Categoria: Notizie

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  • Superelevata, una grande performance sul tema del riciclo degli spazi urbani aperta a tutti i cittadini

    Superelevata, una grande performance sul tema del riciclo degli spazi urbani aperta a tutti i cittadini

    Sopraelevata da Piazza CaricamentoIl 21 settembre, in occasione dell’edizione 2014 della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile, l’area portuale compresa fra via dei Pescatori e il Mercato del Pesce di Piazza Cavour, ai piedi della sopraelevata, diventerà un laboratorio di idee, uno spazio di incontro e confronto aperto a tutta la città.
    Superelevata [FOOT]PRINT è un’iniziativa del gruppo di ricerca universitaria Recycle Italy Genoa Lab (una decina tra professori, ricercatori, dottorandi e studenti del Dipartimento di Scienze dell’Architettura e delle Università di Genova e di Milano) in collaborazione con il Comune di Genova, l’Associazione Amici della Sopraelevata e l’Ordine degli Architetti di Genova e coinvolge cittadini, associazioni, creativi, progettisti per dare vita ad una grande performance urbana. Le installazioni realizzate dai partecipanti saranno teatro di laboratori, workshop, performance e attività basate sulle tematiche del riciclo di spazi urbani e della mobilità sostenibile.

    Al centro di Superelevata [FOOT]PRINT, ovviamente, la sopraelevata di Genova, l’amata-odiata arteria cittadina, messa in discussione anche dall’attuale Amministrazione che ha riportato agli onori della cronaca il progetto del tunnel sub-portualeÈ possibile immaginare un futuro diverso per il “gigante” del waterfront cittadino?

    «L’evento è stato definito in questi giorni e grazie all’attivo coinvolgimento dell’Amministrazione, che si è prodigata in diversi modi per rendere possibile l’iniziativa, si è arrivati a definire come location un’area importantissima per la città», racconta Marco Fonti uno degli organizzatori. Inizialmente l’idea era quella di chiudere al traffico per un giorno la sopraelevata per aprirla alla città e ospitare le installazioni. Poi la decisione di virare verso la zona di Via dei Pescatori. «La possibilità di lavorare al piede della sopraelevata ci permette di dare maggior risalto al progetto culturale della ricerca Recycle Italy senza andare a chiamare in causa il problema più ampio della riconversione dell’infrastruttura e del tunnel sub-portuale. La finalità era quella di far partecipare i cittadini nella possibilità di immaginare anche solo per un giorno un nuovo spazio e un nuovo possibile modo per viverlo, riavvicinando città e cittadini attraverso la valorizzazione e il riutilizzo degli spazi urbani.  Inoltre, la modifica della location, rende l’evento più fruibile e accessibile, senza problemi di sicurezza pubblica».

    Il progetto si colloca nel più ampio contesto della ricerca nazionale Recycle Italy che ha l’obiettivo di esplorare le ricadute operative del processo di riciclaggio sul sistema urbano, sostenendo la possibilità e l’utilità di progetti, politiche e pratiche capaci di attivare nuovi cicli di vita delle aree urbane dismesse e in stato di abbandono. «Se da un lato trasformare per un giorno la sopraelevata in un palcoscenico, una passeggiata e un’esposizione, rappresentava un’idea di grande spettacolarizzazione in grado di arrivare ai più – spiega Marco – dall’altro oggi si ha la possibilità di operare realmente in un’area portuale in cui i cittadini non possono accedere liberamente e che rappresenterà una grande risorsa per la città. Un’operazione pari all’apertura dei cancelli del Porto Antico negli anni ’90, che permette al progetto Superelevata [FOOT]PRINT di essere stato presente nella città per innescare un processo reale di cambiamento, usando la ricerca come dispositivo per “fare”».

    Il bando è scaduto da qualche giorno e ha avuto un buon riscontro. «Ci hanno contattato associazioni cittadine, studenti e progettisti interessati al tema del riciclo dello spazio pubblico. Le idee presentate sono di grande qualità e spaziano dalle installazioni di micropaesaggi per la Sopraelevata, ai temi più generali del riciclo, per arrivare a perfomance che coinvolgeranno i cittadini che vorranno partecipare alla giornata del 21 settembre. Abbiamo rilevato che per incrementare la partecipazione di associazioni sarà necessario offrire loro aiuto attraverso una collaborazione con gruppi di progetto dell’Università, per permettere una loro piena adesione al progetto anche laddove le risorse materiali sono limitate».

    I progetti selezionati verranno pubblicati online sul sito di riferimento a partire dalla settimana prossima. E se qualche genovese scoprisse solo ora dell’opportunità e volesse farsi avanti? «Il lavoro che sarà svolto nei prossimi mesi sarà quello di ausilio a chi ha già fatto manifestazione di interesse alla partecipazione e in tal senso le associazioni cittadine che non hanno partecipato alla prima fase ma volessero parteciparvi dovranno contattare singolarmente il gruppo di ricerca». L’indirizzo mail cui fare riferimento è  superelevata@gmail.com, per maggiori informazioni il sito web e la pagina facebook.

    In vista dell’evento è in programma anche un workshop internazionale organizzato nell’ambito del progetto  Recycle e che coinvolgerà 250 studenti, tutor e docenti delle Università italiane e internazionali che hanno aderito all’iniziativa. «Anche dal workshop scaturiranno nuove idee sul coinvolgimento della città nell’iniziativa», conclude Marco.

  • Omogenitorialità, a Genova il progetto per l’infanzia “Piccola biblioteca – Leggere senza stereotipi”

    Omogenitorialità, a Genova il progetto per l’infanzia “Piccola biblioteca – Leggere senza stereotipi”

    LibreriaI figli delle coppie omosessuali sono più felici di quelli che crescono nelle famiglie tradizionali: è una notizia che ha iniziato a circolare sul web qualche giorno fa, uno di quei titoli “virali” rilanciati dalle agenzie dopo la pubblicazione dei risultati di una ricerca universitaria. In questo caso l’assist è giunto dall’Australia, uno studio condotto tra 2012 e 2014 dall’università di Melbourne su un campione di oltre 300 genitori e 500 figli.

    Partiamo da questa “news” per presentare una realtà genovese sconosciuta ai più. Nella nostra città, infatti, è stata da poco attivata un’iniziativa per aiutare ad affrontare la tematica dell’ omogenitorialità e sconfiggere i conflitti all’interno della famiglia, decostruire gli stereotipi e combattere la violenza, di genere e non. Il bello di questo progetto è che si rivolge direttamente ai più piccoli, ai bambini fino ai 6-7 anni, attraverso la lettura di testi che trattano specificamente queste problematiche. L’iniziativa si svolge all’interno della Casa delle Donne di Salita del Prione ed è stata avviata nell’ottobre 2013. Scopriamo insieme di cosa si tratta.

    Omogenitorialità: il progetto “Piccola biblioteca – leggere senza stereotipi”

    di Mimma Pieri
    di Mimma Pieri

    Dallo scorso 17 ottobre 2013, le associazioni SpA Politiche di Donne e Usciamo dal Silenzio – in collaborazione con SNOQ e Arcilesbica e con il patrocinio del Municipio 1 Centro Est – hanno dato vita al progetto “Piccola biblioteca – Leggere senza stereotipi” e al servizio gratuito di Mediazione Famigliare, rivolto soprattutto ai bambini. L’attività delle due associazioni principali, UdS e SpA Politiche di Donne, si è sviluppata su due canali distinti ma paralleli: mentre la prima ha curato la parte legata alla biblioteca, la seconda si è occupata di mediazione. L’iniziativa nel suo complesso è proseguita fino a fine giugno e, visto il successo della prima edizione, dopo la pausa estiva riprenderà da dove si era fermata.

    Per quanto riguarda “Leggere senza Stereotipi”, in particolare, si tratta di un progetto per l’infanzia, per disinnescare la violenza attraverso prevenzione ed educazione. Nello specifico, parliamo di una biblioteca per i più piccoli, con libri in parte acquistati e in parte donati da case editrici di tutta Italia specializzate in queste tematiche, per sensibilizzare i più giovani (ma anche gli adulti) nei confronti di tematiche quali la discriminazione a vari livelli, l’accettazione, l’abbattimento di stereotipi di genere (femminile, come anche maschile e omosessuale).

    Ci racconta Bice Parodi, presidente di UdS: «Siamo nate a Genova come associazione femminista, negli anni (2006, n.d.r.) delle battaglie contro l’abolizione della legge 194 per il diritto all’aborto. Negli anni, confrontandoci e parlando tra noi, abbiamo capito che non dovevamo limitarci alla difesa dei privilegi già ottenuti, ma farci portavoce di battaglie per i diritti non ancora acquisiti. Così nasce, tra le altre cose, la Piccola Biblioteca: parliamo ai piccoli perché ancora incontaminati, nella speranza di un futuro senza stereotipi. Abbiamo cercato di sviluppare un approccio differente, consapevoli del fatto che spesso la violenza espressa in ambito famigliare e relazionale ha radici in un’educazione che, spesso inconsapevolmente, trasmette pregiudizi».

    L’aspetto principale è proprio il cambiamento di approccio alla questione: «Visto il fallimento del vecchio approccio alle tematiche di genere, discriminazione, violenza – ci racconta Martina Gianfranceschi, volontaria di UdS – ci interroghiamo sui ruoli classici definiti e proviamo a decostruirli. Ad esempio, in uno dei libri c’è un piccola principessa che non vuole essere tutta rosa e si interroga sul perché, invece, quello debba essere il suo colore; oppure si parla di bambini che, in base a stereotipi sociali, “devono” giocare a calcio, quando magari vorrebbero fare altro, magari ballare».

    I libri, infatti, toccano tutti temi diversi ma affini: dalla principessa che vuole fare l’ingegnere, alle famiglie moderne, in cui ci sono due mamme o due papà, o che sono allargate. Le case editrici che hanno fornito i libri (in parte sono stati acquistati, in parte donati dagli editori) sono tutte specializzate in tematiche di genere e si rivolgono a bambini in età compresa tra 0-7 anni, fino al primo ciclo delle scuole primarie. Inoltre, la scelta di proporre proprio una biblioteca non è casuale ma tiene conto della potenza evocativa di testi e immagini nell’approccio ai generi sessuali e ai diversi ruoli assegnati nelle attività quotidiane, nelle relazioni, in famiglia e nella società. Le immagini soprattutto sono in grado di segnare i più piccoli influenzando la costruzione di future relazioni sociali.

    Gli spazi della biblioteca in questi primi mesi di attività si sono aperti anche a genitori ed insegnanti e hanno permesso anche proiezioni di documentari sempre sul tema degli stereotipi nell’infanzia, tra “Libera Infanzia” sul tema dell’erotizzazione del corpo infantile da parte dei mass-media. «È un’iniziativa indirizzata ai bambini – dice Bice Parodi – ma abbiamo cercato di coinvolgere anche gli adulti perché qui nascono spunti di riflessione e di discussione che devono essere portati avanti dentro la famiglia e a scuola».

    Quello della Piccola Biblioteca è un appuntamento fisso settimanale (si svolgeva ogni giovedì dalle ore 18), aperto a tutti. Per quanto riguarda la risposta dei genovesi, è stata buona, anche se certo è difficile farsi conoscere, come raccontano Bice e Martina: «L’affluenza varia in base al periodo ed è stata altalenante: alle volte era più scarsa, altre più soddisfacente, soprattutto da quando l’iniziativa ha iniziato a svolgersi in concomitanza con le lezioni di lingua italiana (altro servizio fornita dal centro, n.d.r.).Le donne – perlopiù arabe – che venivano qui a fare lezione, portavano con sé i bambini, che nel frattempo leggevano con noi le storie. Certo, è un progetto ancora giovane e dobbiamo farci conoscere: per questo ad esempio lo scorso maggio eravamo in Piazza De Ferrari per Coloratamente e abbiamo partecipato al Ninin Festival di Bogliasco».

    Elettra Antognetti

  • Come Kubrick in Ombre Rosse, online la nuova web serie made in Zena

    Come Kubrick in Ombre Rosse, online la nuova web serie made in Zena

    StampaUn’avventura artistica che noi di Era Superba abbiamo visto crescere e che siamo orgogliosi di raccontare. Da ieri (domenica 13 luglio) è online la web serie “Come Kubrick in Ombre Rosse“, prodotta da Screenfabula, una Content Factory genovese formatasi al termine del corso per autori web tv organizzato lo scorso anno dalla nostra testata e tenuto da Marcello Cantoni. Oggi, Marcello, già sceneggiatore, scrittore e regista romano con alle spalle numerose esperienze lavorative nella capitale, dirige questa neonata realtà formata da giovani sceneggiatori.  «La nostra mission è quella di ideare e sviluppare contenuti audiovisivi adatti a qualunque piattaforma, dal web alla tv, al cinema – spiega  Cantoni – e questo è il nostro primo progetto».

    Un’impresa impossibile, quattro sceneggiatori improbabili: Davide, figlio di papà a cui sono stati congelati i fondi, Riccardo, ex anestesista cinefilo vittima di un grave shock emotivo, Elena, studentessa di lettere che per mantenersi si adatta ad un lavoro lontano dalle sue aspettative, Gino, quarantenne appassionato di film d’azione che nella vita scarica cassette al mercato. Terminato un corso di sceneggiatura, lo strano gruppo si ritrova alcuni mesi dopo per scrivere un film commissionato da una grande casa di produzione; inizia così una serie di incontri volti a trovare l’idea giusta, in cui tra gag e situazioni paradossali i quattro arriveranno a confondersi sempre più.

    La web serie è coprodotta con Wonderland Production, casa di produzione con sede a Nervi che si occupa di 3D, video musicali, aziendali e spot pubblicitari.

    «La particolarità e la sfida di questa web serie  – conclude Marcello – è quella di sperimentare un modo nuovo e innovativo per pubblicizzare attività e prodotti commerciali, con un linguaggio narrativo che vuole discostarsi dagli spot televisivi. Ogni puntata sarà girata all’interno di un locale commerciale della città con un backstage pilotato, tutto questo al fine di promuovere il locale stesso».

