul presente e sui fatti, oggi c’è sicuramente un interesse diffuso verso l’allevamento; all’Autra un primo dato in questa direzione ce lo danno i numeri della fattoria didattica: circa 50 classi in visita in due mesi. Inoltre, nuovi mestieri potrebbero nascere nel solco della tradizione: Alfredo ha anche una quindicina di asini con cui vorrebbe sviluppare attività legate alla pet teraphy o al trekking, cosa peraltro già sperimentata in altre regioni d’Italia.

    E parlando di futuro, tra i tanti scenari possibili, emerge il sorriso di Sucia, indiano, 27 anni, braccio destro di Alfredo. Lui segue gli animali nella quotidianità ma anche nelle attività legate alla fattoria didattica: è lui infatti a insegnare ai bambini i segreti della mungitura. Sucia è all’Autra da 5 anni e ama il suo lavoro, si vede da come ci guida nelle stalle e da come ci racconta i caratteri e le idiosincrasie dei diversi animali.

    Ci piace pensare, salutando Alfredo e lasciando l’Autra, che oggi l’allevamento nel nostro entroterra abbia anche i colori e l’allegria del sorriso di Sucia. E che uno dei tanti futuri possibili possa partire proprio da qui.

     

    Chiara Barbieri

  • Metropolitana di Genova, al via l’iter per la nuova fermata San Fruttuoso – piazza Martinez

    Metropolitana di Genova, al via l’iter per la nuova fermata San Fruttuoso – piazza Martinez

    binari-san-fruttuoso-piazza-martinezLa Metropolitana di Genova arriverà fino a San Fruttuoso. Grazie a un emendamento alla legge di conversione del decreto “Sblocca Italia”, che il ministro alle Infrastrutture e Trasporti Maurizio Lupi si è già detto disponibile ad accogliere, i 28 milioni necessari per realizzare l’opera arriveranno dal governo. La notizia è stata data questa mattina a Palazzo Tursi dal sindaco Marco Doria, in una conferenza stampa congiunta con l’assessore Dagnino, il presidente della Regione Burlando e alcuni parlamentari del Pd.

    «C’è una convergenza di intenti tra le amministrazioni locali e il governo – ha spiegato il sindaco, riprendendo i concetti chiave dell’ultimo incontro romano con Lupi – che ha individuato nel finanziamento delle infrastrutture per il trasporto pubblico locale uno dei suoi assi strategici. In questo capitolo, rientra anche il prolungamento della metropolitana in quanto elemento essenziale delle politiche locali di mobilità urbana».

    Lo scopo dello Sblocca Italia dovrebbe essere quello di razionalizzare le risorse disponibili sul territorio italiano per dirottarle su quelle opere già cantierizzate o, comunque, con un progetto definitivo già approvato, sottraendo sprechi laddove i lavori sono al momento soltanto un’idea.
    «Entro giovedì – ha spiegato il deputato Mario Tullo (PD) – presenteremo gli emendamenti che arriveranno in aula entro la metà di ottobre. Tra questi ci sarà anche la richiesta di inserire la tratta di Metropolitana Brignole – piazza Martinez nelle opere finanziabili. La legge dovrà poi passare al Senato, per cui l’approvazione definitiva arriverà non prima di novembre».

    Si tratta di opere prevalentemente in superficie, il cui ammontare complessivo è stato stimato in 28 milioni: di questi, in realtà, circa 18 milioni saranno spesi per due nuovi treni necessari a potenziare il servizio, mentre solo 10 milioni verranno impiegati per la cantierizzazione della tratta Brignole – piazza Martinez. I lavori, infatti, sono piuttosto banali: non saranno necessari nuovi scavi ma si procederà sfruttando il sedime non più necessario alle attività della ferrovia per giungere alla nuova fermata che dovrebbe sorgere alle spalle della scuola elementare di piazza Martinez.

    Il progetto della fermata San Fruttuoso - Piazza Martinez
    Il progetto della fermata San Fruttuoso – Piazza Martinez

    «Una prima idea progettuale – spiega l’assessore alla Mobilità Anna Maria Dagnino – prevedeva la realizzazione di una vera e propria stazione con costi che erano circa il doppio di quelli che invece abbiamo preventivato con il nuovo progetto. Si tratterà infatti di realizzare solo una fermata, una scelta minimalista che sfruttando la possibilità di restare in superficie ci consentirà di vedere l’opera completata in tempi e con costi ragionevoli».

    Attualmente si stima che la Metro di Genova trasporti circa 14,8 milioni di passeggeri l’anno: numeri comunque approssimativi vista la mancanza di tornelli. Con l’arrivo dei nuovi 7 treni – il primo dei quali previsto entro la fine di ottobre – che andranno a risiedere nel deposito sotto via Buozzi in corso d’opera, il traffico dovrebbe raggiungere i 20 milioni di passeggeri/anno che potrebbero salire a 30 milioni con il prolungamento della tratta fino a piazza Martinez e l’arrivo di 2 ulteriori treni. Naturalmente, queste cifre sono comprensive del trasferimento di una buona percentuale di utenze in arrivo e partenza da San Fruttuoso che attualmente utilizza l’autobus.

    A chi sostiene che il prolungamento della Metropolitana verso San Fruttuoso rappresenterebbe solamente un doppione in vista dei nuovi sviluppi del nodo ferroviario genovese, l’amministrazione risponde senza troppi fronzoli che si tratta di due utenze completamente diverse.
    «Si tratta di un miglioramento significativo perché consentirebbe il raggiungimento di quartiere popoloso come quello di San Fruttuoso e faciliterebbe il percorso verso l’ospedale San Martino» ha dichiarato il primo cittadino.

    Certo, quello verso l’ospedale San Martino è soltanto un avvicinamento: il collegamento diretto continuerà a mancare. Tante le ipotesi sul piatto, da una funicolare a una seconda fermata della Metro in piazza Terralba, come annunciato in passato dalla Regione. Qui, però, entrerebbero in gioco le preoccupazioni della CGIL che ha sollevato qualche perplessità soprattutto sull’eventuale ulteriore prolungamento: il sindacato, da un lato, è preoccupato per il futuro delle officine FS comunque non compromesso da questo primo intervento che si limiterà a piazza Martinez, dall’altro preferirebbe che gli investimenti di mobilità si concentrassero sulla ricerca definitiva di una soluzione per il trasporto pubblico in Val Bisagno e, in particolare, sulla sponda sinistra del torrente. Questione delicata, quest’ultima, che richiederebbe fondi almeno dieci volte maggiori e che, comunque, non sarebbe potuta rientrare nello Sblocca Italia per cui è necessario che le opere siano già progettate.

    Il progetto per la metro fino a piazza Martinez, infatti, esiste già da qualche anno quantomeno meno a livello di studio preliminare ed è stato predisposto da Metropolitana milanese. Una volta confermato il finanziamento, prima di giungere all’apertura dei cantieri si dovrà passare naturalmente da un bando pubblico per la redazione del progetto definitivo ed esecutivo, nonché per l’affidamento dei lavori.

    Resterà, invece, in capo ad Ansaldo sts la realizzazione di un ammodernamento tecnologico per il tronchino di Brin, che consentirà una manovra più semplice ai treni giunti a fine corsa, e i lavori per il secondo lotto del deposito di Di Negro (l’affidamento ad Ansaldo è previsto entro la fine dell’anno, i lavori procederanno in parallelo con quelli del primo lotto e proseguiranno almeno per tutto il 2015) a cui è legata anche la realizzazione del parcheggio di interscambio come punto di arrivo del nuovo nodo stradale di San Benigno. Per questo capitolo si parla di una cifra che si aggira globalmente attorno ai 9 milioni di euro, già finanziati. Intanto, come già anticipato sulle pagine di Era Superba, l’assessore Dagnino («è stato sbagliato non pensare a una fermata provvisoria alternativa per un cantiere di questa portata») ha confermato che entro la fine di ottobre verrà ripristina la fermata Amt di via Buozzi, in direzione centro, soppressa proprio per lasciare spazio al cantiere.

    Simone D’Ambrosio

  • Crisi? Combatterla grazie al web

    Crisi? Combatterla grazie al web

    lavoro-tecnologia-internet-computer-ufficio-impiegato-DINonostante la crisi imperversi, i prezzi continuano ad aumentare, rendendo così ancor più difficile la vita delle famiglie che, trovando spesso come unica soluzione l’inevitabile calo della qualità dei prodotti acquistati, devono invece sempre più di frequente rassegnarsi ad una triste rinuncia alle proprie spese.

    Fortunatamente, la rete riesce ancora una volta a fornirci una efficace soluzione: vi ricordate quando i vostri genitori collezionavano i coupon presenti sui giornali? Ora, nell’era digitale, esistono piattaforme appositamente create per collezionare questi tipi di sconti! Come potete intuire, il concetto alla base del coupon cartaceo e di quello digitale è pressoché identico ma, in quest’ultimo caso, l’utente può effettuare la scelta tra una vastissima gamma di offerte, categorizzate e ordinate al fine di rendere la ricerca dell’utente il più intuitiva possibile. In definitiva, una idea “vecchia” rispolverata e migliorata grazie all’utilizzo di strumenti nuovi.

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  • Genova anticipa lo ius soli: i minori nati da genitori stranieri riceveranno la cittadinanza genovese

    Genova anticipa lo ius soli: i minori nati da genitori stranieri riceveranno la cittadinanza genovese

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    Lo ius soli è un’espressione giuridica che indica l’acquisizione della cittadinanza di un dato Paese come conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul suo territorio indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori.

    Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia risiedono stabilmente oltre 4 milioni di persone di origine straniera di cui circa un quinto minori, spesso nati o cresciuti nel nostro Paese di cui hanno acquisito cultura, lingua e costumi. Ben 650 mila persone, inoltre, pur essendo nate e cresciute in Italia, risultano ancora giuridicamente straniere.
    A Genova, secondo i dati forniti dai registi anagrafici del Comune, risiedono più di 56 mila abitanti privi di cittadinanza italiana: poco più di 10 mila hanno meno di 14 anni e, di questi, 8210 sono nati nella nostra città e cresciuti esattamente alla stessa maniera di qualsiasi altro coetaneo ritenuto a tutti gli effetti genovese. Da oggi, o meglio in un futuro piuttosto prossimo, anche questi giovani diventeranno a tutti gli effetti cittadini genovesi. Il Consiglio comunale ha, infatti, approvato a larga maggioranza (contrari solo Lauro e Balleari di Forza Italia e Rixi di Lega Nord) una mozione, promossa principalmente da Lista Doria, che impegna sindaco e giunta a conferire il riconoscimento di cittadinanza genovese ai minorenni residenti a Genova e nati in Italia da genitori stranieri o, comunque, residenti in città da almeno 5 anni. Questo almeno fino a quando lo Stato non riconoscerà la cittadinanza italiana secondo lo ius soli.

    «È il massimo atto di civiltà che come città possiamo fare – ha commentato a caldo l’assessore a Legalità e Diritti, Elena Fiorini – ed è uno sprone per il legislatore nazionale a prendere in mano le numerose proposte di legge per la riforma del diritto di cittadinanza allo scopo di portare l’Italia sullo stesso livello di molti altri grandi Paesi europei».

    Il provvedimento per il momento non sancisce particolari effetti dal punto di vista legale ma, come si legge in una nota stampa di Lista Doria, vuole “contribuire alla costituzione di una comunità genovese unica e plurale in cui le diversità culturali siano una ricchezza”. Insomma, un tassello politico importante per la difesa e il riconoscimento di imprescindibili diritti civici, sulla falsariga di quanto già successo con la creazione del registro delle unioni civili (qui l’approfondimento). «La mozione di oggi – dichiara la consigliera Maddalena Bartolini, presidente della commissione Pari opportunità – non è solo un atto simbolico ma può diventare volano per altri Comuni e stimolo per le politiche nazionali volte alla tutela dei diritti civili».

    Ora la palla passerà agli uffici che dovranno studiare le modalità tecniche per trasferire questo impegno dalla carta alla realtà. C’è da capire, ad esempio, se la cittadinanza genovese diventerà automatica per chi ne possiede i requisiti o se sarà necessario inoltrare un’apposita richiesta. Per il momento, comunque, sembrerebbe esclusa la creazione di un registro dedicato, inizialmente previsto dal testo della mozione ma successivamente stralciato su proposta del consigliere Enrico Musso (a cui si deve anche il cambiamento di denominazione da cittadinanza civica, eccessivamente ridondante, a cittadinanza genovese). Di sicuro, invece, si sa già che le prime cittadinanze verranno conferite in maniera simbolica nel corso di una cerimonia pubblica, come richiesto dalla stessa impegnativa della mozione.

