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  • Homeless a Genova: le strutture di accoglienza e il lavoro delle associazioni per i senza tetto

    Homeless a Genova: le strutture di accoglienza e il lavoro delle associazioni per i senza tetto

    homeless1Sono chiamati “invisibili”, la sera per dormire si allungano su due cartoni con una tendina dell’Ikea per coprire il viso. Fanno la coda alla porta degli ostelli con il buono della Caritas in mano. Spengono la luce quando chiudono gli occhi, l’alcool aiuta ad addormentarsi meglio e in minor tempo. Dopo i tristi episodi di cronaca delle scorse settimane, con le immagini dell’aggressione avvenuta a Genova ai danni dei quattro clochard in piazza Piccapietra che hanno fatto il giro del web, i senza tetto a Genova sono finiti improvvisamente sotto i riflettori, loro che ai riflettori non sono certo abituati.

    Ma dove sono, quanti sono e dove vanno, gli homeless che gravitano nella nostra città? A questo proposito, la Comunità di Sant’Egidio distribuisce gratuitamente l’ultima edizione dell’utilissima guida “Dove mangiare, dormire, lavarsi 2014“, praticamente la Michelin dei senza tetto, che segnala a Genova, oltre a conventi e mense dove richiedere un pasto (muniti del buono), anche una serie di rifugi per la notte. Si va da quelli convenzionati con la Questura, preparati ad accogliere rifugiati e profughi in attesa di permesso, come Auxilium a San Teodoro o Tangram in zona Principe, abilitato anche a ricevere persone con problemi di dipendenza e minori soli, a quelli per i detenuti in regime di pena alternativa che trovano accoglienza nella Casa Speranza di Campomorone. Le donne con bambini e situazioni familiari problematiche hanno ospitalità in Via Cairoli presso l’Udi, ma qui si parla più di situazioni di maltrattamento che di reale perdita dell’abitazione. In ogni caso si tratta di soggiorni limitati nel tempo, normalmente un paio di settimane, ed il Comune in aggiunta predispone, in caso di situazioni meteorologiche particolarmente a rischio, aperture straordinarie delle sale d’aspetto e dei  relativi servizi  nella Stazione Principe: in questi casi anche la Croce Rossa cerca di mandare volontari e di  reperire ulteriori locali. Si contano, in totale, circa 300 posti letto disponibili, a fronte di una richiesta stimata dalla Comunità di Sant’Egidio tre volte superiore,  ma in realtà è difficile stabilire dei dati certi: molti irregolari si guardano bene dal rivolgersi alle strutture autorizzate, altri che potrebbero in realtà ottenere posti letto a pagamento saltuariamente decidono di ingrossare le file dei clochard per risparmiare qualche euro, mentre i cosiddetti “punkabbestia” bivaccano nella buona stagione in alcune zone del centro storico con i propri cani senza cercare ulteriori ripari.

    A questo punto per chi rimane fuori non resta che il fai da te: ad esempio l’hotel Marinella – posto in una meravigliosa posizione sulla Passeggiata di Nervi e abbandonato da oltre un anno – è stato colonizzato da un consistente drappello di cittadini extracomunitari che ne presidia attivamente gli ulteriori accessi. I portici di via XII Ottobre, luogo dell’aggressione, oppure casi particolari, come quello che interessa l’estremo lembo della città, Capolungo, dove un senza tetto ha stabilito il domicilio nel portichetto dell’ultima palazzina, dopo aver chiesto il permesso agli inquilini e ricambiando con poesie, brevi scritti e qualche chiacchiera con chi ne ha piacere. Poi ci sono i portici di Piazza della Vittoria piuttosto che i fondi del Pronto Soccorso di San Martino, gli angoli bui del Porto Antico o dell’ex mercato di Corso Sardegna, con i vigili che un po’ chiudono un occhio un po’ intervengono quando i cittadini lo richiedono esplicitamente.

    A complicare l’esistenza di queste persone, oltre all’oggettivo disagio di non avere un rifugio sicuro, ci sono problemi di dipendenza, solitamente dall’alcool, che talvolta si unisce ad un disagio psichico che può essere causa o conseguenza della vita irregolare e malsana. Questo fa sì che chi ne è vittima si allontani dai centri di accoglienza dove occorre presentarsi sobri, seguire un minimo di regole, convivere con persone sconosciute. E per chi non ha nei loro confronti un approccio di tipo professionale, o comunque formato con l’esperienza del lavoro nelle associazioni, risulta difficile aprire un canale di comunicazione, concentrati come sono a raccontare la storia che pensano si voglia ascoltare, o che preferiscono raccontare  e raccontarsi, e grazie alla quale sperano di guadagnare una bottiglia o una banconota. Così c’è chi ti dice di aver voluto abbandonare tutto perché litigava con il coinquilino, chi racconta di vivere grazie ad un bonifico mensile elargito da George Bush (senior) in ricordo di un’avventura d’amore vissuta a Savona, chi semplicemente era badante di qualcuno che ora non c’è più ed è rimasto senza casa e lavoro in un colpo solo.

    poverta-crisi-clochard-DICercando di approfondire le varie situazioni e consultando chi lavora quotidianamente per aiutare gli homeless genovesi, quello che sembra chiaro è che quasi mai si ritrovano per strada per libera scelta, nonostante il luogo comune li voglia felicemente liberati dai pesi della quotidianità che tutti noi portiamo con fatica. In realtà non ne vogliono parlare, del vero motivo che li ha portati in questa condizione, che tra l’altro li espone ad un alto rischio patologico con un’aspettativa di vita che è in linea con quella dei paesi in via di sviluppo, privi come sono di cure ed assistenza. Muoiono molto spesso per strada, lì dove hanno vissuto, ed è solo allora che mezzi di informazione ed istituzioni sono costretti ad accorgersi di loro o meglio, dei loro corpi senza vita.

    Per evitare quanto più possibile questa fine terribile a Milano è nato il Progetto Arca,  1400 kit di sopravvivenza distribuiti ad altrettanti senzatetto: uno zainetto con dentro calze, mutande, asciugamano  e maglietta e un astuccio con sapone e spazzolino distribuiti dall’Associazione Arca che, nell’occasione, ha chiesto a gran voce al nuovo governo un impegno vero nei confronti del mondo del volontariato e degli aiuti sociali.

    Infine nel girone più esterno di questa specie di inferno urbano troviamo i nuovi poveri, quelli rimasti intrappolati da una serie particolarmente sfortunata di eventi negativi, perdita del lavoro unita magari alla separazione oppure alla morte di un parente o alla perdita della casa. Questo accade sempre più frequentemente: secondo i dati Eurostat presentati ad ottobre, nel 2012 il 12,7% delle famiglie era sotto la soglia di povertà relativa (era l’11,1% nel 2011), mentre in povertà assoluta risultava l’8%, con un incremento del 33,3% rispetto all’anno prima. Si tratta del più alto degli ultimi 10 anni. Sia chiaro, povertà non vuole ancora dire homeless, possedere una vecchia automobile dentro cui dormire ed un certificato di residenza da esibire, in questi casi fa la differenza. Si, perché chi non può più disporre neanche di quello viene cancellato dall’anagrafe comunale, perdendo innanzi tutto il diritto al medico di famiglia, il diritto di voto e persino la pensione, che se non era precedentemente già erogata, non viene corrisposta pur in presenza di contributi versati e diritti maturati.

    Per questo, per tutelare le persone che si vedono rapidamente ricoprire dal mantello dell’invisibilità esiste una specifica organizzazione, Avvocati di strada (qui l’approfondimento), nata a Bologna nel 2000 ed ora una bella realtà in tutti i maggiori capoluoghi, che dallo scorso anno è attiva all’interno della Comunità di San Benedetto al Porto di  Don Andrea Gallo. Grazie al lavoro volontario dei professionisti, si cerca di aiutare le persone che sono “uscite dal giro”del lavoro e dei rapporti sociali, cercando di impedire il definitivo abbandono di diritti e doveri; di seguire le trafile burocratiche per extracomunitari e rifugiati,  e di assistere i clochard in tutte quelle pratiche per le quali, visto che hanno perso la residenza, non hanno più diritto al patrocinio gratuito. L’unica condizione richiesta per chi vuol collaborare con loro è l’assoluta  gratuità del lavoro svolto.

    Pavimentazione nel Centro StoricoMa nella nostra città sono tante le persone che si occupano di assistenza ai senza tetto. Paolo Farinella, prete molto attivo su tutti i fronti dell’assistenza ai “meno adatti”,  l’Associazione San Marcellino, che opera nel centro storico, dove non ci si limita a dare un piatto caldo ed un tetto ma si cerca di rieducare ad avere un orario, un piccolo impegno, un tempo per il fare ed uno per il riposo. Auxilium è la realtà più grande, il braccio operativo di Caritas, mentre  Massoero 2000, altra associazione che collabora con il Comune di Genova, è molto attiva sul fronte delle iniziative per  sensibilizzare le istituzioni e i cittadini. Abbiamo quindi rivolto alcune domande ad Angelo Gualco, direttore della Onlus Massoero 2000 che ha sede in via della Maddalena, per cercare di capire meglio come è strutturato e in che cosa consiste il prezioso lavoro di queste realtà cittadine.

    «L’associazione dispone di un pulmino che la sera compie un giro di ricognizione nei  luoghi dove sappiamo di poter trovare persone che dormono all’aperto, e cerchiamo di fornire un panino, una coperta ed una bevanda. Questo solitamente è il primo contatto, perché li invitiamo a venire nei nostri locali dove possiamo fornire assistenza durante il giorno, aiuto nei problemi quotidiani e ovviamente un pasto caldo. Altri vengono mandati da noi dagli uffici del Comune, il pernottamento però è limitato al periodo invernale, quando è possibile derogare alle norme sugli ostelli previste dalla Regione». 

    E, una volta avvenuto il primo contatto, per quanto tempo di solito seguite una persona? «Premesso che non mandiamo via mai nessuno, è chiaro che dobbiamo organizzare il periodo in cui noi dovremo chiudere per la notte, senza lasciarli soli ma cercando la sistemazione migliore. Anche quando riescono a trovare un alloggio e non sono in grado di pagare il trasloco o i mobili, noi diamo una mano, distribuendo l’arredamento raccolto da altri volontari e assistendoli nelle pratiche burocratiche».

    [quote]Abbiamo organizzato una manifestazione proprio in occasione del 15 marzo, data in cui dovremmo chiudere i nostri dormitori. Allestiremo una grande tenda il venerdì sera in Piazza De Ferrari, dove passeremo la notte con i nostri ragazzi, cercando di sensibilizzare la città sull’importanza di trovare spazi da condividere con chi è meno fortunato».[/quote]

    Funziona la collaborazione con il Comune di Genova? «In realtà il Comune sta facendo molto, pure in questa stagione di tagli al bilancio e spending review. E’ stato appena inaugurato il nuovo centro di Quarto, che possiamo utilizzare nella stagione invernale, ed in genere ci supporta come può. Certamente i fondi mancano, ma con un po’ di creatività si possono sempre trovare delle soluzioni».