    Ecco la prima puntata della serie

  • Il bilancio 2014 del Comune di Genova, tutti i numeri di Tursi

    Il bilancio 2014 del Comune di Genova, tutti i numeri di Tursi

    palazzo-tursi-bernini-doria-guerello-DÈ la delibera madre, il cuore da cui dipende il futuro ma soprattutto il presente del Comune inteso non solo come amministrazione ma anche e soprattutto come città. Si tratta del bilancio previsionale per il 2014 (qui l’approfondimento sul previsionale 2013), approvato dalla giunta la scorsa settimana e che sarà discusso nei prossimi giorni in Commissione prima di passare all’esame dell’aula consiliare forse già nella seduta del 22 luglio. Secondo quanto previsto dal governo, che tuttavia potrebbe nei prossimi giorni concedere una proroga a fronte dell’inadempienza di molti enti locali, la dead line per l’approvazione definitiva è fissata, infatti, al 31 di questo mese. Ottenuto l’ok in Sala Rossa, l’amministrazione potrà finalmente terminare l’esercizio provvisorio (che obbliga assessorati e direzioni a spendere ogni mese al massimo un dodicesimo della cifra totale avuta a disposizione l’anno precedente), e procedere con un po’ più di respiro alla programmazione finanziaria fino almeno alla fine del 2014.

    «È con qualche rammarico che mi accingo a presentare il bilancio di previsione per il 2014 soltanto a luglio – ha esordito l’assessore Francesco Miceli – anche quest’anno ad esercizio inoltrato, in un contesto normativo in continua evoluzione in cui è estremamente difficile avere un quadro preciso delle risorse disponibili e soprattutto averlo in tempi coerenti con una corretta programmazione finanziaria. Approvare il bilancio di previsione significa assumere una forte responsabilità nei confronti dei cittadini perché le cifre e i programmi qui scritti si traducono in azioni che incidono nella vita di tutti e determinano il benessere sociale della città».

    L’ammontare complessivo del bilancio per il Comune di Genova nel 2014 è stimato in poco più di 1,7 miliardi euro. La somma per la parte corrente è fissata, invece, in 828 milioni di euro: tale, dunque, sarà la capacità di spesa del nostro ente locale e altrettante dovranno essere le entrate. «Per avere questo livello di spesa – ha spiegato il sindaco Marco Doria – il Comune ha dovuto utilizzare anche le leve fiscali altrimenti, senza l’Imu e la Tasi che abbiamo, non avremmo potuto mantenere sostanzialmente invariati i grandi flussi di spesa».

    Solo due voci subiscono una drastica variazione ma si tratta di un dato positivo che riguarda il costo del personale e gli interessi sulla restituzione di capitale (altrimenti detto debito). «Il Comune di Genova è virtuoso da questo punto di vista – ha sottolineato il primo cittadino – perché ha diminuito la spesa pubblica e l’indebitamento complessivo». Per quanto riguarda il personale i contenimenti non riguardano gli stipendi pro-capite ma l’ammontare totale a seguito di un turnover solamente parziale. Sul fronte del debito, invece, la parte del leone l’ha fatta la riduzione dei fitti passivi grazie a una complessiva riorganizzazione degli uffici pubblici.

    «In 10 anni – sottolinea Miceli – lo stock di debito del Comune di Genova è diminuito di circa 200 milioni (pari al 14%), di cui 110 negli ultimi 3 anni e, ad oggi, si attesta a poco più di 1,2 miliardi». Questa contrazione, che evidenzia una controtendenza dei Comuni rispetto ai comportamenti dello Stato centrale, è stata possibile in funzione del patto di stabilità imposto agli enti locali che non possono spendere oltre una certa cifra e, di conseguenza, non possono indebitarsi. La diminuzione del debito, inoltre, ha come diretta conseguenza un immediato abbassamento degli interessi dovuti da Tursi alle banche.

    Così, nonostante 13 milioni di disponibilità in meno rispetto al 2013 (e 52 in meno rispetto al 2012), il plafond di spesa per i servizi erogati quest’anno resterà sostanzialmente immutato: 98,5 erano i milioni a disposizione delle direzioni nel 2013, 97,3 sarà il budget per il 2014. La differenza di 1,2 milioni di euro, dicono a Tursi, sarà ripartita in modo da non incidere sensibilmente sulla capacità di spesa di alcun servizio essenziale.

    Le entrate: arriva la nuova tassa sui rifiuti

    bollette-speseOltre il 70% (71,14% per la precisione) delle entrate del 2014 arriverà dalle tasche dei genovesi che, quindi, con un gettito di poco superiore ai 594 milioni si autofinanziano abbondantemente i propri servizi. Dallo Stato e da altri enti pubblici e privati, invece, dovrebbero arrivare solo poco più di 240 milioni.

    Dopo l’Imu che frutterà al Comune quasi 160 milioni, a cui si aggiungo i 75 della Tasi, ecco arrivare anche la Tari (qui l’approfondimento): la tanto temuta nuova tassa sui rifiuti però, almeno per quest’anno, sembra aver evitato l’ennesima stangata. «Si tratta della terza gamba della Iuc – ricorda il sindaco Marco Doria – le cui prime due gambe avevamo già visto due mesi fa con la Tasi e l’Imu».
    Com’è noto, tutti i costi di Amiu devono essere interamente coperti dalle “bollette della spazzatura” e la partecipata di Tursi ha in previsione un aumento di piano finanziario di circa 4 milioni, parti al 4%. Un gravame che, stando a quanto spiegato dall’assessore Miceli, non dovrebbe però ricadere più di tanto sui genovesi dato che verrebbe assorbito e compensato dall’annullamento dell’addizionale statale sulla tassa che in precedenza era pari a 30 centesimi al mq. Nel gettito complessivo che supererà i 126 milioni qualche aumento per i cittadini, comunque, ci sarà ma si tratterà mediamente di una quindicina di euro su base annua e solo per famiglie numerose e con abitazioni di notevole estensione: «Una rarità a Genova – assicura l’assessore – e comunque fino a quattro figli non è previsto nessun aumento».
    Diverso il discorso per le utenze non domestiche che parteciperanno ai costi per il 45% del totale: il numero delle imprese diminuisce e in alcuni casi le tariffe possono aumentare. «Ma è una situazione che si è verificata soprattutto lo scorso anno in virtù della riorganizzazione della ripartizione del gettito tra utenze domestiche e non domestiche che adesso corrisponde molto più alla situazione reale» assicura Miceli. «Quest’anno, invece, le cifre resteranno sostanzialmente invariate e, anzi, in molti casi si assisterà a una lieve riduzione».
    A differenza della Tasi, niente panico per i pagamenti: arriveranno i bollettini a domicilio con l’ammontare suddiviso in tre rate per le utenze domestiche (31 ottobre, 1 dicembre, 28 febbraio 2015) e cinque per le non domestiche (in più 30 settembre e 31 gennaio).

    Le uscite: direzioni invariate, raddoppia il budget per i Municipi

    economia-soldi-D4Ma dove vanno andranno a finire gli 826 milioni che il Comune avrà a disposizione? Nonostante la compressione dei costi raccontata dal sindaco, nella sezione uscite la voce più ingente è sempre rappresentata dalle spese per il personale che quest’anno ammonteranno a quasi 228 milioni. 111 saranno, invece, i milioni da sborsare per il servizio prestiti per la quota interessi e la quota capitale. Ci sono, poi, i contratti di servizio di Amiu (126 milioni) e di Amt (105 milioni).

    Infine, come si diceva, resta sostanzialmente invariato il plafond a disposizione dei vari servizi resi dai settori pubblici che ammonterà a 97,3 milioni.

    La prima voce, naturalmente, è rappresentata dalle politiche sociali per cui sono messi a bilancio 36,320 milioni: solo 200 mila euro in meno rispetto a quanto previsto lo scorso anno ma sempre sotto quella famosa asticella dei 40 milioni che è sempre stata ritenuta imprescindibile (qui l’approfondimento) e che probabilmente sarà raggiunta nel corso dell’anno con assestamenti di bilancio che potranno anche attingere al fondo di riserva (un totale di 7,8 milioni da cui però, potrebbero essere sottratti 4,3 milioni per ottemperare al famoso accordo su Amt siglato lo scorso anno ma che il Comune potrebbe non considerare valido in virtù del fatto che anche la Regione non ha rispettato i propri impegni che prevedevano, tra l’altro, la costituzione dell’Agenzia e del bacino unico regionale, qui l’approfondimento).

    Al secondo posto la macrovoce Scuola, sport e politiche giovanili con 30,259 milioni (mentre l’anno scorso erano 30,528). Poco meno di 4,5 milioni per la Polizia municipale mentre a Cultura e Turismo vanno solo 3,7 milioni di euro (200 mila euro in più rispetto allo Sviluppo economico): qui la diminuzione rispetto allo scorso anno è più sensibile e ammonta a circa un milione di euro ma la Giunta è convinta di poter recuperare anche in questo caso attraverso non meglio definite “altre risorse di bilancio” oltre a eventuali sponsorizzazioni.

    A livello aggregato, la maggior parte degli investimenti si concentrano su tutela del territorio, mobilità, politiche sociali e scuole.

    Via Montezovetto, Genova AlbaroAll’interno di questo quadro più generale, grande interesse suscita sempre la voce trasversale dei lavori pubblici, testimone concreto di quanto un’amministrazione tenga al decoro della propria città e provi a dare lavoro alla stessa. Per il 2014 l’assessore Crivello annuncia la disponibilità di 137 milioni di euro: 45 milioni sono accantonati per il mini-scolmatore del Fereggiano in attesa del via libera delle Corte dei conti alla convezione; 62 milioni sono previsti per una serie di interventi importanti sul territorio tra cui Galleria Mazzini, corso Sardegna e altri edifici pubblici; i restanti 30 milioni rappresentano invece un mutuo da avviare per il piano dei lavori pubblici di quest’anno. Si tratta di circa 4 milioni in più rispetto alla quota già presentata qualche settimana fa perché nel frattempo è intervenuta la necessità della previsione di un intervento manutentivo nel sottopasso di Caricamento, della messa in sicurezza di una frana Pra’ e della riqualificazione della scuola di piazza Palermo (800 mila euro) secondo le direttive del governo Renzi che danno priorità all’edilizia scolastica.

    Interessante capire come saranno distribuiti anche gli altri 26 milioni del piano triennale: intanto ci sono i 12,2 milioni confermati dallo scorso anno ad Aster; 4 milioni saranno invece impiegati per il completamento degli interventi pluriennali sulle criticità degli edifici scolastici (vie d’esodo, impianti idrici, impianti elettrici); 3,5 milioni andranno alle manutenzioni per il patrimonio comunale (mercati, cimiteri, uffici); 2,2 milioni previsti per il risanamento idrogeologico (700 mila euro muri e altrettanti per le frane, 500 mila euro per ponti e impalcati, 300 mila euro per opere marittime); 1,5 milioni alle ristrutturazioni per l’edilizia residenziale pubblica; 500 mila euro per alcuni interventi di bonifica da amianto. Da non dimenticare, poi, la quota messa da parte per imprevisti e somme urgenze che quest’anno sostanzialmente raddoppia: saranno, infatti, accantonati 5 milioni visto che in questi primi sei mesi del 2014 si è già raggiunta la quota di 2,5/2,6 milioni stanziata nel 2012 e nel 2013.

    Last ma, questa volta è proprio il caso di dirlo, per nulla least, i Municipi. Il 2015 sarà l’anno della Città Metropolitana (qui l’intervista al sindaco Doria e l’approfondimento) e in quest’ottica i Municipi dovranno assumere un ruolo sempre più vitale e (de)centrale. È anche per questo motivo che a partire da questo bilancio il budget a disposizione delle nove ex circoscrizioni aumenta sensibilmente. Oltre alla conferma degli “storici” 281 mila euro in conto capitale, ciascun Municipio riceverà quest’anno 200 mila euro per le manutenzioni. A tutto ciò si aggiunge il percorso già avviato nel 2013: i Municipi che hanno elementi critici nel proprio territorio, conserveranno al proprio interno i proventi economici derivanti dagli stessi. Così Ponente, Medio Ponente e Media Val Bisagno potranno sfruttare i contributi delle cave mentre di nuovo Medio Ponente e Val Polcevera riceveranno quelli di Scarpino. Ultima novità, anche i guadagni provenienti dai ribassi d’asta resteranno nei Municipi di competenza: non proprio una questione di spiccioli dato che per il por di Molassana (qui l’approfondimento), ad esempio, è in ballo circa 1 milione di euro.
    L’importanza politica di questa operazione è sottolineata anche dal sindaco: «Sono i Municipi che decideranno dove spendere questi soldi in più e quindi restituiamo discrezionalità di spesa al territorio».

    Le incognite: i tagli e i trasferimenti del governo

    Benché il sindaco, presentando i numeri alla stampa, abbia parlato del bilancio come «fotografia esatta della situazione attuale, rigorosa, senza immaginare entrate gonfiate» sulle casse di Tursi gravano ancora due grosse incognite.

    La prima riguarda la copertura da parte dello Stato del minore gettito dovuto alla differenza tra le aliquote Imu dell’anno scorso e la Tasi di quest’anno che ha raggiunto il tetto massimo del 3,3 per mille: Tursi ha messo a bilancio 40 milioni di entrate stimate sulla base di quanto previsto nella legge finanziaria del 2014 che, all’interno di questo capitolo, prevede un totale di 625 milioni per tutti i Comuni italiani. Ma questa somma è assolutamente ancora da confermare.
    Così come da confermare, ed eccoci alla seconda incognita, sono i tagli alla spesa pubblica imposti il 24 aprile da un decreto del governo Renzi per finanziare il famoso bonus degli 80 euro. A livello nazionale si tratta di una riduzione di spesa di 700 milioni a testa per Stato, Regioni e altri locali (Comuni e Province); per via Garibaldi dovrebbe comportare un sacrificio di 5,7 milioni di euro, cifra non mastodontica ma che certo avrebbe fatto comodo avere a disposizione come capacità di spesa corrente. Tutto però è ancora avvolto da una densa nube di incertezza che non si dipanerà almeno fino a fine mese.