    Il documento approvato ieri è frutto di un percorso iniziato in Commissione con l’audizione di diverse realtà della società civile che, oltre naturalmente a portare la propria testimonianza, hanno illustrato numerose campagne nazionali e locali di sensibilizzazione sul tema e a cui i consiglieri hanno chiesto adesione da parte del Comune di Genova. Tra queste, vengono esplicitamente richiamate le iniziative di Anci, “L’Italia sono anch’io”, per il diritto di cittadinanza e di voto alle persone di origine straniera, di Unicef per la riforma della legge sulla cittadinanza, di Nuovi Profili e altre realtà locali sul tema “Genovesi oggi. Italiani domani”.

    «Vorremmo anche – ha detto Bartolini – che l’amministrazione si impegnasse a modificare il linguaggio delle comunicazioni istituzionali non facendo distinzioni tra bambini di origine straniera e italiana nelle scuole e nei servizi comunali con l’obiettivo di costruire una comunità genovese plurima e inclusiva». Per estendere la questione anche alle fasce più adulte della popolazione, nella mozione si invitano sindaco e giunta a inviare lettere formali ad Asl, Regione, Università e Ufficio scolastico regionale, invitando a non includere la richiesta di cittadinanza italiana come requisito per accedere ai concorsi pubblici. Un tema, quest’ultimo, sicuramente delicato e che ha riscontrato qualche perplessità in Sala Rossa ma che, alla fine, è rimasto nel provvedimento votato non solo dalla maggioranza ma anche da buona parte dell’opposizione.

    Tra i contrari, e difficilmente poteva essere altrimenti, l’unico rappresentate in Consiglio comunale della Lega Nord, Edoardo Rixi, che ha comunque mostrato una parziale apertura sul tema: «Nessuno è in disaccordo sul fatto che i diritti debbano essere garantiti ai minori ma è fondamentale creare un discrimine tra chi agisce nella legalità e i deliquenti. Non è una questione di stranieri o non stranieri: se potessi toglierei la cittadinanza italiana anche agli italiani che delinquono».

    «Oggi – commenta la consigliera di Lista Doria Marianna Pederzolli – mandiamo un messaggio importante alla città mettendo al centro del dibattito politico l’estensione dei diritti. Si tratta di un atto di sostegno e valorizzazione della dignità delle persone per sottolineare come sentirsi cittadini significhi essere parte di una collettività attivamente partecipe e coinvolta, con stessi diritti e stessi doveri».

    Simone D’Ambrosio

  • Ex mercato Corso Sardegna, a che punto siamo? Apertura dei cancelli entro dicembre 2015

    Ex mercato Corso Sardegna, a che punto siamo? Apertura dei cancelli entro dicembre 2015

    ex-mercato-corso-sardegna-rimozione-tettoLa riqualificazione dell’area che ha ospitato fino al 2009 il mercato di Corso Sardegna è un tema a cui Era Superba ha già dedicato diversi approfondimenti. Siamo tornati sul posto con la diretta di #EraOnTheRoad per verificare lo stato d’avanzamento dei lavori, e per capire se il 2015, data indicata fino ad oggi per il termine dei lavori, sia ancora una previsione realistica.
    Il nostro sopralluogo è arrivato a due giorni di distanza dall’iniziativa “Mercato in Festa”. La manifestazione, organizzata dal Civ con il patrocinio del Municipio, oltre a regalare una giornata di festa al quartiere, era finalizzata a rinvigorire il dibattito fra istituzioni, associazioni e semplici cittadini sull’ancora incerto futuro di questa pregiata area della città. Ma ecco cosa abbiamo trovato una volta sul posto.

    Note positive: la rimozione del tetto

    Nonostante non sia facile rendersene conto osservando la struttura dall’esterno, segnaliamo subito che uno dei lavori più urgenti, la rimozione dei pannelli in amianto che costituivano la copertura dell’ex mercato, è progredito notevolmente, con sicuro vantaggio per la serenità e la salute di chi vive e lavora nei paraggi. «I lavori di bonifica del tetto contenete amianto affidati ad Amiu Bonifiche – commenta Umberto Solferino, presidente del Civ di Corso Sardegna – sono sostanzialmente terminati. Chiuderemo questa fase della messa in sicurezza entro la fine di ottobre». Si tratta dunque di un piccolo, e tutto sommato accettabile, ritardo sulla precedente stima che prevedeva il completamento della bonifica per fine settembre. Purtroppo però non si può parlare di analoghi progressi nella soluzione delle restanti criticità che impediscono la fruizione dell’area al pubblico.

    Note dolenti: all’interno regna il degrado

    La prima cosa che si nota giunti in Corso Sardegna, come sottolineano comprensibilmente seccati diversi residenti, è che le impalcature esterne a protezione dei cornicioni pericolanti arrugginiscono immobili, sono lì ormai da circa una ventina d’anni. All’interno dell’ex mercato poi basta un rapido giro per rendersi conto di come il lavoro vero e proprio di ristrutturazione e messa in sicurezza dei vari lotti sia di fatto ancora da iniziare, a dominare è un senso di abbandono e degrado, non privo di un certo macabro fascino.

    È facile imbattersi in materiali di vario genere, come travi, frammenti di cartongesso, pezzi di metallo e altro, pericolosamente penzolanti dai soffitti. Le strutture sono interamente accessibili con relativa facilità a chiunque, diventando spesso rifugio notturno per senza fissa dimora, spesso purtroppo disposti e costretti a mettere a rischio la propria incolumità pur di guadagnare un riparo. Inutile sottolineare la gran quantità di rifiuti sparsi per la zona, ma soprattutto all’interno dei lotti, per la maggior parte privi di porte e vetri alle finestre.

    Lo stato dell’arte

    ex-mercato-corso-sardegna-degradoDopo la questione giudiziaria che ha visto contrapposti il Comune e la ditta De Eccher (qui l’approfondimento) è stato predisposto un nuovo bando per l’affidamento dei lavori di ristrutturazione dei vari edifici; rimane dunque l’incertezza sul soggetto che si aggiudicherà l’appalto.
    «Quello che è certo – spiega Solferino – è che il Comune ha stanziato per restauro e messa in sicurezza degli edifici 500.000 euro accendendo un apposito mutuo, mentre altri 200.000 euro verranno a breve destinati dal Municipio all’acquisto di arredi e luminarie, oltre che alla rimozione delle impalcature in Corso Sardegna».
    Tenendo presenti i vincoli imposti dal Piano di Bacino da una parte, e quelli imposti dalla Sovrintendenza ai Beni Architettonici dall’altra, i fondi attualmente disponibili non saranno sufficienti a restituire alla cittadinanza la possibilità di fruire dell’area nella sua interezza. La soluzione proposta dal Civ è quella di aprire il maggior numero di lotti possibili in breve tempo e mettere in sicurezza i restanti isolandoli ed impedendo l’accesso al pubblico. «L’intento – chiarisce Solferino – è quello di restituire in fretta alla città più spazi possibile, con particolare attenzione al collegamento fra Corso Sardegna e Via Carlo Varese. Riaprire questo tratto di strada, magari rendendolo ciclabile, restituirebbe linearità ed immediatezza ai collegamenti fra San Fruttuoso e Marassi. Per l’apertura dei cancelli stimiamo fra i dodici e i diciotto mesi”. L’intera area, con attività commerciali, culturali e ricreative potrebbe diventare il polmone sociale del quartiere, ma a conti fatti bisognerà aspettare il 2016.

    Recupero dell’ex Mercato, la proposta non ufficiale

    Il progetto di recupero dell’ex mercato di Corso Sardegna, come abbiamo già avuto modo di raccontare in passato (qui l’approfondimento), ha previsto vari approcci al problema sicurezza e ristrutturazione, e tuttora permangono, almeno fino all’assegnazione del bando, numerosi interrogativi sulle modalità di intervento; quel che rimane costante è l’obiettivo della riconversione dell’area in polo commerciale, sociale e culturale.
    Esattamente in quest’ottica si pone anche il progetto che Paola Roviaro ha concepito per la sua tesi di laurea in architettura. Roviaro, che ha presentato al pubblico il suo lavoro in occasione della manifestazione “Mercato in Festa”, ha immaginato un intervento con strutture in legno per la messa in sicurezza, che avrebbero vantaggio di consentire la conservazione delle strutture originarie. «Con questa tipologia di intervento, che non necessita di grossi investimenti, si potrebbe restituire in tre fasi l’ex mercato alla cittadinanza – racconta l’architetto – Il primo passo sarebbe quello di riaprire l’ingresso principale in Corso Sardegna e quello di Via Varese, successivamente si procederebbe al ripristino della funzionalità dei sei lotti interni destinandoli ad attività di tipo culturale e a piccoli mercati. Infine ho ipotizzato di recuperare anche gli stabili perimetrali realizzando degli spazi di co-working dedicati ai liberi professionisti, ed una zona di residenza di breve termine”.
    Il progetto del neo-architetto ci fa comprendere ancora una volta di più le grandi potenzialità di questa area urbana abbandonata al degrado.
    Per ora concentriamoci sui lavori orchestrati da Civ e Municipio, la riapertura dei cancelli a dicembre 2015 sarebbe già un importante passo in avanti.

    Carlo Ramoino

  • Multedo, piscina Nico Sapio: prosegue il calvario dell’impianto ponentino, quale futuro?

    Multedo, piscina Nico Sapio: prosegue il calvario dell’impianto ponentino, quale futuro?

    multedo-giardini-lennon-degrado-piscine-sapio-2Piscina o palestra, basta che si faccia e anche presto. È la richiesta giunta a Palazzo Tursi dagli abitanti di Multedo che ormai da tre anni si vedono «privati di qualsiasi spazio di aggregazione e che avrebbero bisogno come il pane di poter tornare a usufruire delle strutture della Nico Sapio» come ha ricorda in Consiglio comunale Paolo Gozzi. Sulle pagine di Era Superba abbiamo seguito passo dopo passo il progressivo decadimento dell’ormai ex piscina della delegazione di Ponente. L’Associazione sportiva dilettantistica “Nuotatori genovesi”, che aveva vinto il bando pubblico di concessione dell’impianto, si era rilevata non in grado di far fronte agli ingenti investimenti per la riqualificazione della struttura: da qui nacque un lungo contenzioso con il Comune, conclusosi con la riconsegna delle chiavi da parte dei concessionari.

    «L’impianto – ricorda però il consigliere Gozzi – è nella piena disponibilità dell’amministrazione da oltre un anno: nessuno si aspetta che il Comune si accolli la ristrutturazione ma che predisponga un piano per coinvolgere i privati questo sì». Perché si è aspettato così tanto dopo la risoluzione della controversia? «Il bando – ammette Boero – di per sé non è difficile da far uscire nuovamente, volendo lo si potrebbe fare già adesso e lo si sarebbe potuto fare anche qualche mese fa. Ma il punto è riuscire a strutturare una gara che susciti l’interesse dei privati e faccia partecipare qualcuno. Altrimenti potremmo riproporre esattamente il bando che abbiamo fatto l’ultima volta con il rischio molto reale, però, che vada deserto visti gli esiti che ha avuto l’ultima assegnazione».

    Le cose potrebbero cambiare nelle prossime settimane. Sembra, infatti, che una prima proposta di riqualificazione della struttura sia arrivata proprio in questi giorni dall’Associazione sportiva “Multedo 1930” che ha presentato al sindaco un progetto di risistemazione dell’impianto natatorio, utilizzando anche una piccola spiaggia demaniale che la società ha già in concessione, seguendo un po’ la falsa riga dei criteri che si stanno delineando per la vicina piscina Mameli di Voltri.

    La società interessata alla struttura di Multedo era già stata la storica gestrice dell’impianto natatorio ma l’aveva lentamente abbandonato a se stesso. Ora, tuttavia, la dirigenza è cambiata e potrebbe esserci qualche nuova prospettiva. «Ma il Comune – dice l’assessore allo Sport, Pino Boero – non può far altro che registrare una manifestazione di interesse che, tuttavia, dovrà essere concretizzata con l’eventuale partecipazione a una gara pubblica secondo le indicazioni che arriveranno dal Municipio».

    Il futuro della Nico Sapio sarà dunque ancora acquatico? O, come prova a buttare sul tavolo Boero, non sarebbe forse più opportuno trasformare l’edificio in una palestra che richiederebbe sì un’ingente ristrutturazione ma sarebbe molto più facile da manutenere? «Bisogna tenere presente – sostiene l’assessore, confermando quanto già ci aveva accennato prima dell’estate – che la capienza reale degli impianti natatori nel Ponente cittadino è ampiamente soddisfacente per rispondere alla domanda. Nulla vieta, quindi, di strutturare il bando pensando a un’altra destinazione degli spazi, sempre restando in ambito sportivo. Una gestione del genere sarebbe probabilmente più appetibile per un privato». Se ne parlerà tra una decina di giorni in Municipio, più precisamente la mattina di mercoledì 1 ottobre quando è previsto un rendez-vous tra palazzo Tursi e il presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente, proprio sul tema delle strutture sportive della zona.