    Traspare ottimismo dalle parole di Gualco:

    [quote]Noi abbiamo il 90% degli operatori che sono persone che  precedentemente erano nostri assistiti, che hanno  avuto un’esperienza sulla strada».[/quote] 

    Testimonianza che grazie all’impegno dei cittadini volontari sono tanti i senza tetto genovesi che sono stati reinseriti nella società. «Vediamo che le persone che sono state seguite da noi, se per qualche motivo si sono allontanate, magari perché nomadi o per problemi con la giustizia, appena tornano in città vengono a cercarci, vogliono stare ancora con noi. Questo è molto gratificante, sul piano professionale ma anche su quello umano, vuol dire che non abbiamo dato solo dell’aiuto materiale, ma anche qualcosa di più duraturo».

    Capita che qualcuno volontariamente si allontani dai centri, che preferisca proprio tornare in strada? «Questa “storia” del clochard che in strada vuole starci a tutti i costi è parecchio riduttiva: certo è che chi non riesce proprio a seguire un minimo di regole o magari ha una forte dipendenza dall’alcool tende a ritornare nei propri angoli, ad isolarsi, ed è molto difficile interrompere questo circolo negativo». E per quanto riguarda gli irregolari? «In teoria gli irregolari, in base alla legge Bossi-Fini, non potrebbero essere seguiti. Però il concetto del soccorso prevale sulla legge, e quindi in realtà possiamo curarli, sfamarli e trovargli un letto per evitare che rischino la vita, specialmente con il freddo. Un discorso a parte è per i rifugiati politici, che hanno ottenuto questo status dalla Prefettura in quanto provenienti da zone di guerra o dove sono in atto rivoluzioni o guerre civili. A noi arrivano tramite l’ufficio del Comune: proprio ieri sera hanno mandato un ragazzo del Mali, eravamo già oltre il tutto esaurito, ma insomma ci siamo arrangiati in qualche modo, e lo abbiamo accolto al meglio».

    Ringraziamo Angelo Gualco per la sua cortesia, ed anche per l’ottimismo e la voglia di fare che si leggono nelle sue parole. Il messaggio che se ne ricava è che si deve provare sempre ad agire, ogni sforzo anche se sembra una goccia nel mare può significare la differenza fra chi riesce a farcela e chi abbandona. In sostanza, ascoltando Angelo, leggendo Don Farinella, guardando il lavoro di molti altri volontari, si capisce che la strada è tracciata. Gli homeless sicuramente non avranno ancora case gonfiabili ad aspettarli né architetti volenterosi dedicati a trovare la soluzione di case portatili gratuite, ma la via d’uscita esiste: sta anche a loro volerci credere, a noi spetta non chiudere mai la porta.

    Bruna Taravello

  • Università di Genova, tutti i numeri dell’Ateneo: studenti e strutture, fondi e investimenti

    Università di Genova, tutti i numeri dell’Ateneo: studenti e strutture, fondi e investimenti

    Via Balbi Lettere e FilosofiaIn occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2013-2014 (7 febbraio 2014), l’Ateneo genovese ha reso pubblici i dati relativi agli investimenti, ai fondi, agli studenti nell’a.a. 2012-2013 e ai nuovi progetti che ha in serbo per i prossimi anni. Oltre al numero di nuove immatricolazioni, di laureati, di offerte nell’ambito della ricerca e della mobilità, si parla di investimenti da mettere in atto per modernizzare una struttura, quella universitaria, che in Italia risulta obsoleta e inadatta a competere con gli altri atenei europei e mondiali.

    Che la situazione sia questa, lo si sa da tempo: vi sarà già capitato di leggere i report annuali, i cosiddetti World Universities Ranking (qui quello di THE Times Higher Education), con la graduatoria degli atenei mondiali. In questi ranking, che si basano spesso su criteri specifici (reputazione accademica, numero di citazioni in articoli scientifici, presenza di studenti o docenti stranieri, ecc.) e che rispondono a particolari logiche (l’istituto Qs, ad esempio, mette insieme i dati raccolti da varie fonti e sondaggi su 60mila docenti e 28mila dipendenti) le università italiane occupano posizioni arretrate: ad esempio, secondo THE per l’a.a. 2012-2013 gli atenei italiani compaiono solo dopo la posizione 250. I “primi” italiani in classifica sono l’Università degli Studi di Milano (262) e Milano Bicocca (263), seguiti da Trieste, Bologna, Trento, Torino, e poi Padova, Pisa, Pavia, Roma (a larga distanza, tra la posizione 300 e la 350). Non mancano nemmeno Ferrara, Reggio-Emilia e Salento. Anche stando al ranking presentato da Qs, la situazione migliora ma non troppo: l’Università di Bologna, prima italiana, è al 188esimo posto; La Sapienza di Roma al 196, 230 il Politecnico di Milano, 235 l’università degli Studi di Milano e l’Università di Pisa è 259esima.

    Il tutto si inserisce in un contesto in cui le riforme per il sistema scolastico e universitario a livello nazionale scarseggiano e arrancano, e in cui di recente si è tornato a parlare di provvedimenti che limitano le ore di insegnamento di storia dell’arte nelle scuole superiori e di filosofia sia nelle scuole secondarie che in certi corsi universitari.

    Università di Genova

    «Investire nell’Università è essenziale per la società, per uscire dalla crisi: laddove si è investito, la crisi ha avuto impatto minore – ha commentato il rettore Deferrari – Oggi vogliamo razionalizzare l’offerta formativa per avere più laureati da inserire nel mondo del lavoro, ridurre i fuori corso e gli abbandoni. È indispensabile per crescere attrarre risorse a livello europeo e mondiale, partecipando a bandi e collaborando con imprese, per l’internazionalizzazione di qualità. Incrementeremo i corsi in inglese, anche con formazione a distanza con docenti stranieri, anche per venire incontro ai tantissimi studenti stranieri, che fanno di UniGe una delle università più aperte. Inoltre, per favorire la prosecuzione del percorso studentesco, non siamo stati né low cost, né esosi: abbiamo ridotto la seconda rata delle tasse e incrementato i premi di laurea e profitto. Qualità della formazione, della ricerca, del trasferimento tecnologico: lavoriamo verso un’integrazione di università e Paese, perché l’Ateneo non sia un fortino ma una piazza aperta sul mondo».

    Senza scomodare i ranking internazionali (oltre la posizione 400 nella graduatoria THE), concentriamoci sull’Ateneo genovese e sui ranking italiani: stando ai dati del luglio 2013 di Repubblica-Censis, Genova ottiene il quinto posto tra gli atenei “grandi” (tra 20 e 40 mila iscritti), con 86,8 punti conferiti in base alla valutazione di servizi, strutture, web, internazionalizzazione e spese per borse ed altri interventi. La prima di questa categoria è Pavia, con 94,1, ma in generale spiccano i poli senese (oltre i 100 punti), bolognese, padovano e le due importanti scuole politecniche milanese e torinese. Genova eccelle nell’area chimico-farmaceutica (quarto posto) e geo-biologica (terzo posto).

    La struttura

    centro-storico-vicoli-architettura-d12L’Ateneo si articola in cinque scuole, a loro volta composte da dipartimenti (22 in totale). Dopo l’attuazione della riforma Gelmini, entrata in vigore dall’1 gennaio 2011, nell’a.a. 2012-2013 le Facoltà sono state soppresse e trasformate in scuole. Così sono state accorpate ad esempio le Facoltà di Architettura e Ingegneria, o quelle di Giurisprudenza, Scienze Politiche ed Economia. Oggi abbiamo a Genova la Scuola di scienze matematiche, fisiche e naturali; quella di scienze mediche e farmaceutiche; di scienze sociali; scienze umanistiche; politecnica. Non mancano i centri di servizio (da quello linguistico, al CISITA per servizi informatici e telematici) e le biblioteche, che sono cinque (una per scuola) rispetto alle quattordici del passato. Il tutto, dislocato in circa 400 mila mq di immobili, molti dal valore storico e spesso difficili da mantenere in buone condizioni. A tal proposito è stato elaborato un piano edilizio nel 2013, sono stati predisposti i lavori all’ex Saiwa per il polo di chimica e la demolizione dell’ex Sutter, ultimati gli interventi all’Albergo dei Poveri. Inoltre, l’Ateneo è presente anche nelle altre tre province liguri, con sedi distaccate.

    Il personale è composto da 1.338 docenti, di cui 341 ordinari, 387 associati e 610 ricercatori, più altri collaboratori linguistici. A questi si aggiungono anche 1.409 impiegati nell’area tecnico-amministrativa, per un totale di 2.776 persone.

    Gli stravolgimenti degli ultimi anni, con il passaggio da Facoltà a Scuole, non ha mancato di creare disagi e suscitare polemiche, dovute ad esempio alla chiusura di alcuni uffici e alla ridistribuzione dei servizi: è stato il caso, ad esempio, dell’Ufficio Erasmus della ex Facoltà di Lettere e Filosofia, chiuso per essere accorpato a quello di Lingue, non senza problemi per il personale, spalmato in Via Bensa o adibito ad altre mansioni. Sono stati, inoltre, sostituiti alcuni presidi e i membri degli organi direttivi. Ci si è dovuti adattare a un’integrazione forzata tra realtà lontane anche fisicamente: è il caso, ad esempio, del polo di architettura e quello di ingegneria, uno nel centro storico e l’altro dislocato tra Albaro, San Martino, Fiera di Genova.

    L’offerta formativa

    universita-scuola-istruzioneSi articola in 27 corsi di laurea e laurea magistrale e 27 Corsi di Dottorato più 2 in consorzio con sede esterna XXIX ciclo (caso emblematico, quello del Dottorato in Filosofia, che quest’anno per la prima volta faceva parte del Consorzio Dottorato Filosofia nord ovest “Fino”, assieme a Piemonte Orientale, Università di Torino e Pavia). Inoltre Scuole di Specializzazione, corsi di perfezionamento e di formazione permanente e 32 Master Universitari di I e II livello. Le difficoltà degli ultimi anni hanno prodotto una progressiva riduzione dei fondi disponibili all’interno dell’Università, limitando sia la scelta dei corsi che le possibilità di prosecuzione del percorso di studi degli studenti all’interno della sede genovese. Tra i corsi è stato chiuso ad esempio quello di “Tecniche della Progettazione Architettonica e della Costruzione Edilizia” nell’a.a. 2010/2011.  Emblematico anche il caso del Dottorato di Filosofia e della sperimentazione della modalità consortile: l’alternativa sarebbe stata l’abolizione delle borse, mentre l’escamotage ha permesso di garantire un numero minimo di posti. Tuttavia, si trattava di un numero esiguo e quindi insufficiente: all’incirca 30 posti da ripartire in 4 atenei, vanificando le speranze dei neo-laureati e complicando le modalità decisionali.

