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  • Puc, Piano Urbanistico comunale: la “Genova del futuro” punta al pareggio fra nuovi edifici e demolizioni

    Puc, Piano Urbanistico comunale: la “Genova del futuro” punta al pareggio fra nuovi edifici e demolizioni

    Veduta notturna del Centro Storico di GenovaUn po’ sottotono è passata la scorsa settimana l’approvazione da parte del Consiglio comunale delle controdeduzioni del Comune di Genova alla Vas, la Valutazione ambientale strategica licenziata da Regione Liguria per fare le pulci al Puc. Eppure, con il via libera a questo documento, il nuovo Piano urbanistico comunale, profondamente rivisitato, sembra aver imboccato il rush finale che potrebbe portare alla sua adozione definitiva entro la fine del 2014, secondo le stime del vicesindaco Bernini.

    La partita che aveva contrapposto la Regione al Comune sembrerebbe avere, almeno per il momento, un solo, giusto vincitore: i cittadini. L’obiettivo comune è la definitiva approvazione di un nuovo Puc che, grazie alle pressioni delle associazioni e alle prese di posizioni di Lista Doria e delle sinistre in Consiglio comunale, punti molto più sul rispetto dell’ambiente, sul godimento da parte dei genovesi del verde e dei luoghi naturali e su una mobilità sostenibile a discapito della cementificazione. “Stop al consumo del suolo”, una parola d’ordine che dovrà concretizzerà con la rincorsa a un bilancio di assoluto pareggio tra nuovi edifici da costruire e demolizioni. Grande attenzione verrà naturalmente posta alle zone a forte rischio idrogeologico in cui dovrà drasticamente diminuire il peso delle strutture abitative. Particolare importanza, inoltre, rivestono le disposizioni sull’edilizia residenziale pubblica: anche in questo caso viene posto un notevole freno alle nuove costruzioni mentre si incentiva la riqualificazione e la ristrutturazione delle innumerevoli abitazioni esistenti ma attualmente non utilizzate e spesso fatiscenti.

    Il vicesindaco Stefano Bernini: Puc definitivo entro fine anno

    genova-panorama-villetta-di-negroAbbiamo chiesto al vicesindaco e assessore all’Urbanistica del Comune di Genova, Stefano Bernini, di aiutarci a fare il punto della situazione sull’iter procedurale e quanto ancora potranno essere ascoltati i cittadini nel cammino verso l’approvazione definitiva del documento che delinea la Genova del futuro.

    «Finalmente – sospira Bernini – il Consiglio comunale ha approvato le controdeduzioni alle osservazioni regionali sulla Valutazione ambientale strategica. Ciò significa che, essendo queste da noi considerate le linee guida per gli uffici di urbanistica e pianificazione territoriale, possiamo ora lavorare sulle singole controdeduzioni a tutte le altre osservazioni sollevate al Comune di Genova sul Puc».

    Quali sono i prossimi passaggi formali? «Entro due mesi dovremmo avere sia la risposta della Regione, mi auguro positiva, rispetto a come abbiamo controargomentato le osservazioni contenute nella Vas, sia il percorso di riproposizione al Consiglio comunale delle controdeduzioni per arrivare al Puc definitivo».

    Dopo le pressioni di questi mesi e alcuni emendamenti che hanno accolto alcune delle numerose segnalazioni, i cittadini avranno ancora modo di esprimere le proprie valutazioni? «Dato che stiamo parlando di questioni delicate di filosofia urbanistica e visione più generale della città, cercheremo di studiare un cronoprogramma che riproponga sia il passaggio attraverso i Municipi, soprattutto per le controdeduzioni che riguardano i Municipi stessi, sia percorsi partecipati sull’informazione ai cittadini circa le scelte che abbiamo fatto, in particolar modo per le questioni di maggior respiro. Il punto di arrivo dovrà comunque essere la discussione nelle competenti Commissioni di Consiglio comunale in modo che, suddividendo i singoli argomenti, si possa arrivare al giusto grado di approfondimento perché si tratterà dell’ultimo atto che dovremo compiere dal punto di vista amministrativo. Dovremo dunque fare in modo che il nuovo Puc diventi uno strumento reale di azione chiaro a tutti».

    Sembra, dunque, che ci sia ancora molto lavoro da fare. È possibile fare una previsione su quando Genova potrà adottare il nuovo Piano urbanistico? «Ci auguriamo che il percorso che stiamo intraprendendo possa accompagnarci ad un voto del Piano urbanistico in modo definitivo entro la pausa estiva. Da quel momento dovranno passare 90 giorni necessari per eventuali altre osservazioni solo sui punti già modificati. Dopodiché potremo chiudere il percorso passando il tutto in Regione. Se tutto va bene, dunque, potremmo arrivare alla fine dell’anno con il nuovo Puc».

    Il punto di vista della rete IF, l’impegno dei cittadini

    quarto-levante-genova-A2L’approvazione della delibera e, soprattutto, il mutato orientamento del Puc sono stati accolti favorevolmente, pur sempre con riserva, anche dalla rete di cittadini che da mesi ormai sta combattendo per mettere un serio freno alla cementificazione sconsiderata in città. «Riconosciamo il valore del percorso che è stato fatto dalla società civile, di cui facciamo parte e che abbiamo un po’ rappresentato con la nostra raccolta di istanze che abbiamo portato nelle sedi democratiche deputate – dichiara Deborah Lucchetti, portavoce della rete IF – riconosciamo cioè che la delibera approvata ha dato il via a un cambiamento di tono e a una maggiore consapevolezza verso tutta una serie di tematiche che prima erano assolutamente assenti dal dibattito politico. Anche i consiglieri più lontani, che non hanno mai riflettuto su temi dello sviluppo del territorio nei termini in cui lo facciamo noi, hanno capito che oggi è urgente e importante parlare di queste cose. E ciò è sintomatico di un nuovo orientamento che, seppure non in maniera totale e chiarissima, pare sia stato colto. Per questo siamo cautamente positivi nei confronti di questa delibera perché vediamo comunque un primo riconoscimento del nostro lavoro».

    Ma non basta. Il coordinamento dei cittadini promette di vigilare costantemente su tutte le tappe che porteranno all’adozione formale del nuovo Puc: «Dal nostro punto di vista – prosegue Lucchetti – avremmo voluto delle indicazioni più coraggiose, capaci di porre limiti più immediati e restrittivi a uno sviluppo che ha fatto il suo tempo come ci dimostra il territorio ferito che non manca di lanciarci chiari allarmi ogni giorno. Ma siamo comunque solo a un punto di partenza perché la nostra campagna continuerà a presidiare il percorso del Puc sia nelle sue tappe regionali che nel suo ritorno in Comune. Vigileremo su una declinazione coerente nel concreto delle scelte che cerchiamo di orientare il più possibile alla salvaguardia del territorio e alla tutela dei cittadini».

    «Non so dirti se i tempi siano realistici o meno ma noi faremo il possibile per coinvolgere il territorio e i comitati che abbiamo raccolto intorno alla petizione. Non so risponderti sul piano tecnico ma posso farlo su quello politico, dal basso, dal punto di vista di cittadini che passano le notti a studiare questi aspetti essendo tutto basato sul volontariato: il nostro è un percorso di costante negoziazione tra tutti i soggetti della società, c’è bisogno di tempo anche perché c’è sempre più gente comune che vuole capire questo procedimento e vuole allinearsi a questo percorso. Speriamo, dunque, che non si tratti solo di fumo ma che l’arrosto ci sia e vada davvero nella direzione di restringere le possibilità di uno sviluppo dissennato e apra le possibilità per una nuova idea di città. Se non lo facciamo adesso, non lo faremo mai più perché questa città rischia di morire sotto il vecchiume, sotto il conservatorismo dei vecchi poteri».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Teatro dell’Ortica: dopo il blocco dello sfratto, ipotesi nuova struttura presso l’ex Guglielmetti

    Teatro dell’Ortica: dopo il blocco dello sfratto, ipotesi nuova struttura presso l’ex Guglielmetti

    centro-polivalente-auditorium-majorana-teatro-orticaTempo fa aveva fatto parecchio discutere la notizia dello sfratto, arrivata poco dopo il rinnovo del contratto di locazione a canone agevolato della durata di 3 anni, per il Teatro dell’Ortica e il centro polivalente Auditorium che sarebbero stati costretti ad abbandonare i locali di Via Allende 48 a Molassana, all’interno dell’Istituto superiore Majorana. Il motivo? Fare posto alle classi di un altro istituto, l’agrario Marsano che, prima sito in Via de Vincenzi, aveva bisogno di nuovi locali.