    Non sarà facile però convincere gli abitanti di Multedo alla riconversione degli spazi. «Credo che le aspettative e le speranze dei cittadini – ci racconta il presidente municipale – siano quelle di mantenere un’attività che ha caratterizzato oltre 50 anni di storia del territorio: lì sono nati campioni che sono stati anche alle Olimpiadi come Paola Cavallino. A cuor leggero alla piscina non ci rinunciamo anche perché ci sono attività sociali importanti legate alle scuole, ai bambini differentemente abili. Se non ci saranno alternative, cercheremo di capire cosa fare».

    L’importante, comunque, è che qualsiasi sia la strada da intraprendere passi prima da una condivisione con gli abitanti, attraverso un’assemblea pubblica. «Abbiamo sentito parlare del nuovo progetto – spiega Avvenente – ma non l’abbiamo ancora visto. È ovvio che puntiamo a trovare una soluzione perché la cosa più brutta che si possa fare è abbandonare la struttura agli atti vandalici notturni che, purtroppo, continuano a esserci nonostante i tentativi di messa in sicurezza da parte dell’amministrazione. Ma bisogna trovare un soggetto con caratteristiche gestionali ben diverse da quelle che si sono verificate finora: con il vecchio bando, la riqualificazione è morta ancora prima di nascere».

    Intanto, la struttura resta fatiscente, abbandonata e neanche troppo sicura. «Grazie all’impegno del comitato di quartiere – prosegue il presidente del Municipio – siamo riusciti a rimettere a posto i campetti esterni e a sistemare gli spogliatoi per permettere ai bambini di tornare a giocare. Ma l’obiettivo resta naturalmente quello di trovare una soluzione definitiva con un soggetto interessato a farsi carico di tutto il compendio sportivo».

    Il tempo stringe, soprattutto se si vuol provare ad accedere ai fondi Fas regionali, dedicati alle aree sottoutilizzate e messi a disposizione proprio per la riqualificazione delle strutture sportive. Su questo piccolo tesoretto fa affidamento, ad esempio, la riqualificazione della piscina Mameli di Voltri, il cui progetto definitivo è stato visto e approvato dal Municipio Ponente. «La Regione ha dichiarato più volte che c’è questa disponibilità – sottolinea l’assessore Boero – per cui stiamo ragionando anche su come far rientrare parte della ristrutturazione di Valletta Cambiaso, con i campi da tennis gestiti da MyTennis. E poi si potrebbe pensare nuovamente alle piscine, con la Massa di Nervi e proprio la Sapio di Multedo».

    Ma per la struttura di Multedo (come probabilmente anche per quella di Nervi, dove il Municipio sta pensando a una riorganizzazione più complessiva degli spazi coinvolgendo anche la piscina Gropallo e una parte di spiaggia) servirebbe un vero e proprio miracolo dal momento che i progetti definitivi di riqualificazione andrebbero presentati entro la fine di ottobre. Nel frattempo, infatti, dovrebbe essere indetta e conclusa una nuova gara pubblica per cui, però, non ci sono i tempi necessari. L’unica soluzione potrebbe essere quella di un’assegnazione diretta, sempre che l’avvocatura del Comune dia il via libera a un’operazione simile. Dopo il primo ottobre, forse, se ne potrà sapere di più.

     

    Simone D’Ambrosio

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  • Unlearning FAQ: le risposte di Anna, Lucio e Gaia alle domande dei curiosi

    Unlearning FAQ: le risposte di Anna, Lucio e Gaia alle domande dei curiosi

    unlearning-faqOtto ore di lavoro al giorno a testa, bambina a scuola fino alle quattro del pomeriggio, babysitter… Per poi  ritrovarsi a casa sfiniti a parlare di mutuo e bollette, organizzando un’altra giornata di sopravvivenza. Un modello pronto per affondarci, uno stile di vita che a nostra volta stiamo trasmettendo a nostra figlia come verità. Ma se lasciassimo la zona comfort del nostro appartamento del  centro città per condividere i tempi e gli spazi con chi ha un concetto diverso di famiglia? Come vedremo la nostra vecchia vita al nostro ritorno? Saremo capaci di ritornare alla nostra routine?

    Questo è il pensiero che ha fatto partire il progetto Unlearning (“Che cos’è Unlearning“, “Diario di viaggio parte 1“, “Diario di viaggio parte 2“) una famiglia genovese che ha messo in stand-by la propria vita per viaggiare e mettersi in gioco a costo quasi zero, viaggiando con il baratto.

    Oltre 5.000 Km percorsi con i i passaggi di BlaBlaCar (evitando di emettere 1100 m2 di  CO2), lavoro in cambio di vitto e alloggio con Wwofing e workaway, banca del tempo di Timerepublik, appartamento scambiato o affittato… Usando tutti i servizi della sharing Economy Anna, Lucio e Gaia sono al 147° giorno di viaggio ed hanno speso poco più di 500 Euro.

    Il loro background cittadino si è scontrato con ecovillaggi vegani, raduni rainbow, ospitalità in grotte o in roulotte, scuole e comuni libertarie. Hanno pulito stalle, smontato tendoni circensi, recuperato cibo scaduto dai container con la comunità Freegan… In ogni tappa hanno incontrato bambini, nuovi modelli di famiglia, di educazione e di alimentazione. Tutti cercatori, verso una vita più a misura d’uomo ed a contatto con la natura.

    unlearning-faq-1Sulla loro pagina facebook molti followers hanno posto le domande più disparate. Anziché rispondere qua e là, Anna e Lucio hanno raccolto i quesiti e hanno postato qui su Era Superba le loro risposte. Se anche voi avete dubbi, curiosità o cattiverie visitate la pagina e scrivete, vi risponderanno.

    Natalia chiede: come si inizia? lo si può fare anche da soli?

    «Certo che si può fare da soli. Si inizia… partendo. Noi inizialmente abbiamo pianificato ogni tappa, i giorni esatti… Ecco questo non è un buon consiglio. Bisogna seguire gli eventi, fidarsi degli altri e adattarsi. Per spostarsi con i passaggi di blablacar bisogna un po’ “seguire” i driver disponibili al momento. Può darsi che chi ci può portare è il giorno successivo a quello pianificato, quindi è sempre meglio accordarsi per un po’ di flessibilità con chi ci ospita. Per quanto riguarda il “couchsurfing” meglio non cercare all’ultimo minuto, ci vogliono in media 2-4 giorni per avere una risposta. Scambio lavoro:  per wwofing e workaway meglio comunque accordarsi una ventina di giorni prima e tenersi sempre un piano B, perché ci si potrebbe anche trovare male».

    Dan chiede: quali contatti? dove trovarli? quanti soldi servono?

    «Prendi il calendario e decidi una data. Desidera di partire. Non darti alternative e non ascoltare nessuno. Internet è un ottimo alleato per trovare i contatti che ti servono. Noi usiamo workaway.info e helpx.com. per trovare lavori nel sociale, lavori in ambito artistico etc. Puoi cercare su wwoofing se vuoi lavorare in fattoria, in Italia e all’estero. Noi, in tre, abbiamo speso 500 euro in 5 mesi. Se hai una casa, trova un amico che te la gestisce, usando airbnb.it puoi recuperarci un po’ di soldi (noi ci stiamo pagando il mutuo) oppure, se preferisci, con homelink puoi organizzare degli scambi casa».

    Anna chiede: cosa volete dimostrare veramente con questa esperienza?

    «Ci piace proporre un modello positivo, non il solito lamento. Perchè alla fine tutti abbiamo i nostri alibi. I nostri alibi per non viaggiare erano: abbiamo una bimba, non abbiamo soldi, non abbiamo tempo. Volevamo dimostrare il contrario».

    Rosi chiede: spero che la vostra esperienza tracci rotte diverse a chi crede che, condividendo, si cresce e ci si evolva. Che dite è una scelta d’elitè o è fattibile pensarla anche per chi deve necessariamente vivere con poco?

    «Nella nostra esperienza abbiamo visto di tutto, da chi ha deliberatamente scelto di vivere in maniera diversa a chi è stato costretto. Penso che noi siamo una generazione molto fortunata, che ha a disposizione molte risorse che ci vengono lasciate dai nostri genitori. Loro le hanno conquistate con un modello economico che non può più continuare. Sta a noi trovare una nuova strada e se siamo “èlite” tanto meglio, avremo più risorse da condividere».

    unlearning-faq-2Elle chiede: al rientro da questa esperienza quali abitudini assolutamente cambierete e cosa sicuramente terrete della vostra”vecchia” vita?

    «Al momento non ci vogliamo pensare, non sappiamo quanto “hardcore” sarà il ritorno alla “zona comfort”. Al momento quello che terrei sono gli amici e i dischi in vinile. (Lucio) Vorrei eliminare la parola “rimandare”. Per il resto non so. (Anna)»

    Luca chiede: spesso chi sceglie, per ideologia, di vivere in modo “alternativo” o da nomade, ha le spalle ben coperte e non lo fa certo per reale necessità, potendo, in caso di necessità, tornare da un momento all’altro alla vita ‘normale’. Quindi mi chiedevo, …avete avuto a che fare con famiglie realmente povere economicamente?

    «Abbiamo incontrato persone senza lavoro… Per loro lo “scambio lavoro” era l’unica opzione possibile al momento. Ma abbiamo conosciuto anche persone con le “spalle coperte”. Mi sembra però un grosso pregiudizio l’idea che “se hai i soldi allora non lo fai per reale necessità”. Ovvero: “se hai i soldi farti l’orto è un capriccio, se hai le spalle coperte fare baratto è radical chic“. Certo ce ne sono persone così ma perché bisogna pensare per forza che chi “sta bene” non può essere alternativo per reale necessità?»

    anna-lucio-gaia-unlearning-4Francesco Lacchia chiede: nelle vostre incursioni in questi mondi paralleli, vi siete fatti un’idea di come si fa a vivere praticando queste attività legate al baratto ed allo scambio di mano d’opera in relazione a tutta la burocrazia che strozza ogni iniziativa? Normative sulla sicurezza dei lavoratori, INAIL, contributi, agenzia delle entrate, studi di settore ecc.?

    «Per ciò che riguarda lo scambio lavoro/ospitalità wwoofing è legale, perché quando ti iscrivi hai una tessera che attesta che tu sei “volontario” in quell’azienda ed un’assicurazione (che paghi, ovviamente). Attenti invece a workaway, in Italia (questo discorso non vale nelle altre nazioni) non c’è nulla che attesta la vostra posizione e, se siete in un’azienda, potreste avere problemi e passare per lavoro nero. A questo link tutto è spiegato molto bene. Quanto a scambiarsi tempo, senza il denaro, con www.timerepublik.com ho chiesto direttamente a Karkim, che ha fondato la piattaforma di cui stiamo parlando. Ecco la sua risposta:

    “Per la verità non si tratta né di baratto né di scambio di prestazione in natura (entrambe tipologie di attività regolamentate e soggette a tassazione, iva, etc…). Si tratta semplicemente di scambiarsi favore e cortesia, esattamente quello che chiederesti o riceveresti da un amico in cambio di tempo. Tempo che può essere impiegato per ottenere favori da altri utenti (per questo non è un baratto: io do’ qualcosa a te e tu dai qualcosa a me): quello che avviene all’interno delle Banche del Tempo non è un rapporto di lavoro/vendita”.

    Lo scopo finale non è ovviamente né quello di accumulare tempo, né quello di creare valore aggiunto e arricchirsi… (e come sarebbe possibile?). Lo scopo finale è andare a ricreare un tessuto sociale, andatosi a disgregare lentamente ma inesorabilmente a partire dal secondo dopo guerra. Lo scopo è tornare ad offrire e, soprattutto, chiedere aiuto in totale libertà. Senza l’imbarazzo dell’incontro economico».

    Yumee chiede: qual è la prima cosa che vi viene in mente ad oggi, pensando alla vostra casa, al ritorno?

    «Se troveremo le cose come le abbiamo lasciate, dopo che più di 20 famiglie da tutto il mondo ci hanno vissuto 🙂 Questo perché durante la nostra assenza abbiamo fatto molti scambi casa con il sito Homelink e abbiamo usato anche Airbnb per far sì che la casa si “auto-pagasse” il mutuo durante il nostro periodo di assenza. Ci fidiamo del prossimo, ma siamo curiosi di sapere se questa fiducia è stata ripagata».

    Gin Ger chiede: per partire Anna ha chiesto aspettativa per motivi personali.. Ma è solo un anno…

    «Infatti il progetto di Unlearning al momento è legato a sei mesi di viaggio, poi ritorniamo a casa e torniamo alla nostra vecchia vita. Anna riprende il lavoro a scuola, io torno alla ricerca di clienti, Gaia entra alla prima elementare. Il nostro “esperimento” prevede questo ovvero: “…E una volta tornati? Cosa succederà varcata la porta di casa?” Al momento non sappiamo risponderti a questa domanda. Torneremo in viaggio? Lasceremo il lavoro? Non lo sappiamo, ma sicuramente vi aggiorneremo…»

    Silvia chiede: esiste un sito che riunisce tutte le fattorie disposte ad ospitare in cambio di mano d’opera ?