    Gli studenti

    Gli iscritti ai corsi di I e II livello nell’a.a. 2012/2013 sono stati in totale 33.957, di cui 5.336 nuovi immatricolati, con aumento del 3-4% rispetto all’anno scorso. Nel 2012, infatti, c’era stato un calo dell’11%, ma oggi la situazione di emergenza sembra arginata. Tanti anche gli stranieri, il 20% in totale, di cui il 10 solo nell’ultimo anno. Tra tutti, più alte le immatricolazioni per la Scuola Politecnica (1165) e di Scienze Sociali (1889). Gli iscritti ai corsi post-laurea sono invece 3.957. Vediamo come sono ripartiti gli studenti tra le varie scuole:

    – Scuola di Scienze Sociali: 12.071

    – Scuola Politecnica: 7.739

    – Scuola di Scienze Mediche e Farmaceutiche: 6.898

    – Scuola di Scienze Umanistiche: 4.840

    – Scuola di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali: 2.409

    Per quanto riguarda il numero dei laureati, nel 2013 sono stati oltre 6 mila: di più quelli laureati in scienze sociali (2.127, di cui 1.330 femmine), poi quelli in ingegneria e architettura (1.458); seguono medicina e farmacia, con 1.258 laureati,  i laureati in scienze umanistiche (954) e quelli in matematica, fisica e scienze (441).

    Quanto investe l’Università di Genova nella ricerca?

    Ci sono dieci Centri interuniversitari di Ricerca e di Servizio: ad esempio, l’ISME, per i Sistemi integrati per l’Ambiente marino, il CIRCE dedicato ai cetacei, il centro legato al Museo nazionale dell’Antartide (MNA), e quello per la Ricerca sul Cancro (CIRC), quest’ultimo però in liquidazione. Non mancano anche due centri di eccellenza nella Ricerca: il Centre of Excellence for biomedical Research (C.E.B.R.) e il Centro italiano di Eccellenza sulla Logistica integrata (C.I.E.L.I.).

    “L’Università di Genova riveste un ruolo di primo piano nel campo della ricerca, dell’innovazione e del trasferimento tecnologico”, si legge sul report fornito alla stampa dall’Ateneo. E ancora: “In un contesto di accresciuta competitività nazionale e internazionale, l’Ateneo genovese è costantemente attivo nell’individuare finanziamenti, monitorando e selezionando tutte le opportunità e le fonti”. Ma quanto investe l’Università nella ricerca? Quali sono le possibilità fornite agli studenti? Nel 2012 i finanziamenti acquisiti a bilancio per lo svolgimento dell’attività di ricerca dell’Università di Genova ammontavano a 47 milioni di euro, con fondi aggiuntivi per circa 4,7 milioni di euro.

    Dai dati forniti dal conto Consuntivo Consolidato di Ateneo si legge che le entrate per la ricerca del 2012 provengono per il 35% da attività presso terzi e per il 24% da Enti pubblici e privati; il 12% da borse di ricerca e dottorato, l’11% dall’Unione Europea e un altro 11% dal MIUR; infine, un 3% proviene dalle amministrazioni pubbliche locali, Enti e associazioni internazionali (3%) e altri ministeri (1%).

    Fondi a disposizione, servizi scolastici

    Via BalbiNel corso dell’a.a. 2012-2013 i fondi a disposizione sono stati incrementati, passando da un fondo di cassa a gennaio 2012 pari a 34.950.621,43 euro ai 56.872.396,58 di dicembre. ARSSU, Azienda Regionale per i servizi scolastici e universitari, ha messo a disposizione 931 posti letto e si è occupata del servizio mensa e erogazione pasti. C’è stata anche la possibilità per 626 studenti di partecipare a bandi per lo svolgimento di attività retribuita (150 ore), con un compenso di circa 1.200 euro per studente, senza contare le analoghe attività di studente tutor, tutor alla pari e didattici e studenti attivi presso il CUS. Si tratta di opportunità di guadagno fornite agli studenti, rimanendo all’interno dell’ambiente accademico e non dovendo sacrificare lo studio al lavoro. La retribuzione si aggira nella maggiore parte dei casi attorno ai 1.000-1.500 euro.

    I progetti internazionali e l’inserimento lavorativo

    L’Università di Genova è esempio virtuoso di mobilità internazionale. Le borse Erasmus messe a disposizione dall’Ateneo sono circa 1160, di cui 540 sono state assegnate agli studenti per l’a.a. 2013/2014, contro le quasi 500 dell’anno precedente. Il numero di studenti Erasmus in entrata, invece, è superiore: sono 1996 gli studenti stranieri ospitabili, e si sono stipulati accordi con 392 istituti partner. Attive anche le borse per l’Erasmus Placement per tirocinio (110 assegnate su 132), lo scambio nell’ambito del CINDA, Centro Interuniversitario de Desarrollo Academico per la cooperazione con il Sud-America, e gli altri programmi, da Leonardo a Comenius, a “Porta la laurea in azienda”.

    Genova e l’Italia: numeri a confronto con Parma e Torino

    Per inquadrare meglio la situazione dellAteneo ligure proponiamo un paragone con altre università italiane. Un primo esempio, quello di Torino, Ateneo “maxi”, con oltre 67 mila iscritti: qui il bilancio è pari a 760 milioni di euro e i nuovi iscritti sono 15 mila, in aumento del 4%. Tra il personale, tanti giovani docenti e ricercatori, con età media pari a 50 anni.

    La situazione migliora, ad esempio, se ci confrontiamo con l’Ateneo di Parma, al terzo posto nella classifica Repubblica-Censis per la categoria “atenei grandi” con 88,5 (due posizioni sopra Genova). Qui, il numero degli iscritti è circa 32 mila (la metà proveniente da fuori regione), contro i quasi 34 mila di Genova.

    In generale la situazione è difficile: il Fondo di Finanziamento Ordinario, che rappresentava nel 2001 il 61,5% delle entrate degli Atenei, nel 2008 è sceso al 54%. Tra il 2009 e il 2013 si è assistito ad una ulteriore riduzione del 5% annuo, cosa che ha obbligato gli Atenei a mettere in atto strategie come tagli al personale docente e tecnico, aumento delle tasse in molti casi, mancato ammodernamento delle strutture e minori incentivi di promozione. Oggi, il Sistema di Finanziamento Pubblico si basa su logiche premiali, per cui sono previste percentuali da rispettare per quanto riguarda programmazione, monitoraggio e valutazione delle strutture, e sono fattori importanti nell’elargizione di premi.

     

    Elettra Antognetti

     

  • Pegli, parco di Villa Pallavicini: il punto sui lavori e la proposta dei cittadini per la gestione

    Pegli, parco di Villa Pallavicini: il punto sui lavori e la proposta dei cittadini per la gestione

    parco-villa-pallavicini-museo-archeologia-ligureSiamo stati a Pegli (qui lo storify della puntata di #EraOnTheRoad) e abbiamo fatto visita al parco di Villa Pallavicini, una delle attrazioni principali – assieme a Villa Duchessa di Galliera – del ponente genovese. Durante la nostra visita siamo stati accompagnati dall’Arch. Silvana Ghigino, responsabile dei lavori di restauro, e abbiamo fatto il punto sui cantieri. 

    I lavori sono iniziati nel 2011 e si prevedeva fossero ultimati nel 2014. Sono stati finanziati con fondi residui delle Colombiane del 1992, destinati al recupero dei parchi storici (lo stesso è stato fatto per la già citata Duchessa di Galliera e per i parchi di Nervi). In totale, i fondi ammontavano a pari a 3.594.500 euro. Il progetto prevedeva interventi divisi nei tre lotti del parco (in tutto, circa 8 ettari), come ci raccontava già tempo fa la stessa Ghigino (qui l’approfondimento).

     Lo stato dei lavori

    Il restauro del Tempio di Flora, nel primo lotto, è completo. Lo stesso si può dire della tribuna gotica, il secondo intervento fatto, iniziato nel 2010 e ultimato da più di 3 anni: si trattava di un lavoro finanziato non dal fondo delle Colombiane ma dagli APT. Diverso il caso del Castello e della tomba del secondo lotto, in cui gli interventi erano ancora in corso all’epoca della nostra visita. Oggi racconta l’Arch. Ghigino: «Il Mausoleo del Capitano potrebbe essere considerato finito, infatti hanno già smontato i ponteggi ed è visibile nella sua totalità. Il Castello è ormai completamente dipinto del suo rosso mattone originale, il terrazzo che avevano demolito i vandali è completamente rifatto ed è quasi conclusa la ricostruzione della scala esterna che avevano demolito per rubare il rame; si sta procedendo alla ricostruzione degli stucchi del torrione e gli artisti vetrai stanno ricomponendo le vetrate policrome. I lavori del castello attualmente stanno procedendo in proroga e si ritiene che saranno conclusi alla fine di marzo».

    Più indietro i lavori nel terzo lotto, da ultimare entro maggio-giugno 2014: si tratta di interventi di architettura del paesaggio e gestione del verde, che sono già a buon punto nella parte bassa del parco, mentre vanno più rilento in quella alta. Adesso, per recuperare tempo, ci si concentrerà più assiduamente su questi ultimi: da gennaio sono iniziate anche le piantumazioni di nuovi alberi. La ditta che si occupa di questi interventi non è la stessa che ha effettuato i lavori nel Castello: il gruppo che sta lavorando è attrezzato a operare su beni vincolati dalla Soprintendenza e autorizzato dal Comune a effettuare interventi paesaggistici e monumentali.

    Le iniziative per la promozione e la valorizzazione del parco

    parco-villa-pallavicini-vertDallo scorso 28 settembre è iniziato anche un nuovo ciclo di visite guidate a pagamento al parco e al complesso di Villa Pallavicini: ogni weekend, al costo di 10 euro è possibile visitare su prenotazione il parco e gli edifici già ultimati, guidati dai volontari dell’Associazione Amici di Villa Pallavicini. I visitatori sono accompagnati dagli architetti-volontari che lavorano nei tre lotti e possono aggirarsi tra i cantieri. Le guide mettono in luce la struttura particolare del parco, che si divide in tre zone: prologo, antefatto e tre atti, a loro volta strutturati in ulteriori scene. Accanto alle logiche scenografiche, non mancano anche connotazioni massoniche e curiosità da scoprire.

    Nonostante le reticenze di chi protesta per il pagamento del biglietto, Ghigino difende il progetto: «Il costo del biglietto servirà a finanziare esclusivamente interventi di miglioria, come la piantumazione di vegetazione per il Tempio Flora (rose, primule, ecc.): trattandosi di migliorie estetiche e non funzionali, non rientrano tra i finanziamenti di Tursi. Per le visite abbiamo avuto finora sempre molte richieste: di recente, un’associazione fiorentina legata ai Giardini di Boboli che ha apprezzato molto il nostro operato e ci ha incoraggiati ad andare avanti».

    [quote]Nel 1992 e nei primi anni di apertura si registravano 25 mila persone/anno, vogliamo tornare sulle stesse cifre.[/quote]

    Accanto alle visite tradizionali, per attrarre un numero crescente di visitatori si è pensato di organizzare anche percorsi alla scoperta delle logiche esoteriche nascoste nel complesso. Le alle ultime visite ai significati esoterico-massonici si terranno il 23 febbraio e il 30 marzo alle 10. Le altre proseguiranno fino a maggio, poco prima della riapertura definitiva. Allora si dovrà già essere pronti ad affrontare il problema della gestione e della manutenzione, per evitare di vanificare gli sforzi fatti in questi anni e gli investimenti economici.