    «Le stime – spiega l’assessore al Bilancio, Francesco Miceli – dovrebbero essere piuttosto precise perché sono state facce con Anci e con la Ragioneria di Stato basandoci sulle voci ufficiali disponibili. Non c’erano i tempi per aspettare le decisioni definitive dello Stato che ci auguriamo arrivino entro fine mese e se dovessero esserci sorprese, speriamo siano in positivo».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Fiera di Genova, Consiglio comunale shock fra trucchi e trabocchetti: via libera ai centri commerciali

    Fiera di Genova, Consiglio comunale shock fra trucchi e trabocchetti: via libera ai centri commerciali

    fiera-genova-kennedy-DIQuando la toppa è peggiore del buco. La delibera che stabilisce le linee di indirizzo per il riassetto delle aree alla Fiera del mare, tanto attesa e che ha fatto discutere animatamente maggioranza e Pd al suo interno, è stata approvata dal Consiglio comunale con 19 voti favorevoli (Pd, Lista Doria e Chessa – Sel) e 15 contrari (Bruno – Fds, Pastorino – Sel, Nicolella – Lista Doria più l’opposizione).

    Come noto, il cuore del contendere era il rischio dell’insediamento di un nuovo centro commerciale per circa 15 mila metri quadrati (qui l’approfondimento). Centro commerciale che non ci sarà grazie all’approvazione di un emendamento presentato dai consiglieri Vassallo (Pd) e Pignone (Lista Doria). Ma attenzione al trabocchetto. A sparire è infatti l’intero vincolo che prevedeva, oltre al limite dei 15mila mq, anche quello di 2500 metri quadrati per il settore alimentare. L’emendamento, approvato con 30 voti favorevoli e 6 presenti non votanti, infatti, elimina negli 88 mila metri quadrati di aree non più necessarie a funzioni fieristiche (su un totale superiore ai 146 mila metri quadrati) la possibilità di previsione di “medie e grandi strutture di vendita anche organizzate in centro commerciale”. Al loro posto sono previsti, invece, “uno o più distretti commerciali tematici” (strutture di vendita incentrate su un unico settore, ad esempio Dacathlon, ndr) di per sé senza alcun limite di estensione. In realtà, per natura di legge, ogni distretto commerciale tematico non può superare i 15 mila metri quadrati (guarda caso la stessa quota della prima estensione della delibera). Ma è la dicitura “uno o più distretti” che lascia a dir poco sconcertati: in altre parole, infatti, non si potrà fare sulla carta un centro commerciale con tutti i crismi ma si potranno fare tanti centri commerciali monotematici non solo per un massimo 15 mila metri quadrati ma per un totale, per assurdo, addirittura di tutti gli 88 mila quadrati (vedi nota in calce, ndr).

    «Sono stati modificati i termini ma non la sostanza – ha detto in dichiarazione di voto il capogruppo del M5S, Paolo Putti – attraverso l’introduzione del concetto di “distretto commerciale” al posto di “centro commerciale”. Non si è però detto quanto grande sarà questo distretto commerciale né di che tipo dovrà. Insomma, si è utilizzata una parola che non si è definita appositamente per non legarsi le mani nei confronti di quello che in realtà si vuole fare».

    Un trabocchetto in cui sembra essere caduto anche il capogruppo di Lista Doria, Enrico Pignone, firmatario dello stesso emendamento e che ha dovuto incassare anche il voto contrario della propria consigliera, Clizia Nicolella.

    Certo, la delibera prevede anche che nella zona siano previsti insediamenti residenziali, uffici, strutture ricettive alberghiere, servizi privati e di uso pubblico, connettivo urbano, esercizi di vicinato e parcheggi pubblici e privati in funzione degli insediamenti previsti. Come conciliare questo universo piuttosto eterogeneo dovranno capirlo sindaco, Autorità Portuale e Regione Liguria che sono chiamati a redigere un accordo di programma da cui dipenderà il bando per la vendita delle aree. Ma prima del via libera definitivo, l’accordo di programma dovrà tornare all’esame del Consiglio comunale, come ha ricordato anche il capogruppo del Pd, Simone Farello: «Oggi abbiamo assegnato un indirizzo ma vogliamo tornare a esercitare la nostra funzione di controllo su questa delibera quindi tutto deve concludersi entro questo ciclo amministrativo».

    Un concetto su cui è tornato anche il capogruppo di Lista Doria, Enrico Pignone: «Siamo solo al momento di fornire indicazioni ovvero qualche passo prima di vedere nel dettaglio il progetto e la visione di insieme dell’area che invece molti consiglieri vorrebbero far recepire già in questo documento. Se riteniamo pericoloso questo passaggio vuol dire che non ci fidiamo di noi stessi perché se il sindaco dovesse disattendere le nostre proposte in ambito di pianificazione potremmo sempre votare contro l’accordo di programma in seguito».

    La partita, dunque, è ben lontana dall’essere conclusa ma, come ricordato da Farello e previsto da un emendamento presentato dal consigliere Pandolfo (Pd) e approvato dall’aula, dovrà vedere il triplice fischio entro la fine di questo ciclo amministrativo. Sempre che la giunta riesca ad arrivare, più o meno, integra in fondo al percorso.

    La maggioranza cade? Nessun problema, si ripete la votazione

    Che quello di ieri sarebbe stato un pomeriggio lungo (la delibera è stata votata dopo le 22) e difficile lo si era intravisto fin dalle prime mosse. In apertura di discussione, infatti, i consiglieri Gioia, Repetto (Udc) e Baroni (Gruppo Misto) avevano presentato una richiesta di sospensiva per la pratica di una settimana al fine di fare chiarezza su alcuni aspetti storici della concessione delle aree da Autorità Portuale a Comune e da questo alla Fiera di Genova. Un po’ a sorpresa l’esito della votazione era stato favorevole – 17 voti, compresi quelli di Bruno (Fds) e Nicolella (Lista Doria) contro 16 – ma, come rilevato dagli scrutatori, ben 4 consiglieri avevano chiesto di inserire o modificare il proprio voto a operazione elettronica conclusa. Una brutta consuetudine in Sala Rossa che ieri ha suscitato molto più scalpore perché ha portato alla ripetizione del voto come previsto dall’art. 25, comma 1 del Regolamento del Consiglio Comunale che recita: “Nel caso di risultato dubbio, il/la Presidente ordina la ripetizione della votazione”. Al secondo giro, però, i voti contrati alla sospensiva sono stati 19 mentre l’opposizione, contrariata da quello che è apparso a molti un tocco di prestigio della maggioranza, aveva abbandonato l’aula. Via libera, dunque, alla discussione sul documento che ha portato agli scenari descritti in precedenza.

    Simone D’Ambrosio

     

    Aggiornamento h 18.50 – Come segnalato dal consigliere Pd, Gianpaolo Malatesta, in questo caso entrano in gioco le norme generali del Puc circa la disciplina dei Distretti di trasformazione urbanistica o dei Settori in essi compresi che prevede per le funzioni complementari (tra cui, nel caso di Fiera rientrano proprio i distretti tematici, grazie all’emendamento approvato ieri) da insediare nell’area da riqualificare una copertura massima del 30% delle superfici agibili complessivamente “fatte differenti previsioni contenute nelle singole schede normative”. Per cui i distretti tematici, sempre con il limite di 15 metri quadrati per ciascuno, potranno occupare al massimo 26.400 metri quadrati (comunque quasi il doppio rispetto a quanto inizialmente previsto), e non la totalità degli 88 mila mq come inizialmente erroneamente scritto.

  • Industrie creative: il modello del Polo Audiovisivo di Cornigliano

    Industrie creative: il modello del Polo Audiovisivo di Cornigliano

    Villa Bombrini Cornigliano“L’industria creativa viene ad assumere una rilevanza significativa nella prospettiva più generale del rilancio economico della nostra città”. Sono queste le parole chiave della nuova delibera di giunta con cui gli assessori Oddone e Sibilla propongono un sostegno a uno dei settori più emergenti della nuova economia (qui l’approfondimento). Genova, dunque, punta sulla cultura e sulla creatività per il suo futuro imprenditoriale. E lo fa con una serie di linea di guida che andranno a caratterizzare alcuni bandi inerenti il sostentamento o la creazione di nuovi distretti creativi in città. Non prima, però, dell’approvazione del bilancio previsionale per il 2014 come spiega l’assessore allo Sviluppo economico, Francesco Oddone: «Stiamo facendo le delibere di indirizzo, quando sarà approvato il bilancio e in seguito al varo ufficiale dei patti d’area, potranno essere presentati i bandi». L’obiettivo di Tursi è quello di concedere agevolazioni pubbliche al rigoglioso sottobosco delle start up creative a fronte – si legge nella delibera di indirizzo – di “loro investimenti finalizzati sia al potenziamento della loro attività che all’insediamento di nuova impresa, con riferimento agli interventi di opere edili e all’acquisto di attrezzature ed arredi necessari all’espletamento dell’attività, nonché per le spese sostenute per acquisto software e brevetti, partecipazione a corsi di aggiornamento, campagne di promozione e marketing, costituzione di reti”.
    «Vorremmo riuscire – riprende l’assessore – a dare un po’ di respiro e di ossigeno alle società che già esistono e che hanno delle idee ma vorremmo anche cercare di attrarne nuove, appoggiando il principio delle start up».

    Il sostegno pubblico si svilupperà, dunque, in una doppia direzione: da un lato, interesserà le imprese esistenti a Cornigliano, nel polo audiovisivo di Villa Bombrini e del videoporto, puntando sulla qualità complessiva dei progetti già avviati “in relazione all’effettivo potenziamento dell’impresa, dell’aumento della capacità di presenza sul mercato e della competitività e
sulla tenuta economica dell’investimento previsto”; dall’altro, riguarderà il tentativo di costituzione di un nuovo distretto della creatività in Centro storico, nell’ambito della riqualificazione del sestiere della Maddalena.

    Nuovo distretto culturale alla Maddalena

    Campanile delle Vigne, Genova«Divideremo le risorse tra Maddalena e Cornigliano – dice Oddone – anche se purtroppo i soldi sono molto pochi, residui di una legge passata, molto meno di quanto vorrei. Comunque li stanzieremo tutti insieme non appena ci saranno le condizioni formali per poterlo fare».
    Al momento, la delibera di indirizzo parla di 450 mila euro complessivi: 300 mila per Cornigliano, 150 mila per la Maddalena. Ma non è detto che le cifre non possano diventare un po’ più consistenti, soprattutto per quanto riguarda il futuro distretto creativo del Centro Storico, tenuto conto anche della coincidenza con la nascita del Patto d’Area.

    Quella della creatività nel centro storico è una strada già imboccata a partire dal 2010 quando Genova prese parte al progetto europeo “Creative Cities” che diede il la allo studio della possibile creazione di un distretto di industria creativa e culturale nel sestiere della Maddalena. In questa direzione, ad esempio, si possono già citare la rinascita del Teatro Altrove e il prossimo insediamento di attività socioculturali e laboratoriali (qui l’approfondimento) grazie anche al sostegno dell’iniziativa privata come la Fondazione Sanpaolo. L’esempio da seguire potrebbe essere proprio il progetto messo in piedi dal 2009 con il polo prevalentemente audiovisivo di Villa Bombrini, a Cornigliano. Questa volta però con uno strumento amministrativo in più, ovvero i già citati “Patti d’area” di cui abbiamo già avuto modo di parlare su Era Superba (qui).

    Il rafforzamento delle piccole e medie imprese nel settore delle industrie creative e culturali è anche uno degli obiettivi che l’Unione Europa si è posta nel periodo 2014-2020 invitando le Regioni e gli Stati membri a incanalare gli investimenti comunitari per la crescita economica prestando un occhio di riguardo a questo settore.
    Sulla base dei dati pubblicati dalla Camera di Commercio genovese a fine 2011 nell’universo cittadino gravitavano circa 4500 imprese creative, a testimonianza del fatto che il Piano Urbanistico Comunale riconosce nella sua descrizione fondativa la cultura come leva fondamentale per il turismo in città, i cui investimenti si ripercuotono positivamente su tutta l’economia locale.

    Il polo audiovisivo di Cornigliano

    cinema-registi-cortometraggi-film«È una buona notizia che le istituzioni abbiano compreso l’importanza di questo settore e cerchino di sostenerlo» afferma Enrico Da Molo, direttore di Società per Cornigliano e presidente della Genova-Liguria Film Commission. Con Da Molo ripercorriamo la storia del polo audiovisivo di Cornigliano, esempio concreto di distretto creativo che potrebbe rappresentare un buon punto di riferimento per quanto ci si augura riesca a nascere anche nel cuore della Città Vecchia.

    «Tutto è nato da un piccolo corridoio e da 8 persone che ci lavoravano» ricorda Da Molo. Villa Bombrini, infatti, è stata acquistata nel 2008 da Società per Cornigliano: all’epoca all’interno era situato solamente il centro per l’impiego e meno di una decina di persone che lavoravano su altri progetti. «Ci siamo subito posti l’obiettivo di riempirla di funzioni e il primo insediamento è stato proprio quello della Film Commission con i suoi uffici. L’anno successivo è iniziata la storia del polo audiovisivo: un corridoio con 8 stanze per poter ospitare, tramite un contratto di servizio, alcune imprese che avevano manifestato interesse e che svolgevano il proprio lavoro nel settore della produzione video, grafica e artistica più in generale. Poco per volta si è allargato questo corridoio, siamo arrivati al piano di sotto, poi a di quello di sopra. Nel 2010, invece, abbiamo aperto il videoporto: qui l’anno scorso abbiamo sistemato anche ¾ del primo piano e probabilmente entro fine anno completeremo i lavori».

    Quello di Villa Bombrini e dintorni è stato un insediamento progressivo. «Ci siamo detti: iniziamo così e se va bene continuiamo». Società per Cornigliano funziona da padrona di casa ragionevole: affitta a un canone accettabile le aree a Film Commission che, a sua volta, stipula contratti di servizio con le imprese interessate. Non si tratta solamente di quattro muri e una scrivania: chi viene a lavorare in questi spazi ha a disposizione una serie di ulteriori servizi come il wifi a banda larga, le sale riunioni, attrezzature varie, oltre naturalmente alla possibilità di organizzare eventi in Villa, di sfruttare corsi di formazione ma soprattutto di mettere in rete le proprie professionalità e, magari, condividere qualche commessa. Tanto che il novero delle società presenti ha varcato da tempo i confini del settore audiovisivo in senso stretto, con la presenza anche di giornalisti, uffici stampa, comunicatori web, sviluppatori di videogiochi e artisti di teatro. Una quarantina di realtà tutte comunque riconducibili al concetto di industria creativa e/o digitale.