    «Se il vostro obiettivo è lavorare in fattoria, cercate wwoofing e lo Stato dove volete andare.Se invece cercate altri tipi di lavoro (babysitter, lavori nel sociale, scambi linguistici, lavori artistici etc.) trovate tutto su workaway.info e helpx.com. A questo link comunque trovate un sacco di altri siti».

    Barbara chiede: ci sono momenti in cui vorreste solo essere a casa vostra, spaparanzati sul divano?

    «Sì specialmente quando ci muoviamo troppo velocemente e dobbiamo “formattarci” per  inserirci in un nuovo contesto. Viaggiare come noi dà molte soddisfazioni ma è molto faticoso. Un viaggio così, con oltre 30 destinazioni, sarebbe da fare in 2 anni, non in sei mesi!»

    Kate chiede: la vostra bambina non va ancora a scuola, ma per una famiglia che ha dei figli in età scolare, le cose si complicano. O no?

    «Si complicano, forse, ma sono comunque fattibili. In Italia siamo fortunati ad avere la possibilità di fare homeschooling. Ci si può accordare con la scuola e decidere che saremo noi ad occuparci in prima persona dell’ istruzione dei nostri figli. Ottima idea per chi vuole staccare e viaggiare. Gaia ad esempio ci ha detto “A settembre voglio andare a scuola, per rivedere i miei amici, poi l’anno prossimo voglio fare homeschooling“. Vedremo. Credo che per un bimbo che fa scuola “staccare” per un periodo e stare con la famiglia può essere un’esperienza illuminante. Per quanto riguarda la parte legale di tutto questo vi rimando a questo sito.

    Dilva chiede: io la domanda vorrei farla dopo il rientro a Genova. E cioè: come state? Ripartite?

    «La cosa ci terrorizza. Non vogliamo pensarci ora».

    Davide chiede: come avete fatto a trasformare il pollo a 4 zampe nel coraggio di intraprendere un’esperienza simile?

    «Avevamo la forte esigenza di staccare e guardare la nostra vita da un altro punto di vista. Il coraggio lo abbiamo trovato perché non ci siamo dati alternative. Quotidianamente troviamo tempo ed energie per il lavoro e per i mille problemi della vita amministrativa. Finalmente abbiamo deciso di seguire una corrente diversa. E, per rispondere alle domande pratiche: non abbiamo soldi per viaggiare? Scambio lavoro. Come facciamo per la casa? Airbnb e homelink. Ci abbiamo messo molti mesi per mettere tutto a registro e partire leggeri. Un piccolo miracolo di condivisione».

    Arianna chiede: posso unirmi a voi?

    «Perché no? Quello che noi vorremo fare con “Unlearning” è una guida per famiglie curiose, quindi anche una sorta di manuale divertente per riuscire a fare esperienze simile alla nostra: viaggiare con poco, fare esperienze famigliari di scambio lavoro…»

    Zara chiede: se pensate al momento prima di partire, cosa vi viene in mente?

    «Ricorderò tutta la vita la faccia dei miei genitori nel momento “Partiremo per sei mesi utilizzando il baratto”».

     

  • Genova ospita il X Congresso Mondiale di Mediazione. E’ la prima assoluta a livello europeo

    Genova ospita il X Congresso Mondiale di Mediazione. E’ la prima assoluta a livello europeo

    Palazzo Ducale entrataCome avevamo anticipato a dicembre 2013, il X Congresso Mondiale di Mediazione si svolgerà a Genova a Palazzo Ducale dal 22 al 27 settembre, un convegno internazionale che si è riusciti a portare in Europa per la prima volta. Danilo De Luisa dell’Associazione San Marcellino ci racconta come ciò sia stato possibile, inoltre, abbiamo parlato con Lorena Capilleri dell’Associazione Dimmi di te  che ha visto riconosciuto il valore scientifico di un suo progetto di mediazione penitenziaria proprio dal Congresso.

    Il titolo della manifestazione non è di immediata comprensione, se non per gli addetti ai lavori. Il tema della mediazione non è certamente uno di quelli di cui si parla tutti i giorni.  Per questo ci siamo fatti aiutare dalla dottoressa Capilleri «per mediazione si intende una tecnica che in presenza di un terzo neutrale facilita la comunicazione fra due parti in conflitto». Poi vi sono ovviamente i vari ambiti di azione (scolastica, familiare, penale, culturale) che richiedono che il mediatore professionista sia specializzato in determinata materia.

    Ora che il tema dovrebbe essere più chiaro, vediamo perché per ospitare la decima edizione del congresso mondiale è stata scelta la città di Genova. Danilo De Luise dell’associazione San Marcellino, insieme a Fondazione per la cultura Palazzo Ducale e ad altri sponsor, ha portato il X Congresso in Liguria.
    Il suo è stato un percorso lungo iniziato con gli studi, le sperimentazioni, la ricerca, la formazione sulla mediazione dei conflitti che è iniziato fra gli anni 90 e 2000.  Poi l’edizione del 2005 del Congresso ha selezionato e presentato un lavoro fra quelli realizzati insieme da Associazione e Dipartimento di lingue e culture moderne dell’università di Genova. «È da quiel momento che il lavoro del Congresso è giunto alla nostra conoscenza e ha stimolato la volontà di cercare di portare queste voci in Italia. Negli anni sono partiti progetti di formazione direttamente sul territorio e mano a mano siamo diventati sempre più operativi e si è anche consolidata la collaborazione con gli esperti del Congresso».

    L’idea di provare a portare il Congresso a Genova è nata insieme alla Fondazione Ducale, con la quale l’Associazione San Marcellino stava collaborando per una serie di progetti sul territorio. La proposta è stata fatta ad ottobre 2012 e la candidatura di Genova è stata subito accettata, anche in funzione della celebrazione dell’edizione numero 10 che sarebbe coincisa con il primo sbarco in Europa. Da quel momento con le risorse a disposizione si è iniziato a lavorare all’edizione europea del Congresso mondiale di Mediazione.

    «Il nostro intento è che sia una cosa di tutti – continua De Luise – anche se ovviamente non potevamo modificare un format ben consolidato da anni come quello del Congresso, abbiamo però chiesto di tenere bassi i prezzi delle iscrizioni e loro ci sono venuti incontro per poter allargare l’ingresso il più possibile. Sono consapevoli del fatto che siamo in Europa, come del fatto che è importante trattare l’argomento e far parlare di queste tematiche».
    In Europa, infatti, sul tema della mediazione comunitaria non c’è la stessa sensibilità che si trova in America. «Vuole essere un volano per diffondere il tema delle convivenze – aggiunge De Luise –  e che sia a disposizione di tutti, un luogo di confronto non una vetrina per mostrare cose».
    Un esempio chiaro di questa intenzione è la scelta di indire una call for paper e una per le buone pratiche, che sono state giudicate garantendo l’assenza di favoritismi grazie al meccanismo della presentazione in anonimato.

    L’evento è per la sua quasi totalità dedicato agli iscritti ma sono stati pensati dei momenti teatrali per la cittadinanza oltre ad altri incontri organizzati dai Municipi e Associazioni del  territorio.

    Il Congresso è strutturato in sessioni plenarie e workshop, uno dei temi ricorrenti è la mediazione penale. Ancora una volta ci facciamo aiutare dalla dottoressa Capilleri per la definire il tema «una tecnica che facilita la comunicazione e l’incontro fra vittima e reo che abbiano, prima, manifestato consensuale volontà all’incontro».

    Dal 2000 seguendo i dettami del diritto internazionale, l’Italia si sta adeguando all’applicazione delle pene alternative. Nell’ottica di questo percorso al X Congresso è dedicato uno spazio per individuare e analizzare i passi e i fattori che permettano di passare dai percorsi dalla giustizia retributiva, rieducativa, cioè quella che viene applicata attualmente nelle carceri,  ad una di tipo riparativo cioè tutte quelle forme di misure alternative come ad esempio l’affido a servizi, a comunità e non la detenzione. Di questi temi si occupa Capilleri, ed è proprio la mediazione penale il contenuto del workshop che  presenterà al Congresso.

    «Il problema fondamentale in Italia è che fino ad oggi si è fatto parecchio sui minori in stato di detenzione, l’adulto invece non è stato affrontato per una serie di problematicità e dato che io ho portato avanti un progetto nel 2006 proprio su questo tema, l’ho presentato al Congresso che lo ha validato dal punto di vista scientifico e mi ha dato uno spazio per presentarlo a questa edizione».

    Capilleri ha vissuto l’esperienza della detenzione in una comunità di recupero in Sardegna. Ha vissuto tre mesi da detenuta per comprendere come si passi dall’esperienza del carcere alla ripresa di una vita normale. Da questo lavoro è nato un testo che è in corso di pubblicazione da Feltrinelli: “Rientro in memoria – dalla dimensione del vuoto al riconoscimento”.

    Gli organizzatori si augurano che il Congresso genovese possa rivelarsi un buon punto di partenza perchè di mediazione si dibatta, più spesso, anche in Europa. Una bella responsabilità per questa vecchia Signora del Mare…

     

    Claudia Dani

  • Gronda, a ottobre si entra nel vivo. Quale sarà la posizione del Comune? Parla il sindaco

    Gronda, a ottobre si entra nel vivo. Quale sarà la posizione del Comune? Parla il sindaco

    Bolzaneto, progetto Gronda di Ponente
    La Gronda di Ponente (qui l’approfondimento) è un tratto autostradale a due corsie per senso di marcia che rappresenta il raddoppio dell’esistente A10 nel tratto di attraversamento del Comune di Genova (dalla Val Polcevera fino all’abitato di Vesima) e che fa parte del più ampio progetto di potenziamento del Nodo Stradale ed Autostradale di Genova. In esso è incluso il potenziamento dell’A7 tra Genova Ovest e Bolzaneto e dell’A12 tra Genova Est e l’asse Nord–Sud rappresentato dall’A7 stessa. Inoltre è prevista la riconfigurazione del “Nodo di San Benigno” di connessione tra la viabilità locale e il casello di Genova Ovest.

    Il Consiglio comunale torna a parlare di Gronda e non poteva essere altrimenti dopo il tweet di lunedì dell’assessore regionale alle Infrastrutture, Raffaella Paita, che ha annunciato l’avvio della Conferenza dei Servizi il prossimo 17 ottobre in seguito all’incontro a Roma, la scorsa settimana, tra le istituzioni locali, il ministro Lupi e l’a.d. di Autostrade (oltre alla Gronda sul tavolo anche il Terzo Valico, la linea ferroviaria di ponente, la prosecuzione della metropolitana verso San Fruttuoso e San Martino, il tunnel subportuale e quello della Valfontanabuona). A fare il punto della situazione in Sala Rossa è stato direttamente il sindaco che ha risposto a un articolo 54 del capogruppo del PD, Simone Farello.

    Nota la posizione favorevole del principale partito di maggioranza alla costruzione della grande opera, come note sono anche le titubanze del primo cittadino che, tuttavia, non ha mai preso una posizione chiara e inequivocabile a riguardo. Doria si è dunque limitato a illustrare lo status quo dell’opera dal punto di vista dell’iter amministrativo e dei finanziamenti.
    «La convocazione della Conferenza dei serviziha spiegato il sindaco ai consiglieri – è un atto dovuto in seguito al completamento del percorso di approvazione della Valutazione d’Impatto Ambientale. Adesso si dovrà procedere con l’esame di tutte le osservazioni contenute in quel documento e integrarle nel progetto del nodo autostradale. Lo scopo della Conferenza dei servizi è, infatti, arrivare a un progetto definitivo». Al progetto definitivo, naturalmente, dovrà fare seguito quello esecutivo da cui poi dipenderà l’avvio dei cantieri. «All’interno di questo percorso – ha proseguito Doria – l’Amministrazione comunale non farà mancare la propria presenza e terrà costantemente aggiornato l’Osservatorio sulla Gronda».

    Ma quale sarà la posizione che il Comune terrà ufficialmente al tavolo istituzionale? «Per quanto ci riguarda – ha detto Simone Farello capogruppo del PD – l’amministrazione non può che seguire il mandato ottenuto dalla votazione di un apposito ordine del giorno da parte del Consiglio comunale il 18 settembre 2012, approvato con 22 voti favorevoli e 18 contrari».

    «Si tratta di un testo fermo e cogente per l’Amministrazione comunale – ha risposto il primo cittadino – che segna la nostra linea guida delle questioni da porre all’attenzione della Conferenza dei servizi insieme con le richieste riguardanti le indispensabili opere compensative. Inoltre, quale che sia la futura modulazione dei lavori, il problema dei cosiddetti interferiti (ossia i cittadini che subiranno l’esproprio di abitazioni e terreni, ndr) dovrà essere affrontato con priorità assoluta».

    casello-genova-ovest-autostrada-dEd è proprio sulla modulazione dei lavori che si giocherà buona parte del futuro di questa contestata infrastruttura. Il ben nutrito partito dei contrari, che fa parte della stessa variegata maggioranza che appoggia la giunta Doria, punta molto sulla cosiddetta suddivisione in “lotti funzionali”. Contrariamente a quanto sta avvenendo per il Terzo Valico, in sostanza, se dovesse passare questa linea, i lavori sarebbero suddivisi in compartimenti stagni e una volta iniziato un lotto, prima di avviare i cantieri per il secondo si dovrebbe attendere la conclusione del primo. Il vantaggio di questo modo di procedere è inizialmente economico, dal momento che anche il finanziamento dell’opera (che deriva principalmente da un aumento dei pedaggi su tutta la rete autostradale italiana di competenza di Società Autostrade) andrebbe di pari passo con la suddivisione in lotti. Ma, naturalmente, dietro c’è una scelta strategica che punta a non avere una progettazione complessiva e soprattutto una cantierizzazione unica di tutta l’infrastruttura da est a ovest. Sarebbe, infatti, un po’ come dire: intanto facciamo questi lavori che stanno bene a tutti, poi il resto si vedrà, con la speranza che i soldi per completare tutta l’opera non arrivino mai.