    La manutenzione del parco

    villa-pallavicini«Oggi c’è un clima di incertezza per il futuro – commentava Ghigino durante la visita – per quanto riguarda la gestione. Già adesso abbiamo problemi legati alle aree ultimate da più tempo e che accusano il deterioramento del tempo: avrebbero bisogno di manutenzione costante, per evitare che siano già danneggiati al momento della riapertura ufficiale. È il caso di una porta del Tempio di Flora, rotta dal vento; o delle perdite d’acqua che creano in certi punti uno strato paludoso nel terreno».

    È importante intraprendere delle misure prima che la Villa riapra definitivamente: ci si deve muovere – dicono i volontari di Amici di Villa Pallavicini – entro i primissimi mesi del 2014, altrimenti dopo non avrebbe senso coinvolgere persone, promuovere il turismo mediante pubblicità, attirare visitatori, raccogliere prenotazioni. L’Associazione ha già preparato un progetto completo con valutazioni economiche per dare vita a una fondazione, assieme a gruppi privati, che sia in grado di atutofinanziarsi. I volontari stimano che i costi si aggirerebbero attorno ai 700 mila euro annui, per l’amministrazione di tutto il complesso: la futura fondazione si propone di contribuire per la metà, cui sono da aggiungere i fondi racimolati con iniziative culturali. Per l’altra metà, invece, si chiede l’intervento del Comune. In tutto ciò, i volontari si oppongono alla prospettiva di affidare la manutenzione ad Aster: «Negli anni ’90 il parco appena restaurato era stato affidato ad Aster, che ce l’ha ridato in condizioni disastrose».

    Elettra Antognetti

  • Porto di Genova, ritrovato ordigno bellico a Calata Tripoli: attivate procedure per la rimozione

    Porto di Genova, ritrovato ordigno bellico a Calata Tripoli: attivate procedure per la rimozione

    Porto di Genova, ritrovamento ordigno bellicoNel Porto di Genova, a Calata Tripoli,  è stato ritrovato durante i lavori in corso al Terminal San Giorgio, un ordigno bellico che sembrerebbe risalire alla Seconda guerra mondiale. “L’ordigno è di medie dimensioni – si legge nella nota stampa diffusa dall’Autorità portuale –  è lungo 160 cm ed ha un diametro di 60 cm. L’area, è stata messa in sicurezza grazie alla costruzione di un terrapieno alto due metri che isola l’ordigno dal resto del terminal. A seguito del ritrovamento, sono state attivate tutte le procedure necessarie alla rimozione dell’ordigno che avverrà nel più breve tempo possibile. Come è accaduto anche per gran parte dei residuati bellici ritrovati durante i lavori in porto negli ultimi anni, verrà trasportato in sicurezza fuori dal porto e verrà fatto brillare in un luogo isolato”.

    L’Autorithy nella nota ricorda che negli ultimi dieci anni, in concomitanza con i lavori che sono stati effettuati a terra e i dragaggi nel porto di Genova, sono stati riportati alla luce circa una ventina di ordigni bellici: “il più grande rinvenuto fino ad oggi era stato ritrovato nel 2012 a Calata Giaccone a 12 metri di profondità e, a seguito dell’intervento degli artificieri, era stato trasferito e fatto brillare”.

  • Bike Sharing a Genova, ecco il nuovo piano tarrifario per rilanciare il servizio

    Bike Sharing a Genova, ecco il nuovo piano tarrifario per rilanciare il servizio

    biciclette-posteggi-DIEcco i nuovi piani tariffari per il servizio di bike sharing offerto dal Comune di Genova. Per quanto riguarda il bike sharing, che ora sarà esteso anche agli utenti occasionali, si darà mandato al gestore Genova Parcheggi (divenuta a tutti gli effetti società partecipata del Comune, qui l’approfondimento) di applicare un piano tariffario che prevede una quota fissa ovvero un abbonamento annuale (50 euro) e una tariffa oraria massima pari a 3 euro. Per quanto riguarda gli utenti definiti “occasionali”, ovvero turisti e genovesi senza abbonamento annuale, ecco la possibilità dell’acquisto a 6 euro di un ticket giornaliero valido dalle 6 alle 22 (estendibile anche a tre giorni al prezzo di 12 euro, mantendendo però invariata la restituzione del mezzo alle 22 di ogni giorno) e un ticket settimanale (composto da quota fissa, con tariffa di 12 euro e quota variabile a consumo a 3 euro all’ora).

    [foto di Diego Arbore]

  • Pontedecimo, demolito il palazzo costruito sul fiume. Spazio ai mezzi del Terzo Valico nella “valle militarizzata”

    Pontedecimo, demolito il palazzo costruito sul fiume. Spazio ai mezzi del Terzo Valico nella “valle militarizzata”

    Demolizione Palazzo PontedecimoGiorni caldi in Val Polcevera per quanto riguarda l’avanzamento dei lavori nei cantieri del Terzo Valico. Dopo la demolizione del palazzo in via Pieve di Cadore, a Pontedecimo, effettuata lo scorso fine settimana in una valle letteralmente blindata dalle forze dell’ordine, si avvicina la giornata nazionale di mobilitazione – sabato 22 febbraio – organizzata dal Movimento No Tav No Terzo Valico in tutta Italia. Nel frattempo, questo pomeriggio, dalle ore 18:30, presso la S.O.C. di San Biagio, AperiNoTav per finanziare le spese legali del ricorso al Tar, promosso da comitati e residenti (che sarà presentato domani, rimandiamo a ulteriore approfondimento su questo pagine, ndr), contro il cantiere del Terzo Valico “CLB 4 – Bolzaneto” in zona cimitero della Biacca.

    Partiamo da Pontedecimo e da una “valle militarizzata”, come l’ha definita Davide Ghiglione, capogruppo Federazione Sinistra in Municipio Valpolcevera e militante No Tav «I blindati e i blocchi stradali presenti nel week end a Pontedecimo richiamavano gli ambienti del “Deserto dei Tartari”: decine di esponenti delle forze dell’ordine che, invece di contrastare la criminalità organizzata, aspettavano improbabili contestazioni. Nelle coscienze di tutti stanno i soldi sprecati che, invece, potrebbero essere utilizzati per il trasporto pubblico e l’ammodernamento delle linee ferroviarie».

    Il civico 1prima della demolizione
    Il civico 1prima della demolizione

    L’abbattimento del palazzo, costruito direttamente nell’alveo del torrente Verde che impazzì nell’alluvione del 1993 (qui un video amatoriale dell’epoca) distruggendo due ponti fra cui quello distante pochi passi dall’ormai ex civico 1, è funzionale alla realizzazione di un by-pass stradale per facilitare il passaggio di camion e mezzi pesanti diretti ai cantieri del Terzo Valico. Anche la strada di S. Marta sarà allargata in alcuni punti e verrà realizzato un nuovo tratto, tra i ponti ferroviari e le piscine di Pontedecimo, meno tortuoso rispetto a quello esistente. Difficile al momento essere precisi sui tempi di intervento, anche alla luce dei numerosi rimandi che hanno preceduto la demolizione dell’edificio di via Pieve di Cadore 1: «Interventi sicuramente utili per la popolazione –  sottolinea Ghiglione – peccato però che la stessa dovrà subire traffico e inquinamento per almeno una decina di anni».

    Le foto della demolizione

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    La giornata nazionale NoTav  a Genova

    Come detto in apertura, sabato 22 febbraio si svolgerà la giornata nazionale di mobilitazione contro l’alta velocità ferroviaria «A Genova saremo in presidio in piazza San Lorenzo a partire dalle ore 15 – ricorda Ghiglione – Ribadiremo le nostre posizioni contro lo spreco delle risorse pubbliche e contro la devastazione del territorio. Ma soprattutto vogliamo focalizzare l’attenzione sulla repressione del dissenso che vediamo allargarsi a macchia d’olio dal Piemonte fino in Liguria. Infatti, sono arrivate delle notifiche di avviso, ad alcuni militanti, per le giornate di lotta agli espropri, svoltesi nel luglio scorso a Trasta, in Val Polcevera. La giornata di sabato è un atto di solidarietà nei confronti di Chiara, Mattia, Claudio, Nico e di tutti quelli che, come loro, devono affrontare il giudizio della magistratura soltanto per aver difeso i beni comuni».

    Matteo Quadrone

  • Cantiere via Montezovetto, Albaro: tutto fermo sino a giugno, quale futuro per l’area?

    Cantiere via Montezovetto, Albaro: tutto fermo sino a giugno, quale futuro per l’area?

    Via Montezovetto, Genova AlbaroDopo le proteste dei cittadini era inevitabile che l’annosa questione del cantiere di via Montezovetto, in Albaro, fosse nuovamente affrontata in Consiglio comunale. Da cinque anni ormai sono iniziati i lavori per la costruzione di 140 box sotterranei privati in un’area di circa 4 mila metri quadrati. Ma, al di là del fatto che i posti auto mai realizzati e già venduti si contano sulle dita delle mani, il grosso ostacolo al completamento dell’opera è giunto in seguito alle difficoltà economiche che hanno colpito la ditta Carena sottoposta a processo di concordato in continuità (procedura attraverso la quale viene cercato un accordo con i creditori per evitare il fallimento e tentare il superamento della crisi).

    L’interrogazione in Consiglio

    «Nella commissione di dicembre – ricorda il capogruppo Pdl, Lilli Lauro – i cittadini chiedevano di aprire alcuni varchi per poter raggiungere più agevolmente i condomini ma la sensazione è che ci sia sempre un completo immobilismo».

    «Amministrare – ricorda Alfonso Gioia, capogruppo Udc – significa fornire servizi e curare la salvaguardia dei diritti dei cittadini. Qui, invece, siamo di fronte a una situazione in cui viene lesa persino la tutela della salute dei cittadini visto che pure le ambulanze hanno difficoltà di accesso in caso di necessità».

    «Gli abitanti della zona – prosegue Edoardo Rixi, capogruppo Lega Nord – sono talmente chiusi in gabbia che nelle scorse settimane una salma è stata portata via in carriola perché il carro funebre non riusciva a passare. Neppure i vigili del fuoco riuscirebbero a fare il proprio lavoro in caso di emergenza. Dato che le decisioni sul futuro di Carena andranno per le lunghe mi chiedo che cosa si stia facendo per mettere in sicurezza i cantieri almeno dal punto di vista dell’incolumità pubblica».

    La risposta arriva dal vicesindaco con delega all’Urbanistica, Stefano Bernini: «Dopo un secondo sopralluogo effettuato dei tecnici per verificare la sicurezza dei cantieri, come richiesto da un ordine del giorno del Consiglio comunale (in data 12 novembre 2013, NdR), gli uffici hanno richiesto a Carena che venissero realizzati alcuni interventi voluti dai cittadini per la propria incolumità. La ditta ha risposto che si trovava in situazione di concordato in continuità presso il Tribunale e che per 60 giorni non avrebbe potuto svolgere alcuna attività. Gli uffici, a quel punto, hanno stilato una lista dettagliata dei miglioramenti inderogabili e il 14 febbraio ne hanno intimato la realizzazione per il rispetto della sicurezza degli abitanti. Si tratta di richieste con impatto economico assolutamente non rilevante come lo spostamento di alcune protezioni e barriere new jersey. Nei giorni scorsi, il responsabile di Carena mi ha assicurato la disponibilità per la messa in pratica di questi interventi urgenti, compresa la creazione di un passaggio pedonale al centro del cantiere per limitare le difficoltà di accesso alle abitazioni».