    Subito si erano scatenate le proteste di tutto il quartiere e l’ASP Brignole aveva dato la disponibilità ad ospitare teatro e centro Auditorium all’interno dell’Istituto Doria, in Via Struppa 50 (qui l’approfondimento di Era Superba). Un’operazione che avrebbe permesso all’Ortica di non abbandonare il quartiere di Molassana

    Che ne è stato del Teatro dell’Ortica? La revoca dello sfratto fino al 2015

    Abbiamo parlato con il direttore Mauro Pirovano «lo sfratto è stato bloccato e per tutto il 2015 la compagnia potrà continuare a lavorare all’interno del Majorana». È stata risolta l’impasse per cui, entrando gli studenti del Marsano, sarebbero dovuti uscire Auditorium e Ortica: gli alunni hanno sì effettuato il trasferimento previsto, ma sono andati ad occupare un’altra sezione dell’Istituto di Via Allende, senza toccare i locali al pianoterra, che sono rimasti agli operatori sociali e al teatro.

    La decisione è stata presa di concerto da Comune e Municipio IV, ma è stata a lungo sollecitata anche da cittadini, operatori, amministratori. Teatro e Auditorium svolgono anche un importante ruolo sociale di tutela dei soggetti deboli, con disagi e dipendenze, e si occupano di madri e bambini con handicap.

    Il futuro: un nuovo teatro all’ex officina Guglielmetti

    guglielmetti-molassanaL’ipotesi per il 2015 è il definitivo trasferimento all’interno delle ex Officine Guglielmetti, tra Via Lungobisagno Dalmazia, piazzale Bligny e via Terpi. Qui, nell’area un tempo adibita alla manutenzione e riparazione dei bus AMT, il gruppo Talea (società di gestione immobiliare coordinata da Coop Liguria) ha avanzato lo scorso ottobre la proposta di realizzare un complesso alberghiero con centro commerciale e parcheggio sulla copertura (qui l’inchiesta di Era Superba sul progetto ex Guglielmetti). Oggi il progetto prevede anche un locale per il Teatro dell’Ortica con spazio esterno per le manifestazioni artistiche, dagli spettacoli al cineforum.

    «Grazie alla collaborazione con Coop e Talea – conferma Pirovano – abbiamo avuto l’ok per la costruzione di un nuovo teatro all’interno della Guglielmetti. Per noi è una grande opportunità: è stata espressa questa intenzione e ne siamo felici. Ci auguriamo che si riesca a iniziare al più presto con i lavori: se partissero già entro l’estate, potrebbero essere conclusi entro fine 2015, così da essere operativi nel 2016 per poter dare il via a una nuova stagione».

    L’entusiasmo e la positività sono determinati dal fatto che gli interventi per la costruzione del teatro rientrano nel primo lotto di lavori e quindi, appena si avrà il via libera per iniziare, questo sarà tra i primi interventi ad essere realizzati.

    Commenta il vicesindaco Bernini: «Il progetto per l’ex Guglielmetti al momento è esaminato in Conferenza dei Servizi e sta affrontando il suo percorso naturale verso l’autorizzazione. Siamo molto vicini alla presentazione del progetto definitivo: si sta valutando il preliminare e sono in corso alcune modifiche, com’è naturale per un progetto così ampio e dal forte peso urbanistico. Dentro alla prima variante al progetto rientrano anche gli interventi per la creazione del nuovo Teatro dell’Ortica: si è parlato di rallentamenti sull’inizio dei lavori dovuti ai ritardi dell’apparato burocratico comunale, ma in realtà noi siamo quasi pronti, manca davvero poco. Se dei ritardi ci sono stati, sono dovuti alle proteste dei cittadini che hanno giustamente chiesto di apportare modifiche e di rendere il progetto meno impattante; noi, da parte nostra, stiamo cercando di venir loro incontro e abbiamo ridotto l’altezza dell’edificio che ospiterà l’albergo e modificato l’elicoidale del parcheggio. Per il resto, il progetto è buono e speriamo che i lavori partano presto».

    Continua Bernini soffermandosi sul caso specifico dell’Ortica «per quanto riguarda gli spazi esterni, ci sarà sì la possibilità di svolgere manifestazioni teatrali, ma non solo: è importante  che l’area resti al servizio dell’intera comunità. Sarà indetta una gara per assegnare ufficialmente l’area a un gestore e sarà dunque usata sia dall’Ortica che da tutta la comunità, dalle scuole e dalle altre associazioni di quartiere». A questo proposito, Bernini cita il caso del Teatro Akropolis: il Municipio ha aiutato la compagnia nella costruzione del teatro, ma poi questa si era resa disponibile a dialogare con la comunità, organizzando ad esempio corsi formativi per i bambini delle scuole del quartiere. Chi è dentro, chiosa il vice-sindaco, deve aiutare chi sta fuori.

     

    Elettra Antognetti

  • Municipio Centro Est, Incomincio da…3: il percorso formativo rivolto ai genitori

    Municipio Centro Est, Incomincio da…3: il percorso formativo rivolto ai genitori

    I palazzi del Centro Storico di GenovaDopo l’esperienza dello scorso anno nel territorio del Municipio Centro Est torna Incomincio da…3, il percorso formativo rivolto ai genitori per la prevenzione della dipendenza degli adolescenti dal gioco e dalle sostanze psicoattive e realizzato da un’equipe composta da operatori del Servizio per le Dipendenze della ASL 3 e della Cooperativa Sociale Minerva Onlus, realtà del levante genovese impegnata nella prevenzione e nel supporto alla genitorialità. “Per riflettere sulle proprie competenze educative e sul modo di gestire la relazione con i figli”, si legge nell’opuscolo informativo.

    Incomincio da…3 parte quest’anno con due nuovi per-corsi (dedicati, come l’anno scorso, ai genitori dei bambini delle scuole dell’infanzia e primaria) e con l’opuscolo Sono un Genitore: il mio ruolo è importante, pubblicato dallo stesso Municipio I per raccontare l’esperienza dei genitori che hanno partecipato nel 2013 ai per-corsi di gruppo previsti dal progetto.

    Previsti due per-corsi di gruppo fra marzo e maggio (quattro incontri per ognuno) presso il Laboratorio Sociale di via Prè, ogni corso è riservato a dodici genitori.

    Opuscolo e per-corsi 2014 saranno presentati mercoledì 12 marzo, a Genova, presso il Salone di Rappresentanza del Banco di Chiavari, via Garibaldi 2 a partire dalle ore 17.00.

    Per informazioni sul progetto Incomincio da 3 visitare il sito della cooperativa www.coopminerva.org

  • Ex ospedale psichiatrico di Quarto, il futuro delle aree di proprietà comunale

    Ex ospedale psichiatrico di Quarto, il futuro delle aree di proprietà comunale

    manicomio-quarto-D3Prosegue a piccoli passi il cammino verso la riqualificazione dell’ex manicomio di Quarto. Il 5 marzo scorso si è riunito il Comitato di vigilanza sull’accordo di programma sottoscritto nel dicembre 2013 da Comune, Asl e Arte per determinare la spartizione dell’area (qui l’approfondimento di Era Superba) in tre porzioni affidate ai rispettivi enti firmatari.

    A parlare dell’incontro è stato ieri pomeriggio il sindaco Marco Doria che, rispondendo a un’art. 54 proposto dalle consigliere della Lista Doria Bartolini e Nicolella, ha colto l’occasione per fare il punto della situazione in Consiglio comunale. «L’obiettivo dell’accordo di programma nonché primo tema che è stato discusso nel corso della riunione del Comitato di vigilanza – ha detto il primo cittadino – è la sistemazione dell’assetto urbanistico: da questo punto di vista i tre soggetti titolari sono concordi nel trattare l’area in modo unitario per poter giungere a spazi accessibili e in grado di gestire un notevole flusso di persone».

    Tutti d’accordo, dunque, per quanto riguarda l’accessibilità, la viabilità, i parcheggi e l’utilizzo degli spazi comuni. Ma un percorso unitario verrà ricercato anche sul tema dell’approvvigionamento energetico dei diversi edifici che risiedono nell’area, non fosse altro che per una questione di economie di scala.

    Il sindaco ha anche ricordato come il Consiglio comunale sia stato fondamentale nel cambiamento in positivo di una situazione che sembrava ormai avesse imboccato un’altra strada: «Ci siamo trovati di fronte a una situazione in cui tutte le aree ancora da cedere erano state alienate ad Arte che avrebbe realizzato un’operazione mirata esclusivamente ai ricavi economici. Noi abbiamo contestato questo tipo di approccio perché siamo sempre stati convinti della necessità della permanenza di questi spazi a funzione pubblica e dell’errore a cui si sarebbe andati incontro sradicando da queste aree gli importantissimi servizi sanitari in ambito psichiatrico. Ed è anche grazie alla partecipazione del Consiglio comunale a una mobilitazione diffusa del territorio che siamo riusciti a cambiare la situazione».