    Wte di GenovaIl primo lotto funzionale a partire, infatti, potrebbe essere proprio quello su cui più o meno tutti sono d’accordo e che riguarda, ad esempio, la separazione del flusso di traffico diretto al porto da quello diretto alla città attraverso i lavori nella zona di San Benigno, i lavori propedeutici all’accesso al tunnel subportuale e il rifacimento dell’attuale nodo autostradale.

    «L’opera parte con un costo stimato di poco più di 3 miliardi di euro che verranno ricaricati dal soggetto che realizza l’opera sui pedaggi della rete autostradale nazionale con modalità di avanzamento dello stato dei lavori» ha confermato Doria. «Dentro questo tema – ha proseguito il sindaco – si inserisce la possibilità di finanziamento dell’opera per lotti a seconda dei determinati tempi in cui gli stessi vengono realizzati e a prescindere dalle valutazioni sull’iter progettuale o sul progetto dell’opera in sé».
    Ecco, dunque, che anche il primo cittadino manifesta seppur in maniera non troppo diretta una certa propensione per la strada sponsorizzata da chi l’opera proprio non la vorrebbe fare e che, oltre a far forza sulle difficoltà di reperimento delle risorse, si appoggia anche sull’irrealizzabilità di alcuni tratti del progetto complessivo.

    «La modalità di finanziamento dell’opera non è certo una scoperta odierna. La novità, invece, va registrata nel fatto che il nuovo leader dei comitati anti gronda si chiama Giovanni Castellucci» ha chiuso il cerchio in tono polemico Farello, facendo riferimento ai dubbi sulla realizzazione dell’opera che lo stesso amministratore delegato di Autostrade per l’Italia sembra avere.

    La partita, comunque, inizierà ufficialmente tra un mese: prima di allora, solo congetture o poco più.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Scelte personali e professionali, come mantenere la calma aiuta a prendere le giuste decisioni

    Scelte personali e professionali, come mantenere la calma aiuta a prendere le giuste decisioni

    scelte professionali lavoro

    In un mondo del lavoro sempre più competitivo e frammentato, fare le scelte giuste diventa importante tanto quanto acquisire competenze professionali. Per questo è importante l’orientamento al lavoro durante l’università, ma ancora di più è acquisire la giusta mentalità per prendere le decisioni migliori, soprattutto adesso che il mercato del lavoro è più complesso, oltre che stagnante.

    Perché fare le giuste scelte: i numeri

    Le decisioni sbagliate sono sempre dietro l’angolo e non risparmiano nessuno. Per citare alcuni numeri, uno studio di scelte-tatuaggipochi anni fa, condotto negli Stati Uniti, ha rivelato come nelle scuole di Philadelphia più della metà degli insegnanti abbandona il proprio mestiere entro quattro anni: gli insegnanti hanno insomma un tasso di abbandono superiore a quello degli studenti ed evidentemente hanno scelto la carriera che non fa per loro. Sempre negli Stati Uniti, nel 2009 sono stati modificati più di 61.500 tatuaggi.

    Accade anche di fare scelte sbagliate nel proprio lavoro e quando a fallare è un medico la faccenda non è rassicurante: uno studio ha dimostrato che, qualora un medico assicuri di essere completamente certo riguardo a una diagnosi, questa è sbagliata per il 40% delle volte. Accertato che nessuno è immune dall’errare che, come dice la nota locuzione latina, humanum est, vediamo come imparare a prendere le giuste decisioni.

    La calma e la via della spada di Musashi

    La vita è una sfida continua e talvolta possiamo sentirci dei guerrieri alle prese con la realtà, dei piccoli Miyamoto Musashi che combattono nell’Italia del Ventunesimo secolo invece che nel Giappone del Diciassettesimo. L’arte dei samurai è una fucina di idee e buoni consigli ancora attuali e Musashi, come un qualsiasi samurai posto di fronte a un problema, non sguainerà la propria katana come prima cosa, ma si dirà di stare calmo.

    Il primo consiglio è infatti quello di mantenere sempre e comunque la calma, durante un colloquio di lavoro come durante una riunione; anche se non conosci la risposta giusta oppure sei in minoranza riguardo ad una questione lavorativa, andare in tilt per l’imbarazzo o per la rabbia è controproducente.

    Liv Boeree: come scacciare la paura

    Liv Boeree è una presentatrice inglese di programmi televisivi, ma anche una abile giocatrice di poker. Pensiamo, ad esempio, a una partita di poker e di quanto autocontrollo necessiti tale sport: è facile lasciarsi andare quando le carte giuste non arrivano, aver paura di perdere; e abbandonare la ragione per il caso e l’improvvisazione è la strada più veloce verso le decisioni sbagliate.

    PokerStars ha pubblicato una infografica con validi suggerimenti per sconfiggere le paure comuni, spesso all’origine di problemi interpersonali oppure lavorativi. Le critiche, ad esempio, non vanno temute come una cosa negativa, ma vanno prese dal verso giusto: permettono di conoscerci meglio, di lavorare su noi stessi e migliorarci.

    Astronauti e forze speciali: come non andare nel panico

    La paura fa parte della vita e sarebbe superficiale sostenere di poterla eliminare; il segreto è gestire il panico e non andare in tilt. Quando l’America decise di mandare i primi uomini nello spazio, ad esempio, questi furono addestrati soprattutto per acquisire una competenza: l’arte di non andare nel panico.

    Gli astronauti furono soggetti a lunghi addestramenti, ma un aspetto fondamentale è quello di crearsi, mentalmente, una sensazione di “controllo” della situazione. Anche se si tratta solo di una illusione di poter controllare la situazione, ha la conseguenza di diminuire il livello di stress a cui si è sottoposti e di conseguenza la probabilità di prendere decisioni errate diminuisce.

    Il consiglio del migliore amico

    Questa lista non è certamente esaustiva, ma è un buon punto di partenza. Ora che hai una guida di base per affrontare le situazioni evitando il panico in favore di grandi respiri, potresti obiettare che non sai comunque prendere certe decisioni. In questo caso hai bisogno di sfruttare un punto di vista esterno, quello del “migliore amico”. Immagina che il tuo migliore amico stia vivendo la tua vita e abbia il tuo stesso dubbio; cosa gli consiglieresti di fare? Bene, ora segui il tuo consiglio.

  • #Vitefuoriporta, il viaggio di Era Superba alla scoperta di storie e sapori dell’entroterra

    #Vitefuoriporta, il viaggio di Era Superba alla scoperta di storie e sapori dell’entroterra

    Raggio di sole tra gli uliviAi miei occhi la lunghezza con cui Genova si estende lungo la costa è ben percepibile via mare. La profondità del suo entroterra, invece, l’ho colta pienamente viaggiando in treno. Fuori dal finestrino scorrono l’Appennino, le alture boscose, i forti che fanno capolino, i primi segnali della città che avanza; e poi giù fino a quel mare che Genova sembra voler stringere in un abbraccio.
    #Vitefuoriporta nasce dalla voglia di raccontare questa profondità, lasciandosi alle spalle il mare e la città per inoltrarsi nell’entroterra. E forse galeotti sono stati i tanti viaggi in treno da Torino, mia città di origine, a Genova che da tre anni a questa parte mi ha felicemente e definitivamente adottata.

    Per una come me, nata e cresciuta ai piedi delle Alpi, potrebbe sembrare scontato il desiderio di scrivere, tra l’incuriosito e l’ammaliato, di vicoli, di mare e di tutto ciò che è così nuovo e così lontano dalla città in cui ho vissuto per trent’anni. Ogni mattina, andando in ufficio, guardo il mare e penso che sia un privilegio poterlo guardare in un giorno qualunque. Credo sia un’emozione che per noi, gente di pianura, non si spegnerà mai del tutto. Ma quando si è trattato di lavorare su un’idea di rubrica per la nuova stagione di #EraOnTheRoad (i nostri sopralluoghi nei quartieri di Genova in diretta Twitter), la voglia di raccontare sapori e personaggi lontani dal mare e dalla città ha paradossalmente preso il sopravvento, complici forse il mio essere sommelier e un’inarrestabile attitudine da food lover.

    orto-orti-urbani-agricoltura-coltivareCon #Vitefuoriporta parleremo, tra le altre cose, di vino, di ortaggi, di mucche, di miele, di farina. Incontreremo produttori, allevatori, agricoltori, apicoltori. Tutto questo cercando di tracciare una geografia ideale di storie, tradizioni e sapori. Un viaggio nel genovesato alla scoperta delle eccellenze del territorio ma anche un percorso per conoscere vite e “mestieri” diversi, alcuni quasi perduti altri oggi sulla cresta dell’onda grazie a un ritorno verso tutto ciò che è terra.

    Faremo anche un’incursione fuori provincia per raccontare due territori del vino: ci allontaneremo un po’ geograficamente ma parleremo di luoghi presenti e vivi nella memoria di tanti genovesi.

    Nelle prossime settimane partiremo con la prima tappa della nostra avventura fuori porta. Speriamo di divertirci, di scoprire qualcosa di nuovo, di uscirne un po’ più saggi e un po’ più curiosi perché alla fine la morale della favola è che curiosi non lo si è mai abbastanza.

    Chiara Barbieri

  • Registro delle Unioni Civili a Genova, numeri e riflessioni a un anno dall’istituzione

    Registro delle Unioni Civili a Genova, numeri e riflessioni a un anno dall’istituzione

    archivio-libri-scrittura-D3Che Genova avesse il proprio Registro delle unioni civili lo avevano ormai dimenticato quasi tutti. Eppure è passato solo poco più di un anno da quando le prime coppie, di sesso opposto o uguale, hanno potuto iscriversi in questo particolare albo che non crea un nuovo status – operazione che non sarebbe consentita dal codice civile – ma sancisce una serie di possibilità prevalentemente a fini certificativi. Le coppie inserite in questo registro, ad esempio, hanno avuto l’accesso a diritti previsti dall’assistenza ospedaliera, carceraria, al subentro in contratti d’affitto, all’ingresso nelle graduatorie per gli alloggi popolari e, anche, a tutto ciò che possa riguardare prove e documentazioni nell’ambito di risarcimento del danno ai fini assicurativi. Come previsto poco più di un anno fa, insomma, in tutti i regolamenti comunali le coppie unite civilmente sono state totalmente equiparate a quelle legate da vincolo matrimoniale, senza bisogno di apposite modifiche normative.

    «Nonostante le possibilità siano ancora limitate – ha commentato l’assessore a Legalità e Diritti, Elena Fiorini – queste coppie si sono finalmente sentite parte di una comunità perché hanno potuto portare in sede pubblica il proprio vincolo affettivo».

    Le prime coppie dello stesso sesso e di sessi differenti hanno iniziato ad aderire al registro a partire dal 20 luglio 2013. Dopodiché il silenzio totale.
    C’è voluta l’iniziativa del gruppo consiliare di Sel affinché il tema tornasse alla ribalta. In realtà, la Commissione consiliare convocata ieri avrebbe dovuto fare chiarezza sulla possibilità di trascrizione in Italia, e a Genova in particolare, di matrimoni omosessuali contratti all’estero. Ma l’assessore Fiorini, in quota Lista Doria, ha colto l’occasione per fare anche il punto della situazione sul registro locale delle unioni civili.

    unioni-civili-gay-prideSono 57 le coppie che hanno fin qui aderito. Di queste, 35 sono composte da persone di sesso diverso e 22 dello stesso sesso (12 maschili, 10 femminili). Solo una coppia etero in questo periodo ha chiesto la cancellazione dal registro dopo esservi stata inserita. 17 sono, invece, le coppie con figli (compresa una coppia costituita da due donne) di cui 13 con figli propri e 6 con figli avuti da precedenti unioni, per un totale complessivo di 28 figli.
    Viene smentito dai fatti, dunque, chi ritiene che la questione riguardi esclusivamente le coppie omosessuali, dato che il 61% delle unioni è rappresentato da persone di sesso opposto: un dato, peraltro, che secondo quanto riferito dall’assessore Fiorini è ancora più alto in altre realtà italiane.