    Il futuro: cosa ne sarà del cantiere di via Montezovetto?

    Fin qui la gestione dell’emergenza. Ma che ne sarà del cantiere in futuro? Fino a giugno la situazione è destinata a rimanere pressoché immobile, come spiega ancora il vicesindaco: «A giugno scade la possibilità di Carena di avere a disposizione gli spazi di quel cantiere. Personalmente mi auguro che la ditta possa uscire bene dalla situazione economica deficitaria per i tanti lavoratori che impiega ma se ciò non dovesse avvenire e se il cantiere non fosse rilevato da altre aziende nell’ambito della procedura legale in corso, allora il Comune potrà discutere la fidejussione lasciata da Carena e compiere a spese della ditta gli atti necessari per il ripristino di via Montezovetto». Fino ad allora, però, bocce ferme perché un intervento dell’amministrazione potrebbe essere sanzionabile come danno erariale da parte della corte dei conti poiché Tursi dovrebbe spendere soldi pubblici (che comunque non ci sono) a favore di un privato. Il tutto senza considerare le difficoltà di intervento in un cantiere aperto.

    Simone D’Ambrosio

  • Consiglio comunale: le comiche. Ancora rinvio per il Regolamento e il Puc rimane in coda

    Consiglio comunale: le comiche. Ancora rinvio per il Regolamento e il Puc rimane in coda

    palazzo-tursi-aula-rossa-d11Oggi le comiche, atto terzo. Dopo 25 sedute di Commissione e 3 Consigli (qui l’approfondimento), l’approvazione del nuovo Regolamento del Consiglio comunale di Genova subisce l’ennesimo rinvio alla prossima settimana. Ci sarebbe veramente da ridere se nel frattempo non venissero sprecate risorse pubbliche e sottratto tempo ad altre questioni ben più cruciali che sono costrette a rimanere in coda, come la Valutazione ambientale strategica sul Puc in seguito alle eccezioni sollevate dalla Regione o la formalizzazione dell’acquisizione delle aree per il nuovo depuratore di Cornigliano, di cui abbiamo parlato la scorsa settimana.

    Questa volta, com’era ampiamente prevedibile, la discussione dei consiglieri si è arenata sulla rimodulazione degli art. 54, il question time o interrogazione a risposta immediata che, almeno finora, precede di un’ora ogni seduta ordinaria del Consiglio. In passato avevamo già dato conto delle varie anime che si sarebbero scontrate in proposito (qui l’approfondimento): la volontà emersa a larghissima maggioranza dalla Commissione era quella di procedere verso una diminuzione di discrezionalità attualmente in capo al presidente del Consiglio comunale circa gli argomenti da porre o meno in discussione. Ma il rischio sarebbe stato un po’ troppo elevato per la maggioranza e il Pd in particolare, che ha presentato in aula un emendamento alle modifiche approvate in Commissione, pur sottolineando come la tutela dell’art. 54 sia una questione fondamentale per garantire il diritto di espressione dell’opposizione.

    «Premesso che anche qualora venisse bocciato l’emendamento voteremmo a favore dell’intera delibera sul regolamento – ha detto il capogruppo dei democratici, Simone Farello – la nostra modifica va nella direzione di lasciare al presidente il giudizio sull’ammissibilità e l’urgenza degli articoli 54, consentendo una gestione flessibile che offra più spazio a disposizione per le minoranze e che elimini la discrezionalità della giunta nel rispondere o meno alle varie interrogazioni».

    D’altronde, è assolutamente legittimo riportare in discussione in aula quanto discusso in Commissione. Tuttavia, in casi come questo in cui i documenti prodotti avevano ricevuto un consenso quasi unanime, voler rimettere tutto in gioco rischia di essere, o quantomeno apparire, come la volontà di sfruttare i numeri forti del plenum dell’assemblea per far passare a tutti i costi la propria linea.

    «Di fatto – sostiene Enrico Musso – il presidente del Consiglio comunale è espressione della maggioranza che, dunque, più o meno indirettamente può decidere essa stessa di quali argomenti si possa o meno parlare. È evidente che quando c’è una questione scomoda, dietro la scusa che vi sono infinite richieste di articoli 54, il presidente può decidere tranquillamente che di una determinata cosa non si parlerà mai. Ma attenzione a risolvere la questione a colpi di maggioranza perché cercherete e troverete uno scontro».

    Risulta, dunque, difficile capire come si possa arrivare a una quadra condivisa da tutti. Eppure i consiglieri hanno chiuso i lavori di ieri sera convocando una Conferenza straordinaria dei Capigruppo per lunedì prossimo allo scopo di pervenire a una versione dell’art. 54 da approvare all’unanimità. Ma proprio nel corso della Conferenza capigruppo che ha maturato questa decisione, Alfonso Gioia (Udc) ha abbandonato i colleghi sbattendo la porta, con parole non propriamente dolci verso chi ha favorito questa evitabilissima deriva.

    Ordini del giorno “fuori sacco”: cosa cambierà

    Tra i deliri dell’ennesimo martedì gettato al vento, va segnalato comunque che dovrebbe essere definitivamente calato il sipario su un altro aspetto molto caldo: la modifica delle norme riguardanti la presentazione degli ordini del giorno fuori sacco.  Sul tema ha avuto la meglio ancora una volta l’emendamento voluto dal Partito democratico e riscritto alla nausea per cercare di recepire la maggior parte delle istanze emerse dal dibattito di queste tre settimane di lavori.  Il vecchio testo, al comma 8 dell’articolo 22, prevedeva che il presidente, sentita la Conferenza dei Capigruppo, potesse mettere in votazione ordini del giorno su questioni di interesse cittadino o generale non attinenti agli argomenti previsti dal calendario della seduta. Se, un solo consigliere si fosse opposto, con motivazione, l’ordine del giorno sarebbe stato posto in votazione nella seduta successiva. Inoltre, era consentita una breve dichiarazione di voto in dissenso ai Consiglieri e alle Consigliere che avessero voluto astenersi o votare contro tale ordine del giorno. Una disposizione sostanzialmente lasciata invariata dai lavori della Commissione e che, invece, ha subito una sostanziale modifica per iniziativa del Pd che ha limitato la possibilità di presentare i “fuori sacco” a un documento per ogni consigliere, per porre un freno alle pratiche ostruzionistiche.

    Decade la possibilità di opporsi alla presentazione del documento per farlo slittare alla seduta successiva e, di conseguenza, resta in capo al presidente la facoltà di non inserire mai in discussione determinati documenti, dal momento che nel dettato regolamentare non è previsto alcun vincolo in proposito. Inoltre, viene abrogata tutta la parte relativa alla dichiarazione di voto in dissenso, facendo così sorgere un dubbio: gli ordini del giorno fuori sacco dovranno solamente essere presentati e votati o potrà esserci una discussione, normata dagli articoli che regolamentano il dibattito tradizionale in aula? La parola spetterà a questo punto all’interpretazione della Segreteria generale e del Presidente del Consiglio comunale di turno: un’incertezza assurda, dopo le innumerevoli ore spese dietro a questa discussione.

    «È chiaro – commenta il capogruppo del M5S, Paolo Putti – che è stato chirurgicamente individuato ed eliminato un metodo di lavoro adottato da un gruppo consigliare (lo stesso M5S, ndr) che, evidentemente, dava molto fastidio ad altri ma è inaccettabile che si tolga il potere di iniziativa ad alcuni consiglieri. Tutto ciò è avvenuto per iniziativa del Pd ma su richiesta del Pdl che, in cambio, è disponibile a offrire il proprio appoggio alla modifica degli articoli 54 voluti dalla maggioranza».  Vero endorsement da larghe intese o malignità politica? Lo scopriremo la prossima settimana… forse.

    Simone D’Ambrosio

  • Valletta Carbonara, Albergo dei Poveri: accordo fra gli enti. E il progetto dei cittadini?

    Valletta Carbonara, Albergo dei Poveri: accordo fra gli enti. E il progetto dei cittadini?

    Valletta Carbonara San NicolaManca ancora la formalizzazione dell’accordo, che dovrà per forza di cosa essere ratificato dal Consiglio comunale, ma il futuro della Valletta Carbonara sarà ancora verde. Risale al 25 giugno 2013 la mozione presentata in Consiglio comunale da Marianna Pederzolli (Lista Doria) e approvata a larghissima maggioranza (qui l’approfondimento) che impegnava sindaco e giunta a modificare la destinazione d’uso di questi terreni all’interno del nuovo Piano urbanistico cittadino, per vincolarli alle funzioni di area pubblica a uso florovivaistico, come previsto dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e dalla volontà testamentaria del primo proprietario, Emanuele Brignole. Da allora in Sala Rossa non se n’era più parlato. Fino a ieri, quando rispondendo a un articolo 54, il vicesindaco Stefano Bernini ha illustrato gli ultimi passi del percorso che punta al mantenimento della destinazione agricola dei circa 27 mila metri quadrati a  San Nicola, eliminando il parcheggio interrato e altri progetti di natura edilizia previsti in un primo tempo dal progetto preliminare del nuovo Puc.

    «È attualmente al vaglio dell’avvocatura – ha spiegato Bernini – il testo dell’accordo tra Comune, Istituto Brignole, Università e Regione che definisce la sistemazione dei rapporti tra i vari enti sull’area. Nel testo è prevista la conferma della permanenza delle felci storiche nella Valletta in un’area in capo al Comune e si manifesta l’interesse da parte dell’Università ad acquisire alcuni spazi verdi per il futuro Campus. La restante parte del terreno rimarrà di proprietà dell’Istituto Brignole che dovrà gestirla in coordinamento con il Municipio Centro Est».

    [quote]Una volta sottoscritto l’accordo, l’intervento dell’amministrazione sarà duplice: da un lato l’assessorato all’Ambiente dovrà mettere a sistema la regimazione delle aree dal punto di vista del loro inserimento nel piano del Verde della città; dall’altro, il Municipio dovrà cercare di far coincidere le esigenze istituzionali con le aspirazioni dei cittadini». [/quote]

    Ma che cosa ne sarà in concreto di queste aree? Marianna Pederzolli ha evidenziato la necessità di allargare i tavoli di discussione tra i privati e le istituzioni anche alle associazioni che stanno spendendo molte energie per il futuro della Valletta.

    «Il 5 aprile 2013 – aggiunge Guido Grillo (Pdl) – la Commissione competente effettuò un sopralluogo su sollecitazione dei cittadini per ascoltare l’illustrazione dell’interessante progetto studiato dal comitato Le Serre. Ora, veniamo a sapere che potrebbero essere sfruttati alcuni finanziamenti europei per mettere in pratica questi contenuti: sarebbe perciò auspicabile che l’amministrazione si attivasse in questo senso».