    L’autonomia decisionale di Comune, Asl e Arte riguarderà invece le finalità con cui i tre diversi soggetti occuperanno gli spazi. Su questo punto il sindaco ha sgombrato il campo da molti dubbi per quanto riguarda la porzione di proprietà comunale: «Innanzitutto – ha dichiarato Doria – come concordato con il direttore generale di Asl 3, Corrado Bedogni, l’attività di formazione che veniva svolta da Asl e Università per corsi di laurea triennale potrà continuare a svolgersi negli spazi affidati al Comune. È una decisione necessaria anche per le difficoltà di trasferimento che le attività di formazione avrebbero: il discorso però potrebbe cambiare qualora l’Università decidesse di trasferire a San Martino anche le attività che attualmente vengono svolte a Quarto. In tal caso dovremmo semplicemente prendere atto della diversa volontà di un soggetto esterno ma la disponibilità nostra è assolutamente garantita come dimostra il continuo dialogo con Asl 3». Sempre a livello di servizio pubblico ci sono anche importanti funzioni culturali che verranno mantenute negli edifici di proprietà di Tursi: «Si tratta del Museo delle forme inconsapevoli e della Biblioteca/Archivio dell’ex ospedale psichiatrico Centro Basaglia – ha specificato Doria – che ricordano una pagina della nostra storia e non ne fanno perdere memoria».

    Resta, invece, ancora da discutere il futuro delle rimanenti aree di proprietà comunale, ma su questo il sindaco ha assicurato la piena disponibilità a prendere in considerazione le proposte avanzate dal Municipio e dai cittadini che si sono organizzati autonomamente (su tutti, il Coordinamento per Quarto).

    «In ultimo – ha concluso Doria – con tutto il rispetto delle competenze e sovranità decisionali altrui, stiamo imbastendo un ragionamento con Asl 3 su come gestire gli spazi di loro competenza, ad esempio parlando della famosa piastra sanitaria del Levante. Inoltre – ha concluso Doria – sarà mia cura affrontare anche il tema del rapporto con Fintecna, proprietaria di una porzione di terreno contigua a quella di cui stiamo parlando».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Dinegro, mercato comunale: un park orario per rilanciare le attività autogestito dai cittadini

    Dinegro, mercato comunale: un park orario per rilanciare le attività autogestito dai cittadini

    mercato-comunale-dinegroDinegro, una zona “critica” della città, nella duplice accezione del termine: sia perché di importanza fondamentale come snodo viario, ingresso nel cuore della città e arteria di scorrimento del traffico; sia in quanto presenta varie criticità. Ci eravamo stati tempo fa nel corso di una puntata di #EraOnTheRoad e subito si era presentato il problema del cantiere di Via Buozzi, fermo da quando la ditta appaltatrice, la Carena S.p.A., ha presentato in tribunale la domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo. A pochi passi, anche la bella Villa Rosazza, attuale sede di Casa America, il cui parco è in via di ristrutturazione: qui i cittadini hanno avanzato la proposta di gestire gli spazi e aprirli alla cittadinanza, grazie al coinvolgimento volontario di Protezione Civile, CAI, ANPI, scuole, per la manutenzione del parco e l’apertura dei locali interni.

    Vicino a Villa Rosazza, il mercato coperto di Dinegro. Si tratta di una struttura in stile liberty progettata negli anni ’20, che negli anni ha rappresentato un punto di aggregazione, incontro e scambio per il quartiere. La sua funzione è rimasta importante nel tempo e la sua centralità è stata mantenuta fino a qualche decennio fa: poi il mercato ha piano piano perso appeal a causa dei cambiamenti urbanistici e degli stravolgimenti del quartiere. Ad esempio, l’allargamento di Via Buozzi, lo snodo di Via Venezia e le modifiche alla viabilità, per cui la zona è diventata sempre di più di scorrimento e la sosta è stata resa difficile. 

    In particolare, per quanto riguarda il mercato, per risolvere la criticità della sosta proibitiva, il comitato dei cittadini della zona ha pensato a una soluzione. L’idea, ci raccontano,  è quella di creare un park a rotazione di un’ora, a servizio della zona.

    degrado-dinegroLa portavoce, Aurora Mangano: «A ridosso del mercato c’è un area dismessa, di proprietà di Ansaldo Sts. Oggi qui restano solo capannoni in disuso; per questo abbiamo pensato di offrirci volontari per arginare il degrado e ripulire la zona. Vorremmo poi adibirla a parcheggio per gli utenti del mercato, con la collaborazione dei negozianti della zona. Anche il gestore della pompa di benzina lì di fronte si è offerto di garantire l’apertura e la chiusura, e svolgere attività di sorveglianza. Non chiediamo niente di strano: solo di aprire l’area, oggi inaccessibile: poi penseremo noi a renderla agibile, senza chiedere niente a Tursi».

    di-negroL’intervento proposto dai cittadini permetterebbe di rivalutare una struttura che sembra essere stata progressivamente dimenticata dall’amministrazione comunale. Questa aveva proposto qualche anno fa un progetto di ristrutturazione, che preveda tra le altre cose la ricostruzione del tetto pericolante. Il Comune di Genova all’epoca permetteva agli operatori di acquisire il diritto di superficie e appropriarsi degli spazi, previo retribuzione di un cifra che pare fosse attorno ai 500 mila euro; inoltre, essi avrebbero dovuto finanziare anche gli interventi di ristrutturazione. Come vantaggio, avrebbero ottenuto quindi la concessione per l’esercizio della loro attività all’interno del mercato, anche se – racconta Mangano – questa era piuttosto impegnativa: per riassorbire quell’investimento ingente sarebbe servito un tempo troppo lungo. Insomma, la convenienza non c’era. Per questo il progetto è naufragato.

    Oggi restano l’incertezza per gli operatori, sempre più banchi vuoti, le condizioni inadeguate, la stasi del Comune. «Il progetto si inseriva all’interno di una tendenza avviata qualche anno fa e che ha trovato espressione nel mercato Orientale, Sarzano e Carmine», commenta l’assessore comunale allo sviluppo economico Francesco Oddone. «Qui si è passati a una forma di gestione autonoma, svincolata da Tursi e in mano agli operatori, riuniti in un consorzio. Anni fa era stato avviato un iter in questo senso anche per Dinegro, ma gli operatori – già riuniti in un consorzio che ha proposto un protocollo d’intesa col Comune – hanno poi fatto un passo indietro perché per loro non è il momento di affrontare un investimento del genere, data la crisi economica e dei consumi. Da parte mia, se si sentissero pronti di fare passi avanti in questo senso, ci sarebbe totale disponibilità: sono favorevole a questo tipo di impostazione, che nel caso di Dinegro sarebbe ancora più necessaria. Qui, esiste una bella struttura con molte potenzialità, ma usurata nel corso del tempo. Quando anni fa c’erano le risorse, non sono stati fatti gli interventi; oggi che si vorrebbero fare gli interventi per rendere efficienti e attrattive le strutture, mancano totalmente le risorse. La struttura di Dinegro oggi non regge più, né economicamente, né strutturalmente: stiamo pensando a un progetto di restyling ma le risorse sono troppo poche e ora non possiamo procedere».

    Elettra Antognetti

  • La Causa Giusta, raccolta fondi promossa da Regione, Caritas e Acli a sostegno della povertà

    La Causa Giusta, raccolta fondi promossa da Regione, Caritas e Acli a sostegno della povertà

    poverta-crisi-clochard-DIUna raccolta fondi che interessa l’intero territorio regionale, frutto della collaborazione fra Regione Liguria, Acli e Caritas diocesana Arcidiocesi di Genova. Il progetto “La Causa giusta” vuole sollecitare cittadini e aziende a fare donazioni alle due associazioni promotrici per un fondo finanziario rivolto al sostegno di progetti contro la povertà, sulla base delle risorse raccolte (obiettivo minimo 500.000 euro). L’operazione proseguirà per tutto il 2014.

    “Ad esempio – si legge nella nota stampa diffusa dalla Regione – questa campagna consentirà di ristrutturare una ventina di appartamenti di proprietà di ARTE, l’azienda regionale territoriale edilizia, che saranno messi a disposizione dalla Regione Liguria, per un valore stimato degli immobili di 4 milioni. Gli immobili saranno assegnati, anche in modo transitorio e a rotazione, sulla base di un intervento di social-housing rivolto a persone in condizioni di povertà economica o con problemi di residenzialità o in particolari condizioni di fragilità, anziani soli, disabili fisici o psichici, donne vittime di episodi di violenza domestica […] Accanto all’operazione di co-housing è prevista anche l’assegnazione di specifiche borse lavoro da parte della Caritas Diocesana e delle ACLI per inserire soggetti fragili in un percorso di inserimento lavorativo.”

    In Provincia di Genova 1 cittadino su 4 è a rischio povertà e sono oltre 200.000 le persone a rischio indigenza, circa la metà 103.000 vivono in famiglie che non superano i 950.000 euro mensili, 60.000 sono in situazione di grave insufficienza materiale, non riescono a pagare affitti o spese mediche e 42.000 risultano senza alcun reddito. La decrescita consolidata 2008/2012 si è attestata al – 6,9%, risultando di oltre 2 punti superiore alle medie del Nord ovest”.