    «Sono proprio questi gli elementi che rendono davvero appetibile lavorare in questo contesto – dice con orgoglio Da Molo – perché una stanzetta a canone contenuto la si può trovare anche altrove ma difficilmente viene offerta anche tutta questa rete di professionalità». Tra i vari servizi offerti anche uno sportello realizzato grazie a Film Commission che offre una prima consulenza gratuita per chi deve muovere i primi passi dal punto di vista legale, finanziaria e su vari aspetti dell’organizzazione e avvio di una start up. «È questo che ha fatto sì che ci sia sempre un forte interesse attorno alla Villa prosegue il direttore di Società per Cornigliano – anche perché le attività che vengono svolte raramente sono concorrenti, anzi spesso sono complementari. Magari uno riesce a trovare un cliente o una commessa però ha bisogno di professionalità che non possiede direttamente e bussa alla porta accanto. Non è un concetto nuovo ma, se vogliamo, è la modernizzazione dell’idea di distretto industriale: imprese che fanno attività complementari nella stessa filiera e che si trovano nello stesso posto».

    villa-bombriniA confermare la positività di questa filosofia sono le stesse società che operano a Villa Bombrini. «Una delle motivazioni principali che ci hanno spinto ad abbracciare questa realtà – racconta Raffaele Mastrolonardo, cofondatore di Effecinque, agenzia giornalistica che, tra gli altri, collabora nel settore tecnologico e dell’innovazione con Sky, Corriere della Sera, L’Espresso e Wired – sono stati innanzitutto i servizi: la banda a un prezzo conveniente e l’opportunità di lavorare accanto a persone che pur non operando strettamente nel nostro settore hanno competenze sovrapponibili e che possono essere utili per alcuni progetti. Ci sono società (penso ad esempio a Kulta che si occupa di comunicazione multicanale, webmarketing e infotainment) e singoli professionisti (come Massimiliano Ruvolo, un fotografo) con i quali è capitato e capita di collaborare. Il fatto di avere tutte queste professionalità a portata di mano è importante: permette un maggiore controllo dei progetti e uno scambio più fruttuoso nella fase ideativa e di realizzazione, fermo restando che poi si possono gestire contatti e collaboratori in rete».

    Le cose nel polo audiovisivo stanno andando piuttosto bene tanto che Società per Cornigliano e Film Commission stanno pensando a come poter ampliare gli spazi a disposizione dato che la richiesta di uffici continua a essere viva. «Nei giorni scorsi – racconta Da Molo – abbiamo incontrato un imprenditore di Torino nel settore di simulazioni 3d interessato ad aprire una succursale da noi». Insomma, le richieste ci sono ma è la disponibilità di spazi che inizia a scarseggiare. «Villa Bombrini è praticamente a tappo. Al Cineporto abbiamo ancora un po’ di spazio da ricavare ma in futuro, se continuerà il trend di richiesta, stiamo ragionando con il Municipio se anche la vicina Villa Serra potesse essere presa in considerazione per un discorso di questo tipo. Certo è che andrebbe ristrutturata sensibilmente negli interni e sarebbero necessari un paio d’anni di lavori che potrebbero darci un’altra trentina, quarantina di moduli da sfruttare. In alternativa, potremmo pensare alla realizzazione di nuovi volumi moderni nell’area tra Villa Bombrini e il retrostante videoporto».

    Una prospettiva interessante per chi, nel giro di sei anni, è partito da 8 lavoratori ed arrivato a circa 120/130: «Stiamo sempre parlando di numeri contenuti – resta con i piedi per terra Da Molo – che però dimostrano come questa possa essere una strada su cui puntare per creare nuove imprese o quantomeno sostenere quelle esistenti. Certo, senza dover per forza pensare alla Silicon Valley, ci sono realtà in cui questo settore riesce a crescere di più: però, anche noi riusciamo a farci strada». Il successo, secondo il presidente di Film Commission, è dovuto anche al fatto che le attività creative ben si sposano con la conformazione del territorio ligure: «Nella maggior parte dei casi si tratta di lavori che non necessitano di spazi particolari e che si possono fare dovunque. Non c’è bisogno di sventrare o arrivare in cima a qualche collina – dice da Molo col sorriso, facendo evidente riferimento alla situazione di Erzelli – perché siamo di fronte a un modo di lavorare diverso rispetto a quello a cui siamo abituati a pensare: tutto è incentrato sulla rete».

    Verso il sostegno della Regione Liguria

    giardini-plastica-regione-liguria-DINon c’è solo il Comune a guardare con attenzione al settore delle industrie creative. Un nuovo slancio potrebbe, infatti, arrivare in tempi ragionevoli anche dalla Regione. E, si sa, con la campagna elettorale alle porte tutto è possibile. «Stiamo lavorando ai fianchi la Regione – racconta ancora Da Molo – affinché nella prossima programmazione dei fondi strutturali ci sia la predisposizione di un finanziamento per questo tipo di attività. Ad esempio, in Emilia Romagna è previsto un budget per incentivare le produzioni che girano sul territorio, aspetto molto frequente anche nel sud Italia. Anche noi ultimamente stiamo riscontrando buoni segnali, speriamo che poi si concretizzino».

    Un nuovo, interessante orientamento economico, dunque, è possibile. «Per carità – ammette il presidente della Film Commission nostrana – non è che questo debba sostituire completamente le attività produttive tradizionali come porto, logistica e industria manifatturiera però, in un panorama di economia piuttosto disastrata come quello che viviamo adesso, l’esistenza di un settore in crescita e che da lavoro è un segnale positivo, che va sostenuto. Ci sono anche degli studi della Commissione europea che individuano nelle industrie creative uno dei settori in maggiore espansione nei prossimi anni».

    «Credo che qualsiasi iniziativa che aiuti le aziende creative genovesi sia benvenuta – commenta Mastrolonardo di Effecinque – anche se, sia per la nostra esperienza che per quella di altre imprese che conosciamo, il mercato locale resta molto ristretto e poco remunerativo. Ogni nuovo approccio genovese in questo campo deve guardare a un mercato che non è cittadino ma italiano (Milano in primis) e internazionale. Genova e Villa Bombrini possono essere ottimi luoghi dove vivere e dove creare ma il mercato, quello che consente di vivere e crescere, comunque è da un’altra parte e questa realtà richiede politiche mirate».

    Simone D’Ambrosio

  • Lanterna: apertura sino a dicembre grazie all’accordo con i Giovani Urbanisti. E il futuro?

    Lanterna: apertura sino a dicembre grazie all’accordo con i Giovani Urbanisti. E il futuro?

    Lanterna, di Daniele OrlandiAvviso ai naviganti: la Lanterna non chiuderà i battenti, i genovesi potranno dormire sonni tranquilli. Lo comunica il Comune di Genova, che lo scorso 30 giugno ha firmato un protocollo d’intesa con Provincia e Municipio Centro Ovest per la gestione del complesso di Lanterna, parco, passeggiata e museo (qui la nostra visita, l’approfondimento e le foto).
    Il protocollo, con
    durata semestrale, è attivo dal primo luglio e resterà in vigore fino al 31 dicembre. Tutte le operazioni sono state coordinate dall’assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune (soggetto capofila), che ha seguito la stesura dell’accordo e ha fatto sì che continuassero ad essere garantite le consuete visite annualmente svolte da circa 8 mila persone. 

    Dal 2004 al 30 giugno 2014 il complesso è stato amministrato esclusivamente dalla Provincia, concessionaria della proprietà demaniale. Da ora in poi, invece, i soggetti interessati nella gestione saranno tre e cercheranno non solo di salvaguardare questo luogo dal grande valore simbolico e affettivo, ma anche di dare slancio alle potenzialità turistiche del sito.

    Questo sarà possibile anche grazie alla collaborazione dell’associazione Giovani Urbanisti – Fondazione Labò (un gruppo composto da una decina di architetti e da un antropologo urbano), che si è assunta il compito di gestire il sito a titolo volontario, garantendo l’apertura e la fruizione turistica, svolgendo il servizio di bigliettazione e di prenotazione e occupandosi della pulizia. La Provincia, invece, da parte sua si farà carico della manutenzione ordinaria e straordinaria del complesso e dell’illuminazione del Museo e della Passeggiata, mentre il Comune si occuperà della promozione delle strutture e delle iniziative attraverso canali istituzionali come sito web, pagina facebook, newsletter e ufficio stampa (tutti e tre i soggetti saranno liberi di programmare manifestazioni ed eventi di carattere sociale e culturale). Esce di scena, dunque, la Fondazione Muvita, partecipata al 100% dalla Provincia, che gestiva il complesso.

    Qualche informazione pratica: con la nuova gestione, gli orari di apertura del museo e della Lanterna vanno dalle 14.30 alle 18.30 il sabato, la domenica e nei giorni festivi; per la passeggiata, ogni giorno dalle 8 alle 20 per tutta l’estate. Inoltre, per uniformare il sito alle altre strutture museali cittadine e per farlo entrare in rete, il prezzo del biglietto, dai 6 euro precedenti, è stato abbassato a 5 euro per l’intero e 4 per il ridotto. I proventi saranno devoluti alla Fondazione Labò, a supporto dell’attività svolta.

    Chi sono i Giovani Urbanisti che gestiranno il simbolo di Genova? Un gruppo di giovani laureati esperti delle dinamiche cittadine: si occupano di progettazione sugli insediamenti umani e ricerca delle problematiche con speciale riferimento ad aspetti urbanistici, storici, sociali e culturali. «Come urbanisti, ma soprattutto come genovesi, siamo molto contenti che ci sia stata data questa splendida opportunità – commenta il Dott. Andrea De Caro, presidente – Affronteremo i prossimi mesi con grande entusiasmo, ma soprattutto con la volontà di rilanciare, per quanto possibile, il nostro simbolo. Le precedenti azioni di volontariato nella risistemazione e pulizia di alcune aree ed elementi del Complesso Monumentale degli scorsi giorni, infatti, avevano come obiettivo primario quello di attirare l’attenzione e di sensibilizzare la città verso il proprio simbolo, che sebbene venga utilizzato per rappresentare Genova ovunque, troppo spesso viene messo in secondo piano, mentre dovrebbe essere il biglietto da visita per la città. Per tale ragione, piuttosto che vederla chiudere e cadere nel dimenticatoio, appresa la notizia, ci siamo proposti per “adottarla”. Allo scadere dei sei mesi certo non ci tireremo indietro, purtroppo ad oggi non è possibile fare previsioni precise, ma per la Lanterna ci saremo sempre».

    Gennaio 2015: il futuro della Lanterna

    I giovani volontari, dunque, non si tireranno indietro. Questi sei mesi saranno un banco di prova importante non solo per loro ma per tutti i soggetti coinvolti. Perché se è vero che ad oggi questa soluzione mette d’accordo tutti, di certo non si può affermare che si tratti di quella definitiva: tra sei mesi potrebbe ricrearsi una situazione analoga a quella che ha portato ad un passo dalla chiusura. Sarà importante, soprattutto, la collaborazione fra i volontari e il Comune, in quanto gestione e promozione – due facce imprescindibili della stessa medaglia – saranno di fatto attività svolte da due figure diverse.

    In questo il Comune, nella persona dell’assessore Sibilla,  assicura che l’obiettivo di Tursi è proseguire nella direzione della continuità e dell’assunzione di responsabilità, anche allo scadere dell’accordo. «Abbiamo recepito il grido d’aiuto della Provincia che non più in grado di sostenere economicamente Muvita. Abbiamo messo tutti i soggetti interessati attorno a un tavolo per stipulare il protocollo, mettendo in campo competenze, grande spirito d’iniziativa e tutte le nostre conoscenze. Il Comune è capofila, e si assume la responsabilità ultima del progetto: in questi primi 6 mesi non avremo costi diretti di gestione e sfrutteremo questo tempo per promuovere e mettere in rete il sito, e soprattutto per capire come si possa gestire al meglio in futuro. Ci sarà continuità: stiamo stringendo una convenzione specifica per regolare l’operativo e c’è volontà da parte del Comune di valorizzare il complesso».

    In Consiglio comunale, proprio il 1 luglio primo giorno della nuova gestione, Vittoria Musso, del gruppo consiliare Lista Musso, ha attaccato duramente la politica del Comune riguardo al simbolo della città. «L’atteggiamento del Comune negli anni passati mi ha fatta inorridire, non si è mai occupato né di seguire la gestione, né di promuovere la Lanterna. È aperta dal ’96 ma la possibilità di raggiungerla e visitarla era poco divulgata. Ora si deve pensare in un altro modo e si deve cercare una continuità che vada oltre il 31 dicembre: l’impegno economico per la gestione del complesso si aggira attorno ai 50 mila euro all’anno, non è eccessivo per il Comune, e se lo fosse si potrebbero trovare anche sponsor esterni». 

     Elettra Antognetti

  • Voltri: il punto su Spiaggia dei Bambini, nuova piazza per il quartiere e piastra sanitaria

    Voltri: il punto su Spiaggia dei Bambini, nuova piazza per il quartiere e piastra sanitaria

    Una persona sulla spiaggia di VoltriI bambini voltresi, e non solo, possono tornare a sorridere: tra pochi giorni avranno nuovamente la loro spiaggia, la “Spiaggia dei Bambini”, appunto. Colpita da una forte mareggiata a fine dicembre 2013, questa zona del litorale ponentino è stata fino a oggi sostanzialmente inaccessibile: colpa del più classico dei rimpalli tra istituzioni, in questo caso tra Comune e Autorità portuale. Un’impasse che ha rischiato di privare i genovesi di un servizio molto prezioso.
    Il progetto, nato nel 2004 attraverso un servizio di volontariato sostenuto dal circolo Arciragazzi Prometeo e dalla rete LET Ponente e abbracciato dal Municipio, consente a gruppi estivi che hanno a disposizione un bagnino di usare gratuitamente servizi igienici, spogliatoi, giochi e ombrelloni sulla spiaggia; ai gruppi che non hanno il bagnino, invece, viene direttamente fornita la professionalità a un costo medio di 0,75 Euro al giorno a bambino. In questo modo la spiaggia rimane libera ma viene “invasa” da decine di bambini: lo scorso anno la presenza media quotidiana è stata di circa 80 persone che hanno consentito di valorizzare il litorale pubblico, senza svenderlo o sfruttando speculativamente ogni centimetro della balneabilità cittadina. Il progetto può appoggiarsi anche su una palazzina dedicata, costruita durante i lavori della passeggiata a mare di Voltri, la cui gestione costa all’amministrazione circa 500 euro l’anno più le utenze.