    In sintesi, la proposta del comitato Le Serre (qui l’approfondimento) prevede la realizzazione di uno spazio per attività ricreative, didattiche e produttive attraverso l’insediamento di un polo botanico per la produzione orticola, di un polo vivaistico-produttivo, di alcune serre didattiche e di uno spazio per l’aggregazione sociale. Sarebbe, dunque, importante poter sfruttare un po’ di risorse europee per dare slancio al progetto. «Innanzitutto – precisa Bernini – si dovrebbe trovare un co-finanziatore sia dal punto di vista del personale da impiegare sia dal punto di vista delle risorse meramente economiche. L’Istituto Brignole ha avanzato una proposta che deve necessariamente essere vagliata con attenzione da un apposito tavolo territoriale che, sotto la regia del Municipio, coinvolga tutte le associazioni e i cittadini che hanno a cuore la Valletta».

    Sul coinvolgimento dei cittadini punta molto anche Leonardo Chessa (Sel), presidente della Commissione IV – Promozione della Città: «Questo “buco verde”, insieme con la riqualificazione dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto, potrebbe diventare un simbolo della tutela del territorio da parte dell’amministrazione. Per fare ciò è necessario però ascoltare – e ho intenzione di farlo in un’apposita seduta di Commissione – i progetti di tutte le associazioni che vivono o vorrebbero vivere quel territorio, iniziando fin da ora un percorso condiviso e partecipativo che possa spianare la strada non appena avremo il via libera formale».

    Simone D’Ambrosio

  • Via delle Campanule, la riqualificazione opera dei volontari e la polemica con il Municipio

    Via delle Campanule, la riqualificazione opera dei volontari e la polemica con il Municipio

    Campanule giardini GenovaTempo fa avevamo pubblicato la notizia del bando “Ser.Vo.con.te” promosso dal Municipio IX Levante in collaborazione con Legambiente Liguria Onlus. Una bella iniziativa per il coinvolgimento dei giovani – del quartiere ma non solo – in una serie di interventi di ripristino ambientale in aree in stato di semi abbandono all’interno del territorio levantino. Nello specifico,  la zona di via delle Campanule, a due passi dal casello autostradale di Genova Nervi e ai piedi della collina di Quarto Alto. Per i partecipanti, era previsto un contributo di 300 euro da parte del Municipio, rimborso che alla fine – a distanza di mesi – si è trasformato in “buoni spesa” suscitando il malcontento dei partecipanti e una lettera di spiegazioni divulgata dall’ente municipale. Ma andiamo con ordine.

    Il complesso di via delle Campanule

    Si tratta di un complesso costruito più di vent’anni fa grazie a un consorzio di cooperative della zona, oltre 20.000 metri quadri di spazi verde per il quartiere, con campi da tennis e da calcetto. I lavori per il completamento dell’area sono proseguiti a rilento fino al 1998, anno in cui alcune cooperative del consorzio fallirono decretando di fatto la sospensione dei lavori. Dopo una serie di vicissitudini l’intera area diventa proprietà del Comune di Genova, ma la sostanza non cambia e per oltre dieci anni l’intera area rimane in stato di abbandono nell’incuria e nel degrado. Solo nel 2011, il Municipio decide di muovere i primi passi verso la riqualificazione affidando l’area all’associazione composta dagli abitanti della zona “Si può fare”, che si è messa subito all’opera ripulendo in parte l’area, ridipingendo i muri, recuperando i campi da tennis, la palestrina e il terreno circostante. Ai lavori dell’associazione si sono aggiunti, alla fine del 2013, quelli dei giovani partecipanti al progetto del Municipio coordinati da Legambiente.

    Le attività svolte dai giovani per il quartiere

    cento giovani selezionati per partecipare a Ser.Vo.con.te, tutti residenti nel Comune di Genova e di età compresa tra i 18 e i 30, hanno prima partecipato a una formazione specifica sul rischio idrogeologico a cura di Arpal e solo a quel punto, armati di rastrelli, zappe, cesoie e carriole, ha preso il via l’attività di recupero dell’area di via delle Campanule. Divisi in gruppi (due giornate da otto ore l’una per ognuno dei partecipanti), hanno lavorato con grande impegno, estirpando erbacce, rovi e canneti, piantando agavi e alberi, progettando un giardino roccioso e delle aiuole, pitturando i muri e ripulendo da rifiuti e sporcizia, pietre e tutti i materiali ‘non identificati’ presenti sottoterra. Un lavoro notevole, condotto sempre con un grande spirito di iniziativa e voglia di contribuire al miglioramento della propria città. Anche perché, i responsabili del Municipio IX Levante, nel corso del primo incontro conoscitivo legato al progetto, avevano espressamente manifestato l’intenzione di iniziare un percorso duraturo con i volontari per il mantenimento e il miglioramento delle aree verdi del Levante cittadino. Ma la linea comune si è spezzata presto.

    La “sorpresa finale”, le polemiche e la lettera del Municipio Levante

    Per tutti i volontari del progetto Ser.vo.con.te era previsto un contributo di 300 euro per il lavoro svolto; tutti i ragazzi avevano compilato e firmato un foglio indicando la preferenza sul metodo di pagamento (bonifico o contanti). A quattro giorni dall’incontro finale del progetto e del saldo dei 300 euro, il Municipio avvisa Legambiente, e in seguito i ragazzi, che il saldo avverrà tramite dei voucher, forma di pagamento mai nominata nel corso degli incontri presso la sede di via Pinasco. Ma le sorprese non sono finite, perché nel corso dell’incontro i ragazzi scoprono che i 300 euro sono pagati con buoni della spesa da 10 euro l’uno (My Voucher), utilizzabili in alcuni supermercati e negozi di elettronica.

    La reazione dei ragazzi non si è fatta attendere, dai social network alle email, arrivano copiose le critiche al Municipio per la scarsa chiarezza e la scorrettezza nel comunicare con colpevole ritardo questa inversione di rotta. I ragazzi lamentano soprattutto la mancanza di professionalità da parte del Municipio, al di là della questione economica, che è comunque importante e non va dimenticata soprattutto perché i partecipanti sono perlopiù giovani studenti, disoccupati, stagisti o tirocinanti.

    La sensazione di essere stati presi in giro e il disarmo di fronte a un comportamento poco ortodosso non hanno contribuito e non contribuiranno di certo a migliorare l’opinione di questi giovani verso il Municipio e non potranno essere la base per iniziare una proficua collaborazione per il miglioramento della città.

    Il Municipio, dal canto suo, si difende con una comunicazione ufficiale del 17/2/2014 firmata dal presidente Farinelli: “Il Municipio non era a conoscenza di tutti i dettagli del percorso del progetto che ebbe inizio con il Ministero del lavoro e delle Politiche sociali che sottoscrisse con il Comune di Genova in un protocollo d’intesa prendendo spunto dall’esperienza di solidarietà ed impegno, definiti ‘angeli del fango’, durante l’alluvione che colpì Genova nel settembre 2011″, si legge nella lettera inviata dal presidente del Municipio IX Levante. “L’idea era quella di dare continuità a quell’esperienza da realizzare nei tre territori che erano stati vittime dell’alluvione attraverso bandi che avrebbero dovuto individuare associazioni di promozione sociale interessate a presentare progetti per la realizzazione di attività rivolte ai giovani. La Giunta e il sottoscritto si limitarono ad individuare l’area oggetto della riqualificazione e ad approvare il relativo bando che fu vinto da Legambiente”.

    Manuela Stella

  • Boschi Superbi, il territorio boschivo genovese: gestione, manutenzione e valorizzazione

    Boschi Superbi, il territorio boschivo genovese: gestione, manutenzione e valorizzazione

    valtrebbia-verde-alberi-bosco-ambienteForse non sarà il Wienerwald, il “polmone verde di Vienna” con i suoi 6000 chilometri di ampiezza, ma si tratta comunque di un’area boschiva di tutto rispetto. Parliamo della nostra cintura verde, i boschi di Genova, la macchia mediterranea in riviera, alternata a pinete che nelle zone interne diventano bosco misto e poi faggete; foreste, talvolta anche molto fitte e scoscese, popolate principalmente da cinghiali che si spingono anche entro l’area urbana genovese.  Ma si possono incontrare anche i caprioli, specialmente in Val Trebbia e nella Valle Stura, e i lupi in Val d’Aveto o Val Graveglia. Un patrimonio verde significativo di cui andare orgogliosi, da conservare e valorizzare.

    Dalle attività agricole ai “boschi deboli”

    L‘ultimo censimento Istat dell’agricoltura (2010) ha fotografato per la provincia di Genova una riduzione del 40% del numero di imprese agricole rispetto al precedente del 2000 (anche se gli occupati nel settore negli ultimi anni sono in crescita e diminuisce l’età media dei conduttori, ndr); questo progressivo abbandono ha rappresentato un danno in termini puramente economici – poiché un terreno agricolo che ritorna bosco perde buona parte del proprio valore – ma anche di salute del territorio, in quanto il bosco che si forma in maniera casuale è spesso un bosco “debole” con molti arbusti e pochi alberi, facilmente attaccabile dagli incendi e con radici in grado di assorbire meno acqua rispetto a giovani alberi in crescita.

    Il territorio non presidiato dall’attività umana resta a carico della pubblica amministrazione, se appartenente al demanio, oppure è lasciato al buon cuore dei proprietari, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.

    Infatti anche se siamo la regione in Italia con la maggior percentuale di territorio boschivo, e Genova ne è la provincia più ricca (circa il 50% del territorio), la percentuale di necromassa (piante morte) è più che doppia rispetto alla media nazionale (13,2 metri cubi contro i 5,2 di media nazionale per gli alberi “morti in piedi”; 3,1 contro 1,3 per i “morti a terra”). Questo potrebbe essere dovuto in parte agli estesi rimboschimenti di conifere del secolo scorso, che ponendo gli alberi a latitudini non particolarmente favorevoli li ha resi più fragili e più facilmente soggetti alle epidemie, che peraltro negli ultimi decenni sono state particolarmente diffuse. D’altra parte la macchia mediterranea, tipica delle nostre zone, è composta da piante che possono resistere alla siccità grazie alla composizione del loro fusto: ciò però le rende anche estremamente infiammabili. Quando arrivano le piogge violente, parte di questi alberi morti si aggiungono agli altri già caduti intasando ulteriormente il flusso delle acque nel breve viaggio dal bosco al mare.