    La campagna di raccolta fondi è articolata su più livelli: dal corporate fund-raising, donazioni da aziende, alle sponsorizzazioni fino agli eventi di strada in cui coinvolgere un’ampia fetta della popolazione.

    Sarà possibile donare sul conto corrente bancario IBAN IT 19FO501801400000000146676 intestato a ACLI liguria presso la Banca Etica di Genova o sul conto corrente dell’Arcidiocesi di Genova Caritas Diocesana IBAN IT81F0617501400000003364480 presso Banca Carige con la causale “La causa giusta”.

  • Centri antiviolenza, la Commissione a Tursi per i nuovi finanziamenti. Ecco il prospetto

    Centri antiviolenza, la Commissione a Tursi per i nuovi finanziamenti. Ecco il prospetto

    palazzo-tursi-D7Venerdì scorso, 7 marzo, si sono riunite le Commissioni del Comune II pari opportunità politiche femminili e la commissione VII Welfare per discutere dei finanziamenti ai centri antiviolenza. Nel 2013 la Regione ha stanziato una serie di fondi (90 000 euro) che sono stati suddivisi fra le varie strutture. Le associazioni stesse (che gestiscono le strutture di sostegno alla donna maltrattata, centro antiviolenza, case rifugio e sportelli di ascolto) erano presenti in Commissione.

    Sono intervenute Elisabetta Corbucci del Cerchio delle relazioni e Cosima Aiello del Centro per non subire violenza poi Marilena Chirivì UDI e Paola Ciampi dell’associazione Pandora. Le associazioni hanno spiegato quello che fanno per aiutare le donne il loro impegno. Si è trattato soprattutto di un chiarimento, per gli stessi presenti alla commissione per fare chiarezza sulle associazioni coinvolte.

    Gli interventi degli assessori Emanuela Fracassi (Welfare) Elena Fiorini (Pari Opportunità) hanno spiegato come i fondi erogati e nel 2013 dalla Regione siano stati distribuiti. In particolare Fracassi si è concentrata nello spiegare come si concretizzerà quello che viene definito patto di sussidiarietà fra Comune (o meglio la Conferenza dei sindaci) e associazioni del Terzo settore. Cioè il patto che regolerà la realizzazione di progetti e il loro sostegno tramite l’erogazione di finanziamenti.

    Nel 2013 i € 90.000 stanziati sono stati così suddivisi:
    – 47.954 al centro antiviolenza di via Mascherona;
    – 32.416 alla casa rifugio gestito dal centro per non subire violenza;
    – 3630 all’alloggio sociale di viale Aspromonte gestito dal cerchio delle relazioni;
    – 6000 agli sportelli dei comuni extra Genova gestiti da Pandora.

    Altri fondi sono arrivati direttamente dal Comune di Genova:
    64.840 € per la casa rifugio e € 18.231 per l’alloggio di viale Aspromonte.

    Lo scopo della Commissione era soprattutto quello di spiegare i passi successivi per poter finalmente regolarizzare la procedura di finanziamento dei Centri in modo strutturato. Questo percorso sarà realizzato con il patto di sussidiarietà.
    «Il patto di sussidiarietà – afferma Fracassi in Commissione – è uno strumento nuovo di collaborazione del Pubblico insieme al Terzo settore. I passi da compiere ora sono la definizione delle linee di indirizzo e i bisogni».
    Insomma l’esigenza è quanto prima istituzionalizzare il percorso di assegnazione dei fondi e presentazione dei progetti.
    Si tratta di istituzionalizzare un percorso che dovrà essere trasparente sia da parte delle istituzioni che da parte del terzo settore. L’auspicio è chiudere tutto entro maggio.

    Era Superba vi aggiornerà nei prossimi giorni; approfondiremo la questione con gli assessori e le associazioni per capirci qualcosa di più, in attesa di vedere il percorso terminato.

    Claudia Dani

  • YoYo Mundi e Andrea Pierdicca raccontano l’Ape e la sua Solitudine: la serata alla Tosse

    YoYo Mundi e Andrea Pierdicca raccontano l’Ape e la sua Solitudine: la serata alla Tosse

    yoyomundi3Una presentazione può sembrare pleonastica, ma per chi non li conoscesse gli YoYo Mundi sono una formazione di folk rock piemontese, originari di Acqui Terme. I loro lavori, dagli anni novanta in poi, hanno seguito un percorso di ricerca musicale nel quale è maturata parallelamente una ricerca delle proprie radici, dai valori della storia partigiana (da “Sciopero!” ad “Album Rosso”) al dialetto monferrino (come testimonia il loro ultimo disco, “Munfrà”). Il prestigio delle loro collaborazioni, che vanta nomi del calibro di Giorgio Gaber (per il quale hanno partecipato alle registrazioni del disco “Io non mi sento italiano”), Ivano Fossati, Paolo Bonfanti e molti altri, è pari al loro successo internazionale: un giornale come The Guardian li ha definiti infatti, a seguito del loro tour in Inghilterra, “i Clash con la fisarmonica”.

    Paolo Enrico Archetti Maestri (voce, chitarra), Andrea Cavalieri (basso elettrico e contrabbasso), Eugenio Merico (batteria), Fabio Martino (fisarmonica e tastiere), a cui nel 1996 si unisce Fabrizio Barale (chitarre). Questo fa di loro uno dei pochi gruppi italiani che ha ancora in organico tutti i fondatori, dopo ben venticinque anni di attività insieme, da poco compiuti (la data del primo concerto risale infatti al 5 marzo 1988). Interessante, inoltre, è il loro rapporto con Wu Ming, collettivo di scrittori proveniente dalla sezione bolognese del Luther BlissettProject. Gli YoYo Mundi, infatti, hanno nel tempo ampliato i loro orizzonti artistici, inglobando contaminazioni letterarie, cinematografiche e teatrali.

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    La Solitudine dell’Ape ne è un esempio. Scritto da Alessandro Hellmann, Andrea Pierdicca, Paolo Enrico Archetti Maestri, per la regia di Antonio Tancredi: è un racconto paradigmatico della condizione delle api e dell’apicoltura, riflesso della condizione stessa dell’uomo. Il progetto, prodotto, sostenuto e promosso da Francesco Panella, presidente UNA-API (Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani), propone una storia che ha come protagonisti Justus von Liebig, celebre chimico tedesco, padre della moderna chimica e inventore dei concimi sintetici, e del rapporto che si è instaurato nel tempo con le api. Le sue ricerche, infatti, hanno condotto alla nascita di un’agricoltura intensiva e industriale, e alla parallela commercializzazione dei pesticidi, causa della contaminazione di un intero ecosistema, a partire proprio dalle api, custodi del ciclo della terra in quanto responsabili del processo di impollinazione. Lo spettacolo (qui un filmato riassuntivo) pone alcuni interrogativi filosofici sul rapporto dell’uomo e la Natura, e offre spunti di riflessione per niente scontati, con momenti di lirismo recitativo e musicale, come esemplificato dalla lettura del testamento dello stesso Liebig:

    [quote]i concimi chimici non sfameranno le bocche di chi ha fame; ma renderanno la terra sempre più bisognosa dell’uomo, quando invece la terra ha sempre fatto da sé[/quote]

    yoyomundi2Andrea Pierdicca è bravissimo a tenere la scena con la sua narrazione eccezionalmente equilibrata tra il drammatico e il giocoso. L’alternanza dei due registri si configura senza discontinuità grazie alla partecipazione del gruppo acquese sul palco, non solo, quindi, musicisti ma attori integranti dello spettacolo.

    Il Teatro della Tosse offre un ambiente perfettamente godibile sia per l’acustica che la visuale del suo palcoscenico, sia per la sua area relax, in cui, nel pre spettacolo, è stato possibile assaggiare i prodotti genuini del lavoro delle api durante l’“APEritivo dell’apicoltore”, con il miele del Parco dell’Aveto. E la presenza di un pubblico addetto ai lavori, prevalentemente apicoltori e agricoltori, conferma la qualità del progetto, oltre che la qualità dell’esibizione, apprezzata con un lunghissimo applauso finale da parte di ogni spettatore, competente o meno in materia.

    Nicola Damassino

  • Molassana: un quartiere in trasformazione. Pedonalizzazione, piazza multifunzionale ed ex area Boero

    Molassana: un quartiere in trasformazione. Pedonalizzazione, piazza multifunzionale ed ex area Boero

    lavori-por-molassana-municipioA distanza di qualche tempo dall’ultimo approfondimento, siamo tornati nel quartiere di Molassana per il nostro consueto appuntamento con #EraOnTheRoad e abbiamo verificato lo stato di avanzamento del POR, piano europeo (POR-Fesr 2007-2013) per il restyling della Media Valbisagno (ma anche di Sampierdarena, Maddalena, Prà) per il quale sono stati stanziati 15 milioni di euro. Gli interventi previsti sono andati a confluire tutti in un unico ambizioso progetto, che interessa diverse aree e strutture. Il piano europeo avrebbe dovuto essere realizzato in sei anni e terminare nel 2013, ma nella maggior parte dei casi non è stato così: a Sampierdarena, Prà e Maddalena alcuni interventi devono ancora essere ultimati e sono state chieste proroghe. Molassana non è da meno: all’epoca della nostra prima visita – era l’aprile del 2013 – alcune cose erano state fatte, altre erano in alto mare, come il cantiere dell’area ex Boero. Cosa è cambiato in un anno?