    Interessante anche vedere in che fascia di età abbia maggiormente attecchito il registro: il 38% delle persone che hanno chiesto di ufficializzare la propria unione civile ha tra i 36 e i 45 anni, il 23% tra i 46 e 55 anni, ben il 20% è rappresentato da giovani tra i 25 e 35 anni, mentre si scende al 14% tra i 56 e 65 anni e al 5% tra chi ha superato i 66 anni.

    Certo, il valore assoluto di questi numeri non è molto significativo, soprattutto se consideriamo che, ogni mese, a fronte di 4/5 unioni civili si registrano 118 matrimoni.
    Un peccato dal momento che il registro genovese è senza dubbio uno dei meglio articolati nel multi sfaccettato panorama nazionale.
    Sicuramente, una parte della responsabilità va addossata all’amministrazione che ha fatto passare molto in sordina la nascita del registro, rispetto invece alle massicce campagne informative di altri comuni italiani.
    La città italiana con più coppie di fatto registrate è Milano: partita un anno prima di Genova, è arrivata 898 unioni registrate di cui il 74% tra persone di sesso diverso. Torino, invece, che offre questa opportunità già da 10 anni ha solamente 90 scritti. Questione di diverse sensibilità probabilmente ma, soprattutto, di diverse tipologie di benefici che, stando sempre all’interno del limiti di legge, le varie amministrazioni offrono ai propri cittadini.

    Ovviamente, però, finché non ci sarà una legislazione nazionale che interverrà sul tema, difficilmente le cose potranno cambiare in maniera radicale (come, invece, succede in Francia con ben 138 mila Pacs registrati). «Sono pienamente consapevole che il Regolamento comunale è un aspetto limitato della questione – ha detto in Sala Rossa l’assessore Fiorini – ma è la manifestazione di una precisa scelta politica che, però, non può fare a meno di una legislazione nazionale».

    L’Italia, insieme con la Grecia, è sostanzialmente l’unico Stato a non essersi ancora espresso a livello normativo sul tema. «Non ci fa onore – ha chiosato Fiorini – essere rimasti praticamente solo noi, e in parte la Grecia, a non avere una disciplina di questo diritto». Qualcosa però sembra iniziare a muoversi, anche se la valorizzazione dei diritti e servizi civili non sembra essere una delle priorità dei famosi mille giorni di Renzi. Tuttavia, dal 30 luglio 2014 è stato depositato alla Commissione Giustizia del Senato un disegno di legge che potrebbe introdurre il riconoscimento formale di due tipologie di convivenza, sul modello della legislazione tedesca. Non si tratta dell’estensione del matrimonio vero e proprio alle coppie omosessuali, come spesso erroneamente e anche un po’ populisticamente si sente dire, ma di un doveroso ampliamento di una serie di diritti e di doveri a una fetta di popolazione che fino al momento ne è sempre stata esclusa. Si tratta di un riconoscimento doveroso richiesto più volte anche dalla Corte costituzionale e dalla Cassazione per “sancire il pieno diritto di tutti a vivere la propria condizione di coppia”, naturalmente anche dei cittadini omosessuali.
    Un traguardo che avrebbe anche importanti riflessi sui temi fiscali: basti pensare ai regimi patrimoniali di comunità dei beni, alla detrazioni derivanti da dichiarazioni dei redditi congiunta, alla possibilità di ricevere assegni di reversibilità, all’assistenza sanitaria, all’esenzione delle tassa di successione… insomma alla parificazione di tutti quei diritti di cui già possono godere le persone unite in matrimonio.

    Il testo del disegno di legge nazionale, come detto, prevede l’istituzione due nuove forme di unione: la prima è l’unione civile vera e propria, che può essere richiesta da due maggiorenni dello stesso sesso, legati da un vincolo affettivo. Naturalmente, vi sono delle clausole di esclusione che sono le stesse previste per il matrimonio e derivano dunque dal codice civile. Anche lo scioglimento dell’unione civile sarebbe regolamentato sostanzialmente come un matrimonio e potrebbe prevedere l’assegno di mantenimento.
    Il secondo istituto, invece, è più leggero e riguarda i cosiddetti patti di convivenza. Potrebbe essere richiesta da coppie omo ed eterosessuali (nel senso etimologico del termine e non tanto delle preferenze sessuali) che decidano di organizzare la propria vita in comune: vi sono clausole di esclusione ma lo scioglimento del patto è più facile così come minori sono i doveri e i diritti di cui si potrà godere. I primi riguardano genericamente il vincolo alla reciproca assistenza materiale, mentre i secondi sono limitati alla reciproca assistenza sanitaria e penitenziaria e alla successione nel contratto di locazione. Lo scioglimento seguirebbe, invece, la falsariga di quanto già previsto dal Regolamento genovese: non vi è necessità di rivolgersi al Tribunale ma basta una dichiarazione consensuale presso un ufficiale di Stato civile o, se si tratta di un’iniziativa unilaterale, la prova di una comunicazione avvenuta per iscritto alla controparte. A maggior tutela dell’istituto, nel disegno di legge è anche previsto che gli effetti del patto di convivenza si protraggano per un anno dopo la richiesta di cessazione.
    «Questa seconda forma più leggera di legame – spiega l’assessore Fiorini – può essere l’anticamera di un matrimonio o di un’unione civile ma potrebbe anche rappresentare solamente un momento nella vita di una persona».

    C’è poi la questione da cui la discussione è rinata in Sala Rossa, ovvero la possibilità di trascrizione in Italia di matrimoni contratti all’estero. «Molte coppie omosessuali regolarmente sposate all’estero – racconta l’assessore – chiedono che la propria unione sia legittimata anche in Italia. Si tratta di dare attuazione all’esercizio del diritto di libera circolazione, per esempio a lavoratori comunitari che vengono a risiedere nel nostro Paese».
    Ma ci sono anche situazioni più complicate come il caso famoso di un cittadino italiano sposato in Spagna con il compagno uruguaiano, che si è trovato costretto a tornare a Modena dopo aver perso il lavoro. In Italia, però, il compagno in quanto extracomunitario avrebbe perso il diritto alla cittadinanza. La situazione fu risolta dal Tribunale di Modena che ordinò alla Questura di provvedere al rilascio del permesso di soggiorno, facendo giurisprudenza in questo caso.

    Una richiesta di trascrizione di matrimonio omosessuale contratto all’estero è arrivata ultimamente anche a Genova ed è al vaglio della Segreteria generale di Tursi. «La trascrizione – precisa Fiorini – in questo caso non avrebbe effetti costitutivi, dal momento che il matrimonio omosessuale non è previsto dal nostro ordinamento, ma solo certificativi: un riconoscimento comunque importante, al pari dell’inserimento nel Registro delle unioni civili. Si tratta di una questione giuridica che potrebbe essere superata qualora si arrivasse a una norma nazionale: su questo punto è importante perciò lavorare lasciando da parte ogni ideologia dal momento che parliamo del riconoscimento di un diritto e di una libertà».

    All’interno di questo quadro si collocano anche i matrimoni di cittadini italiani dello stesso sesso, contratti all’estero. Inizialmente considerati contrari all’ordine pubblico e quindi non ratificabili, la loro disciplina è attualmente demandata allo spirito di iniziativa delle varie amministrazioni locali: Bologna e Napoli, ad esempio, si affidano a un’ordinanza del sindaco per procedere alla trascrizione. Anche in questo caso il disegno di legge all’esame del Senato potrebbe aiutare non poco.

    Simone D’Ambrosio

  • Carlo Felice, la corsa disperata del teatro genovese verso il risanamento dei conti

    Carlo Felice, la corsa disperata del teatro genovese verso il risanamento dei conti

    Teatro Carlo FeliceLa prima seduta del Consiglio comunale di Genova, dopo la consueta pausa estiva, si è concentrata su uno dei grandi temi che da sempre tiene accesa l’attenzione della nostra città: la situazione del Teatro Carlo Felice. In questi giorni si è letto molto sullo stato di salute dell’istituzione lirica ligure e sugli eventuali rischi per il suo futuro: benché si tratti di un’operazione tutt’altro che agevole, proviamo a fare il punto della situazione, aiutati anche dalle parole del sindaco che è intervenuto a inizio seduta rispondendo ai quesiti dei consiglieri posti attraverso un articolo 55.

    «Non si può fare produzione culturale senza attenzione ai bilanci, soprattutto se questi sono sostenuti da denaro pubblico». Sono ineccepibili le parole con cui Marco Doria ha chiosato il suo discorso sullo stato del più nobile teatro genovese che, tra annaspamenti vari culminati con lo sciopero della rappresentazione della Carmen (200 mila euro di mancati introiti, a detta del primo cittadino), la prossima settimana presenterà il programma della nuova stagione (confermati il blocco dei prezzi con un allungamento della stagione fino a luglio rendendo più vantaggioso l’abbonamento e la ripresa del Premio Paganini con la direzione artistica del maestro Luisi).

    centro-portoria-piccapietra-carlo-feliceIl discorso economico è, dunque, la chiave attorno a cui tutto ruota, compresa la fresca polemica per il ben servito all’ormai ex sovrintendente Giovanni Pacor. «Per risalire la china – sostiene, infatti, il sindaco – non si può soltanto proporre spettacoli ma bisogna farlo con i conti in equilibrio strutturale».
    Un equilibrio strutturale che non è presente nel bilancio della Fondazione del Teatro in via di approvazione presso il consiglio di amministrazione presieduto dallo stesso sindaco. I conti consuntivi del 2013, infatti, presentano un disavanzo sull’ordine di grandezza dei 5 milioni di euro, dovuti sostanzialmente al mancato rinnovo dei contratti di solidarietà, che avevano invece consentito il pareggio nel biennio precedente.
    «Il teatro – spiega il sindaco Doria – ha per sua struttura circa 19/20 milioni di ricavi consolidati all’anno, dati per circa 15 milioni da contributi pubblici (Fondo Unico per lo Spettacolo, Regione Liguria per circa 1 milione, Comune di Genova per circa 2,4 milioni) e 3 milioni di incassi stagionali a cui si va ad aggiungere la sponsorizzazione di Iren. Il monte dei costi, invece, si assesta attorno ai 23/24 milioni, la cui voce principale è rappresentata dagli esborsi per il personale».
    Ecco, dunque, nascere un gap strutturale che nel 2011 e 2012 è stato appianato appunto attraverso l’utilizzo dei contratti di solidarietà, che hanno però comportato anche un’inevitabile contrazione dell’offerta artistica.

    La legge Bray e il contesto nazionale

    ITeatro Carlo Felicen un contesto nazionale che registra la crisi di tutte le 14 fondazioni liriche della penisola e che dimostra come ormai sia superato nei fatti questo modo di gestire la cultura attraverso ingenti sovvenzionamenti pubblici, l’unica, utopica soluzione sarebbe l’arrivo di un magnate straniero disposto a investire ingentemente sul teatro. Ma, visto che il miracolo è sostanzialmente impossibile, ci ha pensato il governo con la legge Bray, ritoccata da Franceschini, a proporre una strada per l’uscita dal tunnel. La proposta ministeriale è quella di un percorso organico di ristrutturazione del debito delle fondazioni liriche italiane, a cui hanno aderito 8 realtà su 14, Genova compresa, dichiarandosi in crisi e incapaci di far fronte con le proprie forze alla massa debitoria accumulata negli anni. Poco più di 3 milioni sono già arrivati al Carlo Felice dalla prima tranche di 25 garantita dalla legge agli enti che avessero proposto un piano triennale di risanamento efficace. Ma la fetta più importante dei fondi statali arriverà a completamento della presentazione del piano economico: si tratta di altri 125 milioni di euro (75 inizialmente previsti da Bray, 50 aggiunti da Franceschini) da spartire tra le 8 fondazioni aventi diritto.

    «Naturalmente – commenta Marco Doria – i conti che abbiamo fatto con il sostegno del commissario governativo Pinelli, partono dal presupposto che gli stanziamenti del Fus (Fondo unico dello spettacolo, ndr) restino inalterati nei prossimi anni». La criticità del bilancio 2013 non inciderà sul piano di risanamento, assicura il primo cittadino: «I passaggi della legge Bray sono stati seguiti e continueranno a esserlo. Per fortuna, la richiesta è di raggiungere l’equilibrio economico nell’arco del triennio 2014-2016, intervenendo attraverso pensionamenti, pre-pensionamenti, trasferimenti del personale ad altre strutture della pubblica amministrazione e manovre sui contratti integrativi aziendali di lavoro: il tutto garantito e ratificato da un accordo sindacale raggiunto quest’estate, senza il quale non avremmo potuto presentare il piano di risanamento».

    L’unico inconveniente dovuto al bilancio 2013 in rosso sarà l’impossibilità del Teatro Carlo Felice di accedere a un 5% del Fus dedicato alle realtà in grado di presentare conti in equilibrio per tre anni di fila.
    Comune e cda della Fondazione, in realtà, avevano provato a pervenire a un accordo con i lavoratori che desse il via libera per il terzo anno consecutivo ai contratti di solidarietà che avrebbero garantito il pareggio di bilancio: «La scorsa primavera – ricorda il primo cittadino – avevamo siglato con due organizzazioni sindacali un accordo che, tuttavia, non è stato presentato ai lavoratori per il consueto referendum facendo sfumare tutti gli sforzi dell’amministrazione».