    Regione Liguria: la Banca della Terra e il bando per la gestione di 7000 ettari di bosco pubblico

    Lago del Brugneto LiguriaÈ quindi l’incuria del territorio il nemico principale, ed è anche l’unica cosa sulla quale si può veramente agire.
    Per questo, o anche per questo, la Regione Liguria ha deciso di correre ai ripari, e a novembre la Giunta ha approvato il Ddl sulla Banca della Terra, per favorire il recupero del territorio e restituirlo all’uso, sia agricolo che selvicolturale. «Vogliamo favorire il recupero produttivo delle aree a vocazione agricola abbandonate o sottoutilizzate – aveva spiegato in quell’occasione l’assessore Barbagallo, promotore della proposta – e perseguire anche l’aumento della superficie media aziendale, la costituzione di unità produttive più ampie ed efficienti, con enormi conseguenze anche sul piano occupazionale e di reddito, tenendo conto che il 70% delle aziende vitivinicole liguri sono sotto l’ettaro di superficie».
    In sostanza si vorrebbero convincere i proprietari di terreni ad occuparsene, e gli enti locali ad essere meno negligenti, instaurando una sorta di circolo virtuoso. «Ma – sottolineava Barbagallo – siccome non tutti possono dedicarsi all’attività agricola la legge prevede che le terre di cui i proprietari non possono o non riescono a prendersi cura siano trasferite nella disponibilità di chi vuole farne uso, attraverso un soggetto terzo garante».
    Il soggetto terzo dovrebbe essere un Fondo affidato alla gestione di Filse, la finanziaria regionale, con una dotazione finanziaria iniziale di 1,3 milioni di euro che dovrebbe servire a favorire il riordino finanziario delle aziende esistenti, svolgendo una funzione del tutto simile ad una banca. Vedremo poi, nel concreto, quanto i diffidenti liguri saranno disposti a concedere e quanto le istituzioni vorranno credere in questo provvedimento, che in Toscana sta muovendo i primi passi operativi mentre in Sicilia è già una realtà con alcuni appezzamenti sulle Madonie dati in gestione a cooperative di giovani. Altre Regioni, invece, hanno preferito battere strade diverse: ad esempio, la Regione Lombardia, che ha problemi di sotto utilizzo del patrimonio boschivo, incentiva la meccanizzazione delle aziende selvicolturali con finanziamenti e corsi di formazione.

    Castagne-autunno-bosco-torriglia-D2
    Frammentazione della proprietà – Tanti appezzamenti in capo a soggetti diversi erano dovuti, in origine, al tentativo di salvarsi anche in annate climaticamente ostili: in caso di grandinate o temporali molto localizzati, tipicamente liguri, il raccolto andava perduto solo su una parte e non sul totale delle proprietà. Poi il passare delle generazioni ha ovviamente acuito questa caratteristica che, unita al territorio spesso aspro e ripido, ha reso l’uso degli attrezzi a motore quasi proibitivo.

    Una direzione, quella intrapresa dalla Giunta, assolutamente condivisibile, anche perché oggi la frammentazione della proprietà è una delle cause principali che portano all’abbandono del territorio.

    Nella sede di Piazza De Ferrari, tuttavia, devono soffrire di bipolarismo. La stessa Giunta che ha avuto il merito del Ddl sulla Banca della Terra per le aree a vocazione agricola, infatti, ha preso una decisione controversa per quanto riguarda la gestione delle selve più remote e apparentemente meno strategiche. Se le norme severe volte alla protezione dell’integrità ambientale (norme alle quali sono sottoposti anche i terreni dei privati che ricadano nei Sic – siti di importanza comunitaria) in alcuni casi impediscono di fatto lo sviluppo di attività agricole o boschive (vietato l’uso della motosega, vietato aprire sentieri anche solo per disboscare, piani di impatto ambientale prima di tagliare alberi o modificare casolari), ecco il bando regionale che scade questo mese per la concessione di 7 lotti di bosco pubblico con durata di dodici anni (3 in provincia di Imperia, 2 a Savona, 1 a testa per Genova e La Spezia, quasi tutti in aree Sic) per lo svolgimento di attività da iscrivere alla Camera di CommercioCerto, gli assegnatari dovranno rispettare il Piano di assestamento (su cui la Regione avrà potere di controllo) o predisporne uno idoneo qualora manchi per quella specifica zona, tuttavia i concessionari che arriveranno quali ospiti paganti potranno scegliere “l’offerta tecnico gestionale” da presentare; viene naturale chiedersi: sarà sufficiente il potere di controllo della Regione ad evitare utilizzi impropri del territorio? 

    Boschi di Genova: cosa ne pensa Tiziano Fratus?

    Abbiamo raccolto il pensiero di Tiziano Fratus, “homoradix” per eccellenza, una passione per gli alberi secolari e la capacità unica di ascoltare il respiro che ogni bosco possiede. «I liguri hanno gli stessi difetti di tutti gli altri italiani, in ogni zona si presentano le stesse dinamiche. La Regione dovrà tutelare i luoghi che darà in concessione con il nuovo bando e non dovrà limitarsi a sperare che i privati riescano dove lo Stato non è riuscito. Se fosse questa la strategia, suonerebbe ridicola. Sia chiaro, la partecipazione dei cittadini alla gestione, il cosiddetto partenariato sociale, è una strada in cui credo anch’io, ma la gestione in toto ad un privato non è a mio modo di vedere la soluzione migliore per recuperare i terreni boschivi».
    La Liguria è una regione di cui Tiziano si è occupato più volte, sia nel suo libro “L’Italia è un bosco” sia nella rubrica settimanale su La Stampa, “Il cercatore d’alberi”: da Villa Hanbury alle sequoie della Val d’Aveto, passando per quelle, monumentali, di Pegli, dell’Orto Botanico e di Villa Serra. «La Liguria dell’entroterra è ben diversa da quella di costa, sono due mondi che non si parlano». Che non sia arrivata l’ora di provare a far loro scambiare almeno due chiacchiere?

    Bruna Taravello

  • Turismo a Genova, dati 2013: nazionalità dei visitatori e periodi di maggiore affluenza

    Turismo a Genova, dati 2013: nazionalità dei visitatori e periodi di maggiore affluenza

    genova-castelletto-veduta-DIIl turismo a Genova si conferma, anno dopo anno, un’opportunità su cui investire per sbloccare un’economia stagnante e priva di slancio. Anche se con colpevole ritardo, in questi ultimi cinque anni la città ha mosso importanti passi in avanti e c’è da augurarsi che il futuro riservi investimenti rilevanti, siano pubblici o privati, capaci di migliorare l’offerta.

    Ecco la panoramica del flusso turistico che ha interessato la città di Genova nel 2013, con il dettaglio delle nazionalità legate ai mercati di maggior affluenza, aggiornata a settembre 2013 e redatta dalla Provincia, ente deputato per legge alla raccolta dei dati per quanto riguarda le strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere genovesi. Il numero totale di visitatori (sia italiani che stranieri) è di 613.937 (esclusi i mesi di ottobre, novembre e dicembre) con un aumento del 4,6% rispetto al 2012. Sostanziale equilibrio fra turisti stranieri (che sono stati 310.637, + 11,2% sul 2012 ) e italiani (303.300, in leggero calo rispetto ai 307mila del 2012).

    Per quanto riguarda la nazione di provenienza dei visitatori, a guidare la speciale classifica è la Francia con 42.911 visite, seguono Germania e Russia rispettivamente con 27.292 e 26.569 presenze. Stati Uniti e Svizzera seguono con 17.100 e 16.372, subito dietro Regno Unito, Cina e Spagna che rispettivamente contano 15.506, 13.935 e 12.789 presenze. In tutti i casi si tratta di un aumento rispetto all’anno precedente, addirittura un +43,2%  per quanto riguarda l’affluenza dalla Russia.

    In quali periodi dell’anno è maggiormente visitata la nostra città? I dati ci dicono che luglio e agosto sono i mesi in cui si registra il picco di visite, si intende sia di turisti italiani che stranieri, con un valore che nel mese di agosto sfiora le 100.000 unità. Un dato che, ad essere sinceri, scontra un po’ con quella che è la strategia di promozione della città che nell’agosto 2013, giusto per fare due esempi, presentava via Garibaldi sottosopra per i lavori di pavimentazione e lo Iat del Carlo Felice chiuso per ferie. Senza contare che agosto rimane per buona parte dei commercianti il mese delle ferie e della chiusura stagionale. Tuttavia i numeri sono alti anche nei mesi primaverili con picco nel mese di maggio, a conferma di un andamento positivo che non vive esclusivamente del picco estivo, ma gode di una certa stabilità da marzo a ottobre.

    Le zone di più forte concentrazione sono il Porto Antico e il Centro Storico, ma ultimamente stanno prendendo piede anche altre zone della città, come la parte che gravita intorno a via XX Settembre e Galleria Mazzini e Corso Italia/Boccadasse (anche se in misura più contenuta).

    [foto di Diego Arbore]

     

  • Sanità, residenze sanitarie assistenziali (RSA) in mano ai privati: denuncia del sindacato

    Sanità, residenze sanitarie assistenziali (RSA) in mano ai privati: denuncia del sindacato

    sanita-corsia-ospedaleL’imminente chiusura della RSA “psicogeriatrica” di Rossiglione, finora gestita direttamente dall’Azienda sanitaria locale genovese (Asl 3), scatena la reazione del sindacato autonomo Fials che già in passato aveva denunciato l’esistenza di un piano, concordato tra Regione Liguria e Direzione Asl 3, per chiudere e privatizzare tutte le RSA (residenze sanitarie assistenziali) sia geriatriche che psicogeriatriche (qui la nostra inchiesta).
    Secondo la Fials le argomentazioni dell’azienda sono inaccettabili «La chiusura con successivo appalto ai privati che riaprirebbero Rossiglione con le stesse funzioni attualmente gestite dalla Asl 3 sarebbe giustificata unicamente dal “blocco delle assunzioni”. Per non assumere una manciata di lavoratori si chiude, si esternalizza, si privatizza. E probabilmente, nel prossimo futuro, si andrà incontro anche ad un aumento complessivo dei costi di gestione, visto che le esternalizzazioni e le convenzioni non sono certo gratuite».

    «La Regione Liguria e la Direzione Asl 3 porgono il fianco ad una operazione che fa gola ai privati per ragioni di mercato e di profitto in un settore dove la presenza privata è già preponderante – spiega il segretario Fials Genova, Mario Iannuzzi – Una scelta chiaramente esplicitata non solo con la vicenda di Rossiglione, ma anche nelle delibere della Asl 3».
    Il sindacato Fials cita per tutte la delibera n. 794 del 23.12.2013 – bilancio di previsione 2014 – pag. 54/55 – Relazione del Direttore Generale, dove si legge chiaramente: “ … l’attivazione al 2° piano del padiglione anteriore dell’ex Ospedale Celesia (RSA Geriatrica) […], sarà orientata alla concessione della gestione ad un soggetto concessionario. Tale azione di esternalizzazione consentirà l’utilizzo della nuova struttura con costi più contenuti rispetto alla gestione diretta (costi di cui nella delibera non c’è traccia, sottolinea la Fials). La concessione potrebbe anche comprendere la gestione della RSA di mantenimento Celesia attualmente a gestione diretta ASL 3 dotata di 25 pl e situata al piano superiore. […] Anche l’attivazione di una RSA di mantenimento di 20 pl presso l’ospedale di Busalla deve essere vista in un’ottica di esternalizzazione della gestione affidata ad un Concessionario attraverso l’espletamento di una gara …”.