    Tanto per cominciare, lo scorso 20 novembre sono finalmente iniziati i lavori di realizzazione della nuova viabilità sulla sponda destra del torrente Bisagno. A ciò seguiranno la costruzione del parcheggio intermodale sul Ponte Fleming e la pedonalizzazione di Via Molassana. Gli interventi sono finanziati con quasi 6 milioni di euro e sono seguiti dalla ditta R.T.I. ING.INS.INT. spa (mandataria) e dalla Falcone srl, Tecnostrutture e Nord Asfalti (mandanti). Il tempo previsto per il completamento delle opere è 488 giorni: se ne riparlerà quindi nei primi mesi del 2015. Il nostro accompagnatore, Gianpaolo Malatesta consigliere comunale PD, ci assicura che i lavori relativi alla sola strada termineranno nel giro di sei mesi, entro l’estate 2014, e dopo si procederà con il resto. Si tratta di uno degli interventi cruciali, perché da esso dipenderanno le modifiche alla viabilità di tutta la zona: aprendo questa strada e traslando il traffico qui, la via interna resterà pedonale e sarà percorsa solo dagli autobus.

    «Per quanto riguarda la pedonalizzazione di Via Molassana molti commercianti sono favorevoli, altri sono ancora restii e pare sarà difficile fargli cambiare idea – racconta Malatesta – è normale quando si mette in atto un cambiamento di questo genere. In effetti, perplessità ci sono e riguardano l’attuale forza commerciale dell’asse: si dovrebbe iniziare fin da ora a rivitalizzare la zona inserendo nuove attività e invitando quelle attuali a ricavarsi nuovi spazi come dehors, panchine e spazi fruibili dalla cittadinanza. Bisogna aiutare la formazione dell’arteria pedonale e puntare sugli esercizi commerciali: va benissimo che ci sia anche una banca, ma questa non genera un buon giro di persone e non aggrega».

    molassana-lavori-porAbbiamo visitato il cantiere per la nuova strada: l’avanzamento dei lavori è lento, ma le proposte sono buone. Sembra che qui, all’altezza del Municipio, verrà ricollocata anche la vecchia bocciofila e poco oltre verrà creato un collegamento diretto tra strada sul Bisagno e Ponte Fleming. Per quanto riguarda il park, quello attuale sarà modificato e ampliato: si parla un nuovo parcheggio, sia interrato (tre piani) che in superficie (due piani), e di un giardino pubblico.

    Attesa anche per l’area che interessa la nuova sede del Municipio. Completato da tempo il trasferimento nei locali di Via Molassana, sono ora in corso i lavori di ristrutturazione della piazza antistante: pavimentazione, isola wi-fi, parco giochi. Anche qui, ci sarà però da aspettare un po’ prima di vederla terminata. Unico cambiamento rispetto al progetto presentato inizialmente, è che al piano terra sarà insediata la polizia municipale, invece della Pubblica Assistenza. Per supplire alla mancanza di ricollocazione di quest’ultima, si provvederà a costruire una nuova struttura, grazie al rimborso d’asta sul POR di 1 milione di euro, da impiegare in strutture pubbliche.

    molassana-valbisagno-por-via-piacenzaNel caso del torrente Geirato, sono stati svolti interventi per migliorare lo stato delle strade lungo le sponde del torrente: è stato creato un percorso con ampio marciapiede sui due lati della via, con doppia illuminazione, scarico diretto e piazzette per la sosta, che prosegue fino alle scuole elementari. Questo per incentivare la frequentazione di una zona poco amata dai pedoni, poco attrattiva e di norma legata al transito di mezzi pesanti e tir, che servono le industrie vicine.

    Con questi interventi si è voluto agevolare i molti abitanti della zona, nella speranza anche di creare un unicuum con la vicina area ex Boero e Via Bernardini, per la quale si prevede un ampliamento.

    Racconta Malatesta: «Le due vie saranno collegate e l’ampliamento di Via Bernardini diventerà obbligatorio: ultimato il cantiere Boero, terminati i lavori sulla sponda del Bisagno, trasformata Via Molassana in pedonale, Via Bernardini diventerà centrale. In primo luogo, perché servirà direttamente il nuovo maxi-complesso Boero; in secondo luogo perché il traffico che attualmente è su Via Molassana sarà dirottato in parte sulla via esterna sul Bisagno e in parte proprio qui. Da strada secondaria, diventerà centrale e assumerà rilevanza assoluta».

    molassana-boero-vertSiamo stati anche nel famoso cantiere dell’ex Boero: rispetto alla visita dello scorso anno, va detto che qui poco sembra cambiato. Il cantiere è allestito ma i lavori non sono iniziati, l’area è recintata ma resta vuota all’interno. Qui dovrebbero sorgere una sala multimediale, un auditorium, una biblioteca (sarà trasferita qui la biblioteca Saffi di Via Sertoli, per la quale si dovranno adottare i moderni parametri attualmente già in uso solo alla Benzi di Voltri). Si parlava inizialmente anche di un cinema multisala, ma in realtà questo intervento non verrà realizzato: un cinema nel quartiere c’è, ma è fuori uso dagli anni ’70. Si tratta dell’ex Cinema Nazionale di Via Molassana: durante una nostra intervista (leggi qui), i proprietari privati (famiglie Dongo e Finello) avevano detto di poter pensare a una ristrutturazione dell’edificio solo nel caso di un cambio di destinazione d’uso perché il business dei cinema non è redditizio in questo momento, e perché appunto all’ex Boero sarebbero state aperte nuove sale di proiezione.

    Malatesta smentisce, però, questa eventualità e dice che nella Val Bisagno mancano i cinema e i teatri: per ovviare al problema stanno prendendo provvedimenti, coinvolgendo il teatro dell’Ortica e le ex officine Guglielminetti.

    In generale, dunque, i lavori del POR procedono, anche se a rilento rispetto alla tabella di marcia, e Molassana – la cui fisionomia è già profondamente cambiata nel corso degli anni – si appresta a subire ulteriori trasformazioni.

    Elettra Antognetti

  • Sampierdarena e San Teodoro, “passeggiate urbane” del Pd alla ricerca di spazi vuoti da riqualificare

    Sampierdarena e San Teodoro, “passeggiate urbane” del Pd alla ricerca di spazi vuoti da riqualificare

    Chiesa di S.TeodoroIl principio che sta alla base è lo stesso del nostro #EraOnTheRoadda ormai un anno appuntamento fisso del mercoledì pomeriggio per i lettori di Era Superba: percorrere a piedi in compagnia di tecnici e cittadini le strade della città per toccare con mano problematiche ed eccellenze. L’iniziativa del Pd – cinque passeggiate urbane per ricostruire il legame tra i cittadini e le loro strade – si concentra su una precisa tematica: “Filo conduttore delle passeggiate urbane sarà il tema de i Vuoti e i Pieni, ovvero gli spazi che compongono le nostre città e possono renderle belle o brutte, sicure o insicure poiché progettare le città significa distribuire i suoi spazi, quali riempire e quali liberare, di giorno e di notte, in un gioco che non si interrompe mai” si legge nella nota stampa. Sono le parole di Monica Russo, appartenente al gruppo consiliare del Partito Democratico e promotore dell’iniziativa.

    “L’idea – aggiunge Russo nella nota – è quella di provare a riempire un po’ gli spazi vuoti raccogliendo i desideri che incontreremo nel nostro percorso e liberandoli dalle paure che li avvolgono e lo faremo grazie alle idee di chi abita le città e di coloro che progettano e pensano le città. Per questo abbiamo coinvolto associazioni che si occupano di verde in città, di tutela dell’ambiente, di raccogliere e conservare la memoria dei quartieri, gruppi di cittadini attivi in modi diversi sul territorio; abbiamo chiesto l’aiuto ad urbanisti, sociologhi, esperti che a diverso titolo si occupano degli spazi urbani e abbiamo avuto la disponibilità a partecipare tra gli altri del prof. Massimo Quaini, geografo, del prof. Ferdinando Bonora, archeologo, del prof. Stefano Padovano, esperto in sicurezza urbana integrata, e di “Incontri in città” – Laboratorio Permanente di Studi Urbani dell’Università di Genova grazie alla collaborazione della dott.sa Maria Elena Buslacchi e della dott.ssa Daniela Panariello, sociologa urbana. Ci ha dato appoggio e sostegno il Municipio Centro Ovest che ringraziamo. Riprenderemo questa esperienza con filmati e faremo interviste che saranno poi oggetto di riflessione in un convegno finale il 29 marzo”.