    Per porre rimedio a questa situazione si era anche ventilata l’ipotesi di conferire al patrimonio del Carlo Felice il Teatro Modena: «Ma quando abbiamo un ente pubblico in difficoltà – sostiene il sindaco – non possiamo sempre cercare questa strada per tappare i disavanzi. Tra l’altro, alcuni studi ci hanno messo in allerta sul fatto che il conferimento di un bene vincolato non avrebbe avuto alcuna ricaduta positiva sul conto economico della Fondazione ma solo sul suo stato patrimoniale».

    Carlo Felice, nuovo Statuto e futuro “consiglio di indirizzo”

    Teatro Carlo FeliceLa legge Bray prevede anche che le fondazioni liriche adottino uno statuto entro il 31 dicembre 2014. Il Carlo Felice lo farà. Una volta entrato in vigore il nuovo documento, decadrà automaticamente anche il consiglio di amministrazione che l’avrà predisposto e, con esso, il sovrintendente. Il nuovo organo a governo della Fondazione sarà chiamato “consiglio di indirizzo” dal momento che proporrà la nomina del nuovo sovrintendente al Ministero. In questo contesto nazionale, la vicenda genovese è stata complicata dalla scadenza del mandato del vecchio cda nel giugno scorso. Le vertenze economiche non hanno consentito di arrivare al nuovo Statuto entro tale termine, così è stato necessario nominare un nuovo consiglio, sulla base dello Statuto attualmente vigente, che scadrà già a fine anno e che in questi giorni ha preso la decisione di non proseguire le collaborazione con Pacor.

    Ma se il percorso di risanamento non è compromesso, per quale motivo il consiglio di amministrazione non ha rinnovato la fiducia al sovrintendente, considerato comunque che entro fine anno il suo incarico sarebbe decaduto? Sulla questione, la ricostruzione del sindaco è molto precisa: «Con Pacor ho lavorato dei mesi, respingendo le richieste di suo allontanamento arrivate dalle organizzazioni sindacali. Per rinnovare l’incarico fino a fine anno abbiamo proposto le stesse condizioni economiche del precedente accordo, senza alcuna garanzia sulla prosecuzione nel 2015. Alla proposta del consiglio di amministrazione, il sovrintendente ha chiesto 24 ore per pensarci ma il cda non ha voluto attendere oltre e ha assegnato il nuovo incarico a Maurizio Roi. Il Teatro, dunque, è nel pieno delle sue funzioni con un solo, nuovo sovrintendente e un direttore artistico, il dottor Acquaviva, anch’esso in carica fino al 31/12».

    Secondo quanto traspare dalle parole di Doria, ci sarebbe però un altro fatto che ha acceso la miccia che ha portato a dare il benservito a Pacor e che avrebbe fatto venire meno il rapporto di fiducia tra l’ex sovrintendente e il sindaco. Il primo cittadino si è, infatti, lasciato sfuggire di non aver gradito i tentativi di cercare espedienti approssimativi e scorretti per coprire il buco di bilancio del 2013: «Fingere che ci sia un introito che non c’è ma che guarda caso è proprio uguale al delta algebrico che coprirebbe il buco è una cosa sbagliata: è falso in bilancio, oltre al fatto che non avrebbe trovato l’approvazione dei revisori dei conti e del commissario straordinario nominato dal governo. I bilanci devono dirci la verità, che ci piaccia o no; devono registrare l’andamento dei conti al centesimo. Dobbiamo dire no a scorciatoie fantastiche. Per questo motivo il cda ha dato mandato a esperti di verificare al centesimo tutte le poste in modo da arrivare all’approvazione del bilancio 2013 con il disavanzo più preciso possibile. Per porre soluzione a questa situazione al momento l’unica strada da seguire è quella prevista dalla legge Bray».

    La magia, o meglio l’inganno, contabile che secondo il sindaco sarebbe stato proposto da Pacor avrebbe chiamato in causa i tanto famosi interessi anatocistici, ovvero “gli interessi sugli interessi” applicati da Banca Carige al Carlo Felice e di cui la stesse legge Bray prevede il recupero per ripianare i conti del teatro lirico. Aggiungendo questa voce nella partita delle entrate, anche i conti del 2013 sarebbero andati a posto: «Ma non possono essere indicate a bilancio somme legittimamente pretese ma la cui entrata non sia assicurata da alcun accordo, contenzioso o sentenza di tribunale» ha spiegato giustamente il sindaco Doria.

    Il Comune, comunque, si attiverà per recuperare le ingenti somme dovute da Banca Carige. Prima dell’apertura del contenzioso con l’istituto di credito, il consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Carlo Felice ha ritenuto opportuno cercare un partener legale. La proposta di consulenza presentata dall’allora sovrintendente Pacor, che quantificava l’ammontare degli interessi anatocistici in 9 milioni di euro, non è stata ritenuta economicamente vantaggiosa dal cda a causa di un modello retributivo della parcella del tutto sui generis per il mercato italiano. La scelta è caduta perciò sullo studio genovese Afferni e Crispo, secondo alcuni coinvolto in una sorta di conflitto di interessi con Banca Carige che nella vertenza altro non è che la controparte: «Prima di affidare l’incarico – ha assicurato il sindaco – il consiglio di amministrazione del Teatro ha chiesto allo studio una lettera in cui venisse sottoscritta la totale autonomia e indipendenza dall’istituto bancario. È questione di onestà e di deontologia professionale. D’altronde, in passato, lo stesso studio legale ha già rappresentato alcuni privati in contenziosi con Carige».

    Simone D’Ambrosio

  • Nodo ferroviario di Genova, la grande opera. Stato dei lavori, obiettivi e scadenze

    Nodo ferroviario di Genova, la grande opera. Stato dei lavori, obiettivi e scadenze

    treno-ferrovia-stazione-pegliI lavori per la realizzazione del nodo ferroviario di Genova – unica grande opera infrastrutturale sulla cui utilità si registra un giudizio pressoché unanime (vedi precedente approfondimento di Era Superba) – procedono in questi mesi nel tentativo di recuperare, almeno parzialmente, i ritardi accumulati in precedenza, e rispettare la prevista conclusione dell’opera, già slittata dal 2016 a fine 2017. Ma restano alcune criticità da risolvere, in particolare la carenza di siti destinati al conferimento delle terre di scavo, oltre alle proteste dei residenti nei quartieri, quali il Campasso, interessati dalla cantierizzazione e dagli inevitabili disagi conseguenti. L’obiettivo principale del progetto è separare i flussi di traffico: passeggeri a lunga percorrenza e merci, da passeggeri regionali e metropolitani. Al termine degli interventi i binari tra Voltri e Sampierdarena diventeranno quattro, mentre quelli tra Piazza Principe e Brignole saranno sei. Consentendo così il potenziamento dell’offerta, lungo la fascia costiera e la Val Polcevera, grazie alla messa in esercizio, in ottica futura, della nuova metropolitana di superficie.

    Nodo Ferroviario Genova: il punto sui lavori

    «Stiamo operando dappertutto, un po’ rallentati perché la gestione del lavoro è complicata dalle limitazioni orarie stabilite per lo scavo delle gallerie – conferma Mauro Sciuto, direttore tecnico del Consorzio Stabile Eureca, soggetto che racchiude le imprese appaltarici dell’opera (i committenti, invece, sono Rfi ed Italfer, società del Gruppo Ferrovie dello Stato S.p.A) – Quindi, non possiamo lavorare a tempo pieno, 24 ore su 24 e sette giorni su sette, onde evitare l’eccessiva emissione di rumori notturni. In certe aree di cantiere, inoltre, dobbiamo confrontarci anche con i problemi di sopportazione della popolazione. Mi riferisco alle recenti proteste degli abitanti del Campasso, dove siamo impegnati nella ristrutturazione delle gallerie e del parco ferroviario a servizio del porto».

    ecoge-lavori-brignole-cantiere-ELa grande incognita, però, come sottolinea Sciuto «Riguarda lo smaltimento dei materiali di scavo. Non abbiamo certezze. Infatti, stiamo conferendo le terre nell’unico sito individuato per il nodo ferroviario, ovvero quello non certo agevole di Tortona, in parte a Scarpino, ed in porto. Nelle prossime settimane subiremo dei rallentamenti se non sarà trovata una soluzione. Per quanto riguarda gli interventi, nel tratto da Brignole verso Principe abbiamo accumulato qualche mese di ritardo. A Fegino ormai stiamo abbandonando la zona con presenza di abitazioni, quindi, superati i prossimi 30-40 metri di galleria non dovrebbero esserci più problemi. La costruzione della nuova caserma dei carabinieri (ubicata nel piazzale attiguo alla stazione ferroviaria di Rivarolo), invece, paga lo scotto di alcuni errori progettuali. Inoltre, il progetto impiantistico ci è stato consegnato soltanto di recente. Adesso credo che potremo dare un’accelerata ai lavori, e ci vorranno 8-9 mesi per terminare l’intervento. Il lato della finestra di Borzoli è l’unico punto in cui siamo sostanzialmente fermi, proprio perchè non sappiamo dove conferire i materiali di scavo».

    Il responsabile del Consorzio Eureca conferma «La fine dei lavori del nodo ferroviario è prevista a dicembre 2017. Noi auspichiamo che le limitazioni orarie possano essere superate contestualmente all’avanzamento dell’opera, sia da Brignole sia da Fegino. D’altronde, stiamo parlando di una tipologia di lavoro particolare e complesso. Il fronte di scavo, infatti, deve essere sempre presidiato, per questo di solito si opera 24 ore su 24, in modo tale da non dover ripristinare ogni volta la messa in sicurezza del fronte. Tuttavia, è evidente che il rispetto della tempistica è strettamente connesso alla difficoltà relativa al conferimento delle terre. Insomma, se i committenti dell’opera non risolveranno questa criticità, i lavori in galleria potrebbero anche fermarsi. Parliamo di una quantità di “smarino” (terre di scavo) decisamente inferiore rispetto a quella prevista, ad esempio, per il Terzo Valico. Ma per quest’ultima infrastruttura sono stati messi in preventivo molti più siti di conferimento. Per il nodo ferroviario, invece, è stato individuato soltanto il sito di Tortona. Quando avremo 4-5 imbocchi aperti sarà importantissimo poter contare sul trasporto quotidiano e programmato dei materiali di scavo. Finora non c’è stata sufficiente attenzione al problema».

    Il vicesindaco: «Un’opera fondamentale e condivisa»

    Ferrovia di Nervi«Il nodo è un’opera fondamentale e condivisa, che migliorerà il sistema di mobilità urbana – spiega il vicesindaco Stefano Bernini – A Fegino siamo quasi verso la conclusione della galleria. Al Campasso gli interventi renderanno possibile il trasferimento del traffico proveniente da Milano sulla linea Santa Limbania, oltre alla ristrutturazione del parco merci ferroviario, opera fondamentale richiesta dall’Autorità Portuale. In questi giorni abbiamo incontrato il comitato del Campasso per spiegare loro che era inevitabile far transitare i mezzi di lavoro per le vie del quartiere, dato che l’altezza delle betoniere rende impossibile il passaggio alternativo da Certosa, tramite il sottopasso di via Brin e poi via della Pietra. A Ponente, invece, l’area interessata dalla cantierizzazione è limitata. Qui verrà realizzata la nuova stazione ferroviaria di Voltri che, grazie alla futura “metropolizzazione” della linea, diventerà un importante nodo di interscambio, con annesso piazzale e parcheggio per facilitare l’utilizzo della nuova metropolitana di superficie. Per alcuni interventi direi che è confermata la fine nel 2017. Per altri, invece, penso che non sarà possibile terminarli prima del 2019. Teniamo conto che il Gruppo Fs ha centellinato le risorse, poi c’è stato un lungo contenzioso di natura economica tra committenti (Rfi e Italfer) e ditte appaltatrici (Consorzio Stabile Eureca), adesso i lavori sono in corso di svolgimento, ma scontiamo numerosi ritardi».

    La metropolitana di superficie

    binari-ferrovia-treni-voltriAffinché l’ipotizzata metropolitana di superfie possa essere davvero operativa, però, sono necessari determinati elementi: nuove stazioni urbane; nuovi treni simili a quelli della metro, particolarmente leggeri e dotati di forte accelerazione; inoltre occorre stabilire quale sarà il modello di gestione del servizio. «Noi nel piano urbanistico comunale abbiamo previsto diverse stazioni – risponde Bernini – Alcune sono già finanziate da Fs: Voltri, Teglia (perchè non bisogna dimenticare lo sviluppo anche sulla direttrice Val Polcevera), Cornigliano. Altre stazioni non sono ancora finanziate ma siamo in fase di progettazione in accordo con Fs. Ad esempio, a Multedo nel distretto di trasformazione, chi eseguirà la riqualificazione eseguirà anche i lavori propedeutici alla realizzazione della stazione. Stessa cosa vale per Pegli (Lido). Palmaro, invece, è in fase di studio. Importante sarà il collegamento, già finanziato, linea metropolitana-zona aeroporto Cristoforo Colombo. I tempi della messa in esercizio della nuova metropolitana dipendono dalla Regione Liguria che dovrà acquistare nuovi mezzi. Su alcuni tratti, probabilmente, una volta conclusi i lavori del nodo ferroviario, sarà possibile inserire più treni, ma serviranno locomotori adeguati agli spostamenti sulla linea metropolitana».