    A lungo rimasto a rischio per questa stagione, tra pochi giorni il servizio potrà invece tornare operativo, come ha confermato in Consiglio comunale l’assessore Valeria Garotta, rispondendo a un’interrogazione a risposta immediata del consigliere di Lista Doria, Pierclaudio Brasesco: «La spiaggia cosiddetta dei bambini – ha annunciato Garotta – è stata resa agibile e nelle prossime ore verranno rimosse le transenne che ne precludevano l’accesso». L’intervento, tuttavia, non è stato effettuato dal Comune. «Tutto il litorale di Voltri, eccezion fatta per Vesima – ha spiegato l’assessore – è di proprietà del Demanio e di competenza di Autorità portuale. Tuttavia, avevamo concordato con Autorità portuale i lavori di rimozione della barra alla foce del torrente Leira e il riposizionamento all’interno della spiaggia: un intervento che però ha subito e subirà ulteriori ritardi per la necessità di analisi approfondite da parte di Arpal». Da qui le lungaggini che hanno impedito finora l’accesso anche alla spiaggia dei bambini: «Ma – conclude Garotta – con un intervento contingente di riposizionamento della sabbia, almeno questo spazio è nuovamente agibile. Nel frattempo, Autorità portuale ultimerà entro la prossima settimana il rimodellamento dei massi a protezione della passeggiata».

    La spiaggia di VoltriSoddisfatto il presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente: «Dopo una lunga, difficile e faticosissima vertenza, i lavori sono cominciati da una settimana dopo che la situazione era sostanzialmente immobile dal 27 dicembre scorso. Abbiamo assistito a una sorta di lungo scambio di convenevoli tra Comune e Autorità portuale – commenta sarcasticamente il presidente – che ci ha visto “lievemente” alterati. A noi, infatti, interessava poco il soggetto competente ma volevamo solo che venisse garantito l’intervento di ripristino e messa in sicurezza della spiaggia per consentire ai bambini meno fortunati di tutta la città, non solo del ponente, di poter godere di un po’ tranquillità sulla spiaggia. Ci tenevamo particolarmente perché quello dei laboratori educativi territoriali è davvero un bel progetto».

    Avvenente coglie anche l’occasione per lanciare un chiaro messaggio a Comune e Autorità portuale: «A questo punto – tuona il presidente del Municipio – chiediamo che ci sia un chiarimento ufficiale, magari tramite legge regionale, che stabilisca in maniera chiara e inequivocabile a chi spettano gli interventi di riprofilatura e ripascimento delle spiagge del ponente che rientrano nell’ambito portuale (territorio che si estende da Punta Vagno ai Molini di Crevari): non può continuare a esserci questo rimpallo di responsabilità. Non siamo più disponibili a vivere un’esperienza come questa il prossimo anno».

    Piazza Caduti Partigiani Voltresi

    piazza VOLTRI 00Dallo stesso angolo di Ponente cittadino arriva un’altra notizia positiva: si tratta del quasi definitivo via libera ai lavori di riqualificazione degli attigui Giardini Caduti partigiani voltresi, secondo il progetto presentato dal Laboratorio Zerozoone ormai diversi anni fa (qui l’approfondimento). Anche in questo caso, lo scopo è offrire ai più piccoli uno spazio pubblico attivo, vivo e multifunzionale. Ancora il presidente Avvenente: «Se San Carlo Borromeo, protettore di Voltri, ci dà una mano forse entro la metà di luglio potrebbero finalmente partire i primi lavori».

    Si parla di un importo di 115 mila euro, finanziato principalmente dal Municipio e per 40 mila euro da fondi regionali, per cui è già stato assegnato l’appalto con apposito bando. «Il progetto complessivo – prosegue Avvenente – costa più della cifra che abbiamo attualmente a disposizione ma ci siamo raccomandati che qualsiasi intervento fatto sia in grado di soddisfare le esigenze degli abitanti e la fruibilità dei bambini fin da subito». Tradotto: i lavori procederanno in maniera modulare ma terminato il primo lotto i giardini dovranno già essere fruibili nella loro parte ristrutturata. «Quando poi avremo altri soldi a disposizione, potremo fare tutte le rifiniture andando ad abbellire ulteriormente quest’area prospiciente la passeggiata».

    Ex Coproma: piastra sanitaria a Voltri

    Voltri, ex CopromaSembra quasi incredibile ma all’orizzonte potrebbe intravedersi una terza notizia, sempre a sfondo pubblico, positiva per questo angolo di delegazione ponentina. Potrebbero partire in tempi mediamente brevi, infatti, i lavori di realizzazione della nuova piastra sanitaria all’interno dell’edificio ex Coproma: a fine gennaio, la Regione aveva annunciato lo stanziamento di 2 milioni di euro di fondi Fas per i lavori di riqualificazione a cui si sarebbero aggiunti altri 500 mila euro da parte di Asl. Da allora se n’è saputo più poco o nulla. «Ci avevamo messo il cuore sopra sul fatto che i lavori potessero partire in un lasso ragionevole di tempo – ammette il presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente – ma non è stato possibile per la cronica carenza di risorse delle istituzioni locali per cui anche la Regione ha dovuto fare i conti con i tagli all’edilizia sanitaria».

    Ma il progetto, benché ridimensionato rispetto alla proposta risalente ormai a qualche anno fa, non è tramontata del tutto, anche se la prima transenna deve ancora essere messa: «Il vicepresidente Montaldo – racconta Avvenente – circa un anno fa ci aveva comunicato che la Regione avrebbe avuto le risorse limitatamente alla ristrutturazione del piano terreno. Nel piano superiore, invece, dovrebbero trovare collocazione le nuove sedi della Croce Rossa provinciale e regionale. Con queste conferme definitive potrebbe finalmente partire la ristrutturazione mettendo insieme un intervento di carattere pubblico, che prevede l’implementazione della piastra ambulatoriale di via Camozzini in funzione da tre anni nel vecchio ospedale restaurato, e un intervento privato sempre in ambito sanitario».

  • Fiera di Genova, il Comune ha due anni di tempo per vendere le aree. La discussione a Tursi

    Fiera di Genova, il Comune ha due anni di tempo per vendere le aree. La discussione a Tursi

    vista su corso aurelio saffiSi sposterà in Consiglio comunale, presumibilmente nella seduta di martedì 8 luglio, la discussione sul futuro delle aree della Fiera di Genova non più necessarie alle attività fieristiche (qui l’approfondimento). Questa è la decisione che hanno preso ieri all’unanimità le Commissioni Bilancio, Territorio e Sviluppo economico riunite congiuntamente per la terza seduta sul tema.
    Ma la situazione non è assolutamente risolta. Il passaggio in aula è stato votato solo per poter ampliare la discussione e dare la possibilità a tutti i gruppi politici di presentare i propri emendamenti. E a giudicare dalle premesse non saranno pochi.

    La questione più calda è sempre la porzione di area che potrebbe essere destinata ad attività commerciali e alimentari. La delibera, che non rappresenta l’autorizzazione a una variazione del Puc ma dà solo mandato al sindaco ad avviare un tavolo tra Comune, Regione e Autorità portuale che dovrà condurre alla stipula di un accordo di programma con cui giungere al bando di vendita delle aree e quindi alle eventuali richieste di varianti urbanistiche, fissa come noto il limite a 15 mila metri quadrati per le attività commerciali, di cui massimo 2500 per il settore alimentare. L’abbassamento di queste quote, come ha più volte avuto modo di sottolineare il vicesindaco Bernini, rappresenterebbe il famoso quid che potrebbe essere la discriminante decisiva per la scelta dell’offerta d’acquisto vincente. Va, inoltre, considerato che in sede di conferenza dei servizi la stessa Autorità portuale potrebbe richiedere la disponibilità di alcune aree: di conseguenza, l’assetto complessivo è ancora ben lungi dall’essere definitivo.

    Il dibattito è molto vivo all’interno della stessa maggioranza, tanto che al momento la delibera proposta dal Comune rischierebbe seriamente di non avere i voti sufficienti per l’approvazione. Forti i dubbi delle sinistre a cui si aggiungono quelli di alcuni consiglieri del Pd (Villa, Malatesta, Russo e Vassallo i nomi circolati finora) che non voterebbero l’attuale stesura della delibera. Ecco allora arrivare la proposta di modifica che, con tutta probabilità, ridurrà ulteriormente l’area alimentare a 1500 metri quadrati. A dire il vero, si sta facendo largo anche l’idea di eliminazione totale dei vincoli dalla delibera: una strada però alquanto rischiosa perché lascerebbe campo libero alla speculazione commerciale, rischiando di produrre risultati esattamente opposti alla volontà di ostacolare la realizzazione di una Fiumara bis.

    Chi sa se la Giunta accetterà queste modifiche? Come già raccontato, infatti, di mezzo c’è un accordo preliminare di vendita tra Comune e Spim che fissa proprio questi valori. Ma anche se il vicesindaco Bernini desse il via libera all’emendamento, sarà sufficiente a far cambiare idea alla maggioranza dubbiosa? Quella che ci aspetta sarà sicuramente una settimana di trattative serrate anche perché, come sostiene il segretario provinciale del Pd, Alessandro Terrile, «non può esistere un’opzione zero che porti al fallimento di Fiera. Bisogna trovare un modo per non trasformare l’area in una Fiumara 2 e lasciarsi piuttosto ispirare dal Porto Antico. Andiamo verso il fiorire di emendamenti e credo che la strada sia rappresentata da una riduzione quantomeno della superficie da dedicare all’alimentare e da una esplicitazione più precisa delle funzioni che dovranno avere le altre aree».

    Il segretario del Pd mette sul piatto anche un’altra questione da non sottovalutare, ovvero la sostanziale morte naturale del progetto di Ponte Parodi (qui l’approfondimento) per cui sarebbero previsti almeno altri 20 mila metri quadrati a destinazione commerciale (in attesa del futuro dell’Hennebique): «Magari non direttamente nella delibera ma attraverso un ordine del giorno collegato – ha detto ieri Terrile – credo sia fondamentale una presa di posizione pubblica da parte dell’Amministrazione che introduca alla conclusione del percorso per Ponte Parodi e dica che l’area commerciale non sarà più prevista in quella sede ma nei terreni ex fiera».

    Di sicuro arriverà anche un emendamento, promosso soprattutto dal Movimento 5 Stelle e dalla Lista Musso, che tenterà di vincolare la stipula dell’accordo di programma tra Comune, Regione e Autorità Portuale a un concorso di idee che suggerisca l’aspetto futuro dell’area anche dal punto di vista urbanistico-architettonico. Sul tema, tuttavia, il vicesindaco Bernini ha preannunciato che la risposta potrebbe essere negativa non tanto per il merito quanto per una questione di tempi: il Comune deve, infatti, chiudere la vendita delle aree entro due anni per non doversi accollare in toto il costo delle aree che ammonta a oltre 18 milioni di euro. Una situazione che, malauguratamente, potrebbe proporsi anche qualora il bando di gara andasse deserto, come spesso è accaduto nel recente passato per spazi di città molto ampi e difficili da gestire.

    Insomma, tanta carne al fuoco che cuocerà lentamente questa settimana prima di essere servita sul piatto martedì prossimo, probabilmente con un’altra gustosissima portata relativa alle linee di indirizzo per il nuovo piano industriale di Amiu.

     

    Simone D’Ambrosio

  • San Desiderio, molto di più che una squadra di calcio. La favola sportiva e la raccolta fondi

    San Desiderio, molto di più che una squadra di calcio. La favola sportiva e la raccolta fondi

    san-desiderioIl quartiere genovese di San Desiderio vive da ormai 15 anni una favola sportiva unica nel suo genere, a Genova e probabilmente anche in Italia. Una società dilettantistica che può contare su una vera e propria tifoseria organizzata che è allo stesso tempo proprietaria e amministratrice del club. Era Superba non si occupa di sport, ma questa storia va ben oltre la cronaca sportiva e merita senza dubbio di essere raccontata. Qualche settimana fa è arrivato il grande salto nel Campionato regionale di Promozione con il successo sul campo e la grande festa dei tifosi giallo blu, una rincorsa durata un’intera stagione, una vittoria inaspettata e quindi ancora più goduta, ma che significa anche maggiori sforzi economici per l’iscrizione alla prossima stagione sportiva. Da qui l’idea di organizzare una campagna di crowdfunding fra gli abitanti del quartiere (e non solo) per permettere alla società di disputare il campionato regionale 2014/2015. 

    «San Desiderio è un quartiere che mi viene più facile definire paese, a Sande si ferma la strada sotto il Monte Fasce, la passione resta imprigionata nell’Alta Valle Sturla – esordisce così il presidente e primo tifoso del San Desiderio Silvio Frangioni – Qui la gente cresce, parte ma poi torna. Il Sande è elemento di unione per molte generazioni, sopratutto per i ragazzi nati negli anni 80 e 90. Abbiamo rifondato la squadra nel 1999 dopo 18 anni di assenza, il vecchio San Desiderio aveva intrapreso un percorso importante culminato con la promozione in Serie D nei primi anni ’80, ma per farlo si era dovuto fondere prima con il Quarto e poi con il Rapallo Ruentes. Noi, oggi, siamo riusciti ad approdare in un Campionato regionale come la Promozione senza fonderci con nessuno, ma facendo tutto con le nostre forze, e puntando molto sui valori che forse solo in un paese possono essere così tangibili e reali».