    Cinque le passeggiate in programma:

    Domenica 9 marzo alle 10,30 a San Teodoro, secondo un itinerario che da Largo San Francesco da Paola arriverà al Matitone scendendo da salita San Francesco e poi per via Fassolo, via San Benedetto, palazzo Doria, via Buozzi ed il mercato di piazza Dinegro.

    Venerdì 14 marzo alle 21, seconda passeggiata da piazza Settembrini a via Pietro Chiesa, a Sampierdarena.

    Venerdì 21 marzo alle 16,30, ancora a Sampierdarena, il terzo itinerario che muoverà da piazza Masnata per concludersi all’ex mercato ovoavicolo del Campasso.

    Mercoledì 26 marzo alle 16,30 il quarto appuntamento, dall’ospedale Villa Scassi al Teatro Modena, attraversando via Cantore e scendendo in via Buranello.

    Infine, sabato 22 marzo alle 16 ancora a San Teodoro, con partenza ancora da Largo San Francesco da Paola e conclusione in via Venezia.

  • Suq e Regione Liguria, Intercultura va a scuola: contro il razzismo e per il dialogo tra culture

    Suq e Regione Liguria, Intercultura va a scuola: contro il razzismo e per il dialogo tra culture

    STUDENTISTRANIERIDiretto da Carla Peirolero e curato da Chance Eventi – Suq Festival e Compagnia, Intercultura va a scuola” giunge alla quinta edizione. A partire dal 12 marzo e sino al 14 giugno, saranno i linguaggi espressivi e gli strumenti del teatro, attraverso laboratori teatrali, conferenze e spettacoli, il cuore di un percorso formativo che coinvolgerà 5000 studenti liguri fra scuole superiori e università contro il razzismo e per il dialogo fra culture.

    “Il progetto prevede tanti appuntamenti, a cominciare dai laboratori teatrali “Facciamo intercultura insieme”, che coinvolgeranno – in una serie di lezioni con gli artisti della Compagnia del Suq – studenti e docenti di tre istituti, per approfondire tecniche e strumenti della recitazione, della danza e della musica. I laboratori sono finalizzati allo spettacolo “Studenti in scena”, che il 14 giugno al Suq Festival al Porto Antico vedrà gli studenti protagonisti di una rappresentazione ispirata alle tematiche dell’educazione alla mondialità e alla non violenza”, si legge nella nota stampa.

    Dodici appuntamenti sull’ Arte del Dialogo, con gli artisti della Compagnia del Suq che porteranno nelle Scuole superiori della regione la loro esperienza artistica, per spiegare l’importanza delle contaminazioni dei linguaggi espressivi. Inoltre, dal 15 aprile al 27 maggio, in programma quattro incontri della rassegna Suq&Università con l’obiettivo di approfondire il tema dei “luoghi” in cui oggi si vive il dialogo, o lo scontro, tra culture e generazioni. I primi tre incontri si svolgeranno presso la Sala Gradinata Informagiovani di Palazzo Ducale:

    Martedì 15 aprile “Centri commerciali e outlet, nuove piazze di incontro?” con Marco Aime dell’Università di Genova e Davide Papotti dell’Università di Parma, dopo i saluti dell’Assessore Sergio Rossetti, del Presidente del Municipio 1 Centro Est, Simone Leoncini e del Direttore DISPO dell’Università di Genova, Giovanni Battista Pittaluga.

    Martedì 6 maggio “Comunità in rete, le piazze virtuali” con Pino Bruno, direttore dell’edizione italiana di Tom’s Hardware, Mario Dossoni dell’Università di Pavia, Peter Gomez, direttore de Il Fatto Quotidiano. it e il cantautore Federico Sirianni.

    Martedì 20 maggio “Movimenti e rivoluzioni, le piazze della contestazione Saranno Luca Borzani, storico e Presidente della Fondazione per la Cultura Genova Palazzo Ducale, e Alessandra Stefani dell’Ecole Des Hautes Etudes Sciences Sociales di Marsiglia.

    Infine, Marco Aime e Carla Peirolero, direttrice del Suq Festival, intervisteranno il saggista e critico letterario e teatrale Goffredo Fofi nell’incontro “Le piazze e la cultura” previsto per martedì 27 maggio nell’Aula Magna dell’Università di Genova (Via Balbi 2).

    Le scuole e gli artisti convolti nel percorso formativo:

    I.T.C. Montale Genova, Fondazione C.I.F Formazione Genova, IPSSAR Nino Bergese, IIS Gastaldi – Abba Genova, Istituto Duchessa di Galliera Genova, ISSS Firpo – Buonarroti Genova, Liceo Artistico Klee-Barabino Genova, Liceo Linguistico Internazionale Grazia Deledda Genova, Liceo Collegio Emiliani Genova, Liceo Classico Colombo Genova, Ente Scuola Edile Savona, Liceo Calasanzio Carcare Savona, Villaggio del Ragazzo Chiavari, Liceo Costa La Spezia, DAMS Università Imperia.
    Tra gli artisti coinvolti: Carla Peirolero (direzione progetto), Roberta Alloisio (coordinamento attività formative), Mohamed Ba, Enrico Campanati, Jo Choneca, Arianna Comes, Susanna Gozzetti, Mirna Kassis, Eyal Lerner, Olmo Manzano Andres Anorve, Fabrizio Matteini, Laura Parodi, Esmeralda Sciascia, Anahita Tcheraghali, Tatiana Zakharova (conferenze- spettacolo)

    Aggiornamenti, calendario, commenti di studenti e docenti sul sito www.suqgenova.it

  • “Dieci”, Teatro Altrove: la compagnia genovese Narramondo sperimenta il crowdfunding

    “Dieci”, Teatro Altrove: la compagnia genovese Narramondo sperimenta il crowdfunding

    teatro-hops-altrove-d2Narramondo è una compagnia teatrale genovese nata nel capoluogo ligure nel luglio 2001 durante il G8. La scelta non è casuale, dal momento che attrici e attori che hanno fondato il gruppo e che ancora ne fanno parte condividono un forte impegno politico: tematiche legate ai problemi della Palestina, ai desaparecidos dell’Argentina, agli Anni di Piombo, Chernobyl, la Valle Bormida e le Torri Gemelle sono solo alcune di quelle affrontate da Narramondo in questi 13 anni. Alla militanza ha sempre fatto da contraltare un’attenta ricerca formale e stilistica, e questi due aspetti sono andati a coniugarsi e a trovare una propria espressione all’interno di un teatro scarno, mai povero, essenziale e al contempo poetico, come raccontano gli stessi membri della compagnia. Dal 2013, inoltre, Narramondo ha trovato una nuova casa al Teatro Altrove della Maddalena e prosegue qui la sua attività e l’instancabile sperimentazione, grazie alla contaminazione con altre realtà artistiche.

    Dallo scorso 2 febbraio la compagnia ha iniziato una campagna di fundraising per finanziare e mettere in scena un nuovo spettacolo a Genova dal titolo “Dieci”. C’è tempo fino al 6 aprile per raccogliere 2500 euro: mancano 34  giorni, finora i sostenitori sono stati 23 e hanno donato 520 euro. Lo spettacolo andrà in scena l’11 e 12 aprile proprio all’Altrove. Vediamo nel dettaglio.

    Il progetto “Dieci”

    “Dieci” è uno spettacolo teatrale in cui dieci personaggi attraverso dieci monologhi si raccontano: dieci vite narrate da dieci voci diverse, attraverso un’unica attrice. Il numero evoca i dieci comandamenti, ciascuno legato ad un singolo personaggio: il male di vivere, la fatica, lo sforzo pervadono le vite dei protagonisti, sospesi e in cerca di una via di scampo.

    Il background è «l’universo denso e variegato che è Napoli, non in quanto area geografica circoscritta ma in quanto realtà universale che racchiude in sé pieghe nascoste dell’animo umano. Le storie raccontate sono storie di tutti, in cui ciascuno può riconoscersi: basta cambiare il contesto, i riferimenti esterni, l’accento», commenta Gabriella Barresi di Narramondo.

    Si parte, dunque, da Napoli, ma non ci si ferma qui: lo spettacolo vuole rappresentare tutta la quotidianità italiana e quel modus vivendi che le è peculiare e la contraddistingue. Nello spettacolo, l’imprigionamento presente si scontra con il desiderio di cambiamento, in un contesto rappresentato come privo di regole e abbandonato dalle istituzioni. È «un’accettazione oltre la rassegnazione, una speciale capacità umana che permette di sopravvivere alle condizioni più estreme, di accettare e normalizzare anche l’intollerabile».

    La scelta stilistica dell’attrice unica presuppone un serrato lavoro di ricerca introspettiva e si avvale della collaborazione di coreografi, musicisti, video maker. La rappresentazione non sarà solo scenica e visiva, ma coinvolgerà tutti i sensi: odori, colori, suoni, sapori di Napoli, il vociare dei vicoli e il fermento metropolitano irromperanno sul palcoscenico.