    In merito alle oggettive difficoltà riscontrate per conferire le terre di scavo, il vicesindaco Bernini sottolinea: «Mentre per Terzo valico c’è stato un piano di conferimento, la progettazione del nodo faceva riferimento ad una differente normativa. Era stata individuata una cava (probabilmente in zona Valvarenna, nda) ma successivamente tale opportunità è sfumata. Di conseguenza si stanno individuando siti di conferimento alternativi. Comunque, si tratta di una quantità limitata di terre. E parliamo di terre non contaminate. In effetti il conferimento dello smarino rappresenta una criticità nel nostro territorio. Senza un piano specifico le terre vengono considerate rifiuti speciali, quindi implicano maggiori problemi di smaltimento e costi più alti. Se esiste un adeguato sistema di controllo, e le terre sono “sane”, secondo me non dovrebbero sussistere simili lungaggini burocratiche».

    La situazione nei quartieri: Campasso, Voltri, Fegino

    Al Campasso la protesta dei residenti, con tanto di blocchi stradali, è scoppiata in piena estate, quando il Comune ha stabilito il passaggio nelle vie del quartiere di sette-otto betoniere al giorno – impegnate nel locale cantiere del nodo ferroviario – due volte a settimana, per complessivi otto mesi. Una decisione inaspettata, visto che il percorso ideato in origine prevedeva il transito da Certosa, per via Brin e via della Pietra. Ma in seguito ci si è resi conto che l’altezza dei mezzi impediva l’utilizzo del sottopasso di Brin. «Innanzitutto sappiamo che esistono anche delle betoniere più basse, come ci ha confermato una ditta che sta lavorando all’opera – spiega Matilde Gazzo, portavoce del comitato di quartiere Campasso – l’errore è stato fatto dal Comune, e adesso il disagio lo pagano i cittadini. Ma il manto stradale e le utenze sottostanti non possono reggere simili sollecitazioni per 8 lunghi mesi di lavoro. C’è un problema di sicurezza. Questo è un quartiere abitato da molti anziani. Così si rischia anche di ostruire il passaggio delle ambulanze. Il Comune ha preso una decisione senza interpellare i residenti. Il Municipio Centro Ovest ha manifestato la sua contrarietà con un odg negativo firmato da tutte le componenti politiche. È stato ignorato pure il parere negativo espresso dal distretto della polizia municipale. Lunedì 1 settembre tre membri del comitato hanno incontrato il vicesindaco Stefano Bernini. Noi, però, non capiamo perchè dobbiamo subire i disagi legati alla cantierizzazione, senza ricevere alcuna compensazione positiva per il quartiere. Abbiamo invitato Bernini a tornare per spiegare direttamente ai cittadini la situazione. Gli abitanti potrebbero accettare ulteriori sacrifici soltanto in cambio di una riqualificazione seria del quartiere. Siamo stufi di promesse non rispettate ed interventi aleatori. Il comitato ha proposto di utilizzare una parte degli enormi spazi presenti nel parco ferroviario da adibire a strada di collegamento con la fermata metropolitana di Certosa-Brin, agevolando così la mobilità urbana di studenti e lavoratori del Campasso. Adesso per una decina di giorni non passeranno più le betoniere. Poi ci sarà un nuovo incontro e vedremo cosa succederà. La partita si gioca nel rapporto tra Comune e Gruppo Fs. In altre parole, perchè il Comune non cerca di conquistare delle forme di vantaggio per i quartieri coinvolti dalle infrastrutture ferroviarie? Insomma, il Comune deve pretendere delle contropartite adeguate».

    A Ponente, invece, a destare preoccupazione sono i previsti espropri a danno di alcune famiglie e tre attività commerciali, ospitate in un edificio di via alla Stazione di Voltri. «I lavori del nodo nel nostro territorio sono cominciati da un po’ di tempo, e finora i disagi sono stati contenuti – racconta Mauro Avvenente, presidente del locale Municipio – Tuttavia, abbiamo sollecitato Fs affinché metta in condizione residenti e commercianti, che vivono e operano soprattutto in via alla Stazione di Voltri, di conoscere il loro destino. Fortunatamente si tratta di pochi nuclei familiari interessati dagli espropri. Grazie al vicesindaco Bernini a fine luglio siamo riusciti ad incontrare, in sede di consiglio del Municipio Ponente, i referenti di Rfi e Italfer (committenti dell’opera), per iniziare un confronto volto alla massima trasparenza. Ai cittadini è stato spiegato, e garantito loro, che nessuno sarà lasciato solo. Infatti, saranno messe in campo le compensazioni economiche previste, quelle attuate in Val Polcevera, ad esempio per la Gronda. Parliamo dello strumento dei Pris (Programmi regionali di intervento strategico), ovvero un surplus di emolumenti relativi al disagio causato alle persone».

    Avvenente sottolinea anche come sia importante aprire una discussione in merito alla sorte degli spazi “liberati” dallo spostamento a mare dei binari nel tratto tra Palmaro e Voltri. «Noi ripetiamo da tempo che è necessario raggiungere un equilibrio tra lo sviluppo del porto, e dunque delle sue infrastrutture, e la vivibilità dei centri abitati. Esiste un vecchio progetto dell’architetto Renzo Piano, poi ripreso da alcune associazioni, che prevede di restituire questi spazi alla città, realizzando la prosecuzione della passeggiata voltrese fino a Palmaro».

    Fegino. nodo ferroviarioDel cantiere di Fegino Era Superba aveva già parlato più di un anno fa, quando tutto era fermo, ma nei mesi precedenti i lavori avevano già causato disagi, in particolare relativi alla fuoriuscita di fango e terra in occasione di eventi piovosi. Criticità che pare si siano ripresentate puntualmente con il riavvio degli interventi. «Mercoledì 3 settembre abbiamo avuto incontro con Comune, Municipio Val Polcevera, Fs, e ditte appaltatrici – spiega Franco Traverso del comitato di quartiere Fegino – Dopo tanto tempo questo è stato il primo incontro per l’Osservatorio permanente sui lavori del nodo, organo che avrebbe dovuto viglilare sull’esecuzione dell’opera. Noi abbiamo ribadito il problema del fango che svivola fuori dall’area di cantiere in concomitanza delle piogge. Dalla parte della galleria gli operai accumulano mucchi di terra e di conseguenza, quando piove, inevitabilmente le fuoriuscite sono copiose, la terra mista a fango scende giù da via Fegino (strada chiusa che fiancheggia il cantiere) ed invade via Ferri. Così le nuove caditoie realizzate dal Comune non servono praticamente a nulla. Per fortuna, devo dire che l’amministrazione, sia comunale che municipale, ci sta dando una mano. C’è disponibilità all’ascolto da parte degli assessori Gianni Crivello e Stefano Bernini. Il 15 settembre è in programma un altro incontro. Per la fine dei lavori a Fegino si parla di gennaio 2015. Ma io dubito che tale scadenza, data la complessità dell’intervento, sarà rispettata. Inoltre, vorrei ricordare che nella fase di realizzazione del pilone del nuovo cavalcavia ferroviario bisognerà salvaguardare l’antica roggia (canale artificiale, proveniente generalmente da un corso d’acqua più ampio, per l’irrigazione o per altri usi, ndr), onde creare ulteriori problemi di allagamenti nel quartiere di Fegino».

    Matteo Quadrone

  • Da Genova a Gerusalemme in bicicletta, l’ultima avventura del “Capitano” Alessandro Zeggio

    Da Genova a Gerusalemme in bicicletta, l’ultima avventura del “Capitano” Alessandro Zeggio

    alessandr-zeggio-capitano-genova-gerusalemmeLo hanno già ribattezzato “Il Capitano” e se vi occupate di biciclette, o di mobilità sostenibile nella città di Genova, quasi sicuramente avrete già sentito parlare di lui. Si chiama Alessandro Zeggio, è un meccanico Amt e per onorare il suo nome di battaglia dedicatogli dagli amici ciclisti della Fiab-Genova ha deciso di lanciarsi in una nuova sfida. Questo dopo gli exploit dello scorso anno, che prima lo videro partire da Genova con destinazione Moncalieri, a ripercorrere con la pieghevole il viaggio che il Capitano Enrico Alberto D’Albertis fece per scommessa (o per sfida) in sella al suo velocipede e poi nell’autunno da Londra a Roma, pedalando lungo la via Francigena. Quest’ultimo, ci ha raccontato Alessandro, è stato un momento molto importante perché «più che un viaggio è stato un itinerario spirituale, quasi un  pellegrinaggio laico ma in ogni caso un’esperienza fortissima, che ancora mi fa venire gli occhi lucidi se penso a quando sono arrivato a Roma».

    Certamente qui siamo in un’altra dimensione rispetto ai viaggi compulsivi rincorrendo bagagli, coincidenze e check-in. Per arrivare a Moncalieri, con il patrocinio del Comune di Genova e della Fiab- Amici della bicicletta, Alessandro aveva preventivato quattro giorni, per darsi il tempo di incontrare eventuali compagni di strada, mostrare agli inevitabili curiosi la sua bicicletta pieghevole, scattare foto e guardarsi intorno.

    Lungo la via Francigena, invece, privo di sponsorizzazioni e patrocini – «perché sono letteralmente partito in dieci giorni, durante i quali ho semplicemente comprato il biglietto di sola andata per Londra, allestito un minimo di bagaglio, e via…» –  il viaggio ha preso forma durante il percorso stesso. «Il tempo è stato comunque scandito dai miei ritmi – continua il Capitano – all’inizio non sapevo neanche se arrivare a Roma o fermarmi a Genova; comunque ho impiegato quasi un mese, ed è stato assolutamente il viaggio più bello e importante della mia vita».

    E ora un’altra avventura: da Genova a Gerusalemme…

    Sabato 6 settembre, dal Palazzo della Commenda, Alessandro partirà in sella alla sua amata Montague (nuovamente una mountain bike pieghevole, molto tecnica e performante) per la sua scommessa (finora) più azzardata: raggiungere Gerusalemme. Il percorso che fu secoli or sono dei pellegrini verso la Terra Santa. Il suo piano è percorrere l’Italia fino a Brindisi (dove arriverà pedalando, inutile sottolinearlo) e poi attraverso Albania, Macedonia e Grecia ricalcare il percorso dell’antica via Egnatia fino ad Istanbul. Arrivato al lembo più estremo della Turchia, Antiochia, il volo per superare Siria e Libano dove ovviamente non si può transitare,  riprendendo a pedalare ad Acri, per giungere infine a Gerusalemme.

    Quando lo abbiamo incontrato la prima volta era in pieno allenamento, con le borse della bici caricate di pesi per abituarsi alla fatica, ma assolutamente sereno. «So che dovrei avere dei timori, in parte li ho, ma sono anche fiducioso nell’uomo, tanto che l’unica cosa per cui mi sto attrezzando sono i branchi di cani randagi: nelle parti in salita, vedendomi muovere lentamente, potrebbero diventare aggressivi e devo quindi studiare dei modi per difendermi. Riguardo ai pericoli di natura umana, e bellica, so che Gerusalemme non è esattamente una città tranquilla ma spero di riuscire ad evitare le situazioni più rischiose. E comunque, ho deciso di farlo e me ne assumo il rischio».

    «La dimensione umana, ecco: vorrei che emergesse soprattutto questo – aggiunge il Capitano – perché dal punto di vista sportivo non si tratta certo di un’impresa, in internet ci sono resoconti a bizzeffe di persone che potrebbero compiere lo stesso percorso in metà del tempo che impiegherò io, e forse lo hanno fatto. Questo perché dal punto di vista fisico mi sento una schiappa, e anzi, voglio essere la dimostrazione vivente che se riesco a farlo io, può riuscirci chiunque: non sono ancora diventato un ciclista, ero e rimango una persona che si sposta in bici».

    Era Superba seguirà Il Capitano in questo lungo viaggio, vi riporteremo quello che Alessandro, se e quando riuscirà ad avere connessioni e batterie  funzionanti, avrà da  raccontare. Inoltre, nel prossimo numero della rivista in uscita l’1 ottobre, vi parleremo anche di  alcune fasi della preparazione al viaggio che abbiamo potuto seguire,  spiegheremo perché è diventato Il Capitano, e come è esplosa  questa sua passione per le due ruote…

    Non resta dunque che rimandare all’1 ottobre approfondimenti e primi resoconti, nel frattempo… Buona strada Alessandro!

     

    Bruna Taravello