    Una campagna crowdfunding (qui il link) per sostenere l’iscrizione alla promozione e un video per promuovere l’iniziativa. I primi giorni di raccolta sembranoessere partiti con il piede giusto… «I costi in Promozione raddopiano rispetto alla prima categoria; con alcuni amici abbiamo avuto l’idea di provare questa iniziativa 2.0 e dopo tanta fatica e sudore versato siamo riusciti a produrre un video che a nostro parere rappresenta davvero l’essenza giallo blu».

    san-desiderio-2Una grande sfida, insomma, quella che Frangioni e i suoi vogliono vincere. Quella del San Desiderio è una tradizione ben consolidata. «Ormai sono 15 anni che abbiamo un seguito importante che ci ha accompagnato in tutta la provincia. Lo zoccolo duro è composto da qualche decina di persone che di anno in anno aumenta in maniera importante. Io faccio il presidente da due anni e sono il primo tifoso della squadra, in Consiglio con me abbiamo tanti miei coetanei che hanno vissuto il Sande dall’inizio e due anni fa quando sono terminate le Presidenze “foreste” si sono impegnati con me per non far sparire il San Desiderio; all’inizio sono stato eletto Presidente Pro-Tempore, ma poi non essendo subentrato nessuno… sono andato avanti sino ad oggi! E tutto sommato siamo andati oltre le più rosee aspettative mettendo a segno due promozioni di fila…»

    Anche i giocatori partecipano attivamente a questa favola di calcio, rinunciando al compenso. Come avete convinto il gruppo di calciatori a sposare la vostra causa senza puntare sul compenso economico? «Quest’anno solo tre ragazzi prendevano un rimborso, un gesto simbolico per alcuni dei giocatori più rappresentativi. La piazza di Sande ci permette di avere con noi dei giocatori che da altre parti potrebbero sicuramente riuscire ad ottenere dei compensi. I tifosi e l’aria che si respira a San Desiderio sono speciali, speriamo di continuare a respirare quest’aria ancora per tanti anni. Servirà la dedizione e la collaborazione di tutti. Forza Sande!».

  • Villa del Principe, gioiello nel cuore di Genova: dimora privata, parco e museo, la nostra visita

    Villa del Principe, gioiello nel cuore di Genova: dimora privata, parco e museo, la nostra visita

    villa-del-principe-salone-dei-giganti-2L’ultimo appuntamento della stagione con #EraOnTheRoad (i sopralluoghi in diretta Twitter tornano a settembre ndr), ci ha portato in una location di eccezione, circondati dai saloni affrescati e dal vasto giardino all’italiana, una loggia risalente al ‘500 nel cuore della nascente Città Metropolitana di Genova, a pochi passi dalla stazione ferroviaria che prende il suo nome e dalla Stazione Marittima. Palazzo del Principe, un gioiello edificato tra il 1528 e 1533 da Andrea Doria, che resta tutt’oggi privato ma coniuga a questa natura quella di museo pubblico, aperto alla cittadinanza e ai visitatori. Fiore all’occhiello delle bellezze genovesi, in una posizione potenzialmente favorevole per richiamare grandi flussi di turisti, in realtà non supera i 10-12 mila visitatori all’anno.

    Siamo andati a visitare le stanze e il giardino, accompagnati da Roberto Bianchi, responsabile della didattica.

    La Villa del Principe e il parco

    villa-del-principe-facciata-sudSi tratta della dimora nobiliare più importante di Genova, la prima costruita secondo la moda della Roma e della Firenze del tempo: era il 1528 quando Andrea Doria, ammiraglio della flotta papale e personaggio controverso, commissionava il complesso a un team di valenti architetti, artisti ed esperti, tra cui Perin Del Vaga, allievo di Raffaello. Doria, i genovesi lo sanno, aveva un temperamento particolare: era un “principe” nel senso più machiavellico del termine, un uomo la cui fama è stata più volte compromessa nel corso dei secoli (per il suo avvicinamento al papato prima e alla monarchia spagnola poi), ma che di recente sembra essere stata riabilitata grazie a studi e libri che raccontano la sua storia. Di lui oggi a Genova resta davvero molto: in primis, proprio questa Villa, da lui voluta per celebrare il suo status di ‘self-made man’, il rango prestigioso acquisito grazie al suo pragmatismo e alla sua ambizione. Rimasto orfano piccolissimo (a soli 12 anni), Andrea Doria è un uomo che oggi diremmo “si è fatto da solo”, prima lavorando come mercenario al servizio del papa, che all’epoca aveva un folto entourage genovese; poi con il cursus honorum al servizio dei principi della penisola. L’inizio della sfortuna dell’Italia coincide con l’inizio della sua fortuna: nel 1494 si converte a mercenario in mare, dotato di flotte di galee messe al servizio prima della Repubblica di Genova, poi del migliore offerente. Così entra in contatto con la Francia prima, e poi – dal Sacco di Roma del 1527 – con il re di Spagna Carlo V, costringendo anche l’oligarchia genovese a spostarsi verso un’alleanza spagnola.

    Proprio Carlo V sarà il primo ospite della Villa: è stata ultimata nel 1533, in soli 5 anni, proprio per accogliere il sovrano spagnolo, in visita in città.

    La dimora nobiliare

    Il Palazzo, aperto dal 1995 al pubblico, è articolato in 20 stanze al piano nobile (unico edificato da Doria, con aggiunte del suo successore Giovanni Andrea I), distribuite in due appartamenti completamente simmetrici, riservati uno agli uomini, l’altro alle donne, in stile francese e con il Salone di rappresentanza, per gli ospiti, e le sale private, alle quali si accedeva solo su invito del padrone di casa. Qui, la storia di una delle famiglie più prestigiose di Genova è raccontata mediante ricorso alla rappresentazione della storia romana repubblicana e alla mitologia classica (in particolare le “Metamorfosi” di Ovidio).

    Nel primo salone di rappresentanza, quello dell’ala maschile, troviamo subito gli arazzi originali collezionati dal Doria (originariamente 200), in filo d’oro e d’argento, gli affreschi ai soffitti (che mostrano simbolicamente la caduta dei giganti, i nemici dei Doria), gli ornamenti pregiati e d’epoca; i ritratti di famiglia con il cane, simbolo di fedeltà alla corona spagnola. Proseguendo, il famoso ritratto di Andrea Doria/Poseidone, re del mare con le sue flotte; il busto di Augusto che, come Doria a Genova, è stato un pacificatore dei popoli dell’Impero Romano; i busti dei papi in bronzo e gli arazzi dei mesi dell’anno con le rispettive divinità eponime. Tra tutti, gli arazzi sono di particolare interesse: 40 mq di estensione, sono gli unici presenti all’interno di una reggia in un contesto repubblicano.

    Nella parte femminile, invece, oltre a nuovi arazzi provenienti dalle Fiandre e Bruxelles con le scene della battaglia di Lepanto (cui lo stesso Giovanni Andrea I ha partecipato, suggellando definitivamente la vicinanza alla corona spagnola), una serie di ritratti delle matrone di famiglia, attraversando i secoli di storia.

    Il parco

    Risanato dal 1999 per volere dei proprietari, il parco prima versava nel degrado ed era utilizzato per il cineforum estivo Nettuno. In seguito, sono stati fatti i primi scavi e gli studi sui documenti d’epoca per la scelta delle piante da coltivare e della vegetazione, rigorosamente in linea con lo stile dell’epoca. Oggi qui ci sono dodici sculture in vetro di Murano dell’artista contemporanea Ria Lussi, commissionate dalla famiglia e realizzate appositamente per questo giardino: rappresentano i volti di dodici imperatori romani, in una versione sui generis, con tanto di pannelli solari per la creazione di un meccanismo rotante. Le installazioni, inserite il 30 maggio, resteranno visitabili fino a settembre. Il giardino, ricordiamo, è aperto alla cittadinanza e visitabile gratuitamente, in orario di apertura del museo.

    Museo e residenza, tra pubblico e privato: i visitatori

    Il museo è aperto dal 1995, e il prossimo anno festeggerà i suoi primi 20 anni: una proposta culturale abbastanza recente, e soprattutto sui generis. Infatti, la Villa mantiene il duplice status di dimora privata, tutt’ora utilizzata dai proprietari, e di museo pubblico. Difficile conciliare oggi le due anime (diversamente da quanto accade ad esempio a Villa Croce, anche se si tratta di modelli di gestione diversi ndr), ma è proprio questo che rende l’esperienza particolare, unica. Si pensi che ogni anno, per qualche settimana, alcune stanze vengono chiuse al pubblico perché vi soggiornano i legittimi proprietari, che sono anche i finanziatori e gli unici che hanno effettivo potere decisionale circa le misure di promozione del complesso, le mostre permanenti, le iniziative.

    Il museo oggi dà grandi soddisfazioni alla città, ci racconta il dott. Bianchi, ma non è stato facile allestirlo così come lo vediamo oggi: «Gli oggetti che vediamo oggi e che fanno l’arredamento della Villa sono stati portati a Genova da Roma, dove erano stati trasferiti dopo che la famiglia Doria si imparentò con i Pamphilj, nobili della capitale, e decise di abbandonare il capoluogo ligure. Oggi questo è uno dei pochi esempi di dimora storica allestita e vissuta dai principi, che è casa e museo».

    Non mancano nemmeno le personalità illustri a completare la storia di questo luogo: «Negli anni qui sono arrivati anche molti personaggi famosi grazie ai Doria. Imperatori, papi, nobili, ma soprattutto artisti: uno su tutti Caravaggio, cui Doria voleva commissionare lavori, ma che pare non si sia fermato più di qualche settimana perché la città ligure per lui non era abbastanza attraente paragonata alla Capitale. Qui hanno soggiornato anche Napoleone e Giuseppe Verdi prese in affitto alcune stanze dopo che la famiglia già si era trasferita a Roma: qui compose parti dell’Otello e del Falstaff».

    Villa del Principe – racconta il giovane, preparatissimo ed appassionato Dott. Roberto Bianchi – è un complesso noto in tutto il mondo: tanti i visitatori stranieri informati ed entusiasti, meno i genovesi. In totale, in questi anni le presenze si sono attestate attorno a cifre che vanno dai 10 ai 12 mila visitatori, in linea con il trend di incremento generale del polo museale civico genovese (qui l’approfondimento).
    L’attività del museo si rivolge soprattutto alle scuole e alla didattica, per educare ed informare i bambini, i piccoli genovesi del futuro, ed invogliarli – chissà – a tornare. Le scuole sono prevalentemente elementari, per laboratori in giardino, e medie-superiori, per laboratori all’interno, dedicati allo studio della storia attraverso gli arazzi e i dipinti.
    Tutto, come già detto, è proprietà privata, e i proprietari si occupano di elargire fondi per eventi e mostre temporanee, e tutto ruota attorno alla loro volontà gestionale.

    Naturalmente il museo è escluso dalla rete dei musei civici, e cammina con le sue gambe. Il dialogo c’è, sia con Tursi che con i singoli musei, dice Bianchi, ma soprattutto a titolo privato, di conoscenze personali; una cooperazione vera e propria, invece, manca.

    Perché non sfruttare la posizione favorevole, vicina a terminal traghetti e stazione di Piazza Principe, per attirare nuovi flussi? Ne gioverebbe l’intera città. «Vero, ma sembra una prospettiva lontana. Dovrebbe essere il Comune ad accordarsi con Costa e MSC per far confluire turisti. Ad oggi collaboriamo sia con il Galata Museo del Mare che con la Commenda di Pré, con cui c’è forte connessione per quanto riguarda i temi legati al mare e al parco. Ancora, il Palazzo della Meridiana, anch’esso privato, con cui ci sono convenzioni e collaborazioni in merito alla didattica».

     

    Elettra Antognetti

  • Fiera di Genova, il futuro delle aree che tornano al Comune fra uso commerciale e nuovo waterfront

    Fiera di Genova, il futuro delle aree che tornano al Comune fra uso commerciale e nuovo waterfront

    fiera-genova-kennedy-DISecondo stop in Commissione per la delibera che dovrebbe stabilire le nuove linee di indirizzo per il riassetto delle aree alla Fiera del Mare e dare mandato al sindaco di redigere con Autorità portuale e Regione Liguria un accordo di programma sui cambiamenti di destinazione d’uso del waterfront cittadino di Levante.
    Dopo le accese discussioni della passata settimana (qui l’approfondimento) soprattutto sulla previsione di 15 mila metri quadrati (per avere un’idea circa metà Palasport) destinati ad attività commerciali di cui 2500 ad attività alimentari, il vicesindaco Bernini si era preso l’impegno di scrivere nuovamente la delibera per poter recepire i desiderata di alcuni gruppi consiliari e dei rappresentati di categoria.

    Fiera di Genova >> divisione delle aree dopo le cessioni al Comune

    Il nuovo documento è stato così approvato dalla Giunta nella tardissima mattinata di ieri e presentato in fretta e furia alla Commissione riunita alle 14.30. Un iter che non è certo stato accolto di buon occhio dai Consiglieri che hanno fin da subito manifestato l’intenzione di bloccare la discussione e riprenderla nei prossimi giorni solo dopo gli opportuni approfondimenti. Con tutta probabilità, dunque, la Commissione si riunirà nuovamente lunedì prossimo ma i tempi potrebbero essere ancora una volta troppo stretti per arrivare il giorno dopo all’esame definitivo del Consiglio, come si sarebbe augurato il vicesindaco Bernini. L’aggiornamento della discussione, comunque, non ha tolto la possibilità già ieri pomeriggio di iniziare un primo confronto sugli aspetti macroscopici di questa seconda stesura.

    Dalla Giunta no a riduzione delle aree commerciali, ma…

    [quote]Escludere del tutto o limitare ulteriormente la parte commerciale – come alcune forze politiche si augurerebbero – potrebbe non far trovare alcuna disponibilità di investimento su un’area di grandi dimensioni e che avrà oneri di urbanizzazione piuttosto complessi[/quote]

    Tutti si aspettavano una riduzione delle aree previste a scopo commerciale e alimentare ma l’espediente adottato dagli uffici è stato più sottile: «Nella delibera – ha spiegato il vicesindaco e assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini – è stata inserita una serie di indicazioni che dovranno orientare i criteri di stesura dell’accordo di programma e del conseguente bando per la vendita dell’area ex Fiera seguendo i suggerimenti raccolti durante le precedenti discussioni». Ecco allora comparire alcuni concetti chiave già visti nella versione preliminare del nuovo Piano Urbanistico Comunale: si parla, infatti, di “Genova futura come città sostenibile” in riferimento alla lotta contro il riscaldamento climatico, alla creazione di spazi verdi anche all’interno del costruito, a sistemi di recupero dell’acqua piovana e alla riduzione dell’inquinamento acustico ed elettromagnetico.
    Non mancano anche parole d’ordine come “costruire sul costruito”, “limitare il consumo di suolo”, “recuperare il rapporto della città con il mare” (ricordate la famosa linea blu?), “privilegiare il traporto pubblico rispetto al trasporto privato, considerando che l’area in questione è tra le più direttamente connesse col sistema autostradale (tramite la sopraelevata e, in prospettiva, il tunnel subportuale) ed è sita in prossimità del sistema ferroviario e del trasporto pubblico locale”.