    Il testo su cui si basa lo spettacolo è una riduzione del libro omonimo di Andrej Longo, in cui l’autore disegna personaggi in preda alle loro paure e debolezze. Il linguaggio è quello del parlato dialettale ma si esce dai confini del melodramma (tipico della tradizione partenopea) per sfociare nella tragedia contemporanea.

    Il fenomeno del crowdfunding

    Quella del crowdfunding è una modalità relativamente “nuova” ma già consolidata: ad alcuni suonerà come una novità; per altri – molti – più esperti delle dinamiche del web e di partecipazione dal basso, sarà un qualcosa di già sperimentato. Consiste nel presentare un progetto artistico – musicale, letterario, teatrale, ecc. – su una apposita piattaforma online (tra le più conosciute, Kapipal, Eppela, Starteed, PdB, DeRev, Com-Unity, Kendoo, Buona Causa, Terzo Valore) e chiedere alla schiera di ipotetici/futuri fruitori di sostenerlo economicamente, se lo ritengono meritevole. Tra i pionieri del crowdfunding, a Genova, la band Ex Otago, che nel 2011 aveva tentato questa strada per finanziare l’uscita del loro album “Mezze Stagioni” (primo disco italiano a essere prodotto “dal basso”); sempre nel 2013, era stata la volta, ancora a Genova, dei Meganoidi, che hanno fatto fundraising per sostenere i costi di pubblicazione del loro album live, offrendo la possibilità ai sostenitori di accedere a contenuti extra, di avere anteprime, di assistere a concerti in esclusiva, e così via. Una delle piattaforme per il crowdfunding più usate dai musicisti è Musicraiser fondata dal frontman dei Marta Sui Tubi Giovanni Gullino, e dalla sua compagna, e su cui hanno cercato finanziamenti sia i già citati Meganoidi che Casa del Vento, Cesare Malfatti, Bobby Soul e altri noti e meno noti.

    Ma non solo musica: da ultimo, pochi mesi fa ha fatto molto scalpore il caso del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia che, avendo incontrato le resistenze di Regione Umbria e altre istituzione coinvolte nell’elargizione dei finanziamenti, per l’edizione 2014 hanno optato per la “colletta” e hanno raccolto in pochi mesi oltre 110 mila euro, superando la già ambiziosa soglia dei 100 mila. Anche nel giornalismo si sono sperimentate modalità analoghe: un caso su tutti, quello di Andrea Marinelli, che nel 2012, ai tempi delle primarie Usa del partito repubblicano, ha raccolto 3 mila euro e li ha impiegati per andare in giro per tutta l’America del nord, pagando voli, ostelli, taxi, bus e seguendo i candidati (Romney, Santorum, Paul, Gingrich) nella loro campagna elettorale. I lettori del suo blog sono riusciti così a seguire live gli sviluppi e a leggere articoli dalla prospettiva di “insider”. Il successo della sua iniziativa gli ha permesso perfino di ricavarne un libro, “L’Ospite”.

    “Dieci” e il foundraising

    Nel caso di Narramondo, invece, “è la prima volta che pensiamo ad una produzione dal basso (non a caso la piattaforma scelta è proprio PdB – Produzioni dal Basso, n.d.r.) per un nostro spettacolo. Le motivazioni principali sono due, una più romantica e una più pratica. La prima riguarda il fascino di una creazione artistica sostenuta collettivamente, e la possibilità che lo spettatore possa diventare parte attiva dei meccanismi di creazione, assumendo anche una posizione critica rispetto alla attuale situazione del sistema teatrale italiano. La seconda riguarda invece la concreta difficoltà di creare uno spettacolo senza avere adeguate risorse per offrire un compenso ai professionisti. A volte è solo la qualità della messa in scena a risentirne fortemente, spesso è anche la qualità di vita di chi ci lavora a tempo pieno”, come si legge sul sito della compagnia.

    Entro i primi di aprile, attraverso il fundraising, il pubblico potrà decidere di collaborare in prima persona alla realizzazione del progetto, versando una somma di denaro a propria scelta. I fondi raccolti (si parla di una base di 2500 euro) saranno impiegati per sostenere il lavoro di un’attrice (l’unica dello spettacolo) e di una regia collettiva, e i costi legati a coreografa, luci e audio, scenografia, costumi di scena e riprese professionali.

    I donatori saranno ripagati per il loro contributo diventando produttori a tutti gli effetti: i loro nomi e cognomi verranno inseriti nei titoli di coda del documento video dello spettacolo, nelle brochure di presentazione e sulle pagine Facebook e Twitter. Non solo: con l’aumentare della donazione, i privilegi crescono. C’è chi avrà la possibilità di assistere alle prove e seguire il processo creativo in corso; chi riceverà una copia del dvd dello spettacolo e/o un biglietto per una replica di debutto; chi addirittura una cena e una copia del libro di Longo da cui è tratto lo spettacolo. 

    A prescindere dal raggiungimento o meno della cifra prevista, “Dieci” sarà rappresentato: è già in cartello l’11 e il 12 aprile al Teatro Altrove. Commenta Gabriella Barresi: «Sappiamo che abbiamo avuto poco tempo per il crowdfunding: di norma, dura almeno 3 mesi, mentre nel nostro caso  durerà 45 giorni. Una follia! Però ci crediamo: oggi trovare sponsor è difficile e continuare a fare teatro di qualità ci dobbiamo “arrabattare”. Abbiamo deciso di percorrere questa nuova strada dal basso per creare un prodotto di maggior valore, pagando i professionisti, di norma costretti a lavorare come volontari».

    Auguriamo tanta fortuna a un progetto nuovo e audace, che non ha paura di adattarsi ai nuovi meccanismi 2.0: in un momento in cui si parla della carenza dei fondi destinati alla cultura e della scarsità dei programmi culturali cittadini (soprattutto genovesi), abbiamo la possibilità – più democratica che mai – di far vivere l’espressione artistica che più ci piace. Un invito a tutti a farlo.

    Elettra Antognetti

  • Voltri, biblioteca Benzi: chiusura prolungata per perdite dal tetto, lavori entro l’estate

    Voltri, biblioteca Benzi: chiusura prolungata per perdite dal tetto, lavori entro l’estate

    biblioteca-benzi-voltriSapevate che la “Rosanna Benzi” di Voltri è la biblioteca popolare più antica d’Italia? Nata nel 1846 e riaperta il 26 settembre 1992, due anni fa ha festeggiato il suo ventennale. È un punto di riferimento per tutto il quartiere: noi l’abbiamo visitata nel corso di una puntata di #EraOnTheRoad. Dall’autunno 2013 è stata chiusa per inagibilità, a causa di infiltrazioni dal tetto.

    La situazione ha costretto alla chiusura dapprima dell’aula informatica, poi dell’intero complesso. È stata una perdita per l’intero quartiere: è venuto a mancare un punto di riferimento importante per i giovani e i meno giovani. Sul sito web delle biblioteche genovesi il 28 novembre 2013 è comparso un avviso di chiusura dei locali, causa pioggia: “Si informano i lettori che  nelle giornate di pioggia,  a causa delle forti infiltrazioni d’acqua, la biblioteca resterà chiusa al pubblico su disposizione dei servizi tecnici del Comune . Per chi deve restituire libri, siamo a disposizione nell’atrio al 2° piano. Ci scusiamo per il disagio e ci auguriamo che la situazione si sblocchi al più presto!”. Da mesi il luogo di aggregazione è chiuso (salvo rare occasioni, rigorosamente nelle giornate di sole). Da tempo la biblioteca soffriva di problemi legati a infiltrazioni di acqua dal soffitto, in caso di forti piogge o nevicate. Proprio nel 2013 alle vicende delle biblioteca si era interessato anche il sindaco Doria, che si era recato di persona a Voltri per constatarne lo stato e aveva inserito i locali nell’elenco delle strutture da ristrutturare. I cittadini e gli operatori da mesi aspettano che comincino i lavori perché, ci dicono, “più passa il tempo e peggio è per la biblioteca e il suo patrimonio”.

    biblioteca-rosanna-benzi-voltri

    Ne parliamo con Carlo Calcagno, assessore del Municipio Ponente, che ci rassicura: «Sono in corso le pratiche, i lavori partiranno entro l’estate e saranno conclusi in autunno, in modo da rendere di nuovo agibile la struttura in previsione della riapertura delle scuole. Oggi la situazione è drammatica: l’apertura della biblioteca dipende dalle condizioni climatiche, perciò è aperta quando è bel tempo e chiusa quando piove. I problemi erano già latenti da tempo, tanto che avevamo in previsione una serie di interventi per arginare la difficile situazione del tetto e delle perdite di acqua piovana (era già stata stanziata una somma). Però non abbiamo fatto in tempo ad intervenire: nell’autunno 2013 la situazione è degenerata ed è intervenuto il Comune: oggi finanzia gli interventi. Per fortuna siamo riusciti ad intervenire in tempo per salvare i volumi».