    Ma a rischio sarebbero tutte le RSA attualmente gestite dall’Asl 3 (le uniche a gestione pubblica) «RSA Quarto, dove i progetti di ristrutturazione dell’area prevedono il ridimensionamento dei posti letto attualmente destinati a RSA psicogeriatriche – continua Iannuzzi – RSA Pastorino di Bolzaneto, dove si rincorrono le voci di una cessione che fa gola a molti, e RSA Campo Ligure in forse un giorno si e l’altro anche».
    Per il sindacato autonomo si tratta di scelte inaccettabili «Scelte che cadono nel silenzio generale sia delle istituzioni locali che di altre sigle sindacali (vedi CGIL-CISL-UIL), le cui politiche si confermano come uno sfacciato fiancheggiamento alle scelte di privatizzazione della Regione Liguria – conclude il segretario Fials Iannuzzi – Lo stesso silenzio di chi finge di non sapere cosa sta accadendo con lo scandaloso appalto delle cucine e con la mancanza totale di investimenti in risorse nei distretti territoriali e nel necessario potenziamento dell’assistenza domiciliare, oggi in forte sofferenza».

    Matteo Quadrone

  • Voltri, Villa Duchessa di Galliera: stato dei lavori e futura gestione. La nostra visita

    Voltri, Villa Duchessa di Galliera: stato dei lavori e futura gestione. La nostra visita

    villa-duchessa-di-galliera-voltriDopo la puntata di #EraOnTheRoad a Villa Duchessa di Galliera con le anticipazioni sullo stato dei lavori e sulla temporanea gestione della villa e del parco, è arrivata nei giorni scorsi anche la conferenza stampa a Tursi. Stiamo parlando di una delle residenze più belle, antiche e ricche di storia del Ponente genovese e di tutta la città. L’abbiamo visitata in compagnia di Maria Rosa Morlè, assessore del Municipio VII (Federazione della Sinistra), e Matteo Frulio, dell’Associazione di Promozione Sociale Sistema Paesaggio. Quel che ne emerso è un resoconto sullo stato dei lavori per la ristrutturazione del teatro privato e del parco storico, iniziati rispettivamente nel 2007 e nel 2012.

    Il parco di Villa Duchessa di Galliera

    Per quanto riguarda il parco, i lavori sono stati suddivisi in due lotti. Il primo, finanziato con quasi 500 mila euro, per la risistemazione del giardino all’italiana, nella parte anteriore della villa. I fondi per il restauro sono stati stanziati da Tursi che, dopo la pubblicazione di apposito bando, aveva affidato gli interventi alla Cooperativa Archeologica SCRL nell’agosto 2012. I lavori sono iniziati tra fine 2012 e inizio 2013, e sono stati ultimati verso la fine dell’anno (la fine era prevista per il mese di settembre, ma il cantiere è stato sgomberato di fatto a novembre).
    In questo caso gli interventi sono serviti ad arginare il degrado in cui versava l’area e a limitare il vandalismo (la zona, accessibile a tutti, veniva usata negli ultimi tempi come parcheggio per scooter, e c’era anche chi scambiava la parte a ridosso delle aiuole come area camping). Sono state apportate anche migliorie a livello generale, con l’inserimento di nuovi arredi o il ripristino di quelli storici: ad esempio, è stata reinserita una panca del 1872, una rovina archeologica ora restaurata, e sono stati ripristinati i pilastrini delle panche originali del 1700. È stato rifatto il prato, rovinato poiché il parco storico era prima scambiato per un campo da calcio, e gli interventi sulla vegetazione sono stati tanti: nei ventagli laterali sono stati inseriti bossi, collezioni di bulbose (amaryllis e agapanthus), rose, gerani. C’è anche la rosa Duchessa di Galliera, un ibrido donato al parco a fine lavori che oggi non è ancora in commercio e che sarà presentato all’Expo 2015.

    Nel secondo lotto, invece, i finanziamenti ammontano a 1,6 milioni di euro, anche questi stanziati direttamente da Tursi. I lavori non sono ancora iniziati: il Comune di Genova ha emesso un bando per appaltare i lavori, che scadrà il 24 febbraio. I tempi stringono e non si sa quale sarà il destino del parco. Per questo, non saranno rispettati nemmeno i canonici 30 giorni tra l’assegnazione dell’appalto e l’inizio dei lavori.
    Gli interventi in questo lotto saranno mirati e riguarderanno la zona superiore del parco, quella delle terrazze. Sarà ripristinato l’agrumeto così com’era ai tempi del padre della Duchessa di Galliera che, ci dicono i nostri interlocutori, pare fosse molto rinomato all’epoca: i suoi prodotti venivano scambiati con la famiglia dei Savoia. Inoltre, ci saranno interventi sulle cascate, si introdurranno azalee e rododendri, in base alle indicazioni lasciate dalla stessa Duchessa nei suoi elenchi, e si predisporranno aree pic-nic. Ci saranno anche interventi sugli edifici all’interno del vasto complesso: il castello, la coffee-house, la casa colonica Borromeo.

    Il Teatro della villa

    I lavori per riportare in vita il teatro privato sono iniziati tra 2006 e 2007, conclusi nel 2010. In questo caso è stato stanziato 1 milione di euro con un cofinanziamento di Comune e Compagnia di San Paolo. Gli interventi si sono rivolti alla messa in sicurezza del soffitto pericolante e alla ricostruzione di una parete crollata.  Si tratta del più antico teatro di villa della Liguria rimasto in vita, riportato alla luce dopo 200 anni. Prima era usato come teatro per le scuole e poi come palestra; poi, la chiusura per oltre un decennio, fino alla riapertura, con l’inaugurazione organizzata dal Teatro Cargo, che oggi ancora lo usa per concerti e eventi, così come il Municipio e le altre associazioni locali.

    Il futuro: la gestione del complesso di Villa Duchessa di Galliera

    In previsione della fine degli interventi, si pone il problema della manutenzione e promozione del complesso. È bene iniziare a pensare a una possibile soluzione per non far naufragare tutti gli sforzi fatti e i soldi spesi finora: in totale, solo Tursi ha messo a disposizione oltre 2 milioni di euro, cui si aggiunge un altro milione e mezzo per il teatro, tra Comune e Compagna di San Paolo. Il Comune ha aperto un bando, in scadenza il 17 marzo 2014: dopo quella data si saprà chi sarà il gestore. Tra tutti, partecipano due soggetti particolarmente attivi sul territorio, molto motivati e determinati ad arrivare fino in fondo: si tratta del Teatro Cargo e dell’APS Sistema Paesaggio, associazione con ragione sociale nata da quella di volontariato Amici di Villa Duchessa di Galliera.

    Per quanto riguarda il Teatro Cargo, lo staff sta valutando la fattibilità del progetto e cercando sponsor. Si tratta di un soggetto culturale molto importante nel quartiere e in tutta Genova. Nel 2006 il Cargo già aveva partecipato al bando della Compagnia di San Paolo per la ristrutturazione del teatro: aveva seguito i lavori, lanciato e promosso il teatrino, contribuendo a renderlo vivo per tutti questi anni, come ci racconta la direttrice Laura Sicignano «conosciamo questi spazi e il territorio, ci siamo spesi da subito per questa causa, abbiamo lanciato e salvaguardato questo bene. La manutenzione è fondamentale e ci piacerebbe far parte di questo progetto».

    Per quanto riguarda invece Sistema Paesaggio, il Comune le ha affidato momentaneamente la gestione con una convenzione ad interim, in attesa di trovare il gestore ufficiale. Ora si occupa di pulizia, manutenzione base (per quella specifica c’è Aster), organizzazione di eventi e visite guidate a pagamento. Queste ultime partiranno il 27 febbraio e si svolgeranno nel primo letto del parco e nella villa. La necessità di dar vita a Sistema Paesaggio è dovuta a motivi burocratici: Amici di Villa Duchessa di Galliera, essendo volontaria, non poteva gestire la bigliettazione relativa alle visite.

    «Senza alcun tipo di pubblicità e promozione, abbiamo già varie richieste per le visite, tra cui quelle di un gruppo di Biella, uno di Varese e uno di Alessandria – racconta Matteo Frulio – Le visite saranno a pagamento: 5 euro, con incentivi per le fasce più deboli, cioè anziani e bambini. In base alla convenzione con il Comune, il ricavato verrà reinvestito nella manutenzione. Un buon compromesso: a Villa Pallavicini si pagano 10 euro per visitare dei cantieri. Lo scopo è che questo diventi un posto aperto, non riservato a pochi, ma resta il fatto che questa è una realtà delicata che è necessario presidiare: si potrà accedere nei weekend e su prenotazione, in base a una precisa calendarizzazione. Avremmo voluto renderlo più aperto, magari mettendo un gazebo all’ingresso, garantendo l’accesso su offerta libera, ma da Tursi abbiamo avuto restrizioni in questo senso. Sappiamo che l’introduzione di un biglietto inasprirà alcuni, ma l’unica alternativa era tenere chiuso fino all’arrivo del nuovo gestore».

    Elettra Antognetti

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  • #OgWifi: al via la mappatura dei locali e delle attività che forniscono il wifi a Genova

    #OgWifi: al via la mappatura dei locali e delle attività che forniscono il wifi a Genova

    wifi gratis#OgWifi, il Wifi a Genova in un click è il nuovo progetto lanciato nel capoluogo ligure da Open Genova e realizzato in collaborazione con Confesercenti e con il patrocinio del Comune: si tratta in sostanza di una mappatura gratuita dei locali e degli esercizi di vicinato che forniscono la connessione wifi ai propri clienti, gratis o a pagamento.

    In questo modo sarà possibile per tutti reperire la connessione internet più vicina e navigare sul web con il proprio smartphone o il proprio tablet. Inoltre, tutti i dati saranno raccolti con la licenza Creative Commons 3.0 e potranno essere usati da tutti.

    L’adesione al progetto per le attività è gratuita e può essere sottoscritta da pubblici esercizi come bar e ristoranti, negozi di vario genere, associazioni, strutture ricettive, semplicemente compilando la modulistica presente sui siti opengenova.org e confesercentiliguria.it

    Gli aderenti al progetto saranno poi geolocalizzati e avranno a disposizione una scheda sintetica contenente le caratteristiche della connessione wifi, i contatti dell’attività e una breve descrizione del locale/esercizio, il link al proprio sito, pagina facebook, account twitter o eventuali foto.

    «La mappatura degli esercizi wifi è un’iniziativa preziosa e costituirà un ottimo strumento di supporto a cittadini e visitatori – hanno dichiarato gli gli assessori Francesco Oddone e Isabella Lanzone nel corso della presentazione del progetto -. Gli esercenti genovesi hanno già da tempo compreso l’importanza di offrire questo servizio aggiuntivo che contribuisce a migliorare la  qualità della proposta commerciale e di quella turistica della nostra città, questo progetto  servirà a valorizzare anche la loro iniziativa».

    «Pensiamo  che questo progetto potrà fare da volano alla diffusione della connettività e dei servizi  ad alto contenuto tecnologico a Genova – spiega il responsabile di Open Genova Enrico Alletto –  Il Progetto #OGWiFi copre in una sola  volta almeno tre temi fondamentali: Open Data, Free WiFi e sviluppo della banda larga. Sviluppatori eesterni potranno per esempio accedere ai dati da noi messi a disposizione sotto licenza Creative Commons 3.0 e ricavarne un’app per smartphone».