    Ex Ansaldo Nira

    «Inoltre – prosegue Bernini – vengono esplicitati quali dovranno essere gli elementi premianti che porteranno alla scelta di un’offerta piuttosto che di un’altra: tra questi, figura la diminuzione dell’area commerciale e di quella alimentare i cui limiti esplicitati rappresentano soltanto un massimo non superabile anche a tutela di eventuali operazioni future. Ma escludere del tutto o limitare ulteriormente la parte commerciale – come alcune forze politiche si augurerebbero – potrebbe non far trovare alcuna disponibilità di investimento su un’area di grandi dimensioni e che avrà oneri di urbanizzazione piuttosto complessi (come le strade di collegamento a ponente con il Porto Antico e a levante con la Foce e Punta Vagno, grazie ai nuovi spazi ottenuti da Autorità portuale in seguito allo spostamento dell’Istituto idrografico della marina, ndr)».

    Secondo quanto circolato tra i corridoi di Tursi pare che questi valori (15 mila metri quadrati per il commerciale di cui 2500 per attività alimentari) fossero già presenti in un preaccordo di vendita tra Comune e Spim, la partecipata al 100% dell’amministrazione che gestirà la vendita degli immobili non più funzionali all’attività fieristica, e per questo difficilmente potrebbero essere modificati direttamente per iniziativa della Giunta. Se, dunque, i Consiglieri vorranno limitare le aree convertibili ad attività commerciale e alimentare dovranno fare ricorso a un emendamento (già annunciato da Lista Doria e Pd) da presentare in aula al momento della discussione definitiva sul documento. Emendamento che, stanti gli orientamenti emersi fin qui, non dovrebbe trovare particolari difficoltà ad essere approvato con una maggioranza probabilmente bipartisan.

    «Le offerte che arriveranno – spiega ancora il vicesindaco – dovranno essere coerenti col waterfront delle aree circostanti e dovranno avere una capacità attrattiva non tanto per una domanda locale quanto soprattutto per uno sviluppo turistico. Tengo, inoltre, a precisare ancora una volta che questa delibera non riguarda la variante al piano regolatore ma tutti gli elementi contenuti sono semplicemente indicazioni di lavoro che potranno essere riviste quando avremo in mano il testo dell’accordo di programma stipulato dalla conferenza dei servizi e la proposta di bando di gara europea per la vendita». Ma i Consiglieri vogliono mettere in chiaro alcuni paletti fin dall’inizio perché una volta che l’accordo di programma tornerà, come previsto, in Consiglio comunale per l’approvazione definitiva non sarà semplice intervenire in maniera strutturale per modificare nella sostanza il documento.

    Il nuovo waterfront di levante

    vista su corso aurelio saffiLa nuova stesura della delibera specifica meglio quali siano gli intendimenti dell’amministrazione per completare quel waterfront di levante che oggi si ferma a Calata Gadda e non riesce a sormontare “l’ostacolo” delle Riparazioni navali. Nel documento entrano pertanto specifici riferimenti a percorsi già attivati tra Comune e Autorità portuale, che tuttavia ha disertato la Commissione di ieri nonostante l’invito. Si fa, ad esempio, esplicito riferimento al collegamento con il Porto Antico attraverso “il progetto di Ponte Parodi e le prossime decisioni che dovranno essere assunte in relazione alle funzioni da attribuirsi all’Hennebique […] in quanto componenti di un medesimo sistema urbano, che include il riassetto della viabilità che è opportuno sia direttamente connessa con le diramazioni del nuovo nodo di S. Benigno”. Sulla direttrice opposta, invece, la nuova area dovrà fungere da collegamento con il “waterfront del centro città (Piazzale Kennedy) ed il lungomare di Corso Italia” con annessi e connessi servizi sportivi e balneari, senza dimenticare “la connessione con il sistema monumentale di viale Brigate Partigiane sino alla Stazione Brignole, a nord”.

    La posizione del Municipio

    La Commissione di ieri è stata anche l’occasione per ascoltare il parere del Municipio Medio-Levante, sul cui territorio è ospitata l’area (ex) fieristica: «Avremmo voluto essere coinvolti in modo anticipato – dice il presidente Morgante puntando il dito contro l’ex collega Bernini – dal momento che le nostre perplessità sulla realizzazione di una Fiumara bis erano già state espresse quando si paventava la costruzione nella stessa area del nuovo stadio. Non vorremmo, infatti, che si venisse a creare l’ennesimo non-luogo isolato dal resto del tessuto urbano e che potrebbe creare ulteriori problematiche al commercio di prossimità già in crisi».
    Il parere del Municipio sulla nuova destinazione d’uso della aree ex Fiera è pertanto sostanzialmente negativo, come sottolinea anche l’assessore all’assetto del territorio Gianluca Manetta: «Sebbene sia previsto un aumento di superficie del 30% in occasione di avvenimenti fieristici particolarmente importanti, siamo comunque di fronte alla forte riduzione di potenzialità di un sito che rappresenta un unicum nel territorio cittadino. Il nostro parere è negativo come impostazione di indirizzo e, in particolare, riteniamo che non ci sia grande necessità di nuove aree residenziali a Genova e che sul capitolo commerciale si potrebbe quantomeno introdurre qualche vincolo che rimandi alla vocazione nautica e sportiva dell’area».

    Oltre alla discussione sulle iniziative consiliari che possano obbligare la giunta a rivedere in maniera più stringente i vincoli al settore commerciale e alimentare, nella prossima seduta di Commissione si discuterà anche di una proposta già illustrata dal capogruppo del Pd, Simone Farello, di prevedere nell’operazione di vendita delle aree il mantenimento di una funzione del soggetto pubblico pur all’interno dell’iniziativa imprenditoriale privata per evidenziare la strategicità dell’area per la Genova del futuro.

     

    Simone D’Ambrosio

  • #EraOnTheRoad, Villa del Principe: il sopralluogo in diretta Twitter dalle 14.30

    #EraOnTheRoad, Villa del Principe: il sopralluogo in diretta Twitter dalle 14.30

    villa-principeQuesta settimana #EraOnTheRoad andrà a fare visita ad uno dei complessi storici più importanti della città di Genova, la Villa del Principe, la dimora di Andrea Doria edificata intorno al 1530.

    Nel 1994 sono terminati i lavori di restauro (nel 200 quelli relativi all’area esterna) e la splendida “Versailles” della Repubblica di Genova è stata riaperta al pubblico. Andremo a scoprire i segretie le bellezze artistiche e documenteremo lo stato di conservazione del complesso.

    A partire dalle 14:30 potrete seguire il nostro sopralluogo in diretta Twitter. Come sempre, gli spunti più interessanti saranno poi oggetto di approfondimento in redazione sino alla pubblicazione degli articoli su erasuperba.it.

    Per segnalazioni e domande scrivi a redazione@erasuperba.it

    #EraOnTheRoad, cosa ti sei perso? >> Qui le precedenti puntate

     

  • Villa Croce, “dietro le quinte” del Museo d’Arte Contemporanea: gestione combinata pubblico/privato

    Villa Croce, “dietro le quinte” del Museo d’Arte Contemporanea: gestione combinata pubblico/privato

    villa-croce-parchi-DIIl Museo d’Arte Contemporanea di Genova Villa Croce due anni fa ha intrapreso un nuovo corso, una gestione mista pubblico/privato e una curatrice scelta con un bando creato in collaborazione fra il Comune di Genova e alcuni soggetti privati, un modello di gestione combinato. I fondi provenienti dal Comune (indicativamente 500 mila euro l’anno) coprono le spese di gestione della struttura, degli stipendi e della manutenzione della collezione permanente, mentre tutto quello che riguarda organizzazione di mostre ed esibizioni è tenuto in piedi grazie al budget privato, 100 mila euro annui, che tocca alla curatrice gestire e suddividere fra le diverse manifestazioni.
    Con questa struttura Villa Croce riesce ad organizzare 5/6 mostre l’anno, ospita una serie di eventi paralleli organizzati da partner e collaborazioni di vario tipo, raggiungendo (nel 2013) un numero di visitatori poco sopra i 14 mila.

    Dal 2014 il museo ha scelto la strada dell’ingresso libero per avvicinare più persone all’arte contemporanea. Da gennaio a maggio 2014 il numero dei visitatori ha raggiunto circa 6000 presenze, dato che fa ipotizzare una crescita rispetto al 2013 (Musei di Genova, dati visitatori 2012/2013, l’approfondimento). Abbiamo incontrato la curatrice Ilaria Bonacossa, la direttrice Francesca Serrati e  il direttore del settore musei del Comune di Genova, Guido Gandino, per fare il punto sulla gestione di questo importante polo culturale cittadino.

    Villa Croce, la gestione pubblico/privato

    museo villa croce genova
    Villa Croce – Una villa neoclassica affacciata sul mare, immersa nel verde. L’edificio è stato donato dalla famiglia Croce nel 1951 al Comune. La sua attività museale è stata inaugurata nel 1985, ha una collezione permanente (Collezione Maria Cernuschi Ghiringhelli) di opere di arte italiana e internazionale fra cui Licini, Reggiani, Radice e Fontana. Oltre alla collezione e alle mostre temporanee può vantare una biblioteca con 25 mila volumi e 205 periodici, alcuni in abbonamento.

    Come funziona la gestione mista pubblico-privato che caratterizza il Museo D’Arte Contemporanea genovese?  Chi sono i soggetti coinvolti? «Il Comune si occupa della gestione della villa, dello spazio e copre il costo del personale assunto, delle utenze e delle altre spese di gestione – racconta Francesca Serrati – mentre tutto quello che riguarda il budget relativo a mostre ed esibizioni quello proviene da sponsor privati.  Restando comunque un museo pubblico abbiamo questa gestione unica nella sua formula».

    Gli sponsor privati sono Palazzo Ducale Fondazione per la cultura, il cui primo fondatore è il Comune, Hofima, Fondazione Garrone, Costa Crociere, Villa Montallegro, Banca Carige, Coeclerici. «Villa Croce è un museo diverso dagli altri – commenta Guida Gandino – ha una collezione permanente di tutto rispetto che però rappresenta solo una parte dell’attività del museo; Villa Croce vive di exhibit, di produzioni e esposizioni temporanee, ed è sempre stato così. Negli anni passati lo stanziamento comunale che veniva dato sulle esibizioni temporanee andava dagli 80 ai 100 mila euro, poi la contrazione delle risorse pubbliche ha portato ad una brusca riduzione. Da due anni a questa parte, per rispondere alle esigenze di un museo senza un ricca dotazione rispetto ad altri tipi di musei presenti sul territorio, si è operato affinché il budget destinato alle esibizioni fosse  messo a disposizione da sponsor privati. La Fondazione Ducale, che è il soggetto fondamentale e di traino, un’emanazione del Comune, un ente formalmente privato ma che collabora attivamente con la città e il Comune stesso, si è fatto capofila nei rapporti sia con Bonacossa (la curatrice) sia per quanto riguarda la definizione del comitato di soggetti privati  e di gallerie creando un legame con il mondo dell’arte contemporanea e del mercato per realizzare i programmi».

    Il Comune utilizza dunque i fondi per Villa Croce esattamente come fa per gli altri musei, ovvero «restauro, conservazione e valorizzazione della collezione propria. Le priorità vengono date al sostegno delle esigenze di sicurezza, di manutenzione, di gestione e il pagamento delle spese fisse (stipendi e bollette)».

    Accanto ai partner privati, il museo può contare anche sul sostegno dell’associazione culturale Amixi di Villa Croce nata per sostenere le mostre , gli eventi e le attività della Villa. «Le quote dell’associazione – sottolinea Francesca Serrati – hanno una destinazione diversa rispetto a quella dei finanziatori/sponsor, danno un contributo in particolar modo fattivo. Si organizzano cene e incontri, tutto in funzione della diffusione della conoscenza dell’arte e del museo». Il sito web della villa (www.villacroce.org), ad esempio, è stato pagato in toto dall’associazione dagli Amixi. Un’esigenza sentita da curatrice e direttrice per aprire nuovi canali in Italia all’estero e conquistare anche un pubblico diverso oltre a quello genovese. Il nuovo sito è direttamente gestito dal museo che, ovviamente, è anche presente su Facebook: «in meno di 2 anni e passata da meno di 300 a 4596 follower» racconta con entusiasmo Bonacossa, lei stessa gestisce la pagina social del museo.

    Chi e quanti sono i visitatori di Villa Croce?

    Il Museo d’Arte Contemporanea di Genova ha ospitato 14527 persone nel 2013 e circa 6000 nei primi cinque mesi del 2014. Non si tratta certo di grandi numeri (200 mila visitatori hanno visitato il MuMa- Musei del Mare Galata e Commenda di Pré – nel 2013), anche se i segnali di crescita fanno ben sperare per l’immediato futuro. «Il visitatore di Villa Croce è una persona che sceglie di visitare il museo e chiede delle collezioni nella maggior parte dei casi. Si tratta di visitatori consapevoli. Spesso purtroppo la Villa è ancora percepita come distante, quasi  periferica – commenta Serrati – attività comunicative ne facciamo molte e mi pare funzionino bene, come ufficio stampa istituzionale abbiamo quello comunale che ovviamente occupandosi dell’intera rete museale cittadina non può essere specifico».

    La segnaletica certo non aiuta, l’unico cartello che abbiamo trovato è situato proprio all’ingresso della villa stessa. Da poco però le informazioni riguardanti il museo sono state inserite fra quelle che si leggono sul pannello che svetta sopra l’ingresso delle biglietterie di Palazzo Ducale. «Indubbiamente i cartelli sono pochi – ammette Gandino – e poco visibili, stiamo realizzando in questo senso una serie di progetti che coinvolgono la tecnologia e l’orientamento delle persone, al momento stiamo lavorando sul centro storico ma arriveremo sicuramente anche a Villa Croce».