     

    La biblioteca Rosanna Benzi e il quartiere di Voltri

    Come leggiamo sul sito della biblioteca “è la prima Biblioteca Comunale completamente automatizzata: non esistono cataloghi cartacei a schede; i lettori possono effettuare le loro ricerche attraverso un computer posto in sala lettura, assistiti dal personale della Biblioteca”. La Benzi si trova nel cuore del quartiere, in Piazza Odicini, inserita all’interno del complesso culturale voltrese, tra il Teatro Cargo, le scuole di zona e le associazioni: un polo culturale ricavato dagli ex capannoni industriali ora dismessi (“Capannoni ex Ansaldo Cerusa”), che la delegazione ha saputo riconvertire e reimpiegare ad uso del quartiere. Posizione ottima anche perché facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici.
    Proprio perché nata all’interno di un ex capannone, gli spazi interni sono considerevoli: 840 mq le sale lettura, 150 mq per conferenze ed esposizioni, una terrazza per la lettura all’aperto e per il prestito in estate. La Benzi contiene oltre 29 mila volumi: dai “Primi libri” per bambini fino a 6 anni, a quelli in prestito alle classi. C’è anche un punto prestito decentrato a Pegli e uno presso la biblioteca Firpo nel quartiere Cà Nova di Prà. Moderna, è dotata di collegamento wi-fi e qui si sono sempre svolte attività didattiche, laboratori, incontri, mostre, che hanno sempre animato il quartiere. C’è anche una ludoteca per i bambini e un punto informazione Unicef.

    L’inaugurazione nel 1992 ha rappresentato per i Voltresi un vero e proprio avvenimento: dopo un’attesa durata circa settant’anni, il fermento era forte, tanto che nella prima settimana di apertura sono state toccate le punte massime di presenze giornaliere, dalle 150 alle 170 persone. Nel settembre 1993 la Biblioteca è stata intitolata a Rosanna Benzi.

     

    Elettra Antognetti

  • San Fruttuoso, silos Bosco Pelato: intervento edilizio a rischio, il Comune chiede modifiche al progetto

    San Fruttuoso, silos Bosco Pelato: intervento edilizio a rischio, il Comune chiede modifiche al progetto

    san fruttuoso 1La Fondazione Contubernio D’Albertis – proprietaria dell’area tra Piazza Solari e via Amarena, a San Fruttuoso, interessata dall’eventuale realizzazione di un contestato maxi-autosilos – non ha risposto con adeguata documentazione, entro i termini formalmente previsti, al preavviso di diniego a costruire inviatole dall’amministrazione comunale nel gennaio scorso. L’intervento edilizio, dunque, rimane in forte bilico. Il vice sindaco, Stefano Bernini, conferma «Il Contubernio sa quello che deve fare per ottenere il via libera al progetto. L’anomalia, come ho già avuto modo di spiegare, è la previsione di una struttura non completamente interrata. Dunque è necessaria una modifica progettuale con una riduzione volumetrica della parte fuori terra. E di conseguenza una riduzione del numero di box. Ciò chiama in causa anche i rapporti tra Contubernio e l’impresa costruttrice che ha acquisito l’area. Quest’ultima, presumibilmente, sta valutando il da farsi. Senza dimenticare che il comitato di cittadini contrario all’opera ha già annunciato l’intenzione di voler agire per vie legali nel caso dovesse partire il cantiere. Committente ed esecutore, insomma, stanno prendendo tempo».
    Nel frattempo – il 30 gennaio 2014l’udienza del Tar Liguria relativa alla causa intentata dalla Fondazione Contubernio D’Albertis contro il Comune di Genova per il ritardo nel rilasciarle il permesso di costruire, è stata per l’ennesima volta rinviata a data da destinarsi. In questo senso «Il preavviso di diniego è stata proprio una forma di autotutela da parte dell’amministrazione, anche in sede giudiziaria – sottolinea il vicesindaco – La posizione dell’amministrazione è chiarissima: se la Fondazione non modificherà il progetto la risposta del Comune sarà negativa. Noi a questo punto non dobbiamo più fare nulla, siamo soltanto in attesa».

    La posizione del Comitato Protezione Bosco Pelato

    Il Comitato Protezione Bosco Pelato (così è chiamata quest’ultima porzione di area verde sopravvissuta alla cementificazione), però, dà una diversa lettura dell’attuale situazione di impasse. «L’impressione è che la Fondazione, messa alle strette, voglia in qualche modo raddrizzare la situazione spiega Luca Motosso, esponente del comitato – attraverso un progetto ex novo (con la riduzione parziale del numero di box) che sostanzialmente non cambierà la natura impattante dell’intervento. Noi ribadiamo che non scenderemo a patti con nessuno, visto che il nostro obiettivo non è la riduzione del progetto. Per il comitato, se tutto davvero è in regola, si deve realizzare il progetto originale (è un diritto della controparte privata). Diversamente, come da noi dimostrato, se il progetto è illegittimo non deve essere costruito alcunché».

    Secondo il comitato «Il Contubernio, prima ha provato a forzare la mano citando per danni il Comune per il ritardo nel rilasciargli il permesso di costruire; adesso, invece, sta spingendo alla ricerca di una soluzione di compromesso». La Fondazione, infatti, ha richiesto per ben due volte il rinvio dell’udienza al Tar Liguria. «Questo la dice lunga e mette in evidenza come il Contubernio pensi di essere in torto e quindi conscio di aver presentato un progetto illegittimo», sottolinea Motosso.
    Iter amministrativo e procedimento giudiziario, nonostante siano due percorsi differenti, paiono indissolubilmente legati. Il 28 gennaio scorso – ovvero 2 giorni prima dell’udienza davanti al Tar – la Fondazione Contubernio «Ha depositato una memoria difensiva con la quale ha ribadito la sua convinzione nella legittimità del progetto – conclude Motosso – e ha affermato di esser d’accordo nel sospendere l’udienza data la sua intenzione di presentare un nuovo progetto per andare incontro alle richieste del Comune. La Fondazione, insomma, sta mischiando le carte nel tentativo di risolvere la vicenda a suo favore. Noi, però, non stiamo al gioco, pretendiamo che il rispetto delle regole valga per tutti e ribadiamo che l’istanza di diverse migliaia di cittadini è quella di non volere affatto il silos».

    Matteo Quadrone

  • Partecip@, Municipio Centro Est: gli interventi di manutenzione proposti dai cittadini

    Partecip@, Municipio Centro Est: gli interventi di manutenzione proposti dai cittadini

    municipio-centro-estCon una conferenza stampa a Tursi, il Municipio Centro Est presenta Partcip@, il bando sulla democrazia partecipativa (qui il pdf), un percorso sperimentale che si prefigge l’obiettivo di costruire percorsi di partecipazione che, in maniera crescente, permettano il coinvolgimento attivo dei cittadini nella gestione della cosa pubblica.

    “Si tratta di un primo banco di prova per diffondere tali meccanismi di governance e farli diventare pratica consolidata dell’Amministrazione comunale”, si legge nella nota stampa.

    Potranno partecipare i cittadini che vivono o che operano sul territorio del Municipio Centro Est: “Con questo bando sperimentale, per la prima volta s’intende coinvolgere la cittadinanza in tutte le fasi del processo amministrativo. Infatti, i cittadini sono prima chiamati a proporre e a progettare con semplicità gli interventi di riqualificazione, poi a decidere quali realizzare e infine a contribuire alla loro attuazione, attraverso il volontariato o un contributo di cofinanziamento. La speranza è quindi quella di mettere a valore le tante esperienze di cittadinanza attiva impegnate nella cura dei beni comuni sul nostro territorio”.

    “Il regolamento per la democrazia partecipativa del Municipio (qui il pdf) prevede che una somma, pari al 10% delle risorse finanziarie del Municipio in conto capitale, possa essere destinata all’attuazione di progetti di manutenzione. Per l’anno 2014 sono disponibili 28.000 euro“. Nel Regolamento si specifica anche che saranno tenute in maggiore considerazione le proposte che prevedano un cofinanziamento da parte dei proponenti o la partecipazione di soggetti a titolo di volontariato per la realizzazione del progetto stesso.

    “In base alle preferenze espresse dai cittadini, si stilerà una graduatoria che resterà valida per tutto il ciclo amministrativo in corso. Pertanto i progetti, selezionati con le modalità previste e non attuati nel corso del 2014, potranno essere realizzati entro la fine del mandato del Consiglio Municipale, attraverso nuove risorse disponibili nei prossimi anni”.

    I progetti possono essere presentati al Municipio entro il 30 aprile ed è possibile iscriversi anche alla piattaforma informatica Open Genova che ha offerto gratuitamente la propria colaborazione al Municipio. A partire dal 10 marzo si svolgeranno 5 incontri informativi con la cittadinanza.