    La curatrice ci racconta che vorrebbe poter fare di più, che sicuramente servirebbe budget in più per gli allestimenti;  ma più di ogni altra cosa Bonacossa vorrebbe poter disporre di maggiori risorse da investire su «un dipartimento educativo, avere in sala dei mediatori culturali, qualcuno che sappia comunicare i lavori al visitatore. Quello che davvero manca al museo è un modello che non lasci le opere orfane».

    A questo proposito è stata firmata un convenzione con l’Accademia Ligustica di Belle Arti (qui l’intervista al presidente Giuseppe Pericu) che dovrebbe partire concretamente il prossimo autunno e in parte risolvere la mancanza segnalata dalla curatrice. Spesso è la direttrice stessa a rendersi disponibile per raccontare la collezione o le mostre ai visitatori, ma rimane il problema che questa funzione dovrebbe essere espletata in modo costante da personale dedicato. Intanto, è stata adottata la prassi che impone didascalie alle opere bilingue.

    verde-parchi-villa-croce-DiIn ultimo c’è spazio per il sogno, l’apertura della caffetteria del museo. Si tratta di un progetto realizzabile solo con un programma a lungo termine spalmato su almeno 10 anni di gestione continuata, per attirare a Villa Croce anche chi non frequenta abitualmente gli spazi espositivi dell’arte contemporanea, «soprattutto potendo contare su un parco che è quotidianamente frequentato da mamme e ragazzi» conclude Bonacossa.

    Chiudiamo il nostro racconto con la scure che incombe: i tagli imposti dalla legge che di anno in anno inesorabilmente si abbattono sulla cultura. Ma Gandino, almeno per Villa Croce ci rassicura «non credo che i tagli avranno impatto su Villa Croce, con la buona volontà anche dei privati si potrà garantire alla villa il sostegno economico».  La discussione sul bilancio approderà in Consiglio comunale a fine luglio, la sensazione è che almeno per quanto riguarda il Museo d’Arte Contemporanea tutto rimarrà come nel 2013, con un ammontare di finanziamenti simile, intorno ai 500 mila euro e uno sponsorizzato di 100 mila per le esibizioni.

     

    Claudia Dani

  • Via dei Giustiniani: ex casa occupata, scuola Garaventa e Common-Lab. La nostra visita

    Via dei Giustiniani: ex casa occupata, scuola Garaventa e Common-Lab. La nostra visita

    giustiniani-2Il nostro consueto appuntamento con #EraOnTheRoad si è concentrato ieri su una delle parti del centro storico più lontane dai riflettori: Via dei Giustiniani, spesso zona presa come esempio per la piaga delle serrande abbassate, dello scarso movimento e dalla nascita di poche iniziative di rigenerazione urbana. È davvero così? Siamo andati a far visita ai ragazzi di Common-Lab nuova realtà di coworking e abbiamo affrontato con il presidente del Municipio Simone Leoncini il futuro dell’ex Scuola Garaventa e, infine, constatato la totale immobilità che incombe sul complesso Via Dei Giustiniani 19, reso celebre dall’occapazione e relativo sgombero di due anni fa.

    Common-Lab in via dei Giustiniani, la nostra visita

    Come prima tappa, abbiamo visitato il neo-nato Common-Lab, nuova realtà (inaugurata solo lo scorso 6 giugno) creata allo scopo di portare il coworking nei caruggi del centro. Abbiamo parlato con il fondatore, Danilo Schiara, e con Monica Poggi, una del team dei nove soci che hanno creduto in questa scommessa.

    Si tratta di una associazione di promozione sociale, uno spazio di coworking adatto ad nuovo modo di lavorare, spiegano i fondatori: “più confortevole, più accogliente, più economico, più attento alla persona e ai suoi bisogni… Mettete una via in centro città, aggiungete un acquario, un buon caffè, wifi, una poltrona rilassante, ed è fatta. Common-lab è un’idea semplice con la prerogativa di essere alla portata di tutti”.

    common-labUna community, un incubatore di idee per l’impresa e per il singolo, un centro per lo sviluppo delle competenze singole e collettive: comunque la si voglia vedere, la missione di Common-lab è quella di promuovere una nuova cultura imprenditoriale all’insegna di eticità, socialità e rispetto dell’ambiente. L‘attenzione all’essere umano, oltre che al lavoro: questa è infatti la particolarità che caratterizza l’esperienza di questo coworking che si unisce ai tanti che sono nati in città o stanno nascendo (da quello al Porto Antico, al TAG agli Erzelli, a Boccaccio-Passoni in Salita Santa Caterina, e altri ancora). «Non ci sarà rivalità con le altre realtà analoghe – racconta Monica – naturalmente collaboreremo, visto che per il momento siamo tutti soggetti con identità diverse: c’è chi punta più su editoria e new media, chi si concentra sulle nuove tecnologie, e ci siamo noi che puntiamo sulla dimensione sociale. Il fulcro di tutto, l’iniziatore dell’esperienza, è Danilo (poi ci siamo accodati noi altri soci), che è un commercialista “anomalo”, specializzato nel no profit e nel mondo dell’associazionismo, nonché gestore di circoli Arci; poi c’è Gabriella, esperta di grafica ma con trascorsi nell’associazione Italia-Cuba; poi ancora Luana, che fa parte di Eticologiche, io che ho all’attivo l’esperienza di Yeast e dell’orientamento al lavoro, e tanti altri. Puntiamo sulla sostenibilità ambientale e sul sociale, sul supporto e sul fare rete tra imprese e soggetti. C’è chi pensa che il coworking sia solo l’affitto di una scrivania a prezzi vantaggiosi, ma non è tutto qui. Certo, in senso stretto è così, e ciò ha anche grossi vantaggi, ma la cosa importante è la possibilità di lavorare fianco fianco ad altri professionisti con competenze diverse, incrementare le conoscenze, perfezionare le competenze, offrire ai propri clienti un plus, un valore aggiunto nella prestazione lavorativa».

    Al coworking di Via dei Giustiniani, insomma, troviamo davvero tanto fermento: «L’idea – continua Monica – è quella di organizzare anche eventi esterni qui, e eventi interni, in cui ciascuno di noi soci metterà a disposizione le proprie competenze. Ad esempio, pensavamo già a un evento informativo curato da Danilo in cui spiegare ai cittadini interessati come funziona la partita iva: non solo come e perché aprirla, ma come gestirla e quali vantaggi/svantaggi ne derivano».

    Il tessuto sociale

    giustiniani-vicoli-centro-storicoCi confermano i fondatori che secondo loro Common-Lab ha grandi potenzialità nell’aiutare la ripresa del tessuto sociale del centro: lo spazio dedicato al coworking è nato grazie alla collaborazione della ditta Ri.geNova srl, che si occupa di interventi di riqualificazione nel centro storico genovese. Danilo ci racconta tutta la storia: «Siamo una zona in cui ultimamente si vedono molte serrande chiuse. Oggi siamo un presidio su strada, con il locale aperto, l’accesso libero e l’accoglienza con desk informativo sempre attivo. La zona all’inizio ci sembrava più ‘morta’, poi stando qui abbiamo visto che in realtà c’è fermento e c’è passaggio, ma mancano stimoli. Noi speriamo di portare qui intanto lavoratori e imprese, poi anche persone semplicemente interessate al coworking, studenti, ecc. Vogliamo diventare un polo attrattivo, dare avvio a una nuova partenza, fungere da sportello informativo. Speriamo di lanciare molte nuove realtà e business, e di ingrandirci: abbiamo già aperto un canale con Ri.Genova e un domani potremmo collaborare con loro e chiedere in affitto altri locali in zona, per noi o per i nostri clienti. Abbiamo già instaurato un buon rapporto con gli altri esercizi del quartiere, in particolare il ristorante Jamila, altro presidio: il proprietario, Mamadou, ci ha detto che per lui questa via si dovrebbe chiamare “Via di Mamadou”, non dei Giustiniani, perché lui è l’unico aperto, l’unico che la vive e la ravviva. Noi vogliamo fare squadra con lui».

    La struttura

    Commenta ancora Danilo: «Prima qui c’era una pasticceria. Noi siamo arrivati dopo tre anni di chiusura del locale e l’abbiamo trovato in uno stato indecente: animali, umidità, trascuratezza e degrado. L’amministrazione non dovrebbe permettere questo degrado. Ad esempio, sapevate che qui vicino c’è uno dei vicoli più stretti di Genova, Vico Basadonne? I turisti vengono a fotografarlo, ma lo stato della strada è impresentabile: perché non si punta sulla promozione turistica e non si incentivano i visitatori a  spingersi fin qui?».

    Danilo e compagni hanno le chiavi dallo scorso dicembre, e  in soli 6 mesi hanno fatto un miracolo. Lo spazio qui è organizzato su 3 piani, quello interrato ospita la cucina che sarà data in gestione a terzi. Diventerà uno spazio utilizzabile da chi ha uffici qui in zona e vuole venire qui in pausa pranzo, sia per comprare il cibo, che per cucinare. Lo stesso per chi affitta, naturalmente, la scrivania qui, e anche per gli abitanti del quartiere. A breve arriverà anche un’altra socia, una nutrizionista e life coach che, in linea con la proposta di attenzione all’individuo e alla vita sana, darà consigli a chi è interessato su alimentazione sana e stile di vita equilibrato. «Vogliamo un posto di lavoro a misura di individuo, dove produrre rilassandosi. Saranno a disposizione prodotti vari, come caffè napoletano prodotto in una torrefazione a legna del 1800, una delle poche ancora attive. Offriremo prodotti particolari, etici, per uscire dalla banalità».

    La città di Genova è pronta per il coworking? In un panorama nazionale già piuttosto indietro rispetto al resto d’Europa, ma in molti casi più avanti della Liguria nel recepire le nuove tendenze, quella di Common-Lab è una scommessa difficile. «Genova non ha ancora capito le potenzialità del coworking – dice Monica – Se ne parla perché c’è crisi, e si fa di necessità virtù: si cerca di fare squadra e unire le forze e condividere l’ufficio. Ma le potenzialità reali vanno oltre. C’è un risparmio oggettivo e concreto (su bollette e affitto), e un guadagno simbolico ma ancora più importante: quello che deriva dalla condivisione delle conoscenze. È un arricchimento indiretto».

    Ex Scuola Garaventa in via San Giorgio 1

    Seconda tappa, la ex scuola Garaventa di Via San Giorgio, di recente balzata agli onori della cronaca dopo l’occupazione estemporanea dei giovani del LSOA Buridda, costretti a lasciare lo scorso 4 giugno i locali di Via Bertani. La scuola elementare è rimasta in funzione fino al gennaio 2014, quando è diventata operativa la nuova, discussa scuola di Piazza delle Erbe, in cui si sono trasferiti gli alunni di Garaventa e Baliano.

    Quale futuro per la Garaventa? Lo sgombero si è ufficialmente concluso questa mattina, i ragazzi del Buridda hanno trovato un’altra sede in Corso Montegrappa (ex Magistero ed ex Facoltà di Scienze Sociali), e per l’edificio di Via San Giorgio si continua a parlare del progetto di trasferimento degli uffici del Municipio Centro-Est. Ne parliamo con il vicesindaco Stefano Bernini «Confermo il progetto di insediamento di uffici pubblici, ma dobbiamo attendere l’avvio di alcuni lavori di ristrutturazione che rendano agibile tutto il complesso. Avevamo fatto richiesta al fondo della Cassa Depositi e Prestiti e Ri.Genova srl per finanziare gli interventi, ma non abbiamo avuto notizie».

    Insomma, è tutto fermo? Chiediamo lumi direttamente a Simone Leoncini, Presidente del Municipio I, che ci espone la situazione più nel dettaglio: «Al momento all’interno della scuola c’è ancora materiale scolastico, e l’ipotesi di un nostro trasferimento resta, ma non si tratta di una cosa immediata. In questi mesi, oltre allo spostamento del Municipio dall’attuale sede di Piazza Santa Fede, si è fatta avanti anche l’idea del trasferimento di Aster, oggi in Via XX Settembre, in una sede da alienare. Lo spostamento è sicuramente da fare: dalle prime stime pare che inserendo qui il Municipio, si potrebbe eliminare il passivo e ci sarebbe un risparmio di circa 200 mila euro all’anno. Inoltre, spostando il Municipio, sarebbero liberati altri spazi per uffici comunali: si pensa all’ATS (Ambiti Territoriali Sociali, n.d.r.), oggi diviso tra le due sedi di Villa Piaggio (in cui a breve partiranno i lavori del POR) e Piazza della Posta Vecchia, che andrebbe a trasferirsi tutto a Santa Fede. Sarebbe opportuno avere una sede unica, anche per ridurre i costi, visto che ATS ha sempre meno risorse. Portare il Municipio qui ha un valore anche sociale: sarà un presidio sociale e della legalità, in una zona come quella di Via/Piazza San Giorgio ancora problematica. Portare qui ogni giorno almeno 200 persone sarebbe una bella scommessa e un bel segnale di ripresa».

     Via dei Giustiniani 19, ex casa occupata

    Infine, non poteva mancare la ex casa occupata di Via dei Giustiniani 19. Svuotata definitivamente dal 2012 (dopo anni di incertezza: prima utilizzata dalla associazioni sociali del centro, poi sgomberata nel 2006 e rioccupata dai ragazzi nell’ottobre 2011 fino all’agosto 2012, leggi la nostra inchiesta), qual è la situazione attuale? Ci sono progetti di riqualificazione o la struttura è nuovamente caduta nel dimenticatoio? «Per il momento non sono in previsione interventi di ristrutturazione», comunica telegrafico il vicesindaco Bernini. Dall’Ufficio Patrimonio del Comune di Genova ci informano che, in base alla legge sul federalismo demaniale, il Comune potrebbe richiederlo al Demanio e farlo diventare di sua proprietà (qui il recente approfondimento sullo stato delle richieste da parte di Tursi), anche se a noi non risulta. L’immobile non sarebbe più di proprietà del Demanio, bensì oggetto di cartolarizzazione con la Cassa Depositi e Prestiti e quindi non potrebbe rientrare nella lista degli immobili da acquisire. Una situazione emblematica, che non porta certo ad immaginare una nuova destinazione d’uso in tempi brevi, anzi, sembrerebbe proprio che sull’ex sede del Partito Nazionale Fascista regni il più totale immobilismo, oltre che una preoccupante confusione di informazioni. Un peccato che un immobile del genere, così spazioso e centrale, rimanga abbandonato.

     

    Elettra Antognetti